Rifiuti: nasce la carta del consumo circolare

Una ventina di Associazioni dei Consumatori in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa hanno elaborato la Carta del consumo circolare, per promuovere il passaggio dalla cultura dello scarto e dello spreco alla cultura del riciclo e del riuso.
Nel renderlo noto, le associazioni spiegano che la Carta “vuole essere un contributo di idee alle grandi scelte che stanno di fronte al Paese per affermare una nuova politica economica che acceleri la rivoluzione green per affrontare i gravi problemi climatici e ambientali che investono il Pianeta. La transizione ecologica, infatti, ha nella economia circolare il suo fulcro”.
La Carta è rivolta non solo ai cittadini ma anche alle imprese, al mondo della produzione di beni e servizi e alle Istituzioni “perché si affermino nuovi modelli produttivi, le politiche di uno sviluppo sostenibile e una radicale riconversione delle risorse energetiche necessarie alla produzione”.
Il cambio di paradigma proposto dalle associazioni “determina nuovi e più qualificati lavori, modifica i propri comportamenti e necessita di forti innovazioni sul versante della ricerca, della formazione, della Pubblica amministrazione, con consistenti investimenti sul versante della creazione di nuove forme di economia condivise e, non per ultimo – spiegano – un nuovo protagonismo delle comunità locali per ritessere quelle reti di relazione che sono componenti essenziali per una crescita socialmente e ambientalmente sostenibile”.
Fondamentale sarà la creazione di spazi per la condivisione delle informazioni; sia spazi fisici per il coinvolgimento dei cittadini in azioni postconsumo e stili di vita circolari – riparazione, riuso, sharing e riciclo – ma anche luoghi digitali, come una piattaforma virtuale, per garantire l’accessibilità a maggiori informazioni ambientali sui prodotti, coinvolgere il consumatore in azioni e stili di vita circolari, disseminare conoscenza sull’economia circolare e sulle buone pratiche.
La Carta promuove, infine, la creazione di un Osservatorio permanente sull’economia circolare, composto da esponenti provenienti dal mondo delle associazioni, delle imprese, del mondo accademico e delle istituzioni.
Chissà che non si riesca ad applicare anche al settore funerario!

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