Dalla crisi economica può nascere un nuovo modo di fare l'impresario funebre?

Dalla crisi economica può nascere un nuovo modo di fare l’impresario funebre?

È noto che in Italia l’impresa funebre è per definizione quel soggetto che:
effettua, professionalmente e con finalità di lucro, un’attività di intermediazione a favore di terzi, con assunzione e trattazione di affari di altri, nel settore delle pompe funebri e con prestazione di servizi e cessione di beni in occasione di un funerale. Ordinariamente l’impresa svolge congiuntamente le seguenti tre attività:
– disbrigo pratiche amministrative inerenti il decesso;
– fornitura di articoli funebri in occasione del funerale;
– trasporto della salma dal luogo di decesso al luogo in cui viene “osservata”. Tra-sporto funebre vero e proprio (del feretro).
Negli anni passati si confrontarono a lungo due scuole di pensiero: quella che optava per una definizione di impresa funebre come impresa strutturata (con dei requisiti mi-nimi sia in materia di personale, di auto funebre, formazione, ecc.) e l’altra scuola di pensiero, molto più tollerante, che favoriva la struttura d’impresa nei centri di servizio e manteneva in piedi una serie di operatori funebri (in gran parte non strutturati) che procacciavano il lavoro. Nel tempo la numerosità degli operatori funebri è stata tale che nei fatti è oggi impossibile tornare alle posizioni di partenza di circa venti anni fa. Si aggiunge che sia per effetto delle norme allora esistenti, sia per la successiva emanazione di norme favorenti la libertà di intrapresa, l’attività funebre può essere svolta anche per singoli segmenti, rivolgendosi ad altri per la organizzazione e fornitura delle altre componenti del servizio.
Non è che con tempo le difficoltà ad operare in questo settore siano calate, anzi. Mentre si scrivono queste note le principali difficoltà sono così riassumibili:
– ambiente molto competitivo in cui si opera, in particolare per la proliferazione degli aspiranti a svolgere attività nel settore funebre;
– mancato riconoscimento sociale (e spesso legale) di un’attività professionale com-plessa;
– carenze normative (vi è una serie di norme regionali, spesso mal fatte, frutto di spinte localistiche e corporative);
– carenze formative (in altri Paesi la formazione è vera, di durata considerevole, con scuole capaci e metodi e sistemi di verifica dei risultati scolastici). In Italia la forma-zione “deve passare” per scuole riconosciute a livello di ogni regione, talvolta vere e proprie etichette su corsi confezionati da livelli associativi del settore o da terzi inte-ressati. FAD, inizialmente ammessa e poi impedita;
– carenze informative, visto che contrariamente a quanto avviene in molti Paesi europei l’informazione tecnica di settore è per lo più anomala, formalmente gratuita (ma in effetti pagata dalla pubblicità) e con limitata capacità critica (o meglio, la limitata critica è funzionale ai sistemi di potere e di pubblicità retrostanti);
– e ora anche dai problemi che si sono aperti a seguito della “lunga crisi” economica (aumento della concorrenza, difficoltà a recuperare i crediti, calo del fatturato medio per funerale, carenza di liquidità)
Se a queste valutazioni aggiungiamo l’osservazione del termometro della domanda di lavoro in questo settore, (il sito www.funerali.org ha una specifica sezione dal nome CERCO/OFFRO, che permette di valutarne la dinamica viste le oltre 500 inserzioni), possiamo affermare che negli ultimi due/tre anni è fortemente aumentata la quantità di proposte di persone in cerca di lavoro. Pochi i casi di persone con già una certa espe-rienza di lavoro alle spalle e invece molte richieste di persone che si dicono piene di buona volontà e disposte a sacrifici per poter fare questo lavoro.
Molti, attratti dalla nomea che questo sia un servizio redditizio, che la morte non va mai in cassa integrazione, e così via …
Di certo un problema considerevole, in cui le tanto invocate norme regionali (che in tempi passati diversi apprendisti stregoni – che ora ne disconoscono o quanto meno dimenticano la paternità – hanno sponsorizzato per forzare in questa o quella direzione norme statali) sono state incapaci non solo di arginare, ma in diversi casi lo hanno esaltato.
Molti, ora, e anche tra coloro che più si dannarono in passato per bloccare il regola-mento statale in materia funebre e cimiteriale, pensano che la soluzione della funeral home (con contorno di patatine: tanatoprassi e forno crematorio all’interno) sia l’unica soluzione possibile.
Ovvero il governo del settore funebre prima in mano dei consorzi di servizi (di trasporto e fornitura di bara) dovrebbe passare a chi ha la disponibilità di funeral home. Il parco buoi, ovvero gli operatori funebri procacciatori di servizi, passerebbe così sotto un nuovo padrone. A questi si aggiungerebbero i piccoli impresari funebri, incapaci di avere una struttura finanziaria alle spalle capace di sostenere lo sforzo economico per realizzare una funeral home. Strano che mentre all’estero le multinazionali del settore funebre hanno bloccato nuovi investimenti per la costruzioni di funeral home, in Italia si continui con questo mantra!
Il problema maggiore, che è la caccia al morto negli ospedali, nelle strutture sanitarie in genere e nelle case di riposo, non viene affrontato con decisione e conseguentemente debellato. Si saldano invece due interessi, difficili da smantellare: essere il primo impresario funebre a contattare una famiglia (che il più delle volte non ha armi per difendersi) con l’interesse di infermieri, portantini, talvolta medici, che cercano di ar-rotondare (eufemisticamente parlando) lo stipendio vendendo notizie di prima mano o addirittura promuovendo questa o quella impresa funebre.
Fuori dagli ospedali, deve essere una parola d’ordine per tutti, ma non basta!
Occorrono provvedimenti che limitino la numerosità delle imprese funebri operanti e controlli rigorosi.
Oggi, in media, un’impresa funebre iscritta alla Camera di Commercio fa circa 125 funerali annui. Un valore troppo basso per essere economicamente in grado di soste-nere una impresa funebre strutturata (che deve superare la media dei 200 funerali l’anno). Si pensi che nel 2000 in Italia vi erano 4.188 attività riconducibili al settore funerario. Nel 2011 le Camere di Commercio ne hanno contato 6.203, di cui 4.784 imprese funebri. Troppe. Occorre tendere a più che dimezzarle.
Ma occorre anche rivedere profondamente il sistema:
Oggi sono tutti contro tutti. Troppi operatori non possono che farsi una concorrenza esasperata; e quindi l’impresa funebre che cerca di entrare nei mercati contigui (quello dei marmi e quello cimiteriale), creando conflitti continui e, anche se con minor in-tensità, anche il viceversa.
I mercati devono essere, invece, adeguatamente salvaguardati. Paradossalmente questo è un NON mercato, dove non valgono le regole classiche della concorrenza: è ane-lastico, non comparativo, soggetto a posizioni dominanti (l’impresa funebre al momento della trattazione del funerale è in grado di far fare qualunque cosa a chi ha davanti e che è indifeso).
Pertanto occorre investire molto in regole e in etica.
Spiace infine riconoscere che non vi siano più, all’interno del settore funebre italiano, figure che riescano a condurre il ragionamento in altra direzione, che – ad avviso di chi scrive – è sempre stata la drastica limitazione numerica degli operatori abilitati ad operare. Aggiungiamo:
– sarebbe utile la creazione di un albo degli operatori funebri abilitati;
– e la sola possibilità di operare a titolo di procacciamento d’affari se dipendente di quell’operatore funebre o come agente dello stesso.
Quel che sta succedendo in diversi Paesi esteri è la concentrazione tra operatori funebri. Perché non provare a farlo anche in Italia?

Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 2/2013.

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0 thoughts on “Dalla crisi economica può nascere un nuovo modo di fare l'impresario funebre?

  1. Gent.mo non posso che essere d’accordo con lei ,anni addietro
    Quando il regolamento regione Lombardia era in fase embrionale dissi in una turbolenta riunione che l unico modo di arginare nel futuro il proliferare di imprese era quello di possedere requisiti quali almeno un carro funebre e quattro,operatori spiegavo anche che era il momento per noi di cercare di guardare oltre le amicizie le antipatie etc, ma di voler far gli imprenditori.
    Era secondo me uno stimolo se la legge fosse stata quella,di riunirci e costituire un soggetto imprenditoriale forte e con una certa valenza anche nei futuri rapporti con gli enti (comuni regioni etc.)
    Invece non se ne fece nulla anzi venni ampiamente e violentemente criticato.
    Oggi a fronte di quella ,secondo me,sciagurata decisione abbiamo visto il proliferare di agenzie funebri e la concorrenza e’ stata amplificata.
    Non solo la concorrenza di alcuni soggetti che operano all’interno degli enti con strutture di comodamente, almeno a Milano non ostante i fatti del 2008 non è affatto finita .
    L’inefficienza degli,organi preposti e il silenzio dei “colleghi”non fanno altro che aumentare il disagio e la mancanza di lavoro che come lei giustamente faceva notare e’ ad appannaggio di pochi soggetti che si fanno supportare da intermediari.
    Finché non ci sarà un reale controllo da parte deglimenti preposti,un informazione al cittadino e un Unione tra aziende che vogliano davvero debellare questo mal costume (cosa della quale dubito molto)non si potrà parlare di professionalità ma solo di personaggi che fanno di questo non un lavoro ma solo un modo di prendere i soldi ,più sono meglio e’ non importa come.
    Poi è facile anche costruire home funeral ,i soggetti che svolgono invece 100-150 servizi anno non potranno mai competere e secondo me a lungo andare saranno costretti a scomparire non avendo la possibilità
    economica di resistere in un mercato dominato per la maggioranza da aziende che procacciano.
    Resto poi davvero sbalordito quando noto che le varie federazioni siano assenti in questa materia ,lo sanno ma nessuno si muove e allora evviva siamo italiani e ognuno faccia ciò vuole.
    Questo e uno dei motivi per cui non mi iscrivo alle federazioni.

    Cordialmente
    Danilo Valente

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