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Paragrafo 9.7 Circ.Min. 24/93 e regione Lombardia — Nessun commento

  1. […n.d.r. il nostro Lettore ci scrive dalla Regione Marche, quindi il testo sacro di riferimento è rappresentato dalla Legge Regionale n. 3/2005 con relativo regolamento d’attuazione n. 3/2009 adottato ex Art. 11 Legge Regionale cit. Nella fattispecie le due fonti normative “abrogano” la competenza sanitaria della verifica feretro in capo all’AUSL, per traslarla alle imprese funebri che qui agiscono in veste di incaricato di pubblico servizio ex Art. 358 Cod. Penale)

    Se il trasporto è transfrontaliero il diritto internazionale (Es. Convenzione di Berlino del 10 febbraio 1937) prevale su quello interno. Secondo una lettura molto fiscale della normativa (tenuto sempre contro del doppio binario, spesso sovrapposto, tra la legislazione statale e quella regionale) laddove sussistano rapporti di extraterritorialità (ossia quando il trasporto funebre ecceda i confini regionali) dovrebbe applicarsi per difetto di competenza della regione a legiferare fuori della propria “giurisdizione geografica”, la sola regola nazionale oggi realmente valida cioè il paragrafo 9.7 della Circ. Min. Sanità n. 24/1993 esplicativa dell’art. 30 DPR n. 285/1990, anche considerando come queste certificazioni di portata igienico-sanitaria non dovrebbero esser surrogabili da soggetti terzi, ai sensi dell’Art. 49 DPR n. 445/2000, rispetto a quelli istituzionali, men che meno di diritto privato perché s’innescherebbe un pericoloso conflitto d’interesse o di attribuzione tra il controllore ed il controllato, venendo, così meno il momento dialettico della terzietà tra i diversi attori (pubblici poteri ed imprese funebri) della polizia mortuaria. Alcuni commentatori, però, già in solo regime di DPR n. 285/1990 intravedevano la cosiddetta verifica feretro come attività non tanto a rilevanza sanitaria e dunque propria dell’AUSL, quanto attratta nelle incombenze della polizia mortuaria comunale, certo secondo lo stesso DPR n.285/1990 (Art. 16)è l’autorità sanitaria a dover vigilare sul trasporto funebre, così anche quest’interpretazione così minimale e comunque ante leggi regionali, sembrerebbe perdere consistenza e fondamento giuridico.

    Il problema si complica perché alcune regioni, specie se limitrofe, sembrano aver instaurato tra di loro una sorta di implicita proprietà transitiva per demedicalizzare reciprocamente la polizia mortuaria ed il trasporto funebre in particolare: vale a dire si crea una sorta di cortocircuito per escludere l’imperatività DPR n. 285/1990 in favore delle rispettive leggi regionali, più permissive e “moderne”.

    Fermate questo giuoco impazzito perché nessuno ci capisce più niente: come può, infatti, in Emilia-Romagna, tra l’altro senza nessun atto formale di “convalida” ad esempio considerarsi legittima una procedura ad hoc implementata su suolo della regione Marche, quando nelle due regioni il fenomeno funerario è regolato in maniera diversa e del tutto autonoma? L’unico comun denominatore tra le due esperienze è il vecchio e caro DPR n. 285/1990, il quale delinea chiaramente ruoli e responsabilità operative.

    Personalmente questa tesi è piuttosto ardita e sconsigliabile, in quanto foriera di disguidi e conflitti striscianti (Usurpazione di Pubbliche Funzioni ex Art. 347 Cod. Penale?) tra Enti o strutture di varia natura e profilo che per forza non sono tenuti né a riconoscersi né ad interagire con spirito di collaborazione, se non in virtù di un gentleman-Agreement dettato non tanto dal diritto quanto da uno stato di pura necessità per garantire l’ordinato svolgimento di questo delicato servizio, in attesa di una norma finalmente omogenea ed unificante.

  2. Nella mia regione la polizia mortuaria è stata “demedicalizzata” attraverso apposita norma, con le incombenze proprie della vigilanza sanitaria ormai trasferite in capo ad altri soggetto non istituzionali.

    Ho, però, molte osservazioni e perplessità e sulle operazioni di verifica feretro, tra queste una in particolare: quale reale necessità c’è di far attestare ancora al personale AUSL la sigillatura della bara se in tutte (o quasi) le regioni hanno norme che consentono tale certificazione all’addetto al trasporto, con una notevole semplificazione amministrativa ed un innegabile risparmio di risorse, umane ed anche finanziarie. Qual è la Vostra opinione in merito?

  3. Come recentemente chiarito dalla Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia in risposta ad un preciso quesito: “La normativa vigente ed i relativi modelli per la chiusura del feretro ed il trasporto della salma non prevedono una distinzione delle responsabilità tra l’addetto al trasporto ed il vettore, attribuendole esclusivamente al primo [omissis]”.

    Questa precisazione è molto importante nelle situazioni in cui materialmente, vi sia la co-presenza, per il trasporto, di persone incardinate in soggetti giuridici diversi e tra cui sussistano rapporti contrattuali di avvalimento.

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