L’evoluzione prossima del settore cimiteriale in Italia

L’evoluzione prossima del settore cimiteriale in Italia

In Italia è in atto un processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali particolarmente celere. Ciò avviene sia per la spinta politica del Governo Berlusconi (ma anche la precedente maggioranza aveva su questi temi impostazioni quasi analoghe), sia per la grave crisi economico finanziaria in atto. In particolare i tagli decisi a livello centrale per gli EE.LL. (nel solo 2011 si stimano 4 miliardi di euro) in-cidono fortemente sui Comuni, che sono costretti a forti razionalizzazioni, tra le quali la cessione di imprese pubbliche o parti di esse, ad aumentare i livelli tariffari di servizi prima considerati sociali, a non coprire gli organici e quindi a trasferire lavorazioni all’esterno o a ridurre la qualità e quantità dei servizi prestati. Tra i diversi settori interessati da questo fenomeno di esternalizzazione dei servizi pubblici locali, vi sono pure le attività: – Cimiteriali estese (gestione di cimiteri, operatività cimiteriale, concessioni cimiteriali, cremazione, illuminazio-ne elettrica votiva); – Funebri (trasporti e pompe funebri). Il processo di esternalizzazione si fonda su alcuni provvedimenti normativi fondamentali, dei quali si cita il co-siddetto Regolamento “Fitto”, di attuazione dell’art. 23-bis del D.L. 112/2008, convertito con modificazioni con L. 133/2008 e successive modificazioni. In sostanza i nuovi affidamenti di pubblici servizi possono essere (nelle medio-grandi città) solo a: – soggetti terzi rispetto al Comune affidante; – a imprese miste pubblico-privato, con socio operativo che acquisti anche capitale privato non inferiore al 40%. Resta sempre la possibilità del ricorso alla concessione di costruzione e gestione e al project financing. Il passaggio dal vecchio regime al nuovo regime si deve fare in tempi molto ristretti (ordinariamente entro il 31.12.2011). Solo per la prima gara le vecchie aziende affidatarie dei servizi possono parteciparvi per il proprio territorio o anche per altri territori nazionali. Comuni che avevano affidato la gestione (ad es. cimiteriale) per un lungo periodo di tempo in anni passati, pos-sono far fruttare tale situazione continuando la gestione fino alla scadenza dell’affidamento, ma solo con una im-presa mista dove il socio operativo deve detenere almeno il 40% di capitale. Sia per i tempi ristretti, sia per maggiori garanzie di fornitura del servizio, diversi Comuni si stanno interrogando sulla soluzione migliore per affrontare la esternalizzazione. Riteniamo che siano visti con favore partners in grado di garantire una buona operatività e al tempo stesso una solidità finanziaria, unita a serietà nell’operare. Per effetto sia delle singole leggi regionali, sia per orientamento dell’Antitrust, la gestione dei servizi cimiteriali deve essere almeno distinta in termini societari (taluni dicono anche in termini proprietari) da quella funebre. Non sussistono invece impedimenti per la gestione dei servizi cimiteriali in senso stretto e di quelli di cremazione. Il settore cimiteriale in Italia, confrontato con i mercati tedesco e americano o australiano è fortemente carente di qualità nella erogazione dei servizi e dove sussistono utili d’impresa questi sono scarsi e i ritorni degli investi-menti sono di medio-lungo periodo. Il settore cimiteriale italiano non ha attualmente margini economico finanziari elevati, poiché per anni è stato considerato un servizio sociale e inoltre il settore è nella fase di sostituzione parziale (soprattutto nelle grandi cit-tà del Nord e del Centro) delle sepolture tradizionali (inumazione tumulazione di feretro) con sepolture legate al-la cremazione, meno redditizie. Qualunque scelta si faccia, l’apertura delle gestioni cimiteriali al capitale privato necessita di un cambio della politica tariffaria e di una profonda modifica, in senso migliorativo, dei servizi offerti

Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 1/2011.

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