Attorno alla “tempistica” delle differenti fasi di attività da porre in essere in occasione della morte di una persona, sussistono fasi che:
(i) operano in materie differenti e non tra loro permeabili,
(ii) coinvolgono figure differenti, spesso privi di fattori di sovrapposizione, meno ancora di promiscuità e
(iii) presentano indicazioni di ordine temporali che, per certi aspetti rischiano di essere oggetto di confusione, da quanti si sottraggano dal considerare gli elementi sostanziali.
La presenza di indicazioni temporali aventi la medesima dimensione quantitativa non comporta sovrapposizione.
E l’affrontare questi fattori di “tempistica” porta necessariamente ad affrontare sistemi normativi non solo diversi, ma anche, per molte sfaccettature, lontani.
Come è il caso delle materie rientranti tra le funzioni del servizio dello stato civile: uno dei servizi di competenza esclusiva dello Stato (art. 117, comma 2, lett. i) Cost. ed art. 14 T.U.E.L., D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e s.m.).
Ciò pur se “gestiti” dai comuni (dove “gestione” altro non è se non adempimento ed onere, assenti spazi di propria determinazione) con funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità.
Salvo quanto non sia espressamente attribuito ad altri soggetti dalla legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze (art. 13 citato T.U.E.L.), tra le quali quelle che si collocano nell’alveo della c.d. polizia mortuaria.
Nell’evenienza di un decesso di una persona, vi è, di norma, una “dichiarazione di morte” fatta non oltre le 24 ore dal decesso all’Ufficiale dello stato civile del luogo di morte.
O, quando lo si ignori, del luogo dove il cadavere è stato deposto, dichiarazione rimessa alle persone individuate dall’art. 72, comma 2 D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 e s.m.
Alla previsione generale della dichiarazione propriamente orale ed oggetto di verbalizzazione nei registri a ciò destinati vi è deroga (stesso articolo, comma 3) nel caso di morte in un ospedale, casa di cura o di riposo, collegio, istituto o qualsiasi altro stabilimento.
Qui il direttore o suo delegato deve trasmettere nel medesimo termine all’Ufficiale dello stato civile “avviso” della morte, aventi le indicazioni necessarie per l’atto di morte, al pari della “dichiarazione”.
In sostanza, in questi casi (ormai divenuti da tempo quantitativamente prevalenti) la dichiarazione orale è sostituita da un avviso scritto.
Questa articolazione delle due modalità che confluiscono al medesimo risultato (formazione dell’atto di morte) è stata variamente interessata ad una generalizzazione, prevalenza, (temporanea) esclusività della seconda (avviso) in occasione della pandemia da CoVid-19.
Ciò poiché vi era l’esigenza di ridurre quanto maggiormente possibile il concorso delle persone, onde prevenire ogni possibile diffusione virale.
Si è trattato di una finestra, venuta meno con il cessare dello stato di emergenza, anche se non sono mancati, né mancano quanti preferiscano questa seconda modalità.
Il termine temporale (… non oltre le 24 ore …) parrebbe proporre uno scenario che porta ad una continuità nell’operatività degli uffici titolari della funzione, cosa che sembra rimuovere sia:
(A) il fatto che il temine non è posto all’Ufficiale dello stato civile, quanto ai soggetti tenutivi ai sensi dell’art. 72, comma 1 oppure 3 (a seconda dei casi) quanto
(B) il fatto che i parametri organizzativi di operatività rientrano nell’ambito dell’ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio.
Cioè è rimesso al Regolamento di cui all’art. 48, comma 3 del T.U.E.L. (che, incidentalmente, costituisce il solo Regolamento attribuito alla giunta comunale).
Dato che, altrimenti (cioè nell’ipotesi che vi sia una qualche ingerenza da parte di altri soggetti), si verrebbe ad avere una lesione a quell’autonomia degli enti locali riconosciuta dall’art. 5 della Costituzione.
Nei casi dell’art. 72, commi 1 e 2 D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 e s.m. la formazione dell’atto di morte non può che coincidere che col momento in cui la “dichiarazione” sia resa, cioè con la sua verbalizzazione (tutti gli atti di stato civile sono processi verbali, pur distinguendosi tra iscrizioni e trascrizioni).
Al contrario, nell’ipotesi del comma 3 (stesso art. 72) sembra che non vi sia un termine per la formazione dell’atto di morte (mentre vi è quello per la trasmissione dell’”avviso”).
Carenza in realtà solo apparente, dato che questa peculiare iscrizione va fatta, in termini di ordinaria diligenza, senza indugio (si potrebbe dire: appena possibile, senza rinvii …).
Ma ciò non affronta l’ipotesi (che può anche concretamente avvenire) per la quale i soggetti abilitati a rendere la “dichiarazione” di morte non vi provvedano, nei termini, magari anche per fattori non loro imputabili.
Uno dei più probabili potrebbe essere quello degli orari di operatività degli uffici.
Vigente il R.D. 9 luglio 1939, n. 1238 (oggi, abrogato dal 30 marzo 2001, salvo quanto previsto dall’art. 109, comma 2 D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 e s.m.) questa fonte (allora di rango primario; art. 449 C. C.) dedicava il Titolo XII (artt. 196 – 203) alle “Sanzioni”.
Norme che non hanno trovato riproposizione nell’appena richiamato D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 e s.m. sia (forse) per scelta, sia, soprattutto, per effetto della riserva di legge posta dall’art. 25, comma 2 Cost.
Dall’altro lato, nell’ambito della polizia mortuaria vi sono plurime evenienze in cui il medesimo termine temporale è assunto a riferimento.
Si potrebbe citare l’art. 1, comma 6 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m. sui termini per la denuncia, da parte del medico, della causa di morte, anche se qui il termine non prende in considerazione il momento della morte quanto quello del suo accertamento.
Il medesimo termine è presente all’art. 7, comma 4 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m. anche se per una casistica specifica.
Di maggiore rilievo, in quanto di portata generale, la medesima indicazione temporale si ha all’immediatamente successivo art. 8 in materia di periodo di osservazione dei cadaveri.
Istituto che va considerato avendo presente anche i commi 9 e 10 rispettivamente per le possibili situazioni che importino un periodo di osservazione maggiore oppure quando vi siano ragioni per una sua riduzione. Ma a questi fini, il temine temporale viene a decorrere dal momento del decesso, cioè dallo stesso momento rilevante ai fini della dichiarazione/avviso di morte da rendere/trasmettere all’Ufficiale dello stato civile, ai fini della formazione dell’atto di morte.
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