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Sosta di piu' giorni: come confezionare la bara? — 2 commenti

  1. In nessun caso, il feretro può essere conservato, neppure temporaneamente, in luogo diverso dal deposito di osservazione (prima della partenza del funerale) o dalla camera mortuaria del cimitero (sono infrastrutture ed impianti distinti).
    Ogni cimitero dovrebbe dotarsi di una camera mortuaria (art. 64 dPR 285/1990; qualcuno puo’ ricordare come la corrispondente norma del DPR 803/1975 prevedesse il caso in cui i comuni non disponessero “ancora” di camera mortuaria …, dove l’inciso “ancora” teneva conto del fatto che l’obbligo della camera mortuaria in ogni cimitero era sorto con il RD 1880/1942).
    In ogni caso può senz’altro ammettersi l’ultima soluzione prospettata, fermo restando che la tumulazione va chiusa con muratura e, successivamente, autorizzata l’estumulazione prima della scadenza (e, in ogni caso, previo pagamento della fruizione di tale sepolcro privato, oltre che gli oneri previsti per la tumulazione e per l’estumulazione, prima della scadenza (a volte, denominata, impropriamente, come straordinaria).

    Mi sovvengono, tuttavia, alcune perplessità: il feretro da cremare per esser provvisoriamente custodito in un tumulo deve esser necessariamente confezionato ex Art. 30 DPR n. 285/1990 con la doppia cassa di legno e metallo.

    Forse, viene sottovalutato questa questione tecnico-operativa: la cassa, una volta chiusa e sigillata, non può essere riaperta, oltre che per ragioni (e non entro nel merito se fondate o meno) di igiene e sanità, perche’ ciò comporterebbe uno dei reati di cui agli art. 467 e ss. CP (e, siccome vi e’ già una norma che affronta il tema dell’alterazione di sigilli, non occorre che vi sia un’ulteriore norma, e, per di più, di rango secondario (come il dPR 285/1990), che affronti questi aspetti.

    La vera criticità dei feretri da cremare, in effetti, è proprio il periodo d’attesa. Essi possono rimanere in “parcheggio” anche per diversi giorni presso l’ara crematoria, siccome i nostri impianti per l’ignizione dei corpi umani non sono il massimo in fatto di efficienza.

    Il paragrafo 14 della sullodata circolare n. 24 del 24 giugno 1993 prescrive per i feretri in attesa di cremazione il deposito temporaneo presso la camera mortuaria del cimitero.

    Dalle bare in sosta presso la camera mortuaria potrebbero, però, levarsi odori violenti e nauseabondi, anche dopo poche ore dal deposito, soprattutto nella stagione calda, a meno di non dotare il deposito stesso di un costoso impianto di refrigerazione.

    La maggioranza dei forni crematori italiani non è predisposta per bruciare anche lo zinco, siccome non è dotata di filtri per abbattere le polveri sottili derivanti dall’abbruciamento del nastro metallico.

    In altre zone si colloca la cassa di lamiera esterna rispetto al cofano di legno, al momento di introdurre il feretro nella cella crematoria bisogna, però, tagliare il coperchio zincato (con perfusione di germi in abbondanza ed un olezzo inenarrabile) al fine di estrarre la cassa di legno da introdurre nel forno.

    Se il cadavere sta già colliquando, con ingente produzione di liquami putridi, c’è il rischio di diffondere i miasmi nell’ambiente esterno, con grave pregiudizio per l’igiene del luogo.

    Tale operazione risulta molto scabrosa, così diversi impianti crematori pretendono che il feretro giunga al forno già correttamente chiuso e pronto per la cremazione, senza doverlo nuovamente manomettere per rimuovere la cassa di zinco.

    Il taglio della lamiera allora, deve esser svolto in precedenza, magari nella camera mortuaria, appena l’autofunebre giunge in cimitero con tutte le necessarie cautele del caso (disinfezione di pavimenti e pareti, lavaggio delle superfici interessate dalla percolazione cadaverica, uso preventivo di sostanze atte ad abbattere l’emissione di odori…).

    La stessa circolare n. 24 del 24 giugno 1993 presenta qualche ambiguità interpretativa: al paragrafo 9.1 prescrive per il trasporto, entro i 100 KM, di cadaveri destinati a cremazione oppure inumazione l’uso della sola cassa lignea, ma con uno spessore maggiorato di 25 millimetri rispetto agli ordinari 20 millimetri indicati dall’Art. 75 comma 4 DPR 285/90, però, poi sempre al paragrafo 9.1 raccomanda per il confezionamento di suddetti feretri da cremare o interrare cofani realizzati con gli spessori minimi consentiti ed essenze lignee tenere, facilmente degradabili.

    Una cassa, già in sé di legno massello e, per giunta, con assi piuttosto massicce, magari pensata per la tumulazione (25 millimetri è, infatti, lo spessore indicato all’Art. 30 del DPR 285/90 per le bare da tumulazione) si dimostra, però poco efficace nel trattenere i miasmi cadaverici, mentre per bruciare richiederebbe un notevole dispendio di energia, senza, poi, considerare il rilascio di fumi inquinanti [ dovuto alle colorazioni sintetiche con cui è stato verniciato.

    Il consiglio è, quindi, di confezionare il feretro con un dispositivo plastico ad effetto impermeabilizzante, sostitutivo dello zinco seguendo in ogni caso le disposizioni di legge.

    Si tratta, forse, della soluzione più razionale ed economica.

    Detto feretro, però, non potrà esser tumulato, ma solo conservato presso il deposito mortuario.

    I cosiddetti “barriera” non costano tantissimo e, se usati correttamente, sono molto efficaci; poi, soprattutto, sono ammessi dalla legge nazionale, rendendo, così, possibile il trasporto in qualunque comune italiano, anche se si varcano i confini regionali.

    Norme approvate solo dalla regione sulle caratteristiche dei feretri (spessori, materiali di costruzione…) perderebbero, infatti, ogni valore per i trasporti fuori regione (è, forse, il più grave limite di una riforma della polizia mortuaria avviata “dal basso” attraverso un’iniziativa delle autonomie locali non coordinata dallo Stato per mezzo una normativa quadro).

  2. Dato atto che la scelta della cremazione è sempre di più richiesta e che purtroppo i tempi di attesa per i forni crematori sono diventati routine, faccio una riflessione banale: in caso di mancanza di camera mortuaria presso il cimitero (il nostro è un piccolo comune…) è possibile tenere in giacenza presso il magazzino dell’impresa di pompe funebri il cadavere in attesa di essere cremato?
    Nel caso ciò non sia possibile, per ovviare alla mancanza della camera mortuaria, posso tenerlo provvisoriamente in un colombaro di proprietà comunale?

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