Quesito pubblicato su ISF2020/4-c

Siamo una cooperativa che gestisce, per conto del Comune, alcuni cimiteri. Ora, in accordo con l’amministrazione comunale, vorremmo realizzare in uno di questi cimiteri un “Bosco delle ceneri”, cioè un luogo in cui interrare le urne biodegradabili contenenti le ceneri vicino ad una pianta.
Vorremmo avere informazioni, per approfondire alcuni aspetti legati a questo modo di gestire la dispersione delle ceneri in natura, se questo è il termine giusto.
Risposta:
Il termine utilizzato è corretto, poiché in effetti si tratta di una dispersione per interramento, soggetta quindi a tutte le norme della dispersione.
A conoscenza dello scrivente questa è idea che non ha attecchito in Italia, anche se molto di moda in architettura; su internet è possibile recuperare facilmente notizie in merito.
Attenzione però perché questa è pratica vietata in alcune Regioni, come ad es. la Lombardia, dove vi è l’obbligo di interrare le urne cinerarie solo all’interno di un manufatto.
Tutte le Regioni partono dal presupposto che il seppellimento dell’urna sia una sepoltura. Se, invece questa venisse considerata, come nel suo caso, una nuova forma di dispersione – dove l’urna è un materiale a perdere, oltre che le ceneri, nel terreno – non vedo problemi tecnico-pratici, se non la valutazione degli effetti chimici su un terreno di masse considerevoli di composti (dati dalle ceneri).
Ma è questione per cui contattare un agronomo: si tratta di 2,5-3,5 kg. di composti, che, in effetti, possono creare problemi, se troppo localizzati.

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