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L’estumulazione nelle sepolture perpetue — 159 commenti

  1. Buongiorno e davvero molti complimenti per il sito che grazie a domande e risposte si riesce a capire molto su questa materia intricata
    Arrivo alla domanda : mi giunge una raccomandata da parte della confraternita proprietaria del cimitero dove vi sono sepolti i cosiddetti assentati cioè persone che con sacrificio in vita hanno acquistato nel corso degli anni il loculo e gli annessi sopratutto perché attratti dall’obbligo di perpetuità che esula Da ogni regolamento comunale così come per le cappelle private o gentilizie. La lettera della confraternita mi comunica che un mio congiunto li seppellito in loculo confraternita in qualità di assentato dovrà essere estumilato per il trascorrere della “CONCESSIONE” in ossequio al regolamento comunale. Cosa c’entra il regolamento comunale ???? Non si capisce. E i resti mortali traslati in cassettine di zinco in ossario. La cosa ancora più assurda è che chi paga nuovamente il loculo per euro 1600 potrà ottenere la non estumulazione del proprio congiunto e chi non paga deve sgomberare….. perché? Perché io loculo in un modo o nell’altro viene ugualmente rivenduto.
    Adesso mi chiedo: non è illegale tutto ciò visto che la confraternita in alcun modo può rifarsi al regolamento cimiteriale comunale per lestumulaziiine a carattere perpetuo?
    Non è una associazione a delinquere truffare così le persone che ignare dei regolamento delle confraternite credono che tutto ciò sia legale e quindi passivamente obbligate e prese in giro ad accettare una truffa del genere?
    Dove vanno a finire i soldi delle estumulazioni di centinaia di defunti che la confraternita incassa senza emettere nessuna fattura?
    Perfavore datemi lumi perché ho tutte le intenzioni di fare una querela alla locale procura della repubblica.
    Grazie
    Franco

    • X Franco,

      grazie, innanzi tutto per l’immeritata fiducia!

      Nella complessa materia delle concessioni cimiteriali, se escludiamo la normativa quadro nazionale (Capo XVIII D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) il vero “dominus” è il regolamento comunale di polizia mortuaria.

      Tutti i cimiteri pubblici e quindi demaniali o residualmente “particolari” cioè privati ex art. 104 comma 4 D.P.R n. 285/1990 sono sempre e comunque posti sotto la sorveglianza del Comune quale titolare ultimo della funzione cimiteriale (art. 824 comma 2 Cod. Civile, Artt. 337, 343, e 394 Testo Unico Leggi Sanitarie di cui al R.D. 27 luglio 1934 n. 1265)

      dal 10 febbraio 1976 in poi sono vietate le concessioni perpetue, poiché l’Art. 71 commi 2 e segg del R.D. n. 1880/1942 è stato formalmente abrogato con l’entrata in vigore del D.P.R. n. 803/1975, ogni atto contrattuale formato in difformità rispetto a questa nuova norma è da ritenersi NULLO DI DIRITTO e perciò privo di qualunque effetto!

      L’art. 63 D.P.R. 10/09/1990, n. 285, recante l’approvazione del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria, ci fornisce qualche spunto di riflessione.

      In caso di concessioni di aree (art. 90 D.P.R. 285/1990), si ha un duplice fine funzionale e strumentale,.

      a) concessione dell’area, ad un dato fine (concessione che attiene al demanio dell’area cimiteriale, e puo’ essere oggetto di costituzione, con regolare atto di concessione, di diritti di terzi (rispetto al titolare della demanialità).

      b) costruzione sull’area, cosi’ concessa, di un edificio sepolcrale affinche si possa esercitare lo jus sepulchri.

      Il sepolcro, è sì di proprietà dei concessionari, anche se il suo diritto di utilizzo non e’ legato all’esercizio della proprietà di esso, bensi’ all’appartenenza alla famiglia ecc. ecc., sin quando duri la concessione, cessando questultima, il manufatto cessa di essere di proprietà dei concessionari, per divenire (accessione, art. 935 Cod.Civile) parte del demanio.
      Per inciso, si dovrebbe anche considerare quale sia la l’essenza prima ed il significato di demanio.

      Non si rileva incongruenza, qualora si tenga presente la distinzione tra la concessione dell’area, ad un dato fine, rispetto al manufatto erettovi.

      Ma, trattandosi di concessione ad “ente” (confraternita, corpo morale, congrega…), va tenuto sempre presente come vi sia un doppio livello di rapporti, il primo intercorrente tra comune ed ente, che puo’ anche essere (in relazione all’epoca in cui sia sorto) perpetuo. il secondo, invece, è intrattenuto tra l’ente e le persone appartenenti ad esso stesso.

      Sotto questo ultimo profilo la durata di permanenza di un feretro potrebbe anche essere a tempo determinato (essendo indipendente dal rapporto costituito tra comune e congrega).

      In caso di modifica dell’ordinamento dell’”ente” (per quelli ecclesiastici si veda anche la Legge n. 222 del 20 maggio 1985), cher avvenga, ovviamente, in conformità alla sua natura, l’ente dovrebbe porsi la questione se rapporti pregressi possano subire modifiche a seguito di una successiva diversa regolazione dei rapporti tra ente/appartenenti (aspetto su cui, in assenza di altri elementi, e’ ben difficile fornire indicazioni di sorta).

      La durata di questo secondo rapporto, che si sostanzia in un diritto d’uso, di tipo civilistico, sui loculi, e’ regolata dall’ordinamento dell’ente.

      In linea generale, dovrebbe pur sempre valere l’irretroattività della norma giuridica e contrattuale, bisognerebbe, però, consultare e scrutinare attentamente il provvedimento della confraternita con cui si incide unilateralmente sulla durata del rapporto concessorio, provocandone anzi tempo l’estinzione.

      Essa com’è stata motivata e giustificata? Quali ne sono i presupposti giuridici? Al momento non ho altri elementi per giudicare correttamente!

      Invero si sta, specie nei primi gradi della giurisdizione amministrativa, formando un orientamento piuttosto innovativo ed aggressivo sulle concessioni perpetue che ne legittimerebbe la riduzione temporale a concessioni a tempo determinato, in base a questo sviluppo argomentativo: la perpetuità di un rapporto instauratosi in epoche anche molto risalenti su beni (quali i sepolcri tutti) di natura demaniale finirebbe con il costituirsi implicito di un’occulta proprietà proibita, invece, espressamente dall’art. 823 Cod. Civile.

      • Caro Carlo grazie infinite per la risposta ma credo di non essermi saputo spiegare nella precedente domanda. Quindi ho avuto risposta in parte.
        PERFAVORE CERCA DI DARMI LUMI tenendo conto del mio commento di prima e anche di questo.
        Al comune della confraternita e del suo cimitero non interessa nulla….. ne esiste una ordinanza comunale ad esempio che intima alla confraternita di osservare il nuovo regolamento comunale di pol mort in riferimento sopratutto a tempi e modi di concessione loculi. Il comune per queste cose non ci entra visto il regime di perpetuità che una confraternita garantisce, altrimenti mi spieghi perché ci si compra il loculo in confraternita anziché al cimitero del comune?
        Il problema è che per batter cassa e fare mercimonio di loculi, è la confraternita che ha deciso tutto ad un tratto di rifarsi al regolamento di polizia mortuaria del comune per ciò che riguarda i tempi di concessione del loculo. Ma al comune non interessa nulla.
        In pratica è una truffa da parte della confraternita
        Insomma cosa devo fare? Io voglio querelare. Pensa che in questi due anni con la scusa che la confraternita deve osservare il regolamento del comune, sono stati estumulati circa 400 defunti facendo credere ai congiunti che si deve ore legge. Fai un po’ il conto 400 per 1600 euro. Dove sono sti soldi incassati senza tasse, senza scontrini ne fatture?
        Dai, perfavore Carlo, la cosa qui è seria. Dimmi come devo muovermi. Ho intenzioni di querelare. Grazie aspetto tue
        Franco

        • X Francesco,

          se si sono verificate o riscontrate delle indebite irregolarità fiscali o peggio ancora dei reati amministrativi o contabili è di rigore la segnalazione alla Magistratura o alla Guardia di Finanza.

          Se, come mi par di capire, il cimitero de quo, è un camposanto “particolare”, cioè non demaniale, ma di proprietà di un corpo morale/confraternita/congrega…situazione tollerata dalla Legge (art. 104 comma 4 D.P.R. n. 285/1990) purchè l’impianto del cimitero privato sia avvenuto prima dell’entrata in vigore dell’attuale Testo Unico Leggi Sanitare – R.D. 27 luglio 1934 n. 1265, il rapporto giuridico (cessione del diritto d’uso) che s’instaura tra la confraternita e l’utente del servizio cimiteriale è di natura tipicamente inter-privatistica, rimanendone, quindi, estranea la pubblica amministrazione, per dirimere eventuali controversie sulla durata di tale rapporto (in perpetuo? a Tempo determinato) il Giudice da adire è quello ordinario, in sede civile.

          Questo non significa, certo, che in un cimitero privato possa regnare l’arbitrio, il capriccio più sfrenato o, ancora, l’anarchia.

          Il Comune, comunque, deve mantenere un ferreo controllo sull’attività cimiteriale sia essa pubblica (nella parte preponderante data la demanialità quasi totale del nostro sistema cimiteriale) o residualmente privata, vigilando sugli statuti delle confraternite e vagliando attentamente i loro atti interni di regolazione o disciplina per l’uso dei posti feretro.

          Ad esempio: ex art. 102 D.P.R. n. 285/1990 l’autorità municipale, soprattutto se si tratti di un cimitero privato, deve ponderare attentamente i titoli di sepoltura, ossia la legittimazione dei defunti, ad esser accolti in quella determinata struttura sepolcrale. Per esser tumulati nel cimitero privato di una confraternita occorre esser associati e membri della stessa, secondo modalità e procedure dettate dallo statuto dell’Ente, non sussiste proprio l’ipotesi di una concorrenza di mercato (=guerra sui tariffari per i loculi) in ambito sepolcrale, poichè i servizi cimiteriali e le relative aree sono affidati in regime di monopolio pubblico al Comune.

          IL Comune, in alcun modo, può abdicare da questo suo dovere istituzionale, proprio per l’eccezionalità, invero vista con molta diffidenza dal Legislatore, dell’istituto “cimitero privato” nel nostro ordinamento nazionale di polizia mortuaria.

          Quindi anche il camposanto di proprietà privata deve necessariamente soggiacere alla potestà regolamentativa comunale, soprattutto per gli aspetti igienico-sanitari.

          Si richiama l’art. 92 comma 4 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 sul divieto assoluto di mercimonio (lucro o speculazione) sugli spazi sepolcrali, principio ribadito anche dal paragrafo 14.3 della circolare ministeriale esplicativa del regolamento statale di polizia mortuaria 24 giugno 1993 n. 24

          Rimango sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti o delucidazioni.

          Saluti BY Carlo

  2. X Comune di XYZ

    Ma l’estumulazione, d’ufficio, con la conseguente collocazione delle ossa non richieste per un’ulteriore sepoltura privata e dedicata in ossario comune, non dovrebbe legittimamente eseguirsi alla scadenza della concessione?.

    In ogni caso i defunti già tumulati non possono esser “sfrattati” dal nuovo padrone (?) di casa, in effetti la legittimazione ad intervenire sulla sistemazione delle spoglie mortali è solo ed unicamente Jure Coniugii o Jure Sanguinis, con il primo che prevale sul secondo.

    Impreco sempre con alti strali perché quasi mai è indicata la Regione di provenienza, ma questa volta, paradossalmente, tale specificazione è irrilevante, stiamo, infatti, parlando di diritti, qualità e posizioni soggettive afferenti all’Ordinamento Civile, riservato, secondo Costituzione (Art. 117) alla sola Legge Statale, e ciò ci salva dalle indebite ingerenze delle mutevoli e poliedriche (e pasticciate!) leggi regionali.

    Nell’acceso dibattito dottrinario sulla possibile trasmissione del diritto d’uso afferente ai sepolcri, alcuni autori ( vedasi il Carincella, per tutti ) parlano sui beni patrimoniali indisponibili in termini di regime giuridico parzialmente diverso rispetto a quello cui sono assoggettati i beni demaniali, come appunto i cimiteri e le tombe in essi insistenti.

    Infatti sembra proprio che i primi possano essere alienati, oltre ad essere soggetti ad espropriazione.

    Il problema non è di facile soluzione. Sbirciando su internet, ad esempio, ho potuto notare come alcuni comuni abbiano mediante asta pubblica trasferito la proprietà di alcune cappelle cimiteriali a privati. Non capisco lo scopo. Infatti se il privato non è anche titolare del diritto d’uso sul sepolcro poco importa che ne sia anche il materiale proprietario, non godendo parallelamente dallo Jus Sepulchri, il quale è pur sempre diritto personale o sin anche personalissimo. La mera titolarità sul sepolcro e lo Jus Sepulchri inteso come fattale suo esercizio, in determinate condizioni possono persino divergere ed anzi, pure confliggere.

    L’unica forma di impropria “successione” ammessa dall’Ordinamento Giuridico Italiano sui sepolcri è costituita dall’istituto del subentro, la cui organica disciplina di dettaglio è demandata, pur sempre, alla fonte regolamentare locale.

    Se, come sembra, la concessione ha avuto alla sua origine natura familiare, occorre osservare come i diritti di sepoltura nel sepolcro siano “riservati” al concessionario, di norma il c.d. fondatore del sepolcro, e alle persone appartenenti alla famiglia di questi, dove l’appartenenza alla famiglia è (o, dovrebbe essere, stabilita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria.

    I diritti sui sepolcri non sono, senz’altro dal 10 febbraio 1976, secondo altri dal 21 ottobre 1941 (tesi minoritaria), oggetto di atti di disposizione né per atto tra vivi o per causa di morte.

    Dato che la designazione quale erede è successiva al 10 febbraio 1976, non vi è dubbio che tale istituzione non possa comprendere il diritto di uso sul sepolcro.

    Per altro, se si tratti di concessione di area, su cui il concessionario ha provveduto ad erigere il manufatto sepolcrale, poiché il concessionario o suoi aventi causa, sono tenuti, per l’intera durata della concessione, agli obblighi della manutenzione del manufatto, con l’accettazione dell’eredità l’erede, che adesso accamperebbe presunti diritti di disposizione sul sacello gentilizio e sulle spoglie mortali in esso deposte, ha accettato anche la componente negativa dei doveri di mantenimento in buono, solido e decoroso stato dall’edificio funerario. Negativa non solo per l’onerosità, ma altresì per l’inutilizzabilità, a fini della sepoltura, da parte dell’erede stesso.

    Un sepolcro famigliare (all’orgine sorto come tale) può mutare in sepolcro ereditario in un unico caso, cioè allorquando sia del tutto estinta la famiglia del concessionario del sepolcro. Per questo è necessario verificare quale sia la definizione di famiglia o, in altre parole, di appartenenti alla famiglia del concessionario, ma anche se il concessionario sia rimasto il fondatore del sepolcro, oppure se i discendenti del fondatore del sepolcro abbiano acquisito, in vita, la qualità di concessionario.

    Per quanto riguarda l’eventuale trasformazione del sepolcro da gentilizio in ereditario, va ricordato come questa avvenga quando la famiglia del concessionario (quale individuata, a tale fine, dal Regolamento comunale di polizuia mortuaria) venga ad estinguersi (Corte di Cassazione, sez. 1^ civ. sent. n. 1672 del 16 febbraio 1988; Sez. 2^ civ., sent. n. 5015 del 29 maggioo 1990; Sez. 2^ civ., sent. n. 112957 del 29 settembre 2000; Sez. 2^ Civ. sent. n. 1789 del 29 gennaio 2007, tra le altre).

    In ogni caso, sia che la tomba permanga quale sepolcro di famiglia o evolva in sepolcro ereditario, deve escludersi la possibilità di estumulazione di feretri tumulati, salvo che nel caso di cui all’art. 88 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, stante l’espressa previsione in tal senso presente nell’art. 86, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285.
    Un’eventuale estumulazione richiesta in applicazione dell’art. 88 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 dovrebbe essere richiesta dai soggetti che hanno titolo di disporre delle spoglie mortali, cioè, al solito, dal coniuge o, in mancanza di questi, dai parenti nel grado più prossimo ed, in caso di pluralità di parenti nel grado più prossimo, da tutti questi.
    Ammettendosi la trasformazione del sepolcro da gentilizio in ereditario chi subenti, in quanto erede, assume la qualità di concessionario, anche ai fini dell’art. 93, comma 1 dPR 10 settembre 1990, n. 285 (ammesso che vi siano posti disponibili).
    Un eventuale testamento non potrebbe individuare le persone aventi titolo alla tumulazione, in quanto per questo opera la riserva dell’appena citato art. 93, comma 1 dPR 10 settembre 1990, n. 285, ma potrebbe individuare l’erede che, separatamente, potrebbe assuumere, in quanto erede, la qualità di concessionario se ed in quanto il sepolcro cambi assetto da gentilizio in ereditario.

  3. Gentile Redazione,

    Il locale Ufficio di Polizia Mortuaria ha recentemente ricevuto formale istanza, da parte di un cittadino, volto alla traslazione in ossario comune di resti ossei collocati in Cappella Gentilizia Privata.

    Tale richiesta è stata avanzata dallo stesso cittadino esibendo un atto testamentario dell’originaria concessionaria dell’Edicola Gentilizia che lasciava in eredità ad un consanguineo la concessione del monumento funebre.

    Il cittadino ha formulato tale richiesta dichiarando che ha urgente necessità di liberare i posti attualmente occupati dai resti mortali oggetto di traslazione per allocare altri resti di suoi famigliari ed affini.

    Si chiede di conoscere:

    1) se tale richiesta può ritenersi legittima e coerente con le attuali leggi e regolamenti di Polizia Mortuaria nazionale e regionale;

    2) se il cittadino che ha prodotto il lascito testamentario di tale concessione abbia davvero il diritto di disporre lo spostamento dei resti mortali ed, eventualmente, la collocazione di altre salme e resti mortali nel monumento funebre avuto in eredità.

    Porgiamo distinti saluti.

  4. X Mauro,

    Mi mancano molti elementi per valutare correttamente la fattispecie in esame, tuttavia azzarderò una possibile risposta, abbastanza spericolata.

    il Suo quesito è rubricato nel sottomenu tematico dedicato alla decadenza delle concessioni cimiteriali, la decadenza è un atto meramente dichiarativo, e non costitutivo, adottato dal Comune, quale ente parte predominante del rapporto concessorio, che, infatti, si configura come asimmetrico, in caso di grave inadempienza contrattuale in cui sia incorso il concessionario (esempio: mancata manutenzione del manufatto sepolcrale o ritardo inaccettabile nell’edificazione di quest’ultimo) spesso c’è sovrapposizione semantica tra vari istituti delle concessioni cimiteriali, io a tal proposito ragionerei in termine di REVOCA (—> http://www.funerali.org/cimiteri/la-revoca-delle-concessioni-330.html) della concessione.

    Se volessimo riassumere il tutto in un prospetto o meglio in una slogan ad effetto:

    La revoca è (art. 21-quinques legge n. 241/1990) un atto di ritiro con effetto non retroattivo, che presuppone non un vizio di legittimità, bensì una nuova valutazione della opportunità del provvedimento ritirato, nell’esercizio dell’azione discrezionale propria della pubblica amministrazione.

    In diritto è opinione abbastanza diffusa che lo Jus Sepulchri in sé diritto perfetto, di natura reale, patrimoniale e personale insieme, opponibile jure privatorum verso terzi e tutelabile in via possessoria degradi a semplice interesse legittimo dinanzi alla potestas imperii della Pubblica Autorità.

    In Regione Lombardia la norma di riferimento è rappresentata dall’Art. 25 del Regolamento Regionale 9 novenbre 2004 n. 6, così come novellato dal Regolamento Regionale n.1/2007.

    Come prima osservazione, dovrebbe essere premesso che la disposizione dell’art. 25 Regolamento regionale (Lombardia) n. 6/2004 del 9 novembre 2004 e succ. modif. risulti, come anche altre (quali, ad esempio, il precedente art. 24) del tutto “critica”, non essendo dotata la regione di competenze, né legislative né regolamentari, in queste materie, che attengono all’ambito proprio dell’art. 117, comma 2, lett. l) Cost. e, per la parte di regolazione specifica, alla potestà regolamentare – esclusiva- del comune ai sensi dell’art. 117, comma 6, terzo periodo, Cost. Ne consegue che, in sede di eventuali contenziosi, il giudice dovrebbe disapplicare (o dichiarare illegittime erga omnes???) queste disposizioni non solo per il fatto di essere norme di rango secondario, ma principalmente per l’assoluto, quanto palese vizio di incompetenza.

    Fermo restando che, per effetto dell’assoggettamento al regime dei beni demaniali, le concessioni cimiteriali non possono non essere se non che a tempo determinato, la durata di queste spetta – in via esclusiva – al comune, attraverso il proprio regolamento comunale di polizia mortuaria o strumenti di attuazione di quest’ultima norma regolamentare.
    Per altro, assumendo, accademicamente e solo per ragioni di scuola, che possa farsi riferimento alla disposizione dell’art. 25 Regolamento regionale (Lombardia) n. 6/2004, tale norma non può che applicarsi se non alla concessioni che sorgano dopo la sua entrata in vigore (o, meglio, dopo che abbia efficacia (per l’efficacia del Regolamenti comunali di polizia mortuaria trova ancora applicazione (anche nella regione Lombardia) l’art. 345 T.U.LL.SS.) il Regolamento comunale di polizia mortuaria che ritenga di prevedere tali indicazione quali proprie norme regolamentari).
    I rapporti giuridici sorti in precedenza non possono essere modificati. In tal senso, la previsione dell’art. 25, comma 3, lett. c) del Regolamento regionale (Lombardia) n. 6/2004 potrà applicarsi (alle condizioni anzidette) alle concessioni cimiteriali sorte successivamente, dove, per altro, potrebbe evidenziarsi l’improprietà dell’istituto dell’estinzione della concessione rispetto all’estinzione della famiglia (estinzioni (della concessione o della famiglia) che evidentemente sono state confuse e frammischiate, non senza grossolana superficialità). Oltretutto, va rilevato come sia altrettanto incongruo parlare di estinzione nel caso dell’art. 25, comma 3, lett. a), dato che la scadenza non è un’estinzione (salvo non attribuire al termine impropriamente utilizzato un significato improprio, cioè quello della “cessazione” della concessione, cessazione che, come noto, può intervenire per scadenza, decadenza, revoca, rinuncia o finanche, se previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, per estinzione (distinguendo o dovendosi distinguere tra estinzione della concessione ed estinzione della famiglia avente diritto), oppure anche per esaurimento dei fini per cui la concessione era sorta.

    Nell’area geografica lombarda, più o meno, erano, nel passato, presenti Regolamenti comunali di polizia mortuaria, anche molto risalenti, i quali prevedevano, un’ipotesi di rinnovo, definita, a volte, quale conferma, spesso trentennale, delle concessioni anche perpetue (o, meglio, a tempo indeterminato), ipotesi che, prescindendo dal nome juris, si sarebbe potuta ricondurre ad una sorta di canone ricognitorio, previsioni regolamentari che in un caso, sono state dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. 5^, sent. 5505 del 11/10/2002).

    Secondo un filone ancora largamente maggioritario della dottrina e, soprattutto della giurisprudenza, le concessioni perpetue sono intangibili ed immuni da atti ablativi da parte del Comune, pertanto non revocabili, tuttavia sta emergendo un più recente orientamento della giustizia amministrativa secondo cui anche i rapporti concessori sorti in regime di tempo indeterminato potrebbero esser passibili di revoca, o comunque di trasformazione in concessioni a tempo determinato, in quanto la perpetuità, prima ritenuta sacra ed inviolabile occulterebbe, nel tempo, un malcelato diritto di proprietà (concettualmente agli antipodi rispetto alla concessione) su beni demaniali quali sono i cimiteri ed sepolcri stessi (Artt. 823 e 824 comma 2 Cod. Civile)

    Nel caso da Lei prospettato si è avuto tra i nipoti contitolari uno spacchettamento, in parti eguali (comunione solidale ed indivisibile???) nell’’intestazione della tomba, chi non è d’accordo nel procedere al rinnovo ha due possibilità:

    1) impugna dinanzi al T.A.R. il provvedimento di presunta revoca.
    2) rinuncia alla propria quota di Jus Sepulchri, con atto personale, unilaterale ed irrevocabile, provocando, di conseguenza, un accrescimento nelle frazioni di Jus Sepulchri rimaste in capo agli altri contitolari.

  5. Per l’ estumulazione (passatami per coatta a causa di un obbligo comunale) di una tomba perpetua occorre il consenso UNANIME di tutti i parenti più vicini? Da quanto mi è stato detto, una delle alternative (che approverei immediatamente) sarebbe il rinnovo di altri dieci anni.
    Probabilmente gli ultimi (ma non ho capitò perchè), in quanto la tomba risale al 1935.
    E i parenti più vicini sono 14 nipoti. Di cui uno solo (mia mamma) contrario alla concessione di ciò che è già perpetuo. O comunque ancora nostro per almeno dieci anni.
    Ho chiesto maggiori spiegazioni al comune di Lesmo (MB). Da quanto ho al momento capito, l’ obbligo di estumulazione delle vecchie tombe, benchè perpetue, deriva da una impossibilità di ampliamento del suolo cimiteriale (causa Pedemontana ..?). Al di là dei dissapori familiari creatisi, mi auguro non vi sia nulla di illegale in quanto riportato sopra, ma il sospetto di un sopruso non mi manca.

  6. X Mariangela,

    premesso che io non sono il supremo Giudice amministrativo detentore della verità processuale, né tanto meno una macchinetta spara sentenze al servizio di questo blog e i pronunciamenti dei Tribunali Italiani, per il nostro sistema giuridico, hanno valore e fanno stato solo limitatamente al caso in esame affronterei così la questione:

    In determinate aree geografiche del Paese erano, nel passato, presenti fenomeni giuridici in cui alcuni Regolamenti comunali di polizia mortuaria, anche molto risalenti e datati, contemplavano, un’ipotesi di rinnovo coattivo, di medio termine, definita, a volte, quale conferma, spesso trentennale, delle concessioni anche perpetue (o, meglio, a tempo indeterminato), soluzione normativa che, prescindendo dal nome juris, si sarebbe potuta ricondurre ad una sorta di canone ricognitorio, dette previsioni regolamentari, molto discutibili perché intervengono su diritti perfetti ed acquisiti (almeno per tutto il restante tempo dell’originaria concessione 99ennale) in un frangente almeno, sono state dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. 5^, sent. 5505 del 11/10/2002).

    Nella situazione rappresentata, è, per altro, difficile fornire ogni ulteriore indicazione, non disponendo io di elementi sufficienti, tra cui la specifica statuizione del Regolamento comunale di polizia mortuaria assunto a riferimento, che, oltretutto (sembrerebbe), non esser stata – sino ad oggi – oggetto di impugnazione nei termini perentori di legge, con la conseguenza che una sua eventuale illegittimità potrebbe essere eccepibile in sede giudiziale, quando leda un interesse concreto e non solo astratto,, eccezione che se accolta dal giudice, potrebbe essere oggetto di disapplicazione, la quale avrebbe ricaduta solamente nel caso concreto oggetto del singolo giudizio, almeno secondo un certo filone della dottrina, per altri studiosi della materia funeraria, e giuridica in generale, l’annullamento per illegittimità sarebbe estensibile erga omnes, con l’effetto di espungere definitivamente la norma “incriminata” dalla fonte regolamentare che la contiene.

  7. Ho un loculo con concessione di 99 anni , dove vi sono i resti dei miei nonni, ora dopo 62 anni il comune mi scrive che con delibera posso : o ripagare la concessione per trent’anni, oppure i resti saranno messi nell’ ossario comunale, e’ legittima questa delibera? Devo per forza pagare la concessione ? Grazir

  8. X Anna,

    In buona sostanza, anche se molto succinti, i quesiti sono ben tre:

    1) spostare le spoglie mortali di Suo padre.
    2) titolarità a deliberare l’operazione di cui al punto 1)
    3) possibile Ri-uso del manufatto cimiteriale così liberato, per effetto della traslazione.

    il Comune ex Art. 88 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria – DPR 10 settembre 1990 n. 285 – può autorizzare in qualsiasi momento la traslazione di un feretro tumulato ( o di sue trasformazione di stato quali ossa o ceneri) verso una diversa destinazione, deve, però, preliminarmente esser accertato ai sensi del combinato disposto tra gli Art. 50 comma 1 Lett.) c) e 102 DPR n. 285/1990, il titolo d’accettazione (= Jus Sepulchri) presso la nuova sepoltura, altrimenti non è possibile permettere l’estumulazione con relativa raccolta dei resti ed il trasporto.

    Attenzione: specie se la concessione è perpetua, in un loculo monoposto (questa formula contrattuale era molto in auge appunto negli anni ‘60 in concomitanza con la perpetuità del sepolcro) ed è stata stipulata per la tumulazione di quel particolare defunto (lui e solo lui ha diritto di sepoltura nel loculo) la richiesta di estumulazione potrebbe produrre un effetto “perverso” o semplicemente non voluto/considerato come l’estinzione dello stesso rapporto concessorio per esaurimento dei fini in forza dei quali a suo tempo sorse e si perfezionò.

    Se, infatti, la concessione fu posta in essere per accogliere x la traslazione del feretro di x stesso comporta come logica conseguenza il venir meno (se per causa naturale o disfunzionale potremmo lungamente discettare, ma qui poco importa) della concessione, si ricordi, infatti, come l’estumulazione possa legittimamente eseguirsi alla scadenza della concesssione…e le concessioni perpetue, essendo appunto “eterne” non giungeranno mai alla fine del loro arco temporale di riferimento, proiettate come sono nel tempo infinito-indeterminato.

    Quanto poi alle ossa di un fantomatico “cognato” da tumulare nel loculo anche se non parente con Suo padre in primo luogo si deve operare un necessario rimando “strategico” al regolamento comunale di polizia mortuaria, nel caso in cui questo contenga una definizione dell’ambito di titolarità del sepolcro e delle modalità di esercizio del diritto d’uso. Ad ogni modo ex Art. 93 DPR n. 285/1990 il diritto di sepolcro – benemerenze escluse di cui al comma 2 – nasce da una relazione jure sanguinis o jure coniugii tra il defunto, beneficiario della sepoltura, ed il concessionario (o suoi aventi causa secondo istituto del subentro) fondatore della tomba, ossia titolare primo della concessione amministrativa. Chi era, dunque, il titolare della concessione di cui ragioniamo? Magari Suo padre stesso?

    Da ultimo In difetto di una norma regolamentare locale di dettaglio su questi aspetti, ci si deve riferire ai principi generali più volte ribaditi dalla giurisprudenza e cristallizzati nell’Art. 79 comma 1 II periodo DPR n. 285/1990,, che assegnano il diritto di disporre del cadavere o dei resti mortali al coniuge, ai discendenti (cioè ai parenti in grado più prossimo). Poiché non si tratta di diritti patrimoniali, per i quali potrebbe sussistere l’istituto della rappresentazione (art. 467 e seguenti codice civile), ma di diritti personali (anzi, personalissimi), si segnala come, in assenza del coniuge, sia del tutto sufficiente l’accordo di tutti i discendenti in primo grado del defunto, nell’evenienza di una loro pluralità è necessaria l’unanimità, quindi servono la firma Sua e di Sua sorella, il resto viene… “dal maligno”, secondo il celebre detto evangelico!

    Per esonerare l’amministrazione comunale da ogni valutazione, è sufficiente che uno dei parenti nel grado più prossimo richieda l?’operazione cimiteriale, dichiarando di agire in nome e per conto di tutti gli aventi titolo, rammentando sempre come la dichiarazione mendace ex Art. 76 DPR n. 445/2000 costituisca comunque un REATO, In ogni caso, restano salve differenti previsioni più stringenti o selettive del regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Non entro volutamente nel merito delle spese per sanificare e riattare il loculo interessato dall’operazione di estumulazione (sostituzione della lapide, smaltimento rifiuti cimiteriali…) molto dipende dal tariffario adottato dal singolo comune ex Art. 117 Testo Unico Ordinamento Enti Locali; mi preme però sottolineare un punto fondamentale e di diritto : trattandosi di sepolcro privato, quali sono, poi, le tumulazioni tutte, ogni spesa non può che esser a carico del richiedente: tradotto: tutti questi servizi cimiteriali sono a titolo oneroso per l’utenza ex Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 e non possono esser assunti dal bilancio comunale a pena di responsabilità patrimoniale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

  9. Vorrei giudizio su mio caso.Mio padre è sepolto dal 1960 in colombaro perpetuo.Vorrei riportare resti nostro paese.Possiamo con mia sorella e la figlia del mio defunto fratello estumare resti?Nella domanda al comune occorrono 3 firme?Possiamo mettere le ossa di un cognato mio non appartenente alla parentela di mio padre gratuitamente?
    Le spese di ristrutturazione della tomba sono tante?Grazie.

  10. X Michele,

    L’art. 63 DPR 10/9/1990, n. 285 recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria ci fornisce qualche spunto di riflessione.

    In caso di concessioni di aree (art. 90 dPR 285/1990), si ha un duplice fine funzionale e strumentale:

    a) concessione dell’area, ad un dato fine (concessione che attiene al demanio dell’area cimiteriale, e può essere oggetto di costituzione, con regolare atto di concessione, di diritti di terzi (rispetto al titolare della demanialità)
    b) costruzione sull’area, così concessa, di un edificio sepolcrale affinché si possa esercitare lo jus sepulchri.
    Il sepolcro, è sì di proprietà dei concessionari, anche se il suo diritto di utilizzo non è legato all’esercizio della proprietà di esso, bensi’ all’appartenenza alla famiglia o, in questo caso all’associazione (= persona giuridica riconosciuta) sin quando duri la concessione, cessando quest’ultima, il manufatto cessa di essere di proprietà dei concessionari, per divenire (accessione, art. 935 Cod.Civile) parte del demanio.
    Per inciso, si dovrebbe anche considerare quale sia la natura ed il significato di demanio.

    Non si rileva incongruenza, qualora si tenga presente la distinzione tra la concessione dell’area, ad un dato fine, rispetto al manufatto erettovi.

    Ma, trattandosi di concessione ad “ente”, va tenuto sempre presente come vi sia un doppio livello di rapporti, il primo intercorrente tra comune ed ente, che può anche essere (in relazione all’epoca in cui sia sorto) perpetuo. il secondo, invece, è intrattenuto tra l’ente e le persone appartenenti ad esso stesso.
    Sotto questo ultimo profilo la durata di permanenza di un feretro potrebbe anche essere a tempo determinato (essendo indipendente dal rapporto intercorrente tra comune/ente).
    In caso di modifica dell’ordinamento dell’ente, che avvenga, ovviamente, in conformità alla sua natura, l’ente dovrebbe porsi la questione se rapporti pregressi possano subire modifiche a seguito di una successiva diversa regolazione dei rapporti tra ente/appartenenti (aspetto su cui, in assenza di altri elementi, é ben difficile fornire indicazioni di sorta).

    La durata di questo secondo rapporto, è regolata dall’ordinamento dell’ente. Nella situazione da Lei esposta e riferita bisogna, quindi, verificare attentamente le clausole dell’atto di concessione, siccome, in linea di massima (Art. 86 comma 1 DPR N.285/1990) l’estumulazione si esegue al naturale esaurirsi temporale del rapporto concessorio, ragion per cui se non si prospettano cause estintive di tipo patologico (Revoca, decadenza o abbandono amministrativo della sepoltura) una richiesta d’ufficio di estumulazione anticipata potrebbe presentare anche profili di dubbia legittimità.

  11. Buongiorno
    Premetto che più di vent’anni fa è stata tumulata mia nonna in una cappella costruita da un’Associazione, di cui la salma era socia, su concessione novantanovennale del comune che chiamerò Pinco Pallo.
    Di recente tale comune mi ha scritto intimandomi a procedere all’esumazione in virtù del regolamento comunale che obbliga a estumulare dopo 20 anni le salme dei congiunti.
    Sono obbligato a procedere in tal senso?

    Grazie
    Michele

  12. X Valuzzina,

    Lo Jus Sepulchri, nelle sue complesse articolazioni e fattispecie, è un diritto della personalità, quindi assoluto, (qualcuno parla addirittura di un diritto meta-giuridico, sorto prima dei moderni ordinamenti, in quanto connaturato alle umani genti ed avvertito come tale sin dalla fondazione del mondo) ed al pari dei diritti costituzionalmente garantiti si esercita anche in negativo: esempio: io ho il potere di esprimere liberamente le mie idee, ma per converso posso anche decidere di starmene zitto, e nessuno me lo può impedire o può contestare questa mia scelta con la forza (se, invece, mi imbavagliano per ridurmi in silenzio è tutt’un’altra brutta faccenda). Io posso votare alle elezioni politiche, ma posso pure astenermi dal seggio (magari sono anarchico!) in aperta e plateale protesta contro la babele del nostro sistema partitico inconcludente e pletorico.

    Orbene, al pari di questi diritti anche l’atto di disposizione sulle spoglie mortali, essendo un’espressione di affetti e pietas, si può leggere ed estrinsecare non solo come un atto fattivo (= dar sepoltura), ma anche come un comportamento di volontaria astensione dal provvedere (che, sono d’accordo, può, per indolenza manifesta sfociare nel mero e bieco disinteresse…tutto da dimostrare, però!). Insomma, come, non senza un accenno di velata ipocrisia, ci insegna il Diritto Canonico nella sua bimillenaria elaborazione giurisprudenziale, a volte il decidere di non decidere è… la più sublime delle decisioni. Nel nostro modello cimiteriale vige il principio della stabilità delle sepolture (si veda a tal proposito, oltre al costante orientamento dei Tribunali Italiani su liti di questo tipo, anche la norma positiva di cui all’Art. 116 comma 2 D.LGS n.271/1989) ecco perché le estumulazioni debbano eseguirsi alla naturale scadenza della concessioni, giusto per non turbare il sacrosanto diritto dei morti all’eterna requie.
    Parimenti l’estumulazione può sì esser disposta, ma sempre e solo su istanza degli aventi titolo jure sanguinis, questo è un dogma…quasi Evangelico, e nessun Giudice oserà mai contraddire questo postulato, sebbene ogni giudizio comporti sempre una certa dose di aleatorietà.

    Il diritto primario di sepolcro consiste nel diritto di essere seppellito (ius sepeliendi propriamente detto) o di seppellire altri in un determinato sepolcro (ius inferendi mortuum in sepulchrum).

    Il diritto secondario di sepolcro, invece, spetta a chiunque sia congiunto di una persona che riposa in un sepolcro e consiste nella facoltà di accedervi in occasione delle ricorrenze e di opporsi ad ogni sua trasformazione che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella determinata spoglia e ad ogni atto che costituisca violazione od oltraggio a quella tomba
    E’ indubbio che il diritto di sepolcro, inteso come diritto alla tumulazione, abbia pure natura di diritto reale patrimoniale opponibile ai terzi e tutelabile con le azioni previste dal Cod. Civile.

    “[…] La causa in tema di diritto di sepolcro avente ad oggetto la richiesta di rimozione della salma di un proprio congiunto e la trasposizione della medesima dal primo loculo ad uno di quelli assegnati alla convenuta, è di competenza per materia e per valore del Tribunale”.
    Lo ha stabilito il Giudice di pace di Eboli ,dott. Luigi Vingiani, con sentenza del 4.2.2011.

    Deve, infatti, rilevarsi come lo Jus Sepulchri non rientri in quella rosa di casi espressamente indicati dall’Art.7 Cod. Proc. Civile vigente e di pertinenza del giudice di pace, la competenza funzionale, quindi, per dirimere questioni di tal genere spetterebbe, in ultima analisi, al Giudice Ordinario in Sede Civile.

  13. Per Carlo, (adesso sono io che ti provoco)
    e secondo Te l’indifferenza degli eredi della salma estranea, non potrebbe essere un motivo sufficiente al fine di ottenere una pronuncia giudiziale che ordini al Comune la riduzione dei resti in un ossario, al fine di far posto ad altre salme?
    E se sì, ritieni esperibile una tale azione dinanzi al Giudice di Pace o al Tribunale del luogo ove ha sede il cimitero?
    Ad ogni modo, preme manifestarTi la mia gratitudine per la risposta che cela una grande preparazione e passione per l’argomento.
    Saluti

  14. X Valuzzina,

    Piccola provocazione: ma l’estumulazione non dovrebbe aver luogo alla naturale scadenza della concessione ex Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990?

    Con l’istituto della benemerenza ex Art. 93 comma 2 DPR n.285/1990 vi siete infilati in un bel “cul de sac”, perché tale assetto del sepolcro e della conseguente riserva dei posti assegnati in deroga al principio della familiarità della tomba gentilizia, produce una divaricazione insanabile tra la titolarità della concessione sul sepolcro e gli atti di disposizione sulle spoglie mortali ivi tumulate.

    Forse, si dovrebbero distinguere le posizioni giuridiche del titolare del sepolcro rispetto ai diritti di disposizione su salme/resti mortali.

    Questi ultimi, in quanto diritti della persona, sono riconosciuti solo al coniuge o, in difetto, ai parenti secondo il grado di prossimità e, quando siano più di uno, tutti gli aventi diritto debbono esser coinvolti secondo il celebre principio di poziorità (potere di scelta coniugato con la priorità nel decidere) delineato dall’Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990.

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerite per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale status).

    Il concessionario è semplicemente titolare del diritto di uso, sibi familiaeque suae che si esercita sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva del sepolcro ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990.

    Il diritto di disposizione delle spoglie mortali attiene a tutt’altro rapporto giuridico e si colloca sul piano dei diritti personali o sin anche personalissimi.

    Quando non vi sia sovrapposizione, il concessionario non può ostacolare o, per converso IMPORRE; l’esercizio del diritto di disposizione delle spoglie mortali da parte di chi ne sia intimamente titolare.

    Sempre facendo salve eventuali specifiche previsioni del Regolamento comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della personalità, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro (come manufatto) che sono strumentali all’esercizio del diritto (personale) di sepoltura.
    La salma che sia stata tumulata in un sepolcro privato (come sono tutte le tumulazioni) in quanto non appartenente alla famiglia del concessionario, come accade appunto con l’istituto della benemerenza, non diventa, per questo, sottratta al titolo di disposizione dei familiari.

  15. Buonasera,
    sono titolare, iure ereditatis, della concessione su una cappella gentiliziao ve si trovano 9 loculi.
    Ebbene, mio padre, originario titolare della concessione, aveva disposto il consenso affinché venissero sepolti all’interno della cappella, salme di soggetti estranei alla famiglia dello stesso, ex art.93 D.P.R.295/1990.
    Oggi, essendo trascorsi più di 20 anni dalla tumulazione, io ed i miei fratelli vorremmo effettuare l’estumulazione ai fini della riduzione dei resti delle salme in ossario.
    Ho provveduto a contattare più volte gli eredi dei soggetti estranei alla cerchia familiare sepolti, al fine di ottenerne il consenso, ma loro si rifiutano, non adducendo alcuna motivazione in merito.
    Come posso risolvere tale empasse?
    Cordiali Saluti

  16. X Felice,

    L’Art. 104 citato del regolamento di polizia mortuaria del Suo comune sembra sia stato scritto da un certo…Ponzio Pilato: un tale, noto igienista, che dinnanzi ai problemi di natura cristologica…si lavava le mani.

    Ai sensi dell’Art. 344 Regio Decreto n.1265/1934 ogni comune è tenuto a dotarsi, obbligatoriamente, di un proprio regolamento di polizia mortuaria, il quale stante il seguente Art. 345, con relativo D.M. attuativo D.M. 18 novembre 1998 n.514, per acquisire efficacia deve esser omologato dal Ministero competente (Dicastero della Salute).
    Il preventivo controllo di legittimità si rende necessario per evitare che il regolamento municipale, seppur di dignità costituzionale ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., entri in contrasto con la normativa statale. Immagino, pertanto che il regolamento del Suo comune abbia già superato con successo questa verifica, quindi si parte dal presupposto che la norma regolamentare in oggetto sia legittima ed applicabile sino a quando non verrà abrogata, riformata dal comune o cassata da un giudice amministrativo (T.A.R.) attraverso apposita impugnazione in quanto lesiva di un interesse concreto riconosciuto e tutelato dall’Ordinamento Giuridico Italiano.

    Ex Art. 76 DPR n.445/2000, la Legge speciale in materia punisce le dichiarazioni mendaci e nel caso in esame si riscontrano almeno due fattispecie di reato commesse da Sua sorella: falso privato in atto pubblico e violazione di sepolcro poiché interno alla domanda di estumulazione e nuova tumulazione, a questo punto abusiva, non si è formato il necessario consenso di tutti gli aventi titolo a pronunciarsi. L’operazione cimiteriale in questione è stata un indebita forzatura, per di più surrettizia.

    Circa le responsabilità per il familiare che non aveva titolo a richiedere una operazione cimiteriale si è di questo parere: tranne non rilevino fatti di rilevanza penale, non è sanzionabile un comportamento, pure se in sè illegittimo, se questo non viola precise disposizioni di legge (ad es. dichiarazione falsa in atto sostitutivo di notorietà), regolamento o norme locali.

    In altri termini se il Comune ha dato corso ad una istanza di uno o più familiari, poi rivelatisi non (completamente) titolati ad inoltrare agli uffici comunali detta richiesta per effetto di norme locali, si ha una violazione a carico del familiare del regolamento locale, depenalizzata, soggetta a sanzione amministrativa di cui all’Art. 7-bis D.Lgs n.267/2000 così come introdotto dall’Art. 16 Legge n.3/2003, fatte sempre salve eventuali norme regionali di diritto punitivo di cui io non sono a conoscenza.

    Se la trasgressione, invece, riguarda proprio il principio di poziorità sancito dall’Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990 (da estendersi a tutti gli atti di disposizione per il post mortem e non solo alla cremazione) tale azione sarà passibile di sanzione amministrativa pecuniaria ai sensi dell?’art. 107 del DPR 285/90 da elevarsi secondo le procedure (prescrizione compresa) della Legge n.689/1981.

    È però da annotare che di recente, in una importante città italiana, proprio su autocertificazioni che poi sono risultate non rispondenti a verità, sono state autorizzate operazioni cimiteriali e cambi di titolarità di tombe, poi rivelatesi non conformi alla Legge in quanto viziate.

    In questi casi il controllo a campione che ordinariamente si esegue sulle autocertificazioni, ad opinione di chi scrive, dovrebbe essere comunque svolto, proprio per garantirsi da questi illeciti.

  17. X Carlo
    Quanto Lei mi scrive è di una precisione importantissima e sostanziale per il mio caso.
    Il Funzionario cimiteriale si trincea e continua a battermi sul muso l’art.104 del Regolamento cimiteriale che recita:
    “(Cautele)
    1.Chi domanda un servizio qualsiasi (trasporti, inumazioni, cremazioni, imbalsamazioni, esumazioni, traslazioni, ecc.) od una concessione (aree, loculi, nicchie, ecc.) o l’apposizione di croci, lapidi, busti, ecc. o la costruzione di edicole, monumenti, ecc., s’intende agisca in nome e per conto di tutti gli altri eventuali soggetti titolari di diritti e col loro preventivo consenso, lasciando indenne il Comune o il gestore del cimitero.
    2. Le controversie che sorgano tra privati sull’uso delle sepolture vanno risolte in sede giurisdizionale, lasciando estraneo il Comune od il gestore del cimitero, che si limiterà a mantenere ferma la situazione di fatto al sorgere della controversia fino alla definitività della sua risoluzione, salvi i casi di motivata urgenza a provvedere, restando, in ogni caso, l’amministrazione estranea
    all’azione che ne consegue.
    3. Il Comune o il gestore del cimitero si limiterà, per le vertenze in materia, a mantenere fermo lo stato di fatto fino a tanto che non sia raggiunto un accordo fra le parti o non sia intervenuta una sentenza del giudice di ultima istanza, passata in giudicato.
    4. Le eventuali spese derivanti od in connessione delle controversie tra privati sono integralmente e
    solidalmente a carico degli stessi, salvo che il giudice non stabilisca diversamente con l’atto con cui risolve la controversa sottopostagli.”

    Alla ripetuta domanda come fa un erede (sorella) a permettersi di fare quello che vuole senza che il fratello lo venga a sapere?
    Come fate voi del Comune ad non chiedere una liberatoria che tutti i possibili eredi diretti ( siamo solo 2) siano avvisati per una estumulazione e tutto quello che è stato combinato?
    Perché non ci sono i documenti, che non ho potuto legittimamente vedere?
    La risposta che mi è stata data si legga l’art.104 del R.C.
    Per ultimo ritiene Lei che questo art.104 sia per intero legittimo, a mio modesto parere ( da ignorante) è la panacea del Servizio cimiteriale del mio Comune.
    Ringrazio

  18. X Felice,

    Sarò stringatissimo e sintetico quant’altri mai:

    Una qualche istruttoria, seppur poco strutturata e intrusiva) per valutare la sussistenza del diritto di sepolcro, soprattutto in un sepolcro privato, dovrebbe comunque esser prevista dall’ufficio comunale della polizia mortuaria, anche solo per scongiurare eventuali ab-usi.

    Tutte le operazioni cimiteriali (a meno che non avvengano clandestinamente, configurando diversi illeciti, tra cui il reato di violazione di sepolcro!) sono sempre soggette prima ad autorizzazione comunale, poi, quando siano avvenute, a specifica annotazione negli appositi registri (= “libro mastro” del camposanto con relativa contabilità mortuaria…mi sia consentita questa spericolata associazione metaforica di idee e concetti tra loro così distanti) di cui agli Art. 52 e 53 DPR N. 285/1990. Un’ulteriore verbalizzazione caso per caso delle singole estumulazioni e traslazioni alla volte risulta alquanto opportuna per risalire, incrociando i dati a disposizione, al titolo di legittimazione ad agire e a disporre delle spoglie mortali, secondo altri giuristi, invece riuscirebbe oltremodo ultronea e ridondante, siccome i registri cimiteriali avendo natura eminentemente pubblica ai sensi del combinato disposto tra l’ Art. 10 D.Lgs n. 267/2000, il Capo V della Legge n. 241/1990 con relativo regolamento attuativo di accesso agli atti approvato con DPR n.184/2006 e soprattutto l’Art. 2699 Cod. Civile, senza mai dimenticare, per converso, il D.LGS n.196/2003 sulla riservatezza delle informazioni personali, sono sono sempre consultabili, in tutta libertà, dalla cittadinanza. Ad ogni modo negli archivi cimiteriali deve sempre rimanere traccia dei titoli di sepoltura e di concessione (e delle varie autorizzazioni necessarie per intervenire su un determinato sepolcro). I registri cimiteriali rappresentano la memoria storica del sepolcreto e costituiscono una sorta di anagrafe mortuaria in parallelo con quella dei vivi.
    La mancanza della documentazione minima e scritta richiesta espressamente per Legge parrebbe integrare la fattispecie di omissione in atti di ufficio da parte del personale preposto alla gestione del camposanto, solo nel caso in cui questi sia intenzionalmente venuto meno ai suoi doveri. Se il fatto è stato causato da semplice trascuratezza o indolenza (deve comunque esserci l?’elemento soggettivo della colpa) sarà, invece, passibile delle sanzioni disciplinari dettate dal rapporto di lavoro in essere o di quelle amministrative pecuniarie di cui all’Art. 107 DPR n. 285/1990 il quale rinvia all’Art. 358 Regio Decreto n. 1265/1934 il cui importo (dai 3 ai 18 milioni del vecchio conio ovviamente da convertire in Euro oblabili entro 60 giorni nella misura più favorevole pari a 6 milioni delle vecchie Lire secondo modalità e procedure [prescrizione compresa] dettate dalla Legge di depenalizzazione n.689/1981 ) è stato novellato ed aggiornato con l’Art. 16 del D.Lgs 196/1999. Ad elevare tale sanzione è lo ugualmente comune attraverso i propri organismi ispettivi deputati al controllo sull’attività di polizia mortuaria (e qui potremmo ragionare a lungo su un eventuale conflitto di interessi ed attribuzioni, perché sarebbe il comune a dover sanzionare sé stesso!)

    la prassi da Lei Descritta in ordine alla procedura (secondo me viziatissima!) di estumulazione e nuova tumulazione appare non conforme alle disposizioni del regolamento di polizia mortuaria, specie per quanto riguarda lo sversamento delle ossa di più defunti in un’unica cassetta ossario, azione che è tassativamente vietata dalla legge.

    Ora, se tali violazioni sono il frutto di operazioni compiute in conformità ad ordini e direttive diramati dal dirigente del servizio oppure sono state compiute in assenza di disposizioni da parte della medesima autorità, la responsabilità è da ascriversi a quest’?ultima in quanto ha impartito istruzioni illegittime oppure è rimasto inerte rispetto all?’obbligo di organizzare e dirigere i suoi subalterni, rimanendo il dirigente, in ultima analisi, il titolare ultimo della funzione dispositiva ex Art. 2104 Cod. Civile. Chi ha materialmente agito, se non ha rispettato diligentemente (Artt. 2104 e 2105 Cod. Civile) i comandi relativi all’insieme di passaggi amministrativi in esame, è, invece, responsabile in prima persona e scagiona, così, il dirigente.

    Si potrebbe concludere (ma con molta cautela e circospezione) che sussista una responsabilità del Comune, a titolo di risarcimento del danno, ai sensi dell?’art.2049 del Codice Civile.

  19. x Carlo
    la sua risposta del 8 novembre 2013 mi è stata di aiuto fondamentale.
    Mi sono recato presso gli uffici cimiteriali del mio comune ed ho esposto quanto lei mi ha scritto. Ho chiesto tutta la documentazione
    alla presenza del Direttore d’ufficio e di un altro Funzionario quanto segue: nel prendere visione degli atti documenti loculo ossei spalle arcate del concessionario F., analizzati tali documenti e ritirati in copia e letti con la dovuta serenità, noto alcune assenze inspiegabili di alcuni documenti obbligatori.
    1. Mancanza documento di chi ha fatto domanda nel marzo 2012 per la tumulazione del defunto M. nello loculo concessionario F.

    2. Mancanza nel documento autorizzazione ritiro lapide funeraria della ditta esecutrice del 2012. Nel foglio verde non viene iscritto nessun nominativo e nessun timbro della ditta esecutrice dei lavori.
    3. Mancanza copia quietanza della estumulazione dello loculo concessionario F e della tumulazione di M e dei servizi diversi del marzo 2012.

    4. Mancanza del verbale della apertura esumazione dello loculo di F., di S. di Ma e tumulazione di M.
    Chiedo, quanto prima, di farmi pervenire risposta scritta relativa alla mancanza di detti documenti e/o copia di essi.
    Inoltre vengo a sapere dai servizi cimiteriale che è stata aperta la cassetta unica contenente i resti di F+S+Ma per introdurvi la cassetta di M.
    Rimango sbalordito, per tutti queste situazioni. Chiedo se il Comune doveva avvisarmi della nuova apertura -estumulazione- nel 2012 e quali sono i reali reati che a mio avviso ho subito.
    Altresì mi hanno detto che il versamento di F+S+Ma in una unica cassetta è legittima ma anche non legittima senza la mia presenza di uno dei due eredi.
    Felice

  20. X Franco,

    L’estumulazione, sia essa finalizzata alla riduzione dei resti in cassetta ossario (Art. 86 commi 2 e 5 DPR n.285/1990) o alla semplice traslazione del feretro ad altra destinazione (= in altro tumulo) ex Art. 88 DPR n.285/1990, magari senza il bisogno di aprirlo, è operazione cimiteriale che implica pur sempre un atto di disposizione, il quale si traduce in una formale istanza da inoltrare all’Autorità Comunale preposta alla funzioni di polizia mortuaria, nonché titolare ultima di queste.
    L’estumulazione legittimamente si esegue solo alla scadenza della concessione (Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990) con la logica conseguenza che l’estumulazione stessa è inibita per le sepolture a tempo indeterminato (esse, infatti hanno durata perpetua, cioè non scadono mai), fatti salvi i casi piuttosto rarefatti (ma significativi!) e del tutto “patologici” di soppressione del cimitero, decadenza o revoca della concessione. Gli ultimi due istituti, nel (quasi) silenzio della normativa statale, debbono esser contemplati ed implementati, sotto il profilo della procedura e nel dettaglio dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    se non si forma il necessario consenso degli aventi titolo a pronunciarsi attorno alla domanda di estumulazione la spoglia mortale in questione è da ritenersi intangibile ed inamovibile.

  21. x Carlo
    scusi sig. Carlo, e se trattasi di esumazione da ipogeo della cappella e che i resti dovranno restare comunque sistemati in un loculo della stessa cappela di famiglia??

  22. la questione viene a porsi unicamente sotto il profilo della legittimazione a disporre di salme, cadaveri, ossa, ceneri e resti mortali, ossia chi ha potere di stabilire, in un dato sepolcro, la collocazione di defunti e loro trasformazioni di stato.

    La norma centrale e dirimente del problema è costituita dall’Art. 79 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285, con cui si enuncia il cosiddetto principio di poziorità (= diritto di scelta coniugato con la priorità nella decisione).

    Al di là di questo aspetto, riguardante le parti interessate in termini di diritti personalissimi, ed in difetto di una disposizione regolamentare con cui si contempli che chi richiede operazioni ed interventi cimiteriali agisca all?’interno di una presunzione di necessaria unanimità tra soggetti a vario titolo coinvolti, il comune può accogliere un’?eventuale richiesta di estumulazione solo se essa sia corredata, od integrata (anche in momenti differenti), da un formale assenso di chi abbia titolo a decidere sulla destinazione delle singole salme o dei loro resti mortali.

    Infatti, una volta avvenuta la tumulazione, l?’estumulazione è consentita solo allo scadere della concessione, se a tempo determinato, mentre non è ammessa l?’estumulazione se si tratta di concessione perpetua, ma il feretro ivi tumulato deve permanere nella sepoltura a tempo indeterminato (art. 86, comma 1 dPR 10 settembre 1990, n. 285), salvo quando non ricorra il caso di cui al successivo art. 88, cioè quando venga richiesto il trasferimento in altro sepolcro sempre a sistema di tumulazione.

    Quest?’ultima previsione normativa, fa sì che vi sia l’obbligo di richiesta, o quanto meno di consenso, da parte di quanti abbiano titolo a disporre della salma o resti mortali. Il silenzio, se non si configura come manifesto disinteresse (per altro, tutto da dimostrare secondo modalità e procedure dettate dal regolamento comunale di polizia mortuaria), da alcuni giuristi è interpretato alla stregua di un implicito rifiuto.

    Conseguentemente l’istanza di estumulazione, sarà accolta, e ad essa si darà seguito, se tutti coloro i quali hanno diritto a pronunciarsi sulla nuova sistemazione di salme o di loro resti mortali racchiuse in un determinato sepolcro, ad essa aderiscano o acconsentano; in difetto, il comune si limiterà a formulare, per iscritto, l?’esigenza che la parte richiedente produca tale adesione o consenso, ricordando come unicamente chi abbia relazioni parentali di grado adeguato possa disporre della salma o dei resti, disponibilità che non è surrogabile da terzi, cosicché, ad esempio il figlio (1° grado) prevale, ed esclude, il nipote (3° grado), secondo, appunto, l’ordine di poziorità.

    Da quanto esposto, si ricava abbastanza agevolmente come i rapporti tra i famigliari non siano idilliaci o, comunque, i parenti abbiano valutazioni tra loro contrastanti, è bene, allora, rammentare questo elemento di diritto sostanziale: il comune non assolve alcun ruolo arbitrale, non sconfinando la sua azione amministrativa nell’attività giurisdizionale, propria ed esclusiva dell’Autorità Giudiziaria, esso, dunque, deve limitarsi al rilascio di quelle autorizzazioni minime (= postulato della non eccedenza!) di legge, tali da rispettare entrambe le posizioni, se necessario mantenendo inalterato lo status quo sino a quando non intervenga bonario accordo tra le parti o si addivenga alla soluzione della controversia con sentenza del giudice, meglio se passata in giudicato.

  23. X carlo
    salve sig.carlo
    mi capita che dovendo esumare estumalare mio nonno e non avendo buoni rapporti di parentela con i fratelli di mia madre ormai defunta non posso presentare richiesta al comune . Che mi consigli?????
    Grazie

  24. X Novella,

    De jure condito vel condendo, anche quando l’attuale regolamento comunale di polizia mortuaria (o quello in fase di elaborazione) prevedesse la fattispecie dell’estumulazione finalizzata, non già alla sola traslazione, ma alla contestuale riduzione (o cremazione) dei resti mortali, così da rendere ri-usabile il singolo loculo potrebbe, nel caso concreto, sussistere una precisa determinazione nello scopo della concessione, risultante dall’atto di concessione, (specie in quelli più datati e risalenti nel tempo) con cui non si consenta di utilizzare la tumulazione individuale (loculo) se non per la salma indicata nell’atto stesso. Se, poi, la concessione dovesse, per disgrazia ricadere nel regime di perpetuità, saremmo allo stallo più completo!

    Questo vincolo assai pernicioso per un’intelligente gestione cimiteriale (ma si sa, per noi beccamorti le sepolture in regime di perpetuità sono una maledizione!), tra l’altro, determinerebbe anche un’ulteriore conseguenza: tale salma non può essere oggetto di estumulazione, siccome l’estumulazione può essere disposta solo alla scadenza della concessione, che, nel caso concreto, non è determinata, trattandosi di concessione perpetua.

    Questi due elementi costitutivi del rapporto di concessione – fine e durata – inibiscono che il loculo possa essere utilizzato in modo difforme rispetto all’atto di concessione.

    Il divieto di estumulazione assoluto di cui parlano molti studiosi della materia funeraria, magari esplicitamente riportato nell’atto di concessione si riferisce, invece, alla cosiddetta tipologia della “tomba chiusa”.

    Si tratta di una clausola contrattuale in voga soprattutto in passato ed intrinsecamente connessa con la perpetuità del sepolcro.

    La “tomba chiusa” si ha quando il concessionario originario e fondatore della tomba gentilizia inserisce nell’atto di concessione la precisa riserva che proibisce l’estumulazione per i feretri tumulati in quel particolare avello.

    L’interdizione addirittura di solo toccare, o, peggio ancora, manomettere, il feretro custodito nella “tomba chiusa” produce subito i suoi effetti, “da qui all’eternità” non appena sia terminata la tamponatura del loculo ed inibisce gli atti di disposizione sulla spoglia mortale di uno o più soggetti che i loro aventi titolo secondo jure sanguinis (diritto di consanguineità) potrebbero manifestare nel tempo successivo alla morte del fondatore del sepolcro stesso.

    E’ pacifico ed assodato come il comune, quale ente concedente, non abbia titolo per intervenire sulla concessione già costituita, il concessionario, nell’ambito della sua potestà di esercizio degli interessi legittimi i quali derivano dall’atto di concessione, potrebbe, tuttavia, richiedere di rinunciare all’esistente concessione e richiedere una nuova concessione, per la medesima posizione fisica, instaurando un nuovo atto di concessione, determinato sulla base dell’attuale regime di tali sepolture private, sia per quanto riguarda la tariffa da corrispondere, la durata e tutti gli altri rapporti che vengono a sorgere rispetto alla “nuova” concessione (essa è tale è sotto ogni profilo, essendo ben poco rilevante che l’oggetto “materiale” corrisponda con quello precedentemente in concessione alla medesima persona). Eccetto differenti disposizioni del regolamento comunale di polizia mortuaria, con cui il comune eventualmente detti criteri “altri” per l’assegnazione delle sepolture private disponibili per la concessione, si ritiene che l’amministrazione possa accedere alla richiesta di nuova assegnazione, assegnando al medesimo concessionario la stessa posizione fisica (con ciò determinandosi, in sostanza, un mutamento nel rapporto concessorio).

    Leggermente diverso, sotto il profilo semantico, è il concetto di divieto di trasferimento ad altra sepoltura perché esso si limita ad interdire la traslazione ad altra sepoltura, non del feretro, ma di tutte le trasformazioni di stato in cui un cadavere degrada ossia:

    1. Esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo (resti mortali)
    2. Ossa
    3. Ceneri.
    In questa seconda evenienza, allora, sarebbe permessa l’estumulazione finalizzata, ai sensi dell’Art. 86 comma 5 D.P.R. n.285/1990, alla raccolta delle ossa da ri-tumulare rigorosamente nello stesso tumulo. L’inestumulabilità è volta ad impedire qualsiasi spostamento o manomissione del feretro (non si possono quindi ridurre in cassettina ossario eventuali resti ossei) Il divieto di traslazione, invece, specifica che la spoglia del de cuius non può esser rimossa dalla cella sepolcrale, ma con il termine “spoglia” s’intendono tutte le involuzioni post mortali che possano interessare un corpo, dunque la permanenza nel sepolcro sarà soddisfatta anche se il corpo del de cuius non è presente come solo cadavere sigillato nella bara, ma, inoltre, come resti mortali, ossa ceneri. Questa precisazione è molto importante laddove occorresse liberare spazio per nuove tumulazioni, garantendo parallelamente la continuità del sepolcro gentilizio.

  25. X Novella,

    Lei sarebbe affetta da morbo cimiteriale per deformazione professionale? Bene: tranquilla io sono tombarolo e necrofilo patentato, in quanto dichiarato tale dall’AUSL, e così, votati alla nostra patologia sepolcrale ed al culto del postumo, ci capiamo benissimo, in questa danza epistolare dell’insania a sfondo mortifero!

    In Realtà, un buon regolamento comunale, modellato sulle specifiche necessità della vostra popolazione e del territorio ex Art. 13 comma 1 D.Lgs n.267/2000, nella gestione del cimitero, vi consentirà ampi margini di manovra ed autonomia, per il governo della necropoli, ricordo infatti come per legge (Art. 824 comma 2 Cod. Civile) il cimitero sia bene appartenente al demanio comunale, quindi il relativo regolamento di polizia cimiteriale discende non tanto da potestà regolamentare ordinaria ex Art. 7 D.LGS n. 267/2000 (seppur importante!) quanto da espressa previsione costituzionale ai sensi dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., così come novellato dalla Legge Costituzionale n.3/2001.

    Qualora si rendesse eventualmente necessaria una modifica, anche corposa, del regolamento comunale, o una sua radicale riforma, con abrogazione di quello, ad oggi, in vigore si ricorda come permanga la vigenza dell’?istituto dell?’omologazione ministeriale, ai sensi dell?’art. 345 del testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265 (D.M. 18 novembre 1998, n. 5a4, in supplemento ordinario n. 48/L alla Gazzetta Ufficiale del 8 marzo 1999, n. 55), omologazione che incide sull?’efficacia dell’atto stesso.

    Lungimirante e sin anche profetico fu il paragrafo 13.2, sub) 1 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 laddove si contempla la possibilità di tumulare, sia o meno presente sempre uno ed un solo feretro, più urne cinerarie o cassette ossario sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva del tumulo, oltre la quale ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990 si estingue lo stesso Jus Sepulchri, per l’esaurimento dello spazio sepolcrale che, di per sé, è chiuso, confinato e non dilatabile all’infinito.

    In linea astratta e teorica, le indicazioni della circolare (essa, però, è solo atto istruttivo e non fonte di diritto, come invece, accade per il regolamento comunale) altro non fanno se non riconfermare un’intelligente prassi già preesistente, specie laddove il regolamento comunale di polizia mortuaria individuasse la “riserva” dei soggetti destinatari del diritto passivo ad essere sepolti nelle tumulazioni, ai sensi dell’Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990, riferendosi genericamente ai singoli sepolcri privati dati in concessione (= tutte le allocazioni diverse dal campo comune a sistema di inumazione ex Capo XVIII DPR n.285/1990)), magari senza particolari distinzioni circa la capienza o indipendentemente dal fatto che questi siano tumulazioni individuali (loculi monoposto) o tumulazioni per famiglie, cioè cappelle private e gentilizie.

    Orbene tale principio è in toto recepito e replicato da norma positiva attraverso Art. 16 comma 5 del Regolamento Regionale Lombardo n.6/2004, il quale estende questo diritto di tumulazione “in sopratassa” – ossia in aggiunta all’originario defunto già lì sepolto -, anche ai contenitori per resti mortali, il tutto per massimizzare l’ottimale impiego dei posti salma in cimitero. Con questa accorta politica anche il singolo loculo, sino alla sua naturale saturazione, diviene una piccola tomba di famiglia dove riunire diverse spoglie mortali, intese non più solo quali feretri interi, ma pure come tutte le trasformazioni di stato (intermedie o finali), ossia “resti mortali”, “ossa” e “ceneri” in cui un corpo umano degradi dopo il decesso, per i normali processi disgregativi della materia organica di cui esso pur sempre consta.

    Il “trucco”, se di stratagemma tecnico-giuridico si può correttamente parlare, consiste, durante la materiale stesura del regolamento comunale, nello scindere semanticamente le due funzioni riconducibili all’azione dell’estumulare: in effetti, quando si estumula due sono gli scopi:

    a) Estumulazione teleologicamente orientata alla riduzione dei resti ossei in apposita cassetta ossario o alla cremazione di eventuali resti mortali, così da liberare spazio. Si tratta della cosiddetta ricognizione sullo stato di scheletrizzazione del cadavere, da effettuarsi una volta decorso il periodo di sepoltura legale ai sensi del combinato disposto tra l’Art. 3 DPR n. 254/2003 e l’Art. 86 DPR n. 285/1990.

    b) Estumulazione finalizzata alla semplice traslazione ex 88 DPR n. 285/1990, laddove il vocabolo “traslazione” è da leggersi come sinonimo di trasferimento ad altro tumulo.

    Nel caso a) c’è solo una cambiamento di “stato” ossia di forma sotto cui conservare le spoglie mortali di un defunto in un determinato tumulo, ma lo jus sepulchri è pienamente rispettato, nel suo effettivo esercizio, nel punto b), invece, si ha, come giustamente da Lei rilevato, non tanto una decadenza del diritto, quanto un esaurimento dello scopo insito nel rapporto concessorio, cioè dar sepoltura a quella particolare persona. Esempio: tomba X concessa solo ed esclusivamente per y, gli aventi titolo dispongono la traslazione del feretro di y così automaticamente e quasi di “default” cessa anche lo jus sepulchri sul manufatto sepolcrale x, il quale rientra ex se, nella disponibilità del comune per una nuova assegnazione. Attenzione: il non uso protratto oltre un certo tempo, ai termini dell’Art. 92 comma 3 DPR n.285/1990, può produrre la pronuncia di decadenza e questo per evitare di teneri vuoti ed inutilizzati i loculi già concessi, con grave immobilizzo del patrimonio cimiteriale, in quanto la concessione, anche con le sue implicazioni civilistiche sulla componente patrimoniale, non è mai fine a sè stessa, ma, è pur sempre, sempre strumentale al reale esercizio dello jus sepulchri.

  26. Gentilissimo sig. Carlo, penso che il succo di quanto detto (e di quanto anche letto nell’articolo segnalato, che peraltro avevo già letto tempo fa (ma come si suol dire ho un po’ di macedonia nella testa)) sia di non prendere più troppo sul “serio” il fatto che, come si argomentava un tempo, la possibilità della estumulazione dai loculi perpetui sia data solo dalla rinuncia e quindi di non collegare strettamente i due concetti
    .
    Nella nostra piccola autonomia regolamentare volevamo comunque semplicemente inserire due concetti:
    1) Estumuliamo tutto quello che possiamo e, se non lasciate il loculo completamente vuoto ma al contrario lasciate il defunto estumulato in cassettina in previsione di un prossimo accoglimento di un nuovo defunto o, se nel loculo (a più posti) togliete una salma lasciandocene comunque un’altra, non perdete assolutamente il loculo, anzi, guadagnate un posto!
    2) Vorremmo lasciare comunque il concetto di rinuncia implicita del loculo in caso di estumulazione totale del contenuto, perchè altrimenti al contrario si creerebbe uno spreco di loculi vuoti (esempio molto concreto, che capiterebbe minimo 2 volte al mese: il sig. X non ha loculo e deve essere tumulato in 5^fila perchè gli tocca in quel momento, si fa l’atto di concessione del loculo, ma alla prima occasione in cui la famiglia trova una “sistemazione migliore” (ad esempio prende in concessione una cappella) mi chiede la traslazione, se non prevedo una rinuncia automatica del loculo “vecchio” questo mi rimane assegnato alla famiglia e rimane in stand by per anni (che con ogni probabilità non lo riutilizzerà fino a scadenza perchè, tutto sommato, quel loculo neanche le piaceva e non lo voleva!!! Ma sia mai di rinunciarlo spontaneamente!!! ) e non posso utilizzarlo per un nuovo defunto….)

    Quindi noi vogliamo favorire solo l’estumulazione collegata al riciclo dei posti o alla “liberazione” di loculi da riassegnare e non l’estumulazione che crea solo più lavoro per il comune andando al contrario ad intaccare la disponibilità di loculi da assegnare

    Volevo quindi capire se prevedere entrambe queste cose è comunque possibile, ma a questo punto penso proprio di sì.
    Saranno due cose separate, una non sarà più la conseguenza dell’altra. Ma ciononostante se non interpreto male posso inserirli entrambi.

  27. X Novella,

    Regione Lombardia, se non ricordo male?

    dato il “morboso” interesse per la materia delle estumulazioni nelle sepolture perpetue (ovviamente a fine lavorativo!) consiglio l’attenta consultazione del seguente link: http://www.funerali.org/?p=6832.

    Attenzione: il Regolamento Regionale 9 novembre 2004 n. 6 così come modificato dal Reg. Reg. n.1 del 6 febbraio 2007 ha novellato, sempre in tema di operazioni cimiteriali, buona parte del disposti di cui al Capo XVII DPR 10 settembre 1990 n. 285, introducendo, parzialmente, una nuova disciplina, la quale, per certi versi, tende a sovrapporsi al regolamento nazionale di polizia mortuaria, definendo fattispecie del tutto nuove, almeno per le parti riformate, mentre in via residuale, per quanto non espressamente previsto dalla normativa regionale, continua ad applicarsi il DPR n. 285/1990. Ora, il regolamento comunale di polizia mortuaria che, non dimentichiamo, ha dignità di rango costituzionale ex Art. 107 comma 6 III Periodo Cost., nel proprio ambito di competenza (cioè nel comune che lo ha emanato!) opera su un livello di pari ordinazione rispetto al DPR n. 285/1990, ma secondo alcuni giuristi è cedevole rispetto alla legislazione regionale, deve, quindi, in altre parole, recepire le norme di cui al Regolamento Regionale n. 6/2004 ed adeguare ad esso il proprio articolato, mantenendo pur sempre un certo margine di autonomia nella regolazione di dettaglio. Consiglio, pertanto, di rivedere tutto il capitolo del vostro regolamento comunale dedicato alle “estumulazioni” alla luce del nuovo indirizzo politico (linee guida e di principio su come massimizzare l’ottimale sfruttamento di tutto il patrimonio cimiteriale già esistente) stabilito dalla Regione Lombardia con il proprio regolamento.

    Criteri a volte troppo sottili, sofisticati ed “intrinsecamente”intricati finiscono per disincentivare il riuso responsabile dei posti feretro già disponibili, specie quando si tratta di concessioni perpetue, le quali, per giurisprudenza costante, sarebbero comunque intangibili.

    La tomba a tempo indeterminato è una ricchezza per i concessionari e le loro famiglie, a patto che il regolamento comunale studi e proponga soluzioni ragionevoli per sottoporre a ROTAZIONE un sistema cimiteriale concepito, invece, in passato, per esser ad accumulo.

    Rimando in stand by per eventuali nuove delucidazioni.

  28. Ormai sono un’affezionata “utente”. Mi dispiace disturbare così spesso!
    Il nostro Regolamento comunale “ammette” l’estumulazione anche da loculi non scaduti e/o perpetui, l’esplicita previsione che la richiesta di estumulazione equivaleva a rinuncia implicita del loculo, stava a “reggere” il sistema e dare legittimità al tutto perchè in tal modo si voleva significare che si estumulava perchè la concessione era venuta a mancare e quindi si veniva ancora a ricadere nella casistica di estumulazione al termine della concessione (anche se il termine non coincideva con la scadenza ma, diciamo, era arrivato prima)
    Permettiamo anche il “riciclo” del loculo, (Tumulazione nuova salma CONTESTUALE all’estumulazione della vecchia) ma la previsione della stipula di un nuovo contratto per la nuova salma collocata al posto della vecchia, anche qua in un certo modo andava a ribadire che la concessione vecchia è finita. (Anche se avevo dei dubbi per quanto riguarda i loculi perpetui, dove in realtà non veniva stipulato un nuovo contratto…. !!! Quindi questo sistema non era già coerente al 100%)
    Ci sono però due casi che mi lasciano perplessa:
    1) Caso in cui nel loculo ci sono due salme (inserite prima della previsione che in un solo loculo ci potesse stare un solo feretro) e i parenti di uno dei defunti lo vogliano collocare in altra sede. In questo caso: se ci basiamo sulla teoria della rinuncia, allora dovremmo togliere anche l’altra salma. Se non ci basiamo sulla rinuncia, la concessione non viene a mancare pertanto non dovremmo estumulare nemmeno quel defunto per cui è stato richiesto il trasloco. Se ammettiamo la rimozione di una sola salma senza implicita rinuncia, come continuare a sostenerla nei confronti di tutti gli altri casi?
    Non so se è chiaro… è complicato da spiegare!!
    2) Nel caso del “riciclo del loculo” a volte sarebbe desiderabile anche per l’ufficio fare le estumulazioni “in anticipo” e non aspettare che il futuro occupante del loculo muoia. (Es. loculo perpetuo contenente 4 feretri di vecchia data (ora ne può contenere solo 1) vanno estumulate i 4 resti mortali e magari mandate al crematorio per volontà dei parenti per reinserire poi le urne cinerarie nello stesso loculo e non sempre i crematori ti accettano i resti mortali dall’oggi al domani… Ci piacerebbe consentire l’estumulazione in previsione della sistemazione per futuro alloggiamento di nuova salma) Solo che se inseriamo nel regolamento questa casistica l’impianto basato sulla rinuncia implicita va a farsi benedire. O possiamo magari argomentare che pur cremando/raccogliendo i resti di quegli specifici defunti e risistemandoli lì da dove sono venuti non siamo in presenza di una estumulazione completa perchè alla fine i “resti” di quei defunti li rimettiamo ancora lì?

  29. X Roberto Corelli,

    in estrema sintesi:

    Anche alla luce dell’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, i servizi non indicati nel d.l. n. 359/1987 convertito nella Legge n.440/1987 (più precisamente: la tumulazione, essendo una forma di sepoltura a richiesta specifica, e l’estumulazione ordinaria o straordinaria, quale logica conseguenza della tumulazione), sono da considerarsi a pagamento, così come d’altronde rimangono a pagamento la cremazione, l’inumazione in campo comune e l’esumazione ordinaria qualora non trovi applicazione lo speciale regime di esenzione nei confronti dei non abbienti o in caso di disinteresse dei familiari.

    Il Comune, così, deve determinare, con deliberazione del Consiglio comunale, in apposita declaratoria, le tariffe dei servizi cimiteriali a pagamento, nonché i servizi gratuiti, tenuto conto che le soprariportate disposizioni di legge prevedono la gratuità di alcuni servizi cimiteriali solo in caso di indigenza o disinteresse dei familiari.

    Tutte le operazioni cimiteriali in sepolcro privato dato in concessione, quale , appunto, è una “colombaria” sono, pertanto, sempre a titolo oneroso per il richiedente.

    L’art. 12, comma 4, del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 359, convertito con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 440 prevedeva che la cremazione fosse un servizio pubblico gratuito al pari dell’inumazione in campo comune.

    Il successivo decreto-legge 27 dicembre 2000, n. 392, convertito con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2001, n. 26 stabilisce, invece, che il comma 4 dell’art. 12 del citato d.l. 359/1987 debba essere interpretata in senso più restrittivo: la gratuità del servizio di cremazione, nonché del servizio di inumazione in campo comune, è, infatti, oggi limitata alle operazioni di cremazione, inumazione ed esumazione ordinaria nel caso di salma di persona indigente o appartenente a famiglia bisognosa o per la quale vi sia disinteresse da parte dei familiari, mentre negli altri casi i predetti servizi sono a pagamento. L’Art. 5 comma 1 della Legge 30 marzio 2001 n. 130, conferma questa impostazione di fondo e, se possibile, riduce ancor di più i margini di manovra per valutare e concedere la residuale gratuità della cremazione, subordinandola sia alla reale disponibilità del bilancio comunale, sia alla solo stato di indigenza conclamata del de cuius. Le tariffe massime per la cremazione sono fissate, a livello Statale, dal D.M. 1 luglio 2002 (la Legge, cioè impone un tetto, non eccedibile, ma lascia alle singole amministrazioni locali un certo margine di discrezionalità nella politica tariffaria).

    I resti mortali estumulati, così come definiti dall’Art. 3 comma 1 lett.b) DPR 15 luglio 2003 n. 254 (=cadaveri indecomposti rinvenuti tali all’atto dell’apertura della cassa) possono esser, alternativamente, inumati ex Art. 86 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, cremati giusta l’Art. 3 comma 5 DPR n. 254/2003 o, addirittura, ri-tumulati, come indicato dalla Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10. Certo se bisogna liberare un posto feretro per l’immissione di una nuova cassa, le uniche due soluzioni praticabili sono inumazione o cremazione dell’inconsunto.

    Ogni volta che si tumula in loculo, ossario, nicchia cineraria, tomba concessa in passato o al momento il comune può istituire formalmente e, quindi, esigere un diritto fisso (= tassa di tumulazione) appunto per autorizzare, sulla base del pre-esistente jus sepulchri, l’entrata del nuovo feretro nel sepolcro ai sensi, induttivamente, dell’Art. 103 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Ripeto: entro questi estremi normativi di riferimento, da implementarsi con il regolamento comunale di polizia mortuaria, l’ente locale ha un’ancora abbastanza significativa possibilità di intervento, perché può, con un’accorta politica, modulare le tariffe.

    Non entro volutamente nel merito delle strategie comunicative di correttezza e trasparenza adottate e perseguite dalle singole imprese funebri, spesso, per convenienza, troppo reticenti sui veri costi dei servizi cimiteriali; questa d’altra parte è la Legge e, tassativa e categorica qual’ essa è, non ammette deroghe… poi come dicevano gli antichi Romani ignorantia legis non excusat.

  30. Salve,

    vorrei proporre una questione riguardante il tema suddetto. Premetto che purtroppo lo scorso 3 marzo mio padre è venuto a mancare (ho anche una sorella), e dopo il funerale abbiamo deciso di tumularlo in una colombaia nel cimitero di Staglieno a Genova. La colombaia suddetta è a tre posti ma in concessione “perpetua” così come nel contratto stipulato da mio padre stesso nel maggio 1965 dopo la morte di mio nonno paterno le marzo del 65.
    Il problema è che la colombaia era “al completo” essendovi inumate le tombe di mio nonno e nonna paterni e mia madre, ma volevamo mettervi pure la cassa di nostro padre. La ditta che ci ha seguito nell’organizzazione dle funerale ci ha detto che pensavano a tutto loro, ma ci era stato detto che per aggiungere un’altra salma dato che non c’era più spazio occorreva tirare fuori una delle tre bare già esistenti e mandarle all’ossario se il corpo era scheletrificato o alla cremazione se il corpo era incorrotto così come è previsto dalla legge (quale legge?) , così abbiamo fatto fare il lavoro e alla mia presenza all’apertura della tomba di mio nonno morto ripeto nel marzo 1965 ho constatato che non si era scheletrificato il corpo per cui è stato inviato alla cremazione.
    Ci è stata inviata poi dalla suddetta ditta una nota spese secondo cui il comune della mia città esigeva una tassa di 1993 euro solo per fare posto ad un’altra salma nella colombaia!
    Per cui io vi chiedo:
    1) nessun’altra ditta mi ha detto che era da esborsare una simile cifra per l’estumulazione: come posso tutelarmi?
    2) è possibile che abbia dovuto pagare quasi 1000 euro ai servizi cimiteriali solo per avviare la salma di mio nonno alla cremazione?
    3) la ditta che ha seguito tutto vorrebbe 500 euro per spese eseguite epr la pratica di cremazione: è possibile?

    grazie in anticipo e aspetto una risposta.

  31. X Enrico,

    Prescinderei anche dall’art. 1 comma 7-bis D.-L. 392/2000 (Legge 26/2001), siccome un tale principio, sull’imputazione dei costi, per le operazioni cimiteriali di estumulazione sussisteva anche prima di tale norma positiva.
    Infatti, si tratta pur sempre di sepolcri privati, ed ogni spesa non puo’ non essere che a carico dei familiari, non potendosi avere che tale tipologia di sepoltura comporti oneri a carico del bilancio comunale. In nessun caso, salvo non incorrere nelle ire della Corte dei Conti per danno erariale ex Art. 93 D.lgs. n267/2000.

    Quindi sono (ed erano) a titolo oneroso le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluso l’atto finale ed irreversibile del collocamento nell’ossario comunale, sempre quando, quest’ultimo possa legittimamente eseguirsi.

    L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge superstite o, se manchi, sui parenti nel grado piu’ prossimo e, in caso di pluralità., tutti quest’ultimi solidalmente sono obbligati a provvedere.

    Non si dimentichi come le concessioni cimiteriali, quale ne sia la tipologia, costituiscano sempre sepolcri privati nei cimiteri, con conseguente “sottrazione” del relativo spazio cimiteriale alla fruizione da parte della comunita’ locale, da ciò consegue che non possano derivare, in alcun modo, oneri a carico del comune, neppure per quanto riguarda il necessario recupero delle spese gestionali cimiteriali.

  32. Gentilmente vorrei un parere legale sulla seguente questione. Una mia prozia(sorella di mio nonno e zia di mia mamma ) deve essere estumulata da un colombari. La prozia aveva 4 nipoti ( i suoi pronipoti sono 7) di cui solo un nipote in vita. Le spese per l’estumulazione e per l’eventuale cremazione e per la collocazione definitiva in ossario, a chi spettano?
    Ringraziando saluto cortesemente

  33. X Karl e Felice,

    rispondo, una tantum, in modo congiunto (ed…in stereo!) ad ambedue, dato il tenore della Vostra comune richiesta (= l’oggetto è sostanzialmente lo stesso, anche se muta leggermente la prospettiva soggettiva da cui leggere l’evento narrato)

    In linea astratta, le indicazioni della circolare ministeriale 14 giugno 1993 n. 23 (paragrafo 13.1) altro non fanno se non riconfermare una possibilità già preesistente, specie laddove il regolamento comunale di polizia mortuaria individuasse l?ambito dei soggetti destinatari del diritto passivo ad essere sepolti nelle tumulazioni riferito ai singoli sepolcri privati, magari senza particolari distinzioni circa la capienza o indipendentemente dal fatto che questi siano tumulazioni individuali o tumulazioni per famiglie. Quindi in un singolo loculo può esser tumulato sempre e solo un feretro (Art. 76 comma 1 DPR n.285/1990), ma parimenti anche più cassette ossario o urne cinerarie sino al naturale raggiungimento di quella massima capacità ricettiva (da intendersi proprio in senso fisico) del sepolcro stesso, oltre la quale, per ovvi limiti di spazio, si esaurisce lo stesso Jus Sepulchri ai sensi dell’Art. 92 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285, in quanto ossa o ceneri non sono ulteriormente comprimibili o riducibili, se non si vuole incorrere nella violazione di qualche norma di rilevanza penale.

    La domanda, dunque, è questa: è, legalmente, possibile che in una cassettina resti possano essere collocate, in modo promiscuo le ossa di due o più defunti, considerato come le stesse potrebbero anche, quando non richieste, essere depositate indistintamente nell’ossario comune.

    La risposta al quesito posto è negativa, in modo tassativo e categorico. Le ossa di ciascun defunto devono essere raccolte e deposte in diversa cassetta di zinco. L’art. 36, comma 2, del DPR 285/90, specifica che la cassetta deve riportare anche il nome e cognome del defunto. La lettura del comma 3 dello stesso articolo affronta il caso di ossa dove non è possibile risalire ai dati anagrafici del de cuius contenuto nella cassetta.

    Ergo occorre sempre distinguere e identificare le ossa di un defunto. È invece possibile utilizzare una cassetta di zinco, con separati scomparti con parete di zinco, in cui collocare ad esempio le ossa di marito e moglie, ma bisogna porre distinte targhette che consentano senza ombra di dubbio l’identificazione delle ossa. Le ossa non abbisognano della cassetta di zinco solo se sono inserite alla rinfusa nell’ossario comune.

    Argomentando “ a contrariis” secondo l’articolo 74 del D.P.R. n. 285/1990 possano essere sepolti in una stessa fossa soltanto madre e neonato, morti in concomitanza del parto. La ratio di tale disposizione é da individuarsi nel fatto che, a causa della diversità di dimensione dei due corpi, anche in seguito alla mineralizzazione dei tessuti molli,i loro resti ossei non possono essere confusi.

    Se a ciò si aggiunge che ai sensi dell’articolo 36, comma 2, del D.P.R. citato, le ossa umane e gli altri resti mortali assimilabili debbono in ogni caso essere raccolti in cassetta di zinco, recante il nome e cognome del defunto, oppure, come visto precedentemente, nel caso non sia possibile accertare le generalità del defunto cui appartengono, la cassetta dovrà recare l’indicazione del luogo e della data in cui sono stati rinvenuti, appare evidente l’intenzione ultima del legislatore di conservare l’identità e l’individualità dei resti mortali anche in un momento successivo alla sepoltura, operazione che risulterebbe, invece, estremamente complessa in caso di cassetta resti non individuale.

    Nel comportamento della sorella si ravvisa, pertanto, una palese e spudorata violazione all’Art. 36 comma 2 del Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria (eventuali trasgressioni al regolamento comunale saranno parallelamente punite ai sensi dell’Art. 7-bis D.Lgs n.267/2000, quale introdotto con l’Art. 16 della Legge n.3/2003).

    Detta condotta illecita è passibile della sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’Art. 107 DPR n.285/1990, il quale rinvia all’Art. 358 Testo Unico Leggi Sanitarie, così come novellato nell’importo dall’Art. 16 del D.Lgs. 22 maggio 1999, n.196, quest’ultima sarà elevata con le modalità e le procedure di cui alla Legge di depenalizzazione n. 689/1981, fatti salvi gli eventuali termini di prescrizione, secondo me già abbondantemente decorsi, siccome stiamo ragionando su un episodio consumatosi nei primi anni ‘90 dello scorso secolo.

    Si tenga, poi, presente come il Comune sia tenuto al pagamento in solido della sanzione amministrativa con l’?autore del fatto se questi è dipendente ed ha agito nell’?esercizio delle sue funzioni, ottemperando agli ordini impartitigli dal proprio superiore gerarchico titolare per sempre della funzione dispositiva, anche se questi comandi, si sono, infine, rivelati illegittimi e, dunque, profondamente viziati.

  34. Vorrei sapere se dopo aver inserito in un loculo perpetua 3 resti ossei di componenti della mia famiglia nel 1954+1970+1987, concessionario mio padre, nel 1993 mia sorella senza avvisarmi e nemmeno il comune esegue una estumulazione delle 3 cassette zincate per versare in una nuova cassetta zincata e riporla nel loculo per avere più spazio. Oggi senza alcun avviso mia sorella ha tumulato nello stesso loculo una 4a persona di famiglia.

  35. Gent.mo Carlo,
    ancora un sentito ringraziamento sia per la Sua benevola valutazione del mio operato, sia per la risposta al mio commento del 30/10. Indipendentemente dal tema che abbiamo affrontato, accolgo a piene mani il saggio invito alla prudenza quando si deve decidere se incamminarsi su strade che potrebbero risultare molto impervie. Ha colto nel segno perché, quando faccio l’appello dei miei difetti, la propensione a reagire in modo impulsivo, senza una più attenta riflessione e analisi dei fatti, risponde immancabilmente: “presente!”
    Il diritto ad assentarsi qualche giorno è più che legittimo e mi rendo conto di aver un po’ abusato della Sua disponibilità sottoponendoLa a un vero fuoco incrociato di richieste e di domande!
    A problema risolto, Le confesso che il 31/10 avevo saggiamente rinunciato a inviarLe il seguente commento che fortunatamente non richiede più risposta:
    “X Carlo,
    … let’s go away from the eye of the storm! … ancora il sottoscritto, … una vera persecuzione!!!
    Scusandomi per questa ennesima intrusione, Le vorrei chiedere di aiutarmi a chiarire alcuni dubbi residui. Il punto critico, che nella nostra situazione provocherebbe una serie di perniciose conseguenze, è rappresentato dalla perdita della perpetuità derivante dalle due estumulazioni effettuate recentemente in una tomba di famiglia a concessione perpetua.
    Mentre capisco che l’estumulazione finalizzata al trasferimento della salma rappresenti una violazione della volontà del defunto e possa rendere nulla la concessione, ho difficoltà a equiparare ad essa la riduzione dei resti in cassetta ossario riposta, al termine dell’operazione, nello stesso sepolcro. Se, infatti, tempus regit actum è tuttavia indubbio che la materia si trasforma e il tempo agisce inesorabilmente sia sullo stato delle salme che su quello delle casse che le contengono. La raccolta dei resti mortali situati in contenitori in uno stato avanzato di degrado mi sembra, pertanto, misura che non contrasta l’umana pietas, ma, anzi, si accorda ad essa. Ho difficoltà ad accettare che questo intervento possa contravvenire alla volontà del titolare della concessione, i cui resti mortali non vengono spostati dal sepolcro. Per quale motivo può essere intesa come violazione dell’accordo tra Comune e concessionario la sostituzione del vecchio contenitore della salma, ampiamente degradato, con altro di dimensioni minori e in buono stato? E se di violazione non si tratta perché la novazione della concessione? L’impedimento all’estumulazione nelle tombe a concessione perpetua mi appare più comprensibile se rispondente all’esigenza di tutelare la salute degli agenti necrofori eliminando i rischi legati alla movimentazione di bare non facilmente raggiungibili. Quando non esiste questo impedimento, come nel ns. caso, il riutilizzo appare, per i motivi che Lei ha esposto ampiamente, soluzione vantaggiosa anche per il Comune. Mi auguro quindi che prevalga il buon senso, che non si inneschino inutili conflittualità tra le parti e che si possa giungere presto a una soluzione per noi meno penalizzante. Potrò informarLa dei risultati? Per il momento mi limito all’ennesimo e molto sentito ringraziamento!”
    ConfermandoLe la mia gratitudine, Le porgo un cordiale saluto,
    Domenico

  36. X Domenico Molinari,

    Mi sono “solo” assentato qualche giorno (è comprensibile, spero, almeno per il Solenne Ottavario dei Morti, come ci comanda Santa Romana Chiesa), m continuo a seguire attentamente il Suo caso

    1) fatte salve le estreme conseguenze per un’eventuale azione penale, su cui consiglio di ponderare attentamente, data la sua gravità; adire il giudice, in sede amministrativa, rimane pur sempre l’extrema ratio, per risolvere la possibile controversia con il comune. Io rimarrei molto cauto su questa opzione, perché è tutta da dimostrare una verosimile lesione dei suoi interessi legittimi, da parte del comune con il proprio operato, dopo tutto, infatti, il regolamento comunale acquista efficacia e diventa, così, di obbligatoria osservanza, solo dopo l’Omologazione Ministeriale ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie ed è, pertanto, valido erga omnes, quale fosse una legge speciale, all’interno del comune che lo emana, avendo già superato il vaglio di legittimità del competente dicastero E pur sempre, garantito, sugli atti di ogni comune, il controllo giurisdizionale, ma il regolamento è una fonte normativa, quindi generale ed astratta, e non può esser impugnato, in quanto tale, se non indirettamente ed in forza di un provvedimento amministrativo, da esso derivante, tale da aver ingiustamente compromesso una posizione giuridica soggettiva, (nella fattispecie il Suo Jus Sepulchri) Esempio: il comune, sulla base del proprio regolamento di polizia mortuaria, con atto, pur sempre, SCRITTO e MOTIVATO ex Legge n.241/1990, oppone un formale rifiuto o diniego ad una Sua Istanza, Lei ricorre al TAR il quale potrebbe cassare quella singola norma del regolamento in questione da cui derivano il rifiuto o il diniego….. [….OMISSIS]

    Stavo scrivendo queste poche righe da pubblicare, al massimo, ‘stasera, giusto per metterLa in guardia da atteggiamenti troppo bellicosi o, comunque, precipitosi verso il Suo comune quando ho ricevuto il Suo messaggio di vittoria. Benissimo e meglio così, dopo tutto la politica (quella nobile, eh!) è sempre ricerca di soluzioni ragionevoli e di onorevole compromesso, nella giusta compensazione tra gli interessi in causa.

    Complimenti per come ha condotto e combattuto la Sua buona battaglia legale.

  37. Gent.mo Carlo,
    desidero informarLa che oggi – dopo giornate di tensione e forte preoccupazione per la serie di complessi problemi, che Le avevo descritto e per i quali mi sono avvalso dei Suoi preziosissimi consigli – è stato raggiunto, con il Comune interessato, un soddisfacente accordo che ha molto rasserenato tutta la mia famiglia e che tutela i diritti che i Nostri Cari avevano acquisito nel passato.
    Le sono molto riconoscente per tutto il tempo che mi ha dedicato e per la Sua capacità di trattare tematiche legate ad eventi dolorosi in modo sempre molto chiaro ed esauriente, a volte con garbata e fine ironia, in altri momenti con citazioni latine capaci di rendere vivido un concetto basilare favorendo la comprensione dei “non addetti ai lavori”.
    Si tratta di un servizio per il cittadino di grandissima utilità, Le auguro di poterlo continuare sempre con passione e con molte soddisfazioni dal punto di vista umano e professionale!
    Un cordiale saluto,
    Domenico Molinari

  38. X Carlo, fidato consulente legale ed esperto preparatore/allenatore di pugili dilettanti alle primissime armi!
    Non avrei mai pensato che nel breve intervallo dopo il secondo round il mio volto tumefatto potesse essere quasi rimesso in sesto, ma, ring a parte, la prima parte della Sua risposta mi fa pensare che ci sia ancora la possibilità di accordi meno penalizzanti con il Comune.
    Il regolamento cimiteriale, infatti, tratta il tema delle estumulazioni negli articoli 24 e 25, che fanno pieno riferimento alle disposizioni del DPR n. 285/1990 e non mi sembrano escludere tutte le sacrosante considerazioni che Lei ha esposto al punto 1 e che penso dovrebbero essere condivise pienamente da ogni Comune.
    ARTICOLO 24 – Estumulazioni ordinarie
    Si definisce ordinaria, l’estumulazione eseguita alla scadenza della concessione a tempo determinato.
    Per dette operazioni trova applicazione il disposto di cui all’art. 86 del D.P.R. 285/1990.
    ARTICOLO 25 – Estumulazioni straordinarie
    Si definisce straordinaria, l’estumulazione eseguita prima della scadenza della concessione cimiteriale a tempo determinato o se trattasi di concessione perpetua, su richiesta dei familiari per trasportare e tumulare la salma in altra sepoltura o su ordine dell’Autorità Giudiziaria.
    Per dette operazioni trova applicazione il disposto di cui all’art. 88 del D.P.R. 285/1990.

    Per quanto riguarda la mancanza d’informazione, non mi riferivo a quella da rivolgere a tutta la cittadinanza, ma a quella da dare al singolo cittadino che si rivolge al Comune. Nel nostro caso mia cognata ed io abbiamo chiesto, rivolgendoci al Sindaco e al personale addetto ai Servizi Cimiteriali, se era possibile ridurre delle salme per riutilizzare il sepolcro di famiglia. Ci è stato risposto che non sarebbe consentito, ma forse, in base all’esito dell’ispezione (possibilità di facile accesso alle salme da estumulare), qualcosa avrebbero potuto fare. Nessuno ci ha minimamente accennato alle conseguenze a cui saremmo andati incontro (perdita della perpetuità e “necessità” di acquistare 2 nuovi loculi, spesa, richiesta di esecuzione di lavori per separare i ” nuovi loculi”) se non a estumulazioni avvenute! Ecco, è proprio questo che trovo inaccettabile e molto lesivo nei ns. confronti! Tutte le operazioni, inoltre, sono state effettuate dopo la presentazione di un’unica domanda scritta da parte ns., quella di ispezione della tomba. Le estumulazioni quindi sono state eseguite senza richiesta scritta condivisa da tutti gli eredi dell’intestatario della concessione.
    Alla luce di quanto avvenuto e descritto, non potrebbero esserci sufficienti elementi/punti di forza per sfuggire alla “tempesta perfetta”?
    Temo di essere ormai degno di immediata soppressione per sfruttamento ad oltranza della Sua grande disponibilità, ma nel caso La prego di ricordare … cremazione!!
    … grazie di tutto,
    Domenico Molinari

  39. Gentile Domenico,

    La Legge prevede già forme di “PUBBLICITA’-NOTIZIA” sull’attività normativa ed amministrativa dei comuni, si vedano, ad esempio, l’Art. 1 e l’Art. 22 della stessa legge n. 241/1990, l’Art. 10 del D.LGS n. 267/2000, ma oltre al rispetto di una formale trasparenza nella propria azione nemmeno le pubbliche amministrazioni possono spingersi per ovvie ragioni di efficienza ed economicità, altrimenti, quando viene introdotta una nuova norma o novellata una disposizione precedente bisognerebbe ricorrere alla comunicazione porta a porta per spiegare gli effetti di ogni singolo atto giuridico.

    Il Regolamento comunale di polizia mortuaria è senz’altro un atto pubblico e liberamente consultabile dalla cittadinanza, ma se non si è addentro a questa oscura disciplina si finisce con il prendere abbagli e cantonate di proporzioni mostruose e mi permetto di aggiungere che, forse, Lei è stato mal consigliato dall’impresa funebre di Sua fiducia.

    Ad ogni modo, se proviamo ad inquadrare il problema da una diversa prospettiva, magari anche sovvertita rispetto al punto di vista sin qui usato non possiamo non rimarcare che:

    1) il regolamento del Suo comune sembra profondamente sbagliato nell’impostazione di merito (ed è pur sempre un atto frutto di una decisione politica) quando non favorisce un impiego ottimale del patrimonio cimiteriale, anche di quello soggetto all’ancien règime della perpetuità, se il ri-uso degli spazi sepolcrali attraverso periodiche estumulazioni e riduzione dei resti ossei produce la perdita, nel rapporto concessorio, della clausola di miglior favore, come appunto la perpetuità, nessuno, allora, per comprensibile timore, sarà mai incentivato a richiedere un’estumulazione, così nel corso dei decenni si creerà un preoccupante immobilizzo di tutti i posti salma disponibili sino alla saturazione della stessa capacità ricettiva del camposanto. Oggi le concessioni a tempo indeterminato, per il resto intangibili, in quanto trattasi di diritti acquisiti e perfetti, hanno ancora un senso se possono andare in rotazione, mantenendo invariata titolarità della concessione e durata della stessa. Parlo per esperienza personale: per effetto delle recenti tendenze di cremazione dei resti mortali indecomposti anche un singolo loculo monoposto può diventare una piccola e preziosa tomba di famiglia accogliendo al suo interno sì sempre uno ed un solo feretro, ma più cassette ossario ed urne cinerarie sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva dello stesso oltre il quale, non essendo lo spazio ulteriormente comprimibile, si esaurisce lo stesso jus sepulchri ai sensi dell’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    2) Se non erro il Suo comune ha delineato, nel caso in esame, una sorta di “spacchettamento” dello Jus Sepulchri in due distinti rapporti concessori a due diverse “velocità”. Due loculi, infatti, manterrebbero la perpetuità, gli ultimi due, invece, in quanto interessati dall’estumulazione, sarebbero stati portati, attraverso rinuncia e conseguente novazione consensuale, alla durata quarantennale, così, però, da permettere l’immissione di 2 nuovi feretri. Avremmo così 2 concessioni separate ed indipendenti, che autonomamente insistono sul medesimo sepolcro unitario e si influenzano l’un l’altra per via della procedura di deroga all’Art. 76 comma 3 DPR n. 285/1990: cioè, in buona sostanza, data la conformazione parzialmente ipogea dei loculi, i 2 sovrastanti inibiscono l’accesso ai 2 sotterranei ed un’eventuale richiesta di estumulazione da quest’ultimi, non essendo soddisfatto il requisito di cui all’Art. 76 comma 2 citato comporterebbero la pronuncia d’ufficio della decadenza, per inadempienza alle prescrizioni del Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria. in quanto causa estintiva patologica del rapporto concessorio. MI spego meglio: non è possibile estumulare io chiedo lo stesso l’estumulazione, fuori della deroga dell’Art. 106 DPR n. 285/1990, la mia richiesta ai termini dell’Art. 88 DPR n. 285/1990 (= estumulazione finalizzata alla traslazione del feretro) può esser senz’altro accolta,ma, contemporaneamente, io perdo ogni diritto d’uso sul loculo stesso, proprio perchè la mia, senz’altro legittima istanza, viola una precisa norma tecnica.

    …Oddio, quale confusione, siamo prossimi alla tempesta perfetta!!!

  40. X Carlo
    Se nel primo round avevo accusato i colpi, in questo secondo ne sono uscito peggio e mi hanno dovuto contare sino a 9! La convinzione di poter sostenere le mie presunte ragioni si sta affievolendo sempre più e mi sembra di avere, tra nuove concessioni, lavori di adeguamento alle normative e mancanza dell’atto originale di concessione, non uno ma tre medio-massimi agguerriti da dover affrontare sul ring! Confesso che la lettura della Sua risposta a Daniela del 15 marzo 2009 mi aveva indotto a sperare di poter giungere a una soluzione positiva che ora vedo molto improbabile. Mi sorprende e delude comprendere che non sia previsto per il Comune l’obbligo di dare una informazione completa ed esauriente che consenta scelte consapevoli. Mi chiedo se ancora sia possibile conservare la condizione di perpetuità chiedendo di poter collocare/ riportare le due ultime salme in loculi dello stesso cimitero, ma probabilmente anche questa strada sarà di difficile percorrenza!
    In ogni caso … sono diventato un convinto sostenitore della cremazione con dispersione delle ceneri!!
    Grazie ancora per il preziosissimo aiuto! D. M.

  41. X Domenico Molinari,

    II Round: get in the ring!

    Traggo spunto dal Suo ultimo commento, testé pubblicato sul blog, per una laconica riflessione preliminare: in ambito funerario, (ma non solo!) l’asimmetria conoscitiva tra la pubblica amministrazione e privato cittadino (mancanza di informazione qualificata) sull’applicazione dello Jus Sepulchri produce mostri ed orrori procedurali, i quali, a volte sconfinano anche nell’illegalità (ma non mi sembra questo il Suo caso!), poi certo ignorantia legis non exscusat, come recita l’Art. 5 del Cod. Penale (e trattasi di principio generalissimo, implicito e, quindi, fondativo di tutto l’Ordinamento Giuridico Italiano), tuttavia… sit modus in rebus proprio perché senza un adeguata pubblicità-notizia alle oscure norma di polizia mortuaria difficilmente, chi versi anche in una condizione di debolezza psicologica, magari per aver patito un recente lutto, potrà destreggiarsi tra commi, codicilli e cavilli del regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale per la materia concessoria e di gestione degli spazi sepolcrali, di mera pertinenza comunale (Art. 824 comma 2 Cod. Civile) opera addirittura ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost. su un livello di pari ordinazione dispetto allo stessa norma statale quadro individuabile nel Capo XVIII DPR 10 settembre 1990 n. 285. Dopo questa lungo e, forse, verboso preambolo (so, a volte di esser inutilmente prolisso) entraiamo in medias res, articolando una possibile risposta al Suo quesito per singoli punti tematici, così da rendere più scorrevole l’intera trattazione di una materia di per sé stessa poco conosciuta (se non altro per motivi scaramantici), ma parimenti affascinante e fortemente “trasversale” in quando si interseca con altre branche, più nobili e praticate, del Diritto Italiano!

    1) Ex Art. 76 comma 3 DPR n. 285/1990 (e la norma è ripresa, con continuità temporale assoluta, dagli altri, vecchi regolamenti di polizia mortuaria succedutisi in epoca postunitaria) ogni loculo può si ospitare uno ed un solo feretro (assieme a più urne cinerarie o cassette ossario ai sensi del paragrafo 13. 1 sub) 1 della Circolare Ministeriale n.24/1993) ma deve parimenti esser dotato di vestibolo (concetto, invero che si presta a dubbie interpretazioni) ossia, apertis et claris verbis, di uno spazio libero presso l’imbocco da cui avere diretto accesso alla bara, consentendone così l’eventuale estrazione o movimentazione senza il bisogno di dover spostare altri feretri. Ora, nei tumuli di antica concezione (sono le cosiddette tombe ipogee a calata verticale, anche conosciute come tombe “a pozzo”) pensati, appunto per la concessione sotto regime di perpetuità (quando, cioè, non si sarebbe mai posto il problema dell’estumulazione, nemmeno per il futuro più remoto) questo vestibolo quasi mai è presente oppure è stato ricavato in epoche pregresse, ecco, allora, per consentire lo sfruttamento ottimale di tutte le tombe, specie di quelle più datate, l’avvento con l’Art. 106 del DPR 10 settembre 1990 n. 285 della procedura di deroga, implementata poi dall’allegato di cui al paragrafo 16 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24. Questo insieme di passaggi amministrativi e tecnico-costruttivi permette di usare loculi altrimenti non a norma con il citato Art. 76 comma 3 e, di conseguenza, inutilizzabili. Bene: secondo alcuni giuristi la sullodata procedura di deroga, producendo un cambiamento nel numero totale di posti feretro disponibili, secondo l’originario progetto, in una tomba (Art. 94 comma 2 DPR n. 285/1990) inciderebbe sul rapporto concessorio stesso, con un suo radicale mutamento dei fini (per i quali esso stesso è sorto) e si è perfezionato), che, ex se, potrebbe persino comportare decadenza o comunque (io, personalmente aderisco più a questa seconda tesi) il bisogno di una novazione della concessione. Altri commentatori, con un accento più sfumato, vedono nelle modifiche al sepolcro di cui all’Art. 106 DPR n. 285/1990, un atto pressoché dovuto per riattare il sacello e renderlo fruibile, diverso da una semplice ristrutturazione dovuta, semmai, a diversi gusti estetici del concessionario, rispetto al progetto originario o alla volontà di ampliamento dell’edificio sepolcrale tout court. Gli oneri della procedura di deroga sono ordinariamente a carico del concessionario, diventano di competenza del comune se e solo se il sepolcro sia stato retrocesso al comune e questi debba autonomamente provvedere ai lavori di adeguamento prima di ri-assegnarlo con un nuovo atto di concessione ad un diverso concessionario.

    2) L’onere della prova per dimostrare presunti diritti vantabili su di una sepoltura privata è a carico del cittadino, altrimenti occorre una sentenza accertativa del giudice ex Art. 2697 Codice Civile. Altre norme di riferimento sono l’art. 452 C.C. (e l’art. 132 C.C.), nonché la connessa procedura regolata oggi dal DPR n.396/2000 (Regolamento di Stato Civile), che svolgono la funzione di reintegrazione del titoli di stato che risultano distrutti.
    Nel caso in cui il possessore del loculo non possa esibire alcun titolo e dopo aver esperito le opportune ricerche agli atti del Comune, non resta che acquisire al demanio del Comune i 2 loculi senza corrispondere alcunché all’attuale possessore. Come noto sui beni demaniali vigono le norme stabilite dagli art.. 823 e 824 del cod. civile.

    3) il diritto d’uso sui manufatti sepolcrali, trattandosi il cimitero di bene demaniale ex Art. 824 Codice Civile, è disciplinato in primis dal regolamento comunale di polizia mortuaria in vigore quando si stipula il contratto e poi dalle norme interne allo stesso atto di concessione. Vige sempre, in via generale l’irretroattività della norma giuridica, ma l’atto di concessione può anche prevedere che situazioni future siano regolate e risolte alla luce dei nuovi regolamenti comunali di polizia mortuaria che si succederanno nel tempo, in fondo, come dicevano i giuristi latini, tempus regit actum.

    Si considera, sconfinando nel merito, come le concessioni perpetue costituiscano evidentemente un limite nella gestione cimiteriale, vincolo, oggi, soffocante che non era stato percepito al momento originario del sorgere della concessione, probabilmente in ragione della (allora) ridotta incidenza quantitativa delle concessioni perpetue, ma anche di una visione per cui non si sarebbero potute considerare con lungimiranza le esigenze future.

    Per altro, al di fuori di cio’, dal momento che una concessione a durata perpetuta non può essere modificata se non consensualmente dalle parti, oppure rinunciata da parte di chi vi abbia titolo, nel caso di concessioni perpetue cui si ‘aggiungano’ concessioni a tempo determinato, queste 2 concessioni rimangono distinte e con proprio scadenza (solo per quelle a tempo determinato), ponendo – evidentemente – non pochi problemi al momento della scadenza della seconda.
    Qualcuno ha ipotizzato, un po’ ‘birichinamente’ (cioe’ non senza forzature), di prevedere che, la qui c.d. ‘sovapposizione’ ,sia ammessa in presenza di una rinuncia e concessione ‘ex novo’ della precedente concessione; in difetto, il sepolcro non e’ altrimenti utilizzabile. Spesso, opzioni (errori?) del passato, fanno emergere problemi in periodi in cui chi ha operato quelle scelte non e’ piu’ presente.

  42. X Carlo
    Un grazie molto sentito per la Sua così dettagliata risposta che ho letto e riletto con molta attenzione.
    Per quanto riguarda il punto 1 – mi scuso di non averlo precisato nella mia lettera – considero sicuramente a ns. carico tutte le spese inerenti alle operazioni cimiteriali effettuate dal Comune tramite il personale addetto e su questo obbligo mi sentirei in grave torto ad eccepire qualcosa.
    Per i punti 2 e 3 mi sembra di capire che sia stata predisposta una vera “trappola perfetta”, ma mi chiedo come possa essere legittimo omettere di dare agli interessati le informazioni basilari su ciò che le estumulazioni avrebbero comportato. Come può il singolo cittadino essere già al corrente di queste normative e non essere informato a priori delle conseguenze che le estumulazioni avrebbero comportato?
    Le assicuro che nessuno di noi avrebbe accettato una novazione di questo tipo per una concessione perpetua, in primo luogo per una forma di rispetto nei confronti di nostro nonno, intestatario della concessione.
    Come le avevo scritto, ho avuto dall’operatore necroforo il primo riferimento all’intenzione del Comune di farci acquistare la concessione di un nuovo loculo solo dopo le due estumulazioni e nel momento dell’arrivo della salma di mio fratello al cimitero. Non immaginavo assolutamente le possibili implicazioni di queste estumulazioni anche per il ricordo di questo precedente: nel 1979 il Comune aveva acconsentito ad accogliere la salma di un mio nipote, morto precocemente, nella tomba di famiglia adiacente, nella quale riposano i miei bisnonni, con un’operazione analoga. Nell’occasione la famiglia aveva pagato solo le spese inerenti all’estumulazione e la tomba aveva conservato la perpetuità.
    RingraziandoLa ancora di cuore per il Suo importante aiuto, rimango in attesa del “2° round” augurandomi di non “finire nuovamente al tappeto” e sperando di poter intravvedere qualche possibile sbocco positivo!
    Un cordiale saluto,
    Domenico Molinari

  43. X Domenico Molinari,

    innanzi tutto chiedo scusa del leggero ritardo con cui Le scrivo, di solito, infatti, qui in redazione, rispondiamo ai quesiti formulatici dai lettori nel giro delle canoniche 24 ore, ma il caso da Lei prospettato, anche per la dovizia di dettagli e particolari di cui è corredato, si profila di non facile soluzione: insomma è una faccenda davvero complessa; ad ogni modo mi preme puntualizzare questi aspetti di fatto e diritto.

    Apprezzo il Suo coraggio nell’indicare persino il Comune oggetto della querelle cimiteriale, ma il riferimento obbligato, per dirimere queste controversie rimane la fonte regolamentare locale (= il regolamento comunale di polizia mortuaria) di cui agli Artt. 344 e 345 Testo Unico Leggi Sanitarie, purché debitamente omologato ex Art. 345 Citato, ai fini di produrre pienamente i propri effetti giuridici, da leggersi in modo coordinato con la norma quadro statale, benché un po’ attempata, che è appunto il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, ora io non conosco il regolamento del Suo comune, pertanto assumerò a paradigma di questo breve studio il solo DPR n.285/1990 le cui disposizioni generali, poi, dovrebbero rispecchiarsi anche nel regolamento comunale, al quale sono demandate le questioni operative e di dettaglio e questa riserva ratione materiae (il cimitero è bene demaniale, ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile) ci salva dall’intromissione di eventuali leggi e leggine regionali, poichè ex Art. 117 lett. l) Cost. così come riformulato dalla Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001, l’ordinamento civile spetta, per competenza, solo alla Legge dello Stato Centrale.

    1) tutte le estumulazioni, trattandosi di una cappella di famiglia, quindi, pur sempre, di un sepolcro privato pluriposto posto all’interno del perimetro cimiteriale, sono sempre a titolo oneroso per l’utenza, prescinderei anche dall’art. 1, 7-bis D.-L. 392/2000 (L. 26/2001), in quanto un simile principio sussisteva, implicitamente anche prima di tale norma.
    Infatti, trattandosi di sepolcri privati, ogni onere altro non può se non essere a carico dei familiari, non potendosi avere che tale tipologia di sepoltura privata (è bene, a costo di riuscire pedanti, ribadire il concetto) comporti oneri a carico del bilancio comunale. In nessun caso ciò sarebbe ammissibile, salvo per il comune che autorizza l’operazione cimiteriale, incorrere per responsaabilità patrimoniale e danno erariale nelle ire giustificatissime della Corte dei Conti ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

    Quindi sono a maggior ragione oggi, ed erano a titolo oneroso le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, quando possano eseguirsi.
    L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge o, se manchi, sui parenti nel grado più prossimo e, in caso di pluralità, tutti solidalmente.

    Non si dimentichi come le concessioni cimiteriali, quale ne sia la tipologia, costituiscano sempre sepolcri privati nei cimiteri, con conseguente “sottrazione” del relativo spazio cimiteriale alla fruizione da parte della comunità locale, da questa constatazione consegue che non possano derivarne, in alcun caso, oneri a carico del comune, neppure per quanto riguarda il necessario recupero delle spese gestionali cimiteriali. L’estumulazione di cui Lei mi parla, è pertanto, ab origine, sottoposta al tariffario comunale, perché proprietario del cimitero, in ultima istanza, è pur sempre il comune, il quale agisce in veste di monopolista, determinando, per l’utenza, il prezzo dei servizi cimiteriali, con apposita declaratoria della Giunta Comunale, una volta fissati, da parte del Consiglio Comunale, i criteri della politica fiscale propria di ciascun Ente Locale.

    Attenzione verba volant e scripta manent: ogni provvedimento della pubblica amministrazione ai sensi della Legge n. 241/1990 deve risultare da un atto redatto in forma scritta, e soprattutto deve esser motivato, le semplici rassicurazioni verbali dai toni magari anche suadentinon hanno fondamento giuridico, appartengono forse alla politica dell’appleasement, ma non rilevano minimamente sul piano del diritto: dopo tutto, come dicevano gli antichi poeti latini: “Timeo Danaos et dona ferentes” (motto che tradotto molto liberamente significa: “io comincerei a preoccuparmi di tutte queste interessate attenzioni del Sindaco verso il mio problema cimiteriale!)

    2) Ex Art. 86 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, eccetto quando disposto dal successivo Art. 88, le estumulazioni (comprese quelle finalizzate a raccogliere i resti ossei in apposita cassetta, se non diversamente stabilito dal regolamento comunale) si eseguono ordinariamente alla scadenza della concessione, da questa norma discendono direttamente almeno 2 considerazioni subito apprezzabili ed applicabili alla fattispecie in esame:

    nelle concessioni perpetue, cioè prive di scadenza, almeno non patologica (escludiamo, quindi, gli istituti della revoca e della decadenza) , non si possono mai legittimamente eseguire estumulazioni, proprio per il regime a tempo indeterminato in cui esse sono sorte ed al quale sono ancora sottoposte in forza del tempus regit actum
    qualora gli aventi diritto a disporre, con proprio atto personalissimo, in termini di pietas, della spoglia mortale richiedano ugualmente, ex Art. 88 l’estumulazione, forse per traslare ad altra destinazione il feretro, il rapporto giuridico di perpetuità instauratosi in passato si estingue di default, per esaurimento dei propri fini e delle obbligazioni sinallagmatiche contratte tra le parti (concessionario, da un lato, e comune dall’altro, con la stipula di quel regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990 che è condicio sine qua non affinché un bene demaniale, come appunto una tomba all’interno del camposanto, possa formare oggetto di diritti in favore di un soggetto di diritto privato, quale il concessionario. Dunque, esemplificando, la concessione si perfeziona sul sepolcro x per ottenere la sepoltura solo e solamente del feretro di y, i famigliari di y decidono per la traslazione di y stesso e così cessa anche lo jus sepulchri, così non più esercitabile, sul sacello x.
    3) Secondo me, almeno, per eludere il divieto tassativo di estumulazione da una sepoltura perpetua (proibizione che, addirittura, potrebbe esser rafforzata dalla clausola contrattuale della cosiddetta “tomba chiusa” con cui il fondatore del sepolcro all’atto della stipula, proibisce espressamente, in futuro l’apertura del tumulo) cui era soggetta ab origine, la Sua cappella gentilizia si è ricorso a questo stratagemma perfettamente legale, ossia una rinuncia unilaterale da parte degli aventi diritto cioè da parte di cui sia subentrato al concessionario primo nell’intestazione della concessione, così da poter costituire sul medesimo manufatto sepolcrale (fisicamente si tratta dello stesso loculo che prima viene retrocesso e, poi, simultaneamente ri-assegnato al medesimo concessionario) una rapporto concessorio del tutto nuovo e meno penalizzante, per future immissioni di feretri. Tecnicamente si parla di “novazione” della concessione, ma questo istituto, capace di render più elastico lo jus sepulchri, fa venir meno il regime di perpetuità, siccome le nuove concessioni poste in essere dopo l’entrata in vigore del DPR n.803/1975, avvenuta il 10 febbraio 1976, sono sempre e comunque a tempo determinato e non eccedente i 99 anni.

    Per adesso mi fermo qui, mi pare ci sia abbastanza materiale per alcune prime delucidazioni, e replicherò, già domani, alla II Parte della Sua richiesta, inoltratami, ad integrazione del Suo primo commento, nello scorso fine settimana.

  44. A completamento di quanto scritto in data 24/10/2013, preciso che la tomba di famiglia, fatta costruire da mio nonno paterno nella prima metà del secolo scorso, accoglie le salme dei miei nonni, di uno zio e di mio padre. Ad esse sono state aggiunte, in seguito alle due estumulazioni effettuate recentemente, le salme di mio fratello, da poco scomparso, e quella di mia mamma, traslata da loculo presente nello stesso cimitero. Le due cassette ossario sono state riposte nella stessa tomba. Titolare della concessione perpetua, la cui documentazione non è stata trovata, era mio nonno i cui discendenti viventi sono 5 nipoti, 4 mie sorelle e il sottoscritto.
    Oltre ad auspicare una richiesta meno onerosa da parte del Comune per le due estumulazioni effettuate, temiamo che le concessioni quarantennali, che ci sono state presentate come necessarie per giustificare riduzioni in cassette ossario, altrimenti vietate dal regolamento cimiteriale, possano arrecare un duplice danno. In primo luogo la perdita della perpetuità per 2 dei 4 posti della tomba e in secondo luogo la possibile richiesta, da parte del Comune, di rendere accessibili, uno indipendentemente dall’altro, i 2 nuovi loculi di cui parla la concessione. Nello stato attuale della tomba, i due posti inferiori, a livello sotterraneo, e i due superiori, sopra il livello del terreno, sono separati solo da sbarre e griglie di ferro su cui poggiano le casse più recenti. Il nostro timore è avvalorato dal fatto che il Comune, nella domanda di rilascio della concessione, da noi per il momento non firmata, aveva aggiunto la clausola di un nostro impegno ad effettuare interventi di ripristino per adeguare la tomba alla normativa vigente. Si tratta di un timore fondato? Esiste la possibilità di arrivare a un accordo con il Comune senza la perdita della condizione di perpetuità? Grazie di tutto e cordiali saluti,
    Domenico Molinari

  45. Buongiorno,
    Le vorrei porre il seguente quesito:
    nel cimitero di Casanova, una frazione del Comune di Varazze, si trova da diversi decenni una tomba della mia famiglia, a concessione perpetua. La capienza è di 4 posti e da più di 50 anni la tomba è completa. Quasi 20 anni fa è mancata mia mamma per la quale abbiamo acquistato un loculo a concessione trentennale nello stesso cimitero, non avendoci dato il Comune la possibilità di fare una estumulazione nella tomba di famiglia.
    Molto recentemente è mancato un mio fratello che risiedeva a Savona e mia cognata, cercando di soddisfare il desiderio espresso dal marito, ha chiesto al Comune di Varazze se era possibile la tumulazione nel cimitero di Casanova. Il Sindaco e il geometra dell’Ufficio Tecnico responsabile delle operazioni cimiteriali hanno consigliato di chiedere un’ispezione della tomba prospettando la possibilità di accogliere il desiderio espresso da mia cognata. La domanda doveva essere formulata da un parente consanguineo, mi sono reso disponibile e nell’occasione mi sono sentito in dovere di fare presente che anche da parte di mia mamma era stato espresso il desiderio che le proprie spoglie riposassero a fianco a quelle del marito. Il problema è sembrato risolvibile grazie alla disponibilità del Comune a verificare la situazione e compiere, nel caso si dimostrasse possibile, due estumulazioni. La cosa è stata realizzata nel pomeriggio che ha preceduto il funerale di mio fratello la cui salma è stata così collocata nella tomba di famiglia. In essa erano stati creati 2 nuovi posti con la riduzione di due salme in cassette ossario. Al momento dell’arrivo della salma di mio fratello al cimitero, sono stato informato dall’operatore necroforo che era intenzione del Comune equiparare la sepoltura alla concessione quarantennale di un nuovo loculo e che la famiglia era tenuta a pagare tale concessione.
    Il giorno successivo, in cui era prevista la traslazione della salma di mia mamma, mi sono presentato al Comune di Varazze e mi è stato detto che dovranno essere pagate due concessioni (quarantennali) di loculi al costo di € 2.135 ciascuna e che l’importo da versare, comprensivo di tutte le operazioni eseguite dai necrofori, sarà di € 4.560. Con varie argomentazioni, espresse in modo pacato e rispettoso, ho manifestato il mio stupore per queste condizioni, sostenendo che esse dovevano essere presentate con chiarezza nel corso dei primi colloqui e non a posteriori quando sarebbe stato ormai impossibile orientarsi verso scelta diversa, essendo già eseguita la tumulazione di mio fratello. Ho affermato inoltre che mi sembrava assurdo che il Comune richiedesse il pagamento della concessione di due nuovi loculi senza privarsene e anzi ottenendo con più di 10 anni di anticipo il rilascio del loculo che ospitava mia mamma.
    Dopo un lungo ed estenuante colloquio, ho ottenuto solo la rassicurazione verbale che, nonostante la concessione quarantennale, alla sua scadenza, se essa non verrà rinnovata dagli eredi, il Comune non provvederà alla rimozione delle due ultime salme, permanendo la perpetuità per quelle sepolte in precedenza. Non avendo provveduto immediatamente al pagamento di una somma che ritenevo spropositata per i motivi suesposti, dopo tre giorni ho ricevuto una raccomandata AR firmata dal Sindaco che, oltre ad affermare la mancanza della concessione di questa tomba costruita nella prima metà del secolo scorso, osservava che essa non può essere considerata come Cappella Gentilizia, per la quale il regolamento non consente la creazione di nuovo spazio tramite la riduzione delle salme esistenti, ma come semplice tumulo.
    Morale della favola, mi è stato ripresentato il conto e, dopo soli 5 giorni il costo per ogni concessione era lievitato a € 2.253 e la spesa totale a € 4.831!
    Cosa posso fare? Un grazie di cuore per tutto quanto mi saprà consigliare e un cordiale saluto, Domenico Molinari

  46. X Mariano, In alcuni casi, vi sono Regolamentio comunali i
    quali considerano questa fattispecie della perdita del diritto
    d’uso su un manufatto sepolcrale. Essi, infatti, statuiscono una
    norma di tale portata (ed essa prevede -espressamente- un qualche
    effetto…ma non definisco, subito, quale sia): “quando vi sia una
    destinazione esclusiva di un certo posto feretro per una
    determinata persona, soprattutto nel caso di loculo monoposto, e
    risulti che questa salma sia “allocata” altrove, magari a causa di
    una traslazione in una nuova sepoltura, il rapporto concessorio è
    da ritenersi estinto”. Per fortuna piu’ frequentemente,
    disposizioni di questo tipo sono assenti. In tale frangente,
    allora, sarebbe opportuno parlare di “estinzione della concessione”
    (piu’ che di decadenza che invece ha carattere sanzionatorio),
    estinzione causata da “naturale esaurimento del fine per cui la
    concessione stessa era sorta”. Quest’ultima ipotesi potrebbe, forse
    (ma occorrerebbe sempre conoscere il Regolamento comunale di
    polizia mortuaria), consentire una presa d’atto di una tale
    intervenuta estinzione (per esaurimento del fine). La concessione
    individuale (cioè limitata e “compressa” ad un solo defunto) si
    ritiene un errore logico se si ha l’obiettivo del massimo utilizzo
    del patrimonio cimiteriale già costruito. Ovviamente ciò significa
    anche un sistema tariffario capace di tariffare ogni entrata e ogni
    variazione di stato in maniera adeguata. Se la concessione di
    sepoltura è fatta ad una persona in vita, hanno diritto ad esservi
    sepolti (se il concessionario non restringe o allarga tale concetto
    nell’atto originario e mai più dopo) i familiari del concessionario
    e lo stesso, in ordine di data di decesso, fino al raggiungimento
    della capienza (il concessionario può riservarsi il posto per sé
    stesso). Se la concessione è fatta a persona che la richiede in
    presenza di una sepoltura da effettuare, le spoglie mortali del
    soggetto sepolto devono permanere tranne che per traslazione
    richiesta da avente diritto a chiederla in qualunque forma siano
    state introdotte o trasformate (cadavere, resti mortali, ossa,
    ceneri) fino a scadenza della concessione. Altri aventi diritto
    alla sepoltura, generalmente familiari dellintestatario della
    sepoltura o suoi subentrati (se si usa il metodo del concessionario
    scorrevole) possono essere sepolti in ordine di data di decesso e
    fino al raggiungimento della massima capienza del
    sepolcro.

  47. In merito a questo argomento volevo porre il presente quesito :
    Se da un loculo cosiddetto perpetuo,viene estumulata la salma oggetto del diritto concessorio e viene tumulata un’altra salma della stessa famiglia,perchè si perde il diritto di mantenere tale loculo?

  48. Forse, si dovrebbero distinguere le posizioni del titolare del sepolcro rispetto ai diritti di disposizione della salma/resti mortali.

    Questi ultimi, in quanto diritti della persona regolati dalla sola Legge Statale, ex Art. 117 lettere i) ed m) COST. sono riconosciuti solo al coniuge superstite o, in difetto, ai parenti secondo il grado di prossimità e, quando siano piu’, occorre il consenso unanime.

    Sempre facendo salve eventuali specifiche previsioni del Regolamento comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della personalita’, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro (come manufatto) che sono meramente strumentali all’esercizio del diritto (personale) di sepoltura.

    La salma che sia stata tumulata in un sepolcro privato (come sono tuttte le tumulazioni) in quanto appartemenente alla famiglia del concessionario non diventa, per questo, sottratta al titolo di disposizione dei familiari, se non nel caso limite ed invero piuttosto rarefatto (ma significativo!) della cosidetta “TOMBA CHIUSA”. In altri termini se chi ha fondato il sepolcro ha inserito la clausola espressa che per nessun motivo la salma doveva essere trasferita, gli aventi titolo non possono, fino alla scadenza della concessione, contrastare tale volontà.

    Una volta avvenuta la sepoltura di un appartenente alla famiglia, il concessionario del sepolcro non puo’ disporre altrimenti, se non sia (anche e prima di tutto) persona che ha titolo a disporre di quella determinata salma/cadavere/resti mortali.

    Quindi non è tanto la zia concessionaria del sepolcro a richiedere al comune, tramite l’ufficio della polizia mortuaria l’autorizzazione alla traslazione quando la moglie del nipote defunto, la quale, poi, parallelamente sarà pure l’intestataria del nuovo sepolcro, poichè, per il principio di poziorità (potere di scelta + priorità nel decidere) prevale pur sempre il volere del coniuge superstite.

    Per poter effettuare la estumulazione e la traslazione occorre una domanda di un avente titolo (familiare, con il criterio dello jure sanguinis dove, come rilevato prima il rapporto di coniugio prevale su quello di consanguineità).

    Ovviamente il comune dovrà, tramite apposita istruttoria, nemmeno, in verità, tanto strutturata, verificare preventivamente lo jus sepulchri del de cuius, ossia il titolo di accoglimento per il feretro da traslare ex Art. 93 DPR n.285/1990 nella nuova tomba.

  49. un nipote è tumulato nella tomba di famiglia,la proprietaria (zia) che ha la concessione del loculo e del monumento stesso può far esumare il nipote per farlo trasferire in un altro loculo di proprietà della famiglia della moglie?

  50. X Riccardo,

    Ma le esumazioni non dovrebbero eseguirsi dopo 10 anni dall’inumazione (provocazione: 10 anni + 1 giorno) ?

    Trattandosi di esumazioni ordinarie, cioe’ decorso il turno decennale di inumazione (e che avebbero dovuto avvenire subito dopo il turno ordinario di rotazione), non vi e’ alcun obbligo di comunicazione agli interessati, essendo del tutto suficiente il solo porvvedimento (dirigenziale) di regolazione delle esumazioni.
    Una comunicazione potrebbe esser necessaria (non dal punto di vista dei familiari, ma del comune) dal punto di vista del recupero spese in quanto i familiari sono obbligati a sostenere l’onere dell’operazione cimiteriale (dal 2/3/2001 le esumazioni ordinarie sono a titolo oneroso).
    In difetto di pagamento, si provvede alla riscossione coattiva mediante iscrizione a ruolo.

  51. come e’ possibile andare al cimitero di Siracusa e non trovare piu’ la tomba a terra dove e’ sepolta mia madre?!
    ero convinto che le sepolture a terra durassero almeno vent’anni, quindi pensavo che a qualche anno prima della scadenza ci fosse stata la possibilita’
    di sistemare i resti in qualche loculo.
    quello che mi chiedo: il comune puo’ fare questo senza un minimo di preavviso ai parenti piu’ prossimi??

  52. X Stefano,

    La legge n. 440/1987 definiva i servizi cimiteriali come servizi pubblici locali, ammettendone, almeno per inumazione e cremazione, la gratuità.

    Dopo l’avvento della Legge n.26/2001 e della stessa Legge n. 130/2001 in materia di cremazione, tutto è cambiato

    Come noto per servizi pubblici a domanda individuale devono intendersi tutte quelle attività gestite dall’ente in economia diretta, non pubbliche funzioni, poste in essere ed utilizzate a richiesta dell’utente e che non siano state dichiarate gratuite per legge nazionale o regionale.

    Con la legge 26/2001 il servizio dei cimiteri, ad esclusione delle pubbliche funzioni connesse, è così divenuto servizio pubblico a domanda individuale, se gestito in economia diretta.

    la norma che stabilisce l’obbligo di provvedere, con il pagamento dei relativi oneri, all’estumulazione, in caso di estinzione, anche per causa patologica, del rapporto concessorio è, di solito rinvenibile:

    1) in un articolo ad hoc del regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale per produrre appieno i propri effetti è pur sempre soggetto ad omologazione ministeriale ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie.

    2) nello stesso atto di concessione o nella convenzione che sovente lo accompagna, in cui le parti contraenti, all’atto della stipula fissano i reciproci diritti e doveri

    3) in difetto delle due ultime previsioni a livello locale, varrebbe pur sempre l’Art.1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 con il quale tutti i servizi cimiteriali sono divenuti prestazioni a titolo oneroso per l’utenza, fatti salvi i casi di indigenza, disinteresse, vita sola.

    Con la piccola rivoluzione introdotta dall’Art.1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 si è instaurato questo principio: in merito alla sistemazione delle spoglie mortali in un dato sepolcro privato: “paga chi dedice” o, secondo altri, “decide chi paga” (limitatamente all’evenienza di disinteresse/irreperibilità degli aventi diritto a pronunciarsi tradotto: ogni atto di disposizione su salme cadaveri e loro trasformazioni di stato comporta l’assunzione del costo di queste operazioni cimiteriali

    Mi spiego meglio: l’onere di riattare il sepolcro su cui spesso il concessionario vanta solo un diritto d’uso (se proprietario del manufatto è, infatti, il comune) sorge in capo al concessionario stesso, ma hanno titolo privilegiato per disporre dei resti mortali in via di estumulazione coloro i quali siano legati ai suddetti defunti da vincoli di consanguineità.

    Prescinderei anche dall’art. 1, 7-bis D.-L. 392/2000 (L. 26/2001), siccome un tale principio sussisteva anche prima di tale norma positiva e formale

    Infatti, trattandosi di sepolcri privati, ogni oenere non può non essere a carico dei familiari, in quanto che tale tipologia di sepoltura nè può nè, tanto meno DEVE comportare oneri a carico del bilancio comunale. In nessun caso, altrimenti sorgerebbe la responsabilità patrimoniale ex Art. 93 D.LGS n. 267/2000 per danno all’erario pubblico.

    Quindi sono, ed erano a titolo oneroso le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, quando possano eseguirsi.

    L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge o, se manchi, sui parenti nel grado più prossimo e, in caso di pluralità, tutti i congiunti sono solidalmente obbligati.
    Gli affini sono … estranei (a questi fini), salvo non intendano, spontaneamente, compiere atti di liberalità.

  53. In riferimento all’ultima parte della sua ultima risposta:

    vorrei sapere qual’è la fonte normativa di tale obbligo?
    In particolare: in caso di rinuncia alla concessione da parte dei discendenti del concessionario originario, a chi spetta l’obbligo di estumulare ed eventualmente ricollocare i resti custoditi nel sepolcro, onde evitare che tale obbligo vada a ricadere sui parenti più prossimi (leggi sorella/fratello) di tali defunti (comunque ascendenti [nonni] dei concessionari rinunciatari)?

  54. X Alessio,

    Non rileva che non vi sia stato ancora passaggio di denaro ai fini del provvedimento ricognitivo, e non costitutivo, della decadenza, perchè dietro la promessa di una compravendita si è data surrettiziamente sepoltura ad una salma che altrimenti non avrebbe mai maturato jure sanguinis il diritto di sepolcro, il quale sorge, appunto per il solo vincolo di consanguineità o mortis causa e mai per atto negoziale inter vivos.

    Sarei curioso di sapere come siate riusciti a far tumulare un estraneo al Suo nucleo famigliare nella Sua tomba di famiglia. Il comune dovrebbe vigilare sulle autorizzazioni all’ingresso di un feretro in un sepolcro privato, proprio per evitare mercimonii, mercanteggiamenti e mascherate comparvendite, per altro vietate dalla Legge (Art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990)

    In astratto (cioè in via generale), la rinuncia (sempre ammissibile) dovrebbe comportare che l’avente titolo provveda con oneri a proprio carico, a dare altra sistemazione ai feretri tumulati, “liberando” (se sia ammesso il termine) l’intero sepolcro.

    Ribadisco il concetto: è il concessionario il soggetto cui, per legge (iscrizione “a ruolo” per recupero coattivo del credito???), si debbono imputare le spese, a nulla rileva la tumulazione illegittima di un feretro sine titulo, poichè si tratta di una tumulazione viziata ab origine, ovvero senza titolo di accoglimento in quel dato saccello gentilizio.

    Se non si procedesse con la retrocessione del sepolcro il comune sarebbe costretto a pronunciare la decadenza e la decadenza non dà origine a nessun possibile rimborso essendo in qualche modo una sanzione per violazione unilaterale delle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario al momento della stipula del “regolare atto di concessione” di cui all’Art. 98 DPR n285/1990, quale titolo necessario per poter vantare diritti su suolo o edificio cimiteriale.

    In linea di massima, spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria determinare eventuali altri effetti della rinuncia, la quale, in ogni caso, ha effetto da quando il comune decida, autonomamente, di accettarla (ad es.: tra gli effetti di questa potrebbero esservi somme corrispondenti al canone di concessione versato all’epoca nelle casse comunali (al valore nominale effettivamente corrisposto, ex art. 1277 Cod. Civile , senza aggiornamenti) per il periodo residuo eventuialmente mancante, ecc.).

    Un atto di rinuncia è sempre incondizionato e non richiede particolari requisiti, se non quello della forma scritta, secondo alcuni giuristi preferibilmente autenticata, in quanto una semplice scrittura privata non sarebbe strumento idoneo a disciplinare un diritto personalissimo come lo jus sepulchri, valgono, ad ogni modo, le disposizioni in materia di disposizione di diritti del cod. Civile.

    Ovviamente, in presenza di una rinuncia, la disponibilità del sepolcro rientra in capo al comune, quale titolare ultimo dell’area cimiteriale.

    Va ricordato, comunque, come il concessionario o suoi aventi causa debbano provvedere, a proprio carico e diligenza, alle operazioni di estumulazione, pulizia e sanificazione del sepolcro e alle eventuali altre opere che consentano al comune la immediata assegnazione del sepolcro a soggetti terzi, fin a partire dal giorno successivo all’estinzione del rapporto concessorio.

  55. Egr. Sig. Carlo,

    forse mi sono spiegato male, la vendita non è stata effettuata. Non c’è stato passaggio dei documenti, nè tantomeno versamento di somme di denaro. Ho concesso il permesso di tumulare la salma dal momento che c’era l’intenzione di cedere la cappella tramite scrittura privata tra me e la figlia del defunto; quello che vorrei fare ora è obbligare in qualche la figlia del defunto a spostare la salma in altro loculo per poter procedere con la retrocessione al Comune.

    Grazie, AV

  56. NO, la soluzione da Lei prospettata non è proprio praticabile nè percorribile, in quanto comportamento da Lei posto in essere, integra una ben precisa trasgressione al Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria sanzionabile con la decadenza della concessione da parte del comune nella cui “giurisdizione cimiteriale” insiste la tomba oggetto della controversia

    Ma il comune non ha verificato prima dell’immissione del feretro nella sepoltura privata il titolo di accoglimento di quest’ultimo? Come siete riuscita a far passare “sottobanco” una compravendita di luculi tra privati? Mah…è un mistero (o un’inutile furbata?), il quale però rischia di costarLe caro con la perdita della prestigiosa tomba, ovviamente a 0 Euro.

    Si consiglia preliminarmente di consultare questo link con relativi commenti: http://www.funerali.org/?p=408, dopo questa lettura la situazione delineata dal Suo quesito diverrà molto più chiara.

    Ad ogni modo ed in estrema sintesi, dal 10 febbraio 1976, per effetto del D.P.R. n. 803/1975, con il quale il legislatore ha abrogato l’Art. 71 del Regio Decreto n. 1880/1942 ogni concessione non può più essere ceduta per atto inter vivos, cio+ con quel negozio giuridico conosciuto con il nomen juris di “compravendita” ma segue le sole regole del regolamento comunale e statale e, quindi, può solo essere mantenuta dall?’originario concessionario o dai suoi subentranti aventi titolo. E’in ogni caso esluso il fine di lucro o speculazione ex Art. 92 comma 4 del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285

    Nel sepolcro gentilizio possono esservi sepolti solo il fondatore dello stesso e gli appartenenti alla di lui famiglia (oltre a convivente e benemeriti se i criteri per questi ultimi sono compresi nel regolamento comunale).

    La concessione può anche essere retrocessa al Comune, unico soggetto che può avere di ritorno la concessione. Ogni altro atto è nullo di diritto.

    Pertanto occorre procedere a recuperare la concessione con la tomba al demanio comunale attraverso la decadenza della originaria concessione; la decadenza è un provvedimento di natura meramente ricognitiva con cui la concessione esaurisce i suoi effetti per causa patologica, come appunto il non rispetto unilaterale obblighi contrattuali o la violazione, come accade, appunto, in questa fattispecie in esame, del divieto di cui all’Art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990.

    Successivamente la tomba può essere riconcessa seguendo i criteri di assegnazione ordinariamente fissati dal regolamento comunale. Sino a quando il rapporto concessorio, per il vizio all’origine da cui è contrassegnato, non sia stato dichiarato perento, cioè estinto, con conseguente setumulazione disposta, però, d’ufficio da parte del comune, la presunta compratrice mantiene intatto il cosiddetto diritto secondario di sepolcro: vale a dire la piena libertà di accedere alla tomba per recar visita al proprio padre recentemente scomparso, e questo potere del tutto personalissimo ed intrasmissibile non può esser da Lei compresso nè instaurando un eventuale giudizio, esperendo un azione civile contro la turbativa di sepolcro, nè tanto meno con catene, cancelli e chiavistelli di sorta.

  57. Buongiorno,

    sono erede del concessionario di un’area sulla quale è stata costruita una cappella di famiglia. Tale cappella, vuota perchè nel frattempo mio padre si era trasferito ed anche lui stesso è stato sepolto altrove, avrebbe dovuto essere oggetto di vendita a mezzo scrittura privata a novembre 2012. Destino vuole che il padre della compratrice, con la quale ci eravamo accordati praticamente su tutto fin da agosto, viene a mancare nell’ottobre 2012 e mi viene chiesto il permesso di farlo tumulare nella cappella dietro promessa verbale che l’affare sarebbe andato in porto; dal momento che c’era anche un rapporto di amicizia delle rispettive famiglie, il permesso è stato accordato. All’atto della conclusione dell’affare, le cose si complicano con il risultato che adesso non vuole più comprare e la salma di suo padre è tumulata nella mia cappella. Lei si rifiuta di estumularlo sostenendo, a verità. che nel resto del cimitero non ci sono posti. Quali mezzi ho per obbligarla a estumularlo? Se metto un cancello sono obbligato a darle le chiavi oppure posso negarle l’accesso?

    Grazie, AV

  58. X Kendy,

    chiariamo subito il concetto: Lei è titolare (o cootitolare???) di una concessione demaniale di area cimiteriale (essa si basa sulla stipula tra i comune ed il privato di un regolare atto di concessione ex Art. 98 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285) su cui è stata edificata una cappella gentilizia a sistema di tumulazione, pertanto sulla scorta del rapporto concessorio formatosi, Lei è anche, secondariamente, proprietaria del manufatto (muri, lapidi ed arredi votivi) poichè su di Lei gravano gli oneri manutentivi degli stessi ai sensi degli Art. 62 e 63 DPR n. 285/1990.

    Dalla concessione sorge lo JUS SEPULCHRI, orbene gli jura sepulchri presentano, come sempre, un forte “mix” tra diritto privato e diritto pubblico,ma anche si caratterizzano per il fatto che il diritto di sepolcro (= nel senso di essere sepolti) e’ principalmente un diritto personale, collegato all’appartenenza della famiglia (discendenza), e i cui elementi di patrimonialità, pur presenti, sono strumentali e teleologicamente finalizzati al diritto principale, quello di essere sepolti e di dar sepoltura, ed esso è di natura personale, ossia jure sanguinis in quanto segue la regola della consanguineità?

    Perchè, allora, Lei mi parla di proprietari non intestatari del sepolcro? Per caso, sin quando è stato possibile, cioè sino al 10 febbario 1976, trattandosi di tomba perpetua lo jus sepulchri sullodato è stato oggetto di trasferimento per acta inter vivos (donazione o compravendita?) o la Sua attuale concessione è frutto di una rinuncia del precedente concessionario?

    Il diritto di accesso di un cadavere o comunque di una qualsiasi spoglia mortale in un sepolcro deriva dal rapporto jure sanguinis con il titolare della concessione che si suppone ordinariamente familiare (salvo non sia disposto esplicitamente in modo diverso dall?originario atto di concessione, oppure i casi di convivenza o benemerenza).
    Un cadavere immesso in una tomba può essere estumulato su richiesta del familiare avente diritto, che per giurisprudenza consolidata è, nell’ordine di poziorità ex Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990:
    – il coniuge, se in vita;
    – in assenza del coniuge, i parenti di grado più prossimo, e se di pari grado tutti gli stessi.
    Salvo non sia diversamente indicato nel regolamento di polizia mortuaria comunale, i parenti si considerano tali fino al sesto grado.

    Al momento è solo l’avente titolo jure sanguinis (il nipote dispettoso?) a poter provvedere per la traslazione della salma estranea al Suo nucleo famigliare in altra sepoltura o l’Autorità giudiziaria, qualora dal giudizio emergesse che detto defunto fu si tumulato nella cappella gentilizia, ma senza nessuna legittimazione.

    Il concessionario attuale può rivolgersi all’ Autorità giudiziaria per ottenere la liberazione del sepolcro se sussistano validi motivi.

  59. gentilmente vorrei avere un chiarimento visto che a cicli periodici sorge questo problema : sono proprietaria di una cappella perpetua all ‘interno della quale oltre ai miei ascendenti vi sono tumulate salme di persone parenti dei miei ascendenti. tra queste salme ce n’ è una di una persona che non appartiene a nessuna delle 2 famiglie ma cognato di una parente degli altri proprietari ma non intestatari della cappella perpetua la domanda è questa posso io far estumulare questa salma poichè il nipote rivendica diritti di possesso della cappella perpetua in modo da porre fine ai continui dispetti che vengono fatti?

  60. La nuova LEGGE REGIONALE Veneta 4 marzo 2010, n. 18 nulla dispone o innova a tal proposito rispetto alla normativa statale rappresentata dal DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria, ma pure nel silenzio del suddetto DPR n. 285/1990 la materia della revoca della concessione cimiteriale per interesse pubblico va affrontata unicamente alla luce del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, di cui si ribadisce la centralità come strumento principe, assieme al piano regolatore, per il buon governo degli spazi cimiteriali.

    Se il comune intende applicare l’istituto della “REVOCA” si consiglia preliminarmente di consultare questo link: http://www.funerali.org/?p=330.

    In effetti, anche le sepolture in concessione perpetua possono cessare, con conseguente nuova destinazione delle spoglie in esse racchiuse, ad esempio per:

    · Decadenza (normata, in via esclusiva, dal regolamento comunale di cui agli Att. 344 e 345 Regio Decreto n.1265/1934 e, soprattutto dall’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost.),

    · Revoca ex Art. 92 comma 2 D.P.R n.285/1990 (nei rari, e pressoché impossibili, casi in cui sia consentita, almeno nel complesso di norme dettate dal D.P.R. n.285/1990),

    · Soppressione del cimitero ai sensi dell’Art. 92 comma 2 II Periodo e del Capo XIX D.P.R. n.285/1990 (ipotesi, anche questa, rarefatta ma significativa).

    Solitamente, infatti, è proprio il regolamento comunale di polizia mortuaria comunale a considerare e disciplinare in dettaglio la fattispecie, anche con soluzioni migliorative rispetto a quelle minimali previste dall’art. 98 del DPR 285/90.

    In frangenti del genere, laddove non sia previsto alcunché dal regolamento comunale, è possibile ricorrere al provvedimento della revoca della concessione con atto di Consiglio comunale. Le procedure possono prendere a riferimento il caso di soppressione del cimitero, per considerarle quali minimo indennizzo.

    L’acquisizione al patrimonio del Comune dell’area concessa a suo tempo a privati in forma perpetua, onde costruirvi un edificio a servizio del cimitero o un ampliamento dello stesso, è consentita, siccome la giurisprudenza è abbastanza costante nel ritenere il diritto del privato un diritto affievolito nei confronti del comune. (TAR Campania Sez. III, 15/01/87 n.14, C.S. Sez. V 01/06/1949 n.458, C.S. Sez. V 16/12/50 n. 1289).

    Invece si ha ragione di ritenere che possano sussistere questioni circa il trasferimento di oneri in capo al privato per una scelta siffatta da parte dell’Amministrazione. In altri termini, se il comune non revocasse la concessione, tutto proseguirebbe come prima. In caso contrario invece si avrebbe una modifica del regime della durata della concessione (da perpetua a 99, salvo rinnovo), ma soprattutto oneri per il trasferimento delle opere e dei resti mortali. Orbene, è preferibile che il comune determini questi spostamenti col minimo di riflessi per il/i cittadino/i interessato/i, accollandosi buona parte dei costi dello spostamento, e ciò per evitare che sia il giudice, unico titolato ad esprimersi sul possibile ricorso di un interessato, a imporre questi oneri. Mentre per le spese di trasferimento delle salme si propende per un accollo totale al comune, quelle per il ripristino della tomba, dovrebbero invece essere concordate con l’interessato, il quale potrebbe anche approfittare dalla situazione per compiere opere di restauro e di manutenzione che normalmente sono a suo carico (art. 63 Dpr 285/90). In diversi casi è stato concordata, a fronte dell’avocazione al patrimonio comunale di una tomba, con il procedimento della revoca, l’assegnazione gratuita agli interessati, nel nuovo complesso cimiteriale, di un numero di posti salma equivalente a quelli della originaria concessione, con traslazionedelle spoglie mortali a carico del comune. Cercare quindi una soluzione concordata può essere un modo per ridurre il possibile contenzioso, facilmente prevedibile in casi del genere. In ultima istanza si segnala anche la verifica della sussistenza o meno di vincolo da parte della Soprintendenza per tombe, scritte, ecc. con più di 50 anni.

    Laddove la concessione della tomba fosse rinvenibile da parte del Comune, quest’ultimo, legittimamente, può avviare, per i motivi da Voi segnalati, la procedura per la revoca della concessione stessa, seguendo le procedure previste dal regolamento. A nulla rileva l’opposizione del concessionario, che vanta un diritto affievolito nei confronti del Comune (TAR Campania Sez. III, 15/01/87 n.14, C.S. Sez. V 01/06/1949 n.458, C.S. Sez. V 16/12/50 n. 1289). Nel caso da Voi illustrato sembra ci si trovi in una situazione di tomba che risulta priva degli atti che diano valore legale concessione, mancano insomma… “i crismi di legge”, cioè quel regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990 quale titolo indispensabile per poter vantare diritti su area del cimitero o porzione (fabbricati compresi) dello stesso.

    Poiché il cimitero è area demaniale (art.824 C.C.), in esso non possono essere fatti valere diritti per usucapione. Pertanto la tomba in questione, laddove gli interessati non riescano a provare il titolo da loro vantato, è anch’essa bene demaniale. Si consiglia di notificare agli interessati tale circostanza, dando un congruo termine per la estumulazione delle salme e la collocazione in altra tomba e che, decorso inutilmente detto termine si procederà d’ufficio con la estumulazione delle salme e, ove necessario (altrimenti con raccolta di resti ossei destinati all’ossario comune), successiva inumazione in campo comune. Laddove nel corso della procedura gli interessati fossero in grado di provare la concessione, l’Amministrazione comunale avvia le procedure per la revoca della concessione.

  61. Può una società a cui il comune (Lusia,RO) ha appaltato la gestione cimiteriale, nel procedere al rinnovamento e miglioramento del cimitero modificando la viabilità interna, “togliere” un tumulo perpetuo contenente 03 antenati (prozio di mia madre,figlio e nuora, ultima deposizione nel 1954) offrirmi, in presenza di contratto, 03 ossari gratuitamente. Premesso che il contratto non è in nostro possesso, ne mio nè di mia madre e il comune non è in grado di produrre la propria copia. vorrei sapere se posso richiedere lo “spostamento” della tomba in altra area non soggetta a modifiche (pochi metri di distanza)
    grazie e cordiali saluti

  62. X Silvia,
    intanto consiglio di consultare questo esauriente Link: http://www.funerali.org/?p=858
    Titolato a pronunciarsi sullo jus sepulchri del de cuius è il giudice in sede civile.
    Nel silenzio del de cuius, cioè se questi non ha esercitato il suo jus elegendi sepulchrum attraverso la forma testamentaria, Il diritto di disporre delle spoglie mortali è del coniuge e, in sua assenza, dei parenti del defunto, come afferma la costante giurisprudenza in merito.

    L’atto di disposizione per il post mortem è, quindi, della persona interessata, quando essa, ovviamente, sia ancora in vita e poi del coniuge superstite e, secondo principio di poziorità (potere di scelta coniugato con la precedenza nella decisione) dei soggetti a lui congiunti jure sanguinis, ossia per vincolo di consanguineità sino al sesto grado di parentela. La pluralità di soggetti di pari grado comporta l’unanimità del consenso. Questo criterio, frutto di una lunga e complessa elaborazione giurisprudenziale volta a risolvere i conflitti tra i potenziali aventi diritto, è cristallizzato nell’Art. 79 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Non costituisce, pertanto, violazione o turbativa di sepolcro l’istanza volta ad ottenere jure sanguinis la traslazione del defunto nella tomba di famiglia presso cui lo stesso de cuius vantava lo jus sepulchri

    I figli nati dal primo matrimonio del coniuge del de cuius non sono parenti del defunto in questione, manca infatti l’elemento centrale dello jus sanguinis e anche se quest’ultimi sono divenuti, per subentro, concessionari del sepolcro ove sono state, ad oggi, deposte le spoglie mortali del de cuius oggetto di questo caso a nulla rileva la loro volontà di diniego alla traslazione.

    Si aggiunge che le spese per le operazioni cimiteriali e per le eventuali variazioni della lapide sono a carico del nipote il quale domanda la traslazione.

  63. Mi rivolgo a voi per un problema riferitomi dal mio anziano zio A.
    Il fratello di sua madre (quindi suo zio materno T.) non è stato sepolto nella tomba di famiglia come era sua volontà, ma in quella della moglie in una città diversa da quella della Tomba della famiglia originaria.

    Mio zio, prima di morire (lui è l’erede più anziano insieme ad una sorella dello stesso de cuius) vorrebbe traslare i resti dell’affezionatissimo proprio zio T. (deceduto nel 1970) nel sepolcro familiare, ma i figli nati dal primo matrimonio della moglie del defunto (morto senza figli propri), non vogliono dare la necessaria autorizzazione al trasferimento delle spoglie.
    Posso ottenere tale permesso per vie legali?
    e a quale autorità giudiziaria e con quale tipo di atto?
    grazie in anticipo

  64. VispaTeresa,

    nel Tuo comune lavorano dei veri e splendidi emuli di Ponzio Pilato, per altro noto “igienista” perchè come risulta dalla Narrazione Evangelica di tutti i problemi cristologici e di giustizia terrena… se ne lavava sempre le mani!
    Vabbè, approfitto di questa Tua missiva per auguranTi pure Buona Pasqua data l’imminenza della festa religiosa di Resurrezione…anche se qui, in polizia mortuaria, sembra, tra soprusi ed angherie, di vivere in un eterno Venerdì Santo di Passione.
    Ritornando ai nostri miseri patimenti leopardiani dell’Aldiquà il comune ha sbagliato, perchè ha omesso il suo controllo sull’attività cimiteriale di cui è pur sempre titolare, egli, però, non può aiutarti più i tanto, se non cercando una mediazione riconciliatrice, perchè altrimenti la funzione amministrativa propria dell’Ente Locale, sconfinerebbe in quella giurisdizionale di esclusiva pertinenza della Magistratura, ed in questo caso di quella Civile. Dire che l’area cimiteriale è pubblica (ma dai…sai la novità!) però il sacello sepolcrale è privato non significa nulla per questa ragione: se persino, ai sensi dell’Art. 104 comma 4 DPR n.285/1990, i cimiteri particolari (cioè quelli privati, ossia appartenenti a parrocchie, congreghe, misericordie…purchè preesistenti all’entrata in vigore del REgio DEcreto n.1265/1934) nonchè le cappelle private e gentilizie costruite fuori del perimetro cimiteriale sono sottoposte alla vigilanza del Comune ed ai suoi procedimenti di autorizzazione e tassazione a maggior ragione lo saranno pure le cappelle di famiglia edificate entro il recinto del camposanto: comunale per definizione.

    Di sicuro lo “zio cattivo” ha commesso un abuso che deve esser stigmatizzato con un provvedimento ad hoc del giudice. Io tenterei la soluzione di un ingiunzione a provvedere affinchè sia ripristinata l’accessibilità del sepolcro, tutelando così il Tuo Jus Sepulchri secondario.
    Il concessionario (e se non ricordo male lo “zio cattivo” non ha questa qualifica e quindi, in questa faccenda così complicata, in cui confesso di essermi perso, chi è il titolare della concessione?) può difendersi dalla turbativa di sepolcro, con le ordinarie azioni elencate dal Cod. Civile ed implementate dal relativo Cod. di Procedura.
    Un accordo verbale non è assolutamente idoneo a disciplinare l’uso di una tomba, trattandosi di una formale concessione amministativa di area demaniale, perchè tale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile è il cimitero ed ai sensi del precedente Art. 823 i beni demaniali non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi se non nei modi (come, appunto, accade con l’atto di concessione) e nelle forme stabiliti dalla Legge cioè nella fattispecie dal Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, implementato, poi, nel dettaglio, da quello comunale (Ex Artt. 344 e 345 Testo Unico Leggi Sanitarie approvato con Regio DEcreto n. 1265/1934). Addirittura l’esplicita previsione di un Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria risale al REgio DEcreto n.2322/1865, con conseguenti circolari ministeriali esplicative. Con tutto questo mio bla bla bla in giuridichese voglio dirTi che la materia delle concessioni cimiteriali, proprio per la sua delicatezza tecnica ed anche morale, non può esser affrontata a cuor leggero, con improvvisazione e faciloneria, al massimo, se tutti gli aventi titolo fossero d’accordo si potrebbe ipotizzare un patto interno, tra di loro, sulla ripartizione dei posti feretro con scrittura privata da notificare al comune, accludendola all’atto di concessione in deposito presso gli archivi comunali. Se il dissidio non si può ricomporre pacificamente bisogna, per forza, adire la magistratura, in sede civile.

    Piccola provocazione: tutti i lavori in cimitero, compresi anche quelli più lievi di ferramenta come la sostituzione di una serratura dovrebbero esser preventivamente autorizzati dal comune ed effettuati da ditte altrettanto autorizzate all’ingresso entro il recinto cimiteriale dove, dopo tutto, il comune, per i motivi di cui sopra, è pur sempre padrone di casa.
    Ora, immagino che lo zio in questione non abbia richiesto detta autorizzazione, proprio perchè, essendo essa in violazione del Tuo legittimo diritto secondario di sepolcro, non gli sarebbe mai stata accordata, quindi, ne deduco abbia agito surrettiziamente e “sottobanco” e per tale ragione sarebbe anche soggetto a sanzione pecuniaria ai sensi del sistema di diritto punitivo contenuto dal regolamento comunale di polizia mortuaria ex Art. 16 Legge 16 gennaio 2003 n. 3. In alternativa, la sanzione prevista per violazione del DPR n.285/1990 (in tema di diritto di sepolcro ex Capo XVIII DPR n.285/1990???!!) e quella di cui all’Art. 358 Testo Unico Leggi Sanitaria così come novellata nell’importo (dai tre a 18 milioni della Vecchie Lire, ovviamente da convertire in Euro) dall’Art.16 del D.Lgs. 22 maggio 1999, n.196.

  65. Grazie Carlo per le tue preziose indicazioni.
    La mia battaglia continua- Mi sono recata al Comune e ho informato gli “addetti ai lavori” delle richieste di denaro nonchè della arbitraria chiusura della cappella ai danni di mio zio. Si parla di una eventuale conciliazione dietro pagamento di € 500 a titolo di “indennizzo”. In poche parole mi hanno fatto capire che mio zio è nel torto in quanto la sepoltura nella cappella del fratello è avvenuta senza alcuna autorizzazione ma sulla base di un mero accordo verbale. ma come è possibile? che accordo è questo? Se esiste davvero un diritto inviolabile secondario al sepolcro perchè parlano di indennizzo. Loro lo giustificano dicendo che il suolo è del comune ma il sepolcro è di proprietà privata… Non comprendo dove arriveremo di questo passo. Secondo te è il caso di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per aprire la cappella o è necessario per forza una sentenza del giudice?. La giustizia è lentissima ed è per questo che confidavo in un accordo… ma se queste sono le premesse, alla luce anche e soprattutto delle tue considerazioni sull’argomento ( che reputo correttissime) non posso percorrere tale strada.

  66. Lei, Gentile Florindo, assieme ai Suoi familiari è pur sempre titolare del diritto al sepolcro secondario, esso, a differenza dello Jus Sepulchri primario, non ha natura reale, perchè non contempla, in alcun modo nessun diritto d’uso sullo spazio sepolcrale e consiste solamente nel potere di accedere alla tomba per esercitare la propria pietas verso i cari defunti con atti rituali e di devozione, e nel diritto di opporsi ad ogni atto che arrechi pregiudizio od oltraggio a quella tomba…come, per esempio cambiando la serratura, così da inibire l’accesso alla tomba ai congiunti dei defunti ivi sepolti.

    Quanto alla natura si ritiene dai più che si sia in presenza di un diritto personale di godimento di natura personalissima ed intrasmissibile, spettando ai parenti (coniuge superstite compreso)del defunto in quanto tali.

    Il diritto secondario di sepolcro è, parimenti, protetto dalla Legge ed è opponibile al concessionario, proprietario della cappella gentilizia, in sede civile.

  67. chi mi può aiutare.sono stati spostati i miei nonni materni dai loculi da parte di mio zio senza avvisare i parenti,li hai messi in una cappella privata di proprietà della moglie come faccio per poter fare visita. grazie

  68. Si tratta di tutelare, anche in sede civile, dinnanzi al giudice ordinario, il cosiddetto diritto secondario di sepolcro, con tutti gli strumenti dettati dal codice civile.

    Il diritto secondario di sepolcro consiste nel potere di ACCEDERE alla tomba e nel diritto di opporsi ad ogni atto che arrechi pregiudizio od oltraggio a quella tomba. Quanto alla natura si ritiene, dai più, che si sia in presenza di un diritto personale di godimento di natura personalissima ed intrasmissibile, spettando esso ai congiunti del defunto in quanto tali.

  69. Salve, il mese scorso mi sono recata alla cappella di famiglia per l’anniversario della morte di mio marito con altri amici venuti da lontano ed ho trovato la porta della cappella chiusa con una serratura.La cappella è nostra e di un altra famiglia.In seguito ad alcuni furti di fiori nel camposanto (a noi non è mai mancato nulla..) una erede ha deciso di pagare le spese e applicare una serratura provvedendo a dare 1 copia della chiave ad una persona della nostra famiglia.Noi siamo in tanti e abitanti in zone diverse e lontane, io voglio oppormi alla chiusura inquanto chiunque lo volesse ha il diritto di entrare, portare un fiore e stare in silenzio davanti alla tomba di un proprio caro.Grazie
    (emilia romagna)

  70. Il diritto primario di sepolcro consiste nel diritto di essere seppellito (ius sepulchri propriamente detto) o di seppellire altri in un determinato sepolcro (ius inferendi mortuum in sepulchro), che può essere attribuito dal proprietario del sepolcro a titolo gratuito oppure oneroso, per atto tra vivi o a causa di morte.

    Il diritto secondario di sepolcro, invece, spetta a chiunque sia congiunto di una persona che riposa in un sepolcro e consiste nella facoltà di accedervi in occasione delle ricorrenze e di opporsi ad ogni sua trasformazione che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella determinata spoglia e ad ogni atto che costituisca violazione od oltraggio a quella tomba
    E’ indubbio che il diritto di sepolcro, inteso come diritto alla tumulazione, abbia natura di diritto reale patrimoniale.

    Si tratta, allora, di esercitare il diritto secondario di sepolcro, tutelabile dinnanzi al giudice ordinario, Per quanto riguarda la richiedente e la sua tutela dalle c.d. “interferenze” dell?altra parte, si ritiene di dover ribadire che il comune è del tutto estraneo dalle relazioni interpersonali delle parti interessate e che, ove lo voglia, la parte può avvalersi dei rimedi posti dal codice civile.

  71. Salve a tutti! Mi sono rivolta tempo fa a questo forum per un problema di concessioni cimiteriali e di richieste ingiustificate di denaro dal parte del concessionario. Carlo, che ringrazio tantissimo mi ha tempestivamente offerto dellle importanti delucidazioni e io ho seguito pedissequamnte i suoi consigli. Le richieste di denaro sono state bloccate però adesso ci troviamo in una situazione ancora più incresciosa: Il fratello di mio zio ha cambiato la serratura della cappella e si rifiuta di dare una copia delle chiavi a mio zio. E’ più di un mese oramai che il mio povero zio piange ed è costretto a pregare inginocchiato sui gradini della cappella, senza potervi accedere. Sono disperata anche perchè vane e inutili sono state tutte le nostre richieste. Cosa fare?

  72. Ai sensi del paragrafo 14.2 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24, senza dimenticare, per analogia, l’Art. 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254.
    Nel caso di cremazione di salma per la quale si fosse provveduto in precedenza ad inumazione o tumulazione, al rilascio dell’autorizzazione è competente il comune nella cui giurisdizione territoriale insiste il cimitero di sepoltura.

    In Piemonte ( LEGGE REGIONALE 31 OTTOBRE 2007, N. 20) la cremazione, così come la conservazione delle ceneri in cimitero, è espressamente rinviata alla regolazione presente nel D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, in questo modo la competenza al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione rimane in capo all’autorità a ciò preposta sulla base di queste disposizioni e, in buona sostanza, si tratta delle figure che assolvono le funzioni di cui all’art. 107, comma 3, lett. f) D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e succ. modif. (pur se il testo letterale dell’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 richiami la figura del sindaco, tale attribuzione di competenza era cessata fin dall’entrata in vigore della L. 8 giugno 1990, n. 142, oggi D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267).
    Un altro effetto prodotto da tale rinvio all’Art. 79 DPR 10 settembre 1990 n. 285 è che nulla muti rispetto al procedimento di autorizzazione della cremazione delineato dalla normativa statale e pertanto, in assenza di volontà espressa dal defunto, vale quella formulata dal coniuge o scaturente dall’unanime consenso dei parenti più prossimi in ordine di grado (essendo l’istituto dell’opzione a maggioranza previsto unicamente per l’affidamento o la dispersione delle ceneri, fasi che si collocano a valle rispetto all’autorizzazione alla cremazione).

  73. Buonasera. Sono orfana di fratello da 2 mesi. Aveva solo 43 anni ed è morto d’arresto cardiaco. Siamo in 4, lui e ia sorella sono figli di un altro padre ed io e un’altra sorella di un altro a tutti e 4 figli della stessa madre. Mio fratello attualmente è sepolto in terra comunale senza ancora nessuna tomba. Vorremmo farlo cremare in quanto lo voleva lui ma, al momento della sua morte, mia madre invalida civile con esaurimento nervoso non voleva. Adesso lo desidera ma il comune dove mio fratello è sepolto inizia a creare problemi. Mio fratello era residente in un altro paese ma in passato fu residente qui dove viviamo noi della famiglia e dove abbiamo deciso di farlo seppellire. Sia io che le mie sorelle e madre siamo d’accordo per la cremazione. Possibile che ci voglia pure la firma del padre che l’ha abbandonato 40 anni fa di cui l’affidamento è stato dato a mia madre e quest’uomo non si + + preoccupato dei figli e tuttora vive in Germania? La legge 130 non prevede che vince la maggioranza di parentela? Insomma, per poter far cremare mio fratello che devo fare? Tra l’altro, la funzionaria del comune di Mondovì -CN- è stata maleducata e insensibile alla richiesta. dovrò procurarmi un avvocato? Grazie

  74. Cara VispaTeresa,
    Il Comune è titolare ultimo ed istituzionale della funzione cimiteriale ex artt. 337, 343 e 394 R.D. 1265/1937 ed art. 51 D.P.R. 285/90) perchè demaniale è l’impianto cimiteriale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile.
    Sono tollerati solo i cimiteri particolari (cioè privati) come quelli parrocchiali, purchè preesistenti all’entrata in vigore del Regio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265 (Testo Unico Leggi SAnitarie), rimanendo, per altro quest’ultimi assoggettati all’autorità ed alla vigilanza del comune (Art. 104 comma 4 DPR n.285/1990)
    Sono demaniali quei beni di proprietà di enti pubblici, che appartengono ai tipi indicati negli artt. 822 e 824 C.C., o che, pur senza esservi espressamente indicati, sono assimilabili a tali tipi.
    La legge attribuisce l’attributo della demanialità soltanto a beni di proprietà di enti territoriali – Stato, Regioni, Province, Comuni – (artt. 822-824 C.C., art. 119 Cost., art. 11 L. 16.05.1970 n. 281). Gli enti territoriali, infatti, rappresentano le rispettive collettività e i beni demaniali sono stati storicamente assoggettati a un regime particolare proprio in quanto posti al servizio della collettività.
    Determinati beni rivestono carattere demaniale solo se appartengono ai Comuni (a titolo di proprietà individuale o di comunione tra più Comuni): essi sono i cimiteri ed i mercati (art. 824 comma 2 Cod.Civ.).
    I cimiteri comunali sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge che li riguardano (art. 823, comma1 Cod.Civ.).
    Il Comune, quindi, anche delle aree cimiteriali, come in genere di tutti gli altri beni demaniali, può disporre, ma in modo che l’uso del bene attribuito a terzi non contrasti con l’interesse pubblico e sempre nel rispetto delle norme di legge e dei regolamenti che disciplinano la materia.
    Della fattispecie in esame si occupano gli artt. da 90 a 95 del Regolamento di Polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10/02/1990 n. 285. Con un atto amministrativo, che assume carattere di “concessione” e dietro il pagamento di un canone di concessione stabilito nel dettaglio in un apposito regolamento comunale secondo i criteri di cui al D.M. 1 luglio 2002, un’area cimiteriale può essere attribuita in godimento a chi la richieda.
    La Suprema Corte ha chiarito che il diritto di sepolcro, che si fonda su una concessione amministrativa dell’area in un cimitero, attribuisce al concessionario diritti soggettivi perfetti di natura reale nei confronti degli altri privati (mentre, nei rapporti con la Pubblica Amministrazione concedente, tali diritti sono destinati ad affievolirsi ed a degradare ad interessi legittimi, di fronte ad esigenze di carattere generale per la tutela dell’ordine e del buon governo del cimitero).
    L’attuale legislazione (DPR 10.9.1990 n.. 285) prevede:

    a) la concessione a privati di area su cui questi realizzano a propria cura e spese per sé e/o la propria famiglia il sepolcro (artt. 80/3, 90/1, 91, 92, 93, 94);

    b) la concessione di area ad ente su cui detto ente costruisce sepolture a sistema di tumulazione, per collettività, (art. 90/1), alla condizione che l’uso di dette sepolture sia riservato alle persone contemplate dall’ordinamento dell’ente e dall’atto di concessione dell’area (93/1).

    Per sepoltura privata (cioè “UTI SINGULI”, come direbbero i giuristi latini quindi ad uso del singolo, privato cittadino) ai sensi del Capo XVIII del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (DPR 10 settembre 1990 n. 285) s’intende qualsiasi sistemazione di un defunto diversa dall’inumazione in campo comune di terra ex Art. 337 Testo Unico Leggi Sanitarie. Per il legislatore italiano, almeno in epoca postunitaria, (si pensi ai vari regolamenti nazionali succedutisi nel tempo come il R.D. 11 gennaio 1891, n. 42, il R.D. 25 luglio 1892, n. 448, il R.D. 21 dicembre 1942 n. 1880, il DPR n.803/1975 e l’attuale DPR 10 settembre 1990 n. 285) la forma naturale ed ordinaria di smaltimento (mi si perdoni l’empia efferatezza del termine) dei cadaveri umani è l’interro nella quadra di terreno adibita all’inumazione degli stessi.ì, per una durata (è il cosiddetto periodo legale di sepoltura) di solito decennale, affinchè sotto terra si compiano in tutta sicurezza per la salute pubblica tutti i processi putrefattivi della materia organica ormai priva di vita.

    Solo in via eccezionale e con una certa diffidenza il Legislatore ammette per il comune la “facoltà” e mai l’obbligo (cioè il comune “può” solo, ma non necessariamente DEVE) di concedere ai privati aree, purchè individuate dal piano regolatore cimiteriale ex Art. 91 DPR n.285/1990, ed escluse dal fabbisogno dei campi di terra, su cui impiantare sepolcri privati a sistema di tumulazione o, anche di inumazione.

    Nel caso della cappella gentilizia edificata entro il perimetro cimiteriale siamo in presenza di una concessione di area, tant’è vero che l’Art. 62 DPR n.285/1990 precisa come la proprietà del privato sia ridotta al solo fabbricato (l’edificio) sul suolo cimiteriale dato in concessione.

  75. grazie mille. Avventurarsi in questo campo non è semplice. regolamenti, concessioni… un labirinto di leggi.
    C’è una cosa però che non mi è molto chiara. Da quello che ho capito esistono anche le “sepolture private” che si differenziano dalle altre in quanto il suolo seppur facente parte del parte del cimitero non appartiene al Comune. Io non sono sicura che la cappella sia in concessione o meno. Se così non fosse cosa accade?

  76. X VispaTeresa,

    Parafrasando una celebre canzone di Vasco, “secondo me all’ufficio della polizia mortuaria del Tuo comune c’è qualcuno che ha sbagliato mestiere…non voglio mica dire sia malafede, per carità…però…però qui qualche cosa non va”, in effetti la decadenza quale provvedimento dichiarativo, e non costitutivo, in quanto si limita a prender atto di un certo comportamento difforme dalle previsioni di legge, anrebbe dovuto esser pronunciata all’inizio di tutta questa faccenda, quando una salma “sine titulo” ossia senza legittimazione è stata accolta, con un accordo verbale e senza le dovute autorizzazioni formali da parte del comune, in un sepolcro nel quale non vantava alcun titolo d’accesso.

    La richiesta di denaro, di per sè stessa è solo un’aggravante

    Di questo stato di cose deve assolutamente esser informato l’ufficio comunale della polizia mortuaria siccome ex Art. 51 DPR n.285/1990 spetta al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale l’attività di supervisione, regolamentazione, pianificazione e controllo della stessa.

    L’eventuale trasgressione alle norme del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria comporta la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’Art. 358 Regio Decreto n.1265/1934, se, invece, s’ è registrata una violazione al regolamento comunale sempre di polizia mortuaria gli strumenti di diritto punitivo sono dettati dall’Art. 16 dellaegge 16 gennaio 2003 n.3.

    Ovviamente il concessionario sanzionato per la dichiarazione di decadenza dalla concessione per il suo comportamento difforme dall’Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990 dovrà procedere a proprie spese al ripristino della fruibilità del sepolcro, rimuovendo i feretri ivi sepolti e dando loro una diversa sistemazione, affinchè il comune rientri in possesso del manufatto sepolcrale,così poi da riassegnarlo ad un nuovo concessionario (si spera più rispettoso del diritto funerario)

  77. grazie Carlo! Le tue preziose e precise informazioni mi sono di grande aiuto.
    Pensi che informando il Comune dell’accaduto e delle richieste di soldi ingiustificate che gravano su mio zio,possano ricorrere gli estremi per una eventuale revoca della concessione della cappella?Cosa devo fare? rivolgermi a un legale? carabinieri?….

  78. X VispaTeresa

    Brutta storia le concessioni cimiteriali, eh?
    Le umane genti, così emotive ed irrazionali sono capaci di litigare anche sui morti…vabbè dopo queste pseudoconsiderazioni semiserie sull’intrinseca rissosità della nostra natura cerchiamo, seppur timidamente di fornire una risposta plausibile e ragionevole al quesito posto. Prima di entrare in medias res, sono necessarie alcune considerazioni di ordine generale: procederò, pertanto, per singoli punti tematici.

    1) Nei sepolcri privati e gentilizi il diritto di tumulazione è riservato ex Art. 93 DPR n.285/1990, al concessionario ed alla cerchia dei suoi familiari così come individuati dal combinato disposto tra l’atto di concessione ed il regolamento municipale di polizia mortuaria.

    2) L’unica deroga a questo principio tassativo e di ordine generale è rappresentata dalla cosidetta “benemerenza” ai sensi dell’Art. 93 comma 2 DPR n.285/1990, ovvero nel sepolcro privato e gentilizio possono sì esser accolte le spoglie mortali di persone estranee alla famiglia del concessionario ma quest’estensione, secondo alcuni studiosi, persino “innaturale” dello Jus Sepulchri basato sul diritto di consanguineità, richiede una procedura particolarmente complessa quale: a) il recepimento di tale istituto in norma positiva da parte regolamento comunale di polizia morturia, di cui ogni comune deve necessariamente disporre ai sensi del Testo Unico Leggi Sanitaria approvato con R.D. n.1265/1934, b) un’istruttoria molto intrusiva e strutturata svolta dall’Autorità Comunale la quale di volta in volta deve concedere, sulla base della volontà non solo del concessionario, ma anche di tutti gli altri soggetti aventi titolo a ricevere, una volta deceduti, accoglimento nell’edificio sepolcrale, l’autorizzazione alla tumulazione di individui estranei al nucleo familiare del fondatore del sepolcro. Il motivo è semplice: la “benemerenza” sottrae spazio sepolcrale a coloro i quali ne avrebbero diritto jure sanguinis, cioè per il solo fatto di esser soggettivamente in rapporto di consanguineità con in concessionario, ecco, allora, come sia indispensabile il loro consenso, manifestato e formalizzato nei modi dettati dal Codice Civile per quanto riguarda i diritti della personalità (una scrittura privata non autenticata o, peggio ancora un accordo verbale non mi sembrano strumenti idonei ad affermare l’ufficialità dell’atto).

    3) Se il concessionario cede “privatamente”, ossia senza informare nè interessare della faccenda il comune che, non dimentichiamo è l’unico titolare della funzione cimiteriale ex Art. 824 comma 2 Codice Civile ed è pertanto l’unico soggetto concedente nel rapporto concessorio, si potrebbe configurare un’occulta compravendita di posti feretro, ciò rappresenterebbe un grave illecito siccome, proprio per la loro natura MORALE, le concessioni cimiteriali ex Art. 92 comma 4 DPR n.285/1990 non possono costituire oggetto di lucro o speculazione, tra l’altro questa norma fu già prevista, per la priva volta, dal vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 803/1975 ed entrato in vigore l’8 febbraio 1976. Questa violazione comporta la pronuncia della decadenza della concessione amministrativa su cui si fonda l’erezione dell’edificio sepolcrale per palese inadempienza alle obbligazioni sinallagmatiche (tra cui, appunto, la proibizione di lucro o speculazione) che comune da un lato ed il privato cittadino dall’altro contraggono alla stipula dell’atto di concessione.

    4) Lo Jus SEpulchri, pur rimanendo un diritto sociale e civile (= della personalità) presenta degli elementi di patrimonialità (= la proprietà del manufatto sepolcrale, e dei sui arredi votivi come bronzi, lapidi, lumi…) essi sono, però strumentali, quindi teleologicamente finalizzati al soddisfacimento del diritto di sepolcro, dunque all’accoglimento nella tomba delle salme delle persone che in vita ne abbiano maturato il diritto jure sanguinis (o, come estrema ipotesi per “benemerenza”)

    Il “proprietario” del sepolcro è proprietario, nel pieno senso civilistico del termine, sì dei muri e dello stabile adibito a sacello sepolcrale ma non può disporre liberamente dei posti feretro garantiti dalla tomba; mi spiego meglio egli di fronte al comune rimane pur sempre un semplice concessionario (in posizione, quindi rispetto alla pubblica autorità, ed alla sua potestas imperii, assimmetrica e subordinata) di area cimiteriale appartenente ex Art. 824 comma 2 C.C. al demanio comunale, datagli in concessione con il vincolo (obbligazione di risultato ex Art. 92 comma 3 DPR n.285/1990???) di realizzare un manufatto di cui egli, in qualità di concessionario, non può disporre liberamente, ad esempio (ed è un esempio aberrante) ospitando i feretri di estranei rispetto alla sua famiglia per poi, dopo qualche tempo, domandare la corresponsione di di un canone d’uso = fine di lucro o speculazione! Sarebbe il classico caso del contratto di locazione.

    Il rapporto monetario (= versamento di una tariffa, o meglio, di un canone di concessione) è elemento fondativo di tutte le sepolture private ai sensi del combinato disposto tra gli Art. 95 e 103 del vigente Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, poichè quest’ultime sono sempre a titolo oneroso, ma tale rapporto intercorre solo tra il comune ed il concessionario, e, mai, invece tra il concessionario ed altri privati cittadini.

  79. buongiorno a tutti! nell’anno 2006 decedeva una mia anziana zia. Il marito superstite la seppelliva nella cappella gentilizia di suo fratello ( con accordo verbale). Purtroppo negli anni si sono verificati vari episodi e i rapporti tra il marito della defunta e il di lui fratello si sono drammaticamente incrinati sopratutto per questioni patrimoniali. La cosa a mio parere più assurda è che qualche giorno fa mio zio si è visto recapitare una lettera di un avvocato per conto del fratello concessionario della capella gentilizia, con il quale viene chiesto a mio zio di traslare la salma di mia zia altrove, oppure di versare 50 euro per ogni giorno di occupazione della cappella, in quanto essendo proprietario, lui è libero di chiedere una indennità di occupazione del loculo. Cosa fare? Secondo voi è corretto anche per le cappelle gentilizie parlare di indennità di occupazione?

  80. Molto dipende dall’atto di concessione e dallo statuto della confraternita.
    Rilevo subito un’anomalia: dal 10 febbraio 1976, quando entra in vigore il DPR n.803/1975 è vietato il rilascio di concessioni cimiteriali a regime di perpetuità; com’è possibile allora la concessone di 2 luculi a tempo indeterminato il 27 novembre del 1986???!!!
    L’istituzione di un canone annuo destinato alla manutenzione non è possibile per le tombe precedentemente concesse, per il principio generale dell’irretroattività della norma giuridica.

    Ciò è invece, addirittura auspicabile per le nuove concessioni, per le quali si può prevedere un canone composto di due voci di calcolo (una tantum + canone periodico). è comunque preferibile seguire la strada della determinazione di un congruo “diritto di tumulazione”, anche differenziato, ogni volta che si tumula in loculo, ossario, nicchia cineraria, tomba concessa in passato o al momento.

  81. regione sicilia presso il cimitero di Acireale in provincia di catania,in una cappella “confraternita gesù redentore III mio padre al 27/11/1986 prende per i propri genitori 2 loculi in concessione perpetua.Ai tempi nessuno parlava di canoni annui di pulizia per la cappella,ma adesso da qualche tempo, arrivano a casa la richiesta tramite lettere di posta semplice(quindi ad oggi niente R/A)di soldi come pagamento della quota di manutenzione in quanto socio e viene detto che non ottemperando,infine alla corresponsione di detto contributo,in Consiglio direttivo metterà in atto tutti i provvedimenti di sua competenza per un recupero coattivo,compresa la richiesta agli organi competenti della dichiarazionee di decadenza dal diritto allaconcessione.COSA DOBBIAMO FARE PAGARE O NO? E NEL CASO PER QUANTI ANNI ADDIETRO BISOGNA CORRISPONDERE CONTRIBUTO(LORO CHIEDONO 14 ANNI)?FATEMI SAPERE.GRAZIE

  82. La giurisprudenza si é a lungo occupata della questione ed é giunta alla conclusione che il diritto di
    disporre del proprio cadavere e quindi di scegliere liberamente la sepoltura (nel rispetto delle norme
    sanitarie e di quelle di ordine pubblico) non può essere considerato di carattere patrimoniale sia per
    l’oggetto cui si riferisce, che é considerato fuori commercio, sia per i riflessi di carattere etico e religioso
    che vi ineriscono. Perciò tale diritto é fatto rientrare nella categoria dei diritti sulla personalità, i quali
    sono riconosciuti ad ogni individuo, in quanto tale, poiché mirano a garantire le ragioni fondamentali
    della vita e dello sviluppo fisico e morale della persona. I diritti della personalità sono assoluti,
    intrasmissibili, inalienabili, imprescrittibili ed irrinunziabili. Di conseguenza sono tutelabili erga omnes e
    nelle controversie che li riguardano non viene riconosciuto al soggetto il potere dispositivo sugli
    elementi del processo, sulle prove, sull’eventuale deferimento ad arbitri. Tali diritti poi non si estinguono
    per il non uso e non sono trasmissibili mediante le norme ordinarie che disciplinano il trapasso del
    patrimonio. Pertanto, nel caso in cui il diritto in questione non sia stato esercitato dal soggetto con atto
    tra vivi di qualsiasi forma (1) o con testamento, la scelta spetterà non agli eredi, ma ai congiunti più vicini
    al defunto per vincoli di sangue, con preferenza per il coniuge: lo ius coniugi prevale sullo ius sanguinis
    e questo prevale sullo ius successionis.
    Quando la electio sepulchri viene esercitata dai prossimi congiunti, realizza allo stesso tempo la tutela
    indiretta di un interesse concernente la persona del defunto e l’esigenza sociale di far scegliere ai
    soggetti più interessati la località e il punto da essi ritenuti più adatti a manifestare i loro sentimenti di
    devozione e di culto verso il prossimo parente defunto

  83. Si consiglia, innanzi tutto, di consultare questa picccola antologia sul regime autorizzatorio delle operazioni cimiteriali: http://www.funerali.org/?p=3551.

    Nei testi, lì proposti, si potranno reperire utili informazioni.

    Preposta alla tutela giurisdizionale dei diritti, tra i quali si annovera massimamente lo Jus Sepulchri, è l’Autorità Giudiziaria ex Art. 2907 Codice Civile

    In sede amministrativa non è, invece, ammissibile il ricorso giurisdizionale contro gli atti di contenuto normativo (regolamenti o circolari), in quanto, di regola, essi non sono ritenuti idonei ad arrecare una lesione immediata dell’interesse del privato.

    Pertanto per far valere la loro lamentata illegittimità occorre impugnarli insieme al provvedimento (un atto negativo o un silenzio-rifiuto) che applica in concreto la norma regolamentare o la circolare viziata.

    Tuttavia la materia funeraria è fortemente trasversale ed interseca parecchi ambiti del diritto (pubblico e privato), così sussistono diversi pronunciamenti giurisprudenziali di ogni ordine e grado

    Comunque, sussiste la giurisdizione affinché possa essere inibita, con provvedimento giudiziale, anche disposto in via d’urgenza, l’estumulazione di cadavere di cui risulti provata la volontà contraria alla traslazione in altro sepolcro, potendo il giudice avvalersi di prove con ogni mezzo, ivi compresa l’assunzione di prove testimoniali.

    Ad ogni modo, il comune risulta estraneo alle differenti posizioni delle parti interessate, dovendo unicamente limitarsi al mantenimento dello stato di fatto, sino a quando le parti non raggiungano tra di loro un accordo o ottengano un provvedimento giurisdizionale (definitivo) che tenga luogo all’accordo, definendo la questione in un senso od in altro.

    Per quanto riguarda le sorelle del defunto e la loro tutela dalle c.d. “interferenze” dell’altra parte, si ritiene di dover ribadire come il comune sia del tutto estraneo dalle relazioni interpersonali delle parti interessate e che, ove lo voglia, le sorelle del de cuius titolari della concessione cimiteriale può avvalersi dei rimedi posti dal codice civile o dall’art. 949, comma 2 (azione negatoria) o dall’art. 1170 C.C. (azione di manutenzione), in ogni caso restando il comune estraneo alla controversia.

    Come prima cosa è opportuno precisare i termini, in quanto concessionario è, di norma, il c.d. fondatore del sepolcro, ma tale posizione può essere assunta dai discendenti del fondatore del sepolcro, quando il concessionario originario venga a decesso, subentro che dovrebbe essere regolato, sia in positivo che in negativo, dal regolamento comunale di polizia mortuaria. In difetto di previsione regolamentare locale, è da ritenere che al decesso del concessionario originario (fondatore del sepolcro) subentrino i suoi discendenti in linea diretta, non gli eredi, in quanto il sepolcro familiare può divenire ereditario ove esaurita la discendenza.

    La condizione di titolare dello jus sepulchri è quella della persona che ha diritto, passivo, a venire sepolto nel sepolcro privato nel cimitero e riguarda il concessionario, ma anche altre persone, cioè i familiari del concessionario (art. 93, comma 1 dPR 10 settembre 1990, n. 285). Da ciò il fatto che i familiari del concessionario sono, in genere, titolari dello jus sepulchri, ma non titolari della concessione, almeno finchè non si verifichi la condizione del subentro.

    Lo Jus Sepulcri è un diritto civile, ossia della personalità (come il diritto al nome, all’onore…) protetto, addirittura da norma costituzionale ex Art. 117 lettera m) Cost., così come riformulato dalla Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001.

    Nelle ipotesi di sepolcri collettivi (familiare e comunitario) la titolarità del diritto di sepolcro, soprattutto quello primario, presenta alcuni caratteri particolari, infatti appartiene al fondatore e ai membri della famiglia o agli appartenenti all'”ente”. In tal modo si determina una particolare forma di comunione fra i vivi titolari; da non confondersi tuttavia con la comunione dei diritti reali, in quanto soggetta ad un regime peculiare, caratterizzato dalla indisponibilità del sepolcro da parte di uno o di alcuno soltanto dei suoi titolari.

    Con l’esaurimento della cerchia familiare si estingue per tutti lo jus sepulchri rimanendo solo il diritto di proprietà, trasmissibile naturalmente, sui materiali sepolcrali (cfr. Corte di cassazione, sez. II, sent. 18 febbraio 1977, n. 727 e Corte di Cassazione, sez. II, sent. 30 maggio cit.).

    Anche il contesto sociale ed ambientale può influire sulla decisione del Giudice.

    Lo Jus Eligendi Sepulchrum è soprattutto un diritto che sorge in capo alla persona umana sino a quando essa sia in vita, solo nel suo disinteresse o nel suo silenzio possono sottentrare, secondo il criterio pozioristico di cui all’Art. 79 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285 i congiunti jure sanguinis del de cuius.

  84. Vorrei sapere se è possibilie alle sorelle di un defunto, seppellito in una cappella familiare, con concessione perpetua, contitolari della concessione relativa alla detta cappella, impedire alla nipote, figlia del fratello defunto, di ottenere l’estmulazione del corpo del padre, per destinarlo ad altra sepoltura in comune molto distante da quello di attuale sepoltura, vicino al quale risiedono le sorelle del defunto, contitolari della concessione cimitariale relativa alla cappella ove è seppellito il fratello insieme ai genitori e ad altre sorelle, e la stessa figlia del defunto. Si fa presente che la figlia del defunto non ha conosciuto il padre che è morto quando lei aveva appena un anno e che la vedova del defunto, morta da qualche mese, mai in vita dichiarò ai parenti che il marito aveva manifestato la volontà di non essere più seppellito nel luogo da lui scelto con la richiesta di concessione cimiteriale. Inoltre il paese ove la salma verrebbe trasferita non ha alcun legame con il defunto, essendo semmai il paese di origine dei genitori della vedova, che comunque è nata in un altro paese, anzi un un’altra regione e che non ha mai vissuto nel detto paese.

    Si precisa che con l’atto di concessione cimiteriale, il defunto destinava a sè e ai suoi fratelli, il diritto di sepoltura nella cappella, esesrcitando in tal modo in modo inequivocabile lo ius eligendi sepulchrum, contro il quale va intesa la richiesta di estumulazione della figlia.

    Personalmente ritengo che i fratelli, contitolari della concessione di sepolcro familiare, possono agire contro la richiesta della figlia, in forza di quella particolare forma di comunione che si viene a creare tra i contitolari della concessione di una cappella cimiteriale, e quindi esercitando il diritto ad impedire la trasformazione del sepolcro familiare e il diritto delle salme ivi tumulate, per loro espressa scelta, a riposare in pace.

    Vorrei anche sapere se, secondo lei, la competenza per la suddetta azione è del giudice ordinario o del giudice amministrativo, considerato che il sindaco in un primo momento aveva concesso l’estumulazione, poi sospesa di fronte allì’oppozione delle sorelle del defunto, in attesa di un parere legale.
    Regione: Sicilia

  85. 1) Ai sensi dell’Art. 98 DPR n.285/1990 perchè il titolare dello Jus SEpulcri possa esercitare il diritto d’uso sul manufatto cimiteriale, quindi affinchè sussista il rapporto concessorio, occorre aver prima stipulato e perfezionato, dietro il pagamento di un relativo canone di concessione ex D.M. 1 luglio 2002 e di eventuali diritti fissi, un REGOLARE ATTO di CONCESSIONE.

    2) Se il titolo formale non sussiste l’occupazione del loculo è “sine titulo” (mi si perdoni l’apparente ripetizione) e, quindi, essendo illegittima, si configura come un ab-uso.

    La destinazione naturale di un feretro, per l’ordinamento giuridico italiano non è la tumulazione in nicchia muraria (semplice loculo, cella, edicola, cappella gentilizia, tomba a sterro epigea o ipogea…) ma, ai sensi dell’Art. 337 Regio Decreto n.1265/1934 l’inumazione in campo comune di terra, con durata ordinariamente decennale del periodo legale di sepoltura.

    3) Se la concessione è sine titulo (http://www.funerali.org/?p=373) il comune deve necessariamente disporre la rimozione del feretro dal loculo e la sua collocazione in campo di terra con gli accorgimenti tecnici di cui all’Art. 75 comma 2 DPR n.285/1990 (si tratta di praticare squarci sul coperchio metallico, così da permettere il filtraggio delle acque meteoriche e la conseguentee liscilviazione del percolato cadaverico al di fuori della bara)

    4) Il dirigente dei servizi cimiteriali non può, magari per ragioni di opportunità morale o politica, rifiutarsi di adempiere questo suo dovere, ordinando, l’estumulazione “d’ufficio”, perchè, altrimenti, incorrerebbe nella responsabilità patrimoniale ex Art. 93 D.LGS n.267/2000 causata dal mancato introito degli oneri della concessione, siccome ogni sepoltura privata, e, dunque, ogni concessione, si configura come atto a titolo oneroso per l’utenza ex Artt. 95 e 103 DPR n.285/1990.

    5) E’notoria, da tempo, la cronica mancanza di posti feretro nei cimiteri palermitani, il problema delle tombe provvisorie andrebbe valutato alla luce del regolamento comunale di polizia mortuaria, anche perchè il “prestito” dei loculi ptrebbe integrare un comportamento vietato ex Art. 92 comma 4 DPR n.285/2990 come, appunto, la compravendita mascherata dei loculi, il cimitero, infatti, è comunale ex Art. 824 comma2 Codice Civile e nelle concessioni cimiteriali il rapporto concessorio sorge solo tra il comune, quale ente locale concedente, cui spetta, pur sempre, la funzione cimiteriale, ed il privato cittadino, in quanto concessionario. Sono così proibiti il lucro e la speculazione.

    6) Il comune non è giuridicamente obbligato ad informare i titolare di una concessione sulla sua scadenza e conseguente estumulazione del feretro, siccome quest’onere sorge in capo a loro, tuttavia parrebbe ragionevole una preventiva comunicazione agli interessati, anche per favorire loro nuovi atti di disposizione sul de cuius, il cui cadavere, ad esempio, potrebbe esser nuovamente tumulato, cremato o traslato in altro cimitero.

  86. sicilia-palermo-cimitero rotoli.
    il giorno 14/04/2011 i miei familiari sono andati al cimitero per onorare la salma di mia nonna.
    purtroppo brutta sorpresa ,non hanno trovato piu’ la salma,il loculo era vuoto.
    seza avvisare noi familiari .ne’ l’impresa funebre che aveva effettuato il servizio,mia nonna e’stata spostata in una sepoltura a terra.
    siamo scioccati da cio’ ,ma potevano fare il tutto senza avvisare noi familiari?
    premetto che e’ vero che era una selpoltura provvisoria ,ma l’accordo era quello che ci avrebbero chiamato prima.
    e’ importante per noi avere una risposta.

  87. Innanzi tutto se la concessione è stata rilasciata nel 1991 data della morte di Suo Padre, non si può più ragionare in termini di estumulazione da sepoltura perpetua, siccome le tombe a tempo indeterminato, fatte salve le situazioni pregresse, in quanto costituenti diritti perfetti ed acquisiti (tempus regit actum), sono vietate dal 10 febbraio 1976.

    Molto dipende dal regolamento comunale di polizia mortuaria della città di Napoli.

    Diverse legislazioni locali, dopo l’emanazione del DPR 15 luglio 2003 n.254 ritengono ordinaria l’estumulazione non alla scadenza naturale della concessione, come recita il regolamento nazionale di polizia mortuaria, ma trascorsi i 20 anni dalla tumulazione, intesi anche come somma tra più periodi trascorsi in diverse sepolture, quando per effetto proprio del DPR n.254/2003 il cadavere estumulato non è più tale, ma solo resto mortale = esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, perchè è già trascorso il periodo di sepoltura legale.
    Dopo soli 20 anni è assai improbabile che il cadavere racchiuso nella cassa stagna e nel loculo impermeabile si sia consumato, sino alla distruzione di tutti i tessuti molli (= scheletrizzazione), con ogni probabilità, all’atto dell’estumulazione si rinverrà un indecomposto, da 1) ritumulare (Circ. Min.
    31 luglio 1998 n.10).; avviare ad interro in campo inconsunti per almeno 5 anni ex Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990 o, meglio cremare ai sensi dell’Art. 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254

    Il comune nel governo della “macchina cimiteriale” ha potestà regolamentare pressochè assoluta (Art. 117 comma 6 III Periodo Cost. così come novellato dalla Legge di Revisione Costituzionale n. 3/2001) in forza di una riserva di legge (Art. 824 comma 2 Codice Civile)

    Se, dunque, il regolamento comunale di polizia mortuaria, di cui ogni comune deve necessariamente disporre, almeno dall’epoca del Regio Decreto n.2322/1865 non disciplina in modo diverso la materia (diversa, può esser ad esempio la politica sulle concessioni cimiteriali) si applica il paragrafo 14.2 della Circolare inisteriale Esplicativa 24 giugno 1993 n. 24 che legittima la tumulazione di urne cinerarie e cassette ossario in un loculo, sia o meno presente un feretro, sino al completamento della naturale capacità ricettiva del sepolcro (Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990). Quindi uno ed un solo feretro per ogni loculo (Art. 76 DPR n.285/1990), ma anche più urne cinerarie o cassette ossario nello stesso avello, così da massimizzarne la capienza, il comune, infatti, ha tutto l’interesse a favorire il pieno uso di tutti gli spazi sepolcrali.

    L’ingresso nel sepolcro è subordinato ai legami di consanguineità che i defunti (e le loro trasformazioni di stato come ossa, ceneri e resti mortali) intrattenevano con il concessionario del sepolcro, poichè il titolo costitutivo del rapporto concessorio (cioè l’atto di concessione stesso) è sibi familaeque sue, ossia per il fondatore del sepolcro e per la sua famiglia.

    Per la definizione di famiglia (allargata agli affini, patriarcale, mononucleare…) si rinvia al regolamento locale di polizia mortuaria.

  88. vivo a napoli e vorrei un’informazione:mio padre è morto nel 1991 ed è stato tumulato,vorrei sapere se è possibile estumularlo per ricomporlo in cassetta ossario e se posso riutilizzare lo stesso tumulo per riporre anche mio fratello dopo il tempo dell’interro .Inoltre vorrei sapere se è possibile utilizzare il tumulo per riporre eventuali urne cenerarie di diretti figli.Grazie

  89. Il cimitero è bene demaniale (art. 823 e art. 824 comma 2 c.c.), così gli eventuali diritti sono regolati dalle norme speciali su questi beni ed in particolare, se vi sono, da quelle:

    A) del regolamento comunale di di polizia mortuaria del Comune, ancor oggi soggetto ad omologazione ex Art. 345 Regio Decreto n.1265/1934
    B) del regolamento nazionale di polizia mortuaria (normativa quadro)
    C) del contratto di concessione.

    Il semplice uso di un manufatto non dà alcun titolo al privato cittadino,, in quanto non usucapibile a meno che non sia riconosciuto dall’E. L. attraverso, l’istituto invero molto rarefatto, dell’immemoriale.

    I pagamenti vengono effettuati negli EE.LL. in due modi: – alla cassa economale, con rilascio di regolare ricevuta; – al tesoriere (o esattore) comunale, con rilascio di regolare ricevuta. Ogni pagamento è registrato nella contabilità dell’Ente LOcale.

    Nel 1972 vigeva ancora il Regio Dcreto 1880/1942 il quale permetteva:

    1) cessione per acta inter vivos dello Jus SEpulchri tra privati (ora proibita dall’Entrata in Vigore del III Libro del Codice cIvile e dal DPR 803/1975)
    2) concessione da parte del comune di sepolture private (questo istituto ancora valido è stato recepito dal CAPO XVIII del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285).

    Ovviamente per il pregresso vale la regola generale del Tempus Regit Actum, ossia le concessioni già poste in essere non sono soggette ad atti ablativi del comune, il quale, cioè non può comprimere diritti perfetti ed acquisiti, se non per questioni di pubblica utilità attraverso l’istituto della revoca, da parte di chi, privato cittadino, abbia costituito rapporti giuridici con la pubblica amministrazione, in vigenza della precedente normativa.

    Se è stata pronunciata la decadenza, per inadempienza alle obbligazioni sinallagmatiche contratte dalle parti (comune e concessionario) con l’atto di concessione (ad esempio mancate opere di manutenzione ex Art. 63 DPR n.285/1990 con conseguente degrado dei monumenti funebri) Una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Civ.le, Sez. Unite, 9 marzo 1981) stabilisce che un semplice cartello appeso su una tomba, con il quale la p.a. invitava gli aventi titolo a presentarsipresso l’ispettorato del cimitero, senza altro aggiungere, non consegue l’effetto di portare allaconoscenza degli interessati, dell’ingiunzione di eseguire opere di manutenzione e conservazione.Nemmeno con l’esposizione di tale ingiunzione all’albo pretorio, a giudizio della “Suprema Corte”,avrebbe potuto dirsi assolto l’obbligo di comunicazione del provvedimento, il quale, di conseguenza, può esser impugnato dinannzi al T.A.R. per eccesso di potere e difetto di motivazione , almeno dall’entrata in vigore della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, la quale ha devoluto al Giudice amministrativo (T.A.R. e Consiglio di Stato) la giurisdizione esclusiva in materia di concessioni-contratto. La ratio di questa scelta legislativa è ravvisabile nel fatto che lo stretto collegamento esistente fra il provvedimento ed il contratto, comporta una inscindibile connessione fra interessi legittimi e diritti soggettivi (Virga).Rimangono, tuttavia, di competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria le controversie in materia di indennità, canoni ed altri corrispettivi.

    In regime di Regio DEcreto n.1880/1942 il rilascio delle concessioni cimiteriali era subordinato ad un’istruttoria piuttosto articolata, essa, infatti, contemplava un nulla osta prefettizio ed una formale deliberazione da parte del consiglio comunale. Rovistando negli archivi delle delibere consigliari è possibile risalire all’originario atto di concessione.

    Il versamento del canone di concessione, siccome la sepoltura in loculo configura sempre una sepoltura privata a titolo oneroso (Ex Artt. 95 e, intuitivamente, 103 DPR n.285/1990) è parte fondativa del rapporto concessorio e rappresenta quindi titolo idoneo a dimostrare la titolarità della concessione de qua.

    Ai sensi dell’Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990 è il sindaco, con propria ordinanza a regolare le operazioni cimiteriali, il DPR n.285/1990 non specifica se esemazioni ed estumulazioni eseguite alla scadenza del periodo legale di sepoltura, siano procedibili d’ufficio o se occorre avvertire la cittadinanza. Questa seconda soluzione è di gran lunga preferibile perchè facilita gli atti di disposizione da parte dei famigliari sui resti mortali del de cuius, e per il comune si traduce nella possibilità di nuovi introiti dovuti al rinnovo delle concessioni in scadenza o alla concessione di nuovi tumuli (ad esempio cellette ossario o nicchie cinerarie se il defunto esumato/estumulato ex Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003 sarà avviato a cremazione o nuova sepoltura in area o manufatto dato in concessione.

    Il periodo legale, per le tumulazioni è fissato ordinariamente in 20 anni, trascorsi i quali il cadavere non è più tale (almeno per la Legge) , ma degrada a semplice “resto Mortale” ai sensi dell’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR n.254/2003.

    Bisogna sempre distinguere tra “proprietà” così come definita dal Codice Civile, e titolarità della concessione. La concessione di un loculo costruito dal comune è la cessione in uso di una porzione di fabbricato cimiteriale al fine di tumularvi un feretro. Il privato esercita sul manufatto sepolcrale un diritto d’uso, non di proprietà, nel senso giuridico del termine, diverso sarebbe, se, invece, se il concessionario avesse costruito a proprie spese il sepolcro su suolo demaniale (Art. 824 comma 2 Codice Civile) dato in concessione amministrativa. Egli, allora, sarebbe davvero proprietario dei muri e degli arredi funebri, almeno per tutta la durata della concessione e questo diritto patrimoniale, strumentale rispetto allo Jus Sepulchri, potrebbe, almeno teoricamente esser suscettibili di atti di disposizione, mentre ciò non accade mai per lo Jus Sepulcri, in quanto diritto personalissimo trasmissibile solo mortis causa (anche qui, sull’ereditarietà del sepolcro la Legge non è chiarissima, in quanto sussistono diverse interpretazioni, anche della Suprema Corte di Cassazione) o Jure Sanguinis (sul quale prevale lo Jus Coniugii)

    Se il loculo è stato concesso a tempo indeterminato (nel 1972 sarebbe stato ancora possibile ai sensi del Regio Decreto n.1880/1942) rimane la perpetuità del sepolcro,la quale può solo esser retrocessa, con atto unilaterale del concessionario, o fatta decadere. Essa, invece, non può esser trasformata da “eterna” a tempo indeterminato, siccone al momento della stipula il comune in tutta libertà ha contratto tale obbligo.

  90. Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione un fatto increscioso che mi è capitato questa estate.
    In occasione del 38esimo anniversario della morte di mio fratello, avvenuta il 4 marzo 1972, mi sono recato in visita al cimitero di Guidonia, (Roma) tutti i loculi del manufatto erano svuotati di tutte le bare dei nostri cari. Nella precedente visita a marzo 2010, era tutto normale.
    La spiegazione della direzione cimiteriale è stata: servivano posti per la sepoltura di nuove salme. Lo hanno potuto fare perché a, loro dire, ne avevano dato comunicazione affiggendo i manifesti agli ingressi del cimitero. Chiedendo spiegazione all’ufficio competente mi veniva riferito che se io potevo dimostrare la proprietà del loculo mi sarebbe stato concesso la risistemazione allo stesso cimitero. Facevo, però notare, che all’epoca, 1972, il comune di Guidonia non rilasciava documentazione di proprietà del loculo ma fattura del pagamento avvenuto, e un documento che attestava su carta intestata, battuta a macchina, con dicitura: COMUNE DI GUIDONIA Montecelio la “CONCESSIONE LOCULI CIMITERIALI” concessionario: Franco Stefanutti e loculo assegnato n° 85/3° batt. Per Stefanutti Marcello (mio fratello) questa all’epoca era tutto l’ufficialità dell’atto e niente altro.
    Ho richiesto accesso agli atti ufficiali amministrativi il giorno 10° novembre u.s. (30 giorni max per la risposta) ma non mi hanno risposto, l’ufficio l’URP insiste che devono rispondere. Ho fatto una richiesta per consultare gli atti amministrati che nel 1973 regolavano la sepoltura in quel Comune. Sto aspettando
    Non potendo, io, competere al livello amministrativo e finanziario per gestire una causa al Comune di Guidonia Vi chiedo, se gentilmente, il Vostro gruppo di avvocati può darmi una indicazione in merito a quanto su esposto. Posso oppormi a tale operato? Io non abito a Guidonia ma a Roma. Dovevano avvertirmi prima della estumulazione?
    Da parte mia Vi anticipo un grazie per la cortese attenzione che mi avete riservato, mi rendo disponibile occorrendo, per ulteriori spiegazioni in caso necessitassero.

  91. Gentile Rossella,

    Da quale regione ci scrive? Sembra un dettaglio frivolo da sondaggista, ma invece è fondamentale, siccome dopo il DPCM 20 maggio 2000 adottato ai sensi del Decreto Legislativo n.112/1998 e soprattutto in seguito alla Legge Costituzionale n.3/2001 (la cosiddetta “riforma federalista” del Titolo V Cost.) la polizia mortuaria attenendo anche alla tutela della salute umana è strutturata su base regionale.

    Il DPR n.285/1990 menziona il regolamento comunale solo in quattro occasioni con gli Artt. 16 comma 1, 62, 80 comma 4 ed 84 comma 1 lettera a) ma, in materia di gestione cimiteriale il vero dominus è proprio il regolamento comunale di polizia mortuaria (sempre da omologare preventivamente presso il Ministero della salute ex Art. 345 Regio DEcreto n.1265/1934 a pena di inefficacia in caso contrario), almeno dall’entrata in vigore del Regio Decreto 8 giugno 1865 n. 2322. Oggi dopo la riforma del Titolo V Cost, senza dimenticare mai l’importantissimo Art. 824 comma 2 Codice Civile con cui si stabilisce l’appartenenza del cimitero al demanio comunale e di conseguenza la “giurisdizione” del comune sul cimitero stesso. Poi, deduttivamente, se ai sensi dell’Art. 345 Regio Decreto n.1265/1934 il regolamento comunale di polizia mortuaria deve esser omologato prima di produrre i propri effetti giuridici significa che il comune deve dotarsi di un proprio regolamento di polizia mortuaria.

    La potestà regolamentativa del comune in materia di polizia cimiteriale è sancita non tanto da norma ordinaria (Artt. 7 e 13 Decreto Legislativo n.267/2000) ma da disposizione di rango costituzionale ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost.

    Nell’organizzazione dei servizi cimiteriali (ex D.M. 28 maggio 1993, Art. 4 della legge 29 settembre 1964, n. 847, integrato dall’articolo 44 della legge 22 ottobre 1971, n. 865 e dall’Art 26-bis Decreto Legge n.445/1989 convertito nella Legge 28 febbraio 1990 n.39) il comune esercita pienamente le sue prerogative costituzionali ed è autonomo, sempre nel rispetto della Legge, ben inteso, altrimenti scatterebbe d’ufficio lo scioglimento del consiglio comunale ex Art. 141 Decreto Legislativo n.267/2000.

    Se il regolamento comunale di polizia o l’ordinanza sindacale con cui si regolano le operazioni cimiteriali ai sensi degli Artt. 82 comma 4 ed 86 comma 1 DPR n.285/1990 vietano l’estumulazione volta all’apertura del feretro con conseguente raccolta dei resti in cassetta ossario questa è la legge e va rispettata (dura Lex, sed Lex, come dicevano gli antichi giuristi romani).

    Tra l’altro giusta l’Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990 le estumulazioni vanno eseguite alla scadenza della concessione (a tempo determinato per un tempo massimo di anni 99 salvo eventuale rinnoco ex Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990 a far data dal 10 febbraio 1976, quando cioè entrò in vigore il vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 21 ottobre 1975 n. 803).

    Con ogni probabilità il comune di cui Lei ci parla non ha recepito la norma di cui all’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR 15 luglio 2003 n.254 nel proprio regolamento locale e sconta, pertanto, quest’antinomia temporale. Tempu regit actum, direbbero i latini.

    Se, invece, la regione è intervenuta con propria Legge o Regolamento in tema di polizia mortuaria, per il principio di cedevolezza e gerarchia tra le fonti del diritto (ubi maior minor cessat) si applica la norma regionale, superando così quella comunale invero piuttosto arcaica.

    Per aggirare il divieto la soluzione è facile: gli aventi diritto, individuati dall’ Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990, richiedono l’estumulazione del resto mortale finalizzata non alla riduzione delle ossa in cassetta ossario, ma alla diretta cremazione dello stesso, in quest’ipotesi si dovrebbe seguire tassativamente l’Art. 3 commi 5 e 6 DPR n.254/2003, così come confermato dalla Risoluzione del Ministero della Salute n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003.

    Gli oneri della cremazione sono a carico dei richiedenti.

    Le ceneri, ex paragrafo 13.1 Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24 potranno esser tumulate in altro cimitero accando ad un altro feretro, sempre che ciò sia permesso dal locale regolamento di polizia mortuaria del comune presso cui avverrà la nuova sepoltura delle ceneri.

    Per ulteriori approfondimenti suggerisco la consultazione del seguente link: Autorizzazione all’estumulazione: atto dovuto o provvedimento discrezionale? (http://www.funerali.org/?p=858).

  92. Buon pomeriggio.

    Mio Padre è deceduto nel mese di luglio del 1986, quindi sono già passati gli anni di sepoltura legale (almeno 20) per effetto dei quali il cadavere diviene resto mortale ed è quindi riducibile in cassetta ossario.

    Ho provato ad avanzare richiesta al Comune del Cimitero dove è sepolto mio Padre ma mi è stato risposto che purtroppo, per ora, non è possibile in quanto devono essere trascorsi non meno di 30 anni dal decesso.

    Il desiderio mio e dei miei fratelli, è quello di poter ricongiungere nostro Padre con nostra Madre deceduta l’anno scorso e tumulata invece in un altro Cimitero (sempre nella stessa provincia).

    Che cosa posso fare perchè ciò avvenga?

    RingraziandoVi anticipatamente, porgo distinti saluti.

    R. de Stefano

  93. Le operazioni cimiteriali sono servizio pubblico locale ex Art. 113 Decreto Legislativo n.267/2000, e come tali sono erogate; esse sono ordinariamente a titolo oneroso per l’utenza ai sensi dell’Art. 1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26.

    Le operazioni cimiteriali sono, quindi, a carico di chi, avendone diritto, le richieda.

    Lei, Gentile Davide, ha pagato una volta come concessionario della tomba da liberare, così da esser nuovamente assegnata con nuovo atto di concessione, ed un’altra in qualità di congiunto del de cuius temporaneamente “parcheggiato” in camera mortuaria, nell’attesa di un posto. Normalmente queste spese attengono a soggetti diversi, ma nel Suo caso concessionario ed avente titolo a disporre sulle esequie del de cuius (assumendosene i relativi costi per funerale e sepoltura) coincidono nella stessa persona fisica.

    L’interpretazione del Suo comune mi pare sostanzialmente corretta. Si consulti anche questo link in merito alla traslazione di feretri in altro luogo rispetto all’originario sepolcro: http://www.funerali.org/?p=648, mentre per chiarire l’onerosità delle estumulazioni è opportuno riferirsi a questo link: http://www.funerali.org/?p=329.

  94. Ciao Carlo,

    Grazie ancora per i tuoi chiarimenti, devo precisare meglio un punto, entrambi i sepolcri in questione fanno capo allo stessa persona (cioe io) quindi nel caso in cui i costi siano a mio carico sarei io a doverli pagare (e li ho gia pagati), fin qui non ci piove. Il mio dubbio era nel fatto che sia giusto o meno che dopo aver pagato caro il funerale e tutto il resto mi debba anche accollare le spese di spostamento del sepolcro, cio non mi sembra giusto in quanto io non ho colpa se al momento della sepoltura non era libero il posto definitivo, diciamo che io dovrei pagare una sola volta la sepoltura e non anche il successivo spostamento (avvenuto dopo diversi mesi), quindi secondo le disposizioni di legge chi deve pagare?

    Grazie

  95. Smuratura, sanificazione del loculo, trattamento resti mortali indecomposti, smaltimento rifiuti provenienti da attività cimiteriale su sepolcro privato (tale, sempre si configura la tumulazione) sono a carico del concessionario, dei suoi aventi causa o dei famigliari del defunto estumulato, mai questi oneri, salvo patti contrari notificati alla Pubblica Amministrazione, sono imputabili ai congiunti del nuovo morto da tumulare.

    In ogni caso, spetta ai titolari della concessione l’obbligo di mettere il sepolcro in condizioni di poter essere utilizzato ai fini sepolcrali.
    Questo obbligo se inadempiuto, può essere fatto valere tanto con le ordinarie azioni previste dal codice civile, quanto con la riscossione coattiva (D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, come modificato con D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 326 e si veda, anche. il D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, come modificato dal già citato D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 326 per quanto riguarda in particolare i termini per l’iscrizione a ruolo), alla luce di quanto disposto dall’Art. 823, comma 2 codice civile.

    Dirò di più: se il feretro ha atteso molto tempo in camera mortuaria affinchè si liberasse il loculo dato regolarmente in concessione (Art. 98 comma1 DPR n.285/1990) significa che detto loculo è stato abusivamente occupato “dall’inquilino ormai sfrattato” per tutti quei mesi.

    Si configurerebbe, dunque, la fattispecie di tumulazione sine titulo, ovvero illegittima ( si consulti questo link http://www.funerali.org/?p=373) in quaqnto essa materialmente si protrae oltre il “tempo determinato” stabilito chiaramente dall’Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990,mentre la Legge (Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990 si debbono eseguire tassativamente alo scadere della concessione.

  96. Grazie Carlo!

    Allora, il feretro ha dovuto aspettare diversi mesi prima di essere stato messo nel suo posto definitivo. Tutte le spese di smuramento e trasporto sono risultate a carico dei parenti del defunto, è corretto ??

    Grazie ancora..
    Davide

  97. Se i congiunti jure sanguinis del de cuius vogliono traslare il feretro ad una nuova sepoltura (o cremazione) ex Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003 si assumeranno i relativi oneri (eventuale nuova concessione, trasporto, rifascio della bara ex Art. 88 DPR n.285/1990).

    Altrimenti, le spese per smuratute, rimozione lapide, estrazione del feretro, risanamento del loculo da reimpiegare per una nuova tumulazione, smaltimento dei rifiuti cimiteriali ex DPR n.254/2003) e trattamento dell’eventuale resto mortale indecomposto (cremazione o inumazione) spettano al concessionario.

    Si dovrebbe anche considerare che se la salma non abbia già, al momento del decesso, titolo ad essere accolta in un sepolcro privato la cui concessione sia gia’ in essere, dovrebbe essere stata inumata in campo comune ex Art. 337 Regio Decreto n.1265/1934 ed Art. 49 DPR n.285/1990, ovviamente previa corrisponsione delle tariffe (Art. comma 7 bis Legge n.26/2001) per questa, la quale rimane la sola forma di sepoltura cui il comune ha obbligo di assicurare la disponibilità.

    In ogni caso il nuovo feretro potrà sostare il camera mortuaria (ex Art. 64 DPR n.285/1990) per un congruo tempo, affinchè si liberi il loculo per la tumulazione. Di solito l’uso della camera mortuaria è gratuito (se per tempi brevi e dettati da cause di forza maggiore) altrimenti potrebbe esseer servizio a titolo oneroso per l’utenza; molto dipende dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

  98. Salve!

    A chi spettano le spese di estumulazione nel caso in cui il posto definitivo non sia disponibile al momento della sepoltura, in quanto occupato da altro feretro che deve essere rimosso per naturale scadenza della concessione ?

    Grazie.

  99. Tutte le operazioni cimiteriali soggiacciono a regime autorizzativo, perchè, alla luce del regolamento comunale di polizia mortuaria l’autorità amministrativa deve verificare se chi le chiede, con istanza di parte, abbia titolo per farlo.

    La legittimità non è l’unico aspetto: in tema di servizi cimiteriali il comune ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost. ha potestà di regolamentazione esclusiva, quindi potrebbe anche emanare
    norme giuridiche diverse, secondo i contesti locali, ad integrazione del DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    La circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 non è una fonte del diritto, ma solo un atto istruttivo trasmesso dal Misistero ai propri plessi (sostanzialmente le AASSLL) dislocati negli enti territoriali.

    Il regolamento comunale di polizia mortuaria, infatti, potrebbe vietare, per ragioni di logistica o spazio) la traslazione da un sepolcro ad un altro, oppure ammetterlaq solo entro precisi confini temporali.

    E’quindi, importante controllare preventivamente se il dettato della irc. Min. n. 24/1993 sia stata o meno recepita nel regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale è pur sempre soggetto ad omologazione ai sensi dell’Art. 1265/1934.

  100. Gentile Lucia,

    Perchè sia possibile l’operazione cimiteriale da Lei adombrata debbono ricorrere queste condizioni:

    Il papà morto nel 2008, quando era ancora in vita, deve essr stato titolare almeno dello jus sepulchri passivo (diritto ad esser sepolti in una determinata tomba). A questo proposito a chi è intestata la concessione, ancora al nonno oppure essa è statab volturata in favore dei discendenti dell’originario fondatore?

    Il nonno è deceduto nel 1974, sono quindi passati gli anni di sepoltura legale (almeno 20) per effetto dei quali un cadavere diviene resto mortale ed è riducibile in cassetta ossario o direttamente cremabile (DPR 15 luglio 2003 n. 254). Attenzione, però, questa fattispecie deve esser espressamente statuita dal regolamento comunale di polizia mortuaria, altrimenti ex Art. 86 DPR 285/1990, l’estumulazione sarebbe possibile solo alla naturale scadenza della concessione, inibendo, così, la possibilità di ampliare la capacità ricettiva del sepolcro estendendola non solo ai cadaveri, ma anche allo loro trasformazioni di stato (resti mortali, ossa, ceneri).

    La spoglia del nonno è riducibile in cassetta ossario, al fine di liberare spazio se e solo se:

    1) il cadavere è davvero scheletrizzato, ovvero tutti itessuti molli si sono decomposti, rendendo possibile la raccolta delle ossa, altrimenti o si procede a cremazione o si ritumula il feretro, occupando il posto che sarebbe stato assegnato al papà.

    2) l’atto di concessione ammette l’estumulazione. Mi spego meglio: potrebbe, infatti, sussistere agli atti una precisa volontà del fondatore del sepolcro affinchè non sia simbolicamente profanato il sonno dei morti. E’ la tipologia della cosiddetta “tomba chiusa”, con questa clausola il concessionario “blinda” giuridicamente il sepolcro impedendone la manomissione o l’apertura anche nei confronti dei propri successori.

    Se da disposizione testamentaria o dallo stesso atto di concessione si dimostra che il nonno, per ragioni affettive o ideali, scelse la sepoltura proprio in quella tomba (JUS ELIGENDI SEPULCHRUM), le ossa verranno obbligatoriamente ivi tumulate, e non potranno esser traslate o sversate nell’ossario comune, altrimenti la concessione potrebbe anche estinguersi per esaurimento dei fini nel rapporto concessorio.

    Per provvedere ad estumulazione e raccolta ossa occorre il consenso di tutti i più diretti consanguinei del nonno, manifestato nelle forme del DPR 445/2000 siccome, con l’estumulazione si pone in essere un atto di disposizione secondo il criterio di poziorità (potere + priorità esclusiva) enunciato dall’Art. 79 DPR 285/1990

  101. BUONGIORNO,
    SECONDO LA CIRCOLARE MINISTERIALE N.24/1993 PARAGRAFO 13.1 POSSO TUMULARE MIO NONNO MORTO NEL 1974 IN UNA CASSETTA E RENDERE IL POSTO LIBERO A MIO PADRE SUO FIGLIO MORTO NEL 2008?

  102. Esasperando, in modo intelligente, il concetto espresso dal paragrafo 13.1 della Circ.Min. n. 24/1993 anche il singolo loculo può divenire una piccola tomba di famiglia in cui tumulare:

    Uno ed un solo feretro (Art. 76 DPR 285/1990)

    ma anche più urne cinerarie o cassette ossario sino al raggiungimento della massima capienza fisica del sepolcro ex Art. 93 DPR 285/1990.

    L’escamotage è molto semplice: si considerano titolari dello jus sepulchri non solo i cadaveri in quanto tali ma anche le loro trasformazioni di stato come parti anatomiche riconoscibili, ossa, ceneri e resti mortali (esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo ai sensi del DPR n. 254/2003.

    Anzi la RI-TUMULAZIONE delle spoglie cremate o ridotte in cassetta ossario nella stessa nicchia muraria dove il defunto fu sepolto al momento del funerale diventa obbligatoria nel caso il de cuius abbia disposto di esser sepolto proprio in quella determinata tomba (electio sepulchri), senza ovviamente specificare sotto quale forma (feretro intero, urna, cassetta, contenitore per indecomposti…) almeno per tutta la durata della concessione (se questa è perpetua il problema non si pone)

    Il verbo “estumulare” di per sè stesso significa semplicemente smurare la tamponatura dell’avello così da estrarne il contenuto (di solito una cassa, ma anche un’urna o una semplice cassetta di zinco di cui all’Art. 36 DPR 285/1990.

    Meglio operare questa distinzione sul piano linguistico:

    1) estumulazione finalizzata al trasporto verso altra sepoltura (la cosiddetta “traslazione” ex Art. 88 DPR 285/1990
    2) estumulazione volta alla ricognizione sullo stato di avvenuta mineralizzazione dei tessuti molli, con conseguente raccolta delle ossa (Art. 86 commi 2 e 5 DPR 285/1990).

    La regione Emilia Romagna, con il proprio regolamento regionale n.4/2006 si spinge oltre e e prevede quando si estumuli, così da ricavare spazio per un nuovo feretro, il rinnovo automatico della concessione per un periodo di tempo non inferiore ai 20 anni, ossia al periodo legale di sepoltura in loculo stagno (Art. 86 comma 3 DPR 285/1990 e soprattutto DPR n. 254/2003.

    La filosofia di questa norma è chiara: introdurre il concetto di cimitero a rotazione con cui favorire un ri-uso responsabile del patrimonio cimiteriale.

    Meglio prevedere questi istituti nel regolamento comunale di polizia mortuaria (da omologare ai sensi dell’Art. 345 Regio Decreto n. 1265/1934) perchè la Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24 è solo un atto istruttivo e non una fonte del diritto, mentre il comune, ex Art. 117 comma 6 III periodo Cost., gode di potestà regolamentativa in materia di polizia mortuaria.

  103. Volevo un parere in merito alle estumulazioni e cioè quanto un utente deve eseguire una estumulazione nei moduli di richiesta chiedono che la salma venga tolta dalla tomba ridotta in cassetta (qualora sia possibile) e ritumulata nei loculini, fino a qui, l’estumulazioni è corretta nella sua prassi, ma contestualmente c’è la Circ. Ministeriale 24/1993 che consente che le cassette possono essere lasciate nella stessa tomba (da quanto ho capito) ma allora posso fare una estumulazione senza portare la cassetta altrove, ma lasciarla nella stessa tomba di appartenenza..senza dover ad esempio comprare un loulino ecc.?

  104. L’art. 86, 1 dPR 10/9/1990, n. 285 prevede che le estumulazioni avvengano alla scadenza della concessione, ad esclusione dei casi di concessioni perpetue, per le quali, a rigore, l’estumulazione non sarebbe ammissibile (non avendo queste ultime scadenza).

    Tuttavia, talora vi sono Regolamenti comunali e Regionali i quali – espressamente – ammettono che possa provvedersi ad estumulazioni prima della scadenza, ma decorso un certo periodo di tempo, pari ad almeno 20 anni tale da lasciare presumere (salva verifica a posteriori) che via avvenuto il completamento del processo di mineralizzazione (rectius: scheletrizzazione), considerato dall’art. 86, 5 dPR 10/9/1990, n. 285.

    L’estumulazione può esser volta a:

    1) traslazione del feretro verso una nuova forma di sepoltura o destinazione
    2) riduzione dei resti ossei in cassetta ossario o avvio di quest’ultimi, quando non richiesti, all’ossario comune.

    Se l’Autorità Regionale con apposito provvedimento ha sospeso o superato l’obbligo della presenza di personale dell’ASL durante le operazioni cimiteriali, sarà, nel dettaglio, l’ordinanza del sindaco a dettare i criteri con i quali i necrofori (nella fattispecie: il caposquadra) dovranno valutare lo stato di scheletrizzazione

  105. Art. 88 DPR n. 285/1990: le esumulazioni possono esser autorizzate ed eseguite in qualsiasi periodo dell’anno.

    E’sempre meglio esumulare i feretri nelle ore più fresche della giornata e durante i momenti di minor afflusso dei visitatori in cimitero, perchè eventuali rotture della cassa di zinco, con inevitabile perfusione di miasmi cadaverici ingenererebbero turbamento e disgusto nelle persone più facilmente impressionabili.

    In caso di fenomeni percolativi dovuti alla fessurazione del nastro metallico si provvederà al cosiddetto “rifascio” ex Circ. Min. n. 10/1998

    Se si deve procedere all’apertura della cassa metallica è meglio trasferire il feretro all’interno della camera mortuaria, per lavorare in maggior sicurezza. Meglio usare sali o sostanze enzimatiche per asciugare il percolato cadaverico.

  106. Volevo sapere in quali periodo dell’anno non si eseguono le estumulazioni straordinarie, considerando che il mio cimitero sta sul mare.Grazie

  107. L’estumulazione deve esser accordata ed autorizzata quando:

    1) vi sia il consenso di tutti gli aventi titolo
    2) non vi siano disposizioni testamentarie in senso contrario del de cuius (nel testamento o nello stesso atto di concesssione
    3) il feretro sia direttamente accessibile ex Art. 76 DPR 285/1990 (altrimenti scatta la procedura di deroga ex 106 DPR 10 settembre 1990 n. 285
    4) il feretro sia in perfetta tenuta (altrimenti si ricorre alla tecnica del rifascio ex Art. 88 DPR 285/1990 e Circ. MIn. 31luglio 1998 n. 10.

    La tempistica con cui eseguire l’operazione è un fatto interno all’organizzazione del servizio, certo il regolamento comunale di polizia mortuaria può stabilire un tempo massimo entro cui provvededere anche per non lasciare troppe estumulazioni in sospeso, altrimenti l’autorizzazione decade e deve esser nuovamente istruita tutta la pratica.

  108. Vorrei sapere se il nulla osta all’estumulazione rilasciato dalla confraternita che gestisce la cappella dove è sepolto mio padre ha una scadenza e, se si, quanto dura la sua validità dal rilascio.
    Grazie per il tempo che mi dedicherete per la risposta.

  109. Tribunale di Catania, 12 dicembre 1982: “L’esercizio dello ius eligendi sepulcrum da parte del figlio minore di una persona deceduta non è un atto eccedente l’ordinaria amministrazione e, pertanto, l’azione giudiziaria rivolta alla tutela di tale diritto può essere proposta dall’esercente la potestà sul minore senza la preventiva autorizzazione del giudice tutelare. Qualora il defunto non abbia indicato con assoluta certezza ed in modo definitivo la località, il punto e le modalità della sua sepoltura, l’electio sepulcri spetta in ordine di preferenza al coniuge superstite, ai parenti ed, infine, ai suoi eredi. Il titolare dello ius eligendi sepulcrum può altresì chiedere l’autorizzazione al trasferimento in altro luogo della salma nonostante la opposizione degli altri parenti, purché la nuova scelta sia sorretta da gravi ragioni e da adeguata motivazione”.

  110. Purtoppo nello Jus Sepulchri, proprio perchè diritto personalissimo e non patrimoniale, non vige l’stituto della rappresentazione (Art. 467 e seg. Codice Civile), quindi secondo il principio di poziorità, il congiunto di grado più prossimo escude automaticamente tutti i parenti più lontani nel livello di relazioni jure sanguinis con il de cuius.
    Il defunto padre ha esercitato in pieno il proprio diritto di disposizione rifiutando la traslazione del genitore (sarebbe occorso il consenso di ambegue i figli) ora, però, il fratello superstite è l’unico titolare di questo potere.
    L’unica soluzione possibile (ancorchè molto utopistica) sarebbe il rinvenimento di una volontà testamentaria in tal senso oppure una clausola nell’atto di concessione volta ad inibire l’apertura del tumulo per tutto il periodo della concessione stessa.

    In secondo luogo, poi, si deve fare rinvio al regolamento comunale di polizia mortuaria, nel caso in cui questo contenga una definizione dell’ambito di titolarità del sepolcro e delle modalità di esercizio del diritto d’uso. In difetto di una norma regolamentare locale di dettaglio su questi aspetti, ci si deve riferire ai principi generali più volte ribaditi dalla giurisprudenza, che assegnano il diritto di disporre del cadavere o dei resti mortali al coniuge, ai discendenti (cioè ai parenti in grado più prossimo).
    Per esonerare l’amministrazione comunale da ogni valutazione discrezionale, è sufficiente che uno dei parenti nel grado più prossimo richieda l’operazione cimiteriale, dichiarando di agire in nome e per conto di tutti gli aventi titolo. In ogni caso, restano salve differenti previsioni del regolamento comunale di polizia mortuaria.
    Attenzione la dichiarazione mendace in ambito cimiteriale configura diverse fattispecie di reato tar le quali la violazione di sepolcro.

  111. LA RINRAZIO ALLA RISPOSTA AL QUESITO POSTOLE IN DATA 08 GIUGNO 2009, VOLEVO SOLO PUNTUALIZZARE UNA COSA CHE IO NON HO CITATO PRIMA, CHE ALLA BUON ANIMA DI MIO PADRE, MIO ZI POSE QUESTO QUESTITO, DI RIMUOVERE LA SALMA DEL PADRE, MA RICORDO CHE LUI SI OPPOSE CATEGORICAMENTE, COME POSSO FARE RISPETARE LE VOLONTA’ DEL MIO DEFUNTO PADRE?
    ASPETTO SUA PRONTA RISPOSTA, RINGRAZIANDOLO ANTICIPATAMENTE
    PASQUALE MANNINO

  112. L’unica vera soluzione per inibire la traslazione del feretro sarebbe il rinvenimento in tal senso di una volontà contraria al trasferimento del defunto espressa:
    a) dallo stesso de cuius (con disposizone testamentaria)
    2 dal fondatore del sepolcro (attraverso apposita clausola nell’atto di concessione).
    Si consiglia di consultare l’articolo intitolato “Estumulazione: atto dovuto o provvedimento discrezionale?”reperibile nella sezione: “Cimiteri” o attraverso la funzione “Cerca”.

  113. Le misure minime dei loculi sono suggerite dalla Circ. Min. n.24/1993, senza che questo consiglio abbia forza vincolante (le Circolari, infatti, sono soloatti istruttivi e non fonti del diritto). Ovviamente queste misure valgono solo per i loculi costruiti dopo l’emanazione della suddetta circolate 24 giugno 1993 n. 24.
    Il Regolamento Nazionale di polizia mortuaria (Art. 80 comma 4) dedica un fugace accenno al dimensionamento delle nicchie sepolcrali solo limitatamente alla fattispecie dei tumuli per urne cinerarie e, di fatto, opera un rinvio al regolamento comunale di polizia mortuaria che ogni comune è tenuto ad adottare sin dai tempi del Regio Decreto8 giugno 1865 n. 2322.
    Se si trattasse di novare la concessione (facendo, così sorgere un nuovo rapporto giuridico tra concessionario e comune attraverso obbligazioni sinallagmatiche) bisognerebbe specificare l’angusto dimensionamento dei loculi, spiegando come essi non possano esser impiegati per tumulazione di feretri, rimanendo, così come ipotesi residuale la tumulazione di
    1) cassette ossario (Art. 36 DPR 285/1990
    2) contenitori per resti mortali (Ministero della Salute, con la risoluzione p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004,
    3) urne cinerarie (Art. 80 DPR 285/1990 e soprattutto Art. 343 Regio Decreto n. 1265/1934)
    Se, invece, l’originaria concessione contunua a produrre nel tempo i propri effetti il problema non si pone.
    Come extrema ratio per usare i posti feretro ancora liberi si potrebbe ricorrere alla procedura di deroga ex Art. 106 DPR 285/1990 implementata poi dal paragrafo 16 della Circ. Min. n. 24/1993, tuttavia se non c’è posto per inserire una cassa con le caratteristiche di cui all’Art. 30 DPR 285/1990 non ci sono molte alternative anche perchè ex Art. 87 DPR 285/1990 e soprattutto ex Art. 410 Codice Penale è vietato costringere i cadaveri o le loro trasformazioni di stato (esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo/conservativo così come definiti in via amministrativa Ai sensi dell’Art. 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254) entro contenitori più piccoli così da guadagnare spazio per nuove sepolture.
    Il nipote ex Art. 79 DPR 285/1990 non può opporsi ad un atto di disposizione assunto da chi jure sanguinis sia un più diretto congiunto del de cuius, nella fattispecie il figlio ha tutto il diritto a tarslare le spoglie del padre anche senza il consenso dei nipoti.

  114. volevo se era possibile avere chiarimenti in merito a un problema sorto da pochi giorni qualunque sarà l’esito grazie anticipatamente. Abbiamo una tomba di famiglia detta tomba e stata realizata dai bisdonni in data anteriore al 1930 date le vecchie misure che c’erano prima dei loculi oggi non e possibbile utilizzare i detti loculi in quanto le casse oggi sono piu grandi, all’interno di questi loculi giacciono i resti di mio nonno paterno la tomba in tutto a 3 posti due sono vuoti inutilizabili,gli eredi in particolare un figlio soltanto l’unico erede diretto vuole ttrasportare le sfoglie in un altro posto posso io da nipote oppormi dato che io sono figlio del fratello e quindi le spoglie del nonno paterno,preciso che la tomba e perpetua e quindi mio nonno non sarebbe disturbato per leternità lo so l’unico che potrebbe opporsi e la buonanima di mio padre cmq volevo gentilmente sapere posso oppormi io come nipote diretto?sicuro di un vostro cordiale riscontro distinti saluti pasquale mannino grz

  115. La normativa di riferimento è rappresentata dall’Art. 14 della Legge Regionale 15 dicembre 2008, n. 34 adottata a parziale integrazione ed implicita abrogazione del DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Secondo detta disposizione le estumulazioni possono esser eseguite anche in assenza del personale sanitario, è quindi facoltà dell’ASL presenziarvi o meno, meglio comunque disciplinare l’intera materia attraverso ordinanza sindacale con la quale è possibile delegare determinati compiti in origine competenza dell’ASL al personale necroforo in servizio presso il cimitero, questa, almeno è la filosofia di alcune regioni, tra cui Lombardia ed Emilia Romagna con cui si “demedicalizza” la polizia mortuaria.

    La tumulazione può, invece, tranquillamente avvenire anche senza il controllo dell’autorità sanitaria, in quanto loculi, nicchie murarie e cappelle gentilizie sono soggetti, in quanto opera a rilevanza igienico-sanitaria ad un preventivo collaudo dell’ASL ai sensi dell’Art. 94 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Le esumulazioni, così come, per analogia, le esumazioni, vanno eseguite secondo lo spirito dell’Art. 87 DPR 285/1990, in altre parole è vietatissimo, salvo non incorrere in una fattispecie di natura penale, fracassare eventuali carcasse umane ancora, o, parzialmente, indecomposte, così da ridurle forzatamente in cassetta ossario. Ai fini della sanzione penale, così almeno si è espressa la Suprema Corte di Cassazione nel 1999, bisogna, comunque, distinguere tra il cadavere (corpo umano privo di vita dopo l’accertamento necroscopico dell’avvenuto decesso) ed il resto mortale (= salma inconsunta disseppellita dopo il periodo di sepoltura legale fissato rispettivamente in dieci anni per l’inumazione ed in venti anni per l’estumulazione anche ai sensi dell’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR 15 luglio 2003 n. 254.

    Invero il perido d’inumazione può esser abbreviato sino ad un minimo di 5 anni (Art. 14 comma 3 della Legge Regionale pugliese di cui sopra), mentre per le estumulazioni vale il criterio dei 20 anni.

    Tale gesto empio è, comunque sanzionabile ai sensi dell’Art. 107 DPR 285/1990 il quale, in sostanza, rimanda all’Art. 358 Regio Decreto 1265/1934. I soggetti passibili di questa sanzione sono il comune nella persona di dirigente o funzionario che autorizza, il responsabile del servizio di custodia (Art. 17 DPR 254/2003) ed i necrofori i quali, materialmente eseguono le operazioni cimiteriali, qualora non sia dimostrabile che essi eseguano un ordine impartito dal superiore gerarchico il quale, dopo tutto, detiene pur sempre la funzione dispositiva verso il propri subordinati.

    I rifiuti cimiteriali provenienti da esumazioni/esumulazioni, quali rifiuti urbani ai sensi del Decreto Ronchi 5 febbraio 1997 n. 22, vanno smaltiti nel rispetto e secondo le procedure del DPR n. 254/2003, è pertanto illegale procedere alla loro termodistruzione sul luogo di produzione.

    Questi rifiuti, invece, debbono esser stoccati in apposito luogo confinato ex Art. 12 DPR 254/2003 ed avviati, quando possibile, a raccolta differenziata, soprattutto riguardo ad avanzi metallici di casse di zinco usate nelle tumulazioni.

    Ai sensi dell’Art. 17 DPR 254/2003 è il responsabile del servizio di custodia a dover vigilare sulla corretta osservanza delle disposizioni dettate dallo stesso DPR 254/2003.

    Nel caso da Lei esposto sussistono tutti gli estremi per una denuncia! Dinnanzi a tanto scempio magio chiamare i carabinieri…poi in consiglio comunale cadrà qualche testa!

  116. Salve mi chiamo Paolo ho 33 anni,
    spero tanto che possiate dedicarmi qualche minuto.
    Vorrei sapere se è normale che nel comune in cui abito(2500 ab piccolo paese della provincia di Foggia) la tumulazione e l’estumulazione avviene senza nessun controllo da parte del sindaco o degli organi competenti.
    Questo tipo di servizio è gestito da una persona amica del sindaco ( che gestisce il servizio di estumulazione e tumulazione dietro il pagamento di un somma da parte dei familiari delle salme senza nessuna ricevuta o fattura). Tutto questo va avanti da 20 anni cioè da che il sindaco attuale amministrail paese. Preciso che il sindaco è anche unico medico di base del paese e responsabile di igiene pubblica della asl di competenza. Non sto a raccontarvi l’orrore di come vengono estumulate le salme, le bare bruciate all’interno stesso del cimitero ecc ecc senza che nessuno faccia una minima osservazione. Vorrei vederci più chiaro e capire se posso e come oppormi a questo scempio.Come la pensate. Grazie .Paolo

  117. Si rilevano alcune irregolarità procedurali.

    Le ossa vanno sì raccolte nella cassetta di zinco ex Art. 36 DPR 285/1990 ma questa deve esser chiusa (bastano anche solo alcuni punti di saldatura.
    Questa omissione configura una violazione al regolamento nazionale di polizia mortuaria sanzionata dall’Art. 358 del Regio Decreto 1265/1934 così come modificato dall’Art.16 del D.Lgs. 22 maggio 1999, n.196.

    E’normale anche per favorire eventuali atti di disposizione che le ossa sostino per qualche tempo in camera mortuaria, meno logico, invece, è accatastare casse sfasciate nella camera mortuaria perchè per i rifiuti cimiteriali (assi lignee, rottami metallici) il DPR 254/2003 prevede sia creato un apposito spazio recintato ed interno al cimitero.

    Di solito l’estumulazione si esegue allo scadere della concessione ed è onere del concessionario interessarsi della successiva destinazione dei resti mortali senza essun obbligo da parte del comune, una comunicazione, però, attraverso cartelli, pubbliche affissioni sembrerebbe quanto meno opportuna.

    Se il comune ha provveduto alla manutenzione straordinaria dei loculi di sua proprietà gli onere sono a completo suo carico senza nessun aggravio per il cittadino. Se è stata pronunciata la decadenza per stato d’abbandono della tomba i concessionari avrebbero dovuto esser avvertiti.

  118. Una mia zia morta nel 1963 era deposta in un loculo presso il cimiotero comunale. Oggi, vengo a sapere che è stata estumulata dal comune e le ossa riposte in cassetta (tuttora aperta, ne ho visto una foto) in una camera non idonea assieme ad altre bare estumulate per il rifacimento dei loculi. Dalla stanza in questione fuoriesce un odore terribile. E’ possibile che il comune abbia il potere di fare queste cose,senza neppure avvertire i consanguinei?

  119. Di solito l’estumulazione ex Art. 86 comma 1 DPR 285/1990 si eseguono allo scadere della concessione, altrimenti su disposizione ex Art. 88 DPR 285/1990 degli aventi diritto jure sanguinis e non jure successionis anche tenendo conto dell’Art. 1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 sull’onerosità delle operazioni cimiteriali.
    Quindi per spostare la bara del nonno occorre il consenso di tutti i suoi aventi causa. Si ritiene, pertanto, illegittima una disposizione unilaterale della Zia in qualità di sola concessionaria
    Per la ripartizione degli oneri a causa di una sanificazione del loculo si rimanda all’ordinanza sindacale con cui ex Art. 86 comma 1 DPR 285/1990 si regolano le estumulazioni. Potrebbero provvedervi il concessionario o gli aventi titolo di cui sopra.
    Il rifascio del feretro guasto entro nuova cassa di zinco per ripristinarne l’impermeabilità è previsto dall’Art. 88 comma 2 DPR 285/1990 e dal paragrafo 3 Circ.Min. 31 luglio 1998 n. 10.

    L’Art. 63 del DPR 285/1990 si riferisce allo stato di conservazione dei manufatti sepolcrali.
    La titolare della concessione potrebbe rinunciare alla concessione stessa, provocando, di fatto, l’estumulazione forzata anzitempo.

  120. Quattro anni fa è morto mio nonno ed è stato seppellito nella cappella gentilizia di mia zia, la quale questa dopo tale periodo non vuole più la bara del padre è ha invitato gli altri eredi di prodigarsi al fare il tutto.
    Durante dette operazioni è emerso che, la bara posta all’ultimo piano, si è putrafatta il zino anche e sono usciti dei liquidi.
    Pertanto chi ha assistito a queste operazioni, (A.U.S.L.) ha intimato di fermare le operazioni e provvedere ha porre la cassa in un ulteriore cassa di zingo.
    Vorrei sapere, in considerazioneall’art. 63 del DPR 285/90 queste spese a chi spettano?
    Grazie

  121. Art. 93 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285.
    Si tratta dell’istituto della cosidetta benemerenza per ovviare alla specifica familiarità del sepolcro privato (Art. 93 comma 1 DPR 285/1990).
    Se i famigliari sono d’accordo, vista anche la convivenza more uxorio non si rilevano ragioni ostative a che le ceneri siano tumulate nella tomba del compagno ex paragrafo 13.2 Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24. L’istituto della benemerenza a maglie più o meno larghe deve esser definito in dettaglio dal regolamento comunale di polizia mortuaria. Di solito è richiesto un nulla osta degli aventi titolo alla sepoltura nel sacello famigliare perchè essi assistono ad un oggettiva compressione del loro jus sepulcrhi (l’urna tumulata sottrae effettivamente spazio alla tumulazione di nuove urne o cassette ossario).

  122. Mia sorella è appena morta. Ha espresso il desiderio di essere cremata. Le ceneri avrebbe desiderato fossero introdotte nella tomba del compagno morto sei anni fa.I familiari sarebbero d’accordo.Cosa prevede la legge a questo proposito a livello di richieste e tempi da rispettare?

  123. la normativa di riferimento è il combinato disposto tra l’Art. 3 comma 1 lettera b) del DPR n.254/2003 e l’Art. 86 comma 5 DPR n.285/1990.
    Ai sensi del sullodato DPR 254/2003 il periodo legale di sepoltura (anche per le tumulazioni perpetue) oltre il quale è possibile eseguire operazione di ricognizione sull’avvenuta o meno mineralizzazione del cadavere per le tumulazioni in loculo stagno è fissato in 20 anni. Dopo 20 anni, quindi, l’estumulazione diventa ordinaria.
    La riduzione dei resti ossei ex Art. 86 comma 5, e retroattivamente, ex Art. 87 DPR 285/1990 è senz’altro possibile perchè risponde ad una logica di ri-uso del patrimonio cimiteriale.
    La Legge (Art. 87 DPR 285/1990) pone un unico limite: è vietato fracassare le ossa ed i tessuti cutanei dei cadaveri indecomposti al fine di ridurre il corpo in contenitori più piccoli dell’originaria bara, il cadavere se indecomposto (come avviene quasi sempre per i defunti racchiusi nella cassa di zinco) può essere alternativamente:

    1) interrato previa apertura della cassa metallica (Art. 86 comma 2 DPR 285/1990)
    2) ri-tumulato (paragrafo 3 Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10)
    3) direttamente cremato (Art. 3 commi 5 e 6 del DPR 254/2003 e Risoluzione del Ministero della Salute n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003)

    Nel Suo caso è senz’altro possibile provvedere all’estumulazione dei tre feretri in questione, occorre presentare domanda al comune di sepoltura con il consenso di tutti gli aventi titolo previo il pagamento delle tariffe vigenti comprensive anche dello smaltimento dei rifiuti cimiteriali prodotti (assi lignee, stracci di imbottiture, rottami metallici…).
    La capacità del sepolcro ex Art. 93 comma 1 DPR 285/1990 è data dalla capienza della tomba stessa, sino al suo naturale completamento, mentre in un singolo loculo ex paragrafo 13 comma 2 Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24 è possibile la collocazione di più urne cinerarie o cassette ossario sia o meno presente un feretro.

    L’unico vincolo contrario all’estumulazione è la volontà del fondatore del sepolcro, il quale, per particolari sepolture, nell’atto di concessione potrebbe aver statuito questo impedimento: è il classico caso della cosidetta “tomba chiusa”.

    Ovviamente i resti ossei ridotti in cassetta ossario dovranno permanere il loco se questa era l’espressa volontà del de cuius.

  124. Abbiamo una cappella di famiglia perpetua e dovremmo riesumare le salme del nonno (morto da 40 anni), della nonna (morta da 21 anni), del papà (morto da 22 anni) per riporli in cassetta ossario. Mio padre e la nonna sono custoditi in una cassa di zinco oltre la classica di legno. E’ possibile farlo? Quale è la prassi? se si trovano resti umani come si deve fare?
    grazie

  125. Trattandosi il cimitero di bene demaniale (art. 823 e art. 824 c.c.) gli eventuali diritti sono regolati dalle norme speciali su questi beni ed in particolare, se vi sono, da quelle del regolamento di polizia mortuaria del Comune e dal contratto di concessione.

    Di norma occorrerebbe una sentenza del giudice, quindi, non vi sono dubbi che laddove si voglia far valere il diritto trovi applicazione l’articolo 2697 C.C.

    Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure di accertamento del diritto.

    Altra possibilità, potrebbe esser il ricorso all’immemoriale, esso è l’istituto che svolge la funzione di reintegrazione, di surrogazione di un titolo che non sussiste al momento attuale in cui il giudice dichiara l’accertamento della sussistenza del diritto, ma che si presume sussistesse, o comunque fornisce un diritto sussistente di un titolo idoneo. Nel caso in specie, provando l’uso continuativo del sepolcro o ricercando altri elementi che possano avvalorare nel tempo il concreto utilizzo dello stesso, pur non sussistendo atti formali, e se il Comune aderisce a tale impostazione, si può avviare la procedura dell’immemoriale. Resta ora la questione della procedura per potervi pervenire. Tale procedura è quella generale, cioè la sentenza del giudice che affermi la sussistenza del diritto, essendo la via amministrativa percorribile solo ove sia operante una normativa regolamentare (e in base a quanto da lei comunicatoci ciò non è presente nel suo Comune) che ne regoli la procedura e l’organo competente.

    Per completezza, però, bisogna aggiungere che “l’immemoriale” e’ stato espressamente superato con l’Unita’ d’Italia (L. 20/3/1865, n. 2248, allegato A) per i rapporti di diritto privato, potendo persistere, a certe limitate condizioni, in rapporti di diritto pubblico.
    Spetta/spetterebbe al giudice dichiarare la sussistenza del diritto esercitato in mancanza del titolo.
    Mi pare di ricordare che l’ultima sentenza in materia di immemoriale risalga al 1963 (quindi, recentissima …).

  126. Come bisogna comportarsi se non si trova nesuun riferimento sul titolo di prorpietà di una sepoltura, ma in questa risultano tutmuale salme risalenti aql’anni quaranta e addirittura anche prima. E’ giusto che il comune ne richieda la regolarizzazione amministrativa, dunque un nuovo contratto, della sepoltura richiedendo agl’erede di ripagare l’acquisto del terreno su cui insite la sepoltura?

  127. Le ossa dei cadaveri sono soggette ad un processo di progressiva decalcificazione che le degrada ad una polvere finissima. Dopo tutto “et in pulvem reverteris” come recita il tragico monito biblico. Il fine della permanenza dei cadaveri nella fossa è proprio la loro “mineralizzazione” ossia la completa distruzione di tutti i tessuti organici, compresi quelli ossei, anche se quest’ultimi resistono molto di più all’azione disgregatrice del tempo e dei microrganismi presenti nel terreno.
    Gli avanzi ossei ai sensi dell’Art. 85 DPR 285/1990 debbono esser raccolte in apposita cassetta ossario di cui all’Art. 36 DPR 285/1990 o sversate nell’ossario comune per la loro conservazione perpetua in forma promiscua ed indistinta. Come ricordato dalla Circ. Min. n.10/1990 periodicamente per lasciar spazio a nuove immissioni l’ossame contenuto nell’ossario comune viene calcinato in forno crematorio con conseguente dispersione in cinerario comune ex Art. 80 comma 6 DPR 285/1990.

  128. Nel 1967 proveniente da Bologna in una cassa con cassa di zinco, viene tumulata a Venezia mia madre. Nel 1997 viene esumata e trovata intatta. Rinnovato lo spazio per altri 10 anni. Oggi 13 dicembre 2008 è stata riesumata, ma sono stati trovati pochi resti ossei. E’ possibile una cosa del genere? Le ossa
    si possono romprere e ad esempio non trovae più il teschio?
    Vi ringrazio e vi prego di darmi una risposta via e-mal. Questo pensiero mi assilla. Le ossa si possono decomporre sotto terra?
    Gianni da Venezia

  129. Nel 1967 proveniente da Bologna in una cassa con cassa di zinco, viene tumulata a Venezia mia madre. Nel 1997 viene esumata e trovata intatta. Rinnovato lo spazio per altri 10 anni. Oggi 13 dicembre 2008 è stata riesumata, ma sono stati trovati pochi resti ossei. E’ possibile una cosa del genere? Le ossa
    si possono romprere e ad esempio non trovae più il teschio?
    Vi ringrazio e vi prego di darmi una risposta via e-mal. Questo pensiero mi assilla. Le ossa si possono decomporre sotto terra?
    Gianni da Venezia

  130. Nel 1967 proveniente da Bologna in una cassa con cassa di zinco, viene tumulata a Venezia mia madre. Nel 1997 viene esumata e trovata intatta. Rinnovato lo spazio per altri 10 anni. Oggi 13 dicembre 2008 è stata riesumata, ma sono stati trovati pochi resti ossei. E’ possibile una cosa del genere? Le ossa
    si possono romprere e ad esempio non trovae più il teschio?
    Vi ringrazio e vi prego di darmi una risposta via e-mal. Questo pensiero mi assilla. Le ossa si possono decomporre sotto terra?
    Gianni da Venezia

  131. La domanda di estumulazione va rivolta strettamente al comune, il quale è titolare dell’artea cimiteriale (Art. 49 DPR 285/1990).
    Laddove viga ancora pienamente l’Art. 88 del DPR 285/1990 dove si prevede la presenza di personale sanitario all’atto dell’estumulazione sarà il comune a prendere accordi con la locale ASL.

  132. Silvi: A stretto rigore, nel momento originario, dovrebbe anche essere stato stipulato un atto di concessione, costituente il “titolo” di uso dell’area.

  133. devo fare domanda per cambiare di loculo/posto mia madre, mio padre e mia sorella. Ho fatto domanda al comune per tale operazioni e il comune mi ha risposto che devo produrre tre domande al comune e tre alla azienda asnirtaria locale. come mi devo comportare? posso fare un unica domanda al comune?

  134. Ho una cappella di famiglia in un piccolo centro della Regione Lazio, nella quale sono sepolti nonni , genitori, zie e zii. La Cappella e’ stata costruita intorno al 1932. Due settimane fa ho comunicato al Comune di dover eseguire dei lavori di manutenzione ordinaria al tetto della cappella, in quanto ci sono delle forti infiltrazioni di acqua. Il Comune mi ha risposto che prima dell’inizio dei lavori devo dimostrare che e’ stato effettuato il pagamento relativo alla regolarizzazione dell’area cimiteriale. In caso contrario i lavori di manutenzione potrebbero configurarsi come abusi edilizi. Sono sorpreso che il Comune mi chieda una regolarizzazione per un’area del cimitero che la Cappella occupa sin dal 1932 e che a suo tempo mi risulta fu acquisita regolarmente. Sono obbligato a esibire la documentazione del 1932?

  135. L’Art. 92 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, replicando di fatto l’Art. 93 del precedente regolamento nazionale di polizia mortuaria (DPR n.803/1975) fissa solo un tetto massimo di 99 anni salvo rinnovo.
    Spetta al regolamento comunale di polizia mortuaria definire nel dettaglio la questione sulla durata delle concessioni, modulandola anche in base alla tipologia del sepolcro (loculo singooo, tomba doppia, cappella gentilizia…).

    Per effetto del DPR 254/2003 una tumulazione in loculo stagno deve esser pari ad almeno 20 anni, intuitivamente, quindi possiamo evidenziare un lasso temporale che spazia da un minimo di 20 anni ad un massimo di 99 anni.

  136. Per giurisprudenza consolidata (tale orientamento è stato poi convertito in norma giuridica con l’Art. 79 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285) si segue il criterio di poziorità, prevale, quindi la volontà del coniuge anche quando vi sia la sola separazione, senza sentenza di divorzio (paragrafo 14.2 Circ. Min. n.24/1993) quando essa non sia in contrasto con la volontà del de cuius, il quale può manifestarla nelle tre forme del testamento o tramite iscrizione a SoCrem in caso di cremazione.

    Nella fattispecie per inibire la traslazione la volontà della defunta deve (o dovrebbe) risultare da un documento scritto (se è testamento olografo occorre la previa pubblicazione), altrimenti unico soggetto titolato a dirimere la controversia è, in ultima istanza, il giudice.

  137. Mia madre, in vita aveva espresso a voce a noi figli che non voleva essere sepolta nella tomba della famiglia del marito e che voleva restare invece nella tomba della sua famiglia assieme ai suoi genitori. Quando é deceduta noi figli abbiamo mantenuto fede alla sua volonta’.
    Ora nostro padre vuole trasferire la salma nella sua tomba di famiglia a tutti i costi. Ha diritto a farlo oppure vale la volonta’ di nostra madre anche se espressa solo a voce? Quale legge regola questo caso?

  138. Per la Signora Diana.

    Consiglio la lettura dell’articolo intitolato “Tumulazione illegittima” liberamente reperibile su questo sito al seguente link: http://www.funerali.org/blog/?p=373

    l’errore o, meglio, la leggerezza è stato commesso ab origine da Suo nonno. Il sorgere di una concessione cimiteriale implica anche una riserva, il sepolcro infatti nasce sibi familiaeque suae, ossia per accogliere le spoglie del concessionario e dei suoi famigliari.
    Questo principio è inderogabile anche per evitare una compravendita mascherata di posti feretro, poichè dall’attività cimiteriale è escluso il fine di lucro.

    L’unica deroga ammessa potrebbe esser il criterio della benemerenza da specificare nel dettaglio nel regolamento comunale di polizia mortuaria e nello stesso atto di concessione.

    La benemerenza, tra l’altro implicherebbe anche il consenso di quanti aventi titolo jure sanguinis alla sepoltura in quel determinato sepolcro vedrebbero compresso il loro diritto il quale si ridurrebbe a mera aspettativa.

    Il problema è in sè piuttosto semplice: il morto estraneo al nucleo famigliare nella vostra tomba di famiglia proprio non dovrebbe stare!!!

  139. Dopo l’avvento dell’Art. 1 comma 7 bis legge 28 febbraio 2001 n. 26 le operazioni cimiteriali sono servizi pubblici a domanda individuale a titolo oneroso per l’utenza. Detti servizi sono erogati in regime di monopolio dal gestore del camposanto.

    Chi effettua lavori all’interno del cimitero (ad esempio il marmista), soprattutto se non appartiene al personale che lavora in cimitero, deve esser preventivamente autorizzato dal comune.

    Nelle sepolture private (esempio per muratura/smuratura loculi, apposizione lapidi) è ammissibile che la prestazione sia garantita da una ditta privata, sempre, però, dietro la supervisione degli addetti al servizio di custodia, ma tale previsione deve esser contemplata nel regolamento comunale di polizia mortuaria

    Le autorizzazioni a traslazione o tumulazione sono rilasciate d’ufficio, dietro istanza di parte dopo una semplice istruttoria (nemmeno troppo strutturata) volta a stabilire se che domanda la traslazione o la tumulazione abbia titolo jure sanguinis per farlo.

    Si è pertanto di questo parere:

    1) il Suo comune deve regolarizzare la situazione in essere attraverso una revisione delle norme locali di polizia mortuaria, anche in ordine alla corresponsione delle tariffe.
    2) Solitamente le imprese funebri non sono abilitate ad eseguire lavori cimiteriali, quindi è del tutto indifferente stabilire a priori se debba esser il singolo cittadino o l’impresa di fiducia a presentare la domanda, tra l’altro si suppone che l’impresa funebre, come per il disbrigo delle pratiche amministrative in occasione del funerale, agisca su mandato dei famigliari del de cuius.
    3) I servizi cimiteriali ex D.M. 28 maggio 1993 sono considerati attività indispensabile per i comuni, i quali, dunque, debbono garantirli nei modi e nelle forme previsti dall’Art. 113 del Testo Unico Ordinamento Enti Locali (Decreto Legislativo n. 267/2000).
    4) Si ribadisce l’indispensabilità del responsabile del servizio di custodia ex Art. 52 DPR 285/1990 il quale deve vigilare sull’attività cimiteriale ed attendere alla tenuta dei relativi registri (paragrafo 12 Circ. MIn. n.24/1993), egli qundi deve presenziare all’operazione, assieme al personale sanitario di cui all’Art. 88 DPR 285/1990 se, nel frattempo una norma di rango regionale non ha abrogato questo obbligo.
    5) Non sempre chi produce la documentazione (famigliari, impresa di pompe funebri, esecutore testamentario) coincide con chi materialmente darà luogo all’operazione cimiteriale. Conviene, pertanto, mantenere una certa elasticità nella modulistica.
    6) Se ci si avvale di soggetti terzi il loro nominativo dovrà esser comunicato all’autorità comunale per eventuali controlli.

  140. Ho un problema le domande per traslazione o tumulazione salme nel mio comune vengono fatte dal cittadino, da premettere che nel mio comune non esiste polizia mortuaria, all’apertura della tomba il cittadino chiama un’altra persona per fare questo lavoro, io invece ho cambiato il modello della domanda cioè invece di farlo al cittadino la domanda la fa l’agenzia pompe funebri che nel mio paese ce ne sono tre, questo secondo me perchè per l’eumazione o tum. dovrebbe farlo lo stesso che ha fatto richiesta e non chiamare altre persone per fare questo lavoro, nel caso contrario l’agenzia espleta il lavoro con gli operai che ha che ne pensate.

  141. Ho un problema da risolvere che riguarda la mia famiglia: mio nonno nel 1965 fece costruire una sepoltura familiare di 14 posti (oggi ne sono stati occupati 8).Nel 1968 un parente chiese a mio nonno di poter seppellire un uomo “solo temporaneamente”, facendogli firmare un foglio per autorizzarlo alla sepoltura.Nel 1977 mio nonno morì, lasciando in sospeso la questione, ma soprattutto lasciando dentro la sepoltura “l’estraneo” . Chiedendo la possibilità di occuparsene all’unico parente del “defunto estraneo” di poterlo togliere, ci continua a rispondere di non averne l’obbligo.Cosa si può fare per risolvere il problema?ma soprattutto c’è un modo per evitare che le spese ricadino sulla nostra famiglia?
    Diana

  142. Il comune ha operato su richiesta di un familiare avente titolo a disporre delle spoglie mortali, per raccogliere le ossa e porle all’interno di un tumulo. La norma prevede che le ossa siano contenute in una cassetta di lamiera di zinco, pagata dall’allora persona che ha richiesto la esumazione e raccolta resti ossei con successiva tumulazione. Lascia perplessi che ciò non sia avvenuto. Comunque per segnalare una violazione del regolamento (in questo caso dell’art. 36 del DPR 10/9/1990 n. 285 basta fare un esposto al sindaco del luogo del comune dove si trova il cimitero. La sanzione amministrativa per la violazione della norma è contemplata all’art. 107 dello stesso regolamento.

  143. Il Comune ha riesumato nel 1995 i resti di mio nonno che era sepolto per terra,per porli in un loculo dove stavano già quelli della moglie.
    Le ossa del mio congiunto le hanno messe in un sacco di plastica per immondizia e non nella rgolamentare urna.
    Ho protestato col comune che non mi ha affatto considerato.
    A chi devo rivolgermi per denuniare la situazione ?

  144. La defunta sorella rischia di finire in campo di terra solo alla scadenza della concessione (se non rinnovata o rinnovabile) o comunque all’estinzione della stessa.
    Per interrompere anzitempo il rapporto concessorio (retrocessione della concessione, richiesta di traslazione) occorre sempre una manifestazione di volontà da parte degli aventi diritto a disporre del corpo del de cuius.

  145. Ha diritto di disporre delle spoglie mortali, indipendentemente dalla titolarità della concessione (una volta dato l’assenso del concessionario alla sepoltura), il coniuge. Questo per giurisprudenza consolidata. L’Amministrazione comunale non può che comportarsi in tale maniera, al momento in cui autorizza la estumulazione, con successiva tumulazione in altro luogo.

  146. Il 03/12/2007 ho perso mia sorella di anni 45, poche ore dopo la sua morte mio padre assieme a mia madre presenti nell’attimo che si è spenta hanno chiesto a mio cognato se era d’accordo di tumularla nella tomba di famiglia di cui io sono la concessionaria. La riposta è stata positiva anche perchè sarebbe stato per lui un pensiero in più. Non ha mai espresso l’intenzione ti tumularla in via temporanea quindi si presupponeva che mia sorella sarebbe rimasta nella tomba di famiglia per sempre. Ora mio cognato. ha l’intenzione di chiederne l’estumulazione in un loculo. Vorrei sapere se ne ha diritto, se essendo io la concessionaria ne debbo dare l’autorizzazione e se il Sindaco ha diritto a firmare l’autorizzazione all’estumulazione straordinaria senza interpellarmi. Tengo a dire che mia sorella in vita non ha mai espresso volontà. Mi chiedo anche che, se mio cognato non ha eredi ma solo fratelli e nipoti con i quali non ha rapporti, alla sua morte, chi si occuperà della concessione? In un futuro rischio che mia sorella vada a finire in campo comune senza nemmeno esserne a conoscenza.
    Vi prego datemi una risposta, perchè io e i miei genitori siamo veramente afflitti.

  147. IL comune ha torto.

    Sull’effettiva ereditarietà dello jus sepulchri, in dottrina, ci sono pareri contrstanti; comunque, una concessione prpetua non può subire limitazioni o compressioni temporali ex post; può solo esser retrocessa o decadere, in questi casi si parla di ultrattività delle norme fissate alla stipula dell’atto di concessione tra cui vi è anche il regime di perpetuità della stessa.

  148. Salve.
    Ho un problema. Ho richiesto la voltura di una concessione perpetua ad un erede dell’intestatario ( trasformazione in ereditario del diritto a succedere nella concessione per trasmissione ereditaria ved cass. Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990). Il Comune mi ha concesso la voltura trasformano la concessiona da perpetua ( originaria) a scadenza di 49 anni ( 99-50 trascorsi).
    Mi oppongo in quanto il contratto stipulato con mio zio era perpetuo, la tomba è stata da me ereditata nelle condizioni iniziali e pertanto perpetua.
    Ho ragio, non essendo intervenute delle modificazioni al contratto originario perpetuo?
    Grazie, Sergio

  149. Assolutamene sì.

    Esponga pure tutte le Sue domande, la Redazione sarà ben felice di aiutarLa.

    Nella polizia mortuaria convergono elementi di diritto amministrativo, sanitario e privato.

    Rediga pure Lei il piano di “battaglia” delineando la traccia da seguire, magari dopo un incontro, in Università, con chi La dovrà affiancare nella stesura delle tesi.

    Rimango in stand by

    Saluti

    Carlo

  150. egregio sig. Carlo
    sono uno studente di quinto anno di giurisprudenza e volendo redigere una tesi sperimentale in diritto funerario mi chiedevo se fosse possibile ottenere la Sua collaborazione, premesso che trovo ineccepibile il Suo stile, chiaro,rigoroso e formalmente ammirevole.
    volglia gradire i sensi della mia piu’ alta considerazione

    n.o.s
    R..M

  151. Spesso l’estumulazione dalle sepolture perpetue incontra l’ulteriore vincolo della cosidetta “tomba chiusa”. Esso si configura come una statuizione volta ad impedire anche la semplice estrazione del feretro per la riduzione in cassetta ossario ex Art. 85 comma 5 DPR 285/1990. Questo divieto, nel tempo, inibisce fortemente il riuso del manufatto sepolcrale, perchè non permette ai posti feretro di entrare in rotazione, cristallizzando, di fatto, sine die, lo status quo.

    In alternativa, poiche’ dalle concessioni perpetue non puo’ provvedersi ad estumulare la salme (se non per il trasferimento in altra tumulazione, art. 88 dPR 285/1990, ma cio’ fa estinguere la concessione per esaurimento della funzione per cui e’ sorta), giusta l’art. 86, comma 1 dPR 285/1990, si puo’ pensare in prospettiva a consentire che i concessionari aventi causa dell’originario fondatore del sepolcro (se è previsto l’istituto del subentro) rinuncino alla concessione per riottenerla ex novo, e di durata limitata, consentendo eccezionalmente la conservazione dei resti mortali nel medesimo luogo fisico, ma magari in un diverso stato (ossa o ceneri invece di un feretro intero) Cio’ è solo facoltà e non obbligo del comune e richiede, comunque, una espressa previsione nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, ovviamente efficiace (art. 345 TULLSS).

    In occasione della rinuncia, al concessionario “rinunciante” non potrebbero essere riconosciuti se non i valori dell’opera costruita, provata con fatture o titoli formali e documentali idonei, per il valore a suo tempo corrisposto (principio nominalistico, art. 1277 CC).

  152. La tumulazione ossia la sepoltura di cadavere riacchiusi in cassa ermetica (legno + metallo) ed in cella impermeabile, nei vari regolamenti della legislazione postunitaria sino ad oggi:

    1. Regio Decreto N. 42 del 1889
    2. Regio Decreto N. 891 del 1942
    3. Decreto del Presidente della Repubblica n. 805 del 1975 (entrò in vigore il 10 febbraio 1976) abrogando tutto il vecchio ordinamento di polizia mortuaria costituito dai due Regi Decreti di cui sopra.
    4. Decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 10 settembre 1990.

    Si configura sempre come una sepoltura d’èlite che il Comune ha solo facoltà e non obbligo di dare in concessione, in cui prevale l’elemento di conservazione del cadavere “sub specie aeternitatis”.

    Solo il DPR 803/1975, entrato in vigore il 10 febbraio 1976 (2 giorni dopo la nascita del sottoscritto) limita la portata temporale dello jus sepulchri, circoscrivendola a 99 anni.

    Il DPR 15 luglio 2003 n. 254 opera un’ulteriore evoluzione legando il periodo legale di sepoltura, quello per cui il cadavere se indecomposto diventa “resto mortale” e gode di tutela affievolita da parte dell’ordinamento giuridico non alla durata della concessione, ma al periodo di rimamenza del cadavere nella bara e nella tomba. (così almeno si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione nel 1999).

    Chi scelga il tumulo e non voglia veder disturbata la propria spoglia per tutto il tempo di durata del raporto concessorio può ricorrere a questi istituti:

    1) “Tomba chiusa”: divieto di immettere nel tumulo altre spoglie mortali (intese come resti mortali, ossa o ceneri), poichè ex Art. 76 DPR 285/1990) in una cella sepolcrale può esser tumulato un solo feretro.

    2) Divieto di riduzione: se la concessione supera i 20 anni (dopo 20 anni, ormai si può procedere alla riduzione dei resti mortali in cassetta ossario o alla loro diretta cremazione ex DPR 15 luglio 2003 n. 254)

    3) Proibizione di traslazione: per tutto il tempo della durata della concessione, il tumulo non può esser smurato o manomesso per trasferire il feretro ad altra sepoltura (o a cremazione), non trava, quindi applicazione l’art. 88 DPR 285/1990.

    SE queste clausole sono scritte espressamente nell’atto di concessione esse hanno valore di Legge!

    Addirittura un loculo monoposto può derogare alla regola della familiarità: esempio: l’esecutore testamentario intesta a se’ una cella sepolcrale destinata dall’atto di stipula sino alla naturale scadenza ad accogliere la spoglia di una determinata persona.

  153. Mi sembra ci sia una certa confusione interpretativa del diritto di proprietà e di scelta tumulativa. Il soggetto sceglie non a caso il loculo anzichè la terra o viceversa (ragioni religiose-psicologiche dell’essere intoccato ecc.). Per tale scelta ha optato per un diritto perpetuo (oggi non più possibile). Tale diritto impedisce, a mio giudizio, non solo ispezioni ma forzatamente la rimozione se non per mandato ereditario o testamentario.In sostanza ritengo che il diritto perpetuo sia inviolabile se non per rinuncia da parte degli aventi causa con esclusione del concessionario o suo madatario.
    Gradirei una sua interpretazione sulla mia e-mail in indirizzo. Grazie
    (NdR NON si danno risposte private a quesiti. Ove ve ne fosse necessità si usi il sito http://www.euroact.net che ha un servizio di risposta a quesiti a pagamento). Maggiori informazioni le può trovare al seguente link http://www.euroact.net/home/Servizi.cfm

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