Cenere alla cenere, polvere alla plastica

Ricercatori dellindustria norvegese Sintef hanno messo a punto un additivo che consente la degradazione rapida di polietilene e polipropilene, due plastiche che sono estremamente diffuse, utilizzate in fogli sottili anche per la produzione di sacchetti per la spesa. Queste plastiche sono sensibili ai raggi ultravioletti, ma perché il loro processo di degradazione inizi deve passare almeno un anno. Il nuovo additivo rende il materiale sensibile anche allo spettro della luce visibile e in presenza di un po di calore, umidità e ossigeno affermano gli esponenti dellindustria un sacchetto si degrada alla stessa velocità di una mela buttata a terra: in presenza di un sole debole, il 90 per cento è degradato nel giro di due settimane e in 5 settimane si possono rilevare solo piccole tracce. Il processo di decomposizione avviene in diversi stadi. Grazie alladditivo, la luce riesce a spezzare le lunghe molecole di plastica in frammenti piccoli che possono essere digeriti da microrganismi. Singolare lo spunto che ha portato la società norvegese alla sintesi delladditivo: tutto è partito dalla richiesta che era stata rivolta allindustria da parte di una casa di pompe funebri, che aspirava a un collare plastico per il sostegno del collo delle salme che preparava in grado di degradarsi perfettamente e senza lasciare tracce di colore antiestetico al momento delle riesumazioni. Un prima soluzione ottenuta dalla Sintef era risultata economicamente molto costosa, ma successivi perfezionamenti nei processi di produzione hanno portato a una soluzione che potrebbe essere interessante anche per un ben più vasto mercato.

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