La polverizzazione delle ossa calcinate in crematorio

Questo articolo è parte 9 di 12 nella serie Casi particolari per la cremazione

In via preliminare vale la pena ricordare che le ceneri umane derivanti dal processo di polverizzazione, generalmente, hanno un volume compreso tra i 3 e i 4,5 litri, e che l’intera quantità di ceneri derivante da una cremazione deve essere collocata in una sola e unica urna cineraria, di materiale resistente ed infrangibile, e quindi sigillata, solitamente dopo aver riposto al suo interno la medaglietta identificativa che riporta il nome del crematorio dove è avvenuta la cremazione e un codice numerico di identificazione del singolo caso.
All’esterno l’urna avrà apposita targa identificativa con i dati anagrafici del defunto.
Dagli inizi degli anni 2000, con l’uscita della L. 130/2001) anche nel nostro Paese è stata consentita la dispersione delle ceneri e l’affido familiare delle ceneri cremate.
Questa innovazione normativa ha determinato dei cambiamenti anche nelle modalità operative del trattamento delle ceneri.
Infatti prima dell’introduzione di queste novità, per il trattamento dei resti mortali provenienti dalla cremazione venivano utilizzati sistemi e macchine piuttosto rudimentali che frantumavano grossolanamente i resti ossei e la separazione dei metalli provenienti dai feretri (viti, chiodi, ecc.) o da eventuali protesi veniva eseguita manualmente attraverso l’impiego di un magnete dedicato.
La possibilità di disperdere le ceneri in natura o in determinate aree cimiteriali ha fatto nascere l’esigenza di utilizzare macchine più veloci ed efficienti in grado di ridurre finemente (2-3 mm.) i resti ossei e soprattutto di separare automaticamente i metalli in modo da ottenere una cenere raffinata e priva di ogni oggetto estraneo.
Sono stati quindi sviluppati da diversi costruttori polverizzatori ceneri ad alta velocità, completamente automatici e con possibilità di controllo remoto e gestione di eventuali guasti.
All’interno della struttura crematoria è stata individuata un’area dedicata di trattamento ceneri dove effettuare queste attività.
In questa area, che deve essere provvista di sistema di aspirazione a circuito chiuso al fine di contenere le emissioni di polveri nell’ambiente di lavoro, trovano solitamente collocazione oltre al polverizzatore automatico ad alta velocità anche un banco aspirante di lavorazione dove si esegue l’inserimento delle ceneri nell’urna prescelta ed il successivo confezionamento con la relativa sigillatura, le medagliette o dischi refrattari per garantire il sistema di identificazione e tracciabilità delle ceneri, unitamente alla esecuzione delle registrazioni e al rilascio delle attestazioni previste dalla legge.
Gli operatori addetti che eseguono queste attività devono adottare le precauzioni di sicurezza nella manipolazione e nel trattamento dei resti cremati utilizzando gli idonei Dispositivi di Protezione Individuale indicati dal Responsabile della Sicurezza e dai fornitori delle apparecchiature in campo.
Nello spazio dedicato al deposito urne vi deve essere una scaffalatura per le urne vuote portate da terzi, nonché quelle ordinariamente utilizzate dal crematorio, e una o più scaffalature per le urne piene di ceneri, sigillate e contrassegnate con specifico identificativo, con una capienza minima pari ad almeno cinquanta urne cinerarie in attesa della successiva consegna per ogni linea di cremazione installata.

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Fabrizio Giust

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