Seconda ondata: picco di decessi analogo alla prima, durata più lunga

Seconda ondata: picco di decessi analogo alla prima, durata più lunga

Positivi al COVID-19 – da: Covid19 Healthdata – simulazioni acquisite alla data del 1/11/2020

Puntuale, come previsto, il COVID-19 è tornato! Anzi mai se n’era andato, ma solo sopito.
È probabile che quando leggerete queste note, scritte il giorno di Tutti i Santi 2020, nonostante gli sforzi di contenimento, la situazione sia peggiorata.

Secondo il modello matematico di sviluppo della pandemia (IHME-MS SEIR) – riconosciuto da studi internazionali (Predictive performance of international COVID-19 mortality forecasting models, visibile cliccando: QUI) come quello che più si è avvicinato nei mesi passati tra proiezioni e realtà in fatto di morti – tra fine novembre e metà dicembre 2020 – fatti salvi interventi ancor più pesanti di mitigazione dell’epidemia (leggi lockdown di zone rosse o, in caso estremo, totale), l’Italia sarà nel suo picco di defunti con COVID, con una dimensione nazionale che si può attestare tra i 700 e i 900 morti/giorno, aggiuntivi alla mortalità di periodo (poco meno di 2.000 morti/giorno).
Il range è per considerare la natura delle misure più o meno restrittive messe in campo nel nostro Paese.

Morti con COVID-19 – da: Covid19 Healthdata – simulazioni acquisite alla data del 1/11/2020

Questa volta però si ritiene che l’eccesso di mortalità si distribuirà sul territorio e non sarà principalmente concentrato, come a marzo e aprile 2020, in Lombardia e zone limitrofe.

Altra particolarità della seconda ondata pandemica sarà la forma dell’onda, più schiacciata e quindi più duratura nel tempo, anche se con un picco di altezza analoga. Questo significa che avremo una mortalità elevata spalmata in tempi più lunghi, che metterà a dura prova non solo le famiglie interessate, ma anche le strutture sanitarie prima e gli operatori del settore funebre, cimiteriale e di cremazione poi.
Sotto si può anche vedere la durata del lockdown necessario, ipotizzata dal modello di simulazione.

Lockdown previsto – da: Covid19 Healthdata – simulazioni acquisite alla data del 1/11/2020

Cosa non ha funzionato nella prima ondata e cosa si può migliorare in vista della seconda?

1) Si è riscontrato un sottodimensionamento dei posti alle morgue di strutture sanitarie e di RSA. Per porvi rimedio occorre allestire strutture mobili aggiuntive, aumentando i posti e velocizzando gli spostamenti a destinazione finale.

2) Autorizzazioni a sepoltura, cremazione e trasporto funebre: il Governo ha già cambiato le norme e quindi sarà possibile fruire della trasmissione per via telematica delle informazioni e delle autorizzazioni.

3) Trasporti funebri insufficienti al numero di defunti, anche per problemi di personale infettato o in quarantena. E qui occorre formalizzare un sistema di mutuo aiuto tra imprese funebri di territori vicini. I mezzi funebri ci sono. Occorre prevedere il personale occorrente e individuare un sistema di raccordo tra domanda e offerta. Dobbiamo fare in modo che l’intervento di mezzi e personale dell’esercito diventi un ricordo.

4) Nelle aree dove è stata massima l’intensità dei decessi si rese necessaria la creazione di depositi di feretri intermedi, anche in chiese o altri ampi luoghi di sosta, in attesa di sepoltura o cremazione. Se vi sarà aumento di posti alle morgue e parallelamente un aumento della ricettività in cimiteri e crematori, si potrà limitare a casi eccezionali l’uso dei depositi intermedi.

5) Aumento della potenzialità ricettiva dei crematori funzionanti. Una soluzione idonea è quella di dotarsi di container frigo o mezzi refrigerati nei pressi dei crematori per incrementare la possibilità ricettiva e parallelamente allargarne il nastro orario di operatività. Oppure utilizzare, se vi sono posti feretro in loculo liberi, nelle vicinanze. Misure che possono quasi raddoppiare la numerosità di cremazioni giornaliere effettuate.

6) Nuove disponibilità di sepoltura, con la liberazione preventiva di posti in loculo in cimiteri di zona ed uso immediato di sepolture a terra, in casi eccezionali con ampliamento del cimitero.
I veri problemi emergeranno nei territori del Centro e del Sud e isole e un po’ dappertutto nelle città metropolitane già in difficoltà per carenza di manufatti.
La soluzione più semplice è quella di aprire l’uso di tombe già presenti anche alle persone “benemerite”, amiche o conoscenti degli aventi titolo. All’occorrenza si può pensare alla requisizione di posti liberi. La soluzione permetterà di assorbire l’eccesso di mortalità con minor affanno e poi, passata questa ondata, di movimentare i feretri in sepolture definitive o avviarli a cremazione, con tempistiche adeguate.

Il COVID-19 potrebbe dare una scossa importante al nostro sistema funebre, cimiteriale e di cremazione, perché ha già rotto equilibri o disequilibri che si trascinavano da troppo tempo.
Ad esempio ha reso immediatamente percepibile che la creazione di un’efficiente rete di crematori, la quale permetta di dotare di impianti la metà del Paese che è ancora sottodotata, non può essere fermata dalle lamentele dei movimenti NO-CREM. Gli argomenti dei cremazionisti diventeranno sempre più forti.

Questa situazione pandemica ha poi evidenziato in tutti i soggetti della filiera funeraria una scarsa conoscenza di come ci si deve comportare in situazioni di ampio contagio, con l’emergere prepotente di un bisogno formativo rilevante.
La necessità di organizzare su scala locale dei piani pandemici specializzati per il settore funebre e cimiteriale si è poi scontrata con una impreparazione a redigere modelli evolutivi della mortalità stressata e ad elaborare, almeno per le medio-grandi città, stress test per valutare la capacità di reazione ad aumenti imprevedibili della domanda di ricettività delle morgue, di trasporti funebri, di sepolture e cremazioni.
Argomento su cui si incentra l’annuale forum della Utilitalia Sefit, proprio per fornire gli strumenti conoscitivi basilari.

La possibilità di far funzionare la rete dei crematori alla massima potenzialità concessa dalle strutture, in deroga a molte limitazioni oggi esistenti, nonché integrarla con crematori facilmente trasportabili ed installabili (containerizzati), dislocati dall’Autorità governativa laddove necessario, è una delle maggiori carenze normative di emergenza, visto che sono mesi che gli esperti del settore stanno evidenziano questa esigenza.
Occorrono poi rapide modifiche delle norme sui prodotti da utilizzare per il confezionamento delle bare, purtroppo ancora troppo legate a vecchie legislazioni, che hanno oltre 50 anni di età.
È veramente deprecabile che si continui a pretendere di inumare feretri con, oltre la cassa di legno, pure quella di zinco. Questo forse può andar bene per casi eccezionali, ma non certamente per situazioni di epidemia diffusa con caratteristiche virali come la SARS-COV2.

Concludo con due annotazioni che sembrano lontane, ma che invece ritengo importanti:

a) serve in Italia l’introduzione ed il sostegno della previdenza funeraria, per creare una sorta di cuscinetto di salvaguardia per le famiglie in difficoltà finanziarie, quando hanno un decesso. In altri Paesi europei (ma anche a livello mondiale) l’impatto finanziario del COVID non è stato così pesante come in Italia, proprio perché il sistema assicurativo ha permesso il pronto pagamento delle prestazioni assicurate e anche un mantenimento del livello qualitativo del funerale prescelto in tempi normali.

b) L’adesione da parte dei Paesi europei ancora mancanti (tra cui l’Italia) all’Accordo di Strasburgo sui trasporti funebri internazionali, più recente rispetto all’accordo di Berlino e quindi con la possibilità di utilizzo di materiali più moderni e modalità semplificate.

Resta sempre l’auspicio che il Governo ponga mano alla legislazione di settore, sia emergenziale che ordinaria. E poi, in previsione dei tempi che verranno, occorre tanta fortuna, pazienza e capacità di adattamento.

(anticipazione dell’articolo in via di pubblicazione su Oltre Magazine novembre/dicembre 2020)

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