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Procedure di trasporto e cremazione di resti mortali — 7 commenti

  1. il 7 c.m. ho la riesumazione di mia madre, che poi dovrò traslocare le ossa in un’altro cimitero dove vi sono siti tutti i parenti, come sono le procedure a cui mi devo attenere? e se esistono moduli da riempire per le volontà espresse dai parenti?

    • X Umberto,

      è il Comune di prima sepoltura a rilasciare il decreto di trasporto una volta verificato che le ossa, siano state racchiuse entro la cassetta di zinco di cui all’art. 36 del regolamento nazionale di polizia mortuaria – D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 –
      L’eventuale modulistica differisce troppo da Comune a Comune, perchè io possa fornirLe una risposta più precisa, tuttavia occorrerà, senza dubbio, una richiesta di traslazione presso la nuova sepoltura, che potrà esser accordata solo dopo aver accertato il titolo di accoglimento nel tumulo famigliare ex art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, attraverso apposita istruttoria, invero, spesso, nemmeno troppo strutturata perchè basata sui soli titoli formali prodotti agli atti. In altre parole: le ossa di Sua madre hanno diritto ad esser sepolte in un diverso cimitero, per esser riunificate con le spoglie mortali degli altri parenti??? La tumulazione presuppone la concessione di uno spazio sepolcrale privato e dedicato. Ora questo rapporto concessorio è già in essere o deve esser costituito ex novo?

  2. Mai avuto risposte così complete volte a fugare i dubbi e non a crearne altri. La ringrazio ancora e mi complimento

  3. X Sabrina,

    Giusta la circolare del Ministero della Salute del 30.05.2016 n. 14991 i principi di cui all’art. 3 della L. n. 130/2001 sono suscettibili di diretta applicazione, anche nelle more di una legislazione regionale che, eventualmente, li abbia recepiti ed introdotti nell’ordinamento locale.

    Secondo l’art. 3 comma 1 lett. g) L. 30 marzo 2001 n. 130 l’ufficiale dello stato civile, previo assenso dei soggetti di cui alla lettera b), numero 3), o, in caso di loro irreperibilità, dopo trenta giorni dalla pubblicazione nell’albo pretorio (anche telematico ex L. n. 69/2009, cioè sul sito istituzionale del Comune) del Comune di uno specifico avviso, autorizza la cremazione delle salme inumate da almeno dieci anni e delle salme tumulate da almeno venti anni, ovvero degli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, entità medico legale definita dall’art. 3 comma 1 lett. b) del D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254, lo stesso D.P.R. citato (art. 3 commi 5 e 6) per la diretta cremazione dei resti mortali esclude la produzione, agli atti, di eventuale ed esplicito provvedimento liberatorio da parte della Procura della Repubblica, (art. 116 comma 1 D.Lgs n. 271/1989) necessario, invece,per i cadaveri, quando la morte sia sospetta o peggio ancora cagionata da fatto criminoso.
    SE vi sono congiunti ancora in vita è, però, necessario un assenso, vale adire un atto volitivo di non contrarietà alla pratica cremazionista deliberata d’ufficio dal Comune.

    La cremazione non può mai esser autorizzata contro la volontà degli aventi titolo a disporre delle spoglie mortali, trattandosi di un diritto della personalità incomprimibile.

    Convengo con Lei: l’autorizzazione al trasporto (anche cumulativa) per i resti mortali non richiesti, non è materia di Stato Civile, essa compete al profilo funzionale di cui all’art. 107 comma 3 lett. f) D.Lgs. n. 267/2000 o a chi ne assolva i compiti, negli enti locali privi di figure dirigenziali.

    • Vi ringrazio per la celere, competente e gratuita risposta. Non è facile da trovare.

      Condivido con voi una, secondo me, buona prassi che sto adottando. Lavoro in un Comune del Veneto e quindi soggetto al Processo Verbale. La maggioranza assoluta dei parenti deve recarsi in municipio davanti all’Ufficiale dello Stato Civile e dichiarare che il,defunto in vita aveva manifestato la volontà alla cremazione. In accordo con la Prefettura di Padova è supportata dal parere di esperti ANUSCA sto procedendo ad autorizzare le cremazioni sulla base di una dichiarazione sostitutiva fatta dai parenti a casa propria.

      Per quanto riguarda la cremazione di resti mortali esito di decessi per morte violenta che, se non capisco male, voi non accordereste, altri esperti mi stanno spingendo a farlo.

      Grazie ancora
      Sabrina Visentini

      • X Sabrina,

        1) l’emergenza COVID-19 sta facendo emergere tutte le criticità di una L. 30 marzo 2001 n. 130 applicata in malo modo dalle Regioni, nella feroce ricorsa a chi, nel nostro variegato panorama politico, tra strali e grida manzoniane sia il più riformatore o il più bravo… apprendista stregone!
        IL processo verbale richiede una presenza fisica avanti l’ufficiale dello stato civile, che non può uscire dalla casa comunale se non nella fattispecie prevista dall’art. 110 Cod. Civile (tra l’altro ben più allegra), altrimenti la volontà cremazionista dovrebbe esser raccolta da un notaio, che secondo la L. n. 89/1913 è l’unico soggetto legittimato ad agire all’esterno, purchè nel proprio distretto di competenza.
        La L. 30 marzo 2001 n. 130 presenta altre rigidità quasi insormontabili: immaginiamo un avente diritto a pronunziarsi impossibilitato a spostarsi per ragioni di salute, magari perchè allettato, o ancora incapace di intendere e volere ma senza sentenza di interdizione passata in giudicato, nel Nostro Ordinamento, infatti, non è contemplata la c.d. incapacità naturale, e la firma carpita forzosamente integra un reato (circonvenzione d’incapace o peggio ancora firme false, si veda l’art. 76 D.P.R. n. 445/2000). In questa situazione del tutto sui generis e mai sperimentata prima converrebbe adottare, con una sorta di reviviscenza, la procedura molto più snella dettata dalla Circ. Min. Interno 1 settembre 2004 n. 37 in attuazione dell’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285: atto sostitutivo in atto di notorietà con fotocopia di documento di riconoscimento in corso di validità ex art. 38 comma 3 D.P.R. n. 445/2000 e via: si proceda pure. Accolgo, quindi, pienamente la Sua tesi, in effetti siamo in un momento in cui provvedimenti extra ordinem prevalgono sullo jus positum vigente.

        2) Richiedere il Nulla Osta ex art. 116 comma 1 D.Lgs 271/1989 mi pare ultroneo ed inutilmente ridondante, in forza dell’Art. 3 comma 6 D.P.R. n. 254/2003, il quale pare proprio escludere la necessità di un provvedimento liberatorio da parte della Magistratura, necessario, sempre invece per la cremazione di cadaveri di deceduti per morte sospetta o violenta (dovuta forse a reato?)
        Ma…siccome in ambito penale bisogna adoperare la massima prudenza si potrebbe rovistare negli archivi (se non ancora soggetti a procedimento di scarto) per accertarsi di questo fatto: a suo tempo (per il funerale) l’Autorità Giudiziaria emise un nulla osta omnicomprensivo per tutti i trattamenti del post mortem, o, ad esempio, acconsentì solo alla più tradizionale sepoltura inibendo a tempo indeterminato la cremazione sino al rilascio di un nuovo benestare specifico?

        post scriptum:

        Il permesso di seppellimento (autorizzazione) invece è espressamente preso in considerazione all’art. 52, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m. (del tutto intenzionalmente si cita questa disposizione, prescindendo da eventuali norme regionali variamente presenti nei territori), dove è prescritto che il responsabile del servizio di custodia del cimitero “ritiri e conservi” tale autorizzazione (ricordando, nell’occasione) anche il precedente art. 23) che (lett. a) è oggetto di “iscrizione” sui registri cimiteriali.
        Di qui, la questione attorno a quanto debba durare questa “conservazione”, del tutto correttamente distinguendosi, nel quesito per come formulato, tra la conservazione dei registri cimiteriali (decorso l’anno di riferimento, conservati insiti diversi (cimitero ed archivio comunale) e documenti (autorizzazione e decreto di trasporto).

        Per inciso, questione analoga si pone per il verbale considerato all’art. 81 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m., nonché per le autorizzazioni (o, comunque, documenti) di vario oggetto in relazione alla cremazione e destinazioni delle ceneri.

        In proposito, dovrebbe farsi riferimento alle disposizioni del d.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409 (se non fosse stato abrogato, con limitazioni (parzialmente: all’articolo 21, commi 1 e 3, e comma 2, nel testo, rispettivamente, modificato e sostituito dall’articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 281; agli articoli 21-bis e 22, comma 1, nel testo, rispettivamente, aggiunto e modificato dall’articolo 9 del medesimo decreto legislativo;…) , dall’art 184 D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e s.m.

  4. Buongiorno, nell’articolo viene nominato l’Ufficiale di Stato Civile. Immagino lo si faccia in riferimento alla competenza ad autorizzare la cremazione. Per il trasporto infatti è il Dirigente responsabile che dovrà autorizzare.

    I dubbi:
    – L’Ufficiale di stato civile può atorizzare la cremazione di resti mortali su ordinanza senza l’assenso dei familiari più prossimi?
    – Quanto deve stare esposta l’ordinanza?
    – Si può autorizzare la cremazione di resti mortali di persone sepolte con intervento della magistratura?

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