approfondimenti

Si tratta di una sezione del sito dedicata principalmente ad operatori specializzati, ma frequentabile anche da coloro che sono interessati ad approfondire talune tematiche.
Abbiamo pensato di classificare gli approfondimenti per grandi aree tematiche:

  1. Responsabilità
    1. per come tenere le ceneri affidate
    2. per una dispersione non fatta come era stato voluto dal de cuius o fatta contrariamente a quanto previsto dalla legge. si tratta di responsabilità penale.
  2. Interpretazioni
    1. giuridiche essenziali, dove approfondire le cose che sembrano frenare e burocratizzare la cremazione. Quì si leggerà in particolare il perché ancora sia vietato disperdere le ceneri in alcune regioni italiane.
  3. La Chiesa
    1. Cosa dice il Codice di diritto canonico
  4. Storia
  5. Curiosità
  6. Vorrei sapere – Poni delle domande. Le più interessanti riceveranno risposta dagli esperti del sito

La mappa delle regioni italiane (in rosso) in cui si è legiferato in materia di cremazione:

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NB. Nel Veneto è solo PDL

5 thoughts on “approfondimenti

  1. Comune di... (Regione Veneto)

    Gentile Redazione,

    A seguito esumazione ordinaria si è provveduto a cremazione del resto mortale rinvenuto con confezionamento delle risultanti ceneri in cassetta di zinco, in quanto il volume complessivo delle stesse superava la capienza dell’urna standard fornita dal crematorio, ex D.M. 1 Luglio 2002.

    Il familiare, ora, richiede l’affidamento delle ceneri e si è rivolto ad una I.O.F. per la sostituzione dell’attuale cassetta (alquanto sgraziata!) con un’urna di capienza adeguata, dalle forme più acconce.

    L’Impresa Funebre chiede pertanto al Comune l’autorizzazione per rimuovere i sigilli del crematorio e quindi procedere alla sostituzione richiesta.

    A questo punto ci si pone il problema se l’autorizzazione spetti al Comune oppure al Crematorio che ha effettuato la cremazione dei resti mortali in questione.

    Conviene interessare dal caso la locale AUSL, per un eventuale parere igienico-sanitario?

    1. Carlo

      X Comune….(Regione Veneto),

      In primis: ai sensi l’art. 3, comma 3 lett. e) Legge Regionale [Veneto] 4 marzo 2010 n. 18 succ. modif. è il regolamento comunale di polizia mortuaria a fissare le caratteristiche tecniche, tipo la capienza, il dimensionamento o il materiale di realizzazione, delle urne cinerarie.

      La locale Azienda Sanitaria Locale può, solo, fornire un parere, limitatamente agli aspetti igienico-sanitari che, qui, paiono insussistenti (qualora non si ricada nella fattispecie, piuttosto rarefatta, di ceneri contaminate con nuclidi radioattivi – si veda, allora, il D.Lgs 257/2001 per questo frangente così improbabile!)

      Titolare del procedimento, per il rilascio della relativa autorizzazione amministrativa (quando e se legittima), é il soggetto di cui all’art. 107 comma 3, lett. f) D.Lgs n. 267/2000 (sostanzialmente: il Dirigente di Settore o il responsabile dell’ufficio nei Comuni privi di figure dirigenziali ex art. 109 Testo Unico Ordinamento Enti Locali).

      Ad ogni modo, secondo parte della dottrina, è del tutto inammissibile ogni ipotesi di “travaso”, rispetto a cui può essere importante dover ricordare come l’art. 3, comma 1, lett. e) L. 30 marzo 2001, n. 130 a livello nazionale e, spesso, anche le leggi regionali (art. 49 comma 1 Legge Regionale Veneta n.18/2010) in materia funeraria, prevedano l’obbligo della sigillatura delle urne, dovere categorico ed imperativo dal quale deriva che una “dis-sigillatura” non sarebbe proprio consentita, almeno in linea di massima, e se aderiamo ad una lettura molto formale delle specifiche fonti del diritto.

      Al contrario, potrebbe essere lecita la sostituzione della componente “esteriore”, se il “guscio” interno (di solito metallico o di plastica), che è la parte sigillata, rimane, però, intattoed inviolato.

      Di maggiore criticità la situazione in cui il sigillo di garanzia, sia stato, più o meno indebitamente, apposto/collocato sulla contenitore “esterno”; non si sottovaluti mai l’art. 349 Cod.Penale.

      Dal punto di vista logico e più prettamente operativo, senza troppo cavillare su astruse astrazioni giuridiche, conta che nella verifica del contenuto di un’urna cineraria o nello sversamento dell’intero contenuto dell’urna in un altro recipiente, siano, poi, realizzate le condizioni (almeno quelle minime di cui all’art. 343 comma 2 T.U.LL.SS. : vietato separare le ceneri, foss’anche per un piccolo prelievo delle stesse a fine devozionale e art. 80 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 e soprattutto proibito disperdere anche se accidentalmente le stesse ex art. 411 Cod.Penale) stabilite dalla legge, o a parziale integrazione, da un soggetto comunque titolato ex Lege ad adottare un simile provvedimento.

      Occorrono, quindi, una nuova urna, sigillatura e scritte esterne, non deperibili, riguardanti la identificazione certa del defunto.

      La Legge, però, tace su questa evenienza e soprattutto sul nuovo soggetto deputato ad autorizzare l’operazione.

      Pertanto l’unica soluzione ragionevole può essere reperita in sede locale con una norma regolamentare ad hoc (o se si agisce caso per caso con la singola autorizzazione) del seguente tenore:
      -In caso necessiti l’apertura di un’urna cineraria per verifiche o travasi del contenuto in altra urna le operazioni di apertura, sversamento, sigillatura e apposizione di identificativo competono ai Servizi cimiteriali del Comune in cui l’urna è sepolta o affidata.

  2. Carlo

    X Jacopo,

    La cremazione si distingue in un punto, che sembra abbastanza poco conosciuto al di fuori dell’ambiente dei gestori di impianti di incinerazione, per il quale occorre prestare particolare attenzione ai cadaveri portatori di elettrostimolatore cardiaco (pace maker), dispositivo che alle temperature di cremazione reagisce in termini esplosivi, producendo danni di notevole consistenza all’impianto e misurabili in termini di alcune centinaia di milioni di lire.

    Per altro, tale problema risulta di facile soluzione, dal momento che l’espianto del pace maker costituisce un’operazione di lieve entità e agevolmente praticabile, senza che ciò comporti manipolazioni sul cadavere particolarmente complesse.

    Il vero nodo è quello dell’informazione, siccome la normativa non prevede ancora, in modo omogeneo, a differenza di altri Stati, che il medico attesti l’inesistenza dell’elettrostimolatore cardiaco, e ciò sarebbe particolarmente auspicabile, se non altro per questa constatazione di fatto: neppure moltissimi medici sono a conoscenza degli effetti che il pace maker potrebbe provocare in occasione della cremazione.

    Sulla questione dei pace-maker, vi sono delle criticità, in quanto solo in alcune regioni, spesso con meri atti amministrativi, fanno, esplicito, riferimento ai pace-maker, anche se le prassi dei gestori degli impianti di cremazione tendano (non casualmente) a richiedere o la rimozione o una dichiarazione da cui risulti che il defunto non ne era portatore. Le motivazioni che stanno a fondamento delle posizioni dei gestori nascono sia da standard, pur se di prassi, diffusi pressoché in tutta Europa (e non solo) (sia le Linee guida dell’I.C.F. che dell’U.C.E. indicano la necessità della rimozione del pace-maker), sia per indicazioni (a volte) fornite dai costruttori dell’impianto (alcuni “manuali d’uso” forniti da qualche costruttore, dicono chiaramente che non può procedersi alla cremazione di cadaveri portatori di pace-maker, se non vi sia la previa asportazione del dispositivo.

    Le motivazioni sono, sostanzialmente, di due ordini, il primo di carattere ambientale (che, in genere, interessa di più le regioni), il secondo di carattere tecnologico. Infatti, specie nel passato, i pace-maker erano alimentati da radio-nuclidi (pace-maker di vecchia o vecchissima generazione), per cui l’eventuale cremazione potrebbe produrre l’emissione in atmosfera di radio-nuclidi (incidentalmente, la pericolosità di tali (eventuali) emissioni dovrebbe essere valutata “proporzionalmente” (come sempre in materia di inquinamento ambientale o, nello specifico, atmosferico), aspetto difficile da affrontare, mandando ancora quanto considerato all’art. 8 L. 30 marzo 2001, n. 130. Oltretutto, in alcune regioni, è stato affermato che i pace-maker alimentati da radio-nuclidi non sono più utilizzati …, il ché è anche vero per gli impianti recenti (ma ciò trascura il fatto che oggetto di cremazione non sono solo i cadaveri, appena deceduti, ma possono essere anche i resti mortali estumulati (od esumati), cioè di soggetti morti da tempo e che, astrattamente, potrebbero, allora, avere avuto l’impianto di pace-maker alimentato da radio-nuclidi (situazione di cui può anche essersi persa la memoria, anche da parte dei famigliari). Sotto il secondo profilo, il pace-maker, prevalentemente se si tratti di dispositivi non recentissimi, può essere oggetto di “esplosione” nel corso della cremazione, e questo può determinare danni, anche significativi, all’impianto di cremazione (anzi, le situazioni “peggiori” potrebbero essere quelle in cui l’esplosione non provochi un danno immediatamente rilevabile, quanto micro-fessurazioni, in particolare interessanti il materiale refrattario, che, magari sommandosi nel tempo con altre, provocano poi danni nel tempo, in quanto ciò non permetterebbe un’individuazione puntuale di responsabilità (come si avrebbe nel caso del danno immediatamente rilevabile), la quale consentirebbe un’eventuale azione risarcitoria).

    Ad ogni modo, richiamata la Legge 26 febbraio 1999, n. 42, in merito all’eventuale espianto del pace maker si ritiene debba provvedere personale con qualifica sanitaria, medico necroscopo in primis, non essendo, ancora, questa operazione legittimamente ascrivibile alle competenze del necroforo addetto al trasporto, come invece, accade, già in molte realtà locali per la puntura conservativa.

  3. Jacopo

    Buonasera, vorrei sapere a chi compete la rimozione del pace-maker su salma destinata a cremazione e deceduta in abitazione.

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