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  1. Vabbè, anche siamo in clima pasquale (oggi è Venerdì Santo e la Chiesa raccomanda la visita ai Sepolcri allestiti presso il Tabernacolo di ogni edificio di culto cattolico…nell’attesa della Domenica di Resurrezione) sono d’obbligo alcune riflessioni:

    1) Ai sensi dell’Art. 101 Cost. il giudice (e, quindi anche quello penale) è soggetto soltanto alla Legge, intesa come atto formale a contenuto normativo emanato dal potere legislativo (Art. 70 Cost.), quindi non dovrebbe esser oggetto di giurisdizione penale una trasgressione al DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale come tutti i regolamenti approvati con Decreto del Presidente della Repubblica è una fonte di diritto di rango secondario.

    2) La definizione giuridica di “Resto Mortale”, ossia di esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, prima delineata da due semplici atti istruttivi, quali la Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24, poi la Circ:Min. 31 luglio 1998 n. 10, è stata in fine sancita, con norma amministrativa (di eguale livello, e quindi prevalente, proprio perchè successiva, rispetto al DPR n. 285/1990) dall’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR 15 luglio 2003 n. 254. Ad oggi il “resto mortale” è un’enità medico-legale, identificabile attraverso un mero criterio temporale: è, infatti “resto mortale” (e, quindi non più cadavere ex Art. 410 C.P.) qualsiasi corpo umano ancora del tutto, o parzialmente intatto (si tratta del cosiddetto “inconsunto cimiteriale”) per effetto di saponificazione, mummificazione o corificazione, quando sia trascorso il periodo di sepoltura legale (20 anni per la tumulazione e 10 anni (almeno ordinariamente), per l’inumazione.

    3) Il trattamento per i cosiddetti “indecomposti” può essere: a) la cremazione con procedura semplificata (Art. 3 comma 6 DPR n. 254/2003) b) la sepoltura in campo di terra (Art. 86 commi 2 e 3 DPR 285/1990 e paragrafo 3 Circ.Min. 31 luglio 1998 n. 10 con cui si ammette il ricorso a sostanze biodegradanti da addizionare al feretro, riducendo a 2 anni il turno di rotazione in campo di terra) c) la ri-tumulazione nella stessa o in altra sepoltura; dovranno esser ripristinate le condizioni di impermeabilità del feretro a gas putrefattivi e liquami postmortali (Ex Art. 88 PR 285/1990) solo quando, al momento dell’estumulazione, si ravvisi, nel resto mortale, la persistenza di tessuti molli, con relativo rischio di percolazioni cadaveriche. Altrimenti è sufficiente la sola cassa lignea, o, addirittura, un semplice cofano cartaceo, di cellulosa, om comunque di materiale “leggero” ed a basso impatto ambientale ai sensi della risoluzione ministeriale p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004.

    4) La cassetta ossario di cui all’Art. 36 DPR 285/1990, pur essendo di metallo e dovendo esser sigillata (la Legge non precisa, però, se la saldatura debba estenersi ininterrottamente lungo tutto il perimetro di contatto tra le pareti laterali ed il coperchio) è indicata solo per la conservazione ed il trasporto di resti ossei, ovvero di avanzi (cranio, mandibola, femore, tibia…) completamente scheletrizzati, ossia spolpati e, dunque, privi di parti molli.

    5) In molti cimiteri italiani è invalsa l’abitudine di RI-TUMULARE i “resti mortali” non altrimenti riducibili (si tratta sempre degli indecomposti”) in un semplice cofano di zinco, privo, cioè della cassa di legno, per guadagnare spazio, al fine dell’immissione di nuove sepolture, siccome la bara di metallo è più bassa e stetta rispetto al cofano di cui all’Art. 30 DPR 285/1990, e, parallelamente, proteggere l’ambiente esterno dalle ammorbanti esalazioni cadaveriche, ancorchè residue. Si tratta di una forma di tutulazione spuria, che non trova fondamento nello jus positum, ma solo nella prassi, per altro contra legem.

    6) Per la differenza, ai fini penali, tra “cadavere” e “resto mortale” si veda la Sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione in data 9 nomembre 1999.

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