L’estumulazione con successiva apertura del feretro per la riduzione dei resti ossei in cassetta ossario

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In linea di massima, l’estumulazione si esegue alle scadenza della concessione (art. 86, comma 1 DPR 10 settembre 1990, n. 285), salvo quanto previsto dal successivo art. 88.

 

Dall’ambito d’azione di questa norma sembrerebbero esclusi i cadaveri tumulati in tombe perpetue, tuttavia anch’essi possono esser rimossi dal tumulo in cui furono originariamente deposti, per esser avviati a cremazione, presso una nuova sepoltura ancora in colombario oppure in campo di terra…

 

Talune amministrazioni, dopo la circolare n. 10 del 31 luglio 1998, la promulgazione della Legge 130/01 e soprattutto l’emanazione del DPR 254/90 hanno specificato nei loro regolamenti come per ordinarie si intendono pure le estumulazioni dopo 20 anni dalla tumulazione.

 

Mentre i periodo di sepoltura legale per i feretri interrati è, in via ordinaria, ma anche altrimenti modulabile, stabilito in almeno 10 anni il DPR 285/90 non fissa un tempo certo come periodo legale di sepoltura per i feretri racchiusi in nicchia o loculo.

 

L’unico riferimento temporale, i 20 anni di cui al comma 3 dell’Art. 86 è un termine su cui basare una diversa ed ulteriore sepoltura solo ed esclusivamente in quadra d’inumazione per gli inconsunti dissepolti dopo più di 20 anni di tumulazione.

 

Secondo il legislatore 20 anni di tumulazione sono un lasso temporale abbastanza lungo perché la decomposizione produca i suoi effetti, ancorché parziali, così anche nell’evenienza di rinvenire, all’atto dell’apertura del sepolcro, un esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo (prevalentemente un corpo corificato) basterebbero solo 5 anni per ottenere la scheletrizzazione della spoglia mortale, in quanto il fine ultimo del ciclo cimiteriale è pur sempre il completo smaltimento (meno elegantemente: distruzione) dei cadaveri sin quando rimangano solo le ossa da custodire nell’ossario comune in modo indistinto e promiscuo.

 

 

Sostanzialmente, almeno per le tombe singole, il periodo minimo di permanenza nel sepolcro del cadavere era pari alla durata minima della concessione all’epoca della prima tumulazione.

 

Certi regolamenti comunali di polizia mortuaria, magari approvati anche pochi anni addietro, a tal proposito disponevano che le estumulazioni ordinarie non potessero aver luogo prima dei 30 anni, ed il limite dei 30 anni quasi sempre corrispondeva alla durata standard di una concessione per un singolo loculo.

 

Il problema gestionale di assicurare un pieno ed ottimale sfruttamento di tutti gli avelli disponibili si complica notevolmente nel caso di tumuli privati plurimi (familiari o collettivi), per i quali pur esistendo una concessione temporale valida sull’intero sepolcro, non sussista una concessione (o turno di rotazione definito) per la singola salma ivi sepolta.

 

La stessa criticità è riscontabile per le tumulazioni perpetue individuali o plurime, in cui c’è il bisogno di sgombrare loculi o nicchie già occupati per accogliere nuovi defunti senza, in qualche modo, smarrire l’identità famigliare e quindi intergenerazionale di una sepoltura collettiva pensata per riunire sine die un nucleo di memorie ed affetti.

 

Il combinato disposto dal comma 1 dell’art. 88, dal comma 5 dell’art. 86 e dall’art. 89 (che rinvia all’art. 83) del DPR 285/90 è alla base della possibilità di estumulazione con relativa raccolta di resti mortali in caso di tomba di concessione di durata superiore a 20 anni.

 

In altri termini è possibile la estumulazione da una tomba, concessa per la durata ad es. di 99 anni, effettuata per una salma tumulatavi dopo 10 anni dall’inizio della concessione e decorsi, ad esempio, 30 anni dalla tumulazione (è anzi auspicabile per far posto a nuove sepolture, ove necessario). Non si vedrebbe infatti la differenza fra questo caso (99 anni, salvo rinnovo) e l’ipotesi di perpetuità, esplicitamente consentita comma 2 dell’art. 86 del DPR 285/90.

 

Con la parola “estumulazione”, in questa fattispecie, non si intende la sola traslazione della bara dal tumulo in cui fu murata, ma l’apertura stessa del feretro, indispensabile proprio appurare se si sia in presenza ancora di cadavere (esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo prima dei 20 anni) resti mortali (risultato trasformazione post mortale di tipo trasformativo conservativo dopo i 20 anni) oppure ossa.

 

 

La ritumulazione nella stessa sede, all’inizio, non sembrava esser stata presa in considerazione dal legislatore che con il comma 2 dell’Art. 86 prescrive un turno di inumazione supplementare proprio perché la tumulazione è una forma di sepoltura altamente inefficiente che conserva le spoglie invece di favorirne il naturale disfacimento.

 

 

La sua introduzione, attraverso un formale riconoscimento di tale pratica benché con una semplice circolare, significa ancor più legittimare le cosiddette “verifiche feretro”, operazioni di cui molti nostri lettori hanno maturato esperienza.

 

Alcuni comuni, però, partendo da questo presupposto che la tumulazione sia una destinazione dei cadaveri assai critica (l’incidenza degli inconsunti sul numero dei cadaveri estumulati è altissima) vietano di fatto la ritumulazione, evitando di rinnovare la concessione in scadenza o già scaduta.

 

 

Con la formula di “verifica feretro” non s’intende ex Art 88 il controllo sulla tenuta stagna, che potrebbe esser stata compromessa dallo scoppio della bara, ma, più semplicemente, una ricognizione sulle trasformazioni post mortali del cadavere da compiere, naturalmente, a cassa aperta.

 

La circolare, visto l’art. 86/2 (inumazione per non meno di 5 anni), individua un’ alternativa ragionevole recependo ed adattando una prassi diffusa da decenni in molti cimiteri, ossia l’esame sullo stato di conservazione del cadavere per tentarne un’improbabile riduzione.

 

Prima dell’emanazione del DPR 254/03 gli inconsunti provenienti da estumulazione, in effetti, non avrebbero potuto esser direttamente cremati.

 

Dopo 20 anni di tumulazione siamo in presenza di resti mortali (anche tumulati) e, quindi, si agisce su questi esiti con sostanze biodegradanti: il risultato è che anziché occupare terra per 5 anni, si occupa il tumulo per altri 2 anni.

 

 

La procedura per recuperar spazi, definita gergalmente in alcune zone d’Italia come “spurgo” si sostanzia in questi termini: i familiari richiedono l’estumulazione della cassa e la successiva apertura, con taglio del coperchio metallico, SOLO per valutare lo stato di mineralizzazione della salma, non essendo intenzionati né ad inumarla (come, invece, richiederebbe il comma 2 dell’Art 86) né a trasferirla ad altra sepoltura: se le membra del defunto sono mineralizzate, si procede alla raccolta delle ossa liberando così un posto, mentre se non sono ancora scheletrizzate si provvede a rifasciatura e ritumulazione nello stesso sepolcro.

 

Le ossa racchiuse in cassettina di zinco potranno esser sepolte nello stesso tumulo oppure in una diversa celletta ossario.

 

Dato l’interesse degli aventi diritto secondo jure sanguinis verso gli avanzi mortali del de cuis difficilmente l’ossame rinvenuto sarà destinato all’ossario comune.

 

Se l’inconsunto è disidratato e non presenta parti molli, e quindi percolazione di liquami non è necessario l’avvolgimento della cassa con un cassone di zinco.

 

 

La circolare 10/98, la Legge 130/01 ed il DPR 254/03 per definire, in via generale, la condizione di resto mortale si rifanno al testo del DPR 285/90 (art. 86/3).

 

Logica vuole che il periodo temporale per la definizione amministrativa di resto mortale non sia più la durata della concessione, bensì di tumulazione, anche come somma di due o più periodi trascorsi in tombe diverse.

 

Bastano dunque 20 anni di tumulazione, in qualunque tomba siano stati effettuati.

Il principio dell’ordinamento italiano di polizia mortuaria, stabilito dal comma 3 dell’art. 92 e dagli artt. 93 e 94/2 del DPR 285/90 ed attorno a cui gravitano i diritti di sepoltura vantati su di un particolare sacello dai defunti già ivi tumulati e dai vivi che per ragioni morali o affettive, legate comunque allo jure sanguinis vogliano eleggere quel sepolcro in modo ideale quale loro dimora per il post mortem è il concetto di “capienza di sepolcro”, esso deve esser inteso nella sua accezione più ampia e figurale (laddove non diversamente specificato nell’atto di concessione, magari con un divieto di estumulazione o con la riserva di occupazione di una salma per un determinato manufatto)

per le diverse forme in cui si presenta o si tramuta un cadavere per effetto dei diversi fenomeni postmortali.

 

Solo così uno stesso tumulo, come specificato dalla circolare n.24/93 può ospitare un solo feretro ma anche più cassette ossario ed urne, permettendo una certa rotazione del patrimonio cimiteriale.

 

Naturalmente l’ordinario metodo di regolazione di esumazioni ed estumulazioni è l’ordinanza del Sindaco, e tale strumento, in primis, dovrà contemplare un preciso protocollo operativo, con precise indicazioni igienico-sanitarie, cui si atterranno scrupolosamente i necrofori, qualora alle operazioni non presenziasse il personale dell’AUSL.

 

Bisogna, infine, ricordare come la riduzione in cassetta ossario dei resti ossei non debba mai, ai sensi dell’Art. 87 DPR285/90 risolversi in un atto cruento volto a costringere, con la forza, la spoglia mortale entro un contenitore dalle dimensioni più anguste rispetto alla cassa in cui il de cuius fu tumulato il giorno del funerale.

 

Gli unici trattamenti consentiti all’estumulazione se il cadavere è mummificato, saponificato o corificato sono specificati dal paragrafo 3 della circolare n.10 del 31 luglio 1998, quest’elenco, tassativo e non ampliabile, non ammette deroghe.

Si potrà, ora, proficuamente meditare su questi due importanti pronunciamenti giurisprudenziali.

T.A.R. Emilia Romagna, Sez. Bologna, 31 ottobre 1988 n.. 373 La riduzione delle salme nel sepolcro familiare può essere vietata ove ciò risponda ad una precisa volontà in tal senso del fondatore o dei suoi aventi causa, fermo restando che il divieto di cui all’art. 88 comma 1 D.P.R. 21 ottobre 1975 n. 803 si riferisce a fattispecie diverse da quella relativa alla riduzione attuata mediante un processo naturale di mineralizzazione del cadavere, in quanto attiene versimilmente ad operazioni materialmente eseguite sulla salma e dirette a realizzare, con metodi artificiali, interventi coercitivi di contenimento della stessa in un ambito più angusto di quello originario.

 

Cassazione penale, Sez. VI, 13 giugno 1997, n. 8621 Atteso il chiaro disposto dell’art. 87 d.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, il consenso dei parenti del defunto non giustifica la frantumazione delle ossa del cadavere.

44 thoughts on “L’estumulazione con successiva apertura del feretro per la riduzione dei resti ossei in cassetta ossario

  1. Mariangela

    Buongiorno, vorrei avere, se possibile, una sua opinione in merito ad un avvenimento increscioso avvenuto in questi giorni.
    Mio nonno, deceduto nel 1977, è stato tumulato in un loculo in concessione trentennale, intestato a mio zio.
    Mio zio è morto nel 2009, quindi due anni dopo la scadenza della concessione. Avendo, quest’ultimo, una moglie e tre figli, costoro sarebbero dovuti subentrare nell’intestazione del tumulo.
    Oggi, il comune mi avvisa che entro 5 gg dal ricevimento della comunicazione mio nonno sarà estumulato e mi invita ad adempiere alle relative spese e a quelle derivanti dall’aver occupato illegittimamente il loculo oltre il termine di scadenza della concessione.
    Orbene, queste somme non dovrebbero essere richieste agli eredi legittimi di mio zio, in quanto intestatario originario della concessione?
    La ringrazio in anticipo per la collaborazione.

    1. User necroforo Autore articolo

      X Mariangela,

      la pretesa del Suo Comune è fondata e legittima (purtroppo per Lei!). Difatti, alla scadenza della concessione (quando nessuno è molto propenso ad accollarsi spese) gli oneri sono così ripartiti:

      1) Il costo per riattare e sanificare il loculo (cambio lapide, smaltimento rifiuti) è addebitato al concessionario
      2) le spese per la nuova destinazione dei resti mortali rinvenuti al momento del disseppellimento al parti di qualunque atto di disposizione nel post mortem, segue la regola dei rapporti di coniugio o consanguineità, sono pertanto da ritenersi onerati i parenti più stretti del defunto.

      Attenzione questo è una schema di massima, in quanto si rilevano diverse difformità procedurali, anche profonde, da Comune a Comune, sull’individuazione dei soggetti obbligati, fermo restando che la tumulazione ( e la relativa estumulazione) si configura sempre come uan sepoltura privata e dedicata, e per tale ragione comunque a titolo oneroso per il cittadino.

      Se la concessione è già scaduta, ma il loculo non è stato ancora liberato la Legge (Art. 93 D.LGS n. 267/2000) impone il recupero pro-rata dei canoni concessori non versati per tutto i periodo di occupazione “transitoria”, ma pur sempre senza un titolo di legittimazione, difatti, l’estumulazione dovrebbe esser eseguita subito, ” a caldo”, altrimenti l’inerzia dell’amministrazione nella ripetizione di queste somme dovute (è bene ribadire io concetto!) provocherebbe il cosiddetto danno erariale a carico del bilancio comunale.

    1. Carlo

      X Daniela,

      ahimè, è vero il contrario: voi tutti onerati siete obbligati in solido: della serie “…o pago io o paghi tu!”, ai sensi dell’art. 1292 Cod. Civile.

      E’ tassativamente da escludersi che il Comune si assuma spontaneamente gli oneri dell’estumulazione, altrimenti sorgerebbe per i pubblici amministratori la responsabilità patrimoniale per danno erariale ex art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

  2. fresco

    Buonasera, volevo chiedere un chiarimento in merito ad una questione relativa alla tomba di famiglia, il mio bisnonno ha acquistato moltissimi anni fa una tomba con sei posti, adesso lui è morto e ci sono gli eredi,cioè i figli e alcuni figli dei suoi figli. Il punto è il seguente, tutti i posti sono occupati adesso, quindi sarebbe necessario uno spurgo per la riduzione dei resti nelle cassettine, (infatti 4 dei defunti lì sepolti sono morti da più di 30 anni), ma due dei nove eredi si oppongono a quest’ operazione in quanto non vogliono partecipare economicamente alle spese che si devono sostenere, e hanno detto che sono contrari. Volevo a tal proposito sapere se , nel momento in cui ci fosse la necessità di ottenere un posto per un erede che quindi ha diritto ad essere sepolto in questa tomba, queste persone legalmente sono obbligate a partecipare alle spese? ci sono articoli che regolamentano questo aspetto? inoltre , per l’ingresso di una salma di un erede nella tomba, è necessaria la firma di tutti gli altri eredi? grazie mille.

    1. Carlo

      X Fresco,

      L’operazione di estumulazione (leggasi “spurgo”!) ex art. 86 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, volta a ridurre – laddove possibile – i resti ossei in cassetta ossario, al fine di liberare spazio per nuove immissioni di feretri è deliberata all’unanimità da tutti gli aventi titolo a disporre dei resti mortali, secondo il criterio dello jus coniugii (vincolo coniugale) che addirittura prevale su quello di consanguineità. SE qualcuno si oppone v’è l’improcedibilità.
      Gli oneri sono –naturalmente – ai sensi dell’art. 1 comma 7-bis Legge n.26/2001 a carico dei richiedenti, ed essi, nei confronti della pubblica amministrazione sono obbligati in solido ai termini dell’art. 1292 Cod. Civile.
      Nell’ingresso alla tomba, salvo patti diversi, di natura inter-privatistica da notificare, comunque, al Comune, per conoscenza, vale unicamente il criterio della premorienza: insomma…”chi prima muore meglio alloggia”, sino al completamento della massima capacità ricettiva della tomba, oltre la quale, giunti alla naturale saturazione lo stesso diritto di sepolcro spira ex se, divenendo non più esercitabile, per l’ovvia mancanza di posto.

  3. Daniela Tosi

    Buongiorno 40 anni fa sono morti i miei nonni adesso è scaduto la concessione. Mi è arrivato dal comune il conto da pagare x estimulazione e l’inumazione xche il corpo non è decomposto lo devono interrare x altri 3 anni. Volevo capire se sono io in qualità di nipote devo pagare visto che i miei nonni hanno ancora in vita una figlia e altri nipoti. Il comune mi dice xche chi ha comprato il loculo era mio padre che ora non c’è più. Mi sa dire qualcosa grazie.

    1. User necroforo Autore articolo

      X Daniela,

      Lei dice bene!

      a rigor di logica le spese per riattare i loculi (sanificazione, cambio della lapide, smaltimento dei rifiuti cimiteriali) competerebbero al concessionario o a chi, nel caso di suo decesso, gli sia subentrato nell’intestazione dei tumuli.

      I costi, invece, di “smaltimento” dei cadaveri indecomposti (interro supplementare o cremazione) dovrebbero spettare ai più stretti parenti dei defunti in questione, secondo la regola della consanguineità.

      Spesso i Comuni, per brevitas ed economicità del procedimento, al fine di ripetere queste somme fanno riferimento al solo concessionario, perché di più facile individuazione, senza ricorrere a dispendiose e laboriose ricerche anagrafiche.

  4. marco della penna

    Buongiorno Carlo,
    ti pongo questo quesito prima di recarmi presso un.agenzia di servizi funebri.
    Abbiamo necessita’ di effettuare due operazioni in due loculi differenti, stesso cimitero (roma flaminio). Nel loculo A c’e’ mia mamma (salma), papa’ (cassetta) e un parente (ceneri)
    Nel loculo B c’e’ mio suocero. Entrambi le salme sono decedute nel 1989
    Domanda, vorremmo spostare le salma e naturalmente urna e cassetta dentro una tomba di famiglia presente sempre dentro lo stesso cimitero. Cosa va fatto per le salme per fare si che venga sicuramente effettuata la raccolta e non, come dicono alcuni, la cremazione con zinco (cosa molto costosa).. Grazie del supporto

    1. Carlo

      X Marco,

      le due “salme” di persone entrambe decedute nell’anno 1989, per la Legge Italiana (Art. 3 comma 1 lett. b) D.P.R. n.254/2003) non sono più… salme, bensì “RESTI MORTALI”, in quanto sono già trascorsi oltre 20 anni dalla morte e dalla tumulazione in loculo. Il “resto mortale” è una strana entità medico-legale (tecnicamente cadaveri inconsunti o indecomposti) cui l’ordinamento giuridico accorda protezione sì, ma affievolita rispetto al cadavere, ad esempio consentendone la diretta cremazione con un iter amministrativo più snello e rapido: sostanzialmente essi sono sempre cremabili senza più il bisogno di produrre agli atti del Comune tutta la documentazione volta ad escludere anche il solo sospetto di morte violenta, o , peggio ancora, dovuta a fatto criminoso.

      Si procede, pertanto, così, sempre che vogliate “ridurre” ove possibile il contenuto dei feretri in cassetta ossario o urna cineraria

      1) istanza di estumulazione da presentare all’ufficio della polizia mortuaria, in cui si richieda l’apertura dei feretri per verificare lo stato di scheletrizzazione dei defunti, con eventuale e successiva raccolta delle ossa in cassetta ossario.
      2) L’ufficio cimiteri fissa la data dell’operazione, ai sensi del combinato disposto tra gli art. 75 comma 2 e 86 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 il personale in servizio presso il camposanto provvede ad estrarre i feretri dai rispettivi loculi ed alla rimozione dei coperchi delle casse.
      3) qui ha luogo la ricognizione vera e propria se i corpi sono completamente mineralizzati si recuperano le ossa, altrimenti in presenza di cadavere non mineralizzato (cioè ancora, o parzialmente intatto) le soluzioni sono tre: la ri-tumulazione della bara nello stesso o anche differente loculo, una volta nuovamente garantite le condizioni di ermeticità della cassa, qualora vi sia il rischio di perdite di liquidi cadaverici. L’inumazione, dopo aver neutralizzato la cassa di metallo. La cremazione.

      La Legge (Art. 87 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) punisce severamente eventuali gesti empi e profanatori volti a fratturare volutamente i resti morali, al fine di costringerli con la forza entro casse di minori dimensioni rispetto a quelle originali in cui furono sepolti.

      Per inumazione e cremazione ai sensi della Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 non è necessario l’impiego della cassa in legno massello con foderatura di zinco, basta un semplice imballo di cartone o legno grezzo, purchè facilmente biodegradabile, se durante la movimentazione ed il trasbordo s’avvertisse il pericolo reale di ammorbanti percolazioni cadaveriche sarà sufficiente avvolgere internamente il contenitore con un lenzuolino impermeabile sul fondo cosparso di sostanza assorbente e battericida.

      Non è vero, allora, che si debba obbligatoriamente cremare i resti mortali entro la cassa di zinco: è, infatti, antieconomico ed altamente inquinante al tempo stesso.

  5. Frank

    Gentile Redazione,

    Per una nuova immissione di feretro si verifica la necessità impellente di liberare un posto salma.

    Alcuni parenti mi hanno sottoposto un documento da sottoscrivere. Premetto che sono all’oscuro di tutte queste procedure funerarie e mi sono fidato.

    Ho, infatti, firmato una scrittura privata con la quale “acconsento, come parente più prossimo, alla riesumazione del cadavere di mia madre”, ma sono perplesso, mi pare un oltraggio alla sua memoria.

    Sono obbligato a mantenere ferma questa volontà?

    1. Carlo

      X Frank,

      Vizio di forma oppure di pura sostanza?

      Nella polizia mortuaria spesso s’assiste ad un intricato “mix” tra regole squisitamente pubblicistiche e normativa di diritto civile o di famiglia. In quadro si fa complesso…cioè interessante!

      Non entro nel merito dell’opportunità (elemento troppo soggettivo e discrezionale) dell’estumulazione. Come scrive il Manzoni ne: “I Promessi Sposi” a proposito del pavido Don Abbondio quanto al coraggio: o uno ne ha, o non può certo darselo. Se l’operazione pare troppo scabrosa o irriguardosa verso la memoria del de cuius – nulla da eccepire – sono motivazioni, di ordine anche morale, rispettabilissime…esse vantano piena cittadinanza nel nostro ordinamento giuridico. Alla fine il cuore ha ragioni imperscrutabili che nemmeno la Dea Ragione sa appieno intendere.
      Certo Lei quale congiunto più prossimo del defunto in questione è l’unico titolato a pronunciarsi, anche esprimendo eventuale Sua opposizione: contrarietà che , a questo punto, diventerebbe vincolante verso altri parenti diversamente intenzionati (almeno sino allo scadere naturale o per causa patologica, del rapporto concessorio).

      A rilevare, in senso totalmente negativo è lo strumento predisposto, magari pure con una certa malizia, (INIDONEO e, perciò, NULLO DI DIRITTO) della scrittura privata. Con essa, al massimo, i co-titolari dello jus sepulchri, cioè con un atto di natura eminentemente inter-privatistica, potrebbero, quale regolamento su cosa comune ex art. 1106 Cod. Civile, disciplinare l’uso delle nicchie sepolcrali, ovvero l’accesso delle rispettive salme nel sepolcro, altrimenti rimesso all’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi, poichè gli aventi diritto sono posti su un livello di pari ordinazione. A tale scrittura privata, tra l’altro, il Comune rimarrebbe estraneo in caso di vertenze o contenziosi, limitandosi a garantire il mantenimento lo status quo, sino alla ricomposizione bonaria della lite o alla sua risoluzione in via giudiziale.

      Gli atti di disposizione per il post mortem su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri rientrano nel novero dei cosiddetti diritti personalissimi e come tali sono assoluti, intrasmissibili (o forse solo a certe condizioni, tipo: jure coniugii o jure sangiunis), indisponibili, incoercibili ed, infine, imprescrittibili. Essi non sono atti negoziali di diritto privato., in quanto assoggettati a tutt’altra normativa specifica e di settore.

      Non possono, quindi, averle carpito il consenso, con una sola scrittura privata, Gli atti di disposizione per il post mortem sono sottoposti al regime pubblicistico delle istanze rivolte alla pubblica amministrazione disciplinate dal D.P.R. n. 445/2000, esse sono soggette sin dall’origine ad imposta di bollo. La volontà di estumulare o meno va formalizzata all’ufficio comunale della polizia mortuaria e la firma deve esser autenticata ai sensi dell’art. 2703 Cod. Civile, dal funzionario comunale preposto ad accogliere detta domanda secondo le modalità di cui all’art. 38 D.P.R. n. 445/2000.

      1. Francesco S.

        Anche io mi trovo in una situazione analoga al quesito posto da Frank.
        Espongo brevemente il fatto.
        In un loculo della tomba di famiglia di uno zio deceduto, da 37 anni è sepolta legittimamente mia sorella.
        Su pressione degli eredi della concessione cimiteriale (durata 99 anni), ho sottoscritto, con uno degli eredi concessionari, una scrittura privata con la quale “acconsento alla riesumazione del cadavere entro 90 giorni”. Preciso che nella tomba sono disponibili altri sei loculi vuoti.
        Da quanto si evince dalla risposta del dottor Carlo, la scrittura privata è NULLA a tutti gli effetti di legge e nessuno all’infuori del legittimo erede della defunta può procedere alla sua estumulazione.
        E quindi, in assenza del consenso scritto del diretto discendente, inoltrato alla polizia mortuaria comunale con firma autenticata, la defunta può riposare in pace fino a quando egli non deciderà diversamente.
        E’ giusta questa conclusione? Devo diffidare i parenti dal prendere iniziative volte ad avviare eventuali procedure di estumulazione? o cosa altro fare per tutelare la mia volontà?
        Grazie della cortese risposta.

        1. Carlo

          X Francesco,

          procedo, nell’esposizione articolando la risposta su singoli punti tematici:

          1) se Sua sorella, in vita, aveva maturato lo jus sepulchri, con tutti i crismi di legge (attualmente art. 50 comma 1 lett.) c. del Regolamento statale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, ora come cadavere (o sue trasformazioni di stato in cui sia degradato: cioè resti mortali, ossa o ceneri) ha diritto alla tumulazione in quel particolare sacello gentilizio, sino alla naturale (o per causa patologica?) estinzione della concessione 99ennale. lo jus sepulchri si acquisisce da vivi, ma è l’unico diritto ad esser fatto valere nel post mortem, e quindi a produrre i suoi effetti, quando, dunque, cessa la capacità giuridica.

          2) gli atti di disposizione del post mortem, nel ovvio silenzio del de cuius, seguono solo la regola dello jus coniugii ed in subordine dello jus sanguinis, cioè del vincolo coniugale o della consanguineità. C’è Giurisprudenza costante in materia, ossia si è formato un orientamento univoco nei Tribunali Italiani, chiamati a risolvere cause consimili. La condizione di “EREDE”, anche se in perfetta buona fede, è qui citata a sproposito (è un errore comunissimo!) poiché essa attiene unicamente a rapporti successori di tipo patrimoniale e mai ai diritti della personalità. Gli eventuali eredi, pertanto, non subentrano mai nell’esercizio dello jus sepulchri, anche dopo un primo periodo di sepoltura.

          3) Non sono, pertanto, gli eredi, ancorchè legittimi, a deliberare sulla sorte della spoglia mortale di Sua sorella: Lei vivente, la legittimazione sorge in capo solo a Lei stesso, come parente più prossimo, individuato secondo l’ordine di poziorità (laddove convergono potere di scelta + preminenza nella decisione) enucleato dall’art. 79 comma 1 II Periodo del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria.

          4) Gli eventuali atti afferenti alla gestione sulla tomba (opere manutentive o di ampliamento, rinuncia, organizzazione ottimale dello spazio residuo…), comunque sempre mitigati e limitati dal regolamento comunale di polizia mortuaria, si collocano su un piano differente rispetto agli atti di disposizione sulle spoglie mortali già tumulate e non si intersecano mai con quest’ultimi, siccome seguono differenti linee di applicazione (rectius: in alcuni casi potrebbero pure convergere, quando, ad esempio, il titolare della concessione cimiteriale, concentrando su di sè tutto il diritto di sepolcro,sia anche il congiunto più stretto del defunto di cui si chieda – poniamo – l’estumulazione, in altre circostanze essi divergono ed anche pesantemente e tale separazione è spesso foriera di liti estenuanti sino al giudizio di Cassazione.

          5) Titolare ultimo e, come tale qualificato dalla Legge, della funzione cimiteriale è il comune proprietario ex art. 824 comma 2 Cod. Civile, dell’impianto stesso; la sempre possibile domanda di estumulazione volta alla riduzione volumetrica della sepoltura (al fine di liberare posto per nuove immissioni di feretro) deve esser sottoscritta dagli aventi diritto a pronunciarsi (in caso di loro pluralità è richiesta l’unanimità, se il soggetto investito di tale potestà è uno solo il problema non si pone) ed ha natura di istanza formale, su impulso di parte, rivolta alla pubblica amministrazione e come tale è disciplinata dal D.P.R. n. 445/2000. La sottoscrizione dell’atto sarà debitamente autenticata ex art. 38 D.P.R. n. 445/2000.
          Gli atti di disposizione del post mortem sono soggetti a questa procedura aggravata, essendo “indisponibili” jure privatorum, in quanto attengono a diritti personalissimi e cioè assoluti ed incoercibili, in effetti, la Legge, sottoponendoli a tale regime speciale li sottrae al capriccio (o al mercimonio?) del privato. E’da escludersi categoricamente un procura: essa, infatti, è negozio giuridico sotteso da uno scopo squisitamente economico/patrimoniale. La scrittura privata che Lei ha firmato è solo un pezzo di carta….almeno a mio modesto avviso!

          La nullità di questa scrittura privata è rilevabile d’ufficio e da essa origina l’improcedibilità, Le conviene, ad ogni modo, notificare presso il locale ufficio della polizia mortuaria e con le modalità di cui alla Legge n. 241/1990, tra l’altro recentemente riformata, la sua opposizione motivatissima, all’operazione di estumulazione, salvo non adire le vie legali qualora il Suo diritto personalissimo fosse ingiustamente leso, compresso o, per così dire, subisse pregiudizio, in questo ultimo caso sarebbe possibile, in giudizio, il riconoscimento del cosiddetto danno esistenziale ex art. 2043 Cod. Civile, ma non mi addentro, per brevitas, in quest’ulteriore fattispecie che esula dal nucleo del quesito proposto.

  6. Carlo

    X Francesco,

    comune nella provincia di Milano, quindi regione Lombardia e io per dispetto io risponderò solo in base alla normativa statale (e non regionale) vigente, perché, qui si ragiona di atti di disposizione per il post mortem, di conseguenza diritti della personalità, i quali sono imprescrittibili, assoluti e non trasferibili (se non a determinate condizioni jure coniugii e jure sanguinis )., nonchè soggetti alla sola Legge Statale ex art. 117 Cost, poichè attengono all’ordinamento civile e ai fondamentali diritti sociali garantiti su tutto il territorio della Repubblica.

    Orbene: sulla destinazione delle spoglie mortali, anche dopo un primo periodo di sepoltura legale (ossia alla scadenza della concessione) si applica il concetto di cosiddetta poziorità (“parolaccia” in gergo giuridichese di derivazione latina in cui si fondono potere di scelta coniugato con preminenza nella decisione) scandito, nello jus positum, a chiare lettere, dall’Art. 79 comma 1 II Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285. Sovrana è la volontà del de cuius (da dimostrarsi anche in giudizio, pure a mezzo di prova testimoniale ) o nel suo silenzio prevale SEMPRE il volere del coniuge superstite, solo dopo subentrano ascendenti e discendenti di stesso livello, sino al sesto grado di parentela, l’ultimo riconosciuto dal Cod. Civile. I congiunti di pari grado, parimenti legittimati, sono posti, appunto, su un piano di pari ordinazione, cosicché essi dovranno esprimere unanime consenso per deliberare l’operazione cimiteriale (altrimenti procederà d’ufficio il Comune, con l’interro del resto mortale estumulato in campo indecomposti o lo sversamento, in forma anonima, massiva, promiscua ed indistinta delle ossa rinvenute in ossario comune).

    Tutte le concessioni di loculi sono a tempo determinato (è vietata la perpetuità almeno, in data certa, dal 10 febbraio 1976!) salvo rinnovo (o semplice proroga?) del rapporto concessorio
    I parametri contabili per calcolare correttamente il canone di concessione, al fine di evitare concessioni sotto costo o a prezzo politico) sono dettati dall’art. 117 D.Lgs n. 267/2000 e soprattutto, data la specificità della materia cimiteriale, dall’art. 4 comma 2 lett. a) e b) D.M. Interno 1 luglio 2002, emanato ai sensi dell’Art. 5 Legge 30 marzo 2001 n. 130. Non mi addentro, per manifesta incompetenza nella strategia gestionale del Comune in questione, in quanto l’Ente Locale mantiene amplissimi spazi di manovra sulla politica tariffaria.

    Sulla durata della concessione, poi, bisogna risalire all’epoca in cui essa fu posta in essere: prima del 10 febbraio 1976 sarebbero potute ancora sussistere concessioni sub specie aeternitatis, in forza del R.D. n. 1880/1942 o, risalendo ancora più a ritroso nel tempo in virtù dei precedenti regolamenti nazionali di polizia mortuaria, dopo, questa possibilità non è più stata contemplata dalla Legge, venendo così a decadere definitivamente e per sempre, naturalmente fatti salvi (tempus regit actum) i rapporti concessori instauratisi sotto l’imperio di una diversa disciplina, ancorchè ormai abrogata.

    A questo punto sono io a chiederLe: quando fu stipulato l’atto di concessione? Bisogna subito consultare attentamente questo documento ufficiale, il quale costituisce pur sempre il “TITOLO” per poter vantare diritti su suolo o porzione di edificio cimiteriale (si rammenta che il camposanto rientra ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile nel demanio comunale)
    Ricordo, poi, come l’onere della prova del diritto preteso, se si eccita un giudizio in sede civile ex art. 2907 Cod. Civile, con rito contenzioso, spetti al privato cittadino ai sensi dell’art. 2697 Cod. Civile, mentre la sentenza farà stato solo tra le parti in causa ai termini dell’art. 2909 Cod. Civile.

    Post scriptum: buona festa d’Ognissanti, data la sua imminenza!

    1. Francesco

      Buongiorno avv mi dispiace ma io nn possiedo questi documenti ieri ciò pensato posso chiedere la copia del contratto al comune e anche quella dei mie nonni poi voglio farle un altra domanda anche se credo dì averla già capita nella risposta precedente essendo defunti i mie nonni e sono in vita due mie zie siccome non vorrei fargli fare una brutta fine un domani ai resti essendo che non siamo in un ottimo rapporto possono prendere decisioni in merito a loro senza il nostro consenso essendo che io dovrei prendere la parte dì mio padre perché lui non c è più posso opporti se prendendo decisioni che a me non piacciono che non sono adatte per loro perché io ero molto legato e loro lo erano con me per quanto riguarda mio padre devo fare la volontà dì mia madre anche se non sono d accordo come ho capito che in Italia ci sono tante leggi fatte sbagliati non solo su questo lato ma sono tante grazie della sua attenzione Buona festa anche a lei

      1. Carlo

        X Francesco,

        dura lex, sed lex, come dicevano gli antichi Romani, nonché summa lex summa iniuria, nella sublime astrazione, quasi metafisica, dello scibile giuridico spesso si nascondono delle ingiustizie (o situazioni soggettivamente percepite come tali);capisco pertanto i suoi sentimenti di disappunto, ma le regole sono queste, insomma nel mondo dei diritto funerario, nel bene e nel male, funziona così!

        L’atto di concessione è un titolo formale che va gelosamente custodito, anche perchè è l’unica prova ammissibile per poter vantare legalmente ex art. 98 del Regolamento Statale di polizia mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285 diritti d’uso su una concessione cimiteriale.

        In caso di sua distruzione o accidentale smarrimento, specie per documenti vetusti, molto risalenti nel tempo, l’unica reintegrazione ammessa dalla Legge è quella consueta dell’accertamento giudiziale ex art. 2907 Cod. Civile, se non è previsto, nel regolamento municipale di polizia mortuaria, il rischioso istituto dell’immemoriale, come procedura amministrativa per acclarare la fondatezza di un diritto preteso.

        Avvocato io? sìììììì…magari, no, invece, sono un semplice giornalista-necroforo, (magari pure fallito), titolo piuttosto evanescente ed illusorio, di cui, però, mi fregio pubblicamente (anche noi beccamorti abbiamo le nostre debolezze!)

        In primo luogo si deve operare rinvio al regolamento comunale di polizia mortuaria, nel caso in cui questo contenga una definizione dell’ambito di titolarità del sepolcro e delle modalità di esercizio del diritto d’uso. In difetto di una norma regolamentare locale di dettaglio su questi aspetti, ci si deve riferire ai principi generali più volte ribaditi dalla giurisprudenza cimiteriale, che assegnano il diritto di disporre del cadavere o dei resti mortali al coniuge, ed in subordine ai discendenti (cioè ai parenti in grado più prossimo).

        Poiché non si tratta di diritti patrimoniali, per i quali potrebbe sussistere l’istituto della rappresentazione (art. 467 e seguenti codice civile), ma di diritti personali (anzi, personalissimi), si segnala come, in assenza del coniuge, sia del tutto sufficiente l’accordo dei discendenti in primo grado del defunto.
        Il principio di poziorità contiene, implicitamente, una norma ad escludendum, ossia i parenti di primo grado (nella fattispecie le Sue zie) mantengono la priorità nel decidere, estromettendo Lei quale nipote, solo in caso di loro irreperibilità o disinteresse manifesto subentrerebbe lei quale nipote dei de cuius. Nulla vieta, tuttavia, che Lei possa occuparsi direttamente della sepoltura del suoi nonni, ma occorre una sorta di atto liberatorio (o anche un silenzio/rifiuto ad assumersi eventuali oneri) da parte delle zie, non rilevano minimamente i rapporti endo-famigliari poco idilliaci.

        Per esonerare l’amministrazione comunale da ogni valutazione, è sufficiente che uno dei parenti nel grado più prossimo richieda l’operazione cimiteriale, dichiarando di agire in nome e per conto di tutti gli aventi titolo. In ogni caso, restano salve differenti previsioni del regolamento comunale di polizia mortuaria, attenzione, però, la Legge (art. 76 DPR n.445/2000) punisce le dichiarazioni mendaci, o comunque, non veritiere, asserire il falso costa caro, meglio non rischiare!

        1. Francesco

          Potrebbe fare l avvocato e molto preparato io però mi trovo in disaccordo con queste leggi sia su mio padre e sia sui miei nonni oltre a questo anche su tante altre leggi che sono studiate a tavolino per arricchire chi fa le leggi (i politici) e l Italia non si adegua mai alle Europa sui miei nonni io non dovrei prendere il posto dì mio padre e farne le veci

          1. Carlo

            X Francesco,

            Preferisco, da umile beccamorto, approfondire la mia unica, vera e smisurata passione lavorativa, ossia il diritto funerario, non mi vedo in un’aula di tribunale a battibeccare con il Pubblico Ministero o un altro avvocato, quisque suum, ossia ognuno al suo posto a sviluppare le proprie innate competenze….ed io becchino si sono proprio nato…ahimè!

            Questo, notoriamente, non è un blog di politica politicante, qua commentiamo solo la dea Legge, cercando, seppur timidamente, di offrire qualche contributo in termini di risposte ragionate ai quesiti dei lettori; ragion per cui tutti gli orientamenti (di DX, centro o SX) godono di pari cittadinanza e rispetto.

            Noto solo come la sterile polemica qualunquistica contro l’attuale establishment di governo o di opposizione (= i politici tutti rubano e si arricchiscono!) sia del tutto fuorviante; in effetti anche la giurisprudenza comunitaria europea si attesta sulle stesse posizioni l’Ordinamento Italiano, (obiter dictum: il diritto è un’invenzione degli antichi romani, quindi, sotto quest’aspetto sostanziale, non abbiamo niente da imparare da nessuno!) senza, poi, contare come i cosiddetti diritti della personalità siano frutto di una lunga elaborazione dottrinaria, della tradizione, e giurisprudenziale, lungo il corso dei secoli.

            Post scriptum: il Cod. Civile attuale, di epoca fascista, da cui si possono desumere tutti i principi di cui abbiamo diffusamente parlato, non è stato certo emanato nel più recente evo repubblicano…la mala politica, per una volta almeno, proprio non c’entra!

          2. Francesco

            Quindi io non ho potere decisionale sui miei nonni e ne su mio padre quindi mi trovo in disaccordo perché abbiamo lo stesso sangue non sono un amico 1 sono il figlio 2 il nipote quindi dovrei avere diritto anche io a decedidere comunque ha livello europeo non intendevo su questo discorso ma su tanti altri argomenti che credo non sia il forum giusto per parlarne la rigrazio nuovamente mi troverò costretto ad ascoltare la decisione dì mia madre

  7. Francesco

    Buongiorno volevo porvi una domanda in una città in provincia dì milano è sepolto mio padre ed i mie nonni non che i suoi genitori qualche giorno fa mi è arrivata una lettera da parte del comune dìcendomi che verso la fine dì novembre ci sarebbe l estumulazione dì mio padre e che per i primi dì novembre dovremmo dare una risposta se vogliamo ricomprare il loculo x altri 30 anno oppure metterlo nel terreno x 5 anni se nn e mineralizzato ora loro x i 30 anni possono chiedere 3000 euro che a me sembra esagerato molto e specialmente venti giorni prima ho chiesto il pagamento rateizzato e non si può dicono che non è da regolamento io ricordo che mia nonna diceva che lo aveva comprato può essere che lo a acquistato senza scadenza perché ricordo che diceva che non dovevamo pagare più che lo ha pagato lei poi noi ci troviamo dalla parte opposta dì milano dico noi perché siamo io mia madre e mia sorella ,mia sorella fino all anno precedente voleva comprare il loculo ora non più lo vuole portare dove viviamo noi mia madre quando è arrivata la lettera ha chiamato il comune gli ha fatto diverse domande anche quello se fosse mineralizzato se mettevano le ossa da sua madre o con suo padre dopo qualche giorno pure lei decide dì portarlo qua però la mia decisione è diversa rispetto la loro perché io verrei lasciarlo la lui non voleva stare qua a vita quando era in vita poi è vicino a suoi genitori ,mia sorella se ne andrà da qua può essere che pure io andrò via a stare dove sono nato ovviamente ,dove loro sono sepolti i miei nonni e mio padre vi rigrazio anticipatamente per le risposte

  8. SILVIA DEGIOVANNI

    Buongiorno. Mio padre è sepolto dal 1991 in una tomba di famiglia in una frazione di Casale Monferrato (Alessandria, Piemonte). Vorrei farlo riesumare e cremarne i resti per ospitarlo a casa mia, Novara, sempre Piemonte. Non so risalire ai documenti di concessione della tomba di famiglia, né ho altre informazioni o documenti nemmeno riguardanti la sepoltura. E’ possibile procedere? Ho contattato l’ufficio cimiteri di Casale e sono stati piuttosto vaghi nelle risposte rimbalzandosi la responsabilità e le competenze…. Grazie

    1. Carlo

      X Silvia, (anzi…a Silvia, come direbbe il Leopardi!).

      Stiamo ragionando su diritti della personalità, anche se declinati nell’oscuro post mortem, quindi sociali e civili, e di conseguenza assoluti, e solo per certi versi trasmissibili, pertanto incardinerò questa risposta sulla sola normativa statale di riferimento.

      Il diritto personalissimo di disporre delle spoglie mortali, nel silenzio della persona interessata, il cui volere è sovrano, quando non in contrasto con la Legge, anche dopo un loro primo periodo di diversa sepoltura, segue, per giurisprudenza costante in materia e per norma positiva cristallizzata sia nell’Art. 79 comma 1 II Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 sia nell’Art. 3 della Legge 30 marzo 2001 n. 130 solo la regola dello jus coniugii (vincolo coniugale) ed in subordine dello jus sanguinis (rapporto di consanguineità), quindi ha titolo privilegiato a decidere sulla nuova destinazione del defunto, secondo il principio di poziorità (laddove si condensano i criteri di potere di scelta e preminenza su quest’ultima) il coniuge superstite se presente, o in sua assenza i più stretti congiunti legati appunto al de cuius da consanguineità ed individuati dagli Art. 74, 75, 76 e 77 Cod. Civile, sino al sesto grado di parentela, l’ultimo riconosciuto dalla Legge. SE escludiamo per un momento lo jus coniugii, lo Jus sanguinis pone su un livello di pari ordinazione tutti i discendenti di pari grado, pertanto essi dovranno deliberare all’unanimità l’operazione cimiteriale, presentando apposita istanza in bollo al Comune (nella fattispecie Casale Monferrato) nella cui giurisdizione amministrativa si trova il feretro da estumulare e successivamente cremare. SE Lei è l’unica figlia il problema non si pone nemmeno ed è pienamente legittimata ad agire. La discendenza potrà certamente esser dimostrata con le ordinarie forme delle certificazioni di stato civile e di anagrafe, tenendo presente il disposto dell’art. 3 D.P.R. 2 maggio 1957, n. 432. A questo proposito, vanno ricordati sia l’art. 18 Legge. 7 agosto 1990, n. 241 e succ. modif., sia l’art. 43, comma 1 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e succ. modif.).

      Questa lunga premessa è noiosa ma indispensabile perché la titolarità sulla tomba di famiglia (a proposito: a chi è intestata la cappella gentilizia?) non comporta necessariamente la legittimazione a disporre della spoglia mortale, anzi le due posizioni soggettive, a volte possono pure divergere, l’essenziale, allora, è capire chi abbia titolo (solo Lei?) a richiedere: a) l’estumulazione. b) la cremazione del resto mortale. b) l’affido delle risultanti ceneri.

      Se il locale regolamento comunale di polizia mortuaria non considera procedimenti più complessi o filtri più articolati (ma non sarebbe vietato addirittura per legge, l’inutile aggravio burocratico???) o divieti specifici di cui al momento non sono a conoscenza, e seguiamo il diritto minimo applicabile (cioè quello che poi conta agli effetti concreti) si procede così, abbastanza semplicemente, dopo tutto. Sarà Casale Monferrato a concedere, per competenza geografica, l’autorizzazione all’estumulazione ed alla cremazione, (tra l’altro essendo passati più di anni 20 dalla tumulazione la cremazione è facilitata sotto l’aspetto tariffario ed dell’iter amministrativo, cosa di non poco conto!), mentre il Comune dove saranno custodite stabilmente le ceneri accorderà l’autorizzazione finale all’affido con cui si chiuderà tutto il percorso.

      Attenzione, però, a parziale correzione o integrazione di quanto asserito prima ricordo come l’Art. 2 comma 5 della Legge Regionale Piemontese n. 20/2007 in materia di cremazione per stabilire tra tutti gli aventi diritto a pronunciarsi la destinazione dell’urna in caso d’affido richieda non più il consenso unanime, bensì la maggioranza assoluta.

  9. Emanuele Carignani

    Spero in una risposta, è nata una controversia tra me e la Congrega che si occupa della “gestione” delle sepolture, nel caso specifico di mia madre. Madre morta nel 2009, domani vado a esumarne il corpo. La congrega riferisce che i termini ultimi sono scaduti nel 2011 (due anni). Attualmente, per disposto del ministro della sanità (mi sembra) il termine sia cinque anni. Il discorso è spinoso in quanto mi si calcola venti euro mese di penale per ogni mese eccedente il limite previsto: secondo loro due anni, appunto, quindi devo pagare quattro anni di penale. Alla mia eccezione che gli anni previsti in attesa dell’esumazione sono cinque e non due, la congrega mi riferisce che la legge dei cinque anni è successiva alla morte di mia madre (2009) e quindi non si applica. Spero di essere stato chiaro, voglio pagare, ma nei termini di legge e nel rispetto dei miei diritti. Tra spese e contro spese mi è stato chiesto un totale di 2100 euro, mi sembra francamente esagerato. Sperando nella Vostra attenzione attendo un chiarimento. Distinti saluti. E.C.

    1. Carlo

      X Emanuele,

      …Posso imprecare amaramente? Accidenti, doppio e triplo accidenti; ma perchè non specificate mai la Regione di provenienza, sarebbe essenziale siccome, anche se con indubbie forzature volontaristiche e velleitarie la polizia mortuaria, dopo la Legge di Revisione Costituzionale n. 3/2001 implementata poi dalla Legge ordinaria n. 131/2003, sia sciaguratamente divenuta materia di potestà legislativa regionale concorrente, attenendo – in parte – alla tutela della salute umana.
      Per questa ragione – e non certo per puro vezzo, Le Chiedo: “Da quale territorio mi scrive?
      Così, intuitivamente, da una Regione Meridionale? Per caso dalla Campania? Azzardo tale ipotesi perché al Sud sono molto diffuse le Congreghe nella gestione degli spazi sepolcrali e, soprattutto, in certi distretti amministrativi (Penso a Napoli, il suo hinterland e comuni limitrofi) si registra una cronica carenza di posti salma a sistema d’inumazione, tanto da indurre le autorità locali all’adozione di strumenti emergenziali, come appunto ordinanze contingibili ed urgenti volti a ridurre d’imperio il turno di rotazione dei cadaveri in campo di terra (= periodo legale di sepoltura) che la Legge Statale – DPR 10 settembre 1990 n. 295 recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria, con l’Art. 82 fissa, di norma, in anni 10, consentendone una sostanziale riduzione, sino ad un minimo, inderogabile, di anni 5.
      Questa possibilità di comprimere il turno di rotazione in campo di terra, prima era di competenza ministeriale, oggi, dopo il DPCM 26 maggio 2000 tale facoltà è stata devoluta alle regioni, sempre che queste con sub-delega non l’abbiano, a loro volta conferita ai comuni.
      Come dicevo prima, in tema di polizia mortuaria, la Regione può legiferare anche discostandosi – e non poco – dal Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, il quale, con andamento “carsico” continua a valere, residualmente, per le parti o gli aspetti non novellati da apposita Legge Regionale.
      Dopo questa lunga e necessaria premessa tento timidamente di entrare in medias res con alcune considerazioni, assumendo, per difetto, a riferimento la sola normativa statale.
      Innanzi tutto bisogna capire se la confraternita amministri i campi d’inumazione per conto del Comune, in una sorta di rapporto concessorio, essendo questi, in ultima analisi, il vero titolare della funzione cimiteriale, oppure sia essa proprietaria del cimitero.
      La Legge Italiana, infatti, ammette, come antico retaggio del passato, la sussistenza di cimiteri privati, purchè essi siano antecedenti al Testo Unico Leggi Sanitarie (Regio Decreto n. 1265/1934), vietato, quindi costruire nuovi sepolcreti di natura privatistica e siano soggetti alla vigilanza del Comune ai sensi dell’Art. 104 comma 4 DPR 10 settembre 1990 n. 285.
      La congrega pertanto non può violare la Legge imponendo un’esumazione forzata, prima che siano trascorsi almeno 5 anni.
      Diverso sarebbe se la fossa ad inumazione, a questo punto non in campo comune, fosse stata data in concessione d’uso, al pari un qualunque altro sepolcro privato e dedicato (si pensi alle tumulazioni tutte) , ai termini del capo XVIII DPR 10 settembre 1990 n. 285, in questo frangente la durata della sepoltura sarebbe determinata dall’atto di concessione. Ma…mi chiedo io malignamente, può un atto di natura para-contrattuale, come appunto l’atto in cui la confraternita cede in uso un posto feretro, derogare all’Art. 82 comma 3 DPR 10 settembre 1990 n. 285?
      Ad ogni modo il titolo di accoglimento in apposito campo d’inumazione privato, concesso o, addirittura, appartenente ad un Ente Morale è dato dallo statuto stesso della Congrega (bisogna esservi iscritti come confratelli o consorelle). Si richiama, tra l’altro, l’Art. 102 DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale per l’accettazione in ogni sepolcro privato (= tutte le destinazioni diverse dal campo comune) presuppone un’accurata istruttoria da parte degli uffici comunali volta ad accertare lo Jus Sepulchri.

  10. Rosaria

    Buongiorno a mia nonna dopo 30 anni è scaduto il contratto ed hanno proceduto con spurgo, senza alcuna delicatezza hanno rotto il coperchio ed hanno visto che il corpo era intatto ed hanno gettato una sostanza liquida infine l hanno rimessa nel loculo senza mettere alcun coperchio, mi chiedo è normale? Grazie

    1. Carlo

      X Rosaria,

      nota tecnica e di servizio: con il termine gergale “spurgo”, tipico delle Regioni Meridionali, s’intende sostanzialmente l’estumulazione “ordinaria”, cioè effettuata alla scadenza della concessione, finalizzata all’eventuale riduzione dei resti ossei in cassetta ossario, essa, allora, comporta necessariamente l’apertura del cofano di metallo, in funzione della verifica sullo stato di scheletrizzazione del corpo tumulato.
      Qualora questa ricognizione non dovesse sortire l’effetto sperato (= il resto mortale è ancora intatto o parzialmente incorrotto, per effetto, principalmente, di corificazione o saponificazione) la Legge prescrive alcune soluzioni di rimedio tra la quali s’annovera il cospargere l’esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo con sostanza biodegradante a base enzimatica, tale da favorire la ripresa dei processi disgregativi della materia organica, spesso inibiti, nella tumulazione stagna, dalla presenza di ambiente ermetico e bara di zinco impermeabile a gas e liquidi post-mortali.

      Quindi è ammessa la Ri-Tumulazione del defunto estumulato.

      Il nuovo confezionamento del feretro, dopo la rimozione dei coperchi, dipende dalla condizione del resto mortale: il rifascio con cassone di metallo esterno e’ d obbligo solo se si ravvisa il pericolo di percolazione dovuta ai liquami cadaverici (paragrafo 3 Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10), altrimenti basterebbe la sola cassa di legno, altri giuristi si spingono oltre considerando legittimo tumulare i resti mortali racchiusi nei contenitori di cui alla Risoluzione del Ministero della Salute n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004. (bare cartacee o di legno gresso o ancora di altro materiale “leggero” e molto economico!)

      Ad ogni modo il coperchio, almeno quello della bara lignea deve esser chiuso (o anche solo appoggiato sul bordo cassa…non formalizziamoci troppo!), per ovvie ragioni, anche di pietas e rispetto, quindi ogni diversa azione deve esser considerata illegittima, anche se non si nasconde come un maggior afflusso di aria, all’interno della cella mortuaria sia del tutto consentaneo, affinché si riattivi, nel resto mortale, la naturale ossidazione delle parti molli reliquanti, sino alla loro completa mineralizzazione.

  11. ANTONIO DI SANZO

    Il marito all’atto della sepoltura del feretro della moglie chiede una tumulazione provvisoria impegnandosi a far seppellire definitivamente la bara nel loculo di spettanza al termine della provvisorietà.
    Scaduto il termine provvisorio la parte dolente decide di non traslare più il feretro.
    Cosa può fare il Comune per far rispettare l’impegno e quindi per non creare precedenti pericolosi per il rispetto dell’assegnazione dei posti?

    1. Carlo

      X Antonio,

      domande preliminari:

      a) ma l’impegno del marito a traslare il feretro, quando fosse stato ultimato il definitivo sepolcro, è solo una promessa verbale o è stato formalizzato in un atto scritto?
      b) in subordine, è stato, in merito alla sepoltura provvisoria, stipulato un regolare atto di concessione, seppur temporaneo, con versamento del relativo canone concessorio?

      Chiedo queste cose perché la prassi assai diffusa della tumulazione provvisoria, in assenza di loculi disponibili da concedere al momento del funerale, – più diffusa di quanto non si creda – è assolutamente inammissibile e contra legem, anzi crea precedenti rischiosi per il buon governo del cimitero, e pretese pericolose, tanto più che una concessione cimiteriale, per sussistere legittimamente, come ricorda la stessa Agenzia delle Entrate, abbisogna preventivamente di un regolare atto di concessione (formula linguistica aulica ma molto efficace!) su cui fondarsi ex Art. 98 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – recante l’approvazione del regolamento statale di polizia mortuaria – come condizione ad sustantiam, affinché un privato possa vantare diritti su di un manufatto cimiteriale; altrimenti saremmo dinanzi ad un occupazione sine titulo, cioè abusiva del sepolcro, il quale, non va mai dimenticato, è un bene demaniale, con quanto ne consegua, in termini di utilizzo uti singuli e con durata a tempo determinato, da parte del cittadino.

      I rimedi possibili sono i seguenti:

      1) ricordato l’art. 102 DPR n. 285/1990 che imporrebbe ai Comuni un oculato compito di supervisione e vigilanza sull’uso delle sepolture private – quali sono le tumulazioni tutte – all’interno del cimitero, tramite apposita istruttoria di verifica del titoli formali, si tratta infatti, di controllare di volta in volta il titolo di accoglimento, il dirigente ex Art. 107 comma 3 D.Lgs n. 267/2000 con atto ricognitivo appura se la tumulazione sia legittima o meno (c’è traccia dell’atto di concessione in archivio, sono stati introitati i relativi oneri di tumulazione?) altrimenti si dispone d’ufficio (con una determina dirigenziale?) l’estumulazione con conseguente inumazione del feretro in campo comune, addebitando tutte le spese alla controparte, in difetto sorgerebbe per il comune la responsabilità per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

      2) a questo punto una sola e semplice diffida lascerebbe… il tempo che trova.
      Il comune potrebbe, forse, avvalersi del potere di auto-tutela ex Legge n. 241/1990, annullando (motivatamente) le autorizzazioni indebite impropriamente rilasciate e assegnando un termine perché i familiari del defunto “sine titulo”, procedano, a propria cura, diligenza ed onere (chiedendo le prescritte autorizzazioni ecc. ecc.) a dare diversa destinazione al feretro.

      Il problema é, semmai, quello relativo al da farsi in caso di inadempimento, per cui (da valutare) si potrebbe operare un rinvio agli artt. 2028-2032 Cod.Civile.

  12. Carlo

    X Nello,

    Legittimamente l’estumulazione si esegue alla scadenza (se per causa naturale o disfunzionale qui poco rileva) della concessione, ex Art. 86 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, che, il Comune, ha facoltà (e non obbligo!) di rinnovare (o prorogare?), di solito per un’altra volta soltanto, attraverso il perfezionamento, tra le parti contraenti, di un nuovo atto concessorio capace di novellare anche le precedenti obbligazioni sinallagmatiche prima pattuite con il precedente atto di concessione. Si parla, perciò di semplice rinnovo e non di novazione ex Artt. 1230 e 1231 Cod. Civile.

    Almeno secondo un certo filone della dottrina si instaurerebbe, cioè, un rapporto del tutto nuovo, una volta estintosi quello vecchio, magari con diverse clausole e…”codicilli”, ma avente come oggetto fisico il medesimo loculo, senza quindi il problema di traslare il feretro dalla sua attuale, definitiva collocazione sepolcrale.

    Nelle more di una norma ad hoc del Regolamento Comunale, magari pensata per sanare situazioni atipiche, è giusta e sin anche doverosa la richiesta del Comune di procedere:

    a) al rinnovo della concessione in scadenza.
    b) a liberare il loculo, quando sarà effettivamente scaduto, dal feretro ivi tumulato 30 anni fa in modo che la nicchia sepolcrale, sanificata e riattata, possa esser nuovamente assegnata ad un nuovo, diverso concessionario.

    La presenza di un regolare atto di concessione è espressamente richiesta dall’?art. 98 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 – recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria quale condizione costitutiva per la sussistenza di una concessione d’?uso di sepolcri privati, come sono le tumulazioni tutte, qualunque ne siano la tipologia o durata (max 99ennale), incluso quindi anche la specie di manufatto cimiteriale quella che abbia per oggetto un posto a tumulazione singola (loculo monoposto).

    Va tenuta anche presente la risoluzione dell?’Agenzia delle entrate n. 149/E dell’?8 luglio 2003 con cui è stato ribadito, ove necessario, che le concessioni cimiteriali, oggi tutte a tempo determinato, hanno decorrenza dalla stipula del relativo regolare atto di concessione oppure da quella, eventualmente, successiva che sia, espressamente, prevista nell’atto di concessione.

    Tuttavia, non va esclusa, ove espressamente indicata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, la possibilità che il computo degli anni di concessione abbia inizio da quando comincia il materiale ?utilizzo del sepolcro (ad esempio: con la sepoltura di feretro avente titolo d’accoglimento) o, per talune fattispecie ancora, anche dal momento del versamento del canone concessorio stabilito dal Comune perché si faccia luogo alla concessione.

    Avete, dunque, una tomba doppia – biposto – con scadenze, però, sdoppiate; di difficile gestione, perchè se la concessione, con relativo contratto, è una, unico, nell’unità di tempo, dovrebbe esser anche il termine del naturale esaurirsi del rapporto concessorio: (= tutti e due i loculi dovrebbero scadere nello stesso giorno).

    Non capisco, in tutt’onestà questa differenziazione temporale, dovuta, con ogni probabilità a fattori endogeni al procedimento comunale, che il concessionario subisce passivamente o cui, in ogni caso rimane estraneo.

    La situazione da Lei rappresentata tradisce senza dubbio un’anomalia che se si fosse seguita la genuina interpretazione dell’Agenzia delle Entrate non si sarebbe verificata.

    Si considera come, a volte, possano esservi situazioni di mancata o tardiva stipula dell?’atto di concessione non imputabili alla parte interessata (concessionario), quanto piuttosto ad elementi esterni, talvolta anche riferibili all?’attività degli uffici comunali.

    Nell’evenienza di loculo già scaduto si sarebbe in presenza di un uso indebito, illegittimo (sine titulo?) dello stesso, questo ab-uso (in senso tecnico, s’intende!) comporterebbe l?’esigenza che il comune provveda a richiedere la corresponsione delle somme per l’?utilizzo di fatto avvenuto, sulla base di tariffe vigenti o, in mancanza, di somme non inferiore ad un pro-rata annuo delle tariffe di concessione presenti nel tempo, incrementati degli interessi almeno nella misura del saggio legale (artt. 1277 e 1284 C.C.).

    In difetto, sorgerebbe, per la pubblica amministrazione, quale soggetto concedente e proprietario del bene cimiteriale, la responsabilità patrimoniale (art. 93 D.Lgs. 18 agosto 1990, n. 267 e succ. modif.). Restano salve le norme sulla prescrizione (art. 2946 C.C.).

    La Legge, per una volta è chiara, si richiama l’Art. 2963 Cod. civ per il calcolo preciso del dies ad quem.

  13. Nello

    Abbiamo la concessione di un colombaro per due posti, in cui sono tumulati i nonni (marito e moglie). Il comune ci ha avvisato che per il nonno sono scaduti i termini di trent’anni e quindi dovremmo decidere di tenerlo ancora altri venti anni, pagando 1.000 euro oppure procedere all’estumulazione per deciderne poi se cremarlo o traslarlo in ossario oppure se non mineralizzato inumarlo per altri 5 anni. Tutte operazioni comunque costose.
    Per la nonna, invece, i trent’anni scadono tra due anni. La nostra richiesta era di aspettare la seconda scadenza e di prolungare il periodo di vent’anni per entrambi mantenendo lo stesso colombaro. Ci hanno risposto che non è possibile.
    Ora mi chiedo: cosa se ne fanno di un posto vuoto in un colombaro biposto già occupato?
    Che senso ha avere fretta di aprire un colombaro per togliere una cassa, quando abbiamo già manifestato l’intenzione di rinnovare la concessione?
    E’ chiaro che pagando adesso, ci ritroveremo poi scoperti con la nonna tra diciotto anni,
    Grazie per le risposte.

  14. Carlo

    X Giovanni,
    Domanda sintetica e stringatissima la Sua…sin troppo e così mi mancano molti elementi per valutare correttamente la situazione da Lei esposta.

    Per Legge (Art. 94 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria emanato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) in sede di approvazione del progetto di costruzione di un tumulo pluriposto deve necessariamente esser indicato con precisione il numero complessivo di feretri (e di conseguenza dei loculi, poiché in ogni loculo può esser murata una ed una sola bara ex Art. 76 comma 1 DPR n.285/1990) che nel sacello mortuario potrà esser deposto. Questa norma va letta in modo incrociato con l’Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990 il quale statuisce il principio della cosiddetta RISERVA, ossia il novero delle persone aventi diritto alla sepoltura in quel particolare edificio funerario ai termini dell’Art. 50 lett. c) DPR n. 285/1990.
    Dalla concessione amministrativa da cui sorge lo Jus Sepulchri origina una comunione indivisa e solidale che pone su un livello di pari ordinazione (precedenza nell’accedere al sepolcro) tutti gli aventi diritto, in quanto titolari dello Jus Sepulchri stesso, solamente quando e se non siano stati stipulati patti contrari da notificare, comunque, puntualmente al Comune o si sia addivenuto ad uno spacchettamento, pro quota, del diritto di sepolcro, per via giudiziale (sempre che il giudice acceda alla tesi del frazionamento preventivo, con ciò discostandosi dagli orientamenti, per fortuna uniformi, espressi dalla dottrina e soprattutto dalla più alta giurisprudenza.

    Ad ogni modo, salvo diverse disposizioni locali (che non conosco!), magari pure legate alla consuetudine, sull’ordine di riempimento dei posti contenute nell’atto di concessione o nel regolamento comunale di polizia mortuaria, l’uso dello spazio sepolcrale è determinato dalla cronologia degli eventi luttuosi con l’ovvio limite della capacità ricettiva della tomba, oltre la quale lo stesso Jus Sepulchri naturalmente spira, così estinguendosi ex se senza più poter esser esercitato: insomma si tumula sin quando ci sia materialmente posto e chi prima muore meglio alloggia, magari scegliendosi il loculo con la posizione migliore.

    Attenzione, però, con le recenti tendenze (= raccolta in cassetta ossario dei resti ossei dopo un congruo tempo, o cremazione degli indecomposti dopo almeno 20 anni di permanenza nel loculo di quest’ultimi) la capienza del sepolcro (in sé non estensibile all’infinito) si dilata, e non di poco, perché secondo il paragrafo 13 della Circolare Ministeriale n. 24/1993 esplicativa del regolamento statale di polizia mortuaria in un singolo loculo, sino alla sua massima saturazione, possono esser tumulate anche diverse cassette ossario o urne cinerarie, sia o meno presente un feretro.

  15. Karl

    Vi chiedo di espormi quali sono le norme e divieti per la seguente situazione realmente avvenuta.
    Ieri nel andare al cimitero a pregare davanti al loculo di mio padre scopro che mia sorella ha inserito un altro stretto parente in una cassetta ossario nello stesso loculo.(50×70 loculo)
    Nel loculo vi era già 3 resti ossei in 3 distinte cassette zincate, quindi ora sono in 4.
    Alla richiesta di spiegazioni all’ufficio cimiteriale mi informa che già nel 1993 a mia insaputa sono state aperte le 3 cassette zincate, deposte in una unica cassetta zincata per avere più spazio.
    Sono stati mescolati i 3 resti ossei.
    Questa anno è stato inserito nello stesso loculo in cassette distinta il parente.
    Il titolare del loculo è mio padre con 2 eredi, io e mia sorella.
    E’ legale l’apertura delle 3 cassette zincate e il versamento in una unica cassetta avvenuta a mia insaputa?
    Quali errori ha commesso il Comune se ve ne sono?
    Nel regolamento cimiteriale il massimo numero di resti ossei sono 3 per i colombari, poi mi dicono che loculo non è un colombario e quindi si possono mettere un numero superiore.

  16. Carlo

    X Savino,

    La Sua interpretazione della Legge è corretta: nella fattispecie, in effetti, non si tratta di estumulazione ex Art. 88 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria volta, al trasferimento del feretro verso una nuova destinazione; essa sì comporterebbe un atto di disposizione sulla spoglia mortale de qua, che competerebbe pur sempre ai più stretti congiunti del de cuius secondo il principio di poziorità (potere di scelta coniugato con la priorità nel decidere) formalizzato in norma positiva dal disposto di cui all’Art. 79 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione, appunto, del regolamento nazionale di polizia mortuaria. In questo caso non c’è nessuna estumulazione (intesa come materiale estrazione del feretro dal loculo in cui fu racchiuso il giorno del funerale), ma una semplice rimozione di eventuale lapide e tamponatura ermetica della cella sepolcrale, al fine di inserire nel tumulo un’urna cineraria, operazione, per altro legittima, in quanto contemplata, a livello statale, anche dal paragrafo 13. 3 sub. 1 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24.

    I passaggi amministrativi sono sostanzialmente 2:

    a) in base al regolamento comunale di polizia mortuaria, all’atto di concessione ed all’Art. 93 del DPR 10 settembre 1990 n. 285 [norma quadro che opera di default] il concessionario del loculo, cioè Lei, chiede, con oneri, naturalmente, a proprio carico, la temporanea apertura dello stesso per la tumulazione delle ceneri e parallelamente dimostra la pre-sussistenza ex Art. 50 comma 1 lett. c) DPR n. 285/1990, dello jus sepulchri (= titolo di accoglimento per le suddette ceneri in quel determinato sepolcro privato).

    b) L’ufficio comunale della polizia mortuaria, con istruttoria basata, ovviamente sui soli titoli formali prodotti in allegato l’istanza stessa, e quindi nemmeno troppo strutturata, valuta la legittimità del diritto di sepoltura delle ceneri (= Jus Sepulchri) e, di conseguenza, se la risposta è positiva, autorizza la tumulazione delle stesse in quel dato loculo, previa smuratura dei tumulo.

  17. Savino

    Buongiorno, forse non è il punto più corretto per una domanda di questo tipo, ma vorrei un’informazione visto che si parla di estumulazioni. Dovremmo inserire le ceneri un un nostro parente deceduto recentemente, nel loculo della moglie. (Era la loro volontà). Il Comune ci dice che è possibile ai sensi del regolamento comunale, ma che la richiesta per aprire il loculo va fatta dalla sorella della moglie perchè è la parente più prossima della defunta già tumulata, perchè per le estumulazioni nel regolamente comunale vi è scritto così. Ma, secondo me, questa semplice apertura non è un’estumulazione perchè non viene tolto niente, ma semplicemente aperto il loculo senza aprire la cassa. Noi vorremmo evitare di chiedere il consenso di quella signora, se possibile. Non sarebbe sufficiente il consenso dell’intestatario del loculo e cioè io? Il Regolamento non dice nulla su chi deve firmare per le operazioni di “apertura” parla solo di esumazioni, di estumulazioni e di traslazioni.

  18. Carlo

    X Novella,

    La richiesta un parere alla competente Autorità Diplomatica (con relativo nulla osta, prima di agire d’ufficio) in merito alla rimozione dei sigilli mi pare un’idea sì molto formale (personalmente adoro le complicazioni!) ma anche davvero intelligente ed assolutamente appropriata, non si scadrebbe quindi nell’inutile aggravamento procedurale sanzionato dalla stessa Legge n. 241/1990.

    E poi coraggio, e soprattutto w i sentimenti di pietas; in effetti per sopravvivere decentemente nel labirinto della polizia mortuaria occorrono, per certo, cuore e cervello assieme ad altre parti anatomiche meno nobili, di cui, per pudore, taccio il nome!

  19. Novella

    Grazie delle preziose risposte…. Spiegherò ai parenti, confidando che capiscano che le leggi sono leggi. Per quanto riguarda la rimozione della cassa di legno, dovrei comunque rompere il sigillo (è infatti esterno), però siccome il sigillo è posto dall’Ambasciata d’Italia all’estero, potrei provare a chiedere all’Ambasciata se, una volta concluso il trasporto, mi autorizzano a rompere i sigilli (posto che la loro funzione è solo a garanzia del contenuto nel trasporto). Se mi autorizza chi li ha messi…. può essere una strada!? Non so, sono troppo sentimentale!!!

  20. Carlo

    X Novella (…la quale, oggi, in tema necroscopico e cimiteriale è persino più assatanata di me!)

    Bando alle ciance ed ai convenevoli, così da entrare subito in medias res, ed a tal proposito mi sovvengono queste riflessioni (si badi bene: parlo appunto di suggestioni e semplici suggerimenti perché neanch’io sono il depositario perfetto della Verità Assoluta e Rivelata!)

    Non è vietato in senso assoluto rompere i sigilli, anzi in alcuni casi è doveroso ed obbligatorio, magari per disposizione di legge o per ordine di un autorità sovraordinata rispetto all’ufficio comunale della polizia mortuaria (forza pubblica in veste di polizia giudiziaria, AUSL, Magistratura…) Rimarco il concetto: l’apertura del feretro una volta trascorso interamente il periodo legale di sepoltura per la necessaria ricognizione sullo stato di mineralizzazione del cadavere (o meglio del resto mortale) è espressamente ammessa e contemplata dalla Legge (Art. 86 comma 2 e 75 comma 2 DPR n. 285/1990), così come lo sversamento delle ossa, non richieste dagli aventi titolo a disporne, per un’ulteriore sepoltura dedicata, in ossario comune, in forma del tutto anonima, massiva e definitiva (leggasi: trattamento irreversibile equivalente ad una dispersione, seppur in ambiente confinato e dentro il perimetro cimiteriale). Per l’ossame l’unico trasbordo ammesso è quello delineato dalla Circ. MIn. 31 luglio 1998 n. 10 in materia di cremazione dello stesso, quando si dispone che le ossa, racchiuse durante il trasporto nell’apposita cassetta di cui all’Art. 36 DPR n. 285/1990 siano poi sversate in un contenitore facilmente combustibile, in modo da facilitarne sia l’inserimento nel forno, sia la cremazione stessa (molti impianti, infatti, come accade nella stessa Regione LOmbardia, per effetto di discutibili e miopi provvedimenti regionali, non sono abilitati ad abbruciare il nastro metallico con cui sono confezionate le cassette ossario). Ma una semplice circolare interpretativa è solo un atto istruttivo e non una fonte del diritto, quale invece è il regolamento statale (per le parti non implicitamente o espressamente novellate) o la legislazione locale, e ciò, per i puristi del diritto, sarebbe foriero di nuovi atroci dubbi giuridici e di ermeneutica legale.

    Alla fine della fiera bisogna intendersi su quest’aspetto di forma e sostanza: nel silenzio della Legge è legittimo autorizzare il cambio di cassetta per ossa che saranno, poi, ri-tumulate? Se ragioniamo per analogia la risposta dovrebbe esser negativa, in quanto detta manomissione sull’assetto del contenitore mortuario è sicuramente proibita per le casse da morto vere e proprie, fatta salva l’eccezione di cui all’Art. 75 comma 2 DPR n. 285/1990.

    Convengo sulla validità dell’ultima soluzione prospettata: per la Legge Italiana, infatti, la cassetta per resti ossei non ha l’obbligo della cassa in legno, come, invece, accade per i feretri, potendo essa esser ricavata solo da un semplice foglio di zinco. Perché allora non eliminare solo l’involucro esterno di legno, al fine di guadagnare qualche prezioso centimetro di spazio in più?

    Oggi sono più formalista (sì…alla formalina!!!) del solito, ma, secondo me almeno, la faccenda va affrontata in questi termini operativi, se poi per evento prodigioso ed umanamente inspiegabile le ossa in questione dovessero magicamente e nottetempo auto-traslarsi in un nuovo contenitore dagli ingombri più contenuti, ma pur sempre in linea con le prescrizioni Art. 36 DPR n. 285/1990 gli spiriti più semplici e digiuni sulle miserie delle cose funebri, griderebbero al miracolo postmoderno, mentre i più smaliziati ringrazierebbero sentitamente i Santo Necroforo di turno, essendo quest’ultimo, secondo la vulgata popolare, oscuro benefattore, protettore e patrono di noi sfortunati beccamorti!

  21. Novella

    e inoltre, se i parenti volessero conferire i resti nell’ossario comune? bisognerebbe comunque spezzare il sigillo!

  22. Novella

    Grazie gentilissimo sig. Carlo, anche io avevo pensato che il sigillo fosse a garanzia del contenuto durante il viaggio. Ciò che pensavo fosse fattibile era aprire (una volta che il viaggio si è concluso), e riconfezionare con un contenitore diverso, garantendo magari con apposito verbale e nuovo sigillo che il contenuto non era variato. Non si potrebbe così operare alla luce del sole?? Del resto, se non si potesse mai rompere un sigillo, non sarebbe nemmeno possibile aprire un feretro per raccogliere i resti da mettere in cassettina in occasione delle estumulazioni…. se completamente mineralizzato. I parenti sarebbero altresì propensi a far rimuovere il solo involucro di legno per vedere se la cassetta di zinco interna ha dimensioni più idonee. Ma secondo me la sostanza non cambia… Sono sempre a ringraziarla per i preziosissimi chiarimenti che ci aiutano ad operare nella legalità.

  23. Carlo

    X Novella,

    Si fa, ma non si dice! Queste operazioni poco ortodosse sono all’ordine del giorno nei nostri cimiteri, tuttavia in conformità alla linea legalitaria sempre tenuta da questa redazione (che io stesso condivido pienamente) debbo rilevare come l’eventuale violazione/effrazione dei sigilli apposti sulla cassetta ossario, se non disposta d’imperio dall’Autorità Giudiziaria o da quella Sanitaria, integri la fattispecie di reato di cui all’Art. 349 Cod. Penale. Il Comune non ha titolo ad autorizzare l’apertura della cassetta ossario, la quale deve rimanere sigillata. Mi spiego meglio: soprattutto in caso di trasporto proveniente dall’Estero a garanzia dell’integrità dei pietoso oggetto del trasporto funebre stesso (cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri) Le Autorità Locali Straniere e la Stessa Autorità Consolare Italiana applicano dei sigilli, non tanto per la pericolosità del trasporto, quanto proprio per evitare che nel contenitore funebre, durante il viaggio, siano trasbordate sostanze vietate dalla Legge oppure oggetti indesiderati. (Armi, stupefacenti, preziosi di contrabbando, narcodollari…). Per questa ragione la normativa spesso richiede di imprimere il sigillo, assieme ad un accurata verbalizzazione sul confezionamento della bara, della cassetta ossario o dell’urna cineraria.

    Secondo me, almeno, lo sversamento delle ossa in una cassetta di dimensioni minori è, pertanto, vietato expressis verbis, cioè per espressa previsione del Cod. Penale e poi, non dimentichiamo, come lo jus sepulchri si eserciti legittimamente sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva del sepolcro, ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990, raggiunta la quale (= punto di saturazione della tomba) il titolo di accoglimento non produce i suoi effetti e si estingue naturalmente, pur essendo in sé un diritto personalissimo e come tale imprescrittibile.

    Se, materialmente non c’è posto…chi prima muore meglio alloggia!

  24. Novella

    Arriva dall’estero una cassettina coi resti mortali di un caduto in guerra (deceduto nel ’44 e finora inumato).
    La cassettina è doppia (metallo interno + legno esterno) e sigillata ma di dimensioni nettamente superiori alla nostre misure abituali delle cassettine resti.
    I parenti, per far “entrare” i resti nel colombaro a loro disposizione, vorrebbero far aprire l’attuale cassettina e “cambiare contenitore”, se possibile, inserendo i resti in una cassettina di dimensioni “standard”. E’ possibile fare questa operazione o si viola qualche disposizine, magari militare (non me ne intendo, non so se ci sia particolare disciplina di “rispetto” per i caduti, magari obbligo di tenere intatti i sigilli o qualcos’altro.).

  25. Carlo

    Ci si può opporre all’esecuzione delle operazioni cimiteriali?

    La risposta è categorica: NO!

    Come acutamente osservato dalla giurisprudenza, Cassazione civile, 29 marzo 1957 “Il regolamento di polizia mortuaria, R.D. 21.12.1942 n. 1880, dispone che quando è trascorso un decennio dalla inumazione dei cadaveri ovvero è scaduto il periodo di concessione per la tumulazione dei feretri (salvo che si tratti di sepolture private a concessione perpetua), il custode del cimitero deve provvedere alla rimozione dei resti mortali destinando le ossa esumate all’ossario comune, ed inumando i feretri estumulati: tale adempimento non è condizionato all’assenso dei congiunti del defunto. Pertanto non costituisce reato (né nella forma di violazione di sepolcro, art. 407 C.P. né in quella di sottrazione di cadavere, art. 411 C.P.) il fatto del custode del cimitero che provvede all’adempimento suddetto senza l’assenso dei congiunti del defunto”.

    Alla scadenza del turno di rotazione per le quadre ad inumazione o della concessione per le sepolture private il gestore del sepolcreto deve procedere d’ufficio alla rimozione delle tombe, per la raccolta dei resti ossei o il trattamento previsto qualora si rinvengano esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo.

    Di solito le operazioni cimiteriali di esumazione ed estumulazione sono regolate da un’ ordinanaza del sindato impostata secondo lo chema della circolare ministeriale n. 10 del 31 luglio 1998.

    Nell’ordinanza di cui sopra si dettano criteri e modalità operative per lo smaltimento degli inconsunti che possono esser:

    nuovamente inumati (nella stessa fossa o in campo indecomposti) non con la stessa cassa, ma con un contenitore più leggero, magari di cellulosa, pasta di legno, pialla, cartone per favorire la ripresa della scheletrizzazione.(Art.86 comma 2 DPR 285/90 e Circ.Min. n.10 del 31/07/98)
    Tumulati in loculo, nicchia muraria o cappella gentilizia, occorre il rifascio della cassa solo se si rileva la presenza di parti molli, conn copnseguente percolazione di liquidi postmortali.
    Avviati direttamente a cremazione ai sensi del DPR 254/03.
    Di questa disposizione deve esser data pubblicità-notizia attraverso pubbliche affissioni nell’albo pretorio, all’ingresso del cimitero oppure direttamente sui sepolcri interessati da esumazone ed estumulazione almeno per due ragioni.

    L’ordinanza del sindaco si configura come una scelta discrezionale (perchè c’è l’opzione tra cremazione dei resti mortali o loro interro), deve, dunque, esser formalizzata in un’atto di diritto positivo quindi scritto, pubblico e consultabile da parte della cittadinanza.
    Ai sensi della Legge n. 26 del 28 febbraio 2001 anche il disseppellimento del feretri e la nuova destinazione di ossa o resti mortali all’ossario comune ovvero ad altra forma di sepoltura (cremazione compresa) sono divenuti servizio a titolo oneroso, quindi è importante individuare i soggetti che abbiano titolo a disporre dei cadaveri anche dopo il periodo di sepoltura legale e delle loro trasformazioni di stato (ceneri, semplice ossame, resti mortali) per riscuotere le relative tariffe. Solo in caso di disinteresse il costo sarà a carico del comune.

    I famigliari hanno il diritto di opporsi alla cremazione di ossa e resti mortali stabilita d’ufficio dal comune (in acso contrario vale il principio del silenzio assenso), quindi per esercitare questo loro potere che si configura come un diritto della personalità (decidere di sè stessi e dei propri cari anche per il periodo successivo alla morte) debbono esser preventivamente informati con i modi ed i tempi di cui sopra.

    Anche quando sia già avvenuta l’operazione cimiteriale senza che nessuno abbia richiesto di poter disporre di ceneri oppure ossa conviene non procedere subito con lo sversamento delle ossa nell’ossario comune o la dispersione degli esiti da cremazione (le ceneri) nel cinerario comune, poichè il diritto a disporre di cadaveri e lor trasformazioni di stato nopn si esaurisce dopo il periodo legale di sepoltura.

    Ossa e ceneri potranno sostare per un congruo tempo nel deposito mortuario del cimitero, trascorso infruttuosamente questo lasso di tempo ai sensi del combinato disposto tra gli Art.. 85 comma 1 ed 80 comma 6 verranno depositare in forma indistinta e promiscua nei due spazi (ossario e cinerario) adibiti ad accoglierle.

    Le ceneri, laddove non sia intervenuta apposita norma regionale per iomplementare gli istituti della Legge 130/01 (dispersione in natura) possono solo esser:

    Sigillate in urna e tumulate
    Sversate nel cinerario comune.
    Ai sensi del DPR 24 febbraio 2004 potrebbero anche esser custodite presso un domicilio privato, ma per ceneri provenienti da un primo periodo di sepoltura (ceneri precedentemente tumulate in cimitero, ceneri prodotte dalla cremazione di resti mortali oppure ossame esumati o estmulati) occorre una disciplina di dettaglio da individuare nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Le ossa possono solo esser:
    raccolte in cassettina ossario e tumulate (Art.85 DPR 285/90)
    cremate su istanza dei famigliari del de cuius (Circ. Min. n10 del 31 luglio 1998)
    incinerate su disposizione del sindato (limitatamente a quelle ossa che erano già collocate nell’ossario comune).

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