Succede in ufficio di polizia mortuaria: il qui pro quo perfetto!

Gentilissimi,
vorrei divertirvi con un piccolo cortocircuito, secondo me esilarante.

Se il sepolcro diviene da gentilizio ad ereditario, secondo il regolamento di polizia mortuaria locale, all’estinguersi dell’ultimo avente titolo della prosapia o del ramo famigliare, chi eredita – almeno il diritto sul sepolcro in sé – (sullo jus sepulchri pleno jure c’è chi dice qua e c’è chi dice là…io non mi muovo!), potrà a sua volta trasmettere jure hereditatis questo suo diritto (sto volutamente sul vago) sui generis in merito a quel determinato sepolcro, con le usuali regole che disciplinano, mortis causa il trapasso dei beni del de cuius.

Ora, se l’ultimo erede, a questo punto, muore ab intestato (ossia senza aver redatto scheda testamentaria) e non ha parenti sino al 6° grado, il suo patrimonio s’intende avocato ope legis ai beni dello Stato, così dovrebbe recitare il Cod. Civile.
Lo Stato (nella persona di quale plesso della P.A., poi?) diverrebbe de jure anche titolare di una concessione cimiteriale…che è demaniale, per sua intima natura.

Se dovesse capitare davvero, io scoppierei a ridere in pubblico: il paradosso sarebbe evidente, con il Comune a doversi magari a trovare nella spiacevole situazione di ingiungere allo Stato, di cui lui stesso è articolazione fondante, per giunta) possibili opere di manutenzione sulla tomba! Conflitto di attribuzioni? Golpe cimiteriale? Attentato agli organi costituzionali?

Non so voi, ma io non mi raccapezzerei in un simile zibaldone…..

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