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Le concessioni a confraternite — 9 commenti

  1. buongiorno carlo io avrei un problema il vescovo di XXXX ha cambiato il contratto per i loculi della congrega della Madonna del XY da 99 a 30 anni senza avvertire i parenti tumulati nella congrega. adesso vuole estumulare i feretri,(premetto che mio padre è tumulato dagli anni 70). Il vescovo può fare questo. grazie mille

    • X Michele,

      grazie, innanzi tutto, per l’immeritata fiducia!

      L’art. 63 D.P.R. 10/09/1990, n. 285, recante l’approvazione del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria, ci fornisce qualche spunto di riflessione preliminare.

      In caso di concessioni di aree (art. 90 D.P.R. n.285/1990), si ha un duplice fine funzionale e strumentale:

      a) concessione dell’area, ad un dato fine (concessione che attiene al demanio dell’area cimiteriale, e puo’ essere oggetto di istituzione, con regolare atto di concessione, di diritti di terzi (rispetto al titolare della demanialità).

      b) costruzione sull’area, cosi’ concessa, di un edificio sepolcrale affinche si possa esercitare lo jus sepulchri.

      Il sepolcro, è sì di proprietà dei concessionari, anche se il suo diritto di utilizzo non e’ legato all’esercizio della proprietà di esso, bensi’ all’appartenenza alla famiglia ecc. ecc., sin quando duri la concessione, cessando questultima, il manufatto cessa di essere di proprietà dei concessionari, per divenire (per accessione, ex art. 935 Cod.Civile) parte del demanio comunale.

      Per inciso, si dovrebbe anche considerare quale sia la l’essenza prima ed il significato profondo di demanio.

      Non si rileva incongruenza, qualora si tenga presente la distinzione tra la concessione dell’area, ad un dato fine, rispetto al manufatto erettovi.

      Ma, trattandosi di concessione ad “ente” (confraternita, corpo morale, congrega…), va tenuto sempre presente come vi sia un doppio livello di rapporti, il primo intercorrente tra comune ed ente, che puo’ anche essere (in relazione all’epoca in cui sia sorto) perpetuo. il secondo, invece, è intrattenuto tra l’ente e le persone appartenenti ad esso stesso.

      Sotto questo ultimo profilo la durata di permanenza di un feretro potrebbe anche essere a tempo determinato (essendo indipendente dal rapporto costituito tra comune e congrega).

      In caso di modifica dell’ordinamento dell’”ente” (per quelli ecclesiastici si veda anche la Legge n. 222 del 20 maggio 1985), cher avvenga, ovviamente, in conformità alla sua natura, l’ente dovrebbe porsi la questione se rapporti pregressi possano subire modifiche a seguito di una successiva diversa regolazione dei rapporti tra ente/appartenenti (aspetto su cui, in assenza di altri elementi, e’ ben difficile fornire indicazioni di sorta).

      La durata di questo secondo rapporto, e’ disciplinata dall’ordinamento dell’ente.

      In linea generale, dovrebbe pur sempre valere l’irretroattività della norma giuridica e contrattuale, bisognerebbe consultare e scrutinare attentamente il decreto vescovile con cui si incide unilateralmente sulla durata del rapporto concessorio, provocandone anzi tempo l’estinzione.
      posti
      Esso com’è stata motivato e giustificato? Quali ne sono i presupposti giuridici? Al momento non ho altri elementi per giudicare correttamente!

  2. X Anastasio,

    Per il generalissimo principio del tempus regit actum e dell’affidamento (= buona fede) una concessione perpetua è e rimane tale, essendo in ultima istanza INTANGIBILE! e pertanto non modificabile, quale rapporto già perfetto, men che meno unilateralmente da una parte sola, magari per capriccio!

    I feretri tumulati in sepoltura concessa a tempo indeterminato risultano, pertanto, estumulabili d’ufficio solo in poche remote ipotesi, a dire il vero anche piuttosto rarefatte come: soppressione del cimitero, revoca per interesse pubblico, dichiarazione di decadenza e se il camposanto di cui Lei mi parla è comunale l’adozione di atti competerebbe pur sempre al Comune, esercitando la confraternita, sui loculi in oggetto, un semplice diritto di gestione. Il cimitero anche se fosse privato ovvero di proprietà della confraternita (= impiantato e costruito prima dell’entrata in vigore del Testo Unico Leggi Sanitarie avvenuta nell’agosto 1934…cioè non proprio l’altro ieri!) sarebbe comunque sottoposto alla vigilanza comunale (Art. 104 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285)

    L’attuale legislazione statale (DPR 10.9.1990 n.. 285) prevede: a) la concessione a privati di area su cui questi realizzano a propria cura e spese per sé e/o la propria famiglia il sepolcro (artt. 80/3, 90/1, 91, 92, 93, 94);

    b) la concessione di area ad ente su cui detto ente costruisce sepolture a sistema di tumulazione, per collettività, (art. 90/1), alla condizione che l’uso di dette sepolture sia riservato alle persone contemplate dall’ordinamento dell’ente (confraternita) e dall’atto di concessione dell’area (93/1). Quindi la cessione in uso dei loculi a soggetti estranei a questo secondo rapporto (tra confraternita e privato cittadino) di diritto squisitamente è vietato, in quanto illegittimo e di per sè sarebbe violazione già sufficiente a provocare la dichiarazione di decadenza della concessione per grave inadempimento contrattuale.

    La costruzione avviene a cura dell’ente, con progetto che deve essere approvato nei modi di cui all’art. 94 del DPR 285/90. Rispetto alla normativa seguita in genere per costruzione di sepoltura da parte di confraternite, per le urne cinerarie vi è, poi l’ulteriore obbligo di legge che gli spazi siano dati in concessione unicamente ad enti morali (art. 80/3).

    In ogni caso confraternite ed enti morali non possono mirare a fare oggetto di lucro e di speculazione (art. 92/4) per questa attività. Lucro e speculazione, in termini civilistici sono da intendersi come incremento patrimoniale.

    La concessione dell’area per sepolture private è a titolo oneroso (art. 95). In Italia è usuale equiparare le concessioni per sepolture ad enti a quelle per privati ai fini della onerosità delle stesse. Semmai e’ da valutare la differenza di tariffa da applicare e quindi fissarle anche in relazione alla numerosità di sepolture che si vanno a realizzare. Si richiama, per le tariffe per conservazione di urne da applicarsi da parte dell’ente, il paragrafo 14.3 della circolare del Ministero della Sanità n. 24/93: “Le tariffe che questi enti morali o privati dovessero applicare per la conservazione delle urne devono essere tali da osservare quanto previsto dall’art. 92/4 e cioè le concessioni anzidette non devono essere fatte oggetto di speculazione e di lucro. Il Consiglio Comunale deve vigilare su tali tariffe.”.

    Alla luce di queste chiare disposizioni, tassative ed inderogabili, Le consiglio una segnalazione in primis al comune per denunciare l’eventuale abuso (anche un’azione in sede civile per inosservanza delle obbligazioni contrattuali da parte della confraternita potrebbe esser esperibile) Se dovessero ricorrere gli estremi di un reato, bisognerà interessare del fatto la Magistratura siccome in una generale situazione di carenza di spazi sepolcrali, in più di un occasione è intervenuta l’Autorità Giudiziaria per stroncare il mercimonio di loculi, ripeto il concetto: proibito dalla Legge! Sono strumenti giuridici di tutela del Suo diritto di sepolcro molto seri ed impegnativi: si debbono lungamente ponderare le eventuali conseguenze prima di procedere in tal senso!

  3. Ciao Carlo e grazie per la tua pronta risposta. Ho un po’ le idee confuse. ti dico: il regolamento della confraternita è del 1950. ed il mio congiunto associato giace nel loculo acquistato e pagato in vita dal 1965. la tumulazione ritengo essere perpetua e nemmeno da legare al nuovo regolamento del comune come ha fatto la confraternita negli anni 90 con un “nuovo” regolamento. Voglio dire, questi qua, stanno intimando ai congiunti che d’ufficio procederanno alla estumulazione…con quali normative? NON ESISTONO NORMATIVE DEL GENERE. inoltre, non esiste nessuna pubblica utilità ne abbandono e disinteresse della tomba… Costoro cercano di estumulare illegalmente, per rivendersi i loculi a prezzo pieno e a gente che non è associata alla confraternita. Immagino che non sia consentito scopo di lucro e che una tumulazione avvenuta in una confraternita e quindi concessionaria, non abbia scadenza alcuna. Corregimi se sbaglio, ma mi pare che tutta la giurisprudenza sia concorde su questa cosa

  4. X Anastasio,

    L’art. 63 DPR 10/9/1990, n. 285, recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, quale norma quadro da implementare , poi, attraverso regolamentazione comunale di dettaglio, ci fornisce qualche spunto di riflessione.

    In caso di concessioni di aree (art. 90 DPR 285/1990), si ha un duplice fine funzionale e strumentale:

    a) concessione dell’area, ad un dato scopo (concessione che attiene al demanio dell’area cimiteriale, e può essere oggetto di costituzione, con regolare atto di concessione, di diritti di terzi (rispetto al titolare della demanialità).

    b) costruzione sull’area, così concessa, di un edificio sepolcrale affinché si possa esercitare lo Jus Sepulchri.

    Il sepolcro, è sì di proprietà dei concessionari, anche se il suo diritto di utilizzo non è legato all’esercizio della proprietà di esso, bensì all’appartenenza alla famiglia, se il sepolcro sorge come di tipo familiare, sin quando duri la concessione, cessando quest’ultima, il manufatto cessa di essere di proprietà dei concessionari, per divenire (accessione, art. 935 Cod.Civile) parte del demanio.

    Per inciso, si dovrebbe anche considerare quale sia la natura ed il significato di demanio.

    Non si rileva incongruenza, qualora si tenga presente la distinzione tra la concessione dell’area, ad un dato fine, rispetto al manufatto erettovi.

    Ma, trattandosi di concessione ad “ente”, cioè a Confraternita, la quale veda riconosciuta la sua personalità giuridica, va tenuto sempre presente come vi sia un doppio livello di rapporti, il primo intercorrente tra comune ed ente, che può anche essere (in relazione all’epoca in cui sia sorto) perpetuo. il secondo, invece, è intrattenuto tra l’ente e le persone appartenenti ad esso stesso.

    Sotto questo ultimo profilo la durata di permanenza di un feretro potrebbe anche essere a tempo determinato (essendo indipendente dal rapporto intercorrente tra comune/ente).

    In caso di modifica dell’ordinamento dell’ente, che avvenga, ovviamente, in conformità alla sua natura, la confraternita dovrebbe porsi la questione se rapporti pregressi possano subire modifiche a seguito di una successiva diversa regolazione dei rapporti tra ente/appartenenti (aspetto su cui, in assenza di altri elementi, è ben difficile fornire indicazioni di sorta).

    La durata di questo secondo rapporto, tra confraternita e privato cittadino è, comunque regolata dall’ordinamento dell’ente.

    Si ritorna all’ordinamento dell’ente (confraternita), osservando come, se questo non sia previsto dallo Statuto (o altrimenti definito), la durata del diritto d’uso potrebbe risultare da atto adottato dall’ente (confraternita).
    Per altro, non mancano casi in cui taluni enti operino per …consuetudine e non sulla base di formali deliberazioni …

    Nel caso di concessioni ad enti, non si ha un termine per la durata della tumulazione (e quindi per le estumulazioni; vi sono indicazioni per le concessioni fatte a persone e/o famiglie, dato dall’art. 86 comma 1 dPR 10/9/1990, n. 285). Vi è invece, un diverso trattamento, una volta effettuata l’estumulazione, a seconda che essa abbia avuto una durata superiore o pari/inferiore a 20 anni.

    Le ossa estumulate (sempre che sia accertato l’avvenuto completamento dei processi di scheletrizzazione) possono essere collocate in altre tumulazioni (es.: cellette ossario, tumulazioni per feretri) che la famiglia abbia già in precedenza, avute in concessione e per le quali il defunto di riferimento abbia titolo ad esservi accolto, in quanto appartenente alla famiglia del concessionario (e l’appartenenza alla famiglia del concessionario è definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria).

  5. BUONGIORNO CARLO, VIVO IN UN PAESINO DELL’AGRO ROMANO DOVE ALCUNE CONFRATERNITE HANNO DELLE AREE CIMITERIALI IN CONCESSIONE NELLE QUALI HANNO COSTRUITO LOCULI PER GLI ASSOCIATI.
    I MIEI NONNI RIPOSANO IN UNA DI QUESTE. PER UNI DI LORO DECEDUTO NEL 65 MI ARRIVA UNA LETTERA DELLA CONFRATYERNITA CHE MI INTIMA DI PAGARE IL RINNOVO CONCESSIONE PER IL LOCULO ALTRIMENTI VERRA’ ESTUMULATO D’UFFICIO. IL LOCULO COSTA 1500 EURO SEMPRE LO STESSO, ALTRIMENTI ESTUMULANO E METTONO NELLE CELLETTE OSSARIE E OVVIAMENTE HO CAPITO CHE SI RIVENDONO IL LOCULO AD UN ALTRO CHE MAGARI NON è NEMMENO ASSOCIATO. LO STATUTO DELLA CONFRATERNITA è DEL 1951 ED IN GENERE DA QUELLO CHE NE SO LE CONCESSIONI IN QUESTI CASI SONO PERPETUE E QUINDI NON VALGONO I REGOLAMENTI COMUNALI CHE SUBENTRANO E NEMMENO UN PROBABILE RINNOVO DELLO STATUTO DELLLA CONFRATERNITA DEGLI ANNI 90. NON è PER I SOLDI DEL LOCULO MA MI CREDA SIGNOR CARLO, MI DA FASTIDIO CHE DEBBANO FARE COMMERCIO DI LOCULI DOPO SOLTANTO NEMMENO 50 ANNI DALLA MORTE DI MIO NONNO.. OVVIO QUELLO CHE DICO IO VALE ANCHE PER I PARENTI DEGLI ALTRI DEFUNTI ASSOCIATI. COME MI DEVO COMPORTARE DAVANTI A QUESTI ATTEGGIAMENTI TRUFFALDINI?
    GRAZIE E COMPLIMENTI.. HO LETTO I VARI POST, LEI è DAVVERO MOLTO ESAUSTIVO

  6. X Salvatore,

    se il sepolcro fu costituito dalla confraternita in regime di perpetuità esso è intangibile (può solo decadere o esser revocato per motivi di pubblica utilità) ed forma oggetto di diritti perfetti ed acquisiti, non soggetti ad interventi ablativi, vale a dire: per il principio della buona fede, dell’affidamento e soprattutto del TEMPUS REGIT ACTUM (= generale irretroattività della norma giuridica) una concessione a tempo indeterminato non può esser sottoposta a scadenza trentennale, né, quindi, a successivo rinnovo (utile, quest’ultimo a rimpinguare le finanze della confraternita). Tutta la dottrina è concorde su quest’aspetto di diritto sostanziale.

    Attenzione: l’atto di fondazione del sepolcro potrebbe contenere una clausola la quale, delineando un rapporto dinamico ed “in divenire”, preveda l’aggiornamento del rapporto concessorio in base alle nuove norme stabilite, IN FUTURO; dai diversi regolamenti comunali di polizia mortuaria che, eventualmente dovessero susseguirsi nel tempo. Sarebbe, allora, il caso dello JUS SUPERVENIENS.

    L’atto di concessione (per il caso specifico) ed il regolamento comunale di polizia mortuaria (come parametro generale) hanno entrambi valore normativo, ovviamente il regolamento comunale è funzionalmente sovraordinato, in quanto si colloca a monte, come premessa necessaria, in tutti i procedimenti di polizia mortuaria che interessino il comune.

    Sarebbe allora assai opportuno definire la relazione gerarchica tra atto di concessione e regolamento comunale di polizia mortuaria, in base ad un criterio cronologico. Eventuali riforme o novelle del regolamento municipale di polizia mortuaria si applicano ex nunc (cioè da adesso in poi) solo ai nuovi rapporti di concessione, al momento del loro perfezionarsi (tempus regit actum) oppure hanno valore ex tunc (già da allora) con riflessi, al passato, sulle concessioni già poste in essere (jus superveniens) quando vigeva una diversa disciplina?
    “Lex posterior derogat priori”, dicevano i giuristi romani, tale brocardo è stato, poi, codificato nel nostro ordinamento moderno dall’art. 15 delle “Disposizioni sulla legge in generale” del Codice Civile, siccome “la Legge non dispone se non per l’avvenire”, anche se l’assoluta irretroattività della norma è tassativamente sancita solo per la Legge Penale (Art. 25 comma 2 Cost.).

    Alla concessioni cimiteriali si applica lo jus superveniens solo se
    quest’ipotesi sia contemplata dall’atto di concessione in primis, ed, in
    seconda istanza, dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    In difetto di disposizioni a tal proposito continueranno a valere le norme, ancorché abrogate, in vigore, però, all’atto della stipula della concessione, provocandone una sorta di ultrattività

    Secondo alcuni “tecnici” del diritto funerario se l’atto di concessione non precisa la retroattività sui suoi effetti giuridici dello Jus Superveniens, ossia delle successive modifiche del regolamento comunali di polizia mortuaria, di cui si ribadisce la centralità per dirimere potenziali antinomie di questo tipo, dovrebbero, dovrebbero valere ancora le vecchie norme, salvo una diversa, esplicita statuizione del nuovo regolamento municipale di polizia mortuaria, ecco perchè sia così importante inserire nel testo in esame presso il Consiglio Comunale una disposizione ad hoc!

    Le concessioni cimiteriali, per quanto riguarda la durata (e non solo, anche per altri aspetti) sono disciplinate dalle norme vigenti al momento del loro sorgere, regolazioni che non possono, di norma, subire modificazioni nel tempo, se non altro per il fatto che una tale eventualita’ (insostenibile) comporterebbe una lesione del principio dell’affidamento dei terzi e di buona fede e della stessa certezza del diritto Attenzione, però, sia l’atto di concessione, sia il regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbero, in sé, contenere una sorta di clausola sullo jus superveniens, con cui si affida alle norme future anche la soluzione di casi pregressi, con ciò conferendo alle fonti regolamentare che si succederanno nel tempo l’arduo compito di regolare, alla luce, appunto dello jus superveniens, situazioni preesistenti (diritti perfetti ed acquisiti???) fatte salve le condizioni di maggior favore, come accade proprio per la perpetuità delle concessioni.

  7. Salve sono il segretario di una confraternita in Calabria da circa un anno.
    La congrega era tutta transennata per un ordinanza del sindaco per la messa in sicurezza. Con tanti sacrifici la stiamo rilanciando facendo opere di ripristino e nuovi assentati. Tutto ciò con i soldi dei rinnovi concessione dei defunti. Ma alcuni parenti sono contrari, nonostante contenti del ripristino, e nn vogliono pagare perchè dicono che i loro parenti hanno pagato una vita per stare li e di conseguenza nn devono dare nulla( quindi pepetuo secondo loro). Ultima cosa: nello statuto precedente a quello attuale (datato 12/04/1953) la congrega dava al momento del decesso: cripta nel cimitero, bara, lastra, trasporto, mentre dal 1993 la confraternita segue il D.P.R. 10/09/1990 ed il regolamento di polizia mortuaria del Comune di Crotone (30 anni + 30 anni). La mia domanda è : vale il regolamente del 1993 e quindi retroattivo oppure ditemi voi come posso sciogliere questo nodo. Grazie

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