USA: soluzioni tecniche per neutralizzare i fenomeni percolativi nell’esperienza americana

In USA, la prevenzione è la parola d’ordine, in quest’ambito tecnico, ma anche umano, così difficile da affrontare, anche se solo relativamente di recente, tra gli yankees, specie fra i più abbienti, la tumulazione si sta affermando come status symbol del post mortem.
Pratica abbastanza nuova per loro …per noi, invece, i soliti vecchi problemi legati al concetto stesso di sepoltura muraria e feretro predisposto per esser deposto in una cella chiusa.

Associazioni di cittadini americani inferociti contro il loro sistema funerario ed i suoi disservizi, pubblicano spesso sui loro siti, o profili social veri e propri, consigli su come gestire giudizialmente (www.funerali.org/cimiteri/scoppio-del-feretro-ed-azioni-legali-di-risarcimento-nel-sistema-funerario-americano-56621.html) eventuali situazioni di contenzioso con il gestore del cimitero (quasi sempre privato, come sovente privata è proprio la proprietà del sepolcreto) quando si verifichino imprevisti fenomeni cimiteriali, da noi conosciuti come il classico “scoppio del feretro”.
(www.funerali.org/cimiteri/scoppio-del-feretro-responsabilita-civile-e-probabili-cause-tecniche-46749.html).

Ecco alcuni estratti di questi vademecum americani in materia:

Il consumatore, se la destinazione di una salma è la tumulazione, non dovrebbe mai accettare la fornitura di un cofano predisposto con saldature di giunzione, assolutamente ermetiche tra i suoi vari elementi, per assicurare nel tempo la tenuta stagna, come, purtroppo, è di moda proporre oggi da parte di molte imprese funebri statunitensi; “stranamente” la normativa italiana, forte dell’esperienza di secoli di tombe a sistema di tumulazione, prescrive l’esatto contrario (cfr. art. 30 D.P.R. n. 285/1990).

La capacità di trattenere liquami e gas putrefattivi andrebbe, infatti, limitata solo al fondo della cassa o alla lastra che chiude il loculo: è bene precisare sempre che, negli States, si ricorre spesso alla tumulazione aerata, spesso ignota al grande pubblico italiano.
(NdR: per brevitas, d’ora in avanti ci soffermeremo solo sulla prassi cimiteriale d’oltreoceano, nella piena consapevolezza che determinate modalità di azione non siano per nulla applicabili al caso italiano; quindi cari colleghi necrofori non cercate mai di imitare i nostri omologhi a stelle e strisce: là, come in tutti i Paesi di diritto anglosassone la materia funeraria è molto più destrutturata e libera sotto il profilo della normazione speciale di settore, in Europa, invece, assai più stringente e capillare. Quindi, ogni Nazione ha la sua legge.)

L’impresa, invece, se vuole prestare un servizio serio e di qualità alla famiglia in lutto, sblocchi le guarnizioni che sigillano cassa e coperchio, disponga poi un cuneo di legno fra la copertura e le pareti laterali del cofano, così da lasciare libero sfogo alla lenta evaporazione di tutti i liquidi e gas prodotti dalla decomposizione del corpo umano [1].

L’impresario, quindi, si assicuri che al suddetto assetto della bara si accompagni sempre un sistema di sufficiente ventilazione tra le cripte e colombari dell’intero camposanto.
La presenza d’aria fresca ed asciutta, soprattutto nelle nicchie dove sono deposti i feretri, aiuta notevolmente la naturale disidratazione dei cadaveri.
Le bocchette di un efficace sistema di ventilazione, munito di diffusori, a ricircolo forzato dell’aria, dovrebbero, infatti, aprirsi nella parte superiore, cioè nel soffitto o nella volta di ogni cella, in modo da garantire un completo ricambio dell’atmosfera almeno ogni due ore.

L’utente dei servizi cimiteriali o, in sua vece, l’impresario funebre, con un’ispezione preventiva, si assicurerà che ogni tumulo sia munito di una canalina per la raccolta dei liquami.
Tale condotto deve raccordarsi ad un sufficientemente grande dispositivo generale di drenaggio, collegato a tutti i loculi del colombario.
Lo scolo della cella mortuaria verrà preferibilmente collocato in basso, in un angolo della parete posteriore del loculo, mentre il piano d’appoggio dello stesso forno sarà sempre caratterizzato da una certa inclinazione verso il collettore, per il contenimento e stoccaggio dei liquidi fisiologici rilasciati dalla salma.

È poi necessario che le nicchie murarie siano completamente sigillate e separate dall’ambiente esterno, dove circolano i visitatori, da un diaframma impermeabile a fluidi e composti aeriformi.
Ecco un criterio importante per definire la qualità di un serio servizio cimiteriale: nel sepolcreto non dovrebbero mai verificarsi perdite di sostanze liquide o gassose.
Tuttavia, in caso di un fenomeno percolativo, dovuto, principalmente, alla rottura della cassa a tenuta stagna, oppure all’infiltrarsi dei miasmi nella lastra in muratura o cementizia, che tampona la sepoltura, è necessaria un’azione immediata e drastica per arginare subito il problema.

L’azione di risanamento, indispensabile per arginare la perfusione di materiale putrefattivo all’esterno del tumulo, comporta l’intervento diretto sulla cassa, siccome, con ogni probabilità, i liquami cadaverici fuoriescono da una breccia dell’involucro metallico causata dal quel PH [2] fortemente acido che la materia organica sviluppa durante la propria decomposizione.
Questa delicata operazione di polizia mortuaria contempla diverse soluzioni, tutte subordinate all’effettivo stato di conservazione ed efficacia nel contenimento dei miasmi in cui viene rinvenuto il cofano funebre.

Innanzi tutto è indispensabile iniziare con la rimozione della lapide e la seguente smuratura della tomba.
Se il coperchio più del feretro (quello di metallo) si trova ancora nella propria sede naturale, e non presenta evidenti segni di stress meccanico [3], significa che la sua lamiera non ha subito ancora profondi cedimenti nella superficie di contatto con la vasca metallica.
La perdita di umori putrefattivi, quindi, è dovuta solo all’usura del fondo della cassa, in cui, per forza di gravità, ristagnano i composti altamente acidi della decomposizione.
Si avvolge, dunque, la cassa danneggiata in un sacco simile a quelli usati per i recuperi salme, trattato con particolari polveri assorbenti.

In altre situazioni, invece, si colloca, tra il cofano e la facciata interna del pannello, o del muro che chiude il tumulo, una sorta di feltrone assorbente, largo ed alto quanto l’imbocco del forno, per assicurare una maggior ermeticità alla tamponatura.
Prima di giungere a nuova sigillatura della tomba, con la malta cementizia, i necrofori si premureranno di lasciar socchiusa la bara, disponendo uno spessore tra cassa di legno e relativo coperchio, così da permettere almeno l’evaporazione naturale di gas e liquidi contenuti nel cofano.
Solo dopo questi passaggi sarà possibile procedere alla disinfezione e tamponatura del loculo, mentre anche l’esterno del colombario sarà pulito e trattato con potenti antisettici, per garantire la massima igiene delle zone cimiteriali (vialetti, corridoi e gallerie) interessate dalla presenza dei visitatori.

In episodi più gravi, di perdite difficili da contenere, la procedura sanitaria prevede, allo stesso modo, l’apertura del forno.
Il coperchio della cassa danneggiata viene completamente tolto, per permettere agli operatori di versare all’interno della vasca metallica una particolare sostanza ad alto potere coagulante, così da arrestare il fenomeno percolativo in atto.
Bisogna prestare parecchia attenzione a non cospargere anche la spoglia mortale con quest’agente chimico, perché un atteggiamento troppo disinvolto dei necrofori verso le membra di un defunto, pur sempre degne di rispetto, potrebbe configurare un’odiosa offesa alla memoria dei morti, assimilabile ad un vilipendio di cadavere.
Solo dopo questa scabroso intervento, spesso condotta con una sonda, per evitare il contatto diretto con la salma, si può trascorrere alla fase di risanamento della tomba, con relativa muratura.

Nelle condizioni più estreme, invece, occorre traslare il cadavere in un altro feretro perché la cassa originaria non garantisce più il requisito tecnico della sigillatura impermeabile.
>Se il guscio metallico era collocato esternamente, l’unica soluzione realmente applicabile è il trasferimento del cofano ligneo in un nuovo involucro d’acciaio inossidabile, di zinco, piombo o d’altro materiale metallico [4], inossidabile ed ermetico.
L’operazione è molto simile alla nuova zincatura, prevista dalla legge italiana in caso di feretro scoppiato, attraverso il c.d. rifascio.
Il personale necroforo dovrà curarsi di interdire assolutamente l’accesso del pubblico nei reparti del cimitero, dove si siano resi necessarie queste problematiche azioni di manutenzione straordinaria. L’area antistante al colombario dovrà essere accuratamente sterilizzata prima di venir riaperta al pubblico.
Sino a quando la sepoltura non assicuri la perfetta tenuta stagna, la direzione del camposanto o le autorità sanitarie dovrebbero limitare l’agibilità del sito solo al personale di servizio.

Quando si debba affrontare improvviso scoppio della cassa, è necessario attivarsi immediatamente per arrestare la percolazione dei liquami; il primo atto per gestire l’emergenza igienica consiste, appunto, nell’isolare subito tutto il reparto.
Se un’intera ala del sepolcreto fosse colpita da fenomeni percolativi [5] la direzione non dovrebbe esitare a chiudere temporaneamente lo stesso complesso cimiteriale, nel superiore interesse della pubblica sicurezza, almeno sino a quando non siano state introdotte misure, anche se palliative, per contrastare la fuoriuscita dei liquidi, come, appunto, il rifacimento della tamponatura della tomba o l’inserimento nella stessa cella muraria di polveri assorbenti.
I concessionari delle sepolture sono sempre tenuti ad informare le autorità, in merito a questi casi di cattiva manutenzione cimiteriale, perché, secondo le clausole del contratto, che il consumatore stipula con i gestori del camposanto e l’impresa funebre, questi due soggetti sono, sotto tutti gli aspetti, responsabili di eventuali avarie del cofano o della sepoltura”.


[1] Tale soluzione si applica solo in caso di loculo areato, ossia dotato di particolari filtri capaci di neutralizzare le esalazioni nauseabonde che il cadavere sviluppa.
[2] Il PH è il parametro che indica l’acidità.
[3] L’affaticamento, dovuto alle continue flessioni della lamiera, interessa soprattutto le giunture collegate tra loro tramite saldatura.
[4] Qualche ditta in vena di “americanate” propone persino cofani di titanio, un metallo costosissimo che ha ampio utilizzo nell’industria aeronautica o per i motori nelle corse di Formula Uno.
[5] Non si tratta, purtroppo, di un caso di scuola o di un’ipotesi fantascientifica, in un’importante città emiliano-romagnola,, qualche decennio fa, intere gallerie del cimitero urbano, forse per la continua esposizione al sole nei mesi estivi, furono interessate da fenomeni percolativi.

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