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Come accertare l’identità del de cuius prima del trasporto — 3 commenti

  1. Pingback:Verbale sul corretto confezionamento del feretro in capo all’addetto al trasporto: dichiarare il falso costa caro! | funerali.org

  2. X Mauro

    Regione Emilia-Romagna? Bene siamo conterranei.

    Problema interessante, il Suo! “Roba” buona per azzeccagarbugli, causidici e legulei fanatici cultori della materia funeraria.

    La normativa di riferimento per la verifica feretro di cui al paragrafo 9.7 della Circ. Min. n24/1993 ora transitata in capo all’addetto al trasporto è Determinazione del Responsabile del Servizio Sanità Pubblica della Regione Emilia Romagna 6 ottobre 2004, n. 13871, adottata ex Art. 10 comma 13 della L.R. 29 luglio 2004 n. 19, in calce alla quale troviamo il modulo da compilare per la corretta redazione del cosiddetto verbale di chiusura cassa, sostitutivo della certificazione sanitaria per i trasporti funebri che originino e s’esauriscano all’interno del confini regionali.

    L’identificazione di una persona tramite testimoni integra un’ipotesi consolidata nella prassi amministrativa e trova un fondamento giuridico anche nella legge notarile del 1913.

    In materia di carta di identità, però, in particolare, l’art. 288 del R. D. 6.5.1940, n. 635 recante il regolamento per l’esecuzione del T.U.L.P.S., dispone che “La carta di identità costituisce mezzo di identificazione ai fini di polizia. Chi la richiede è tenuto soltanto a dimostrare la propria identità personale.”
    L’art. 289 del citato decreto, inoltre, prevede che “La carta d’identità deve essere rilasciata dopo rigorosi accertamenti sulla identità della persona richiedente, da eseguirsi, ove sia necessario, a mezzo degli organi di polizia”.
    Inoltre, si rende opportuno citare l’art. 292 del summenzionato regio decreto il quale specifica che, al fine di attestare l’identità personale, possono essere utilizzati anche altri documenti equipollenti, ovvero documenti rilasciati dall’ Amministrazione dello Stato e muniti di fotografia; pertanto, in tale contesto, non risulta possibile rinvenire alcuna espressa previsione normativa che consenta l’identificazione per mezzo di testimoni.

    Tuttavia, in questo caso, rilevata la lacuna legis, è applicabile, per analogia con il mondo…dei vivi, la Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio riforma dell’amministrazione – Prot. n. 778/8/8/1 del 21 ottobre 1968 Istruzioni per l’applicazione della legge 4 gennaio 1968, n. 15, recante “Norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione e autenticazione di firme”. Essa così recita: “[…omissis]

    L’accertamento dell’identità personale del dichiarante (nel nostro frangente…del de cuius) può avvenire in uno dei seguenti modi: conoscenza diretta da parte del pubblico ufficiale; testimonianza di due idonei fidefacienti dallo stesso conosciuti; esibizione di valido documento di identità personale, munito di fotografia, rilasciato da una pubblica autorità.

    I testimoni debbono quindi esser due, non pare, quindi, legittima, se ci atteniamo a questa circolare, la procedura (magari molto opportuna ai fini di una certa semplificazione burocratica) del far firmare l’atto ad un solo testimone; in realtà solo la Regione Lombardia sembra essersi posta la questione con il nuovo Art. 36 commi 1 e 2 del proprio regolamento regionale n. 6/2004 così come riformato e novellato dal Regolamento Regionale n.1/2007. Con questa riformulazione il numero di testimoni necessari è ridotto ad un minimo di uno.

  3. Regione Emilia-Romagna, nel verbale sul corretto confezionamento del feretro, redatto dall’incaricato al trasporto, l’identità del de cuius è verificata per conoscenza diretta o per identificazione da parte di testimoni (numero non precisato) o per presa visione di documento di identità. Quanti debbono esser i testimoni in questione? Ho visto attestati di garanzia per trasporto cadavere in cui compare una sola firma a questo punto di un unico testimone sottoscrittore. E’ corretta questa procedura?

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