Ridare i servizi pubblici locali ai legittimi proprietari

Ridare i servizi pubblici locali ai legittimi proprietari

Nel turbinio di norme che ha interessato i servizi pubblici locali negli ultimi 5 anni, il sistema dei servizi pubblici locali è sostanzialmente apparso passivo, sulla difensiva, quasi si sentisse senza più scopi per intervenire nella società. E quel che era peggio è sensazione diffusa che la proprietà comunale non creda più come in passato nel sistema dei servizi pubblici. Li vedesse quasi come un corpo estraneo e che, tutto sommato, è più interessante gestirne la vendita, piuttosto che favorirne l’efficienza ed economicità. Appare sempre più che a credere nel servizio pubblico locale è rimasto soprattutto il cittadino che lo usa (visto l’esito referendario), critico per il livello di prezzi raggiunto e talvolta per la scarsa qualità ricevuta e per la distanza dal management (sempre più impegnato in razionalizzazioni e sempre meno attento ai bisogni). Management che, a sua volta, si sente abbandonato a sé stesso, ma che nella maggior parte dei casi è ancora il baluardo rispetto a tentativi di smobilitazione. È in questo contesto che alcuni studiosi, tra cui chi parla, hanno ipotizzato una nuova forma di gestione del servizi pubblici locali, particolarmente interessante per il settore funebre e cimiteriale, ma che potrebbe essere di esempio anche per altri settori. Ciò deriva dalla considerazione che esiste una tipologia di servizi pubblici locali con caratteristiche a metà strada tra quelle spiccatamente industriali (come ad es. il gas e l’energia, i tra-sporti pubblici e ora anche l’igiene urbana) e quelle fortemente sociali e che il settore funerario si collochi proprio in questo settore intermedio, a cavallo tra concorrenza e monopolio, con forti connotazioni moralizzatrici e calmieratrici. E così è nata l’idea delle imprese collettive, cioè imprese che abbiano una forte connotazione sociale e che si radichino nel territorio, coinvolgendo nella gestione i lavoratori e la cittadinanza interessata ad entrare nel capitale, ma non solo. Politiche tariffarie e modalità gestionali per minimizzare gli sprechi, limitare l’utile ad un giusto livello, riversare parte di esso in miglioramento dell’impresa e dei servizi erogati. I capitali del Comune, possono servire probabilmente nella fase iniziale, ma poi dovrebbero cedere il passo, per ridursi a entità percentuali mai di controllo. Inoltre l’idea principe è quella che non ha senso l’applicazione del Patto di stabilità, le limitazioni operative (in particolare per il personale), a queste tipologie di imprese collettive, se garantiscono di avere bilanci sani e quindi in utile (in un arco di tempo predeterminato). Imprese collettive che facciano da volano per un processo aggregativo di scala territoriale so-vra comunale, tendenzialmente con bacino di riferimento quello dell’ASL. Anche una risposta all’idea di annientamento del sistema dei servizi pubblici locali: una politica industriale capace di coniugare socialità con imprenditorialità. Il ritorno allo spirito innovatore del socialismo municipale.
Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 1/2014.

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