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Commenti

Se il medico curante litiga con il necroscopo — 18 commenti

  1. x carlo
    e se in clinica privata il paziente muore e non ci sono medici in reparto, il decesso a che ora lo facciamo partire?????
    chiamiamo la gurdia medica di turno per accertare il decesso e dare un inizio alla storia?????
    e se la guardia medica si rifiuta di venire ad accertare morte????

    • La denuncia della causa di morte (alias, scheda ISTAT, nel caso) va redatta da chi ne abbia giuridicamente l’obbligo ex art. 103 comma 1, sub) a T.U.LL.SS. e art. 1 d.P.R. 10/9/1990, n. 285 (cioè, dal medico del reparto dove ha avuto luogo il decesso).

      Il medico che effettua l’autopsia e’ competente solo nell’evenienza in cui vi sia stato decesso sensa assistenza medica (art. 1 comma 4 d.P.R. n.285/1990), ipotesi da escludersi, salvo non presupporre che l’ospedale non abbia prestato assistenza medica … in ospedale, per definizione, l’assistenza medica non può mancare (può esservi, invece, nel caso di morte sulla pubblica via o simili).

      Il medico legale è, comunque, tenuto a quanto prescritto dall’art. 39 d.P.R. n.285/1990, procedura, per altro, scollegata dalla denuncia della causa di morte (e, soprattutto, dai procedimenti amministrativi propri dell’Ufficiale di Stato Civile).

      Oltretutto, la formazione dell’atto di morte non ha relazioni (se non per prassi) ne’ con l’accertamento di morte (leggasi visita necroscopica, ex art. 4 d.P.R. n 285/1990) che serve unicamente da presupposto ai fini del rilascio dell’autorizzazione all’inumazione o, distintamente, alla tumulazione, ne’ con la denuncia della causa di morte (= scheda ISTAT) la quale ha unicamente le funzioni di cui all’art. 1 comma 9 d.P.R. n.285/1990.

      La formazione dell’atto di morte, entro le 24 ore dall’exitus, ha luogo unicamente sulla base dell’avviso di cui all’art. 72 comma 3 D.P.R. n. 396/2000 (che non riporta, o non dovrebbe recare altra informazione, se non l’evento luttuoso e la persona da questo interessata).

      Il termine per la denuncia della causa di morte, a rigore, decorre dall’accertamento della morte (art. 1 comma 6 d.P.R. n. 285/1990), cioè a partire dalla avvenuta visita di accertamento sull’effettività della morte (art. 4 d.P.R. n.285/1990); anche se, spesso e meramente sotto il profilo delle consuetudini, spesso e’ stilata prescindendo da questo accertamento., per ragioni di isteresi amministrativa (= compressione del “timing” burocratico)

      Essa non ha relazioni di sorta ne’ con la formazione dell’atto di morte, ne’ con il rilascio delle autorizzazioni all’inumazione / tumulazione, per le quali ultime rileva unicamente il certificato di avvenuta visita necroscopica (art. 74, comma 2 D.P.R. n. 396/2000).

      • x carlo
        mi scusi…. ma io ho capito solo che “forse” in clinica il medico ci deve essere per forza sempre e non bisogna chiamare la guardia medica per certificare l?orario di avvenuto decesso.!!!!
        voglio solo precisare che si tratta di un hospice quindi non una struttura pubblica.
        aspetto una vostra delucidazione grazieeeeee carlo

        • X Franco,

          chiedo anticipatamente scusa per il ritardo con cui rispondo, ma sono di rientro da qualche giorno di riposo “forzato” (mi si è rotto il computer!).

          La dichiarazione di morte è inoltrata non oltre le ventiquattro ore dal decesso all’ufficiale dello stato civile del luogo dove questa è avvenuta o, nel caso in cui tale luogo si ignori, del luogo dove il cadavere è stato deposto.

          La dichiarazione è fatta da uno dei congiunti o da una persona convivente con il defunto o da un loro delegato o, in mancanza, da persona informata del decesso, si veda anche il punto 2.2 della Circ. Min. esplicativa del regolamento nazionale di polizia mortuaria 24 giugno 1993 n. 24.

          In caso di morte in un ospedale, casa di cura o di riposo, collegio, istituto o qualsiasi altro stabilimento che operi in regime di ricovero, il direttore o chi ne è stato delegato dall’amministrazione deve trasmettere avviso della morte, nel termine fissato dal comma 1 dell’art. 72 D.P.R. n. 396/2000, all’ufficiale dello stato civile, con le indicazioni stabilite nell’articolo 73 del D.P.R. n. 396/2000.

          La cosiddetta “constatazione di decesso”, ovvero una certificazione medica con cui si attesti la cessazione delle funzioni vitali da presentarsi all’ufficiale di stato civile per corroborare la “denuncia/avviso” di morte appartiene unicamente alla PRASSI, non essendo contemplata da nessuna norma formale nello jus positum.

          Spetta, infatti, al solo medico necroscopo l’accertamento sull’effettività della morte.

  2. X Mauro,

    mi permetto d’insistere: per una volta, almeno, la legge è chiara: l’assistenza medica è da intendersi come conoscenza da parte del MEDICO CURANTE del decorso della patologia che ha condotto alla morte, indipendentemente dal fatto che il medico abbia o meno presenziato al decesso. Il medico curante deve compilare, ai sensi dell’art. 1, comma 1 DPR n. 285/1990, unicamente la scheda ISTAT. In Italia l’assistenza sanitaria è di tipo universalistico ed è garantita a chiunque. Per immigrati deceduti durante il viaggio o apolidi provvederà alla stesura della denuncia sulla causa di morte il medico necroscopo.

    Attenzione, però, in diverse Regioni, proprio per snellire le procedure, magari in caso di irreperibilità del curante, la compilazione della scheda ISTAT è estesa anche ai medici sostituti o a quelli di continuità assistenziale.

  3. x carlo
    il problema del medico curante etc sta nella mancata chiarezza della frase “senza assistenza medica” ad esempio immigrati, apolidi etce pertanto non si riferirebbe alla mancanza momentanea nel senzo di assenza. quindi punto a capo

  4. X Giovanni,

    Da quale regione scrive?

    Alcune Regioni, infatti, hanno legiferato in materia, estendendo la competenza alla redazione della denuncia sulla causa di morte (Art. 103 comma 1 sub. a) Testo Unico delle leggi Sanitarie Regio Decreto n. 1265/1934) anche al medico di continuità assistenziale. Nel silenzio della Regione, o laddove viga solo il DPR 10 settembre 1990 n. 285, le norme di riferimento sono l’Art. 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, integrato dal paragrafo 2.3 della Circolare Ministeriale Esplicativa 24 giugno 1993 n. 24. La compilazione della Scheda ISTAT spetta, quindi, legittimamente al medico curante, o al necroscopo, in caso di decesso senza assistenza sanitaria.

  5. C’è solo una assoluta confusione : il Medico di Continuità Assistenziale ( ex “Guardia Medica” ) ha il dovere di redigere la “Constatazione di decesso” e non la “Certificazione di morte”. Quindi : è o non è obbligato a redigere il “Certificato ISTAT” ??????????????? Nessuno lo sa, neppure la Legge !!

  6. la nomina del medico necroscopo deve essere di natura personale, dovendo il medico necroscopo riferire circa l’espletamento del servizio anche in relazione a quanto previsto dall’art. 365 del C.P., in quanto ogni responsabilità di tal genere non può che essere “ad personam”.

    Si è del parere che il medico necroscopo debba (o…dovrebbe?) riferire al coordinatore sanitario (leggasi, oggi, al responsabile del servizio ASL) ed è compito di quest’ultimo riferire all’Autorità Giudiziaria i casi che possono presentare i caratteri di un delitto. L’interpretazione deriva dalla lettura combinata del comma 3 dell’art. 4 del DPR 285/90 e degli artt. 361 e 365 del C.P.. Non si capirebbe infatti il motivo della esplicita menzione del riferimento al coordinatore sanitario “anche in relazione a quanto previsto dall’art. 365 del C.P.”

    L’uso del condizionale si motiva con questa considerazione di ordine fattuale: risulta oramai larga prassi generalizzata che il referto necroscopico in caso di morte violenta o, peggio ancora dovuta a reato ex Art. 74 comma 2 DPR n.396/2000 sia inoltrato direttamente alla magistratura direttamente dal sanitario incaricato della funzione di necroscopo, eventualmente ricorrendo più agli ufficiali della polizia giudiziaria e, nel migliore dei casi, con l’inoltro, per conoscenza, al responsabile del servizio: questo comportamento de facto ormai codificato e dotato di una sua indubbia legittimità si fonda sulla qualifica di pubblico ufficiale che il medico necroscopo riveste, mentre i semplici medici ricoprono la funzione di esercenti in servizio di pubblica necessità a norma dell’Art. 359 n.1) C.P., aspetto che, per inciso costituisce altra motivazione ostativa alla nomina, quali medici necroscopi, dei medici di medicina generale.

    Nessuna indicazione (= intenzionale astensione) sulla compatibilità tra l’esercizio delle funzioni di medico necroscopo e la figura del medico di medicina generale, anche perchè ciò comporterebbe pure valutazioni di altro conto (ad esempio, quello dell’onerosità di tali prestazioni, in quanto estranee alla Convenzione generale di medicina generale). Trattandosi di funzioni di medicina pubblica, il relativo onere non puo’ che essere che a carico del servizi sanitario (ma si tenta, a volte, di scaricarlo sulla famiglie con provvedimenti di dubbia efficacia giuridica …).

    Volutamente, si prescinde da (alcune) normative regionali.

  7. Si segnala in tema di gestione del rischio nell’attività di medicina necroscopica il pregevole articolo del Dr. Andrea Poggiali pubblicato a pagg. 51 e seguenti sull’ultimo numero della rivista dedicata alla polizia mortuaria “I Servizi Funerari” n.1 anno 2011.

  8. La Regione Toscana interviene in materia di cremazione con la Legge REgionale n. 29/2004.

    Come si potrà notare dal contenuto del dell’Articolo 1, comma 1 della L.R. 29/2004 la normativa toscana non interviene in materia di autorizzazione alla cremazione, che quindi resta al momento regolata dall’articolo 79 del D.P.R. 285/1990.

    È quindi mantenuta la inapplicabilità del comma 1, lettere a), b), g), h) dell’articolo 3 della L.130/01, mentre le altre lettere trovano applicazione per effetto degli articoli 2,3,4 della citata L.R. 29/04.

    L’Art.79 DPR n.285/1990 prevedeva una procedura aggravata per verificare il certificato medico escludente la morte sospetta o dovuta a reato, ossia, al di là del nulla osta della magistratura ex Art. 116 D.Legs n.271/1989, l’autentica della firma del medico da parte del coordinatore sanitario

    (ora da intendersi come responsabile del servizio, in quanto la figura del coordinatore sanitario è stata abrogata alla fine del 1992,come già giustamente rilevato dalla stessa circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 ).

    Per maggiori approfondimenti si consiglia di consultare questo link: http://www.funerali.org/?p=515

    L’autentizazione della firma, sembra, tuttavia, un’anacronistico bizantinismo per almeno due ragioni:

    1) ai sensi del DPR 445/2000 la firma dei pubblici ufficiali non è soggetta ad autenticazione

    2) la stessa legge 130/2001 non fa menzione di questa procedura.

    3) La certificazione di cui sopra essendo meramente sanitaria ai sensi dell’Art. 49 DPR 445/2000 non può esser sostituita da altra documentazione non medica.

    Il nuovo regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile, il DPR 396/2000, affida quindi al medico necroscopo un compito ulteriore e di grande importanza tecnico giuridica, quello di certificare l’esistenza di “indizi di morte dipendente da reato o di morte violenta”, che rappresentano fattori determinati in quelle situazioni, rilevanti in ambito giudiziario penale e civile ed in quello assicurativo, sempre più frequenti nella nostra società. Detta incombenza innovata non può assolutamente prescindere, metodologicamente, dalla conoscenza dettagliata della malattia che ha causato il decesso, dall’esame accurato del cadavere,
    anche secondo i canoni della tanatocronologia, e dal rilievo delle circostanze che hanno preceduto la morte.

    La procedura da Lei seguita, appare tuttavia corretta, soprattutto alla luce della Legge n.130/2001.

    .

  9. Faccio il medico in Rianimazione, in Toscana. Quando muore un paziente in reparto, compilo e firmo la dichiarazione di morte ed il modulo istat in qualità di medico curante, poi compilo e firmo il certificato necroscopico e la dichiarazione
    che consente la cremazione come medico necroscopo. Quindi nessun altro attore competente controlla se la morte è effettivamente dovuta a causa naturale, piuttosto che a reato (posso ammazzare qualcuno per insipienza o per volontà di uccidere, tanto poi scriverò quel che mi pare!). Mi sembra di ricordare che a medicina legale insegnavano che I MEDICI DEBBONO ESSERE DUE, DICHIARANTE E ACCERTATORE, per evitare tale possibilità. E’ cambiata la Legge? Ci hanno detto di eseguire ambedue i compiti per “risparmiare”?

  10. Il Bollettino dell’Ordine Provinciale dei Medici Modenesi del 9 settembre 2006 pubblica un vibrante “J’ accuse” contro una pratica vessatoria cui, nell’ambito delle procedure di polizia mortuaria, sono sottoposti i medici di base. Eccone uno stralcio: l’Autore è il Dr. C. Asacari.

    ” […] omissis… Ammetto in partenza di avere il dente avvelenato come MMG, perché per questo motivo ho subito in passato
    veri soprusi come tanti colleghi. Vorrei che, per il periodo quasi vacanziero, non passasse inosservato questo tratto
    dell’articolo della D.ssa De Palma, Medico Legale, che dice: è il medico necroscopo (in questo caso del Servizio
    di Medicina Legale dell’Azienda Policlinico di Modena) che contatta il MMG curante, direttamente o attraverso
    l’impresa di onoranze funebri, al fine di “liberare la salma”, vale a dire, quando è possibile, di evitarne il
    riscontro diagnostico, altrimenti necessario per stabilire le cause del decesso.
    Orbene quel “quando possibile” è tutto un programma e spiega le telefonate giunte al mio domicilio dalla Medicina
    Legale, nella mattina di Pasqua di qualche anno fa, che mi illustravano appunto il concetto esposto poco
    più sopra, oppure spiega di veri e propri appostamenti, durante le giornate festive, di familiari che mi pregavano
    di evitare l’atrocità del riscontro diagnostico, perché dicevano: il Medico Legale mi ha detto:” se il suo dottore
    fa il certificato il suo congiunto può rimanere a casa”. So di colleghi che sono stati costretti a rientrare da un posto
    di vacanza per circostanze analoghe.
    Ritengo che l’esigenza di evitare riscontri autoptici inutili sia più che giusto.
    Ma che sia altrettanto giusto, ‘PARITETICO’ il diritto del MMG di godere indisturbato il suo periodo di riposo.
    Non la pensa così il Medico Legale quando propone, come soluzione per evitare il riscontro diagnostico, di
    contattare il proprio curante. Il quale Medico Legale sa benissimo quali sono i periodi in cui il MMG non è in
    servizio. Dal punto di vista umano un tale ‘RICATTO’ si qualifica da solo. Mette il MMG nell’impossibilità morale
    di rifiuto, alterando così dall’esterno il rapporto di fiducia tra medico e paziente.
    Vorrei che si pronunciasse l’Ordine dal punto di vista deontologico: cioè pari importanza tra il diritto del riposo
    del MMG e la necessità di ridurre il numero dei riscontri autoptici. Non trovo giusto risolvere situazioni (forse
    create da carenze normative) a discapito di altri colleghi. Inoltre mi piacerebbe che questa mia presa di posizione
    venisse pubblicata per suscitare altri pareri. Ho già scritto in passato all’Ordine su questo problema. Mi veniva
    risposto che io avevo senz’altro ragione, ma mi si invitava a un generico spirito di collegialità. E poi si continuava
    allo stesso modo”.

  11. Il Provvedimento 30 dicembre 1999 – 13 gennaio
    2000 ha individuato la polizia mortuaria fra le attività
    che perseguono rilevanti finalità di interesse pubblico
    per le quali è autorizzato il trattamento dei dati sensibili
    da parte dei soggetti pubblici. Vale a dire che, in
    seguito a tale provvedimento il trattamento dei dati
    “sensibili” finalizzato ad attività inerenti la polizia
    mortuaria non necessita del consenso scritto
    dell’interessato ne della previa autorizzazione del Garante.

    sono dati “sensibili” i dati personali
    idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni
    religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni
    politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni
    od organizzazioni a carattere religioso, filosofico,
    politico o sindacale, nonché i dati personali idonei
    a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.

    Con il Provvedimento citato il Garante ha, appunto,
    autorizzato i soggetti pubblici al trattamento dei dati
    “sensibili” nello svolgimento delle attività inerenti
    alla polizia mortuaria.
    Circa l’individuazione degli atti di polizia mortuaria la
    cui adozione concretizza il trattamento di dati
    “sensibili” ai sensi dell’art. 22, comma 1, cit., occorre
    fare riferimento a quelli suscettibili di rivelare
    l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, lo
    stato di salute e la vita affettiva. Un elenco non
    tassativo di tali atti è il seguente:
    – autorizzazione alla sepoltura;
    – autorizzazione alla cremazione;

    I dati sensibili sono accessibili unicamente ai soggetti che abbiano titolo alla loro consultazione tra i quali certo non rientra l’impresa di onoranze funebri.

    I dati sensbili all’impresa funebre servono soprattutto per la redazione del verbale di corretto confezionamento el feretro in cui si attesta anche l’identità del defunto, a questo proposito, senza scomodare la Legge sulla privacy (Ddcreto Legislativo 196/2003).
    A questo risultato può pervenirsi ugualmente avendo presente la circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio per la Riforma dell’Amministrazione, prot. n. 778/8/8/1 del 21 ottobre 1968, tuttora operante
    – autorizzazione al trasporto di cadavere;
    – autorizzazione alle operazioni cimiteriali, ecc..

  12. I comuni possono rilasciare alle imprese la visura anagrafica del defunto per un controllo dei dati personali ? grazie per la risposta

  13. Il Medico di Base ha obbligo di reperibilità dalle ore 8 alle ore 10 di ogni giorno prefestivo (quindi al sabato). Oltre quelle due ore l’assistenza sanitaria è delegata al medico di continuità assistenziale (guardia medica). Pertanto il medico in questione ha commesso una mancanza.

  14. Art. 4 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285 e relativa circolare esplicativa n. 24/1993. In assenza del curante la scheda ISTAT è compilata dal medico necroscopo.

    Attenzione, però! Certe regioni estendono anche al medico di continuità assistenziale la redazione della denuncia sulla causa di morte (esempio: vedasi l’Art. 3 comma 2 legge regionale lombarda 18 novembre 2003 n. 22)

  15. Salve a tutti,
    volevo chiedere:
    nel caso di giorni festivi e del medico curante irreperibile anche telefonicamente, la compilazione della scheda ISTAT deve essere fatta dal medico della continuità assistenziale o dal medico necroscopo?
    Grazie
    Francesco

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