Conflitti sul sepolcro famigliare

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Premessa il diritto di sepolcro si configura come un complesso di situazioni giuridiche assimilabili a queste tre principali fattispecie:

1. Jus Sepulchri = diritto ad esser sepolto in un determinato sacello privato

2. Jus Inferendi in Sepulchrum = diritto a dar sepoltura

3. Diritto secondario di sepolcro = potere che sorge in capo ai consanguinei del de cuius per rendergli i dovuti onori funebri con pratiche di pietas e devozione verso i propri morti.

Va ricordato che la natura tipica delle concessioni cimiteriali importa che la “successione” possa aversi unicamente per discendenza, salvo che angelsquando questa sia esaurita, nel qual caso può avvenire per eredità, anche se con effetti particolari. Infatti, poiché il diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato nel cimitero è un diritto della persona, esso non ha carattere patrimoniale, con la conseguenza che la successione per eredità, esaurita la discendenza, importa che l'”erede” subentri sono negli obblighi derivanti dalla concessione e non nel diritto di poterla utilizzare, a tempo debito. Come si vede, il regolamento comunale di polizia mortuaria assume un ruolo del tutto centrale ed essenziale nella regolazione delle questioni segnalate (Dr. Sereno Scolaro).

Problema:
Guglielmo, nell’imminenza del secondo dopo guerra, vigente il Regio Decreto R. D. 21 dicembre 1942, n. 1880, il cui Art. 71 (1) prevedeva la disponibilità delle sepolture per atti inter vivos o mortis causa diviene titolare di 6 loculi a concessione perpetua disposti su tre ordini verticali, l’atto di concessione (2) a quanto ci è dato sapere prevede la classica formula sibi familiaeque suae, in cui dar sepoltura ai genitori provvisoriamente “parcheggiati” in altro cimitero.

L’atto di concessione , però, non precisa più dettagliatamente quali siano le persone riservatarie del diritto di sepolcro.

Guglielmo non ha rapporti di coniugio o di filiazione, così, nel corso degli anni le tombe disponibili vengono occupate dai suoi genitori e fratelli premorti ed anche dai loro coniugi (essendo quest’ultimi, quali cognati e quindi affini (3) e non discendenti jure sanguinis, s’immagina vi sia stata da parte del fondatore del sepolcro una sorta di autorizzazione assimilabile all’istituto della benemerenza (4) , anche perché all’epoca vigeva l’istituto sociale della famiglia alla allargata e patriarcale, propria delle zone rurali, senza dimenticare come il regolamento comunali di polizia mortuaria in via estensiva potrebbe considerare appartenenti al novero famigliare anche gli affini di primo grado). alla sua morte nel lascito testamentario nomina eredi universali Marco ed Alberto, trasferendo loro, Jus Hereditatis anche il sepolcro gentilizio, così come risulterebbe anche dall’atto di concessione conservato presso gli archivi comunali.

Ora i rami della famiglia con scrittura privata non si sono mai preoccupati di definire un ordine per l’uso dei posti feretro, lasciando questo ingrato compito al triste evolversi egli eventi luttuosi, ovviamente questa situazione di incertezza ha ingenerato il alcuni aventi diritto la legittima, ma del tutto giuridicamente immotivata aspettativa di esser assegnataria di un loculo.
Nel corso dei decenni tutti i 6 loculi risultano occupati da cadaveri o resti mortali, per liberare spazio finalizzato a nuove tumulazioni bisognerebbe procedere alla riduzione o alla cremazione dei defunti ivi sepolti da più di 20 anni ex DPR 15 luglio 2003 n. 254.

Ovviamente, deceduti il fondatore del sepolcro ed i sui fratelli la rissosità tra i cugini è massima perché non si forma mai il consenso unanime per deliberare l’operazione cimiteriale, in quanto inibire il diritto di sepolcro ad un odiato parente significa, per converso, garantirlo in futuro remoto a sé o ai propri cari.

Ora Alberto, nipote ed erede universale, assieme al fratello dell’originario concessionario scompare e nelle sue ultime volontà chiede di esser tumulato nella prestigiosa tomba di famiglia, ma non quale discendente Jure Sanguinis del fondatore del sepolcro, ma in virtù nuovo concessionario subentrato allo zio in forza del testamento, ampliando così la portata dei suoi Jura Sepulchri.

Come sempre si scatena tra i parenti una rissa terrificante.

Per dirimere la faccenda sono necessarie alcune considerazioni di dottrina e giurisprudenza:

1. Se la famiglia del concessionario non è definita dall’atto di concessione la sua definizione deve esser desunta dagli Artt. 74, 75, 76, 77 del Codice Civile.

2. La concessione cimiteriale ha, anche, dei contenuti patrimoniali, ma questi sono direttamente correlati e finalizzati, all’esercizio di diritti 9personali, dato che il diritto d’uso e’ riservato unicamente al concessionario e alle persone appartenenti alla sua famiglia.
Astrattamente, può anche aversi una successione nelle componenti patrimoniali (cappella), almeno nel corso di durata della concessione, successione che non può, mai, estendersi al diritto personale (quello di venirmi sepolto) in quanto i diritti personali non sono successibili. In questo caso, chi eredita, eredita il bene con i suoi oneri (es.: obblighi di manutenzione), mentre il diritto di sepolcro (= di esservi sepolti, cioe’ di usare la cappella ai fini del proprio sepolcro) restano ‘riservati’ (art. 93, 1 dPR 10/9/1990, n. 285) al concessionario e alle persone appartenenti alla sua famiglia (quale definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria e dall’atto di concessione). L’erede subentra negli oneri sulla concessione (fino a che duri), probabilmente (nel caso) solidarmente ad altri membri della famiglia; mentre il diritto di sepoltura e’ “riservato” solo alle persone della famiglia del concessionario. Infine, richiamando la sent. della sez. II civile della Corte di Cassazione n. 12957 del 29/9/2000, in presenza di istituzione di erede universale ma anche di discendenti jure sanguinis del concessionario, si determina che l’erede diventa titolare della ‘proprietà del manufatto’ per quanto riguarda gli aspetti patrimoniali, e fino a che duri la concessione, con tutti gli oneri connessi (la successione ha riguardo sia alle componenti attive ma anche a quelle passive), rimanendo sprovvisto di diritto di sepolcro fin tanto che non siano estinti tutti i membri della famiglia del concessionario, i quali conservano il proprio diritto, primario e secondario, di sepolcro e rispetto ai quali l’erede e’ tenuto ad assicurare ogni comodità ed a ritenerli esenti di ogni onere per quanto riguarda il loro diritto di sepolcro che deriva dall’appartenenza alla famiglia delc oncessionario.
Solo con l’estinzione di tutti i discendenti o, comunque, familiari del concessionario, l’erede potrà – forse – acquisire un diritto di usare, a titolo personale, il sepolcro.

3. L’atto di concessione non precisa la retroattività sui suoi effetti giuridici dello Jus Superveniens, ossia delle successive modifiche del regolamento comunali di polizia mortuaria, di cui si ribadisce la centralità per dirimere liti di questo tipo.

4. vanno tenuti ben distinti i diritti di sepoltura (5) , aventi carattere personale (appartenenza alla famiglia), rispetto ai diritti patrimoniali sul sepolcro (quelli che determinano, tra l’altro, obblighi di manutenzione e conservazione del manufatto, gli eredi potrebbero, quindi, esser semplicemente degli onerati.

5. Anche in base alla sentenza della Corte di Cassazione n. 12957/2000, l’erede testamentario rimane sprovvisto del diritto di sepolcro fino all’estinzione di tutti i membri della famiglia del concessionario d’origine.

6. Di norma il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000). Fatte salve le previsioni del Regolamento comunale di polizia mortuaria in proposito – cioè concernenti la successione delle persone alla morte del concessionario in relazione alla concessione – dato che la concessionaria risulta non avere discendenti che jure sanguinis siano succeduti nei diritti concernenti la concessione, il sepolcro deve considerarsi trasformato in ereditario. Ne consegue che gli eredi, se previsto dal Regolamento, subentrano al concessionario defunto, quando questi non abbia disposto con atto di ultima volontà o altrimenti con atto pubblico in modo diverso.

7. Quando il testamento acquisisca efficacia (pubblicazione se olografo ex Art. 620 Codice Civile, può senz’altro essere riconosciuta la titolarità (patrimoniale) della cappella, ma non la titolaritià di diritto personalissimi come il diritto di sepoltura (= esservi sepolti) in quanto questi sono legati all’appartenenza alla famiglia del fondatore.

8. In parole povere, il “proprietario” ha gli oneri connessi alla “proprietà ” (6), ma l’uso, in quanto diritto personalissimo, e’ legato all’appatenenza alla famiglia (almeno fino a che questa non si estingua).
Rimane pur sempre anche l’aspetto della capienza fisica del sepolcro (dato che i cadaveri non possono essere estumulati, o ridotti, trattandosi di sepolcro perpetuo (art. 86, 1 dPR 10/9/1990, n. 285).

9. Dai dati in nostro possesso non è chiaro se per norma che sorga dal combinato disposto tra atto di concessione (con relativa convenzione) e regolamento di polizia mortuaria si debba di volta in volta far riferimento al concessionario originario oppure ad i suoi di volta in volta aventi causa.

10. Il diritto di sepolcro trova il suo fisiologico limite nella capienza fisica del sepolcro stesso, degradando a mera aspettativa, se non c’è il necessario consenso a ridurre (7) o cremare i defunti precedentemente tumulati lo jus sepulchri non è esercitabile.

Quindi nella fattispecie Alberto, prescindere da vantato, ma ancora indimostrato subentro nella concessione, ha sì titolo ad esser tumulato nella tomba fondata da suo zio, ma in qualità non di proprietario, ma di congiunto Jure sanguinis con il fondatore del sepolcro.

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(1) Tuttavia, tale disposizione era comunque inapplicabile ed “abrogata” fin dal 21 aprile 1942 (cioè da ben prima l’emanazione e la successiva entrata in vigore dello stesso R. D. 1880/1942), data di entrata in vigore del codice civile attualmente vigente, che aveva volutamente affermato la demanialità dei cimiteri.

(2) A fonte Regolamentare locale potrebbe prevedere tanto che al concessionario debba farsi riferimento anche post mortem quanto che i suoi discendenti assumano, a loro volta, la posizione di concessionari (ipotesi che modifica, od amplia, la definizione di famiglia del concessionario).

(3) Pretura di Genova, 30 dicembre 1995 Non sussiste turbativa del possesso quando un congiunto del concessionario originario tumula nel sepolcro “familiare” la propria madre (moglie di un figlio del fondatore del sepolcro), pur senza il consenso degli altri contitolari e senza dare a questi ultimi preventivo avviso del seppellimento, avendo anzi mendacemente comunicato all’autorità comunale cimiteriale che i compossessori avevano acconsentito all’inumazione.

(4) se occorre tumulare (ad es.) un feretro di persona benemerita, occorre l’assenso scritto di tutti coloro che, avendo diritto alla sepoltura in detta tomba, ne autorizzano l’entrata (in quanto rinunciano ad un loro diritto). Difatti l’accesso ad una tomba è in funzione sia del diritto ad esservi sepolto, sia della premorienza rispetto ad altri aventi diritto, fino al completamento della capienza del sepolcro, fatta salva ovviamente la possibilità di traslazione ad altra sepoltura o la riduzione in resti o la cremazione degli stessi.

(5) diritto di sepolcro e’, essenzialmente, un diritto personale, connesso all’appartenenza alla famiglia (di cui la componente patrimoniale e’ strumentale rispetto alla realizzazione del fine primario, quello della sepoltura del concessionario e dei membri della sua famiglia a cui e’ riservata la sepoltura). La condizioone di erede, invece, richiama un contenuto patrimoniale che puo’ rilevare solo se ed in quanto siano esuariti i membri della famiglia e non necessariamente importa l’acquisizione del diritto ad essere sepolti, ma spessissimo i soli doveri dominicali sul manufatto, fino alla scadenza della concessione.
Sulle modalità di ‘”registrazione”‘, comunque la si chiami, delle titolarità derivanti ai discendenti dalla morte del concessioanrio, va fatto rinvio al Regolamento comunale di polizia mortuaria (che, probabilmente, nulla dice, specie se un po’ datato), potendo prevedere un atto ricognitivo, rientrante nell’ambito dell’art. 107, comma 3 D. Lgs. 18/8/2000, n. 267 e succ. modif., a volte su dichiarazione/denuncia (magari anche da effettuarsi entro un determinato termine dal decesso del concessionario), altre volte d’ufficio. La ‘fonte’ e’ sempre e comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria.

(6) Esiste poi un diritto di proprietà sul manufatto e sui materiali sepolcrali, trasmissibile, mortis causa, indipendentemente dallo Jus Sepulchri.

(7) Una volta avvenuta la tumulazione, l’estumulazione è ammessa solo allo scadere della concessione, se a tempo determinato, mentre non è ammessa l’estumulazione se si tratta di concessione perpetua, ma la salma tumulata deve permanere nella sepoltura a tempo indeterminato (art. 86, comma 1 DPR 10 settembre 1990, n. 285), salvo che non ricorra il caso di cui al successivo art. 88, cioè quando venga richiesto il trasferimento in altro sepolcro, o per riduzione in resti.

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117 thoughts on “Conflitti sul sepolcro famigliare

  1. Luigi

    Salve sig. Carlo, le vorrei porre un quesito. Mio nonno negli anni 60 decise di acquistare due loculi in una cappella data in gestione ad una confraternita che, in considerazione della disponibilità, aveva deciso di alienarle alcune ai privati. La scelta di questi loculi, ove ora sono sepolti mio nonno, mia nonna e la sorella, ricadde anche perché al centro della cappella vi era uno spazio dove veniva celebrata messa. L’anno scorso il priore di questa congrega senza interessare minimamente i concessionari dei loculi – quindi anche i miei genitori- ha costruito al centro della cappella due file di nuovi loculi posizionandoli davanti a quelli già esistenti. Ho segnalato il tutto al comune e so che hanno avuto problemi perché i lavori sono stati interrotti per un po’, anche perché si è sicuramente avuto un notevole incremento del carico della struttura, ma ad oggi sono terminati. Le chiedo se il priore poteva effettuare questi lavori senza la nostra autorizzazione anche in considerazione del totale cambiamento della struttura interna. In attesa di una risposta le auguro una buona serata.

    1. Carlo

      X Luigi,

      negli anni ‘60, del secolo scorso, vigente l’art. 71 commi 2 e segg. del Regio Decreto n. 1880/1942 (abrogato solo dal D.P.R. n.803/1975, entrato ij vigore il 10 febbraio 1976) parte della dottrina, benchè l’art. 824 comma 2 Cod. Civile avesse già sancito, con norma positiva, l’appartenenza del cimitero (e per attrazione dei sepolcri in esso insistenti) al demanio comunale, con le logiche conseguenze di cui all’art. 823 Cod. Civile (= inalienabilità, non usucapibilità) parte della dottrina e, soprattutto, della giurisprudenza, riteneva ancora pacifica la trasmissione del diritto di sepolcro per atti inter vivos a contenuto privatistico e, dunque, patrimoniale, sostanzialmente legittimando la compravendita dei beni cimiteriali o il loro trasferimento, da un titolare ad un altro, per successione mortis causa.
      Data questa indispensabile premessa storico-normativa, io, vista anche l’incolpevole promiscuità dei termini linguistici adoperati da Lei, non riesco a capire se Suo nonno con la locale confraternita/congrega (detta altrimenti: corpo morale) abbia stipulato:

      a) un atto di regolare acquisto dei posti feretro, sin quando detta operazione sia stata consentita dalla Legge (nel qual caso si potrebbe – a ragione – discettare di proprietà, pleno jure, dei loculi).
      b) una semplice cessione del diritto d’uso sui loculi stessi, stante la lettera dell’art. 71 Regio Decreto n. 1880/1942 prima richiamato.

      Nel caso di cui al punto a) si potrebbero invocare istituti civilistici strettamente inerenti e connessi all’effettivo esercizio del diritto di proprietà e delle azioni poste in sua difesa. Ad esempio: il frazionamento della proprietà ripartita su singole porzioni d’edificio sepolcrale dà origine ad un’insolita e curiosa forma di condominio… funerario? Si registrerebbe, infatti, una situazione abbastanza simile a quella che, nel diritto privato, è il condominio negli edifici, cioè con uno status di comunione, relativamente alle parti comuni. Ma anche in tal caso, proprio per l’originaria individuazione delle “separate quote”, ciascuno dei “condomini” risponde in ragione proporzionale a queste (come, nel condominio negli edifici i diversi comproprietari rispondono in ragione dei millesimi di proprietà); il ché esclude una solidarietà piena, cioè interessante l’intero sepolcro.
      Nel caso di cui al punto b) la proprietà del manufatto sepolcrale parrebbe, in tutto e per tutto, essere ancora riconducibile alla confraternita/congrega, in senso completo ed esclusivo.

      Si rammenta che trattandosi di concessione ad “ente”, va tenuto sempre presente come vi sia un doppio livello di rapporti, il primo – di diritto pubblico – intercorrente tra Comune ed ente, che può anche essere (in relazione all’epoca in cui sia sorto) perpetuo. il secondo, invece, è intrattenuto tra l’ente e le persone appartenenti ad esso stesso ed ha natura privatistica.

      Sotto questo ultimo profilo la durata di permanenza di un feretro potrebbe anche essere a tempo determinato (essendo indipendente dal rapporto intercorrente tra comune/ente).
      In caso di modifica dell’ordinamento dell’ente, che avvenga, ovviamente, in conformità alla sua natura, l’ente dovrebbe porsi la questione se rapporti pregressi possano subire modifiche a seguito di una successiva diversa regolazione dei rapporti tra ente/appartenenti (aspetto su cui, in assenza di altri elementi, e’ ben difficile fornire indicazioni di sorta).

      Relativamente al problema, da ultimo affacciato, relativo alla denuncia di inizio attività per lavori di ristrutturazione/ampliamento del sacello mortuario si ritiene di dover precisare almeno questi aspetti procedimentali e di diritto:

      Il Testo Unico Edilizia di cui al D.P.R. n. 380/2001 è norma di portata generale, mentre le disposizioni di cui agli artt. 91 comma 3 e 94 D.P.R. n.285/1990 (e, di conseguenza, anche del Regolamento comunale di polizia mortuaria) hanno carattere peculiare (e, quindi, predominano). Oltretutto, anche la disposizione sull’applicabilità del D.P.R n.380/2001 per l’edificazione, da parte di privati, su aree demaniali ha valore di norma comune; non solo, ma prendendo in esame le definizioni di interventi edilizi (art. 3), è abbastanza diffusa l’opinione per cui il Testo Unico debba soccombere alle norme speciali (del Regolamento comunale e dei piani regolatori cimiteriali con relativi strumenti attuativi (pre-condizione, quest’ultimi, per far luogo a concessione di aree cimiteriali; ex art. 91 D.P.R n.285/1990

  2. natalia

    salve devo porle un quesito. Mio nonno è seppellito nella cappella di famiglia, il cui concessionario, fino a qualche tempo fa, credevamo fosse il padre. Al momento la cappella risulta essere totalmente occupata, ma alcuni loculi sono occupati da persone morte anche più di 30 anni fa. qualche mese fa è deceduta mi nonna e la nostra intenzione era di seppellirla nella cappella in cui è sepolto mio nonno. per questo motivo mia madre ha chiesto ai propri cugini il permesso di liberare i loculi occupati da più di 30 anni facendosi carico di tutte le eventuali spese. i cugini non hanno permesso a mia madre di seppellire mia nonna. a questo punto abbiamo controllato la concessione della cappella e abbiamo scoperto non essere intestata al padre di mio nonno, ma al fratello di mio nonno. ora mi chiedo mio nonno nella cappella è un ospite. mia nonna ha il diritto ad essere seppellita insieme al marito. inoltre nella concessione c’è scritto che alla morte del concessionario subentreranno gli eredi. il concessionario è morto 6 mesi prima di mio nonno.

    1. Carlo

      X Natalia,

      situazione complessa e non facilmente risolvibile (se non dinanzi un Giudice, in sede civile) se non si usano intelligenza e saggezza.

      1) sulla natura della tomba (famigliare o ereditaria) fa fede l’atto di concessione, quale atto massimamente probatorio della reale volontà dell’originario titolare della concessione; vale a dire il sepolcro è stato costituito sibi familiaeque suae (cioè dal concessionario primo e per la di lui famiglia?) oppure sibi haeredibus suius (ovvero per il fondatore ed i suoi eredi?): Nel primo caso le persone riservatarie – ex art. 93 comma 1 I Periodo del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – del diritto di sepolcro sono il concessionario ed i suoi famigliari individuati jure sanguinis o jure coniugii, quindi per rapporto di parentela o vincolo coniugale, mentre nella seconda ipotesi il parametro generale per identificare le persone portatrici, in vita, dello jus sepulchri sarà fornito dalle usuali regole civilistiche, assai collaudate, che governano l’ordinario trapasso del patrimonio mortis causa, secondo successione legittima o testamentaria. Secondo l’orientamento costante della Suprema Corte di Cassazione in via presuntiva il sepolcro nasce come famigliare, mentre quello di tipo ereditario sarebbe una sorta di eccezione, quasi un errore calcolato.

      2) la formula “subentreranno gli eredi” è ambigua e persino obliqua, in quando non è specificato altrimenti se l’avvicendamento mortis causa nell’intestazione della concessione sia riferibile anche allo jus sepulchri, attivo e passivo, nella sua completezza (diritto a dare o ricevere sepoltura) o solo alle obbligazioni dominicali di ordine manutentivo, ai sensi dell’art. 63 D.P.R. n. 285/1990, originanti dal cosiddetto diritto sul sepolcro in sé, dunque sulla mera proprietà del corpus compositum (opere murarie, arredi e suppellettili funebri) di cui il sepolcro consta. Paradossalmente il soggetto subentrante obbligato alla cura del sepolcro potrebbe esser sprovvisto dello jus sepulchri, subentrando, così, solo nell’imputazione degli oneri di manutenimento in solido e decoroso stato, dell’edificio sepolcrale. Nel diritto funerario sui sepolcri privati la proprietà del manufatto tombale è sì presente, ma essa è solo strumentale, intermedia ed ontologicamente finalizzata all’esercizio dello jus sepulchri, che, poi, è diritto di essenza PERSONALISSIMA e mai patrimoniale o, comunque, suscettibile di valutazione economica. Si rammenta come la compiuta disciplina dell’istituto del subentro sia demandata esclusivamente al regolamento comunale di polizia mortuaria, cui, per il caso in esame, si opera un necessario rinvio chiarificatore.

      3) I sepolcri tutti (se costruiti entro il perimetro del camposanto) afferiscono al demanio comunale, siccome del Comune sono proprietà impianto (art. 824 comma 2 Cod. Civile) e dovere di assicurare la ciclica funzione cimiteriale (Artt. 337, 343 comma 1 e 394 Regio Decreto n. 1265/1934). Stante l’art. 823 Cod. Civile i beni demaniali non possono formare oggetto di diritti se non nella modalità dettate dalla normativa speciale in materia (in questo caso dalla Legislazione di polizia mortuaria), essi sono pertanto inalienabili, e non usucapibili. Invero si è avuta notizia di qualche sentenza, magari molto risalente nel tempo, ma, comunque, abbastanza isolata, in cui il Tribunale, in una tumulazione indebita (eseguita senza un titolo di legittimazione…) ha ritenuto che il possesso prolungato nel tempo potesse configurare usucapione, tuttavia si è di questo avviso: se Suo nonno aveva maturato in vita lo jus sepulchri con tutti i crismi di legge (o come erede, o come famigliare del fondatore del sepolcro) ora da defunto può godere, secundum legem, del riposo eterno nella tomba, almeno per tutta la durata della concessione, altrimenti, qualora – per assurdo – non ne avesse avuto diritto le controparti interessate, vedendo compresso ingiustamente il proprio diritto di sepolcro, potranno adire il Giudice Ordinario per:

      a) far dichiarare: l’illegittimità della tumulazione attraverso le azioni civili di manutenzione o meglio ancora di negazione ex art. 949 Cod. Civile.
      b) veder riconosciuta la turbativa di sepolcro (ed il conseguente danno?)
      c) ottenere il ripristino dello status quo ante (= l’estumulazione forzata di Suo nonno)

      4) Il coniuge superstite al momento della morte ha diritto ad esser accolto accanto alla spoglia mortale del marito/moglie premorto/a anche quando titolare della tomba non fosse quest’ultimo? Siamo alle solite: nei rilievi dei Tribunali Italiani emergono orientamenti contrastanti, e non si evidenzia una posizione costante in tema di conflitti sul posto feretro ad ogni modo lo jus sepulchri è fatto valere sino alla naturale saturazione dello spazio sepolcrale (art. 93 comma 1 II Periodo D.P.R. n. 285/1990) oltre alla quale non è più esercitabile…insomma se non c’è materialmente più posto per l’immissione di nuovi feretri lo stesso diritto spira ex se e diviene lettera morta (in questo frangente, neppure tanto raro chi prima muore meglio alloggia e si vede garantito il loculo).Facezie mie a parte, tutti i titolari dello jus sepulchri sono, dalla Legge, posti su un livello di pari ordinazione, ragion per cui sarà la cronologia degli eventi luttuosi (= la premorienza) a scandire l’entrata nel sepolcro delle rispettive salme, sino al completamento della capacità ricettiva della cappella funeraria. Lo jus sepulchri, così inquadrato, da diritto ASSOLUTO degrada in legittima aspettativa, tra l’altro è l’unico diritto di cui avvalersi in proiezione dell’oscuro post mortem, quando, appunto, cessa la capacità giuridica.

      5) (in subordine al punto 4) è il combinato disposto tra l’atto di concessione, per quella particolare tomba, ed in regolamento comunale di polizia mortuaria, come parametro generale ed astratto, a stabilire chi abbia effettivamente titolo d’accoglimento nel sepolcro, se le spoglie mortali di Sua nonna abbiano davvero diritto di esser accettate nel sacello gentilizio (o ereditario, a questo punto) deve esser acclarato dal Comune attraverso apposita e formale istruttoria (forme nemmeno troppo strutturata) ai termini dell’art. 102 D.P.R n. 285/1990, le parti interessate potranno produrre agli atti le relative certificazioni anagrafiche, attenzione, però, in realtà è possibile che la tomba siano pervenuta alle odierna famiglia (occorre, a tal proposito, ristabilire la discendenza nei rami famigliari e il riconoscimento del rapporto di coniugio o filiazione, o quello di parentela può essere dato con le ordinarie forme delle certificazioni di stato civile e di anagrafe, tenendo presente il disposto dell’art. 3 D.P.R. 2 maggio 1957, n. 432. A questo proposito, vanno ricordati sia l’art. 18 L. 7 agosto 1990, n. 241 e succ. modif., sia l’art. 43, comma 1 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e succ. modif.). Ma se materialmente non c’è spazio per il feretro di Sua nonna e gli altri parenti non sono concordi (e nessuno può obbligarli, nemmeno il Giudice di ultima istanza, siccome sarebbe una violenza!) nel deliberare un’estumulazione finalizzata a liberare un loculo, perchè non pensare seriamente ad una cremazione? Sarebbe un’interessante soluzione per riunire i Suoi nonni nello stesso loculo (l’uno nella specie ancora di feretro, l’altra sotto forma di ceneri) evitando, così, il contenzioso con gli altri titolati a pronunciarsi, con cui i rapporti, almeno in tema sepolcrale, paiano già poco idilliaci e rischiano di esulcerarsi maggiormente, se ognuno di voi rimarrà attestato sulla rispettiva ed intransigente idea di fondo.

      Vi invito, dunque, a ponderare quest’opportunità.

  3. rosalia aliotta

    Gent. sign. Carlo, ho un grande problema è nessuno è in grado di aiutarmi. Nel 1961 morì mio padre, mio nonno materno compro della terra al cimitero di Palermo regalandolo a mia madre per seppellire mio padre che provvisoriamente era in una tomba di parenti.Mia madre chiese aiuto a i fratelli per la costruzione della tomba gentilizia ma si rifiutarono. Così si addosso tutte le spese mia madre, ma nella tomba vi fu scritto il nome di mio nonno, perchè lui fece da garante.Nella tomba entrò mio nonno sua moglie il primo genito con la moglie, e una neonata (nipote) rimase un posto che mia madre conservava per se, ma un anno prima morì un suo fratello, che aveva detto di togliere il padre per non occupare l’ultimo posto, ma niente fu mantenuto,e occupò il posto di mia madre anche se lei non gli ha dato i documenti della tomba. Adesso il 9/02/2017, è morta mia madre ho deciso la cremazione dato che non viviamo a Palermo da 20 anni per portarla in Sicilia e seppellirla vicino alla sua famiglia come lei desiderava.Ma ho trovato una brutta sorpresa, i figli dello zio che è morto prima hanno fatto una delega a loro favore non completa e blocca tutto. Mi dicono che io dovrei completare la delega a loro favore per seppellire mia madre che è la propietaria della tomba, tutto mi sembra assurdo, mia madre sta ancora in deposito in attesa che si trovi una soluzione, anche se io ho i documenti la delega di mia madre e 2 dei suoi fratelli, cosa posso fare per esaudire il desiderio di mia madre grazie

    1. Carlo

      X Rosalia,
      il Suo problema richiederebbe una trattazione “legale” molto ampia ed approfondita che travalicherebbe lo spazio ed i tempi tecnici di questo blog (ed anche le non eccelse competenze in materia!), pertanto non mi addentro nella questione del rapporti famigliari poco idilliaci (= promesse non mantenute ed impegni smentiti), tuttavia, senza la pretesa d’esser esaustivo, annoto, qui di seguito, alcuni appunti di diritto funerario utili alla positiva risoluzione, auspicabilmente bonaria, del caso da Lei rappresentato.
      1) Lo Jus Sepulchri rappresenta un complesso di situazioni giuridiche, corrispondenti a separati ed autonomi diritti, tra questi spicca, senza dubbio, il diritto alla intestazione del sepolcro (c.d. Jus Nomini Sepulchri); esso si estrinseca nel potere di apporre il proprio nome sul sepolcro da parte del fondatore e di tutti gli aventi diritto tumulati nel sepolcro stesso, data l’individualità “dedicata” della sepoltura; tant’è vero che una delle cause per dichiarare lo stato di abbandono ed incuria di un avello è proprio la mancanza o l’illeggibilità delle iscrizioni recanti gli estremi anagrafici del de cuius.
      2) Secondo ataviche e, quasi ancestrali, regole consuetudinarie (praeter legem?), il diritto alla sepoltura spetta al fondatore del sepolcro — inteso (con presunzione juris tantum) come il soggetto titolare della concessione amministrativa —, al suo coniuge ed a tutti i suoi discendenti, anche nondum nati, al momento della sua dipartita terrena, facenti parte della di lui famiglia. Con tale asserzione, per consolidato e remoto costume, nonché pacifica convenzione, si comprendono allora, rispetto al fondatore, che concentra su di sé tutto lo jus sepulchri attivo e passivo, così da irradiarlo, poi, ai propri congiunti, i familiari caratterizzati da comunanza di sangue (jure sanguinis) e di nome (jure nominis).
      3) Accanto al diritto primario e quello secondario, si configura un diritto riguardante l’intestazione del sepolcro. Se il diritto di sepolcro si pone come espressione ultima dell’unità della famiglia, di un gruppo legato per sangue, storia, affetti, l’intestazione (il nome) è lo strumento con cui essa può essere mantenuta e individuata all’esterno. Lo ius nominis sepulchri spetta presuntivamente al concessionario del terreno demaniale. Una volta che sia stato individuato il nomen sepulchri da parte del fondatore, la conservazione delle iscrizioni funerarie con le indicazioni delle persone sepolte rientra nel diritto alla tutela del sentimento di pietà verso i defunti, diritto che spetta anche ai
      titolari del mero diritto secondario di sepolcro. Ai fini dell’esclusività dell’intestazione della tomba familiare è, comunque, irrilevante il semplice fatto che un soggetto sia, per ovvi motivi amministrativi e di semplificazione, il primo o solo intestatario della concessione di suolo cimiteriale, qualora, ad esempio, risulti pacificamente da apposite convenzioni fra i privati che suolo e tomba siano stati rispettivamente acquistati e realizzati di comune accordo da due differenti famiglie, ciascuna contribuente in ragione della metà delle spese, e avente di conseguenza diritto non solo a metà quota del sepolcro familiare, ma anche alla cointestazione dello stesso. Lei, pertanto, tramite appositi titoli (atto di concessione in primis) deve DIMOSTRARE che Sua madre effettivamente fondò la tomba gentilizia o, comunque, al di là di ogni nominalismo, finanziò l’opera al fine di costituire per sè stessa e la famiglia il diritto di sepolcro, in quella particolare edicola funeraria privata.
      Il mutamento dell’iscrizione riportata sulla lapide funeraria, in quanto idoneo, ad esempio, ad ampliare la cerchia dei soggetti che pretendono di esercitare poteri corrispondenti allo ius sepulchri (come nella fattispecie in cui la nuova iscrizione tenda ad individuare, fra i possibili fruitori, i discendenti di un capostipite anteriore e più lontano rispetto a quello indicato nella lapide asportata), costituisce turbativa del compossesso esercitato sulla tomba, tutelabile con l’azione di manutenzione.
      4) Data la condizione di pari ordinazione tra tutti i portatori, ancora in vita, dello jus sepulchri, l’ingresso delle rispettive salme nel tumulo è scandito dall’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi, ossia dalla premorienza, salvo patti contrari di natura inter-privatistica tar gli aventi titolo, da notificarsi, per conoscenza al Comune (ed ai quali l’Amministrazione rimane estranea nel caso di contenziosi)…insomma chi prima muore meglio alloggia (…primato poco invidiabile!) sino alla conseguente saturazione dei posti feretro disponibili, oltre la quale, per ovvi limiti fisici, lo stesso jus sepulchri spira ex se, divenendo non più esercitabile. Logicamente la capacità recettiva del sepolcro, mentre è piuttosto contenuta per i feretri si dilata, invece, oltremodo per le cassette ossario, poichè in ogni singola nicchia possono esser deposti una ed una sola bara, ma pure svariate cassette ossario o urne cinerarie.
      5) ai sensi dell’art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria l’ufficio comunale di polizia mortuaria per ogni nuova tumulazione in sepolcro gentilizio o famigliare, al fine di evitare abusi o distorcimenti piuttosto “interessati” dell’istituto, dovrebbe porre in essere accurata istruttoria, anche se non troppo appesantita, volta a verificare sulla base dei titoli formali, la pre-esistenza del diritto di sepolcro che s’intende affermare e far valere, questo procedimento di accertamento, di solito si chiude con il rilascio di una specifica autorizzazione, un provvedimento, cioè, che rimuova nel singolo caso un limite di portata generale.
      Per questi motivi ritengo che Sua madre a prescindere dalle sorti del sacello gentilizio vantasse a pieno titolo lo jus sepulchri, le sue ceneri potranno, così, riposare nella cappella di famiglia, nonostante la presunta opposizione dei cugini, i quali anche qualora si fossero impropriamente impossessati della tomba, con un repentino mutamento d’intestazione, non potrebbero, comunque, inibire un diritto già maturato in vita: esso non più venir leso o ingiustamente compresso.
      Rimango in attesa di Sue notizie auspicabilmente positive.

  4. Carlotta

    Disputa fra parenti circa l’apposizione di una foto sulla lapide, all’interno di una cappella gentilizia. La figlia del defunto può apporre la foto del padre sulla lapide in totale autonomia o è necessario il consenso degli altri concessionari ? In caso di opposizione da parte degli altri, può la figlia pretendere l’apposizione della stessa? (Specifico che sulle lapidi degli altri defunti ivi tumulati non sono mai state apposte fotografie)
    Grazie mille

    1. Carlo

      X Carlotta,

      In genere aspre contese di questo tipo (ed aggiungo, io, per motivi futili!) rischiano di degenerare in liti con strascichi giudiziari dilaceranti, anche perchè toccano il lutto e gli affetti più struggenti.

      Si consiglia, quindi, una soluzione bonaria, senza adire le vie legali (speranza vana???)

      Gli estremi identificativi obbligatori per una sepoltura (a maggior ragione se PRIVATA, quale è sempre ciascuna tumulazione, anche in sepolcro monoposto) sono nome e cognome del defunto, nonché data di nascita e morte.

      Il Regolamento comunale di polizia mortuaria, o meglio ancora le norme attuative del piano regolatore cimiteriale, può dettare criteri più specifici e stringenti o anche a maglie più larghe. Il principio da non disattendere mai è che la tomba deve esser chiaramente IDENTIFICABILE. La fotografia ricordo, pure se molto utile allo scopo, è elemento OPZIONALE e non di diritto.

      L’apposizione di suppellettili funebre d arredi mortuari (epigrafi, ritratti del de cuius, lampade votive) è sempre soggetta ad autorizzazione comunale, da parte dell’ufficio di polizia mortuaria, se il Comune, quindi, valutata l’istanza ed anche l’eventuale opposizione degli altri concessionari autorizza: bene: nulla osta e si proceda pure.

      A nostro avviso il problema si complica poichè ragioniamo di una cappella gentilizia, dove i dolenti hanno maggior libertà d’azione nella scelta degli arredi, seppur vincolata alla normativa locale di settore forse, allora, qualche elemento utile a dirimere la controversia può rinvenirsi nell’atto di concessione, o meglio nel progetto di edificazione edificio sepolcrale, a suo tempo regolarmente approvato dal Comune, di solito in questa sede si definiscono, in conformità al piano regolatore cimiteriale, i criteri costruttivi per realizzare il sacello (materiali da impiegare, dimensioni del monumento, decorazioni…). Esempio stupido e balordo, ma almeno ci capiamo: in un fabbricato ad uso funerario con lastre tombali di una determinata foggia e colore il dolente non può applicare una lapide troppo difforme dal modello adottato precedentemente, questo per non turbare l’unità architettonica (dove si fondono forma e funzione) ed il decoro del sepolcro.

      Apporre una foto ricordo, magari discreta e non appariscente non arreca certo pregiudizio alla sacralità della sepoltura, ma è una scelta di merito, ampiamente discrezionale, diverso sarebbe se per onorare (???) un defunto si apponesse sulla parete di chiusura del loculo la foto osé di una starlet a luci rosse di cui costui, ancora in vita, si era segretamente invaghito, allora si che il Comune potrebbe intervenire censurando una simile pretesa.

      Bisogna sempre ponderare attentamente tra gli interessi in giuoco, anche perché questi lambiscono, a volte sentimenti ed emozioni che come tali non sono mai perfettamente razionali ed inquadrabili entro una rigida cornice giuridica, anzi norme troppo capillari ed intrusive nei gusti funerari del cittadino a volte sono crimonogene, perchè inducono, anche incons apevolmente, a decisioni o comportamenti contra legem.

  5. Carlo

    X Carlo (…siamo omonimi!),

    Non si può nemmeno negare, a priori (cioè senza fare riferimento alle norme dello specifico Regolamento comunale di polizia mortuaria), che possa sussistere la previsione di una cessazione della concessione per causa estintiva (abbandono amministrativo?)

    Per altro, e – sempre – facendo salve le norme di questa fonte regolamentare, potrebbe anche essere ammissibile che “terzi” (ossia persone che non abbiano titolo sulla concessione in quanto non appartenenti alla famiglia del concessionario ai fini del diritto di essere sepolte nel singolo sepolcro), possano assumere – a questo punto, unilateralmente – obbligazioni di ordine patrimoniale, come gli oneri relativi alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, del manufatto tombale (almeno, fino a quando esso non rientri nella piena e libera disponibilità del comune).

    Una tale assunzione di obbligazioni (in sostanza aventi carattere di liberalità) richiederebbe, sotto il profilo della forma, un atto pubblico, registrato (a rigore, dovrebbe essere esclusa la trascrizione nei registri immobiliari presso l’Agenzia del territorio, in quando il diritto sull’area cimiteriale non ne è soggetto) e debitamente depositato agli atti del comune.

    Per altro, prima che le persone interessate ad assumere quest’obbligazione unilaterale a carattere patrimoniale procedano in questo senso, risulta del tutto opportuno (per non dire necessario) un approfondimento volto a verificare l’effettiva portata delle previsioni dello specifico Regolamento comunale di polizia mortuaria.

    1. Toni

      Vorrei sapere se il delegato a la facoltà di fare entrare in una sepoltura di famiglia senza interpellare nessuno chi lui decide

      1. Carlo

        X Toni,

        Dovrei rinviare al Regolamento comunale di POLIZIA MORTUARIA, nel senso di verificare:

        a) se detta fonte normativa preveda forme di subentro/successione rispetto al concessionario (fondatore del sepolcro),

        b) quale sia la legittimazione ad agire in caso di pluralità di soggetti aventi titolo,

        c) se il delegato abbia o meno il potere di dichiarare (eventualmente) di agire in nome e per conto di tutti gli aventi titolo, ed in questo caso, nell’evenienza di dichiarazioni mendaci si richiama l’Art. 76 DPR n. 445/2000.

        d) se sia stata istituita la figura di un possibile ‘rappresentante’ della pluralità di aventi titolo, il quale, però, – è bene ribadire il concetto – avrebbe la mera funzione di un semplice nuncius/portavoce, per ragioni di praticità e semplificazione nei rapporti tra concessionari e Comune.

        Se mancano indicazioni in proposito si dovrebbe dedurre che, ad ogni modo tutti gli aventi titolo devono singolarmente pronunciarsi, in forma scritta, tanto più se si dovesse addivenire, come accade per le benemerenze (Art. 93 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) ad una volontaria compressione del loro Jus Sepulchri, così da consentire l’accesso al sepolcro di persona estranea al nucleo famigliare, quale staabilito in primis dall’atto di concessione, ed in secondo luogo dal regolamento municipale.

        In ogni caso, eventuali controversie tra più contitolari vanno risolte tra i soggetti interessati, anche in sede giudiziale, ciò comporta per il comune solo l’opportunità di mantenere fermo lo stato di fatto fino alla definizione della lite, rispetto a cui il comune é e rimane estraneo.

        Al di fuori dei casi dell’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non è ammissibile la tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93 comma 1, operazione che se richiesta comporta, di per se’ stessa, la dichiarazione di decadenza dalla concessione, per gravissima violazione unilaterale delle obbligazioni sinallagmatiche contratte alla stipula dell’atto concessorio.

  6. Carlo

    Un informazione: in un piccolo comune nella mia zona cimitero comunale c’è una cappella privata costruita da due coniugi ivi sepolti privi di eredi.
    Ora l’amministrazione comunale ha emesso un “Avviso ” esposto al cimitero e sul sito del comune invitando chi vanti diritti in oggetto a provvedere alla manutenzione della cappella. Pena trascorso alcuni mesi di rientrare il comune in pieno possesso della concessione e alienarla a terzi riesumando i corpi dei due coniugi e deponendoli nell’ossario comune.
    Viene citato regolamento polizia mortuaria.
    Chiedo se è lecito tale comportamento da parte del comune?
    Volendo fare manutenzione a quella cappella pur non essendo eredi come si dovrebbe procedere onde non violare norme?
    Grazie

  7. monica

    buongiorno, mio zio, spostato senza figli, oltre 30 anni fa ha ottenuto la concessione per la realizzazione di una cappella alle cui spese di costruzione hanno partecipato i genitori ed i fratelli. Dal momento del completamento dell’opera è stata apposta sul muro esterno della cappella (quale nome identificativo) una lapide con su scritto il nome e cognome del padre (mio nonno) e famiglia. Attualmente sono tumulati nella stessa mio zio, concessionario, i suoi genitori e mio padre. Mia zia, moglie del concessionario morto, sostiene di essere lei la sola erede e che, quindi, può sostituire la lapide apposta all’atto della costruzione inserendo anche il nome suo e che può anche richiedere che le salme già tumulate siano rimosse. Ha ragione o, a seguito del decesso di mio zio intestatario dell’originaria concessione, siamo subentrati come eredi tutti noi nipoti? Nel caso avesse ragione cosa succederà al momento della sua morte?

    1. Carlo

      X Monica,

      in buona sostanza tutto ruota attorno all’istituto del subentro (rimando a questo link per tutti i necessari approfondimenti del caso http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html), cioè all’unica forma di avvicendamento mortis causa nella titolarità dei diritti sepolcrali ammesso dalla Legge e normato ESCLUSIVAMENTE dal regolamento municipale di polizia mortuaria. Parlare di eredità è fuorviante, perché essa afferisce ad aspetti di natura patrimoniale, mentre gli Jura Sepulchri ineriscono a diritti personali o sin anche personalissimi, e nella loro trasmissione seguono tutt’altro percorso, non sovrapponibile.

      Pertanto: Sua Zia è subentrata pleno jure nell’intestazione della tomba, con annessi diritti di gestione sulla cappella gentilizia? Se ciò non è accaduto il problema proprio non si pone, in alcun termine.

      Lo Jus Sepulchri rappresenta un complesso di situazioni giuridiche, corrispondenti a separati ed autonomi diritti, tra questi spicca, senza dubbio, il diritto alla intestazione del sepolcro (c.d. Jus Nomini Sepulchri); esso si estrinseca nel potere di apporre il proprio nome sul sepolcro da parte del fondatore e di tutti gli aventi diritto tumulati nel sepolcro stesso, data l’individualità “dedicata” della sepoltura; tant’è vero che una delle cause per dichiarare lo stato di abbandono ed incuria di un avello è proprio la mancanza o l’illeggibilità delle iscrizioni recanti gli estremi anagrafici del de cuius. Orbene, questo mia breve risposta verterà proprio sullo Jus Nomini Sepulchri, inteso come diritto all’intitolazione della tomba. Se c’è stato, pertanto, subentro nel senso compiuto del termine giuridico (= Sua zia è diventata nuovo concessionario a tutti gli effetti) potrà senz’altro apporre il suo nome e cognome a fianco di quelli già esistenti, ma naturalmente non potrà cancellarli, in quanto il riferimento d’obbligo è sempre al concessionario primo o fondatore del sepolcro, tra l’altro tumulato proprio in quella particolare e determinata sepoltura de quo.

      Il subentro non è mai una novazione della concessione (= rapporto giuridico del tutto nuovo), bensì una voltura della stessa, in cui i diversi passaggi storici nell’intestazione debbono esser preservati: diventa così una sorta di Jus Sepulchri che sorge a titolo derivativo, se mi è consentito mutuare questa formula dal linguaggio più propriamente privatistico.

      Lo Jus Sepulchri si esercita compatibilmente con la disponibilità di posti salma, sino al completamento della massima capacità recettiva del sepolcro, ai sensi dell’Art. 93 comma 1 II Periodo del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, oltre la quale esso spira ex se, per l’ovvia mancanza di spazio, quindi Sua zia, da concessionaria o meno che sia diventata, quando morirà, potrà esser accolta nella detta tomba se e solo se ci sarà materialmente posto per una nuova immissione di feretro. E’ pertanto da escludersi fermamente ed in modo netto il proposito accarezzato – anche comprensibilmente – da Sua zia di “sfrattare” i defunti già tumulati al fine di ricavare per se ed altri nuova disponibilità di sepolture, per le probabili esigenze future. Su questo aspetto convergono tutta la dottrina ed una stabilissima, ed univoca nel tempo, giurisprudenza. Questo perché i morti già ivi sepolti maturarono in vita lo Jus Sepulchri , quale diritto perfetto ed acquisito, ed esso si estende per tutta la durata della concessione (della serie requiescant in pace!) poi per questa ulteriore ragione: la legittimazione a decidere, anche dopo un primo periodo di sepoltura, una nuova sistemazione per le spoglie mortali è data UNICAMENTE dallo jus sanguinis il quale, appunto rinviene il suo momento genetico nella consanguineità (rapporto di coniugio, di filiazione o parentela). Sua zia non si trova nella posizione di disporre di defunti nei cui confronti essa era un semplice affine o peggio ancora un’estranea, e questa regola ferrea, quasi inviolabile, pone al riparo i Suoi cari scomparsi da eventuali vendette sepolcrali, dunque, la minaccia di estumulare è del tutto infondata ed innocua, tra l’altro non capisco come mai circolino ancora queste voci pazzesche ed incontrollate le quali, essendo false ab origine vanno risolutamente confutate in diritto e stroncate sul nascere. Se Sua zia vorrà rischiare la sorte l’esito è scontato: le sue richieste viziate per carenza di titolo s’infrangeranno davanti al muro della Legge, la quale, non dimentichiamo, è sovrana, soprattutto in caso di liti, dissidi o relazioni endo-famigliari, poco idilliache.

  8. Carlo

    X Andrea,

    grazie per la commovente fiducia; io procederei così, nello sviluppo delle argomentazioni, secondo questi specifici punti tematici:

    Il soggetto istituzionalmente deputato a fornire informazioni *GRATUITE*, per giunta, è l’ufficio comunale della polizia mortuaria, diffiderei di altri attori, sempre nel circuito del settore funerario, come appunto l’impresa funebre perchè troppo “interessati” nel pilotare il caso verso una direzione non tanto “in” e ”di” diritto, magari con la compiacenza di qualche dipendente comunale, quanto gradita alla clientela, poi, ben inteso ci sono imprese serie e molto professionali, così come ci sono addetti comunali altrettanto motivati e scrupolosi, com’è giusto che sia, l’avvocato, a mio sommesso avviso, deve esser l’extrema ratio, un po’ per i costi esorbitanti della giustizia italiana ed i suoi tempi biblici, un po’ perché nemmeno gli studi legali, spesso, padroneggiano e dominano a dovere la materia funeraria, quindi prima di avventurarsi in una causa, con l’alea sempre intrinseca ad un giudizio, bisogna prestare attenzione e ponderare a lungo.
    Dopo questa necessaria premessa, che mi inimicherà qualche simpatia, ma come diceva il Machiavelli è meglio esser temuti e non amati, entrerei nel merito, con le seguenti considerazioni in diritto:

    a) quando si ragiona di sepolcri privati nei cimiteri, non si dovrebbe parlare di proprietà sugli stessi, ma di titolarità del rapporto concessorio, in quanto l’elemento della proprietà, seppur presente (in effetti le opere murarie della tomba ed il corredo di arredi votivi di qualcuno debbono pur essere!), è teleologicamente finalizzato e strumentale all’esercizio dello Jus Sepulchri, il quale è diritto personalissimo e non patrimoniale.
    b) il rapporto concessorio da cui origina il sepolcro privato e gentilizio non è un contratto di puro diritto privato, gestibile in piena autonomia (= il sepolcro è mio e lo uso come mi pare e piace) esso, infatti, presenta profili para-contrattuali, di conseguenza non è il concessionario primo, cioè il fondatore del sepolcro nè chi eventualmente a lui sia subentrato mortis causa a decidere arbitrariamente le persone titolari dello jus sepulchri (= diritto a dare e ricever sepoltura in quel dato sacello). Qui entra in giuoco il concetto della riserva ex Art. 93 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, vale a dire, se il sepolcro sorge come famigliare solo al momento della stipula del relativo regolare atto di concessione il fondatore del sepolcro può ampliare o restringere la cerchia dei suoi famigliari riservatari dello Jus Sepulchri, mentre la definizione canonica di famiglia (patriarcale, mononucleare, allargata agli affini…) è stabilita dal regolamento comunale di polizia mortuaria, e l’appartenenza ad un nucleo famigliare jure coniugii o jure sanguinis è un dato oggettivo dimostrabile attraverso apposite ricerche anagrafiche.
    c) Se tralasciamo l’istituzione ab origine di un sepolcro ereditario, qui non pertinente, l’unica deroga ammessa alla famigliarità della tomba è quella legata all’istituto della benemerenza, da disciplinarsi, nel dettaglio, attraverso la fonte regolamentare comunale. “A, B, e C”, cioè i tre co-intestatari del sepolcro firmando quel misterioso foglio hanno acconsentito irrevocabilmente all’accoglimento nella tomba di un soggetto in sè non famigliare, e la sottoscrizione di quel documento ha prodotto inevitabilmente una compressione (consapevole o meno) del loro diritto di sepolcro, il quale, una volta esauritasi la capienza fisica dell’edificio funerario in questione spira naturalmente ex se e non può più esser fatto valere….cioè si seppellisce sino a quando vi sia materiale spazio, e non oltre! Per ricorrere all’istituto della benemerenza, anche per esigenze future, occorre sempre un’esplicita autorizzazione almeno del concessionario, o secondo altro filone della dottrina, anche un nulla osta da parte delle persone originariamente portatrici dello Jus Sepulchri che si vedrebbero così privare del loro potenziale diritto di sepolcro per le ragioni di cui sopra: secondo un celebre slogan, molto in voga tra noi beccamorti: “chi prima muore meglio alloggia”. I concessionari A, B e C, possono pertanto opporsi all’ingresso nel sepolcro delle salme di “E” ed “F”, semplicemente non riconoscendo loro lo status di benemerenza. E’il comune ex Art. 102 del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria a vigilare contro eventuali abusi o mercimoni occulti di posti feretro, in quanto tassativamente vietati dalla Legge di settore, dunque, entra nel sepolcro solo e desclusivamente chi ne abbia effettivo diritto.
    d) La legittimazione a disporre delle spoglie mortali, anche dopo un primo periodo di sepoltura, mi riferisco al feretro tumulato nel 1985 segue la regola pozioristica (dove potere di scelta e preminenza nel decidere si coniugano) ed in subordine il criterio dello Jus coniugii e dello Jus Sanguinis. L’ordine tra questi due parametri può anche esse invertito, tanto non cambierebbe nulla. IL diritto all’estumulazione o alla traslazione di detta salma spetta, allora, al coniuge superstite, se presente, o in suo difetto a tutti i parenti di primo grado, ascendenti e discendenti e così via sino al sesto livello di parentela, l’ultimo riconosciuto dalla Legge Italiana. Quindi se “A, B, e C) sono i congiunti più prossimi si delibera con un loro atto di volontà da formalizzare all’ufficio cimiteriale, l’operazione volta a recuperar spazio nel sepolcro, altrimenti, come temo io, non è possibile, in quanto bisogna sempre distinguere tra la posizione del semplice concessionario e la qualità di coniuge o ascendente/discendente del de cuius. Lo Jus SEpulchri, come detto all’inizio è diritto personale, fondato sui legami di sangue e matrimonio.

    Rimango sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti.

  9. Andrea

    buongiorno Sig. Carlo.
    l’argomento è molto complicato e per me molto difficile da interpretare, perciò chiedo un consiglio.
    mia mamma ed i suoi fratelli (che chiamerò ABC) sono titolari di una tomba in un cimitero. la tomba è stata lasciata dal loro padre in eredità (D), tanto che recentemente, per permettere ad una vecchia sorella di mio nonno(E, sorella di D, ma non titolare) di seppellire il marito, hanno dovuto chiedere ad ABC di firmare alcune carte(le chiamo così perchè tecnicamente non so come si chiamino…sono stati contattati dall’impresa funebre).
    ora queste le mie domande:
    1) possono ABC, titolari della concessione ed eredi diretti del proprietario della tomba, chiedere di liberare uno spazio all’interno della tomba, spazio occupato da una salma deceduta nel 1985, che risulta essere il marito di un’altra sorella di D, che chiamerò F, nonostante ci siano ancora un paio di spazi nella tomba?

    2) E’ possibile che ABC possano decidere, alla morte di E ed F di non farle tumulare nella sopracitata tomba?

    a chi ci si può rivolgere per avere delucidazioni operative? allo stesso cimitero, ad un avvocato?
    Grazie mille per il tempo che mi dedica.
    Andrea

  10. Paolo

    grazie mille sig. Carlo, la sua risposta è stata davvero completa ed esauriente.
    Cordiali saluti

  11. Carlo

    X Paolo,

    Ma…alla fine della fiera, l’”odiata” zia ha diritto o no alla tumulazione nella Sua cappella gentilizia? Se Sì Lei non può opporsi più di tanto, salvo non dimostrare in giudizio (con tutta l’aleatorietà di una causa in sede civile e con i tempi dilatati all’infinito della giustizia italiana) la precisa volontà del fondatore del sepolcro di escludere della zia dalla fruizione della tomba, una volta conclusasi per Lei questa vita terrena. Altrimenti, esclusa una certa moral suasion (= lievi pressioni di natura psicologica, sempre che non sconfinino nel penale!) sempre esperibile Lei non può certo inibire un diritto riconosciuto dalla Legge.

    Nella complessa e fors’ anche un po’ arida (dal punto di vista sentimentale) “macchina” del diritto funerario italiano a nulla rilevano le questioni di cuore o i rapporti poco idilliaci che intercorrono tra soggetti parimenti aventi diritto alla sepoltura in una tomba gentilizia di cui Lei è divenuto nuovo intestatario, di secondo grado, immagino tramite istituto del subentro.

    Quel probabile (…io non ho ulteriori elementi per giudicare sulla fondatezza della pretesa!) jus sepulchri vantato da Sua zia, quando essa sia ancora in vita ex Art. 50 comma 1 Lett. C) del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, (i diritti, infatti, si maturano da vivi, quando sussiste la capacità giuridica ex Art.1 Cod. Civile) potrà esser pienamente esercitato al momento della morte, salvo diverse disposizioni testamentarie della stessa persona interessata, la quale potrebbe, per esempio, chiedere la tumulazione in altro loco, o comunque una diversa destinazione per il proprio post mortem (cremazione, dispersione delle ceneri…)., lasciando spirare il proprio diritto alla sepoltura, comunque già costituito.

    Si rammenta come il concessionario abbia un ristretto spazio di manovra negli atti di disposizione sui posti feretro e la ratio della norma è proprio la precisa volontà del legislatore di sottrarre gli spazi sepolcrali ad atti negoziali a contenuto patrimoniale (: detto brutalmente al mercimonio). I sepolcri, pertanto, ex Art. 823 Cod. Civile sono extra commercium.

    Lo Jus Sepulchri, infatti, almeno sotto questo profilo, si acquisisce non per simpatia o per benevola concessione del titolare della tomba, altrimenti scadremmo nell’arbitrio più sfrenato e nel capriccio funerario, ma jure sanguinis, cioè per legami di consanguineità, cioè per il solo fatto di trovarsi in un determinato rapporto di parentela, sancito dalla Legge, con il fondatore del sepolcro, ossia con il concessionario primo (= colui che stipula con il comune il contratto di concessione).

    Di solito è alla sottoscrizione tra le parti (comune e privato cittadino) dell’atto concessorio che il concessionario stabilisce la lex sepulchri, ovvero la riserva ex Art. 93 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria. La cosiddetta riserva consiste nella definizione della rosa delle persone portatrici, in vita, dello jus sepulchri che, con ogni probabilità, è l’unico diritto del quale ci si possa avvalere in proiezione dell’oscuro post mortem (la Legge, dopo tutto, al pari di qualunque altro fenomeno umano e storico è pensata in funzione dei vivi): esse, in quanto famigliari del fondatore del sepolcro, avranno, così il diritto a riposare in pace nel sacello così istituito, con il solo limite della naturale capienza del sepolcro…se lo spazio si esaurisce anzi tempo chi muore per ultimo vedrà inesorabilmente comprimersi, sino ad annullarsi, il proprio Jus Sepulchri…quindi, in caso di aspra contesa per accaparrarsi i loculi chi prima decede meglio alloggia, in quanto sarà la cronologia degli eventi luttuosi a dettare l’ordine di riempimento della tomba famigliare!

    A questo punto si rinvia ad un attento esame dell’atto concessorio da cui evincere i nomi degli aventi diritto alla tumulazione, nel suo silenzio sarà il regolamento comunale di polizia mortuaria, vigente al momento del perfezionarsi nel tempo dell’atto di concessione, la fonte da cui attingere quest’essenziale informazione, senza la quale non si può procedere.

    Bisogna, in effetti, preliminarmente capire se i posti feretro siano stati nominativamente dedicati ed assegnati ab origine o vi sia ancora un certo margine di discrezionalità, quanto meno nella precedenza a godere dello jus sepulchri (ed è diritto da sempre poco appetibile, poichè presuppone la morte del suo titolare!)

    Ad ogni modo, per evitare usi illegittimi o indebiti del sepolcro (tumulazione sine titulo, cioè “clandestina”) cui si potrebbe ovviare con le ordinarie azioni (di manutenzione e negatoria) previste dal Cod. Civile a tutela dei diritti reali del proprietario del sepolcro (Lo Jus Sepulchri, come più volte ribadito dalla Suprema Corte di Cassazione è diritto poliedrico, in quanto reale, patrimoniale e di natura personalissima insieme!) si richiama il compito di vigilanza affidato al Comune ex Art. 102 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, sull’attività d’immissione di nuovi feretri nel sepolcro stesso, in quanto prima della tumulazione deve esser accertato il regolare titolo di accoglimento. Su questa posizione si attesta anche la giurisprudenza del Consiglio di Stato.

  12. Paolo

    buonasera sig. Carlo,
    nella tomba di famiglia paterna sono tumulati oltre ai miei nonni (morti da 30 anni), mio padre e suo fratello (morto da poco, mai sposato e senza eredi). Gli unici eredi rimasti in vita (aventi lo stesso cognome del fondatore) siamo io e mio fratello oltre a mia zia (sorella di mio padre, mai sposata e senza eredi). Da quello che ho capito (mi dica se sbaglio) ora la titolarità della tomba è passata a me, il primo erede maschio. Volevo capire se, alla morte di mia zia,(con cui non abbiamo mai avuto rapporti) posso rifiutarmi di seppellirla nella tomba di famiglia, volendo sia io che mio fratello lasciare lo spazio libero in futuro per il feretro di nostra madre.
    Può darmi qualche indicazione ed eventuali suggerimenti su come affrontare al meglio la questione?
    grazie mille da ora per la Sua risposta
    Paolo

  13. Mario Martino

    Trattazione eccellente, ricca di riscontri di casi reali, purtroppo inevitabimente complessa per la natura dell’argomento.Una aggiunta semplice che evidenzi gli elementi essenziali sarebbe a mio avviso sicuramente preziosa. Complimenti eccellente trattazione di situazioni reali e frequenti di grande interesse.Mario Martino

  14. Carlo

    X Davide,

    Il cimitero è un luogo pubblico quasi per antonomasia, quindi bisogna ben raccordare tra loro le comprensibili aspirazioni alla riservatezza sepolcrale e le esigenze di carattere pubblicistico, come, appunto, l’individuazione delle sepolture, attraverso appositi “segni” di riconoscimento, anche grafico e visivo, oltreché alfanumerico.

    Qui il conflitto strisciante ed oserei dire pure corrosivo, non è tanto tra parenti del de cuius, ma tra il legittimo diritto alla memoria (di chi rimane in questa valle di lacrime) e lo jus eligendi sepulchrum, ossia la volontà sovrana del de cuius stesso nel decidere tipo di destinazione, modalità e luogo di sepoltura.

    Il volere del defunto, se ed in quanto manifestato, deve prevalere pure sul necessario requisito di forma per il cosiddetto postulato del FAVOR TESTAMENTI, La legge infatti si prefigge di tutelare il volere ultimo della persona scomparsa, che rappresenta la parte più debole nella successione mortis causa (il morto, in effetti, non ha più possibilità di spiegare o difendere le proprie scelte, nè tanto meno di recedere dai propri propositi funerari!) ; inoltre la scheda testamentaria potrebbe anche contenere disposizioni del de cuius per il proprio post mortem non aventi carattere patrimoniale, così come regolamentate dal Cod. Civile.

    Di solito questi contrasti così dilaceranti tra princìpi primi dell’Ordinamento Giuridico si risolvono tramite compressione o estensione di quest’ultimi.

    La normativa vigente (salvo forse la Lombardia, il cui regolamento regionale è più possibilista in termine di “privacy” dei defunti) prevede, comunque, la necessità di riportare sulla lapide nome, cognome, data di nascita e di morte delle persone sepolte nella tomba.

    Di conseguenza oltre alle iscrizioni dovute ed obbligatorie è possibile concedere (da parte del dirigente competente) altre scritte, purché autorizzate, nulla invece si dice della foto-ricordo, che, pertanto, è da intendersi come facoltativa.

    Nella fattispecie, pertanto, oltre le iscrizioni dovute è possibile concedere (da parte del dirigente comunale competente) altre iscrizioni, autorizzate, come anche un ricordo di persone sepolte da altra parte, purché chiarendo che non vi è la spoglia mortale, così si realizza un piccolo cenotafio (= monumento sepolcrale dedicato a persona sepolta in altro luogo), naturalmente con il nulla osta dell’ufficio comunale della polizia mortuaria cui compete, pur sempre, la funzione di supervisione e controllo dell’attività cimiteriale (lavori lapidei compresi!).

    Se Lei e la Sua famiglia ritenete il cenotafio in questione lesivo della più intima volontà del de cuius dovete formalizzare istanza di rimozione, in forma scritta, al comune che lo ha autorizzato adducendo con precisione le vostre motivazioni, solo dopo, si potrà presentare, in caso di diniego, eventuale impugnazione del provvedimento dinanzi al giudice amministrativo.

    A mio umilissimo avviso la sede giurisdizionale più propria, se ragioniamo in termini di diritti soggettivi (lesi o da affermare, ovvero Diritto al ricordo versus diritto all’oblio nel post mortem) potrebbe esser quella civile, sottoponendosi comunque all’alea ed agli inevitabili costi che comporta l’adire il giudice ordinario, anche tenuto conto dei tempi molto dilatati della Giustizia Italiana.

  15. Carlo

    X Arca,

    consiglio preliminarmente la consultazione di questo link per approfondire l’istituto della “DECADENZA” da applicarsi eventualmente al caso in esame:

    http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html

    Una delle ipotesi di esaurimento nei fini di una concessione cimiteriale nasce dall’estinzione della famiglia, cioè dei soggetti destinatari dello Jus Sepulchri o comunque aventi causa del concessionario primo/fondatore del sepolcro.

    Si tratta, nelle fattispecie da Lei rappresentata, senza dubbio di una sepoltura, a sistema d’inumazione in area data in concessione, forse a tempo indeterminato, in quanto l’allora vigente regolamento statale di polizia mortuaria di cui al Regio Decreto n.448/1992 prevedeva, appunto, anche questa tipologia di sepolcri privati nei cimiteri, oltre ai più classici manufatti per tumulazione.

    Ragionando per assurdo, se la tomba non fosse stata concessa in regime di perpetuità la conseguenza “patologica” più eclatante sarebbe questa: significherebbe, infatti, che negli ultimi 100 anni almeno il Comune si è “leggermente” distratto nell’esercizio della sua precipua funzione cimiteriale, “esentando” indebitamente questa fossa, in capo comune, dal turno decennale di rotazione, espressamente richiesto dalla Legge, così da lasciar spazio a nuove sepolture, l’attività cimiteriale, in effetti è ciclica e non ammette – ovviamente – interruzioni disfunzionali o soluzione di continuità.

    In particolare, sulla condizione di incuria, è di ausilio quanto espresso dalla giurisprudenza, con riferimento alla sussistenza dello stato di trascuratezza di un’area cimiteriale, per cui debbono presentarsi precisi requisiti: temporali, nel senso che deve potersi agevolmente dimostrare come da lungo tempo il titolare, o chi per lui, con preciso animus, non si sia recato in loco, ed oggettivi, siccome l’area stessa deve riuscire davvero impraticabile o comunque, il manufatto sulla stessa insistente gravemente deteriorato in seguito al lungo stato di abbandono e degrado.

    Alla luce delle sullodate considerazioni, il Comune potrà dunque valutare, con la discrezionalità che è propria dell’azione amministrativa, se, in relazione alle previsioni del contratto di concessione, in particolare sulla destinazione impressa alla sepoltura e sugli obblighi di manutenzione posti in capo al concessionario ed ai suoi aventi causa a lui subentrati, ricadano i presupposti perché possa prospettarsi l’inadempimento contrattuale e, dunque, debba determinarsi la decadenza della concessione, secondo modalità, forme di pubblicità-notizia, procedure e tempi dettati dal regolamento municipale di polizia mortuaria.

    La decadenza è un atto di ritiro (con efficacia ex nunc) che la P.A. emette in relazione a precedenti atti ampliativi dei poteri del privato cittadino (come appunto autorizzazioni o concessioni), in occasione di:
    – inosservanza delle prescrizioni o degli oneri gravanti sui destinatari, (c.d. decadenza sanzionatoria), ove gli inadempimenti siano gravi ingiustificati, reiterati o permanenti;
    – mancato esercizio per un determinato periodo di tempo, da parte dei medesimi delle facoltà derivanti dall’atto amministrativo (decadenza sanzionatoria);
    venir meno dei requisiti di idoneità necessari sia per la costituzione che per la continuazione del rapporto (decadenza accertativa).

  16. Davide

    Salve,

    vorrei un chiarimento, siccome mio padre è sepolto in una città diversa, mentre la cognata (moglie del fratello di mio padre) aveva messo il portafoto di mio padre sulla tomba dei genitori di mio padre che si trova nella città natale senza il nostro consenso. Potrà fare? Perché si tratta il contro volontà di mio padre perché lui non vuole essere sepolto nella tomba assieme dei suoi genitori.
    Purtroppo non ho le scritture di volontà di mio padre.
    E mi sono informato del comune di città Natale e mi ha risposto che questa cosa si tratta una personale tra parenti.
    Esiste qualcosa che si possa fare qualcosa per la violazione di privacy o contro la volontà?
    Spero che mi sono spiegato in modo chiaro.
    Cordiali saluti.

    Davide

  17. arca

    Per il Sig.Carlo
    Buongiorno, ho da porLe un quesito.
    Nel piccolo cimitero di un comune della provincia di Aosta, dal 1901, in una tomba a terra, è sepolta una signora.
    Lo spazio, decisamente grande per una sola sepoltura, rimane nella parte antica del cimitero che peraltro non prevede da anni nuove concessioni.
    Presso l’Ufficio tecnico e nell’archivio storico del Comune non vi è traccia del documento di concessione.
    Ho fatto una ricerca presso l’archivio della Curia e son venuto a conoscenza che il marito della signora era scomparso circa dieci anni prima, che fu sepolto altrove e che la coppia non ebbe figli.
    La tomba non riceve visite, non è oggetto di alcuna manutenzione, è coperta da erbacce e risulta abbandonata.
    Ho anche preso l’iniziativa di scrivere a tutti coloro avessero i cognomi della signora, da nubile e da coniugata, trovati sulla guida telefonica esplicitando la mia intenzione di acquistare la concessione, senza pervenire ad alcun erede avente diritto in grado di esibire documenti di proprietà.
    Cosa può suggerirmi?
    Grazie per l’attenzione

  18. Carlo

    X Lorenzo,

    1) Tramite l’istituto del subentro, normato in sede locale, nel regolamento comunale di polizia mortuaria Lei ed altri (immagino Suoi stretti famigliari) avete sì “ereditato” la mera proprietà del manufatto funebre, in senso patrimoniale o meglio del corpus compositum (opere murarie, arredi e suppellettili) di cui esso consta, ma come dimostrerò qui di seguito per meglio dire avere ottenuto a vostro favore la voltura della titolarità di una concessione cimiteriale (che da Suo Padre, quale fondatore del sepolcro) è stata trasferita a Voi). Dico queste cose “serie ed inopportune” perché nel diritto funerario l’elemento privatistico (la proprietà dell’edificio) è solo strumentale, funzionale ed intermedio rispetto al vero e proprio Jus Sepulchri che è diritto personale o sin anche personalissimo sottratto, quindi, se Dio vuole, a i capricci del mercato

    2) la divaricazione dello Jus Sepulchri inteso come titolarità di una tomba dalla legittimazione jure sanguinis a disporre dei defunti ivi tumulati è sempre foriera di liti e conflitti, dunque Le consiglio di prestare la massima attenzione ad acconsentire che il feretro dello zio sia sepolto della Sua cappella di famiglia, perché dopo non sarà più “sfrattabile” ed , il comune, in ogni caso, rimarrà estraneo alla controversia limitandosi a mantener fermo lo status quo ante, pendente una eventuale richiesta di estumulazione, in attesa di una composizione bonaria o di una sentenza del giudice di ultima istanza, in sede civile, titolato ad esprimersi.

    3) “Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nel cieli”, recita il Santo Evangelo, più prosaicamente ogni sepolcro privato e gentilizio sorge dietro presentazione e conseguente approvazione di un progetto in cui sono ben definiti i posti feretro, nel loro numero finale. A monte del rapporto concessorio così costituitosi, poi, vi è pur sempre la stipula dell’atto di concessione in cui le parti contraenti (nella fattispecie Suo padre quale concessionario ed il Comune come ente concedente) specificano i nominativi delle persone riservatarie dello Jus Sepulchri ex Art. 93 comma 1 I Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285. Nel contratto i nomi sono per così dire cristallizzati sono in quel momento solenne ed istitutivo dello Jus Sepulchri il concessionario ha il potere di ampliare o restringere la rosa degli aventi titolo ad esser accolti in quel determinato sacello sepolcrale.

    4) Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire / individuare chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine e’ data dal regolamento comunale di polizia mortuaria). Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo memento) ed ai sensi dell’Art. 83 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze, secondo criteri stabiliti dai regolamenti comunali. Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore[2] del sepolcro sibi familiaeque[3] suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione del loro jus sepulcrhi. Nel silenzio dell’atto concessorio occorrerà interpretare la volontà del concessionario primo-fondatore del sepolcro famigliare.

    5) E’ necessario distinguere sempre tra la titolarita’ della concessione e la legittimazione a disporre della salma.
    La seconda pone su di un piano di parita’ i parenti nel grado piu’ prossimo, che devono, comunque, agire di comune accordo; la prima e’ elemento determinante per l’individuazione delle persone a cui e’ riservata la sepoltura in un dato sepolcro in concessione, infatti Infatti i familiari del concessionario sono, in genere, titolari dello jus sepulchri, ma non titolari della concessione, almeno sin tanto che non si verifichi la condizione del subentro.

    Il “parcheggio” di un feretro da tumularsi PROVVISORIAMENTE, anche per pie ragioni, non discuto, in avello nel quale il defunto non vantasse, in vita diritto di accettazione è una prassi seppur radicata e presente, che non trova cittadinanza nell’Ordinamento Italiano di Polizia Mortuaria, anche in ossequio al principio implicito e, quindi, fondativo, della stabilità delle sepolture, giusto per evitare vorticosi giri di walzer.

  19. Lorenzo

    Gentile Sig. Carlo,

    mio padre ha eretto una cappella di famiglia nel cimitero comunale. Dopo la sua morte io e i miei fratelli ne abbiamo ereditato la proprietà. Il nostro desiderio è di fare la sua volontà, ovvero seppellire nella cappella noi membri diretti.
    La questione nasce però dalla richiesta di una nostra zia, la quale ci chiede di poter seppellire temporaneamente il proprio marito nella nostra cappella perché la sua volontà è di “non essere messo sotto terra”. Noi tutti vogliamo estremamente bene a nostro zio, e sarebbe nostra volontà aiutare mia zia in questa ultima richiesta, però… ci sono dei grandi punti interrogativi che ci poniamo:

    a) possiamo esercitare il diritto, in futuro, di richiedere lo spostamento obbligatorio della salma dalla nostra cappella senza il consenso dei familiari di nostro zio?
    b) per dar seguito alla volontà di nostro padre (ovvero solo i membri diretti della nostra famiglia devono essere tumulati nella nostra cappella), come possiamo tutelarci legalmente se decidiamo di acconsentire esclusivamente ad una temporanea tumulazione di nostro zio? Una scrittura privata tra noi e i nostri cugini è sufficiente?

    Abbiamo il timore che una volta tumulata la salma, i nostri cugini possano esercitare il diritto di non spostarla più dalla nostra cappella di famiglia.

    La ringrazio sin d’ora per la sua gentile risposta.

  20. Carlo

    X Remo,

    la situazione è leggermente più complicata perché purtroppo (o per fortuna!) non esiste una norma specifica su tutto lo scibile giuridico (…e poi ci lamentiamo dell’eccessiva burocrazia!) certe questioni dell’anima sembrano proprio travalicare gli angusti confini ordinamentali (spazio, tempo, efficacia delle singole norme, loro ambito di applicazione….) per assurgere, così, a veri e propri postulati della coscienza comune e del vivere civile.

    Il cosiddetto diritto secondario di sepolcro non contemplato ancora da nessuna norma formale è un principio implicito e, quindi fondativo di tutto il nostro ordinamento nazionale di polizia mortuaria; esso è il portato di una costante ed omogenea (almeno per una volta!) elaborazione giurisprudenziale formatasi nei massimi Tribunali Italiani proprio per dirimere e ricomporre contenziosi di questo tipo.

    Orbene, il diritto secondario di sepolcro (in latino: iter ad sepulchrum, ossia una sorta di servitù di passaggio per raggiungere, attraverso un fondo altrui, un determinato sepolcro) è una figura giuridica la quale consta in un diritto personalissimo (e come tale imprescrittibile e non trasmissibile per acta inter vivos e quindi sottratto alla disponibilità dei privati) di godimento su cosa altrui (jus in re aliena) che segue la destinazione dei defunto (comprese sue eventuali traslazioni verso altre sepolture) ed origina jure sanguinis, cioè dal rapporto di consanguineità che i dolenti intrattengono, anche per il post mortem, con il de cuius.

    Il diritto secondario di sepolcro si traduce nella facoltà (o…nel potere?) di render omaggio ai propri cari scomparsi con riti di suffragio attraverso la precisa garanzia di aver libero accesso alla tomba, anche al fine di potervi apporre suppellettili funebri ed arredi floreali, secondo usi costumi e tradizioni locali. Il Regolamento comunale di polizia mortuaria può contenere disposizioni più precise e capillari, ma questo principio si è cristallizzato nel nostro ordinamento giuridico ed è, pertanto, intangibile, a meno di non sovvertire, ex abrupto, tutta la giurisprudenza degli ultimi 150 anni, se ci limitiamo al periodo storico post-unitario, senza scomodare il diritto romano.

  21. Remo

    In riferimento alla nostra correspondenza del 18 agosto 2013, La prego di citarmi il testo e numero
    della legge che mi garantisce “il diritto secondario di sepolcro, cioe’ la facolta’ di fruire del sepolcro per porre in essere atti di pietas e devozione verso i miei defunti”.
    Grazie
    Remo

  22. Carlo

    X Giuseppe,

    gli estremi identificativi obbligatori per una sepoltura (a maggior ragione se PRIVATA, quale è sempre ciascuna tumulazione, anche in sepolcro monoposto) sono nome e cognome del defunto, nonché data di nascita e morte. Il Regolamento comunale di polizia mortuaria, o meglio ancora le norme attuative del piano regolatore cimiteriale, può dettare criteri più specifici e stringenti o anche a maglie più larghe. Il principio da non disattendere mai è che la tomba deve esser chiaramente IDENTIFICABILE. La fotografia ricordo, pure se molto utile allo scopo, è elemento OPZIONALE e non di diritto.

    Quanto poi agli atti di disposizione per il post mortem la preponderante dottrina ritiene che il coniuge superstite (dal primo matrimonio) anche se legittimamente risposato, mantenga sul de cuius il proprio diritto a decidere sulla sistemazione delle spoglie mortali. Insomma, la cara e vecchia formuletta del “finchè morte non vi separi” non si applica in ambito di polizia mortuaria e di conseguente diritto di sepolcro, considerando nello jus sepulchri anche i diritti gestionali e patrimoniali sulla sepoltura stessa e sul corpus compositum di opere materiali (arredi votivi, lapidi, suppellettili) di cui essa consta.

    Chiudo con questa ultima postilla: tutti i lavori cimiteriali (compresi quelli dei marmisti) debbono esser preventivamente AUTORIZZATI dal comune, la rimozione di lastre sepolcrali o di foto, magari nottetempo e clandestinamente deve ritenersi a ragione, un fatto illecito.

  23. giuseppe

    15 anni fa moriva mio fratello e sua moglie sulla lapide a nostra insaputa non metteva nessuna foto ma solo una dedica.Con il passare degli anni sua moglie si e’ risposata e la lapide di mio fratello e’ rimasta cosi’.Nel frattempo sono morte molte persone che si sono affiancate alla lapide di mio fratello rendendo cosi’ difficile ogni qual volta lo si andava a trovare il riconoscimento.Si decide cosi’di mettere una foto del defunto appoggiata alla lapide ma con nostra sorpresa dopo un po’ e’ scomparsa,abbiamo provveduto allora a marchiarla a fuoco sulla lapide e anche questa volta e’ stata tolta .volevo sapere se la moglie puo’ far togliere la foto del defunto dalla lapide(perché e’ lei complice con qualcuno che lo fa.

  24. Carlo

    X Sandro,

    Come?!!! Non avete il regolamento comunale di polizia mortuaria? Orrore nero! Sono attonito, sgomento ed allibito…per non dire esterrefatto!

    Il suddetto strumento normativo è indispensabile per il buon governo del cimitero, anche per raccordare la gestione degli spazi sepolcrali con usi, costumi e sensibilità locali; altrimenti è impossibile disciplinare compiutamente tutta la galassia delle concessioni cimiteriali, basandosi solo sulle le scarne norme nazionali di sistema.

    L’adozione del regolamento municipale (tempo addietro spesse volte accorpato con quello di igiene) è obbligatoria per ciascun comune a far data dal Regio Decreto n. 2322/1865 (giusto l’altro giorno eh?) senza poi considerare le attuali disposizioni attualmente in vigore quali gli Artt. 344 e 345 del Testo Unico Leggi Sanitarie approvato con Regio Decreto n. 1265/1934…cioè più di 80 anni fa, all’epoca del fascismo!

    Si tratta di una grave lacuna (o inadempienza???) spesso foriera di liti, conflitti e controversie tar i privati sull’uso delle tombe, perché, all’alba della prima legislazione postunitaria, in tema di servizi funerari, la polizia mortuaria nasce proprio come materia spiccatamente comunale (“federale” si direbbe oggi), tant’è vero che il primo regolamento nazionale risale “solo” al 1891.

    Ad ogni modo opera, per il principio dell’horror vacui legislativo, pur sempre e di default, come norma quadro, l’Art. 93 comma 1 I Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale rinvia implicitamente agli Artt. 74 e segg. del Cod. Civile dove, come da Lei giustamente rilevato, l’ultimo grado di parentela riconosciuto dal Legislatore è, appunto, il sesto.

  25. Sandro

    Gent.mo sig. Carlo,
    faccio seguito al mio precedente post. Sono stato presso il mio Comune il quale mi ha detto, con mio sommo stupore, di non avere un Regolamento di Polizia Mortuaria!!
    Sulla base di ciò, presumo che, per la qualificazione del concetto di “famiglia”, in assenza di un Regolamento di Polizia Mortuaria comuinale che ne stabilisca la portata, debba far unicamente riferimento a quanto stabilito dal codice civile che considera la parentela entro il 6° grado.

  26. Carlo

    X Romina,

    A volte, i regolamenti comunali prevedono che chi si attivi per richiedere una data operazione cimiteriale possa dichiarare di agire in nome e per conto di tutti gli aventi diritto e con il loro consenso, sollevando gli uffici comunali da eventuali contenziosi endo-famigliari, poi si sa… la Legge punisce le dichiarazioni mendaci, ma malgrado l’Art. 76 DPR n. 445/2000 commini questa sanzione c’è sempre chi tenta la sorte affermando il falso e negando la verità….siamo in Italia.

    Il regolamento comunale del Suo Comune presenta una sottile ambiguità: in effetti, precisa come la famiglia sia composta sì da ascendenti e discendenti addirittura ampliando la portata di tale definizione sino agli affini, ma dimentica come il nucleo famigliare legittimo sia soprattutto fondato sull’istituto del matrimonio. Dunque, per costante interpretazione della giurisprudenza, e per norma costituzionale, aggiungo io: bisognerebbe annoverare anche il consorte tra gli aventi diritto alla sepoltura.

    Nell’assenza di una norma ad hoc, magari inserita nel regolamento comunale di polizia mortuaria, per tentare timidamente di risolvere una caso così specifico e delicato ci soccorre la giurisprudenza, sempre con l’ovvio limite dell’applicabilità di un pronunciamento ad una fattispecie simile o analoga (In Italia, in effetti, una sentenza, per quanto importante o “storica” fa stato solo tra le parti in giudizio) :

    Pretura di Genova, 30 dicembre 1995 “Non sussiste turbativa del possesso quando un congiunto del concessionario originario tumula nel sepolcro “familiare” la propria madre (moglie di un figlio del fondatore del sepolcro), pur senza il consenso degli altri contitolari e senza dare a questi ultimi preventivo avviso del seppellimento, avendo anzi mendacemente comunicato all’autorità comunale cimiteriale che i compossessori avevano acconsentito all’inumazione”.

    A mio umilissimo (e servile!) avviso bisogna appurare, in primis, “se” e soprattutto “come” (pleno jure?) i due figli in questione siano subentrati, alla morte del concessionario primo nell’intestazione della concessione.

    Occorre, infatti, fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria locale per la verifica di quali siano, o possano essere, le persone che siano subentrate (se vi sia stato subentro) nella qualità di concessionario (precisando che potrebbe anche aversi il caso che non vi sia proprio subentro, ma che con cessionario rimanga determinato nel fondatore del sepolcro (con l’effetto dell’inoperatività dell’art. 93, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).

    In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accogliibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto quest’ultimo) di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione

    Ora nel caso di coo-titolarità (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari, così come spesso ci ricorda la Suprema Corte di Cassazione, con alcune illuminanti sentenze a proposito dello Jus SEpulchri.

    Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non è ammesso che i concessionari definiscano tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalità di “registrazione” di questa “spacchettamento” da parte degli uffici comunali.

    Il diritto di sepolcro é riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, famiglia che, a questi fini, é stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.

    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso è connesso solo al verificarsi del fatto luttuoso (non prevedibile, come comprensibilmente noto).

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerito per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale condizione).

    Quando venga a decede il concessionario (o, uno di essi, in caso di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria regolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).

    Al di fuori dei casi dell’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non é proprio ammissibile la tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93, 1, cosa che se richiesta comporta, di èper se’ stesso, la dichiaarzione di didecadenza dalla concessione.
    E’ sempre inammissibile una tumulazione in sepolcro di terzi, seppure temporanea, ipotesi che determina la decadenza dalla concessione, quando fosse evenmtualmente richiesta (per altro, in alcuni comuni, e’ – erroneamente – tollerata questa indebita prassi, ipotesi nella quale potrebbe agire unciamente il concessionario).

    Se, allora, c’è stato il pieno subentro abbiamo un frazionamento dello Jus Sepulchri attivo e passivo in due quote paritarie, quindi la formula del sibi familiaeque suae
    [diritto di sepolcro riservato al concessionario ed alla di lui famiglia] va estesa alle due rispettive famiglie dei concessionari ed il coniuge è senz’altro parte (jure coniugii appunto) della famiglia legittima del concessionario…rectius: di uno dei due concessionari. Insomma chi per consanguineità o istituto del matrimonio, rientri nella rosa delle persone riservatarie dello Jus Sepulchri si colloca su un piano di pari ordinazione rispetto agli altri aventi diritto con questa conseguenza: chi prima muore meglio alloggia…sin quando ci sia posto!

    Per quanto riguarda la difesa dello ius sepulcri, la Cassazione ha precisato che tale interesse è tutelabile con l’azione negatoria sancita dall’art. 949 codice civile (22).
    Lo scopo sarà quello di impedire od eliminare l’introduzione nel sepolcro delle salme di coloro che non vi hanno titolo.
    Ciascun familiare, perciò, essendo portatore di specifico ed individuale interesse, potrà esercitare l’azione negatoria per sentir dichiarare l’inesistenza di un diritto di sepoltura sul manufatto cimiteriale e qualora il convenuto eccepisca di essere proprietario del bene oggetto del giudizio, all’attore spetterà solamente fornire con ogni mezzo la prova del proprio status familiae.
    Il diritto alla tumulazione, nella sua veste di interesse privato e personale, è tutelabile dinanzi all’Autorità giudiziaria ordinaria mediante ogni azione che il particolare caso richieda, compresa quella di rivendica mentre come sopra detto, alla stregua del diritto sul sepolcro, è destinato ad affievolirsi nei confronti dell’Amministrazione concedente ed a degradare in diritto condizionato o affievolito, qualora lo richiedano esigenze di pubblico interesse, per la tutela dell’ordine e del buon governo del cimitero.
    In questo secondo caso sulle relative controversie, trattandosi di interessi legittimi e non di diritti soggettivi è competente il giudice amministrativo.

  27. Romina

    G.le Sig. Carlo,
    le espongo il mio problema: il signor X è titolare di una concessione cimiteriale. alla sua morte la stessa si trasferisce ai suoi 2 figli. uno di questi seppellisce li la moglie, all’insaputa dell’altro e dichiarando di agire con il consenso di quest’ultimo, esaurendo i posti a disposizione. il regolamento comunale afferma che “la famiglia del concessionario è da intendersi composta dagli ascendenti, discendenti in linea retta e collaterali, ampliata agli affini, fino al 6 grado”. tale tumulazione è legittima???

  28. Carlo

    X Sandro,

    in questo caso (salvi patti contrari tra gli aventi diritto, da notificare all’amministrazione comunale, ai quali, comunque, il Comune rimane estraneo, nell’evenienza di un possibile contenzioso, o diverse indicazioni, sull’ordine di occupazione dei posti feretro, contenute nell’atto di concessione)la legittimazione JURE HAEREDITATIS, così come quella JURE SANGUINIS pone tutti i titolari dello Jus Sepulchri su di un livello di pari ordinazione, lasciando così alla naturale cronologia degli eventi luttuosi (la morte è un evento non sempre prevedibile…ma, ad ogni modo certo!) il compito di stabilire chi prima fruirà dello spazio sepolcrale, com’è ovvio sino alla saturazione della tomba…insomma “chi prima muore meglio alloggia”, sempre che abbia davvero maturato il diritto di sepoltura in quella data cappella privata.

  29. Sandro

    Gent.mo Carlo,
    La ringrazio per la cortese risposta. Quindi, in parole povere, il cugino di 4° grado ha acquisito il diritto di essere sepolto nel nostro sepolcro, in virtù di successione da mio fratello (de cuius).
    Per come mi è parso di capire, non c’è alcuna regola di preferenza tra il discendente e l’ascendente… chi muore prima meglio alloggia!

  30. Carlo

    X Sandro,

    E’ sempre difficile districarsi tra rapporti endo-famigliari (dai quali poi, originano i contenziosi sullo Jus Sepulchri) non sempre idilliaci ed al quanto problematici, soprattutto quando si finesce con il litigare sui posti salma.

    Comunque: abbiamo due fattispecie: il sepolcro gentilizio (o famigliare) e quello ereditario.

    Nel primo caso (sepolcro gentilizio) così come previsto dall’art. 93 del DPR n. 285/90, recante l’approvazione del Regolamento nazionale di polizia mortuaria – il diritto d’uso delle sepolture private spetta al titolare della concessione ed ai suoi familiari, fino al logico completamento della capienza del sepolcro, oltre la quale lo jus sepulchri spira ex se, divenendo non più esercitabile (…per forza: se non c’è più spazio per l’immissione di nuovi feretri!)

    Lo stesso concessionario può consentire la tumulazione, nella propria tomba, di salme di persone sue conviventi o a lui legate per particolari benemerenze.

    La famiglia del concessionario è comunque da intendersi composta dagli ascendenti e discendenti, in linea retta e collaterali, ampliata agli affini, fino al sesto grado di parentela se ciò viene specificato nel regolamento di polizia mortuaria comunale, il quale, però, potrebbe dettare criteri più selettivi o restrittivi.

    Per gli ascendenti e discendenti in linea retta il diritto alla tumulazione è stato implicitamente acquisito dal fondatore il sepolcro, all’atto dell’ottenimento della concessione. Per i rimanenti è il regolamento comunale che può estendere lo jus sepulchri.

    In assenza di norma specifica nel regolamento, laddove si voglia consentire la sepoltura di collaterali ed affini, questa estensione, in deroga alla natura familiare della tomba, deve essere autorizzata di volta in volta dal titolare della concessione con apposita dichiarazione, facendo riferimento al 2° comma dell’art. 93 del DPR n.285/90 (istituto delle benemerenze).

    Nella seconda evenienza: (ed è il nostro caso, cioè del sepolcro jure haereditatis) il diritto alla tumulazione di natura ereditaria può derivare fin dall’inizio dall’atto di concessione, laddove il fondatore statuisca che il sepolcro viene realizzato per sé e per i propri eredi, come proprio mi par di capire dalla Sua esposizione.

    Costui, concentrando nelle proprie mani tutto lo jus sepulchri attivo e passivo, nonchè i diritti di gestione sull’edificio sepolcrale, si limita a compiere una mera destinazione del diritto di sepoltura ai propri eredi (o successibili) in considerazione di tale loro qualità, con la conseguenza che ciascuno di essi (subentrandogli “iure haereditatis”) è legittimato alla tumulazione di salme estranee alla famiglia di origine, entro i limiti della propria quota ereditaria.

    In quanto erede, poi, sia in questa condizione sia come portatore di un interesse morale e spirituale alla conservazione del sepolcro che contiene i resti dei più stretti congiunti, risulta titolare di una posizione giuridica soggettiva di carattere sostanziale che abilita ad agire per la difesa, la conservazione e il ripristino dell’interesse stesso ove se ne prospetti l’illegittima lesione da parte di chiunque.

    L’identificazione dei soggetti titolari dello ius sepulcri va eseguita in base alle norme civilistiche che regolano la successione mortis causa o i trasferimenti in genere (specie se patrimoniali) dall’originario titolare, trattandosi di un diritto che si trasmette nei modi stessi di ogni altro bene, e può persino essere alienato in tutto o in parte e può essere lasciato, anche in legato, a persone non facenti parte dalla famiglia.

    Il diritto alla tumulazione di natura ereditaria può derivare, altresì, come detto appena sopra, dallo ius sepulcri che, trasmesso per vincolo di consanguineità all’ultimo superstite della cerchia degli aventi diritto, all’apertura della successione di tale soggetto diventa trasmissibile per via ereditaria quale parte del suo patrimonio.

    In altre parole, con l’estinzione della cerchia dei familiari, esso si trasforma da familiare in ereditario con riviviscenza dello ius successionis e della trasmissibilità per atto inter vivos o mortis causa. Ciò in quanto la presenza di più contitolari realizza quella particolare forma di comunione, differenziata dalla comunione di proprietà o di altro diritto reale sul bene, nella quale non può non riconoscersi la concentrazione dello stesso diritto nelle mani dell’ultimo superstite compreso nella cerchia dei familiari, qualunque sia il suo vincolo col fondatore.
    In questo caso, pertanto, le successive vicende della proprietà dell’edificio cimiteriale nella sua materialità non diventano indifferenti per l’individuazione dei titolari del diritto, anzi, costituisce presupposto indispensabile per l’esercizio della facoltà di sepoltura proprio il fatto che il sepolcro (o parte di esso) rientri nel patrimonio del soggetto.

    La volontà del fondatore di erigere ab origine un sepolcro familiare o ereditario può trovare innanzitutto espressione nell’atto concessorio (come accade, appunto, nel fatto da Lei esposto). In questa sede il fondatore può stabilire se il diritto di sepoltura sorga esclusivamente in capo ai suoi successori oppure alle persone che rientrano nella cerchia della sua famiglia. La qualificazione dello status del sepolcro in forma scritta è ovviamente quella da preferire giacché riduce al minimo le situazioni di possibile contenzioso tra soggetti interessati all’uso della tomba.

    In assenza dell’atto scritto, la volontà può essere manifestata in qualunque forma, potendo risultare anche da elementi indiziari presuntivi, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito.

    Nell’eventualità di una pluralità di concessionari, la titolarità jure haereditatis è riconosciuta in via esclusiva al concessionario rispetto al quale sussista la posizione erede al momento del decesso. Ciò comporta che il comune sia tenuto alla verifica della sussistenza della condizione solo nei confronti del richiedente, restando del tutto estranei al procedimento gli altri eventuali concessionari, sia in termini di consenso o anche di mera consultazione.

    Dopo questa lunga e necessaria premessa per inquadrare giuridicamente il fenomeno posso solo aggiungere questo: come a più riprese rilevato dal Consiglio di Stato la legittimazione a deporre in un sacello mortuario privato una determinata salma, deve esser attentamente verificata dall’Autorità Comunale attraverso apposita ed attenta istruttoria, in cui ponderare i titoli di sepoltura (seppur solo formali, perchè l’azione amministrativa non può mai sconfinare nell’attività giurisdizionale) prodotti agli atti dell’ufficio della polizia mortuaria e tale modus operandi (di cui spesso gli stessi Comuni si dimenticano…colpevolmente!) è sancita dall’Art. 102 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria. Vale a dire: lo jus sepulchri accertato al momento del decesso della persona interessata, ex Art. 50 comma 1 lett. c) DPR 10 settembre 1990 n. 285, la quale, quindi, doveva esserne portatrice, quando ancora in vita, soprattutto se la concessione preesiste e non è fatta al momento stesso, deve in qualche modo esser documentato affinché il comune possa autorizzare la tumulazione. Di più: certi regolamenti comunali, con una procedura invero piuttosto farraginosa, ma che ha il pregio della chiarezza, richiedono un’autorizzazione preliminare da parte del concessionario, magari per salme detentrici pleno jure dello Jus Sepulchri, ma non specificate nominativamente nell’atto di concessione. Altri regolamenti, questa volta in modo sì ultroneo ed in un eccesso di prudenza prossimo alla paralisi, domandano addirittura il consenso di tutti gli altri potenziali titolari dello jus sepulchri che vedrebbero così attuarsi un’inevitabile compressione del loro stesso diritto di sepolcro, siccome lo spazio sepolcrale, com’è noto, non è dilatabile all’infinito.

    Per quanto riguarda la difesa dello ius sepulchri, dalla cosiddetta “tumulazione illegittima” (= turbativa di sepolcro) la Cassazione ha precisato, a più riprese ed in modo pressoché costante ed uniforme, nel tempo, che tale interesse è tutelabile con l’azione negatoria sancita dall’art. 949 codice civile.

    Quindi, azzardo una possibile risposta: se il defunto tumulato nella Sua cappella funeraria rientra nella rosa degli eredi (anche in prospettiva futura) del concessionario…o meglio dei concessionari) ha diritto ad esser deposto in quel determinato monumento sepolcrale, se no si è trattato di un ab-uso (nel senso tecnico del termine). Per questa possibile lesione del Suo Jus Sepulchri è possibile, avverso l’autorizzazione comunale di cui parlavo prima, adire anche il T.A.R. o, altrimenti, esperire qualche forma di ricorso amministrativo interno alla “macchina comunale” perché, magari, agendo in autotutela, senza, allora, il bisogno di instaurare o eccitare un giudizio dinanzi al T.A.R., il Comune annulli i provvedimento di cui sopra, in quanto viziato ab origine, forse (penso io, ma potrei aver preso un clamoroso abbaglio) per difetto d’istruttoria.

  31. Sandro

    Salve. Prima di tutto Le faccio i complimenti per l’utilità del sito e per la Sua grande competenza al riguardo, secondo vorrei illustrarLe un problema che mi è capitato.
    Nel 1982 mia madre, i miei 2 fratelli ed io abbiamo avuto in concessione una cappella gentilizia. Nel contratto di concessione è riportato che “il diritto di uso della concessione in parola è riservato al concessionario ed ai suoi legittimi eredi, successori e successibili, con divieto di alienazione, a qualsiasi titolo e causa, per atto tra vivi, in favore di terzi”.
    Nella cappella in questione, fino a qualche mese fa, era seppellito soltanto mio padre. Successivamente, la moglie di mio fratello vi ha fatto tumulare il figlio del fratello di mio padre.
    La tumulazione è stata fatta senza consultarci… in pratica ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto.
    Approfittando della sua competenza vorrei chiederLe se ciò sia legittimo, tenuto conto di quanto Le ho riportato e, qualora sia una sepoltura indebita, se possiamo chiedere al Comune di agire in autoutela per ottenere il trasferimento della salma in altro posto.
    La ringrazio infinitamente.

  32. Carlo

    X Roberto,

    Mi mancano troppi elementi per poterLa davvero aiutare, provo comunque a sintetizzare qualche aspetto procedurale e di sostanza.

    Innanzi tutto: a chi era intestata originariamente la concessione? Glielo chiedo perché, come mi par di capire sono già passati oltre 90 anni dal decesso della prima sorella ed in tutto questo tempo le cose possono anche esser cambiate, soprattutto riguardo alla possibile voltura del rapporto concessorio. MI spiego meglio: adesso a che è riconducile la concessione? Ci sono state variazioni, magari mortis causa, nella titolarità della stessa?

    Occorre, ad ogni modo, fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria locale per la verifica di quali siano, o possano essere, le persone che siano subentrate (se vi sia stato subentro) nella qualità di concessionario (precisando che potrebbe anche aversi il caso che non vi sia proprio subentro, ma che con cessionario rimanga determinato nel fondatore del sepolcro (con l’effetto dell’inoperatività dell’art. 93, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).
    In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accoglibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto questi di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione.

    Il diritto di accoglimento in un dato sepolcro privato (quali sono le tumulazioni tutte) è regolato dall’Art. 50 lett. c) del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285. Detto diritto, attraverso apposita istruttoria comunale, basata naturalmente sulla produzione agli atti dei soli titoli formali (SENZA, QUINDI, ESTENUANTI INDAGINI), ai sensi dell’Art. 102 del DPR citato, deve esser provato al momento della morte, specie quando la concessione della tomba sia pre-esistente. IN altre parole, forse più semplici, lo jus sepulchri è l’unico diritto che si eserciti, in proiezione dell’oscuro post mortem, da morti, appunto, ovvero quando cessa la capacità giuridica. Dello Jus Sepulchri, quindi, bisogna esser titolari (in realtà bisognerebbe ragionare non in termini di un diritto vero e proprio, ma di una legittima aspettativa dove forti sono gli elementi di romantica idealità)quando si è ancora vivi e comunque il diritto di sepolcro vale e diviene effettivo solo quando ci sia materialmente spazio per la tumulazione di un nuovo feretro, oltre questo limite di capienza fisica, lo Jus Sepulchri stesso spira…cioè si estingue da solo, divenendo lettera morta (= un vano miraggio!.

    Allora se Sua madre, era, quando ancora in vita, portatrice dello Jus SEpulchri, il quale, non dimentichiamo mai, nel sepolcro di tipo famigliare, si trasmette unicamente jure sanguinis o jure coniugii, vale a dire per consanguineità o matrimonio e nella tomba c’è ancora posto si potrà provvedere, pleno jure, alla sua tumulazione, altre ragioni ostative non si rilevano…per il momento!

  33. roberto

    buonasera, volevo sottoporvi un quesito al quale non riescono a darmi risposta. mia madre è morta da poco, come ultima sorella ha diritto alla concessione cimiteriale nel sepolcro nel quale 92 anni fà fu sepolta la sorella che è titolare della concessione? nonostante defunta è ancora titolata alla concessione o ad essere sepolta nella tomba assieme alla sorella?
    grazie mille

  34. Carlo

    X Eva,

    In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma, non è ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalità di “registrazione” di questa “DIVISIONE” da parte degli uffici comunali.

    Il diritto di sepolcro, infatti, é riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, famiglia che, a questi fini, é stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.

    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso é connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile, ma comunque certo come comprensibilmente noto).

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha mai titolo, una volta rogato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerito per il concessionario, trrattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale condizione).

    La questione posta è, quindi, un po’ complessa, siccome, in linea di massima, dovrebbe sussistere nella titolarità della concessione tra più persone una comunione indivisibile, anche se possano esservi “regolazioni” pattizie tra diversi soggetti (regolamento su cosa comune ex art. 1106 Cod. Civile?), sempre se ed in quanto dichiarate ammissibili o consentite dal Regolamento comunale. In tale ipotesi, l’utilizzo, pro-indiviso, si verifica in conseguenza di fattori esterni alla volontà degli interessati, cioè all’evento del decesso di persone aventi diritto, in quanto concessionarie o appartenenti alla famiglia del concessionario, e fino al raggiungimento della saturazione del sepolcro stesso. È tradizione che vi sia una sorta di equa divisione dei posti in base alla quota di proprietà del sepolcro, ma questo non è elemento di diritto.

    Fermo restando il necessario rinvio al Regolamento comunale (che, in questi casi, senza mai dimenticare l’art. 117 comma 6 III Periodo Cost. assume/svolge un ruolo importante, quando non assoluto), potrebbe – forse – anche riuscire comprensibile un intervento giudiziale di “modulazione”, del diritto di sepolcro; qualora il giudice acceda a questa tesi detto frazionamento, per altro, comporterebbe una sorta di compressione dei diritti di ciascuno degli altri soggetti interessati, venendosi così ad alterare il postulato per cui il titolo ad essere sepolti andrebbe ponderato in occasione del suo immediato utilizzo.

    Detto regolamento interno ai titolari dello Jus Sepulchri potrà senz’altro, per conoscenza, esser inoltrato al Comune, rimanendo, però, quest’ultimo estraneo ad ogni potenziale controversia, da dirimersi dinanzi al Giudice Ordinario, poiché si tratta, pur sempre, di diritti soggettivi.

  35. Carlo

    X Paola,

    La condizione da Lei rappresentata parrebbe configurare la situazione di una tumulazione sine titulo, ossia indebita ed illegittima (= abusiva?), in quanto a suo tempo non autorizzata, con atto formale, dal concessionario.

    In primis, bisogna sempre ricordare, però, come il concessionario autorizzi sì l’ingesso nel sepolcro di un determinato feretro, ma autorizza non ad arbitrio o capriccio (= non può autorizzare chicchessia, cioè un estraneo alla rosa dei destinatari dello Jus Sepulchri) bensì sulla base di due precisi elementi normativo-contrattuali:

    a) del regolamento comunale di polizia mortuaria vigente all’atto della stipula dell’atto concessorio che si pone come premessa necessaria a tutti i procedimenti di polizia mortuaria che interessino, come parte contraente, il Comune
    b) dello stesso atto di concessione.

    E’il combinato disposto tra queste due fonti del diritto a determinare la cosiddetta “RISERVA” ossia il novero delle persone che, quali titolari dello jus sepulchri, siano portatrici, quando ancora in vita, del diritto alla tumulazione in sepolcro privato della loro futura salma (in realtà, mentre si è in vita lo Jus Sepulchri, unico ed ultimo diritto da esercitarsi nel post mortem, rimane una mera aspettativa, in attesa di concretizzarsi in prospettiva postuma, fatta salva la raggiunta saturazione del sepolcro stesso: se materialmente non dovesse esserci più posto per immettere nuove bare (…e lo spazio sepolcrale non è dilatabile all’infinito…purtroppo!) lo Jus Sepulchri spirerebbe di per sé, naturalmente senza più la possibilità di esser attuato verso chi ne sia ancora astrattamente titolare.

    Quid juris, allora, nella fattispecie?

    Io, fossi in Lei (oggi sono più “mafioso” ed omertoso del solito, ma mi permetto, in confidenza, questo spregiudicato suggerimento) me ne starei zitto, in qualche modo invertendo l’onere della prova, poiché una tumulazione sine titulo, ovvero in difformità dall’atto di concessione e dalla “RISERVA” da lui prestabilita comporterebbe ex lege, oltre all’applicazione delle previste sanzioni amministrative (oggi, forse prescritte, in quanto ragioniamo di una sepoltura “clandestina” risalente al lontano, ormai, 1983) anche un altro intervento punitivo ben più grave come la decadenza della stessa concessione per violazioni unilaterali alle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario primo, verso il Comune quando la concessione stessa fu rilasciata.

    Tra l’altro una recente sentenza del Consiglio di Stato (da maneggiare con estrema cautela, perchè nel nostro ordinamento giuridico una sentenza fa stato solo tra le parti) sembrerebbe proprio corroborare questa mia tesi così “spericolata”, in base a questo assunto agevolmente dimostrato nello sviluppo logico-argomentativo della sentenza: se il comune omette l’attenta verifica dello jus sepulchri all’atto di ogni singola tumulazione (avallando anche comportamenti di dubbia legittimità “border line”) l’eventuale dichiarazione di decadenza sanzionatoria sarebbe viziata da eccesso di potere e difetto di motivazione, proprio perché il controllo deve esser a monte.

    Si ricorda, infatti, l’art. 102 dPR 10/9/1990, n. 285, non agevolmente obliterabile, in forza del quale il Comune deve tramite apposita istruttoria valutare attentamente il titolo di accoglimento di un feretro in un sepolcro privato, proprio per evitare una sorta di “usurpazione” di sepolcro, o detto più delicatamente di una turbativa di sepolcro.

    Il comune potrebbe, forse, avvalersi del potere di auto-tutela, annullando (motivatamente) le autorizzazioni indebite impropriamente rilasciate, poichè viziate ab origine, e assegnando un termine affinchè i familiari del defunto “sine titulo”, procedano, a propria cura, diligenza ed onere (chiedendo le prescritte autorizzazioni ecc. ecc.) a dare diversa destinazione al feretro.

    Il problema sarebbe semmai, quello relativo al da farsi in caso di inadempimento, per cui (da valutare) si potrebbe operare un rinvio agli artt. 2028-2032 CC.

    Se, poi,come nel caso presente si ipotizza, il Comune ha erroneamente assentito alla tumulazione in contrasto con il titolo concessorio, l’Ente Locale – come è stato rilevato in dottrina, potrebbe agire in autotutela annullando l’autorizzazione illegittima invitando, altresì, gli aventi diritto sulla salma abusivamente tumulata in primo luogo alla estumulazione e successivamente alla collocazione del feretro, entro un dato termine, in altro legittimo sito.

    In caso di inadempimento degli intimati, il Comune potrebbe (con provvedimento dirigenziale ) disporre d’ufficio la rimozione della salma abusiva ponendola – come è stato scritto, provvisoriamente, in attesa di sistemazione definitiva, in altro loculo non ancora concessionato, ovvero, in via definitiva, nel campo di terra.

    Diciamo che dovrebbe sempre essere preventivamente acclarato che il defunto avesse titolo ad essere accolto in un determinato sepolcro. Non si ignora, parimenti, come, talora, tali accertamenti o non avvengano o sono effettuati in modo del tutto molto “soft”.

  36. Paola Birillo

    Gentile Sig. Carlo,
    ho ereditao da mio padre una cappella di famiglia con la ricettività delle salme al completo. Mi viene il dubbio che una cugina di secondo grado ivi sepolta sia stata tumulata nel 1983 e che al comune ove si trova la cappella sia stata data comunicazione ufficiale ma non il permesso di tumulazione della salma in quanto il titolare della concessione della cappella era già morto. In questo caso come mi devo comportare? E’ necessario che mi rechi in comune per regolarizzare la posizione amministrativa? Grazie

  37. Carlo

    X Viviana,

    Qui il conflitto strisciante non è tanto tra parenti del de cuius, ma tra il legittimo diritto alla memoria (di chi rimane in questa valle di lacrime) e lo jus eligendi sepulchrum, ossia la volontà sovrana del de cuius stesso nel decidere forma, modalità e luogo di sepoltura.

    Di solito questi contrasti così dilaceranti tra princìpi primi dell’Ordinamento Giuridico si risolvono tramite compressione o estensione di quest’ultimi.

    La normativa vigente (salvo forse la Lombardia, il cui regolamento regionale è più possibilista in termine di “privacy” dei defunti) prevede, comunque, la necessità di riportare sulla lapide nome, cognome, data di nascita e di morte delle persone sepolte nella tomba. Pertanto oltre le iscrizioni dovute è possibile concedere (da parte del dirigente competente) altre scritte, purché autorizzate, nulla invece si dice della foto-ricordo, che, pertanto, è da intendersi come facoltativa.

    Alcune delle caratteristiche che deve presentare una tomba per essere considerata in stato d’abbandono possono essere, per esempio, la non leggibilità delle iscrizioni (obbligatorie la data di nascita, morte, nome e cognome),

    .
    Generalmente le soluzioni individuate nei diversi Comuni sono le seguenti:

    – norme tecniche attuative di piano regolatore cimiteriale (che però non entrano nel dettaglio).

    Spesso la norma tecnica rimanda ad altro strumento d’attuazione (deliberazione di Giunta, determina dirigenziale, regolamento comunale) gli aspetti di dettaglio, che possono variare nel tempo, anche in relazione all’?evoluzione dei materiali e delle preferenze della cittadinanza.

    – progettazione del complesso architettonico. In fase di approvazione del progetto di realizzazione del corpo loculi il progetto esecutivo arriva al particolare sia per le caratteristiche della lapide, sia per quelle dell’?oggettistica (per garantire una progettazione uniforme dell’?insieme e non lasciare troppa libertà a chi acquisisce una concessione o a marmisti);

    – regolamento di polizia mortuaria comunale che entra nel merito o spesso lascia a determina dirigenziale il dettaglio;

    – determina dirigenziale che fissa le caratteristiche.

    Una volta operata la scelta strategica occorre applicarla ai casi concreti e il sistema preferibile è una istanza del cittadino per la collocazione dell?’oggettistica e scritte, che esplicitamente faccia riferimento alla piena ottemperanza delle prescrizioni dettate.

    Nella autorizzazione comunale, soggetta ad apposita tariffazione (= corresponsione di diritto fisso) alla collocazione vengono specificate le conseguenze in caso di inadempienza e cioè l’elevazione della sanzione prevista nel regolamento comunale in caso di violazione di questo e diffida al ripristino secondo quanto autorizzato.

    Il gestore ha il compito di istruttoria e di segnalazione all?’Amministrazione comunale delle trasgressioni regolamentari intervenute.

    Nella fattispecie, pertanto, oltre le iscrizioni dovute è possibile concedere (da parte del dirigente competente) altre iscrizioni, autorizzate, come anche un ricordo di persone sepolte da altra parte, purché chiarendo che non vi è la salma, realizzando, così, un piccolo cenotafio (= monumento sepolcrale dedicato a persona sepolta in altro luogo), naturalmente con il nulla osta dell’ufficio comunale della polizia mortuaria cui compete, pur sempre, la funzione di supervisione e controllo dell’attività cimiteriale (lavori lapidei compresi!)

    Questa ulteriore facoltà deve essere cedevole rispetto agli obblighi normativi minimi.

    Se cioè una tomba è a 4 posti e c?è solo posto sulla lapide per 4 morti (nome, cognome, data nascita e morte) il ricordo della salma lì non contenuta può essere inserito solo se c?è lo spazio occorrente per le altre scritte. Se fossimo nella situazione in cui nella tomba vi sono 3 morti sepolti, può essere inserito il ricordo per la salma lì non sepolta, ma a condizione che tale iscrizione venga tolta nel momento in cui occorre fare la quarta scritta, oppure occorre che le scritte siano di dimensioni tali da contenere tutti gli elementi. Questi obblighi devono essere previsti nella autorizzazione del dirigente per l?iscrizione del ricordo.

    Se Lei e la Sua famiglia ritenete il cenotafio in questione lesivo della più intima volontà del de cuius dovete formalizzare istanza di rimozione, in forma scritta, al comune che lo ha autorizzato adducendo con precisione le vostre motivazioni, solo dopo, si potrà presentare, in caso di diniego, eventuale impugnazione del provvedimento dinanzi al giudice amministrativo.

    A mio avviso la sede giurisdizionale più propria, se ragioniamo in termini di diritti soggettivi (lesi o da affermare, ovvero Diritto al ricordo versus diritto all’oblio nel post mortem) potrebbe esser quella civile, sottoponendosi comunque all’alea ed agli inevitabili costi che comporta l’adire il giudice ordinario, anche tenuto conto dei tempi molto dilatati della Giustizia Italiana.

  38. Viviana

    Buongiorno, avrei un quesito da sottoporvi.
    Mio padre morto lo scorso gennaio e’ stato, per sua volonta’, cremato e tumulato nel cimitero d’origine di mia madre.
    Premetto che mio padre non ha voluto sulla lapide la data di nascita/morte.
    Le sorelle di mio padre, a nostra insaputa, hanno posizionato una foto (con indicato sul piedistallo della stessa, la data di nascita e di morte) sulla tomba dei loro genitori sepolti in un altro paese. Io, mia madre e mio fratello abbiamo chiesto la rimozione della foto ma ad oggi nulla e’ stato fatto.abbiamo diritti legali di far rimuovere la foto posizionata contro la volonta’ di mio padre e nostra? grazie. cordiali saluti

  39. Carlo

    X Marino,

    qui, per dirimere la potenziale controversia (come direbbe Fantozzi al suo compare Fracchia: ” mi accomodo io nel sepolcro? No, No Ragioniere, prego…”vada pure lei”!) su chi abbia il diritto d’uso per occupare, da morto, l’ultimo loculo disponibile bisognerebbe interpretare la volontà del fondatore della cappella gentilizia, di solito cristallizzata nello stesso atto di concessione, al fine di capire la destinazione che questi abbia inteso imprimere alla tomba. “I vostri nomi sono scritti nei cieli” recita un passo del Santo Evangelo, senza spingerci nel sublime metafisico a me basterebbe sapere, per risponderLe, se il contratto di concessione rechi espressamente i nominativi delle persone riservatarie dello Jus Sepulchri o si limiti alla formula di rito “sibi familiaeque suae” ossia per il concessionario e la di lui famiglia, senza specificarne il novero o l’ambito, poiché magari l’atto di concessione stesso rinvia, per la definizione di famiglia, alla fonte regolamentare comunale, in assenza o nel silenzio della quale opererebbe, pur sempre, di default l’Art. 93 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, con implicito rimando agli Artt. 74, 75, 76, e 77 Cod. Civile. Il problema si sostanzia in questi termini: Sua Madre, pur non essendo legata con vincoli di parentela al fondatore dei sepolcro, ma solo quale coniuge di un avente diritto ha acquisito a Sua volta, anche se indirettamente, jure coniugii, lo Jus Sepulchri? Senza questi elementi mi è impossibile esser più preciso. Ad ogni modo, quando tra 2 o più soggetti parimenti titolati, cioè portatori tutti ed indistintamente dello Jus Sepulchri, dovesse sorgere aspra contesa, salvo diverse regolazioni pattizie tra gli stessi, per disciplinare l’uso del sacello funerario, (regolamento su cosa comune???) da notificare al Comune ed al quale lo stesso rimane estraneo, semmai limitandosi a garantire il mantenimento dello status quo, sin quando la lite si sia ricomposta, anche con accordo extragiudiziale, sarà la naturale cronologia degli eventi luttuosi a determinare l’ordine di ingresso dei feretri nel sepolcro: insomma… chi prima muore meglio alloggia, sino alla saturazione fisica della capacità ricettiva del sepolcro, se, infatti, non dovesse più esserci spazio per l’immissione di nuove bare il potenziale Jus Sepulchri vantato in vita si estinguerebbe in automatico, perché esso, appunto, si esercita sino al completamento di tutti i posti feretro, oltre questo limite esso spira, ossia diviene lettera morta, ex Art. 93 comma 1 II Periodo del Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

  40. Marino

    Salve, avrei bisogno di un parere.
    nella tomba di famiglia, costruita da mio nonno attualmente vi sono sepolti: mio padre, mio nonno, mia nonna e due mie zie, della famiglia di mio nonno è rimasta in vita solo una zia (figlia di mio nonno) che rivendica l’ultimo posto disponibile nella tomba di famiglia. Mio Padre (unico figlio maschio) alla sua morte esprime il desiderio di avere al suo fianco mia madre quando il Signore la chiamerà nell’aldilà.
    a chi spetta l’ultimo posto disponibile? a mia madre o a mia zia?
    grazie

  41. Carlo

    X Paola,

    Suo padre, se, quale erede universale, è subentrato allo zio, ormai defunto, nella piena titolarità della concessione, è da considerarsi a tutti gli effetti, quale nuovo concessionario, portatore dello jus sepulchri, inteso come duplice potere di esser sepolto o dar sepoltura in quella particolare cappella gentilizia oggetto della concessione, ovviamente entro i limiti fisici di capacità ricettiva del sepolcro stesso.

    il diritto secondario di sepolcro (iter ad sepulchrum, secondo la più aulica formula latina, cioè, alla lettera: “passaggio verso il sepolcro”) non deve mai sconfinare nell’uso eccessivo o dannoso, verso terzi, del diritto stesso, la Legge, infatti, vieta espressamente gli atti emulativi, e di questa proibizione si trova traccia nell’Art. 833 Cod. Civile, da leggersi in senso estensivo, per l’esercizio di qualsivoglia diritto, anche se questa questione dirimente è, pur sempre, affidato alla prudente valutazione del Giudice, in sede civile.

    La ratio di un tale divieto va ravvisata nel principio dell’abuso del diritto che, sebbene non sia stato espressamente recepito nel codice civile italiano, discende ugualmente dalla concezione del diritto soggettivo come diritto tutelato per il raggiungimento di interessi socialmente apprezzabili. Il titolare del diritto di proprietà che compia un atto costituente esercizio del suo diritto, senza che questo tuttavia persegua un interesse socialmente apprezzabile, e anzi ove quest’atto persegua un fine riprovevole, compie un atto emulativo, sanzionalo come illetico dalla legge.

    Gli aspetti patrimoniali e manutentivi del sepolcro attengono esclusivamente al titolare della concessione ex Art. 63 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, che li organizza come meglio egli creda, nel rispetto della Legge.

    Il concessionario di suolo cimiteriale, su cui, poi, erigere un manufatto sepolcrale, è titolare, nei rapporti con altri privati, di una posizione di diritto soggettivo, tutelabile con tutte le azioni normalmente spettanti al proprietario per la difesa del diritto dominicale (= di proprietà)

    Come ha rilevato il Supremo Giudice della nomofilachia (=Cassazione Civile) con sentenza del 20 settembre 1991 n. 9837 Lo ius sepulchri ha natura anche di diritto reale patrimoniale; ne discende che l’esercizio del potere di fatto, corrispondente al contenuto di tale diritto, concreta “possesso”, ai sensi dell’art. 1140 c.c., ed è quindi tutelabile pure con l’azione di manutenzione ex Art. 1170 Cod. Civile.

  42. Paola Griffini

    Gentile Carlo non Le avevo giustamente fatto una premessa che la concessione cimiteriale era stata fatta allo zio di mio padre per poter costruire l’avello e mio padre è l’erede univerale dello zio. Tranne alcuni legati che lo zio ha fatto ad alcuni congiunti per riconoscenza. Essendo mio padre erede universale dello zio ha ereditato anche la concessione cimiteriale e la possibilità di potervi essere sepolto.
    Grazie

  43. Paola Griffini

    Gentile Carlo,
    quindi io sono abbligata in base alla legge a far entrare nella cappella le due cugine di secondo grado a deporre fiori e quant’altro lo ritengano opportuno ( e su questo sono completamente in accordo ci mancherebbe). Ma queste due signore non partecipano alla manutenzione straordinaria (riparazione tetto, tinteggiatura pareti) e neanche questo a loro ho mai chiesto per carità. Però le due cugine si sono sentite in diritto di allontanare la mia donna delle pulizie arbitrariamente senza chiedermi pareri, mettere al posto di questa persona di loro fiducia che fa dispetti in continuazione ed in più si ritengono esse stesse padrone della tomba. Perchè queste due persone dovrebbero ereditare il diritto di disporre come vogliono della tomba solo per fare dei dispetti e quando si tratta di dover decidere come intervenire per riparare o avvisare di riparare la tomba stanno zitte e nessuno le sente per anni? Se un domani la tomba si degrada sono sempre io il pollo che deve correre?
    Grazie

  44. Carlo

    X Paola,

    Capisco i rapporti poco idilliaci che intercorrano con alcuni Suoi parenti; mi spiace deluderLa amaramente, ma le due cugine, ormai ottuagenarie, di Suo padre sono pur sempre, indiscutibilmente, titolari del cosiddetto diritto secondario di sepolcro.

    Questo diritto così particolare, secondo dottrina e, soprattutto, giurisprudenza costante, spetta a chiunque — pure non titolare del diritto primario — sia congiunto di una persona che vi riposa e consiste nelle facoltà di accedervi (passaggio al sepolcro), ad esempio in occasione delle ricorrenze, per il compimento di atti di
    culto e di pietà (far celebrare messe nella cappella in onore dei defunti, pregare sulle tombe, accendere lampade, portare fiori), di provvedere all’ornamento del sepolcro stesso e alla sua manutenzione, e nel potere di opporsi ad ogni sua trasformazione, che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella data spoglia e ad ogni atto costituente violazione od oltraggio a quella tomba. Anche
    la conservazione delle iscrizioni funerarie con le indicazioni delle persone sepolte rientra, poi, nel diritto alla tutela del sentimento di pietà verso i defunti.

    Circa la natura del diritto secondario, un’opinione lo considera ius in re
    aliena, gravante sulla tomba, seguendone gli eventuali trasferimenti, sicché gli acquirenti della cappella (non familiare, ma ereditaria) sono obbligati a rispettarlo.
    Si tratterebbe di un diritto reale, poiché, pur essendo il culto dei defunti
    una pratica pia, esso si estrinseca nell’accesso al sepolcro e nel potere di fatto sulla tomba e su tutte le opere che servono ad ornamento della stessa, come le statue, le lapidi, nonché nel potere di controllare il rispetto delle sistemazioni già date alle salme seppellite nella cappella e, conseguentemente, di opporsi ad atti che comportino turbativa delle sistemazioni stesse. In realtà, sembra doversi escludere la natura reale, mancando anche il potere di uso che
    caratterizza, invece, il diritto primario e che rappresenta il presupposto di ogni diritto reale. Può, perciò, concludersi che esso è un diritto personale di GODIMENTO imprescrittibile che sorge jure sanguinis, il cui esercizio dura fino a quando permanga la sepoltura. Non manca, comunque, l’opinione secondo cui esso sarebbe una figura di natura ibrida, di natura personale e reale.

  45. paola griffini

    desidero chiedere questo.
    Gli zii di mio padre (sei fratelli) hanno fatto costruire nel 1960 una cappella per la famiglia Griffini. Il settimo fratello sposato con due figlie non ha voluto partecipare alla spesa per la costruzione poichè non interessato. Quando questo fratello è morto però le due figlie hanno fatto si che venisse sepolto nella cappella Griffini (gratis moridei) così è stato anche per la loro madre moglie di questo defunto. Gli zii per benevolenza hanno fatto seppllire nella cappella sia il fratello estraneo alla costruzione della cappella sia la di lui consorte (sempre gratis moridei). Adesso le due figlie che hanno 80 ed 82 anni rispettivamente vorrebbero entrare in possesso delle chiavi per accedere alla cappella e farvi i porci comodi, fare zizzania ecc.Mio padre erede legittimo della cappella è obbligato per legge a fornire le chiavi di accesso alla cappella alle sue due cugine oppure può per gentile concessione ogni qualvolta esse desiderano trovare i propri cari aprire la cappella e farle accedere? qualcuno mi potrebbe dare un consiglio? io non vorrei dovre ricorrere ad un legale. Grazie

  46. Carlo

    X Arcangelo,

    La soluzione della semplice diffida, sempre esperibile, per altro, lascia un po’ il tempo che trova.
    Il comune potrebbe, forse, avvalersi del potere di auto-tutela, annullando (motivatamente) le autorizzazioni indebite impropriamente rilasciate e assegnando un termine affinchè i familiari del defunto “sine titulo”, procedano, a propria cura, diligenza ed onere (chiedendo le prescritte autorizzazioni ecc. ecc.) a dare diversa destinazione al feretro.

    Il problema è, semmai, quello relativo al da farsi in caso di inadempimento, per cui (ipotesi da valutare) si potrebbe fare un rinvio agli Artt. 2028-2032 Cod. Civile sulla negotiorum gestio (= gestione di affari altrui).
    Si Può procedere d’ufficio.

    Comunque la procedura corretta da seguire si trova a questo link:
    http://www.funerali.org/?p=373

  47. arcangelo

    In caso di tumulazione illegittima in cappella funeraria privata, quale sarebbe la procedura per la estumulazione delle persone illegittime? Tale responsabilità è da addebitarsi al comune? Gli oneri per la estumulazione a chi competono? Grazie

  48. Carlo

    X Alessandro,

    Dal 1924 ad oggi è passato molto tempo: il rapporto posto in essere negli anni ’20 del XX Secolo in essere sussiste ancor oggi, con ogni probabilità, infatti siamo dinanzi ad un concessione perpetua, i fondatori del sepolcro sono senz’altro deceduti e quindi è giocoforza esaminare l’istituto del “subentro”. Prima di avventurarmi in un’accurata disamina del fatto esposto, consiglio vivamente la consultazione del seguente link: http://www.funerali.org/?p=7523

    Nell’anno 1924 vigeva il Regolamento Speciale di Polizia Mortuaria approvato con Regio Decreto n. 448/1892.

    il diritto d’uso sui manufatti sepolcrali, trattandosi il cimitero di bene
    demaniale ex Art. 824 comma 2 Codice Civile, è disciplinato in primis dal regolamento comunale di polizia mortuaria in vigore quando si stipula il contratto e poi dalle norme interne allo stesso atto di concessione. Vige sempre, in via generale l’irretroattività della norma giuridica, ma l’atto di concessione può anche prevedere che situazioni future siano regolate e risolte alla luce dei nuovi regolamenti comunali di polizia mortuaria i quali si succederanno nel tempo, in fondo, come dicevano i giuristi latini, tempus regit actum.

    Al momento costitutivo della concessione di cui, ad oggi, all’’art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285, il quale, per altro, ricalca fedelmente la
    precedente normativa susseguitasi, in epoca post unitaria a cavallo tra
    l’Ottocento ed il XX Secolo, non sussistono difficoltà al fatto che essa
    possa avvenire e produrre tutti i propri effetti giuridici, nei confronti di
    più persone, anche se non appartenenti ad un’’unica famiglia, ma in tal caso occorre avere l’’avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l’’utilizzo effettivo, in ultima istanza sia
    determinato dalla naturale cronologia eventi luttuosi, di per sè certi
    (purtroppo!) ma non prevedibili.

    In tal caso, le persone che potranno essere accolte nel sepolcro privato
    così concesso saranno pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall’atto di concessione. Poiché la situazione rappresentata sembra segnalare che la concessione sia già stata rilasciata e perfezionata, si deve considerare come essa non possa più essere modificata unilateralmente dalle parti contraenti nel rapporto concessorio così formatosi sotto l’imperio del Regio Decreto n.448/1892.

    Nella stipula dell’atto di concessione, infatti, sono indicati i titolari
    dello jus sepulchri, cioè i soggetti riservatari del diritto di sepolcro.

    In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione,
    altre indicazioni di riferimento, per dirimere eventuali controversie sulla
    precedenza o esclusività nell’uso del sepolcro) si ha, quindi, una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari.

    Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non è
    ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “frazionamento” quantitativo dei posti, sempre che ciò non sia – espressamente – contemplato dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, frangente nel quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe disciplinare le forme e le modalità di “registrazione” di questa “ripartizione” da parte dell’ufficio comunale
    della polizia mortuaria
    Il diritto di sepolcro è, pertanto, riservato ai concessionari e alle
    persone appartenenti alle famiglie dei concessionari, famiglia che, a questi fini, è fissata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.
    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di
    utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non
    prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i
    diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di
    pari-ordinazione e l’uso e’ connesso solo al verificarsi dell’evento (non
    prevedibile, come comprensibilmente noto).
    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato
    l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno
    ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di
    convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la
    qualità di persone benemerite per il concessionario, trattandosi di
    fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di
    polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il
    riconoscimento di tale status sui generis, in deroga, cioè alla familiarità
    dell’istituto del sacello privato ed, appunto, gentilizio.).
    Quando venga a decede il concessionario (o, uno di essi, in caso di
    co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria
    regolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).
    Al di fuori dei casi dell’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non è
    consentita la tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo
    stesso art. 93 comma 1, forzatura che se richiesta comporta, di per sé stesso, la dichiarazione di decadenza dalla concessione.

    E’ sempre vietata una tumulazione in sepolcro di terzi, seppure
    temporanea, soluzione illegittima che determina la decadenza dalla concessione, quando fosse eventualmente richiesta (per altro, in alcuni comuni, e’ – erroneamente – tollerata questa indebita prassi, situazione estrema nella quale potrebbe agire unicamente il concessionario).

    Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire /
    individuare arbitrariamente chi possa essere sepolto nel sepolcro in
    concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la
    definizione di famiglia a tal fine è data dal regolamento comunale di
    polizia mortuaria).

    Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo momento) ed ai sensi dell’Art. 93 DPR 10 settembre 1990 n. 285 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze, secondo criteri stabiliti dai regolamenti comunali. Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore del sepolcro sibi
    familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione del loro jus sepulcrhi.

    P.Q.M.a mio avviso se materialmente nel sepolcro c’è ancora spazio, Suo padre, in quanto titolare dello Jus Sepulchri, come discendente del fondatore del sepolcro, dovrebbe vantare il diritto alla tumulazione, acquisito tramite subentro.

  49. Alessandro

    Quesito per Carlo: Nell’anno 1924 un fratello di mio nonno, unitamente ad altra persona estranea, acquista con atto del segretario comunale il diritto di costruire un’edicola funeraria. Successivamente, nel 1968 fa una scrittura dove dice che quel diritto era acquistato per sè ed eredi e per i suoi tre fratelli A, B e C. Pochi giorni fa muore mio padre che è figlio di uno dei fratelli. Aggiungo ch i fratelli sono tutti deceduti ed anche la persona estranea. Secondo Lei ha diritto alla sepoltura?

  50. Carlo

    X Felice,

    Le cellette ossario costituiscono una delle possibili tipologie di sepolcri privati presenti nel cimitero (si veda anche l?’art. 85, comma 1 DPR 10 settembre 1990, n. 285), così la questione posta va affrontata in linea generale per tutti i sepolcri privati presenti nei cimiteri, indipendentemente dalla natura, funzione, durata e capienza. La qualifica di concessionario è, in genere, riferita alla persona che stipula la concessione cimiteriale, spesso chiamato anche “fondatore del sepolcro” e rispetto a questi, va individuata la famiglia, cioè le persone che devono essere considerate familiari del concessionario, in quest’evenienza possono aversi più possibilità: ad esempio, un’?unica definizione di “famiglia” per tutte le specie di sepolture private oppure distinte definizioni, eventualmente in relazione al tipo, alla durata, alla capienza del saccello od ad altri fattori ritenuti degni di apprezzamento.

    In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari, così almeno si è espressa la Suprema Corte di Cassazione.

    Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non è ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe gestire le forme e le modalità di “registrazione” di questo spacchettamento in quote dello jus sepulchri” da parte degli uffici comunali.

    Il diritto di sepolcro è riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, famiglia che, a questi fini, è stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, o nel suo silenzio dalla nuova disciplina del diritto di famiglia dettata dal Cod. Civile, anche dopo le recenti riforme sulla figliazione legittima o naturale.

    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro stesso). In effetti i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso è connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile, come comprensibilmente noto…ma, purtroppo certo!).

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta formatosi e perfezionatosi l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerite per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria statuisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale status così particolare.

    Quando venga a decedere il concessionario (o, uno di essi, in caso di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria regolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).

    Al di fuori dei casi dell’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non è ammissibile la tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93 comma 1, comportamento indebito che se richiesto e perseguito comporterebbe, di per se’ stesso, la dichiarzione di di decadenza dalla concessione.

    Lei con sua Sua Sorella è, divenuto tramite subentro titolare al 50% del rapporto concessorio; orbene l’istituto del subentro contempla almeno ed alternativamente (o nel loro complesso) queste tre situazioni giuridiche che incidono nella sfera del Suo potenziale Jus Sepulchri; infatti l’ingresso nell’intestazione della nicchia ossario può comprendere:

    1) i meri doveri dominicali (= solo gli obblighi manutentivi della sepoltura ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285 derivanti dalla proprietà del manufatto) e non lo jus sepulchri. In altre parole la voltura della concessione implica il solo subentro all’originario fondatore del sepolcro stesso nel sostenere eventuali oneri, senza la possibilità, in futuro di poter fruire della tomba
    2) l’acquisizione del solo jus sepeliendi (= diritto personalissimo alla tumulazione delle Sue spoglie in quel dato avello) limitato, però alla sua persona e non estensibile a soggetti terzi, seppur a Lei legati da vincoli di consanguineità.
    3) la piena titolarità dello jus sepulchri attivo e passivo (–> jus sepeliendi e jus inferendi mortuum in sepulchrum) inteso come duplice facoltà di esser ivi sepolti o di dar sepoltura in quel determinato sepolcro ai propri famigliari.

    Se il Suo Comune intende il subentro nel senso ampio di cui al punto 3) (e penso proprio sia così!) Sua sorella è legittimata, quale concessionaria, a tumulare nel piccolo sepolcro gentilizio i resti della Madre.

  51. Felice

    Hallo! Carlo
    ti pongo alcune domande. Nell’oculo osseo perpetuo di mio padre concessionario oltre alla sua prima moglie (loculo perpetuo acquistato per lei) ed a suo figlio della prima moglie e lui stesso è stato inserita la sua seconda moglie. L’inserimento è stato fatto da mia sorella a mia insaputa. Tieni presente che siamo solo 2 eredi della seconda moglie del concessionario. La domanda è: poteva mia sorella tumulare la seconda moglie (nostra madre) nello stesso loculo di mio padre?
    Poteva eseguire questa operazione di tumulazione senza mio esplicito consenso quale erede del concessionario?
    Poteva l’ufficio cimiteriale del Comune di B…. concedere la tumulazione ossea nello loculo osseo perpetuo di mio padre?
    A domanda di subentro effettuato giorni orsono il comune risponde:
    il subentro alla concessione è stato equamente suddiviso 500/1000 pro quota. Si informa che in questo particolare caso eventi comunicativi saranno comunicati ad entrambi i nuovi concessionari.
    Il Comune di B….. precedentemente ha fatto fare a mia sorella:
    apertura di 3 cassette zincate e versamento dei 3 feretri ossei in una unica cassetta, poi ha concesso a mia sorella la tumulazione ossea della seconda moglie ( mia madre) nello loculo di mio padre senza mio consenso.
    Il Comune si avvale che limiterà a mantenere ferma la situazione di fatto.

  52. Carlo

    X Nina,

    Premessa: Quando si parli di trasformazione del sepolcro di famiglia (detto, anche, gentilizio) in ereditario, deve tenersi presente come la posizione di erede non derivi solo da testamento, ma anche da successione legittima.

    Ne consegue che, a seguito del decesso delle persone prima concessionarie (che si presume siano subentrate all’originario concessionario/fondatore del sepolcro nei modi e forme stabiliti per un tale avvicendamento dal regolamento comunale di polizia mortuaria), e se non vi sia testamento (da parte dell’ultimo concessionario in vita), il sepolcro si trasforma da gentilizio ad ereditario, e si dovrà farsi riferimento alle persone che siano eredi dell’ultimo concessionario, secondo le regole proprie della successione legittima dettate dal Cod. Civile.

    Il regolamento municipale, però, è “fonte” spesso lacunosa, in merito all’istituto del subentro nell’intestazione di un rapporto concessorio, ed in questa sfortunata ipotesi si deve considerare quale unico concessionario ancora il fondatore del sepolcro, mentre coniuge e discendenti sarebbero solo persone aventi diritto di sepoltura e, quindi, sprovvisti della qualità/titolarità a disporre per testamento, quanto meno per quanto riguardi il sepolcro, proprio per il fatto di non essere a loro volta concessionari a pieno titolo e nel senso proprio del termine giuridico). Se c’è il vero subentro, invece, jure haereditatis gli eredi non divengono titolari solo degli obblighi manutentivi concernenti gli aspetti patrimonialistici del sepolcro (la proprietà del manufatto in sé è sempre intermedia e strumentale rispetto all’esercizio dello jus sepulchri che è diritto di natura personale o, sin anche personalissima), ma anche del diritto primario di sepolcro, con ciò dilatando la rosa delle persone ivi aventi diritto alla tumulazione, soprattutto in caso di co-intestazione dello jus sepulchri da cui potrebbe discendere uno spacchettamento in quote di quest’ultimo.

    Per quanto riguarda l’eventuale trasformazione del sepolcro da gentilizio in ereditario, va ricordato come questa avvenga quando la famiglia del concessionario (quale individuata, a tale fine, dal Regolamento comunale di polizuia mortuaria) venga ad estinguersi (Corte di Cassazione, sez. 1^ civ. sent. n. 1672 del 16 febbraio 1988; Sez. 2^ civ., sent. n. 5015 del 29 maggio 1990; Sez. 2^ civ., sent. n. 112957 del 29 settembre 2000; Sez. 2^ Civ. sent. n. 1789 del 29 gennaio 2007, tra le altre), ma in passato (Es. Art. 71 e segg Regio Decreto n. 1880/1942) sarebbe stato anche possibile disporre del proprio jus sepulchri per acta inter vivos e pure attraverso scheda testamentaria, quindi per successione mortis causa.

    1)
    Il diritto di sepoltura é riservato, per legge, ai sensi dell’Art. 93 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria, al concessionario e alle persone appartenenti alla sua famiglia. Il punto nevralgico e dirimente è che la definizione di famiglia, a questi fini, va individuata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria e non in astratto.

    In genere, il Regolamento comunale di polizia mortuaria riconosce nel concessionario un diritto di disposizione (autorizzazione) del diritto di sepolcro rispetto alle persona appartenenti alla famiglia.

    In ogni caso, quando tra più familiari, parimente titolati (= aventi diritto, cioè portatori dello Jus Sepulchri) i insorgano liti o diverse valutazioni, spetta solo a quest’ultimi risolvere la situazione, magari dinanzi al Giudice in sede Civile, rimanendo il comune estraneo ai contenziosi endo-familiari.

    2)
    Poiché un sepolcro, originariamente familiare, si “tramuta” in ereditario quando vi sia estinzione della famiglia del concessionario, nel caso di specie, gli eredi conseguono lo status di titolari del sepolcro, assumendo così (salva diversa specificazione nel Regolamento comunale di polizia mortuaria che, per altro, qui si afferma essere silente) anche la qualificazione di concessionari e, in caso di loro pluralità, di co-concessionari, in termini di indivisibilità, dato il regime di comunione solidale che origina dal rapporto concessorio, il quale sorge sempre “INTUITU PERSONAE”, è bene non dimenticarlo.

    Comprensibilmente, l’uso dei posti ora disponibili, sarà determinato dall’ordine (non prevedibile, ma comunque certo!) di … utilizzo, in base alla cronologia degli eventi luttuosi, sempre nell’ambito della massima capacità ricettiva (in senso fisico, s’intende!) della tomba, insomma se non c’è materialmente spazio per immettere nuovi feretri nel tumulo il diritto di sepolcro si esaurisce.

    3)
    la titolarità del manufatto non ha relazione con la titolarità a disporre delle salme, che sono/saranno estumulate alla scadenza della concessione (art. 86 dPR n. 285/1990) (o, neppure mai estumulate, se si tratti di concessione perpetua), persistendo, fino alla scadenza della concessione, tutti gli oneri in capo all’erede (che, volendo, poteva anche rinunciare all’eredità …).

    4)
    Ammesso che il sepolcro sia divenuto ereditario, per estinzione della famiglia, la titolarita’ del manufatto non ha relazione con la titolarità a disporre delle salme, che sono/saranno estumulate alla scadenza della concessione (art. 86 dPR 285/1990) (o, neppure mai estumulate, se si tratti di concessione perpetua), persistendo, fino alla scadenza della concessione, tutti gli oneri in capo all’erede (che, volendo, poteva anche rinunciare all’eredità …).
    Il titolo a disporre delle spoglie mortali dei defunti spetta, sempre e comune, al congiuge e, se manchi quest’ultimo ai parenti nel grado più prossimo e, in caso di loro pluralità , a tutti costoro.

    P.Q.M

    la questione dell’appartenenza di genere e di perpetuazione di un dato cognome non ha alcun fondamento logico nè tanto meno legale, se non in forza di diverse clausole inserite nell’atto di concessione, delle quali, non sono a conoscenza. Tuttavia anche l’atto di concessione deve esser interpretato alla luce delle novelle sul diritto di famiglia succedutesi nel tempo.

    Dato che il diritto di sepoltura non è collegato solo all’appartenenza alla famiglia del fondatore del sepolcro (ambito di famiglia quale definito dal Regolamento comunale di polizia mortuaria), ma anche alla capienza fisica del sepolcro, si deve considerare come per gli appartenenti alla famiglia il diritto venga a concretizzarsi non in linea teorica (legittima aspettativa?), ma al momento del decesso (prima rimane un mero desiderio in proiezione dell’oscuro post mortem). In altre parole, se al momento del decesso, la persona deceduta è appartenente alla famiglia ha titolo ad essere sepolta nella tomba data concessione.

  53. Nina

    Salve, vorrei capire come funziona in caso conflittuale avente una sepoltura lasciata in eredità…al mio bisnonno fu lasciato in eredità una sepoltura, avente diritto anche i fratelli e i cugini…di conseguenza in eredità a mio nonno e i relativi fratelli già deceduti. Dunque la stessa spetterà a mio padre e ai relativi fratelli (i miei zii) e ai nipoti (i miei cugini) avente lo stesso cognome..però altri parenti non aventi lo stesso cognome credono di averne il diritto poichè era della madre (sorella di mio nonno)..è possibile?

  54. Carlo

    X Remo Faieta,

    grazie per i complimenti, ma io non sono certo un dominus o un deus ex
    machina della polizia mortuaria, anzi sono piuttosto transeunte e del tutto
    contingente (della serie, parafrasando Vasco, oggi sono vivo…domani chi lo
    sa!), cioè il vero “principe” della situazione è questo blog, non chi
    incidentalmente vi scriva, perché permette approfonditi spazi di riflessione
    al comune cittadino utente, suo malgrado, dei servizi funerari.

    Dunque, procedendo per gradi: Lei, se non erro, quale cittadino della
    Repubblica, benché residente all’Estero, è titolare di un sepolcro privato
    ed il rapporto concessorio si è formato attraverso la stipula di un regolare
    atto di concessione ex Art. 98 comma 2 DPR n.285/1990, la Sua posizione,
    quindi, sotto il profilo della legittimità è tetragona ed inattaccabile.

    Di conseguenza Lei, Ex Art. 50 comma 1 lett. c) DPR 10 settembre 1990 n.
    285, in vita, quale intestatario della concessione, è portatore dello Jus
    Sepulchri (da esercitarsi, in un futuro remotissimo, in prospettiva
    dell’oscuro post mortem) in quella determinata tomba data in concessione ed
    a nulla rileva la Residenza, la quale, invece, importerebbe per il titolo di
    accoglimento nei campi comuni ad inumazione.

    Ora, l’istituto della concessione di spazi sepolcrali (essendo il cimitero
    bene demaniale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile) è regolato da tre fonti del
    diritto ed esse, direi, rappresentino un numerus clausus, cioè non
    ulteriormente ampliabile, poichè il rapporto concessorio è di tipo
    para-contrattuale, non gestibile, cioè in piena e privata autonomia tra le
    parti, in quanto risponde ad esigenze di carattere pubblico:

    1) Il capo XVIII del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (norma
    quadro di riferimento, stante la natura appunto demaniale del camposanto e
    quindi assoggettata al regime speciale di cui all’Art. 823 Cod. Civile)

    2) Il Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, obbligatorio per ogni
    comune giusta gli Artt. 344 e 345 del Testo Unico Leggi Sanitarie e
    sottoposto per mezzo dell’omologazione ministeriale a preventiva verifica di
    legittimità, controllo che incide sulla sua efficacia

    3) L’atto di concessione stesso (assieme alla convenzione contrattuale che
    sovente l’accompagna, in cui le parti contraenti fissano nel dettaglio le
    rispettive obbligazioni sinallagmatiche).

    Ovviamente l’atto di concessione, anzi il regolare atto di concessione
    (formula aulica, ma molto efficace!) trae forza e legittimazione dai due
    regolamenti di cui sopra ed essi (non si dimentichi l’Art. 117 comma 6 III
    Periodo Cost.) operano, su un livello di pari ordinazione e dignità negli
    ambiti di propria, specifica competenza.

    Bene, data la stabilità, nel tempo, della legislazione statale, l’unico
    elemento ad esser mutato dovrebbe/potrebbe esser il regolamento comunale di
    polizia mortuaria, ma come recitano le Preleggi del Cod. Civile la Legge
    stessa non dispone che per l’avvenire (= principio generale
    dell’irretroattività della norma giuridica)

    Di conseguenza il regolamento locale del Comune Italiano nel cui cimitero
    insiste la sepoltura privata di cui Lei è titolare potrebbe anche aver
    introdotto criteri più selettivi nelle concessioni cimiteriali, magari
    orientati a favorire la popolazione residente, ma questa nuova regola, in
    ogni caso si applicherebbe solo per le concessioni future, non certo alla
    Sua.

    Vale a dire: quando sussistano già regolari atti di concessione
    pre-esistenti, perfettamente validi e produttivi di tutti i loro effetti
    giuridici, in quanto formatisi sotto il dominio di una diversa disciplina,
    per gli ovvi e logicissimi principi dell’affidamento e del tempus regit
    actum non potrebbero, in alcuna maniera, essere introdotte modifiche
    unilaterali, men che meno, d’imperio, da parte del comune in veste di
    autorità amministrativa (e parte pubblica contraente nel rapporto
    concessorio). Il Comune stesso non può in alcun modo seguire la filosofia
    dello jus superveniens nei rapporti giuridici già perfezionati, da cui
    derivano diritti perfetti ed acquisiti, perché egli stesso, senza avere
    alcun obbligo a contrarre, se non in termini di mera facoltatività, ha
    liberamente deciso di porli in essere.

    La Sua concessione, pertanto, allo stato attuale, è intangibile, certo può
    esser revocata per interesse pubblico o decadere, per causa patologica, se
    Lei commette gravi violazioni unilaterali alle obbligazioni assunte con la
    sottoscrizione dell’atto di concessione, ma altrimenti non è suscettibile di
    atti ablativi ed arbitrari da parte del Comune, anzi tali atti andrebbero
    impugnati, dinanzi al Giudice Amministrativo, in quanto pesantemente viziati
    (inadempienza contrattuale da parte del Comune, come parte del rapporto
    concessorio, eccesso di potere, violazione di legge…)

    Tra l’altro l’unico modo consentito dalla Legge (al di là della rinuncia
    sempre possibile) per ottenere il cambio d’intestazione in una concessione
    cimiteriale è il subentro il quale si attiva solo mortis causa, essendo
    vietato ogni atto di disposizione a carattere privatistico, per acta inter
    vivos, sui beni sepolcrali, stante la loro demanialità, come prima
    agevolmente dimostrato.

  55. Remo Faieta

    Carlo.
    Per fortuna c’e’ Lei ad aiutarci.
    Io sono titolare di una tomba (fossa vergine?) per tre posti. Ho tutte le carte legali rilasciate dal Comune. In quella tomba furono sepolti mia nonna e mio padre. Quella mia sorella “cattiva” construi’ una sua cappella e ci trasporto’ quei due nostri defunti. Ora la tomba e’ vuota. Quella sorella sta facendo
    tanto per darmi triboli. Ora ha informato il Comune che, siccome non sono
    “residente” in Italia, non ho il diritto di essere titolare di quella tomba. Io sono residente all’estero. Il Comune ha detto che ci sono nuove leggi ed il titolare “non residente” non puo’ avere la tomba a nome suo e quindi dovra’
    essere intestata ad una persona in Italia oppure il Comune lo prendera’.
    Domanda: un italiano residente all’estero non puo’ essere titolare di una tomba? Eppure io sono titotare della mia casa paterna nello stesso Comune. Cosa dice esattamente la nuova legge sul suggetto, se e’ vero che esiste?
    Grazie molto.

  56. Carlo

    X Anna,

    1) se lo zio (cattivo & inadempiente???) è ancora concessionario e, quindi, titolare dello jus sepulchri ha, senz’altro, diritto alla tumulazione nel sepolcro privato e gentilizio di cui Lei mi parla.

    2) la concessione cimiteriale rilasciata a più persone (sempre possibile, per altro, costituisce una comunione indivisibile, così, almeno si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione, da questo carattere strutturale, peculiare e distintivo del rapporto concessorio discende logicamente, questa conseguenza: i concessionari, nei confronti del comune, sono obbligati, IN SOLIDO, a garantire la manutenzione dell’edificio sepolcrale ai sensi dell’Art. 63 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria. L’eventuale ripartizione degli oneri manutentivi con accordo anche extragiudiziale, tra le parti è questione cui l’amministrazione comunale rimane estranea, dovendo essa, semplicemente assicurare la funzione cimiteriale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile ed Artt. 337, 343 e 394 Testo Unico Leggi Sanitarie

    3) Anche sepolcri privati, eretti, però, all’interno dei cimiteri comunali, in forza di una concessione amministrativa da cui origina un diritto di superficie di natura traslativa, appartengono, a loro volta, per una sorta di “attrazione” al demanio comunale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile e giusta l’Art. 823 del Cod. Civile non possono formare oggetto di diritti da parte di terzi, se non nei modi stabiliti dalle leggi speciali sui beni demaniali (nella fattispecie il Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria). Le tombe, pertanto, sono extra commercium e non usucapibili.

  57. Anna

    Buonasera
    Avrei un quesito da sottoporvi. Allora i 4 fratelli di mio padre dopo la morte dei loro genitori nel 1970 decidono di construire una tomba di famiglia. Dividedendosi le spese, poi loro non si occupano della manutenzione della tomba per 30 anni. Mio padre si è sempre occupato di tutto..ora passati tutto questo tempo e dopo che mio padre è morto e è stato sepolto nella tomba da noi considerata la nostra, uno dei miei zii vuole essere sepolto nella stessa tomba posso vietare questa cosa
    Esiste un uso capuone anche per le tombe.

  58. Remo Faieta

    Caro Carlo.
    Grazie dell’ultima risposta. Ne ho un’altra, se e’ di sua competenza.
    Siamo nove figli. Per molti anni nostra madre viveva sola dopo la morte di nostro padre. Poi sorella M. si compero’ un nuovo appartamento come investimento e volle che nostra madre ci vada ad abitare. Sorella M. non ci abito’ mai e si e’ sempre rifiutato di essere pagata da nostra madre (piu’ per vantarsi che per generosita’).Mamma ci ha vissuto per dodici anni ed ammobiglio’ tutto l’appartamento da A a Z per un valore di minimo venti milioni di lire. Mesi fa mamma ritorno’ a Dio ed ora tutto e’ restato in quell’appartamento in possesso di sorella M. Abbiamo gia diviso per nove un gruzzoletto di soldi liquidi che mamma aveva. Sorella M. sta facendo troppo l’impertinente sulla divisione del gruzzoletto. Noi altri non abbiamo nessuna intenzione di toglierle la mobilia comperata da mamma, pero’ vogliamo mettere la cosa al chiaro.
    Domanda: abbiamo noi altri il diritto legale di dividere quella mobilia di mamma in nove parti, come eredita’ materna? Grazie. Remo

  59. Carlo

    X Giuseppe,

    il diritto d’uso sui manufatti sepolcrali, trattandosi il cimitero di bene demaniale ex Art. 824 Codice Civile, è disciplinato in primis dal regolamento comunale di polizia mortuaria in vigore quando si stipula il contratto e poi dalle norme interne allo stesso atto di concessione. Vige sempre, in via generale l’irretroattività della norma giuridica, ma l’atto di concessione può anche prevedere che situazioni future siano regolate e risolte alla luce dei nuovi regolamenti comunali di polizia mortuaria i quali, via via, si succederanno nel tempo, in fondo, come dicevano i giuristi latini, tempus regit actum.

    Il problema verte tutto su questa raffinata “querelle” giuridica: il coniuge di una avente diritto alla sepoltura jure sanguinis è a sua volta titolare dello jus sepulchri nella medesima tomba, per una sorta di proprietà transitiva? Ovvero: Il diritto di sepolcro si trasmette solo per consanguineità oppure anche jure coniugii? Certo, il sepolcro privato e “gentilizio”, appunto, sorge sibi familiaeque suae, quindi per il fondatore e per la sua famiglia, ma la definizione univoca di “famiglia” è rimessa di volta in volta al regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Le opinioni, come al solito sono discordanti, ed anche la giurisprudenza appare piuttosto ondivaga ed altalenante.

    Il concessionario (o, un concessionario, nell’evenienza di più titolari della concessione stessa) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, men che meno di consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerite per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale status)
    Quando venga a decedere il concessionario (o, uno di essi, nell’ipotesi di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria regolare gli effetti della voltura, esso, infatti, può prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).
    Al di fuori dei casi enumerati dell’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non e’ ammissibile la tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93 comma 1, trattandosi di una forzatura indebita, la quale, se, comunque, richiesta comporta, di per sé stessa, la dichiarazione di decadenza dalla concessione.
    E’ sempre inammissibile una tumulazione in sepolcro di terzi estranei al nucleo famigliare del concessionario, così come definito dall’atto di concessione.

    Si segnala, però, questo pronunciamento giurisprudenziale: la pretura di Genova (decreto 30/12/95) Est. Belfiore ha stabilito che: “Non sussiste turbativa del possesso quando un congiunto del concessionario originario tumula nel sepolcro “familiare” la propria madre (moglie di un figlio del fondatore del sepolcro), pur senza il consenso degli altri contitolari e senza dare a questi ultimi preventivo avviso del seppellimento, avendo anzi mendacemente comunicato all’autorità comunale cimiteriale che i compossessori avevano acconsentito all’inumazione”. La massima, con il decreto per esteso ed il commento, è pubblicato sul trimestrale “Il diritto di famiglia e delle persone”, Ed. Giuffré, Anno 1997, Gennaio-Marzo (pag. 223 e segg.).

  60. Giuseppe

    Cappella di famiglia: Concessionaria Mamma di 6 figli deceduta 1992.La concessione cita quanto segue: Stipula per se, eredi successori l’uso e di ella
    stessa, discendenti e collaterali. Domanda: una degli aventi diritto una figlia vuole tumulare il marito senza consenso degli altri fratelli aventi diritto.Non essendo ne discendente o collaterale. Ha questo diritto la sorella?

  61. Carlo

    X Remo Faieta:

    Buongiorno a Lei!
    …Ricorrere ad un… bastone??!!! No di certo, il diritto, infatti, nasce proprio ne cives ad arma ruant, ossia affinché la gente non si improvvisi un Rambo o un Terminator per farsi giustizia da sola con mezzi cruenti!
    La strada maestra è, senza dubbio, instaurare un giudizio in sede civile, anche se questa soluzione sconta i tempi biblici, dilatati all’infinito, dei Tribunali italiani, per veder riconosciuto e, soprattutto, tutelato il Suo diritto secondario di sepolcro. Non vedrei male nemmeno una bella letterina chiarificatrice scritta da un avvocato,, prodromica poi, quando anch’essa dovesse cadere nel vuoto, quanto ad effetti sperati, all’eventuale e conseguente citazione in giudizio.

  62. Remo Faieta

    Ciao, Carlo.

    Grazie per la risposta molto informativa del 19 agosto, 2013. Sono ancora a dimandarti un consiglio. Quella “sorella cattiva e dispettosa”, sapendo che io ho ottenuto la chiave della cappella dove sono sepolti i miei genitori, per dispetto ha cambiato serratura. Io ed un paio di altre mie sorelle siamo
    all’estero e ritorniamo nel notro paese un paio di settimane all’anno e vogliamo andare alla cappella quando ci pare e piace. Quella sorella non vuole darci la chiave e dice che verra’ ad aprire se e quando e’ disposta.
    Lei abita a circa 30 km. Io voglio andare alla cappella ogni volta che mi pare e piace.
    Domanda: quale rimedio legale assicurato e molto sbrigativo ho per avere
    la chiave in mio possesso e serrature con cambiate? Carabinieri? Sindaco? Avvocato? Tribunale? Un bastone.!!!?
    Grazie mille
    Remo

  63. Carlo

    X Franco,

    rispondo, nell’ordine ai 3 distinti quesiti:

    1) in merito all’istituto della concessione cimiteriale di cui all’art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non più appartenenti ad un’unica famiglia, magari per effetto di un subentro, con conseguente spacchettamento in quote dello jus sepulchri, ma in tal caso occorre avere l’avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l’utilizzo della tomba sia determinato dalla cronologia eventi luttuosi. Insomma: chi prima muore…meglio alloggia nel sepolcro di famiglia.

    In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non è ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, se ciò non è – espressamente – consentito dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe disciplinare) le forme e le modalità di “registrazione” di questo “frazionamento” dello jus sepulchri da parte degli uffici comunali, magari attraverso scrittura privata che gli aventi titolo notificano al comune.
    Il diritto di sepolcro è riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, nucleo famigliare che, a questi fini, è stabilito nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.
    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta, allora, in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’accesso alla sepoltura nel tumulo gentilizio è sempre connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile…ma certo, come comprensibilmente noto).

    2) La rinuncia, come atto unilaterale e recettizio, produce effetti, proiettati sul futuro, non solo per la persona che retrocede il proprio diritto di sepolcro, ma anche per i suoi aventi causa, che, così, non potranno più subentrargli nella titolarità di un diritto estinto, per espressa volontà dell’interessato. Mi spiego meglio: la mia rinuncia (oggi) alla mia quota di titolarità nel rapporto concessorio, depriverà (domani) i miei discendenti della possibilità di divenire, a loro volta, intestatari della concessione, escludendoli dall’eventuale voltura.

    3) Nei confronti del comune, ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285, i concessionari, sono OBBLIGATI IN SOLIDO a sostenere
    gli oneri manutentivi, ad sempre possibili liti e controversie o diversi accordi tra le parti, l’Ente Locale rimane comunque estraneo.

  64. franco

    Salve a tutti,
    Vi espongo il quesito dal quale nn riesco a venire fuori:
    il mio Bisnonno ( defunto da anni) costruì una cappella negli anni 50′ ( concessione perpetua ) per sè e i suoi discendenti, in tutto tre figli, i quali a loro volta hanno avuto altri discendenti. Adesso:
    Come vanno ripartiti i loculi, devono essere suddivisi in parti uguali per tre( le rispettive famiglie dei tre figli del concessionario) o occorre seguire 1 altro criterio ?
    Se uno dei nipoti del concessionario volesse rinunciare, i suoi figli avrebbero sempre diritto alla propria sepoltura all’interno della cappella?
    Gli oneri di manutenzione vanno ripartiti sempre in parti uguali per le rispettive 3 famiglie o occorre fare riferimento ai singoli discendenti del concessionario?

  65. walter

    x Carlo,
    inutile dire quanto mi è stato utile il suo intervento!
    sono davvero felice di poter ancora conoscere persone come lei,
    grazie ancora

  66. Carlo

    X Walter,

    mea culpa, forse ho semplificato troppo, per ovvie ragioni di brevitas e sintesi: la situazione, in effetti, è leggermente più complessa, perché s’intersecano norme regionali (cremazione decisa a maggioranza assoluta degli aventi diritto a pronunciarsi ) e nazionali (atti di disposizione, in genere, sulle spoglie mortali, i quali, attenendo ai diritti della personalità e, quindi, alla sfera dell’ordinamento civile ex Art. 117 lett. l) ed m) Cost. dovrebbero esser soggetti alla sola norma statale. Orbene essa (Art. 79 comma 2 Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) nella sua pienezza d’attuazione prevede che gli atti di disposizione tra più aventi diritto, titolati ad esprimere la propria volontà, siano adottati non a maggioranza, bensì all’unanimità. Questo principio potrà anche non vale anche non valere per la cremazione, in forza della Legge n. 130/2001, magari implementata, ancorché in modo velleitario, da apposita normativa regionale (nutro forti perplessità a tal proposito!), ma di sicuro si applica in tema di esumazioni/estumulazioni di cui al Capo XVII DPR n. 285/1990. Nella fattispecie da Lei segnalata per estumulare i Suoi nonni, a prescindere dalla successiva cremazione, sarebbe, comunque, stato necessario il consenso espresso da tutti e 5 i figli e formalizzato in dichiarazione, rivolta ad una pubblica amministrazione ex DPR n. 445/2000, senza poi considerare la modalità in cui manifestare l’ulteriore volontà cremazionista ai sensi della Circolare Min. Interni n. 37/2004, cioè attraverso l’atto sostitutivo dell’atto di notorietà. Dirò di più, a costo di sembrare oltremodo pedante e noioso. L’estumulazione dei nonni è stata funzionale, se non ho mal interpretato, alla sepoltura, nella medesima cappella gentilizia, di Suo padre da poco deceduto. Ora, se lo jus sepulchri, entro i limiti (dilatabili??? Forse sì, ma non all’infinito!) del novero delle persone riservatarie dello jus sepulchri stesso ex Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990, si esercita sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva del sepolcro ex II Periodo Art. 93 comma 1 Citato, per far posto al feretro Suo padre, gli altri titolari dello Jus SEpulchri (da intendersi come potenziale diritto alla tumulazione, o meglio, quale legittima aspettativa, quando si è ancora in vita, proiettata nel tempo successivo alla propria morte) hanno acconsentito spontaneamente alla compressione del loro diritto (se, infatti, materialmente, non c’è spazio per immettere nuove bare nel tumulo…chi prima muore meglio alloggia!). Ecco perché sarebbe interessante chiarire, in merito allo jus sepulchri, la posizione soggettiva di tutti e 5 i fratelli/sorelle coinvolti. Certo se, eccetto Sua madre che è nuova ed unica titolare della concessione a seguito di rinnovo/novazione del rapporto concessorio in oggetto, gli altri aventi titolo hanno rinunciato alla propria quota della concessione stessa (la quale, così, risulterebbe esser stata, quanto meno in passato, “spacchettata” e suddivisa tra più co-titolari) e, di conseguenza, al relativo jus sepulchri che appunto sorge dall’atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990, la questione non si pone proprio, siccome chi rinuncia (e la rinuncia è un negozio giuridico unilaterale, al tempo stesso ricettizio ed irrevocabile) decade automaticamente, quasi di default, dalla titolarità dello jus sepulchri attivo e passivo.

  67. Walter

    X Carlo,
    Mammamia che tempestivitá!
    RingraziandoLa tanto della celere risposta,La saluto con un ultimate precisazione,ovvero:
    la cremazione é stata necessaria per fare posto alla salma di mio padre,o meglio,potevano decidere di mettere i miei nonni in terra comune per qualche anno attendendo la naturale biodecomposizione per poi riadagiarli definitivamente nella tomba ma é stata scelta la strada più semplice (anche se più onerosa..) dell’immediata cremazione.
    Solo che il comune ha richiesto solamente la firma della maggioranza quindi di solamente 3 figli delle salme (compresa mia madre) su 5 per l’estumulazione e la successiva cremazione delle salme.
    Quindi il pagamento spetterebbe ai 3 firmatari giusto?
    Credevo che mia madre essendo diventata unica intestataria della sepoltura dei miei nonni e avendo ora disposto lei la sepoltura di mio padre (per ovvi motivi) nella tomba,seppur con il benestare di una parte dei fratelli,fosse anche l’unica a dover fronteggiare tutte le spese del caso oltre a quelle di manutenzione.
    Grazie mille

  68. Carlo

    X Walter,

    La cremazione, al pari dell’inumazione in campo di terra, è servizio pubblico locale a domanda individuale (Art. 12 comma 4 Legge n. 440/1987) sebbene a titolo oneroso per l’utenza, dopo l’entrata in vigore di recenti due norme: rispettivamente l’Art. 1 comma 7-bis Legge n. 26/2001 e l’Art. 5 Legge n.130/2001. Pertanto, il prezzo dell’incinerazione deve esser corrisposto da chi tale prestazione domandi al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale; in altre parole l’onere della cremazione è a carico di chi la richieda, fatto salvo il caso di indigenza del de cuius al momento del funerale, e verso il gestore del crematorio incaricato di riscuotere la tariffa tutti i richiedenti sono obbligati in solido, non dovendo quest’ultimo effettuare laboriose ricerche sugli aventi titolo a presentare istanza di cremazione o sui loro accordi interni nella ripartizione degli oneri: a tali eventuali patti interni, jure privatorum, la pubblica amministrazione o comunque chi conduca, per conto del comune, l’impianto di cremazione rimangono, infatti, estranei, per ovvie ragioni. Per converso, il gestore, in caso di inadempienza, ricorrerà con gli strumenti del Cod. Civile, al recupero coattivo del credito verso chi abbia sottoscritto l’istanza di cremazione inoltrata all’ufficio comunale della polizia mortuaria, ma di solito ciò rappresenta un’ipotesi remota, poiché almeno dalle mie parti (io sono di Modena) prima si paga, poi si dà luogo alla cremazione, proprio per evitare conflittualità con gli aventi diritto.

    Piccola nota: Sua madre, rinnovando la concessione in scadenza, con la completa assunzione del relativi oneri, non è divenuta PROPRIETARIA della tomba, trattasi pur sempre di concessione amministrativa su un bene demaniale, quale, appunto, è il cimitero, semmai essa, attraverso la voltura del titolo di concessione, se così previsto o ammesso dall’istituto del subentro dettato dal regolamento comunale di polizia mortuaria,, è divenuta unica intestataria della sepoltura privata data in concessione. Bisogna sempre tuttavia distinguere e tener ben separati i due ambiti, ossia legittimazione a disporre delle spoglie mortali racchiuse in un dato sepolcro (segue solo la regola dello jus sanguinis, declinata secondo il principio di poziorità ex Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990), e mera titolarità della concessione ai fini dell’esercizio dello Jus Sepulchri attivo e passivo.

  69. Walter

    Salve,
    Vi pongo il mio quesito:
    Nella tomba dove sono sepolti i miei nonni,genitori di mia madre e altri 4 fratelli (miei zii),passati i 30 anni nessuno di questi fratelli volle rinnovarla tranne mia madre quindi pagò lei il rinnovo della concessione diventandone la proprietaria.
    Poco fa é morto mio padre e per fargli posto é stata necessaria l’estumulazione dei nonni e la relativa cremazione.
    Questa spesa spetta solamente a mia madre in quanto proprietaria oppure anche ai suoi fratelli in parti uguali?
    Spero di essere stato abbastanza chiaro .
    Grazie

  70. Carlo

    X Marco,

    per giurisprudenza costante in materia, e per norma positiva (Art. 79 comma 2 Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) al coniuge superstite, anche se in stato di separazione (così, almeno, il paragrafo 14 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24) spetta il titolo privilegiato per decidere ed adottare eventuali atti di disposizione sulla spoglia mortale di marito o moglie premorti. I Figli, anche se nati fuori del regolare matrimonio, (ma, comunque, sempre di figli, a tutti gli effetti, si tratta, anche perché la Legge n. 219/2912 ha superato l’anacronistica distinzione tra la filiazione legittima e quella “naturale”) non possono opporsi a questo diritto che riguarda intimamente il rapporto di coniugio e non la semplice convivenza more uxorio.

    La moglie di Suo Padre, quando sarà il momento (…e senza fretta alcuna!) potrà chiedere l’avvicinamento alla tomba del defunto marito se e solo se sarà titolare, al momento della morte, dello jus sepulchri in quella particolare tomba, ossia del titolo di accoglimento che, eccetto la fattispecie della benemerenza ex Art. 93 comma 2 Reg. Naz. Polizia Mortuaria, da definirsi tramite il regolamento comunale, si acquisisce solo ed unicamente jure sanguinis o jure coniugii. Bisogna quindi esser o parenti consanguinei (gli affini non c’entrano!) o coniugi del concessionario per poter vantare lo jus sepulchri in un sepolcro privato dato in concessione, come appunto accade per una tomba di famiglia.

  71. Marco

    Salve a tutti vorrei! Vorrei gentilmente porre alla Vostra attenzione un quesito abbastanza delicato:
    Sono orfano (assieme a due sorelle) di padre da 20 anni. Mio padre ha convissuto pubblicamente e pacificamente con mia madre negli ultimi 20 anni di vita sua, ma non ha mai divorziato dalla prima moglie (da cui ha avuto 4 figli). Ora è sepolto nella tomba di appartenenza di mia zia (la sorella di mio padre). Un domani che muoia la prima ed unica moglie di mio padre e lei voglia essere sepolta accanto al marito, noi figli riconosciuti possiamo opporci? Abbiamo qualche diritto riconosciuto dalla legge?
    Grazie mille in anticipo a chiunque voglia rispondermi.
    marco

  72. Carlo

    La successione nei diritti di sepolcro e nei relativi obblighi manutentivi dell’edificio sepolcrale, entro cui esercitare lo jus sepulchri, tra il fondatore del sepolcro ed i suoi aventi causa è disciplinata unicamente a livello locale (regolamento comunale di polizia mortuaria) dall’istituto del subentro (per approfondirlo suggerisco la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/?p=7523).

    Retrocedendo al comune la titolarità della concessione (con annessi diritti di sepolcro) per le quote di propria spettanza (lo jus sepulchri, infatti, potrebbe, nel tempo essersi frazionato tra più aventi diritto) si perde volutamente lo jus sepulchri (inteso sia come diritto, attivo e passivo alla sepoltura, sia come diritto di natura reale e patrimoniale sui beni immobili di cui il sepolcro consta) ma si è definitivamente sollevati dagli oneri manutentivi, in quanto l’edificio sepolcrale (per accessione???) inteso come corpus compositum di opere murarie ed arredi diviene proprietà del comune che ne potrà pienamente disporre anche attraverso l’assegnazione a nuovi concessionari.

    La rinuncia deve necessariamente avere la forma scritta e debitamente sottoscritta dagli interessati (i quali, così perdono definitivamente lo jus sepulchri) ed è inoltrata secondo le modalità dettate dal DPR n. 445/2000. Non ravviso nella semplice scrittura privata da notificare al comune, lo strumento idoneo al perseguimento dello scopo, perché stiamo pur sempre ragionando di diritti personalissimi e, quindi, anche la forma riveste la sua sostanziale importanza, siccome trattasi di atto irreversibile. Il comune ha solo facoltà e non obbligo di accettare. Le procedure di dettaglio sono dettate dalla normativa comunale di settore.

  73. grazia

    Posso inoltrare un quesito?
    Mi interesserebbe un parere su questa fattispecie:
    Concessionari Tizio e Caio, fratelli;
    Tizio, coniugato (con due figli), muore; e dopo di lui muore la moglie Tizia ed anche il figlio Tizietto;
    Caio, coniugato (senza figli), muore; e dopo di lui muore la moglie Caia.
    Considerando che:
    Tizio ha lasciato erede testamentario il solo figlio Caietto (pretermettendo, per ragioni di opportunità, il figlio Sempronio),
    e Caio ha lasciato eredi testamentari i due figli di Sempronio,
    mi chiedo se in capo a me, coniuge superstite di Caietto, e sua erede testamentaria, sorga qualche problema di responsabilità in merito all’opera (tomba familiare) realizzata in forza della concessione originariamente rilasciata a Tizio e Caio.
    Poichè per la mia tumulazione io già ho scelto una diversa collocazione posso, a vostro parere, rinunciare non solo al mio diritto di sepolcro ma anche, e soprattutto, a qualsiasi diritto a me eventualmente spettante su detta tomba familiare (sull’opera intendo)?
    Vorrei non risultare responsabile di eventuali danni riconducibili al manufatto in questione, come pure non vorrei che a me facessero capo obblighi di manutenzione e/o ripristino.
    Spero in una risposta.
    Grazie dell’attenzione.

  74. Carlo

    X Remo Faieta,

    Rispondo, in modo schematico e stringato, alla Sua missiva, articolando le mie considerazioni sui singoli punti tematici da Lei proposti, altrimenti mi accusano, a ragione, di esser un inconcludente e prolisso leguleio causidico.

    1) L’unico soggetto legittimato a cedere, a titolo oneroso, tra l’altro, il diritto d’uso sui beni sepolcrali è solo ed esclusivamente il Comune, nella concessione, infatti, è vietato il fine di lucro o speculazione (Art. 90 comma 4 DPR 10 settembre 1990 n. 285) da intendersi come attività finalizzata all’incremento patrimoniale, così come definita dal Cod. Civile. Tra privati, sono, così, vietati gli atti negoziali a contenuto privatistico, sia inter vivos, sia mortis causa, e questo perché:

    a) l’Art. 74 del Regio Decreto n.1880/1942, che appunto avrebbe permesso la trasmissione dello jus sepulchri per acta inter vivos o mortis causa è stato espressamente abrogato.
    b) il cimitero è demaniale (e si mediti sul significato di demanialità!) ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile e ad esso si applica la disciplina speciale di cui all’Art. 823 Cod. Civile.

    La compravendita di loculi è pertanto nulla di diritto, in quanto proibita dalla Legge, ed esigere la corresponsione di una somma di denaro per accordare lo jus sepulchri (il quale, ribadisco è un diritto personalissimo, non a contenuto patrimoniale) si configura come una grave violazione unilaterale delle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario ed il comune, quale ente concedente punibile d’ufficio con la decadenza della concessione stessa.

    2) Una volta avvenuta la tumulazione la relativa estumulazione è ammessa solo alla scadenza della concessione (Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990)
    Un’eventuale estumulazione richiesta in applicazione dell’art. 88 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 dovrebbe essere richiesta dai soggetti che hanno titolo di disporre delle spoglie mortali, cioè, al solito, dal coniuge o, in mancanza di questi, dai parenti nel grado più prossimo ed, in caso di pluralità di parenti nel grado più prossimo, da tutti costoro. L’estumulazione, dunque, deve sempre esser richiesta da soggetti legittimati jure sanguinis ed autorizzata dal comune sulla base di questo titolo.

    3) La sorella “cattiva” e dispettosa non può negarVi l’accesso alla tomba, non consegnandoVi le chiavi, perché con questo comportamento arbitrario e capriccioso lederebbe il Vostro diritto secondario di sepolcro, cioè la facoltà di fruire del sepolcro per porre in essere atti di pietas e devozione verso i Vostri defunti, in materia vi è giurisprudenza costante. Il diritto secondario di sepolcro è tutelabile in sede civile.

  75. Remo Faieta

    Una mia sorella ha costruito una cappella nel cimitero e ci ha trasportato le ossa di mio padre e mia nonna. Sopra la porta c’e’ scritto “Famiglia …….”,
    cioe’ il nome e cognome di mio padre. Poi ha venduto diversi loculi a persone del tutto estranee alla famiglia. Un’altra mia sorella ha dovuto pagare per il loculo. Mia sorella ha dovuto pagare per un loculo per suo marito defunto e per se stessa. Gia da anni mia madre ha pagato per il suo loculo in quella cappella, altrimenti non avrebbe potuto esserci sepolta. Mia madre e’ morta recentemente ed e’ sepolta li. Quindi quella sorella si e’ ritrovata con la cappella completamente pagata da altri. Due mesi dopo quella sorella ha fatto estumulare mia madre e l’ha messa in un altro loculo della stessa cappella per certe convenienze sue. Inoltre, per ragioni di conflitto famigliare, quella sorella si rifiuta di dare la chiave della cappella a me e a diverse altre sorelle, perche’ lei dice e’ proprieta’ sua. Domande:
    – puo’ quella sorella legalmente vendere quei loculi?
    – e’ giusto e legale che mia madre paghi per essere sepolta in quella
    cappella dedicata a mio padre?
    – puo’ quella sorella negarci la chiave e quindi l’accesso alla cappella per
    visitare i nostri genitori?
    – puo’ quella sorella estumulare quei defunti come le pare e piace?
    Grazie e auguri di ogni bene.
    Remo Faieta

  76. Carlo

    X Rodolfo

    il diritto di sepolcro si configura come un complesso di situazioni giuridiche assimilabili a queste tre, principali, fattispecie:

    1) Jus Sepeliendi = diritto ad esser sepolto in un determinato sacello privato

    2) Jus inferendi mortuum in sepulchrum = diritto a dar sepoltura

    3) Diritto secondario di sepolcro = potere, del tutto personalissimo, che sorge in capo ai consanguinei del de cuius per rendergli i dovuti onori funebri, con pratiche di pietas e devozione verso i propri morti, anche attraverso l’accesso alla tomba.

    Una diversacorrente di pensiero, accanto al diritto primario e secondario di sepolcro ereditario, ha affermato l’esistenza di una terza nozione di diritto di sepolcro, denominata “diritto al sepolcro in senso stretto”, che si identifica in quel diritto che ha come oggetto diretto il manufatto tombale o, in ogni caso, i materiali, spesso di pregio, che lo compongono.

    Nel suo caso, allora, si tratta di tutelare dinnanazi al giudice civile il Suo imprescrittibile diritto secondario di sepolcro. Deve , per altro rilevarsi come tale materia non rientri in quelle espressamente indicate dall’art.7 c.p.c. vigente e rientranti nella competenza del giudice di pace

    Il «diritto secondario di sepolcro» spetta a chiunque sia congiunto di una persona le cui spoglie si trovino in un sepolcro e consiste nella facoltà di accedervi durante le ricorrenze e di opporsi ad ogni atto che costituisca violazione ed oltraggio a quella tomba.

    La dottrina e la giurisprudenza più recente hanno univocamente affermato che la natura giuridica del diritto secondario di sepolcro è quella di un diritto «personalissimo».

    Attraverso il procedimento analogico, si estende al diritto secondario di sepolcro la tutela del nome per ragioni familiari dell’abuso dell’immagine altrui e della memoria del soggetto scomparso che sopravvive nella pietas dei superstiti.

    La testimonianza materiale di questa memoria è rappresentata, appunto, dal monumento sepolcrale, dagli epitaffi e dalle iscrizioni tombali che meritano tutela specifica in caso di violazione.

    Lei, pertanto, pur non appartenendo famiglia del concessionario, cioè dell’intestatario del sepolcro, ha comunque il diritto (secondario) di recarsi al sepolcro, portare dei fiori, espletare pratiche di memoria e suffragio, è così illegittima la perversa volontà di negarle le chiavi per entrare nella cappella sepolcrale, in quanto questa Sua facoltà non costituisce certo turbativa di sepolcro.

  77. rodolfo

    chiedo informazioni a quanto segue:

    Essendo figlio legittimo del genitore padre, vorrei conoscere i diritti di accesso ad un cappella privata.
    mio padre morto da circa un anno, è stato seppellito nella cappella della mia sorellastra, quest’ultima insieme alla sua famiglia e alla seconda moglie di mio padre defunto, non permettono sia al sottoscritto che ai miei altri tre fratelli e sorelle di accedere in quanto la cappella e sempre chiusa a chiave.
    pertanto mi viene negato il diritto di andare a fare visita al mio genitore legittimo quando lo ritengo opportuno. premetto che bonariamente attraverso degli amici chiedevo la chiave per accedere alla cappella ma mi è stata negata.
    Cosa possa fare , esiste qualche diritto a mio vantaggio su quanto esposto, posso andare a posare un fiore dal mio caro paà?. gradirei un vostro gentile riscontro grazie.
    firmato
    Rodolfo S.

  78. Carlo

    Art. 76 DPR n.445/2000: “Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia”.

    La norma è chiara ed, in qualche modo, inappellabile nella sua tagliente crudezza!

    L’?Amministrazione comunale, laddove intervenga una vertenza fra familiari, resterà estranea alla controversia, limitandosi a mantenere fermo lo status quo fino a quando non sia raggiunto un accordo fra le parti o non sia intervenuta una sentenza del Giudice di ultima istanza, passata in giudicato. Circa le responsabilità per il familiare che non aveva titolo a richiedere una operazione cimiteriale si è del parere che, tranne non rilevino fatti penali, non è sanzionabile un comportamento se questo non viola precise disposizioni di legge (ad es. dichiarazione falsa in atto sostitutivo di notorietà), regolamento o norme locali. In altri termini se il Comune ha dato corso ad una istanza di uno o più familiari, poi rivelatisi non titolati a fare detta richiesta per effetto di norme locali , si ha una violazione per il familiare del regolamento nazionale di polizia mortuaria, depenalizzata, soggetta a sanzione amministrativa ai sensi dell?art. 107 del DPR 285/90. Per eventuale trasgressione, invece, al regolamento municipale di polizia mortuaria la punizione pecuniaria è comminata dall’Art. 16 Legge n.3/2003. È però da annotare, come ci insegna la cronaca funeraria, che di recente, in una importante città italiana, proprio su autocertificazioni che poi sono risultate non rispondenti a verità, sono state autorizzate operazioni cimiteriali e cambi di titolarità di tombe, poi rivelatesi illegittime. In questi casi il controllo a campione che ordinariamente si fa sulle autocertificazioni, a parere di chi scrive, dovrebbe essere comunque svolto, proprio per garantirsi da violazioni del disposto sia dell?articolo 92 che 93 del DPR 285/90.

  79. giovanni

    Morta mia zia ,uno dei miei cugini si e delegato alla gestione del sepolcro falsificando la firma di mia madre (l’altra sorella)e possibile che nn vengono controllate le firme?.
    cosa possiamo fare per eliminare questa falsa delega?

  80. Carlo

    X Memole,

    mi scuso della pressante pedanteria con cui faccio seguito alla mia precedente risposta, ma mi sovviene or ora un’altra possibile soluzione.

    I vecchi regolamenti nazionali di polizia mortuaria succedutisi in epoca post-unitaria e prima del periodo repubblicano (essi sono rispettivamente due Regi Decreti del 1891 e del 1892 sostituiti poi dal Regio Decreto n.1880/1942 cui succede il DPR n.803/1975 abrogato, poi, dall’attuale DPR 10 settembre 1990 n. 285) prevedevano per la concessione di area cimiteriale da adibire a sepolcro privato una procedura particolarmente complessa costituita da un preventivo nulla osta prefettizio e da una delibera del consiglio comunale cui poi, sarebbe seguita la stipula, tra le due parti contraenti, cioè il privato cittadino ed il comune, di quel regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990 necessario per poter vantare ed esercitare diritti su suolo e manufatti cimiteriali, o su porzioni degli stessi. Sarebbe, allora, interessante e proficua una ricerca in questo senso tra gli atti del comune in cui si conservano le statuizioni consigliari dei primi del ‘900, in quel periodo storico, infatti, le concessioni cimiteriali erano un evento abbastanza raro e, per tanto, facilmente rintracciabile, anche a distanz adi quasi un secolo.

    Ad ogni modo, ed in via generale, laddove manchi il titolo (regolare atto di concessione), il solo rimedio sembrerebbe (dove il condizionale deriva dai pochi elementi qui forniti) essere quello della sentenza del tribunale civile (per ragioni di valore dovrebbe escludersi la competenza del Giudice di pace, ma non entro in questi aspetti processuali), passata in giudicato, che accerta (art. 2907 CC) la sussistenza del diritto, provando, documentalmente, sia la deliberazione di concessione, sia l’intervenuta approvazione, a suo tempo, dell’autorizzazione prefettizia, allora prescritta e ‘condizionante’.

  81. Carlo

    X Memole,

    E’ interesse dell’Amministrazione Comunale utilizzare al meglio il patrimonio cimiteriale già costruito, favorendo il completamento della capienza dei sepolcri.

    Chi intenda subentrare nella intestazione deve provare di averne titolo, esibendo l’atto di concessione (compravendita, donazione o altro titolo finché ciò è stato possibile) e le certificazioni (o autocertificazioni ex DPR n. 445/2000) attestanti i rapporti di parentela, secondo la regola dello jure sanguinis.

    Il diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è riservato al concessionario ed ai componenti della di lui famiglia, ciò esclude che possano trovarvi sepoltura le salme di altre persone. La definizione dell’ambito della famiglia del concessionario va, od andrebbe, definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale dovrebbe altresì regolare il c.d. subentro nella concessione in caso di decesso del concessionario (fondatore del sepolcro), siccome la fonte Regolamentare locale potrebbe prevedere tanto che al concessionario debba farsi riferimento anche post mortem quanto che i suoi discendenti assumano, a loro volta, la posizione di concessionari (ipotesi che modifica, od amplia, la definizione di famiglia del concessionario). In altre parole, sia la definizione di famiglia del concessionario sia gli effetti che si abbiano in conseguenza del decesso del concessionario (fondatore del sepolcro) sono rimessi alla fonte regolamentare locale.

    Quanto, poi, all’istituto del subentro nell’intestazione del rapporto concessorio il regolamento di polizia mortuaria comunale dovrebbe prevedere al proprio interno un articolo in cui venga precisato che le disposizioni in esso contenute si applicano anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla sua entrata in vigore, fatte, ovviamente salve le clausole di miglior favore, come, ad esempio, la perpetuità della concessione, e che comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria precedente cessa di avere applicazione dal giorno di entrata in vigore del presente. Ora non è dato sapere se ciò viene previsto nel regolamento comunale dello scrivente Comune. Seguendo le procedure previste in detto regolamento, chiunque ritenga di poter vantare la titolarità di diritti d’uso su sepolture private in base a norme del Regolamento precedente, può presentare al Comune gli atti o i documenti che comprovino tale sua qualità al fine di ottenerne formale riconoscimento.

    Per la reintegrazione dei titoli andati perduti o distrutti, vuoi per calamità naturali, eventi bellici o semplice disattenzione ci sono due soluzioni percorribili: l’una, quella più classica implica di adire l’autorità giudiziaria, in sede civile, per l’accertamento di un diritto ai sensi dell’Art. 2697 Codice Civile, la Magistratura, naturalmente, potrà ricorrere a qualunque mezzo di prova, mentre la verifica dello Jus SEpulchri in via amministrativa di solito non eccede la mera valutazione dei titoli formali, in quanto l’azione amministrativa non può sconfinare nell’attività giurisdizionale riservata al giudice.

    L’altra, forse più “garibaldina” e “spericolata” è costituita da quell’insieme di norme conosciute come istituto dell’immemoriale.

    Detto questo, come dovuto e doveroso preambolo, fosse per me rischierei la formula del TANTUM JURIS che, poi, si sostanzia, come norma positiva, nell’istituto dell’immemoriale (http://www.funerali.org/?p=1172), anche se l’immemoriale è stato superato per i rapporti di diritto pubblico con l’allegato A della Legge n.2248/1865 (Legge per l’Unificazione Amministrativa del REGNO d’ITALIA), pur permanendo, a certe condizioni sempre più stringenti, per altro, nei soli rapporti di diritto pubblico. Per la sua applicazione al caso concreto esso, però, deve esser appositamente codificato nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Si consiglia di richiedere una ricerca approfondita al Comune, il quale deve mantenere traccia nei propri archivi delle concessioni effettuate. In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all?archivio del Comune padre) o almeno della prova del pagamento dell?area, o ancora del rilascio della autorizzazione alla costruzione, chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l?elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella e non si trova invece niente altro è possibile avviare una procedura per riconoscere egualmente il diritto attraverso l?istituto dell?immemoriale. L’immemoriale (altrimenti noto anche come immemorabile) è un istituto che secondo parte della dottrina è andato in prescrizione, secondo altri no.

  82. memole

    nel caso in cui l’amministrazione non trovi l’atto di concessione, di una cappella familiare del 1900 circa, cosa devono fare gli eredi nei confronti dell’amministrazione per ottenere un atto che riconosca loro l’ essere concessionari, in quanto eredi jure sanguinis, della suddetta cappella?

  83. Carlo

    Per Eleonora

    Il sepolcro privato e gentilizio, come accade, appunto, per la tomba di famiglia, sorge, dietro stipula di regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n.285/1990, sibi familiaeque suae ossia per il fondatore dello stesso e per la di lui famiglia, se non è differentemente specificato nel rapporto concessorio che intercorre tra il comune, quale ente concedente, ed il privato cittadino in qualità di primo concessionario; il diritto di sepolcro è, quindi, oggetto di “riserva” da parte dei familiari del concessionario, in altre parole esso è legato jure coniugii e jure sanguinis all’appartenza alla sua famiglia così come definita e delimitata dal combinato disposto tra il regolamento comunale di polizia mortuaria e l’atto di concessione, con la convenzione, in addentellato, che spesso lo accompagna, in cui le parti individuano le rispettive obbligazioni sinallagmatiche.

    Quindi, principalmente lo jus sepulchri segue il criterio dello jus coniugii e dello jus sanguinis, ma può esser esteso anche ai casi delle cosidette “benemerenze” ai sensi dell’Art. 93 comma 2 DPR n.285/1990 (persone estranee al nucleo familiare ma lunite al fondatore da particolari legami morali o affettivi), in quest’ultimo caso l’autorizzazione alla sepoltura in quel determinato tumulo si fa più strutturata perchè occorre non solo il generico consenso del concessionario, ma anche quello di tutti coloro i quali vedrebbero così compresso il loro diritto di sepolcro, esso, infatti ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n.285/1990 si esercita sin quando ci sia capacità ricettiva (spazio libero) nel sepolcro, oltre la quale si comprime sino ad esaurirsi naturalmente.

    La rinuncia al proprio jus sepulchri in favore, magari, di un benemerito, richiede tassativamente la forma scritta ed autenticata, poichè trattasi di diritti personalissimi, una semplice scrittura privata non parrebbe idonea a soddisfare questo requisito sostanziale, l’errore foriero di rapporti poco idilliaci e di eventuali ripercussioni giudiziarie risiede nell’ aver regolato solo verbalmente sia l’ingresso delle salme degli aventi diritto nella tomba, sia l’istituto della benemerenza

    Lo Jus Sepulchri per i vivi è solo una legittima aspettativa (diritto su cosa futura???), per i morti, invece, si perfeziona al momento della sepoltura e produce tutti i suoi effetti per tutta la durata della concessione, le estumulazioni, in effetti, secondo la Legge (Art. 86 DPR n.285/1990) si possono eseguire allo scadere della concessione (per le concessioni perpetue, essendo queste “eterne” il problema non dovrebbe porsi, peroprio perchè quest’ultime non hanno mai estinzione, se non per ragioni “patologiche” di cui adesso non possiamo occuparci per ragioni di “brevitas” ed economia generale nella risposta fornita).

    In linea di massima, l’estumulazione si esegue al cessare della concessione (art. 86, comma 1 D.P.R. n. 285/1990), salvo quanto previsto dal successivo Art. 88, cioè per l’estumulazione finalizzata al trasporto in altra sede, sempre, comunque, soggetta, come ogni operazioni cimiteriale a preventivo provvedimento autorizzativo rilasciato dal comune sulla base della valutazione dei titoli ancorchè formali, come la sussistenza dello jus sepulchri e la manifestazione della volontà (= atto di disposizione) da parte degli aventi titolo a poter decidere secondo principio di poziorità sulla destinazione ultima del defunto.

    Gli Artt. 86, 87, 88 e 89 del D.P.R. n. 285/1990 disciplinano, in via generale, l’estumulazione, lasciando comunque al Sindaco, quale autorità sanitaria locale che sovrintende, ex Art. 51 D.P.R. n.285/1990, alle funzioni di polizia cimiteriale, la responsabilità di ordinare le operazioni stesse (oppure se si ritiene opportuno, attraverso apposita norma sul regolamento di polizia mortuaria comunale). In pratica, con ordinanza del Sindaco, si forniscono le norme attuative e di dettaglio e si attribuiscono le competenze, il comune, potrebbe adottare, in merito alle estumulazioni, una politica più rigida e restittiva, così da evitare vorticosi giri di walzet in cimitero tra feretri prima tumulati o inumati, e, poi, successivamente estumulati o reinumati, senza una ben precisa ratio, ma solo per arbitrio e capriccio dei familiari, il comune, dopo tutto, nella persona (virtuale??!!!) del sindaco sovrintende all’ordine ed al buon funzionamento del cimitero, dotandosi anche di un proprio regolamento (di competenza del consiglio comunale) di polizia cimiteriale, la fonte regolamentare locale diviente allora strumento fondamentale per dirimere queste controversie, pure attraverso la dettatura di una precisa tempistica da seguire nell’iter amministrativo ed operativo delle estumulazioni. A tal proposito consiglio di consultare questi 2 link: http://www.funerali.org/?p=858 http://www.funerali.org/?p=648

    Ad ogni modo:

    1) se il feretro della nonna materna ha ricevuto accoglimento nel saccello familiare con tutti i crismi di legge (le necessarie autorizzazioni fondamentali, soprattutto quando ricorra la fattispecie delle cosiddette benemerenze) non sussiste la turbativa di sepolcro che si avrebbe invece, se la tumulazione fosse stata clandestina e, così, sine titulo; la Legge, tra l’altro, tutela il diritto delle spoglie mortali a RIPOSARE IN PACE, in luogo stabile e certo dove i dolenti possano compiere atti votivi e di suffragio, l’eventuale estumulazione dovrà, dunque, esser autorizzata o sulla base di un pronunciamento della Magistratura in sede civile o in forza di un atto di disposizione da parte dei famigliari della defunta nonna materna, lo zio “cattivo” in questione non può “sfrattarla” solo per disdegnoso gusto di dantesca memoria, o, peggio ancora, per vendetta di un presunto torto patito, egli stesso per far valere in guidizio il proprio diritto, immagino al posto feretro adesso occupato dalla nonna materna, dovrà dimostrare una sorta di usurpazione del suo jus sepulchri a causa di una tumulazione avvenuta illegittimamente, l’onere della prova, per i motivi di cui sopra, spetta comunque a quest’ultimo ed egli dovrà adire obbligatoriamente il giudice, perchè in caso di lite la verifica sullo jus sepulchri non spetta più al comune, ma al giudice, quale ultimo soggetto titolato a decidere, secondo il nostro ordinamento giuridico.

    2) il comune oltre a rilasciare copia delle predette autorizzazioni, di cui deve sempre mantenere memoria nei propri archivi, non può intervenire per risolvere la faccenda, in quanto l’azione amministrativa non può sconfinare nell’attività giurisdizionale, esso, pertanto, si limiterà a mantener inalterato lo status quo, sino a quando le parti in causa non abbiano trovato una giusta composizione, anche bonaria, tra gli interessi in giuoco o sia passata in giudicato la senteza civile di cui sopra.

  84. Eleonora Manni

    Il 19 Gennaio 2007 è morta la mia nonna materna e mio padre ha deciso di tumularla nella sua tomba di famiglia (dove è già stato tumulato mio nonno paterno), previa richiesta a voce a mia nonna paterna e mio zio paterno. Ora, per screzi intercosrsi con mio zio paterno, ci siamo visti recapitare una lettera scritta a mano dallo stesso intestata a mia madre in cui si richiede lo spostamento del feretro poichè decorsi i termini di un “fantomatico” accordo. Vorrei chiedere:
    -quanto tempo deve decorrere prima di poter spostare una bara da una cappella/tomba di famiglia;
    -mio padre ha uguali diritti sulla tomba di famiglia e non può aver deciso di usufruire del “suo posto” a favore di mia nonna materna?
    Quali diritti ha mio zio in questa situazione? e quali diritti abbiamo noi?

  85. Carlo

    X Stelvio,
    Chiedo scusa per il ritardo con cui rispondo, ma sono stato in altre faccende “necroforiche” affaccendato
    un’esauriente risposta “su misura” può esser costruita consultando proficuamente questi due links:

    1) http://www.funerali.org/?p=1183
    2) http://www.funerali.org/?p=945

    A margine, mi sovvengono alcune considerazioni che riporto qui di seguito.

    In primis bisognerebbe sapere se chi si oppone alla modifica strutturale, immagino richiesta per ampliare il numero di posti feretro disponibili, sia titolare solo dello jus sepulchri (diritto a ricever sepoltura in quella particolare tomba) o anche della stessa concessione cimiteriale dell’area su cui è stato edificato il sepolcro da sopraelevare.

    Ad ogni modo, In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari, così, almeno si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma, non e’ ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalita’ di “registrazione” di questa “ripartizione” da parte degli uffici comunali.
    Il diritto di sepolcro e’ riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei copncessionari, famiglia che, a questi fini, è stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria di cui ogni comune deve necessariamente dotarsi.
    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle eprsone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso e’ connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile, come comprensibilmente noto).
    Il concessionario (o, un concessionario) non ha tispolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qaulita’ di persone benemerito per il concessionario, trrattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale qualita’).
    Quando venga a decede il concessionario (o, uno di essi, in caso di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di poliza mortuaria tregolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).
    Al di fuori dei casi dell’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non e’ ammissibile lòa tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93, 1, cosa che se richiesta comporta, di èper se’ stesso, la dichiaarzione di didecadenza dalla concessione.
    E’ sempre inammissibile una tumulazione in sepolcro di terzi, seppure temporanea, ipotesi che determina la decadenza dalla concessione, quando fosse evenmtualmente richiesta (per altro, in alcuni comuni, e’ – erroneamente – tollerata questa indebita prassi, ipotesi nella quale potrebbe agire unicamente il concessionario).

    dal momento che una concessione a durata perpetuta non può essere modificata se non consensualmente dalle parti oppure rinunciatavi da parte di chi vi abbia titolo, nel caso di concessioni perpetue cui si ‘aggiungano’ concessioni a tempo determinato, queste 2 concessioni rimangono distinte e con proprio scadenza (solo per quelle a tempo determinato), ponendo – evidentemente – non pochi problemi al momento della scadenza della seconda.
    Qualcuno ha ipotizzato, un po’ furbescamente (cioe’ non senza forzature), di prevedere che la qui c.d. ‘sovapposizione’ sia ammessa in presenza di una rinuncia e concessione ‘ex novo’ della precedente concessione; in difetto, il sepolcro non e’ altrimenti utilizzabile. Spesso, scelte (errori?) del passato, fanno emergere problemi in periodi in cui chi ha fatto quelle scelte non è piu’ presente.

  86. Stelvio

    porgo questo quesito:

    Tomba di famiglia, con n. 2 loculi, ove sono sepolte le salme dei capostipiti quali intestari della concessione dagli anni ’50.
    I figli dei capostipiti sono tutti deceduti.
    Gli aventi diritto sono i nipoti.
    Una parte dei nipoti vuole ristrutturare ed ampliare, sopraelevando, la stessa.
    Al momento del rilascio della concessione edilizia, dopo aver richiesto il pagamento degli oneri concessori ed i diritti cimiteriali, regolarmente liquidati dai richiedenti, l’ufficio tecnico comunale sospendeva il rilascio della concessione ,richiedendo la liberatoria agli aventi diritto a favore dei richiedenti .
    Un solo erede non ha aderito alla liberatoria e si oppone in maniera generica alla realizzazione della sopraelevazione.
    Quale potrebbe essere la soluzione migliore per risolvere il problema a favore dei richiedenti ?

  87. Carlo

    Cosa!!??? In 70 anni non si è ancora proceduto alla voltura della
    concessione? Ci sarebbero tutti gli estremi, regolamento comunale
    permettendo, di dichiarare la decadenza della concessione per abbandono
    della tomba da parte degli aventi diritto.

    Qui si scontrano due impostazioni diverse, due differenti filosofie di buon
    governo del fenomeno funerario da parte del comune, quale titolare ultimo
    della funzione cimiteriale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile. La prima,
    infatti, definita a “concessionario fisso” non ammette il subentro, facendo
    riferimento al concessionario primo (= il fondatore del sepolcro), anche
    dopo la sua morte, la seconda, invece, consente la successione mortis causa
    (e mai per acta inter vivos) tra l’originario fondatore del sepolcro ed i
    suoi aventi causa, ma, pur sempre, attraverso il criterio dello jure
    coniugii e dello jure sanguinis, vale a dire: il diritto di sepolcro si
    trasmette secondo diritto di consanguineità

    Il richiamo continuo ad un figura tipica delle successioni patrimoniali (gli
    eredi), allora, può risultare fuorviante perchè lo jus sepulchri è innanzi
    tutto un diritto della personalità (addirittura “personalissimo” secondo un
    certo filone della dittrina) , mentre la componente privatistica (il diritto
    reale sul sepolcro e la proprietà stessa sul manufatto) sono funzionali e
    teleologicamente finalizzati al soddisfacimento di quel particolare
    interesse propiettato nell’oscuro post mortem a dare o ricevere sepoltura
    (jus sepeliendi e jus inferendi mortuum in sepulchrum). Sarebbe, dunque, più
    opportuno ragionare in termini di discendenti del fondatore del sepolcro e
    non di eredi, i quali, potrebbero anche esser estranei al nucleo famigliare
    del de cuius.

    Ora, come ha rilevato la stessa Suprema Corte Cassazione il sepolcro se non
    per espressa volontà del suo fondatore, da formalizzare solo ed
    esclusivamente nella stipula della atto di concessione (un mutamento, dopo,
    nel rapporto concessorio determinerebbe la pronuncia della decadenza per
    violazione del patto contrattuale) sorge sibi familiaeque suae, ossia per sè
    stesso e per la propria famiglia, tuttavia la tomba privata e gentilizia si
    trasforma in ereditaria, seguendo, pertanto lo jure haereditatis e non più
    lo jus sanguinis, quando si sia estinta completamente la cerchia dei
    congiunti (sino al sesto grado di parentela ex Art. 74 e segg Cod. Civile).

    Pure qui la faccenda si complica perchè si oppongono due grandi visioni e
    teorie sull’ereditarietà del sepolcro; secondo alcuni giuristi gli eredi
    “ereditano” sono la mera proprietà della tomba, ovvero i doveri dominicali
    di manutenzione, secondo altri, invece, essi succedono al de cuius in toto
    acquisendo, altre al di la degli oneri ex Art. 63 DPR n.285/1990 anche lo
    jus sepulchri

    Sarebbe utile reperire copia dell’atto di concessione da esaminare in modo coordinato con il regolamento comunale vigente in quel preciso momento storico, per il famoso principio del tempus regit actum (queste infatti sono le due fonti combinate da cui origina lo jus sepulchri) sempre che il vecchio regolamento municipale non operasse un rinvio, con potere autoabrogante e di “autoaggiornamento”, agli istituti dei nuovi regolamenti comunali via via succedutisi negli ultimi 70 anni nel Suo comune

    La sussistenza di un diritto deve senz’altro esser dimostrata dinnanzi ad un giudice ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile e la Magistratura può ricorrere a qualunque mezzo di prova. Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure dl accertamento del diritto.

  88. aletozzi

    ho un problema di questo tipo. Essendo l’ultimo concessionario morto quasi 70 anni fa, ed essendo eredi dei parenti stranieri (il tizio si era sposato due volte, una delle quali in Ecuador), il Comune si oppone alla richiesta di subentro degli eredi, ritenendo i documenti prodotti non sufficienti. questo anche alla luce del fatto che qualche anno fa, probabilmente senza nemmeno titolo di subentro, alcune persone hanno provveduto ad una riorganizzazione delle tomba. il primo passo da affrontare è sempre nei confronti del Comune, cmq, ovvero istanza di subentro, e ricorso al Tar in caso di diniego? poi un’eventuale possessoria ovviamente viene dopo. Oppure posso provare ad agire in via privatistica con una possessoria, e da lì provare ad avere un’ulteriore prova per il Comune?

  89. Carlo

    Per rispondere al quesito traggo alcuni passi assai significativi dalla Circolare Sefit n. 4243 del 12/04/2000.

    “[omissis]… Il D.Lgs. n.490/1999, fra le altre cose, opera una sostituzione ed un aggiornamento della legge 1 giugno 1939 n.1089, Tutela delle cose d’interesse artistico e storico (2) e della legge 29 giugno 1939 n.1497, Protezione delle bellezze naturali (3).

    La nuova fonte normativa, infatti, disciplina sia i beni culturali (titolo I) sia quelli ambientali e paesaggistici (titolo II).

    Le disposizioni di cui al titolo I, in particolare, riguardano la tutela delle:

    1.cose immobili e mobili, di interesse storico, archeologico o demo-etno-antropologico, tra le quali sono comprese le ville, i parchi e i giardini, che abbiano interesse artistico o storico;

    2.cose immobili che, a causa del loro riferimento con la storia politico-militare, la letteratura, l’arte e la cultura in genere, rivestano un interesse particolarmente importante;

    3.beni archivistici, vale a dire gli archivi e i singoli documenti dello Stato, gli archivi e i singoli documenti degli enti pubblici e gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestano notevole interesse storico;

    4.affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli e altri ornamenti di edifici, esposti o non alla vista pubblica
    Per essere soggetti alla disciplina del titolo I i beni elencati debbono essere frutto di autori non più in vita oppure debbono essere stati realizzati almeno cinquant’anni fa.

    Nei cimiteri italiani esistono sepolcri di notevole pregio storico-artistico, ai quali sono annessi STEMMI, GRAFFITI, LAPIDI, ISCRIZIONI, FOTOGRAFIE E SCULTURE, vi sono, inoltre, archivi e documenti Per quest’ultimi si faccia riferimento alla cosiddetta Legge Archivistica di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409. Si tratta, quindi, di beni rientranti nel titolo I, soggetti alla disciplina contenuta nel D.Lgs. 490/1999, in sede di conservazione e manutenzione…[omissis]”.

    Dunque, ex Art. 62 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (DPR n.285/1990) la “gestione” degli arredi votivi è affidata al Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, di cui ogni municipalità deve necessariamente disporre come strumento di governo, in sede locale, del fenomeno funerario.

    Da questa premessa consegue che ogni lavoro di manutenzione o ristrutturazione su lastre marmoree e paramenti lapidei deve esser preventivamente AUTORIZZATO dall’ufficio comunale della polizia mortuaria, anche coinvolgendo, per un parere, la Sovrintendenza, quando si tratti di opere di interesse artistico e storico.

    Si consiglia, per maggiori approfondimenti, di consultare questo link, con relativo commento:
    http://www.funerali.org/?p=304

  90. lucia

    Buongiorno,
    La sottoscritta concessionaria di una tomba può togliere fotografie di prozii morti per far spazio e mettere le fotografie del proprio padre e di una propria figlia?

    Grazie

  91. Carlo

    Va sempre tenuto presente il Regolamento comunale o quello vigente al momento del perfezionarsi della concessione o quello in vigore ad oggi, se questa clausola di “salvaguardia temporale” è stata prevista dall’atto di concessione (esempio: si applicano alla concessione già in essere le norme comunali o statali via via succedentesi nel tempo successivo alla stipula dell’atto di concessione)

    Questa “fonte” o può precedere che i discendenti subentrino pienamente al concessionario, diventando concessionari anche’essi o altri effetti (ad es.: che subentrino nella titolarita’ degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n.285/1990) restando vero ed effettivo “concessionario” solo il c.d. fondatore del sepolcro).
    In ogni caso e salvadiversa indicazione del Regolamento comunale, i discendenti diretti sumbrano in posizione paritaria, solidale tra loro.

    Un discendente puo’ rinunciare, a titolo personale, alla propria posizione rispetto alla concessione (in tal caso, proprio per la solidarieta’ ed indivisibilita’) si determina l’effetto dell’accrescimento della posizione di coloro che rimangono come subentranti.

    Molti Regolamenti comunali prevedono termini e modi per la formalizzazione amministrativa del subentro a seguito del decesso del concessionario. In difetto, ècomunque opportuno che sia adottato un atto amministrativo ricognitivo del subentro (e/o, ove vi sia, anche della rinuncia di uno dei subentranti, indipendentemente dal momento in cui intervenga), atto amministrativo destinato a trovare raprpesentazione nelle registrazioni (es.: nel fascicolo della concessione) amministrative. Si tratta di un atto che rientra nelle previsioni dell’art. 107, 3 D. Lgs. 18/8/2000, n. 267, essendo atto di gestione proprio del dirigente.

    I discendenti apaprtengono alla famiglia del c.d. fondatore del sepolcro e, quindi, rientrano nella ‘riserva’ dell’art. 93 dPR 285/1995 e sono quindi aventi titolo, almeno dal punto di vista di esservi sepolti (fino alla capienza fisica del sepolcro).
    Per quanto riguarda gli oneri essi seguono la successione, che puo’ essere legittima o testamentaria (in altre parole, vi potrebbe essere un erede che ha gli oneri ma non il titolo (in quanto non appartenente alla famiglia del concessionario) di esservi sepolto.

    Per la Cassazione (non fatemene ricercare gli estremi, please. Potete effettuare una ricerca nella sezione Giurisprudenza del sito http://www.euroact.net) il sepolcro si tramuta da gentilizio (= familiare) in ereditario se siano ‘esauriti’ i membri della famiglia.

    Una volta che il sepolcro, da gentilizio/familiare, si sia trasformato in ereditario, il diritto di sepoltura spetta agli eredi e non e’, comunque, oggetto di atti di disponibilita’, trattandosi di un diritto a carattere personale (dove l’elemento personale si colloga, a questo punto, non piu’ allì’appartenenza della famiglia, quianto alla qualita’ di erede).

    La sentenza (o, meglio, una delle tante, quella forse maggiormente esplicita) e’ stata emessa dalla Corte di Cassazione, sez. 2^ civ. con il n. 5015 in data 29/5/1990. Quando il sepolcro si trasformi in ereditario, seguono le regole della successione, per cui gli eredi possono essere diversi a seconda che si tratti di successione legittima oppure testamentaria. Nella seconda ipotesi, il legato può riguardare anche persone terze, rispetto alla famiglia (ma e’ importante verificare che questa “trasformazione” sia effettivamente avvenuta).

  92. Giuseppe

    Per meglio inquaqdrare l’argomento: Il concessionario è tumulato nello Cappella. Il reg. di P.M al momento della concessione (ante DPR 803 del ’75) prevedeva le tesse cose cioè: La licenza di tumulazione per sé e la propria famiglia si estende al coniuge, ai figli, ai legittimi discendenti maschi. Si estende anche alle femmine maritate, con esclusione però della prole e dei mariti. Nel contratto è precisato: il comune dà e concede al concess. che si obbliga e stipula per sé ed eredi, l’uso della Cappella a varie condizioni (pagam, manutenzione, rispetto reg. P.M. attuale e futuro e delle leggi attuali e future, ecc) oltre a:Il diritto d’uso passerà alla morte del conc. agli eredi nei modi indicati dal C.C., però il comune non riconoscerà mai, per i relativi diritti ed obblighi che uno solo degli eredi; il quale, scelto di comune accordo dagli eredi e notificato all’autorità Comunale entro l’anno della morte di quello, sarà designato dall’autorità stessa. Questo ultimo fatto non è stato mai rispettato da alcuno, comune incluso. Quindi in questo caso, il sepolcro stesso diventa da quel momento ereditario o rimane famigliare?
    I figli dell’unico fratello e relativi discendenti acquiscono il diritto allo jus sepulchri se questo rimane familiare, oppure se ereditario l’eventuaale diritto deve essere esteso anche altri eredi (figli delle sorelle con mariti e figli)?

  93. Carlo

    Art. 93 comma 1 secondo periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285: il diritto di sepolcro, mentre si è ancora in vita, è solo una legittima aspettativa, esso si esercita e si consuma al momento della morte, quando il cadavere è accolto nel sepolcro, sino al completamento della capacità ricettiva della tomba stessa. LO jus sepulchri, cioè, trova, pur essendo imprescrittibile ed incomprimibile, il suo limite naturale nella capienza fisica del sepolcro: io, teoricamente, posso vantare il diritto di sepolcro su di una determinata tomba, ma se questa non ha più spazio per accogliermi nel mio post mortem, il mio diritto si estingue, d’altronde, con la morte viene meno la capacità giuridica dell’individuo (Art. 1 C.C.).

    Tutto dipende da come il regolamento comunale di polizia mortuaria, di cui ogni comune deve necessariamente disporre ex R.D. 2322/1865, Artt. 344 e 345 R.D. n.1265/1934 e soprattutto ai sensi dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., disciplini l’istituto del subentro. Come ha, giustamente rilevato la Cassazione il sepolcro gentilizio si presume di natura familiare (sibi familiaeque suae) ossia il concessionario costituisce il sacello sepolcrale per sè e per la propria famiglia.

    Il novero delle persone aventi diritto di sepolcro in quanto familiari del concessionario è definito dal combinato disposto tra due fonti normative:

    1) REg. Comunale di Pol. MOrt.
    2) Atto di concessione (quest’ultimo trae la sua legittimità dal REg. Comunale di Pol. MOrt. vigente nel momento in cui si perfeziona il rapporto concessorio tra il comune, quale titolare e proprietario del cimitero ex Art. 824 comma 2 C.C. ed il privato cittadino.)

    Il sepolcro diviene ereditario quando si sia estinta la famiglia del concessionario ovvero il concessionario stesso (= il fondatore del sepolcro) ed i suoi aventi causa jure sanguinis.

    Centrale, per dirimere la questione, è come il REg. Com. di Pol. Mort. regoli l’istituto del subentro nella titolarità della concessione.

    Abbiamo due possibili fattispecie:

    1) tomba a concessionario fisso
    2) sepolcro a concessionario mobile.

    Nella prima ipotesi, il concessionario con relativa famiglia di riferimento è sempre e solo il primo, quello originario, che ha stipulato l’atto di concessione con il comune. Chi gli dovesse subentrare, subentra ad egli solo nella titolarità degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 285/1990.

    Nella seconda, invece, chi subentra al primo concessionario, subentra in toto, divenendo a sua volta concessionario con pieni poteri sulla tomba oggetto della concessione, fatti salvi i diritti acquisiti.

  94. Giuseppe

    Premessa: a)il titolare di una concessione di una cappella gentilizia muore senza figli. b) il regolamento di pol. mort. prevede il diritto di tumulazione per il concessionario, per i figli e i loro dicendenti ed anche ai fratelli del concessionario e a tutti i rispettivi coniugi. Domanda: In questo caso i figli del fratello e discendenti acquiscono il diritto allo jus sepulchri oppure il sepolcro stesso diventa da quel momento ereditario?
    Grazie.

  95. Carlo

    L’attuale legislazione (DPR 10.9.1990 n.. 285) prevede: a) la concessione a privati di area su cui questi realizzano a propria cura e spese per sé e/o la propria famiglia il sepolcro (artt. 80/3, 90/1, 91, 92, 93, 94); b) la concessione di area ad ente su cui detto ente costruisce sepolture a sistema di tumulazione, per collettività, (art. 90/1), alla condizione che l’uso di dette sepolture sia riservato alle persone contemplate dall’ordinamento dell’ente e dall’atto di concessione dell’area (93/1).

    Al momento costitutivo della concessione di cui all?art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non appartenenti ad un?unica famiglia, ma in tal caso occorre avere l’?avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l’?utilizzo sia determinato dagli eventi luttuosi. In tal caso, le persone che possono essere accolte nel sepolcro privato così concesso sono pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall?atto di concessione.

    La titolarità della concessione produce, tra i concessionari, una “comunione indistinta”, così almeno si è varie volte pronunciata la Suprema Corte di Cassazione.

    Ovviamente la comunione nella titolarità del manufatto sepolcrale può esser dimostrata non solo attraverso l’atto di concessione (che rimane, per sempre lo strumento principe), ma anche con titoli e bonifici con cui si dimostri la partecipazione di tutte le famiglie alla spesa globale per erigere la cappella gentilizia.

  96. Nico

    Sono stato incaricato di progettare una edicola funeraria per 7 coppie di coniugi, senza legame di parentela tra loro.
    Gli stessi stanno avviando la pratica per ottenere il terreno del Cimitero Comunale in concessione.
    Per evitare disagi incredibili nella redazione delle pratica (UTC, Genio Civile, etc) ho redatto una scrittura privata con cui i 14 si fanno rappresentare da uno di essi.
    Nel momento in cui firmerà la concessione, come è il caso che tale rappresentante si comporti, al fine di garantire a tutti la successione di tali quote di proprietà? E’ sufficiente allegare la scrittura privata all’atto di concessione?
    Grazie

  97. francolasso

    E’ stato chiarissimo, grazie per la cortesissima e squisita disponibilità
    saluti
    franco Lasso

  98. Carlo

    conviene sempre consultare il regolamento comunale di polizia mortuaria (di cui ogni comune deve necessariamente disporre ai sensi del Regio Decreto n.2322/1865, degli Artt. 344 e 345 Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 e degli Artt. 16 comma 1, 62 e 80 comma 4 DPR 10 settembre 1990 n. 285), anche perchè il comune, nella gestione cimiteriale è un dominus pressochè assoluto, non tanto in ragione di una legge ordinaria (Artt. 7 e 13 Decreto Legislativo n.267/2000), ma di previsione costituzionale ai sensi dell’Art. 117 comma 6, III periodo Cost., così come novellato dalla legge di revisione costituzionale n. 3/2001, siccome ex Art. 337 Regio Decreto n. 1265/1934, Art. 49 e Segg. DPR n.285/1934 ed Art 824 comma 2 Codice Civile la funzione cimiteriale, e, di conseguenza il camposanto, sono di esclusiva pertinenza comunale, fatti salvi i cosiddetti cimiteri particolari di cui all’Art. 104 comma 4 preesistenti all’entrata in vigore del Regio Decreto n. 1265/1934, ma pur sempre sottoposti alla vigilanza del comune, nella persona del sindaco in quanto Autorità sanitaria LOcale ex Legge 833/1978, DEcreto Legislativo n.112/1998 e Decreto Legislativo n. 267/2000.

    Ai termini dell’Art. 88 DPR 10 settembre 1990 n. 285 l’autorità comunale, nella persona non tanto del sindaco (almeno dopo la Legge n.142/1990) ma del dirigente ex Art. 107 comma 3 lettera f) DEcreto Legislativo n. 267/2000, può autorizzare in qualunque periodo dell’anno, se il regolamento comunale non dispone diversamente, prevedendo una diversa tempistica, l’estumulazione di un feretro, dietro istanza, in bollo, degli aventi diritto a disporne, secondo il principio di poziorità enunciato dall’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990, il quale si applica non solo in caso di cremazione, ma per tutte le operazioni cimiteriali, dove sia richiesta la volontà dei discendenti jure sanguinis del de cuius.

    La traslazione, ossia dissepoltura e trasporto in un nuovo sepolcro, all’interno anche dello stesso cimitero di prima sepoltura spetta sempre al comune, nella fattispecie la zia vegliarda non avrebbe avuto titolo a dal luogo al trasferimento, siccome esistono jure sanguinis discendenti (figlio/ifigli) diretti dei defunti de quibus.

    La fattispecie in esame configura il reato di violazione di sepolcro e, al di là degli aspetti penali è passibile di sanzione amministrativa pecuniaria ex Art. 358 Regio Decreto n.1265/1934 da elevarsi, da parte del comune, secondo le procedure della Legge 689/1981.

    La zia dalla veneranda età, tacendo sui rapporti poco idilliaci che intrattiene con i nipoti non ha alcun titolo per lamentarsi sugli oneri di manutenzione del sepolcro, in quanto essi fanno capo al concessionario, quindi alla zia stessa.

    Il concessionario non può opporsi alla traslazione se l’istanza è presentata dagli aventi diritto (cioè al figlio/figli) dei defunti, sullo Jure Aereditatis, infatti, prevale lo Jus sanguinis.

  99. francolasso

    Nel 1989 la sorella (nubile) di mio padre, con concessione cimiteriale costrui’ a sue spese una cappella funeraria ospitante ben 16 loculi, destinata a dir suo, a se’ e ai discendenti della sua famiglia (fratelli già morti e viventi, noi nipoti tutti).
    Nella stessa, sempre all’atto della costruzione (1989) furono pertanto traslati i corpi di due fratelli gia’ defunti nonche’ di mio fratello (defunto gia’ da oltre 10 anni) da altra tomba.
    Successivamente, negli anni a seguire, furono sepolti altri fratelli nonche’ estranei: cognato e fratelli dello stesso di sorella della zia concessionaria.
    Dieci anni fa e’ venuto a mancare mio padre, cinque anni fa mia madre (cognata di mia zia) anch’essi seppelliti nella stessa cappella.
    Purtroppo, per varie cause ereditarie, (vista anche la veneranda eta’ della zia), i nostri rapporti si sono rotti; peraltro la stessa zia ha fatto e sta facendo pesare a tutti (in particolare a me medesimo) le spese sopportate per la costruzione e la manutenzione della cappella al punto tale che ho deciso di traslare i corpi dei miei familiari (padre, madre e fratello) in altro tumulo.
    La domanda e’ questa: posso traslare i corpi nello stesso cimitero essendo passati soltanto 11 anni dalla morte di mio padre e 5 da quella di mia madre, oppure esiste un perido minimo di permanenza ? Devo far riferimento al regolamento di polizia cimiteriale?E’ necessaria una speciale autorizzazione?
    Mia zia, concessionaria, si puo’ opporre alla traslazione???
    Nel caso in cui, invece, fossi costretto per forza di cose a lasciare tutto com’e’ , (nel caso in cui non fossero disponibili loculi) quali poteri hala zia concessionaria di forzare una traslazione senza il mio assenso (visto che sta gia’ dicendo di voler esumare il corpo di mio fratello morto nel 1977 per liberare spazio)?
    Grazie della cortese disponibilita’
    francolasso

  100. Carlo

    Va precisato che l’area cimiteriale e i sepolcri fanno parte del demanio comunale ai sensi dell’Art. 824 Comma 2 Codice Civile, e ciò ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità. Tuttavia la “commerciabilità” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e delle discipline normative in cui avvennero gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era prevista la trasmissione a terzi di tale diritto.

    Corte d’appello di Palermo, 26 ottobre 1934 I cimiteri comunali costituiscono beni fuori commercio e pertanto il diritto di sepolcro del privato di fronte al Comune non può acquistarsi per usucapione, necessitando a costituirlo un titolo o atto scritto.

    Consiglio di Stato, 13 dicembre 1949 n. 1141 Nei riguardi dei cimiteri comunali, come di tutti i beni demaniali, non è possibile parlare di usucapione.

    Per il cambio d’intestazione l’unica soluzione possibile sarebbe il subentro (jure sanguinis o, come fattispecie residuale jure successionis), ma tale istituto si attiva solo alla morte del concessionario! Ribadisco il concetto: la titolarità di un sepolcro non è disponibile per acta inter vivos.

    Astrattamente, una modifica dell’atto concessorio non potrebbe essere considerata ammissibile neppure se il concessionario fosse vivente, se non ricorrendo ad una novazione, cioè estinguendo il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, e previo versamento delle tariffe attualmente vigenti, anche se materialmente (cioè in senso fisico) il sepolcro oggetto della nuova concessione dovesse rimanere lo stesso, senza bisogno di movimentare o spostare ex Art. 88 DPR n.285/1990 i defunti ivi tumulati.

    Per dal luogo ad una novazione il titoalare della concessione dovrebbe retrocedere al comune il proprio jus sepulcri (in qualità di concessionario e non di semplice avente diritto all’uso del manufatto sepolcrale in seguito ad evento luttuoso), rinunciando alla concessione stessa, cosìcchè il comune, attraverso le procedure di trasparenza del proprio regolamento di polizia mortuaria possa riassegnare in concessione quel particolare sepolcro.

    È però da annotare come di recente, in una importante città italiana, proprio su autocertificazioni che poi sono risultate non rispondenti a verità, siano state autorizzate operazioni cimiteriali e cambi di titolarità di tombe, poi rivelatesi illegittime. In questi casi il controllo a campione che ordinariamente si fa sulle autocertificazioni, a parere di chi scrive, dovrebbe essere comunque svolto, proprio per garantirsi da violazioni del disposto sia dell’articolo 92 che 93 del DPR 285/90.

  101. Necroforo

    Tribunale di Velletri, 12 febbraio 1981 Ove i titolari per lunghissimo tempo non facciano uso d’un sepolcro, il possesso di questo spetta a chi in via esclusiva lo ha utilizzato inumandovi salme.

    Cassazione civile, 21 giugno 1939 n. 735 Trattandosi di sepolcro familiare, il diritto di condominio non può attuarsi materialmente, se non mediante la disposizione delle salme. Conseguentemente la chiusura di un loculo vuoto da parte di uno dei condomini con l’intento di riservarlo per la futura inumazione della sua salma, non lo rende titolare di un possesso distinto che sia tutelabile con l’azione di spoglio contro altro condominio, che abbia rimossa la chiusura per depositarvi una salma avente diritto alla sepoltura.

    Dopo questo riepilogo della più autorevole giurisprudenza sono d’obbligo alcune considerazioni di diritto:

    1) Astrattamente, una modifica dell’atto concessorio (titolarità della tomba e conseguente riserva dei posti salma ex Art. 93 DPR n.285/1990) non potrebbe essere considerata ammissibile neppure se il concessionario fosse vivente, se non ricorrendo ad una novazione, cioè estinguendo il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, e previo versamento delle tariffe attualmente vigenti ( per i canoni di concessione si veda il D.M. 1 luglio 2002).

    2) Il rapporto concessorio si estingue per: a) Revoca, b) decadenza, c) abbandono amministrativo, d) soppressione del cimitero, e) rinuncia, ossia retrocessione.

    3) Il cimitero è bene damaniale (Art. 824 comma 2 Codice Civile) e, così non può formare oggetto di diritti di natura privatistica, e tale vincolo ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità.

    L’unico modo per il cambio di intestazione è la creazione di un rapporto giuridico del tutto autonomo rispetto al precedente anche in presenza di identità fisica dell’oggetto della nuova concessionee di assenza di interventi, ciè atti di diposizione (traslazione, riduzione dei resti in cassetta ossario, cremazione dei resti mortali, sui defunti ivi sepolti.

    Il comune ha solo facoltà e non obbligo di accettare l’eventuale rinuncia dell’odierno concessionario per assegnare la tomba a soggetti terzi.

  102. concetto

    può essere concesso il cambio d’intestazione di un’edicola funeraria al ramo del figlio non legalmente riconosciuto, considerato che il ramo “leggittimo” di fatto ha abbandonato (no manutenzione ne doveri di rispetto verso le salme)l’edicola da oltre 70 anni, e che d’allora il figlio non riconosciuto prima,(ma citato in testamento con una stranaformula di legato)e oggi i suoi discendenti, hanno avuto di fatto la cura di detta edicola, effettuando anche delle manutenzioni, (di modesta entita ma continuative)oltre che ad effettuare nel tempo tutti gli atti dovuti al decoro e al rispetto sia dell’edicola che dei defunti.
    credo che questo sia un problema che affligge migliaia di persone, una risposta pubblica sarebbe indubbiamente gradita a tanti.

    con i più cordiali e distinti saluti, auspico ad cortese riscontro.

    Concetto

    SICILIA

  103. Necroforo

    Il titolo di accoglimento in un sepolcro privato deve esser espressamente contemplato

    1) dall’atto di concessione
    2) dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento del rilascio della concessione e da quello attualmente in vigore, per le parti incompatibili o abrogate.

    Il coniuge di una figlia del fondatore non è lagato a quest’ultimo da nessun vincolo di consanguineità, tuttavia si rappresenta come in determinati contesti socio culturali (soprattutto in passato) quest’ipotesi fosse affatto legittima e percorribile.

  104. Franco

    Mio padre e mia madre occupano di cui proprietari una tomba, dopo molti anni muore mia sorella e anche lei viene tumulata nella sudetta tomba dei miei genitori, può anche il marito avere diritto alla tumulazione nella sudetta tomba anche contro il volere dei figli leggittimi?

  105. Carlo

    Si tratta del diritto secondario di sepolcro, che integra lo Jus Sepulchri (diritto ad esser sepolto) con lo Jus Inferendi in Sepulchrum (diritto a dar sepoltura).

    Il titolare della concessione e proprietario del manufatto sepolcrale non può inibire ai congiunti del de cuius ivi tumulato l’accesso alla tomba per compiere i riti di venerazione e pietas verso i propri defunti.

    Purtroppo, se la controversia non si sblocca unico soggetto istituzionale a potersi pronunciare, sanando, così l’ingiustizia è il giudice ed i Tribunali Italiani, notoriamente, non sono così sollerti.


    Cassazione civile, Sez. II, 19 maggio 1995 n. 5547 La costituzione di un sepolcro familiare, ove non risulti una diversa volontà del fondatore, conferisce il diritto alla sepoltura (”ius inferendi mortuum in sepulchrum”) al fondatore medesimo ed a tutti i suoi discendenti, facenti parte della famiglia, per cui (salva l’eventuale contraria volontà del fondatore) anche i discendenti di sesso femminile, benché coniugati e con diverso cognome, acquistano (”iure proprio”) il diritto alla sepoltura in quanto facenti parte della famiglia, nella cui cerchia, avuto riguardo al significato semantico del termine generalmente usato ed accetto, debbono farsi rientrare tutte le persone del medesimo sangue o legate tra loro da vincoli di matrimonio, ancorché non aventi il medesimo cognome

  106. Francesco

    siccome ho mia madre momentaneamante tumulata in una cappella gentilizia privata e gli attuali proprietari non vogliono darmi la chiave per accedere nella cappella stessa, come posso fare per esigere la chiave? erro o esiste anche una sentenza im merito alla suddetta situazione o esiste una normativa in merito. grazie

  107. Carlo

    E’possibile tumulare assieme al coniuge X (fratello del concessionario) le spoglie di Y la quale, in vita era affine e non parente del fondatore del sepolcro, previa riduzione o cremazione dei resti mortali di X al fine di non intaccare la capacità recettiva della tomba?

    In dottrina i pareri sono discordanti, sul sito di A.N.U.S.C.A è offerta una risposta positiva al quesito, ovviamente ove non risultino preclusioni nell’atto di concessione della tomba o nel regolamento comunale di polizia mortuaria, poichè lo Jus Sepulchri è regolato da queste due fonti normative “speciali”, trattandosi il cimitero di bene demaniale.

    L’opposizione degli aventi causa dell’originario fondatore del sepolcro sembrerebbe non trovare fondamento giuridico in quanto il riuso del posto feretro, attraverso la cremazione/riduzione dei resti mortali di X non intacca minimamente alcun diritto in ordine alla gestione della tomba di famiglia da parte dei discendenti del primo concessionario.

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