volonta' di altri

Una persona in vita può avere espresso o no volontà in ordine alla propria sepoltura o alla cremazione delle sue spoglie mortali.

Prima della Legge 130/2001 (si vedano le sezioni di approfondimenti e propria volontà) la cremazione si collocava tra i diritti cosiddetti personalissimi (e come tali non suscettibili di rappresentanza). Dopo di essa, invece, prevedendosi espressamente l’istituto della rappresentanza degli incapaci essa deve tra i diritti personali (anche se già il Ministero della Sanità con circolare 24 giugno 1993 n. 24 aveva già aperto, con una certa lungimiranza, su questa problematica).

Il testamento è un mezzo macchinoso, (occorre la pubblicazione presso un notaio perchè esso acquisisca validità o la sua trasmissione alla cancelleria della Pretura) costoso e carente di certezza quanto a risultati, il legislatore, allora, ha predisposto, per la persona con eredi che si presumano rispettosi di una volontà crematoria espressa in vita dal defunto, lo strumento comunemente detto dell'”atto notorio” (si veda, in particolare, la circolare del Ministero degli Interni 1 settembre 2004 n. 37).

Se il de cuius non ha agito in questo senso verbalizzando i suoi desideri per le esequie, e si registra, quindi, il suo silenzio, la volontà di cremarne il cadavere può essere espressa dai familiari aventi diritto, secondo una precisa regola gerarchica, fondata sui legami di sangue in cui prevale il vincolo coniugale.

Vale unicamente la volontà del coniuge, salvo rare eccezioni, se questi è ancora in vita.

In assenza di coniuge la volontà è formulata da tutti i familiari di di pari grado più vicino a quello del de cuius. E quindi il primo grado sono gli ascendenti (padre e madre del de cuius) e iscendenti (figli). E a seguire, con i diversi gradi familiari.

La volontà di essere cremato può essere manifestata in vita dal de cuius verbalmente o per iscritto.
La persona che conosce queste volontà è tenuta a manifestarle.

Se l’espressione di volontà è stata verbale i familiari aventi titolo dichiarano (tutti insieme e con lo stesso livello gerarchico di cui sopra) tale volontà del de cuius.

la Legge nell’ambito degli aventi titolo non distingue tra ascendenti (esempio: i genitori) e discendenti (esempio: i figli) non solo per la scelta cremazionista, ma anche per la successiva destinazione delle ceneri.

La soluzione del caso si presenta non facile.

Se ragioniamo in via analogica, in materia di successione legittima e di obbligo di prestazione degli alimenti, traspare chiaramente l’intenzione del legislatore di far prevalere gli interessi del coniuge e dei figli, su quelli dei genitori. Infatti i genitori del de cujus divengono suoi eredi solo nel caso in cui questi non abbia lasciato figli (568 c.c.). Per quanto riguarda poi l’obbligo della prestazione degli alimenti, i figli ed il coniuge precedono i genitori (433 c.c.) Occorre pero’ precisare che, oltre al grado di parentela, il giudice tiene anche in considerazione il comune sentire sociale della comunita’ presente in un dato momento e in un determinato territorio.

In ultima istanza bisogna poi sempre considerare il diritto secondario di sepolcro, ossia il potere, conferito dall’ordinamento giuridico, ai più stretti congiunti del de cuius di rendere, nel tempo, al defunto i dovuti onori attraverso atti di suffragio e pietas (visita al sepolcro, apposizione sullo stesso di oggetti votivi, simboli religiosi ornamenti floreali, ceri…)

Come potremo notare in modo più approfondito nelle sezioni dedicate ad affido famigliare (o personale) delle ceneri o dispersione delle stesse queste due ultime sistemazioni delle ceneri così atipiche e per certi versi estreme potrebbero proprio confliggere con il diritto secondario di sepolcro, poichè con conservazione delle ceneri presso un domicilio privato o loro sversamento in natura viene proprio meno l’idea stessa della tomba intesa come momento pubblico del nostro vivere sociale, facilmente identificabile in quanto stabile, unitario e certo, nonchè accessibile a tutti i cittadini.

Il de cuius può aver espresso la propria volontà anche in altro modo e cioé:

  1. associandosi ad una Socrem
  2. con testamento olografo
  3. con testamento reso nelle forme pubbliche …

E’ possibile cabiare la volontà di essere cremato, come anche esprimerla, fino all’ultimo momento di vita.

E’ per questo motivo che occorre accertarsi nelle forme di legge che non vi siano stai cambiamenti postumi di volontà.

Il principio fondamentale cui conformarsi è l’assoluto rispetto della volontà del defunto.

Esso si concretizza nell’acquisizione della sua volontà (disposizione testamentaria, iscrizione ad associazione cremazionista) o della volontà di chi per lui (parente più prossimo, per minori e persone interdette i legali rappresentanti) purché quest’ultimo dia atto, e per iscritto, di agire in ossequio alla volontà del de cuius.

La questione è particolarmente delicata in quanto vi potrebbe essere l’interesse da parte dei familiari a contrastare la volontà del de cuius, laddove questa comporti particolari oneri (ad es. se avesse scelto la tumulazione in cimitero) per sostituirla con modalità meno onerose (quali appunto l’affidamento familiare dell’urna o la dispersione).

Pertanto la dichiarazione da rendere da parte degli aventi titolo deve riportare la usuale specificazione per rendere edotti delle conseguenze di dichiarazioni mendaci (Art. 76 DPR 445/2000).

Secondo alcuni studiosi della materia funeraria il familiare può esercitare la scelta cremzionista sul corpo del de cuius esprimendo una propria volontà, eserciterebbe, così, un proprio diritto, non personalissimo, ma comunque privato non patrimoniale (Trib. Torino, 16.10.1985 in Dir. Famiglia 1986, 1077). comunque privato non patrimoniale (Trib. Torino, 16.10.1985 in Dir. Famiglia 1986, 1077) e produttivo di determinati effetti giuridici (la cremazione del de cuius).

Un’altra interpretazione più formale della norma (Art. 79 Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) cui pare aderire lo stesso Ministero degli Interni, vede nella dichiarazione del famigliare una semplice dichiarazione di conoscenza di una volontà espressa in vita dal defunto.

Pertanto il familiare sarebbe solo “nuncius” ossia colui che riporta fedelmente il volere del de cuius.

L’istruttoria posta in essere dal comune per perfezionare l’autorizzazione alla cremazione, per ovvi motivi di opportunità, non può eccedere la verifica della sussistenza dei soli titoli formali magari attraverso gli strumenti dettati dagli Artt. 46, 1, lett. f) (in parte) e 47 dPR 445/2000.

Sarà, così, compito dell’esecutore testamentario vigilare sull’ effettivo e corretto rispetto dei desideri del de cuius, altrimenti sulla base del semplice sospetto, nessuna autorizzazione alla cremazione potrebbe esser accordata se non sulla base di uno scritto del de cuius stesso, sovvertendo la norma di cui all’Art. 79 DPR 285/90 che trasferisce anche in capo ai famigliari del defunto il potere di optare per scelta cremazionista.

L’ufficio comunale non ha altri compiti, quando sia investito della richiesta finalizzata al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione, se non di accertare se vi sia la volonta’ alla cremazione, ma non va, ne’ può andare oltre.

L’eventuale volontà testamentaria in direzione opposta (se c’è ferma opposizione del de cuius alla cremazione) va attuata ed attestata dall’esecutore testamentario, ma non spetta alla pubblica autorità che autorizza la cremazione estendere la propria attività amministrativa al di là della propria funzione.

A quale ufficio e come formalizzare la volontà del de cuius?

E’interessante un’ultima nota di carattere procedurale: la Legge nulla dice su natura e forma (dove alla aprima consegue la seconda) con cui estrinsecare la volontà dei famigliari, la Circolare del Ministero degli Interni 1 settembre 2004 n. 37 con un intervento chiarificatore da molti auspicato(ma non condiviso da buona parte della dottrina) ha dettato istruzioni sull’appliczione dell’Art. 38 comma 3 DPR 445/2000, ad oggi, allora, è sufficiente la dichiarazione autoprodotta e trasmessa con copia del documento di identità, il destinatario di tale documentazione è l’ufficio della polizia mortuaria o dello Stato Civile (dipende dalle diverse leggi regionali)solitamente del comune di decesso (quando la cremazione abbia corso subito dopo il funerale) o del comune di prima sepoltura per cadaveri precedentemente tumulati o inumati.

Alcune leggi regionali in attuazione della Legge 130/2001 attribuiscono all’Ufficiale dello Stato Civile la competenza a verbalizzare la manifestazione di volontà alla cremazione da parte dei congiunti aventi titolo ed in sola presenza di quest’ultimi; non siamo dinnanzi, forse, ad una semplificazione amministrativa, tale scelta, però, può corrispondere ad un desiderio di certezza, sull’identità e sul titolo del dichiarante.

Ovviamente la persona che dispone per il tempo successivo alla propria morte non può rendere tale volontà direttamente al comune che istruirà tutti i passaggi amministrativi in occasione del suo decesso, la volontà cremazionista, se non intimamente confidata ai congiunti, quando si è ancora vivi, deve esser formulata unicamente nelle forme previste dalla legge (testamento olografo, pubblico o segreto, iscrizione ad una So.Crem. o addirittura autodichiarazione sottoscritta (laddove consentito, come ad esempio, in Emilia Romagna).

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