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il criterio cronologico nelle estumulazioni — 28 commenti

  1. In caso di Esumazione/estumulazione con resti mineralizzati, in assenza di aventi diritto, la legge stabilisce che i resti devono restare a disposizione per un determinato periodo di tempo; quale fonte stabilisce il tempo ? (legge statale, regolamento cimiteriale,… ).
    E’previsto un tempo massimo, passato il quale devono essere messi in ossario comune?

    • X Daniele,

      regione Emilia-Romagna, ‘nevvero?

      Qui l’indicazione geografica non rileva più di tanto, perché sia la normativa statale, sia quella regionale sono silenti o lacunose in materia, rimettendo, implicitamente questa disciplina di dettaglio alla fonte regolamentare comunale o anche all’ordinanza sindacale (o pure dirigenziale) con cui ex Artt. 82 comma 4 e 86 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285 si regolamentano compiutamente le operazioni cimiteriali di disseppellimento.

      E’ semplicemente consentaneo ed opportuno, anche per prevenire futuri contenziosi legali (ma non è, dunque, obbligo del gestore del camposanto il quale, in questo senso agirebbe in termini di pura facoltatività o, se si preferisce, di cortesia istituzionale) prevedere un congruo tempo di sosta in camera mortuaria dell’ossame esumato o estumulato, al fine di permettere, ai famigliari, l’esercizio di ulteriori atti di disposizione sulle spoglie mortali, prima che quest’ultime vengano disperse in forma anonima, massiva e promiscua in ossario comune o, addirittura siano calcinate cumulativamente presso il più vicino crematorio, per esser poi sversate in cinerario comune, dove saranno indistintamente conservate in perpetuo.

      Per formalizzare il comportamento da tenersi, si consiglia vivamente l’introduzione di una norma ad hoc nel regolamento comunale o nell’ordinanza di cui sopra, la quale è senza dubbio uno strumento operativo più snello ed efficiente per porre ordine in casi simili, spesso forieri di aspri conflitti, non solo endo-famigliari, poichè spesso essi investono anche l’amministrazione cittadina, quale titolare ultima della funzione cimiteriale.

      Conviene sempre dare pubblicità-notizia della campagna di esumazioni/estumulazioni già calendarizzate con un certo anticipo ed effettuare puntigliose ricerche anagrafiche, anche se laboriose, prima di dichiarare l’irreperibilità o il disinteresse degli aventi diritto, poi si procederà d’ufficio alla destinazione delle ossa rinvenute secondo la vigente normativa speciale di settore.

  2. X Luigino,

    Sia lo jus eligendi sepulchrum sia lo stesso jus sepulchri sono diritti della personalità, quindi diritti sociali e civili regolati dalla sola legge statale ai sensi dell’Art. 117 lettera m) Cost.
    Quindi il corpus normativo cui rifarsi, nell’impossibilità di un intervento in tale materia da parte della regione per difetto di competenza legislativa, rimane pur sempre il regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Si segue, allora, nelle more di una norma ad hoc, per altro assente nel Nostro Ordinamento Funerario, per analogia, il disposto dell’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990 dettato sì in tema di cremazione, ma applicabile estensivamente a tutti gli atti di disposizione su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri che implichino una qualsivoglia manifestazione di volontà da parte degli aventi titolo a pronunciarsi. Orbene l’Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990 delinea una graduatoria tra tutte le persone titolari dello jus sepulchri attivo (leggasi diritto di dar sepoltura a qualuno in un determinato luogo purchè, ovviamente consentito dalla Legge), questo ordine “a scalare” è, altrimenti, conosciuto come principio di poziorità (= potere di scelta coniugato con priorità nel decidere la destinazione di una spoglia mortale in tutte le sue trasformazioni intermedie di stato) Esso nella potestà decisionale vede in “pole position” il coniuge superstite del de cuius ed in sua assenza considera tutti i congiunti di pari grado, i quali debbono esprimere consenso unanime per deliberare, in questo caso, l’operazione cimiteriale di traslazione. Nel frangente da Lei esposto occorre la firma di tutti i figli.

  3. vorrei sapere quali sono i presupposti per l’autorizzazione alla traslazione dei resti mortali di una persona, occorre il consenso di tutti i figli? c’è una norma che lo prevede?

  4. X Novella,

    l’estumulazione, prima della scadenza della concessione, e’ ammessa (norma positiva) nei casi dell’art. 88, oppure, per il rinvio fatto all’art. 89, dell’art. 83 dPR 10/9/1990, n. 285, In quest’ultima ipotesi, correlata all’art. 86, 2 e ss., se il feretro sia destinato all’inumazione

    Nella tecnica redazionale che ha informato a sè il DPR 10 settembre 1990 n. 285 (ma forse trattasi di semplice nominalismo giuridico ed i nomi, come notava il Manzoni sono puri e purissimi accidenti…in senso filosofico-speculativo s’intende) Non esistono estumulazioni straordinarie (anche se il termine viene, impropriamente, usato), ma solo estumulazioni in momento precedente all’estinguersi della concessione.

    L’art. 86, 1 dPR 10/9/1990, n. 285 prevede che le estumulazioni avvengano alla scadenza della concessione, ad esclusione dei casi di concessioni perpetue, per le quali, a rigore, l’estumulazione non sarebbe ammissibile (non avendo queste ultime scadenza).
    Tuttavia, talora vi sono Regolamenti comunali che – espressamente – ammettono che possa provvedersi ad estumulazioni prima della scadenza, ma decorso un certo periodo di tempo, tale da lasciare presumere (salva verifica a posteriori) che via avvenuto il completamento del processo di mineralizzazione (rectius: scheletrizzazione), considerato dall’art. 86, 5 dPR 10/9/1990, n. 285.
    Non si entra nel merito attorno alla legittimita’ di previsioni (del Regolamento comunale di polizia mortuaria) di tale natura, ma ci si limita a farvi rinvio, laddove presenti.

    Una volta avvenuta la tumulazione, l’estumulazione è ammessa solo allo scadere della concessione, se a tempo determinato, mentre non è ammessa l’estumulazione se si tratta di concessione perpetua, ma la salma tumulata deve permanere nella sepoltura a tempo indeterminato (art. 86, comma 1 DPR 10 settembre 1990, n. 285), salvo che non ricorra il caso di cui al successivo art. 88, cioè quando venga richiesto il trasferimento in altro sepolcro, o per riduzione in resti.

    Ad ogni modo, sì, rispondo positivamente al quesito: l’estumulazione è legittima anche subito dopo la tumulazione (vedasi art. 88 del D.P.R. 285/90). Occorre la motivazione del trasferimento in altra sede e la preventiva verifica dello jus sepulchri/titolo di accoglimento nella nuova sepoltura. Non esiste il minimo dei 10 anni (che è invece valido per le esumazioni o le estumulazioni da loculo aerato in Lombardia e Emilia Romagna). Esiste invece la distinzione operata dall’art. 3 del D.P.R. n. 254/2003, laddove considera cadavere la spoglia mortale tumulata da meno di 20 anni e resto mortale, invece, il defunto è tumulato da più di 20 anni (invece se siamo in presenza di inumazione gli anni diventano 10). In pratica decorsi 20 anni dalla tumulazione si utilizzano i procedimenti operativi consentiti dalla circ. Ministero Sanità n. 10/1998.

    Il discrimen di ordine temporale vale unicamente per le procedure (cremazione con procedura aggravata o semplificata, inumazione o ri-tumulazione, laddove consentita) da adottarsi e seguirsi nel post estumulazione. Molte regioni, ormai, sospendono o, addirittura, disapplicano l’obbligo richiesto dal DPR n. 285/1990 di intervento dell’ASL con funzioni di supervisione e coordinamento, durante le operazioni cimiteriali di esumazione/traslazione/estumulazione, lasciando al sindaco o al dirigente la responsabilità di regolarle nel dettaglio con apposita ordinanza ex Artt. 82 comma 4 e 86 comma 1 DPR n. 285/1990, magari concordata preventivamente con l’Autorità Sanitaria, così da identificare un preciso protocollo igienico-sanitario cui i necrofori dovranno scrupolosamente attenersi.

  5. Una domanda:
    le estumulazioni sono ordinarie se a scadenza di concessione (o per trascorsi 20 anni dalla tumulazione), altrimenti straordinarie.
    A parte la mera distinzione nominale, discende qualche concreta differenza dal fatto che una particolare estumulazione sia ordinaria o straordinaria?? Cioè ci sono delle conseguenza diverse? O delle modalità diverse di esecuzione?
    L’unica cosa che mi viene in mente è che da un’estumulazione dopo i 20 anni si hanno resti mortali, e quindi varranno le regole per l’inumazione o la cremazione dei resti mortali, mentre prima dei 20 anni abbiamo ancora un cadavere e quindi si seguiranno le norme per la cremazione del cadavere ( e probabilmente anche l’inumazione, se richiesta, andrà fatta come per un feretro appena inumato????)
    Perchè comunque ci può essere un caso di estumulazione ordinaria dove la concessione scade solo 5 anni dopo la tumulazione e quindi è un’esumazione ordinaria con caratteristiche più simili a una straordinaria. Alla fine quindi cosa cambia a parte il nome?
    Grazie.

  6. Grazie mille per la risposta. Ma purtroppo poichè eravamo diverse persone, hanno deciso di accettare che il corpo della defunta venisse tumulato nelle cellette ossario della Società. Pagando 400 euro alla Società per il trasporto nelle cellette ossario e altre 200 euro per pagare il marmista. Grazie ugualmente per la risposta. Se fosse stato per me non avrei permesso ciò, anche perchè ho saputo che rivenderanno il loculo della defunta a 2.400 euro. La ringrazio ancora per la risposta.

  7. Secondo molti giuristi l’istututo della revoca nel dettato del DPR n. 285/1990, se non implementato a livello comunale con norme più elastiche, diventa pressochè inapplicabile, quasi fosse una “mission impossible” perchè àncora la causa estintiva della concessione a questi determinati presupposti:
    1) mancanza di spazio nei solo ed esclusivamente campi di terra (è il cosidetto “fabbisogno” ex Artt. 58 e 59 DPR n.285/1990) per dar necessaria sepoltura ai cadaveri di cui all’Art. 50 DPR n.285/1990 (escluse, quindi le sepolture private)

    2) concessione di durata eccedente eventualmente i 99 anni e rilasciata prima dell’entrata in vigore del vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria, avvenuta il 10 febbraio 1976, approvato con DPR n.803/1975.

    3) trascorrimento di almeno 50 anni dalla tumulazione (il DPR n.285/1990 non considera, quindi, per la revoca, la fattispecie di concessione tombe a sistema di inumazione di cui all’Art. 90 comma 2) dell’ultima salma di persona avente titolo.

    Dato il radicale mutamento della tipologia di sepolture richieste dai costumi funerari della popolazione italiana nel corso degli ultimi decenni (prevalgono per il 60% dei casi le tumulazioni) spesso, per la cronica difficoltà nell’accontentare i desideri (o…le pretese?) della cittadinanza i comuni, qualora i tumuli scarseggino attuano la “REQUISIZIONE”, ossia l’atto giuridico con cui si priva un soggetto dei suoi diritti di possesso (e talvolta la proprietà) di un bene. essa è, cioè, un provvedimento con il quale la pubblica amministrazione, nell’esercizio di un potere ablatorio, sottrae al privato, in via temporanea o definitiva, il godimento di un bene, mobile o immobile, a motivo del superiore interesse pubblico, contro un indennizzo.
    Si distingue tra requisizione in proprietà e requisizione in uso.
    La prima riguarda solo i beni mobili ed ha effetti definitivi; la seconda può interessare anche i beni immobili ed ha effetti limitati al tempo necessario per l’utilizzo del bene. La requisizione in uso interessa l’usufrutto dell’immobile, mentre lascia intatta la nuda proprietà.

    Per l’ordinamento italiano, è consentita solo “quando ricorrano gravi e urgenti necessità pubbliche, militari o civili”, contro una “giusta indennità” e sulla base di norme determinate da leggi speciali (articolo 835 del codice civile).
    Solo in questo frangente emergenziale il comune può procedere d’ufficio all’estumulazione, deliberando ARBITRARIAMENTE delle modificazioni nella collocazione delle tombe che configurerebbero anche un ingiusto danno verso il diritto di sepolcro secondario, ossia nei confronti delsacrosanto diritto dei vivi a render onore ed omaggio ai loro morti, sempre in quel cimitero, sempre su quella fossa o davanti a quel tumulo.

  8. X Giorgio:

    questi vorticosi giri di walzer dei feretri, spostati freneticamente tra un loculo e l’altro sempre in caccia di nuovi posti salma, come se lo spazio sepolcrale fosse infinito rappresentano una politica cimiteriale scadente che fa acqua (anzi…”brodo cadaverico”, giusto per rimanere in tema) da tutte le parti. Nel nostro ordinamento, infatti, vige il principio, implicito e, quindi, fondativo della stabilità delle sepolture (si pensi in tema di disseppellimento con le dovute cautele anche all’Art. 116 comma 2 del D.LGS n.271/1989) almeno per tre motivi di tipo morale ed anche tecnico:

    1) il giusto rispetto dovuto ai defunti, che hanno tutto il diritto a riposare in pace, ed ai loro congiunti fruitori dei servizi cimiteriali
    2) il buon governo del cimitero (sono tra l’altro norme inderogabili di ordine bubblico e buon costume)
    3) la sacrosanta tutela dei necrofori che presso il camposanto lavorano, i quali certo non si divertono a movimentale continuamente bare maleodoranti, ossame, e contenitori per resti mortali.

    Dopo tutto, le operazioni cimiteriali soggiacciono pur sempre a preventiva autorizzazione comunale, dove con apposita istruttoria, anche se non eccedente i soli titoli formali, si valutano le ragioni di chi le richieda, per stroncare sul nascere eventuali velleità funerarie e capricci dell’utenza.
    La regolamentazione della possibilità di trasferimento di cadaveri e loro trasformazioni di stato all’interno del cimitero corrisponde, dunque, alla necessità di organizzare con razionalità e decenza il servizio cimiteriale, molto, quindi, dipende dal regolamento comunale di polizia mortuaria, in quale può anche fissare un termine massimo al numero delle estumulazioni che possano riguardare ogni singolo feretro.
    Qui, però, il problema è l’esatto contrario, cioè non sono i cittadini a volere tutte queste estumulazioni, ma è la stessa amministrazione comunale a disporle, perchè manca della necessaria programmazione ex Art. 91 DPR n.285/1990 delle aree sepolcrali, attraverso gli appositi strumenti del piano regolatore cimiteriale.

    Non si dimentichi, infatti, come le concessioni cimiteriali, quale ne sia la tipologia (cappelle gentilizie, loculi monoposto…), costituiscano sempre sepolcri privati nei cimiteri, con conseguente “sottrazione” del relativo spazio cimiteriale alla fruizione da parte della comunita’ locale, da cui consegue che non possano derivarne, in alcun caso, oneri a carico del comune, neppure per quanto riguarda il necessario recupero delle spese gestionali cimiteriali.

    il vero “fabbisogno” da garantire, in base al numero di sepolture da effettuare, altro non è se non la disponibilità di una superficie destinata alle sepolture ad inumazione in campo comune e dimensionata secondo i criteri di cui all’art. 58 (ed escluse le aree considerate all’art. 59) dPR 10/9/1990, n. 285, non sussistendo, in alcun caso, obblighi in capo al comune di assicurare una disponibilità di posti a sistema di tumulazione), L’impossibilità di provvedere alla realizzazione di un nuovo cimitero o all’ampliamento dell’esistente, sono, dunque, del tutto assenti; ai sensi dell’ Art. 92 comma 2 DPR n.285/1990 l’istituto della revoca è legato ad un presupposto ben preciso: si badi bene:l’insufficienza di accoglimento del cimitero nelle quadre ad inumazione, vale a dire un campo comune di terra.

    Ribadisco il concetto che facilmente riuscirà sgradito ai fans più sfegatati della tumulazione: il comune, ex Art. 337 “DEVE” obbligatoriamente dotarsi di un cimitero (o anche più cimiteri ed in questo caso ragioneremo di sistema cimiteriale) con reparti ad inumazione mentre semplicemente ” PUO’ “, a propria discrezione, concedere ai privati aree o manufatti a sistema di tumulazione, la quale, poi, origina, come noto, dal rapporto concessorio che si instaura tra l’ente pubblico ed il cittadino.

    Il comune non ha mai il vincolo giuridico di concedere aree per l’erezione di sepolcri privati all?interno del cimitero e, men che meno, di provvedere alla costruzione di sepolture private da concedere in uso e, quando vi provvede, lo fa in termini di facoltatività, anche se dalle concessioni che disponga assuma oneri corrispondenti sulla base del regolamento comunale di polizia mortuaria e dell?atto di concessione. Le tumulazioni sono, quindi, sempre sepolcri privati (= uti singuli) nei cimiteri.

  9. Salve, vorrei sapere cortesemente se c’è una legge che regola il limite per gli spostamenti dei feretri tumulati in loculi in prestito, e se oltrepassato questo limite il comune è obbligato a fornire una sistemazione definitiva o almeno deve concede ai famigliari la possibilità di applicare a loro spese un lapide in marmo…. Più’ precisamente da qualche anno ormai in questo cimitero non ci sono più loculi in vendita, il comune non si decide a costruirne di nuovi e continua a tumulare le salme in loculi presi in prestito, quindi quando muore il proprietario legittimo sposta sistematicamente l’altra salma in un altro loculo di nuovo in prestito…..

  10. Innanzi tutto bisognerebbe sapere in quale modo la Società “Militari in
    Congedo” sia titolare della “sepoltura sociale” di cui Lei mi parla.
    Quest’ultima è, forse, il semplice gestore del sepolcreto, oppure è
    proprietaria dei loculi da lei stessa edificati su suolo cimiteriale avuto
    in concessione dal comune?

    La Società “Militari in Congedo” è forse una confraternita o una congrega?
    Si tratta, infatti, di corpi morali, di compagnie (= senza fine di lucro)
    molto diffusi nel Meridione d’Italia aventi tra i propri fini statutari la
    sepoltura delle persone loro associate e la cura delle relative tombe.

    Nel caso di sepolcri in concessione ad enti, cioè a persone giuridiche vi
    e’, spesso, un duplice rapporto, quello intercorrente tra il comune e l’ente
    (confraternita od altra denominazione) e quello intercorrente tra l’ente e
    le persone che appartengono all’ente stesso.
    La durata di questo secondo rapporto, e’ regolata dall’ordinamento
    dell’ente.

    Le ossa estumulate (semprechè sia accertato l’avvenuto completamento dei
    processi di sceletrizzazione) possono essere collocate in altre tumulazioni
    (es.: cellette ossario, tumulazioni per feretri) che la famiglia abbia gia’,
    in precedenza, avute in concessione e per le quali il defunto di riferimento
    abbia titolo ad esservi accolto, in quanto appartenente alla famiglia del
    concessionario (e l’appartenenza alla famiglia del concessionario e’
    definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria).

    Si torna sempre al punto di partenza, cioe’ la sussistenza di 2 differenti
    rapporti:
    a) quello di concessione dell’area, sussistente tra comune ed ente
    b) quello tra l’ente e le persone, gli associati che vi appartengano.

    Nel caso di concessioni a confraternite (tecnicamente: enti), non deve
    essere in alcun caso confuso il rapporto di concessione intercorrente tra
    comune ed ente (confraternita) con i rapporti che intercorrano tra la
    confraternita e le persone che vi appartengano. Si tratta di un aspetto che
    e’ stato più volte segnalato.

    Nell’evenienza di concessioni ad enti, non si ha, quindi, un termine
    definito per la durata della tumulazione (e quindi per le estumulazioni; vi
    sono indicazioni per le concessioni fatte a persone e/o famiglie, dato
    dall’art. 86, 1 dPR 10/9/1990, n. 285). Vi e’, invece, un diverso
    trattamento, una volta effettuata l’estumulazione, a seconda che essa abbia
    avuto una durata superiore o pari/inferiore a 20 anni, bisogna, comunque
    ricordare sempre questo principio: l’estumulazione si effettua alla scadenza
    della concessione (art. 86, 1 dPR 10/9/1990, n. 285), qundi sono escluse, a
    rigor di logica le tumulazioni in loculi perpetui, i quali essendo a tempo
    indeterminato non hanno naturale scadenza, oppure perchè il feretro possa
    essere trasportato in altra sepoltura (succ. art. 88).

    Non dimentichiamo, poi, come i feretri sepolti in loculo a concessione
    perpetua, per i quali, è bene ribadire il concetto, non dovrebbe mai esservi
    estumulazione possano, invece, esser estumulati, per cause di forza
    maggiore, in queste tre circostanze:

    a) soppressione del cimitero
    b) decadenza della concessione per violazione unilaterale da parte del
    concessionario nel rapporto concessorio.
    c) revoca della stessa per prevalente interesse pubblico (come, in effetti,
    può accadere quando siano indifferibili opere di manutenzione edilizia volte
    ad impedire il crollo dell’edificio sepolcrale).

    Pertanto, all’interno dello stesso cimitero, una concessione perpetua rimane tale, salvo che non vi sia la possibilità di pronunciare la decadenza o la revoca.

    Se, nel caso in esame, è stata pronunciata la revoca, consiglio vivamente di
    consultare questo link: http://www.funerali.org/?p=330 per ulteriori
    approfondimenti.

    Nell’istituto della revoca a nulla rileva l’opposizione del concessionario,
    che vanta un diritto affievolito nei confronti del Comune (TAR Campania Sez.
    III, 15/01/87 n.14, C.S. Sez. V 01/06/1949 n.458, C.S. Sez. V 16/12/50 n.
    1289), su quest’aspetto c’è giurisprudenza costante.
    Le concessioni a tempo indeterminato, o perpetue, non sono suscettibili di interventi ablativi da parte del comune concedente, se non per revoca o decadenza, il quale ha assunto il preciso obbligo di assicurare la perpetuità della concessione. In altre parole, il comune non può alterare unilateralmente un rapporto giuridico che esso stesso ha liberamente posto in essere, tra l?altro senza avere né obbligo a contrarre in senso assoluto, né tantomeno a contrarre a determinate condizioni.

    Fermo restando che il comune, quale ente concedente, non può modificare od alterare un rapporto giuridico che ha concorso a costituire, magari sulla base di una propria regolamentazione locale all?epoca vigente, va ricordato che potrebbe risultare ammissibile solo un accoglimento della rinuncia unilaterale da parte del concessionario (e sempre che questi sia ancora in vita se concessionario debba intendersi il soggetto che ha stipulato l?atto di concessione o suoi discendenti, se così previsto dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento dell?atto di concessione). È anche ipotizzabile che il regolamento comunale (che si ricorda ha effetto una volta intervenuta l’omologazione da parte del Ministero della salute), possa prevedere particolari modalità per la rinuncia alla perpetuità da parte degli aventi diritto, fermo comunque che un?eventuale istanza di questo tipo deve provenire esclusivamente da chi abbia diritto e il comune non possa intaccare in alcun caso, d?ufficio, il rapporto giuridico di concessione, anche se limitatamente alla durata.

  11. Salve, potete aiutarmi? Cimitero “angeli” di Caltanissetta, mia nonna morta nel 1934, è stata estumulata dalla la Società “Militari in Congedo”, che ha iniziato i lavori per eliminare i “notevoli inconvenienti tecnico-sanitari” riscontrati nella sepoltura sociale. Sono inconvenienti che si trascinano da più anni e che avrebbero dovuto essere eliminati sin dal Infatti dal 10 novembre 2006 quando il Comune emise a carico della società “Militari in congedo” apposita ordinanza d provvedere con urgenza «considerato che tale stato di fatto rappresenta grave pericolo per l’incolumità dell’utente e del personale comunale che ivi opera». Invece sono stati mantenuti per cinque anni ancora malgrado il grave pericolo che hanno rappresentato e continuano a rappresentare. La nonna morta nel 1934 dovrebbe essere titolare di una concessione perpetua. Ma nonostante questo le salme sono state estumulate, trasferite in nuove cassettine o casse di zinco con targhetta identificativa, e sistemate nei loculi al di sopra della quinta fila, nei cosiddetti “colombai”. Abbiamo parlato con il Presidente della Società che ci ha detto che possiamo ricomperare il loculo e pagare 1900 euro oppure pagare il trasporto per sistemarla negli ossari (piccoli loculi sempre di proprietà della Società) che si aggira sui 500 euro. Volevo sapere se la nonna ha una concessione perpetua possiamo riavere lo stesso loculo senza pagare nulla o eventulmente pagare una quota lecita e legale per la ristrutturazione? Potete aiutarmi? Avevano il diritto di estumularla? Grazie.

  12. Anche il loculo monoposto si configura pur sempre come una sepoltura privata e dedicata (sono “PRIVATE”, quindi, “uti singuli” tutte le forme di allocazione dei cadaveri e delle loro trasformazioni di stato diverse dalla sepoltura in campo comune di terra per i cadaveri ed i resti mortali, o dalla dispersione in ossario e cinerario comuni rispettivamente per ossa e ceneri) ed il suo uso, pertanto è regolato dal Capo XVIII DPR 10 settembre 1990 n. 285 che, poi, altro non è se non il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Quando si è morti il diritto d’ingresso in un sepolcro (= titolo di accoglimento in una determinata tomba, al fine di…RIPOSARVI in PACE!), purtroppo per Lei, non si basa sulla semplicistica dicotomia simpatico/antipatico, (altrimenti l’arbitrio e la litigiosità tra aventi diritto e presunti talidiverrebbero una piaga endemica nella conduzione del cimitero) lo Jus Sepulchri, infatti, nella sua doppia accezione di Jus Sepeliendi e Jus Inferendi Mortuum in Sepulchrum, ossia di diritto a ricevere e dare sepoltura origina dallo Jus Sanguinis e dallo Jus Coniugii, cioè da quei rapporti morali, affettivi e soprattutto giuridici che sorgono tra due o più persone persone in forza del vincolo coniugale e di parentela.

    Bisogna poi ricordare come, nel caso di concessione cimiteriale accordata a persona fisica (= il privato cittadino) non sia il concessionario a stabilire / individuare a proprio piacere chi possa essere sepolto nel sepolcro dato in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica ex Art. 93 comma 1, II periodo DPR n.285/1990) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo momento) ed ai sensi dell’Art. 93 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze, secondo criteri stabiliti dai regolamenti locali, rispetto alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine e’ data dal regolamento comunale di polizia mortuaria). Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita.

    Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore del sepolcro sibi familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione del loro jus sepulcrhi.

    Dirò di più: se lo jus sepulchri è un diritto della personalità (secondo alcuni anche personalissimo) e non a contenuto patrimoniale alcuni giuristi si spingono sino all’estrema ipotesi di non considerare l’istituto della cosidetta indegnità morale, previsto, invece, in tema di successione mortis causa. Esempio: se io, in un raptus di lucida follia omicida uccido mio padre al fine di ereditare tutto il suo patrimonio per potermi finalmente comperare la Ferrari (mio agognato sogno!) la Legge, per ovvi motivi di…igiene mentale mi sbatte in galera e mi estromette dal suo asse ereditario, se invece io, parimenti, provoco la morte di mio padre per un motivo ancorchè futile e balordo, non decadrò dal diritto di ottener sepoltura nel sepolcro privato fondato dal mio stesso genitore che io ho barbaramente trucidato…alla faccia dell’innocua antipatia. Io, personalmente, da povero becchino a digiuno di tali astrazioni dottrinarie non condivido questa tesi così velleitaria garantista, ma gente ben più brava e titolata di me la sostiene e, dunque, è giusto menzionarla, giusto per corroborare il nostro ragionamento sull’inesorabilità (proprio come sorella morte) dello jus sepulcri, quale diritto imprescrittibile, incomprimibile e solamente rinunciabile su impulso di parte.

    Ad ogni modo ogni autorizzazione alla tumulazione deve esser preceduta da un accurata istruttoria (desumibile, in via analogica dall’Art. 102 DPR n.285/1990), seppure non particolarmente strutturata ed invasiva, da parte del competente ufficio comunale per verificare la sussistenza del diritto di sepolcro, per evitare estenunati liti sulla precedenza nell’utilizzo del sepolcro, se tutti i soggetti legittimati all’esercizio dello loro jus sepulchri (ovvero tutti i potenziale fruitori della tomba) non trovano un accordo, con scrittura privata da notificare al comune) vale questo principio: chi prima muore…meglio alloggia e può occupare il loculo per tutto il tempo di durata della concessione.

    Attenzione: soprattutto nel caso di loculi monoposto alla stipula dell’atto di concessione spesso si predetermina il titolare dello jus sepulchri con una simile formula: si concede il loculo X in oggetto per la tumulazione della salma di Y, dicosì solo e solamente il Sig. Y avrà diritto di ottenere sepoltura in loco, da ciò discendono almeno due conseguenze:

    1) l’uso difforme del loculo (sepoltura nello stesso di un altra persona non indicata dall’atto di concessione) rispetto al contratto, che avendo finalità e preminenza pubbliche non è mai gestibile in piena autonomia dal concessionario, implica la pronuncia di decadenza per violazione dei patti sottoscritti

    2) Il loculo rimarrà vuoto (con grave nocumento per l’ottimale sfruttamento degli spazi sepolcrali) sino alla morte del Sig. Y

  13. salve,
    vorrei chiedere, se muore un mio zio antipatico devo obbligatoriamente seppelirlo in un loculo vuoto dato in concessione a me??

    Grazie

  14. La destinazione naturale per gli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, così come definiti dal DPR 254/2003, è l’inumazione (o in alternativa la cremazione) proprio perchè possano riprendere i processi della decomposizione fortemente rallentati o addirittura inibiti durante il periodo di sepoltura legale.
    Invero, però, la Circolare 31 luglio 1998 n. 10 ammette come ipotesi residuale anche la RI-TUMULAZIONE, con l’avvertenza di provvedere al “rifascio” ex Art. 88 DPR 285/1990 quando si rilevi la presenza di parti molli con conseguente percolazione di liquami.
    Nel silenzio del regolamento comunale di polizia mortuaria è l’ordinanza del sindaco a definire in via generale il trattamento d’ufficio per i resti mortali, anche imponendo l’obbligo di un turno di rotazione in campo di terra e questa interpretazione così letterale dell’Art. 86 comma 2 DPR 285/1990 sembrerebbe proprio esludere la possibilità della RI-TUMULAZIONE alla scadenza della concessione.
    Il comune ha solo la facoltà e non il dovere di concedere in uso aree o manufatti sepolcrali, così come discrezionale è la scelta di rinnovare o meno le concessioni, ovviamente a tempo determinato, giunte al loro termine.
    Ai sensi dell’Art. 50 DPR 285/1990 i resti mortali, se sussiste il titolo di accoglimento, ossia lo Jus Sepulchri, possono senza dubbio esser collocati in un sepolcro privato sino al raggiungimento della sua capienza massima (Art. 93 DPR 285/1990).

    Lo Jus Sepulchri, infatti, sussiste: a) se pre-esiste la concessione, b) se la persona ha titolo sulla base del regolamento comunale di polizia mortuaria e dell’atto di concessione.

    Il presunto diritto al loculo è un non senso giuridico, siccome per la Legge Italiana (Art. 337 Regio Decreto n. 1265/1934) i cadaveri (e loro trasformazioni di stato) vanno smaltiti tramite inumazione, sino al conferimento degli avanzi ossei in ossario comune.
    In buona sostanza molto dipende:

    a) dal Regolamento comunale di polizia mortuaria
    b) dal piano regolatore cimiteriale (si veda l’Art. 91 DPR 285/1990).

    Un’attenta politica cimiteriale deve saper ben dosare tutti questi elementi.

    il comune, quale ente concedente, non ha, però, titolo per intervenire sulla concessione già costituita con atti ablativi.

  15. La norma, all’art. 50 del DPR 285 stabilisce che devono essere accolti nel cimitero i cadaveri delle persone, i nati morti, i prodotti del concepimento ed anche i resti mortali distinguendo fra essi. L’art. 72 detta le caratteristiche delle fosse dei cadaveri di persone oltre i dieci anni di età. L’art. 73 per i cadaveri delle persone con meno di 10 anni di età (bambini). Non è quindi stabilito dal DPR la dimensione delle fosse per i nati morti, resti mortali e per i prodotti del concepimento.

    Sarà, quindi, il regolamento locale o, in assenza, l’ordinanza del sindaco che disciplina inumazioni ed esumazioni a stabilire dette misure. Ciò premesso si è del parere che la fossa distinta dalla altre debba obbligatoriamente essere presente nel caso di presenza di autorizzazione di sepoltura, cioè nel caso di cui all’Art. 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254, anche se il provvedimento può esser cumulativo in quanto non origina da un’istanza di parte, ma da un impulso del comune stesso, cui compete, pur sempre, il governo del sistema cimiteriale.

    Addirittura c’è chi sostiene l’inutilità procedurale (Ex Art. 1 comma 2 Legge n.241/1990) dell’autorizzazione ad inumare i resti mortali, perché questo trattamento ultimo sarebbe già codificato come naturale dalla lettera della Legge (Art.86 comma 2 DPR 285/1990).

    Il regolamento di Polizia Mortuaria (D.P.R. 285 del 10.09.90) all’art. 74 recita: “Ogni cadavere destinato alla inumazione deve essere chiuso in cassa di legno…” e all’art. 75: “Per le inumazioni non è consentito l’uso di casse di metallo o di altro materiale non biodegradabile”. La normativa quindi, quando tratta della inumazione fa riferimento solo al cadavere e non ai resti mortali, precisando inoltre che non é consentito l’uso di casse di metallo o di altro materiale non biodegradabile. Si ricorda che va trattato come “cadavere” il corpo umano privo di vita fino al completamento dei processi trasformativi post mortali mentre, sono da ritenersi, in via amministrativa, “resti mortali” quei cadaveri indecomposti che comunque rappresentano gli esiti dei fenomeni cadaverici trasformativo-conservativi (ossame, salme saponificate, mummificate). rinvenuti tali dopo il periodo legale di sepoltura. Pertanto, per quanto riguarda la ri-sepoltura di resti mortali per i quali nessun parente ha preventivamente fatto richiesta di raccoglierli, appare possibile procedere diversamente da quanto previsto dal citato art. 74 e, in teoria, qualunque soluzione appare percorribile. Ciò nonostante, a nostro parere, risulta necessario comunque adottare delle procedure di ordine pratico al fine di: ? rendere possibile, in futuro, l’identificazione e la raccolta dei resti mortali; garantire che il trasporto del resti mortali da una sepoltura all’altra avvenga nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie. A tal riguardo, quindi, potrebbero essere utilizzati – abbinati con reti contenitive di materiale resistente, per facilitare la raccolta delle ossa dopo il prescritto periodo di reinumazione – dei sacchi in materiale biodegradabile o, anche, semplici casse di legno con finalità esclusivamente contenitiva e pertanto non legate alle indicazioni costruttive del Regolamento di Polizia Mortuaria.

  16. Qual è la procedura corretta per l’inumazione dei fenomeni cadaverici trasformativi conservativi in seguito all’estumulazioni? In che misura sono queste sepolture equiparate a quelle dei cadaveri? anche per essi è prevista la sepoltura in fosse singole ed in contenitori chiusi?
    Cordiali saluti. Valter

  17. A seguito delle estumulazioni ordinarie, qualora ci si trovi in presenza di cadaveri non completamente mineralizzati e per i quali il sindaco disponga l’inumazione o la cremazione ma escluda la ritumulazione come terza alternativa, hanno i parenti ll diritto di esigere che il loro defunto sia ritumulato, prendendosi a carico tutti i costi che tale operazione comporta e riscattando al contempo per gli anni necessari la concessione del loculo all’Amministrazione? Nel cimitero non vi è carenza di loculi per cui ci sia uno stato d’emergenza ed inoltre il Regolamento di Polizia Mortuaria Comunale non tratta questi argomenti.
    Cordiali saludi. Valter

  18. Dall’editto napoleonico di Sain Cloud del 1806 l’inumazione deve avvenire in
    fossa singola, sono quindi vietate le fosse comuni; solo madre e neonato, in
    caso di commorienza, possono esser interrati nella stessa buca, per ovvi motivi di pietas.
    Nello stesso scavo, sono parimenti, inumabili parti
    anatomiche riconoscibili (Ex DPR 254/1003) ed i Prodotti abortivi di cui all’Art. 7 DPR 285/1990 non richiesti dai genitori per una sepoltura
    dedicata.

    Con il comma 1 dell’art 3 del DPR 254/2003 è stata introdotta norma dettante la definizione di resto mortale, ossia dell’esito da fenomeno cadaverico di
    tipo trasformativo-conservativo rinvenuto dopo il periodo di sepoltura
    legale, per effetto di mummificazione, saponificazione e corificazione.

    La circolare ministeriale 31 luglio 1998, n. 10, nell’illustrare le modalità
    di trattamento e confezionamento dei resti mortali iìmpone::

    – paragrafo 2, lettere b) e c): per resto mortale proveniente da esumazione
    da trasferire ad altra fossa, l’uso di contenitori di materiale
    biodegradabile; o, se avviato a cremazione, di materiale facilmente
    combustibile;

    – paragrafo 3, lettera a):per resto mortale proveniente da estumulazione da
    inumare, ex Art. 86 comma 2 DPR 285/1990, l’uso di contenitore di materiale
    biodegradabile.
    la procedura confezionamento dei resti mortali a seguito di estumulazione viene equiparata, per quanto possibile, a quella a seguito di esumazione; b)nel caso non sussistano motivi ostativi di natura igienico-sanitaria, per il trasporto di resto mortale è sufficiente l’uso di contenitore di materiale biodegradabile (inumazione) o facilmente combustibile (cremazione). Il contenitore di resti mortali deve avere caratteristiche di spessore e forma capaci di contenere un resto mortale, di sottrarlo alla vista esterna e di sostenere il peso. Il contenitore di resti mortali, all’esterno deve
    riportare nome cognome, data di nascita e di morte; c) nel caso in cui la competente autorità di vigilanza (A.U.S.L. o Comune in funzione delle
    specifiche normative regionali o locali) abbia rilevato la presenza di parti molli, è d’obbligo per il trasporto dei resti mortali, l’uso di feretri
    aventi le caratteristiche analoghe a quelle per il trasporto di cadavere.
    La Legge, con l’ Art. 75 comma 1 DPR 285/1990 vieta l’immissione nel ciclo delle quadre di terra di materiali non biodegradabili, come, appunto
    accadrebbe con il metallo, l’unica eccezione forse ammessa, ma solo per i cadaveri e non per i resti mortali, è l’inumazione di feretri confezionati con la doppia cassa (trasporti molto lunghi ex Art. 30 DPR 285/1990 ,
    infetti, feretri provenienti da estumulazioni straordinarie..) a patto di
    aprire squarci di opportune dimensioni nel nastro metallico del coperchio, così da consentire la percolazione delle acque piovane.
    All’atto dell’estumulazione ordinaria (quando siano passati almeno 20 anni o
    alla naturale scadenza della concessione) è l’ordinanza del sindaco (Art. 82
    comma 4 DPR 285/1990) a stabilire il trattamento “d’ufficio” previsto, in via generale, per gli indecomposti.

    Essi, infatti, possono esser:

    1) inumati per almeno 5 anni, che si riducono a 2 se il resto mortale è addizionato con enzimi biodegradanti (Circ. Min. n.10/1998

    2) nuovamente tumulati (è d’obbligo il ripristino dell’impermeabilità (Ex
    Art. 88 DPR 285/1990 e Circ.Min. n. 10/1998) attraverso il rifascio del feretro entro un nuovo cassone di zinco.

    3) direttamente cremati senza bisogno di un ulteriore turno di rotazione in campo di terra ex DPR 254/2003.

    I parenti dei defunti possono sempre opporsi alla cremazione, esercitando il loro Jus Inferendi Mortuum in Sepulchrum o un semplice atto di disposizione in termini di diritti personalissimi ex Art. 79 DPR 285/1990.

    I famigliari, infatti, hanno il diritto di impedire alla cremazione di ossa e resti mortali stabilita d’ufficio dal comune (in caso contrario vale il principio del silenzio assenso), quindi per rendere effettivo questo loro potere, che si configura come un diritto della personalità (decidere di sè stessi e dei propri cari anche per il periodo successivo alla morte), debbono esser preventivamente informati, così da render pubblica la decisione dell’amministrazione comunale, infatti, si tratta pur sempre di una pubblicità-notizia, anche se proiettata nel post mortem.

    Se, nel frattempo, non è intervenuta specifica norma regionale, profondità e dimensionamento delle fosse per cadaveri e resti mortali sono fissate dal Capo IX del DPR 285/1990.

  19. Desidererei sapere quali siano i criteri ai termini di legge usati per le inumazioni in seguito alle estumulazioni ordinarie; cioè: le sepolture possono essere effettuate in fosse comuni oppure esclusivamente in fosse singole? è ammissibile che le salme siano inumate in contenitori metallici privi di coperchi, senza il cofano in legno, anche contro la volontà dei parenti delle salme? Per quanto riguarda le dimensioni e profondità delle fosse (in questo fosse singole ovviamente), sono parificate a quelle per le inumazioni ordinarie?

  20. Ho veramente apprezzato la dotta giurisprudenza a supporto della nostra situazione. Il Vostro sito è un aiuto validissimo. La prossima settimana andrò di persona ad occuparmi del caso. Penso che seguiranno altre puntate. Intanto, grazie ancora di cuore.

  21. Dinnanzi a tanto scempio…ho perso le parole, così mi avvalgo degli alti pronunciamenti della giurisprudenza:

    1) Cassazione civile, Sez. II, 30 luglio 2001 n. 10406 In una situazione di compossesso il godimento del bene da parte dei singoli compossessori assurge ad oggetto di tutela possessoria quando uno di essi abbia alterato e violato senza il consenso e in pregiudizio degli altri partecipanti lo stato di fatto o la destinazione della cosa oggetto del comune possesso, in modo da impedire o restringere il godimento spettante a ciascun compossessore sulla cosa medesima, o che in modo apprezzabile ne modifichi o turbi le modalità di esercizio. (Nella specie, la S.C., in forza del sopraenunciato principio, ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la sentenza del giudice d’appello che aveva escluso che l’apposizione, da parte di alcuni dei comproprietari, di una lapide sulla facciata esterna di una cappella funeraria in aggiunta a quella preesistente e convenzionalmente accettata da tutti i compossessori potesse costituire turbativa o molestia del compossesso del bene comune in danno degli altri comproprietari del bene).

    2) Cassazione civile, Sez. I, 7 febbraio 1961 n. 246 Il diritto primario di sepolcro rispetto ad una tomba gentilizia importa il diritto alla tumulazione in quella tomba e determina una comunione indivisibile fra tutti i titolari del predetto diritto primario, sicché resta escluso il potere di disposizione della tomba stessa da parte di uno o di alcuni solo tra i predetti titolari o aventi causa da essi. Il diritto secondario di sepolcro importa il diritto di accedere alla tomba per compiervi gli atti di culto e di pietà verso le salme dei propri congiunti o dei propri danti causa, ivi legittimamente seppellite nonché il diritto di impedire atti che turbino l’avvenuta tumulazione delle predette salme. Il diritto secondario di sepolcro si risolve in un ius in re aliena che grava sulla tomba e ne segue gli eventuali trasferimenti. Per la validità dell’atto di disposizione di una tomba, non è necessario il consenso anche dei titolari del diritto secondario di sepolcro rispetto a quella tomba. I predetti titolari però hanno il diritto di far dichiarare la nullità di quelle clausole, dell’atto di disposizione, che importino turbativa della sistemazione già data legittimamente alle salme dei propri parenti o danti causa o che ledano, comunque, il contenuto del proprio diritto secondario di sepolcro.

    3) Pretura di Genova, 30 dicembre 1995 Non sussiste turbativa del possesso quando un congiunto del concessionario originario tumula nel sepolcro “familiare” la propria madre (moglie di un figlio del fondatore del sepolcro), pur senza il consenso degli altri contitolari e senza dare a questi ultimi preventivo avviso del seppellimento, avendo anzi mendacemente comunicato all’autorità comunale cimiteriale che i compossessori avevano acconsentito all’inumazione.

    L’Art. 79 DPR 10 settembre 1990 n. 285 enuncia il principio di poziorità (potere + priorità) per gli atti di disposizione su salme, cadaveri, ceneri e resti mortali. Qualunque sia la titolarità formale della cappella lo jus sepulchri è un diritto acquisito e non comprimibile (se non per libera scelta). I diritti di sepolcro in quanto personalissimi in termini di pietas ed affetti non sono suscettibili di rappresentanza, nè possono tantomeno decadere. I titolari del diritto di sepolcro detengono lo stesso per sempre

    Se i titolari di quote non addivengono ad un acordo interno per la ripartizione di spese e posti feretro vale questa regola forse un po’ “macabrina” ma molto efficace: “Chi prima muore meglio alloggia”.

    E’molto grave l’assenza di un regolamento di polizia mortuaria comunale, in alternativa eventuali regole per l’uso della cappella potrebbero esser state stabilite nello stesso atto di concessione (del quale, però, non v’è traccia).

    La situazione segnalata per vari aspetti ed elementi si configura come un sopruso, ribadisco la potestà regolamentativa e di vigilanza del comune ex Art. 51 DPR n.285/1990 in tema di polizia cimiteriale, in buona sostanza è il comune ad autorizzare tutte le operazioni.

    IL diritto di sepolcro comporta situazioni giuridiche plurime, esso può esser scisso in:

    a) diritto ad esser sepolti in un determinato sacello
    b) diritto a dar sepoltura
    c) diritto d’accesso alla tomba per atti rituali e di onoranze ai propri defunti e soprattutto POTERE DI OPPORSI AD EVENTUALI TRASFORMAZIONI CHE ARRECHINO PREGIUDIZIO ALLA TOMBA STESSA

    La cappella gentilizia nasce come istituto famigliare, infatti il fondatore del secolcro (detto atrimenti il concessionario originario) erige il sepolcro sibi familiaeque suae, ovvero per sè e per la propria famiglia.

    IL concetto di famiglia (allargata, mononucleare, patriarcale…) è definito dal regolamento comunale e dall’atto di concessione, altrimenti si seguono i principi fondamentali dell’Ordinamento Italiano desumibili dal combinanto disposto tra l’Art. 93 DPR 285/1990 e gli Artt. 74, 75, 76, 77 del Codice Civile.

    Il parente troppo spregiudicato tenta di porre in essere azioni che non gli competono, un conto è la titolarità dello jus sepulchri, altro, incece, è il potere di disposizione su salme, cadaveri e loro trasformazioni di stato.

    Nell’ipotesi più pessimistica con l’esaurimento della cerchia familiare si estingue per tutti lo jus sepulchri, rimanendo solo il diritto di proprietà, trasmissibile naturalmente, sui materiali sepolcrali (cfr. Corte di cassazione, sez. II, sent. 18 febbraio 1977, n. 727 e Corte di Cassazione, sez. II, sent. 30 maggio cit.).

    Tutti i titolari dello jus sepulchri (il quale si configura come mera aspettativa in quanto subordinato alla reale capacità stessa della cappella) chiedere il risarcimento dei danni contro chi abbia pregiudicato il loro diritto.

    In ultima istanza per ottenere giustizia bisogna pur sempre adire l’Autorità Giudiziaria.

    Parafrasando il Leopardi: Altro dirTi non vo’ (o non posso!), ma la tua festa ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

  22. Grazie davvero dell’alta professionalità delle risposte e della partecipazione accorata al nostro problema. La nostra cappella “in crisi” è dentro il perimetro cimiteriale ed è stata fondata dal bisnonno e capostiite comune nel 1896, anno della sua morte. Poi sono stati inumati i suoi sei figli e le rispettive mogli, tra loro i miei nonni, nell’ordine degli eventi luttuosi; in seguito si è passati alla terza generazione, quella dei nostri genitori, che sono stati tutti sepolti lì, compreso nostro padre. Dal 1973, poiché era il minore di quei sei figli del fondatore, anche il padre del figlio ‘legittimato’ si trova nella nostra cappella (ma non la madre, perché non era coniugata). Dunque, rispetto a questo parente, il fondatore della cappella è il nonno, mentre per noi tutti è il bisnonno. Prima d’ora tra noi cugini dei cinque rami c’era sempre stato accordo e, in effetti, avevamo pensato già alla riduzione dei resti. C’era stato detto dal direttore del cimitero, che ognuno di noi poteva estumulare solo i propri ascendenti diretti; nel mio caso i nonni, poiché mio padre è scomparso recentemente (1999). In definitiva, ogni ramo che discende dal fondatore avrebbe in futuro dai 2 ai 4 loculi a disposizione. Ma poi si è fatto “vivo” questo parente che non avevamo mai visto prima e che si accanisce sui defunti. Avendo diritto ad un solo loculo, quello di suo padre, se lasciamo vuoti i nostri, egli finisce per accaparrarli e mettervi lapidi con i nomi dei suoi famigliari (purtroppo, c’è già stato un precedente in famiglia nel 1986 da parte di uno zio, ma abbiamo chiuso un occhio perché c’erano ancora tanti loculi liberi). Nel 2002 questo parente ha cominciato improvvisamente a fare piccoli lavori di ritinteggiatura non richiesti (che abbiamo tollerato senza dire nulla, perché pensavamo ad un suo gesto d’affetto); poi ha cambiato la serratura e mi ha detto che dovevo avvisarlo ogni volta che mandavo i fiori (naturalmente è rimasta “lettera morta” … è proprio il caso di dire!); nel 2007 ha addirittura appaltato l’impresa abusiva per quelle pesanti ristrutturazioni senza autorizzazione comunale, di cui ho già scritto prima, e senza assolutamente avvisare nessuno di noi, ma chiedendoci infine i soldi (che nessuno gli ha dato) sulla base di una fatturazione a nome di un’anziana zia 92enne costretta a casa, dalla quale lui, essendo sul posto, è riuscito purtroppo ad ottenere la procura generale da pochi mesi. Allora io ho scritto al maggiore della polizia municipale, chiedendo di leggere il regolamento di polizia mortuaria che, però, non è stato ancora approntato. Ora, nel 2008, il nostro parente ha cercato di mettere in atto la soluzione radicale. Il punto cruciale, a mio parere è il seguente: se la famiglia, per l’art. 29 della Costituzione italiana, è fondata sul matrimonio, allora lo Jus Sepulchri che discende pro indiviso a noi famigliari dal nostro bisnonno per via dei matrimoni è estensibile anche ad un discendente nato da chi non ha sposato la madre e perciò ha volontariamente evitato di stringere un legame parentale con il resto della famiglia? In realtà, dal punto di vista legale, costui è nostro consanguineo, ma non cugino. Sembra crudele, ma, di fatto, siamo noi della famiglia, ora, a dover fronteggiare una prepotenza inaudita, che sentiamo come una ferita profonda a ciò che abbiamo di più caro, senza aver fatto nulla per meritare tutto questo. Grazie ancora per la comprensione.

  23. Anche se non ci guadagno 1 centesimo la faccenda mi appassiona e mi ergo a difensore dei deboli (specie se defunti)

    Andiamo con ordine:

    Non ho capito se trattasi di sacello gentilizio entro il perimetro cimiteriale o di tomba privata fuori dal cimitero ex Art. 101 DPR 10 settembre 1990 n. 285. Le tombe costruite all’esterno del muro di cinta cimiteriale hanno una procedura d’autorizzazione logicamente più aggravata e quindi si potrebbe trovar traccia di questa concessione negli archivi comunali non necessariamente di sola polizia mortuaria.

    1) Se manca il titolo formale (ossia l’atto di concessione il quale, mi par di capire, è andato disperso) occorrerebbe una sentenza accertativa ex Art. 2697 C.C per dimostrare i diritti (patrimoniali e personali) eventualmente vantabili sul sepolcro. In subordine si potrebbe ricorrere all’istituto dell’immemoriale (mi riservo di approfondirlo in seguito). In realtà è possibile che la Cappella sia pervenuta alla famiglia o a suoi ascendenti (occorre ricostruire la discendenza) non solo attraverso concessione del Comune diretta, ma anche per atto inter vivos (compravendita) o mortis causa (successione). Difatti, una vecchia legislazione dell’epoca consentiva la compravendita fra privati di manufatti cimiteriali (art. 71 del R.D. 21.12.1942, n. 1880). Ora ciò non è più consentito. Ciò premesso, si è del parere che debba essere il privato cittadino a dover esibire il titolo che comprova la concessione comunale nell’epoca in cui avvenne. Purtroppo talvolta i contratti originali sono andati perduti, vuoi a causa della guerra, di incendi, furti o semplice disattenzione. Per cui la famiglia dovrebbe effettuare una ricerca approfondita di come le sia realmente pervenuta la cappella, attraverso anche degli incontri con suoi familiari. Si consiglia di richiedere una ricerca approfondita al Comune, il quale deve mantenere traccia nei propri archivi delle concessioni effettuate. In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all’archivio del Comune padre).

    Senza questi elementi il comune con atto ricognitivo deve pronunciare la decadenza e la tomba rientra d’imperio nella disponibilità del comune.

    2) L’atto di concessione non è surrogabile, tuttavia si possono produrre i titoli di pagamento per l’erezione del sepolcro gentilizio, per dimostrare, almeno, la buona fede.

    3) I lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sono a carico del concessionario (o dei concessionari) per le quote di loro spettanza. Chi li ha disposti deve dimostrare di averne titolo. Sui sepolcri non è esercitabile il diritto di usucapione, in altre parole la mera occupazione di un sepolcro non origina alcun diritto, configurandosi semplicemente come un ab-uso.

    4) Dovrebbe esser proprio il regolamento comunale di polizia mortuaria a regolare i rapporti di subentro e ripartizione in quote dello jus sepulchri

    5) La ristrutturazione di un sepolcro deve sempre esser autorizzata dal comune ex Art. 94 DPR 10 settembre 1990 n. 285, poichè è il comune a sovrintendere e vigilare sull’attività cimiteriale.

    6) L’estumulazione di ogni singolo feretro (per riduzione dei resti ossei in cassetta ossario o cremazione o semplice interro in campo indecomposti) deve esser preceduta da un accurata istruttoria per verificare se chi chiede l’operazione ne abbia davvero titolo secondo jure sanguinis, ossia diritto di consanguineità, altrimenti si configura la fattispecie di reato chiamata VIOLAZIONE DI SEPOLCRO. L’idea di far piazza pulita dei morti è una “sparata” colossale, perchè confligge con lo jus sepulchri dei superstiti. Ogni atto di disposizione richiede l’unanimità degli aventi diritto (e qualcuno pronto ad opporsi si trova sempre). Ossame o ceneri, se così è stato stabilito dal fondatore del sepolcro debbono permanere nell’originario tumulo (non possono quindi esser dispersi in cinerario comune o ossario comune.

    7) Mi permetta un consiglio: chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l’elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella.

    8) L’eventuale proprietà del costruito, ossia delle masse murarie e delle opere edilizie è scissa dal diritto a disporre di cadaveri, ossa, ceneri e resti mortali. Pradossalmente un soggetto privo dello jus sepulcrhi, quale onerato, potrebbe esser tenuto solo al pagamento delle spese di manutenzione della tomba, senza mai poter almeno sperare di ricever sepoltura in quel sepolcro.

    9) Lei è comunque titolare di un diritto secondario di sepolcro, ossia non possono inibirle l’accesso alla tomba per gli atti rituali di pietas e devozione verso i morti (apposizione di fiori, ceri votivi, immagini sacre…)

    10) Una concessione perpetua è una ricchezza (il tempo indeterminato è decaduto il 10 febbraio 1976 con l’entrata in vigore del DPR 803/1975, perchè allora non sfruttare questa potenzialità in modo intelligente, provvedendo, laddove possibile, alla riduzione dei resti, così da liberar spazio per future sepolture, senza, ovviamente, perder la memoria dei propri cari. Potrebbe esser questa l’occasione per una ripartizione in quote dei posti feretro disponibili, attraverso una scrittura privata da notificare al comune, rimanendo, comunque, il comune estraneo ad ogni contesa tra gli aventi diritto.

    11) Anche una concessione perpetua può esser retrocessa (in toto) o per le quote di propria spettanza, lo Jus Sepulchri è imprescrivibile, ma non irrinunciabile, in questo caso si procede ad un accrescimento delle quote. Chi non fosse interessato allo Jus Sepulchri vi può sempre rinunciare, perdendo così il diritto alla sepoltura.

    La prego di tenermi informato sugli sviluppi della vicenda.

    Saluti

    Carlo (giornalista-necroforo)

  24. Grazie davvero per i consigli. L’argomento è molto interessante e tocca affetti familiari profondi. Preciso che non abbiamo una ripartizione in “quote” e che la concessione è a tempo indeterminato. Le tavole di fondazione della cappella sono andate perdute, a detta del direttore del cimitero, durante la II guerra mondiale. Inoltre non si è mai provveduto al subentro. Infine ho chiesto al maggiore della polizia municipale della località nella quale si trova la nostra cappella di poter leggere il Regolamento cimiteriale del comune, ma mi è stato risposto che il regolamento comunale di polizia mortuaria non è stato ancora approntato e che perciò ci si deve avvalere del decreto generale. La mia richiesta alla polizia municipale era stata inoltrata a giugno quando, appena arrivata per l’estate nella località dove si trova la nostra cappella (abito a 500 km di distanza), l’ho trovata fasciata dalle impalcature, senza che nessuno di noi fosse stato avvertito, per lavori di manutezione in corso non richiesti ma diretti esclusivamente dal nostro parente, senza appalto comunale, senza alcun preavviso e con la fattura intestata alla nostra zia 92enne! Poi, sabato scorso, poiché purtroppo è mancato un cugino che è stato tumulato nell’ultimo posto libero, il suddetto parente in compagnia di un addetto al cimitero ha detto al fratello dell’estinto che si poteva approfittare dell’occasione per liberare posti “senza tante scartoffie”. Lascio immaginare l’allarme suscitato. Grazie ancora dell’attenzione. Anna Lucini

  25. A parziale integrazione del mio precedente post debbo precisare quanto segue:

    Se la concessione sia a tempo determinato, l’estumulazione e’ ammissibile alla scadenza della concessione oppure per il trasferimento in altro sepolcro.

    Nell’atto di concessione potrebbero esser state stabilite restrizioni volte ad impedire l’estumulazione.

    Se la concessione è a tempo indeterminato, l’estumulazione non sarebbe possibile/ammissibile, salvo non sia espressamente prevista dal Regolamento comunale di polizia mortuaria. La richiesta allora potrebbe esser rigettata dall’Autorità Comunale.

    Se l’estumulazione è legittima, ma la tomba sorge per accogliere quel determinato feretro oggetto di estumulazione l’operazione cimiteriale deve esser deliberata, ma contemporaneamente con atto ricognitivo il comune rileva l’estinzione della concessione perchè con l’estumulazione viene a mancare il fine ultimo del rapporto concessorio.

    Indipendentemente da cio’ e se l’estumulazione sia ammissibile, l’estumulazione puo’ essere richiesta da chi abbia titolo a disporre della salma, cioe’, nell’ordine e secondo l’ordine con esclusione di chi ne segue, da parte del coniuge o, in difetto, dei parenti (non affini, ma solo i parenti) nel grado piu’ prossimo e, in caso di loro pluralita’, di tutti (cio’ in relazione a ciascuna singola salma).

  26. Innanzi tutto per la titolarità della cappella gentilizia o meglio ancora dello Jus Sepulchri (non sempre la patrimonialità corrisponde ad diritto personalissimo ad esser accolti in un sepolcro) bisognerebbe valutare se via sia stata una ripartizione in “quote” per effetto del subentro, istituto disciplinato in primis dal regolamento comunale di polizia mortuaria e poi dallo stesso atto di concessione.
    Il limite (Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990) è comunque da individuarsi nella capienza fisica del sepolcro.

    Il criterio di poziorità è escludente, perchè inibisce gli atti di disposizione ai parenti più lontani, affidandoli, di fatto, a chi in linea di consanguineità fosse più prossimo al de cuius.

    Non si riesce a capire sin dove il “figlio legittimato” voglia esercitare il proprio potere. Su tutti i defunti tumulati nel sacello?

  27. Problematica molto interessante. Anche noi stiamo affrontando una situazione simile nella nostra cappella gentilizia fondata dal bisnonno e nostro capostipite comune nel 1896. Ora i posti sono esauriti, ma un figlio ‘legittimato’ che l’ultimo fratello dei nostri rispettivi nonni ha avuto in tarda età (dunque nostro consanguineo ma non parente, perché il padre non ha mai voluto sposare sua madre) pretende di avere la titolarità dell’intera cappella dove sono sepolti i genitori e i nonni dei nostri quattro rami discesi dal bisnonno fondatore. E dice che gli spetta di diritto estumulare, sulla base del fatto che lui è di una generazione prima di tutti noi cugini i cui nonni erano i fratelli di suo padre.

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