all'affido familiare di ceneri

L’istituto dell’affido delle ceneri, nella sua evoluzione storica passa attraverso la legittimazione a collocare le ceneri, definite dal DPR 285/90 con la metonimia di “urne cinerarie”, in “altro sito” oltre che nel cimitero.

Detto sito, però, secondo tutta la dottrina, avrebbe comunque dovuto insistere all’interno del camposanto, anche quando fosse sorto su area cimiteriale in concessione ad enti morali (oggi: associazioni riconosciute), e non avrebbe potuto essere altrimenti, in quanto l’art. 340 del Testo Unico Leggi Sanitarie (Regio Decreto 1265/1934) pone il divieto di sepoltura al di fuori dei cimiteri con una norma che ha rilevanza di ordine pubblico (cioè, inderogabile) siccome la sua violazione non solamente è soggetta a sanzione, ma importa anche il ripristino della situazione alterata, ammettendo, del tutto eccezionalmente, la sola deroga del successivo art. 341 TULLSS (e, in sua attuazione, dell’art. 105 dPR 285/1990) cioè la tumulazione privilegiata, la quale importa la valutazione di “giustificati motivi di speciali onoranze”, con la logica conseguenza che la sepoltura al di fuori dei cimiteri non può mai divenire pratica ordinaria.

Proprio una nuova interpretazione giurisprudenziale (Consiglio di Stato parere 2957/3 del 29 ottobre 2003) ha scardinato questo principio, attuando, di conseguenza la Legge 130/2001 nella sola parte dedicata all’affido famigliare delle ceneri.

Secondo il Consiglio di Stato l’affidamento ai familiari dell’urna delle ceneri è compiutamente disciplinato dalla lett. e) del comma 1 dell’art. 3 della Legge 130/01 e non necessita di ulteriore regolamentazione di dettaglio, perchè dall’insieme delle disposizioni, primarie e secondarie, vigenti può trarsi una compiuta disciplina delle modalità di affidamento a privati delle urne cinerarie, che ne consentano una immediata applicazione attraverso questo protocollo operativo:

– modalità di espressione delle volontà del defunto;

– obbligo di sigillare l’urna;

– apposizione su di essa dei dati anagrafici del defunto;

– modalità di verbalizzazione della consegna ex Art. 81 DPR 285/90;

– garanzia da ogni profanazione dei luoghi in cui le urne vengono collocate.

Inoltre le dimensioni delle urne e le caratteristiche dei luoghi di conservazione vengono stabilite dai regolamenti comunali e, in mancanza di apposite norme dettate dal regolamento comunale di polizia mortuaria, possono essere imposte dai comuni in sede di autorizzazione all’affidamento ai familiari, che pertanto dovrà essere concessa in assenza di vincoli o limitazioni alla disponibilità delle spoglie derivanti da provvedimenti dell’autorità di polizia o dell’autorità giudiziaria.

La motivazione del parere del Consiglio di Stato, così, apre importanti spiragli, tra cui quello della possibilità di rendere operative parti della L. 130/01 attraverso specifici regolamenti e la combinazione con le norme preesistenti.

Per non ingenerare facili entusiasmi bisogna, però specificare come il DPR 24 Febbraio 2004 emanato dal Presidente della Repubblica in attuazione del parere formulato dal Consiglio di Stato, sia frutto di un ricorso in sede giurisdizionale, nelle more di una compiuta normazione regionale, il comune, dunque, ha solo facoltà e non obbligo di permettere l’affido delle ceneri, siccome il suddetto DPR 24 febbraio 2004, sotto l’aspetto giuridico, pur essendo un importantissimo precedente giurisprudenziale, vale solo per quell’unico caso preso in esame (cioè il ricorso presentato da un un cittadino contro un comune italiano) e non è automaticamente estensibile a tutte le richieste di affido.

Una sentenza, dopo tutto, fa stato tra le parti (art. 2909 CC).

Si possono, allora, presentare le seguenti fattispecie in sede di istruttoria per la formazione dell’atto di affido e dell’autorizzazione al trasporto.:

a) Familiare affidatario dell’urna residente nello stesso Comune di consegna.

E’ l’eventualità più semplice. Ad autorizzare è lo stesso Comune (ovviamente se lo vuole, se cioè regolamenta la custodia delle ceneri in via generale ed astratta, oppure se la autorizza caso per caso).

b) Ceneri consegnate in comune diverso da quello di residenza dell’affidatario.

Il Comune di residenza dell’affidatario autorizza l’affido sul proprio territorio. Occorre presentare preventivamente l’autorizzazione a chi autorizza il trasporto (può essere anche spedita per fax o e.mail tra i 2 comuni).

Il comune di partenza dell’urna autorizza il trasporto delle ceneri verso il territorio e per l’abitazione dell’affidatario.

Questa è la soluzione più semplificata.

c) Non si ritiene plausibile che un Comune (anche se di decesso) autorizzi l’affidamento per un comune diverso da quello di residenza.

Tale considerazione vale unicamente nell’ipotesi che si definisca possibile il solo affidamento nel luogo di residenza.

Se invece si consentisse l’affidamento per luogo diverso da quello di residenza (sedi di associazioni, clubs, partiti politici…), ma occorrerebbe una norma regionale o nazionale chiara in proposito, il meccanismo dovrebbe funzionare allo stesso modo, mettendo al posto del Comune di residenza quello di abituale deposito dell’urna cineraria.

d) L’autorizzazione al trasporto di urna cineraria è rilasciata in base ai disposti stabiliti dal DPR 285/90 dal sindaco, (ora dirigente competente del comune o suo delegato rilasciano l’autorizzazione).

e) L’autorizzazione all’affidamento è rilasciata da chi è individuato dal regolamento di organizzazione del Comune. Può essere anche lo stesso dirigente o delegato che autorizza il trasporto. Attualmente questo atto non è ancora competenza di Stato Civile, nulla però vieta al comune, attraverso un prodedimento di delega di far fisicamente coincidere con l’Ufficiale di Stato Civile il soggetto con il potere di firma per le autorizzazione all’affido delle urne cinerarie.

Anche se chi firma le diverse autorizzazioni di polizia mortuaria è, di fatto, la stessa persona fisica sulla relativa documentazione dovrebbero essere specificati i distinti soggetti titolari delle diverse funzioni autorizzatorie.

Per completezza, poi, sarà opportuno che l’atto autorizzatorio rechi anche il nome del dirigente (non necessariamente la firma)ai sensi della Legge 241/1990.

L’affidatario, comunque, dinnanzi al Comune quale titolare ultimo ed istituzionale della funzione cimiteriale ex artt. 337, 343 e 394 R.D. 1265/1937 ed art. 51 D.P.R. 285/90) contrae i seguenti obblighi:

deve, infatti:

1) allestire un colombario con le caratteristiche di sicurezza ex Art. 343 R.D. 1265/1934 (l’autorizzazione all’affidamento non costituisce, in sé, autorizzazione alla realizzazione di quest’ultimo, costruzione soggetta ad altra e diversa normativa);

2) Permettere l’accesso, (anche se tra parenti, spesso, sbollita l’emotività “buonista” tipica dei funerali, non intercorrono quasi rapporti proprio idilliaci, anche e soprattutto per motivi di successione mortis causa) ai congiunti del de cuius perché essi possano esercitare il loro diritto secondario di sepolcro (visita alla tomba del defunto per atti rituali e di suffragio);

3) Sottoporsi attraverso ispezioni e controlli presso il proprio domicilio alla vigilanza da parte del personale comunale all’uopo preposto;

4) Rispondere penalmente di eventuali profanazioni delle ceneri se tale sacrilegio si dovuto a sua colpa grave o inadempimento.

5) se, per qualsiasi motivo, intende rinunciare all’affidamento dell’urna, è tenuto a conferirla, per la conservazione provvisoria in cimitero previa acquisizione dell’autorizzazione al trasporto da parte del Comune nel quale si trova l’urna affidata.

Anche il capo al gestore dell’impianto di cremazione sorgono particolari doveri: egli, infatti,

1. adotta sistemi identificativi non termodeperibili, da applicare all’esterno del feretro e da rinvenire a cremazione finita, al fine di certificare la correlazione tra il cadavere e le ceneri consegnate;

2. impiega per la raccolta delle ceneri urne cinerarie realizzate in materiali non deperibili (il problema si complica qualora la destinazione dell’urna medesima sia l’inumazione perché ex Art. 75 comma 1 DPR 285/1990 sostanze non biodegradabili non sono compatibili con la sepoluta nel terreno.);

3. deve avere cura di sigillare le urne destinate all’affidamento familiare in maniera tale da impedire in alcun modo la profanazione delle ceneri;

4. Deve verbalizzare la consegna dell’urna ex Art. 81 DPR 285/1990 (In Lombardia, invece, si ritiene1 sia sufficiente la compilazione della modulistica di cui agli allegati 5 e 6 alla Delibera della Giunta Regionale 21 gennaio 2005 n. 20278.)

103 thoughts on “all'affido familiare di ceneri

  1. walter

    Buongiorno, desidero chiarimenti in merito a quanto segue ma non so a chi rivolgermi.
    Sono di Rimini e 4 anni fa venne a mancare mio padre e, come richiesto da lui (di sicuro a voce, non so se anche in maniera scritta), fu cremato e la sua urna portata nel suo comune di nascita (città di castello in prov di perugia) e murata a fianco della bara di suo padre (mio nonno) nella cappella di proprietà di sua sorella (mia zia).
    Nelle ultime settimane scopro che mia madre è intenzionata ad informarsi sulla prassi da attuare per ritirare l’urna di mio padre e tenerla in casa. Io, per motivi personali, familiari e di estremo rispetto verso le volontà di mio padre, ho tentato di farle cambiare idea.
    Scopro oggi che l’urna è già in casa nostra a Rimini e ciò, personalmente, mi ha creato fastidiosi problemi emozionali.
    Mi chiedevo tre cose: come sia possibile che io (figlio maggiorenne) non abbia avuto alcun ruolo in quella che è la burocrazia del caso (non mi è stato sottoposto nessun documento da firmare o simili); se mia zia, proprietaria della cappella, ne deve essere per forza venuta a conoscenza; se la procedura per riportare i resti di mio padre da Rimini al cimitero di Città di Castello è fattibile. La ringrazio per il tempo dedicatomi e le auguro buona giornata

    1. Carlo

      X Walter

      Il Comune di Rimini ha agito secundum legem, semmai si demanderà al giudice ordinario la risoluzione di eventuale controversia sul “peso emozionale” che la conservazione delle ceneri a domicilio spesso implica.

      In assenza di norme specifiche, la portata, la titolarità e le modalità di esercizio del diritto sulla destinazione della salma (o di quanto ne residui, dati i fenomeni degenerativi, anche intermedi o incompleti, a carico della materia organica tipici del post mortem) dovranno essere desunte dalla fortunatamente uniforme e omogenea elaborazione giurisprudenziale (= principio pretorio, solo dopo cristallizzato in norma positiva ex Art. 3 Legge n. 130/2001 e art. 79 comma 1 II Periodo del regolamento statale di polizia mortuaria!) che ha riguardato i conflitti endo-famigliari sulla spoglia mortale del de cuius o sull’uso dei sepolcri privati in questi ultimi cinquant’ anni di giurisprudenza funeraria e cimiteriale.

      In linea di massima, il diritto di disporre del proprio corpo, dopo la morte, rientra nel milieu dei diritti della personalità, che per loro natura sono assoluti, non prescrittibili ed intrasmissibili. Loro connotato peculiare è dato dall’immediata e diretta inerenza alla persona di colui che ne è titolare.

      Essi sono altresì indisponibili, salvo le parziali riduzioni e rinunce che, alla stregua di particolari norme o della psicologia sociale, appaiano compatibili con la dignità della persona.

      Pertanto sovrana è senz’altro la volontà del de cuius (sempre entro i limiti imposti dalla Legge) poi “giù per li rami” dell’albero genealogico, (ovvero tra le linee di parentela) prevarrà il diritto che nasce dal rapporto di coniugio pure rispetto a quello di consanguineità, quindi per la destinazione delle ceneri, nel silenzio del de cuius, predomina il volere del coniuge superstite, anche se in conflitto con i desideri del figlio.

      Salvo la dispersione (quasi) tutte le operazioni di mortuaria inerenti alla ceneri, sono reversibili, basta presentare apposita istanza (debitamente firmata da chi abbia potere di decisione) al preposto ufficio comunale e richiedere il rilascio delle necessarie autorizzazioni amministrative (trasporto, tumulazione…) ma ad una condizione: l’affidatario dell’urna deve rinunciare all’atto di custodia, altrimenti le successive richieste risulteranno non accoglibili da parte del Comune, il quale vigila solamente sull’attività funebre e cimiteriale, senza per questo poter obbligare qualcuno a spogliarsi di un diritto legittimamente acquisito.

  2. Alice Bassato

    Buona sera, io sono l’affidataria delle ceneri del mio compagno deceduto l’anno scorso. Non eravamo sposati ma le due sorelle e il padre all’epoca hanno firmato perché io potessi tenerle a casa con me e nostro figlio. Ora che i rapporti si stanno deteriorando vorrebbero che io le portassi in cimitero dove abitano loro e dove hanno la tomba di famiglia. Mi posso opporre o devo sottostare al loro volere perché non eravamo sposati? Che valenza ha l’autorizzazione che mi è stata concessa all’epoca se loro adesso cambiano idea? Posso portarle eventualmente in un altro cimitero nel paese dove io e nostro figlio andremo a vivere? Grazie
    Noi abitiamo in provincia di Padova

    1. Carlo

      X Alice,

      Regione Veneto, allora? Bene e male al tempo stesso, perchè la relativa Legge Regionale 4 marzo 2010 n. 18 all’art. 49 pasticcia pesantemente con i termini linguistici (relativamente all’affido, parla alternativamente di coniuge, poi di famigliari, in senso molto generico, ed alla fine ragiona “al neutro” indicando semplicemente, ed in modo imprecisato gli “aventi titolo”). Quindi si dovrebbe dedurre che l’istituto della custodia delle urne presso un domicilio privato sia di natura squisitamente “famigliare”, escludendo, così, in modo categorico il regime delle coppie di fatto o delle convivenze more uxorio. Secondo questa interpretazione molto formale il/la convivente non avrebbe mai diritto ad accedere a questo istituto.

      Il Legislatore Regionale, però, conscio di quanto questi fenomeni siano ormai diffusi nella società italiana (ante Legge “Cirinnà” n. 76/2016 sulle unioni civili) si salva in corner, con la tecnica prediletta da Ponzio Pilato (noto igienista che dinanzi ai problemi cristologici si lavava spesso e bellamente le mani!!!) decide di non decidere e demanda (secondo me in modo un po’ipocrita) l’attuazione di questi scarni e lacunosi disposti, ex art. 3 comma 1 lett.) e Legge Regionale 4 marzo 2010 n. 18 alla regolamentazione comunale in materia di polizia mortuaria, delineando così un istituto dell’affido a geometria variabile, forse per meglio adeguarsi alle mutevoli esigenze e sensibilità locali.

      Ora io non conosco, nel dettaglio, il regolamento municipale di polizia mortuaria del Comune che ha adottato e rilasciato l’atto di affido (ci possono essere da Comune a Comune variazioni importanti e letture della norma regionale anche molto eterogenee), mi limito pertanto a queste minime osservazioni di ordine generale, quasi “banali” nella loro astrattezza.

      1) ex D.P.R. 24 febbraio 2004 l’atto di affido ha natura autoritativa amministrativa con valenza normativa: può cioè contenere prescrizioni cogenti ed imperative valide a disciplinare la singola fattispecie, magari nelle more di un’organica normazione di settore.

      2) l’atto di affido (leggasi: autorizzazione all’affido) si delinea come un rapporto di tipo asimmetrico, ossia sbilanciato a favore della parte pubblica, e fortemente verticale tra autorità comunale (il Comune è pur sempre titolare della funzione sepolcrale) e persona titolare dell’autorizzazione stessa; esso come qualsiasi altro provvedimento amministrativo può esser sì revocato o annullato ai sensi, rispettivamente, degli artt. 21 quinques e 21 septies e 21 octies Legge n. 241/1990), ma occorre un atto d’imperio della Pubblica Amministrazione e ciò ci salva dall’ingerenza malevola o, peggio ancora, dai capricci in ritardo, dei parenti.

      3) se i congiunti del de cuius hanno cambiato idea, fatte sempre salve eventuali norme comunali di cui non sono a conoscenza, l’autorizzazione all’affido continua a produrre comunque i suoi effetti. Essi, dunque, non hanno il potere di invalidarne l’efficacia, magari per disdegnoso gusto o personalissima ripicca.
      Di solito la normazione più lungimirante ammette, quale unica ipotesi di retrocessione, la rinuncia da parte dell’affidatario, ma nessuna norma- ad oggi – almeno nel diritto formale e positivo pare contemplare questa azione di ritiro/interruzione della legittimazione a custodire in casa le ceneri. Detto in perfetto politichese, questo atteggiamento risuonerebbe come una sorta di mozione di sfiducia all’affidatario.

      4) Per “strapparLe” legalmente l’urna contenente le ceneri del Suo compagno le sorelle ed i padre di quest’ultimo dovrebbero, comunque, eccitare un Giudizio, dinanzi il T.A.R. per ottenere la dichiarazione d’illegittimità della stessa autorizzazione all’affido o più probabilmente in sede civile, con rito contenzioso, dove dovrebbero dimostrare che la reale volontà del de cuius (sovrana in questi casi di conflitto strisciante) sarebbe stata quella della tumulazione delle ceneri in cimitero e NON la loro custodia presso un’abitazione privata.

      5)Non dimentichiamo, poi, come a pronunciarsi per una possibile destinazione extra-cimiteriale delle ceneri dovrebbe esser anche il figlio oggi minorenne ed ancora incapace di agire giuridicamente. In sua rappresentanza potrebbe dichiarare la volontà chi su di lui eserciti la patria potestà, per analogia con quanto avviene in tema di cremazione.

      E’ quasi pleonastico invitare le parti ad un accordo extragiudiziale, perchè conflitti così dilaceranti, inerenti a diritti soggettivi personalissimi, rischiano di esser risolti solamente avanti la Suprema Corte di Cassazione, al momento infatti, trattandosi di pratiche funerarie così innovative e rivoluzionarie, almeno per la tradizione italiana, non esiste nè una Legge univoca (magari!) nè, tanto meno, un comune orientamento giurisprudenziale, ancora lungi dal formarsi.

      E’sempre – specie se sussistono dissidi e contrasti – legittimo conferire le ceneri in cimitero, pure temporaneamente presso una sepoltura privata e dedicata a sistema di tumulazione (nicchia cineraria, ossarino, loculo…) oppure in cinerario comune: ATTENZIONE però: il cinerario comune rappresenta il punto di non ritorno, esso è una sistemazione definitiva ed irreversibile; qui le ceneri vengono sì conservate in perpetuo, ma anche sversate in modo anonimo, promiscuo ed indistinto, cosicché non sia più ipotesi praticabile una loro successiva raccolta o separazione dalla massa amorfa di altre ceneri in cui sono confluite.

  3. Angela

    Buonasera, sono angela stamattina sotto volontà di mia sorella deceduta giovedì è stata cremata con autorizzazione di consegnarla al cimitero, ma io vorrei tenerla a casa cosa devi fare per aver il permesso? Da premettere che non l ho potuta consegnare perché il cimitero era chiuso essendo domenica e l operazione di cremazione è finita alle 13:30, la regione è la campania, grazie della risposta.

    1. Carlo

      X Angela,

      qui bisogna decidersi, un volta per tutte senza più fraintendimenti perchè:

      1) in linea generale e di massima, salvo sempre possibili conversioni (o…semplici ripensamenti?) sulla “Via di Damasco” l’istanza di conservazione delle ceneri presso un domicilio privato deve esser contestuale rispetto rispetto alla manifestazione della volontà cremazionista da rendere ai competenti uffici comunali di Stato Civile. Il problema si pone in questi termini pure un po’ipocriti: o il defunto aveva, in vita, espresso la volontà di affidare le proprie ceneri e tale desiderio è stato disatteso (e dichiarare il falso ex art. 76 D.P.R. n. 445/2000 costa caro) o com’è più probabile, nel silenzio del de cuius, sono i suoi più stretti congiunti a dover riferire questa volontà. Attenzione: i congiunti (…ma sarà davvero così? E chi mai potrà appurare questa intenzione?) s’impegnano a rappresentare non un loro proprio e personalissimo volere, bensì si fanno unicamente garanti del rispetto di un’ultima volontà del de cuius magari esplicitata solo verbalmente. Sembra un sofisma, ma in diritto spesso la forma (atto di disposizione con firma autenticata oppure semplice atto sostitutivo di atto di notorietà?) si traduce anche in sostanza. A contare, infatti, dovrebbe esser solo la volontà della persona scomparsa, non surrogabile, più di tanto, da soggetti terzi, ancorchè legati al de cuius da vincoli di parentela o rapporto coniugale.

      2) l’art. 2 della Legge Regionale 9 ottobre 2006 n. 20 (tanto per cambiare!) è alquanto ermetico e sin anche oscuro, ma va interpretato così: è l’ufficio della polizia mortuaria, nella persona del dirigente di settore (art. 107 comma 3 lett. f) D.Lgs n. 267/2000, a firmare tutte le autorizzazioni funerarie, comprese quelle all’affido delle ceneri. Si procede su istanza di parte e tale richiesta è soggetta sin dall’origine ad imposta di bollo, inoltre, può scontare anche il pagamento di un diritto fisso, appositamente istituito dal Consiglio Comunale, modulato in base alla complessità dell’istruttoria necessaria per il rilascio dell’autorizzazione e remunerativo del servizio, non solo burocratico, che il Comune Le assicurerà.

      3) Se il verbale di consegna delle ceneri menzione il conferimento delle stesse in cimitero, Lei, sino a quando non avrà ottenuto e perfezionato un’autorizzazione all’affido, l’urna dovrà, tempi tecnici di apertura/chiusura permettendo!) subito esser trasportata, anche se provvisoriamente in cimitero, non è ammissibile che l’urna clandestinamente, cioè senza un titolo autorizzativo, sia conservata in luogo differente da quello istituzionalmente deputato ad accogliere cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri.

  4. duilo

    SALVE
    Espongo il mio quesito nel comune di monte San Biagio esiste un cimitero composto da due aree attigue una contenente il cimitero monumentale risalente al 1800 e l’altra più recente anni 80 ma la domanda che pongo è la seguente nel cimitero monumentale sono presenti manufatti di cappelle gentilizie che furono concesse a titolo definitivo i cui concessionari rivendicano il diritto di proprietà anche del suolo è una rivendicazione esatta ho vige il concetto della concessione temporale a 99 anni? Grazie

    1. Carlo

      X Duilio,

      La più moderna dottrina ritiene, quasi all’unanimità, i sepolcri privati (= cappelle gentilizie – a sistema di tumulazione – edificate su terreno cimiteriale) come facenti parte, per attrazione, del demanio comunale, cui – ex art. 824 comma 2 Cod. Civile – il Legislatore assoggetta impianto e funzione (artt. 337, 343 comma 2 e 394 T.U.LL.SS di cui al R.D. n. 1265/1934) cimiteriale.

      l’eventuale e preteso diritto di proprietà sui sepolcri insistenti su suolo cimiteriale, pertanto attiene esclusivamente alla legislazione statale ex art. 117 comma 2 lett. m) Cost. (e ciò ci salva dall’indebita ingerenza di leggi e leggine regionali, spesso mal redatte e pretenziose!), quindi il paradigma di riferimento obbligato è rappresentato dalla normativa civilistica quadro (Cod. Civile) e dalla disciplina specialistica in materia di polizia mortuaria (da ultimo si cita il vigente D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285).

      Stante il vecchio codice civile del 1865, le aree cimiteriali non parevano ancora riconducibili al demanio pubblico; una prima questione da esaminare attiene, allora, all’essenza giuridica delle stesse.

      Tutti i regolamenti statali di polizia mortuaria entrati in vigore dall’alba del Regno d’Italia, transitando attraverso l’epoca fascista, per giungere all’evo repubblicano, di cui rispettivamente al: R.D. n. 42/1891 R.D. n.448/1892 R.D. n.1880/1942, D.P.R. n. 803/1975 e, infine, D.P.R. n. 285/1990 ragionano sempre in termini di “CONCESSIONE” di lotti cimiteriali al fine di erigere edifici ad uso sepolcrale per famiglie, collettività o corpi morali.
      Questa posizione, pacifica, inconcussa e costante è conforme anche ai precedenti indirizzi del Legislatore (si vedano a tal proposito per il periodo pre-unitario l’Editto Napoleonico di Saint. Cloud del 1804, mentre per quello post-unitario, ma ante un’elaborazione sistemica delle regole sulla polizia mortuaria, con apposito e dedicato regolamento, il R.D. n. 2322/1865 emanato in attuazione dell’allegato c) Legge n. 2248/1865. Da queste fonti emerge incontrovertibilmente anche l’onerosità, insita nell’atto concessorio, a vantaggio dell’erario comunale.

      Il camposanto, nel suo complesso, oltretutto appartiene indiscutibilmente al demanio comunale, per espressa previsione legislativa diverso, sarebbe, il caso di (sempre possibili,) cappelle di famiglia fuori dai cimiteri (art. 104 d.P.R. 10/9/1990, n. 285), da accatastare in cat. E 9.

      Nel n. 2/2012, aprile-giugno 2012, della rivista I Servizi Funerari , edita da Euro Act S.r.l. (che pubblica anche http://www.funerali.org) vi è un interessantissimo articolo proprio sull’accatastamento dei cimiteri e sepolcri in esso contenuti.

      Per queste ragioni si reputa che anche per tombe, le quali, magari scontino ancora il regime della perpetuità e i cui atti costitutivi siano molto risalenti nel tempo, il rapporto instauratosi allora ed, ancor oggi, intercorrente tra Comune e privato cittadino sia di natura strettamente concessoria, laddove l’elemento della proprietà di suppellettili funebri ed opere murarie, seppur presente, è solo strumentale, intermedio, ed ontologicamente orientato all’esercizio del diritto personalissimo alla sepoltura.

      Si può , così, dissertare legittimamente di un diritto dominicale, con una certa inversione semantica del concetto di godimento, limitato solamente agli oneri manutentivi ed alla loro imputazione in capo ai concessionari, ex art. 63 D.P.R. n. 285/1990.

      Se le famiglie fossero proprietarie (in senso pieno) non solo del manufatto funerario, ma anche del terreno non si potrebbe mai addivenire alle ordinarie procedure amministrative (poichè presuppongono in essere un rapporto “amministrativo quale appunto è la concessione traslativa) di revoca, decadenza o requisizione degli spazi dati in uso ai privati.

      Postilla molto maligna: se le cappella gentilizie fossero davvero di proprietà, pleno jure, degli (invece) semplici concessionari su di esse bisognerebbe pagare pure I.M.U. e TA.S.I. odiatissime imposte, al contrario, dalle quali le concessioni cimiteriali (per adesso!) risultano ancora esenti.

  5. Simona

    Buonasera, ho un grosso grossissimo problema….mia madre è deceduta due anni cremata e messa nell’urna e portata a casa mia. Mia madre abitava a rapallo e io a Bergamo. Mi sono recata al mio comune dove mi hanno negato l’ingresso e allora mi sono rivolta a una associazione privata.All’epoca però nn avevo soldi e ho tenuto a casa mia l’urna in buona fede visto che il comune nn mi ha parlato di affido.Ora nn posso entrare in cimitero a tumularla perché appunto risulto detentrice illigale di ceneri…..come posso risolvere la situazione?a chi mi devo rivolgee….grazie per l’attenzione

    1. Carlo

      X Simona,

      Preliminarmente: ho capito che i Comuni interessati sono Rapallo e Bergamo, ma ad oggi, Lei dove risiede e in quale luogo, fisicamente, l’urna è stata depositata?

      Sarebbe importante disporre di tutti questi elementi, perché le due rispettive Regioni (Liguria e Lombardia) disciplinano assai diversamente l’istituto della custodia domiciliare delle urne.

      Dal Suo quesito non si riesce a cogliere o apprezzare compiutamente il ruolo svolto dall’ente privato (la locale So.Crem?, un’impresa di onoranze funebri?) in questa vicenda.
      Chi ha indirizzato Lei verso la scelta, si spera consapevole, dell’affido famigliare delle ceneri. Tutta la procedura di affido (istanza rivolta alla pubblica amministrazione, adozioni del provvedimento, esecutività dello stesso) è stata seguita correttamente? Lei- attualmente – è in possesso di un’autorizzazione all’affido per le ceneri di Sua madre. MI pare di no, in quanto oggi, Bergamo la “accusa” di detenere illegittimamente le ceneri.

      Premetto che:

      1) l’atto di affido, sconta il limite invalicabile della territorialità, ossia produce appieno i sui effetti autorizzativi solo entro i confini amministrativi del Comune che lo ha rilasciato.
      2) tra Le due Regioni in questione e le due differenti Leggi Regionali, non sussiste nessuna norma transitiva di adeguamento automatico (è il solito, annoso problema della polizia mortuaria disarticolata su plurimi e farraginosi livelli di governance locale), quindi le modalità ed il procedimento d’affido (responsabilità dell’affidatario, manifestazione della volontà con relativi strumenti probatori…) validi in Liguria non necessariamente sono ritenuti secundum legem in Lombardia, siccome ognuna delle due regioni segue una diversa filosofia legislativa.
      3) laddove sussistano rapporti di extra-territorialità (da Regione a Regione) vige unicamente (anche se in modo residuale) la sola normativa statale di riferimento ovvero il D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria – il quale, per le ceneri non prevede la possibilità di affido, ma alternativamente la tumulazione delle ceneri o il loro sversamento in cinerario comune.
      4) Il trasporto delle urne, da Regione a Regione, è, pertanto, regolato dal D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, esso come ogni altra fattispecie di trasporto funebre è soggetto alla regola della tipicità (debbono così esser specificati nel decreto di trasporto le generalità del de cuius, di chi curerà materialmente il trasferimento, il veicolo impiegato, il probabile tragitto il luogo o di partenza e quello di arrivo) Solo una volta perfezionato il titolo di accoglimento (segnatamente autorizzazione alla sepoltura in cimitero o affido domiciliare delle ceneri) il Comune a quo, cioè quello da cui muoverà il trasporto delle ceneri potrà accordare l’autorizzazione alla movimentazione dell’urna, questo per evitare che l’urna non trovi quella stabile e definitiva destinazione richiesta dalla Legge (Art. 343 comma 1 Testo Unico Leggi Sanitarie).

      Di conseguenza: Bergamo quale Comune di ingresso dell’urna, prima di accettare il trasporto, deve valutare attentamente, dopo apposita istruttoria, i titoli di trasporto e sepoltura (ovvero dove l’urna ha diritto ad esser collocata ai sensi dell’art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285?) Se in cimitero occorrerà predisporre prima una concessione di loculo, nicchia, ossarino atta alla tumulazione dell’urna. Le tumulazioni tutte, anche di ceneri, si configurano sempre come “SEPOLTURE PRIVATE NEI CIMITERI” e presuppongono il sorgere – a monte – di un rapporto concessorio, per di più a titolo necessariamente oneroso per il privato cittadino richiedente.

      Ora, specificati questi punti in termini di diritto funerario minimo, ossia immediatamente applicabile, non è chiaro, dalle Sue parole, l’atteggiamento del comune di Bergamo, certo se Lei non ha un titolo formale per giustificare la custodia o il trasporto delle ceneri l’amministrazione è sin quasi obbligata a sollevare queste eccezioni procedimentali. Trattenere presso di sè le ceneri senza un titolo abilitativo integra pure una fattispecie di illecito amministrativo, soggetto a sanzione pecuniaria.

      Le Consiglio di agire così: ottenga prima la concessione di una manufatto cimiteriale nel camposanto di Bergamo, quest’ultima sarà titolo legittimante l’accoglimento in cimitero, solo dopo provvede a richiedere l’emanazione del decreto di trasporto da parte del Comune ove adesso le ceneri si trovano, con questi due semplici passaggi si dovrebbero sanare le presunte irregolarità pregresse.

      Rimango in attesa di Sue notizie, auspicabilmente positive.

      1. Carlo

        X Simona,

        dimenticavo…. per quanto riguarda gli aspetti sanzionatori…e non solo:

        in qualunque Regione, tutte le operazioni di polizia mortuaria (inclusa cremazione e successiva destinazione delle ceneri) sono sempre soggette a preventiva autorizzazione comunale, quasi sempre incentrata sul Comune di decesso. L’istituto dell’affido fa eccezione, poichè ad autorizzare, in questo caso, non è il Comune competente per gli altri incartamenti (autorizzazione al trasporto, formazione dell’atto di morte, autorizzazione alla cremazione…) ma quello nel cui distretto territoriale (e con le regole di dettaglio proprie del regolamento municipale, diverso in ogni Comune…giusto per complicare un quadro di per sé stesso già abbastanza complesso) le ceneri saranno materialmente custodite, poi le due figure potrebbero anche coincidere e sarebbe il caso più semplice.

        Non si capisce come Lei ed a quale titolo trattenga ancora presso il proprio domicilio un’urna cineraria sprovvista della dovuta autorizzazione, senza in questi due anni aver mai regolarizzato la situazione, viziata ab origine in quanto si tratterebbe pur sempre di un affido sine titulo, ovvero NON AUTORIZZATO.

        L’impianto di cremazione, infatti, conferisce l’urna agli aventi diritto a disporne solo in presenza di un verbale debitamente sottoscritto anche da chi prenda in consegna l’urna, indicandone solennemente la definitiva sistemazione (in cimitero, presso un’abitazione privata, in cinerario comune, in natura se le ceneri saranno disperse….) Ora questa procedura, a livello statale, e residualmente, è disciplinata dall’art. 81 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, mentre in Lombardia tale atto, sempre in caso di affido, è sostituito dal modulo allegato 6 alla delibera 20278 del 21 gennaio 2005, adottata ai sensi del Regolamento Regionale 9 novembre 2004 n. 6 e della sovraordinata Legge Regionale n.22/2003 e successive modificazioni o integrazioni, oggi, tra l’altro, interamente assorbita dal Testo Unico Leggi Sanitarie Regionali n. 33/2009.
        Questa modulistica, invero, piuttosto innovativa, ci fornisce precise indicazioni supplementari, desumibili anche da altre fonti gerarchicamente superiori più strettamente normative, quindi generali ed astratte.

        Se manca questo documento, di solito contestuale alla richiesta di cremazione, ma utilizzabile anche in un secondo momento (esempio ceneri provenienti da fuori regione, o precedentemente tumulate in cimitero perchè l’affido non sarebbe ancora stato operativo…) e non si verifica questo preliminare passaggio scritto, ogni Comune Lombardo può legittimamente reputare contra legem (= fuori legge!) la fisica detenzione delle ceneri in sito extra- cimiteriale che non sia un sepolcro privato posto fuori del perimetro cimiteriale (ipotesi talmente rarefatta da non rilevare, almeno in questa sede di disamina del quesito posto!).
        Giustamente il Comune di Bergamo reputa “fuori legge” l’effettiva custodia delle ceneri priva della relativa autorizzazione, anzi in questo frangente l’urna dovrebbe obbligatoriamente – e nel frattempo, in attesa di sbloccare tutto l’iter amministrativo con un provvedimento di sanatoria ex post, esser depositata in cimitero quale presidio istituzionale preposto alla conservazione dei defunti e delle loro trasformazioni di stato.

        Come extrema ratio se non si escogita una diversa soluzione, magari perfezionando la concessione ah hoc di una celletta cineraria, le ceneri saranno sversate, dopo un congruo tempo di attesa, in modo promiscuo, indistinto e massivo in cinerario comune, perdendo, così per sempre, ogni loro tratto individuale ed identificabile.

        La normativa lombarda ha istituito il proprio sistema autonomo di diritto punitivo, in tema di polizia mortuaria, con l’art. 6 della Legge Regionale 8 febbraio 2005 n. 6: anch’essa trasfusa nel Testo Unico di cui alla Legge Regionale n. 33/2009.

        Se l’autorità comunale investita di tale funzione di polizia amministrativa, ravvisa una violazione alle presenti disposizioni di legge o regolamentari, sempre che il fatto non costituisca reato, la trasgressione potrà elevare le conseguenti sanzioni amministrative pecuniarie, secondo una particolareggiata “forchetta” di riferimento (da un massimo ad un minimo) e con le modalità ed i procedimenti d’irrogazione dettati dalle Legge Statale n.689/1981 implementata dal regolamento d’attuazione di cui al D.P.R. 29 luglio 1982, n. 571.
        Se, invece, (ma nutro forti dubbi a tal proposito!) la contravvenzione riscontrata riguarda solo il regolamento municipale di polizia mortuaria le sanzioni saranno quelle di cui all’art. 7-bis D.Lgs n. 267/2000 così come introdotto dalla Legge n. 3/2003.

  6. Michele

    Salve mio suocero è deceduto qualche giorno fa e voleva essere cremato e messo.in un loculo al cimitero insieme a sua moglie deceduta 7 anni fa e cremata,fu messa in un urna a casa,il comune ha detto che ci vuole la carta di residenza o che sia che accerta che la moglie aveva l urna con residenza a casa, rilasciata all’ epoca,solo che noi non la troviamo,e il comune ci ha detto che si paga la penale se non la si trova,e per rendere vero l ultimo desiderio del.marito di stare insieme in un loculo del cimitero,bisogna aver per forza questa carta che accerta la residenza dell’ urna della moglie nella sua casa,volevo sapere quanto può essere in termini di costi la penale?Grazie cordiali saluti

    1. Carlo

      X Michele,

      X Michele,

      …diamine ed accidenti! Un titolo ufficiale è pur sempre… UN TITOLO, specie se trattasi di autorizzazione amministrativa di polizia mortuaria che legittima la pratica funeraria della delocalizzazione delle ceneri presso un domicilio privato, invece della più classica tumulazione in cimitero.

      Esso non deve esser smarrito, al contrario deve esser conservato con cura (come se fosse l’atto di concessione di una tomba!), affinché possa esser esibito alle autorità (servizi ispettivi della locale AUSL; vigilanza sanitaria, polizia municipale…) deputate al puntuale controllo sulle attività funerarie.

      L’atto di affido delle ceneri, infatti, al di là del mero aspetto autorizzativo ha natura anche normativa poichè chi lo sottoscrive contrae pure particolari obblighi giuridici, passibili di applicazione di disposizioni diritto punitivo perchè, per le ceneri, si possa pacificamente esercitare lo Jus Sepulchri, seppur in maniera atipica e…domestica.

      Ora: io non so da quale Regione Lei scriva (come mai omettete sempre questo elemento così importante?); la disciplina, difatti, varia molto in base al contesto geografico e poi non dobbiamo, certo, dimenticare, la sua implementazione capillare nei regolamenti municipali di polizia mortuaria, compresi gli aspetti direttamente sanzionatori (Art. 7-bis D.Lgs n. 267/2000 così come introdotto dall’art. 16 Legge n. 3/2003). La legge (almeno quella statale, ma eventualmente pure la normativa regionale) per il sistema sanzionatorio fissa una “forchetta” di riferimento, entro la quale definire l’entità della sanzione stessa.

      Non mi pronuncio in merito, perchè mi mancano troppi dati per poter giudicare rettamente il caso sottopostomi.

      Ad ogni modo e, di solito, il Comune dovrebbe redigere, almeno per prodenza un registro degli affidi di urne cinerarie in cui annotare diligentemente tutti gli spostamenti delle ceneri, cosicchè tutti i passaggi siano sempre tracciabili, al fine di “sanare” irregolarità di questo tipo. La responsabilità amministrativa è dell’affidatario distratto; è meglio convincersi dell’idea di dover sostenere il costo di una sanzione pecuniaria.

  7. Baietta Maurizio via Bonzi 7/5 Baricella (BO)

    Buona sera, mia moglie è appena deceduta e secondo le sue volontà la abbiamo fatta cremare e disperdere all’aria. Ora volevamo mettere l’urna vuota nel loculo di famiglia di sua proprietà nel cimitero di Imola (BO), ma ci hanno detto che non si può. Volevamo anche scrivere il suo nome e mettere una foto come punto di riferimento per gli amici e conoscenti, per potere pregare in pace, ma hanno detto che non si può-
    Cosa dice la legge in proposito?
    Grazie

    1. Carlo

      X Maurizio,

      Anche se in una circostanza triste, Auguri sinceri di Buon Anno (noi, qui, sul blog, siamo sempre pienamente operativi!)

      Terminata la sua precipua funzione di contenitore e trasporto (le ceneri non possono – certo – esser conferite in un semplice sacchetto di carta!) non è chiaro quale debba esser la destinazione dell’urna ormai svuotata, alcuni commentatori la parificherebbero a rifiuto cimiteriale, come se fosse, per assurdo una bara dissepolta (forse con un’interpretazione molto rigida del D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254), altri invece, fanno notare come per la dispersione in natura l’urna non rientri per nulla nel ciclo dell’attività cimiteriale (anzi, essa vi esce fisicamente proprio perchè lo spargimento delle ceneri avverrà esternamente rispetto al perimetro del camposanto).

      Una soluzione potrebbe esser individuata attraverso apposita norma di dettaglio nel regolamento comunale di polizia mortuaria, anche il reimpiego dell’urna potrebbe esser ipotesi da non demonizzare, soprattutto in tempi di austerty (!), purché non sia intesa dal comune senso del pudore quale atto oltraggioso verso la memoria dei defunti.

      Ciò premesso la decisione del Comune di Imola, invero molto fiscale, ma tutto sommato condivisibile, può esser adeguatamente motivata, sotto il profilo giuridico, in base ad un semplice ragionamento che attinge la sua legittimità dai principi generali dell’ordinamento nazionale di polizia mortuaria, senza lo stretto bisogno di una regola ad hoc, ma essa, così intrusiva e capillare, se vi fosse, certo non guasterebbe, almeno per maggior chiarezza e certezza del diritto funerario, anche se lo strumento del regolamento cimiteriale non può certo abbracciare, tutte le fattispecie immaginabili, spesso foriere di conflitti tra il privato e la pubblica amministrazione.

      In effetti, un loculo di famiglia altro non è se non un sepolcro privato, a sistema di tumulazione, dato in concessione amministrativa, orbene, questo particolare regime cui il prefato bene cimiteriale soggiace sconta un incomprimibile vincolo di destinazione, siccome esso è teleologicamente orientato alla sepoltura di spoglie umane (= tutti i passaggi di stato, anche intermedi, in cui un corpo degradi dopo la morte fisica, ossia cadaveri, esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo, ossa o ceneri). Per assurdo il titolare della concessione, adducendo, appunto ,la pretesa del diritto d’uso sul tumulo, non può veder soddisfatta la sua stravagante richiesta di tumulare il feretro dell’amato…GATTO (???!!!!).

      L’immissione di una spoglia mortale, in un sepolcro privato, tra l’altro è sempre soggetta ad autorizzazione comunale ed il Comune deve vigilare, per evitare e reprimere eventuali abusi sull’esercizio del diritto di sepolcro, il titolo di accoglimento presuppone l’acquisto della capacità giuridica, prerogativa delle persone, mentre l’urna, specie se vuota, è un oggetto inanimato, propriamente una “COSA” non assimilabile a materiale biologico umano, ancorchè inerte, come appunto accade per le ceneri.

      Ecco, allora, il non senso di seppellire un’urna vuota, la quale, astrologando per paradossi normativi, ma sino ad un certo punto, in prospettiva futura potrebbe persino sottrarre utilissimo spazio sepolcrale, funzionale alla tumulazione di nuove ceneri, la capienza di una tomba, difatti, non è notoriamente dilatabile all’’infinito.

      Sulla seconda questione, cioè la concreta possibilità di ricordare su una lastra sepolcrale, un soggetto fisicamente sepolto altrove, si potrebbe molto discettare, in modo anche speculativo: alcuni Comuni aderiscono ad una lettura meno formalistica della norma, (obbligatori nome, cognome, data i nascita e morte sulla lapide, come segno identificativo della sepoltura, mentre la fotografia è un optional) consentendo l’operazione, purchè sia precisato che il defunto non è materialmente tumulato in loco. E’ l’espediente del cosiddetto cenotafio, ossia di un monumento
      funebre con cui si commemora un defunto altrove sepolto (o disperso), basta, infatti, anteporre al nominativo in parola la formula, per altro molto elegante : “In spirito”.

  8. Concettina

    Per disperdere le ceneri in natura occorre la presenza di un funzionario, oppure possono disperdere le ceneri i parenti o chi indicato dal defunto?
    Grazie

    1. Carlo

      X Concettina,

      Da quale Regione scrive?

      molto, difatti, dipende dalle previsioni della Legge Regionale, dai regolamenti locali d’implementazione o ancora dalla modulistica adottata.

      Certo l’Ufficiale di Stato Civile che autorizza (questo, almeno, è pacifico!) potrebbe accertarsi della corretta esecuzione dello spargimento ceneri in natura (luogo e modalità in base alla volontà inequivocabile del de cuius) a mezzo dei servizi ispettivi del Comune (polizia municipale o, comunque, funzionario comunale all’uopo istituito).

      Essi, infatti, potrebbero redigere apposito verbale di avvenuta dispersione da conservare, poi, agli atti, in diverse realtà territoriali, tuttavia, è sufficiente un’autocertificazione da parte di chi, nominativamente in possesso del titolo autorizzativo, aprirà l’urna per sversarne il pietoso contenuto, in queste operazioni così intime e personalissime spesso ci si basa sulla fiducia, e non potrebbe esser altrimenti, anche per non ingolfare la macchina comunale con verifiche troppo intrusive o capillari (e inutili!), capaci solo di sottrare tempo e risorse ad organici sin troppo sottodimensionati, per le reali esigenze di governo del Comune. E’ fuori da ogni logica pensare di poter sguinzagliare dietro le urne cinerarie, quando esse possono uscire dal circuito cimiteriale, personale dipendente in servizio presso il Comune.

      Un preventivo controllo, magari “random”, ossia a campione, può sempre esser possibile (…ed auspicabile?).

  9. ANTONELLA

    Salve, Le scrivo perchè ho letto sulle nuove disposizioni in merito alla cremazione, in quanto le ceneri non possono essere custodite a casa nè essere disperse. Nel febbraio 2015 mia mamma è deceduta e, per sue volontà, l’abbiamo fatta cremare e l’urna, per volere di mio padre, è custodita presso la casa paterna. Mi chiedo quali sono le nuove disposizioni, in quanto anche mio padre ha lasciato come volontà quella di essere cremato e, insieme alle ceneri della mamma, essere disperso. Siamo “costretti” a reperire un loculo nel cimitero oppure c’è qualche altro modo? E’ possibile “riportare” l’urna della mamma al cimitero o in un altro luogo senza altre dichiarazioni? Almeno così possiamo eseguire le volontà di mio padre acchè stiano insieme con la mamma….. Grazie

    1. Carlo

      X Antonella,

      in buona sostanza il singolo quesito proposto si articola su tre sub-domande: rispondo, pertanto nell’ordine.

      1) Ad resurgendum cum Chisto, non è normativa civile, tassativa, imperativa e categorica per tutti i cittadini italiani, bensì un’istruzione di Santa Romana Chiesa ed ha tutt’altro ambito di applicazione, ristretto al diritto canonico, per chi pratichi la cristiana fede.
      La Legge Italiana (Legge 30 marzo 2001 n. 130), declinata, poi, nelle diverse legislazioni regionali, consente tranquillamente la dispersione delle ceneri in natura. La chiesa parla al popolo del fedeli cattolici: è, dunque una questione di coscienza, su un tema eticamente sensibile. Non so se i Suoi genitori abbiano chiesto esequie religiose o laiche.
      In ogni caso anche l’ultimo documento vaticano sulla cremazione è molto prudente e si limita ad esortazioni negative, con formule del tipo: “è sconsigliato, è sconveniente…).

      La cerimonia in chiesa, ad oggi, a norma del diritto canonico, è vietata unicamente ai peccatori impenitenti ed a chi scelga la cremazione in spregio al dogma della Resurrezione del Signore, ma questa è materia da confessionale, non da ufficio della polizia mortuaria.

      Il problema si pone per i credenti, per i laici o gli agnostici, nulla quaestio e si procede secondo il desiderio del de cuius.

      In tutt’onestà, e parlo da cattolico, mi sarei aspettato un atteggiamento moderatamente più aperturista sulla dispersione delle ceneri, da parte dell’Autorità Ecclesiastica.

      2) E’ sempre possibile recedere dall’affidamento dell’urna, l’urna sarà conferita in una celletta in cimitero (o altro sepolcro privato a sistema di tumulazione) oppure le ceneri, se non richieste per un’ulteriore destinazione privata e dedicata, verranno sparse in cinerario comune, per una loro conservazione perpetua, ma modo promiscuo, massivo ed indistinto.

      3) Qualche perplessità in più suscita il volere di Suo padre di disperdere le ceneri del coniuge pre-morto, nel tempo successivo alla propria morte. Ora, la questione si complica perché si tratterebbe, infatti,, di capire se il testamento sia lo strumento idoneo ad integrare, persino surrogandola, una manifestazione di volontà che – forse – materialmente non potrà esser resa dalla persona, nel frattempo scomparsa, legittimata jure coniugii, agli uffici comunali.
      In altri termini: Suo padre avrebbe dovuto chiedere ed ottenere la dispersione delle ceneri della moglie sin quando fosse stato ancora in vita, ma è una questione del tutto procedurale, alla cui trattazione provvederò in altra sede, in caso di Sua ulteriore richiesta di delucidazioni o chiarimenti di sorta.

  10. Carlo

    X Chiara,

    piccolo excursus storico e normativo:

    1)un tempo, vigenti i vecchi Testi Unici Leggi Provinciali e Comunali, approvati nel periodo di governo fascista, o all’alba del Regno d’Italia (Art. 1 comma 1 punto 8 R. D. n.2578 del 15 ottobre 1925 ora abrogato con l’Art. 35, 12, lett. g) L. 28/12/2001, n. 448) e la stessa provvista dei feretri, oltre all’ovvia realizzazione e manutenzione dei cimiteri (Art. 824 comma 2 Cod. Civile, Art. 51 comma 1 D.P.R 285/90, Art. 91 lett. f) punti 11 e 14 T.U.L.P.C. approvato con R. D. n. 383 del 3 marzo 1934 Capitolo IV R. D. n.2322/1865 e, soprattutto Allegato c L. n. 2248/1865) il servizio cimiteriale, compresa la cura dei sepolcreti, era a carico della fiscalità generale, come confermato dalla più recente Legge n. 440/1987, con cui si ribadiva la gratuità dell’inumazione e della cremazioni, quali servizi pubblici locali (la tumulazione, invece, quale destinazione privata e dedicata per le spoglie mortali è sempre a titolo oneroso per il richiedente, poichè si basa su un atto concessorio).
    2) questo ancient règime della gratuità erga omnes e generalizzata cessa definitivamente con l’entrata in vigore dell’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, norma di interpretazione autentica, con il quale il legislatore fissa alcuni “paletti”, ridimensionando la portata della stessa Legge n. 440/1987 per contenere una voce di spesa ormai fuori controllo, per le dissestate finanze degli enti locali. Ecco le principali novità
    a) l’inumazione quale tecnica istituzionale di “smaltimento” dei cadaveri umani è da considerarsi quale processo, comprensivo di più passaggi che si sviluppa nel tempo, (scavo della fossa, calata del feretro, copertura della buca, fornitura di cippo identificativo, sfalcio del verde…) sino alla naturale esumazione ordinaria, con raccolta degli eventuali rifiuti cimiteriali.
    b) tutti i trasporti funebri (salvo – forse – la raccolta salme incidentate quale prestazione necroscopica d’istituto e perciò a carico del bilancio del Comune, quale titolare ultimo delle funzioni di polizia mortuaria) sono ordinariamente a pagamento.
    c) la gratuità del servizio funebre e cimiteriale , in via del tutto residuale, permane per pochi casi, come stato di indigenza, appartenenza a famiglia bisognosa disinteresse da parte dei congiunti a provvedere alle esequie.
    3) La politica tariffaria di ciascun Comune deve attenersi ai principi contabili di cui all’Art. 117 D.Lgs n. 267/2000, mirando in ogni caso al pareggio di bilancio.
    4) L’Art. 1 comma 7-bis Legge n. 26/2001 e la di poco successiva Legge n. 130/2001 intervengono anche in materia di cremazione riducendo ulteriormente i frangenti di gratuità, alla sola indigenza del de cuius, le tariffe massime per la cremazione, modulate e differenziate su plurime fattispecie, sono poi dettate dal D.M. 1 luglio 2002.

    Non è l’affido stesso delle ceneri ad esser tariffato, poiché non comporta l’uso di spazi cimiteriali, quanto il rilascio dell’autorizzazione alla custodia delle urne presso un domicilio privato, in effetti il Comune per questa attività istruttoria può istituire un diritto fisso, per finanziare la stessa attività di polizia mortuaria (autorizzazioni, vigilanza, supervisione e controllo) e, detto inter nos, disincentivare richieste di affido troppo affettate o pretestuose. Dopo un primo boom iniziale di richieste l’istituto della affido famigliare o personale delle ceneri si sta rivelando di difficile gestione, in quanto molto problematico, ecco allora una soluzione filtro per sondare le reali intenzioni del famigliari: se davvero tieni ad ottenere in affido le ceneri, per un tuo intimo desiderio, e comunque nel rispetto della volontà della persona defunta devi esser disposto a pagare un prezzo, tale da giustificare la tua “originale” richiesta, per altro del tutto legittima. E’ una scelta libera del comune, mossa da una più ampia (si spera!) strategia complessiva di governance del fenomeno funerario a livello locale.

  11. Chiara

    Buongiorno mia madre è stata cremata questa mattina ma non ci hanno avvertito l’abbiamo saputo solo per caso perché abbiamo chiamato per sapere quando avveniva la cremazione…. Ma possono farlo? Grazie

    1. User necroforo

      X Chiara,

      Forse, prima di trinciare giudizi negativi, è meglio comprendere come possa essere successo questo disguido e se qualcuno dei soggetti coinvolti sia caduto in qualche errore procedurale.

      C’è stato, evidentemente, un problema di interruzione nel canale comunicativo che dovrebbe instaurarsi tra il crematorio ed i dolenti.

      Chi ha intrattenuto i rapporti con la Direzione del crematorio? Per caso l’impresa funebre a ciò commissionata?

      Quali sono le specifiche disposizioni contenute, a questo proposito, nella carta dei servizi di cui ogni impianto di cremazione deve necessariamente dotarsi per garantire la massima trasparenza in tutte le operazioni?

      Se non viene esplicitamente avanzata dalla famiglia la richiesta di seguire tutte le fasi del processo di cremazione, e ciò è consentito dalla direzione, di solito, non è ammessa la presenza dei familiari per la cremazione vera e propria, anche per motivi di ordine organizzativo. Vi è semplicemente la fissazione di un orario per il ritiro delle ceneri, magari con una piccola cerimonia di consegna.

      La cremazione del feretro è considerata ancora, per ragioni gestionali (o anche imprenditoriali???) come un momento tecnico, interno ai soli addetti ai lavori peccato, perchè così i crematori sono percepiti dall’utenza non tanto come templi in cui si consuma un rito sublime, bensì come semplici incenerifici per spoglie umane.

  12. Carlo

    X David George,

    il trasferimento delle urne contenenti le ceneri non è soggetto alle misure precauzionali igieniche previste per il trasporto delle salme, salvo diversa indicazione dell’autorità sanitaria; pertanto potrà provvedere Lei direttamente, con un proprio mezzo di trasporto.

    1. Gatano

      Vorrei sapere, dopo la mia morte, è possibile far spargere le mie ceneri da un familiare su una mia proprietà in Italia e come poter portare le urne in Italia, visto che vivo in Germania? Soffro di cancro al pancreas con metastasi al quarto stadio.
      Grazie per una risposta.

      1. User necroforo

        X Gaetano,
        Italia e Germania aderiscono entrambe all’Accordo di Berlino del 10 febbraio 1937 che non si applica al trasporto ceneri, pertanto quest’ultimo, tra i due stati sovrani in questione, è libero (non occorre il nulla osta consolare!) e soggetto solo ad autorizzazione amministrativa. Le locali autorità tedesche, per il rimpatrio dell’urna dovranno solo rilasciare un relativo titolo di viaggio che accompagnerà il trasporto stesso, durante tutte le sue fasi.

        Ora, una volta giunti in Italia il problema si complica perché l’istituto della dispersione è regolato su base regionale e non è operativo, allo stesso modo, in tutti i distretti territoriali. Lei in quale Regione vorrebbe far sversare le Sue ceneri?

        Comunque, assumendo quali coordinate di riferimento solo le norme statali (Legge 30 marzo 2001 n. 130) il parente da Lei incaricato dovrà presentare specifica istanza di dispersione all’Ufficiale dello Stato Civile competente per luogo, sulla base di una incontrovertibile volontà scritta del de cuius (cioè di Lei!)

        Lo stato civile, effettuata la relativa istruttoria sui titoli formali, autorizzerà, con proprio provvedimento la dispersione che diverrà, solo allora, eseguibile dalla persona incaricata da Lei stesso; essa è possibile in natura e nei terreni privati, purchè tale pratica funebre non origini fine di lucro.

  13. Carlo

    X Cristina,

    il personale in servizio presso l’impianto del crematorio, per ogni cremazione, all’atto dell’inserimento del feretro nel forno, adotta un elemento identificativo non termo-deperibile (metallo particolare o refrattario).

    La procedura, pertanto, è sicura e collaudata, tale da escludere ogni margine d’errore o disattenzione….poi si sa. ogni umana attività in sé racchiude un margine di aleatorietà.

    La norma, sia Statale, sia Regionale, prevede che l’urna sia sigillata a cura del gestore del crematorio e quindi il sigillo di garanzia è proprio di chi ha compiuto la cremazione che con apposito atto, tra l’altro, certifica il contenuto dell’urna con gli estremi anagrafici del de cuius.

    La Legge, detta, poi, precise disposizioni sulla verbalizzazione delle operazioni di confezionamento delle ceneri e della loro consegna agli aventi diritto a disporne per la successiva destinazione finale.

    Più complessa è la questione dell’eventuale apertura dell’urna per un controllo.

    Se i familiari hanno la netta sensazione che possano essere avvenuti fatti tali da configurare un reato, non resta altra soluzione se non la segnalazione alla Magistratura: sarà poi questa a decidere se e come intervenire ed eventualmente ad autorizzare la dissigillatura dell’urna, vietata in ogni altro caso ex Art. 349 Cod. Penale.

    In Italia, ma non è così in altri Paesi, per ovvie ragioni di pietas e tutela dei sentimenti del dolenti, non è consentito assistere direttamente , se non si è addetti ai lavori, alla cremazione. L’impatto emotivo sarebbe terribile per chi sia già stato provato duramente dal dolore di un lutto.

    Il conferimento dell’urna differito nel tempo (anche più di una settimana) rispetto alla data in cui si esegue la cremazione vera e propria si motiva con ragioni squisitamente organizzative. Possono, infatti, servire diversi giorni per allestire una decorosa consegna rituale delle ceneri che non si riduca ad un azioni meramente asettica e burocratica.

    Questi aspetti anche estetici debbono esser contemplati nella carta dei servizi, offerti dall’impianto di cremazione.

  14. Cristina

    Buongiorno mio marito è deceduto il 12 maggio scorso abbiamo proceduto alla cremazione che è avvenuta oggi. La consegna della urna è prevista il giorno 11 giugno. Come mai deve passare tutto questo tempo?. So che il giorno della cremazione si può solo porgere un saluto alla salma io non sono andata perché per me è troppo doloroso ma se lo avessi fatto non mi avrebbero fatto assistere alla cremazione come faccio ad essere certa che mi daranno le ceneri di mio marito? Grazie cordiali saluti
    Cristina

  15. David George

    La mia moglie sara cremata in Belgio, ma la famiglia ha un tombo a Prima Porta, e vorrei trasportare le ceneri fin li’. Posso farlo nella mia macchina, o devo far fare da una dita

  16. Carlo

    X Isabella,

    Sì, si può fare!

    L’istituto dell’affido famigliare delle ceneri in Lombardia è, in questo caso, regolato dal combinato disposto tra i commi 3 e 4 dell’Art. 14 del Regolamento Regionale 9 novembre 2004 n. 6 e successive modificazioni o integrazioni.

    Tali norme così dispongono:

    L’affidamento dell’urna cineraria ai familiari può avvenire quando vi sia espressa volontà del defunto o volontà manifestata dal coniuge o, in difetto, dal parente più prossimo individuato secondo gli articoli 74, 75, 76 e 77 del codice civile o, nel caso di concorso di più parenti dello stesso grado, dalla maggioranza assoluta di essi.
    La consegna dell’urna cineraria può avvenire anche per ceneri precedentemente tumulate o provenienti dalla cremazione di esiti di fenomeni cadaverici trasformativi conservativi, derivanti da esumazioni o estumulazioni.

    Nel silenzio del de cuius il potere di eleggere, quale modalità di conservazione delle ceneri, l’affido, purché sempre FAMIGLIARE, dell’urna sorge, quindi, in capo ai più stretti congiunti del defunto stesso.

  17. isabella

    buonasera scrivo perchè avrei bisogno di un chiarimento. Io mio fratello e mia madre vorremmo procedere alla riesumazione di mio padre e procedere con la cremazione e poi conservare le ceneri presso la casa di mia madre. nella stessa tomba ci sono anche i miei nonno (genitori di mia madre) entrambi già cremati e vorremmo portare anche loro a casa. sono in un altro comune ma sempre in lombardia e mia madre abita a milano. ci domandiamo se è possibile fare questo. grazie Isabella

  18. elena

    Grazie anche per questa ulteriore risposta, che mi ha fornito altri importanti chiarimenti. Non conoscevo infatti la facoltà del comune di poter decidere per la dispersione nel cinerario comune, soluzione decisamente non accettabile. Ora possiamo quindi spiegare correttamente ai miei suoceri come la traslazione non sia cosa semplice e “automatica”, come si erano prefigurati. Del resto, come intuisco anche da tanti altri commenti e quesiti, il retaggio e le abitudini culturali in materia portano a considerare come possibili e naturali soluzioni che invece sono di difficile, se non impossibile, attuazione. I vostri consigli, quindi, sono veramente preziosi.

  19. Carlo

    X Elena,

    Lei dice bene: in effetti il Comune PUO’ concedere sepolcri privati, nel senso che ha solo FACOLTA’ e non obbligo di far concessione di manufatti a sistema di tumulazione per urne cinerarie. Non entro pertanto nel merito della politica cimiteriale del Comune diretto interessato, perché la gestione degli spazi sepolcrali è materia di sua stretta ed esclusiva competenza, non surrogabile da soggetti istituzionali terzi (ad esempio: La regione) rispetto a questa potestà organizzativa e normativa.

    In un sepolcro privato, quali sono tutte le tumulazioni, il diritto di accoglimento sussiste: a) se pre-esiste la concessione, b) se la persona ha titolo sulla base del regolamento comunale di polizia mortuaria e dell’?atto di concessione, c) previo avvenuto integrale pagamento della canone concessorio stabilito, poiché tutte le sepolture private sono sempre a titolo oneroso per il richiedente.

    Allo stato attuale, anche in Lombardia, le ceneri, in cimitero possono solo esser: a) TUMULATE. b) DISPERSE in cinerario comune o giardino delle rimembranze.

    Spesso l’estumulazione, specie se da una celletta monoposto, comporta ex se l’estinzione della concessione precedentemente sorta, per naturale esaurimento dello scopo insito nello stesso rapporto concessorio, cioè dar sepoltura in quel particolare avello a quel determinato defunto.

    Il Regolamento Regionale Lombardo nulla dispone a proposito dell’istituto della rinuncia all’affido famigliare delle ceneri, comunque sempre possibile.

    Se ragioniamo in via analogica un cadavere rinvenuto in un certo comune, se non richiesto per trattamenti dedicati, è necessariamente sepolto nel cimitero dello stesso comune, così competente per l’accettazione delle ceneri retrocesse è il cimitero del comune dove materialmente le ceneri si trovano, attenzione però: l’unica forma, per le ceneri, di accettazione vincolante (dalla quale, quindi, l’amministrazione non può sottrarsi) è la conservazione delle stesse in perpetuo, anche se in modo massivo, promiscuo ed indistinto nel cinerario comune, e ciò contraddice il significato profondo di una sepoltura privata ed individuale dell’urna. LO sversamento delle ceneri in cinerario comune può essere alternativamente una libera scelta o anche il portato residuale dell’inerzia a provvedere ad una diversa sistemazione da parte degli aventi diritto (= i più stretti congiunti del de cuius).

  20. elena

    Aggiungo, per condividere con quanti avessero interesse, quanto mi è stato appena spiegato da una gentilissima tecnico comunale di un comune limitrofo al mio. In Lombardia, i comuni adottano in genere regolamenti restrittivi in merito alle concessioni, così come specificavo nel commento precedente, non per spietatezza ma per stroncare l’odiosa compravendita con relativa speculazione di “posti al cimitero”. Mi ha poi spiegato che il caso di recesso dall’affido familiare è spinoso perchè non è ben regolamentato: quindi i miei suoceri dovrebbero fare domanda al comune, il quale dovrebbe prendere una decisione lì per lì. E se il comune rifiutasse la concessione, per lei non è chiaro se il comune di prima tumulazione avrebbe l’obbligo di accoglienza delle ceneri, poichè la concessione primaria sarebbe oramai venuta meno. Io, dal mio canto, mi rendo conto dei problemi non facili di cui si devono far carico i comuni; mi rammarico però che questo non lasci spazio per soluzioni che tengano conto dei sentimenti di chi non vuole abbandonare le tombe dei propri cari.

  21. elena

    Prima di tutto: grazie per la risposta così sollecita e dettagliata. In realtà non è il comune di attuale tumulazione a creare difficoltà (o almeno si spera), ma il comune dove i miei suoceri vorrebbero trasferire la residenza e trasferire anche le ceneri di mia cognata, e dove mio marito (loro figlio) ha già residenza. Oltre che per una sorta di ricongiunzione familiare comprensiva della figlia/sorella deceduta, il trasferimento sarebbe fortemente voluto per poter esercitare il diritto/dovere di cura del sepolcro nel migliore dei modi. Purtroppo il comune di destinazione negherebbe in ogni modo qualsiasi titolo di accettazione dell’urna nei vari cimiteri comunali/rionali, poichè non rilascia nessuna concessione, nemmeno per i cinerari (cioè rilascia concessioni solo all’atto di morte di residenti o di deceduti sul suolo comunale). Mi sembra quindi di capire, dalla sua risposta, che se anche i miei suoceri richiedessero ora l’affido familiare per poi recedervi in un secondo tempo (a trasferimento di residenza avvenuta), il nuovo comune di residenza non avrebbe nessun obbligo di accoglimento, e le ceneri dovrebbero ritornare nel cimitero del comune di prima sepoltura, dove sussiste lo Jus Sepulchri.

  22. Carlo

    X Elena,

    dato l’estremo interesse manifestato consiglio caldamente la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/autorizzazione-allestumulazione-atto-dovuto-o-provvedimento-discrezionale-858.html.

    In brevis: si tratta di applicare, nel merito, l’Art. 88 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, pienamente operativo anche in Regione Lombardia.

    In buona sostanza, se non sussiste agli atti un’inequivocabile volontà del de cuius (= divieto di estumulazione o espresso desiderio di veder deposte le proprie ceneri in quel determinato cimitero) il comune di prima sepoltura (= quello nel cui camposanto sono tumulate le ceneri) e salvo disposizioni più restrittive contenute nel regolamento comunale (di dubbia legittimità???) non ha voce in capitolo per determinare la futura destinazione delle ceneri, né per orientare gli aventi titolo verso una scelta di conservazione oppure verso un’altra, si tratterebbe, infatti, di un’indebita (per non dire peggio) intromissione. Il comune di prima sepoltura, deve solo verificare attenendosi alla Legge:

    1) l’assenza di una volontà contraria da parte del de cuius al trasferimento dell’urna.
    2) il formarsi attorno all’istanza di traslazione del necessario consenso da parte degli aventi diritto a pronunciarsi
    3) il titolo di accoglimento nella nuova sepoltura (deve quindi preventivamente essersi perfezionato il rapporto giuridico per la concessione di apposito tumulo (celletta ossario, nicchia cineraria, loculo…) nel nuovo cimitero di arrivo.

    Sulla base di questi tre elementi formali, se non rilevano altre ragioni ostative che io al momento non conosco, il comune di prima sepoltura autorizza a) l’estumulazione b) il trasporto dell’urna verso un diverso cimitero.

    Ex Art. 80 comma 3 DPR 10 settembre 1990 n. 285 la sistemazione classica ed istituzionale delle ceneri è proprio la loro tumulazione in cimitero, in forza, anche, del combinato disposto tra l’Art. 340 e l’Art. 343 Testo Unico Leggi Sanitarie per il quale i defunti debbono esser sepolti obbligatoriamente in cimitero. Certo è ammesso l’istituto dell’affido famigliare delle ceneri, ma il Legislatore, se non con diffidenza, lo vede, comunque, come una soluzione straordinaria, ancorandolo a precisi presupposti.

    Qualora si voglia recedere dalla custodia delle ceneri presso un domicilio privato si aprono problemi spinosi, da normare, in sede locale, attraverso apposito regolamento o anche nello stesso atto di affido. L’urna, ad ogni modo, rientra nella piena disponibilità degli aventi diritto a decidere su di essa e sulla sua collocazione,i quali potranno, senza dubbio alcuno, conferirla presso un cimitero di propria scelta o nel quale l’urna stessa vanti titolo di accettazione (= deve pre-esistere lo Jus Sepulchri, o comunque preventivamente costituirsi un titolo concessorio, poiché le tumulazioni tutte sempre si configurano come sepolcri privati all’interno dei cimiteri: Come extrema ratio si avrà la dispersione delle ceneri in cinerario comune ex Art. 80 comma 6 DPR 10 settembre 1990 n. 285 presso il camposanto del Comune ove le ceneri sono affidate.

  23. elena

    Buon giorno, vorrei chiedere un parere.
    I miei suoceri, residenti in Lombardia, vorrebbero cambiare comune di residenza, spostandosi dove è residente il figlio, sempre in Lombardia ma a circa 60km. Per loro, però, sarebbe di fondamentale importanza trasferire anche le ceneri della figlia, attualmente tumulate nel cimitero del paese dove vivono. Il nuovo comune, però, non accetterebbe in alcun modo il trasferimento, ma suggerisce di richiedere l’affidamento in casa. Se così facessero, e se in seguito volessero recedere dall’affido, le ceneri ritornerebbero nel comune di prima sepoltura o dovrebbero essere accettate dal comune di nuova residenza? In altre parole: gli è stato dato un suggerimento velato per ottenere il trasferimento, o è solo un modo per dirgli “problemi vostri”? E non esistono norme a tutela del diritto/onere di sepolcro nei casi di cambio di residenza, almeno nei casi di ossa o ceneri?

  24. Carlo

    X Gennaro,

    1) tutte le operazioni cimiteriali che si effettuino su un sepolcro privato (quale è una tumulazione in celletta per urne) sono sempre a titolo oneroso per il richiedente. Sono a totale carico di quest’ultimo anche tutte le spese di rimozione lapide e ripristino (= pulizia) della celletta dismessa, affinché questa possa esser riassegnata in concessione.

    2) Il rispettivo tariffario (anche differenziato e modulato sulla specificità dell’intervento richiesto) è adottato dal Comune, con atto della Giunta Municipale in piena autonomia, poiché attiene alla politica economica dell’Ente Locale…su quest’aspetto altro non posso dirLe. S’informi, pertanto, presso la polizia mortuaria del Suo Comune.

    3) In ambito cimiteriale è vietato il “fai da te”, in quanto ogni servizio (traslazione di ceneri compresa) è appannaggio esclusivo del gestore e deve preventivamente esser autorizzato dall’ufficio comunale della polizia mortuaria sulla base dei titoli di sepoltura e trasferimento dell’urna prodotti agli atti.

    Attenzione, però: trattandosi, appunto, di un sepolcro privato a sistema di tumulazione il regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe anche disporre che gli aventi titolo provvedano alle opere di muratura e smuratura della tomba, nonché al trasporto dell’urna interno al perimetro cimiteriale, con impresa edile di propria fiducia, la quale, però, dovrà pur sempre esser autorizzata per lavorare in cimitero.

  25. Gennaro

    Salve

    Mio padre è venuto a mancare circa un mese fa e le sue ceneri sono state deposte in una nicchia che lui aveva tramit una confraternita al cimitero (di Napoli). Siccome la nicchia si trova in un posto “scomodo” per mia madre abbiamo deciso di spostare le sue ceneri in un’altra nicchia dello stesso cimitero ma di un’altra confraternita.
    La domanda è la seguente: bisogna pagare qualcosa per la traslazione oppure è possibile farla in modo diciamo privato? Se bisogna pagare qualcosa, quanto sarebbe??

    Grazie infinite

  26. Carlo

    X Paola,

    la rinuncia alla custodia domiciliare con relativo conferimento delle ceneri ad un più classico cimitero, quale luogo di conservazione è uno degli aspetti più controversi dell’istituto di affido familiare/personale dell’urna e solleva non pochi interrogativi di opportunità.

    Senz’altro si può retrocedere dall’affido dell’urna con atto unilaterale e personalissimo da formalizzare al comune che ha, a suo tempo, autorizzato l’affido stesso, questi, di conseguenza rilascerà il solo decreto di trasporto verso la nuova destinazione, magari sita in altro comune, non prima di aver, però, accertato preliminarmente, per le ceneri lo Jus Sepulchri ossia il titolo di accettazione in un diverso sepolcro collocato nel cimitero presso cui le ceneri troveranno stabile sistemazione. In altre parole: prima deve perfezionarsi il diritto di sepolcro, magari sulla base di un nuovo rapporto concessorio per una celletta dove tumulare l’urna, e, solo dopo, si darà corso al trasporto proprio perché il trasporto funebre (anche di ceneri) soggiace alla generalissima regola della tipicità, in forza della quale nel decreto di trasporto devono risultare chiari ed inequivocabili almeno questi elementi:

    1) oggetto del trasporto (= le ceneri di quel particolare defunto)
    2) Luogo di partenza e luogo d’arrivo
    3) chi e con quale mezzo ben identificato effettuerà il trasporto stesso.

    In merito al punto 3) il trasferimento dell’urna può esser compiuto anche dal privato cittadino, con un proprio autoveicolo, senza dover necessariamente rivolgersi ad un’ impresa funebre, in quest’ultimo caso chi prende in consegna l’urna diventa titolare del decreto di trasporto, e come tale è assoggettabile, anche penalmente, alla disciplina cui è sottoposto ogni incaricato di pubblico servizio.

  27. paola

    avrei bisogno di un consiglio, mio marito custodisce nella nostra casa le ceneri della mamma, adesso vorrebbe portarle al cimitero della città dove lei è nata, che è diversa da dove abitiamo, dove ci sono anche i nonni sepolti; quale procedura deve seguire visto che vorremmo trasportarla con la nostra auto privata? è possibile? vi ringrazio anticipatamente, cordiali saluti, Paola

  28. Carlo

    X Elsa:

    Lei è custode del cimitero? Come La invidio!!!!

    Da quale regione mi scrive? Saperlo mi faciliterebbe non poco nella risposta!

    Innanzi tutto molto dipende dal contratto di servizio che il Suo Comune ha stipulato con la ditta appaltatrice e dal regolamento comunale di polizia mortuaria, in cui si disciplinano i vari servizi. In ogni caso l’uso della camera mortuaria è prestazione a titolo oneroso per l’utenza.

    1) Ai sensi dell’Art. 51 del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 spettano al Sindaco che è anche ufficiale di governo, manutenzione, ordine e vigilanza sull’impianto cimiteriale, ed egli si avvale dell’AUSL, quale interfaccia tecnico strumentale per gli aspetti igienico-sanitari, quindi mi sembra difficile che Lei possa trasgredire ad una disposizione del sindaco in tal senso.

    2) La struttura di cui al Capo XI del DPR n. 285/1990, cioè la camera mortuaria, deve intendersi come locale chiuso e SORVEGLIATO in cui accogliere temporaneamente, non solo i feretri, ma anche le loro trasformazioni di stato come, appunto, cassette per resti ossei, contenitori per esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo provenienti da esumazione/estumulazione ed urne cinerarie. L’attivazione di un servizio di custodia presso la camera mortuaria è indispensabile per evitare la sottrazione del suo pietoso contenuto per scopi non ammessi dalla Legge e da quest’ultima puniti ai sensi del Cod. Penale (reati contro la pietà verso i defunti). Qualche mal intenzionato, infatti, potrebbe, ad esempio, rubare l’urna o disperderne le ceneri senza da dovuta autorizzazione dello Stato Civile ex Art. 411 Cod. Penale. Secondo un orientamento invero un po’altalenante della Suprema Corte di Cassazione integra la fattispecie delittuosa di cui all’Art. 411 Cod. Penale non solo il furto, la distruzione o la soppressione di un cadavere vero e proprio, ma anche di sue singole parti o di quanto ne residui (= ossa o ceneri) ma sia comunque atto a evocare l’idea di un corpo umano esanime e suscitare un sentimento di pia compassione verso i defunti.

    3) Con ogni probabilità nel Suo Comune deposito d’osservazione per salme a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e camera mortuaria cimiteriale coesistono o meglio insistono nello stesso luogo fisico, abbiamo così un ambiente polifunzionale (e promiscuo?) previsto, però, dall’Art. 64 comma 3 DPR n. 285/1990, quindi pienamente legittimo, ricordo però come la funzione edittale della camera mortuaria sia principalmente il deposito di cadaveri, già racchiusi nel feretro, e loro trasformazioni di stato, tra cui si annoverano le urne cinerarie, per i quali si renda del tutto superfluo il periodo d’osservazione volto a rilevare il manifestarsi di eventuali forme di vita. Mi spiego meglio: per un’urna cineraria non occorre certo una presenza costante per monitorare un possibile risveglio…del morto! Ecco, forse, da dove nasca l’equivoco.

  29. Elsa

    Salve,
    sono custode del cimitero nel comune di ……… abbiamo custodito una salma dopo morte violenta da incidente stradale come da capitolato dell’appalto e il comune ci ha pagato la custodia come da capitolato.
    Dopo due mesi riceviamo con ordine dal sindaco del paese un urna cineraria di persona morta all’estero da custodire nella sala mortuaria affinché risolvessero problemi inerenti alla documentazione perciò non si e provveduto a tumulare ma a custodire sino a nuovo ordine.
    La ditta presenta fattura della custodia fattasi nella sala mortuaria ma il responsabile del servizio risponde:
    Il settore e impossibilitato alla liquidazione in quanto trattasi di salma cremata e non di cadavere. la sorveglianza ai sensi del dpr n. 285/90 art. 12 punto 2, e indispensabile ai fini del rilevamento di eventuali manifestazioni di vita.
    Ora mi chiedo cosa dovevo fare se il sindaco mi ordina di custodire un’urna cineraria rifiutarmi ?
    Chi può darmi consiglio ?

  30. Carlo

    X Edith,

    Il problema, invero, di non facile soluzione, verte su questa domanda: la cremazione con i suoi istituti corollario come dispersione delle ceneri ed affido famigliare delle stesse, dopo il punto 5 del il paragrafo 14.2 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 e soprattutto dopo la promulgazione della Legge 30 marzo 2001 n. 130 (Art. 3) è divenuta un diritto della personalità trasmissibile? MI spiego meglio: nel silenzio del de cuius, impossibilitato ad esprimersi, la volontà di consegnare le ceneri ai famigliari può esser surrogata dagli stessi o, nel nostro caso dal Tutore della persona interdetta in quanto incapace di intendere e volere?

    Ed ancora: nel silenzio di eventuali norme regionali la Legge n. 130/2001 per quando attiene all’affido dell’urna può avere effetti retroattivi?

  31. Edith

    Buon giorno! Nel 1999 è mancato mio fratello, minorenne e incapace di intendere e di volere, quindi all’epoca non sono state lasciate disposizioni per la custodia delle sue ceneri che sono conservate al cimitero monumentale della città dove è stato cremato. Da diversi anni, io e i miei genitori vorremmo custodire l’urna a casa, ma ci è stato detto che bisogna andare per vie legali e affidare la pratica ad un avvocato. Ci stiamo muovendo per gestire la cosa, ma se qualcuno ha vissuto una situazione simile e avete informazioni utili in merito sarebbero gradite! grazie!

  32. Carlo

    X Franca,

    rispondo in modo celere anche se oggi è Sabato Santo e io, almeno teoricamente dovrei esser in vacanza (forzata???) perché la redazione è chiusa proprio a motivo delle imminenti festività religiose (A tal proposito e per inciso….BUONA PASQUA!).

    Lascerei a studi classici, di leopardiana memoria, la poetica del vago e dell’indefinito, quindi o ragioniamo seriamente in termini di diritto o parliamo di aria fritta (anche se, ahinoi, l’aulica materia giuridica è spesso considerata astrusa ed arida, buona solo per (im)pavidi legulei, causidici da strapazzo e nostrani azzeccagarbugli. In Emilia Romagna per il caso in esame le norme di riferimento sono:

    Art. 11 commi 3 e 4, nonché 5 e 6, Legge Regionale (Emilia-Romagna) 29/7/2004, n. 19 e DGR (Emilia-Romagna) n. 10 del 10/01/2005 così come modificata dalla DGR 13 ottobre 2008, n. 1622

    La Regione consente che ceneri temporaneamente tumulate di deceduti prima della entrata in vigore della legge regionale possano essere estumulate o ritirate da un deposito temporaneo in cimitero per rispettare l’allora volere del defunto (manifestato per iscritto, anche attraverso la forma dell’atto sostitutivo di atto di notorietà) a cui prima la legge non consentiva di dar seguito. Si tratta, si ritiene, di un numero limitato di casi, dovendosi acquisire la documentazione dell’ allora volontà del de cuius.

    Peraltro, se consideriamo come la normativa quadro statale non si soffermi sulle specifiche forme nelle quali debba manifestarsi detta volontà, dovrà altresì ritenersi valido, analogamente a quanto avviene nella disciplina dell’autorizzazione alla cremazione, il riferire da parte dei congiunti che il defunto aveva manifestato verbalmente in vita la volontà di dispersione delle proprie ceneri; poiché tale procedura non è esplicitamente regolamentata dalla norma nazionale, si ritiene che la volontà del defunto possa essere certamente provata mediante dichiarazione ritualmente resa dal coniuge, ove presente, e da tutti i congiunti di primo grado, nonché, in loro difetto, dal parente più prossimo individuato ai sensi dell’art. 74 e seguenti del Cod. civile di fronte a pubblici ufficiali, e la cui sottoscrizione sia appositamente autenticata. Questo criterio a maglie larghe vale, naturalmente solo per la Regione Emilia-Romagna. Il defunto deceduto nel 1982 è già resto mortale e può esser cremato con la procedura di autorizzazione semplificata (sono, infatti, già trascorsi più di 20 anni dal suo decesso)

    L’autorizzazione all’estumulazione/cremazione del resto mortale è di competenza del Comune, nel cui territorio insiste il cimitero di prima sepoltura che può affidare detto compito sia allo stesso funzionario incaricato delle funzioni di ufficiale di stato civile, come pure ad altro dipendente comunale (come il Responsabile dei cimiteri)

    È quindi prevalente l’applicazione dell’articolo 3 del DPR 254/2003, successiva alla emanazione della L.130/01.

    Le disposizioni della regione Emilia Romagna ivi richiamate indicano chiaramente come l’autorizzazione alla cremazione venga rilasciata dal comune di decesso o di quello dove il cadavere oppure i resti mortali sono sepolti, mentre il decreto di affidamento venga rilasciato dal comune di residenza dell’affidatario.

  33. FRANCA

    Vivo in Emilia, mio padre morto nel 1982 è stato posto in un loculo con la cassa, in questo loculo sono state messe le ceneri di mia madre nel 2010.
    E’ scaduto i termini di contratto, (mia madre aveva acquistato il loculo per mio padre e pensava fosse perpetuo,) dopo 31 anni io e miei fratelli abbiamo grosse difficoltà economiche , e non possiamo sostenere le spese per il rinnovo del loculo di altri 20 anni. Ho saputo che cremando mio padre , possiamo appunto tenere le ceneri dei mie genitori in casa. Io stessa desidero tenerle in casa mia , posso sapere con piu’ chiarezza senza pormi gli articoli di legge, ma spiegarmi che dicono questi articoli, per poter tenere le ceneri in casa mia. I miei fratelli logico sono d’accordo. Possiamo solo infatti sostenere le spese di cremazione di mio padre. Grazie per la risposta che sarebbe anche un pochino urgente .

  34. Mauro

    x Carlo ,

    Grazie per la risposta ,in effetti , quella del comune , e’ una scelta discutibile…..
    In ogni caso ora attendo la loro spiegazione , e’ curioso infatti che chi e’ preposto ai servizi demografici del comune , non sia comunque stato in grado di darmi una qualsiasi giustificata spiegazione .
    Sentirmi dire ” e’ cosi perché cosi e’ stato deciso” mi ha fatto arrabbiare , continuo a non capire perché tra un comune e l’altro vi siano delle differenze cosi marcate. Custodire le ceneri di un famigliare in un caso puo’ costar nulla in un altro tantissimo…..

    Grazie ancora

  35. Carlo

    X Mauro,

    la scelta di istituire un diritto fisso, per l’attività istruttoria e di controllo, nel rilascio dell’autorizzazione all’affido delle ceneri è sì dolorosa e forse politicamente inopportuna, ma del tutto legittima.

    Si tratta, infatti, di punti di vista. Infatti, dal momento che (dal 2/3/2001) il comune, nei servizi di polizia mortuaria, non puo’ piu’ ‘andare in passivo (salvo che per indigenti, appartenenti a famiglia bisognosa o disinteresse da parte dei familiari, aspetti che afferiscono alla capacita’ di spesa dei servizi sociali) e che le attività d’istruttoria e per l’affidamento anche di vigilanza sulle modalità di conservazione dell’urna il comune sostiene delle spese, la previsione di un corrispettivo che assicuri, almeno, l’integrale copertura delle spese ha un suo fondamento (anche in relazione all’art. 93 D. Lgs. 267/2000).
    Potrebbero, volendo, considerarsi anche altri fattori ed effetti di tali istituti che incidono, in prospettiva, sul complesso del sistema di gestione cimiteriale.
    Non guasterebbe, oltretutto, uno sguardo all’art. 4 DM 1/7/2002 che fornisce alcuni indirizzi ‘utili’, tra cui l’integrale recupero delle spese gestionali cimiteriali.
    In questo contesto normativo la deliberazione della Giunta Municipale si giustifica per la definizione delle tariffe (salvo che non sia necessario anche un intervento del Consiglio Comunale per la definizione dei relativi criteri generali), ma anche per le procedure e per l’attribuzione della competenza ad un dato momento organizzativo (l’organizzazione è competenza della G.C., art. 48, 3 D.- Lgs. 18/8/2000, n. 267), dato che l’autorizzazione all’affidamento delle ceneri rientra tra le funzioni attribuite in via esclusiva ai soggetti di cui all’art. 107, commi 3 e ss. D. Lgs. n. 267/2000, citato.

    1. Chiara

      Leggendo il commento in risposta al quesito del sig. Mauro vedo che ha indicato con la data del 02/03/2001 l’obbligo da parte del comune di non andare in passivo nei servizi cimiteriali.
      Perché?
      E’ una disposizione normativa?
      Le chiederei la cortesia di illustrarmi questi aspetti nel dettaglio, per meglio capire se il comune ha “la facoltà” o “l’obbligo” di richiedere una tariffa legata al servizio di affidamento ceneri.

  36. Mauro

    Buongiorno, vorrei avere informazioni in merito alla mia situazione .
    Ho preso in affido le ceneri della mia mamma che terro’ custodite presso la mia abitazione, consapevole delle responsabilita’ che che questo comporta. Siccome mia madre era residente presso un altro comune ,ora il mio comune di residenza pretende delle somme (243,00 euro + 3 marche da bollo da 16,00) , quello che pero’ non riescono a spiegarmi e’ a cosa servono questi soldi .
    L’agenzia di pompe funebri che mi ha gestito funzione religiosa e cremazione, mi conferma che il comune non ha il diritto di chiedere queste somme ,cosa che in effetti risulta vera nel caso di molti comuni.
    Ora io chiedo ,ma se alla cremazione ho provveduto io , al trasferimento e custodia delle ceneri ho provveduto io , perché il comune dove risiedo pretende quasi 300 euro da me? Quali sono le eventuali spese che il mio comune di residenza dovra’ sostenere, forse quelle di inviare un incaricato della Polizia Mortuaria per verificare se custodisco in maniera adeguata le ceneri della mia mamma?
    Trovo tristissimo dover affrontare questo argomento , anche perché si tratta di mia madre che oltre ad un grande vuoto mi ha lasciato ben piu’ di 300 euro . Un grazie anticipato a chi mi potra’ dare una qualche risposta , risposta che il mio comune non mi ha saputo dare.
    Mauro

  37. Carlo

    X Pasquale,

    Sì, è proprio così: attorno all’atto di disposizione che poi si estrinsecherà nel rilascio di un’autorizzazione comunale (alla traslazione, in questo caso) si deve formare il necessario consenso (meglio se scritto) di tutti gli aventi diritto a pronunciarsi, individuati secondo il criterio di poziorità ( = potere di scelta coniugato con priorità nel decidere) enunciato dall’Art. 79 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale si applica estensivamente non solo per la cremazione (come parrebbe ad una lettura superficiale), ma anche per ogni altra destinazione delle spoglie mortali. Titolo privilegiato spetta al coniuge superstite, in sua assenza sono legittimati a pronunciarsi tutti i congiunti di pari grado, sino al sesto livello di parentela. Se gli aventi diritto pari-ordinati sono una pluralità occorre la manifestazione di volontà unanime di tutti costoro.

  38. pasquale

    mi parlavano di concetto di unanimità nel senso che il comune deve accertarsi chi fà la richiesta sè ha i requisiti come familiare.
    ??

  39. Carlo

    X Pasquale,

    Bisogna subito intenderci sul significato della parola “Resti”

    se si tratta, infatti, di semplici resti ossei provenienti da esumazione/estumulazione o di ceneri prodotto della completa cremazione di cadavere o esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, occorre solo l’istanza in bollo da inoltrare al Comune e questi, così sarà nella condizione di rilasciare il relativo decreto di trasporto ex Art. 36 comma 1 ed Art. 80 comma 5 DPR 10 settembre 1990 n. 285, altrimenti se la spoglia mortale è ancora feretro bisognerà produrre agli atti anche una certificazione dell’AUSL con cui si attesti la perfetta tenuta ermetica dello stesso e l’assenza di rischi per la salute pubblica in caso di sua traslazione al di fuori del cimitero di prima sepoltura ex Art. 88 DPR n. 285/1990, fatte salve ovviamente eventuali e contrarie norma regionali, le quali, essendo di natura sanitaria, prevarrebbero sul regolamento statale di polizia mortuaria.

    Il comune competente per territorio è quello nel cui distretto amministrativo insiste il cimitero di prima sepoltura.

  40. Carlo

    X Maria Teresa,

    Regione Toscana, non è vero?

    In linea generale la cremazione è un diritto della personalità che sorge, in primis, in capo al de cuius ed in secondo luogo ai suoi più stretti famigliari, e tale potere non è surrogabile da soggetti terzi, estranei quindi, alla cerchia dei congiunti. Ogni atto di disposizione per il post mortem (Jus Sepulchri attivo e passivo e Jus Eligendi Sepulchrum) segue la regola dello jus sanguinis e non dello jus haereditatis che invece si applica nella successione mortis causa per i rapporti di carattere patrimoniale. Di conseguenza hanno titolo a pronunciarsi, in materia di cremazione la stessa persona interessata (quando, ovviamente sia ancora in vita attraverso disposizione testamentaria o iscrizione a So.Crem.) o, in suo difetto i suoi famigliari e mai il convivente, in Italia, infatti, la coabitazione more uxorio non è riconosciuta dalla Legge e, pertanto, non produce effetti di natura civile (è un ingiustizia manifesta, verissimo, ma dopo tutto dura lex… sed lex…io meglio, in questo caso, summa lex summa iniuria!)

    Qui, poi, la faccenda si complica, perché la Legge Regionale 12 novembre 2013 n. 66 opera una divaricazione tra le persone titolate a richiedere la cremazione (dichiarando la volontà del de cuius e non la propria, così almeno si evince dalla Circ. Min. Interni 1 settembre 2004 n. 37) e quelle, invece, legittimate ad accedere all’istituto dell’affidamento delle ceneri. Il principio dello jus sanguinis, in effetti, è inderogabile, tassativo e categorico in materia di cremazione, mentre l’affidatario dell’urna può esser individuato anche in persona esterna al nucleo famigliare (potrebbe, persino essere un’associazione o una persona giuridica), elemento centrale, comunque, è l’assoluto rispetto del desiderio del defunto, nel suo silenzio a nulla valgono, purtroppo, le relazioni affettive anche di lunga durata, in quanto non riconosciute della Legge. Lei, dunque, non ha alcun titolo a pronunciarsi sulla cremazione della salma, mentre, con il consenso scritto del famigliari del de cuius potrebbe divenire affidataria dell’urna cineraria, purchè essi rinuncino a questo loro diritto di sepolcro, seppure così atipico, com’è, appunto, la custodia delle ceneri presso un domicilio privato.

  41. PASQUALE

    x Carlo
    per trasportare i resti di mio padre da un cimitero ad un altro che devo produrre al comune di partenza oltre alla domanda di trasferimento.
    grazie

  42. Maria Teresa Chiti

    Sono la signora Chiti Maria Teresa di M. C. il 29/01/2014 è venuto a mancare il convivente F. A. al quale mi ha nominato sua unica erede universale, vorrei sapere pur essendo accettare l’eredità se mi spetta anche di cremarlo e tenere le ceneri io che conosco il signore e che siamo stati conviventi è dal 1999 e siamo stati attaccati l’uno all’altra fatemi sapere qualche cosa perché il comune non vuole che lo cremo io. Grazie.

  43. Carlo

    X Alessandra,

    sic stantibus rebus, l’impiegato del comune ha preso una fantastica cantonata normativa (sarà colpa del whisky…o colpa del caffè, come canta Vasco?)

    Vediamo subito perché: Italia e Francia sono entrambe firmatarie dell’Accordo Internazionale di Berlino del 10 febbraio 1937 sui trasporti mortuari; orbene, come chiarito dal paragrafo 8 della Circolare Ministeriale Esplicativa 24 giugno 1993 n. 24, la convenzione internazionale di Berlino 10 febbraio 1937, approvata e resa esecutiva in Italia con regio decreto 1 luglio 1937, n. 1379, non si applica al trasporto delle ceneri e dei resti mortali completamente mineralizzati fra gli Stati aderenti.

    Ne consegue che per questi trasporti in tali Paesi sarà il sindaco (leggasi, ora, il dirigente di settore ex Art. 107 comma 3 lett. f) D.LGS n.267/2000) a rilasciare l’autorizzazione al trasporto, in lingua italiana e in lingua francese. L’autorizzazione dovrà recare le generalità del de cuius, la data di morte, di cremazione (o esumazione, estumulazione), la destinazione. Il trasporto dell’urna (o della cassetta dei resti) non è soggetto ad alcuna delle misure precauzionali igieniche stabilite per il trasporto delle salme. Il trasporto di ceneri o resti mortali fra Stati non aderenti alla convenzione internazionale di Berlino, richiede, invece, le normali autorizzazioni di cui agli articoli 28 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 285/1990, ma non le misure precauzionali di carattere igienico stabilite per il trasporto dei cadaveri.

    Il trasporto delle ceneri, nel Suo caso, pur soggiacendo al normale rilascio di autorizzazione amministrativa (leggasi decreto di trasporto/titolo di viaggio/passaporto mortuario) è LIBERO e, quindi, pienamente autorizzabile, già da ora, in forza della normativa statale ed internazionale, a nulla rilevano eventuali legge regionali intervenute a proposito della polizia mortuaria.

    Una volta giunto a destinazione il trasporto, sarà l’autorità amministrativa locale (ossia la Municipalità di Parigi) ad autorizzare l’affido delle ceneri sulla base del diritto francese, sempre che la Legge Transalpina contempli ancora l’istituto della custodia famigliare o personale delle urne cinerarie (Le consiglio di approfondire quest’aspetto, in sede di verifica preliminare dello Jus Sepulchri/titolo di accoglimento per le ceneri), non strettamente necessaria, almeno per i trasporti funebri in uscita dal nostro territorio nazionale, ma sempre opportuna. Per converso, infatti, per un trasporto diretto in Italia sarebbe obbligatorio controllare ed accertare preventivamente il titolo di accettazione in un dato sepolcro (anche atipico, non importa), altrimenti il trasporto stesso contravverrebbe alla regola della tipicità propria di ogni trasporto funebre, nel quale i luoghi di partenza e di arrivo dello stesso debbono sempre esser chiaramente autorizzati ed individuati in via generale dalla Legge o di volta in volta, con specifico atto amministrativo, come accade, appunto, per l’affido delle ceneri.

  44. alessandra

    Buona sera, avrei bisogno di sapere le modalità di trasporto di un urna cineraria da un comune italiano (Clusone) verso l’estero, Parigi.
    Le ceneri andrebberro affidate all’unico erede, cittadino italiano ma residente a Parigi. L’impiegato del comune dchiara che non è possibile il trasporto all’estero.
    Mi aiutate?
    Grazie.
    Alessandra

  45. Carlo

    X Jerry81

    Lei dice il vero!

    In realtà in Regione Sicilia vige una sorta di interregno o, se si preferisce di doppio binario perchè l’autorizzazione alla cremazione rimane regolata dall’Art. 79 DPR n. 285/1990, mentre per gli istituti “corollario” come affido famigliare e dispersione in natura delle ceneri il riferimento di rigore è alla Legge n. 130/2001.
    Traggo questo passo dalla Circolare Sefit-Federutility n. n. 2515 del 20/09/2010:
    “[…omissis]….
    L’art. 3 della Legge Regionale Siciliana n. 18/2010 è dedicato alla dispersione delle ceneri, pur contemplando, nella rubrica, l’istituto dell’affidamento (segno residuale della previsione elaborata in Commissione ed emendata in Assemblea regionale), di cui si fa cenno all’ultimo comma, prevedendo che quando non vi sia affidamento, consegua, per default (in qualche modo contraddicendo la previsione dell’art. 2, comma 7), il conferimento sia nel cinerario comune. Con questa previsione, si formulano alcune soluzioni alle problematiche già evidenziate che possono derivare dall’istituto dell’affidamento a familiare delle urne, istituto che opera esclusivamente per scelta effettuata, in vita, dal defunto, incluso quanto riguarda l’indicazione del familiare affidatario. In altre parole quando, per qualsiasi motivo, questa scelta e quest’indicazione non siano osservate, si determina l’effetto “automatico”, per così dire, della dispersione delle ceneri nel cinerario comune, che, a certe condizioni, potrebbe essere stata proprio quanto il defunto, nell’operare la scelta dell’affidamento, intendeva evitare, e, in ogni caso, determinando una contraddizione (violazione?) della finalità della legge regionale, esplicitata all’art. 1, comma 1, come quella di garantire il diritto di ciascuno di disporre delle proprie spoglie mortali, dato che una destinazione “automatica” contraddice l’affermazione sulla sussistenza di un tale “diritto”.”

    Quindi: la seconda moglie, purchè si tratti di matrimonio a tutti gli effetti civili e non di semplice convivenza more uxorio, può senz’altro richiedere la cremazione – rectius- rappresentare la volontà del defunto riguardo alla cremazione del proprio cadavere (se ci atteniamo, infatti, alla Circ. Min. Interni n. 37/2004 i famigliari non esprimono in concreto una volontà propria che si tradurrebbe in un atto di disposizione in termini di pietas ma, quasi fossero un semplice nuntius, riportano un intimo desiderio del defunto). Essa, tuttavia, se non nominata direttamente dal de cuius quando questi, ovviamente, era in vita non può divenire affidataria delle ceneri per la loro custodia presso un domicilio privato.

  46. Jerry81

    Salve avrei bisogno di un’informazione importante.Nel caso in cui si sia verificata la morte di un soggetto divorziato e la seconda moglie voglia fare la cremazione e portarsi le ceneri a casa d’accordo con l’unico figlio nato dal primo matrimonio, ci si può opporre da parte degli altri parenti?.E’ successo in Sicilia.Ovvero per portarsi le ceneri a casa non occorre l’atto di affido del defunto fatto in vita?Questo atto di affido non esiste e non esiste nessuna volontà del defunto in vita riguardo alla volontà della cremazione.Gli altri parenti possono fare qualcosa?grazie

  47. Carlo

    X Tatiana,

    i rapporti poco idilliaci tra parenti per la Legge non rilevano, anche se, quindi, c’è rancore o peggio ancora astio tra i famigliari: eventuali conflitti personali vanno, per sempre, risolti dinnanzi al Giudice

    1) gli atti di disposizione sulle spoglie mortali di un defunto (destinazione atipica delle ceneri compresa, quale, appunto l’affido famigliare delle stesse) seguono, il principio di poziorità (potere di scelta coniugato con il titolo privilegiato nel decidere) elaborato da un costante orientamento, nel tempo, della giurisprudenza e formalizzato, finalmente, in norma positiva dall’Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990. Dunque prevale, sovrano, il volere del coniuge superstite anche se in stato di separazione, così si è espresso il legislatore con il paragrafo 14 della Circ. Min. n. 24/1993.
    Rispetto al rapporto di coniugio, che, nel nostro caso, almeno prevale su quello di consanguineità, si ricorda come quest’ultimo sussista fino allo scioglimento del matrimonio, ciò importa un richiamo all’art. 149 C.C. (incluso il fatto che, quando ricorra la fattispecie, lo scioglimento si ha a seguito dell’esecuzione di quanto stabilito dall’art. 10, comma 2 L. 1° dicembre 1970, n. 898 e succ. modif.), E’ comunque fuori di discussione come un’eventuale separazione personale tra i coniugi non determini automaticamente lo scioglimento del matrimonio, ma unicamente un allentamento del vincolo coniugale, con la conseguente legittimazione a non adempiere alcuni degli obblighi che sorgono dal matrimonio, principalmente, se non esclusivamente, quello della coabitazione.

    2) Ai sensi dell’343 Regio DEcreto n. 1265/1934, quale richiamato dal DPR 24 febbraio 2004 l’affidatario dell’urna presso la propria usuale abitazione deve predisporre un colombario, un vano, una teca (sui termini in questione possiamo sbizzarrirci!) ove riporre stabilmente l’urna, in modo tale che questa sia protetta contro urti, atti di effrazione (la violazione dei sigilli è una fattispecie di natura penale) furti o peggio ancora lo sversamento, ancorchè accidentale delle ceneri. La dispersione delle stesse non autorizzata dallo Stato Civile sulla base dell’inequivocabile volontà del defunto, costituisce un reato, punito dalla legge ex Art. 411 Cod. Penale. Quindi: attenzione CHI ROMPE (l’urna) PAGA! (ed assai amaramente, perchè le conseguenze sono PENALI!)

    L’affidatario, comunque, dinnanzi al Comune quale titolare ultimo ed istituzionale della funzione cimiteriale ex artt. 337, 343 e 394 R.D. 1265/1937 ed art. 51 D.P.R. 285/90) contrae i seguenti obblighi:

    deve, infatti:

    1) allestire un colombario con le caratteristiche di sicurezza ex Art. 343 R.D. 1265/1934 (l’autorizzazione all’affidamento non costituisce, in sé, autorizzazione alla realizzazione di quest’ultimo, costruzione soggetta ad altra e diversa normativa);

    2) Permettere l’accesso, (anche se tra parenti, spesso, sbollita l’emotività “buonista” tipica dei funerali, non intercorrono quasi rapporti proprio idilliaci, anche e soprattutto per motivi di successione mortis causa) ai congiunti del de cuius perché essi possano esercitare il loro diritto secondario di sepolcro (visita alla tomba del defunto per atti rituali e di suffragio);

    3) Sottoporsi attraverso ispezioni e controlli presso il proprio domicilio alla vigilanza da parte del personale comunale all’uopo preposto;

    4) Rispondere penalmente di eventuali profanazioni delle ceneri se tale sacrilegio si dovuto a sua colpa grave o inadempimento.

    5) se, per qualsiasi motivo, intende rinunciare all’affidamento dell’urna, è tenuto a conferirla, per la conservazione provvisoria in cimitero previa acquisizione dell’autorizzazione al trasporto da parte del Comune nel quale si trova l’urna affidata.

    Come agevolmente dimostrato nel punto 2) Lei, nostante questa “strana” sepoltura delle ceneri extra moenia del cimitero, ovvero presso il domicilio della moglie del de cuius, mantiene pur sempre intatto ed inalterato il suo diritto secondario di sepolcro, trattsi di un potere personalissimo, imprescrittibile ed incomprimibile riconosciuto dalla dottrina e, soprattutto dalla giurisprudenza. Il diritto secondario di sepolcro consiste appunto nella sacrosanta facoltà di accedere liberamente alla tomba (nel nostro caso: un’abitazione privata) per una visita alla persona defunta, proprio come se si trattasse di un piccolo cimitero uti singuli, per sua stessa definizione accessibile ai dolenti. Qualunque Tribunale Italiano confermerà, in ogni sede, queste mie affermazioni, proprio perchè, per una volta, vi è giurisprudenza univoca in materia.

  48. Tatiana

    Buonasera ho urgentemente bisogno di aiuto!
    Mio padre è morto il 31/12/2011 ed è stato cremato… Mia sorella ha pagato l’oculo e tutt’oggi si trova presso il Cimitero di Rozzano(Mi). Ho saputo proprio oggi che la moglie ha espresso di voler teneri le ceneri nella sua abitazione. La nostra è una famiglia allargata, mio padre ha avuto 3 compagne e fatto con la prima una figlia,Anna, con la seconda moglie, me e mia sorella Giulia e la terza ( questa chiede appunto il trsferimento delle ceneri) altri due figli, Rosa e Marco. Sono separati ma non divorziati e cosa importante lei ci odio( me, Anna e Giulia) se le ceneri venissero spostate presso la sua abitazione sarebbe impossibile farvi visita perche ci ha sempre trattato male tanto da non farci piu sentire nostro padre!!! Vorrei sapere se lo puó fare…. Vorrei capire ,visto che sono separati se questo ci aiuta a non farlo spostare dal sacro suolo…. Cosa importante questa persona ha 4 figli con il suo primo marito e la sua abitazione è sempre piena di nipoti che rompono tutto e di certo non starà attenta alle ceneri e non conprerà nulla per proteggere le ceneri , dato che non lavora… In tutta la sua vita è stata mantenuta da mio padre…. Vi chiedo di spiegarmi cosa puó fare… Ma in parole a me comprensibili…. Grazie per l’aiuto!!!
    Tatiana

  49. Carlo

    La volontà del de cuius, in tema di affido famigliare o personale delle ceneri, è attuabile, anche a questo riguardo per mezzo del “modus”, si presenta, allora, l’esigenza di verificare la reale possibilità, da valutarsi con criteri differenti dal consueto, data l’atipicità di questa forma di sepoltura.

    In assenza di disposizioni del de cuius la regola applicabile è quella imperniata sul rispetto sacrale per la spoglia mortale del defunto, tutela, pienamente riconosciuta dall’Ordinamento, in termini di pietas che può dirsi violata ove la collocazione, extra moenia cimiteriali, sia tale da infrangerla, cui consegue la legittimazione del famigliari del de cuius stesso a far cessare la sistemazione non decorosa

    Al fine di inquadrare l’attività alla quale è impegnato l’affidatario dell’urna cineraria si può far riferimento alla figura del depositario o del mandatario tenuto nell’esecuzione della custodia alla diligenza del buon padre di famiglia. La non conveniente conservazione dell’urna cineraria potrà esser letta in termini di responsabilità.

  50. Carlo

    X Tonia

    Ai sensi dell’Art. 343 comma 2 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie, ancor oggi pienamente in vigore (si veda anche il DPR 24 febbraio 2004) l’urna cineraria deve esser racchiusa in un ambiente stabile e confinato (una teca, un tumulo, una vetrina…) proprio per consentire la continuità spaziale e temporale della sepoltura (tutte le ceneri, quali unicum inscindibile, debbono trovarsi in un solo luogo nell’unità di tempo e di spazio!), evitare la profanazione delle ceneri, nonchè il loro involontario spargimento, punito, anche con la reclusione, ai sensi dell’Art. 411 codice penale.

    L’assenza, per qualche giorno dell’affidatario, non implica nessuna conseguenza, purchè siano rispettati i precetti di cui sopra, intimamente intrinsechi allo stesso atto di affido dell’urna cineraria.

    Ribadisco il concetto, l’urna non deve esser vagante o itinerante (spostarla di continuo al seguito dell’affidatario e dei suoi viaggi sarebbe una follia, in quanto occorrerebbe di volta in volta un nuovo decreto di trasporto rilasciato dal comune a quo sulla base della preventiva dimostrazione dello Jus Sepulchri); essa, infatti deve avere una destinazione individuata, continua e certa.

    Certo, una casa disabitata, soprattutto per molto tempo, non sarebbe, però, un “ricovero” idoneo per l’urna cineraria, soprattutto se quest’ultima è abbandonata a sè stessa, perchè lo stesso senso semantico dell’istituto dell’affido presuppone una costante presenza e vigilanza dell’affidatario sulle ceneri date in custodia, altrimenti, paradossalmente si avrebbe una tumulazione delle ceneri in località differente dal cimitero ex Capo XXI DPR n. 285/1990, oppure, ancora una tumulazione privilegiata ex Art. 341 Regio Decreto n.1265/1934, ma quest’ultime norme riguardano due fattispecie “sepolcrali” molto differenti dall’affido familiare o personale delle ceneri introdotto nell’Ordinamento Italiano di Polizia Mortuaria con la Legge n.130/2001 e richiederebbero diverse istruttorie finalizzate all’ottenimento di specifiche e più complesse autorizzazioni comunali, sulla base di requisiti tecnici tutti da dimostrare, trattandosi di due eccezioni al principio generale ed implicito secondo cui la sepoltura dei defunti o delle loro trasformazioni di stato, ordinariamente, debba avvenire entro il perimentro cimiteriale e non fuori da esso.

  51. Carlo

    Si, è possibile e del tutto legittimo, poichè gli atti di disposizione sulle ceneri precedentemente tumulate non si esauriscono dopo la prima destinazione delle stesse. in Regione Lombardia ai sensi del paragrafo 3 della Circolare 21/SAN 30 maggio 2005 la richiesta di estumulazione e conseguente affidamento familiare delle ceneri è presentata al comune in cui si trova il cimitero dove l’urna è stata depositata, si veda anche l’Art. 6 del REg. REg. 9 novembre 2004 n. 6 così come modificato dal Reg. REg. n.1/2007

  52. Davide

    Buongiorno.
    Mio padre è deceduto a giugno 2011, e di comune accordo con mia madre e mia sorella è stato cremato. L’urna cineraria è stata tumulata nel colombario assegnato a mia nonna, tuttora in vita.
    Il tutto è stato fatto provvisoriamente, tanto che l’addetto comunale ha lasciato i mattoni dietro la lastra di marmo a secco, senza malta e le scritte non sono state incise ma incollate.
    Il lutto è stato improvviso e non eravamo preparati per prendere tali decisioni.
    Mia mamma ora ne soffre molto per questa sistemazione provvisoria e visto che non ha potuto trasferire le ceneri nel paese amato tra i monti, vorrebbe almeno portarlo a casa.
    Pensa che per mia mamma sia possibile far riaprire la lastra del colombario e chiedere l’affidamento dell’urna a casa?
    La regione è Lombardia.
    Grazie

  53. Carlo

    X Agnese:

    Il problema, in buona sostanza, si articola su quattro distinti quesiti:

    1) La scelta sulla destinazione di salme prima, cadaveri poi e loro relative trasformazioni di stato, ossia resti mortali, ossa o ceneri, non è un diritto patrimoniale che possa ammettere l’istituto della rappresentazione (Art. 467 e seguenti codice civile), ma è un diritto personale, forse anche “personalissimo” improntato al principio di poziorità (potere di scelta + priorità nel decidere). Ci si deve riferire ai principi generali più volte ribaditi dalla giurisprudenza, e sintetizzati, in norma formale dall’Art. 79 comma 2 del DPR n.285/1990, i quali assegnano, allora, il diritto di disporre del cadavere o dei resti mortali al coniuge, ai discendenti (cioè ai parenti in grado più prossimo, con la conseguente esclusione dei livelli subordinati di parentela). Si segnala come, in assenza del coniuge, sia del tutto sufficiente l’accordo dei discendenti di primo grado (ossia della figlia superstite) del defunto.

    2) Ai sensi dell’Art. 343 comma 2 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie, ancor oggi pienamente in vigore (si veda anche il DPR 24 febbraaio 2004) l’urna cineraria deve esser racchiusa in un ambiente stabile e confinato (una teca, un tumulo, una vetrina…) proprio per evitare la profanazione delle ceneri ed il loro involontario spargimento, punito, anche con la reclusione, ai sensi dell’Art. 411 codice penale. Un angolo a terra in una stanza non è pertanto un “ricovero” idoneo per l’urna cineraria, soprattutto se quest’ultima è abbandonata a sè stessa, perchè lo stesso senso semantico dell’istututo dell’affido presuppone una costante presenza e vigilanza dell’affidatario sulle ceneri date in custodia.

    3) Per il principio della competenza geografica se la custodia avviene in un comune dell’Emilia Romagna si segue il dettato della Legge Regionale Emiliano-Romagnola (Art. 11 commi 3 e 4) 29 luglio 2004 n. 19 con relativo atto di indirizzo di cui alla Deliberazione Giunta Regionale 10 gennaio 2005, n. 10 così come integrata ed aggiornata dalla Deliberazione Giunta Regionale 13 ottobre 2008, n. 1622. L’affido, pertanto, in Emilia Romagna è “personale”, tuttavia La titolarità in ordine alla adozione dell’atto di affidamento personale spetta al Comune in cui avviene la conservazione delle ceneri. L’atto di affidamento esaurisce i suoi effetti nell’ambito del territorio del Comune che lo ha adottato, in ragione del fatto che le prescrizioni dal medesimo dettate all’affidatario non possono che risultare applicabili in quello specifico ambito territoriale. Pertanto,ove l’affidatario decida di trasferire le ceneri ad altro luogo, sarà necessario richiedere un nuovo atto di affidamento da parte del nuovo Comune. Si rammenta che spetta ai Comuni l’approvazione del regolamento con il quale definire tutte le garanzie per l’affidamento personale delle ceneri, ma che in attesa di tale regolamento la messa in atto delle procedure per l’affidamento personale è comunque dovuta, nel rispetto della volontà del defunto, attraverso l’inserimento delle prescrizioni nell’atto di affidamento. Per la definizione delle prescrizioni e delle regole di carattere igienico-sanitario che andranno osservate dall’affidatario e che devono essere contenute nel regolamento o nel singolo atto di affidamento, i Comuni possono avvalersi della collaborazione istituzionale dell’Azienda USL referente per territorio, rispetto alla potestà regolamentare del comune stesso.

    4) Lei, gentile Agnese. anche rispetto alla sepoltura atipica delle ceneri di Sua nonna mantiene inalterato il Suo diritto secondario di sepolcro, ossia il potere di accedere alla tomba della nonna (nel nostro caso il domicilio della zia con cui non intreattiene rapporti idilliaci) per compiere atti votivi, di pietas e di ritualità funeraria, come, appunto, la visita alla tomba. In questo modo anche un’abitazione privata diventa un momento pubblico, perchè pubblico è lo spazio sepolcrale, almeno per i congiunti, jure sanguinis, del de cuius.

  54. Agnese

    Salve , avrei un quesito da porle.
    Mia nonna morta negli anni 90 e’ stata riesumata pochi anni fa e poi cremata nel comune di Prato .Qui e’ stato poi chiesto il trasferimento al comune di Camugnano ( BO).
    Tutto questo e’ avvenuto a mia insaputa che sono la nipote e nonche’ erede di mia mamma , deceduta anche lei ( figlia della defunta) .Ho avuto informazioni da altre persone che l’urna si trova presso la casa estiva( dove non risiede e ci trascorre poco tempo all’anno) che la tiene in un angolo in terra di una stanza .( sottolineo che non mi ha mai comunicato nulla ed ho scoperto questa situazione recandomi in cimitero di Prato ).
    Visto che con la sorella di mia mamma non ho rapporti da 10 anni e non avrei intenzione di riaverli…io come nipote e nonche’ erede di mia mamma ( figlia della defunta) avevo dei diritti sulla scelta dela cremazione dei resti? inoltre, ho dei diritti come parente di poterla andare a trovare senza dover subire l’incontro con mia zia visto i rapporti inesistenti tra noi?
    Ho la sensazione di aver subito una ingiustizia , ma magari sono in errore.
    Spero di essermi spiegata bene , altrimenti riformulero’ la domanda .
    Grazie per la risposta che vorra’ darmi.

  55. Carlo

    X Maria,

    dipende tutto dal regolamento comunale di polizia mortuaria, forse in fase di revisione, data la profonda novità (= l’affido delle ceneri) introdotta dalla recentissima Legge REgionale

  56. strano maria

    il comune di Catania è autorizzato all’affidamento delle ceneri a casa .Se è si cosa devo fare? perchè il mio comune non mi sa dare risposte devo. Prendere un avvocato ?Io voglio a tutti i costi mio figlio a casa con me!

  57. Carlo

    X Maria:

    Ai sensi del Paragrafo 14.2 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n.24, senza poi considerare la Legge 30 marzo 2001 n.130, laddove applicata con apposita Legge Regionale, è ammessa anche la cremazione di un minore, pure dopo un primo periodo di diversa sepoltura, poiché l’ordinamento italiano riconosce la legittimità della rappresentazione da parte di entrambi i genitori su dichiarazione congiunta (dopo la Legge 8 febbraio 2006 n.54) di quest’ultimi anche attraverso atti separati. Così, basterà che uno solo dei genitori si trovi nella condizione di non poter esercitare la potestà attribuitagli (eccezion fatta, beninteso, per i casi di interdizione giudiziale), oppure sia contrario, per impedire il rilascio dell’autorizzazione alla cremazione.

    La Regione Sicilia con l’Art. 2 della LEGGE REGIONALE 17 agosto 2010, n. 18, per le procedure di trasporto feretro, cremazione e successivo trasporto dell’urna rinvia pienamente al Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285, integrato, in caso di affido famigliare delle ceneri dal DPR 24 febbraio 2004.

    In breve è il comune nella cui “giurisdizione territoriale” avverrà materialmente l’affido a perfezionare la relativa autorizzazione all’affido, una volta valutati i titoli formali e le modalità di custodia delle ceneri ex Art. 343 comma 2 Regio Decreto n. 1265/1934.

  58. strano maria

    ABITO A CATANIA CHIEDO SE DOPO TRE ANNI DALLA MORTE DI UN FIGLIO MINORENNE POSSO FARE RICHIESTA DI CREMAZIONE CON DOMICILIO A CASA E QUALI SONO LE PROCEDURE

  59. Carlo

    X Eleonora,

    no, purtroppo la la scelta sulla destinazione prima del cadavere (da avviare a cremazione), poi delle sue ceneri, laddove sia già operativo l’istituto dell’affido familiare (o personale, come accade qui a casa mia, in Emilia Romagna), spetta, in primo luogo al coniuge superstite, anche se, eventualmente in stato di separazione ex Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990 e relativo paragrafo 14 della Circ. MIn. esplicativa 24 giugno 1993 n. 24; ovviamente nel silenzio del de cuius, altrimenti prevarrebbe pur sempre la volontà postuma (resa, magari con disposizione testamentaria) dell’estinto.

    Nutro fortissimi dubbi e perplessità sulla collocazione delle ceneri…in un armadio!?? Nella scarpiera? Nel guardaroba tra gli abiti dismessi fra una stagione e l’altra???

    Ma siamo folli o cosa? Vabbè, alle volta la pazzia sa essere anche sublime e giocosa.

    Al di là del dubbio buon gusto e della delicatezza morale nella fattispecie in causa, la Legge (Art. 343 comma 2 REgio DEcreto n.1265/1934) per la custodia delle urne cineraria, sia essa intra moenia cimiteriali o extra moenia, prescrive tassativamente (si veda, a tal proposito, anche il DPR 24 febbraio 2004) l’allestimento, o in cimitero o in un’abitazione di un “TUMULO” ossia di luogo stabile e confinato, ad esempio una nicchia, un tabernacolo, un incavo, purchè chiuso ricavato nello spessore di una parete, entro cui racchiudere, a vista o meno) le ceneri contenute nell’urna sigillata.

    Lei, gentile Eleonora, può, comunque, esercitare legittimamente e con tutti i crismi di Legge, il Suo sacrosanto diritto secondario di sepolcro, anche entro abitazione privata, cioè Lei ha il potere, certo e sancito dall’Ordinamento Giuridico, di accedere al luogo dove sono conservate le ceneri , nei tempi e nei modi concordati con il “padrone di casa” per compiere atti di suffragio e votivi, come, appunto, accade per la visita ai propri cari defunti.

  60. eleonora

    chiedo a voi un consiglio:
    mio fratello muore il 18dicembre09.
    mia madre mi chiede allora la fotocopia della mia carta d’identità, e stessa cosa fa con mio padre; le consegna a mia cognata (allora moglie di mio fratello), la quale procede con la cremazione.
    presa dal lutto non me ne sono preoccupata.
    ma, dopo un mese circa, quando vengono consegnate le ceneri a mia cognata questa le tiene in casa in un armadio, e nè io, nè mia madre, nè mio padre siamo mai riusciti a vederle.
    ho io come sorella qualche diritto per chiedere che le ceneri vengano depositate presso un cimitero (qualunque esso sia non mi interessa)?

  61. Carlo

    Il “prodotto” più logico di un’esumazione ordinaria dovrebbero esser le sole ossa, da avviare a dispersione nell’ ossario comune o raccogliere in apposita cassetta ossario, tuttavia all’atto del diseppellimento si potrebbe rinvenire anche un “resto mortale”, ossia un esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo/conservativo, ossia un cadavere incorrotto o parzialmente indecomposto.
    Ad ogni modo, sia le ossa, sia i resti mortali possono esser direttamente cremati su istanza degli aventi diritto a disporne e con oneri a loro carico.
    Per l’affido delle ceneri (= conservazione dell’urna presso un domicilio privato) la procedura da seguire, è dettata da eventuale legge regionale e, nel dettaglio dal regolamento comunale di polizia mortuaria.
    La questione è effettivamente controversa. Si potrebbe optare per individuare l’espressa volontà del de cuius sia: – attraverso la forma scritta di chi la esprime (allora si ha il testamento nelle sue varie forme); – oppure anche attraverso la forma scritta di chi (avente titolo e in caso di contemporaneità dei pari grado tutti) riporta la volontà espressa inequivocabilmente dal de cuius. Mentre con la dispersione delle ceneri si può incorrere in violazione del Codice Penale ed è per questo che si opta per una espressione del de cuius rafforzata, per l’affidamento non vi è il timore (almeno in genere) di violazione del Codice Penale.
    Comunque i passaggi essenziali sono i seguenti: dopo l’esumazione, l’istanza di cremazione rivolta al comune ed il rilascio del relativo decreto di trasporto (per ossa o resti mortali) alla volta dell’impianto di cremazione occorre la presentazione di una istanza del parente del defunto individuato in vita dal de cuius per l’affidamento delle proprie ceneri, alla quale sia allegata la espressa volontà del defunto stesso o copia conforme, ritenendo che tale volontà possa essere espressa sia nella forma testamentaria che in altra forma scritta ma olografa o ancora manifestata dal coniuge o in assenza dal parente più prossimo, individuato secondo gli artt. 74, 75, 76 e 77 del codice civile e nel caso di concorrenza di più parenti dello stesso grado, da tutti gli stessi.? In realtà bisognerà conformarsi a quanto regolato in sede regionale e/o comunale, finché non intervenga norma nazionale unificante.

  62. GIOVANNA

    IO SONO LA FIGLIA DI G. T. IL QUALE DOVREBBE A BREVE ESSERE TOLTO DA SOTTO TERRA ED IO AVREI IL PIACERE DI TENERE LE SUE CENERI A CASA MIA SPERO QUESTO SIA POSSIBILE IN QUANTO SONO LA FIGLIA cosa devo fare? ……IN FEDE MI FIRMO ……………GGA

  63. alfreda

    dopo 22 anni di convivenza è deceduto il mio compagno divorziato con due figlio maggiorenni vorrei sapere perchè io non posso conservare in casa nostra le sue ceneri grazie

    1. Redazione Autore articolo

      Perché x la legge italiana un convivente non e’ un familiare del defunto. Ma in alcune regioni e’ possibile l’affidamento delle ceneri anche a convivente, come in Emilia Romagna.

  64. Carlo

    La circolare 30 maggio 2005 n.21/SAN, della Regione LOmbardia pur essendo un semplice atto istruttivo, e, quindi, non una fonte del diritto, in senso proprio fornisce una risposta esauriente al quesito posto: difatti, il legislatore lombardo con il paragrafo 4 della suddetta circolare precisa come l’affido familiare delle ceneri (e codesto istituto maniene, ad differenza, ad esempio, della Regione Emilia Romagna l’intima caratteristica della familiarità = jure coniugii e jure sanguinis) abbia natura “PERSONALE” nel senso che l’affidatario, sottoscrivendo l’atto di affidamento e consegna dell’urna ex Art. 81 DPR 10 settembre 1990 n. 285, è personalmente e, dunque, direttamente, responsabile della corretta custodia dell’urna; così il cambiamento di residenza o lo stesso decesso dell’affidatario non comportano nessuna comunicazione al comune che ha ricevuto la dichiarazione ex Allegato 6 Delibera Giunta Regionale n.20278 del 21 gennaio 2005, per l’affidamento familiare (è bene ripetere il concesso) delle ceneri, ferma restando la possibilità, pur sempre praticabile, del conferimento delle stesse in cimitero per una nuova tumulazione (= sepoltura privata dedicata ex Capo XVIII DPR n.285/1990 ex Art. 343 comma 2 REgio DEcreto n.1265/1934) o la dispersione in cinerario comune ex Art. 80 comma 6 DPR n.285/1990. La normativa regionale, in questo caso, ricalca perfettamente quella statale di cui al Testo Unico delle Leggi Sanitarie REgio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265 ed al DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del REgolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Semmai potrebbe porsi il problema in termini di vigilanza (da parte dell’autorità comunale) sulla permanenza delle condizioni di cui all’Art. 343 comma 2 REgio DEcreto n.1265/1934, questione che potrebbe essere affronata nelle occasioni in cui l’affidatario sia, anche se temporaneamente, assente dal luogo dove le ceneri sono depositate.

    Certo: l’affidamento implicherebbe, nella sua più intima natura, una sostanziale “vicinanza” fisica dell’affidatario, rispondendo a motivazioni di ordine affettivo, mentre la collocazione in abitazione che sia solamente a disposizione, si atteggerebbe quale una conservazione in sepolcro privato, fuori dai cimiteri, e non come un affidamento nel senso proprio del termine (non avendosi quegli elementi di lutto che ne sarebbero impliciti, per non dire che qualificano l’istituto dell’affidamento dell’urna cineraria ai familiari), e ciò riporta alle previsioni dell’art. 343 comma 2 Regio DEcreto n. 1265/1934, nonchè alla (espressa) previsione da parte del Regolamento comunale di polizia mortuaria, tuttavia l’Art. 14 comma 8 del REgolamento REgionale lombardo 9 novembre 2004 n. 6 precisa tassativamente che, in ossequio alla “FAMILIARITA” dell’istituto stesso, l’affidamento delle ceneri ai familiari non costituisce in nessuna evenienza implicita autorizzazione alla realizzazione di sepoltura privata extra moenia rispetto al cimitero.

  65. daniela

    Buongiorno, mia madre deve riesumare la salma del nostro babbo e intendiamo fare cremazione e affidamento al domicilio di mia madre. Il comune di residenza è Milano.
    Ci hanno comunicato che, oltre alla visita di controllo da parte delle autorità preposte, l’urna non può mai essere lasciata incustodita. In particolare se mia madre si assentasse
    per alcuni mesi dal suo domicilio, deve affidare l’urna alla polizia o al cimitero, con esborso di altri soldi, perchè non può essere affidata ad altri parenti aventi diritto. E’ vero? Qual è la legge o meglio l’articolo o il regolamento che enuncia in particolare questo tipo di evento? Grazie, aspetto una gradita risposta

  66. Carlo

    Si rileva, preliminarmente una notevole lacuna normativa, in quanto il legislatore emiliano-romagnolo non sembra aver considerato questa possibilità. Si vedano a tal proposito la Deliberazione Giunta Regionale Emilia-Romagna 10 gennaio 2005, n. 10 e quella 13 ottobre 2008, n. 1622 entrambe esplicative dell’Art. 11 della Legge REgionale n. 19/2004 in tema di polizia mortuaria

    Bisogna, allora, valutare attentamente il Regolamento comunale di polizia mortuaria (in relazione all’art. 7, 2, lett. c) Legge Regionale (Emilia-Romagna) 29/7/2004, n. 19.

    Per quanto riguarda il successivo Art. 11 comma 4 della stessa Legge Regionale n. 19/2004, in tema di cremazione affido e dispersione delle ceneri l’accertamento della sussistenza delle prescrizioni andrebbe allocato, “a monte” nella fase istruttora dell’autorizzazione all’affidamento (questo aspetto, per altro, dovrebbe essere di portata generale), mentre non è necessario che l’urna sia continuamente sorvegliata (dal familiare affidatario).

    Semmai potrebbe porsi la questione in termini di vigilanza (da parte dell’autorità comunale) sulla permanenza di queste condizioni, questione che potrebbe essere assicurata nelle occasioni in cui l’affidatario sia, anche se temporaneamente presente.

    Certo: l’affidamento implicherebbe, nella sua più intima natura, una sostanziale “vicinanza” fisica dell’affidatario, rispondendo a motivazioni di ordine affettivo, mentre la collocazione in abitazione che sia solamente a disposizione, si atteggerebbe quale una conservazione in sepolcro privato, fuori dai cimiteri, e non come un affidamento nel senso proprio del termine (non avendosi quegli elementi di lutto che ne sarebbero impliciti, per non dire che qualificano l’istituto dell’affidamento dell’urna cineraria ai familiari), e ciò riporta alle previsioni dell’art. 343 comma 2 Regio DEcreto n. 1265/1934, nonchè alla (espressa) previsione da parte del Regolamento comunale di polizia mortuaria.

  67. DANIELA BARBIERI

    Buongiorno, abito in un paese in provincia di Reggio Emilia e avrei bisogno di avere alcune informazioni. Mio marito è deceduto a febbraio 2010,è stato cremato e la custodia delle ceneri è stata affidata a me con il nulla osta dei miei suoceri.A gennaio 2011 ho cambiato la mia residenza, facendo regolare denuncia al comune di Reggio Emilia e a quello di Vezzano sul Crostolo, dove tuttora risiedo. Entro fine anno dovrò effettuare un altro cambio di residenza, in quanto ho acquistato un appartamento a Reggio Emilia, abitato da mio fratello.Io continuo ad abitare nel comune di Vezzano, chiedo se è possibile conservare le ceneri di mio marito a Vezzano, ove ho intenzione di continuare ad abitare, scrivendo una dichiarazione dove informo che nonostante la mia residenza sia variata nel comune di Reggio Emilia, le ceneri di mio marito continuano ad essere conservate e disponibili per eventuali accertamenti nel comune di Vezzano. All’epoca del decesso i miei suoceri hanno lasciato a me la custodia delle ceneri; ora che i rapporti tra me e loro sono completamente deteriorati, hanno la facoltà di revocarmi la custodia delle ceneri di mio marito?

  68. Carlo

    Ehh….già: bella domanda.

    A livello nazionale (D.M. 1 luglio 2002 adottato ex Art. 5 comma 2 Legge n.130/2001) sono determinate le tariffe per:

    a) cremazione (Art. 3),

    b) dispersione delle ceneri in cimitero (Art. 4 comma 1)

    ed i canoni di concessione per la conservazione delle urne sempre in cimitero (Art. 4 comma 2).

    Il comune così come accade per le autorizzazioni al trasporto funebre, può subordinare il rilascio dell’autorizzazione all’affifo delle ceneri al versamento, da parte del cittadino di un diritto fisso, istituito con deliberazione del consiglio comunale e la cui entità è stabilita da ciascun comune in piena autonomia.

    IL diritto fisso in questione, di natura amministrativa, serve in parte per coprire i costri della fase istruttoria prodromica al perfezionamento dell’autorizzazione, in parte per compensare i mancati introiti cimiteriali dovuti alla “fuoriuscita” delle ceneri dal circuito cimiteriale.

  69. lucyano

    emilia romagna

    scusate, ho letto con interesse ma non ho trovato ciò che cercavo; la mia domanda consiste in: possibile che si debbano pagare 25 + 250 euro per la conservazione in propria abitazione di ceneri funerarie?, anche se in modo temporaneo…( 6 anni)…? e, se si,è un regolamento comunale che varia da comune a comune o da un decreto legge nazionale?.

  70. Carlo

    Per divenire affidatari dell’urna cineraria bisogna aver raggiunto la maggior età, perchè sottoscrivendo l’atto di affido si diviene titolare di diritti (pochi, in verità) e di molti doveri (tra i quali, principalmente si annoverano l’obbligo di sottostafre ad eventuali controlli da parte dell’Autorità Amministrativa, di comunicare variazioni di residenza e quello di permettere ai parenti, anche quando non particolarmente simpatici, l’esercizio del diritto secondario di sepolcro.

    La possibilità di espressione del tutore (o meglio di chi ha la patria potestà) è già prevista esplicitamente per la cremazione dal punto 4) del paragrafo 14.2 della circolare Ministero sanità n. 24 del 24/6/1993. per analogia è possibile applicare lo stesso criterio al caso in esame.
    Chi esercita, quindi, la patria potestà sul minore diventa temporaneamente custode delle ceneri sino al compimento della maggiore età del minore stesso.

  71. Stefano

    Regione Piemonte

    C’è un limite di età per ottenere l’affido delle ceneri?
    Può sembrare una domanda idiota, ma potrebbe succedere che un parente minorenne sia prescelto come affidatario, ad esempio se il Socio della Società per la Cremazione ha scritto il suo nome nel modulo per l’affido e il decesso è avvenuto in poco tempo.
    Se non è possibile, chi diviene l’affidatario? Oppure il Cimitero accoglie l’urna cineraria provvisoriamente fino a quando l’affidatario non raggiunge la maggiore età?

  72. Carlo

    Per come è posta la questione si propenderebbe per una risposta negativa.

    Occorrono alcune precisazioni, giusto per non ingenerare facili entusiasmi…o sonore “incavolature”.

    Ai sensi dell’Art. 2 comma 5 Legge Regionale 31 ottobre 2007, n. 20 la volontà di procedere all’affido delle ceneri (o alla loro dispersione) deve esser presentata alternativamente al comune di residenza o a quello di decesso. (l’uno esclude l’altro)

    Nel Nostro Ordinamento di Polizia Mortuaria vige un principio fondativo, e, quindi, implicito rispetto alle norme di diritto formale: ogni attività soggetta ad autorizzazione deve esser autorizzata dall’Autorità Territoriale del luogo ove essa avverrà o dovrà consumarsi, per questa ragione (Art. 2 comma 10 Legge REgionale Piemonte 31 ottobre 2007, n. 20) se l’affido avverrà materialmente in un comune diverso da quello che autorizza è richiesta una comunicazione, con relativo nulla osta al comune geograficamente competente e l’affidatario dovrà rispettare il regolamento per la conservazione delle ceneri a domicilio dettate dal comune sotto la cui giurisdizione amministrativa le ceneri saranno conservate.

    I comuni possono imporre delle “tariffe” o meglio dei diritti fissi e di segreteria (= spese amministrative) per coprire ex Art. 117 DEcreto Legislativo n.267/2000 i costi relativi al procedimento istruttorio, la cui istanza di parte è sempre soggetta sin dall’origine ad imposta di bollo.

    Abbiamo, quindi, queste fattispecie:

    1) Il comune di decesso o di residenza (purchè insista fisicamente entro i confini della Regione Piemonte) subordina il rilascio dell’autorizzazione all’affido al versamento di un diritto fisso all’uopo istituito dal Consiglio Comunale. In difetto valgono i cosidetti diritti di segreteria di cui:

    a) Art. 10, comma 10, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, nonché la somma di denaro da versare all’erario comunale prevista dal comma 12-ter del citato articolo 10.

    b) Art. 2 comma 15 Legge 15 maggio 1997, n. 127

    c) legge 8 giugno 1962, n° 604 (tabella d)

    2) Il comune di affido può richiedere la corresponsione di un nuovo diritto fisso per il rilascio del proprio nulla osta e per coprire le spese di vigilanza e polizia mortuaria (controlli e verifiche sulla corretta conservazione dell’urna).

    Questi diritti fissi, ovviamente, non sono sovrapponibili: solo il comune che perfeziona l’atto di affido può esigere un diritto fisso per il rilascio di detta autorizzazione, non quello di affido, il quale, invece, potrà richiedere il versamento di un “quid” per la diversa attività di verifica (nulla osta compreso).

    Non è normale pagare 2 volte lo stesso diritto fisso per la medesima prestazione amministrativa erogata.

  73. Vito

    Piemonte,
    Mio papà è deceduto presso un ospedale di Torino ed è stato cremato presso il cimetero monumentale.
    Risulta residente in un comune limitrofo ed è stata attivata la procedura per l’affido delle ceneri in casa.
    La mia domanda è la seguente è corretto che io paghi le spese amministrative per affidamento/dispersione extra cimitero sia nel comune di Torino che nel comune di Residenza?
    Grazie

  74. Carlo

    Il rilascio dell’autorizzazione amministrativa per l’affido delle ceneri è soggetto, come qualunque atto autorizzativo dell’amministrazione comunale alla corresponsione dei cosidetti “diritti fissi” (che il comune può istituire) e dei diritti di segreteria.

    Si vedano, nell’ordine:

    a) Art. 10, comma 10, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, nonché la somma di denaro da versare all’erario comunale prevista dal comma 12-ter del citato articolo 10.

    b) Art. 2 comma 15 Legge 15 maggio 1997, n. 127

    c) legge 8 giugno 1962, n° 604 (tabella d)

  75. Carlo

    La questione è stata affrontata e risolta in diversi modi. La soluzione ideale sarebbe una profonda revisione del regolamento comunale di polizia mortuaria da presentare al Ministero per l’omologazione ex Art. 345 Regio DEcreto n.1265/1934, in cui inserire l’istituto dell’affido ceneri, ma nelle more di una regolamentazione organica della materia si può procedere nei seguenti modi:

    1) Ordinanza del sindaco, contingibile ed urgente, ex Art. 54 comma 2 Decreto Legislativo n.267/2000 per consentire subito l’affido famigliare delle urne, in attesa di una norma regionale (ai puristi del diritto questo stratagemma “ponte” per governare la transizione verso un nuovo assetto della polizia mortuaria comunale non piace, perchè da parte del sindaco si configurerebbe un eccesso di potere, o peggio ancora un abuso in atti d’ufficio penalmente perseguibile, con rischio di decadenza della giunta comunale. Seconso altri giuristi questo provvedimento eccezionale, per compensare l’inerzia del legislatore statale e regionale non determinerebbe particolari riflessi, in quanto l’ordinanza, per un periodo limitato di tempo, consente di operare nel Comune con una “legge speciale” per quei luoghi determinati dalla eccezionalità del momento e per garantire la sanità pubblica.
    2) Ai sensi del DPR 24 febbraio 2004 (emanato in seguito al parere del Consiglio di Stato n. 2957/3 del 29 ottobre 2003) l’istituto dell’affido familiare è già pienamente disciplinato dalla lett. e) del comma 1 dell’art. 3 della Legge 130/2001 ed il comune ha facoltà (e non obbligo) di autorizzare l’affido delle urne con la procedura di verbalizzazione della consegna ex Art. 81 DPR n.285/1990, adottando un atto di affido con valore normativo, in cui recepire le regole di dettaglio per la conservazione delle urne, cui l’affidatario dovrà attenersi.

    LO Stato Civile (DPR n.396/2000) è ambito di esclusiva competenza statale (Art. 117 comma 2 lettera i) Cost, così come novellato dlla Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001, tuttavia con il regolamento interno sull’organizzazione degli uffici e dei servizi ex Art. 48 comma 3 Decreto Legislativo n.267/2000 la Giunta potrebbe conferire al funzionario addetto allo Stato Civile l’incarico di perfezionare e firmare le autorizzazioni di polizia mortuaria, comprese quelle inerenti all’affido delle urne.
    Sarebbe opportuno che questi, quando appone la firma, specificasse in quale veste egli agisca (se di generico dipendente comunale o Ufficiale di Stato Civile). Si rammenta che il Sindaco è Ufficiale di Governo ed Ufficiale di Stato Civile (Art. 54 DEcreto LEgislativo n.267/2000).

    Per evitare pericolosi conflitti di attribuzione e legittimità sarebbe opportuno accorpare le autorizzazioni di polizia mortuaria, non strettamente compito dello Stato Civile (Art. 74 DPR n.396/2000) nella figura del dirigente responsabile del servizio ex Art. 107 comma 3 lettera f) Decreto Legislativo n.267/2000, il quale, in quanto “apicale” è preposto ad adottare tutti gli atti di gestione, polizia mortuaria compresa.

    L’autorizzazione all’affido attiene, in ogni caso alla potestà autorizzativa del comune.

  76. gioconda

    A me il caso sta capitando in questi giorni: residente nel mio Comune, deceduto e cremato nel Comune capoluogo. La famiglia chiede l’affidamento dell’urna cineraria. Presenta regolare istanza e noi rilasciamo ricevuta della avvenuta presentazione.
    La Regione Sardegna non ha legiferato espressamente in materia nè il mio Comune ha ancora adottato un regolamento di Polizia mortuaria.
    Stavo pensando, nelle more di avere tale regolamento, di predisporre un atto della Giunta di recepimento della normativa di cui alla L. 130/2001, di affidamento delle procedure all’ufficio di stato civile e di indicazione della procedura da seguire.
    E’ corretto oprrare in questo modo?
    E’ possibile prevedere dei costi per il rilascio del decreto di affidamento?

  77. Carlo

    L’affidatario, comunque, dinnanzi al Comune quale titolare ultimo ed istituzionale della funzione cimiteriale ex artt. 337, 343 e 394 R.D. 1265/1937 ed art. 51 D.P.R. 285/90) contrae i seguenti obblighi:

    deve, infatti:

    1) allestire un colombario con le caratteristiche di sicurezza ex Art. 343 R.D. 1265/1934 (l’autorizzazione all’affidamento non costituisce, in sé, autorizzazione alla realizzazione di quest’ultimo, costruzione soggetta ad altra e diversa normativa);

    2) Permettere l’accesso, (anche se tra parenti, spesso, sbollita l’emotività “buonista” tipica dei funerali, non intercorrono quasi rapporti proprio idilliaci, anche e soprattutto per motivi di successione mortis causa) ai congiunti del de cuius perché essi possano esercitare il loro diritto secondario di sepolcro (visita alla tomba del defunto per atti rituali e di suffragio);

    3) Sottoporsi attraverso ispezioni e controlli presso il proprio domicilio alla vigilanza da parte del personale comunale all’uopo preposto;

    4) Rispondere penalmente di eventuali profanazioni delle ceneri se tale sacrilegio si dovuto a sua colpa grave o inadempimento.

    5) se, per qualsiasi motivo, intende rinunciare all’affidamento dell’urna, è tenuto a conferirla, per la conservazione provvisoria in cimitero previa acquisizione dell’autorizzazione al trasporto da parte del Comune nel quale si trova l’urna affidata.

  78. Carlo

    Per le regioni che non abbiano ancora attuato i disposti della Legge 30 marzo 2001 n. 130 con apposita norma regionale si applica in via estensiva ed interpretativa il DPR 24 febbraio 2004, emanato su parere del Consiglio di Stato a cui si è conformato lo stesso Presidente della Repubblica, dietro un ricorso straordinario al Capo dello Stato.

    Competente a regolare l’affido è, con proprio regolamento, il Consiglio Comunale, in difetto di tale atto normativo vige pur sempre l’Art. 343 Regio Decreto n.1265/1934 e l’eventuale addentellato all’atto di affidamento delle ceneri, cioè lo stsso atto di affidamento può dettare norme immediatamente applicabili nel caso di specie sulla conservazione a domicilio delle ceneri.

    Sulla validità erga omnes di tale pronunciamento si veda questo link: http://www.funerali.org/?p=296 anche perchè nell’ordinamento italiano, ai sensi dell’Art. 2909 Codice Civile, non vale il principio dello stare decisis (et quieta non movere) e cioè del precedente che si fa regola generale, vincolante per tutti i giudizi successivi.

  79. Mimmo

    Un signore di Siderno,in Calabria,morto di recente è stato cremato. Il comune di Siderno( R.C),dove era residente e dove si è verificato il decesso, non ha il regolamento che disciplina l’affidamento delle ceneri. La moglie vorrebbe tenerli a casa.
    Cosa deve fare?
    Grazie

  80. Carlo

    Il Comune di Ferrara agisce correttamente, se il trasporto è da comune a comune o, addirittura extraregionale, prima si autorizza’affido, poi, solo quando l’urna avrà destinazione finale si consegnano le ceneri agli aventi diritto con relativa verbalizzazione ex Art. 81 DPR n.285/1990 e decreto di trasporto.

    Proprio il TAR Toscana, sez. II, con sentenza n. 2583/2009 del 2 dicembre 2009 è intervenuto per chiarire che l’autorizzazione alla dispersione delle ceneri [o al loro affidamento] è propria dell’Ufficiale di Stato Civile del Comune nel quale si attua la dispersione stessa.
    Laddove questa giurisprudenza si consolidasse non resterebbe che modificare le norme di quelle Regioni che hanno, invece, stabilito la competenza del Comune di decesso.

    Quindi: autorizza l’affido il comune nella cui giurisdizione amministrativa e territoriale si trova il domicilio dove le ceneri saranno effettivamente custodite.

  81. stefano

    Pongo questo quesito. Un persona muore nel comune di Budrio (BO) e viene fatta cremare nel crematorio di ferrara (FE) . le risultanti ceneri vengono affidate alla madre della defunta nel comune di vecchiano (PI). chi deve emettere i documenti per l’affido ? secondo la legge regionale emilia romagna devrebbero essere emessi dal comune di vecchiano (PI) dove saranno affidate le stesse ceneri. secondo la legge regionale toscana dovrebbero essere emessi dal comune in cui è avvenuto il decesso (Budrio). Fatto sta che il crematorio di Ferrara non consegna le ceneri se non è il comune di vecchiano (PI) ad emettere i documenti . quindi chiedo , esiste una predominanza legislativa che consenta che un comune espleti la sua funzione e venga permesso di affidare le ceneri alla presona indicata ? Grazie .

  82. Carlo

    Quando scade il periodo di sepoltura legale, ossia il tempo fissato dalla Legge per la permanenza dei defunti nella tomba, affinchè si compiano i processi di decomposizione della materia organica sino alla raccolta delle ossa (10 anni, almeno ordinariamente, per le inumazioni e 20 anni per le tumulazioni in loculo stagno ex Art. 3 comma 1 lettera b) DPR 15 luglio 2003 n.254) e paragrafo 7 Circ. Min. n.10/1998 si procede così:

    Il Sindaco, quale Ufficiale di Governo ed Autorità Sanitaria Locale (ex DEcreto Legislativo n. 267/2000, DEcreto Legislativo n.112/1998 e Legge n.833/1978) disciplina le operazioni cimiteriali di disseppellimento dei feretri con ordinanza ai sensi dell’Art. 82 comma 4 DPR n.285/1990.

    Questa ordinanza, di solito adottata di concerto con l’ASL, definisce le modalità d’intervento ed il trattamento d’ufficio per ossa, ceneri e resti mortali (esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo) rinvenuti durante l’apertura della tomba (fossa in campo comune, tumulo, celletta ossario, sepolcro gentilizio, avello dato in concessione ex Art. 90 DPR n.285/1990).

    Decorso il periodo di sepoltura legale di cui sopra si procede d’ufficio senza il bisogno di acquisire volta per volta il consenso scritto da parte degli aventi diritto a disporre ex Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990 di salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri. L’onere di attivarsi sorge in capo agli aventi titolo, il Comune tramite l’ufficio cimiteriale o di polizia mortuaria non è tenuto a svolgere ricerche anagrafiche o nominative, tutt’al più potrebbe esser un gesto di cortesia istituzionale. Il periodo di sepoltura legale è calcolato dalla data di effettiva immissione del feretro nella tomba quale annotata negli appositi registri cimiteriali di cui all’Art. 52 DPR n. 285/1990.

    Il comune, però, deve dare “pubblicità-notizia” sulle imminenti esumazioni/estumulazioni ordinarie attraverso apposite affissioni o messaggi alla cittadinanza, spiegando le diverse opzioni possibili; IL DISINTERESSE e l’INERZIA VALGONO COME SILENZIO ASSENSO, così come l’irreperibilità.

    Le ossa rinvenute possono esser raccolte in cassetta ex Art. 36 DPR n.285/1990, e tumulate ex Art. 85 Comma 1 DPR n.285/1990 in celletta, nicchia, ossarino, tomba di famiglia o loculo, sia o meno presente un feretro ex paragrafo 14.2 Circ.Min. n.24/1993. Lam tumulazione si configura sempre come una sepoltura privata a titolo oneroso per l’utenza ai sensi del combinanto disposto tra gli Artt. 95 e 103 DPR n.285/1990. La concessione di uno spazio cimiteriale è sempre a pagamento, con le tariffe di cui all’Art. 117 Decreto Legislativo n.267/2000 calcolate secondo i criteri del D.M. 1 luglio 2002, e richiede un istanza (soggetta sin dall’origine ad Imposta di Bollo) di parte rivolta dal privato cittadino alla pubblica amministrazione.

    Le ossa non richieste sono disperse in ossario comune ex Art. 67 DPR n.285/1990 per una loro conservazione perpetua e cumulativa o cremate in modo massivo e promiscuo ex paragrafo 6 Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10. Le risultanti ceneri sono sversate in cinerario comune ex Art. 80 comma 6 DPR n.285/1990.

    Se all’atto dell’esumazione/estumulazione ordinaria si rileva la presenza di resti mortali, ossia di cadaveri ancora intatti, indecomposti ed inconsunti questi resti mortali potranno esser:

    1) Ri-tumulati (si consulti questo link: http://www.funerali.org/?p=279)

    2) inumati in campo indecomposti (paragrafi 2 e 3 Circ.Min. n. 10/1998, Artt. 58 comma 2 ed 86 DPR n.285/1990, Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003)

    3) direttamente cremati senza attendere un ulteriore turno di rotazione in campo di terra di durata quinquennale ( ex Circ.Min. n.10/1998) ai sensi della Risoluzione del Ministero della Salute n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003 pubblicata in seguito all’emanazione del DPR n.254/2003. I famigliari possono opporsi alla cremazione,ma non all’inumazione coatta. E’, quindi, interesse del comune contattare i famigliari per acquisire il loro assenso, anche senza particolari formalizzazioni ex DPR n.445/2000, alla cremazione dei resti mortali. Sulla successiva destinazione delle ceneri si consultino i vari articoli proposti in questo sito. Gli oneri della cremazione (Art. 1 comma 7 bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, Art. 5 Legge n.130/2001 e soprattutto D.M. 1 luglio 2002) sono a carico di chi dispone la cremazione e vanno corrisposti al gestore dell’impianto.

    Se la tomba versa in cattivo stato (abbandono, degrado, pericolo di crollo, sporcizia) si applica l’Art. 63 DPR n. 285/1990. Il comune può provvedere alla rimozioni dei materiali pericolanti imputandone i relativi oneri all’utenza.

  83. barbara

    salve,volevo sapere cosa succede quando passano piu di 10 anni
    dal sepellimento senza che nessuno si faccia sentire .
    viene aperta lostesso la bara ?
    e i resti dove vengono messi?
    questo per precisare che non per menefreghismo ma non sono
    mai riuscita ad andare al cimitero dalla mia mamma è piu forte di me
    per me è ancora con me fin chè non vedo quel 133 sulla sua foto.
    ma quando poi qualcuno mi dice che è stato al cimitero e ha visto
    come è la sua tomba mi viene un colpo al cuore perchè non riesco neanche
    a portagli un fiore e che non riesco ad accettarlo.

  84. Carlo

    Ehh, bella domanda.

    Procediamo con ordine: la fattispecie in esame è disciplinata da norme di diverso genere e grado.

    A tale soluzione si addiviene grazie al combinato disposto tra la normativa nazionale (DPR 15 luglio 2003 n.254) e quella regionale (Regione Lombardia, se non ho capito male; quindi Legge Regionale 30 dicembre 2009 n. 33, relativamente agli Artt. 1, 66 -77 e regolamento attuativo 9 novembre 2004 n. 6 così come modificato ed integrato dal Regolamento 6 febbraio 2007 n.1).

    Cremazione della nonna il cui loculo è in scadenza: si applica l’Art. 3 comma 6 DPR n.254/2003 implementato dalla risoluzione ministeriale del 30/10/2003 di p.n. 400.VIII/9Q/3886, cui si conforma anche l’Art. 20 comma 11 del Reg. Reg. n.6/2004. Ovvero se sono trascorsi almeno 20 anni di tumulazione il defunto giuridicamente non è più cadavere, ma “resto mortale”, ossia esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo è può esser cremato su istanza degli aventi diritto a disporne secondo il principio di poziorità (coniuge superstite in primis, poi i congiunti sino al sesto grado di parentela individuati secondo gli Artt. 74, 75, 76, 77 Codice Civile) senza la procedura aggravata di cui all’Art. 79 commi 4 e 5 DPR n. 285/1990 (senza dimenticare l’Art. 3 comma 1 lettera a9 Legge 30 marzo 2001 n.130), volta all’esclusione di morte violenta, sospetta o, peggio ancora dovuta a reato, nel qual caso occorrerebbe il Nulla Osta della magistratura ai sensi dell’Art. 116 D.Lgs. 28/7/1989, n. 271.
    Serve unicamente la volontà dei soggetti legittimati, anche senza le formalizzazioni richieste dalla Circolare Ministeriale 1 settembre 2004 (atto sostitutivo di notorietà ex Art. 38, comma 3, del D.P.R. n. 445/2000). In caso di disaccordo è sufficiente, almeno in Lombardia, la maggioranza assoluta. Per l’affido si segue il dettato dell’Art. 14 Regolamento Regionale Lombardo 9 novembre 2004 n.6. L’affido è autorizzato dal comune sotto la cui giurisdizione amministrativa le ceneri saranno conservate sulla base della volontà espressa dal de cuius (con disposizione testamentaria) o, nel silenzio di quest’ultimo, dai suoi congiunti secondo il principio di poziorità prima citato: Prevale, dunque, il coniuge, poi, a scalare, tutti i parenti di pari livello sino al sesto grado di parentela. Si veda, anche, per maggiori dettagli operativi il paragrafo 3 della Circolare Regionale 30 maggio 2005 n.21/SAN. L’estumulazione con successiva cremazione del resto mortale (la spoglia della nonna, per intenderci) è autorizzata dal comune (nella persona del Dirigente ex Art. 107 comma 3 lettera f) Decreto Legislativo n.267/2000) presso cui si trova il cimitero di prima sepoltura. Lo stesso ufficio comunale autorizza, anche con un solo decreto, il trasporto prima del feretro alla volta del crematorio, poi delle risultanti ceneri ai sensi dell’Art. 26 DPR n.285/1990 verso la loro destinazione ultima (in questo caso l’affido), non prima, però, di aver appurato il titolo d’accoglimento dell’urna cineraria; in parole più semplici io comune di x autorizzo il trasporto delle ceneri presso l’abitazione di y se e solo se tale luogo è stato preventivamente autorizzato alla custodia delle ceneri ai sensi dell’Art. 343 Regio Decreto n.1265/1934 (si veda anche il DPR 24 febbraio 2004 con le motivazioni addotte dal Consiglio di Stato nel parere n. 2957 espresso nel 2003). Per esser ancora più chiari (a costo di sembrare ossessivi!!!) le ceneri non si muovono dal crematorio se non si sa con precisione da chi saranno prese in custodia e dove andranno, poichè ogni trasporto mortuario (di salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri) è soggetto alla regola della tipicità. Per il trasporto delle ceneri (Art. 80 comma 5 DPR n.285/1990) non occorre l’autofunebre nè, tantomeno, il personale necroforo di un’impresa funebre, lo stesso affidatario, pertanto, può esser titolare del decreto di trasporto. Ovviamente, egli, anche se privato cittadino agisce in qualità di incaricato di pubblico servizio ai sensi dell’Art. 358 Codice Penale e risponde penalmente di eventuali smarrimenti, sottrazione o sversamento accidentale delle ceneri ai termini dell’Art. 411 Codice Penale. L’affidatario deve rispettare le norme contenute nell’atto di affido (si veda, anche l’allegato 6 alla Delibera Regione Lombardia n.20278 del 21 gennaio 2005); inoltre dovrà:

    1) realizzare presso il domicilio dove verranno conservate le ceneri un colombario (teca, vano, nicchia muraria, piccolo tabernacolo…) delimitato e chiuso, capace, così di assicurare l’urna cineraria da gesti empi e di profanazione ai sensi dell’Art. 80 comma 3 DPR n.285/1990, dell’Art. 343 Regio Decreto 27 luglio 1934 n.1265, il quale, in quanto Legge è una fonte di diritto di rango primario rispetto al regolamento nazionale ed alle stesse norme regionali (le caratteristiche tecniche dell’urna sono stabilite dalla Circ.Min. 24 giugno 1993 n.24 e dall’Art. 2 comma 1 lettera e) D.M. 1 luglio 2002 adottato ai sensi della Legge n.130/2001.

    2) Permettere l’accesso alle autorità comunali di polizia mortuaria (vigilanza sanitaria, addetti comunali inviati dall’ufficio di polizia mortuaria) per la verifica (random, a campione, periodiche…) sullo stato di conservazione dell’urna. Eventuali trasgressioni, se non si sconfina nel Penale, al regolamento nazionale di polizia mortuaria (DPR n.285/1990) o al Testo Unico Leggi Sanitarie (Regio Decreto n.1265/1934) sono sanzionabili ai sensi dell’Art. 358 Regio Decreto n.1265/1934 oppure dell’Art. 77 Legge Regionale Lombarda n. 33/2009, se la violazione interessa norme regionali. Eventuali infrazioni al regolamento comunale di polizia mortuaria (di cui ogni comune deve dotarsi giusta il combinato disposto tra il Regio Decreto n. 2322/1865, l’Art. 345 Regio Decreto n.1265/1934, e soprattutto l’Art. 117 comma 6, III Periodo Cost, così come riformulato dalla Legge Costituzionale n.3/2001) sono punite dall’Art. 16 Legge n.3/2003.

    3) Consentire ai parenti (anche se…serpenti) del defunto l’esercizio del diritto secondario di sepolcro, ossia il potere di render visita al defunto per il compimento di atti votivi e di suffragio. Mi spiego meglio: se io sono affidatario delle ceneri del mio defunto padre, casa mia, ancorchè domicilio privato, assurge ad una dimensione pubblica, siccome pubblica è la funzione degli spazi sepolcrali (Art. 824 Codice Civile) quindi quella balorda di mia sorella (con cui ho litigato a morte, proprio per l’eredità, è legittimata ad entrare tutte le domeniche a casa mia, magari quando c’è il GP di Formula1, anche se la prenderei a calci…nel fondoschiena, per porgere una rosa dinnanzi alle ceneri di papà. Mi verrà la gastrite…ma questa è La legge e nella polizia mortuaria l’interesse privato soccombe dinnanzi a quello pubblico, siccome la morte è pur sempre un fatto sociale e collettivo.

    Provvedere, a proprie spese, al “rimpatrio” dell’urna in cimitero in caso si voglia rinunciare all’affido.

    *********

    L’affido, ossia l’uscita dal circuito cimiteriale, vale solo per le ceneri (Art. 343 Regio Decreto n.1265/1934, Art. 3, comma 1 lettera 3) Legge n.130/2001) e non per le ossa, sono, pertanto, oggetto di affido solo le urne cinerarie, e non le cassette ossario di cui all’Art. 36 DPR n.285/1990. Cadaveri, ossa, ceneri, resti mortali possono certamente esser deposti fuori dei cimiteri, ma si tratterebbe della cosidetta “TUMULAZIONE PRIVILEGIATA” (di cui a: Art. 341 Regio Decreto n.1265/1934, Art. 105 DPR n.285/1990, Art. 28 Reg. Reg. Lombardia n.6/2004). Illuminate ed, a dir poco profetica, fu la sentenza Consiglio di Stato, Sez. I, 24 maggio 1938 n. 515 di cui si riporta la massima:

    ” La regola, stabilita dall’art. 340 T.U. 27 luglio 1934 n. 1265 della obbligatorietà di seppellire i cadaveri nei cimiteri, ha carattere generale ed assoluto e non si può ad essa derogare se non per esplicita disposizione di legge; pertanto, è da ripudiarsi il principio secondo il quale i resti mortali delle persone decedute da oltre un decennio possono equipararsi, per il trasporto e la conservazione, ai residui della cremazione: tale principio urterebbe anche col disposto dell’art. 343 secondo comma T.U. cit., il quale esige che la cremazione sia completa perché le ceneri possano trovare sede altrove, che nei cimiteri; se dovesse attuarsi il concetto che le ossa umane dopo dieci anni o più dal seppellimento possano essere trasportate e definitivamente sistemate fuori dei cimiteri, questi perderebbero il carattere che la legge ha voluto loro imprimere; l’art. 340 avrebbe valore limitato nel tempo, il che è escluso dalla lettera della legge”.

    Naturalmente le ossa possono esser cremate e, come ceneri, date in affido (in via interpretativo/estensiva Art. 14 comma 4 Reg. Reg. Lombardia n.6/2004. In questo caso, in effetti, non esiste una norma positiva, nemmeno a livello tariffario (D.M. 1 luglio 2002) ma si applica, per analogia, la stessa procedura per la cremazione non massiva, ma individuale dei resti mortali (esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo) così come, tra l’altro, enunciata dal paragrafo 6 della Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n.10

    *********

    In Lombardia, l’istituto della dispersione in natura delle ceneri è regolato dall’Art. 13 del Regolamento Regionale n.6/2004, il quale, sostanzialmente, rimanda al testo della Legge n.130/2001. LO spargimento delle ceneri fuori del recinto cimiteriale, proprio perchè è una destinazione atipica (almeno nella nostra cultura) e delocalizzata, confliggente, quindi, con l’identificazione del sepolcro (Jus Eligendi Sepulchrum) ai fini della pietas (il culto dei morti) non è surrogabile da terzi proprio perchè è di sola elezione da parte del De Cuius (ovviamente quando questi sia ancora in vita). La dispersione non autorizzata dall’Ufficiale dello Stato Civile sulla base della volontà del De Cuius, costituisce pur sempre la fattispecie di reato di cui all’Art. 411 Codice Penale.
    E’indispensabile, per procedere alla dispersione, una manifestazione di volontà univoca ed assoluta del diretto interessato, tramite scheda testamentaria o iscrizione ad apposita società cremazionista.

    Le ceneri possono anche esser sparse nel cosiddetto “Giardino delle Rimembranze (è un dispersoio a cielo aperto, ma individuato, pur sempre, all’interno del perimetro cimiteriale, costituito da un area verde all’uopo attrezzata con piante, cespugli, sentieri, corsi d’acqua. Esso è previsto dall’Art. 10 del Reg. Reg. Lombardia n.6/2004. Una sistemazione “residuale” per ceneri non richieste per una sepoltura dedicata (cioè in sepoltura privata data in concessione) o per la dispersione (in nautura o in giadino delle rimembranze) è la dispersione (in modo promiscuo ed indistinto) nel cinerario comune di cui all’Art. 80 comma 6 DPR n.285/1990 ed all’Art. 10 Reg. Reg. Lombardia n.6/2004. La dispersione in cinerario comune è eseguita sia su manifesta volontà degli aventi diritto (il de cuius in primis, poi il coniuge, e via via tutti i congiunti sino al sesto grado di parentela) sia come trattamento inerziale (nessuno degli aventi titolo si pronuncia per tempo anche ai sensi dell’Art. 13 Comma 5 Reg. Reg. Lombardia n.6/2004 e dell’Allegato 5 Delibera Reg. Lombardia n.20278/2005, disinteresse dei soggetti legittimati, o irreperibilità degli stessi).

  85. tiziana

    Buon giorno, vorrei chiedere qualche informazione sulla seguente questione:
    Mio padre morto nel 1959 è stato sepolto in terra al cimitero monumentale.
    Quando passati gli anni c’è stata l’esumazione i suoi resti in una cassettina sono stati messi in un colombario dove c’era la bara di mia nonna.
    Ora la consessione trentennale del colombario è in scadenza e per rinnovarla hanno chiesto una cifra piuttosto alta.
    Vorrei chiedere se e quali leggi ci sono per poter disporre l’eventuale cremazione della nonna ed il trasporto delle ceneri presso l’abitazione della figlia da Milano a Cesano Maderno.
    Per quanto riguarda invece la cassettina con i resti di mio padre, si rende necessaria la cremazione o posso portarla presso la mia abitazione in Milano?
    Nel caso si volessero disperdere le ceneri privatamente che regole bisogna seguire?
    Grazie in anticipo per la vostra consulenza.

  86. alina

    E’ stata fatta la richiesta di aprire un’urna cineraria che è stata affidata ai familiari per verificarne il contenuto, poichè a seguito delle vicende avvenute presso il forno crematorio di Massa, i familiari avvertono all’interno dei rumori come sassi e quindi avendo dei dubbi sul contenuto, chiedono di pter verificare.
    Si chiede se sia possibile procedere all’apertura dell’urna ed eventualmente come procedere. Grazie

    1. Redazione Autore articolo

      E’ del tutto normale che vi siano elementi solidi all’interno di un’urna: ad es. l’elemento identificativo non termo deperibile (metallo particolare o refrattario), ma anche parti di ossa calcinate che si sono fuse con zinco durante la cremazione. Nel caso di cremazione di resti mortali derivanti da esumazione parti di terreno che permangono attaccate al feretro al momento dell’inserimento possono cuocersi (ad es. argilla) e si determinano elementi rigidi talvolta inclusi a ceneri.
      Raro è il caso che chiodi o protesi non siano stati totalmente asportati prima dello sversamento delle ceneri nell’urna.
      Per cui già questi sono elementi di rassicurazione per i familiari.

      Più complessa è la questione dell’apertura dell’urna.
      Se cioè i familiari hanno la netta sensazione che vi possano essere stati fatti che configurino reato non resta altra soluzione se non la segnalazione alla Magistratura e a quel punto è la Magistratura che decide se e come intervenire (e quindi può essere autorizzata l’apertura dell’urna cineraria solo dalla Magistratura).

      Invece nel caso ordinario, cioè se non vi è la percezione che possa essere stato commesso un reato, la questione non è regolamentata a livello statale e nemmeno regionale, salvo il fatto che l’urna debba permanere sigillata e con la identificazione del contenuto.
      La norma prevede che l’urna sia sigillata a cura del gestore del crematorio e quindi il sigillo è proprio di chi ha compiuto la cremazione.
      Non è previsto il caso, possibile, ad es. di cambio dell’urna cineraria per un successivo trasporto internazionale, per rinvenimento postumo di scritto del de cuius che voleva la immersione in mare (e quindi con necessità di particolare urna), o ancora per trasferimento di urna in regione che preveda obblighi specifici per la inumazione di urna (vi sono regioni che obbligano ad avere urna biodegradabile e altre esattamente il contrario, per inumarla).
      Dal punto di vista logico quel che conta è che nella verifica del contenuto di un’urna cineraria o nello sversamento dell’intero contenuto dell’urna in un altro contenitore, siano poi realizzate le condizioni stabilite dalla legge e da un soggetto titolato. Quindi sigillatura e scritte esterne riguardanti la identificazione del defunto.
      Ma la legge tace sul caso e soprattutto sul nuovo soggetto titolato. Pertanto l’unica soluzione può essere trovata in sede locale con una norma regolamentare

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