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FENIOF irrigidisce la propria posizione e SEFIT risponde per le rime — 7 commenti

  1. buona sera sig renato miazzolo sono alessandro ex genero di ERNESTO SOMENSI non sò se si ricorda ? volevo porle una domanda visto che dopo diversi anni sono ancora in questo settore :abbiamo il contratto scaduto da luglio 2005 e fino a oggi non se ne parla proprio non è il caso di interessarsi dei dipendenti visto che credo sia la forza dei vostri quadagni? è a dir poco scandaloso quello che sta succedendo in questo settore mi auguro visto che lei è presidente della f.e.n.i.o.f. sia il primo a tutelare anche i lavoratori dandoci quello che ci spetta e di firmare questo maledetto contratto grazie e a risentirci

  2. Diverse amministrazioni comunali, constatata l’ormai cronica mancanza nei cimiteri d’adeguati spazi, per garantire stabilmente nel medio periodo nuove sepolture in loculo, stanno procedendo ad una frenetica riscrittura delle norme cittadine di polizia mortuaria.

    Alcune regole, tra le più contestate, prevedono una rotazione forzata dei posti salma, con interramento obbligatorio dei corpi che dopo gli anni di sepoltura legale, dovessero presentarsi come indecomposti.

    Viene, così, inibita la cosiddetta ritumulazione dell’indecomposto, attraverso il rinnovo della concessione, applicando alla lettera il disposto di cui all’Art. 86 comma 2 DPR 285/1990.

    A parità di superficie, però, una moderna necropoli, basata su di un sistema di sepolture a tumulazione dei feretri entro nicchie murarie ha capienza da tre a cinque volte rispetto alla possibilità recettiva di posti salma di un cimitero studiato per ospitare tombe ad inumazione.

    Le estumulazioni coatte, per una strana eterogenesi dei fini, sortiscono, in molti casi, un effetto diametralmente opposto a quello sperato, perché, anche se liberano diversi colombari, tendono pur sempre ad esaurire tutti gli spazi originariamente previsti per accogliere salme ”fresche” nei campi di terra, siccome l’incidenza di fenomeni cadaverici di tipo trasformativo/conservativo. sul numero totale di bare aperte dopo il periodo legale di permanenza nel loculo si attesta, in moltissimi cimiteri italiani, su livelli superiori al 60%.

    Smurare tutti i loculi di un intera ala del cimitero, perché prossimi alla scadenza, quindi, con ogni probabilità significherebbe occupare con la nuova sepoltura delle “mummie” rinvenute diverse quadre predisposte per le inumazioni, senza, poi considerare il livello di saturazione del terreno, con conseguente deficit di capacità mineralizzante (nei frangenti più estremi se ricorre la fattispecie di cui all’Art. 82 comma 2 DPR 285/1990, occorre provvedere ad una diversa destinazione del campo).

    Ci sarebbe, invero, una soluzione veramente coraggiosa ed innovativa, capace di coniugare le esigenze logistiche con il rispetto della memoria.

    Mentre si aggrediscono tombe ancora recenti, anche se giunte al limite tecnico della loro concessione, esiste un immenso numero di sepolture in avanzato stato di degrado a causa di una diffusa incuria la quale ai sensi dell’Art. 63 DPR 285/1990 dovrebbe comportare la pronuncia di decadenza.

    Quest’intelligente proposta, allora, si basa sulla necessaria rivalutazione del patrimonio immobiliare deputato a sepolcreto.

    Pochi, ancor oggi, infatti, hanno compreso pienamente l’effetto deleterio che può produrre in un Comune l’imperfetta conoscenza del proprio sistema cimiteriale.

    La registrazione del luogo di destinazione per i cadaveri e per le loro trasformazioni di stato (in ossa, esiti di fenomeni cadaverici trasformativi conservativi, ceneri), così come dei diritti d’uso delle sepolture, costituisce, invece, un dato di rilevanza estrema per consentire, nel tempo, un’accorta gestione dei cimiteri.

    Se non si vuole che il fenomeno di sepolture abbandonate, o in condizione indecorose esploda, con un ingovernabile andamento esponenziale, diventa essenziale costruire un piano di rilevamento, che permetta di seguire in tempo reale l’evoluzione dei diritti vantati sulle tombe e soprattutto la successione degli intestatari delle stesse.

  3. Mi spiace contraddirla, ma evidentemente Lei non ha nemmeno l’idea di quanto costa gestire un cimitero .. bene.
    Quando dico bene dico non limitandosi a lasciare che il custode gestisca il gestibile e lasciare che le chiusure delle tombe siano fatte da marmisti.
    Dico con capacità di pianificare e gestire efefttivamente. qualità nel servizio, ecc.
    Ebbene la realizzazione di un loculo, mediamente costa strutture comprese tra i 1500 e i 2000 euro, tutto compreso.
    per ogni 1000 euro, considerando un tasso di redditività media del 5% (oggi è basso, le obbligazioni rendono sopra quel tasso), significa 50 euro l’anno solo per ripagarsi dell’impiego del capitale. poi occorre considerare il recupero dei costi gestionali (pulizie, taglio erba, manutenzioni, custodia, ecc.). Il DM interno del 2002 consente un incremento della quota calcolata sulla redditività del capitale al massimo del 50%. calcolando prudenzialmente il 40%, si tratta di altri 20 euro ogni 50.
    Pertanto ogni anno il comune dovrebbe almeno attendersi 70 euro. Se la concessione dura 50 anni, ogni 1000 euro di spesa ne dovrebbe chiedere 3.500.
    Come vede il suo comune chiede meno di quanto dovrebbe , se si applica il conteggio a 1500 euro di costo di costruzione. Cioé 5.250.
    Il vero problema è che questi conti in passato non venivano fatti e le tariffe alle quali erano stati concessi i loculi e le aree per le tombe erano troppo basse. ora quindi sono i defunti di oggi che si caricano sulle spalle il peso dei costi di mantenimento del cimitero. E’ un pò la stessa storia delle pensioni e del metodo di calcolo. Sono gli ultimi lavoratori che pagano le pensioni di chi c’è già andato. occorre sperare che vi siano sempre molti lavoratori per non vedere calare le pensioni in futuro. Lo stesso dicasi per i feretri: occorre che continuino a seppellirsi in cimitero molti feretri per sostentare economicamente l’equilibrio di bilancio.
    a proposito, se le interessa leggere le teorie economiche, le formule e utilizzare un modello di calcolo automatizzato per calcolare la tariffa da applicare per le concessioni cimiteriali di manufatti costruiti, può – da abbonato – andare all’apposita sezione del sito http://www.euroact.net

  4. La seguente affermazione “cimiteri per i comuni sono la classica palla al piede, fonte di spese senza ritorno” no mi sembra veritiera.

    Nel mio paese il comune chiede :
    1.000 per far seppellire in terra, campo decennale una salma, costo per il comune pari a zero.
    2.500 per un loculo singolo completo di lastra in botticino, calcolando che si tratta di prefabbricati credo che il comune spenda in media al massimo 500,00.
    1.000 per un cinerario
    dai 5.000 in su per cinquantennali …

    Il terreno è già di proprietà del comune e l’ultima idea è quella di costruire un formo crematorio con capitale privato al 100% ovvero zero costri per il comune.

    Altro che palla al piede … direi una miniera d’oro.

  5. Gentilissimo Sig. Carlo, non conosco la sua persona e non posso esprimere alcun giudizio in merito, non sò, se Lei è un operatore del settore, ma le posso assicurare che l’attenzione in quanto affermato nell’articolo non è fantasia, ma è solo la realtà che vive giornalmente chi svolge questo mestiere sia pubblico che privato.
    Non sono io che devo dimostrare o fare denuncie alla autorità competenti, ma sono gli organi di controllo, Comuni, Forze di Polizia ecc. che devono attivarsi, le norme per attivare controlli ci sono tutti.
    Io le posso solo suggerire di seguire con maggiore attenzione agli organi di informazioni che spesso segnalano arresti di impresari di onoranze funebri e collaboratori sanitari che oparano negli ospedali convolti nella caccia al morto.
    La tutela del proprio lavoro che, se svolto correttamente trova sicuramente riconoscenza da parte di tutti.
    Devo essere sincero, il suo commento mi preoccupa molto, soprattutto nella parte finale ( vuoi vedere che gli addetti aalle camere mortuarie sono tutti così fortunati, la fortuna e di tutti, saper vivere onestamente è un’altra cosa).
    La ringrazio comunque per il suo commento, resto a sua disposizione per chiarimenti o eventuale incontro al fine di renderLa edotta nei particolari di questo difficile mestiere rappresentato da tantissime imprese che investe in modo onesto nel propria attività, gli scacalli sono solo dei devastatori.

    Cordialmente

    Giuseppe Coppola

  6. interessante la presa di posizione dell’esimio Sig.Coppola,
    apprezzabile l’intento, ma, se i dati che cita sono veritieri ,avrà anche qualche prova a suffragio, e, nel caso, perchè non effettua almeno una denuncia ufficiale alla magistratura? E’ come se qualcuno mi dicesse che TUTTI i responsabili di strutture pubbliche sono dei corrotti perchè , qualcuno, magari, ha uno stile di vita superiore alle possibilità date dal propio stipendio……….sappiamo tutti che esiste la possibilità di un’eredità o di una vincita straordinaria………….vero? non sarà che l’erba del vicino è sempre più verde?????

  7. La risposta della Feniof non mi ha colto di sorpresa, anzi rafforza la discussione interna scaturita dalle varie posizioni in Sefit e Gruppo Funebre.

    Le aziende pubbliche più rappresentative del settore funebre non sono disponibili a lasciare spazio, disperdere il patrimonio e la fiducia dei propri clienti e cittadini per favorire soggetti esclusivamente privati.

    La storia delle onoranze funebri gestite in economia dai Comuni e dalle proprie aziende ha posto in evidenza come la giusta scelta del Legislatore nell’approvare il DPR 285/90, abbia rimarcato quanto ancora oggi nonostante i vari tentativi di modificare e smantellare tale regolamento resti comunque valido e attuale.

    In questi anni, nei comuni dove le imprese funebri pubbliche sono state e tutt’ora lo sono presenti, hanno garantito un controllo dei prezzi e una salvaguardia speculativa verso soggetti deboli che erano e sono i cittadini/clienti. Per esperienza posso assicurare che qualsiasi persona di alta o bassa posizione sociale quando è colpito da un evento luttuoso diventa debole, incapace di fare scelte coerenti per un breve periodo di tempo, la presenza delle onoranze a gestione pubbliche ha garantito sul territorio la calmierazione dei prezzi e una buona qualità del servizio.

    Nei comuni in cui il servizio pubblico non è mai stato presente, (si parla del 94% del territorio Italiano) il costo di un servizio funebre è molto elevato, compresa la parte marmorea che conclude il percorso funebre e la relativa sepoltura, la speculazione perpetrata in questi anni ai danni dei cittadini e dello stato è incalcolabile, imprese private grandi e piccole si sono arricchite fatturando pochissimo, utilizzando personale sottopagato o in nero, dopolavoristi che sono spesso gli stessi operai dei cimiteri. Queste affermazioni non sono favole, ma è ancora oggi la realtà in cui viviamo.
    ( vedi la recente e l’ultima ricerca presentata da Contribuenti.it e de Lo Sportello del Contribuente, è risultato che nel Nord Italia un morto su due si sotterra con le proprie mani mentre nel Sud Italia tale indice sale a due su tre.
    Contribuenti.it denuncia un forte aumento dell’ evasione fiscale in special modo Durante il periodo estivo: nel solo mese di giugno è stato sottratto al fisco un imponibile pari a 25,9 MLD di euro, con punte record nel settore delle pompe funebri e degli stabilimenti balneari dove si registra un’evasione fiscale pari al 63,4%.
    La stima, redatta dell’associazione, pubblicata sul sito internet http://www.contribuenti.it, prevede che quest’estate saranno sottratti al fisco 121,4 MLD di imponibile.
    In Italia, l’evasione fiscale e’ aumentata del 12,56%, toccando quota 311 MLD di euro di imponibile evaso ogni anno.
    Nel 2006, 10milioni di italiani hanno dichiarato di guadagnare meno di 6mila euro l’anno, mentre solo lo 0.68% guadagnerebbe più di 100mila euro. Ancora più tragica la situazione delle società di capitale: il 52% chiude in perdita e non paga le tasse mentre un ulteriore 27% dichiara un reddito inferiore a 10 mila euro.
    “Di fronte a un fenomeno cosi’ pervasivo – afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani – servono strategie fiscali diverse. Bisogna puntare sulla tax compliance anzichè sui tradizionali strumenti di repressione che, se da un lato generano un gettito straordinario per lo Stato, dall’altro incrinano il rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti”.
    “E’ necessaria – conclude Carlomagno – un’illuminante politica di collaborazione con le associazioni rappresentative dei contribuenti che operano da tempo sul fronte della tax compliance, generando un’autentica cultura antievasione.”)

    In Italia con particolare riferimento al sud, in moltissimi comuni la mafia e i comportamenti malavitosi la fanno da padrone sia in campo funebre che cimiteriale oltre alla sleale concorrenza tra le imprese che svilisce la qualità del servizio erogato. Questo deve conoscere il Garante della Concorrenza, questo deve sapere chi ci governa, questo deve essere detto ai cittadini senza omertà.

    Per poter mettere ordine in questi servizi ci vorrebbe volontà d’azione supportata dalla informazione verso i cittadini. Occorreranno degli anni, io non ci sarò più, ma dopo di me, penso che difficilmente altri diranno cose diverse, il settore funebre e cimiteriale non avrà mai un mercato con una concorrenza leale, salvo che si proceda verso una liberalizzazione totale del settore funebre e cimiteriale dove porre al nastro di partenza tutti con le stesse modalità, con regole ferree e trasparenti, con pesanti penalità per chi sgarra, con la speranza che vinca qualche volta anche il cittadino /cliente, il defunto è solo materia prima che vale oro quanto pesa, capace di creare sofferenza ai propri cari ma tante gioie al mercato.

    I cimiteri per i comuni sono la classica palla al piede, fonte di spese senza ritorno, continue manutenzioni per un utilizzo scellerato fatto in tempi non sospetti, la politica si interessa ai propri morti solo in occasione del 2 novembre, non vogliono e non sono in grado economicamente di mantenere la gestione dei cimiteri, lo hanno dimostrato da anni, e laddove alcune amministrazioni sono intervenute per arginare il problema investendo nella riqualificazione, e ampliamento dei cimiteri a causa di inefficienze e valutazioni gestionali ed economiche sbagliate hanno appesantito le intere comunità di costi extra perché resta sempre difficile farsi pagare l’intero costo del servizio reso dal cittadino.

    Questo modo di governare ha fatto sì che nei nostri cimiteri i servizi sono gestiti per il 60% direttamente da imprese funebri (in particolare nei comuni con popolazione fino a 20 mila abitanti) il comune non ha personale, nelle medie e grandi città esiste un misto tra pubblico e privato dove spesso le sepolture vengono pagate nel pugno agli operatori chiamati dalle stesse imprese funebri.

    Il servizio mortuario, sia nei cimiteri che nelle case di cure private per il 50% e’ gestito da imprese funebri che hanno le chiavi dei locali adibiti a camera mortuaria (con annesso ufficio mobile della stessa impresa); è una storia vecchia di anni di servizio reso e consolidato sul territorio ai clienti, che difficilmente si riuscirà a smantellare. Occorreranno non solo forze di polizia , ma un accordo con le forze nato per intervenire soprattutto nel sud.

    Tutto ciò è quello che il Garante deve sapere, come lo deve sapere chi legifera.

    Il garante avrebbe fatto bene a tacere, ha dato dimostrazione di non conoscere nulla di questo tipo di mercato; il mercato funebre e cimiteriale è molto diverso rispetto ad altri servizi ( Gas, Energia, ecc) il funebre e cimiteriale è un mercato provinciale con storie e mercati diversi.

    Dagli ultimi dati Istat, il 70% dei cittadini italiani è collocabile nella fascia di povertà, il 50% dei cittadini è indebitata, e noi abbiamo l’obbligo di essere presenti maggiormente sul territorio in un momento così difficile.

    La Feniof continua ad esultare sul grande risultato raggiunto con il pronunciamento dell’antitrust ma nulla dice dei suoi iscritti sul territorio italiano al garante, di cosa fanno e come lavorano,

    Che pruducano al garante e al mercato i risultati delle loro imprese, dove operano, quanti servizi svolgono, quanti dipendenti ha ogni singola impresa, il costo di ogni servizio fatto per realtà con corrispondenti bilanci di ogni singola azienda.

    Il risultato di tutta questa operazione trasparenza potrà essere l’inizio della loro soddisfazione potranno esultare sui pronunciamenti dell’antitrust, non basta solo scrivere dei documenti di condanna di questo o di quello. Noi operatori pubblici vogliamo vedere i loro conti, noi siamo pronti con i nostri. Le aziende pubbliche non hanno ricevuto aiuto in questi anni nel funebre da nessuna attività collaterale, mentre gli utili aziendali derivati dal servizio sono stati reinvestiti a favore della comunità che rappresentiamo.

    Le aziende pubbliche desiderano conoscere il pensiero del garante in merito alle confraternite e altro che operano in questo mercato, compresa la visione dei loro conti.

    Siamo disponibili a discutere di tutto ciò, ma con leale parità di confronto, oggi possiamo garantire che operiamo secondo legge e senza abuso di posizione dominante con numeri alla mano, non siamo certi della stessa trasparenza delle imprese private peggio ancora delle confraternite, anzi la loro posizione è molto dominante su vasta scala.

    Per quanto si attiene alla proposta di aggregazione di aziende pubbliche ma anche con società miste con aziende private o aziende pubbliche di altri paesi europei, secondo me è una strada percorribile, sono certo che il 2008 sarà l’inizio di grandi dialoghi a tutto campo, Rimini sarà sicuramente in prima fila.

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