Liturgia cristiano-ortodossa del commiato – 3/3

Questo articolo è parte 3 di 3 nella serie Liturgia cristiano-ortodossa

Sepoltura

Concluso il rito in chiesa, la mesta processione procede sino al cimitero; mentre si svolge il corteo, qualcuno deve premurarsi di procurare una lampada ad olio, anche se rudimentale che ritornerà utile al momento della sepoltura stessa.
In Russia è tradizione che i fedeli accendano candele anche in chiesa, mentre in Grecia è previsto l’uso dei ceri solo quando si sia giunti al camposanto, in prossimità della tomba.
I lumini dovranno poi essere deposti intorno al tumulo terraneo. Il sacerdote canta le ultime preghiere prima che il cofano sia calato nella tomba, poi presa la lucerna, versa sulla cassa un poco d’olio, vi getta sopra la cenere dell’incensiere ed una manciata di terra assieme ai fiori ed alle ghirlande che decoravano la camera ardente.
Se il defunto aveva, in vita, ricevuto i Santi Oli, il loro residuo, conservato in un’ampolla, viene versato dal celebrante entro il feretro, un istante prima della copertura della buca.
La fossa deve essere benedetta solo se l’inumazione avviene in un cimitero non ortodosso e dovrebbe, di preferenza, essere rivolta ad oriente.
Conviene che l’eventuale ricordino sia consegnato dai più intimi congiunti subito dopo la sepoltura, quando i dolenti sfilano dinnanzi alla famiglia per dimostrare la propria tristezza, la foto dovrebbe essere accompagnata dalla seguente frase: “Il servo Di Dio che si è addormentato nel giorno …”.
La cremazione non è permessa, salvo l’autorizzazione del vescovo per casi eccezionali come malattie infettive oppure epidemie.
I fedeli ortodossi debbono essere sepolti nella sola terra, è irrilevante se esista una cella in muratura o di altro materiale, magari, biodegradabile, tra il terreno e la bara, ma, d’altra parte, è essenziale che la sepoltura avvenga nel suolo, e quindi sono vietati nicchie sopraelevate, colombari o cappelle gentilizie.
Sul tumulo può essere sistemato un cippo o posta una lapide, è però fondamentale che la tomba sia contrassegnata da una croce.
L’imbalsamazione totale è disapprovata, mentre sono ammessi trattamenti conservativi (iniezione di formaldeide ex art. 32 D.P.R. 285/90?) per un temporaneo mantenimento delle spoglie, in caso di lunghi trasporti del feretro.
Al momento dell’esumazione dei resti mortali, in Grecia si effettua questa operazione dopo tre o quattro anni, le ossa vengono lavate con vino ed acqua di rose, una volta asciugate sono riposte in una cassetta che viene condotta nuovamente in chiesa o nella cappella cimiteriale per una seconda benedizione, per essere poi deposta nell’ossario o nella cripta, in attesa perpetua del Giorno del Giudizio.
È da notarsi come sul cranio debba esser tracciato lievemente un segno della Croce.
Non è lecita la cremazione dei resti ossei sversati nell’ossario comune, né di quelli provenienti da una sepoltura dedicata, al termine della concessione della stessa (potrebbe ad esempio trattarsi di un reparto speciale per culti acattolici ex art. 100 D.P.R. 285/90 o di un campetto ad inumazione, dato in concessione ai sensi dell’art. 90 comma 2 D.P.R. 285/90, munito appunto di apposito ossario).

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Carlo Ballotta

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