HomeCimiteriCome disciplinare le estumulazioni ordinarie ed il trasporto al crematorio dei resti mortali? Procedure a confronto

Commenti

Come disciplinare le estumulazioni ordinarie ed il trasporto al crematorio dei resti mortali? Procedure a confronto — 9 commenti

  1. x Antonio,

    Gli artt. 83, 86 ed 88 del DPR n.285/1990 richiedono la presenza del coordinatore sanitario (oggi responsabile del servizio ASL) quando si debba procedere ad esumazioni e ad estumulazioni straordinarie. La presenza di tale figura non è invece richiesta le esumazioni ordinarie Tuttavia, l?art.83, nel dettare la disciplina per l?esumazione straordinaria si limita a richiedere la presenza del coordinatore sanitario, mentre l?articolo 88 che regola l?altra fattispecie assegna al coordinatore sanitario un duplice compito: a. constatare la perfetta tenuta del feretro; b. dichiarare che il suo trasferimento in altra sede può farsi senza alcun pregiudizio per la salute pubblica. A giudizio della dottrina (1), l?articolo 83 si riferirebbe al trasporto in altre sepolture o crematoi del medesimo cimitero, invece l?articolo 88 si riferirebbe alle estumulazioni di feretri per il trasporto anche in altri cimiteri. Da queste considerazioni consegue l?ammissibilità della delega, accompagnata da dettagliate prescrizioni, in caso di esumazioni ed estumulazioni straordinarie finalizzate al trasporto dei feretri all?interno del medesimo cimitero. Nel caso in cui tali operazioni fossero finalizzate al trasporto in altra sede si propende per l?inammissibilità della delega. (1) Cfr. BRUSCHI – PANETTA, Nuovo ordinamento di polizia mortuaria, Bologna, 1991, 180 ss.

    Molte Regioni, de facto, con apposita norma regionale o, addirittura, con semplici atti amministrativi di sospensione, de-medicalizzano la polizia cimiteriale intervenendo, con implicita abrogazione su alcuni disposti degli Artt. 83 e 86 DPR n. 285/1990, in effetti, solo se sia intervenuta apposita legge regionale non è più necessaria la presenza di operatori sanitari durante le operazioni cimiteriali purchè il personale necroforo sia adeguatamente formato ed addestrato e non si ravvisino, di conseguenza, rischi per la salute pubblica durante le esumazioni/estumulazioni, altrimenti un intervento di supervisione sul lavoro degli affossatori da parte dell’AUSL è sempre possibile, seppur limitato ai casi dubbi o sospetti. Si consiglia di disciplinare nel dettaglio le esumazioni/estumulazioni con l’ordinanza sindacale di cui agli Artt. 82 comma 4 e 86 comma 1 DPR n. 285/1990, in maniera tale da delineare un preciso protocollo operativo, magari di concerto con l’AUSL, cui i necrofori, in possesso di tutti gli strumenti conoscitivi, anche in ordine alla profilassi ed alla tutela della loro stessa sicurezza ex D.LGS n. 81/2008, dovranno attenersi scrupolosamente durante scavo delle fosse, movimentazione dei feretri, apertura delle bare…

    L’autorità sanitaria, sarebbe, così, esautorata dall’ordinaria gestione della macchina cimiteriale, qualificandosi, ora, dopo questa importante riforma, quale semplice interfaccia tecnico strumentale rispetto alla potestà ordinativa del comune, titolare, quest’ultimo, della funzione cimiteriale ai sensi degli Artt. 337, 343, 394 Regio Decreto n. 1265/1934 (giusto per citare le sole fonti di rango primario a livello nazionale!).

    Con il DPR 285/90 per le estumulazioni non sussiste nemmeno il limite temporale previsto per le esumazioni straordinarie di cui all’Art. 84.

    E’il sindaco ex Art. 86 DPR 285/90 a regolare queste operazioni cimiteriali attraverso apposita ordinanza. Diverse regioni affidano la supervisione su esumazioni ed estumulazioni ai necrofori in servizio presso il cimitero, altrimenti sarebbe richiesta la presenza di personale sanitario, se l’ordinanza sindacale di concerto con il responsabile del servizio ASL non dispone diversamente (egli, ad esempio, potrebbe attraverso l’ordinanza di cui sopra dettare un disciplinare operativo cui in sua assenza i necrofori-affossatori dovranno scrupolosamente attenersi, rendendone, cosi’, quasi superfluo l’intervento, se non una tantum proprio per dettare specifiche prescrizioni da codificare, poi, nell’ordinanza di cui sopra..)

    In Regime di solo DPR 10 settembre 1990 n. 285 è, però, necessario l’intervento dell’ASL, almeno per le esumazioni straordinarie (Art. 84) e le estumulazioni ex Art. 86 ed 88.

  2. E’ necessaria la presenza dell’ufficiale sanitario nelle estumulazione ed esumazione ordinarie?

  3. X Daniele,

    Quando vi siano rapporti di extraterritorialità (da Regione a Regione, per intenderci) vale solo ed unicamente il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, in quanto le leggi regionali, seppur in regioni limitrofe, scontano il pesante limite della loro efficacia oltre i confini amministrativi della regione che le abbia emanate
    Anche a me è capitato un caso analogo e la risposta è negativa: non si può trasbordare il morto in oggetto in un cofano diverso se non è interamente decorso il periodo legale di sepoltura, tutta la dottrina su quest’aspetto è concorde…ed anch’io, umile e pentito, mi accodo all’opinione di insigni giuristi ben più bravi di me.

    La norma vigente da applicare è, per fortuna ancora di rango nazionale (ciò ci salva dalle intromissioni indebite di leggi e leggine locali), cioè l’Art. 88 DPR 10 settembre 1990 n. 285

    Lei ha risposto benissimo, con coerenza ed in modo corretto, durante il periodo legale di sepoltura (20 anni per le tumulazioni stagne) dopo il quale il cadavere inconsunto è definito “resto mortale” con doppio criterio: cronologico e medico-legale, l’unico intervento di manomissione (ma non di sostituzione) della cassa è quello contemplato dall’Art. 75 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285, cioè il taglio del coperchio di zinco in caso si debba procedere all’inumazione del feretro, così da facilitare la ripresa dei processi di scheletrizzazione Se sono passati solo 11 anni il defunto da estumulare è ancora pienamente cadavere e non già resto mortale.

    Non si sottovaluti, mai, la fattispecie di natura penale della violazioni di sigilli di cui all’Art. 349 Cod. Penale.

    L’unica forma di estumulazione ammessa, allora, è quella ex Art. 88 DPR n. 285/1990, in cui è d’obbligo prima di autorizzare il trasporto, la preventiva verifica sull’integrità della bara, debitamente suggellata, anzi a garanzia del suo regolare confezionamento ermetico non più l’AUSL, bensì il personale in servizio presso il cimitero dovrà redigere apposito verbale.

    A questo punto è necessario individuare un impianto di cremazione ancora residualmente abilitato a cremare feretri costituiti anche dalla controcassa metallica.

  4. Una onoranza funebre lombarda mi chiede se è possibilie una estumulazione straordinaria per cremazione ( il feretro è in un comune dell’Emilia Romagna ed è stato sepolto 11 anni fa ) e non parlo erroneamente di traslazione, ma estumulazione con apertura feretro e confezionamento in cassa di cellulosa; Di primo acchito ho risposto che la normativa dell’emilia dell’Emilia Romagna differisce da quella della Lombardia, e che non è possibile.
    Ho risposto in maniera corretta? quali riferimenti normativi posso consultare per la regione Emilia Romagna?

  5. In regime di DPR n. 285/1990 come disciplinare il trasporto degli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo?

    Le norme di riferimento sono:

    Paragrafo 2 Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10

    Risoluzione del Ministero della Salute .n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004

    Nel caso non sussistano motivi ostativi di natura igienico-sanitaria, per il trasporto di resto mortale è sufficiente l’uso di contenitore di materiale biodegradabile (inumazione) o facilmente combustibile (cremazione). Il contenitore di resti mortali deve avere caratteristiche di spessore e forma capaci di contenere un resto mortale, di sottrarlo alla vista esterna e di sostenere il peso. Il contenitore di resti mortali, all’esterno deve riportare nome cognome, data di nascita e di morte; c) nel caso in cui la competente autorità di vigilanza (A.U.S.L. o Comune in funzione delle specifiche normative regionali o locali) abbia rilevato la presenza di parti molli, è d’obbligo per il trasporto dei resti mortali, l’uso di feretri aventi le caratteristiche analoghe a quelle per il trasporto di cadavere.

    Per trasportare fuori del recinto cimiteriale un esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo occorre ai sensi dell’Art. 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254 l’autorizzazione da parte del comune di sepoltura che è comprensiva di:

    1) Decreto di trasporto
    2) Autorizzazione alla sepoltura (bisogna, infatti, verificare se il resto mortale abbia titolo ad esser accolto nel cimitero di arrivo).
    Se il trasferimento avviene entro il recinto dello stesso cimitero basta semlicemente annotare l’operazione nel registro cimiteriale.

    E’ l’ordinanza ddel sindaco, meglio se supportata da norme regionali, come accade in Emilia Romagna e Lombardia, ad individuare i soggetti competenti a dettare le istruzioni per il confezionamento del nuovo feretro.

    Nel silenzio della regione se si segue alla Lettera il DPR 285/90, il cosiddetto rifascio, allora, deve esser disposto dall’autorità sanitara, a meno che il sindaco (o il dirigente del servizio ai sensi degli Artt. 107 e seguenti del Decreto Legislativo 267/2000) dietro proposta e consenso del Coordinatore Sanitario (leggasi responsabile del servizio AUSL per la polizia mortuaria) con un ordine di servizio non abbia individuato in altra figura, ad esempio i necroforo caposquadra, il soggetto deputato a valutare se il cadavere sia completamente mineralizzato ed a decidere se avvolgere o meno il resto mortale con un contenitore impermeabile.

    Decreto di trasporto ed autorizzazione alla nuova sepoltura possono esser anche rilasciati dal ufficio cimiteriale, se il comune con proprio regolamento interno ex Artt. 48 comma 3 ed 89 comma 1 lettera b) D.LGS n. 267/2000, o sempre attraverso l’ordinanza del sindaco ha deciso di affidare questa manisione al responsabile del servizio di custodia cimiteriale.

    Il dirigente, quale titolare della funzione dispositiva di cui all’Art. 2104 Cod. Civile, potrebbe demandare tale compito ai propri sottoposti, come ad esempio i necrofori o gli addetti amministrativi del cimitero attraverso un procedimento di delega interna, senza, poi, dimenticare l’Art. 5 della Legge n. 241/1990

    In altri contesti sono gli impiegati cimiteriali ad istruire tutta la pratica, lasciando al dirigente la sola firma delle autorizzazioni.

    Quindi, ricapitolando si possono esperire tutte queste diverse soluzioni, tutto dipende dall’organizzazione del comune.

  6. Risoluzione del Ministero della Salute n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004

    QUESITO SULLE PROCEDURE E SULLE CARATTERISTICHE DEI CONTENITORI PER TRASPORTO DI RESTI MORTALI

    DIPARTIMENTO PREVENZIONE E COMUNICAZIONE

    DIREZIONE GENERALE PREVENZIONE SANITARIA

    UFFICIO VIII

    Per quel che concerne la procedura più corretta per il trattamento e confezionamento dei resti mortali a seguito di estumulazione, si considerano valide le norme dettate per il trattamento dei resti mortali provenienti da esumazione.

    Nel caso non sussistano motivi ostativi di natura igienico-sanitaria, per il trasporto di resto mortale è sufficiente l’uso di contenitore di materiale biodegradabile (inumazione) o facilmente combustibile (cremazione). Il contenitore di resti mortali deve avere caratteristiche di spessore e forma capaci di contenere un resto mortale, di sottrarlo alla vista esterna e di sostenere il peso. Il contenitore di resti mortali, all’esterno deve riportare nome cognome, data di nascita e di morte.

    Nel caso in cui la competente autorità di vigilanza (A.U.S.L. o Comune in funzione delle specifiche normative regionali o locali) abbia rilevato la presenza di parti molli, è d’obbligo per il trasporto dei resti mortali, l’uso di feretri aventi le caratteristiche analoghe a quelle per il trasporto di cadavere.

    IL DIRETTORE DELL’UFFICIO

    Ing. Enrico Sapienza

    Alla cortese attenzione del Sig. Federico,

    Dopo aver riportato integralmente il testo della risoluzione ministeriale, io non so più cosa fare per rendere edotto l’Ispettore sanitario in questione sulle nuove procedure di polizia mortuaria scaturite dalla circolare 31 luglio 1998 n. 10 e soprattutto conseguenti all’emanazione del DPR 15 luglio 1993 n. 254.

    Il DPR 285/90 non prevede la fattispecie medico legale dell’esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo, quindi affermare la volontà di attenersi al solo DPR 285/90 è un non senso.

    Tra l’altro il personale sanitario è tenuto a conoscere le disposizioni impartite dal suo superiore gerarchico, ovvero dallo stesso Ministero della Salute…insomma ignorantia legis non excusat, come rirebbero gli antichi giuristi romani

    L’ispettore che tanto La fa tribolare non può, pertanto, non sapere.

    Inventarsi inutili rigidità procedurali innanzi tutto è contro la Legge n.241/1990, e poi implica il cattivo funzionamento della macchina cimiteriale.

    Il DPR 285/90 con l’Art. 87 si limita a vietare operazioni violente per fracassare i morti e farli stare in cassette più piccole delle dimensioni normali di un corpo umano.

    L’uso obbligatorio della stessa cassa in cui il cadavere fu originariamente racchiuso il giorno del funerale è una complicazione fuori luogo perchè:

    La cassa potrebbe anche non garantire il perfetto trattenimento di eventuali percolazioni cadaveriche
    molti impianti di cremazione non sono predisposti per bruciare lo zinco e richiedono espressamente la preventiva rimozione della lamiera prima di incinerare il feretro
    incinerare una cassa di legno massello magari verniciata con sostanze tossiche è molto inquinante, pericoloso ed anche costoso, meglio allora usare una semplice bara di cartone.
    Se l’ordinanza del sindaco prevede la diretta cremazione dei resti mortali estumulati bisogna obbedire a questo comando, l’ASL non ha potestà regolamentativa nè di indirizzo in materia, in quanto non compete a Lei decidere, siccome essa si configura come semplice interfaccia tecnico-strumentale per il comune, quale ultimo titolare delle funzioni di polizia cimiteriale. Essa deve solo vigilare sulla corretta applicazione delle norme igienico sanitarie, in Emilia Romagna ad esempio sono gli stessi necrofori addetti alla supervisione sulle operazioni cimiteriali, quindi, in prospettiva futura i compiti delle ASL si assottiglieranno sempre di più, rimanendo in capo all’ASL stessa solo la funzione di controllo igienico-sanitario e di profilassi.

    In merito alla presenza di personale ASL alle estumulazioni, esumazioni straordinarie, si ricorda che tale obbligo è ormai superata in diverse regioni italiane, sia di fatto, sia con ordinanza sindacale che regola le esumazioni e le estumulazioni, sia con provvedimento regionale.
    Le norme regionali delle Marche non sono intervenute in questa materia e pertanto rimane in vigore la previsione del D.P.R. 285/90.

    Per attenuarne la portata così stringente si consiglia l’adozione dell’ordinanza sindacale, previo parere dell’ASL competente per territorio.

    E’, pertanto, l’ASL stessa a provvedere alla delega intersoggettiva, se lo vuole. Si potrebbe far riferimento alla circolare Ministero sanità n. 10/1998, che identifica con chiarezza le procedure da seguire e che prevede la presenza obbligatoria del personale sanitario solo in presenza di parti molli e al D.P.R. 254/03. Quindi, con specifica ordinanza del sindaco (in quanto autorità sanitaria locale) che regola ai sensi degli artt. 83, 86 ed 89 D.P.R. 285/90 ?le esumazioni ed estumulazioni, su cui vi sia il parere favorevole dell’ASL si potrebbe rivedere l’intera materia, al fine di snellirla.

  7. Gent. Sig. Carlo,

    probabilmente non finirò di stupirLa, ma quest’oggi, nonostante avessi citato, facendo tesoro della Sua ultima nota, la risoluzione del Ministero della Salute p.n. DGPREV-IV/6885/P/l.4.c.d.3 del 23/3/2004 che, come Lei mi ha scritto, consente di trasferire il resto mortale da inumare in campo indecomposti o cremare in un contenitore facilmente biodegradabile o combustibile, un Ispettore del Servizio d’Igiene dell’ASUR Zona Territoriale dell’AUSL 11 del mio comune (scrivo dalla Regione Marche), mi sentenzia: “Se un cadavere, perchè senza ombra di dubbio é da considerare tale, se ha ancora le sembianze umane nonostante siano trascorsi oltre 20 anni dalla tumulazione, venisse posto in un contenitore diverso dalla cassa originaria, si incorrerebbe nell’art. 410 del C.P.” (sic!) Ed inoltre: “Noi non abbiamo avuto comunicazioni riguardanti tale risoluzione ministeriale e pertanto agiamo secondo quanto previsto dal DPR 285/90”.

    A questo punto mi sono limitato ad informarlo che nei prossimi giorni avrei inviato al Coordinatore del Servizio d’Igiene di cui sopra una nota con allegato il testo della risoluzione di che trattasi, ma ahimè non sono riuscito a scaricarla da internet, nonostante mi fossi impegnato in tal senso. Mi darebbe una mano? Mi invierebbe una mail con il testo di tale risoluzione affinchè io possa sbatterla in faccia al “pozzo di scienza” dell’Ispettore d’Igiene? Tra l’altro mi par di capire che se non mi muovo io, il discorso dell’avvio al crematorio di resti mortali dal mio cimitero, perdoni il termine, andrà a finire a donne di facili costumi!

    Grato della preziosa collaborazione Le porgo cari saluti

  8. X Sara,

    piccola provocazione: ma il comune giuridicamente non sarebbe, ex Art. 337 Regio Decreto n. 1265/1934, obbligato a garantire “solo” e “solamente” il cosidetto “fabbisogno” nei campi di terra ad inumazione?

    Data, tuttavia, la necessità per il Suo comune di liberare nel proprio cimitero un notevole numero di posti feretro nel più breve tempo possibile la sola ordinanza sindacale (o anche dirigenziale) non è uno strumento idoneo, poichè ai sensi dell’Art. 20 comma 4 Regolameno Regionale 9 novembre 2004 n.6 la pubblicità notizia delle estumulazioni deve aver durara non inferiore ai 90 giorni.

    Si potrebbero, allora, esperire queste soluzioni:

    1) Ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco ex Art. 50 comma 5 D.LGS n. 267/2000, che agisce in qualità di autorità sanitaria locale. Lo stesso Ministero della salute con risoluzione p.n.400.VIII/9Q/1686 e 400.VIII/9Q/2515 ambedue del 4/7/2003 ha recentemente ricordato come “il sindaco, ove ricorrano i presupposti, possa emanare apposita ordinanza contingibile ed urgente, limitata temporalmente, per disciplinare localmente situazioni che necessitino di interventi urgenti a garanzia della salvaguardia delle condizioni di igiene pubblica e della salute della popolazione.”.

    2) Procedura d’emergenza ai sensi dell’Art. 7 comma 6 Legge Regionale 18 novembre 2003 n. 22 oggi confluita nel Testo Unico Leggi Regionali della Regione Lombardia.

    Sulla prima ipotesi non c’è molto da dire, se non che la mancanza di un termine espresso di efficacia non può viziare l’ordinanza contingibile e urgente del Sindaco tesa alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente, perché già il Dlgs 152/2006 stabilisce la durata massima. Lo ha stabilito il Tar Umbria (sentenza 360/2010) precisando ulteriormente quanto a suo tempo aveva sentenziato il Consiglio di Stato nel 2007: “le ordinanze con tingibili e urgenti sprovviste di un termine finale di durata o efficacia, non per questo sono automaticamente illegittime” (sentenza 4448/2007). mi soffermerei, invece, sulla seconda.

    La disposizione del suddetto Art. 7 comma 6 Legge n. 22/2003 così recita:

    […] …omissis… In caso di comprovata insufficienza delle sepolture, l’ufficiale di stato civile autorizza la cremazione delle salme inumate da almeno dieci anni e delle salme tumulate da almeno venti anni, secondo le procedure previste per l’autorizzazione alla cremazione o, in caso di irreperibilità dei famigliari, dopo trenta giorni dalla pubblicazione nell’albo pretorio del Comune di uno specifico avviso”

    Per la cremazione di resti mortali si stabilisce, quindi un iter autorizzatorio speciale da utilizzarsi nel (solo) caso di comprovata insufficienza delle sepolture nel cimitero.
    esso è peggiorativo della norma appena approvata come indirizzo uniforme da parte del Ministero della Salute (Risoluzione n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003), tuttavia consente di comprimere notevolmente i tempi.

    Ordinariamente si segue, invece, la recente norma contenuta nell’Art. 3 DPR n. 254/2003.

  9. Gentile Redazione,

    nel mio comune, sito in Regione Lombardia, il cimitero cittadino rischia la saturazione ed il conseguente collasso, per comprovata mancanza di posti salma. Dovremmo, quindi, in fretta, liberare spazio per nuove sepolture. Come possiamo procedere vista l’emergenza ereditata dalla passata gestione? Quali sono le norme da applicare?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.