Intervista a Gilberto Giuffrida, Presidente Commissione funeraria di Federutility SEFIT

Pone le domande Carlo Ballotta

Domanda CB: Una volta, con oneri a carico della fiscalità generale, le funzioni di polizia mortuaria erano “sociali” o affidate dalla tradizione, per l’aspetto rituale, alla Chiesa, attraverso l sue articolazioni più periferiche, cioè le parrocchie adesso, invece, si parla, appunto di mercato dei servizi funerari, ponendone in evidenza l’aspetto economico e patrimoniale. In questo contesto “desacralizzato” e destrutturato quale spazio possono ritagliarsi le imprese pubbliche, e con quale “mission” etica e culturale? Per intenderci: pubblici o privati non rischiate di sembrare tutti uguali? E la “poesia” del servizio esequiale non tende a trascorrere in secondo piano rispetto alle asettiche e crude leggi dell’economia competitiva?

Risposta GG: Le imprese funebri pubbliche nascono all’inizio del novecento principalmente col compito di provvedere al trasporto funebre.  La bara era in effetti un solo imballo fatto con semplici assi e quindi un lavoro da falegname. Nel secolo scorso era preminente l’esigenza igienico sanitaria. Poi cominciarono ad aggiungersi ai servizi di base altre richieste di beni e servizi:
fin dall’inizio la differenziazione del funerale in classi (di I, II, III e IV classe), differenziato in base alla qualità della carrozza, al numero dei cavali, alle corone floreali, ecc.
La bara era poco rilevante. La cerimonialità era fornita dalla Chiesa e/o dalle Arciconfraternite.
L’ambito locale era fondamentale: si moriva nel paese e più raramente lontano da casa. La privativa nel trasporto funebre era la regola.
E’ solo nella seconda metà del XX secolo che aumenta la percezione qualitativa del funerale con la presenza di una bara di fattezze qualitativamente più elevata e poi con un bel carro funebre. Le falegnamerie vennero sostituite dapprima da imprese artigiane e poi da vere e proprie industrie del mobile funerario, soprattutto negli ultimi trenta anni.
Aumenta nel frattempo il prezzo del funerale. E così è nei primi anni Settanta che in Italia nasce la necessità di moralizzare e calmierare il mercato funebre. Dapprima cominciarono alcune gestioni in economia diretta comunale (Genova, Milano, tanto per fare alcuni nomi), poi seguirono le municipalizzate: la prima l’AGSM di Verona, cui seguì AMSEFC di Ferrara e poi diverse altre. Oggi forse meno di trenta in tutto il Paese, spesso passate sotto forma di società di capitali, quasi sempre separata dalla gestione cimiteriale.
Questa breve carrellata storica serve a spiegare che la mission dell’impresa funebre pubblica era e resta la moralizzazione e il calmiere di mercato. Moralizzazione perché con la cessazione della privativa nel trasporto funebre si apre la gara a chi arriva prima dalla famiglia per vendere il servizio funebre. Gara tra imprese private di pompe funebri. Calmiere, perché i prezzi nella fase di debolezza del dolente erano sostanzialmente fatti dall’impresa funebre e il mercato è imperfetto per natura.

Mai come in questi anni la moralizzazione diventa rilevante. Con il settore funebre infiltrato da un sempre maggior numero di malavitosi sia al Sud Italia che in altre regioni. Circa il calmiere la grande crisi economica ha fatto calare i prezzi, ma l’imprenditoria funebre privata è pronta a farli ripartire non appena le condizioni di mercato lo consentiranno.

In questo periodo storico le imprese funebri pubbliche hanno un ruolo ben definito e di sentinella, di presidio, nelle aree del Paese dove sono insediate, contro il malaffare, il supporto alle famiglie in difficoltà sia per il livello di prezzo dei servizi, sia per politiche di facilitazioni di pagamento per le fasce più deboli della popolazione. Non ritengo pertanto che si sia tutti eguali, anzi, un ruolo pubblico ancora sussiste. Il vero problema è che le risorse pubbliche sono sempre più limitate e questo può far arretrare la presenza pubblica in diversi settori. E tra questi si rischia di vedere un arretramento anche nel settore funebre pubblico. Meglio sarebbe, in questo caso, passare da gestioni totalmente pubbliche a gestioni miste pubblico privato, semmai coinvolgendo anche lavoratori o la partecipazione di utenti, coniugando efficienza ed economicità, con presidio del territorio, moralità e calmiere.  

Domanda CB: Lo slogan di SEFIT10 2014 è stato: “Con i cimiteri non si “macinano più quattrini” giusto per stigmatizzare quelle politiche miopi che vedevano nel patrimonio cimiteriale (concessione di tombe in primis) un metodo rapido per far cassa. Nella Sua esperienza di amministratore quanto incideranno le gestioni cimiteriali nei bilanci dei comuni sottoposti alla spending rewiew?

Risposta GG: La gestione cimiteriale è ad un bivio: o si individuano nuovi criteri per garantire la operatività dei servizi, o i tagli delle risorse nella gestione (sia come uomini, sia come disponibilità economiche e finanziarie) rischieranno di compromettere in maniera determinante un servizio alla popolazione.
Chiunque oggi può entrare in un parco pubblico senza pagare un biglietto. Chiunque può entrare in cimitero sia per motivi legati al lutto di una persona cara o semplicemente per fare una passeggiata nella memoria, o ancora per visitare un museo all’aperto. Sono per così dire servizi indivisibili della collettività. Come tali devono partecipare al riparto delle risorse che oggi vanno sotto il nome di TASI.

In passato, fino al 2001 l’inumazione e la cremazione erano gratuite, come pure il mantenimento dei cimiteri era a carico della collettività e nessuno lo metteva in discussione.
Ora occorre controllare e addirittura contenere i costi e dall’altro far affluire risorse in quantità soddisfacente. Se non affluiranno queste risorse i bilanci dei Comuni verranno gravati da deficit sempre maggiori, anche perché le nuove concessioni di  loculi e tombe sono sempre più rare e la cremazione è in forte crescita almeno nel Nord e Centro del Paese. Non dimentichiamo poi che errori tariffari degli anni passati (concessioni molto lunghe: perpetue o a 99 anni) con prezzi spesso politici, incidono pesantemente sui bilanci odierni e anche in quelli futuri, mentre i soldi relativi sono stati incassati 50 o 100 e più anni fa. Un bel problema. Un po’ la stessa cosa del sistema pensionistico: c’è chi ha avuto molto in passato e ora rischiano di pagare le nuove generazioni per scelte che non hanno fatto.

Domanda CB: Il solito refrain recita: “pubblico = burocrazia”, quasi fosse un’equazione, un assioma inconfutabile; eppure alcuni attenti osservatori imputano proprio alla mancanza di verifiche puntuali e stringenti lo sfacelo del sistema funerario italiano, insomma sarebbe mancato, per arginare comportamenti  di legalità “border line” o se vogliamo poco corretti, il deterrente della sanzione. Quale è la reale responsabilità dei pubblici poteri? Hanno davvero omesso le loro funzioni di vigilanza e repressione degli illeciti?

Risposta GG: Si i controlli  dei pubblici poteri sono inferiori a quanto potrebbero essere. Occorrerebbe fare di più. Però, come in tutto il pubblico impiego, anche  volendo, ora non si riesce ad assumere personale per i blocchi delle assunzioni, e poi non vi sono i soldi per formare e aggiornare il personale, e le leggi cambiano continuamente. Per non parlare dei guasti di molte leggi regionali di settore, che hanno aggiunto indeterminatezza di comportamento. Vedo sempre più complicato un sistema di controllo a livello comunale. Occorrerebbe spostarlo come minimo a livello comprensoriale.

Domanda CB: Storicamente la polizia mortuaria, dall’evo post unitario in avanti, è sempre stata pubblica e, quindi, comunale, poi si è deciso di aprirla al privato, lim
itatamente agli aspetti commerciali, adesso le imprese funebri, specie le più strutturate, non fanno mistero di voler gestire tutte le fasi del lutto, commiato e sepoltura compresa, non limitandosi alla semplice somministrazione di articoli funerari, nella sua componente più mercantile. Il settore pubblico come risponde? Non vi sentite un po’ “scippati” di funzioni e ruoli tradizionalmente vostri?

Risposta GG: Veramente la polizia mortuaria, se con tale termine intendiamo le funzioni di vigilanza e controllo, è e resterà pubblica. Se invece intendiamo ragionare dell’intero mondo funerario è evidente che l’impresa funebre, in quanto prima e forse unica ad interloquire con i dolenti, ha aumentato sempre più il proprio potere nell’intero ciclo del morto e continuerà a fagocitare altri pezzi di sistema, se non vi si pone un argine. Il settore pubblico ha difficoltà a rispondere sia per i problemi di spending review, ma soprattutto perché sono gli stessi amministratori pubblici che stanno perdendo di vista la loro mission. E conseguentemente la perdono anche gli uffici da loro dipendenti. Se un sindaco non crede più nella funzione sociale dell’impresa pubblica come possono crederci i lavoratori di quell’impresa?

Domanda CB: La cellula operativa della polizia mortuaria è sempre stata il Comune, oggettivamente articolare e declinare il fenomeno funerario italiano su un numero così rilevante ed atomizzato di potenziali gestori (ogni comune deve disporre di almeno un cimitero, di un proprio regolamento municipale e dei necessari servizi necroscopici) sta diventando un notevole esercizio di certosina pazienza: ecco allora gli A.T.O.C. ambiti territoriali ottimali. Ma quest’ultimi, acquisendo piena titolarità nelle funzioni prima in capo all’Ente Locale, condurranno davvero ad una ragionevole  e ragionata semplificazione nell’azione di polizia mortuaria o si tratterà dell’ennesima e vacua sovrastruttura organizzativa?

Risposta GG: Sono nettamente a favore di questa rivoluzione copernicana degli ambiti territoriali ottimali cimiteriali (ATOC) sia perché è la risposta che in molti altri settori di servizio pubblico locale è stata data negli ultimi anni (pensiamo all’acqua, all’energia, ai rifiuti, ecc.) sia perché l’ambito territoriale ottimale è sempre più legato al luogo di produzione dei defunti e cioè l’ospedale, la residenza per anziani.
prima si moriva in casa. Ora si muore, almeno nel 70-80% dei casi, in luoghi diversi dalla casa, che per loro natura sono degli hub, dei concentratori di malati o di persone anziane. Se quindi le funzioni di sanità si organizzano su scala comprensoriale, anche quelle a valle (cioè trasporto funebri, cimiteri, crematori, polizia mortuaria) occorre che abbiano una dimensione comprensoriale. Mi chiede poi se si semplificherà  la vita degli operatori con gli ATOC. La risposta è decisamente si: al posto di 8.000 regolatori ne avremo 400 o anche meno. Maggiore uniformità tra territori contigui per regole, tariffe e pianificazione e, aggiungo ottimizzazione gestionale (il che significa personale più preparato). A mio avviso si tratta di semplificazione e non di neo burocratizzazione.

Domanda CB: L’Italia ha tante bellezze artistiche. Tra queste pure i cimiteri. Cosa sta compiendo Federutility SEFIT in questo campo?

Risposta GG: SEFIT vuole valorizzare sempre più il patrimonio cimiteriale italiano esaltando, ove vi siano, le peculiarità turistiche e monumentali di taluni cimiteri. Pochi sanno che buona parte della produzione artistica scultore italiana dell’Ottocento è dentro i cimiteri e per apprezzarla occorre visitarli. Sono sempre più le iniziative assunte dai vari gestori di cimitero che vanno in questa direzione. SEFIT intende favorirne il coordinamento, cercare di aumentare le risorse economiche disponibili alla manutenzione cimiteriale, favorire il recupero delle tombe abbandonate. Anche per questo motivo abbiamo promosso un incontro col Ministro Franceschini per stimolare Governo e Parlamento a prevedere specifiche norme in tal senso. Parte di queste norme sono già contenute nell’AS1611.

Domanda CB: Ecco, ci parli di questo disegno di legge. Sarà un’altra promessa o Lei pensa che abbia un futuro?

Risposta GG: In Italia è difficile riformare. E anche il settore funebre e cimiteriale non è da meno. Molte sono le resistenze al cambiamento. SEFIT vede nell’AS1611 il veicolo legislativo per andare nella giusta direzione e ammodernare il sistema funebre e cimiteriale italiano, portandolo ai livelli dei più avanzati Paesi europei. E’ da troppo tempo che un sistema di veti incrociati non permette cambiamenti legislativi in campo funerario. SEFIT farà la sua parte per favorire l’emanazione di questi provvedimenti, e se tarderanno ad uscire, o peggio resteranno al palo, è bene che si sappia che i frenatori sono altri.

 

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