La scommessa: cambiare la politica cimiteriale del Paese

La scommessa: cambiare la politica cimiteriale del Paese

Nei cimiteri del centro Nord (e in particolare nelle città) è ormai sotto gli occhi di tutti che stanno avvenendo cambiamenti epocali e duraturi, conseguenti a nuove domande di servizio che provengono dalla società italiana.
Cresce la scelta cremazionista (la cremazione ha superato il 20% medio in Italia, ma con zone del Paese con oltre i 2/3 delle scelte).
Cambiano costumi e tradizioni, accentuati dalla congiuntura economica: si comprano sempre meno loculi e tombe! E quindi ai cimiteri mancano risorse sia per investimenti sia per la gestione.
La vetustà delle norme di polizia mortuaria (di fatto vecchie di quasi un secolo), i pro-blemi di bilancio degli enti locali (spending review sia per gestione corrente sia per inve-stimenti), i condizionamenti per la gestione del personale, hanno messo in crisi le forme di gestione dei cimiteri, da quelle in economia nei piccoli e medi centri, alle società parte-cipate nei grandi.
Comincia a farsi strada tra i Comuni l’idea che è impossibile garantire, in molti casi in perpetuo, servizi qualitativi adeguati a chi ha pagato, e forse nemmeno il giusto, uno o due secoli or sono. Diventa quindi ineludibile, a questo punto, la revisione dei sistemi contabili e tariffari di settore, la eliminazione della perpetuità delle antiche concessioni cimiteriali, e l’attribuzione di parte del gettito proprio comunale per coprire i costi indi-visibili cimiteriali. E, dopo il convegno SEFITDIECI di Torino, che ha portato i fari an-che sulla monumentalità cimiteriale, occorre inoltre garantire il mantenimento dei cimi-teri monumentali con risorse diverse da quelle dell’ordinaria gestione dei cimiteri.
Parallelamente diversi Comuni, senza più soldi per investimenti, si rifugiano nello stru-mento del project financing cimiteriale. Spesso con contratti predisposti dai promotori e con scarse competenze interne per capire i trabocchetti che contengono. Si sono così dif-fuse modalità amministrative discutibili e con scarse tutele al termine del periodo della concessione, quando consistenti oneri si riverseranno su Enti Locali, senza la quota di risorse economiche e finanziarie in misura corrispondente.
Per dirla in parole semplici: ai promotori del project financing restano i soldi di conces-sioni cimiteriali incassate spesso lunghe e oltre la durata dell’affidamento (.. la carne!). Ai comuni, che dovranno continuare a dare i servizi dopo il termine dell’affidamento, mancheranno i soldi per le manutenzioni e l’operatività (… restano gli ossi!). Ma poiché è questione che toccherà altre amministrazioni che verranno, tutti chiudono un occhio.
È in questo contesto che stanno maturando al Senato norme che cercano di dare solu-zione a questi problemi, attraverso l’AS1611.
Difatti, sono già obblighi di legge:
– l’esercizio associato delle funzioni fondamentali comunali, tra le quali si hanno quel-le necroscopiche e cimiteriali;
– razionalizzazione dei servizi delle aree metropolitane e delle ex Province;
– le previsioni di riorganizzazione delle partecipate locali e dei servizi pubblici locali.
L’attuale testo dell’AS1611 ha previsto un’architettura riorganizzativa basata sul siste-ma territoriale delle ASL, poiché storicamente quello era il riferimento in materia, indivi-duando un ente di pianificazione, indirizzo, regolazione e controllo di scala comprenso-riale (ATOC).
Occorre che i servizi pubblici cimiteriali siano gestiti in una dimensione sovracomunale, prevista per i servizi pubblici locali di interesse economico generale. Un Ente di governo di area vasta. La gestione rimane possibile su scala inferiore, ma ordinariamente sovra-comunale.
Riteniamo che si debba cogliere l’occasione data dalla riforma di settore, assieme alla riorganizzazione delle partecipazioni societarie pubbliche e agli obblighi di aggregazioni operative, per una profonda modernizzazione del tessuto cimiteriale italiano. Così facen-do si porrebbero le basi per una razionalizzazione del sistema cimiteriale italiano (poco meno di 16.000 cimiteri, gestiti da oltre 6.000 entità nelle più diverse forme).
Nei fatti ciò significa ridurre significativamente la numerosità dei gestori, ottenendo in-sieme economie di scala e omogeneizzazione regolamentare e tariffaria tra territori con-tigui, e per i cittadini una maggiore sicurezza di disporre di tombe quando necessitano. Quindi non tanto chiudere i cimiteri, come paventato da talune Federazioni interessate a denigrare l’AS1611, quanto a razionalizzarne la gestione.
Parallelamente, come accennato, è da eliminare per legge la perpetuità delle concessioni cimiteriali esistenti attivando, insieme, politiche di recupero del patrimonio cimiteriale già costruito. Si otterrebbe così una riduzione dello stock di nuovo capitale investito per abitante. È in sostanza la stessa politica di recupero dei centri storici avviata per le città.
Non ci stanchiamo di ripetere che:
– si deve curare il marketing cimiteriale, attraverso azioni di rimessa in gioco del ruolo tradizionale del cimitero, non solo memoria storica di una collettività, ma luogo di frequentazione e valorizzazione culturale e, ove vi siano le condizioni, turistica dei luoghi meritevoli;
– è necessario introdurre soluzioni che agevolino la vendita di servizi cimiteriali a prezzi più accessibili. Questo con la riduzione della durata delle concessioni, la pos-sibilità sull’intero territorio nazionale della tumulazione areata – già presente in sei regioni e tra le più popolose d’Italia – tecnologia nettamente più efficace per la sche-letrizzazione di quanto faccia la tumulazione stagna, facilitazioni di pagamento, pre-videnza funebre e cimiteriale, semplificazione effettiva, maggior ricorso all’informatizzazione dei processi.
Parallelamente sono necessarie modifiche dei sistemi di contabilizzazione dei proventi e dei costi correlati, necessariamente da “spalmarsi” in più esercizi.
E, infine, riconoscere esplicitamente che una parte del gettito proprio comunale, secondo le scelte proprie di ogni Comune, serva alla copertura dei costi cimiteriali indivisibili.

Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 2/2016.

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