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Raro caso di morte apparente in Polonia — 1 commento

  1. L’accertamento di morte, per fortuna, è ben presente nel nostro ordinamento di polizia mortuaria, anzi esso risente pure di una certa stratificazione normativa, dovuta all’intersecarsi, nel tempo, di più istituti quali: a) il periodo d’osservazione. b) la visita necroscopica c) l’autorizzazione alla più tradizionale sepoltura o alla cremazione, quest’ultima, poi, sottoposta ad ulteriori filtri medico-legali e di legittimità.

    Peraltro una “deroga” al generalizzato intervento del medico nescroscopo già è stata introdotta dall’art. 6, comma 2, del Decreto 22 agosto 1994, n. 582 “Regolamento recante le modalità per l’accertamento e la certificazione di morte” adottato ex Legge n.578/1993, in materia di prelievo di organi e tessuti a scopo di trapianto (Legge n.91/1999), senza poi dimenticare il D.M. correttivo ed integrativo 11 aprile 2008.

    L’art. 74 del Regolamento di Stato Civile n. 396/2000 (e prima ancora l’art. 141 del O.S.C. 1238/1939) dispone che l’ufficiale dello stato civile non possa accordare l’autorizzazione all’inumazione/tumulazione se egli non si sia accertato della morte medesima, per mezzo di un medico necroscopo o di altro delegato sanitario.

    Sappiamo anche, però, che la disciplina dello stato civile conserva ancora oggi elementi e retaggi arcaici, quasi ottocenteschi. Nell’Ottocento, infatti, il servizio sanitario e l’assistenza sanitaria di base si configuravano in maniera completamente diversa rispetto alla situazione attuale, molto più garantita.

    La presenza o l’intervento di un medico nella circostanza di un decesso era privilegio riservato a pochi.

    Ne discendeva che chiunque avesse notizia di un decesso (ancora oggi la dichiarazione di morte all’ufficiale dello stato civile può essere fatta “da persona informata del decesso”) doveva correre ad avvisare l’Autorità Amministrativa Locale (l’ufficiale dello stato civile), la quale poi si sarebbe preoccupata di accertare l’effettività di quanto le era stato dichiarato.

    Peraltro, fino ai primi anni del secolo XX, era lo stesso ufficiale di stato civile che constatava personalmente la realtà del decesso.

    La funzione essenziale ed originaria del sanitario necroscopo era ed è, tutt’oggi proprio questa: acclarare l’incontrovertibilità della morte, evitando il rischio, ancorché remoto, che una persona possa essere sepolta viva.

    La disposizione per cui il cadavere debba rimanere in osservazione per 24 ore, riducibili o prolungabili in determinati casi, ha la stessa motivazione di fondo: rilevare eventuali segni di vita, anche se molto flebili, sino all’inequivocabile comparsa dei cosiddetti signa mortis.

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