Inumazione senza cassa per tutti, ai sensi del paragrafo 8 Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10???

Chiacchierando al telefono con un collega necroforo piuttosto ferrato sulle problematiche medico-legali inerenti alla polizia mortuaria è emersa questa questione.

Secondo costui (chissà che un giorno non si laurei davvero) grazie ad un’interpretazione più “spinta” delle norme di polizia mortuaria per salme destinate all’inumazione potrebbe non esser più obbligatoria la cassa da interrare con il cadavere.

Si potrebbe procedere in questo modo: la salma, avvolta in un semplice sudario, durante la sosta nella camera ardente, in chiesa e nel trasporto è racchiusa in un comune cassone di acciaio per recupero salme, poi, una volta al cimitero, è estratta dal cofano e deposta nella fossa.

Io ho risposto, regole alla mano, che questa modalità non sarebbe possibile.

Per l’inumazione non ci sono dubbi: l’art 74 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria prevede tassativamente che il cadavere sia racchiuso almeno in un contenitore ligneo.

Le funzioni principali del del feretro, oltre quelle più simboliche di onoranza funebre, sono infatti:

  • occultamento del cadavere, così da nasconderne le spesso disgustose trasformazioni post mortali dorante l’officio delle esequie.
  • contenimento e trasporto dello stesso.

    Anche se la sepoltura in assenza di cassa non fosse proibita in modo espresso, il divieto sarebbe, in ogni caso, di facile intuizione: tecnicamente come si potrebbe tumulare una salma senza cassa a tenuta stagna quando non solo il loculo, ma anche il feretro debbono garantire, nel tempo, la perfetta ermeticità a liquidi e gas?

    Nell’art 76 DPR n.285/1990, ad esempio, si ragiona di feretro da tumulare e non semplicemente di cadavere.

    Il DPR n. 285/1990, poi, non parla solo delle caratteristiche tecniche che la cassa deve presentare durante il trasferimento del cadavere, ma impone spessori minimi e particolari tipologie costruttive delle bare in rapporto alla sepoltura prescelta, quindi, questa è la logica deduzione, anche la cassa deve scendere nella fossa o entrare nella cella muraria, altrimenti perché imporre laboriosi tagli sul coperchio di zinco ex Art. 75 comma 2 DPR Se il mio amico avesse ragione sarebbe molto più semplice disporre che la salma sia completamenterimossa dalla vasca metallica.

    Il problema si complica: insigni giuristi danno il DPR n 285/1990 “morto e sepolto”, siccome le recenti riforme costituzionali del titolo V lo avrebbero implicitamente invalidato in molte sue parti, in realtà, invece, esso rimane pur sempre in vigore, con un “andamento carsico” rispetto alle varie riforme regionali, le quali, per altro lo richiamano espressamente.

    Se è vera questa tesi, anche se non nascondo fortissime perplessità, in Italia non sarebbero più in vigore norme che impongano l’uso obbligatorio della cassa.

    Per particolari minoranze religiose ed etniche (come, ad esempio la comunità ebraica a Roma) anche il DPR n 285/1990 riservava deroghe alle disposizioni generali, infatti per i funerali ebraici nella Capitale ho appreso che, secondo il regolamento comunale di polizia mortuaria, è lecito confezionare il feretro con un asse del fondo estraibile, così da render possibile il contatto tra la spoglia mortale e la nuda terra.

    Anche i musulmani, se non ricordo male, hanno ottenuto una lettura della legge più morbida e confacente alle loro tradizioni, infatti nella “mitica” circolare 31 luglio 1998 n. 10, a firma del dell’allora sottosegretario di stato Monica Bettoni, si riafferma la possibilità del tutto legale, per i culti non cattolici, di inumare nei propri cimiteri “speciali” salme avvolte solo nel sudario.

    Ma tale pratica non è apportatrice di rischi igienici-sanitari per gli operatori cimiteriali?

Le malattie infettivo-diffusive che presentano effettivi rischi per tutti gli operatori che vengono a contatto con un cadavere sono le seguenti: – Carbonchio, Febbri emorragiche virali, Peste, Ortopoxvirosi, Malattie da prioni. In questo senso si è pronunciato, di recente, il Consiglio Superiore di Sanità. Per le ulteriori e seguenti malattie i rischi sono minimi: – Infezione da HIV/AIDS e Leucemia umana a cellule T (HTLV tipi 1 e 2), Epatite virale B, C, D e da altri virus a trasmissione ematica non ancora identificati, Rabbia, Tubercolosi in fase attiva, Colera. In questi casi, del resto molto rari, occorre seguire specifiche precauzioni stabilite dall’ASL. Negli altri casi sono sufficienti le ordinarie misure precauzionali utilizzate da parte di operatori cimiteriali (guanti, scarpe con suola protetta). L’eventuale disagio determinato da cattivi odori può essere contenuto con l’utilizzo di specifici prodotti sia al momento dell’incassamento sia della levata.

A questo punto, al di là degli aspetti “tecnici”, per gli addetti ai lavori, se un italiano di fede cattolica oppure anche un laico in nome di una ritrovata semplicità francescana chiede l’inumazione senza l’uso della cassa, in pieno stile medioevale come si dovrebbe agire? Chi avrebbe ragione?

C’è un problema innegabile di eguaglianza tra i cittadini dinnanzi alla legge.

E’davvero possibile eliminare la cassa oppure sono si tratta di semplici illazioni?

Il tema è molto affascinate, ma terribilmente complicato e, forse, persino ozioso, come molti discorsi “all’italiana”.

Certo, è importante che l’intero comparto funerario italiano si muova nella piena accettazione di costumi e tradizioni anche molto diversi dalle ritualità prevalenti da secoli nel nostro paese, ma parlare già di abolizione della cassa mortuaria è un inutile balzo in avanti, siamo ancora nell’ambito delle pure ed astratte speculazioni filosofiche.

Troppi soldi gravitano attorno al business dei cofani e bisogna considerare come opinioni e legittimi interessi dei costruttori siano sempre ben rappresentati nelle sedi legislative preposte alla riforma delle norme di polizia mortuaria.

Poi bisognerebbe tener presenti le abitudini funerarie degli italiani, la nostra popolazione come accetterebbe questa proposta rivoluzionaria?

Perché questa innovazione (o stravolgimento?) epocale fosse compiutamente recepita ed elaborata dovrebbe passare almeno una generazione.

Se proprio per motivi di ordine pubblico, igiene e logistica cimiteriale (l’altissima incidenza di salme inconsunte sul numero totale di feretri esumati o estumulati dopo gli anni di sepoltura legale ben presto porterà il nostro sistema cimiteriale al collasso) bisognasse imprimere una drastica svolta ai sistemi per lo smaltimento dei cadaveri si potrebbe testare una soluzione intermedia con spessori dei cofani ancor più ridotti rispetto agli standard attuali e pannelli di materiale cartaceo al posto delle assi in legno massello; questa filosofia costruttiva consentirebbe un degno servizio funebre ed una più rapida e sicura decomposizione della salma interrata.

Diversi produttori di cofani, preso atto della difficoltà in cui versano molte aree sepolcrali, si stanno già muovendo nella giusta direzione costruttiva con bare che facilitano la completa distruzione del cadavere entro i dieci anni dalla sepoltura grazie ai legni usati (molto teneri e di scarsissima qualità così come, per altro, richiede la stessa Circ. Min. n. 24/1993) alle verniciature meno pregnanti, alle fodere realizzate con materiali altamente biodegradabili ed alle stesse metodologie di assemblaggio e finitura delle casse.

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