TANATOPRASSI D’Oltralpe: i consigli di un esperto.

Vi proponiamo una serie di piccoli trucchi ed astuti stratagemmi che potrebbero esser utili all’operatore funebre nei momenti d’empasse, quando e se anche in Italia si diffonderanno i servizi di tanatoprassi ed imbalming, come fenomeni di massa.

Il primo comandamento consiste nel nutrire sempre grande fiducia verso le proprie capacità e nelle tecnologie per il post mortem su cui, oggi, il mondo delle estreme onoranze può contare; d’altra parte chi si ricorda o ricorre ancora alla formula, imparata durante il periodo di formazione professionale Ci x Vi = Cf x Vf?
Naturalmente C rappresenta la concentrazione iniziale dell’aldeide formica, ossia il valore che si legge sulla confezione della cartuccia, V, invece è il volume del balsamo conservante da inserire nel collettore d’iniezione, C significa la concentrazione della miscela contenuta nel cilindro della siringa, mentre V indica la capienza dell’apparecchio con stantuffo, questa piccola pompa servirà ad inserire la soluzione a base d’aldeide formica nel sistema circolatorio della salma.

Vi posso assicurare, in tutta tranquillità, che durante un corso, in una delle mie trasferte didattiche, la regola di cui stiamo parlando mi fu davvero utile, perché, quando mi trovavo a corto di fluido per l’imbalsamazione temporanea, un collega mi soccorse con grande gentilezza, prestandomi un flacone di liquido antiputrefattivo dal nome e dalle caratteristiche chimiche a me sconosciuti, infatti, non lo avevo mai usato prima.

Grazie alla teoria appresa a scuola riuscii ugualmente ad interpretare correttamente le caratteristiche d’utilizzo di quel prodotto completando egregiamente il mio lavoro.

 

Per quanti abbiano la fortuna di lavorare nella propria saletta settoria della chambre funèraire il sistema d’intervento più consigliato ed efficace consisterebbe nel lasciare fluire liberamente il preparato a base di aldeide formica nei tessuti della salma per gravità, senza alcuna spinta o sovra pressione artificiale.

Una simile procedura è sì un po’ più lenta, ma combinata ad un efficiente drenaggio venoso permette d’ottenere risultati straordinari.

Diversi tanatoprattori, come chi vi parla, anche operando a domicilio privilegiano, sempre questo metodo.

Per snellire i tempi praticano un’aspirazione del sangue a livello cardiaco, dove maggiori sono dimensione e portata dei vasi sanguigni.

Piuttosto controversa, soprattutto sul versante meramente pratico, è la consuetudine di siringare la cavità addominale del cadavere durante le fasi che separano l’iniezione mediale da quella distale.

Per quale ragione si dovrebbe infiltrare confusamente formaldeide nelle viscere del defunto, con il serio rischio d’ improvvise perdite di liquami misti a formolo dagli sfinteri, invece di approfittare del comparto artero-venoso ancora integro per raggiungere anche le zone più periferiche ed estreme del corpo umano?

Per evitare un modesto, ma sempre spiacevole, reflusso del liquido impiegato nella puntura, quando, appunto, si estrae la sonda dal vaso sanguigno incanalato, è sufficiente un piccolo batuffolo di cotone da usare come tampone per contenere questo lieve contrattempo e solo dopo aver inoculato il formolo nelle parti più lontane del corpo umano (, mani, dita…) si potrà proseguire con l’iniezione generale, in modo da garantire la presenza in tutto l’organismo di formaldeide.

Per il trattamento di una salma, in cui sia presente un notevole trauma cranico, è stata elaborata dalla scuola francese una particolare procedura che consiste in un’iniezione asimmetrica del fluido antiputrefattivo. Ecco le diverse fasi:
1. Si porta in superficie la carotide sinistra
2. Con una pinza chirurgica si provoca una strozzatura in quest’ultima, così da rendere impossibile il deflusso nel sangue. Interrompere a quest’altezza il passaggio del flusso ematico significa impedire un’antiestetica tumescenza dei tessuti para orbitali. (la pelle che circonda l’occhio e le palpebre stesse) già duramente provati dalle ferite riportate durante il decesso dal cadavere.
3. S’incide la carotide destra per inserire il condotto che inietterà il liquido conservante.
4. Si ripete l’operazione sulla carotide sinistra, prima occlusa dalla pinza, così da raggiungere con il balsamo anche la parte sinistra della testa.

La quantità di liquido introdotta è sensibilmente minore e riduce eventuali rigonfiamenti o ulteriori irritazione della pelle.
E’ quasi inutile ricordarvi di prestare sempre particolare attenzione agli improvvisi rumori che potrebbero provenire dalle interiora della salma.

Un consistente gorgoglio, avvertito nella zona dello stomaco, potrebbe ragionevolmente esser avvisaglia di un problematico rigurgito di materiale gastrico dalla bocca, mentre un leggero ribollio dei fluidi nel collettore d’iniezione è, quasi sempre, segno di un buono svolgimento delle operazioni, siccome il formolo fluisce velocemente in arterie e vene, senza incontrare ostacoli.

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