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Lombardia e Veneto: conflitti ed antinomie sul trasporto “a cassa aperta”: procedure a confronto. — 5 commenti

  1. X Maria-Antonietta,

    GRAZIE! Non so quale ruolo Lei ricopra nei plessi del Suo Comune Le Leggi Regionali pongono l’Ufficiale di Stato Civile dinanzi a spinosi ed inquietanti interrogativi, anche perchè lo Stato Civile è funzione meramente statale solo demandata per il suo svolgimento ai Comuni.
    Una Legge Regionale non dovrebbe mai insinuarsi nella materia dello Stato Civile (il cui “Vangelo è rappresentato dal D.P.R. n. 396/2000) sottoposta esclusivamente alla potestà legislativa dello Stato Centrale e questo per Costituzione.
    Attribuire nuovi compiti all’Ufficiale di Stato Civile con norma regionale è, quindi (o meglio SAREBBE!) altamente illegittimo, ma se non interviene la Consulta con una sua pronuncia storica a porre freno al proliferare incontrollato di queste leggi e leggine, spesso redatte con la maldestra tecnica del Copia-Incolla, assisteremo entro breve tempo alla completa disgregazione del nostro sistema funerario che ha goduto sempre (dall’Editto napoleonico di SAINT CLOUD in poi) di una certa lineare continuità spazio-temporale.
    Colpevolmente il Parlamento è silente ed i Consigli REgionali sono troppo permeabili alle single issues di particolari gruppi di pressione (leggasi lobbies legate al mando dell’imprenditoria funebre privata) i quali nell’inerzia dei pubblici poteri deputati ad assumere le decisioni politiche (quelle vere e di ampio respiro!) pretendono di cucirsi addosso legislazioni ad hoc…e se ne vantano pure in pubblico!
    Segnalo come un’analoga Legge Regionale (quella Veneta) nella pretesa di assorbire le autorizzazioni al trasporto in quelle per sepoltura o cremazione abbia prodotto, nelle autorità locali una parziale sconfessione/retromarcia, in cui l’assessorato competente, con notevole arrampicata sugli specchi, propone una lettura della disposizione oggetto del contendere in ottica logico sistemica con la disciplina nazionale di riferimento obbligato (Capo IV D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285). Orbene in forza di quest’interpretazione si otterrebbe una reviviscenza degli artt. 23 e segg. D.P.R. n. 285/1990, fonte regolamentare dalla quale il Veneto, in nome di una mal congeniata autonomia, vorrebbe addirittura prescindere.
    Piccola provocazione (giusto per ridere!) Le Legge Regionali scontano il limite invalicabile della competenza geografica, cioè valgono solo ed esclusivamente entro i confini della Regione che le ha promulgate. E quando dovessero sussistere rapporti di extra territorialità ad esempio con un trasporto funebre che, per tragitto e destinazione coinvolga più Regioni?
    La risposta è semplice se non v’è accordo di reciprocità almeno tra Regioni Limitrofe si applica unicamente il regolamento nazionale di polizia mortuaria, il quale anche se un po’ –invero – vetusto è pienamente in vigore. Questa teoria del doppio binario, in nome di una sballatissimo federalismo all’italiana è assai perniciosa e foriera di guai ermeneutici. Lei non trova?

    • Gent.mo Carlo,
      la sua analisi è lucidamente ed impietosamente realistica.
      Io trovo che la disgregazione del sistema funerario non sia degna di uno Stato di diritto che dovrebbe basarsi innanzitutto principio di legalità. Ormai però, questo principio cede sempre più il passo ad interpretazioni “a sentimento” della legge ed alla polverizzazione dello Stato di diritto sotto la spinta di interessi particolaristici delle lobbies di turno (o a volte della semplice ignoranza). Conseguenza di ciò è che noi “operatori” che siamo tenuti all’applicazione delle leggi, non sappiamo più che pesci prendere ed i cittadini sono esposti ad ogni forma di discrezionalità ed arbitrio. Il medioevo è alle porte e questo, per il diritto e per il genere femminile (al quale mi pregio di appartenere) non è una bella notizia…

  2. X Maria-Antonietta (Che, ormai, è una fans sfegatata di questo blog)

    La convulsa stagione delle Leggi Regionali ha lentamente scardinato anche i principi base dell’Ordinamento Nazionale di Polizia Mortuaria (R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 e D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285). La Legge Regionale Sarda mutua molti suoi istituti (anche piuttosto controversi) dalla Legge Regionale Veneto n. 18/2010, tar cui, appunto si annoverano le autorizzazioni al trasporto assorbite dal titolo di sepoltura, in questo discostandosi molto dal Capo IV D.P.R. n. 285/1990, il quale prevedrebbe pur sempre un’autorizzazione amministrativa rilasciata dal Comune.
    Una norma di Legge approvata e promulgata è tale (cogente, obbligatoria e valida erga omnes) sino a quando, una volta impugnata secondo Costituzione,, non venga dichiarata illegittima dalla Consulta, e quindi espunta dall’Ordinamento Giuridico. Il nuovo regime del trasporti funebri in Sardegna purtroppo è questo e va rispettato.
    Si segnala come l’autorizzazione alla tumulazione/inumazione di cui all’art. 74 D.P.R. n. 396/2000, attenendo alla materia dello Stato Civile afferisca ai servizi di cui all’art. 14 D.LGs n. 267/2000, mentre l’autorizzazione al trasporto rientrerebbe tra quelli enumerati dall’art. 13 D.Lgs n.267/2000. Cambiano quindi le competenze e le rispettive sfere d’intervento, nella ripartizione dei poteri e delle potestà tra Stato e Regioni.
    Per questa ed altre ragioni che, qui, sarebbe ozioso enunciare, la “lunare” Legge Regionale Calabrese è stata oggetto di impugnativa da parte del Governo avanti la Corte Costituzionale, consiglio vivamente di continuare ad applicare il dettato della Legge Regionale Sarda – per ora – così per come essa è, e di rimanere alla finestra, magari fischiettando “Albachiara”, celeberrima hit vasscorossiana, in attesa di possibili sviluppi chirificatori, quando la Consulta deciderà di pronunciarsi sul caso calabrese, poichè ci potrebbero essere forti ripercussioni in tutta la normativa funeraria locale.

    • E’ vero, sono una vostra fan sfegatata perchè siete tempestivi ed estremamente professionali e preparati. Grazie mille per la risposta, che accolgo senza riserve. Credo che ci risentiremo presto…

  3. Buongiorno, la Legge Regionale Sardegna 2 AGOSTO 2018, N. 32, all’art.Art. 23 prevede:
    Autorizzazione al trasporto funebre
    1. Il trasporto funebre è autorizzato dal comune nel quale è avvenuto il decesso.
    2. L’autorizzazione all’inumazione, alla tumulazione o alla cremazione, rilasciata dall’ufficiale dello stato civile, vale anche come autorizzazione al trasporto.
    3. Quando la sepoltura o la cremazione avviene in ambito regionale in un comune diverso da quello che ha rilasciato l’autorizzazione, l’impresa che esegue il trasporto avvisa il comune di destinazione.
    L’art. 339 del T.U.LL.SS. 1265/1934 prevede che i trasporti di cadavere da comune a comune siano soggetti ad autorizzazione (del Sindaco).
    Che fare? Si osserva la Legge Regionale, anche se in palese contrasto con la normativa nazionale oppure si applica la Legge Regionale solo nell’ambito del Comune di decesso?
    Grazie

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