Global warming

Global warming

Da un punto di vista, come dire, ‘climatologico’ gli assetti del comparto funebre e cimiteriale, sostanzialmente stabili fino a poco tempo fa, sono entrati in una fase di surriscaldamento. Alcune Regioni hanno rivisto le loro leggi di settore.
In altre si sta discutendo se procedere o meno. Che vi sia una sorta di coordinamento informale di queste iniziative da parte di talune associazioni funebri è cosa evidente a molti osservatori, così come trasparenti sono i propositi di ritorno a misure protezioniste nel mercato funebre, accompagnate da compressioni più o meno vigorose del perimetro delle funzioni pubbliche cimiteriali.
In contrasto a questi sommovimenti è intervenuto il Governo, denunciando l’incostituzionalità di approcci regionali, modificativi della legislazione nazionale non so-lo in tema di polizia mortuaria, ma anche su molte materie riservate all’esclusiva competenza dello Stato. Quella del Governo è una presa di posizione in parte condivisibile. Spetta al legislatore nazionale la responsabilità di sciogliere i problemi del comparto funebre e cimiteriale. E ciò nel rispetto del diritto europeo e delle norme costituzionali e non in base a pulsioni di parte.
In un contesto di settore, che si è andato progressivamente frammentando e deteriorando, l’iniziativa legislativa nazionale è l’unica in grado di assicurare un giusto equilibrio tra pubbliche funzioni ‘fondamentali’ e ragioni del mercato.
Soprattutto in ambito funebre e cimiteriale, dove occorre coniugare primarie esigenze di ordine sanitario con le garanzie giuridiche dell’ordinamento civile, la doverosa tutela della dignità di ogni per-sona e le ineludibili esigenze di ordine pubblico e di giustizia.
Tuttavia la recente proposta di legge recante ‘Disciplina delle attività funerarie, della cremazione e della conservazione o dispersione delle ceneri’, rubricata al numero 1143 e attualmente in discussione presso la XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, contiene elementi critici che rischiano di compromettere definitivamente l’intero settore con inevitabili e dirompenti conseguenze.

Cambia, in peggio, la strutturazione dei soggetti in grado di fornire i servizi funebri, che saranno divisi tra grandi e piccolissimi, con i secondi che diventano, di fatto, dei procacciatori d’affari dei primi in uno scenario di evidente soffocamento concorrenziale. Alle grandi imprese funebri verrà data poi la possibilità di gestire in proprio le cremazioni, di eseguire una gran parte di operazioni cimiteriali e, in ultimo, di fornire servizi di deposito e custodia, in locali di proprietà, per urne cinerarie e cassette di resti ossei.
Le tradizionali medie imprese funebri, quelle in possesso dei normali standard dimensiona-li, esposte, infatti, ad una competizione accanita, a loro volta, saranno costrette a sotto-stare ai desideri dei grandi operatori o a cedere l’attività.

Poco e niente viene detto nel disegno di legge riguardo a temi decisivi. Quello della lotta all’evasione fiscale e contributiva quando, viste le condizioni del settore, obiettivo irrinunciabile della legislazione nazionale dovrebbe essere quello di individuare meccanismi premianti per le imprese sane e di incentivazione per le famiglie a chiedere l’integrale fatturazione del servizio acquistato. Quelli inerenti alla responsabilità sociale dell’impresa, a fine di tutela dei cittadini, che dovrebbero tradursi in maggiore trasparenza delle regole e dei prezzi, in sicure certificazioni dei beni utilizzati e in garanzie di onorabilità degli operatori e della loro formazione etica e professionale. Quelli, infine, delle misure per incrementare i livelli di consapevolezza nella domanda di servizi funerari, nella considerazione che poco o nulla si fa in Italia, dove all’isolamento del morente si aggiunge quello dei suoi familiari, che rimangono privi di qualunque orientamento da parte delle istituzioni sanitarie e dei Comuni, soprattutto per la poca informazione e la voluta opacità dei listini-prezzi delle imprese funebri.

Le finanze comunali, già intaccate dalla riduzione dei proventi concessori in conseguenza della crescita delle scelte di cremazione, vengono lesionate ulteriormente con la scomparsa dei ricavi sulle autorizzazioni al trasporto funebre. Esse sono seriamente minacciate anche dall’ulteriore riduzione dei ricavi, derivante dalla riformulazione di operatività cimiteriali pubbliche che le limita alle sole inumazione ed esumazione ordinaria. Ag-giuntivi elementi di preoccupazione vengono dal divieto di applicare diritti nei casi di cremazione di dispersione delle ceneri o di affido delle urne e, nel medio periodo, dalla possibile proliferazione di crematori privati nelle case funerarie private e di edifici extra-cimiteriali di urne o cassettine ossario. Rimanendo quindi poca cosa le entrate dalle operazioni istituzionali e stabiliti gli accantonamenti obbligatori per le concessioni di sepoltura, i ricavi non saranno in alcun modo in grado di coprire le spese di mantenimento di strutture cimiteriali che, mediamente, sono vecchie di oltre un secolo. Risibile appare l’istituzione compensativa di un diritto di segreteria (max. 30 euro) che i Comuni potrebbero applicare “ai fini di un’equilibrata gestione cimiteriale” per ogni ingresso “di cadavere, resti ossei o ceneri all’interno dei propri cimiteri”.
Anche prendendo come base l’intera mortalità annua del Paese, si sta parlando di un gettito massimo oscillante a seconda degli anni tra i 19,5 e i 18 milioni di euro da distribuire ogni anno sugli oltre 16.000 cimiteri italiani. Una somma quasi irridente nella sua dimensione, soprattutto quando si pensi che una spesa di 15/20 milioni annui è quella necessaria ad assicurare il funzionamento dei cimiteri di una sola grande città del Nord.

Ulteriore elemento di preoccupazione è che il ‘progetto industriale’ sotteso alla nuova definizione delle attività funebri e cimiteriali, pare essere fondato su un significativo dirottamento di proventi, oggi affluenti alle funzioni pubbliche in generale ed ai Comuni in particolare e non già su propositi di vera riforma del settore. Quote di spesa delle fami-glie, così ‘facilmente’ rimesse in circolo, andrebbero infatti a finanziare nuove e vecchie attività per l’erogazione delle quali le (grandi) imprese funebri saranno di fatto le uniche ad essere abilitate, senza poter essere raggiunte da adeguati controlli.

Eppure tra la possibilità del libero esercizio di diritti individuali tramite le imprese priva-te e il carattere delle consuetudinarie forme della socialità cimiteriale – inverate da gestioni sicuramente migliorabili, ma che devono rimanere pubbliche – non dovrebbe esservi contrapposizione. Quello che forse manca è una pacata visione dei fenomeni funebri e cimiteriali, evitando che essi siano strumentalmente agiti per interessi di parte.

Ecco allora che, per garantire questa fondamentale e irrinunciabile mediazione, è necessario che la riforma della normativa mortuaria si prefigga invece di mantenere e non di-struggere la cornice identitaria rappresentata da oltre due secoli proprio dai cimiteri. Proprio per questi motivi sarebbe opportuno che su temi così delicati ed importanti non si procedesse ‘a spallate’ nelle Regioni o in Parlamento. Le complessità inerenti dovrebbero invece muovere le categorie professionali ad instaurare un clima di maggiore pacatezza nella rappresentazione delle proprie posizioni e indurre il Governo a procedere all’elaborazione di un proprio disegno di legge che armonizzi in un unico testo una materia che presenta molteplici sfaccettature: dalla Salute alla Giustizia, dallo Sviluppo economico all’Interno, dal Lavoro all’Economia, ai Beni culturali, ecc..
Certo, si tratta di coordinamento complesso che, d’intesa con i ministeri interessati, ben potrebbe avere sede presso la Presidenza del Consiglio. È infatti evidente, lasciare i settori delle attività funebri e cimiteriali a sempre più arroventati animal instinct significherebbe venir meno alle necessità di modernizzazione e legalità nelle pratiche, di tutela delle famiglie in lutto e di armonizzazione delle funzioni pubbliche, con un’evitabile compromissione l’intero comparto e dirompenti conseguenze in tema di coesione sociale.

Editoriale di Antonio Dieni, pubblicato su I Servizi Funerari 3/2019.
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