cremare resti mortali

I cadaveri durante la loro permanenza nella tomba, sia essa una fossa di terra oppure un tumulo, sono soggetti a diverse trasformazioni di stato intermedie prima di degradare a semplice ossame e, quindi, in polvere secondo il celebre monito biblico (et in pulvem reverteris!).

L’attività cimiteriale è ciclica e non ad accumulo, è, dunque, finalizzata alla scheletrizzazione dei corpi e non al loro mantenimento nella condizione di integrità immediatamente successiva al decesso, proprio per assicurare spazio alle nuove sepolture; quindi, dopo il periodo di sepoltura legale, si eseguono le operazioni di esumazione o estumulazione volte a rimuovere le vecchie tombe (con il loro contenuto), così da poterle riutilizzare.

Dal 10 febbraio 1976, da quando entrò in vigore il vecchio regolamento di polizia mortuaria per ogni cadavere, anche tumulato, deve esser fissato un tempo massimo di sepoltura (coincidente, quasi sempre, con l’esaurirsi della concessione) oltre il quale procedere con il disseppellimento proprio per verificare l’avvenuta mineralizzazione dei tessuti organici e provvedere alla raccolta delle ossa. Sono, infatti, vietate le concessioni perpetue.

Particolari condizioni ambientali, chimiche e fisiche possono inibire, rallentare o modificare radicalmente i processi di normale decomposizione della materia organica di cui consiste il corpo umano, quindi non è sempre vero che all’atto dell’apertura della tomba si rinvengano solo ossa, spesso, in effetti, i corpi sono ancora incorrotti (per effetto dei fenomeni postmortali di corificazione, saponificazione o mummificazione) o solo parzialmente intaccati dalla putredine.

Il maggiore dei problemi gestionali per i cimiteri italiani è proprio questo: i morti non si scheletrizzano nei tempi e nei modi previsti!

Da circa 10 anni a questa parte si rileva con sempre maggior frequenza come le salme sepolte in terra, nei loculi o nelle tombe, decorso il periodo usuale di sepoltura (rispettivamente 10 e 30-35 anni) abbiano elevate percentuali di mancata o imperfetta scheletrizzazione.

Questo dato tendenziale, inizialmente avvertito nel corso delle esumazioni decennali (20% di inconsunti, con punte in zone umide del 70-80%) è in effetti la sommità di un iceberg, perché solo in questi, e nei prossimi anni, cominceranno ad entrare in rotazione i loculi o i posti salma in tomba frutto della crescita delle tumulazioni degli anni sessanta. Già in molte città si avvertono percentuali di indecomposti che variano fra il 20-30% e il 50-60% ed anche più in caso di estumulazione.

Ci si è quindi cominciato a chiedere quali fossero le cause di un simile trend negativo, tenuto conto che spesso i terreni di inumazione erano gli stessi (e in certi casi si era addirittura determinato un abbassamento delle falde superficiali per effetto di forti emungimenti dai pozzi) capaci, in passato, di garantire una certa efficienza “mineralizzante”.

E’ stato, inoltre, per certi versi sconvolgente constatare come nella tumulazione più si seguiva alla lettera la norma di legge e più si ottenevano risultati pessimi in termini di efficacia “mineralizzante”.

In pratica l’ impermeabilità ai liquidi e ai gas della bara e della cella muraria, unita magari alla puntura conservativa, determina condizioni di prolungamento nel tempo dei fenomeni di scheletrizzazione.

A partire dagli anni ‘90 si comincia ad avvertire l’esigenza di una norma con cui affrontare questa difficoltà strutturale, ossia lo smaltimento di cadaveri dissepolti ma ancora intatti che, non potendo esser ridotti in cassetta ossario o in ossario comune, continuerebbero ad occupare per ancora molto altro tempo posti feretro, riducendo, così, la capacità ricettiva del camposanto per i nuovi morti.

L’attuale regolamento di polizia mortuaria è varato il 10 settembre del 1990, ma, con una certa miopia, non introduce nuovi strumenti operativi, limitandosi a prescrivere per gli inconsunti estumulati un ulteriore periodo di interro, ed, ovviamente, in sede di calcolo del fabbisogno cimiteriale, ovvero del dimensionamento dei campi a sistema di inumazione, si dovrà appunto considerare questa ulteriore esigenza in termini di fosse.

Prendere coscienza di una problema significa anche dotarsi di un linguaggio tecnico-giuridico con cui, poi codificare le disposizioni normative per risolverlo o, quanto meno arginarlo: il cadavere mummificato, corificato o saponificato rappresenta un’entità medico legale di difficile interpretazione, invece il legislatore per uniformare i protocolli operativi della complessa macchina chiamata “polizia mortuaria”, decide, in diversi passaggi, ma con un obiettivo di fondo chiaro, di adottare una definizione amministrativa ed uniformante, basata su un criterio temporale, prima con la Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10, poi con la Legge 30 marzo 2001 n. 130 ed infine con il DPR 15 luglio 2003 n. 254: da questo momento i cadaveri indecomposti sono detti “Resti Mortali”, ossia esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo a prescindere dal loro stato di reale conservazione (completo prosciugamento, presenza di parti molli…), se sono trascorsi almeno 10 anni dalla loro inumazione o 20 anni dalla loro tumulazione.

Quindi i cadaveri inconsunti, se dalla prima sepoltura sono passati gli anni di sepoltura legale (10 per l’inumazione, 20 per la tumulazione), cessano di esser tali e divengono resti mortali, ossia una nuova fattispecie cimiteriale cui l’ordinamento giuridico italiano riserva riconoscimento e protezione affievoliti rispetto al cadavere.

Prima, in mancanza di una norma positiva, anche la giurisprudenza più autorevole della Suprema Corte di Cassazione aveva oscillato non poco sul concetto di cadavere ora estendendolo sino alla completa dissoluzione dello stesso in ossa sciolte, ora limitandolo al solo corpo umano privo sì delle funzioni vitali, ma dotato di tutte le fattezze anatomiche ben riconoscibili e tali da suscitare sentimento di pietà e devozione verso i defunti.

In linea teorica anche all’interno dell’architettura normativa del DPR 285/90 è sempre consentita la cremazione dell’esito del fenomeno cadaverico trasformativo conservativo su richiesta dei familiari aventi titolo (a meno che non vi fosse un divieto espresso in vita dal de cuius). Per coloro che sono morti dopo il 1990 vale inoltre il criterio del silenzio assenso, cioè ai familiari si sostituisce il Responsabile del cimitero quando sia stata data opportuna pubblicità della destinazione finale di tali inconsunti, previa decisione del Sindaco con apposita ordinanza, ma vi sono due fortissimi limitazioni altamente paralizzanti:

* l’impossibilità di cremare cadaveri di persone decedute quando vigeva ancora il vecchio regolamento di polizia mortuaria (in regime di DPR 803/1975 si sarebbe potuto dal luogo alla cremazione solo dietro espresso volere del de cuius senza che tale volontà potesse esser surrogata o integrata dai famigliari dello stesso).

* L’obbligo di un turno supplementare di inumazione per gli indecomposti estumulati, con l’implicito divieto, quindi, di cremare l’indecomposto subito dopo l’estumulazione

In regime di DPR 285/90 solo laddove si fossero verificate condizioni oggettive di carenza di spazi cimiteriali il Sindaco avrebbe potuto emettere una ordinanza (ma sono casi estremi) con la quale cremare subito anche esiti di fenomeni cadaverici di persone morte prima del 1990, così come ricordato dallo Stesso Ministero della salute in risposta allo stesso quesito posto da due distinti comuni con p.n. 400.VIII/9Q/1686 e 400.VIII/9Q/2515 ambedue del 4/7/2003.

La grande rivoluzione avviene con l’emanazione del DPR 15 luglio 2003 n. 254, esso, essendo una fonte di pari grado rispetto al regolamento di polizia mortuaria può intervenire sul suo testo per cambiarne l’assetto anche con potere “abrogante”, così come conferma lo stesso Ministero della Salute con risoluzione n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003: “A parziale modifica ed integrazione del citato articolo 86 del tuttora vigente regolamento di polizia mortuaria di cui al decreto del Presidente della Repubblica n.285 del 1990, è consentito autorizzare, ad istanza degli aventi titolo, anche la cremazione dei resti mortali provenienti da estumulazione alla scadenza del prescritto periodo ventennale, senza alcun obbligo di una preventiva, ulteriore fase di inumazione di durata almeno quinquennale” .

Da questo pronunciamento della stessa autorità sanitaria statale emerge sempre come centrale l’elemento della volontà, che è una costante di tutta la legislazione in tema cremazione.

Questa volontà può risolversi in:

* atto di disposizione in termini di diritti personalissimi e di pietas (il dar sepoltura attiene alla sfera più intima delle relazioni giuridiche e parentali).

* Una decisione (cioè un potere discrezionale esercitato da un soggetto a rilevanza politica) che attiene alle funzioni del sindaco e va formalizzata con opportuna pubblicità notizia in un’apposita ordinanza.

Come manifestare allora la volontà per la cremazione dei resti mortali?

il diritto a disporre dei cadaveri non si esaurisce in seguito alla prima destinazione degli stessi, ossia dopo il periodo legale di sepoltura.

Circa all’opzione cremazionista per resti mortali ed ossame (inconsunti), si pensa debbano trovare applicazione le norme contemplate per la cremazione delle cadaveri al momento immediatamente successivo al decesso, specie per quanto riguarda la priorità tra coniuge e parenti nei vari gradi e, nel caso di difetto del coniuge, la possibile pluralità di persone nello stesso grado (indipendentemente dalla linea di parentela o dalla sua ascendenza o discendenza). E’ sempre richiesta un’autorizzazione da cui, però, deve emergere solo la volontà di cremare il resto mortale o le ossa. Non è più necessaria, infatti, la procedura aggravata volta ad escludere la morte sospetta o dovuta a reato.

La cremazione dei resti mortali e delle ossa può esser deliberata d’ufficio da parte del comune quando vi sia disinteresse da parte dei familiari del defunto. La loro opposizione o contrarietà alla cremazione, invece, deve sempre esser rispettata.

Il disinteresse si qualifica come un atteggiamento inequivoco protratto per un tempo sufficientemente lungo e certo o quale mancanza di soggetti titolati a decidere sulla destinazione alternativa di ossa e resti mortali.

Secondo un certo filone del dibattito tra gli studiosi della materia funeraria l’assenso all’incinerazione degli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo provenienti da esumazioni ed estumulazioni ordinarie o delle semplici ossa non sembrerebbe richiedere requisiti particolari di forma, come accade, invece, per incinerare un cadavere,se non quello della sua dichiarazione resa al competente ufficio (potrebbe esser anche quello del cimitero) da parte di chi è legittimato a richiedere ed ottenere la cremazione dei resti mortali. Altri giuristi si spingono ancora oltre con una lettura più estrema del DPR 254/2003, a loro avviso addirittura gli aventi titolo non esternerebbero neppure una volontà ma un semplice assenso (cioè una non contrarietà) qualora il comune attraverso l’ordinanza che regola le estumulazioni avesse previsto in via generale la cremazione come trattamento dei resti mortali.

Tale assenso non avrebbe natura di istanza rivolta alla pubblica amministrazione, né rientrerebbe tra le dichiarazioni sostitutive di cui all’art. 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 poiché il procedimento non avrebbe luogo ad impulso dei familiari, come avviene, invece, per la cremazione dei cadaveri.

Questo aspetto sembra un sofisma, ma è molto importante, perché rimarca la profonda differenza tra cadavere e resto mortale: Ad esempio: l’autorità comunale non può deliberare d’ufficio la cremazione di un cadavere (se non vi siano gravissimi pericoli igienico sanitari per la salute pubblica come in caso di epidemie o reali rischi di infezione endemica) perché per cremare un cadavere anche in caso di silenzio del de cuius, occorre pur sempre la volontà non sostituibile da terzi estranei, dei più stretti famigliari, e se si registra l’inerzia di quest’ultimi per la legge italiana la naturale sepoltura di un defunto è solo l’inumazione.

Se seguiamo questa logica di giusta semplificazione basterebbe, dunque un’autodichiarazione degli aventi titolo ai sensi del DPR 445/2000.

Per oppure ossa o resti mortali non richiesti si possono adottare provvedimenti autorizzatori contestuali e cumulativi (una sola autorizzazione per più resti mortali oppure per ossa appartenute a diversi cadaveri).

La dottrina si interroga ancora su questo dilemma: “il divieto di cremazione da parte del de cuius si estende solo al suo cadavere o anche ai resti del suo cadavere?”. Cadavere e resto morali sono due fattispecie distinte e non più sovrapponibili, il divieto di cremazione, pertanto, andrebbe limitato al solo cadavere (inteso come corpo unano ancor integro subito dopo la morte) e non dovrebbe spingersi oltre.

Diversa, invece, sarebbe un’inibizione legata alla durata di una concessione. Esempio: concessione di 90 anni con assoluta proibizione di estumulare un feretro per ridurne o bruciare i resti mortali. In quest’ipotesi il resto mortale sarebbe cremabile solo al naturale estinguersi del rapporto concessorio.

91 thoughts on “cremare resti mortali

  1. Omar

    Sono un Impresario funebre della Lombardia e ho un quesito da porre: sono stato incaricato da una famiglia di procedere all’estumulazione di un parente dal loculo e di portare i resti mortali al forno crematorio per la cremazione e di riportare le ceneri in cimitero in un cinerario. Quando andrò ad emettere fattura dovrò farlo esente i.v.a. o dovrò applicare l’aliquota al 22% ? grazie

    1. Redazione

      Per Omar
      1) la estumulazione non è attività funebre, bensì attività di servizio cimiteriale, soggetta ad IVA ad aliquota intera se svolta da soggetto diverso da Pubblica Autorità (Comune), cioé se è fatta dal gestore del cimitero.
      In base alla norma vigente nella Regione Lombardia (art. 33 comma 4 del regolamento regionale 6/2004 in materia funeraria) alla sua impresa funebre è inibito svolgere direttamente tale servizio (estumulazione). Occorre quanto meno la separazione societaria.
      “4. I soggetti autorizzati all’esercizio di attività funebre non possono:
      a) gestire obitori, depositi di osservazione, camere mortuarie all’interno di strutture sanitarie o socio-sanitarie;
      b) effettuare denuncia della causa di morte o accertamento di morte;
      c) gestire cimiteri, ivi compresa la loro manutenzione. Qualora il soggetto svolga anche tale attivitàè d’obbligo la separazione societaria ai sensi dell’articolo 9, comma 3, della legge regionale.”

      Più correttamente il Comune dovrebbe svolgere una gara per l’affidamento del servizio di gestione del cimitero (ivi compresa la estumulazione) e, a seconda che si tratti di appalto di servizio o di concessione di servizio, cambia la situazione fiscale. Nel caso di appalto di servizio la ditta vincitrice svolge un servizio per il Comune e fattura a questi con IVA la 22%. Il Comune ha il rapporto col cittadino e fa pagare la tariffa per l’importo stabilito dall’Organo competente (GM) e tale tariffa è fuori campo d’imposta. Se, invece il Comune concede ad un terzo la gestione del servizio cimiteriale il terzo fattura direttamente al cittadino ad aliquota IVA piena (22%).
      2) L’impresa funebre, se incaricata da un avente titolo (familiare del defunto) di effettuare un trasporto funebre (e il trasporto di urna cineraria sicuramente lo è) può fatturare tale importo in esenzione di IVA, ex art. 10 DPR 633.
      3) Diversamente il trasporto di un contenitore di resti mortali, ad avviso di chi scrive, non è detto che sia configurabile come trasporto funebre. Potrebbe rientrare nell’attività funebre ove fosse esplicitamente previsto dalla norma regionale in materia. Pertanto se la regione di appartenenza ha individuato senza ombra di dubbio e con legge/regolamento attuativo di legge regionale il trasporto di resto mortale come attività funebre e se lo stesso è stato commissionato da familiare avente titolo del defunto, è plausibile ritenere che questo trasporto sia anch’esso in esenzione IVA. Se invece il trasporto è commissionato dal gestore del cimitero o dal Comune, potrebbero non essere considerate pompe funebri, ma attività di servizio e quindi applicabile l’Iva ad aliquota intera (22%).

      1. Omar

        Ma quindi…se il comune tramite i suoi addetti provvede all’estumulazione ed io come impresa (visto che il comune non lo fornisce) provvedo a fornire al familiare del defunto il contenitore per la salma indecomposta,il trasporto al forno crematorio di essa,l’urna cineraria e il rientro di essa in cimitero devo fatturare la mia prestazione esente iva perchè è da considerarsi come attività funebre. Ovviamente opero nella regione lombardia

        1. Redazione

          x Omar
          la fornitura del contenitore di resti mortali fuori da un funerale, a nostro avviso, è un cessione di beni (e non prestazione di servizio proprio delle pompe funebri). Conseguentemente è assoggettata ad IVA ad aliquota intera. E’ lo stesso caso della vendita di una bara distinta dal funerale. Al resto si è già risposto.

  2. Carlo

    X SILVIA,

    il diritto a disporre dei cadaveri (e dei loro resti) non si esaurisce in seguito alla prima sepoltura, magari più convenzionale, degli stessi, ossia dopo il periodo legale di sepoltura. Circa l’assenso alla cremazione dell’ossame trovano applicazione le norme contemplate per la cremazione delle cadaveri al momento immediatamente successivo al decesso, specie per quanto riguarda la priorità tra coniuge e parenti nei vari gradi e, nel caso di difetto del coniuge, la possibile pluralità di persone nello stesso grado (indipendentemente dalla linea di parentela o dalla sua ascendenza o discendenza). E’ sempre richiesta un’autorizzazione da cui, però, deve emergere solo la volontà di cremare le ossa. Non è più necessaria, infatti, per ovvi motivi la procedura aggravata volta ad escludere la morte sospetta o dovuta a reato. La cremazione delle ossa provenienti da operazioni cimiteriali o da un precedente deposito in ossario comune può esser deliberata d’ufficio da parte del comune quando vi sia disinteresse da parte dei familiari del defunto.
    Qui si scontrano due grandi filosofie e scuole di pensiero, e non è chiaro quale delle due abbia la predominanza. Invero la cremazione delle ossa, la quale gode pur sempre di piena cittadinanza nel nostro ordinamento funerario, non ha una procedura univoca e sin in fondo delineata dal Legislatore, essendo un istituto del tutto nuovo, in linea con le recenti tendenze cremazioniste.
    Gli sforzi maggiori per ottenere un iter standardizzato si riscontrano soprattutto nella modulistica, tuttavia, spesso si provvede per prassi ed analogia con la cremazione di cadavere vera e propria regolata ora dall’Art. 79 DPR 10 settembre 1990 n. 285, ora dalla Legge 30 marzo 2001 n. 130. Per brevitas io, assumerò a rifermento la norma del DPR n. 285/1990, ossia dell’attuale regolamento nazionale di polizia mortuaria, l’unico in vigore in tutt’Italia (per le parti non novellate da Legge Regionale o regolamento)

    La prima corrente dottrinaria ritiene che l’istanza di cremazione (indifferentemente di cadavere, resti mortali o ossa) da inoltrare presso il Comune in cui si trovino le spoglie mortali (o quanto ne residui) attenga all’esercizio di un diritto intimissimo e personale in termini di pietas ed affetti, la prefata richiesta, allora, si concreterebbe in un atto di disposizione motu proprio, in cui rileva, nel decidere la sola volontà del famigliare, ovviamente nel silenzio del de cuius (se questi ha espresso volontà contraria alla cremazione il problema non si pone più, perchè il suo volere, in tema di destinazione per il post mortem è sovrano). La forma dell’atto, allora, dovrebbe necessariamente esser quella della domanda, corredata da sottoscrizione debitamente autenticata da pubblico ufficiale ex Art. 21 e 38 commi 2 e 3 DPR n. 445/2000.

    Alla seconda impostazione, invece, pare aderire il Ministero degli Interni, con circolare telegrafica 1 settembre 2004 n. 37: secondo essa l’avente titolo a pronunciarsi, in realtà, non manifesta una volontà propria, bensì, quale semplice nuncius esprime un desiderio del de cuius stesso, riportandolo formalmente, ecco, quindi, il motivo per cui il suddetto Dicastero operi una scelta di fondo per l’atto sostitutivo di atto di notorietà ex Art. 47 DPR n. 445/2000, come strumento in cui estrinsecare la volontà cremazionista.

    La differenza pare di lana caprina, almeno per i non addetti ai lavori e sostanzialmente si riduce a questo: l’atto è soggetto, sin dall’origine ad imposta di bollo: nel primo caso sì, nella seconda ipotesi no.

    1. SILVIA

      x Carlo
      sei stato molto professionale sicuramente nella risposta ma scusami l ignoranza in merito….. io non ho capito se la mia volontà ( cioe quella di figlia) mi permette di poter scegliere di cremare le ossa di mio padre.
      ripeto la “MIA volontA” o devo dichiarare che erà la volontà di mio padre?
      GRAZIE E SCUSAMI

      1. Carlo

        X Silvia,

        Il problema interpretativo è tutto interno agli uffici comunali, e agli afficionados, causidici e legulei (come me!) del diritto funerario, ma per l’utente finale dei servizi di polizia mortuaria, cioè il normale e privato cittadino, nulla cambia e con la volontà (elemento sempre e comunque, centrale e dirimente) si procede in ogni caso alla cremazione delle ossa. Spesso queste difficoltà sono superate attraverso una modulistica piuttosto “elastica” ed omnicomprensiva delle diverse fattispecie in esame.

        Nel merito, credo che tutto si incentri sulla natura della dichiarazione che può essere:

        a) esercizio di un diritto, personalissimo, di disposizione del cadavere in termini di ‘pietas’,
        b) rappresentazione di una volontà del defunto.

        Da ciò discende, rispettivamente, che:

        a) i famigliari esprimono una volontà propria,

        b) i famigliari “riportano” la volontà del defunto o secondo altri commentatori, dalla posizione più sfumata, una non contrarietà del de cuius alla cremazione.

        Nel primo caso, l’autenticazione della firma si fonda sull’art. 79 comma 2 DPR n.285/1990.

        Nel secondo frangente, invece, si può/potrebbe fare riferimento alle norme in materia di documentazione amministrativa.

        La volontà del defunto in termini di “qualsiasi altra espressione della volontà” é presente nell’ art. 3, lett. b. n. 3 Legge 30/3/2001, n. 130, se e quando potrà essere, in toto, applicabile, ma, a questo punto, molto dipende dall’eventuale Legge REGIONALE in materia di cremazione.

  3. silvia

    X carlo
    Ciao carlo mi spieghi come si fa a dicharare x poter cremare i resti ossei …….
    voglio dire la volonta e nostra cioe dei figli non di mio padre morto 30 anni fa’
    Grazie

  4. Daniele

    X redazione

    Nel caso specifico, in seguito ad una serie ( 20 ) estumulazioni per la scadenza della concessione, è stata svolta da una ditta apposita la serie di servizi cimiteriali ( estumulazione ) e alcune imprese di onoranze funebri sono state incaricate dai famigliari di occuparsi della cremazione dei resti mortali.
    In questo caso specifico dovrebbero fatturare i costi inerenti il servizio di cremazione ( costi di cremazione, cassa in cellulosa, trasporto, sacco barriera…) con IVA al 22%, Giusto?

    1. Redazione

      x Daniele
      A nostro avviso, nel caso da Lei prospettato, non si è in presenza di funerale e quindi la cessione di beni e servizi è soggetta ad IVA ad aliquota intera del 22%.

  5. Carlo

    X Daniele,

    chiedo scusa, ma oggi rispondo ” a rate” o, se si preferisce, “a singhiozzo”!

    Qui da noi, in Emilia-Romagna con la DGR n. 156 del 13/2/2006, cioè con un atto sostanzialmente amministrativo e non di rango Legislativo o, tutt’al più Regolamentare, si individua, all”interno della definizione di attività funebre, non solo il trasporto di salme o di cadaveri, ma altresì anche quello di resti mortali, dilatando indebitamente la definizione dell’art. 13 comma 1, L.R. (Emilia-Romagna) 29/7/2004, n. 19. In dottrina, si consiglia, con cautela, di depotenziare (= disapplicare?) questa linea d’indirizzo, poiché il trasferimento di resti mortali può esser effettuato anche da chi eroghi il servizio di trasporto cose, soprattutto in forza delle recenti riforme in tema di liberalizzazioni e libertà d’impresa, fermo restando l’obbligo di adeguato confezionamento dei relativi contenitori, qualora si ravvisi anche il solo pericolo di percolazioni cadaveriche.

    Per l’autorizzazione al trasporto è competente il Comune di partenza,
    Se il trasporto avviene dentro il cimitero, è sufficiente la sola
    registrazione di cui all’art. 52 D.P.R. 285/90.

    Se il trasporto avviene entro il Comune, è sufficiente l’autorizzazione
    del competente ufficio comunale.

    La procedura per il confezionamento dei resti mortali prevede l’uso di contenitori di materiale facilmente biodegradabile (o combustibile, ) se questi saranno avviati alla cremazione ad eccezione della presenza
    di parti molli rilevate dalla competente autorità di vigilanza (ASL o
    Comune), nel qual caso è obbligatorio l’uso di feretro con caratteristiche analoghe a quelle di trasporto di cadavere (cassone esterno ermetico facilmente lavabile o disinfettabile, cassa anche grezza purché munita di dispositivo plastico impermeabilizzante o meglio ancora contenitore, pure di materiale “leggero” predisposto solo con lenzuolino di contenimento magari cosparso di polvere assorbente a base batterico-enzimatica, Questa terza soluzione permette sia di arginare le eventuali perdite di liquido cadaverico, almeno per il tempo necessario al trasporto, consentendo di lavorare in piena sicurezza, sia di favorire l’ossigenazione dei tessuti corporei, così da accelerarne il naturale dissolvimento grazie ai processi ossidativi, ovviamente se la destinazione ultima dei resti mortali sarà l’inumazione in campo indecomposti… per la cremazione il problema non si porrebbe neppure, in quanto il feretrino sarà direttamente incinerato, ossia sottoposto ad un fortissimo processo ossidativo, ancorché “violento”, perché indotto dal calore.

    Rif. normativi: Circolare Min. Salute 31 luglio 1998 n°10
    Risoluz. Min. Salute p.n. DGPREV-IV6885P/I.4.c.d.3
    del 23/03/2004

  6. Carlo

    X Daniele,

    La lettera e) del comma 3 dell’art. 1 L.R. n. 19/2004 circoscrive l’ambito cimiteriale.

    L’elencazione non presenta elementi di novità, essendo una ricognizione dell’esistente, quando ci si riferisce all’insieme delle attività connesse alla disponibilità del demanio cimiteriale:
    1. operazioni cimiteriali e la loro registrazione;
    2. le concessioni di spazi cimiteriali
    3. la cremazione
    4. illuminazione elettrica votiva.

    La lettera f) del comma 3 dell’art. 1 LR 19/2004 delinea il complesso delle funzioni di polizia mortuaria. L’enumerazione è tassativa e quindi non ampliabile e vi si ricomprendono attività:

    1) Autorizzatorie (tutte le operazioni, in questo caso, cimiteriali, sono sempre soggette ad autorizzazione amministrativa).
    2 Vigilanza
    3) Controllo

    Da parte degli enti competenti. Si tratta quindi di quelle pubbliche funzioni che devono essere svolte da una pubblica autorità e non possono essere oggetto di affidamento all’esterno.

    E’ il Comune il principale soggetto competente, sia per funzioni ad esso attribuite dalla L.R., sia per i compiti statali (stato civile) svolte in ossequio a norma statale, sia ancora per funzioni previste da norme nazionali in materia funeraria richiamate dalla L.R.

    Tra attività funebre commerciale e gestione in regime di monopolio del servizio cimiteriale è, comunque, prevista la separazione societaria ex Art. 5 comma 2 L.R. n. 19/2004 e Legge n. 287/1990.

  7. Daniele

    Nella regione emilia romagna, alla luce della legge regionale 19/2004 si può considerare anomalo che una onoranza funebre si occupi della cremazione dei resti mortali da estumulazione, essendo gli stessi dei servizi cimiteriali? in questo caso devono essere fatturati con aliquota iva al 22% vero?
    Grazie.

    1. Redazione

      x sogeci
      Cosa significa che una onoranza funebre si occupa della cremazione di resti mortali?
      Se intende che è incaricata dalla famiglia di confezionare in contenitore il resto mortale, trasportarlo al crematorio e recuperare sempre su incarico della famiglia l’urna cineraria, questo è consentito.
      Non certo le operazioni cimiteriali che originano il resto mortale, che sono competenza del gestore.
      Quanto all’IVA da applicare non risultano, a nostra memoria, delle risoluzioni dell’Agenzia delle entrate su questa fattispecie.
      Sicuramente la fattura del crematorio è con IVA al 22% se il gestore è un soggetto diverso dal comune.
      La questione è relativa alla fornitura di beni e servizi al di fuori di un funerale da parte di una impresa funebre.
      Potrebbe intendersi attratta dall’attività principale, se viene fatto il tutto in un funerale di cui sia stata incaricata l’impresa funebre, e quindi esente IVA.
      Se invece il confezionamento e il trasporto del resto mortale al crematorio è commissionato da Comune o altro soggetto (ad es. gestore del cimitero), non si tratta di funerale o attratto nella sfera del funerale, ma a nostro avviso, è cessione di beni e servizi soggetti ad aliquota IVA nella misura ordinaria del 22%.
      Non in presenza di funerale la cessione di beni e servizi è soggetta ad IVA ad aliquota (ora) del 22%.
      Ma è opportuno approfondire la questione. Quindi al momento questa parte di risposta è dubitativa.

  8. ROBERTO COZZANI

    X CARLO.
    La sua risposta è stata rapida, chiara ed esauriente. La ringraziamo per l’interessamento e le facciamo i nostri complimenti per la competenza che ha in materia.

  9. Carlo

    X Roberto Cozzani,

    Sono, così come, del resto, erano, già in passato, a titolo oneroso le estumulazioni vere e proprie, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, nonché di smaltimento dei rifiuti prodotti, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi),

    Il comune, poi, se non vuole incorrere nelle ire della Corte dei Conti per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000, dovrà imputare al privato cittadino l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, sempre quando quest’ultime possano eseguirsi ai sensi dell’Art. 87 DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria

    Il costo da affrontare, grava sul concessionario per le prime operazioni inerenti alla “manutenzione della tomba”, una volta giunti alla scadenza della concessione, mentre per le seconde, le quali prevedono in ogni caso l’esercizio di un diritto di disposizione, sul coniuge o, se questi manchi, sui parenti nel grado più prossimo e, in caso di loro pluralità, tutti costoro SOLIDARMENTE sono obbligati verso il comune.

    Il comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale, se rileva un protratto silenzio da parte dei soggetti comunque obbligati a provvedere può scegliere tra due soluzioni:

    a) ricorre a metodi di riscossione forzosa del credito attraverso gli ordinari strumenti e le relative azioni del Cod. Civile o, ancor meglio con l’iscrizione “a ruolo” dell’inadempiente ex D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, come modificato con D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 326 e si veda, anche. il D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, come modificato dal già citato D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 326 per quanto riguarda in particolare i termini stessi di iscrizione a ruolo)

    b) Il comune appurata la non volontà (manifesto rifiuto???) di assunzione degli oneri da parte degli aventi titolo a pronunciarsi sulla destinazione dei resti mortali, procede d’ufficio in termini di cosiddetto disinteresse dei familiari, qualora, però, il familiare adotti comportamenti contrastanti con il disinteresse, viene a mutare il quadro di riferimento, consentendo di qualificare l’intervento come gestione di affari altrui (art. 2028 e segg. Cod. Civile) e quindi sorge la legittimazione (dovere? ex art. 93 D. Lgs. n. 267/2000) della ripetizione delle somme. Ma il mero reperimento di un familiare, senza alcun suo comportamento ‘attivo’ (cioe’ contrastante con il disinteresse), non fa sussistere, ex se, la possibilità di ripetere le somme erogate/anticipate dalla pubblica amministrazione al gestore del cimitero. Il “disinteresse” deve pertanto risultare da procedura certa dettata dal Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria.

    Il Comune rimane estraneo ad eventuali accordi interni tra gli aventi diritto sulla ripartizione degli oneri al sostenimento dei quali essi sono tenuti in solido (è bene ribadire il concetto), le operazioni cimiteriali, invece, quali appunto estumulazioni, cremazioni ed inumazioni sono servizi pubblici locali erogati in regime di monopolio, il comune, poi, può anche, nella propria autonomia, affidarli ad un soggetto esterno il quale opererà pur sempre in regime di esclusiva.

  10. ROBERTO COZZANI

    Una missiva inviataci dal Comune (piccola località della Val di Vara, Provincia della Spezia, Regione Liguria) preavvisa che la salma di una lontana parente, deceduta 30 anni fa, verrà a breve estumulata.
    Unitamente alla notizia ci informa che dovremmo sostenere delle spese, a seconda della scelta che andremo a fare.
    Ecco le tariffe :

    1) estumulazione ordinaria e cremazione 2000 euro.

    2) estumulazione ordinaria e inumazione per 3 anni (1000 euro), dopodiché ossa nell’urna murata al cimitero per 30 anni ( altri 650 euro)

    3) ulteriore rinnovo della concessione del tumulo per altri 10 anni (1000 euro), dopodiché le ossa resteranno per 30 anni nell’urna cimiteriale (altri 650 euro)

    Per corretta narrativa aggiungo anche che non siamo gli unici eredi della defunta, ma l’ufficio del Comune ha inviato solo a noi la comunicazione perché unici residenti in zona.

    Le nostre domande sono:
    A) Dobbiamo, obbligatoriamente, provvedere al pagamento richiesto? Qualora facessimo “orecchie da mercante”, ignorando la comunicazione sopracitata, cosa potrebbe accadere?
    B) Il Comune non dovrebbe prendersi la briga di contattare lui stesso tutti gli eredi, invece che chiedere solo a noi l’intero l’importo dell’operazione?
    Abbiamo forti dubbi che gli altri parenti ci vengano incontro accollandosi una quota delle spese previste.
    C) Esiste la possibilità di avere agevolazioni (sconti) per le categorie a basso reddito?
    D) E’ possibile richiedere “preventivi” ad altri soggetti della zona (Pubbliche Assistenze ecc) per verificare se è possibile risparmiare qualcosa, oppure esiste una sorta di monopolio con appalto del Comune ad un’unica società, senza possibilità di rivolgersi ad altri?
    Sperando di essere stati chiari nella descrizione della situazione, restiamo in attesa di una cortese risposta di merito. Grazie.

  11. Carlo

    Il diritto a disporre dei cadaveri non si esaurisce in seguito alla prima destinazione degli stessi, ossia dopo il periodo legale di sepoltura.

    L’Autorizzazione alla cremazione, anche di resto mortale, comporta pur sempre una manifestazione di volontà da parte degli aventi diritto a pronunciarsi, anche se nella forma affievolita del semplice assenso amministrativo. Occorre, allora, comunque, un atto volitivo degli interessati jure sanguinis. Solo in loro assenza comprovata, o in caso di loro protratto ed ingiustificato silenzio (leggasi DISINTERESSE che, appunto è l’animus di “fregarsene bellamente” ) provvede di default il comune, deliberando d’ufficio ed a proprie spese l’incinerazione del resto mortale esumato. Lei, quindi, ha tutto il diritto ad opporsi, con atto scritto da notificare al Suo comune, alla cremazione della spoglia mortale di Suo nonno. Naturalmente gli oneri per la re-inumazione ed il trasferimento in altro campo di terra riservato agli indecomposti, saranno a Suo esclusivo carico.

  12. ERNESO RUARO

    HO IL NONNO CHE E’ MORTO NEL DICEMBRE DEL 1969 ED E’ STA-TO SEPOLTO SEPOLTO IN TOMBA GENTILIZIA.EDIFICATA DALLA PRRPRIA MADRE-
    UN PARENTE, (NIPOTE) PER POTER USUFRUIRE DELLA TOMBA, PER LA SEPOLTURA DEI PROPRI GENITORI, GIUSTIFICANDOSI SULLA NECESSITA’ DI ADEGUARE LA TOMBA ALLE NUOVE NORMATIVE CHE NEL CONTEMPO ERANO STATE PUBBLICATE..
    PROVVIDE A FAR ESTUMULARE TUTTE LE SALME CONTENUTE NELLA TOMBA E A RACCOGLIERE I RESTI IN CASSETTINE.-
    LA SALMA DEL NONNO ERA ANCORA INTATTA PER CUI IL COMUNE DISPOSE L’INUMAZIONE PER CINQUE ANNI, E, POI, PERDURANDO IL FENOMENO PER ALTRI CINQUE ANNI.-
    ORA IL COMUNE DESIDERA LIBERARE L’AREA DEL CAMPO PER POTER PROCEDERE AD INUMAZIONI E QUINDI MI”INTIMA” DI PòROCEDERE ALLA CREMAZIONE DEI RESTI “A MIE SPESE”
    IO INVECE DESIDERO CHE LA SALMA RIMANGA PER ALTRI DIECI ANNI INUMATA.-. E’ POSSIBILE?
    ATTENDO NOTIZIE.-
    Grazie /dal Veneto

  13. Carlo

    X Elvira,

    Premetto che esumazioni, traslazioni e trasporti funebri sono tutti prestazioni a titolo oneroso per l’utenza del servizio di polizia mortuaria, conviene quindi informarsi presso un’impresa funebre per un preventivo dettagliato, naturalmente comprensivo delle spese burocratiche (diritti fissi per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, diritti di segreteria, marche da bollo sugli atti, applicazione di aliquota IVA…) perché in genere tutte queste operazioni sono soggette ad un ben preciso tariffario, alle volte anche piuttosto esoso, anche per disincentivare richieste pretestuose da parte della cittadinanza. Ad ogni modo Lei sulla spoglia mortale di Sua madre può tranquillamente esercitare lo jus sepulchri richiedendone lo spostamento (previa la riduzione in cassetta ossario laddove sia possibile) in un nuovo cimitero. Tutti gli oneri saranno a Suo carico

    A Napoli, nei comuni del suo hinterland, ed anche nei comuni limitrofi di solito, per la cronica ed emergenziale mancanza di posti salma sono già considerate come ordinarie le esumazioni effettuate dopo i 5 anni dalla sepoltura in campo di terra, molto, quindi, dipende dal regolamento comunale di polizia mortuaria del comune di Pozzuoli o addirittura dall’ordinanza sindacale, a volte contingibile ed urgente, con cui si disciplinano i lavori cimiteriali.

    In ogni caso il discrimen è questo: se l’esumazione è considerata già ordinaria dopo i 5 anni si procede d’ufficio alla raccolta delle ossa, altrimenti il morto dissotterrato è considearto ancora cadavere e come tale va trattato.

    In estrema sintesi i passaggi amministrativi sono i seguenti, e la competenza territoriale per tutta l’istruttoria è del comune di prima sepoltura, nella fattispecie Pozzuoli.

    1) Istanza, in bollo, rivolta all’Autorità Comunale per l’esumazione cui logicamente, una volta verificata la legittimità della richiesta, seguirà il rilascio della relativa autorizzazione.

    2) Verifica da parte del personale del cimitero sullo stato di scheletrizzazione della salma ai sensi dell’Art. 87 DPR n. 285/1990, poiché se non è possibile la raccolta delle ossa, occorrerà provvedere alla fornitura di un adeguato cofano mortuario debitamente sigillato stante l’Art. 88 DPR n. 285/1990

    3) raccolta delle ossa in cassetta ossario, se, invece, il cadavere è indecomposto converrà disporne la cremazione perché è più economico trasportare le ceneri o le semplici ossa rispetto al trasporto di un feretro ex Art. 88 DPR n. 285/1990, ovviamente la cremazione segue un preciso iter di autorizzazione molto più strutturato, per il quale si rinvia alle pagine di questo sito http://www.funerali.org

    4) Valutazione da parte del comune di partenza sui titoli di sepoltura prima di autorizzare il trasporto verso il cimitero di nuova destinazione: si tratta, infatti, di accertare se il defunto in questione vantasse o meno il titolo di accoglimento presso il nuovo sepolcro (non dovrebbero esserci problemi in tal senso se Sua madre era titolare di una concessione o comunque portatrice dello jus sepulchri passivo)

    5) perfezionamento e conseguente rilascio dell’autorizzazione al trasporto alternativamente di cadavere, ossa o ceneri. Il trasporto di cadavere deve esser eseguito con idonea autofunebre, mentre quello di ossa o ceneri, pur soggetto ad autorizzazione comunale, è libero e può esser effettuato anche privatamente senza il bisogno di avvalersi di un’impresa funebre.

  14. elvira

    una domanda agli esperti
    5 anni fa è deceduta mia madre nel comune di Pozzuoli ed è stata seppellita per terra, ora mi trovo a Ferrara, e devo provvedere alla riesumazione della salma di mia madre portandola nel loculo di sua proprietà che si trova nel cimitero di Roccasecca (FR), le mie condizioni economiche non mi permettono di sostenere tale spesa, come devo comportarmi, quali sono i passi da fare considerando anche la possibilità che la salma non sia totalmente decomposta? Volendo farla cremare portandone via le ceneri cosa devo fare?
    Grazie per l’aiuto

  15. Carlo

    X Antonio,

    In alcune regioni dove si è intervenuti per disciplinare il settore funebre, anche al fine di eliminare certe storture, la licenza di commercio non alimentare e quella ex art. 115 TULPS, sono state soppiantate da una nuova autorizzazione che le “assorbe”, denominata autorizzazione all’?esercizio dell’?attività funebre.

    Nell’?istruttoria amministrativa dove si valutano i titoli per l?’ammissione all’?esercizio dell’?attività funebre l?’aspirante impresario dovrà anche dimostrare la regolarità dei rapporti di lavoro tra l?impresa ed i propri dipendenti.

    Non è così in Molise, Regione, infatti, che non ha ancora legiferato in materia di polizia mortuaria.

    In Regione Molise, allora, vale solo ed unicamente il DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale, però, nulla dispone a proposito di come “fare” ed “essere” impresa funebre.

    Occorrono pertanto:

    a) ?autorizzazione di cui all’?art. 115 TULLPS, così come riformato dal Decreto Legge n. 5/2012, oggi conferita alle competenze dei comuni (art. 163 D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112);

    b) titoli per esercitare, nel comune, l?’attività di commercio di articoli funebri (categoria merceologica XIV). Si usa il termine “?titoli”? in quanto può, a seconda dei casi, trattarsi dell?’autorizzazione all?’attività commerciale a suo tempo rilasciata dal comune ai sensi della L. 426//1971 o delle altre modalità, dichiarate al comune, che legittimino l?attività commerciale, quando iniziata successivamente al D.Lgs. 31/3/1998, n. 114;

    c) autorizzazione al singolo trasporto funebre: poiché per la sua effettuazione occorre, quanto meno, la disponibilità di un idonea autofunebre e della relativa rimessa, questa ultima rispondente ai parametri tecnici dell?’art. 21 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, tali dotazioni di mezzi e strutture consentono di integrare il requisito relativo al trasporto.

    Il soggetto che esercita attività funebre (l’?impresa di onoranze funebri), deve, in ogni caso, essere in possesso dell?’autorizzazione al trasporto funebre, di cui agli artt. 23 e ss. D.P.R. 285/90, autorizzazione comunale che viene rilasciata caso per caso in occasione di ogni funerale.

  16. Antonio

    x Carlo
    Carlo scusami visto che sei da quelllo che leggo tu l’esperto in materia di polizia mortuaria, ti volevo chiedere a quale legge ci si deve attenere per iniziare servizio onoranze funebri e trasporti in regione molise.
    grazie

  17. Carlo

    X Giuseppe,

    non so da quale regione Lei mi scriva, così per maggior brevitas e sintesi, assumerò a riferimento solo le norme nazionali vigenti, ad oggi, in tema di cremazione postuma, dopo un primo periodo di diversa sepoltura in loculo.

    Di solito è poco dopo il decesso, prima della sepoltura, che gli aventi titolo esplicitano la volontà (propria o del de cuius) di procedere a inumazione, tumulazione o cremazione. E’, infatti, in quella fase che si acquisisce agli atti la loro istanza per una scelta o per l’altra. Cosicché il caso in questione può presentarsi unicamente per rinvenimento postumo di volontà del de cuius di essere cremato o altra analoga situazione (ad. es. presentazione della volontà del de cuius da parte della SO.CREM., venuta a conoscenza dopo qualche tempo della morte dell’associato). In questi casi si è tenuti a provvedere ad esumazione straordinaria (o estumulazione se in tumulo) e cremazione, operazioni tutte a titolo oneroso per i richiedenti, essendo unicamente gratuita la prima operazione cimiteriale (in campo comune). L’autorizzazione alla cremazione può essere rilasciata solo previo accertamento delle condizioni di cui all’art. 79/4 del DPR 285/90. Si sottolinea l’importanza di tale accertamento al fine di escludere il sospetto che la morte fosse dovuta a reato.

    In dottrina, però, sussistono interpretazioni più possibiliste e favorevoli, secondo le quali è (o sarebbe???) del tutto legittimo dar luogo a cremazione in un secondo tempo, anche alla luce del paragrafo 4 della Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 purché si acquisiscano agli atti: a) una dichiarazione di tutti i familiari circa la loro volontà alla cremazione; b) una dichiarazione degli stessi familiari di mancanza di espressa volontà contraria del de cuius alla cremazione. Per il resto ci si comporta come se ci si trovasse di fronte al caso di un cadavere. Pertanto occorre sia escluso il sospetto di morte dovuta a reato e la piena applicazione dell’articolo 79 commi 4 e 5 del DPR 285/90.

    E’, poi, necessaria, in via complementare, l’autorizzazione alla estumulazione e al trasporto del feretro in crematorio, nonché dell’?urna cineraria nel luogo di sepoltura prestabilito.

  18. Giuseppe

    Un chiarimento per la mia situazione, cortesemente…

    Mia madre muore nel 2009 (50enne) viene tumulata in un loculo nella cappella di famiglia. Ora, per diverse motivazioni, il suddetto loculo deve essere liberato. Nel valutare il da farsi, vorrei fermamente escludere l’acquisto di un nuovo loculo in un altro punto del cimitero. Mi chiedevo se è possibile cremare, anche se sono passati 4 anni. E come funziona in questo caso, anche dal punto di vista di permessi e concessioni. Non ci sono volontà scritte della defunta, ma nemmeno una non-volontà. La scelta sarebbe dei suoi figli, tutti concordi. Faccio presente che, al momento della morte di mia madre, il crematorio regionale non era stato ancora costruito, mentre pochi mesi prima era stata emanata la legge regionale in materia.

    Speranzoso di un vostro chiarimento, vi saluto cordialmente.

  19. Carlo

    X Vincenzo

    Ma il suo vicino di casa, per caso, non sarà un po’ necrofilo? della serie…ma quante deviazioni hai!!!??? (io, ad esempio, ne ho molte, date le mie notorie parafilie funerarie)

    In Italia è ancora vietata ex Art. 410 Cod. Penale la tanatoprassi, cioè il trattamento conservativo temporaneo sul cadavere praticato, però, com metodi invasivi, spesso dalla stessa impresa funebre, mentre è pur sempre ammessa l’imbalsamazione ai sensi degli Artt. 46 e 47 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285

    L’Art. 340 del Testo Unico Leggi Sanitarie (Regio Decreto n.1265/1934) pone il divieto di sepoltura al di fuori dei cimiteri con una norma che ha rilevanza di ordine pubblico (cioè, inderogabile, assoluta, categorica e tassativa) siccome la sua violazione non solamente è soggetta a sanzione ex Art. 358 Regio Decreto n. 1265/1934, ma importa anche il ripristino della situazione alterata, ammettendo, del tutto eccezionalmente, la sola deroga del successivo art. 341 TULLSS (e, in sua attuazione, dell’art. 105 dPR 285/1990) cioè la tumulazione privilegiata, la quale importa la valutazione di “giustificati motivi di speciali onoranze”, con la logica conseguenza che la sepoltura al di fuori dei cimiteri non può mai divenire pratica ordinaria.

    Ad ogni modo anche se così fosse detta collocazione del cadavere in uno spazio extracimiteriale dovrebbe seguire le regole della tumulazione stagna ai sensi degli Artt. 76 e 77 DPR n. 285/1990, non essendo, dunque, possibile l’ostensione del defunto, ancorchè imbalsamato o, peggio ancora mummificato, in una teca, addirittura presso un’abitazione privata.

  20. vincenzo

    Un mio vicino di casa ha nel salone del suo appartamento il cadavere della madre mummificato ed esposto in una teca di vetro. Lui dice che la cosa é legale e che ha le autorizzazioni del comune. Ho dei forti dubbi in merito, perché so esiste una legge che vieta l’imbalsamazione degli esseri umani. Che sapete in merito a questo ? Vincenzo

  21. Carlo

    X Daniele,

    se la fonte regolamentare locale o l’ordinanza del sindaco ex Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990 con cui si disciplinano nel dettaglio le estumulazioni non dispongono diversamente, resta parimenti gratuito, assieme agli altri servizi necroscopici, l’uso della camera mortuaria per il caso di arrivo di feretro, cassetta resti ossei o urna cineraria nel cimitero, in attesa di sepoltura o cremazione, fatto salvo il diritto di mettere un limite a questa permanenza da parte del Comune nel numero di giorni ritenuto giustificato dai luoghi e dalle usanze locali, con facoltà di imporre un canone per l’utilizzo oltre detto arco temporale (ad es. per lavori di sistemazione di tomba, mancato accordo fra i parenti nella scelta della sepoltura, attesa di cremazione, ecc.).

    Ad ogni modo se l’impiego della camera mortuaria è per fini istituzionali che, cioè, non sorgano da istanza di parte, proprio perchè stabiliti d’ufficio dal comune l’uso di questa struttura cimiteriale è a tempo indefinito, d’altra parte se materialmente non c’è spazio per trasferire altrove i feretri ( = contenitori per resti mortali) da cremare non vedo soluzioni alternative.

  22. Daniele

    Grazie per la risposta, ma mi resta un dubbio; siccome i crematori a volte sono fermi per manutenzione, mancano le autorizzazioni dei famigliari alla cremazione, etc etc… Esiste un limite temporale per la sosta in camera mortuaria?

  23. Carlo

    X Daniele,

    Emilia-Romagna? ottimo, è, infatti, anche il mio “feudo funerario” allora ci intendiamo benissimo!

    Come al solito norme regionali e nazionali si interecciano in un giuoco perverso di rimandi e simmetrie…comunque procediamo con ordine logico-formale

    1) Art. 11 comma 5 Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19: l’autorizzazione alla cremazione dei resti mortali, seppur con procedura semplificata ex Art. 3 comma 6 DPR n. 254/2003, è un atto amministrativo in ogni modo necessario perchè si dia luogo all’incinerazione degli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo. Essa, data la sua forma così destrutturata (potrebbe anche esser cumulativa se l’amministrazione provvede motu proprio), può esser accordata anche dall’ufficio del cimitero, molto infatti dipende dal regolamento di organizzazione di uffici e servizi ex Art. 48 comma 3 D.LGS n. 267/2000 interno ad ogni comune. Per cremare i resti mortali basta un semplice assenso da parte degli aventi diritto a pronunciarsi, che si traduce in un atto volitivo affievolito di non opposizione, decorsi infruttuosamente 30 giorni dalla pubblicazione di specifico avviso nell’albo pretorio, il comune di attiva d’ufficio ed autorizza trasporto e relativa cremazione dei resti mortali.

    2) Art. 12 Legge Regionale 29 luglio 2004 n. 19: con questa norma la regione de-medicalizza la polizia cimiteriale intervenendo, con implicita abrogazione su alcuni disposti degli Artt. 83 e 86 DPR n. 285/1990, in effetti non è più necessaria la presenza di operatori sanitari durante le operazioni cimiteriali purchè il personale necroforo sia adeguatamente formato ed addestrato e non si ravvisino, di conseguenza, rischi per la salute pubblica durante le esumazioni/estumulazioni, altrimenti un intervento di supervisione sul lavoro degli affossatori da parte dell’AUSL è sempre possibile, seppur limitato ai casi dubbi o sospetti. Si consiglia di disciplinare nel dettaglio le esumazioni/estumulazioni con l’ordinanza sindacale di cui agli Artt. 82 comma 4 e 86 comma 1 DPR n. 285/1990, in maniera tale da delineare un preciso protocollo operativo, magari di concerto con l’AUSL, cui i necrofori, in possesso di tutti gli strumenti conoscitivi, anche in ordine alla profilassi ed alla tutela della loro stessa sicurezza ex D.LGS n. 81/2008, dovranno attenersi scrupolosamente durante scavo delle fosse, movimentazione dei feretri, apertura delle bare….L’autorità sanitaria è, di fatto, esautorata dall’ordinaria gestione della macchina cimiteriale, qualificandosi, ora, dopo questa importante riforma, quale semplice interfaccia tecnico strumentale rispetto alla potestà ordinativa del comune, titolare, quest’ultimo, della funzione cimiteriale ai sensi degli Artt. 337, 343, 394 Regio Decreto n. 1265/1934 (giusto per citare le sole fonti di rango primario a livello nazionale!)

    3) I contenitori per resti mortali confezionati così come richiesto sia dalla Risoluzione del Ministero della Salute n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004 sia dalla Determinazione del Responsabile del Servizio Sanità Pubblica della Regione Emilia Romagna 6 ottobre 2004, n. 13871 ( c’è infatti la necessità assoluta di garantirsi contro i miasmi putridi e l’eventuale percolazioni di liquidi cadaverici, laddove il resto mortale presentasse ancora parti molli) sosteranno nella camera mortuaria cimiteriale, i cui requisiti tecnici sono dettati dall’Art. 64 DPR n. 285/1990, valido pienamente anche nella nostra regione. Attenzione, però, secondo il Regolamento Regionale 23 maggio 2006 n. 4 l’obbligo di dotazione della camera mortuaria originariamente previsto per ogni impianto cimiteriale oggi si intende assolto anche quando sia in funzione una sola camera mortuaria nel sistema cimiteriale (…composto da più campisanti) di ciascun comune emiliano-romagnolo. Diventerà così indispensabile organizzare il trasporto dei resti mortali.

  24. Daniele

    In caso di estumulazione che necessita di cremazione, per quanto tempo i resti mortali possono restare nel cimitero in attesa della cremazione ( x mancanza di firme, o di accettazione dal crematorio )? Che caratteristiche devono avere i locali ove sostano i resti ? L’Ausl ha voce in capitolo ? La regione da cui scrivo è l’Emilia Romagna.

  25. Carlo

    Le estumulazioni “ordinarie” vanno eseguite alla scadenza della concessione, tuttavia dopo 20 anni di tumulazione (= periodo legale di sepoltura) si può già tentare una riduzione in resti (ossei), ma in genere è infruttuosa, perché la salma non è ancora scheletrizzata (tecnicamente i corpi inconsunti si chiamano resti mortali).

    Nella realtà, prima di disporre “d’ufficio” l’avvolgimento della bara ormai aperta con un cassone esterno di zinco occorre valutare attentamente la presenza o meno di parti molli e di conseguenti liquidi cadaverici. Si ritiene che solo in presenza di parti molli e/o liquami postmortali occorra davvero il rifascio esterno di zinco, se, cioè, la cassa interna non è in condizioni tali da garantire la perfetta ermeticità del feretro alle percolazioni (così, per ri-tumulazioni di resti mortali, e a maggior ragione per cadaveri, come previsto dal paragrafo 3 della circolare Min. Sanità n. 10 del 31/7/1998).

    Ora, nella ricognizione ex Art. 86 comma 5 DPR n. 285/1990 sull’avvenuto (…o meno) processo di completa mineralizzazione delle parti molli (rectius: scheletrizzazione del cadavere) è, naturalmente d’obbligo l’apertura della duplice cassa in cui il defunto fu racchiuso il giorno del funerale: bene: nel corpo umano vi sono più di 200 ossa, anche di piccolissime dimensioni. Tra la completa mineralizzazione di una salma e la sua evidente non riducibilità (le due condizioni più facili da valutare) ci sono condizioni intermedie, che possono lasciare spazio ad interpretazioni personali. Sarebbe comodo dire che il problema non esista, e per evitare ogni fastidio legale sia sufficiente autorizzare la riduzione solo se, all’apertura del feretro, ogni singolo osso appaia isolato, privo della minima traccia di tessuto. Considerando però che in un corpo umano ci sono moltissime ossa, l’applicazione di criteri troppo rigidi interferirebbe negativamente sulla raccolta delle ossa in cassetta ossario, con un aggravamento della già preoccupante carenza di posti salma.

    Il metro da adottare è semplice: si dà il via libera a quelle riduzioni che possano essere portate a termine senza manovre brusche, senza dovere ricorrere a torsioni od a strappi violenti Poi, anche qualora le varie ossa non dovessero esser proprio tutte completamente sciolte, non ci formalizza troppo. l’importante è che i resti mortali vengano manipolati con riguardo e rispetto. Attenzione, per converso, ad esser troppo disinvolti; vale, infatti, pur sempre questo orientamento della giurisprudenza: Cassazione penale, Sez. VI, 13 giugno 1997, n. 8621 “[…] Atteso il chiaro disposto dell’art. 87 d.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, il consenso dei parenti del defunto non giustifica la frantumazione delle ossa del cadavere.

  26. Antonio Sutera Sardo

    Diversi anni fa abbiamo esumato i resti di mio nonno…dopo circa 40 anni dalla sua morte. Aperta la cassa….ci è apparso uno scheletro. Non un cadavere…non una mummia…ma uno scheletro. Non di meno il medico legale ha detto che ..:”non era mineralizzato” e ci ha costretto a comprare, per telefono, un cassone di zinco, nel quale porre la cassa, ormai aperta. Mi pare che abbiamo speso circa 400.ooo lire !!! Questo fatto non mi ha mai convinto…neanche un po’ !

  27. eduardo re

    il mio commento,consiste che .per primo sono di napoli,e mi spiego,a napoli non so se avete mai sentito sugli scandali cimiteriali? implicati assessori,cosiglieri ecc,ecc del comune di napoli io sono dell”avviso che i loculi di 100,anni fa a scendere degli ultimi 25 anni,togliere i resti mortali e farli cremare.per dare spazio a nuove sepolture.basterebbe,un ordinanza comunale se fossero,persone serie.ma i politici li conosciamo bene!!! figuriamoci quelli napoletani.comunque io personalmente sono per la cremazione,e più igiene e non c”è sperpero per i sciagalli.ormai siamo nel terzo millennio signori svegliamoci.ciao EDDY RE

  28. Carlo

    X ETTORE,

    Si tratta, nel caso di specie, di cremazione postuma di cadavere precedentemente tumulato, non so da quale Regione Lei mi scriva (potrebbe, infatti, esser intervenuta, nel frattempo, apposita riforma su base locale della polizia mortuaria, magari in attuazione del disposti della Legge Statale n. 130/2001 ancora, in parte, “congelata”), ad ogni modo si applica, pur sempre il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 con relative circolari esplicative.

    Per questa ragione valgono le procedure amministrative contenute nella circolare n.10/98 del Ministero della sanità, precisamente al punto 4, che si riporta:

    “[…omissis…] 4. Cremazione di cadaveri di persone decedute dopo l?entrata in vigore del D.P.R. 10/09/1990 n. 285 (26/10/1990) precedentemente inumati o tumulati è consentita seguendo le procedure di cui all?art. 79 del D.P.R. 285/90.”

    L?’art. 79 D.P.R. n.285/90 prevede, in particolare, quanto specificato ai commi 4 e 5, oltre che la espressione di tutti coloro che ne hanno titolo (in particolare il coniuge superstite):

    Per il trasporto al crematorio è obbligatorio l?’uso dello zinco, valendo L’Art. 88 DPR n. 285/1990.

    In molte regioni le funzioni dell’?ASL riguardo alla polizia cimiteriale (= supervisione e controllo sull’attività cimiteriale) sono state sospese o abrogate da diverse norme o, a volte, da semplici atti amministrativi.

    Quindi se il comune non ha normato diversamente la materia con proprio regolamento o con ordinanza sindacale regolante le esumazioni ed estumulazioni, occorre la cosiddetta sistemazione del feretro, cioè il ripristino delle condizioni di perfetta ermeticità a gas e liquidi post-mortali indispensabili durante il trasporto e la sosta in camera mortuaria in attesa, appunto, di cremazione.

    Se la bara presenta qualche problema, ovvero lesioni o ancora fessurazioni in particolare per la controcassa di zinco, è possibile, sempre nella camera mortuaria del cimitero di prima sepoltura e, comunque, prima che sia accordata l’autorizzazione al trasporto (sul piano autorizzatorio la verbalizzazione di rifascio del feretro è prodromica al rilascio dello stesso decreto di trasporto), provvedere alla eliminazione del vecchio zinco interno con sostituzione di quest’ultimo con cassone di zinco esterno, qualora, ovviamente, la cassa di legno sia ancora integra. Attenzione: su questo punto anche la dottrina è discorde, siccome durante il periodo di sepoltura (pari a 20 anni di tumulazione in loculo stagno) stando ad una lettura molto formale degli Art. 75 comma 2 e 86 comma 2 DPR n. 285/1990 non sarebbe ammissibile (qui il condizionale è d’obbligo!) la manomissione della bara (se non per l’interro in campo di terra riservato agli indecomposti), o, peggio ancora, la sostituzione della stessa, molti regolamenti comunali specificano questo divieto a tutela dei necrofori i quali, altrimenti, venendo a contatto con i liquami cadaverici e le loro antigieniche esalazioni, sarebbero pesantemente esposti a rischio biologico.

    Di solito non succede così, ma si mette lo zinco esterno, se quello interno perde liquidi (e quindi si hanno 2 casse di zinco, una dentro e una fuori).
    A questo punto diventa rilevante trovare un crematorio che accetti il feretro:
    Se è stato tolto il guscio metalllico interno, giunti al crematorio si sfila quello esterno da avvolgimento, le maniglie e gli altri oggetti metallici e quindi penso sia possibile provvedere alla cremazione presso l’impiano più prossimo al luogo di estumulazione.

    Se invece non si è rimosso lo zinco interno occorre trasferire il feretro in crematorio dove sia permessa la cremazione anche in presenza di feretro confezionato con la doppia cassa.

    Da una indagine svolta qualche tempo addietro, risultò che i crematori i quali accoglievano feretri con zinco erano quelli di: Aosta, Verbania (solo per i residenti), Trieste, Spinea (VE), Ferrara, Faenza Siena, Roma, Viterbo, Montecorvino Pugliano, Palermo. Ma, nel frattempo, le cose possono essere cambiate date le norme sempre più stringenti e severe in merito alle emissioni gassose in atmosfera.

  29. Ettore

    Una domanda agli esperti:
    Chiedevo a chi mi vuol rispondere, quale procedura bisogna osservare per cremare una salma posta i un loculo, da 5 anni. Sarà cremata con tutta la cassa, zinco compreso… Ma servirà un forno crematorio speciale? Se si, dove sono ubicati questi fornì speciali?
    Grazie per la risposta.

  30. Carlo

    X Dante,

    ipotesi suggestiva la Sua, e non priva di qualche logica, ma allo stato attuale della Legislazione statale (Artt. 76 e 77 DPR n. 285/1990) del tutto impraticabile proprio perchè contra legem, infatti il DPR n. 285/1990 per la tumulazione stagna (l’unica forma di sepoltura in tumulo ammessa dalla normativa nazionale, mentre alcune regioni stanno già sperimentando la tumulazione areata) prevede un doppio livello di ermeticità: a carico del feretro (Art. 30) e del manufatto (Art. 76) in cui quest’ultimo dovrà esser racchiuso e murato.

    Il cosiddetto fenomeno percolativo nelle tumulazioni (= perdita all’esterno della cella muraria di liquidi cadaverici e gas maleodoranti) è originato appunto dallo scoppio del feretro per cedimento o fessurazione della vasca di zinco, immaginiamo allora quale sarebbe il pernicioso risultato dovuto alla mancata saldatura del nastro metallico prima della tumulazione, ben sapendo che, da sola la tamponatura del loculo con mattoni o lastra cementizia non è strumento idoneo a preservare la salubrità dell’ambiente dai miasmi post mortali. Avremmo interi padiglioni dei nostri cimiteri interessati da fenomeni percolativi, in spregio alle più elementari norme di sicurezza ed igiene pubblica.

  31. dante

    Il problema della cremazione dei resti mortali non esisterebbe se, nelle tumulazioni non venisse saldata la cassa di zinco. Operazione fattibile perchè le tumulazioni fatte a regola d’arte non creano problemi sanitari. Decorsi 10 anni, i 99% dei cadaveri si scheletrizzano e facilmente si depongono negli ossari. Questa soluzione rende la turnazione più snella e non crea problemi ai comuni-

  32. massimo baldino

    Una civiltà che non rispetta i morti o i loro resti mortali siano essi decomposti, o meno non è una società sana !!!!
    Chi viene al mondo ( e non per propria scelta), vi lavora, vi soffre e vi sopravvive ha diritto a un buco di terra ove essere deposto alla fine della propria esistenza e non più sballottato e profanato !!!
    E’ una vergogna questo continuo disseppellire i morti…lo specchio di una falsa civiltà che punta solo al commercio di tutto…anche di cose che TOCCHERANNO a tutti prima o poi

  33. Carlo

    Nel procedimento autorizzatorio per cremazione delle cosidette “salme inconsunte” provenienti da estumulazione, per superare l’impasse operativo originato dalla previsione dell’Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990 (obbligo di un turno supplementare di rotazione in campo di terra prima di provvedere alla cremazione degli indecomposti) Legge 30 marzo 2001 n. 130 e DPR 15 luglio 2003 n. 254 s’intersecano pericolosamente creando una curiosa assimmetria normativa legata soprattutto al nomen juris di quell’entità medico-legale oggi conosciuta come “resto mortale”, per la cui definizione canonica si rinvia all’Art. 3 comma 1 lett. b) DPR n.254/2003, dopo che a più riprese, con semplici atti istruttivi come le due Circolari Esplicative n. 24/1993 e n.10/1998 il Ministero della Sanità aveva cercato di porre rimedio alla confusione linguistica del DPR n.285/1990, il quale spesso sovrappone confusamente i termini di “resti ossei” e “resti mortali”.

    Per fortuna, a far chiarezza in questa congerie semantica è intervenuto, conla sua emanazione, il DPR n.254/2003, di pari grado nella gerarchia dellefonti e, soprattutto successivo al regolamento nazionale, il quale con
    l’Art. 3 comma 1 lettera b) fornisce con un doppio criterio
    temporale-amministrativo e medico legale la definizione di “resti mortali”.
    Sono, quindi, “resti mortali” nella nuova accezione, solo e solamente gli
    esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo dovuti
    all’incompleta scheletrizzazione dei corpi umani sepolti in fossa di terra o
    cella muraria, per effetto di saponificazione, mummificazione, corificazione una volta decorso completamente il periodo di sepoltura legale,quantificato, in via ordinaria, in 10 anni per le inumazioni ed in 20 anniper le tumulazioni in loculo stagno (quelle areate sono contemplate solo da alcune legislazioni regionali).

    Come evidenziato in dottrina andrebbe, poi, considerato come le estumulazioni, finalizzate alla ricognizione sullo stato di avvenuta decomposizione del defunto, si possano legittimamente eseguire alla scadenza della concessione (art. 86, 1 DPR 10/9/1990, n. 285) …. ed solo in questo momento, con l’apertura del cofano attriverso la rimozione dei coperchi, con relativo taglio dello zinco si può realmente valutare se si sia in presenza o meno di resti mortali (art. 3, 1, lett. b) dPR 15/7/2003, n. 254).
    Anzi ogni “tentativo forzato e cruento” di cosiddetta raccolta ossa, con relativo smembramento del cadavere (siamo nell’Horror) effettuato prima, esporrebbe alla fattispecie dell’art. 87 DPR n.285/1990 citato, con conseguente rilevanza penale (art. 410 CP).

    Va considerato, inoltre, come l’art. 3, 1, lett. g) L. 30/3/2011, n. 130 ammetta, la possibilità di cremazione di quanto risulti dopo oltre 20 anni dalla tumulazione, anche se non si tratti di resti mortali, detta Legge n.130/2001 ragiona, infatti, solo in base ad un discrimen di ordine temporale ed in termini di “salme inumate da almeno 10 anni” o “tumulate da almeno 20 anni”, quando notorialmente a livello statale non esiste distinzione funzionale tra i concetti di “salma” e cadavere”, spesso usati come sinonimi, mentre per diverse Leggi Regionali “salma” è il corpo umano inanime prima e durante il periodo d’osservazione, mentre “cadavere” è la salma di cui sia stata dichiarata l’incontrovertibilità del decesso e, pertanto, sottoponibile a tutti quegli interventi irreversibili enumerati, in via negativa, dall’Art. 8 DPR n.285/1990.

    Ciò, allora significherebbe che la cremazione per i feretri provenienti da estumulazione, dopo un periodo di sepoltura ultraventennale, dovrebbe avvenire anche con la doppia cassa lignea e metallica, senza bisogno di apertura dell’originario cofano, operazione per cui pochi impianti di cremazione presentano le necessarie caratteristiche tecniche).

  34. Carlo

    Il combinato disposto tra gli Art. 340 e 341 del Testo Unico Leggi Sanitarie è norma di ordine pubblico, tassativa, categorica ed inderogabile, in quanto valida erga omnes.

    La questione è, dunque, complessa: l’Art. 340 del Regio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265, infatti, vieta di seppellire i cadaveri al di fuori dei cimiteri: due sono le eccezioni: la tumulazione privilegiata e la cappella gentilizia posta all’esterno del perimetro cimiteriale. Questi due istituti sono regolati dagli Art. 101, 102, 103, 104 e 105 del DPR 10 settembre 1990 n, 285 (approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria).

    Ovviamente i cadaveri fuori dei cimiteri possono solo esser tumulati entro nicchia muraria e duplice cassa di legno e metallica e non inumati nella nuda terra.

    La costruzione di una cappella gentilizia è senz’altro possibile, ma molto onerosa, infatti essa deve esser circondata per non meno di 200 metri dai fondi di proprietà della famiglia richiedente con l’ulteriore vincolo dell’inalienabilità e dell’inedificabilità.

    Occorrono poi diverse autorizzazioni e pareri igienico sanitari nonchè la piena rispondenza del fabbricato funebre ai dettami del DPR 10 settembre 1990 n. 285 in materia di tumulazione.

    Una cappella privata e gentilizia di cui all’Art. 340 del Regio Decreto n.1265/1934 per esser tale deve: deve: a) essere ?privata e gentilizia? (art. 340 del T.U.LL.SS.). Con il termine gentilizia si intende ?di famiglia?;

    b) essere ?non aperta al pubblico? (quindi aperta alla sola famiglia titolare della concessione di realizzazione). In caso contrario, se una cappella gentilizia fosse aperta a persone di distinte famiglie, le persone di una di queste famiglie, essendo estranee a quelle dell?altra famiglia, costituiscono il ?pubblico? per quest?ultima;

    c) essere ?posta a distanza di almeno 200 metri dai centri abitati? (a nulla vale l?art. 28 della L.166/2001, che riguarda la possibilità di deroga unicamente per i cimiteri);

    d) essere in un luogo che consenta alla cappella di essere ?attorniata da fondi di proprietà della famiglia che ne chiede la concessione e sui quali la famiglia assume vincolo di inalienabilità e di inedificabilità?. Tali vincoli devono essere costituiti mediante atto unilaterale autenticato, registrato e trascritto oppure con atto pubblico notarile bilaterale, sempre registrato e trascritto.

    La proprietà dei terreni deve essere del fondatore il sepolcro, il quale è l?unico che può restringere il diritto di uso dello stesso a sola parte dei membri della famiglia;

    e) ?rispondere a tutti i requisiti prescritti dal DPR 285/90 per le sepolture private entro i cimiteri? (e tra questi anche quelli di cui all?art. 92 e 93 del DPR 285/90),

    La norma si riferisce esplicitamente ad una concessione da parte del Comune (che segue un iter autorizzatorio particolare, stabilito dal Capo XXI del DPR 285/90), in quanto la possibilità di erigere una cappella gentilizia all?esterno di un cimitero sul terreno comunale è una eccezione alla regola della demanialità comunale del cimitero e quindi del diritto che ha il Comune sulla edificabilità di un qualunque sepolcro sull?intero suo territorio. La circostanza è ben chiarita dall?uso del termine ?concessione? da parte del Comune sia al comma 2 che al comma 3 dell?’art. 104 DPR 285/90, sia ancora all?art. 103. È questo, a ben vedere, è del tutto logico, poiché se la costruzione delle cappelle gentilizie fosse libera, la loro reiterata costruzione vanificherebbe la riserva posta dalla legge sulla demanialità del cimitero. La circostanza che l?Art. 103 DPR 285/90 consenta di imporre tasse di concessione per la sepoltura gentilizia avvalora la eccezionalità rispetto alla possibilità di erigere la sepoltura privata all?interno del cimitero, e consente al Comune di incassare entrate che avrebbe acquisito se la concessione fosse stata all?’interno del cimitero.

  35. Giorgio Antonini

    Per cortesia vorrei sapere se, disponendo di una proprietà privata di una certa grandezza (campi), è possibile essere seppelliti in tale proprietà.
    Ringrazio per l’attenzione.

  36. Carlo

    X Sergio

    Tutte le attività di polizia mortuaria soggiacciono a preventiva autorizzazione comunale.

    L’affido delle ceneri, in Piemonte, è disciplinato dalla Legge Regionale 31 ottobre 2007, n. 20 così come modificata dalla L.R- Piemonte 3 agosto 2011, n. 15.

    In Piemonte L’affidamento e la dispersione delle ceneri sono disciplinate dalla legge 30 marzo 2001, n. 130 (Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri) nel rispetto della volontà del defunto, comprovata mediante disposizione testamentaria o dichiarazione, manifestata all’ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di residenza, resa dal coniuge o, in difetto di questi, dal parente più prossimo, individuato secondo gli articoli 74 e seguenti del codice civile e, in caso di concorrenza di più parenti nello stesso grado, dalla maggioranza degli stessi.
    Per coloro i quali, al momento della morte, risultino iscritti ad associazioni riconosciute che abbiano tra i propri fini quello della cremazione dei cadaveri dei propri associati, per consentire l’affidamento o la dispersione è sufficiente la presentazione di una dichiarazione in carta libera datata e sottoscritta dall’associato o, se questi non
    sia in grado di scrivere, confermata da due testimoni, dalla quale chiaramente risulti la volontà che le proprie ceneri siano affidate o disperse, nonché il soggetto individuato ad eseguire tale volontà.
    Qualora il defunto non abbia individuato l’affidatario delle proprie ceneri oppure la persona incaricata della dispersione, la volontà del defunto è eseguita dalle seguenti persone:
    a) dal coniuge, ovvero, in difetto di questi, dal parente più prossimo, individuato secondo gli articoli 74 e seguenti
    del codice civile e, in caso di concorrenza di più parenti nello stesso grado, dalla maggioranza degli stessi;
    b) dall’esecutore testamentario;
    c) dal rappresentante legale di associazione che abbia tra i propri fini statutari la cremazione dei cadaveri degli
    associati, qualora il defunto ne sia iscritto;
    d) dal tutore di minore o interdetto;
    e) in mancanza dei soggetti di cui alle lettere a), b), c) e d), dal personale autorizzato dal comune.
    Qualora, in assenza del coniuge, concorrano più parenti dello stesso grado, essi devono, a maggioranza, con atto scritto reso davanti al pubblico ufficiale che autorizza l’affidamento o la dispersione, individuare quale di loro
    si assume la responsabilità di prendere in custodia l’urna per conservarla nel proprio domicilio o per disperdere le ceneri.
    Nell’autorizzazione all’affidamento o alla dispersione, nonché nel verbale di consegna dell’urna cineraria di cui all’articolo 81 del d.p.r. 285/1990, deve risultare quanto previsto dai commi 5, 6, 7 e 8 della suddetta Legge Regionale.

  37. sergio

    Abito ad Ivrea (TO) e gradirei sapere se è possibile custodire le ceneri da cremazione di un congiunto presso il proprio domicilio e nel caso quale procedura è necessario eseguire se necessita autorizzazione
    Grazie

  38. Carlo

    Si, è del tutto legittimo, purché acquisiate agli atti: a) una dichiarazione di tutti i familiari circa la loro volontà alla cremazione; b) una dichiarazione degli stessi familiari di mancanza di espressa volontà contraria del de cuius alla cremazione. Per il resto ci si comporta come se ci si trovasse di fronte al caso di un cadavere. Pertanto occorre sia escluso il sospetto di morte dovuta a reato e la piena applicazione dell’articolo 79 del DPR 285/90.

  39. Luca

    Possono i familiari diretti del de cuis disporre la cremazione, dopo esser trascorsi solamente anni 5 dal decesso?
    Grazie per l’attenzione

  40. Carlo

    Nelle more di una specifica normazione regionale, il DPR 285/1990, all’art. 82 comma 1 fissa il tempo ordinario di inumazione in campo comune di cadaveri e dà al Sindaco la competenza di regolarla (art. 82 comma 2). Con l’art. 86 comma 3, e per le salme tumulate da più di 20 anni, è stabilito un tempo ridotto di inumazione (5 anni). Questi erano, fino alla emanazione della circolare Min. Sanità n. 10/98, gli unici riferimenti normativi. Da ciò se ne era dedotto ed applicato in diversi Comuni (con regolamento di polizia mortuaria comunale o più semplicemente con ordinanza del Sindaco) che le salme inconsunte (da esumazione ordinaria) dovessero essere reinumate per almeno 5 anni. In taluni Comuni, registrandosi tempi di scheletrizzazione abbreviati, si erano stabiliti anche periodi inferiori (ad es. 3 anni), per consuetudine (di fatto) o con gli strumenti normativi anzidetti (regolamento, ordinanza). Ora, in presenza della circolare del Min. Sanità n. 10/98, ordinariamente i tempi di reinumazione sono “stabiliti” in 5 anni se non si fa uso di sostanze biodegradanti ed in 2 anni se se ne fa uso. Detti limiti minimi sono derogabili in caso di comprovata capacità scheletrizzante accelerata. Cosicché, laddove non vi sia regolamento od ordinanza che dispongano diversamente, ora basta la circolare 10/98 a stabilire i due limiti minimi anzidetti. Laddove invece vi siano limiti prefissati diversi sono da adeguare gli strumenti normativi (regolamento, ordinanza) e fino a tale data valgono i precedenti limiti e non quelli della circolare. Concludendo l’Azienda municipalizzata di che trattasi è legittimata ad applicare già fin d’ora i limiti di 5 anni e 2 anni di reinumazione, senza necessità di ordinanza sindacale. Basta un ordine di servizio interno che richiami la circolare.

  41. Damiano

    URGENTISSIMO PER IL SIG. CARLO

    Avrei una domanda da porle.

    Cerco di spegarmi.

    Nel 1985 è mancato mio papà ed è stato sepolto in terra.

    L’anno scorso , novembre 2010, il comune ha disposto esumazione per trasferire in celletta le ossa.

    Purtoppo il corpo non era del tutto decomposto.

    La cassa era piena di acqua.

    Il necroforo ha provveduto a togliere il più possibile l’acqua , a spargere sui resti una sostanza che favorisse la decomposizione ed a richiudere il tutto.

    Ora il comune, a distanza di solo un’anno, vuole riprocedere ad un nuovo tentativo di esumazione.

    Mi viene detto che eventualmente si procede alla cremazione dei resti mortali.

    Mi sono informato sui costi e tra una cosa e l’altra mi viene una bella somma, circa 1500 euro, che in questo momento mi viene duro tirare fuoiri in una botta sola.

    Mi chiedo : il comune mi può obbligare ad andare in cremazione?

    Posso chidere che venga lasciato in terra per un’ulteriore periodo?

    Grazie infinite per l’aiuto.

  42. Carlo

    Allo stato della vigente legislazione statale (art. 80 del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, art. 343, comma 2 del T.U. Leggi Sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265 e del paragrafo 14.3 della circolare Min. Sanità 24/6/1993, n. 24) le urne cinerarie possono essere custodite nel cimitero, in loculo, colombario, nicchia o cappella privata, o in altre sepolture fuori dai cimiteri (art. 101 e ss. del D.P.R. 285/90). Debbono cioè essere custodite in spazi aventi destinazione stabile e garantiti contro ogni profanazione.

    L’amministrazione comunale ha tutto l’interesse a facilitare l’uso di tombe esistenti, per massimizzare la capienza cimiteriale.

    Salvo il fatto che il fondatore del sepolcro non abbia disposto diversamente, il sepolcro è di tipo familiare. Hanno diritto di entrarvi i familiari del fondatore. Terminata la sua famiglia, gli eredi, purché entro la capienza massima del sepolcro. Per effetto delle recenti tendenze (cremazione, riduzione in resti ossei di salma tumulata, con mantenimento o meno di cassetta resti ossei dentro la stessa tomba), la capienza originaria delle tombe si dilata, consentendo una autonomia delle stesse e dell’intero cimitero maggiorata.

  43. franco

    ieri è morta mia madre e per sua volontà,da me rispettata. è stata tumulata nella tomba di mio padre a cui la concessione scade nel 2021, i resti dello stesso sono stati cremati. Vorrei sapere se le ceneri dello stesso possono essere tumulate accanto mia madre senza pagamento di concessione FACCIO PRESENTE CHE HO RIPAGATO LA CONCESSIONE PER ULTERIORI 40 A MIA MADRE.

  44. Carlo

    Sì, la fattispecie in esame, seppur del tutto patologica (la tumulazione, infatti, si configura come “STAGNA”, ossia capace di garantire, nel corso degli anni la perfetta ermeticità a liquami e miasmi cadaverici), è tuttavia verosimile ed, anzi, possibile, anche dopo 12 anni dal confezionamento del feretro (apposizione dei coperchi e saldatura del nastro metallico) e dalla tumulazione in loculo.

    Sono troppe le variabili in gioco che incidono sulla possibile fessurazione dello zinco, con conseguente rilascio all’esterno del sepolcro di umori postmortali:

    ad esempio:

    1) l’esposizione del loculo agli agenti atmosferici e l’alternanza di caldo e freddo;

    2) la temperatura esterna massima,

    3) i medicinali con cui è stato trattato il defunto,

    4) l’eventuale trattamento concervativo ottenuto con la siringazione cavitaria di 500 cc di formalina

    5) la tipologia della morte (ad es. gli annegati hanno una produzione copiosa di liquidi cadaverici),

    6) la non corrispondenza dello spessore minimo (stabilito dala legge) della cassa d zinco, un confezionamento della bara non corretto (ad es. a vite o il chiodo con cui si monta un piedino della bara può essere tropo lungo e “passare” lo spessore del legno,

    7) la tipologia del legno (ad es. i castagno ha una forte componente di tannini che favoriscono la passivazione dello zinco),

    8) il tempo intercorso (lo zinco passiva naturalmente),

    9) la consumazione dello zinco per effetto della “pila” (= corrosione elettrolitica) che si crea tra armatura in ferro del loculo e lo zinco stesso, in presenza di ambienti umidi, ecc.)

    10 la perdita di coesione nelle molecole del materiale d’apporto (stagno) impiegato per le saldature

    Si aggiunge che una rottura dello zonco può essere stata determinata da una saldatura del coperchio non corretta, o ancora per un accatastamento in magazzeno non corretto.
    Di tute queste cose è ben consapevole il legislatore, in quale, all’art. 76 del DPR 285/90 ha previsto che :

    I piani di appoggio dei feretri debbano essere inclinati verso l’interno in modo da evitare l’eventuale fuoriuscita di liquido.

  45. Matteo

    È possibile che dopo 12 anni possa essere scoppiata la bara e che fuoriesca dalla tomba del liquame ?

  46. Carlo

    No, mi spiace per i suoi sentimenti di pietas verso la spoglia mortale di Sua madre, per altro comprensibilissimi, ma l’ipotesi è del tutto irrealistica ed impraticabile…anzi è proprio contra legem nel modo più assoluto.

    L’Art. 1 dell’Editto Napoleonico di Saint Cloud del 1804 (divieto di seppellire i defunti e loro trasformazioni di stato, fuori del recinto cimiteriale) tutt’ora presente nel nostro ordinamento di polizia mortuaria e recepito come norma positiva dall’Art. 340 del Testo UNico delle LEggi Sanitarie approvato con REgio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265 è disposizione di ordine pubblico e quindi inderogabile, l’unica eccezione ammessa è la cosidetta tumulazione (si badi bene: tumulazione e non inumazione) privilegiata di cui all’Art. 341 REgio Decreto n. 1265/1934 implementato, poi, dall’Art. 105 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285 emanato ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 344, 345 e 358 REgio DEcreto n.1265/1934 recante il TEsto Unico delle Leggi SAnitarie.
    Ma la tumulazione privilegiata è istituto rarissimo e sui generis e viene applicato quando ricorrano i motivi del tutto straordinari di speciali onoranze da tributare al de cuius attraverso la sua tumulazione in edifici pubblici (chiese, sedi di associazioni o partiti politici)
    Certo un atto di disposizione ex Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990 sul cadavere della madre per ottenerne la cremazione, dopo un primo periodo di sepoltura è senz’altro lecito e legittimo, dobbiamo, però intenderci sulla destinazione delle ceneri.

    Le ceneri possono senz’altro uscire dal circuito cimiteriale ex Art. 343 comma 2 REgio Decreto n.1265/1934 (si veda, a tal proposito il DPR 24 febbraio 2004 in tema di affidamento delle ceneri presso un domicilio privato), ma solo per esser tumulate in colombari oppure, secondo una lettura più moderna della norma, in parte dovuta anche alla novella apportatata dall Legge n.130/2001 per esser custudite in un tumulo allestito presso un abitazione privata: è, infatti, il caso dell’affidamento familiare o personale delle ceneri introdotto dalla Legge 30 marzo 2001 n. 130 ed implementato poi, su base locale attraverso Leggi REgionali o i Regolamenti Comunali di Polizia Mortuaria.

    Fuori del recinto cimiteriale le ceneri possono solo esser affidate o disperse, mentre la Legge Regionale Campania 9 ottobre 2006, n. 20 ammette sì, l’interro delle urne, ma pur sempre in terreno cimiteriale.

    Consiglio, per altro, la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/?p=847, senza dimenticare quest’altro: http://www.funerali.org/?page_id=2211

  47. Alfredo

    Buongiorno,
    mi chiamo Alfredo e scrivo da Salerno.
    Circa 2 mesi fà è venuta a mancare mia madre,l’essere umano più importante della mia vita! L’abbiamo tumulata al cimitero di Salerno in un fosso di durata decennale. Ogni giorno vado a trovarla ma,con il passar del tempo,mi pento di averla seppelita li e prendo in seria considerazione l’idea di cremarla per poter portare con me le sue ceneri e casomai seppellirle nel giardino di casa in modo da continuare a stare vicini.
    Gradirei da Voi una risposta a questo mio desiderio.
    E’ quindi possibile riappropiarsi della salma di un proprio caro per poterla seppellire in una proprietà privata????
    Ringrazio anticipatamente per la Vostra disponibilità e
    porgo distinti saluti

  48. Carlo

    Dopo appena 7 mesi di tumulazione in loculo il cadavere è ancora tale (= corpo umano irreversibilmente privo delle funzioni vitali) e non è resto mortale ex Art. 3 comma 1 lettera b) DPR n.254/2003, per la cremazione di cadavere dopo un primo tempo di sepoltura si applica, allora, integralmente l’Art. 79 DPR 10 settembre 1990 n. 285 che, poi, altro non è se non il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, la Regione SArdegna, infatti, non ha ancor attuato i disposti della Legge 30 marzo 2001 n. 130 in materia di cremazione; tra l’altro per il trasporto delle ceneri da Regione a Regione (= dalla Sardegna alla Lombardia) vale solo ed unicamente la sola norma nazionale attualmente in vigore, cioè il DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    I passaggi burocratici, rectius… amministrativi, ed operativi sono i seguenti:

    1) richiesta da parte degli aventi titolo a disporre del cadavere individuati secondo il criterio pozioristico (= potere decisionale + priorità nel decidere) ex Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990 di estumulazione e conseguente cremazione del feretro. LE domande sono rivolte al comune dove insiste il cimitero di prima sepoltura, il quale potrebbe anche esser diverso dal comune di decesso di solito individuato dalla Legge come legittimato ad istruire tutte le pratiche di autorizzazione..almeno nel caso di cremazione immediatamente successiva al decesso. Per la competenza territoriale si vedano anche gli Artt. 88 DPR n.285/1990 e 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254

    2) L’autorità comunale nella persona del dirigente ex Art. 107 comma 3 Lettera f) D.LGS n.267/2000, verificati i titoli formali autorizza le relative operazioni cimiteriali, compreso il trasporto del feretro ex Art. 88 DPR n.285/1990 alla volta dell’impianto di cremazione.

    3) Ai sensi dell’Art. 26 DPR n. 285/1990 il comune di prima sepoltura con un unico decreto di trasporto autorizza il trasferimento del feretro alla volta del crematorio e successivamente dell’urna cineraria verso il luogo di sua conservazione/sepoltura ex Art. 343 comma 2 Regio Decreto n. 1265/1934.

    4) per conferire pienamente attuazione al punto 3) deve esser preventivamente dimostrato lo Jus Sepulchri delle ceneri, vale a dire il loro titolo di accoglimento (= atto di concessione) nel nuovo cimitero collocato a Bergamo, in quanto la tumulazione delle ceneri (l’Inumazione delle stesse in Lombardia è vietata) si configura sempre come una sepoltura privata e dedicata come si deduce dal combinato disposto tra il Capo XVIII DPR 10 settembre 1990 n. 285 e l’Art. 343 comma 2 Testo Unico delle Leggi Sanitarie.

    5) L’urna cineraria, quale logica conseguenza di quanto detto prima, viene accolta nel cimitero di nuova sepoltura, ed ivi tumulata ai sensi dell’Art. 343 comma 2 Regio DEcreto n. 1265/1934 richiamato, per altro, dal regolamento regionale lombardo n.6/2004 così come modificato dal REg. REg. n.1/2007.

  49. denise

    buonasera… 7 mesi fà è mancata mia madre… io vivo in sardegna attualmente in provincia di olbia tempio… senza pensarci ho deciso di farla mettere in loculo nel cimitero vicino x poterla visitare ogni qual volte ne sentissi la necessità… solo che ora me ne pento e vorrei rimediare visto che lei era molto legata alla sua terra … a bergamo … e vorrei chiedere se fosse possibile farla cremare e portare cosi le ceneri nel cimitero di bg x poterla ricongiungere appunto alla sua amata terra. grazie x la risposta che mi darà!!

  50. Carlo

    Occorrono:

    1) un atto di disposizione in tal senso da parte dei congiunti del de cuius individuati secondo il principio di poziorità (= potere + priorità nel decidere) delineato dall’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990.

    2) Autorizzazione all’esumazione/estumulazione ex Art.88 DPR n.285/1990 rilascaiata dal comune di prima sepoltura in base all’atto di disposizione di cui sopra

    4) Autorizzazione comunale e non più prefettizia, almeno dopo il DPCM 26 maggio 2000, al trasporto internazionale di feretri tra Stati non aderenti alla Convenzione di Berlino, ex Art. 29 DPR n.285/1990 corredata dal nulla osta consolare all’estradizione del cadavere racchiuso in duplice cassa lignea e metallica ex Art. 30 DPR n.285/1990.

    5) Per trasportare fuori dei confini nazionali un defunto non è necessario dimostrare il suo jus sepulchri presso le Autorità Amministrative del Paese di destinazione.

  51. Adriatik

    Salve.

    Sono un extracomunitario da Albania e vivo qui da circa 20 anni .
    Vorrei portare mio padre in albania che e morto nel anno 2003 a Pordenone.
    e possibile farlo e quali sono le procedure da seguire.

    Con rispeto e un cordiale saluto Adriatik.

  52. User necroforo

    Sì, si può fare, anzi, come direbbe Dante “Vuolsi colà dove si puote ciò che si vuole…e più non dimandare”…ma si sa il Sommo Poeta con i dannati dell’Inferno era abbastanza drastico ed ermetico, noi, invece, da sfortunati mortali cerchiamo di entrare in medias res.

    Da regione a regione, quando, quindi, sussistano rapporti di extraterritorialità, vige solo la normativa statale, cioè il combinato disposto tra l’Art. 88 del DPR n.285/1990 e l’Art. 3 comma 5 del DPR n.254/2003.

    Per la traslazione di feretro (http://www.funerali.org/?p=648) da un cimitero alla volta di un altro, dopo un primo tempo di sepoltura si seguono questi passaggi amministrativi che, adesso, andremo ad enucleare:

    1) istanza in marca da bollo di esumazione/estumulazione ex Art. 88 DPR n.285/1990 rivolta al comune di prima sepoltura dagli aventi diritto a disporre della spoglia mortale secondo il criterio pozioristico enunciato dall’Art. 79 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria ed implementato dal paragrafo 14 della Circ. Min. n.24/1993 approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285. Prevale la volontà coniuge superstite, anche se in stato di separazione, in difetto di questi a cascata tutti gli ascendenti e discendenti jure sanguinis di pari grado, sino al sesto grado di parentela (Artt. 74 e segg. Codice Civile). SE concorrono più soggetti dello stesso livello di consanguineità è necessaria l’espressione unanime di tutti costoro, altrimenti l’operazione non può avere luogo.

    2) L’autorità amministrativa geograficamente competente ex Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003, ossia il cimitero di prima sepoltura, ricevuta l’istanza e valutati i titoli formali (senza dunque laboriose indagini sulle motivazioni che sottendono la richiesta) autorizza: a) l’esumazione/estumulazione; b) il trasporto funebre verso il camposanto di nuova destinazione avendo cura di verificare preliminarmente lo JUS SEPULCHRI del DE Cuius, ossia il titolo di accoglimento (= diritto di sepolcro ex Art. 50 DPR n.285/1990) presso il nuovo cimitero. Immagino, infatti, si tratti di un sepolcro privato (loculo, cella, cappella gentilizia, colombario…) avuto, all’uopo, in concessione da un comune della provincia mantovana. Questo atto è prodromico rispetto alla stessa autorizzazione al trasferimento, siccome ogni trasporto funebre soggiace sempre alla regola della tipicità, ossia deve muovere ed arrivare da un luogo ben definito e certo (il cimitero di prima sepoltura) ad un altro altrettanto ben individuabile (quello di nuova sepoltura)

    3) La traslazione fuori del cimitero di prima sepoltura, al di là degli oneri amministrativi (imposta di bollo, diritti di segreteria sulla documentazione da produrre, diritti fissi stabiliti sulle operazioni cimiteriali, le quali, per altro sono sempre a titolo oneroso per l’utenza ex Art. 1 comma 7 bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26) comporta questi passaggi tecnico-strumentali, ognuno dei quali, per altro, implica una voce di spesa:

    a) disseppellimento del feretro (scavo della buca o smuratura del loculo)
    b) sistemazione dello stesso, se necessaria, con il c.d. Rifascio esterno con cassone metallico, per assicurare durante il tragitto la perfetta impermeabilità della bara a miasmi e percolazioni cadaveriche
    c) trasporto del feretro alla volta della sua nuova destinazione
    d) accettazione e tumulazione/inumazione nel cimitero di arrivo

  53. sabrina

    Salve, io abito in prov di Mantova, volevo chiedere se si poteva spostare una salma da un cimitero ad un’altro! Ora si trova a Torino, e vorrei spostarla qua vicino a Mantova. Il prezzo all’incirca quanto sarebbe? Ma sopratutto io che sono la figlia posso farlo o devo avere qualche autorizzazione da qualche altro famigliare? Se mi servono autorizzazione speciali dove le posso ricavare? Spero di ricevere una risposta 🙂
    Grazie

  54. Carlo

    Anche il capo al gestore dell’impianto di cremazione sorgono particolari doveri: egli, infatti,

    1. adotta sistemi identificativi non termodeperibili, da applicare all’esterno del feretro e da rinvenire a cremazione finita, al fine di certificare la correlazione tra il cadavere e le ceneri consegnate;

    2. impiega per la raccolta delle ceneri urne cinerarie realizzate in materiali non deperibili (il problema si complica qualora la destinazione dell’urna medesima sia l’inumazione perché ex Art. 75 comma 1 DPR 285/1990 sostanze non biodegradabili non sono compatibili con la sepoluta nel terreno.);

    3. deve avere cura di sigillare le urne destinate all’affidamento familiare in maniera tale da impedire in alcun modo la profanazione delle ceneri;

    4. Deve verbalizzare la consegna dell’urna ex Art. 81 DPR 285/1990 (In Lombardia, invece, si ritiene1 sia sufficiente la compilazione della modulistica di cui agli allegati 5 e 6 alla Delibera della Giunta Regionale 21 gennaio 2005 n. 20278.)

  55. Dado

    X Redazione!

    grazie della risposta….ma qualunque sia la procedura e i documenti che ne attestino i fatti, non mi è garantito l’autenticità di quel tipo di atto visto che è vietato prendere parte durante l’esecuzione della cremazione….constatare di persona con i propri occhi, sarebbe molto ma molto diverso! grazie comunque…

  56. Dado

    buongiorno, oggi proprio al cimitero di lambrate sarà effettuata la cremazione (dettata dalla volontà del defunto chiaramente) del feretro di mia zia mancata 5 gg fa….
    dopo aver ascoltato in giro notizie davvero sconcertanti e imbarazzanti sulla gestione della procedura delle cremazioni e quindi mi riferisco all’episodio di Massa dove le cremazioni sono state fatte di 4-5 corpi alla volta e le ceneri di conseguenza ‘mischiate’……..

    ma ci rendiamo conto???? ma se dovesse capitare la stessa cosa ad uno di noi…ma mi spiegate secondo voi che senso ha porgere poi nel tumulo le ceneri che non siano del mio defunto???
    gradirei sapere la vostra……e se su milano ci sono degli efficaci controlli….oltre che un enorme buon senso!

    grazie

    1. Redazione

      A quel che ci risulta il Comune di Milano utilizza protocolli che garantiscono la tracciabilita’ dei defunti prima e dopo la introduzione nel forno. Per sicurezza chieda la carta dei servizi del crematorio di Milano e chieda le procedure che si utilizzano a tale scopo.

  57. Carlo

    Il crematorio è servizio pubblico locale gestito dal comune, ai sensi dell’Art. 6 comma 2 Legge n.130/2001, nelle forme di cui all’Art. 113 D.LGS n.267/2000.

    La cremazione è un’operazione cimiteriale a titolo oneroso per l’utenza ai termini dell’Art. 1 comma 7BIS Legge 28 febbraio 2001 n. 26 e dell’Art. 5 comma 2 Legge n.130/2001 con conseguente D.M. 1 luglio 2002 adottato per la determinazione delle tariffe.

    L’imputazione dei costi, normalmente, è a carico di chi richieda il servizio, in quanto la cremazione è pratica funebre che, di solito, richiede pur sempre un atto di disposizione in tal senso, altrimenti il feretro, o meglio il resto mortale dovrebbe esser inumato in campo di terra per almeno 5 anni se sono trascorsi almeno 20 anni di tumulazione in loculo stagno (Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990, Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 e soprattutto DPR n254/2003).

    Nei trasporti funebri tra Stati Sovrani di cadaveri, ceneri, ossa e resti mortali si applica, per i Paesi aderenti, la Convenzione di Berlino del 10 febbraio 1937 (di cui la Bulgaria non è firmataria) o, in alternativa l’Art. 28 DPR 10 settembre 1990 n. 285 (introduzione di salme in Territorio Italiano).

    Il trasporto del cadavere imbalsamato, quindi perfettamente conservato,, tra Bulgaria ed Italia richiede una procedura particolarmente complessa ed articolata: tramite, infatti, l’Autorità Consolare Italiana deve esser trasmessa domanda di accoglimento al comune italiano dove il trasporto sarà diretto, il quale rilascia la relativa autorizzazione.

    Prima tale competenza sarebbe stata del Prefetto, ma dopo il DPCM 26 maggio 2000, emanato ai sensi del D.LGS n.112/1998, spetta al Sindaco, o meglio al dirigente ex Art. 107 comma 3 lettera f) D.LGS n.267/2000, questo compito.

    Tra l’altro sussiste pure un ulteriore aggravio amministrativo, perchè per la salma da estradare in Italia, deve esser preventivamente dimostrato lo JUs Sepulcri, ossia il titolo di accettazione in un determinato cimitero o in un particolare sepolcro, altrimenti non si accorda il NULLA OSTA all’ingresso del feretro.

    Il comune di arrivo del trasporto internazionale ha firmato l’autorizzazione?
    Il Prefetto di frontiera è stato informato così come la Legge prescrive?

    In merito alla procedura da seguirsi per un trasporto di salma, destinata a cremazione, di un cittadino italiano deceduto in Bulgaria, stato che non aderisce alla convenzione internazionale di Berlino, si è del parere che la soluzione ottimale sia quella di far eseguire la cremazione in Bulgaaria e poi trasportare le ceneri in Italia. Ciò per due ordini di motivi: 1. Per evitare l’autopsia della salma al suo arrivo in Italia. Autopsia diretta ad attestare che la morte non è dovuta a reato, in conformità a quanto disposto dall’art. 79, comma 4, del DPR 10 settembre 1990, n. 285 (non appare, infatti, concepibile che il Comune possa rilasciare l’autorizzazione alla cremazione esclusivamente sulla base di quanto risulta dalla documentazione che accompagna la salma, rilasciata dalle competenti autorità turche). 2. Per semplificare al massimo le procedure di trasporto. Perché il trasporto dell’urna non è soggetto ad alcuna delle misure precauzionali igieniche stabilite per il trasporto delle salme (ex Circ. del Ministero della Sanità n.24 del 24/06/1993, punto 8.1.).

  58. adelfia franchi

    per CARLO ..mio marito è morto in un incidente d’auto in bulgaria 20 anni fa … oggi mi ritrovo in stato di choc ,nessuno mi aveva detto che era stato imbalsamato … neanche i responsabili del cimitero lo sapevano … mi ritrovo a dover farlo cremare .. affrontare le spese .. è giusto che sia io a dover pagARE … CHI HA DATO L’AUTORIZZAZIONE ^? LE AUTORITA ITALIANE … IL MINISTERO DEGLI ESTERI? AMBASCIATA? .. IN 2 GG LO HANNO RIMANDATO IN ITALIA —

    1. Redazione

      Forse lei si e’ semplicemente trovata di fronte a trasformazione in resti mortali del cadavere sepolto. Si tratta di una salma inconsunta dall’aspetto mummificato.

  59. Carlo

    Il diritto di sepolcro si esercita per l’intera durata della concessione e trova l’unico limite nella capienza fisica (= capacità ricettiva) della tomba stessa. (Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990).

    Anche alla luce del paragrafo 14.3 Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 è pienamente legittimo ed, anzi, persino consigliabile, sfruttare sino in fondo tutta la capacità ricettiva del sepolcro, per tutto il tempo della concessione trasformando, così il singolo loculo in un piccolo sacello familiare (anche il singolo loculo, è pur sempre un piccolo sepolcro privato e gentilizio ai sensi del CApo XVIII DPR 10 settembre 1990 n. 285.)

    Il rinnovo della concessione è facoltà e non obbligo del comune, molto, quindi, dipende dal regolamento comunale di polizia mortuaria di cui ogni comune emiliano romagnolo (ma in tutta Italia sussiste lo stesso dovere in capo ad ogni comune)1865, deve necessariamente disporre ex Regio DEcreto n.2322/1865, Artt. 344 e 345 REgio DEcreto n.1265/1934 e, non da ultimo ai sensi della Legge REgionale Emiliano-Romagnola 29 luglio 2004 n. 19 (Art. 7).

    Ora, ci sono due correnti di pensiero:

    1) Il comune ex Art. 337 Regio Decreto n.1265/1934 e soprattutto ex Art. 824 comma 2 Codice Civile è titolare della funzione cimiteriale e proprietario del cimitero stesso (il quale, è bene ricordarlo, appartiene ex Art. 824 comma 2 al demanio comunale), quindi anche il forza dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost, così come novellato dalla Legge di REvisione Costituzionale n.3/2001 esercita sulla materia cimiteriale la propria potestà regolamentativa, di pianificazione (piano regolatore cimiteriale ex Capo X ed Art. 91 DPR n.285/1990) e controllo come, per altro, ribadito dalla Legge Regionale 29 luglio 2004 n.19 e dal regolamento attuativo 23 maggio 2006 n.4. Secondo questa tesi, nel rispetto dei principi generali dell’Ordinamento Giuridico (giusto per evitare mattane localistiche, demagogia a go-go ed abusi di potere) il comune è “padrone” pressochè assoluto nella politica e gestione della macchina cimiteriale

    2) Una secondo tesi, invece, più relativista e prudente invoca il principio di cedevolezza, ossia laddove la regione abbia legiferato è il regolamento comunale di polizia mortuaria a doversi adeguare…ubi maior minor cessat, come dicevano i giuristi latini. Ora il regolamento emiliano romagnolo n.4/2006 con l’Art. 3 comma 2 prevede questo ventaglio di fattispecie: In caso di estumulazione ordinaria con contemporanea tumulazione di un nuovo feretro, se non basta la durata della originaria concessione per arrivare ai minimi previsti in Emilia Romagna per garantire la ordinarietà di tumulazione (e cioè 10 anni nei loculi aerati e 20 anni nei loculi stagni), è d’obbligo :

    a) il prolungamento della durata dell’originaria concessione per il periodo temporale occorrente (con la integrazione economica relativa da corrispondere da parte dei familiari aventi titolo al Comune, che determina il prolungamento della originaria concessione);

    b) oppure la stipula di una nuova concessione sostitutiva di quella precedente Con la novazione si possono introdurre nuove norme (esempio estendere il diritto d’uso) nel rapporto concessorio.

  60. antonella

    Emilia Romagna.
    il prossimo anno è in scadenza la tomba di mio nonno dopo un periodo di 30 anni. 4 anni fà però sono stati inseriti del tombino anche i resti cremati di mia nonna. cosa mi devo aspettare il prossimo anno? devo in tutti i casi estrarre la cassa di mio nonno per procedere alla cremazione ed allo spostamento di entrambi i resti in tombini piccoli o posso sperare nel rinnovo di anche solo alcuni anni del tombino? nessuno 4 anni fà ha informato su questo problema in quanto essendo in un piccolo comune sono sempre stati possibili i rinnovi.
    grazie

  61. Carlo

    Di solito le estumulazioni ex Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990 si eseguono allo scadere della concessione.
    Il resto mortale, dopo i 20 anni di sepoltura legale in loculo stagno può esser ridotto in cassetta ossario, se invece, all’atto dell’apertura del feretro finalizzata alla raccolta delle ossa esso è ancora del tutto o parzialmente intatto ci sono almeno tre soluzioni:

    1) si ritumula il resto mortale nello stesso loculo o in una nuova cella, come precisato dal paragrafo 4 Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 il rifascio con il nastro metallico ex Art. 88 DPR n.285/1990 è strettamente necessario solo se si rilevi la presenza di tessuti molli con conseguente percolazione di liquami cadaverici. Nel feretro possono esser inseriti enzimi biodegradanti.

    2) Ex Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990 e Circ. MIn. 31 luglio 1998 n. 10 il resto mortale è interrato per almeno 5 anni che si riducono a 2 con l’addizione di sostanze biodegradanti.

    Ai sensi dell’Art. 3 commi 5 e 6 DPR 15 luglio 2003 si avvia il resto mortale a cremazione con la procedura semplificata (non si applicano gli aggravamenti di cui ai commi 4 e 5 dell’Art. 79 DPR n.285/1990)

    Se la richiesta di cremazione proviene da istanza di parte (richiesta del privato cittadino) occorre pur sempre un’autorizzazione nominativa, siccome ogni operazione cimiteriale è pur sempre soggetta a preventiva autorizzazione comunale ex Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003.

    Anche in caso di irreperibilità degli aventi diritto, loro disinteresse o loro colpevole inerzia, quando la destinazione dei resti mortali è deliberata d’ufficio dal comune (e così opera ex se l’ordinanza sindacale con cui si regolano ai sensi dell’Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990) è comunque, indispensabile una qualche autorizzazione, magari anche cumulativa, assieme al decreto di trasporto, se l’incinerazione avverrà fuori del recinto del cimitero di prima sepoltura.

    E’il comune nel cui territorio insista il cimitero di prima sepoltura a rilasciare le relative autorizzazioni.

    Di solito l’ossario comune è la destinazione residuale ed istituzionale per le ossa non richieste per una sistemazione dedicata e personale (anche le cellette ossario rientrano nella tipologia del sepolcro privato ai sensi del Capo XVIII DPR n.285/1990) è invero, piuttosto raro che siano i diretti interessati a chiedere l’avvio delle ossa in ossario comune.

    Gli oneri dell’estumulazione con conseguente trattamento del resto mortale sono a carico di chi richieda l’operazione stessa, solo l’uso dell’ossario comune, in quanto servizio necroscopico, è a titolo gratuito.

  62. DESTINAZIONE OSSARIO COMUNE

    Regione Veneto: pongo un quesito:
    Un privato cittadino compila un modulo per destinare la salma di un congiunto che si trova in un loculo grande ancora in cassa intera, in OSSARIO COMUNE.
    Sono già trascorsi i 20 anni dalla tumulazione e quindi si tratta di resti mortali; il Comune deve necessariamente acquisire anche le carte per la CREMAZIONE? Oppure può procedere d’Ufficio visto la destinazione scelta?

  63. Carlo

    Sì, si può fare.

    “Vuolsi colà dove si puote ciò che si vuole…e più non dimandare” come direbbe Dante nel viaggio nell’aldilà, per quietare gli spiriti infernali.

    Vabbè, dopo questa parentesi di alta scuola letteraria entriamo in medias res.

    La cremazione dei resti mortali provenienti da esumazione/estumulazione è legale e legittima ai sensi degli Artt. 5 e 6 DPR 15 luglio 2003 n. 254, come ha confermato lo stesso Ministero della Salute con risoluzione del 30/10/2003 di p.n. 400.VIII/9Q/3886.

    Già la Circ. MIn. 31 luglio 1998 n. 10 presentava forti aperture in questo senso, ma difettava di forza integrativa/abrogativa sull’Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990, in quanto una circolare non è fonte del diritto, ma un semplice atto istruttivo.

    Ad ogni modo il DPR n.254/2003 interviente sulla questione e rende, di fatto, operativa la diretta cremazione dei resti mortali, senza più bisogno di un ulteriore turno di rotazione in campo di terra di durata quinquennale (quadra indecomposti).

    Si procede secondo questo schema:

    1) Istanza di cremazione, in bollo, rivolta al comune di prima sepoltura da parte di tutti gli aventi diritto a disporre jure sanguinis del resto mortale da esumare/estumulare, individuati secondo il criterio di poziorità stabilito dall’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990. (Prevale la volontà del coniuge superstite, poi, a scalare, di tutti i congiunti di pari livello sino al sesto grado di parentela (Artt. 74, 75, 76, 77 Codice Civile). Tra soggetti di parti grado occorre l’unanimità. La volontà di cremare il defunto dissepolto non richiede particolari formalizzazioni, come l’atto sostitutivo di atto di notorietà ex DPR n.445/2000, necessarie invece per cremare un defunto nell’immediatezza del decesso (Circ. Min. 1 settembre 2004 n. 37). Secondo alcuni giuristi basterebbe un semplice assenso, magari espresso ai termini dell’art. 3 comma 9 della Legge 15/5/97 n. 127 allo stesso gestore del campostanto, tramite l’ufficio cimiteriale, senza bisogno di rivolgersi al comune. MOlto dipende dall’ordinanza sindacale con cui si regolano le operazioni cimiteriali ex Artt. 2 comma 4 ed 86 comma 1 DPR n.285/1990 (ad esempio se la cremazione è il trattamento automatico e “d’ufficio” per i cadaveri indecomposti deliberato dal comune anche nel caso di assenza o disinteresse dei parenti del defunto la procedura è ulteriormente semplificata).

    2) Autorizzazione all’esumazione/estumulazione rilasciata dal comune sotto la cui giurisdizione amministrativa insiste il cimitero di prima sepoltura se quest’ultime non sono ordinaria (cioè quando sia completamente trascorso il periodo di sepoltura legale parti a 10 anni per le inumazioni e 20 anni per le tumulazioni in loculo stagno, tuttavia non bisogna dimenticare che le estumulazioni vanno effettuate ex Art. 86 comma 1 alla scadenza della concessione).

    3) Autorizzazione alla cremazione del resto mortale perfezionata, sempre dal comune di prima sepoltura secondo i criteri prima esaminati.

    4) Autorizzazione al trasporto ex Art. 24 DPR n.285/1990 del resto mortale alla volta del crematorio e poi, sempre con lo stesso decreto di trasporto ex Art. 26 DPR n.285/1990 alla destinazione ultima delle ceneri le quali, in base alla Legge REgionale, potranno esser tumulate in cimitero, affidate presso un domicilio privato, disperse in cimitero (cinerario comune o giardino delle rimembranze) o in natura.

    Autorizzazione alla cremazione ed al trasporto, se competono allo stesso ufficio comunale (Artt. 48, 3 ed art. 89 T.U.E.L DECRETO LEGISLATIVO n.267/2000) possono anche esser contestuali ex Art. 11 legge 4 gennaio 1968, n. 15 (si risparmia un passaggio burocratico a tutto vantaggiò della celerità della pratica da evadere).

    Il Ministero della Salute, con la risoluzione p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004, è intervenuto, a seguito del DPR 254/03, sulle modalità per il confezionamento e il trasporto di resti mortali, di seguito sintetizzate: a) la procedura per il confezionamento dei resti mortali a seguito di estumulazione viene equiparata, per quanto possibile, a quella a seguito di esumazione; b) nel caso non sussistano motivi ostativi di natura igienico-sanitaria, per il trasporto di resto mortale è sufficiente l’uso di contenitore di materiale biodegradabile (inumazione) o facilmente combustibile (cremazione). Il contenitore di resti mortali deve avere caratteristiche di spessore e forma capaci di contenere un resto mortale, di sottrarlo alla vista esterna e di sostenere il peso. Il contenitore di resti mortali, all’esterno deve riportare nome cognome, data di nascita e di morte; c) nel caso in cui la competente autorità di vigilanza (A.U.S.L. o Comune in funzione delle specifiche normative regionali o locali) abbia rilevato la presenza di parti molli, è d’obbligo per il trasporto dei resti mortali, l’uso di feretri aventi le caratteristiche analoghe a quelle per il trasporto di cadavere ex Art. 88 DPR n.285/1990 e paragrafo 4 Circ. MIn. n.10/1998.

    Per le ceneri, preventivamente alla loro collocazione definitiva dovrà esser prodotto il titolo dimostrante lo JUS SEPULCHRI, ossia il diritto di accoglimento delle stesse in un determinato sepolcro, ancorchè atipico.

    Si rammenta che tutte le operazioni cimiteriali trasporto del feretro e cremazione sono a titolo oneroso per l’utenza ai sensi dell’Art.1 comma 7bis, Legge 28 febbraio 2001 n. 26. Per le tariffe della cremazione si veda il D.M. 1 luglio 2002.

  64. Titti

    Salve, avrei bisogno di chiedere un’informazione.Tra qualche mese dovremo esumare la salma di mio padre.Il ns cimitero è sovraccarico e non cè al momento spazio x custodire i resti.Volevo sdunque sapere se è possibile cremare i resti.Grazie

  65. Carlo

    Allora: la soluzione megliore sarebbe l’estumulazione ex Art. 88 DPR n.285/1990: si abbatte la tamponatura del loculo e si sfila il feretro, se la bara dimostra la perfetta tenuta stagna si procede al trasporto fuori del recinto cimiteriale. Il “rifascio” detto altrimenti “avvolgimento” ex Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 con un cassone esterno in metallo si rende necessario se la cassa è interessata da lesioni della lamiera da cui potrebbero fuoriuscire miasmi e liquindi cadaverici.

    Pochissimi impianti di cremazione, tuttavia, sono autorizzati a cremare feretri foderati con la lastra di zinco (o peggio ancora piombo) a causa delle sempre più rigide norme in materia di emissioni tossiche nell’atmosfera, l’deale, allora è è inserire nel forno la sola cassa di legno, allora di rende necessaria la preventiva rimozione del cofano di zinco, sia esso ancora perfettamente efficente o deteriorato (come spesso succede nelle bare tumulate da molto tempo per corrosione del nastro metallico. Lo zinco, infatti, con il trascorrere degli anni si passiva e tende a consumarsi, ecco perchè L’Art. 30 DPR n.285/1990 prescrive uno spessore minimo (0.66 mm che salgono a 0.74 in caso di tumulazioni “in deroga” ex Art. 106 DPR n.285/1990 e paragrafo 16, con relativo allegato tecnico Circ. Min. n.24/1993.

    Immergere le manine (lo dico da beccamorto) nel “brodo cadaverico” che ristagna sul fondo della cassa non è particolarmente simpatico, ma in certe Regioni diventa un’operazione fondamentale ed inevitabile, perchè in Lombardia, ad esempio, nessun crematorio è autorizzato a bruciare lo zinco.

    La bara, preferibilmente sarà di solo legno, con gli spessori massimi previsti dalla Legge in caso di cremazione (Circ. Min. n.24/1993) (legno dolce con spessore di cm. 2) e sarà confezionata con accessori (viti, fodera, cuscino) facilmente combustibili. Si veda anche il D.M. 12 aprile 2007 (autorizzazione all’impiego di un cofano in cellulosa con telaietto autoportante in legno per defunti da avviare alla cremazione o all’inumazione)

    Per garantire l’eremeticità durante il trasferimento si ricorre, alternativamente a:

    1) cassone esterno, facilmente asportabile, realizzato in vetroresina, plastica, metallo, lavabile e disinfettabile prima di un nuovo uso

    2) rivestimento interno alla cassa lignea con un dispositivo plastico ad effetto impermeabilizzante in sostituzione della controcassa metallica, ex Art. 31 DPR n.285/1990. Si tratta di una plastica flessibile e molto biodegradabile o sublimabile.

    Se il defunto è ancora cadavere (sono passati meno di 20 anni dalla sepoltura) occorre necessariamente una bara con le caratteristiche stabilite dagli Artt. 30, 31 e 75 DPR n.285/1990 (in LOmbardia vale, invece, l’allegato 3 al REg. REg. 9 novembre 2004 n.6.

    SE, invece, ex Art. 3 comma 1 lettera b) DPR n.254/2003 il morto è, nel frattempo, diventato resto mortale (dopo i 20 anni di tumulazione) potrebbe bastare anche un semplice contenitore di cui alla risoluzione ministeriale p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004.

    Se ex Circ. MIn. n.10/1998 si rileva sul resto mortale la presenza di parti molli o si ricorre alle procedure spiegate prima o si asciuga il resto con particolari sali quaternari di ammonio o sostanze a base batterico-enzimatiche.

  66. gS

    X Carlo
    Grazie x la risposta.
    Si, in effetti mi sono espressa male.
    Chiedendo se necessaria l’estumulazione per la cremazione intendevo chiedere se era poi indispensabile aprire la bara per la cremazione e non voler trasformare il tumulo in forno crematorio ^_^ questo in quanto mi era stato detto che il feretro andava nel forno così com’era dopo l’estumulazione (e lo zinco?).
    Inoltre chiedevo se si autorizza il trasferimento del feretro così come lo si trova sempre che integro senza necessariamente aprirlo. Leggevo sul sito che potrebbe esser sufficiente una “impermealizzazione”? Ancora grazie

  67. Carlo

    …E come si fa a cremare un feretro senza, prima, averlo estratto dalla cella muraria in cui fu racchiuso?????? Usiamo il napalm e lo bruciamo sul posto oppure riempiamo il loculo di benzina e poi inzia pure il falò!?? SEmbra una mia solita battutaccia, ma in Cina succede proprio così! Della serie… rispettiamo lo Jus Eligendi SEpulcrum, quindi la volontà del de cuius. Ma si sa, i seguaci del maoismo non sono di metodi particolarmente democratici.

    Comunque i passaggi amministrativi sono i seguenti:

    innanzi tutto, ai sensi dell’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR n.254/2003 il defunto non è più cadavere,ma “resto Mortale”, perchè sono già trascorsi i 20 anni di sepoltura legale, ed è cremabile ai sensi dell’Art.3 comma 4 DPR n.254/2003 senza la procedura aggravata di cui all’Art. 79 commi 4 e 5 DPR n.285/1990 (esclusione di morte sospetta violenta, o, peggio ancora dovuta a reato con eventuale nulla osta della Magistratura ex Art. 116 comma 1 Decreto Legislativo n.271/1989). L’autorizzazione compete al comune sotto la cui giurisdizione amministrativa si trova il cimitero di prima spoltura.

    1) dichiarazione ai sensi del DPR n.445/2000, (soggetta sin dall’ordigine ad imposta di bollo ed DPR n.642/1972)), di tutti gli aventi titolo a disporre del resto mortale, individuati secondo il principio di poziorità (potere di disposizione + prevalenza dello jus coniugii e dello Jus Sanguinis) enunciato dall’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990, ossia prevale il coniuge, quando ancora in vita (e se non ha divorziato), poi di seguito tutti i congiunti di pari grado in ordine di priorità, sino al sesto grado di parentela ex Artt. 74 e segg. Codice Civile.

    2) verifica da parte del comune dei titoli formali e dello Jus Sepulchri: il defunto ha titolo ad esser accolto nel nuovo sepolcro? Egli è annoverato dall’atto della concessione quale soggetto legittimato ad esser tumulato in quella data tomba?

    3) controllo preventivo sulla reale estumulabilità del feretro: non debbono esserci disposizioni testamentarie in senso contrario del de cuius (se il defunto chiese di non esser mai estumulato, ma di permanere nella stessa tomba, almeno sino alla fine della concessione questa sua volontà va rispettata) e sulla materiale operazione cimiterilae: il feretro deve esser facilmente raggiungibile tramite diretto accesso all’esterno ai sensi dell’Art. 76 comma 3 DPR n.285/1990, se invece per raggiungere il feretro bisogna movimentare altre bare, potrebbero sorgere delle complicazioni, risolvibili con la procedura di deroga di cui all’Art. 106 DPR n.285/1990, implementata dall’allegato tecnico di cui al parafrafo 16 Circ. MIn. n.24/1993.

    4) rilascio da parte del comune di prima sepoltura delle relative autorizzazioni a) all’estumulazione, all’eventuale cremazione, al trasporto ed alla nuova tumulazione.

    5) se la nuova tomba insiste fisicamente nello stesso cimitero di prima sepoltura non occorre il decreto di trasporto ai sensi degli Artt. 23 e seg. DPR n.285/1990, ma bastano le pur sempre necessarie annotazioni sui registri cimiteriali previste dall’Art. 50 DPR n.285/1990 per il cambio di sepolcro ed il mutamento di stato el defunto (da feretro a ceneri, qualora si dia luogo alla cremazione). Le diverse autorizzazioni possono coesistere sullo stesso supporto cartaceo, poichè competono allo stesso ufficio (molto dipende da come il comune abbia organizzato i propri servizi ex Art. 48 comma 3 Decreto Legislativo n.267/2000.

    6) esecuzione dell’intervento sulla tomba (rimozione lapide, smuratura, trasporto del feretro presso il crematorio o direttamente alla nuova sepoltura) se all’apertura del tumulo la bara risulta lesionata si provvede, ex Art. 88 DPR n.285/1990 e paragrafo 4 Circ. Min. n.10/1998, al cosidetto rifascio in modo da rendere nuovamente impermeabile la bara alla perfusione di miasmi o liquidi postmortali.

  68. gS

    Salve
    Vorrei sapere come fare per trasferire il feretro di mio padre tumulato ca 27 aa fa da una congrega in un monumentino privato dove già sono le ceneri di mia madre. E’ indispensabile l’estumulazione? eventualmente è possibile la cremazione senza l’estumulazione?
    Grazie

    PS: il trasferimento avverrebbe nello stesso cimitero e la città è Napoli.

  69. Carlo

    No, non è possibile. Art. 13 Reg. REg. 9 novembre 2004 n.6: “La dispersione delle ceneri è autorizzata dall’ufficiale di stato civile del comune ove è avvenuto il decesso secondo la volontà del defunto espressa nelle forme di cui all’articolo 3, comma 1, lettera b), numeri 1 e 2, della legge 130/2001”.

    Il rinvio alla Legge Statale n.130/2001 è chiaro e palese: ala dispersione, anche per i suoi rilievi penali (Art. 411 C.P.) è di sola eleggibilità del de cuius attraverso disposizione testamentaria o iscrizione ad apposita associazione avente tra i propri fini la cremazione degli iscritti. Occorre uno scritto in tal senso da parte del de cuius. Se si tratta di testamento olografo esso per produrre i suoi effetti giuridici dovrà esser prima pubblicato ai sensi dell’Art. 620 Codice Civile.

    I congiunti del de cuius non possono improvvisarsi “nuncius”, con dichiarazione di scienza ex DPR n.445/2000, magari attraverso atto sostitutivo di notorietà, di un volere del defunto forse maturato ed espresso solo verbalmente, ma non formulato nella forma canonica prevista dalla legge.

    L’unica modalità di dispersione consentita, in via residuale è quella in cinerario comune di cui all’Art. 80 comma 6 DPR n.285/1990: norma ripresa anche dall’Art. 10 del regolamento regionale lomnardo n. 6/2004 o, secondo certa parte della dottrina più aperta e possibilista anche nel giardino delle rimembranze, purchè esso insista sempre entro il perimetro del cimitero.

  70. vincenzo

    Sono residente in provincia di Varese, (Lombardia) posso chiedere al
    Comune ove sono residente, lo spargimento delle Ceneri di Mia Moglie
    (da me cutodite) anche se non esiste una volontà espressa dalla Defunta in vita ?
    Grazie per la risposta

  71. Carlo

    Ovviamente l’ordinanza del sindaco dovrà anche stabilire la destinazione delle ceneri provenienti dalla cremazione dei resti mortali.

    In Veneto (Art. 30 comma 2 LEGGE REGIONALE 4 marzo 2010, n. 18) ogni comune nel proprio regolamento (indispensabile ex Art. lettera c) L.R. n.18/1010 senza dimenticare gli Artt. 344 e 345 Regio Decreto n.1265/1934 ed in Regio Decreto n.2322/1865) deve anche individuare spazi per la conservazione delle singole ceneri sotto forma di sepoltura dedicata (si veda anche Art. 80 comma 3 DPR n.285/1990) o delle stesse in modo massivo e promiscuo (Art. 80 comma 6 DPR n.285/1990) nel cinerario comune, il quale potrebbe anche consistere nell’ossario comune o in un manufatto di lieve entità (pozzetto ipogeo, botola, camera epigea) o ancora per dispersione delle ceneri all’interno del perimetro cimiteriali (Art. 50 comma 1 lettera a) Legge Regionale 4 marzo 2010, n. 18).

    Mancando la volontà del de cuius per la dispersione in natura siccome essa è di sola eleggibilità da parte del de cuius e non è surrogabile da terzi le ceneri potranno esser:

    A) date in affido (con disciplina statuita dal comune (Art. 3 comma 1 lettera e) L.R. n.18/2010) e con le procedure di cui all’Art. 49 della suddetta legge regionale.

    B) Tumulate (nelle celle di cui all’Art. 30 comma 2 lettera c))

    C) inumate (Art. 49 comma 4 L.R. n.18/2010)

    D) sversate in modo indistinto nell’ossario comune di cui all’Art. 3 comma 1 lettera f) L.R. n.18/2010 come pratica residuale, quando non sia richiesta nessuna diversa sistemazione.

  72. Carlo

    La corretta procedura per recuperare spazi in seguito ad emergenza perchè mancano posti feretro è descritta in questo link: http://www.funerali.org/?p=330.

    Altrimenti si può sempre ricorrere ad un ordinanza contingibile ed urgente (Art. 50 comma 5 Decreto Legislativo n.267/2000) adottata dal Sindaco in qualità di Autorità Sanitaria Locale (Legge n.833/1978, Decreto Legislativo n.112/1998 e soprattutto Art. 50 comma 4 Decreto Legislativo n.267/2000. A questa conclusione era addivenuto anche il MInistero della Salute rispondendo a due questiti n. 400.VIII/9Q/1686 e 400.VIII/9Q/2515 ambedue del 4/7/2003 inoltrati rispettivamente da due comuni.

    Con l’entrata in vigore del DPR n.254/2003 è tutto più semplice, come rilevato dallo stesso Ministero (Risoluzione del Dicastero della Salute n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003)siccome il trattamento consentito per i resti mortali derivanti da esumazione/estumulazione deve essere integrato (anche al livello di regolamento comunale di cui all’Art. 3 comma 1 lettera c) Legge Regionale Veneto n. 18 del 4 marzo 2010) dalla possibilità di procedere anche alla
    cremazione, secondo quanto disposto dagli aventi titolo.

    La definizione di “Resto Mortale”, cioè esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo è data, in via generale, dall’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR n.254/2003 il quale è sostanzialmente ripreso dall’Art. 6 comma 2 Legge Regionale Veneto 4 marzo 2010, n. 18.

    Per la regione Veneto si applica l’Art. 41 comma 2 Legge Regionale 4 marzo 2010, n. 18

    In sintesi, si seguono questi passaggi:

    1) Con ordinanza del sindaco (o del dirigente ex Art. 107 comma 3 lettera f) Decreto Legislativo n.267/2000) ai sensi degli Artt. 82 comma 4 ed 86 comma1 DPR n.285/1990 si disciplinano modi e tempi per le operazioni cimiteriali di esumazione ed estumulazione.
    2) L’ordinanza di cui sopra è emanata di concerto con L’ASL (in Veneto ULSS) di cui il comune si avvale per gli aspetti igienico sanitari, anche per definire le tecniche di confezionamento e trasporto (Ministero della Salute, risoluzione p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004) degli indecomposti)
    3) La sullodata ordinanza indica anche il trattamento d’ufficio al quale saranno sottoposti i resti mortali, ossia: a)interro in campo indecomposti (Artt. 36 comma 4 e 40 comma 2 Legge Regionale Veneto n. 18/2010 b) cremazione (Art. 41 comma 2 Legge Regionale n.18/2010)
    4) ) Se l’ordinanza o, meglio ancora il regolamento comunale di polizia mortuaria vietano la ri-tumulazione gli aventi causa del defunto potranno opporsi solo alla cremazione, ma non all’interro dei resti mortali. Essi stessi o, in loro difetto il concessionario della sepoltura in scadenza dovranno provvedere agli oneri per lo smaltimento dei cadaveri inconsunti
    5) Il Comune tramite pubbliche affissioni oppure ogni altro mezzo di pubblicità-notizia informerà la cittadinanza sul trattamento d’ufficio previsto per i resti mortali
    6) Con l’Art. 1 comma 7bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 la cremazione è divenuta servizio pubblico locale a titolo oneroso, fatto salvo il caso di indigenza di cui all’Art. 5 Legge n.130/2001. Per le tariffe di cui all’Art. 5 comma 2 Legge n.130/2001 si rinvia all’Art. 3 D.M. 1 luglio 2002. Il comune, avendo tutto l’interesse ad incentivare la cremazione dei resti mortali può assumersene l’onere in caso di assenza, irreperibilità o disinteresse degli aventi titolo a disporre della spaglia mortale. In coso contrario le spese spetteranno ai concessionari o a quanti vogliano esercitare un diritto di disposizione sui resti mortali.

  73. daniele mariano

    Regione Veneto
    Il nostro comune si trova in grave carenza di spazi per l’inumazione e di loculi per la tumulazione.
    Per rimediare a questa situazione si vorrebbe incentivare la cremazione delle salme sia esumate che estrumulate.
    Potreste indicare i riferimenti normativi per non porre l’onere della cremazione a carico dei parenti, oppire segnalare i comuni nei quali hanno adottato simili procedure ?

  74. Carlo

    C’è una sentenza in qualche modo profetica: Consiglio di Stato, Sez. I, 24 maggio 1938 n. 515. “La regola, stabilita dall’art. 340 T.U. 27 luglio 1934 n. 1265 della obbligatorietà di seppellire i cadaveri nei cimiteri, ha carattere generale ed assoluto e non si può ad essa derogare se non per esplicita disposizione di legge; pertanto, è da ripudiarsi il principio secondo il quale i resti mortali delle persone decedute da oltre un decennio possono equipararsi, per il trasporto e la conservazione, ai residui della cremazione: tale principio urterebbe anche col disposto dell’art. 343 secondo comma T.U. cit., il quale esige che la cremazione sia completa perché le ceneri possano trovare sede altrove, che nei cimiteri; se dovesse attuarsi il concetto che le ossa umane dopo dieci anni o più dal seppellimento possano essere trasportate e definitivamente sistemate fuori dei cimiteri, questi perderebbero il carattere che la legge ha voluto loro imprimere; l’art. 340 avrebbe valore limitato nel tempo, il che è escluso dalla lettera della legge”.

    Le ossa, in quanto tali, purchè raccolte in apposita cassetta ossario ex Art. 36 DPR 285/1990, possono solo esser tumulate ex Art. 85 DPR 25/1990 quando richieste per uansepoltura dedicata e privata, altrimenti la loro destinazione è lo spargimento, in forma promiscua ed indistinta nell’ossario comune.

    Se interpretiamo estensivamente l’Art. 105 DPR 285/1990 il quale origina dalla norma sovraordinata dell’Art. 340 Comma 2 Regio Decreto n. 1265/1934, le ossa possono esser accolte anche in una tumulazione privilegiata, ossia in un idoneo spazio sepolcrale (cella muraria, nicchia, lastra del pavimento…) ricavato all’esterno del cimitero (esempio: nella cripta della Cattedrale o in un altro edificio pubblico).

    Le ossa, poi possono esser cremate (paragrafo 6 Circ. MIn. 31 luglio 1998 n. 10) ed a questo punto, sotto forma di ceneri ex Art. 343 Regio Decreto n. 12265/1934, affidate per la custodia presso un domicilio privato, secondo le modalità dettate dal regolamento comunale di polizia mortuaria e dalle norme regionali eventualmente varate per implementare gli istituti più innovativi della Legge 130/2001. In assenza di apposita disiplina, lo stesso atto di affido può contenere istruzioni operative per la consegna dell’urna ai sensi del DPR 24 febbraio 2004.

    L’urna dovrà esser preventivamente sigillata al fine di evitare l’accidentale dispersione delle ceneri stesse, ex Art. 411 Codice Penale.

  75. pamela

    Come per le urne cinerarie è data la possibilità di portarsele a casa, si può estendere la norma sul portare a casa (mi si dirà che è assurdo) la cassetta con le ossa del mio caro defunto?
    Grazie

  76. Laura

    X Carlo.
    Per il consenso dei famigliari e per gli oneri che ne conseguono non ci sono problemi.
    Ora procediamo con le pratiche comunali per l’autorizzazione a costruire.
    Vi aggiornerò sugli sviluppi.
    Ancora infinitamente grazie.

  77. Carlo

    Per Laura: risposta esatta è proprio così. I defunti, purchè cremati possono esser custoditi presso un domicilio privato, addirittura basterebbe anche una teca, una libreria….insomma quel famoso luogo chiuso ed al sicuro da ogni profanazione.
    Essendo tra l’altro i nonni deceduti da più di 20 anni sono divenuti non più cadaveri, bensì resti mortali (semplice ossame oppure esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo) per la loro cremazione si applicano le disposizioni di cui al DPR 15 luglio 2003 n. 254, osssia non occorre più la procedura aggravata in caso di cremazione del cadavere subito dopo il funerale.
    Basta solo il consenso degli aventi diritto ad esprimersi su questa scelta.
    Ovviamente l’affidatario si accolla degli oneri come non opporsi ad eventuali ispezioni sullo stato di conservazione dellle urne da parte dell’autorità comunale e soprattutto garantire il diritto secondario di sepolcro, ossia la possibilità per tutti i discendenti dei nonni di compiere atti di suffragio e ritualità funeraria nel luogo deve le ceneri dei nonni sono custodite.
    L’affidatario ex Art. 411 Codice Penale risponde davantoi alla legge anche di eventuali dispersioni fortuite, accidentali o comunque non autorizzate.

    Attendiamo Sue notizie dichiarandoci disponibili a seguirla passo per passo in quest’avventura funeraria.

    Saluti
    Carlo

  78. Laura

    X Carlo
    Innanzitutto grazie della risposta.
    Quindi, riassumendo, se ho capito bene, posso portare i nonni a casa, purchè cremati (con il consenso di tutti i famigliari).
    Posso costruire (previ permessi comunali) una cappelletta in proprietà privata per conservarli (purchè stabile e chiusa).
    Spero di ottenere anche la benedizione.
    Ancora grazie!

  79. Carlo

    Per Laura: la questione è complessa: l’Art. 340 del Regio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265 vieta di seppellire i cadaveri al di fuori dei cimiteri: due sono le eccezioni: la tumulazione privilegiata e la cappella gentilizia posta all’esterno del perimetro cimiteriale. Questi due istituti sono regolati dagli Art. 101, 102, 103, 104 e 105 del DPR 10 settembre 1990 n, 285 (approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria).
    Ovviamente i cadaveri fuori dei cimiteri possono solo esser tumulati entro nicchia muraria e duplice cassa di legno e metallica e non inumati nella nuda terra.
    La costruzione di una cappella gentilizia è senz’altro possibile, ma molto onerosa, infatti essa deve esser circondata per non meno di 200 metri dai fondi di proprietà della famiglia richiedente con l’ulteriore vincolo dell’inalienabilità e dell’inedificabilità.
    Occorrono poi diverse autorizzazioni e pareri igienico sanitari nonchè la piena rispondenza del fabbricato funebre ai dettami del DPR 10 settembre 1990 n. 285 in materia di tumulazione.

    C’è una soluzione molto pià conveniente: ai sensi dell’Art. 343 REgio DEcreto 1265/1934 le urne cinerarie possono esser collocate in appositi spazi che non necessariamente debbono insistere su suolo cimiteriale. Questo è il “grimaldello” su cui si basa il DPR 24 febbraio 2004 con cui si è reso possibile l’affidamento famigliare delle urne cinerarie.

    La celletta in cui racchiudere l’urna può senz’altro esser benedetta quasi fosse un piccolo reliquiario (ma non è, ahinoi, un elemento di diritto), per la legge italiana importa solo che essa sia stabile, chiusa (anche con un vetro) e così garantita da ogni profanazione.
    Per procedere occorre il consenso dei defunti (magari espresso in forma testamentaria) o nel loro silenzio l’accordo di tutti i famigliari aventi titolo ad esprimersi secondo il criterio di poziorità dettato dall’Art. 79 DPR 285/1990.
    In Piemonte la materia sulla conservazione a domicilio delle ceneri è regolata dalla Legge regionale 31 ottobre 2007, n. 20 (si veda in particolar modo l’Art. 3 di cui si riporta uno stralcio:

    “Art. 3. (Modalità di conservazione delle urne affidate ai familiari)
    1. L’urna contenente le ceneri, affidata secondo le modalità di cui all’articolo 2, deve essere consegnata sigillata a
    cura del soggetto che ha effettuato la cremazione.
    2. L’affidatario ha l’obbligo di custodire l’urna con modalità tali da consentirne una destinazione stabile e da offrire
    garanzie contro ogni profanazione.
    3. L’affidatario delle ceneri è tenuto a comunicare al comune, dove le ceneri sono custodite, le modalità della loro
    conservazione.
    4. L’affidatario è tenuto a comunicare tempestivamente l’eventuale trasferimento dell’urna in altro comune, sia nei
    confronti del comune di provenienza, sia nei confronti di quello di nuova destinazione.
    5. Se chi ha in consegna l’urna intende, per qualsiasi motivo, rinunciarvi, è tenuto a conferirla, per la
    conservazione, nel cimitero comunale, il cui servizio di custodia provvede a darne notizia al comune di residenza
    del defunto, ove conosciuto.
    6. In caso di decesso dell’affidatario, chiunque rinvenga un’ urna in un domicilio privato, è tenuto a consegnarla al
    cimitero comunale, il cui servizio di custodia provvede a darne notizia al comune di residenza del defunto, ove
    conosciuto” .

    Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.

    POst scriptum: un oratorio, una piccola chiesa nel fondi di proprietà possono senz’altro esser costruiti, a prescindere dalle loro finalità sepolcrali.

    Saluti

    Carlo

  80. Laura

    Buonasera, ho visto che qui siete molto preparati e volevo sapere se era possibile realizzare un desiderio dei nonni.
    I nonni hanno costruito la loro casa con tanti sacrifici (una cascina isolata, nelle colline Piemontesi), in cui tutt’ora noi discendenti abitiamo.
    Li ho sempre sentiti dire che avrebbero voluto essere sepolti lì, a casa.
    Quando sono mancati (uno 30 e l’altro 20 anni fa) sono stati sepolti nella cappella di famiglia (al monumentale di Torino).
    Ora quello che vorrei fare è costruire una piccola chiesetta in un angolo della proprietà, farla benedire e trasferirvi i resti (magari cremati). Così almeno saranno a casa…
    Vorrei sapere se è possibile e quali sono le procedure da seguire.
    Grazie per la disponibilità.

  81. Redazione

    Generalmente non si verifica la presenza di pace makers pe ri resti mortali. Chi lo volesse fare troverebbe diverse difficoltà; taluni hanno utilizzato apposite macchinetet di rilevamento di metalli (cercametalli), con alterne fortune.
    Circa la modulistica può vedere – per cadaveri – la modulistica in allegato alla circolare SEFIT Federutility n. 1596 del 20.06.2008, oppure acquisire la documentazione del corso sui crematori tenuto dall’ing. Daniele Fogli e ing. Giovanni Casadio Modalità operative di un crematorio, all’interno del sito http://www.euroact.net nei CR-ROM in vendita o cliccando qui

  82. Amneris Boato

    Pongo un quesito: una volta avuta l’ordinanza del Sindaco che prevede la cremazione di resti mortali che non hanno più parenti di riferimento, come ci si comporta per la dichiarazione e presenza eventuale di Pace-maker?
    Può il gestore del cimitero incaricarsi della verifica di presenza di pace-maker?
    inoltre dove posso trovare dei fax simili di dichiarazione da parte dei familiari di presenza o meno del pace-maker?

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