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  1. Buonasera. Cercando disperatamente su internet aiuto mi sono imbattuta nel vostro sito. Scrivo dalla Toscana. I resti dei familiari di mia madre sono stati messi nell’ossario comune. Si trovavano insieme (4persone) e la concessione della capostipite e prima ad arrivare in cimitero era scaduta e purtroppo non rinnovata. Senza alcun avviso le ossa di tutti sono state gettate. Lo abbiamo scoperto andando al cimitero a portare un fiore e siamo caduti nello sconforto. Vorremmo fare causa al comune per aver gettato i resti di 4 persone, di cui solo 1 con concessione scaduta. Inoltre questa regolamentazione dell non avviso è atroce e ingiusta. Come possiamo fare? Siamo a pezzi.

    • X Laura,

      sebbene non sia codificato come elemento di diritto in alcuna fonte giuridica l’avviso della scadenza di una concessione, è sempre più invalsa, come buona prassi avvisare i concessionari sull’imminente cessazione del rapporto concessorio, affinché gli stessi possano provvedere di conseguenza.
      Estumulare d’ufficio e d’imperio prima dell’estinzione per causa naturale della concessione si configura come azione del tutto contra legem, ed è passibile di sanzioni, poiché viola un rapporto giuridico perfetto ed ancora in essere e secondo alcuni commentatori della materia funeraria potrebbe integrare anche la fattispecie civilistica di danno esistenziale.

      E’, pertanto norma di buon senso far sostare le ossa qualche tempo in camera mortuaria, con apposita identificazione, anche se temporanea, proprio per permettere l’esercizio dei diritti di disposizione sulle stesse da parte dei famigliari, almeno prima di provvedere al definitivo sversamento in ossario comune, in forma del tutto anonima, massiva, promiscua ed indistinta.

      • Grazie per la rapida e precisa risposta, anche se purtroppo a ns. sfavore.
        Quindi se ho capito bene il Comune non è perseguibile per legge se non ci ha avvisato personalmente tramite lettera, telefonata o affissione di comunicazione sulla tomba, ma si è limitato ad esporre (a suo dire) l’avviso di estumulazione nell’albo pretorio e su un misero foglio A4 poco leggibile all’ingresso del cimitero, che purtroppo non abbiamo notato.
        E inoltre non è perseguibile per legge poichè, cosa ancora più grave, non ha conservato per almeno qualche mese le cassette zincate con i resti ma le ha conferite subito all’ossario.
        Praticamente, solo per aver dimenticato di rinnovare la concessione scaduta, hanno eliminato l’ossario di famiglia , senza avvisarci personalmente e senza restituirci niente.
        Tra l’altro ho letto su Internet una ventina di regolamenti mortuari di comuni di varie dimensioni tra cui Torino, Genova, Brescia, Padova etc. e tutti prevedono l’avviso personale alla famiglia per raccomandata, l’apposizione il 2 novembre di apposito avviso sulle tombe interessate e il mantenimento per un certo periodo delle cassette con i resti.
        Evidentemente siamo anche molto sfortunati per vivere in un posto dove non esiste la cortesia istituzionale.
        Comunque grazie ancora.

        • TAR Piemonte, Sez. I, 23 aprile 2018, n. 470
          Nell’inumazione in campo comune, decorso il turno ordinario di rotazione, l’area rientra nella piena disponibilità del comune, inclusa la facoltà di effettuare l’esumazione. Non essendo prevista nel Regolamento di polizia mortuaria )dPR 10/9/1990, n. 285) alcuna forma di comunicazione individuale, né essendo attribuibile all’Amministrazione un obbligo in tal senso, una volta giunta la sepoltura a scadenza naturale, va respinta domanda risarcitoria, per assenza del comportamento illecito.

  2. Buongiorno, scrivo dalla regione Sicilia, al seguito di un fatto ritenuto poco gradito, mi permetto nei limiti della possibilità sottoporre alla Vostra attenzione in seguente quesito.
    Trattasi di una Cappella gentilizia realizzata negli anni 58/59 con giusta Concessione dalla sorella del mio genitore, ed era costituita originariamente da 18 loculi, cui n. 9 ( una fila da 6 loculi, + 3 loculi ubicati nella parte alta della seconda fila, di entrambe i lati, rimanendo cosi liberi gli spazi sottostanti ai 3 loculi posti nella parte alta delle seconde file (spazi che venivano successivamente ( anni 85/86 ) interessati con la costruzione di altre 6 nicchie ( n. 3 per lato) realizzate in maniera abusiva, dalla sorella dell’intestataria ( in quanto, pare ceduti a titolo gratuito, tramite un (pare dubbio) atto notarile del 1981, in cui erano anche acclusi altri 2 loculi (dei 18 regolari) per un totale di 8, loculi.
    Nel 1985 veniva a mancare il mio genitore, è fratello sia della titolare della cappella,sia fratello -legittimo- della beneficiaria degli 8 loculi; che veniva tumulato, ovviamente alla presenza dei familiari e parenti, nel loculo indicato dalla sorella,titolare della concessione.
    In quell’occasione non è stata evidenziata l’emergere di lamentele o contestazione alcuna in relazione al loculo assegnato, è ove tutt’oggi la salma riposa.
    La settimana scorsa è pervenuta una nota inviata a mezzo A.R. a firma del titolare di Area di P.O e del Dirigente del Settore, comunale, con la quale comunicavano che dopo aver esaminato gli atti del fascicolo cimiteriale, in relazione ad una segnalazione di occupazione illegittima di una nicchia a questi depositata recentemente dal figlio- forse erede – della beneficiaria dei loculi succitati- anch’essa deceduta-; hanno ritenuto che la richiesta è meritevole di accoglimento è pertanto diffidavano lo scrivente a provvedere alla traslazione della salma del genitore in altra nicchia della medesima cappella, avvertendo altresì che dopo trascorso infruttuosamente il termine di gg. 10 assegnato, si provvederà d’ufficio con rivalsa e recupero delle spese sostenute.

    Quesiti:
    1) in una cappella vitalizia, risulterebbe fattibile ( senza voler entrare nel merito sull’eventuale liceità dell’atto ) cedere i loculi?;

    2)risulta corretto stante i fatti la traslazione della salma in altro loculo, anche sè nella stessa cappella?;

    3) Il comune tramite i succitati Dirigenti, ha la competenza di diffidare, per fatti a questi estranei, che ritengo fatti tra privati?;

    4) la tumulazione di una salma, può avvenire senza il consenso – scritto – del titolare della cappella vitalizia?

    5) I responsabili del situ cimiteriale, hanno l’obbligo del controllo all’interno del situ?

    Nel rimanere in attesa di una Vostra risposta, è a disposizione per il pagamento degli eventuali costi, colgo l’occasione per inviare i miei complimenti per la competenza e professionalità fatta evidenziare nei Vostri scritti, non che per ringraziare e porgere i migliori saluti.

    • X Giuseppe,

      Nel sepolcro gentilizio, in caso di co-titolarità, in virtù della comunione solidale ed indivisibile, instaurata in capo ai singoli portatori dello jus sepulchri, si ha, di regola, solo il potere di concorrere insieme agli altri titolari del sepolcro, alla formazione di delibere collettive, prese a maggioranza. Più in particolare, ai comunisti si riconosce il potere di: formare un regolamento per l’uso e la gestione del sepolcro ex art. 1106 Cod. Civile, compiere atti per l’amministrazione ordinaria, nominare un amministratore attraverso una deliberazione a maggioranza semplice, mentre per le innovazioni e, in genere, gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi dei partecipanti alla comunione (art. 1108 Cod. Civile) Nella particolare forma di comunione sorta dalla destinazione di un fondo a sepolcro familiare, così, la deliberazione assembleare, avente ad oggetto lavori di ristrutturazione della cappella cimiteriale, che comportano la traslazione delle salme (e, quindi, possibile pregiudizio al rispetto dovuto alle spoglie), non può essere presa senza il consenso dei congiunti più strettamente legati da vincoli di parentela al defunto e titolari del diritto secondario di sepolcro.

      Salvo patti contrari tra i co-titolari della concessione, di natura meramente inter-privatistica da notificare al comune sulla ripartizione del posti feretro e sull’eventuale frazionamento in quote dello jus sepulchri, cui nell’evenienza di possibili vertenze o controversie l’Amministrazione resta estranea, demandando la risoluzione o ricomposizione del conflitto al giudice ordinario, in sede civile, l’ordine di entrata dei feretri è stabilito dalla cronologia degli eventi luttuosi…insomma chi prima muore meglio alloggia, sino alla naturale saturazione del sepolcro, oltre la quale lo jus sepulchri, inteso come legittima aspettativa spira ex se, divenendo, così, non più esercitabile (art. 93 comma 1 II periodo del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.
      La condizione di premorienza deriva dal combinato disposto tra gli artt. 50 comma 1 (ammissione nei cimiteri) e 93 (diritto d’uso delle sepolture private), del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 nonché dalla storica Sentenza della Cassazione Civile n. 573/1936, essi, agli effetti concreti asseriscono che:
      – si deve dare sepoltura ad ogni defunto avente diritto a una sepoltura privata che arrivi in cimitero, (per cui chi si presenta per primo … sotto forma di cadavere, prima viene sepolto)
      – in tomba di famiglia o loculo, deve essere sepolto ogni famigliare del fondatore del sepolcro.
      Altro riferimento da considerare è la concessione cimiteriale rilasciata, con la convenzione da cui, sovente è accompagnata, con le disposizioni che aveva al suo interno al momento del suo perfezionamento.

      L’ammissione delle spoglie mortali di un avente diritto procede di default, come prima dimostrato, non è necessario (anzi sarebbe quasi ultroneo) un atto autorizzativo caso per caso da parte del concessionario.

      La concessione non è un contratto vero e proprio, gestibile in piena autonomia tra privati, essa soggiace a norme di rango pubblico, proprio perchè essa realizza un interesse meramente pubblico (il cimitero ex art. 824 comma 2 Cod. Civile appartiene al demanio specifico e necessario del Comune) nella cui sfera anche i sepolcri gentilizi sono, pur sempre, attratti. Non è pertanto ammissibile la cessione de i loculi tra privati, poichè:

      a) ai beni sepolcrali, per i motivi di cui sopra, si applica l’art. 823 Cod. Civile che statuisce la loro inalienabilità
      2) la Legge speciale in materia di cimiteri vieta nelle concessioni il fine di lucro (art. 92 comma 4 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) intrinsecamente insito nell’istituto della compravendita.

      Al Comune spetta la vigilanza sull’attività cimiteriale, anche per evitare abusi o distorcimenti nell’esercizio dei diritti di sepolcro (art. 102 D.P.R. n. 285/1990, applicabile, estensivamente a tutte le tipologie di sepolture private intra o extra moenia coemiterialia).

  3. Buongiorno, scrivo dalla regione Lazio. l’argomento sul quale desidererei avere un vostro parere quest’oggi è quello della cremazione. Passo immediatamente a descrivere i fatti: qualche giorno fa si è verificato il decesso di una persona. Le figlie desideravano procedere alla cremazione della salma ma presso lo stato civile del comune in cui è avvenuto il decesso hanno obiettato che senza la firma della coniuge non avrebbero autorizzato la pratica. Ora il defunto in questione risulta solamente separato dalla moglie da oltre 25 anni. I due non hanno mai proceduto a perfezionare la pratica di divorzio e ovviamente il defunto non si è mai risposato. Lo stesso ha due figlie ma solamente una è nata dal matrimonio, la seconda da successiva relazione. La figlia dichiara che in tutti questi anni non solo non ha mai avuto alcun tipo di relazione con la madre (la stessa cosa vale per il padre), ma non sa neanche come rintracciare la donna che dovrebbe autorizzare la cremazione. Le due figlie infine dichiarano che il genitore avesse verbalmente espresso il desiderio di essere cremato ma che non avesse mai espresso per iscritto tale volontà, in quanto non immaginava in alcun modo che potessero insorgere problemi simili. Le due figlie ci chiedono se, vista l’impossibilità di reperire la moglie, essendo loro due le parenti più prossime, possa essere sufficiente la loro dichiarazione per procedere alla cremazione del genitore. Sarei molto grato a tutta la vostra relazione se mi forniste un opinione in merito. Ringraziando per la gentilezza che mi avete sempre dimostrato, invio cordiali saluti.

    • X Daniele,

      Così il paragrafo 14.2 della circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285:

      […omissis…] A migliore precisazione si riportano alcune modalità di comportamento a fronte di particolari casi, quali:
      1) Dichiarazione del coniuge in stato di separazione.
      Se la sentenza di separazione non è passata in giudicato — vale a dire, se non esiste sentenza di divorzio con relativa annotazione nei registri di stato civile — è al coniuge che viene riconosciuto il diritto di espressione di volontà. La separazione, infatti, è solo un allentamento e non uno scioglimento del vincolo coniugale.
      2) Dichiarazione del coniuge il cui matrimonio venne contratto in seconde nozze. Ha facoltà esclusiva di esprimersi”.

      Le due figlie, per far valere la presunta volontà cremazionista del de cuius dovranno rivolgersi al Giudice, magari sfruttando la corsia preferenziale dell’art. 700 Cod. Proc. Civile. A differenza dell’autorità amministrativa la Magistratura potrà accededere a qualunque mezzo di prova, compresa quella testimoniale, seppur residuale, almeno non Nostro ordinamento Giuridico.

      • x Carlo
        sALVE MI PUO CHIARIRE UN CONCETTO??
        GRAZIE
        sALMA PROVENIENTE DA TORINO ARRIVA AL CIMITERO DI CUNEO X TUMULAZIONE, ARRIVATO AL CIMITERO SI CAMBIA IDEA E SI CHHIEDE DI TUMULARE NEL CIMITERO DI BIELLA.
        CHI MODIFICA IL DECRETO???
        TORINO ?
        CUNEO?
        SALUTI

        • X Franco,

          il decreto di trasporto rilasciato dal Comune di Torino, cioè da quello di decesso, e comunicato al Comune di arrivo esaurisce i propri effetti quando il trasporto funebre sia giunto nel Comune di destinazione ultima. Riformare l’atto da parte del Comune a quo sarebbe, perciò, impossibile.
          Stranissimo, però, questo repentino cambiamento del cimitero di accettazione.

          Pertanto, con il feretro temporaneamente deposto in camera mortuaria cimiteriale il Comune di sosta forzata – a questo punto, ossia Cuneo predisporrà e perfezionerà una nuova autorizzazione al trasporto verso Biella.

          C’è una lacuna nel sistema italiano di autorizzazione al trasporto funebre: manca, infatti, un feed back tra i Comuni di partenza e quello di arrivo, affidato, ormai, solo alla diligenza ordinaria degli uffici comunali.

          In effetti prima di autorizzare “alla cieca” il trasporto, bisognerebbe appurare attentamente il titolo di accoglimento in cimitero, specie se trattasi di sepoltura privata (quali sono le tumulazioni tutte) ai sensi del combinato disposto tra gli artt. 50 e 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285

  4. salve,dopo la morte di nostra madre, (siamo 4 fratelli)siamo alle prese con documenti relativi alle spese future..tra queste quelle relative alla devozione dei nostri defunti: nonni e nostro padre ed ora la mamma. I nostri defunti si trovano in 6 loculi in una cappella confraternita; di questi 6 loculi:(più di 50anni fa) 3 li comprò nostro padre(per sè,la sua mamma e moglie)altri 3 furono comprati da suo suocero cioè nostro nonno.
    Le spese relative alla pulizia e luce di tutti e 6 luculi, ed eventuali riparazione cappella sono state sempre pagate da mia madre.
    Ora di questi 6 loculi chi deve pagare?
    Per i 3 loculi comprati da mio padre sappiamo che siamo noi 4 figli a interessarcene… ma per gli altri 3 loculi comprat da mio nonno non siamo solo noi 4 nipoti ma ce ne sono altri 7 nipoti e questi si sono rifiutati verbalmente di partecipare alle spese.
    DOMANDA: possiamo ritenerci a questo punto noi eredi dei 3 loculi? possiamo pagare le spese per la devozione dei defunti e siccome sono trascorsi più di 50 anni possiamo traslare le ossa in un unico loculo e utilizzare i 2 restanti per futuri e spero lontani nostr defunti? cosa possiamo fare cosa ci consente la legge in merito?
    Grazie!!!

    • X Ada,

      obbligati in solido ex art. 1292 Cod. Civile sono i soggetti subentrati nell’intestazione dei loculi. Se i 7 rimanenti nipoti non vogliono accollarsi le spese la soluzione amministrativa è una sola: rinuncia solenne ed in forma scritta alla co-titolarità sui loculi, così – di conseguenza, si addiverrà ad un accrescimento civilistico di Voi 4 nipoti nelle rispettive quote di diritto di sepolcro, il quale, pare proprio essersi frazionato, tra più aventi diritto.

  5. Titolare di una cappella di famiglia al cimitero del Verano (Roma) essendosi con me estinta la successione della famiglia stessa e quindi gli aventi diritto alla tumulazione vorrei estendere il diritto ad essere tumulato nella stessa cappela ad un fraterno amioco. E’ valido un atto notarile fra me e l’amico da far registrare poi al comune in maniera che al momento opportuno l’amico possa dimostrare di aver diritto ad essere tutmulato nella predetta cappella?
    Grazie per la risoosta

    • X Claudio,

      la c.d. lex sepulchri ossia la riserva, ex art. 93 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, di persone in vita titolari del diritto di sepolcro è determinata solo ed esclusivamente alla solenne stipula dell’atto di concessione. Se il sepolcro sorge come gentilizio è da escludere tassativamente che per il proprio post mortem possano trovarvi riposo soggetti estranei al nucleo famigliare.
      Tra l’altro sul sepolcri e sul loro diritto d’uso, sono vietati tutti gli atti di disposizione per acta inter vivos, almeno a far data dal 10 febbraio 1976, ed il notaio nella fattispecie non potrebbe certo accettare un atto di tal genere, cioè contra legem e nullo di diritto.
      In realtà il D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 con il proprio art. 93 comma 2 ammette una “scappatoia” demandando al regolamento comunale di polizia mortuaria la disciplina di dettaglio: si tratta dell’istituto delle benemerenze con cui si consente l’accesso alla tomba alle spoglie mortali di terzi legati al concessionario da particolari vincoli morali di affetti o amicizia, o ancora di convivenza.

      Parte della dottrina è di questa idea: solo il concessionario primo, cioè il fondatore del sepolcro sibi familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) potrebbe “derogare” alla familiarità dello stesso, permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti esterni rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare l’intransigenza della norma; tuttavia, siccome il diritto di sepolcro s’atteggia come mera aspettativa, per cui l’ordine di sepoltura, nelle nicchie di una tomba di cui si è contitolari, è scandito (salvo patti contrari di cui rendere edotta l’Amministrazione comunale), in relazione all’ordine temporale di morte, servirebbe, comunque, il consenso unanime di tutti i titolari di quote della sepoltura stessa affinché si addivenisse – legalmente – ad una compressione del loro jus sepulchri già maturato. Se ottemperiamo a questo schema, la benemerenza, quindi, presupporrebbe una tripla autorizzazione, rendendo molto difficile l’effettivo esercizio di questa facoltà, diverrebbero, infatti indispensabili questi preliminari documenti:

      1) L’autorizzazione del concessionario (ed essa deve superare un primo vaglio di legittimità ex art. 102 D.P.R. n.285/90), rectius: il locale ufficio della polizia mortuaria deve attentamente verificare il titolo di accoglimento nel sepolcro).

      2) L’autorizzazione di tutti gli aventi titolo ad esser accolti, jure sanguinis o jure coniugii, in quella determinata tomba (il moltiplicarsi esponenziale degli aventi titolo a pronunciarsi, magari a causa di ripetuti subentri, acuisce ed esulcera sempre la conflittualità).

      3) L’autorizzazione di chi può (o… deve?) anche ai sensi dell’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, occuparsi delle esequie del de cuius in quanto titolato in base al diritto di consanguineità enucleato dall’Art. 79 comma 1 II Periodo D.P.R. n.285/90, ed in questo modo rinuncia al proprio potere di disposizione sul defunto stesso. La benemerenza, infatti, si configurerebbe, pur sempre, come un gesto di liberalità da parte di persona non legalmente obbligata.

      • ringrazio anzitutto per la ricca e documentata risposta. Ad ammettere che sia valida la tesi permissiva mi rimane una perplessità sulla conclusioni della risposta nella quale si manifestano tre diversi passaggi. Nel caso di specie il titolare originario della concessione è deceduto da oltre 100 anni ed è ovvio che non può manifestare alcun consenso. Analagomente dicasi dei disecndenti anch’esi deceduti. L’unico erede titolare del diritto al sepolcro ancira in vita è a mio avviso (non ne esistono altri) la sola persona in grado di effettuare questo atto di liberalità e consentire all’amico sig. Tizio di essere sepolto nello stesso sepolcro. E’ corretta la conclusione?
        Sempre grato
        Claudio

        • X CLaudio,

          se lei è subentrato pleno jure nella titolarità della concessione, con annessi diritti di gestione, quale unico concessionario si ritiene che Lei abbia questa facoltà.
          Attenzione, però: l’istituto delle benemerenze, proprio per evitare abusi o distorcimenti, come ad edsempio la compravendita occulta di posti feretro, vietata dalla Legge, deve esser dettagliatamente normato, per quanto rigurda modalità, tempistica e procedure di accesso, dal regolamento municipale di polizia mortuaria.
          Detta fonte regolamentare disciplinerà a maglie più o meno larghe i filtri di legittimazione a derogare alla natura famigliare o gentilizia del sepolcro, fissando criteri anche piuttosto capillari e selettivi.

          • Grazie sempre. Proverò a ritrovare il Regolamento di Roma e ad interpretare quanto troverò scritto. Se del caso la disturberò ancora.
            Grazie
            Claudio

  6. Buongiorno, vorrei indicare nelle mie intenzioni testamentarie la scelta di una bara ecocompatibile tipo cartone (comunque no legno) per la mia cremazione. Ho letto gran parte della legislazione a tema consigliata nel vostro sito ma mi pare di capire che in lombardia, dove vivo, non si possono usare casse che non siano di legno (al limite alleggerito e con vernici naturali, nulla di più). E’ corretto? quindi non si può in nessun caso? in altre regioni com’è la situazione?
    Altrove avevo letto che le casse “eco” sono suggerite proprio dalla legge in caso di cremazione, ma a questo punto temo non sia vero nei fatti…grazie mille!

    • x Livia Soriente
      il regolamento della regione Lombardia permette in quella regione solo bare che rispondano ai criteri stabiliti in un allegato tecnico che richiede bare di legno massiccio.
      Recentemente la regione Lombardia ha approvato una legge (la n. 4/2019) che prevede una variazione del regolamento.
      E quindi consigliamo di attendere l’emanazione di detto regolamento per capire se verranno consentite bare di materiali diversi dal legno massiccio.
      Però la legge regione Lombardia in questione è stata impugnata dal Governo, per presunto conflitto di poteri, rimandando la questione alla Corte Costituzionale.
      La legeg regionale è in vigore fino alla pronuncia della Corte costituzionale, ma riteniamo che il regolamento attuativo sarà emesso dopo la sentenza della Suprema Corte.

  7. Vorrei sapere se gli operatori funebri/ necrofori possono partecipare alle celebrazioni delle esequie in chiesa oppure per regolamento no e devono uscire dalla chiesa per forza durante la funzione. Grazie.

    • X Elisa,

      e perchè non gustarsi una bella Santa Messa Esequiale da perte del personale delle onoranze funebri invece di stare come reietti fuori della chiesa, magari rintanati in qualche bar a bere o a fumare?
      Non c’è nessuna norma giuridica a tal proposito, il comportamento più idoneo è rimesso alla sensbilità religiosa dei singoli necrofori o, più banalmente, alla mera opportunità, magaari per riuscire più discreti.

  8. Buonasera.

    Vorrei porre un quesito. Abito a Bari. In occasione della esumazione ordinaria della salma, inumata in campo comunale, di un mio caro vorrei sapere se fosse possibile effettuare un rifascio della salma per traslarla in nuova bara idonea per tumulazione in cappella. Non mi interessa la soluzione della cassettina, vorrei preservare la lunghezza naturale del corpo.

    Vorrei inoltre sapere se possa ingaggiare, al posto degli operatori cimiteriali, una impresa di pompe funebri che esegua al posto loro l’operazione di recupero della bara, in quanto gli operatori del cimitero sono alquanto irrispettosi ed incuranti delle salme.

    Gradirei avere un vostro cenno di riscontro.

    Distinti saluti.

    • X Pietro,

      se all’atto dell’esumazione ordinaria si rinvengono semplici e sole ossa il problema non si pone ed è d’obbligo la loro raccolta in cassetta ossario.

      Qualora invece, si sia in presenza di RESTO MORTALE (= salma inconsunta) le possibile destinazioni sono tre e sono enumerate sia dalla Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 sia dal D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254. Esse alternativamente sono:

      (ri)-tumulazione
      reinumazione in campo si terra per indecomposti
      diretta cremazione

      Il rifascio (ma anche la fornitura di un nuovo feretro ligneo) si rende necessario solo nel caso di tumulazione, solo quando il resto mortale presenti ancora parti molli (tessuti e tegumenti) tali da provocare percolazioni cadaveriche.

      La legge (art. 87 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) vieta severamente lo spezzamento dei corpi ancora intatti o la frattura dei loro arti al fine di ridurli in contenitori dalle dimensioni più contenute rispetto ad una normale bara, quindi, su questo versante non dovrebbero sussistere problemi di sorta.

      La Sua impresa funebre di fiducia potrà assicurare un importante ruolo di supporto, ma le operazioni cimiteriali sono svolte in regime di esclusiva e monopolio da parte del gestore dell’impianto sepolcrale.

  9. X Benedetta,

    La premessa che deve necessariamente farsi è quella per cui il coniuge ha la piena, quanto esclusiva (si sottolinea questo aspetto) titolarità nel disporre della spoglie mortali del coniuge pre-deceduto, che non può essere limitata o gravata da soggetti terzi.
    Nel caso di specie, poiché l’estumulazione ha quale fine il trasferimento del feretro in altro sepolcro, va solo tenuto conto di quanto previsto dall’art. 88 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, fermo restando che gli oneri per l’estumulazione (quali, es., la tariffa per le estumulazioni effettuate prima della scadenza della concessione, l’eventuale c.d. rifasciamento (come potrebbe essere il ricorso ad una cassa di zinco posta esternamente, poiché il feretro originario non è suscettibile di apertura) del feretro, altri oneri) sono a carico di chi richiede l’estumulazione.
    Inoltre, stante le condizioni sopra riferite sullo stato del manufatto sepolcrale, gravando gli oneri delle manutenzioni, ordinarie e straordinarie sul titolari del sepolcro (art. 63 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), il comune (oppure, il soggetto gestore se a ciò sia legittimato dal contratto di servizio), dovrebbe provvedere, indipendentemente dalla specifica richiesta di estumulazione (che, al più, può essere assunta solo quale occasione della “notizia” relativa alla conoscenza dell’effettivo stato manutentivo del sepolcro, ad invitare i soggetti titolari ad eseguire le opere e gli interventi necessari alla normale funzionalità del sepolcro, assegnando loro un termine, che, qualora eventualmente inadempiuto, comporterebbe la dichiarazione di decadenza dalla concessione.

    Chi esegue l’estumulazione, operazione riservata al personale cimiteriale, non entra in una proprietà, del tutto, privata, ma su di un manufatto eretto su area avuta in concessione e per l’effettuazione di operazioni richieste da soggetto il quale ne ha titolo e che altri non possono limitare, inibire, ledere o comprimere.

  10. Buongiorno, vorrei chiedervi informazioni in merito allo spostamento di un defunto dal cimitero in cui si trova ora.

    Mia mamma si trova da più di 10 anni nella tomba della sua famiglia d’origine. Io vorrei toglierla da lì. Non so ancora se in un altro cimitero, fuori dalla provincia in cui si trova ora, oppure farla cremare e tenermela a casa ma comunque voglio toglierla al più presto da quella tomba di famiglia.

    Sapete se ci sono delle limitazioni in termini di consenso? Le sue sorelle e sua mamma (mia nonna) sicuramente non saranno d’accordo. Ho letto però che il coniuge esercita più diritto rispetto ai parenti di primo grado.

    Pensate sia possibile spostarla anche solo con il mio consenso e quello di mio papà?

    Vi ringrazio

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