dispersione ceneri

La dispersione delle ceneri determina la impossibilità di una loro successiva raccolta e conservazione quando esse siano già state sversate in acqua (di mare, lago, fiume, fontana, ecc.), in aria (da terra, da imbarcazione, dal cielo), in terra (sulla superficie, per interramento).
Così l’interramento di un’urna biodegradabile, che determini nel tempo (in relazione ai materiali utilizzati e al tempo di permanenza nella fossa) uno spargimento di ceneri nella terra configura la fattispecie della dispersione in terra, e la dispersione, ancorchè indiretta o anomala, dovrebbe pur sempre esser autorizzata dall’Ufficiale di Stato Civile su precisa ed inequivocaile volontà del de cuius.
Per tale ragione la Lombardia, pur avendo recepito appieno nel proprio ordinamento di polizia mortuaria tutti gli istituti logici corollari della cremazione, come, appunto, affidamento e dispersione delle ceneri vieta l’inumazione delle urne.
Quindi se l’inumazione è il naturale trattamento per i cadaveri ciò non vale per le ceneri.

Il seppellimento in terra delle ceneri del proprio corpo, laddove sia legale, comporta una espressa manifestazione di un preciso ed inequivocabile volere del de cuius alla dispersione delle ceneri previo loro interramento.

Nella dispersione delle ceneri occorre evitare di creare danno ad altri o realizzare lucro.
Per questi motivi se la dispersione avviene in un luogo di cui è proprietario persona diversa da quella che ha titolo alla dispersione è necessario il preventivo consenso del primo.
Se ci sono più proprietari serve il benestare di tutti questi, all’unanimità.

Il de cuius, infatti, potrebbe eleggere un luogo di sua proprietà durante la vita, che cessa d’essere tale al momento del decesso, attraverso un legato testamentario. L’avente titolo al legato dovrà acconsentire la dispersione delle ceneri sia per un senso di gratitudine nei confronti del defunto, sia per disposizione testamentaria, non adempiendovi perde il diritto alla proprietà dei beni legati (art.648 e succ. C.C.).

La concessione del consenso non è a titolo oneroso, dovendo essere escluso il lucro.
Il de cuius può deliberare l’esecuzione della disposizione della dispersione delle ceneri dopo un certo periodo dell’anno o dopo una certa data dall’evento della sua morte, nel contempo le ceneri possono essere affidate ad un dato soggetto oppure conservate in cimitero (tumulate o depositate in camera mortuaria).

La dispersione è, comunque, vietata nei centri abitati così come definiti dal Nuovo Codice della Strada (Decreto Legislativo 285/1992 e successive modificazioni o integrazioni).
Sulla nozione di “centro abitato”, si richiama la massima del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia25/10/1990 n. 365. “La nozione di “centro abitato”, ai fini dell’applicazione delle norme sanitarie e di quelle del regolamento di polizia mortuaria è una nozione prevalentemente di fatto che deve essere ancorata a criteri quali: la concentrazione di un numero cospicuo di unità abitative, la esistenza di opere di urbanizzazione primaria od almeno di talune di esse, la consistenza diun nucleo di popolazione che vi risiede; di guisa che, può farsi rientrare nella nozione di centro urbano anche il complesso degli agglomerati di edifici che vi gravitino e siano satelliti rispetto al nucleo abitativo tradizionale secondo la modernadefinizione di “città stellare.
La dispersione delle ceneri è possibile solo previa espressione scritta del de cuius, dietro autorizzazione dell’Autorità preposta (Ufficiale di Stato Civile) che la accorda secondo le modalità volute dal defunto e per l’esecuzione da parte di chi ha titolo ad eseguirla in quanto incaricato a compiere questo gesto di pietas dal de cuius stesso.
Qualora l’esecutore rinunci alla designazione, ed il defunto non abbia previsto una sua sostituzione, la disposizione di dispersione delle ceneri andrà attuata dai famigliari (secondo il criterio di poziorità) ed in ultimo da personale autorizzato dal Comune, così come in assenza di esecutore testamentario.

Se il de cuius non ha deciso il luogo della dispersione gli studiosi della materia funeraria tenderebbero ad individuare il capo al coniuge superstite ed in sua assenza a tutti i congiunti di pari grado questo potere di scelta, in analogia con il principio di poziorità enunciato dall’Art. 79 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.
L’inerzia prolungata o il disinteresse a dar corso a tale volere provocherebbero, oltre all’inadempimento civilistico per violazione delle disposizioni sul mandato post mortem exequendum,l’unica dispersione “automatica” e residuale prevista dalla Legge Italiana, ovvero quella in cinerario comune.
Quando sia stata espressa la volontà di cremazione, ma non il desiderio relativo allo spargimento delle proprie ceneri preverrà la sepoltura tradizionale (inumazione, se possibile o, ancor meglio, tumulazione), divenendo attivo il postulato secondo cui la destinazione inusuale del cadavere (e delle sue trasformazioni di stato) è d’esclusiva eleggibilità del soggetto.
La dispersione, in effetti, richiede una procedura ulteriormente aggravata, perché configge pesantemente con l’interesse affettivo dei superstiti alla memoria del defunto da coltivare attraverso la frequentazione del cimitero.
Per converso è evidente come se il de cuius manifestò la volontà alla dispersione implicitamente abbia considerato la volontà di farsi cremare che potrà essere dimostrata anche con atto notorio del congiunto.
Diverse normative regionali in Italia, soprattutto nel Nord e nel Centro, consentono la dispersione delle ceneri, visto che la attuazione della legge 30 marzo 2001, n. 130 in Italia non è ancora avvenuta per l’intero territorio nazionale.
Secondo la dottrina L’affido o dispersione in altro Stato, di persona deceduta nella Regione, dovrebbe avvenire su reciproco accordo internazionale ratificato dalla Regione, o già ratificato dallo Stato, diversamente si rilascerà solo un semplice decreto al trasporto delle ceneri nel cimitero di destinazione, poi colà, in ossequio al principio della sovranità statale si procederà a sepoltura, affido o dispersione delle ceneri in base alle Leggi di quel particolare Stato.

Le ceneri di persone residenti in altro Stato privo di accordo internazionale di reciprocità se decedute nel territorio Regionale potranno essere affidate a famiglia residente o disperse in Italia solo se v’è in tal senso una specifica norma di diritto positivo. Diversamente si dovrà procedere al rimpatrio delle ceneri nel cimitero del Paese interessato.

Diversa è l’ipotesi di trasporto da una regione in cui la dispersione sia ancora inibita verso una dove, invece, sia già possibile disperdere le ceneri.

I trasporti funebri, infatti, soggiacciono alla regola della tipicità perchè tutti i loro elementi fondamentali (oggetto del trasporto, incaricato del trasporto, mezzo di trasporto, luogo di partenza ed arrivo debbono esser preventivamente individuati nei relativi atti di autorizzazione al trasporto funebre.

In particolare secondo il DPR 285/90 il luogo d’arrivo di un trasporto di urna cineraria può esser tassativamente:

1)Il cimitero

2)L’Estero

3)Una cappella privata costuita fuori dal cimitero

4)Una tumulazione privilegiata (in un edificio pubblico, nella sede di un partito,in un luogo di culto…)

Ogni altro luogo, proprio come accade per l’affido, deve esser prodromicamente autorizzato caso per caso prima che il trasporto sia effettuato.

Secondo una lettura molto formale della norma il comune (la cui regione non riconosce ancora il diritto alla dispersione delle ceneri in natura) di partenza accorderà l’autorizzazione al trasporto delle ceneri solo dietro la produzione da parte degli interessati dell’autorizzazione alla dispersione ottenuta dall’Ufficiale di Stato Civile della municipalità nel cui territorio materialmente avverrà lo sversamento delle ceneri.

Se l’autorizzazione alla dispersione non è riconosciuta valida come titolo di accoglimento (dopo tutto le norme regionali soffrono del notevole limite della territorialità)il comune di partenza, come notato prima per i trasporti internazionali, conformemente ad dettato del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, perfezionerà l’istruttoria di una semplice autorizzazione al trasporto verso un cimitero del comune di arrivo.

Successivamente nel Comune di destinazione si potrà prevedere l’affido o dispersione a norma della legge 130/2001 e della legislazione regionale vigente in materia.

Per le ceneri provenienti da altra Regione sarà, anche dopo un primo periodo di sepoltura in tumulo, quindi, competente al rilascio dell’autorizzazione alla dispersione o affido l’Ufficiale di Stato civile del Comune di sepoltura non convenzionale (o comunque di un comune interno alla regione, poichè l’autorizzazione alla dispersione è valida su tutto il territorio regionale) previa presentazione dell’autorizzazione di cremazione rilasciata dal Comune di decesso oppure del verbale di disseppellimento delle ceneri e della manifestazione di volontà del de cuius.

Se la dispersione avviene, comunque, in un Comune diverso da quello che autorizza alcune leggi come accade il Liguria (L.R. 04/07/2007 n. 24) richiedono un nulla osta da parte della Municipalità ove fisicamente le ceneri saranno affidate alla natura.

L’autorizzazione alla dispersione produce i suoi effetti entro i confini regionali (e non solo comunali), diventa più complicato pensare a rapporti extraterritoriali poichè essi sarebbero pur sempre regolati dalla normativa statale (DPR 285/90) realmente applicabile in qualsiasi zona d’Italia che al momento esclude la dispersione in natura.

Per una sorta di proprietà transitiva, però, alcuni giuristi ritengono sia legittima una dispersione attuata anche fuori dai limiti geografici della regione che autorizza, soprattutto se la dispersione avverrà in una regione dove seppur con diversa legge regionale l’istituto della dispersione è stato attuato, altri tecnici del diritto suppongono, quanto meno sul piano formale, preferibile un’apposita autorizzazione di un comune all’interno della regione ove si darà corso alla dispersione.

Rimane un’ultima quesito: possono esser disperse solo le ceneri provenienti dalla cremazione di cadavere o anche quelle prodotte dalla combustione di ossame, resti mortali e part anatomiche riconoscibili?

Problema centrale rimane la volontà del de cuius, la sua formalizzazione (occorre una volontà scritta) anche in rapporto al tempo in cui fu espressa (si veda la sezione di APPROFONDIMENTI per ulteriori dettagli).

Ad oggi Solo la Valle d’Aosta con norma positiva estende esplicitamente la dispersione in natura anche alle ceneri di resti mortali ed ossa.

Data la tutela affievolita di cui godono i resti mortali e le ossa rispetto ai cadaveri (non è necessaria la procedura aggravata e per la loro incinerazione è sufficiente il solo assenso degli aventi titolo, altrimenti l’amministrazione comunale può procedere d’ufficio) se si ragiona in via analogica (conn tutte le cautele necessarie in questo frangente anoca inesplorato sia dalla dottrina, sia dalla giurisprudenza)anche la dispersione di ceneri riconducibili ad ossa oppure esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo potrebbe trovare cittadinanza nel nostro ordinamento(per il momento regionale) di polizia mortuaria.

Per le parti anatomiche riconoscibili la soluzione sembra più semplice perchè comunque il soggetto che ha subito l’amputazione può esercitare il suo diritto di disposizione, senza, per questo dover esser morto, inclusa la cremazione con conseguente sversamento delle ceneri in natura, sempre laddove la dispersione sia consentita.

Ci si può, giustamente, domandare se sia legittima la commistione in unica urna delle ceneri di più cadaveri, sia per il trasporto nel luogo in cui avverrà la dispersione, sia nell’ipotesi in cui sia disposta la sepoltura tradizionale o l’affidamento dell’urna ai famigliari. Per le ceneri di cadavere la risposta è tendenzialmente contraria perchè in Italia almeno le ceneri di un cadavere rappresentano un unicum inscindibile e sempre chiaramente identificabile (non possono esser separate o solo parzialmente conservate o disperse ed il loro trattamento, quale che esso sia, deve essere unico nell’unità di tempo e luogo).

Più possibilisti si potrebbe essere per le ceneri di resti mortali non richiesti e soprattutto per le ossa calcinate, le ossa infatti quando non raccolte in cassetta ossario (per esser poi tumulate in una sepoltura privata e quindi dedicata) già giacciono tutte assieme nell’ossario comune ed in modo massivo possono esser trasportate alla volta del crematorio.

A maggior ragione la questione non si porrebbe per le ceneri sepolte nel cinerario comune, il cinerario comune, tuttavia è predisposto per accogliere perpetuamente le ceneri, esse allora potrebbero esser rimosse dal cinerario comune solo o per soppressione del cimitero oppure qualora fosse consentita la loro successiva dispersione in natura a questo punto su disposizione dell’autorità comunale. Nessuna legge regionale sembra, però, aver considerato questa remota evenienza.

Anche la dispersione, come la cremazione, è soggetta a tariffazione ai sensi del Decreto Ministeriale 1 luglio 2002.

Tutte le leggi regionali richiamono più o meno esplicitamente i principi della Legge 30 marzo 2001 n. 130 rendendone così immediatamente efficaci le norme procedurali ed operative.

Limiti, possibilità, diritti e restrizioni nell’esercizio della pratica cremazionista (con i sui due corollari di affido e dispersione delle ceneri) sono solo quelli dettati dalla stessa Legge 30 marzo 2001 n. 130; essi non possono nè esser ulteriormente estesi nè tanto meno compressi.

Si reputa, pertanto, legittima la dispersione su suolo italiano di ceneri la cui dispersione sia stata consentita dalla Preposta Autorità di uno Stato Estero.

85 thoughts on “dispersione ceneri

  1. riccardo

    buongiorno,
    defunto a Bologna, maggiorenne, lascia quali unici parenti di primo grado i due genitori, oltre ad un fratello pure maggiorenne.
    Uno dei due genitori è interdetto e nella domanda di cremazione, già avvenuta, è intervenuto il tutore legale (Azienda USL). Mi domando se il tutore, che si dichiara non a conoscenza della volontà del defunto, abbia ora necessariamente anche competenza a decidere riguardo la destinazione delle ceneri. Ovvero se possa, causa l’interdizione, ritenersi maggioritaria e sufficiente l’espressione del solo altro genitore non interdetto. Cioè, come può superarsi lo stallo che consegue la richiesta del Comune ad entrambi i genitori di “dichiarare” sull’argomento quando uno di essi non ne ha facoltà ? Grazie

    1. Carlo

      X Riccardo,

      qui si sconfina nelle più sublimi astrazioni del diritto civile e di famiglia. Provo, pertanto, – timidamente a rispondere. Siamo nell’ambito del cosiddetti atti di disposizione personalissimi, i quali non ammetterebbero rappresentazione ex art. 467 Cod. Civile, in quanto questo istituto di subentro concernerebbe solo i diritti patrimoniali (esempio: in caso di successione mortis causa)

      Bologna, ovviamente Regione Emilia-Romagna (guarda caso il mio feudo funerario, io, infatti, sono di Modena!)

      Ai sensi della D.G.R. n.10/2005 così come modificata dalla D.G.R. n.1622/2008, entrambe esplicative degli effetti dell’art. 11 Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19, in materia di cremazione e successiva destinazione delle ceneri l’Emilia-Romagna segue una filosofia tutta sua e molto particolare in tema di volontà dispersionista, ritenendo valido anche il volere del de cuius espresso solo verbalmente e riportato, in modo fedele, dai più prossimi congiunti del defunto stesso che agiscono come nuncius e mai moto proprio, cioè in surroga alla manifestazione del desiderio da parte della persona interessata. (detto inter nos: in molte altre regioni si segue un percorso diametralmente opposto, ovvero se non c’è la presenza di una volontà inequivocabile e scritta del de cuius è semplicemente inibito tout court, il rilascio dell’autorizzazione relativa).

      Ai termini della Circ. Min. Salute DGPREV prot. n. 014991 del 30 maggio 2016 l’art. 3 della Legge Statale 30 marzo 2001 n. 130 è finalmente applicabile, nella sua interezza, su tutto il territorio nazionale, la disciplina regionale del 2004, infatti, molto salomonicamente opera(va) un generico rinvio alla vigente legislazione nazionale su cremazione e suoi istituti corollario, e per molto tempo si è dibattuto sulla natura di questo enigmatico rimando data la situazione d’incertezza che ha avvolto per anni l’attuazione della stessa Legge n. 130/2001 (una ridondanza? un implicito richiamo? Un auspicio/forzatura?….)

      Aggiungo questa postilla, monotona semmai, perchè in regime di art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n.285 il quadro sarebbe, per certi versi, non componibile, vista l’eterogeneità e la frammentazione del tessuto normativo.

      Sulla dichiarazione d’incapacità si segnala come essa sia agevolmente conoscibile, in quanto l’interdizione giudiziale é oggetto di annotazione sull’atto di nascita e, quindi, un mero estratto per riassunto dell’atto di nascita consente di verificare se sia stata pronunciata l’interdizione o meno.

      Si fa presente che, a questo fine, trattandosi di diritti personalissimi, rileva solo l’interdizione giudiziale

      Si veda, anche ed altresì, l’art. 3 comma 1, lett. b), n. 4 L. 30/3/2001, n. 130 (rispetto alla questione sollevata), qui da seguire in modo analogico, anzi – a fortiori – siccome la dispersione è atto ancor più estremo (mi si perdoni l’iperbole grammaticale) rispetto alla sola cremazione.

      Si parte dalla fine: la sistemazione definitiva ed irreversibile (?) cui avviare le ceneri, al pari della cremazione, riguarda l’ esercizio di un diritto personalissimo, al pari della scelta cremazionista

      Bene! (o…male?), solo che la L. 30/3/2001, n. 130, va, espressamente in deroga al principio per cui per l’esercizio di queste categorie di diritti non si attiverebbero gli istituti di rappresentanza.

      Il tutore “rappresenta” l’incapace. Si fa ricorso ad un’esemplificazione: la stessa norma citata considera anche i minori (incapaci per eta’): ebbene, nel caso di un bambino (piccolo), gli esercenti la potestà genitoriale, che ne hanno la rappresentanza esprimo la propria volontà o “rappresentano” quella dell’infante ?

      Ritengo che un conflitto sia poco probabile, operativamente.
      Infatti, un tutore (), probabilmente non si muoverebbe arbitrariamente, senza una previa consultazione con i familiari, quando vi siano, eppure quest’ultimo – almeno nominalmente, pare proprio tenuto a dichiarare una specifica volontà.

      Ma, volendo affrontare la questione anche in modo accademico, se il tutore abbia disposto per la dispersione, il restante coniuge (se di avviso opposto) potrebbe agire in sede giudiziale (caso nel quale sembrerebbero sussistere le condizioni per un provvedimento d’urgenza ex art. 700 Cod.Proc.Civile).

      Il criterio della maggioranza assoluta, in caso di dissidio tra gli aventi diritto vale unicamente per la cremazione di cadavere “a caldo” (…che ironia!), cioè subito dopo il decesso, ossia quando l’autorizzazione prefata sia alternativa a quella ad inumazione o tumulazione. La dispersione, difatti, richiede una procedura aggravata a sè stante, come ripreso anche dalla D.G.R. n.10/2005, è pertanto necessaria l’unanimità, da ottenersi, nel caso di concorrenza tra i due genitori, anche con atti separati, dopo la promulgazione, e successiva entrata in vigore, della legge 8 febbraio 2006 n. 54

      1. riccardo

        la ringrazio moltissimo per l’ampio e documentato inquadramento che così gentilmente ha esposto.
        In effetti, la legge 130/2001 ammettendo al punto 4 dell’art 3, c.1 lett.B , cioè riguardo la volontà di cremazione, la figura del tutore legale, senza specificarne più di tanto le modalità di formazione della volontà da esprimere, ne rafforza il ruolo anche negli atti personalissimi non-patrimoniali … quindi apparentemente in contrasto con la sottrazione statuita invece dal 467c.c..
        La premessa al punto non è tuttavia trascurabile in quanto subordina al <>. Il ruolo del tutore legale, in questa materia, pare cioè soccombere a quello dei familiari del defunto (peraltro senza riguardo al grado ..ancorchè suppongo vadano intesi quelli che ne erano a stretto contatto).
        Sia per quanto sopra, sia per quanto espressamente statuito dalla successiva lettera D riguardo la dispersione in questione, non concordo invece col procedimento analogico che Lei intravede (nè in verità col fortiori, per mia personale valutazione che l’acme si raggiunga con l’atto di cremazione -dagli effetti irreversibili- piuttosto che con la dispersione che può avvenire in modo anche rintracciabile ..).
        Mi sembrerebbe infatti che il legislatori abbia qui -per la volontà dispersionista-elencato in dettaglio, quindi tassativamente, i soggetti titolati senza però ammettervi questa volta anche il tutore.
        Rimane il problema che se la polizia cimiteriale ritiene invece necessario che intervenga in atto anche il tutore legale, ancorchè non espressamente contemplato dalla lettera d) citata ..bisognerà sottoporne la sua legittimazione ad un giudice dirimente.

        1. Carlo

          X Riccardo,

          bello questo dibattito tra indomiti cultori della materia funeraria! Mi gasa alquanto!

          Premetto come l’autorizzazione alla dispersione spetti esclusivamente all’Ufficiale di Stato Civile, per competenza funzionale e non a qualche altro imprecisato ufficio comunale, la titolarità ad emettere questo provvedimento di polizia mortuaria è fissata dalla Legge ed è, pertanto, sottratta alla sfera di autonomia gestionale, propria di ciascun Comune che si traduce, poi, nell’approvazione da parte della Giunta, del regolamento per l’organizzazione di uffici e servizi di cui agli artt. 48 comma 3 e 89 D.Lgs n. 267/2000. Poi…specie nei Comuni di grandi dimensioni si potrebbe pure pensare ad una fase di sola istruttoria “decentrata” (o…demandata?) all’ufficio di polizia mortuaria, per maggior praticità; con un unico “polo” attorno a cui far gravitare tutti i procedimenti del post mortem, a questo proposito sarei possibilista, ma la responsabilità nell’adozione dell’atto autorizzativo concerne certamente, in modo univoco, l’Ufficiale di Stato Civile.

          Capisco le Sue motivatissime obiezioni, in effetti il problema pare porsi solo in Regione Emilia-Romagna (o anche in altre realtà territoriali?), perchè il nostro Legislatore ha optato (volutamente, magari per decongestionare i nostri saturatissimi cimiteri?) per un istituto della dispersione ceneri a maglie piuttosto larghe.

          La scelta della dispersione delle ceneri è rimessa alla volontà del defunto (laddove sempre centrale è il volere sovrano del de cuius, quando non in contrasto con la Legge) manifestata in vita in forma scritta come segue:

          a)disposizione contenuta in un testamento pubblicato. La disposizione testamentaria potrà essere fatta valere dall’esecutore testamentario o, in mancanza, da chiunque ne abbia la disponibilità;

          b)iscrizione certificata dal rappresentante legale ad una associazione di cremazione legalmente riconosciuta, tranne nei casi in cui venga presentata una dichiarazione testamentaria del defunto contraria alla dispersione fatta in data successiva. La dichiarazione resa presso l’associazione deve essere datata e sottoscritta dall’associato di proprio pugno o, se questi non sia in grado di scrivere, confermata da due testimoni, dalla quale chiaramente risulti la volontà di essere disperso. La dichiarazione deve essere convalidata dal presidente dell’associazione così come l’attestazione dell’iscrizione del de cuius. L’iscrizione all’associazione vale anche contro il parere dei familiari aventi diritto;

          c)dichiarazione del coniuge, ove presente, congiuntamente ai parenti di primo grado o, in mancanza, del parente più prossimo, individuato ai sensi degli articoli 74, 75, 76 e 77 del codice civile, e, in caso di concorrenza di più parenti dello stesso grado, dalla totalità di essi. La sottoscrizione della dichiarazione deve essere resa di fronte a pubblici ufficiali e appositamente autenticata.

          Non v’è cenno alla concreta possibilità di bypassare l’espressione di volontà da parte di soggetto legittimato, ancorchè incapace di porre in essere atti giuridici o render dichiarazioni ad una pubblica amministrazione.

          Anche l’apposito regolamento comunale di Modena la mia città – con il suo art. 10, pare proprio confermare quest’indirizzo della Regione, e non potrebbe esser diversamente per il generalissimo principio di gerarchia tra le fonti del diritto. Poi, intendiamoci: siamo al paradosso per cui ogni Regione – secondo me esondando dalla propria potestà normativa – si confeziona la propria leggina ah hoc, ingerendo in ambiti di diritti sociali e civili, affidati dall’art. 117 comma 2 lett.) Cost. alla sola Legge Statale. Occorrerebbe una sola Legge Nazionale chiara ed univoca…ma sogno oppure oso chieder troppo?

          La questione – forse – si pone in questi termini: la Legge n. 130/2001 non si sofferma sulle forme di estrinsecazione della volontà dispersionista, ragionando solo di assoluto rispetto di quest’ultima, ecco allora, a mio modestissimo avviso, il procedimento analogico con la manifestazione della volontà cremazionista la quale – notoriamente ex art. 79 comma 1 II Periodo D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 (quindi ben prima dell’entrata in vigore della Legge 30 marzo 2001 n. 130) nel silenzio del de cuius può transitare in capo ai più stretti congiunti, secondo ordine di poziorità.

          Ricordo, infine, la Circ. Min. 1 settembre 2004 n. 37, secondo la quale, sempre in tema di autorizzazione alla cremazione, i congiunti, nella fattispecie, dovrebbero dichiarare la volontà di de cuius e non la propria, atteggiandosi, quindi, a semplici nuncius…e qui siamo al festival dell’ipocrisia, siccome ormai i parenti spacciano per volontà del defunto, senza pudore, quella scelta che invece è una LORO DECISIONE determinata da ben altre situazioni.

          Evidenzio come le rispettive DD.GG.RR n.10/2005 e n. 1622/2008, cui opero rinvio per opportuno approfondimento, emanate dalla Regione, disegnino una procedura comunque aggravata rispetto a quella del semplice rilascio dell’autorizzazione alla cremazione. Per quest’ultima è sufficiente, ove presente, il consenso del coniuge superstite, mentre l’autorizzazione alla dispersione in natura, qui in Emilia-Romagna può esser concessa solo previa acquisizione agli atti della volontà non solo del coniuge, ma anche dei parenti di primo grado (ascendenti e discendenti?), nel caso di concorrenza di più congiunti di pari livello è necessaria l’unanimità, e non s’applica, quindi, il criterio della maggioranza assoluta.

          1. riccardo

            UBI MAJOR … per carità, in questo specifico ambito io sono soltanto un passante, che anche rinuncia all’apprendistato convenendo che ne ha più le connotazioni di un festival dell’ipocrisia.
            Poichè se la manifestazione di volontà, nel silenzio del de cuius, debba transitare in capo ai più stretti congiunti, secondo ordine di poziorità, non vedo come possa esser considerato “soggetto legittimato”, quale nuncius riferente, un tutore legale allorquando esso sia una persona giuridica !
            un cordialissimo saluto

          2. Carlo

            X Riccardo,

            dopo questo post prometto di tacere e ritirarmi nell’oblio del cyber spazio.

            Mi sia, però, consentita giusto una postilla di “giurisprudenza creativa” perchè qui, mi creda, navighiamo a vista tra le procelle ed i marosi, in un mare oscuro (= la confusa galassia dei diritti del post mortem). Provo timidamente a semplificare: se è valida (con tutti i “distinguo”, gli accenti diversi, e le eccezioni del caso) l’equazione, almeno qui in Regione Emilia-Romagna del:

            soggetti legittimati ad ottenere la cremazione = persone parimenti titolate a richiedere la dispersione (pur sempre quali semplici nuncius di una volontà verbalmente espressa dal de cuius) si potrebbe ripescare dal cilindro magico il vecchio paragrafo 14.2 della Circ. Min. Sanità 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, ovviamente da applicarsi in via estensiva non solo all’istanza di cremazione, ma pure ai suoi istituti corollario quali, appunto, affido famigliare/personale delle ceneri o loro dispersione (nel 1990, infatti, la Legge Italiana non ammetteva ancora questa forma di destinazione delle ceneri).

            Orbene detta istruzione ministeriale (risalente ad un tempo lontano in cui il Legislatore sapeva ancora scrivere le norme!) , al sub punto 5 così recita:
            – Dichiarazione di un interdetto.

            Se l’interdizione risulta da sentenza passata in giudicato, il soggetto è privo della capacità di agire e non potrà rendere alcuna manifestazione di volontà, ma in suo luogo potrà farlo il tutore (art. 424 del codice civile).

            Qui si apre un orrido di dubbi profondissimi ed angosciosi: qual è il significato di quel “potrà”? Un ottativo potenziale, come ci insegna la grammatica delle lingue classiche? Un’investitura di potestà decisionale o una semplice facoltà? Tradotto in altri termini: il tutore deve pronunciarsi necessariamente (interpretazione molto formale cui pare aderire il Comune) o può pure astenersi, dato l’atto di natura personalissima del quale stiamo ragionando che – a rigore – non ammetterebbe rappresentazione ?

            In quale veste poi rendere la manifestazione di volontà di una persona giuridica, in questo frangente? Occorrerà rivolgersi al Notaio?

            E’ unico appiglio normativo (in senso molto dilatato e quasi forzato) che mi sovvenga per giustificare la “pretesa” del Comune di Bologna.

            Io – da umile necroforo – mi fermo qui, ai giureconsulti (quelli veri!) compito e responsabilità di fornirci una rapida spiegazione…del legislatore che si balocca nel calcolo dei futuribili, mentre la barca della polizia mortuaria affonda nelle gore di una legislazione ormai incomprensibile, non mi fido più!

      2. riccardo

        esimio Carlo, Lei è davvero un pozzo di sapere.. io ne ho agitato le acque (e me ne scuso del troppo) finchè non ne ha rilasciato l’ultima bollicina forse col messaggio più prezioso ..

  2. Fabio Rosati

    Gentile Sig. Carlo,
    vorrei disporre per testamento la cremazione delle mie spoglie e la loro dispersione in territorio estero, per la precisione in Russia, lungo le coste dell’isola di Olkhon sul lago Baikal. a quanto mi risulta la Federazione Russa non aderisce alla Convenzione di Berlino. Se non sbaglio quindi dovrei (o i miei parenti superstiti dovrebbero) ottenere il permesso preventivo da richiedere presso il Consolato Russo.
    Mi conferma questo aspetto?
    E quali documenti devo (o dovrebbero) ottenere dal mio attuale Comune di residenza?
    Grazie infinite,
    Fabio

    1. Carlo

      X Fabio,

      non per intromettermi o ingerire nei privatissimi fattacci Suoi, ma come mai tutta questa strana curiosità per il proprio post mortem? Non avrà mica tanta fretta di morire? Vabbè, estote parati, cioè “Siate sempre pronti”, come recita il Santo Evangelo, e di conseguenza è sempre meglio esser previdenti, ma nel frattempo la normativa potrebbe anche mutare, assestandosi verso nuovi equilibri, magari più dinamici nei rapporti diplomatici tra Repubblica Italiana e Federazione Russa.

      Comunque, ragionando di un trasporto funebre di ceneri tra Stati non aderenti all’Accordo Internazionale di Berlino del 10 febbraio 1937, come se esso dovesse svolgersi oggi (fatti i debiti scongiuri!) si applicherebbe il paragrafo 8.2 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.

      I documenti richiesti sono i seguenti:

      8.2. La documentazione da presentare alla prefettura in caso di estradizione di salma di cui all’art. 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 285/1990 è, oltre a quanto stabilito alle lettere a) e b) del primo comma, la seguente:

      estratto dell’atto di morte in bollo;
      certificato dell’unità sanitaria locale attestante che sono state osservate le disposizioni di cui all’art. 32 del decreto del Presidente della Repubblica n. 285/1990 e in caso di morti di malattie infettive diffusive anche quanto previsto dagli articoli 18 e 25;
      autorizzazione alla sepoltura rilasciata dal sindaco del comune in cui è avvenuto il decesso.

      Lei dice bene: sarà necessario il preventivo nulla osta dell’Autorità Diplomatica Russa all’introduzione, sul proprio territorio dell’oggetto (l’urna cineraria, nella fattispecie) del trasporto mortuario. Il Consolato potrebbe anche chiedere la produzione di atti complementari o integrativi, rispetto a quelli minimi richiesti dalla Legge Italiana, per l’ovvio e logicissimo principio di diritto internazionale, di sovranità tar i diversi Paesi.

      Per la necessaria legalizzazione presso la Prefettura, oggi Ufficio Territoriale del Governo, (si tratta dell’apposizione delle cosiddette “apostille”) degli atti rilasciati in Italia, ma valevoli all’Estero (qui, in questo caso il decreto di trasporto) si veda l’Art. 33 DPR n. 445/2000.

      Per autorizzare l’estradizione delle ceneri l’Italia non richiede la preventiva verifica del titolo d’accoglimento nel Paese di destinazione (per il quasi lapalissiano difetto di giurisdizione), vale adire che le Nostre Autorità Nazionali perfezioneranno il solo decreto di trasporto, poi una volta approdate nello Stato d’arrivo le ceneri saranno trattate (= disperse) in ossequio alle norme in tal senso previste dall’Ordinamento Giuridico Russo.

      Si rammenta, infine che il trasporto internazionale delle ceneri, in quanto materiale inorganico ed inerte esito della completa cremazione di un corpo umano e pertanto non soggetto agli ammorbanti miasmi cadaverici, ai sensi dell’Art. 80 comma 5 DPR 10 settembre 1990 n. 285 ed art. 3 comma 1 lett. f) Legge 30 marzo 2001 n. 130, salvo diverse disposizioni dell’Autorità Sanitaria, non è sottoposto alle normali precauzioni igieniche, prescritte, invece, per il trasferimento delle salme (eccetto, forse, la contaminazione con nuclidi radioattivi, ma l’ipotesi è assai rarefatta, ma non da escludersi aprioristicamente.)

  3. Valeria

    Domanda in merito alle ceneri di mio padre, abitiamo in Emilia Romgna.
    Era volontà di mio padre di essere cremato e disperso in un posto ben specifico.

    Abbiamo già attivato e firmato la richiesta di dispersione nel Comune in cui è mancato e loro hanno indicato un posto (in natura) ben specifico all’interno del Comune in cui disperdere le ceneri.

    Mio padre però aveva richiesto una dispersione in natura in un punto ben preciso di una montagna che si trova in un Comune diverso.

    La dispersione non è ancora avvenuta.
    Possiamo ancora annullare la nostra richiesta già firmata al Comune N. 1 e fare richiesta al secondo Comune per la dispersione esatta nel punto in cui mio padre avrebbe voluto oppure il Comune stabilisce sempre un posto ben specifico dove disperdere?

    Faccio presente che nel luogo indicato non esistono edifici nè agglomerati urbani è una montagna di boschi.

    Grazie della disponibilità

    1. Carlo

      X Valeria, (che scrive dal mio “feudo” funerario, ossia dall’Emilia-Romagna; io sono di Modena e, quindi, c’intendiamo benissimo sulla normativa locale)

      Art. 411 commi 3 e 4 del Cod. Penale, così come introdotti dalla Legge n. 130/2001: in effetti la dispersione in natura delle ceneri quale atto personalissimo di disposizione per il post mortem, se non autorizzata dallo Stato Civile o, peggio ancora, attuata in maniera difforme dalla volontà del de cuius integra ancora la fattispecie di reato di cui all’Art. 411 Cod.Penale, e dunque presenta rilevantissimi profili di entità penale, di conseguenza è materia “rovente” da maneggiarsi con estrema attenzione e cautela, mentre qui mi pare ci sia stata una certa disinvoltura nel rilascio della relativa autorizzazione. Allora, procediamo per gradi: l’Emilia-Romagna con la DGR 10 gennaio 2005 n. 10 introduce una linea interpretativa molto soft ed aperturista sull’Art. 11 (cremazione e successiva destinazione delle ceneri) della propria Legge Regionale n. 19/2004 in tema di polizia mortuaria, discostandosi, anche pesantemente, dai criteri ermeneutici adottati da altre Regioni. Qui da noi, per la dispersione è sempre e comunque centrale il volere del de cuius, desiderio inequivocabile che può emergere inoppugnabilmente o da disposizione testamentaria (in alternativa iscrizione a So.Crem, con specifica istruzione riguardo allo sversamento delle ceneri) o attraverso una procedura leggermente aggravata, cioè atto sostitutivo di atto di notorietà, con dichiarazione appositamente autenticata ai sensi della normativa civilistica, con cui il coniuge superstite (se presente) e tutti i congiunti di primo grado solennemente formalizzino la volontà del de cuius, dallo stesso, però, asserita solo verbalmente.
      I famigliari del de cuius – è importante ribadire questo concetto – sono un semplice nuncius, ossia rappresentano, non il loro volere (questo MAI!), bensì quello, tassativo e categorico, della persona scomparsa, la quale però, per diverse ragioni insindacabili, non ebbe a suo tempo, la lungimiranza di verbalizzarlo, ad esempio nella scheda testamentaria.
      Ora, rivolgo a Lei una domanda preliminare: da dove si evince la volontà dispersionista di Suo Padre?

      Certo, il Comune n. 1 in regime di autotutela ex Legge n. 241/1990, con atto di ritiro può annullare la prima autorizzazione concessa, purché risultino agli atti nuovi elementi e fatti relativi alla volontà di Suo Padre (disposizione postuma?), non vorrei però, che qualcuno avesse detto, anche inavvertitamente, il falso, anche perchè la Legge (Art. 76 DPR n. 445/2000) punisce le dichiarazioni mendaci prodotte alle Pubbliche Amministrazioni.

      Insomma vi dovere decidere in questo “balletto” funerario, in quale località dovranno esser dispese le ceneri di Suo Padre?

      Ricordo che secondo un recente pronunciamento del TAR Toscana il soggetto istituzionale deputato ad autorizzare la dispersione è quello, geograficamente competente, del luogo ove materialmente la dispersione avverrà. Secondo altri commentatori, invece, l’autorizzazione alla dispersione, purchè sempre in ambito emiliano-romagnolo, accordata da un qualunque comune dell’Emilia-Romagna avrebbe valore e sarebbe produttiva di effetti entro tutti i confini territoriali regionali.

      Non capisco, poi, per quale ragione, il Comune n. 1 autorizzi solo la dispersione in cimitero e non in natura (comunque sempre fuori del centro abitato così come definito dal Cod. della Strada D.Lgs n. 285/1992). Per quanto non esista una sorta di proprietà transitiva tra i diversi ordinamenti regionali (una sentenza, come sancito dal Cod. Civile, fa stato solo tra le parti in causa e non è automaticamente estensibile a casi analoghi, pur costituendo un importante precedente) pochi anni or sono il TAR Lazio ha affermato un principio: secondo questo storico pronunciamento laddove la Regione sia intervenuta attuando l’istituto della dispersone delle ceneri la disciplina è da ritenersi completa ed auto-applicativa, senza che il Comune, con proprio regolamento possa, in qualche maniera, bloccarla o differirlo, per difetto di normazione di dettaglio.

      MI spiego meglio: L’Emilia-Romagna, in modo completo e compiuto, ha legiferato sulla dispersione? Sì, orbene, il Comune nel proprio regolamento municipale deve solo recepire queste norme, semmai integrandole per gli aspetti più particolari ed operativi, ma non può limitare pesantemente gli effetti di una fonte del diritto ad esso sovraordinata.

      Se Suo padre chiese la dispersione delle ceneri *in natura*, questa richiesta deve esser esaudita, e non si riscontrano, in diritto, ragioni ostative: fine di tutta la storia.

  4. Carlo

    X Cristiana,

    IL quadro legislativo di riferimento è complicato e complesso insieme, perché s’intersecano su più piani e non senza palesi contraddizioni interpretative diverse fonti del diritto, in materia di cremazione e successiva sistemazione delle ceneri.

    Qui si scontrano due diverse filosofie, o se si preferisce, visioni del mondo (funerario).

    Secondo la prima, più legalista ed attenta alla ferrea applicazione della norma formale la volontà alla dispersione deve essere formulata, non solo verbalmente, dal defunto, anche per le modalità di espressione di quest’ultima (art. 2 Legge 30/3/2001, n. 130 o, se lo si vuole, art. 411, commi 3 e 4 Cod.Penale , testo tassativo abbastanza esente da equivocità). Senza quindi un volere scritto (=disposizione testamentaria, rinvenuta postuma, efficace solo dopo l’eventuale pubblicazione ex Art. 620 comma 5 Cod.Civile) da parte del de cuius e non surrogabile o riportabile da terzi non si dovrebbe procedere. La causa ostativa insormontabile si riscontrerebbe nel fatto che la scelta di dispersione, presentando evidenti riflessi di natura penale, è di sola eleggibilità da parte del de cuius, secondo, almeno, buona parte della dottrina, tra l’altro detta destinazione così atipica ed estrema delle ceneri confliggerebbe pesantemente con il più tradizionale concetto di sepoltura, la quale prevede pur sempre una materiale localizzazione del “sepolcro”, in un ambito ben definito, quale è il cimitero, da intendersi, ovviamente in senso ampio.

    C’è però, chi, leggendo nei panneggi della normativa regionale (non chiara… tanto per cambiare!) è più possibilista ed in qualche modo aperturista, in effetti il combinato disposto tra l’Art. 2 comma 5 e l’Art. 7 della Legge Regionale 31 ottobre 2007 n. 20 rinviando ai principi di cui alla Legge Statale n. 130/2001 pare alludere anche piuttosto esplicitamente ad una volontà sovrana del de cuius che deve s’esser rispettata sostanzialmente, ma con mezzi di manifestazione più flessibili, come appunto una dichiarazione (atto sostitutivo di atto di notorietà?) ritualmente sottoscritta da rendersi solennemente all’Ufficiale di Stato Civile competente per territorio (nel caso di resti mortali da esumare l’adozione del provvedimento autorizzatorio spetterà allo Stato Civile del Comune di prima sepoltura (Torino?), ovviamente se la dispersione avverrà nell’area geografica della Regione Piemonte.

    I passaggi “a cascata” che discendono logicamente da questa decisione: sono i seguenti:

    1) all’atto dell’esumazione ordinaria, cioè stabilita d’ufficio allo scadere del turno di rotazione in campo di terra, si provvederà a verificare lo stato di mineralizzazione del defunto, aprendo la fossa per l’eventuale raccolta delle ossa, che potranno a loro volta su istanza degli aventi diritto (= in questo caso del coniuge superstite il quale vanta una un diritto di precedenza rispetto agli altri congiunti del de cuius) essere cremate. Se, invece il cadavere non risultasse scheletrizzato a maggior ragione si presenterà istanza per ottenerne la cremazione possibilmente in loco, evitando onerosi trasporti del feretro.

    2) nell’autorizzazione alla cremazione ed alla dispersione (trattando esse di uno stesso soggetto possono esser contestuali, ossia accordate nelle stessa unità di tempo e spazio) si individueranno località (lago d’Orta?) di sversamento del contenuto dell’urna e la persona deputata allo svolgimento di quessto pietoso compito, essa risponderà anche PENALMENTE di eventuali trasgressioni o abusi.

    In ultima istanza Le consiglio di prender subito contatti con l’ufficio della polizia mortuaria di Torino, per meglio chiarire la Suaa posizione o in alternativa, di conferir mandato all’impresa funebre di fiducia affinché essa segua l’intera pratica, sollevandoLa da eventuali incombenze amministrative o passaggi burocratici intermedi, per nulla simpatici quando si ragiona di lutti ed affetti, ma pur sempre indispensabili, almeno (si spera!) in una stato di diritto, altrimenti precipiteremmo in una confusa spirale di “capriccio” funerario, fuori di ogni prospettiva ordinamentale dove è, ad arbitrio, consentito (o proibito?) tutto ed il suo esatto contrario, senza alcun razionale discernimento, laddove è molto labile, per la forte componente emotiva e morale, il confine tra il lecito ed il vietato, soprattutto in questa anarchia legislativa in cui è rovinata la polizia mortuaria, dopo il baillamme delle convulse Leggi Regionali, alcune delle quali sono veramente di molto critica attuazione… ma non voglio crucciarLa oltremodo con i miei discorsi seri ed inopportuni sulla tecnica legislativa in campo funebre e cimiteriale.

  5. cristiana

    a fine anno avverrà l’esumazione di mio marito,vorrei procedere alla cremazione e poi disperdere le ceneri nel lago d’orta come da sue volontà (verbali).Ora è sepolto nel comune di Torino.
    mi può gentilmente dire quali pratiche devo avviare?
    grazie

  6. Carlo

    X Enrico,

    Occorre premettere che il trasporto funebre “internazionale” di cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri è disciplinato da due trattati multilaterali. Uno è l?’Accordo internazionale di Berlino del 10 febbraio 1937, approvato e reso esecutivo in Italia con R.D. 1° luglio 1937, n.1379, l?’altro è l?’Accordo di Strasburgo del 26 ottobre 1973 adottato in seno al Consiglio di Europa, ratificato dalla Spagna ma non dall’?Italia.

    Non mi risulta che la Spagna faccia parte degli stati aderenti alla convenzione di Berlino, il trasporto di ceneri o resti mortali da tale Paese alla volta dell’Italia non può, pertanto, seguire la procedura semplificata prevista, appunto per gli stati firmatari della Convenzione di Berlino, la quale, poi, si traduce nel rilascio della sola autorizzazione al trasporto, accordata dalle locali Autorità Spagnole, senza bisogno, in buona sostanza, di un nulla osta delle Autorità Italiane all’introduzione delle ceneri sul suolo della Repubblica.

    Proprio in questa sede, allora, sarà valutato il titolo di accettazione, per evitare, appunto, che le ceneri rimangano prive di una stabile e definitiva sistemazione.

    Il trasporto funebre, infatti, (anche quello transfrontaliero) soggiace alla regola della “tipicità”, per cui luogo di partenza ed arrivo debbono sempre esser preventivamente INDIVIDUATI (nell’autorizzazione al trasporto stessa) ed AUTORIZZATI (specie se atipici, come accade, appunto, per la dispersione in natura). In effetti la destinazione classica di un trasporto funebre dovrebbe pur esser il cimitero, inteso come presidio istituzionale deputato all’accoglimento ed alla sepoltura nel nostro caso, delle urne cinerarie, ecco allora perché sarebbe consentaneo con quest’impostazione procedurale (secondo me, almeno, corretta!) poter disporre preventivamente dell’autorizzazione allo sversamento delle ceneri dalla quale far poi discendere logicamente quella al trasporto. Se così non fosse (a volte gli uffici di polizia mortuaria non concordano su questa tesi e sono pervasi da quello “strano demone” dell’autonomia ermeneutica = ognuno interpreta la legge secondo la propria personalissima prassi, facendo un po’ come gli garba!) si renderà necessario un doppio passaggio con il tragitto del trasporto funebre spezzato in due tranches: dalla Spagna ad un cimitero di Roma e da quest’ultimo, sulla scia di un nuovo decreto di trasporto, questa volta interno al Comune, finalmente sino al luogo di dispersione.

    Dico tali cose, a costo di parere inutilmente pedante, per questa ragione: la legittimità della dispersione è sì riconosciuta e resa operativa, ma ancora solo su base regionale, e nei Rapporti tra Stati Sovrani si dovrebbe seguire solo la normativa Internazionale, laddove applicabile, o, comunque, quella strettamente statale, almeno per quanto riguarda il trasporto funebre e per la nostra legislazione statale il naturale punto di approdo per un trasporto funebre dovrebbe esser proprio il cimitero.

    Pertanto, il trasferimento di resti mortali in Spagna, richiede le normali autorizzazioni di cui agli art.28 e 29 del DPR 10 settembre 1990, n.285 recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria ad esclusione delle misure precauzionali di carattere igienico stabilite per il trasporto dei cadaveri (ex par.8.1 e 8.2 della circ. Min.Sanità n.24/93).

  7. Enrico Crippa

    X Carlo

    Grazie davvero per l’esaudiente spiegazione, il mio amico aveva la doppia nazionalità ed era residente a Madrid.
    Lae Sue volontà sono che le ceneri vengano svernate nel Tevere a Roma o vicino alla Capitale, per cui la regione interessata è il Lazio appunto.
    Ne deduco quindi che dovremo operare prima in Spagna ottenendo l’autorizzazione al trasporto delle ceneri in Italia e in concomitanza con la Regione Lazio per ottenere l’autorizzazione allo sversamento..
    Grazie ancora per il prezioso aiuto, un saluto cordiale
    Enrico

  8. Carlo

    X Enrico,

    ma…il Suo amico era cittadino italiano o spagnolo?

    In quale punto del fiume Tevere (magari presso Roma?) saranno disperse le ceneri? E’importante saperlo per determinare la competenza non tanto funzionale, quanto geografica dell’Autorità Italiana (Ufficiale di Stato Civile) preposta al rilascio dell’autorizzazione.

    La prospettiva in cui inquadrare da questione varia, infatti, in base alla nazionalità del “caro estinto”.

    Gli atti di disposizione del proprio corpo, o su quanto ne residui, anche per il post mortem nel solco dell’Art. 5 Cod. Civile, con particolare riferimento alle scelte afferenti alle pratiche funerarie e sepolcrali (ammesse dalla Legge), ed in particolar modo alla cremazione con i suoi logici istituti corollario, quali, appunto, dispersione delle ceneri o loro affido, attengono ai diritti della personalità, per i quali, nell’evenienza di defunto straniero, la legge italiana (Art. 24 Legge 31 maggio 1995, n. 218) opera prudente rinvio alla legge nazionale cui la persona, quando ancora in vita, soggiaceva, rimando che oltretutto era presente anche nelle norme di diritto internazionale privato previgenti (articoli da 17 a 31 Disposizioni sulla legge in generale del Cod. Civile), anche se non in modo così espresso e dichiarato.

    Il primo nodo da affrontare, allora, consiste nella conoscenza della legge straniera da far valere, aspetto da risolversi tenendo conto che essa deve esser esplicitata davanti alle autorità amministrative del comune, come, ad esempio, avviene in materia di cremazione.

    Come regola generale, difficilmente eludibile, le autorità amministrative agiscono esclusivamente sulla base di atti, titoli e documenti formali ad esse prodotti e non possono acquisire informazioni sul diritto vigente oltre confine con altri mezzi di prova, perché in questo modo sconfinerebbero nell’attività giurisdizionale.

    Quindi si renderebbe, pur sempre necessaria la consegna di una dichiarazione, attestazione o altro atto rilasciato dalle autorità competenti del Paese la cui legge nazionale si renda operativa, dalla quale risulti la previsione normativa di tale Stato. Spetta alla parte interessata, con oneri a proprio carico, produrre agli atti del Comune che materialmente autorizzerà la dispersione, tutta questa documentazione.

    Si tratta di un principio di ordine generale, che non avrebbe neppure la necessità di trovare conferma nello jus positum , anche se tale fonte scritta risulta recentemente essere stata inserita dall’articolo 2, comma 2 e 2-bis decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394.

    Se qualche volta ci si lamenta dall’eccessiva e capillare normazione, talora non guasta trovare forma scritta anche dei principi comunque desumibili dell’ordinamento giuridico, specie quando ciò consenta di prevenire infiniti quanto sterili dibattiti.

    Ma tale dichiarazione dovrebbe non limitarsi alla sola indicazione delle condizioni per dar seguito alla dispersione delle ceneri, in sé legittima anche in Regione Lazio (Art. 162 Legge Regionale Lazio 28 aprile 2006, n. 4), estendendosi anche all’individuazione, ossia alla determinazione delle persone che per tale ordinamento giuridico possano disporre, in termini di pietas e soddisfacimento di un intimo desiderio del defunto,, perché le ceneri siano effettivamente sversate nel fiume Tevere.

    Il punto nodale appare essere quello che i diritti o le potestà di disporre dei cadaveri, di operare la scelta tra le diverse pratiche funebri o tra i diversi trattamenti, la scelta di un tipo di sepolcro o simili, avendo natura di diritti delle personalità sono sostanzialmente regolati dalla legge nazionale e per gli stranieri dalla loro legge nazionale, salvo il limite insormontabile dell’ordine pubblico il cui perimetro è delineato, per noi Italiani, dai disposti inderogabili della Legge n. 130/2001 e dall’Art. 411 Cod. Penale, ai quali, per ragioni di brevitas nella risposta, rimando per un doveroso approfondimento, ricordando come per la Legge Italiana la dispersione delle ceneri sia materia da maneggiare con molta cautela, perché presenta riflessi di natura penale: disperdere le ceneri senza la relativa autorizzazione o in modo difforme dall’autorizzazione stessa integra ancora una fattispecie, piuttosto grave, di REATO!.

    Sotto il profilo del procedimento occorre ottenere in primis l’autorizzazione alla dispersione delle ceneri da parte del comune italiano nel cui distretto avverrà lo sversamento delle ceneri: essa varrà come titolo di accettazione delle ceneri in territorio italiano, indispensabile per formare ed accordare l’autorizzazione al trasporto transfrontaliero (Spagna —> Italia) dell’urna cineraria, sulla base di questo titolo di destinazione, ancorché atipico, delle ceneri sul suolo della Repubblica le Autorità Spagnole concederanno il passaporto mortuario che accompagnerà, durante il tragitto, l’urna, durante eventuali soste intermedie, sino al luogo di dispersione, dove le due autorizzazioni necessarie (alla dispersione ed al trasporto) esauriranno i propri effetti.

  9. Enrico Crippa

    buongiorno, forse non è il posto giusto, ma ho veramente bisogno di un aiuto.
    Un caro amico residente in Spagna è mancato e il suo ultimo desiderio è stato di essere cremato è che le sue ceneri venissero disperse nel Tevere
    Vista la complessità dell’argomento e visto che le sue ceneri sono ora a Madrid, c’è qualcuno che mi possa indicare cosa fare per rispettare le volontà del mio amico?
    Qualsiasi consiglio sarà per me un prezioso aiuto.
    Grazie in anticipo.

  10. Carlo

    X Gianna,

    Così recita la Legge Statale n. 130/2001 di riferimento:

    “[…omissis] la dispersione delle ceneri è consentita, nel rispetto della volontà del defunto, unicamente in aree a ciò appositamente destinate all’interno dei cimiteri o in natura o in aree private; la dispersione in aree private deve avvenire all’aperto e con il consenso dei proprietari, e non può comunque dare luogo ad attività aventi fini di lucro; la dispersione delle ceneri è in ogni caso vietata nei centri abitati, come definiti dall’articolo 3, comma 1, numero 8), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); la dispersione in mare, nei laghi e nei fiumi è consentita nei tratti liberi da natanti e da manufatti.”

    Quindi se la Sua tenuta rientra nel cosiddetto “centro abitato” l’eventuale richiesta di dispersione delle ceneri sarà rigettata dall’Ufficiale di Stato Civile, per i motivi di cui sopra, altrimenti potrebbe anche esser ammessa, in quanto in linea con le previsioni legislative del Parlamento Italiano (Legge n. 130/2001), poi implementate, anche se in modo spesso velleitario o acerbamente volontaristico, dalle diverse Leggi Regionali.

  11. Gianna

    In mezzo a tutto questo bailamme legislativo, vorrei sapere se è prevista la dispersione delle ceneri nel proprio giardino. Abito in una borgata, ho circa 4000 mq di terreno ma sono circondata da varie ville, naturalmente abitate. Sarebbe possibile? Grazie per la risposta

  12. Carlo

    Le incoerenze ed improprietà redazionali di certe normative regionali, presuntivamente riferibili ad un elevato grado di non competenza nella materia funeraria, sono tali da mettere in forte difficoltà i comuni, che, per loro natura e storia ben hanno, invece, conoscenza delle tematiche da affrontare, con la capacità concreta di ricercare rimedi a certe storture dell’improvvido legislatore regionale (= apprendista stregone) che, pur superando, nello specifico, la lettera delle stesse leggi regionali.
    Questi espedienti, in qualche maniera terapeutici, rispetto alla patologia di leggi oscure e scritte male, cercano, in ogni caso, di rispondere in termini di funzionalità, di razionalità, di servizio e, soprattutto, di risoluzione ai problemi dei cittadini in ambito funerario.

    …Scusate lo sfogo! Comunque: la soluzione prospettata non è percorribile.

    Va, infatti, decisamente esclusa la possibilità di collocamento (sia ai fini di una conservazione dell’urna, sia ai fini della dispersione delle ceneri, in una fossa (considerando l’inumazione nei campi di cui all’art. 58 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, ) in cui sia stato inumato un feretro, contrastando quest’ipotesi con il principio di individualità ed individuabilità certa della sepoltura, stabilito dall’art. 74 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

    In relazione alle sepolture a terra, considerando come essere potrebbero essere tanto tumulazioni ipogee, quanto inumazioni, si ritiene, dal contesto, che si faccia riferimento a queste ultime. In tal evenienza, potrebbero aversi, astrattamente due casi, quello delle sepolture ad inumazione considerate dall’art. 58 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 (cioè le c.d. inumazioni in campo comune), oppure inumazioni in aree già oggetto di concessione e, per quanto, aventi natura di sepolcri privati nei cimiteri (Capo XVIII d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.

    A rigore, solamente in queste seconde potrebbero aversi lapidi, copri tomba ed altri manufatti (art. 62 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), per cui, solo in codesta fattispecie, ben potrebbe aversi la previa realizzazione di un manufatto che consenta di ricavare uno o più vani idonei alla conservazione di urna cineraria, (non trascurando quanto previsto dall’art. 94 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).

    Detta “idea” (anche se piuttosto “aggressiva”) potrebbe costituire un sistema cui ricorrere diffusamente, oltretutto maggiormente ragionevole (consentendo l’impiego di spazi presenti e già in concessione) e risponderebbe, tra l’altro, ad una logica di “familiarità” del sepolcro, ex Art. 93 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

  13. Soccorso

    Salve una domanda l’inumazione delle ceneri è possibile insieme ad un parente già inumato o da inumare al momento?
    Grazie

  14. Carlo

    X Mauro,

    bel problema di coscienza! Disobbedire all’intimo ed ultimo volere del de cuius o a Santa Romana Chiesa? Da cattolico mi pongo la spinosa questione.

    1) l’autorizzazione alla dispersione così per come è stata rilasciata non può produrre i propri effetti, a causa del netto rifiuto dei soggetti legittimati a tradurla in un’azione concreta. E nessuno li può obbligare in tal senso…non viviamo, per fortuna, in uno Stato Totalitario. Se manca il concorso determinante della volontà degli aventi titolo, il provvedimento autorizzativo, attraverso il potere di autotutela/riesame della pubblica amministrazione, deve esser ritirato con apposito atto di annullamento.

    2) Le ceneri dovranno esser ri-confezionate entro urna avente le caratteristiche di Legge (= sigillata ed infrangibile), non è infatti, ammessa l’urna biodegradabile per destinazioni delle ceneri che non siano l’inumazione (laddove consentito) o la dispersione nella acque.

    3) Chiunque abbia interesse ad esaudire la volontà dispersionista del de cuius dovrà necessariamente adire la Magistratura, in sede civile, per ottenere un pronunciamento ad hoc, magari con la nomina di un nuovo esecutore della dispersione stessa, scelto d’ufficio dal giudice, anche contro il convincimento dei parenti. In tema di dispersione, infatti, l’eleggibilità di questa forma di sepoltura così estrema, compete solo al de cuius la cui volontà resta e rimane sovrana…almeno per la legge umana.

    4) Ex Art. 81 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (ma la procedura potrebbe pure variare in funzione delle diverse norme regionali) la consegna dell’urna deve esser verbalizzata in apposito atto redatto in tre esemplari, uno dei quali segue le ceneri assieme al decreto di trasporto e deve esser consegnato al servizio di custodia del cimitero ricevente.

    5) Il comune nel cui territorio stazionano, ora e provvisoriamente, le ceneri dopo preventiva verifica del titolo di accettazione nel nuovo cimitero di destinazione (=accertamento dello Jus Sepulchri in sepolcro privato, in base al sorgere del rapporto concessorio, quale è, in ultima istanza, ogni tumulazione) perfeziona il relativo decreto di trasporto.

  15. mauro

    buonasera. secondo atto. ma se il de cuius, nelle sue volontà, aveva stabilito di essere cremato e le sue ceneri sepolte a mare, che la mamma, individuata dallo stato civile del comune di decesso come affidataria delle ceneri per ottemperare alla procedura di dispersione, rifiuta, dopo l’atto di cremazione, e con lei anche gli altri parenti, di eseguire le volontà del de cuius perchè dissuasa dai motivi religiosi (la religione cattolica non tollera questa, sepoltura (?)); che in virtù della sepoltura a mare è stata utilizzata un’urna cineraria biodegradabile, domando: quale sarebbe la procedura per consegnare le ceneri nel cimitero? da tenere presente che il cimitero di ricezione non appartiene nè al comune di decesso nè al comune ove sarebbero state sparse le ceneri ma al comune di residenza della mamma. inoltre, quali sarebbero i documenti da produrre visto che in possesso della madre c’è solo il verbale di cremazione con menzionato l’affidatario (la madre) e il comune di dispersione? grazie

  16. Carlo

    X Alessandra,

    l’Autorità Italiana, cioè il comune di decesso, rilascerà solo il decreto di trasporto internazionale per l’urna cineraria ex Art 29 DPR n.285/1990, poi, colà, si seguiranno le leggi in materia di dispersione proprie di quel particolare Stato Sovrano.
    La convenzione internazionale di Berlino 10 febbraio 1937, approvata e resa esecutiva in Italia con regio decreto 1 luglio 1937, n. 1379, non si applica al trasporto delle ceneri e dei resti mortali completamente mineralizzati fra gli Stati aderenti.

    Ne consegue che per questi trasporti in tali Paesi sarà il sindaco (ora il dirigente del servizio di polizia mortuaria) a perfezionare l’autorizzazione al trasporto, in lingua italiana e in lingua francese. L’autorizzazione dovrà recare le generalità del de cuius, la data di morte, di cremazione (o esumazione, estumulazione), la destinazione. Il trasporto dell’urna (o della cassetta dei resti) non è soggetto ad alcuna delle misure precauzionali igieniche stabilite per il trasporto delle salme. Il trasporto di ceneri o resti mortali fra Stati non aderenti alla convenzione internazionale di Berlino, richiede le normali autorizzazioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 285/1990, ma non le misure precauzionali di carattere igienico stabilite per il trasporto dei cadaveri.

  17. Alessandra Pergamo

    Salve
    Se era possibile, volevo delle informazioni :
    Desiderio di mia madre era essere sparsa in un mare tropicale estero. Che tipo di procedure devo seguire per esportare le Sue ceneri dallo Stato italiano ed uno Stato estero?

  18. Carlo

    X Raffaele,

    La norma di riferimento, ad oggi, in Emilia-Romagna è l’Art. 11 comma 2 della Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19.

    Propongo un brano della Deliberazione Giunta Regionale Emilia-Romagna 10 gennaio 2005, n. 10 adottata ex art. 2, comma 1 lettera a) della stessa Legge Regionale ed esplicativa del suo Art. 11.

    […omissis] Quanto alle forme di espressione della volontà, sia la normativa regionale che quella nazionale si limitano a stabilire che la dispersione delle ceneri venga consentita in base alla espressa volontà del defunto. Pertanto appaiono certamente idonee allo scopo tutte le forme individuate dalla legge che consentano di far emergere esplicitamente e direttamente la volontà del defunto, quali, ad esempio, le disposizioni testamentarie, le dichiarazioni autografe, dichiarazioni sottoscritte esplicitamente a tal fine (nell’ambito, ad esempio, di iscrizione ad associazione riconosciuta che abbia tra i propri fini quello della cremazione dei cadaveri), o altre forme di manifestazione di volontà ritualmente rese di fronte a pubblici ufficiali.

    Peraltro, tenendo conto che la normativa non si sofferma sulle specifiche forme nelle quali debba manifestarsi detta volontà, dovrà altresì ritenersi valido, analogamente a quanto avviene nella disciplina dell’autorizzazione alla cremazione, il riferire da parte dei congiunti che il defunto aveva manifestato verbalmente in vita la volontà di dispersione delle proprie ceneri; poiché tale procedura non è esplicitamente regolamentata dalla norma statale, si ritiene che la volontà del defunto possa essere certamente provata
    mediante dichiarazione ritualmente resa dal coniuge, ove presente, e da tutti i congiunti di primo grado di fronte a pubblici ufficiali, e la cui sottoscrizione sia appositamente
    autenticata. Resta inteso che qualora nuove norme nazionali intervengano a regolare la materia, non ci si potrà che riferire alle stesse in ordine alle modalità di espressione della volontà del defunto.

    Per quanto riguarda i luoghi in cui può avvenire la dispersione delle ceneri e i soggetti competenti ad eseguire la stessa, occorre riferirsi a quanto espressamente previsto nel comma 2 dell’art. 11, con la precisazione che, ovviamente, la autorizzazione alla dispersione potrà riguardare solo luoghi che insistono sul territorio regionale. Nell’atto di autorizzazione alla dispersione rilasciato dall’Ufficiale di stato civile andranno
    quindi opportunamente indicati:
    1. la persona incaricata di eseguire la dispersione delle ceneri, tenuto conto dell’eventuale volontà espressa del defunto in tal senso, o, in mancanza di questa, individuata fra i soggetti citati dal richiamato comma 2 dell’art. 11 e nell’ordine riportato dallo stesso;
    2. il luogo, anche sommariamente individuato nel caso di dispersione in natura, ove avverrà la dispersione delle ceneri, secondo quanto disposto in vita dal defunto o, in alternativa, in base a quanto indicato dalla persona autorizzata alla dispersione, come individuata al punto precedente.

  19. Raffaele

    Non mi è chiaro se posso disporre la dispersione delle mie ceneri in mare. La mia residenza è in Emilia Romagna. Quali adempimenti devo eseguire in vita affinché la dispersione in mare sia fattibile da parte dei miei figli? Grazie, Raffaele

  20. Carlo

    X Valentina,

    la volontà di disperdere le ceneri derivanti da cremazione, tramite disposizione inequivocabile del de cuius (è, quindi necessaria la forma scritta!) va formalizzata all’Ufficiale dello Stato Civile che rilascia apposita autorizzazione, e non certo all’impresa di onoranze funebri, la quale riceve semplicemente mandato, dalla famiglia, per il disbrigo di pratiche amministrative che hanno tutt’altro significato. In nessun caso l’impresa può sostituirsi, nemmeno come semplice nuncius, ai famigliari nella manifestazione della volontà d sversare in natura le ceneri di un defunto. Gli stessi famigliari, poi non riportano certo la loro volontà, semmai quella del defunto (laddove ciò sia permesso) attraverso apposita verbalizzazione ritualizzata nelle forme dell’atto sostitutivo di atto di notorietà.

    Molto dipende, in realtà, dalla legge regionale di riferimento, in effetti, quasi tutte le regioni (Emilia-Romagna esclusa, ad esempio), per procedere ad autorizzare la dispersione chiedono di produrre agli atti una disposizione del de cuius, resa nella forma testamentaria o attraverso apposita iscrizione a società cremazionista. Questa manifestazione di volontà rafforzata ed inoppugnabile si rende necessaria perché la dispersione :

    1) è atto irreversibile
    2) ha riflessi di natura penale
    3) è di sola eleggibilità da parte del soggetto interessato.

    Nel caso in esame l’autorizzazione alla dispersione se non conforme, come mi par di capire, alla volontà del de cuius, potrà senza dubbio esser annullata o revocata da parte dell’Ufficiale di Stato Civile.

  21. Valentina

    Una domanda relativamente alla possibilità variare la richiesta di dispersione delle ceneri: dopo la scomparsa di mio padre, presso l’ufficio delle onoranze funebri, mia madre ha richiesto la dispersine delle ceneri, forse in un momento di confusione dovuto al trauma delle recente perdita, ma non ponderando fino in fondo il risultato di questa scelta e volendo interpretare il volere di mio padre ma senza aver mai avuto una esplicita richiesta da parte sua di quali fossero le sue volontà. Leggo invece che per la dispersione e’ necessario una volontà espressa del deceduto. E’ possibile annullare la richiesta e invece far tumulare le ceneri anziché disperderle

  22. Carlo

    X Anna,

    In effetti, alcune regioni, come ad esempio l’Emilia-Romagna, ammettono la soluzione da Lei prospettata, altre, quali la Lombardia la escludono categoricamente, proprio per evitare forzature o strumentalizzazioni sull’inequivocabile volere del de cuius che deve esser agevolmente dimostrabile, attraverso una sua disposizione in tal senso.

    Anche la Toscana pare aderire a questo orientamento più rigido, e richiede l’espressa volontà della persona scomparsa, da manifestarsi all’Ufficiale di Stato Civile.

  23. Anna

    Salve, vorrei fare una domanda riguardante le normative per la dispersione delle ceneri.
    Mi sono appena state consegnate le ceneri di mio nonno, deceduto a Brescia, il quale aveva espresso più volte- ed a diverse persone, tra cui tutti i suoi figli e nipoti- la volontà che esse venissero disperse in uno specifico luogo in Toscana. Questo desiderio è però sempre stato espresso solo a voce.
    Ora, leggendo l’articolo e i commenti che mi hanno preceduta, mi pare di capire che questo sia un ostacolo insormontabile all’esaudimento delle sue volontà, ma mi chiedevo se non si potesse aggirare il problema mediante l’esecuzone di una Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà secondo l’ art. 47 D.P.R. 445/2000, dove dichiariamo di essere a DIRETTA conoscenza che la volontà del de cuius era che le proprie ceneri fossero
    disperse.
    Vi ringrazio in anticipo per qualsiasi chiarimento a riguardo.

  24. Carlo

    Non potrebbe eccepirsi l’ipotesi secondo cui l’urna cineraria abbia anche un valore pecuniario importante, a ragione delle sue caratteristiche artistiche o del materiale pregiato con il quale essa sia stata realizzata: invero quest’ultima conosce il vincolo di destinazione in forza della funzione (la raccolta e la conservazione delle ceneri) cui è preposta, e se di semplice “cosa” si tratta, tralasciandone, per un attimo l’aspetto sacrale, partecipa dell’intimo carattere di extracommerciabilità del suo pietoso contenuto di spoglie umane calcinate.

    Popo probabile, ma non del tutto impossibile è il caso che il de cuius il quale abbia disposto nel senso di provvedere alla dispersione delle sue ceneri una volta decorso un certo lasso di tempo, o abbia riconosciuto detta facoltà, in qualsivoglia tempo, in capo all’affidatario dell’urna cineraria, così il semplice contenitore verrebbe a perdere la primitiva caratteristica di incommerciabilità e nella titolarità proprietaria relativa ad esso si succederà secondo le consuete regole che governano l’acquisto di un bene a titolo di erede o di legatario (ma con quali implicazioni morali ed etiche un’urna, ancorchè dismessa può formare oggetto di diritti a contenuto patrimoniale???)

  25. Valerio

    Scusate tutti per l’off topic ma è importante: Fiorenza, ho letto per caso il tuo commento navigando a caso su internet (Pensa appunto, il caso) so che hai scritto l’anno scorso il tuo commento ma spero leggerai. Se intendi l’Alberto L… che risiedeva in Toscana (Maremma) so per certo dirti dove trovare la targa, sono il figlio. Se vuoi puoi contattarmi via email e ti dirò tutto ciò che vuoi sapere. Auguro a tutti una buona notte.

  26. Carlo

    X Antonio,

    “Dura Lex, sed Lex” dicevano gli Antichi Romani puristi del diritto, la norma in questione, almeno in Regione Lombadia è netta, tagliente (per una volta almeno) e non ammette deroghe proprio per i riflessi di natura penale che la dispersione in natura delle ceneri comporta. E’bene ribadire il concetto: in Lombardia per effetto dell’allegato n. 5 alla Delibera 20278 adottato in attuazione dell’Art.8 della Legge Regionale 22/2003 e dell’ art. 13, comma 2 regolamento regionale n. 6/2004 la volontà di sversamento delle ceneri in ambiente esterno rispetto al cimitero deve risultare inequivocabilmente da disposizione scritta del de cuius stesso, e tale volere non può esser surrogato da soggetti terzi, i quali, magari agiscano come nuntius rappresentando lo stesso nel processo verbale redatto dall’Ufficiale di Stato Civile e prodromico rispetto al rilascio della relativa autorizzazione ex Art. 411 Cod. Penale così come novellato dalla Legge n. 130/2001 in quanto la dispersione è di sola eleggibilità da parte della persona defunta

    Giuridicamente l’escamotage da Lei individuato e suggerito regge, ha fondamento tecnico ed è funzionale allo scopo (nobilissimo, per altro) che si vuol perseguire; il “trucco” allora, è far varcare alle ceneri il confine amministrativo tra Lombardia ed Emilia Romagna, affinchè quest’ultime possano rientrare nella più elastica giurisdizione emiliano-romagnola in modo da poter esser disperse, purchè in territorio emiliano romagnolo, in quanto la necessaria autorizzazione produce e, parimenti esaurisce i propri effetti all’interno della circoscrizione geografica in cui si perfeziona ed è accordata (è il cosiddetto principio della competenza territoriale).

    Si potrebbe procedere così: dopo aver ottenuto lo Jus Sepulchri provvisorio in un cimitero dell’Emilia Romagna (come titolo di accoglimento potrebbe anche bastare l’autorizzazione al deposito temporaneo in camera mortuaria, senza la necessità di acquisire la concessione di un tumulo ex Art. 343 Regio Decreto n. 1265/1934) il comune lombardo presso cui oggi sono custodite le ceneri ex Art. 80 comma 5 DPR 10 settembre 1990 n. 285 autorizza, in base allo Jus Sepulchri di cui sopra il trasferimento nel comune emiliano romagnolo, senza, per altro, poter sindacare sulle ragioni o sull’eventuale legittimità che spingono i dolenti a richiedere questo trasporto. L’istruttoria, infatti, non può eccedere la valutazione dei meri titoli formali. Una volta giunti in Emilia Romagna con le procedure di cui alla DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 13 ottobre 2008, n. 1622 si provvederà a formalizzare dinnanzi alle autorità competenti (L’ufficiale di Stato Civile) la volontà di disperdere in natura le ceneri.

    Attenzione: Il TAR Toscana, sez. II, con sentenza n. 2583/2009 del 2 dicembre 2009 è intervenuto per chiarire come l’autorizzazione alla dispersione delle ceneri sia propria dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune nel quale si attua la dispersione stessa.
    Laddove questa giurisprudenza si consolidasse non resterebbe che modificare le norme di quelle Regioni le quali hanno, invece, stabilito l’attribuzione dell’autorizzazione al Comune di decesso (se la dispersione è contestuale alla cremazione), ovvero a quello presso cui si trovano le ceneri, per urne precedentemente tumulate in cimitero o custodite presso un domicilio privato.

  27. Antonio

    Gent.mo Sig.re Carlo
    Mia sorella, deceduta ad Agosto del 2011, in punto di morte aveva fatto promettere alla mia altra sorella di disperdere le ceneri. Attualmente le ceneri sono presso la residenza della mia altra sorella in provincia di Como. Purtroppo mia sorella non ha avuto la possibilità di scrivere questa sua ultima volontà ma l’ha solo manifestata a voce prima a mia sorella e poi a me ed al suo compagno. Abbiamo aspettato più di un anno a compiere questo atto sperando che anche la Regione Lombardia si allineasse alla Regione Emilia concedendo la dispersione delle ceneri anche senza uno scritto del defunto ma con la sola dichiarazione dei congiunti. Ora la mia sorella superstite sta avendo una crisi nervosa in quanto continua ad asserire che non ha adempiuto alle ultime volontà della sorella per cui vorrebbe disperdere le ceneri anche senza autorizzazioni cosa che, anche leggendo voi, le ho sconsigliato vivamente. Quale suggerimento mi date? sarebbe possibile trasportare le ceneri in Emilia Romagna (abbiamo dei conoscenti in quella regione) e poi fare la dispersione lì una volta presentata la domanda?
    Resto in attesa di una sua risposta in quanto vorrei evitare atti inconsulti da parte di mia sorella. Grazie in anticipo per i consigli, cordialmente

  28. Carlo

    X Ivar,

    è il giuoco della proprietà commutativa: pur invertendo l’ordine dei fattori il prodotto finale non cambia; fur di metafora il problema ineludibile (ed insormontabile, almeno ad oggi) è che per dar luogo alla dispersione delle ceneri in natura è necessario implementare una procedura aggravata, proprio per i riflessi penali dati dall’Art. 411 C.P., la quale richiede obbligatoriamente una manifestazione di volontà rafforzata dalla forma scritta, e la disposizione testamentaria olografa senza pubblicazione non può produrre effetti giusta l’Art. 620 Cod. Civile.

    Anche a Nardò la questione si porrebbe negli stessi termini perchè senza l’inequivocabile ed espressa volontà del de cuius lo Stato Civile non può autorizzare la dispersione. Ora è verissimo: la Legge 130/2001 che è una strana legge (redatta male ed applicata peggio… se si può) parla di autorizzazione alla dispersione nel rispetto del volere del de cuius senza, però, soffermarsi sulle specifiche forme nelle quali debba manifestarsi detta volontà. La procedura aggravata di cui sopra è stata introdotta dalla Regioni, perchè la Legge n130/2001 nulla dice a tal proposito. A quest’interpretazione, per altro giustificata si addiviene attraverso un articolato ragionamento anche giurisprudenziale: ci sono in effetti nella cultura italiana fortissimi elementi di contrarietà alla dispersione delle ceneri (la Chiesa stessa ha esercitato contro la dispersione delle ceneri una durissima opposizione), perchè essa è una pratica funeraria che confligge pesantemente con il senso comunitario della morte (= il cimitero inteso come città silente dei morti) e con l’identificazione stabile e duratura del sepolcro.

    C’è però una possibile soluzione, per adesso adottata solo dalla Regione Emilia-Romagna con norma positiva. La mia Regione (io, infatti sono di Modena) ritiene valido, analogamente a quanto avviene nella disciplina dell’autorizzazione alla cremazione, il riferire da parte dei congiunti che il defunto aveva manifestato verbalmente in vita la volontà di dispersione delle proprie ceneri; la volontà del defunto può essere certamente provata mediante dichiarazione ritualmente resa dal coniuge, ove presente, e dai congiunti di primo grado nonché dal parente più prossimo individuato ai sensi dell’art. 74 e seguenti del Cod. civile nel caso in cui manchi il coniuge e i parenti di primo grado, di fronte a pubblici ufficiali, e la cui sottoscrizione sia appositamente autenticata.”.

    Il problema, ribadisco il concetto, non è la manifestazione di volontà presso il comune di Lomazzo, per cronico e dimostrato difetto di competenza nell’accogliere la richiesta di dispersione, ma l’espressione della volontà in parola presso il comune di Nardò il quale a rigor di logica dovrebbe pur sempre richiedere la produzione di un atto testamentario da cui emerga il desiderio del de cuius di spargimento in natura delle proprie ceneri e senza la pubblicazione il testamento olografo è solo un pezzo di… “carta straccia”.

    Le ceneri, in attesa che si sblocchi la situazione potranno tranquillamente esser tumulate nel cimitero di Nardò ex Art. 80 comma 3 DPR n.285/1990, ma la faccenda non muta certo i suoi contorni di forte criticità.

    Se, invece, la Regione Puglia dovesse aderire ad una lettura della norma più aperturista e meno rigida così come delineata dalla Regione Emilia Romagna la questione della pubblicazione del testamento sarebbe del tutto superflua ed ultronea.

  29. Ivar

    A questo punto, viste le premesse (come spiegato poco fa qui sotto), mi chiedo se non sia più opportuno seguire quest’altra via:
    chiedere prima di tutto e separatamente, senza motivarlo con la necessità di dare attuazione alla volontà paterna di disperdere le ceneri, al comune di Lomazzo semplicemente l’emanazione del decreto di trasporto, presso il loculo del comune natio, limitrofo a Nardò, o, laddove si potesse, nella casa di proprietà di mia mamma e mio papà nello stesso comune (e mi chiedo se sia posisbile farlo pur mantenendo la’affidamento dell’urna a mia mamma anche s enon residente in loco). Questo ci risparmierebbe di pubblicare il testamento, richiesta proveniente dal comune di Lomazzo (peraltro non atterrebbe a loro, visto che la richiedono – immagino – per produrla al comune di Nardò nell’erronea convinzione anche questi richieda la stessa aggravata proceura della pubblicazione dello scritto…). E in secondo momento si potrebbe a questo punto effettuare la richiesta di dispersione giù inPuglia, al comune di Nardò, nella speranza (verificando prima) appunto che ritenga sufficiente lo scritto di pugno di mio padre senza bisogno di ricorrere anche alla pubblicazione per foraggiare la casta notarile. E’ una via percorribile secondo lei?

  30. Carlo

    Gentile Ivar,

    1) Il Comune di Lomazzo dovrebbe ricordare che ex Art.1 Legge n.241/1990 l’azione amministrativa deve esser improntata ai principi di economicità, di efficacia, di imparzialità (anche secondo il dettato costituzionale), di pubblicità e di trasparenza, mentre è vietato, sempre ope legis, l’inutile ed arbitrario aggravamento del procedimento stesso attraverso cavilli, orpelli e fronzoli burocratici, tuttavia condivido la sua strategia di tenere, verso certe richieste un profilo basso e non troppo battagliero, si tratta, in altre parole della cara e vecchia politica dell’appleasement, capace con saggezza e lungimiranza (nonchè con molta pazienza ed abnegazione) di produrre buoni effetti ed risultati sperati.

    2) su certe pratiche illegali di dispersione clandestina omissis…meglio soprassedere e far finta di non saperne nulla, la redazione di questo sito da quando si è formata ha convintamente sposato una linea legalitaria di assoluto dispetto della Legge, ancorchè intorcinata ed ahimè oscura; poi attenzione perchè, dopo tutto, la dispersione delle ceneri NON AUTORIZZATA configura una fattispecie di natura penale punita dall’Art. 411 C.P. addirittura con la reclusione, quindi lo sversamento in natura delle ceneri “fai da te”, senza i necessari crismi di legge, può esser foriero di gravi guai giudiziari, e districarsi tra le lungaggini di un brutto processo penale non deve esser gradevolissimo, anche per i costi da affrontare quando si finisce nel tritacarne della giustizia italiana. Tutta la dottrina, infatti concorda su quest’aspetto: nell’esaminare la norma incriminatrice della dispersione delle ceneri l’antigiuridicità del delitto non è esclusa dal fatto che si esegua la volontà del defunto, siccome una volontà privata non può disporre dell’applicazione della legge, e detta volontà escluderebbe il delitto solo se fosse ammessa dalla legge stessa.

    3) la procedura della riconsegna delle ceneri mi pare un po’ farragginosa, ma tutto sommato corretta ed inappuntabile, sotto il profilo formale, almeno per i commentatori della polizia mortuaria inclini, come sono io, al “barocco giuridichese”. I passaggi sono i seguenti: a) l’atto di affido esaurisce i propri effetti nell’ambito del comune che lo ha rilasciato. b)l’affidatario (in questo caso Sua madre) rinuncia all’affido. c) Le ceneri, mentre si perfeziona il decreto di trasporto verso il comune di Nardò, sono temporaneamente conferite in cimitero dove sosteranno in camera mortuaria. d) successivamente il titolare del decreto di trasporto accordato dal comune di Lomazzo, divenendo incaricato di pubblico servizio ex Art. 358 Cod. Penale, così come richiamato dal paragrafo 5 della Circ. MIn. 24 giugno 1993 n. 24, prenderà il consegna l’urna, su propria responsabilità per il trasferimento in Puglia. Ex Art. 80 comma 5 DPR n.285/1990 e Art. 3 comma 1 Lettera f) Legge n.130/2001 il trasporto delle ceneri è comunque soggetto ad autorizzazione comunale ma non richiede le consuete precauzioni igienico-sanitarie o autoveicoli speciali come l’autofunebre, occorrenti, invece, per il trasporto di salme e cadaveri. L’urna allora potrà esser recata a nardò con un normale mezzo di trasporto (automobile, treno, aereo…)

    4) Ai sensi dell’ Art. 6 Legge n.241/1990 l’istruttoria finalizzata alla concessione dell’autorizzazione della dispersione delle ceneri non può eccedere dalla mera valutazione della legittimazione legata ai titoli formali (disposizione testamentaria una volta pubblicata ex Art. 620 Cod. Civile), altrimenti essa sconfinerebbe nell’attività giurisdizionale, di conseguenza il comune di Nardò si limiterà a verificare lo Jus Sepulchri, ancorchè atipico ed estremo, in quanto ragioniamo non di sepoltura delle ceneri, ma del loro sversamento in natura, sulla base della documentazione prodotta, ossia della volontà scritta del de cuius e poi accorderà, attraverso lo Stato Civile la propria autorizzazione. La Regione Puglia, attraverso la potestà legislativa concorrente in materia di salute riconosciuta alla regioni dalla Legge Costituzionale n.3/2001, con propria Legge ha deciso di attuare ed implementare gli istituti della Legge n130/2001 ed essi, in Regione Puglia sono già efficaci. Per il principio di cedevolezza tra sistemi normativi di diverso ordine e grado (ubi maior minor cessat direbbero gli Antichi Romani) e gerarchia tra le fonti del diritto, seppur in un ordinamento plurilegislativo come quello italiano, dopo la riforma del Titolo V Cost. il comune, a pena di insubordinazione (leggasi palese violazione di Legge) non può rifiutarsi di applicare una Legge valida e legittimamente in vigore. Semmai, ex Art. 117 comma 6 III periodo Cost. spetta al Comune , per previsione costituzionale, la regolamentazione di dettaglio, in materia di polizia mortuaria, infatti, i comuni hanno da sempre potestà regolamentare, sin dall’epoca del Regio Decreto n.2322/1865, ed oggi per norma positiva ai sensi dell’Art. 824 comma 2 Cod. Civile e degli Art. 344 e 345 Testo Unico Leggi SAnitarie approvato con Regio Decreto n.1265/1934, e, non da ultimo dell’Art. 7 della Legge Regionale Pugliese 15 dicembre 2008, n. 34

  31. Ivar

    Aggiungo una postilla dopo aver sentito il notaio e la sua davvero spropositata richiesta di 1500 euro per la pubblicazione del testamento olografo…in pratica un intero stipendio di un mese di una persona (e che va ad aggiunersi al costo dei funerali) per uno scritto che peraltro non tratta di eredità o di spartizioni di beni materiali (che non ci sono) e che pertanto ci costringe ora con sommo dolore purtroppo perloeno a rinviare l’operazione a data da destinarsi entro l’anno previsto dalla legge…capisco ora ancora di più tutti quanti infischiandosene di norme e procedure fanno l’operazione di nascosto. Dare attuazione alle ultime volontà di un defunto, specialmente a questo tipo di volontà, non dovrebbe essere un lusso…. E’ una vergogna tutta italiana.

  32. Ivar

    Gentilissimo Carlo,
    ringrazio per l’esauriente risposta che ci ha regalato (per ora) un momento di tranquillità.
    Al comune di Lomazzo non hanno opposto ragioni ostative al procedimento, per fortuna, dissipando per tanto i nostri timori.
    Continuano però a parlare di “autorizzazione” (che verrà fornità a dire dell’impiegato dal Comune di Lomazzo stesso in seguito alla nostra presentazione delle volontà per iscritto di nostro padre nella forma pedante del testamento olografo: stiamo quindi provvedendo alla pubblicazione dello scritto presso un notaio ai sensi dell’articolo 620 c.c.) mentre, come ha fatto giustamente notare lei, rectius il loro coinvolgimento nella vicenda dovrebbe limitarsi al semplice concedere o meno l’autorizzazione per il trasporto e di questa e solo di questa si dovrebbe parlare. Ma viste le complicazioni burocratiche diffuse e data la disomogeneità delle normative regionali/locali, direi che è il caso di soprassedere senza cavillare. L’unica cosa che mi lascia un po’ perplesso è la riconsegna dell’urna con le ceneri a loro nel momento dell’accoglimento della richiesta (per poi ridarla a mia madre, nel momento in cui verrà perfezionato l’atto di trasporto e nominata custoe, dicono…non sono sicuro della correttezza di questa procedura…).
    Nel frattempo il Comune sentirà il Comune di Nardò per inoltrare la richiesta (domanda: ma se la regione Puglia, con la sua legge regionale sotto citata autorizza la dispersione delle ceneri in mare, può il comune di Nardò in qualche modo opporsi o trovare ragioni ostative?).
    Comunque, a parte la questione del testamento pubblicato, ho trovato discreta disponibilità.
    Comunque sinceramente, ben comprendo, davanti alla farraginosità delle norme e all’alea di non riuscire a soddisfare le volontà del defunto, quanti ho conosciuto in questo periodo (invero non pochi) e mi hanno confessato in situazine analoga di avere proceduto “clandestinamente” (sia per l’atto in sé, sia per i luoghi, ad esmepio campi privati o terraferma non lontana dai centri abitati) alla dispersione delle ceneri, pratica che pare, per “Passaparola”, essere parecchio diffusa, noncuranti di eventuali conseguenze penali e senza timore di controlli che non pare avvengano mai alla fine.
    Sono comunque felice di riuscire a portare a termine la vicenda nei termini di legge e in regola con il nostro ordinamento (e la coscienza).
    La ringrazio ancora di cuore per la preziosa, puntuale e precisa consulenza, che non trova eguali, almeno sulla rete, a livello informativo sull’argomento.

  33. Carlo

    X Ivar

    1) il rilascio dell’autorizzazione al trasporto funebre di ceneri di cui al capo IV del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 non è propriamente materia di stato civile che è regolato, invece, dal DPR n.396/2000; esso come ogni provvedimento amministrativo gestionale ai sensi dell’Art. 107 comma 3 Lett. f) D.LGS n.267/2000 spetta al dirigente del servizio di polizia mortuaria o a chi ne assolva le funzioni, come ad esempio, nei comuni privi di figure dirigenziali. Poi, d’accordissimo, molto dipende dal regolamento interno di ogni comune ex Artt. 48 comma 2 ed 89 D.LGS n.267/2000 con cui si organizzano i plessi della macchina comunale, quindi Stato Civile e Polizia Mortuaria possono coincidere in un unico ufficio, il dirigente ai sensi dell’ Art. 5 Legge n.241/1990 individua, quale titolare della funzione dispositiva ex Art. 2104 Cod. Civile, per ogni atto (autorizzazioni comprese) un responsabile del procedimento, il quale potrebbe essere materialmente lo stesso dipendente comunale che si occupa anche di Stato Civile, cui delegare sia la fase istruttoria, ma anche il potere di formazione e sottoscrizione del documento, tuttavia il dirigente di settore, per il principio d’imputazione, rimane responsabile dell’atto emanato: nella fattispecie il titolo di viaggio, cioè il decreto di trasporto per l’urna cineraria. Eventuale rifiuto ad accordare l’autorizzazione al trasporto dovrebbe esser motivato ai termini della Legge n.241/1900 ed indicare l’Autorità di Garanzia presso cui presentare eventuale ricorso, d’altra parte non rilevo ragioni ostative di sorta perchè il comune di Lomazzo debba opporsi al perfezionamento del decreto di trasporto quando in apposita istanza di parte inoltrata in bollo presso lo stesso comune di Lomazzo siano chiari e definiti: a) l’oggetto del trasporto, vale a dire le ceneri. b) il luogo di partenza e quello di arrivo, il quale sarà preventivamente autorizzato dal Comune di Nardò, c) generalità dell’incaricato del trasporto, ossia di chi durante il tragitto, prende in consegna l’urna assumendo la qualifica di incaricato di pubblico servizio ai sensi del paragrafo 5 Circ. MIn. 24 giugno 1993 n. 24. E’importante ai fini del rilascio del decreto di trasporto produrre agli atti la preventiva autorizzazione alla dispersione delle ceneri, così da soddisfare la cosiddetta regola della tipicità cui soggiace ogni trasporto funebre (= luogo di partenza ed arrivo debbono sempre esser precedentemente individuati ed autorizzati) altrimenti, nel frattempo, in attesa che si completi il procedimento autorizzatorio volto ad ottenere il benestare alla dispersione secondo la Legge Regionale della Puglia nei modi e nei tempi di cui alla Legge n.241/1990 l’urna verrà temporaneamente depositata nella camera mortuaria del cimitero di Nardò, perchè il cimitero è l’impianto istituzionalmente deputato all’accoglimento finale di ogni trasporto funebre

    2) Tutte le leggi regionali in tema di dispersione delle ceneri in natura, rinviano alla normativa nazionale ovvero alla Legge statale n.130/2001 sono piuttosto ambigue sulle forme in cui debba esser stata manifestata la volontà di dispersione da parte del de cuius. Certo uno jus eligendi sepulchrum così estremo, come, appunto, lo spargimento all’aperto delle ceneri, secondo molti giuristi (ma a nche qui si evidenziano posizioni più articolate, divergenti o possibiliste) è di sola eleggibilità della persona defunta, e pertanto non sarebbe surrogabile da soggetti terzi, anche se questi ultimi fossero i più stretti famigliari de defunto ed in un certo modo gli autentici depositari delle sue ultime volontà. La Puglia pare aderire a quest’interpretazione molto formale delle norma, pertanto una disposizione per il post mortem datata, redatta e sottoscritta dal de cuius è senz’altro uno strumento idoneo a far emergere inequivocabilmente una volontà di dispersione delle ceneri. Se proprio vogliamo esser legalisti sino alla paranoia una disposizione testamentaria olografa per produrre i suoi effetti deve esser pubblicata presso un notaio ex Art. 620 Cod. Civile.

  34. Ivar

    Ringraziandola vivamente per la risposta davvero completa, mi permetto di chiedere ancora la sua preziosa consulenza per alcune precisazioni sul caso di merito.
    1) Come lei giustamente ha precisato, perché il comune di Lomazzo dovrebbe sindacare su una richiesta di dispersione ceneri che si intenderebbe effettuare in altro comune di altra regione? Ma qualcosa mi dice che questo potrebbe essere il caso invece… Come mi suggerisce di muovermi di fronte alle eventuali opposizioni mosse in merito?
    2) e 3) Quindi di ogni autorizzazione-comunicazione dovrebbe occuparsi, in seguito alla nostra richiesta, se ho capito bene lo Stato civile del Comune di Lomazzo sentito il Comune di Nardò? Corretto? Quali iniziative/azioni restano a nostro carico? Da quanto ho letto qui sono.comunicazioni richieste tra ufficiali di stato.civile, mi pare.
    4) Per quanto riguarda l’espressione di volontà del defunto, non mi è chiaro se basti, congiuntamente alle dichiarazioni di non figli e della moglie(nostra madre),uno scritto di suo pugno (a mano, non al computer), anche se non registrato/depositato quando mio padre era in vita nella forma della volontà testamentaria?
    Quali passi insomma ci consiglia di intraprendere ora nel.dettaglio?
    Ringrazio profondamente per l’aiuto

  35. Carlo

    X IVAR

    Qui entra in giuoco il pesantissimo problema di una riforma della polizia mortuaria attuata a livello regionale e non nazionale, per la colpevole inerzia del legislatore centrale.

    Quando sussistano rapporti di extra territorialità, in effetti, vale (o varrebbe???) solo ed unicamente la normativa statale, ossia il DPR 10 settembre 1990 n. 285 che attualmente, in attesa di una sua impossibile modifica, non contempla l’istituto della dispersione delle ceneri in natura.

    Per dirimere questa faccenda assumerei a paradigma Il pronunciamento del TAR Toscana, sez. II, con sentenza n. 2583/2009 del 2 dicembre 2009. Quest’ultimo, infatti, è intervenuto per chiarire che l’autorizzazione alla dispersione delle ceneri è propria dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune nel quale si attua la dispersione stessa, in ossequio a principio implicito e, quindi fondativo di tutto il nostro ordinamento giuridico secondo cui qualsiasi attività soggetta a preventiva autorizzazione amministrativa possa svolgersi solo dopo esser stata autorizzata dall’Autorità, a ciò preposta, del luogo ove essa dovrà consumarsi.

    Pertanto l’autorizzazione alla dispersione delle ceneri non può che spettare che all’Ufficiale dello stato civile del Comune nei cui territorio la dispersione stessa deve essere effettuata, poiché e per tale territorio che si pone la necessità della previa verifica dell’insussistenza di ragioni ostative di natura igienico-sanitaria, mentre non hanno senso altri criteri di collegamento, specie in relazione al Comune di decesso, non solo in quanto del tutto accidentale, sotto questo profilo, ma altresì estraneo agli effetti, seppure potenziali, delle operazioni di dispersione delle ceneri. Obiettivamente, quest’impostazione sugli effetti igienico-sanitari della dispersione delle ceneri, che evidentemente lasciano trapelare preoccupazioni di ordine ambientale, probabilmente non trova grandissimo fondamento, in particolare quando si tratti di dispersione delle ceneri in natura (al contrario, per la dispersione delle ceneri in aree appositamente dedicate sembra mancare, almeno in Italia, una qualche discussione sul “carico” di ceneri disperse accettabile per unità di superficie, oggetto, in ambito europeo, di un qualche dibattito).
    Tuttavia, la sentenza risulta in sé importante andando a riconfermare, laddove ve ne fosse necessità come la componente della competenza territoriale non costituisca un fattore in sé agevolmente superabile, ma costituisca carattere che attiene tanto alle norme (siano esse di rango primario, oppure di rango secondario), quanto alle autorizzazioni amministrative.

    Quindi, dopo questa lunga, ma doverosa premessa mi siano consentite le seguenti osservazioni.

    1) Certo, secondo la Regione Lombardia le richieste di autorizzazione a cremazione e conseguente dispersione delle ceneri dovrebbero preferibilmente esser contestuali (se avvenissero entrame in REgione Lombardia) tuttavia nel caso in esame il Comune di Lomazzo non ha alcun titolo per intervenire o sindacare sulla legittimità di una volontà di dispersione cui si darà seguito sarà eseguita fuori dei confini regionali, oltre i quali la legge lombarda non produce alcun effetto.

    2) Ad autorizzare materialmente la dispersione sarà lo Stato Civile del Comune di Nardò

    3) Il Comune di Lomazzo si limiterà a rilasciare il decreto di trasporto dell’urna cineraria verso il comune di Nardò, dopo aver preventivamente verificato lo Jus Sepulchri (titolo di accoglimento delle ceneri, ossia, nella fattispecie in esame perfezionamento dell’autorizzazione alla dispersione delle stesse da parte del Comune di Nardò) così da ottemperare alla regola della tipicità cui, pur sempre, soggiace ogni trasporto funebre.

    4)) La Legge della Regione Puglia, richiede, per autorizzare la dispersione, l’espressa volontà del de cuius: si ritiene, allora, necessaria la forma scritta; ciò risponde all’esigenza di seguire una procedura particolarmente aggravata, con manifestazione della volontà rafforzata, perchè la dispersione delle ceneri presenta riflessi di natura penale.

  36. Ivar

    Gentilissimo Carlo,
    mio padre, salentino di origini ma residente da anni nel Comune di Lomazzo, nella provincia di Como, è arrivato alla fine del suo percorso dopo lunga malattia ed è stato, come da sua volontà, cremato.

    Le chiedo cortesemente la sua preziosa consulenza perché possa aiutarmi al più presto a risolvere alcuni dubbi relativi ad una successiva dispersione delle ceneri (quando sono andato a chiedere cosa bisogna fare per farne richiesta, oggi, giorno dopo la cremazione, al Comune hanno già storto il naso perché la sua volontà di dispersione non è stata espressa “a caldo” nel giorno stesso della morte e quindi della richiesta di cremazione, perché “orami era stato effettuato l’affidamento delle eneri a mia mare”…e non comprendo sinceramente il dubbio solevato, visto che comunque si tratta di due momenti distinti e a mia mamma non è certo venuto di dirlo subito il giorno ella morte di mio papà congiuntamente alla richiesta di cremazione, né mi pare sussista obbligo di legge o procedurale in tal senso, potendosi anzi effettuare la dispersione i momento successivo).

    Ecco a questione: il mio papà ha espresso in vita inequivocabilmente e più volte la volontà che le sue ceneri fossero disperse in quel mare di cui era originario, in Salento, e che tanto amava (e siamo a conoscenza dei limiti di legge che ne impongono la dispersione almeno a mezzo miglio di distanza dalla costa).

    Nel regolamento di polizia mortuaria che ho rinvenuto sul sito del comune della città di Lomazzo, si dice chiaramente nell’art. 48 sulla Dispersione delle ceneri che:
    “1. Le procedure per la dispersione delle ceneri all’interno del cimitero e/o per la consegna ed
    affidamento delle stesse ai familiari, sono regolate dalla legge n. Legge n. 130/2001, dalla Legge
    Regionale n. 22/2003 e dal R.R. n. 6/2004 artt. 13 e 14”, e in particolare nell’art. 49 che dice:
    “1. La dispersione delle ceneri è autorizzata dall’Ufficiale di stato civile del comune ove è
    avvenuto il decesso, nel rispetto della volontà del defunto, ovvero in caso di ceneri già tumulate,
    dall’ufficiale dello stato civile del comune dove si trova il cimitero
    2. È consentita unicamente in aree a ciò appositamente destinate all’interno del cimitero, in natura
    o in aree private.
    ……
    5. La dispersione in mare, laghi o fiumi è consentita nei tratti liberi da natanti e manufatti.
    6. Sarà cura della persona che effettua la dispersione la verifica circa eventuali limitazioni
    introdotte da normative regionali o comunali.
    7. L’incaricato della dispersione delle ceneri può essere desumibile dall’espressa volontà del
    defunto o, in carenza, la dispersione è eseguita dal coniuge, da altro familiare nel rispetto dei
    gradi previsti dal codice civile, dall’esecutore testamentario, dal rappresentante legale
    dell’associazione cui risultava iscritto il defunto o da personale autorizzato dal comune.
    9. All’atto della richiesta l’avente diritto compila l’apposito modulo, nel quale sono dichiarate le
    generalità di chi effettuerà la dispersione delle ceneri e il luogo ove saranno disperse, e allega la
    documentazione, in originale o copia conforme, dalla quale si evince la volontà del defunto alla
    dispersione.”

    Pertanto tale regolamento recepisce in particolare in questo modo chiaramente in toto anche l’art. 3 comma 1 lettera C) Legge 30 marzo 2001 n. 130 secondo i quale “la dispersione delle ceneri è in ogni caso vietata nei centri abitati, come definiti dall’articolo 3, comma 1, numero 8), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); la dispersione in mare, nei laghi e nei fiumi è consentita nei tratti liberi da natanti e da manufatti;”

    Infine ho già visto che anche la regione Puglia, nei cui mari mio padre desiderava le sue ceneri fossero disperse. Ha disciplinato la materia della cremazione e dispersione delle ceneri in apposita legge (art 12 e 13 della legge Regionale 15 dicembre 2008 n.34, più circolare interpretativa del 7 agosto 2009, n. 24 – anche se non ho rinvenuto quest’ultima), recependo anch’essa in toto il dettato della 130/2001.

    Vengo al nocciuolo della questione: in Comune a Lomazzo hanno accolto, come ho scritto da principio, con diffidenza la richiesta sostenendo inizialmente anche che la dispersione andrebbe effettuata all’interno del territorio comunale (quindi o in cimitero o in natura ove possibile), ma dal regolamento del comune steso sopra citato non risulta in alcun modo tale designazione ristretta di località e anzi, dal sopracitato comma 5 dell’art. 48 si parla chiaramente di dispersione consentita in mare, che non essendo presente in territorio né comunale né regionale, come è noto, suppongo che implicitamente apra le porte alla dispersione in altro territorio comunale dotato di mare appunto…
    E’ corretto? Come dovrei comportarmi e quali passi devo intraprendere per far valere questo diritto a veder rispettate le ultime volontà? Comunque alle mie parole, mentre facevo presenteil regolamento omunale in materia e la legge statale, mi è stato detto di tornare settimana prossima alla presenza dell’impiegato comunale, ora in ferie, che si occupa della materia.

    Infine una questione non di poco conto: se non trovassimo la lettera scritta di suo pugno, che comune ricordiamo lui aveva fatto, non è sufficiente la parola della vedova e dei figli a confermare la volontà espressa più e più volte in vita da parte di nostro padre e cioè questo desiderio che le sue ceneri fossero disperse nel mare dei luoghi dove è nato e dove ogni anno si è recato d’estate per tutta la sua vita? Perché ho letto pareri discordanti in merito, tra chi dice sia necessaria una volontà espressa tramite testamento o iscrizione a società di cremazione e chi dice che serva uno scritto olografo, per qualcuno autenticato per altri non necessariamente, mentre ancora per altri basterebbe una dichiarazione dei congiunti prossimi che riferisca la volontà del defunto alla dispersione (come attestato da numerosi comuni che online mettono a disposizione la modulistica per a dichiarazione sostitutiva di notorietà con la quale si dichiara che il defunto aveva espresso invito chiara volontà che le sue ceneri fossero disperse, indicandone anche la località.

    Infine, sempre in Comune, mi è stato detto che bisogna fare richiesta di autorizzazione al comune di destinazione, quando mi pareva di aver capito che basterebbe semplice comunicazione da parte dell’ufficiale di stato civile del comune di “assegnazione” delle ceneri e residenza del defunto, effettuata con un preavviso di almeno dieci giorni dalla dispersione e quando l’art 49 del sopra citato regolamento di polizia mortuaria del comune di Lomazzo dice al comma 6:
    “Sarà cura della persona che effettua la dispersione la verifica circa eventuali limitazioni
    introdotte da normative regionali o comunali”.

    Insomma, come ci consiglia di muoverci in questa circostanza e alla luce di norme che sembrerebbero chiare e inequivocabili, ma la cui applicazione mi pare attraversi il nostro Paese a macchia di leopardo? Cosa dovremmo fare per vedere le ultime volontà di mio papà finalmente rispettate e immaginarcelo sorridente nel suo adorato mare?

    Grazie per l’attenzione in anticipo e cordiali saluti

    IV

    P.S. Ho omesso di indicare il comune pugliese nelle acque antistanti al quale si vorrebbe effettuare la dispersione delle ceneri. Mio papà ha indicato la località in “porto selvaggio” e luoghi limitrofi e nel mare antistante, parco naturale se non erro nel comune di Nardò, in provincia di Lecce

  37. Carlo

    Per Fiorella:
    Se si trattasse solo di un impedimento “meccanico” alla sottoscrizione di apposita dichiarazione cremazionista, con ulteriore volontà di dispersione delle ceneri si potrebbe, per sempre ricorrere all’Art. 4 DPR n.445/2000 in materia di documentazione amministrativa.

    In realtà, come temo, la faccenda è ben più complessa.

    Comunque, procediamo per gradi: in materia di dispersione delle ceneri, dando applicazione alla legge 130/2001, le Regioni hanno adottato soluzioni differenti. Alcune Regioni hanno previsto la possibilità per l’ufficiale di stato civile di autorizzare la dispersione solo di fronte al testamento o all’iscrizione ad associazione cremazionista. Altre invece hanno ritenuto di accettare anche la dichiarazione con cui i familiari riferiscono la volontà del defunto, di fatto accettando il rischio che la dichiarazione resa non sia genuina nè veritiera.

    Se non vi e’ provvedimento d’interdizione giudiziale, la persona, anche se versa in gravi condizioni di menomazione psicofisica, pe r la Leggeè capace (giuridicamente) e, quindi, o sottoscrive la disposizione per il proprio post mortem o non si puo’ autorizzare la dispersione delle ceneri.

    un incapace (sia per eta’ che per interdizione) non può, per esempio nemmeno far testamento.

    In Regione Lazio si applica, in materia di sversamento delle ceneri in natura la Legge Regionale 28 aprile 2006, n. 4. L’Art. 162 comma 8 presenta riflessi retroattivi, in quanto prevede, in modo esplicito, per le urne precedentemente tumulate o, comunque conservate, a far data dall’entrata in vigore della suddetta legge regionale, la concreta possibilità di dispersione sulla base, però, dell’espressa volontà del de cuius, occorre pertanto una manifestazione formale, con procedura aggravata (occorre , siccome si sconfina in ambito penale)

    La persona eventualmente interdetta, perchè, ad esempio, colpita da grave demenza senile (priva, quindi della capacità di agire), per effetto di sentenza passata in giudicato, possiede il diritto di esprimersi, ma la manifestazione di volontà non può che avvenire a mezzo del nuovo tutore (art. 424 del codice Civile).

    Vi è, però, una questione delicatissima: nell’ordinamento italiano la cosidetta incapacità naturale (= non dichiarata giudizialmente) non e’ considerata, cioè, la persona è capace fino a quando non abbia effetti (art. 421 Codice Civile) una eventuale dichiarazione giudiziale d’interdizione, al punto che in caso di rifiuto, il pubblico ufficiale potrebbe essere imputabile del reato di cui all’art. 328 CP; dall’altro lato, potrebbe esservi la ‘contro-Spada di Damocle’ del reato di circonvenzione d’incapace (art. 643 CP).

    L’ordinamento ha inquadrato il tema dell’incapacità naturale del soggetto secondo le regole dell’oggettività, sia pure con dei correttivi, prescindendo da valutazioni soggettive di terzi, e prendendo in considerazione soprattutto la reale potenzialità del soggetto a concepire il significato dell’atto da lui compiuto. L’incapacità naturale ha presupposti completamente diversi da quelli dell’interdizione e dell’inabilitazione, perché, rispetto a queste, non è necessaria un’abituale infermità di mente, potendo l’incapacità di intendere o di volere essere riferita – come si esprime il legislatore – «per qualsiasi causa». Il motivo di una così ampia previsione, è spiegabile tecnicamente con la seguente considerazione: per ogni causa transitoria ed imprevista d’incapacità non vi può essere né interdizione né inabilitazione. Con il termine incapacità si intende, quindi, la condizione di una persona che non è idonea da sola ad acquistare ed esercitare diritti e assumere obblighi. A tale condizione la legge ricollega gli istituti di protezione, che consentono agli incapaci di svolgere un’attività giuridica, sia pure in via mediata attraverso l’ausilio di altri soggetti. Le cause di incapacità legale di agire sono tassativamente determinate dalla legge: minore età, interdizione legale, inabilitazione. L’incapacità legale e l’incapacità naturale si distinguono per le seguenti ragioni: l’incapacità legale opera de iure, mentre l’incapacità naturale ha rilevanza giuridica solo quando si può fornire la prova rigorosa che il soggetto era effettivamente incapace nel momento in cui compiva l’atto.

    Anche il cadavere di una persona interdetta (la quale non può decidere di sé nemmeno per il tempo successivo alla sua morte) può esser cremato perché se l’interdizione risulta da sentenza passata in giudicato, il soggetto è privo della capacità di agire e non potrà rendere alcuna manifestazione di volontà, ma in suo luogo potrà pronunciarsi il tutore (art. 424 del codice civile).

  38. Fiorella

    buongiorno, vorrei sapere se al momento del decesso di mia madre sarà possibile eseguire il suo desiderio di essere riportata a Roma e disperdere le sue ceneri insieme a quelle di mio padre che ha lasciato un testamento con la specifica di voler essere disperso a Roma con mia madre. Attualmente è stato affidato a noi in casa. Faccio presente che purtroppo ora è affetta da grave altzeimer e non è in grado di firmare una specifica richiesta. Grazie Fiorella

  39. Carlo

    X Franco:

    sì, è possibile trasportare le ceneri all’Estero per poi disperderle in territorio di altro Stato, come ad esempio, negli Stati Uniti.
    Se la morte e la conseguente cremazione del defunto avvengono in Italia, l’Autorità Italiana preposta, ossia il comune di decesso ex Art. 26 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 accorda le relative autorizzazioni all’incinerazione ed al trasporto internazionale ex Art. 29 DPR n.285/1990 (solo nel caso di estradizione del feretro o delle sue ceneri non è richiesta la preventiva verifica dello jus sepulchri come titolo prodromico al rilascio del decreto di trasporto, mentre è necessaria in ogni altro caso di introduzione di trasporto mortuario entro i confini italiani).
    Qui si esauriscono, per difetto di competenza, gli effetti della Legge Italiana; infatti, nei rapporti di diritto internazionale vige il principio di sovranità tra gli Stati; così l’autorizzazione allo sversamento delle ceneri in natura dovrà esser perfezionata dalle Autorità Locali Statunitensi, cioè del luogo dove la dispersione materialmente avverrà, siccome una particolare attività per cui sia prevista un’autorizzazione, (tutte le operazioni di polizia mortuaria, almeno nell’Ordinamento Italiano, soggiacciono a preventiva autorizzazione) non può non essere autorizzata se non dall’autorità a ciò competente, laddove essa dovrà consumarsi.

  40. franco

    la mia è solo curiosità:
    è possibile poter portare e spargere le ceneri mortuarie fuori europa?
    per esempio negli u.s.a.?

  41. Simone

    La mia è prettamente una domanada: QUALCUNO SA DIRMI SE è POSSIBILE SPARGERE LE CENERI IN IRLANDA NEL MARE? GRAZIE

  42. Maria Cristina

    Allora, é una sfortuna risiedere in Lombardia !!
    Ma quando si decidono a rivedere il regolamento nazionale di P.M. ? Forse sarebbe il caso di dare risposte univoche e valide per tutti i cittadini, ovunque residenti, in un settore così delicato.
    Grazie

  43. Carlo

    Solo la pubblicazione del testamento olografo comporta l’obbligo di dare esecuzione alle disposizioni del testatore ex Art. 620 Cod. Civile, anche se di carattere non patrimoniale.

    Con la pubblicazione, il testamento cessa di essere un atto interno del suo autore proiettato nel post mortem.

    Nelle procedure di autorizzazione alla dispersione delle ceneri in natura la Legge n.130/2001 richiede una manifestazione di volontà rafforzata del de cuius (ecco il motivo della forma scritta) proprio perchè lo sversamento delle ceneri all’aperto ha riflessi di natura penale ai sensi dell’Art. 411 C. P. Alcune Regioni, però, come, ad esempio, l’Emilia Romagna sono più possibiliste e seguono una filosofia più elastica.

    In effetti la normativa Emiliano-Romagnola, pur replicando fedelmente i disposti della Legge n.130/2001 non si sofferma sulle specifiche forme nelle quali debba manifestarsi detta volontà, ragion per cui deve altresì ritenersi valido, analogamente a quanto avviene nella disciplina
    dell’autorizzazione alla cremazione, il riferire da parte dei congiunti che il defunto aveva manifestato verbalmente in vita la volontà di dispersione delle proprie ceneri; la volontà del defunto, così, può essere
    certamente provata mediante dichiarazione ritualmente resa dal coniuge, ove presente, e dai congiunti di primo grado nonché dal parente più prossimo individuato ai sensi dell’art. 74 e seguenti del Cod. civile nel
    caso in cui manchi il coniuge e i parenti di primo grado, di fronte a pubblici ufficiali, e la cui sottoscrizione sia appositamente autenticata.

  44. MARIA CRISTINA

    Ma se il testamento olografo del defunto contiene solo disposizioni di carattere non patrimoniale e, nella fattispecie, quelle relative alla cremazione e dispersione delle ceneri, occorre sempre pubblicarlo perché abbia valore ? Se i parenti confermassero per iscritto tale volontà, basata comunque su uno scritto del defunto, perché obbligarli a sostenere oneri e procedure comunque impegnative ? Sarebbe meglio allora chiarire che la soluzione migliore, per chi ha manifesta questo desiderio, risulta essere quella dell’iscrizione alle associazioni del settore .

  45. Carlo

    Per Graciela,

    in buona sostanza i quesiti da Lei posti sono due: il primo verte sulla dispersione delle ceneri in acqua, il secondo, invece, sul titolo di accettazione di una spoglia mortale in un determinato cimitero, meglio se in un sepolcro privato dato in concessione.

    Parto, per comodità dalla domanda sul diritto di sepolcro: lo Jus Sepulchri, istituto mutuato dal diritto romano, nel nostro ordinamento giuridico è regolato, con norma positiva, dal combinato disposto tra gli Artt. 50 e 93 comma 1 del regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    In altre parole la salma di Sua madre ha titolo ad esser ricevuta nel cimitero di Ravenna, vicino ad i genitori se: 1) è morta a Ravenna, 2) era, comunque, residente a Ravenna anche se deceduta in altro luogo e la residenza deve esser provata al momento del decesso, 3) quando era ancora in vita vantava lo Jus Sepulchri (= diritto di accoglimento in concessione pre-esistente) in un dato depolcro privato a sistema di inumazione o tumulazione, all’uopo concesso. Si tratta, in pratica, della cosidetta tomba di famiglia, quale che sia la sua reale capacità ricettiva, anche per le recenti tendenze alla cremazione/riduzione dei resti ossei in cassetta ossario, volte a recuperar spazio nei nostri ormai congestionati cimiteri.
    Lo

    Le salme dei residenti nel comune o di coloro i quali siano deceduti nel territorio del comune hanno diritto ad essere accolte nel cimitero, ma nel campo comune ad inumazione, mentre per collocazione in loculo, in quanto sepolcro privato, il diritto sussiste: a) se pre-esiste la concessione, b) se la persona ha titolo sulla base del regolamento comunale di polizia mortuaria e dell’atto di concessione, c) previo avvenuto ed integrale pagamento della tariffa stabilita ai sensi della lettura combinata tra gli Artt. 95 e 103 DPR n.285/1990, la tumulazione, infatti, in quanto sepoltura privata, è sempre a titolo oneroso.

    Le tumulazioni sono, quindi, sempre sepolcri privati nei cimiteri. L’obbligo di cui all?art. 50, lettera c) DPR 10 settembre 1990, n. 285 nasce dall?adempimento delle condizioni di concessione, fermo restando che, in ogni caso, il diritto di sepoltura nel sepolcro privato deve essere sorto prima del decesso della salma (nonché, ovviamente, condizionato dalla capienza fisica del sepolcro privato ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n.285/1990).

    In Emilia-Romagna, e, quindi, anche a Ravenna, per la dispersione delle ceneri si applica l’Art. 11 comma 2 della Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19, implementato, poi, dalla D.G.R. n.10/2005 così come modificata dalla D.G.R. 13 ottobre 2008, n. 1622, in forza di quest’ultima, la quale eccede anche il limite posto dalla Legge Statale n.130/2001, il de cuius potrebbe aver espresso anche solo verbalmente il desiderio di dispersione delle proprie ceneri; pertanto tenendo conto che la normativa non si sofferma sulle specifiche forme nelle quali debba manifestarsi detta volontà, dovrà altresì ritenersi valido, analogamente a quanto avviene nella disciplina dell’autorizzazione alla cremazione, il riferire da parte dei congiunti che il defunto aveva manifestato verbalmente in vita la volontà di dispersione delle proprie ceneri; il desiderio del defunto può essere certamente provata mediante dichiarazione ritualmente resa dal coniuge, ove presente, e dai congiunti di primo grado nonché dal parente più prossimo individuato ai sensi dell’art. 74 e seguenti del Cod. civile nel caso in cui manchi il coniuge e i parenti di primo grado, di fronte a pubblici ufficiali, e la cui sottoscrizione sia appositamente autenticata.”

    In Emilia Romagna è legittimo disperdere le ceneri nei luoghi consentiti ove il soggetto abilitato alla dispersione sia in possesso di autorizzazione a farlo (ad es. di uno Stato estero, dove è avvenuto il decesso).

  46. Graciela Suprani

    Mio padre (Mezzanese) e mia madre (Ravennata) sono emigrati nel Venezuela nel ´54. Mio padre é morto 11 anni fa e sempre ci ha espresso il suo disiderio (a voce) di spargere le sue ceneri nel Candiano. In quella epoca abbiamo iniziato i procedimenti peró non abbiamo continuato perché c´erano troppi impicci. Adesso é morta mia madre e il suo desiderio era di andare a riposare con i suoi genitori che sono sepolti a Ravenna. Ho capito che le leggi sono cambiate e ci sono piú agevolazioni al rispetto. Vorrei sapere se é possibile soddisfare il desiderio di mio padre e mia madre. Ringrazierei tanto le sue indicazioni.

  47. Carlo

    L’autorità territoriale del luogo dove avverrà la cremazione (Italia???…senza alcuna fretta, per carità!) rilascerà il decreto di trasporto internazionale per la Stato (Sud Africa) cui appartiene il Capo di Buona Speranza, una volta giunte a destinazione le ceneri sarà l’autorità locale geograficamente competente ad accordare l’autorizzazione allo spargimento delle ceneri nelle proprie acque territoriali, in base alla sua legislazione vigente in materia di polizia mortuaria e dispersione delle ceneri.

  48. tiziana

    Buongiorno vivo a roma e quando sarà il mio momento vorrei che le mie ceneri venissero sparse al Capo di Buona Speranza. Cosa dovranno fare i miei figli perchè ciò possa avvenire? grazie

  49. Carlo

    x Sandra
    la cosidetta “sepoltura verde” (green burial, come dicono uelli bravi in Inglese) è già un principio fondativo e, quindi, implicito del nostro ordinamento di polizia mortuaria, siccome la legge nazionale (Art. 75 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285) prescrive che qualunque cosa vada inumata e cioè feretri, contenitori di resti mortali, urne cinerarie (laddove possibile, come ad esempio qui da noi in Emilia Romagna) contenitori di parti anatomiche riconoscibili o di prodotti del concepimento debba esser assolutamente biodegradabile, proprio per favorire il naturale decomporsi della materia organica a contatto con il terreno.
    La Regione Emilia Romagna con l’Art. 2 del REg. REg. n. 4/2006 introduce un nuovo concetto di green burial, in effetti il comma 4 della norma regionale Il comma 4 contiene un’altra rilevante novità, che modifica il contenuto dell’art. 69 del D.P.R. 285/90.
    Difatti ora le fosse possono essere riempite non in ordine progressivo , ma anche in maniera casuale, quel che conta è che vi sia una chiara individuazione planimetrica sotterranea. Deve essere garantito inoltre che i campi siano dei riquadri (spazi di superficie quadrangolare).
    In altri termini, in base a quanto individuato dal piano cimiteriale, il Comune potrà consentire anche che le sepolture siano effettuate non una di seguito all’altra, pur in presenza di disposizione planimetrica sotterranea predefinita.
    La possibilità di procedere con le inumazioni non in linea retta e, quindi, strettamente decisa dall’ordine cronologico delle sepolture, ma anche su precisa e libera scelta dell’utenza configura per certi aspetti la fattispecie del cimitero americano dove sono i dolenti a determinare la posizione della fossa per ragioni ideali, estetiche (la zona è più ombreggiata o abbellita da piante pregiate) religiose (la fossa è orientata ad EST, verso Gerusalemme come a accade per i cimiteri ortodossi). Non è chiaro se questa libertà del consumatore di servizi cimiteriali possa esser sottoposta ad ulteriore tariffazione, tenendo conto che già l’inumazione, di per sè, è prestazione a titolo oneroso. Il versamento della relativa tariffa conferisce solo il diritto d’uso della fossa e non si configura mai come una surrettizia concessione per sepoltura privata.
    Una tale innovazione, che può avere riflessi sia sui modi di sepoltura, sia sul sistema tariffario, sulle garanzie di identificazione dei feretri inumati deve essere attentamente valutata per quanto comporta sia nella organizzazione della sepoltura, sia per quella delle esumazioni.
    è consentita una nuova tipologia di inumazione in terra, cosiddetta “a camera d’aria”, nella quale il feretro è posto a contatto diretto con il terreno e intorno si crea una camera d’aria attraverso pareti portanti il terreno, capaci di garantire almeno 70 cm. di terra tra il piano di campagna e il piano orizzontale che copre il feretro stesso. Si tratta di una sorta di loculo senza il fondo (a -1,50 metri) e con lastra di copertura capace di creare originariamente una camera d’aria e al tempo stesso di sostenere il peso del terreno per almeno 70 cm., fino al piano di campagna.
    V’è, poi, un’altra grande novità, per altro introdotta dalla Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10, ovvero la possibilità di utilizzo di solo lenzuolo nel caso di inumazione. In tal caso è necessario il previo parere favorevole della locale ASL ai fini di cautela igienico sanitaria, anche se il trasporto funebre deve comunque essereeseguito con cofano mortuario adeguato (cosicché il cadavere avvolto nel lenzuolo viene estratto al cimitero al momento della inumazione). Per come è scritto l’Art. in questione, l’impiego del solo lenzuolo non è limitato a chi professa determinate religioni che impongono tale scelta, ma anche per coloro che per proprie convinzioni vogliano procedere in tale maniera.

  50. Sandra

    ciao. sono felice che sempre più persone si interessino a questo argomento, Vorrei fare qualcosa di più.Vivo a Rimini e vorrei proporre questa alternativa al mio sindaco.Mi sapete dire quali problemi si possono rilevare nella burocrazia perchè non mi rassegno e le cose difficili mi intrigano. Grazie mille.

  51. Carlo

    Sì, ad oggi (e senza alcuna fretta…per carità!) la scelta della cremazione con conseguente affido o dispersione delle ceneri, in Puglia, è senz’altro possibile e legittima: si vedano a tal proposito gli Artt. 12 e 13 della Legge Regionale 15 dicembre 2008, n. 34 con relativa circolare interpretativa 7 agosto 2009 n. 24.
    La Legge Regionale Pugliese, rinviando direttamente alle disposizioni della Legge n.130/2001 supera, di fatto, la procedura d’autorizzazione dettata dall’Art. 79 DPR 10 settembre 1990 n. 285, così la potestà autorizzativa in tema di cremazione, affido e dispersione delle ceneri si concentra in capo ad un solo soggetto: L’Ufficiale dello Stato Civile.
    Rimane, pur sempre, centrale la volontà del defunto, da esprimersi, quando egli sia ancora in vita nelle forme dettate dalla Legge n.130/2001.
    Per la modulistica si faccia riferimento agli allegati 6, 7, 8, 9 della suddetta Circolare Regionale 7 agosto 2009 n. 24

  52. ANTONELLA

    PER GENTILEZZA SONO MESI CHE MI RODO IN RISPOSTE CHE NON HO.SONO PUGLIESE VIVO CON L’ANGOSCIA DEL MIO DECESSO.NON VOGLIO FINIRE NE’ IN UN LOCULO NE IN UN TERRENO VORREI ESSERE CREMATA MA A CONDIZIONE CHE LE MIE CENERI NEL MODO PIU’ ASSOLUTO NON FINISCANO NEL CIMITERO DELLA MIA CITTA’.DUE LE SCELTE: LA DISPERSIONE IN MARE,MI PIACEREBBE,OPPURE LA CUSTODIA IN CASA DELL’URNA.VORREI ATTIVARMI DA SUBITO AFFINCHE’ QUESTO ACCADA,MA COME?HO 46 ANNI E 3 FIGLI.GRAZIE

  53. Carlo

    Gentile Fiorenza,

    riporto, qua di seguito l’Art. 7 dellaa LEGGE REGIONALE TOSCANA 31 maggio 2004, n. 29:

    [omissis]

    “Art. 7
    Senso comunitario della morte

    1. Perché non sia perduto il senso comunitario
    della morte, nel caso di consegna dell’urna
    cineraria al soggetto affidatario, secondo quanto
    disposto all’articolo 2, e nel caso di dispersione
    delle ceneri, per volontà del defunto, espressa
    attraverso una delle modalità di cui all’articolo
    3, comma 1, lettera b), della legge
    130/2001, é realizzata nel cimitero apposita targa,
    individuale o collettiva, che riporta i dati
    anagrafici del defunto.
    2. Devono essere consentite forme rituali di
    commemorazione anche al momento della dispersione
    delle ceneri”.

    La Legge Regionale, però, non precisa in quale cimitero debba esser apposta la targa commemorativa. Le ipotesi sono diverse, in quanto il cenotaffio potrebbe esser affisso:

    1) Nel cimitero che insiste nel territorio del luogo di decesso (…e se la morte è avvenuta fuori regione?)
    2) Nel cimitero del comune di abituale residenza
    3) Nel camposstanto al cui interno sorge l’impinto di cremazione

  54. fiorenza

    se qualcuno può aiutarmi ringrazio,qualche anno fa è morto un mio carissimo amico,Alberto Lilli,io non ho partecipato ai funerali non ero in italia,non ho più contatti con la famiglia,so solo che è stato cremato in toscana e le sue ceneri disperse,vorrei sapere come posso fare per capire se è stata messa una targa,o qualsiasi cosa,per andare a mettere un fiore,grazie

  55. Carlo

    In linea generale, laddove la residenza non venga provata in via amministrativa con le certificazioni previste (artt. 43, 44 codice civile, art. 31Disp. Attuazione al codice civile, legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e DPR 30 maggio 1989, n. 223), può supplirsi con sentenza del giudice (art. 2907 codice civile). Perché sussista la registrazione amministrativa della residenza e conseguentemente sussista la possibilità di darne prova in via amministrativa, occorre che il relativo procedimento sia stato perfezionato. La dichiarazione di trasferimento di residenza ha il solo effetto di dare avvio al procedimento relativo e non costituisce titolo di prova in via amministrativa (lo potrebbe essere in sede giurisdizionale).

    Per l’introduzione in Italia di cadavere di persona deceduta all’Estero è necessaria la preliminare dimostrazione dello JUS SEPULCHRI = titolo di accoglimento ai sensi dell’Art. 50 DPR n.285/1990, altrimenti il trasporto non può avere luogo, per effettuare un trasporto internazionale di cadavere, ossa, ceneri, resti mortali occorre pur sempre un atto di disposizione con assunzione dei relativi oneri.

    Il seppellimento di cadaveri di persone non decedute nel territorio di un comune o non aventi in esso in vita la residenza, è sicuramente possibile secondo quanto previsto dall’art.50 comma 1, lettera C, del D.P.R. 10.9 1990 n.285. Una sepoltura privata può essere concessa ex novo per la bisogna, a tempo determinato; essere a sistema di inumazione o tumulazione.

  56. mario francis

    una carissima amica sta morendo in inghilterra e suo desiderio sarebbe essere
    seppellita in italia (era residente, ma ha venduto la casa in italia a causa della malattia)cme si deve comportare? deve fare testamento per essere seppellita in
    italiache pratiche vanno fatte? il cimitero dove risiedeva può accoglierla, non avendo più residenza li?
    a chi chiedere preventivi per il trasporto?
    grazie

  57. Carlo

    Quanta confusione.

    Procediamo con ordine:

    1) Il testamento olografo ex Art. 620 Codice Civile deve esser pubblicato per produrre i propri effetti giuridici, altrimenti non ha valore ed è solo un “pezzo di carta straccia”

    2) Ove sussistano rapporti di extraterritorialità (da regione a regione) vale solo la norma statale ossia il DPR n.285/1990 il qule nel proprio articolato non contempla ancora l’istituto della dispersione in nautura delle ceneri (istituto, quindi, stabilito come principio dalla Legge n.130/2001,ma non operativo sull’intero territorio nazionale, perchè carente della regolamentazione di dettaglio.

    Il comune in provincia di Mantova non ha, quindi, titolo nè legittimità per esigere dal comune di Verona il rilascio dell’autorizzazione a disperdere le ceneri, perchè la Regione Veneto è intervenuta con una propria Legge Regionale 04/03/2010, n. 18 del tutto differente e non esiste alcuna proprietà transitiva (compatibilità) tra le due regioni.

    In Lombardia la dispersione delle ceneri in natura è disciplinata dall’Art. 13 del Regolamento Regionale n.6/2004, così come novellato dal Regolamento REgionale n.17″007

    La modifica del suddetto Art. 13, scritta tra l’altro malissimo, considera il caso delle ceneri che risultassero già tumulate alla data di entrata in vigore del Regolamento regionale (10 febbraio 2005), di cui al successivo comma 6, distinguendo, quindi, tra la competenza al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione in occasione del decesso rispetto alla medesima autorizzazione quando si tratti di ceneri già tumulate.
    Tralasciando la considerazione che una norma regionale, e di rango secondario, non avrebbe titolo a definire funzioni in un ambito chiaramente di competenza legislativa esclusiva dello Stato (lo Stato Civile, infatti è di assoluta pertinenza Statale ex Art. 117 Cost), tale distinzione dei ruoli nei due momenti, con la limitazione alle ceneri tumulate alla data di entrata in vigore del Regolamento effettivamente non affronta la situazione delle ceneri che, dopo l’entrata in vigore del Regolamento regionale siano state tumulate e per le quali i familiari, successivamente, richiedano la dispersione sulla base della volontà postuma del de cuius. Andrebbe considerato, oltretutto, come il rilascio dell’autorizzazione, a rigore, spetterebbe all’autorità competente del luogo dove essa debba essere eseguita. A questa considerazione si perviene anche in forza di una recente sentenza del TAR Toscana (pronunciamento n. 2583/2009 del 2 dicembre 2009).

    La Regione Lombardia è poi intervenuta con circolare esplicativa 9/SAN del 2007 in cui si spiega come in caso di ceneri precedentemente tumulate (senza più distinzione tra quelle tumulate prima o dopo l’entrata in vigore del Reg. Reg. n.6/2004) debba intervenire l’Ufficiale dello Stato Civile del comune di prima sepoltura delle ceneri e non quello del comune di decesso.

    Certo, una circolare non è fonte di diritto, essendo un semplice atto amministrativo istruttivo e di indirizzo, ma rappresenta pur sempre un vincolo tra la regione ed i poteri (come quello comunale) ad essa subordinati, in tema di polizia mortuaria a nostro avviso il Comune in provincia di Mantova interpreta troppo rigidamente i disposti di cui all’Art. 13 eg. REg. n.6/2004 e non tiene conto di una lettura “evolutiva” in forza della sullodata circolare.

    Per la dispersione delle ceneri, in Lombardia la documentazione amministrativa è rinvenibile nel modulo di cui all’allegato 5 Delibera 20278 del 21 gennaio 2005

  58. Annalisa

    Mia mamma e’ deceduta a Verona nel 2009. Ha lasciato scritto con testamento ( che non abbiamo registrato in quanto non esprimeva altre volontá) il suo desiderio per la cremazione e dispersione delle ceneri nel suo comune di nascita (in provincia di Mantova) o nel mare. Al momento della morte, il rimbalzo di responabilità da un comune all’altro per le autorizzazioni… Ci ha fatto decidere dopo la cremazione (effettuata a Verona) di portare l’urna presso la tomba di famiglia, in un paese in provincia di Mantova. Ora questo Comune mi dice che per l’autorizzazione non c’è via d’uscita. Loro si rifanno alla legge della reg. Lombardia per la quale, possono dare autorizzazione solo x le tumulazioni precedenti alla legge, ossia prima del t2004. Ma per quelle successive serve l’autorizzazione del Comune di decesso (verona) che a loro richiesta dice di non poter dare l’autorizzazione. Pare di essere in un vicolo cieco…. Secondo quanto scritto da Voi sopra, io capisco che a questo punto l’autorizzazione invece deve essere dal Comune del paese di Mantova dove ora si trova l’urna. Per argomentare con loro a quali leggi e articoli devo fare riferimento?

  59. Carlo

    1) La Grecia non aderisce alla Convenzione Internazionale di Berlino (10 febbraio 1937 recepita con Regio Decreto n.1379/1937) per i trasporti funebri internazionali (di cadaveri, ossa, resti mortali o ceneri), allora trovano applicazione le norme di cui all’Art. 29 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Occorrono, pertanto:

    •Domanda
    •Estratto per riassunto dell’atto di morte
    •Nulla-osta per l’introduzione della salma da parte dell’autorità diplomatica o
    consolare idello Stato estero
    •Certificato dell’A.S.L. attestante l’osservanza delle disposizioni relative al feretro
    ed al iitrattamento antiputrefattivo (art. 30 e 32 )
    •Autorizzazione alla sepoltura rilasciata dall’ufficiale dello Stato civile del Comune
    di idecesso (o distintamente autorizzazione alla cremazione)
    •Altri documenti eventualmente richiesti dal Ministero della Salute
    •In caso di cremazione da effettuare nel comune di destinazione occorre
    il’autorizzazione alla cremazione del comune di decesso ed in caso di morte
    improvvisa io violenta anche il nulla-osta dell’Autorità Giudiziaria
    •Segnalazione alla polizia di frontiera terrestre o aerea.

    La procedura è meglio specificata dal paragrafo 8 della Circ. Min. n.24/1993, ossia:

    1) sarà il comune (dopo il DPCM 26 maggio 2000) nella persona del dirigente/funzionario incaricato a rilasciare l’autorizzazione al trasporto.
    2) detta autorizzazione al trasporto recherà:le generalità del de cuius, la data di morte, di cremazione (o esumazione, estumulazione), la destinazione. Il trasporto dell’urna (o della cassetta dei resti) non è soggetto ad alcuna delle misure precauzionali igieniche stabilite per il trasporto delle salme. Il trasporto di ceneri o resti mortali fra Stati non aderenti alla convenzione internazionale di Berlino, richiede le normali autorizzazioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 285/1990, ma non le misure precauzionali di carattere igienico stabilite per il trasporto dei cadaveri, fatto salvo il caso di ceneri contaminate con nuclidi radioattivi (evento, in vero, piuttosto raro e rarefatto).

    In Lombardia, per disperdere le ceneri già tumulate, prima dell’entrata in vigore del regolamento regionale n.6/2004 avvenuta il 10 febbraio 2005 si applica l’Art. 13 comma 1 del Reg. Reg. n.6/2004 così come modificato dal Reg. Reg. n.1/2007, m solo per le ceneri da disperdersi nel territorio della Regione Lombardia, anche perchè la norma regionale sconta il limite di applicabilità nella regione che l’ha approvata.

    Per ceneri da disperdersi nelle acque territoriali di Stato Estero occorre l’autorizzazione della competente Autorità Estera, da chiedersi, preventivamente presso il Consolato, altrimenti il comune della LOmbardia, rilascerà la sola autorizzazione al trasporto verso la Grecia.

  60. carla

    mio marito cremato al cimitero di Lambrate di Milano e lìresidente, poco prima della sua morte ha manifestato a me (a voce) il desiderio che le sue ceneri fossero sparse sul mar Egeo. E’ possibile farlo a distanza di sei mesi dalla sua morte e, inoltre, la Grecia aderisce al trattato internazionale per la traslazione?
    Grazie.

  61. bruna

    x Carlo, Martina, Marco
    per maggior dettaglio alle già esaurienti argomentazioni, desidero informare che è attualmente in discussione presso gli organi competenti della P.A del Comune di Venezia, la prossima approvazione del regolamento, disciplina e tariffe che verranno applicate per la dispersione delle ceneri in Venezia. Sono stati richiesti pareri e osservazioni circa le competenze che ogni settore contemplato dovrà esporre alla direzione proponente affinchè si giunga di concerto all’attuazione di quanto previsto dalla legge del Veneto.
    Per volontà dell’assessore in carica si intende privilegiare i cittadini residenti in Venezia per quanto riguarda disponibilità e tariffe rispetto ai non residenti.
    Si potrà disperdere le ceneri in laguna nella parte esterna del cimitero di San Michele in Isola, da cui si accederà però dalla parte interna, già fornito di un naturale approdo e banchina di marmo con gradini che degradano naturalmente in laguna che guarda le Fondamenta Nuove, costruito dall’allora progettatore già nel 1875, Annibale Forcellini.
    Non è in previsione che sia permesso spargere le ceneri nei canali o dai ponti, in quanto facenti parte di centro abitato, si calcoli che quasi tutti i canali e rii di venezia sono navigabili e i natanti vi passano anche se solo gondole.
    Si sta verificando in sede competente se è corretto applicare la sentenza del Tar Toscana a cui il Comune vuol appoggiarsi per l’autorizzazione alla dispersione rilasciata dal nostro Comune, in quanto una non regolamentazione in tal senso rischia di far pervenire a Venezia (luogo deputato per la dispersione da molte persone sia italiane che dall’estero) mote ceneri che potrebbero essere rilasciate ovunque da volontà del familiare ma col rischio di sanzioni in caso di abuso e inosservanza delle norme disciplinari.
    Lo stato civile intende portare a compimento la dispersione solo in caso di espressa volontà scritta dal de cuius, presentando atto scritto o volontà testamentaria all’atto della domanda, presumo che sarà una procedura veloce l’ottenimento dell’autorizzazione alla dispersione una volta regolamentata.
    Si prevede che la Delibera di approvazione possa essere presentata tra gennaio e febbraio 2011, quindi sarà possibile per la primavera poter effettuare la dispersione nel Comune tempi tecnici permettendo.
    Verrà data la massima informazione di ciò sul sito del Comune di Venezia una volta esecutiva.
    Ringrazio per l’attenzione.

  62. Carlo

    Sì, si può fare, in quanto la Regione Toscana è già intervenuta, con LEGGE REGIONALE 31 maggio 2004, n. 29, per disciplinare la dispersione delle ceneri.

    La disciplina di dettaglio sarà quella dettata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

  63. Carlo

    Secondo l’Art. 47 della Legge Regionale Veneta in materia funeraria (L.R. 4 marzo 2010, n. 18) le modalità per esprimere la volontà di dispersione sono le stesse dettate dalla Legge 30 marzo 2001 n. 130.
    con la dispersione delle ceneri si può incorrere in violazione del Codice Penale ed è per questo che si opta per una espressione del de cuius rafforzata, occorre, infatti una procedura aggravata per appurare veramente la volontà del de cuius siccome la electio sepulchri è di sua unica competenza.

    SE non c’è una disposizione scritta da parte del defunto (testamento, iscrizione a SoCrem non si può dar luogo alla dispersione in natura siccome si tratterebbe di una “violenza” al sentimento di pietà verso i defunti ed il culto della memoria: questa è l’opinione maggioritaria in dottrina.

    Le ceneri potranno esser disperse solo in cinerario comune ex Art. 80 comma 6 DPR n.285/1990 ed Art. 33 Legge Regionale Veneta n. 18/2010 o, in alternativa in quel giardino delle rimembranze, pur sempre interno al cimitero di cui all’Art. 30 comma 2 Lettera d) della suddetta legge regionale. Su quest’ipotesi sarei più possibilista.
    Conviene comunque attivarsi presso l’ufficio di Sato Civile del comune di Venezia, perchè in ultima istanza esso stesso dovrebbe rilasciare l’autorizzazione.

  64. martina schultz

    Desidero sapere, spero in tempi più che brevi, se è possibile spargere le ceneri di un proprio caro nella laguna di Venezia, benchè questi abbia espresso le sue volontà non per iscritto, ma a voce a più famigliari. Se non fosse possibile in laguna, nelle acque del mare più prosssimo a Venezia. A chi ci dobbiamo rivolgere per l’eventuale autorizzazione? Quali sono i tempi per ottenerla?

  65. Carlo

    X Marco

    data la particolarità della laguna di Venezia si potrebbe chiedere una deroga al comune, il quale è pur sempre il soggetto istituzionale titolato ad autorizzare la dispersione.

    Il TAR Toscana, sez. II, con sentenza n. 2583/2009 del 2 dicembre 2009 è intervenuto per chiarire che l’autorizzazione alla dispersione delle ceneri è propria dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune nel quale si attua la dispersione stessa.
    Laddove questa giurisprudenza si consolidasse non resterebbe che modificare le norme di quelle Regioni che hanno, invece, stabilito la competenza del Comune di decesso.

  66. Carlo

    Art. 3 comma 1 lettera C) Legge 30 marzo 2001 n. 130:

    “la dispersione delle ceneri è in ogni caso vietata nei centri abitati, come definiti dall’articolo 3, comma 1, numero 8), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada); la dispersione in mare, nei laghi e nei fiumi è consentita nei tratti liberi da natanti e da manufatti;”

    Ai sensi dell’Art. 50 Legge Regionale Veneto 4 marzo 2010, n. 18 […]omissis La dispersione in mare, nei laghi e nei fiumi è consentita
    nei tratti liberi da natanti e da manufatti.

  67. Carlo

    X Jacopo:

    Nella legislazione italiana le ceneri sono un unicum indivisibile e debbono esser sepolte/disperse nella stessa unità di luogo e tempo.

    Ai sensi dell’Art. 3 Legge Regionale Toscana 31 maggio 2004, n. 29

    1. L’urna sigillata contenente le ceneri può essere:
    a) tumulata;
    b) inumata qualora le caratteristiche del materiale
    dell’urna lo consentano;
    c) conservata all’interno del cimitero, nei luoghi
    di cui all’articolo 80, comma 3, del d.p.r.
    285/1990;
    d) consegnata al soggetto affidatario di cui
    all’articolo 2.

    Qualsiasi altro comportamento ricadrebbe nel penale costituendo fattispecie di reato e dovrebbe esser sanzionato anche in via amministrativa ex Art. 358 Regio DEcreto n.1265/1934, se la violazione è al regolamento nazionale di polizia mortuaria.

  68. marco

    un amico americano mi ha indicato nel testamento come incaricato alla dispersione delle sue ceneri a Venezia. Cosa posso fare ? Le posso spargere in laguna ? se in laguna non è possibile a che distanza dalla costa in mare ? marco

  69. Jacopo Tarantino

    Abito in Toscana. La mia domanda e’ la seguente: mio suocero, recentemente deceduto, ha espresso la volontà della dispersione delle proprie ceneri dopo la cremazione, ma secondo questa modalità: dispersione in due luoghi diversi (siti in due comuni differenti) e una terza parte tumuluta con l’urna nella cappella di famiglia. E’ possibile?
    Grazie

  70. Carlo

    La regione Veneto non ha ancora adottato una specifica norma in attuazione dellla Legge 130/2001 sulla dispersione delle ceneri, è pertanto impossibile provvedere al loro sversamento in naura nel territorio del Veneto

  71. antonio

    ho cremato mio figlio nel comune di padova ora per volontà del defunto voleva che le ceneri fosseso disperse e non conservate.Non trovo indicazioni quali comuni aderiscono a questa mia richiesta . grazie

  72. Necroforo

    La Gran Bretania non aderisce alla Convenzione Internazionale di Berlino del 10 febbraio 1937, trova pertanto applicazione il combinato disposto tra gli Artt. 28 e 80 comma 5 del DPR 10 settembre 1990 n. 285 (approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria).
    La regione Liguria con la LEGGE REGIONALE 4 LUGLIO 2007 N. 24, inegrata, poi, dalla Legge regionale 11 MARZO 2008 N. 4 ha legiferato in materia di cremazione, senza, però, intervenire in materia di trasporti internazionali per ovvio difetto di competenza.

  73. Carlo

    Occorrono solo.

    a) autorizzazione al trasporto rilasciata dallo Stato di partenza con relativo titolo di viaggio (leggasi passaporto mortuario, senza però le cautele igienico-sanitarie occorrenti, invece, per il trasporto di cadavere). Pardossalmente dette cautele si renderebbero necessarie solo per il trasporto di ceneri (caso, invero, assai raro) contaminate da nuclidi radioattivi.
    B) preventiva verifica del diritto di sepolcro per le ceneri (la tumulazione delle stesse presuppone, pur sempre, una sepoltura privata e dedicata). Senza di essa non viene rilasciato il nulla osta per l’ingesso delle ceneri in territorio nazionale. Ovviamente per “sepoltura” s’intendono anche le destinazioni “atipiche” come affido personale/famigliare o dispersione in natura laddove esplicitamente previste dalla legislazione regionale. La Legge 130/2001, recante disposizioni in materia di cremazione, infatti, è in ampia parte disattesa, almeno sotto il profilo nazionale fatte salve le specifiche norme regionali di attuazione.

    Nel caso specifico basta, quindi, dimostrare il diritto delle ceneri ad esser tumulate in un determinato sepolcro secondo il criterio dello jure sanguinis (ossia diritto di consanguineità con il titolare della concessione o i suoi aventi causa (solo se previsto dal regolamento comunale di polizia mortuaria).

  74. Fernanda Panero

    Sono confusa.
    Vorrei tumulare le ceneri di mia madre morta in Inghilterra in Italia nella tomba di famiglia, trovo difficolta’ con le autorita’ locali (Liguria). Che devo fare ?
    Grazie

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