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TECNICHE “BORDER LINE” PER OTTENERE, AI SENSI DELL’ART. 75 COMMA 2 DPR n.285/90, SOLUZIONE DI CONTINUITA’ NELLA LAMIERA DI ZINCO — 5 commenti

  1. con l’uso delle bare zincate lo scoppio del feretro è pressochè inevitabile e i liquami cadaverici percolano imbrattando le lapidi, propongo di usare solo cofani ecologici di cartone, legno o cellulosa biodegradabile da mettere nella nuda terra perchè possano distruggersi facilmente, oppure urne cinerarie, mai più bare zincate, loculi e catacombe sotterranee

  2. X Alberto,

    Secondo il paragrafo 9.1 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 E’ opportuno che per i cofani destinati all’inumazione o alla cremazione vengano realizzati gli spessori minimi consentiti ed essenze lignee tenere, facilmente degradabili.

    I materiali da impiegare per la costruzione dei contenitori atti al trasporto dei cadaveri devono assicurare la resistenza meccanica per il necessario supporto del corpo e l’impermeabilità del feretro (legno massiccio e lastra di zinco o piombo quando richiesta). La cassa di legno può essere indifferentemente interna o esterna a quella metallica anche se per motivi estetici è invalso l’uso di disporla all’esterno.

    Per i trasporti da un comune ad un altro comune si usano criteri diversi per la confezione del feretro a seconda della distanza da compiere e ciò, indipendentemente dal tipo di sepoltura prescelta.

    Oltre i 100 km, è d’obbligo la doppia cassa, anche se il feretro è destinato ad inumazione o cremazione. Quella in legno sarà di spessore minimo di 25 mm; quella di zinco di 0,660 mm e quella di piombo di 1,5 mm.

    La funzione della bara è duplice:

    1) facilitare la movimentazione del cadavere durante il trasporto
    2) nascondere alla vista dei dolenti le ripugnanti trasformazioni post-mortali del defunto e preservare la salute pubblica da eventuali forme di contagio dovute ai miasmi cadaverici, poiché nei corpi ormai privi di vita frequenti sono le perdite, dagli orifizi, di liquidi biologici, assolutamente antigienici e maleodoranti.

    La ratio della norma (Art. 30 DPR n. 285/1990) allora è prescrivere per trasporti particolarmente lunghi (> 100 KM) l’impiego di un cofano capace di garantire per tutto il tempo necessario la tenuta stagna contro la perfusione di eventuali liquami cadaverici.

  3. X Alberto,

    il metallo, lavorato in lastre molto sottili, come, appunto, accade per lo zinco destinato ad uso funebre, può, in ogni caso fondere.

    Lo zinco, tra l’altro, trascorre dallo stato solido a quello liquido attorno ai 419,4 Gradi (giusto per esser precisi!), mentre l’ordinaria temperatura d’esercizio del forno, durante la cremazione si attesta su una temperatura leggermente superiore agli 800 gradi centigradi, da mantenersi durante tutto il ciclo della combustione.

    Quasi tutti i moderni impianti di cremazione sono “a riverbero” e non a fuoco vivo, ossia, per ragioni squisitamente morali e non certo tecniche il bruciatore non sprigiona fiamme e vampe capaci di lambire direttamente (o…aggredire?) il feretro, così da bruciarlo brutalmente in stile “rogo medioevale”, la bara, che, durante il processo, dovrà comunque incinerarsi, allora s’incendia spontaneamente, solo in forza del grande calore prodotto nelle sue immediate vicinanze.
    Erroneamente Il risultato di una completa cremazione di cadavere è definito “ceneri” ex Art. 343 comma 1 Regio Decreto n.1265/1934, in realtà si dovrebbe più correttamente ragionare di “ossa calcinate”, ovvero polverizzate, poiché quando residui da una cremazione è appunto un insieme di piccoli frammenti ossei irriconoscibili ad un primo sguardo.

    Il disposto di cui all’Art. 75 comma 2 DPR n.285/1990 (tagli e squarci, di opportune dimensioni da aprire sul coperchio della cassa metallica) è stato pensato in funzione dell’inumazione e non della cremazione, per la quale, come spiegato prima, tale metodo sarebbe del tutto inadeguato nonché inefficiente. Il senso della sullodata norma è produrre soluzione di continuità nel nastro di zinco, così da favorire la lisciviazione del percolato cadaverico e delle acque meteoriche, siccome senza lo scambio di liquidi o composti aeriformi, così come accadrebbe in ambiente stagno (cadavere racchiuso entro cassa metallica sigillata) la normale decomposizione della materia organica risulta del tutto, perniciosamente, inibita.

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