Fattori che influenzano lo sviluppo della cremazione

Fattori che influiscono positivamente sullo sviluppo della cremazione

Lo sviluppo della cremazione è una necessità, specie nelle grandi città, dove vi è difficoltà a trovare spazi nei cimiteri. Viene ritenuta, sostanzialmente a ragione, più ecologica delle altre forme di sepoltura. E’ percepita dai cittadini come più economica delle altre forme di sepoltura. Nel suo sviluppo è determinante avere impianti a distanza limitata (ad es. entro un raggio di 30 chilometri).

Elementi negativi e frenanti il suo sviluppo sono:

* La lontananza dal crematorio;
* La frammentazione temporale della cerimonia, dovuta alla serialità degli interventi

(partenza da un anonimo servizio mortuario ospedaliero, funzione religiosa in Chiesa, ritualità nell’addio al
crematorio, attesa delle ceneri, consegna delle ceneri e affido, dispersione o sepoltura);

* La mancanza di una posizione chiara della Chiesa in materia

soprattutto la carenza di una liturgia per chi sceglie la cremazione;

* La dichiarata contrarietà di alcune grandi religioni a tale pratica (vietata, ad esempio, dalla Chiesa Ortodossa, dall’Islam e dall’Ebraismo)
* La carenza di sistemi di memorializzazione propri della sepoltura di urne cinerarie

(i cimiteri sono orientati al seppellimento di feretri, non di urne)

* Una normativa incompleta e poco chiara per l’applicazione, frutto di stop and go,

di interventi dapprima statali, poi regionali e ora comunali:

una situazione applicativa a macchie di leopardo sul territorio.

* la difficoltà di installazione di nuovi impianti, per il timore (inconscio, ma non reale) di inquinamento.

E’ più un problema psicologico, dato dalla percezione che dalla ciminiera esca un distillato di morte e non, come succede nella stragrande maggioranza dei casi, fumi controllati, con livelli di emissione entro i range ammessi.

E nelle prossime righe potrete trovare i links ad alcuni articoli che trattano la materia, in ordine di data dal più recente al più vecchio come inserimento:


Conservazione delle ceneri extra moenia: illegittimità della creazione, ex novo, di un cimitero privato per sole urne.

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39 thoughts on “Fattori che influenzano lo sviluppo della cremazione

  1. Michele Facchini

    Buonasera,
    sto cercando di aprire un attività di cremazione animali d’affezione a Bari.
    L’Asl mi dice che sarebbe un industria insalubre.
    Potrebbe darmi qualche elemento per controbattere questa tesi
    Grazie Michele

    1. Carlo

      X Michele,

      Il crematorio è un impianto termico a bassa potenzialità.

      In passato il crematorio era considerato industria insalubre di I classe (fino al D.M. 23/12/1976), ma poi non è più stato inserito in questo novero, che ora è stato aggiornato con D.M. 5 settembre 1994 “Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie” (GG.UU. 20 settembre 1994, n. 220, suppl. ord. e 10 dicembre 1994, n. 288, suppl. ord.).

  2. Carlo

    X Castagna,

    Non mi addentro, per manifesta incompetenza, nei meandri del diritto societario, per la costituzione di un’impresa di gestione del crematorio.

    Si rammenta, però, che la cremazione ai sensi della Legge n. 440/1987 e della Legge n.130/2001 è servizio pubblico locale assicurato alla cittadinanza nelle forme e modalità di cui all’Art. 113 D.Lgs n. 267/2000, si consiglia di consultare detta norma nella più recente versione, dati i numerosi cambiamenti che essa ha subito negli ultimi tempi, rispetto al testo originale (de facto, l’Art. 113 prefato è “morbosamente” oggetto delle attenzione del Legislatore quasi tutti gli anni, con l’approvazione della Legge di Stabilità, e di conseguenza viene profondamente novellato, in base alle nuove esigenze (spendig review?) della contabilità e sostenibilità finanziaria per gli Enti Locali titolari del servizio stesso.

    No, comunque non esiste alcuna disposizione di legge a conoscenza dello scrivente che imponga l’obbligo di una sorta di patentino speciale per condurre un impianto di cremazione.

    È invece necessario, ai sensi del comma 1 dell’articolo 80 del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria, l’autorizzazione nominativa per il personale che ivi svolga tale funzione.

    La norma nulla dice a riguardo alla formazione. Ciò nonostante l’Amministrazione comunale potrebbe regolare la materia prevedendo per il rilascio di detta autorizzazione la valutazione ad esempio della conoscenza delle norme in materia di polizia mortuaria, anche come titolo necessario per partecipare alla gara di affidamento del servizio, se il comune non lo eroga – naturalmente – in economia diretta.

    Dal punto di vista operativo è invece importante avere contezza e cognizione tecnica per l’uso dello specifico impianto (in genere è il costruttore del forno che provvede ad un minimo di informazione).
    È poi utile conoscere la tipologia di autorizzazioni amministrative richieste per poter dar corso ad una cremazione e le registrazioni imposte dalla legge, nonché le segnalazioni al Comuni in caso di venuta conoscenza di violazioni delle suddette procedure (ad es. all’arrivo del feretro).

    Si ricorda, infine, la recente riforma del codice degli appalti, per certi versi, ancora in itinere.

  3. Castagna

    Volevo cercare di capire che tipo di autorizzazioni servono per cercare di costituire una società di gestione forno crematorio??

  4. Kristina

    Salve, sto lavorando per un project financing..vorrei sapere se qualcuno mi sa indicare i prezzi di installazione di un forno crematorio in quanto non si trovano informazioni a riguardo.. giusto un’idea indicativa.

    grazie

    1. Redazione

      x Kristina
      una linea forno + abbattimento fumi, è capace di costare da 500.000 + IVa /10%) in su. Ovvio oltre all’immobile, al collegamento rete gas, energia elettrica, ecc.

    2. enrico

      Buongiorno,
      per sua cognizione: impianto acquistato un anno e mezzo fa, installato, messo in funzione con annessi e connessi e cremulatore dei resti €625.000.
      ovviamente esclusi allacci , struttura ecc.ecc.

  5. Carlo

    Con l’articolo 162 della L.R. 28 aprile 2006, n. 4 “Legge finanziaria regionale per l’esercizio 2006 (art. 11 legge regionale 20 novembre 2001, n. 25)”, la Regione Lazio ha disciplinato la dispersione e l’affidamento delle ceneri sul suo territorio, nelle more di una organica disciplina regionale in materia funeraria e di polizia mortuaria. La norma è entrata in vigore a far tempo dal 30 aprile 2006, ma per quanto specificato al comma 5 dell’articolo 162 per l’affidamento familiare è necessario che preventivamente il Comune abbia adottato specifico regolamento in materia.

    Si richiama, a tal proposito la dirimente, per la fattispecie in esame, la Sentenza del T.A.R. Lazio, sede di Roma, Sez. 2-bis, n. 3407 del 4 aprile 2013.

    Il T.A.R. per la regione Lazio, con la sentenza richiamata in oggetto, infatti, si è pronunciato in materia di rilascio dell’autorizzazione alla dispersione delle ceneri, argomentando come, nella regione Lazio, tale istituto non sia condizionato dall’adozione di specifiche norme regolamentari comunali.

    Il punto di rilevanza sostanziale nella vicenda è la questione della necessità, o meno, di un Regolamento comunale (sia che si tratti di regolamento specifico, sia che si tratti di modifiche od integrazioni di regolamenti comunali preesistenti), cioè se l’adozione di questo ulteriore strumento regolamentare sia essenziale, sostanziale, ai fini dell’applicazione dell’art. 162 L.R. (Lazio) 28 aprile 2006, n. 4 (e, “a monte” di questa, della L. 30 marzo 2001, n. 130), oppure se questa costituisca un’impostazione errata, magari non trascurando di segnalare, incidentemente, come il citato art. 162, al comma 5 preveda che, nel caso dell’affidamento dell’urna cineraria, questo possa avvenire ad un “affidatario, unico, previamente indicato in vita dal defunto”, aspetto su cui poco si discute, oppure che è stato affrontato attraverso atti amministrativi di vario ordine e contenuto, anche ammissibili quando rimangano nell’alveo delle misure organizzative, non quando incidano sui c.d. diritti di cittadinanza e connesse esigenze di uniforme trattamento dei cittadini. Obiettivamente, la norma legislativa regionale, almeno sul punto considerato dall’art. 162, comma 2, non richiede proprio norme ulteriormente attuative, ma soprattutto non può considerarsi come, in questo ambito di regolazione, neppure sussistano i presupposti per l’esercizio della potestà regolamentare da parte dei comuni, sia che la si valuti alla luce dell’art. 7 testo unico, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e succ. modif., sia che la si commisuri nell’ottica dell’art. 117, comma 6, terzo periodo, Cost.
    E’ ben vero che l’art. 162, comma 5 L.R. (Lazio) 28 aprile 2006, n. 4, dopo avere considerato nel primo periodo la questione del soggetto potenzialmente affidatario, e al secondo periodo alcune registrazioni dell’affidamento dell’urna cineraria, al terzo periodo prevede un “regolamento comunale”, cui è attribuita la definizione di alcuni aspetti: a) le dimensioni delle urne, b) le caratteristiche dei luoghi di conservazione da parte dei privati in modo da garantire la sicurezza da ogni forma di profanazione e c) ogni altra prescrizione di carattere igienico sanitario, nonché d) le modalità di rinuncia all’affidamento, e) di consegna dell’urna cineraria al comune in caso di decesso dell’affidatario o di rinvenimento dell’urna stessa da parte di terzi. Come si vede, il contenuto di un tale “regolamento comunale” si colloca su piani rispetto a cui l’istituto della dispersione delle ceneri è del tutto, e chiaramente, estraneo.

    Quindi, secondo almeno il Giudice Amministrativo, guarda caso, proprio della Regione Lazio, la dispersione su espressa e scritta volontà del defunto è già operativa e la relativa istanza non può esser rigettata, adducendo a motivazione la mancata disciplina di dettaglio di questa destinazione delle ceneri nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Attenzione: nel Nostro Ordinamento una sentenza fa stato tra le parti e non è automaticamente applicabile a casi analoghi, tuttavia questo può esser un precedente importante cui eventualmente appellarsi, in sede di giudizio contenzioso amministrativo.

      1. Redazione

        x Claudio
        1. In risposta alla domanda 1. Sia la gestione del cimitero che il Servizio di recupero salme di deceduti sulla pubblica via, sono servizi essenziali da garantire da parte del Comune. Possono essere svolti da affidatario di servizio pubblico, in possesso delle caratteristiche prescritte dalla procedura di affidamento. Ove Lei ritenga non siano state seguite le procedure corrette, può segnalare la circostanza all’Autorità anticorruzione. Di sicuro per la gestione di un cimitero non occorre essere esercente l’attività funebre, trattandosi di attività completamente diversa.
        Anzi in diverse regioni è richiesta la separazione societaria tra attività funebre attività do gestore del cimitero.
        Per raccogliere salme di deceduti sulla pubblica via di norma occorre essere autorizzati al trasporto funebre (e, in talune regioni ciò è possibile anche in maniera distinta dall’esercizio dell’attività funebre, che si ricorda è lo svolgimento in forma congiunta di una serie di varie attività: trasporto funebre, agenzia d’affari, commercio in posto fisso di prodotti funerari).
        La questione del trasporto di un feretro da una parte ad un’altra di uno stesso cimitero ci sembra una questione di lana caprina (anche questa una sorta di bega locale). Difatti spesso il feretro è scaricato dall’autofunebre sulla strada o nel piazzale e caricato su una barella per il trasporto interno al cimitero. Che poi si debba fare un tratto più lungo o più corto per portarlo alla sepoltura e si entra ed esca con la barella da un cancello e si entri in un altro pare proprio questione di lana caprina. Il feretro è preso in carico dal gestore del cimitero e questo basta e sinceramente è strano che occorra un carro funebre per fare un tragitto del genere.
        2. in risposta alla domanda 2. Sono beghe di nessun interesse per i nostri lettori. Se crede di aver ragione, si rivolga ad un avvocato e faccia studiare la cosa da un legale, chiedendo l’accesso agli atti del Comune.

  6. Roberto

    Tra le ultime volontà, scritte, di mio padre c’erano quelle di voler essere cremato e dello spargimento delle ceneri. A voce ha sempre detto che voleva essere sparso su monte sulla cui sommità c’è un santuario. Dopo la sua morte abbiamo provveduto alla cremazione, ma non possiamo spargere le ceneri perché né il comune di residenza di mio padre, né il comune confinante su cui sorge il monte prevedono lo spargimento delle ceneri. Dal comune di residenza di mio padre abbiamo ottenuto il permesso di mantenere le ceneri in casa e sul documento è scritto che possiamo tenerle in attesa dell’autorizzazione allo spargimento.
    Le onoranze funebri che ci stanno seguendo – tra l’altro sono persone molto professionali e attente – ci hanno comunicato che nessuno dei due comuni (ambedue del Lazio) al momento sta valutando la questione e pertanto potrebbe passare molto tempo prima che possiamo esaudire il desiderio di mio padre.
    Mi chiedevo se, come privati cittadini, potessimo inoltrare una richiesta al Consiglio Comunale del nostro comune di residenza (non credo che possiamo farlo per l’altro Comune) per chiedere che si deliberi in merito e ci si doti di un Regolamento cimiteriale che preveda lo spargimento delle ceneri.
    Sono totalmente a digiuno della materia e delle questioni legali in merito, ma visto che a livello nazionale è possibile lo spargimento delle ceneri, la mancanza di un Regolamento comunale in tal senso mi sembra una mancanza che debba essere colmata. Tra l’altro il cimitero comunale dove mio padre aveva la residenza non ha nemmeno un cinerario comune o uno spazio predisposto per lo spargimento delle ceneri.
    In attesa di una Vostra risposta, porgo i miei più cordiali saluti e sinceri auguri per il nuovo anno

  7. Carlo

    X Rosa,
    Sì, la procedura delineata mi pare proprio corretta ed ineccepibile.

    Premesso che la definizione di centro abitato non è rinvenibile in termini univoci nel quadro normativo, soccorrono, allo scopo, l’esistenza di criteri empirici elaborati dalla giurisprudenza amministrativa (Sulla nozione di “centro abitato”, si richiama la massima del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia 25/10/1990 n. 365). formatasi sul punto. In Italia la definizione di centro abitato è data dal Codice della strada (D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285), all’art. 3. Un centro abitato è definito come un «insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada. Il concetto di centro abitato non deve mai esser confuso con quello di “CASE SPARSE” ossia edifici isolati, magari preesistenti al cimitero stesso o al Testo Unico Leggi Sanitarie che si trovino occasionalmente entro il raggio dei 50 metri, sempre da calcolare come distanza dalla recinzione del sepolcreto. Il vincolo cimiteriale, infatti, comporta il divieto assoluto di costruire entro la zona cuscinetto.

    Occorre senz’altro la variazione al piano regolatore generale che incide sulle fasce di rispetto ex Art. 338 Regio Decreto n. 1265/1934 ed anche a quello cimiteriale, per individuare e disegnare all’interno del camposanto la nuova area destinata ad accogliere il crematorio, il quale deve necessariamente esser collocato all’interno del muro di cinta. Vale sempre il limite minimo ed invalicabile dei 50 metri di distanza.

  8. Rosa

    Per essere ancora più specifici: se la prima casa dell’abitato che si trova a 52 metri dal profilo della nuova cinta cimiteriale ridisegnata in variante al PRG come ampliamento del cimitero, nuova cinta che conterrebbe appunto il crematorio in project-financing – allora si può fare ?

  9. Carlo

    X Rosa,

    il crematorio è impianto cimiteriale (ancora facoltativo perché la sua presenza, sempre più strategica, eccede comunque il minimo delle dotazioni tecnichedi cui un cimitero debba disporre per esser considerato come tale) e pe questa ragione deve esser realizzato all’interno del perimetro cimiteriale ex Art. 78 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR n. 285/1990. La Legge n. 130/2001 con il proprio Art. 6 comma 2 non ha novellato questa norma, che, così, rimane pienamente in vigore, anzi essa attribuisce al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale, la gestione e, soprattutto, la costruzione dei crematori, implicitamente innovando l’Art. 343 comma 1 del Testo Unico Leggi Sanitarie, il quale, invece, parlava in termini di concessione gratuita da parte del comune di area cimiteriale su cui erigere l’ara crematoria. Con legge nazionale (Art. 28 Legge n.166/2002) è stato riformato l’Art. 338 del Testo Unico Leggi Sanitarie, recante disposizioni sulle zone di rispetto cimiteriali, con cui, appunto si separa il sepolcreto dal centro abitato; in questo modo parte dell’Art. 57 del DPR n. 285/1990 (norma secondaria di rango regolamentare), è stata, ex se, abrogata per sopravvenuta incompatibilità. Secondo la nuova formulazione dell’Art. 338 Testo Unico Leggi Sanitarie la fascia di rispetto, con atto del consiglio comunale, una volta recepito il parere dell’AUSL, può esser sì compressa, anche per favorire futuri ampliamenti, ma non oltre i 50 metri che rappresentano un limite inderogabile ed assoluto, oltre il quale né il centro abitato, né il camposanto possono espandersi, poiché è bene mantenere una sorta di cuscinetto tra la città dei vivi e quella dei morti

    In passato il crematorio era considerato industria insalubre di I classe (fino al D.M. 23/12/1976), ma poi non è più stato inserito nell?’elenco, che ora è stato aggiornato con D.M. 5 settembre 1994 ?Elenco delle industrie insalubri di cui all?’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie? (GG.UU. 20 settembre 1994, n. 220, suppl. ord. e 10 dicembre 1994, n. 288, suppl. ord.).

  10. Rosa

    se all’esterno del recinto cimiteriale il Comune individua un’area per la realizzazione del crematorio – area in ampliamento con variante al PRG – da realizzarsi in project-financing col privato però il profilo del vincolo cimiteriale é stato nel corso degli anni ridotto a 50 mt per la prossimità al muro cimiteriale delle zone residenziali, esiste qualche ostacolo alla sua realizzazione?

  11. Carlo

    X Maurizio Mauro,

    Si tratta di fondare unì associazione, che deve, oltretutto, avere ottenuto il riconoscimento (ex art. 12 CC, abrogato; oggi vale il DPR 10/2/2000, n. 361; la competenza al riconoscimento della personalità giuridica è oggi regionale).

    In pratica, un certo numero di soci costituiscono con atto pubblico (dinnanzi ad un notaio) un’associazione, avente tra i propri scopi la cremazione dei cadaveri dei propri associati) e quindi avviano le procedure regionali per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica.

    Ecco qualche Link utile:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_%28diritto%29
    http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_di_promozione_sociale
    http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazioni_non_lucrative_di_utilit%C3%A0_sociale
    http://www.agenziaperleonlus.it/

  12. maurizio mauro

    buona sera vorrei sapere come creare un associazione per la cremazione (sono di Milano)
    senza dover passare dalle socrem o quelli di sanremo
    grazie dell’aiuto

  13. Cirillo

    Un informazione, sono un geometra, ed un mio cliente dovrebbe installare un forno crematorio in un area adiacente al cimitero (Regione Campania). Ora, le autorità comunali sono all’oscuro sulla normativa, e mi hanno chiesto di verificare, ma finora ho trovato poco, mi potreste aiutare? Mi basterebbe conoscere la normativa attuale in campo sanitario ed urbanistico o territoriale. Grazie.

    1. Bandolo

      X Cirillo.
      Legga questi commenti che sono esaustivi.
      http://www.funerali.org/?page_id=2031&cpage=1#comment-22999
      Comunque nel suo caso:
      nell’intorno del cimitero vi è divieto di costruzione in tutta l’area di rispetto.
      L’unica possibilità è che sia il Comune che decide di ampliare il cimitero e acquisisce l’area al demanio cimiteriale. Nell’ampliamento del cimitero può essere fatto il crematorio, ma solo se il Comune lo vuole. La procedura in tal caso è che sia lo stesso Comune a provvedere all’opera pubblica oppure, se non ha possibilità di finanziarlo direttamente, di inserirlo nell’elenco delle opere pubbliche da realizzare col ricorso a finanza di privati (piano triennale delle opere pubbliche) da approvare dal nei modi di legge.
      Poi verrà scelto se seguire la strada del project financing o quella della concesisone di costruzione e gestione. Recentemente è stato inserito nel Codice degli appalti pure il contratto di disponibilità.

  14. Carlo

    No, non è possibile. Un impianto di cremazione può essere edificato solo entro il perimetro del cimitero (o con un suo ampliamento da approvarsi e realizzarsi a norma delle Leggi Sanitarie), ex Art. 78 DPR n.285/1990: quindi, ordinariamente, può essere realizzato dal Comune, anche ai sensi dell’Art. 6 Legge n.130/2001, il quale ha innovato l’Art. 343 comma 1 Testo Unico Leggi Sanitarie. La cremazione infatti, è servizio pubblico locale.
    È possibile proporre ad un Comune la realizzazione di un crematorio (ma è il Comune che può accettare o meno) con fondi privati, da un privato con la tecnica della finanza di progetto (project financing).
    L’opera viene realizzata dal privato, che è un concessionario di servizio pubblico per un certo numero di anni. Esistono specifiche leggi (lavori pubblici) in materia. La gestione dell’impianto spetta al comune nelle forme di cui all’Art. 113 Testo Unico Ordinamento Enti Locali D.LGS n.267/2000.
    Per quanto concerne l’investimento necessario, si può stimare che compreso l?immobile, il forno e gli apparecchi per abbattimento fumi, il costo di un crematorio sia dell’ordine di 2,5 milioni di euro almeno.

  15. Alessandro

    Regione Puglia

    Forno crematore si trova solo a Bari

    Vorrei sapere quanto costa farsi cremare a Bari e poi affidare le ceneri ai parenti per disperderle
    Quanto costa questa operazione?

  16. Carlo

    la Regione Sardegna a tutt’oggi non ha ancora legiferato in merito. Pertanto Lei non può disperdere le ceneri in Sardegna fino a che la regione sarda non abbia legiferato (presumibilmente tra più di un anno ancora).

  17. over_the_reckoning

    Vorrei sapere se esiste un krematorium in provincia di PA dal momento che in alcuni cimiteri del capoluogo ci sta il problema di sovraffollamento bare che attendono di trovare un loxulo disponibile.

  18. Carlo

    Gentile Stefania,

    non so da quale Regione Lei mi scriva, in ogni caso il consiglio è di rivolgersi alla So.CREM più vicina alla Sua città.

  19. stefania

    salve,vorrei sapere se esiste un sito o un’associazione dove potersi iscrivere in caso di cremazione,sono interessata a farlo ma non so dove rivolgermi,grazie

  20. Carlo

    Regione Sardegna

    Cagliari

    So.Crem
    Società Sarda per la Cremazione

    Indirizzo
    Via Sardegna n. 135 – 09124 Cagliari

    Telefono
    070/663411

    Fax
    070/664324

    Sito Internet

    Posta elettronica
    socremcagliari@virgilio.it

    Segreteria
    Leonardo Paolillo

    Orari – Accoglienza
    Martedì e Venerdì dalle 10:00 alle 12:00

    Presidente della So.Crem
    Carlo Mascìa

    Se non ci si fida dei famiglairi si può sempre ricorrere alla volontà testamentaria nelle sue tre forme: testamento pubblico, olografo e segreto. Naturalmente si può nominare un esecutore testamentario secondo le procedure dettate dal Codice Civile.

  21. Pasquale

    Mi hanno detto di trovare una associazione per farsi cremare, ma pare che mi è troppo difficile io ò 75 anni e sono scappato di casa ma della mia morte non vorrei farlo sapere a nessuno, quando sarà, non sono tanto speciale con il computer, ma loro sapranno spiegarmi cosa devo fare senza tanti preampoli. Attualmente risiedo in Provincia di Cagliari. Nel ringraziarvi distindi saluti. Pasquale.C.

  22. Necroforo

    Ai sensi dall’Art. 6 comma 2 Legge 30 marzo 2001n. 130 la gestione dei crematori spetta ai comuni, che la esercitano attraverso una delle forme previste dall’articolo 113 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.

    Prima, invece, ai sensi del Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 il comune sarebbe stato obbligato a concedere gratuitamente l’area dove costruire un impianto di cremazione.

    Ai termini dell’Art. 78 comma1 DPR 10 settembre 1990 n. 285 il crematorio deve insistere su suolo cimiteriale ed il cimitero, ex Art. 824 Codice Civile, è demanio comunale.

  23. Matteo

    Salve a tutti, scrivo perche’ sarei interessato a costruire un forno crematorio in Provincia di Torino, ma non riesco a capire se devono essere comunali o possono essere privati….mi aiutate perfavore…..grazie a tutti in anticipo….

  24. Carlo

    Per la realizzazione e l’apertura di un nuovo impiano di cremazione il riferimento obbligato è l’Art. 6 commi 1 e 2 della Legge 30 marzo 2001 n. 130 recante disposizioni in materia di cremazione e successiva destinazione delle ceneri.

    Scompare, quindi, definitivamente dal nostro ordinamento di polizia mortuaria il dovere, inizialmente, ammesso dal Regio Decreto n. 1265/1934 di assegnazione a titolo gratuito da parte del comune di un area su cui edificare un forno crematorio.

    La cremazione rimane quindi un servizio pubblico, pur se a titolo oneroso dopo l’avvento dell’Art. 1 comma 7bis della Legge 28 febbraio 2001 n. 26.

    La legge n. 130/2001 detta le norme sulla localizzazione dei crematori , di tutela degli aspetti ambientali, di prescrizione su ciò che deve essere previsto (il crematorio deve insistere entro il perimetro cimiteriale).

    Queste regole generali e di principio sono sovraordinate rispetto alla potestà legislativa regionale in tema di polizia mortuaria e, pertanto, sono da considerarsi pienamente in vigore su tutto il territorio nazionale.

  25. elisabetta

    La normativa riguardante le cremazioni sembra essere al quanto confusa dove ci si deve rivolgere per sapere la legge esatta che permetterebbe l’apertura di un forno crematorio privato se possibile? O è solo l’ente pubblica a potersi occupare di tale attività?

  26. Carlo

    Dopo l’entrata in vigore dell’Art. 1 comma 7bis della legge 28 febbraio 2001 n. 26 tutti i trasporti funebri (di salme e cadaveri) sono divenuti a titolo oneroso con l’implicita abrogazione della gratuità enunciata dall’Art. 19 DPR 10 settembre 1990 n. 285. Si richiama anche il parere del MInistero degli Interni Sportello delle autonomie, prot. n. 15900/1371/L.142/1bis/31.F in data 13 febbraio 2007. e la risoluzione sempre del del Ministero dell’Interno n.15900/1371/L.142/1bis/31.F del 13.02.2007 in merito ai casi di residuale grautità come il cosidetto “recupero Salma”
    Se la famiglia del defunto si accolla anticipatamente il costo del servizio e riceve il nulla osta degli organi di Polizia Giudiziaria per trasportare la salma in luogo autorizzato a compiere materialmente il servizio sarà l’impresa prescelta dagli stessi famigliari, altrimenti provvederà la ditta selezionata dalle forze dell’ordine. La destinazione naturale di salma rinvenuta in pubblico luogo è il deposito d’osservazione (Art. 13 DPR 285/1990) il quale può esser fisicamente individuato anche presso l’istututo di medicina legale. Con il nulla osta della polizia giudiziaria la salma può anche esser trasferita presso una camera ardente (DPR 14 gennaio 1997) pubblica o privata solo laddove previsto da apposita legge regionale.

  27. GIUSEPPE

    Buongiorno,
    vorrei sapere se sul luogo di un incidente mortale, in un comune nel quale non e’ stato ancora emesso il calendario delle turnazioni per i servizi di pubblica assistenza (in questo caso un recupero stradale) le forze dell’ordine possono chiamare arbitrariamente una ditta di onoranze funebri contro la volontà dei famigliari che ne vorrebbero un’altra di loro fiducia, che addirittura è già sul luogo dell’incidente con tutta l’attrezzatura pronta per il recupero, perchè chiamata dai famigliari. La ditta all’arrivo del carro funebre chiamato dalle forze dell’ordine ha dovuto andare via e lasciare il lavoro alla ditta che aveva delle “amicizie” con i carabinieri. E’ un comportamento plausibile? Come posso comportarmi? A chi mi devo rivolgere contro questo sciacallaggio?
    Grazie

  28. Carlo

    Art. 19 commi 3 e 4 dela regolamento regionale lombardo 9 novembre 2004 n. 6 così come modificato dal Reg. Reg. n. 1/2007.
    La regione Lombardia, con la D.G.R. n. 8/4642 del 4 maggio 2007 recante “Attività funebri e cimiteriali: documento ‘Gli impianti di cremazione in Lombardia’ ai sensi del reg.reg. n. 6/2004” aveva individuato le linee sulla base delle quali riconoscere e/o autorizzare impianti di cremazione nella regione.
    Tale documento è stato modificato con la D.G.R. n. 8/9052 del 4 marzo 2009.
    In buona sostanza, per costruzione e proprietà degli impianti di cremazione trovano applicazione i principi della Legge 130/2001 dalla quale nemmeno la la Regione Lombardia sembra discostarsi.

  29. carlojil

    Buongiorno a tutti,

    se possible vorrei sapere il regolamente che determina la possibilità di costruire forni crematori i lombardia o in provincia di varese.
    Nella mia città si tratta questo argomento da oltre 3 anni ma per ora nulla di fatto.

    Quali sono le credenziali necessarie al raggiungimento di questo “importante” obiettivo ?

    Grazie

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