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La constatazione di morte in Lombardia è una prassi ancora legittima? — 7 commenti

  1. Il decesso di ogni persona è visto dalla società come un evento di tale importanza che la sua documentazione è ampia e minuziosa e coinvolge diverse figure e più uffici.

    Il primo atto che deve essere compiuto in occasione del decesso di una persona è la dichiarazione o l’avviso di morte ai termini dell’Art. 72 DPR n. 396/2000.

    In questo processo il medico ha funzioni esclusive (di tipo diagnostico) o può essere coinvolto come chiunque altro.

    Il medico che viene a conoscenza del decesso può essere chiamato a fare la dichiarazione nella sua veste di familiare, di responsabile o di persona informata (paragrafo 2.2 Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24); ma ha pure il dovere d’ufficio di dichiarare la morte di un soggetto anche quando abbia motivo di pensare che le persone tenute per legge ometterebbero di inoltrare allo Stato Civile questa informazione essenziale per innescare tutto il meccanismo autorizzatorio della polizia mortuaria (decesso in ambienti sociali o culturali i quali non danno un’adeguata sicurezza sul sostanziale rispetto della norma, tanto più che il DPR n.396/2000 essendo fonte del diritto di rango secondario non può contemplare sanzioni come invece accadeva per il Vecchio Ordinamento di Stato Civile approvato con Regio Decreto n 1238/1939 ora abrogato).

    La dichiarazione di morte, anche se formalizzata dal sanitario con apposita certificazione (è la cosiddetta diagnosi di morte funzionale, per esempio, in molte regioni per autorizzare il trasporto salma a “cassa aperta”) non ha il significato della denuncia secondo la definizione medico-legale, essendo un atto che compete a qualunque persona.

    Inoltre, il valore giuridico della dichiarazione di morte è minimo, giacché l’Autorità Amministrativa (o l’Ufficiale di Stato Civile) che la riceve non attivano alcun procedimento prima di richiedere un accertamento della verità della morte (accertamento necroscopico) che può avvenire, salvo eccezioni particolari previste dalla norma, solo dopo almeno 15 ore dalla constatazione del decesso.

    Al medico che ha prestato assistenza al deceduto spetta la denuncia della causa di morte che va inoltrata al comune entro 24 ore dalla constatazione del decesso (art. 103 TULLSS; art. 1, c. 6 DPR n. 285/1990). Il certificato, redatto su apposito modello dell’ISTAT, è chiamato comunemente scheda ISTAT o scheda di morte. Il Comune trasmetterà poi la scheda all’USL.

  2. “[…omissis] L’atto di morte può essere formato anche immediatamente dopo il decesso, comunque entro le 24 ore dal decesso stesso, sulla scorta di un certificato del medico che sia intervenuto all’occorrenza o della scheda Istat, che – ai sensi dell’art.1, 9 comma, del dpr 285/1995 – ha esclusivamente finalità sanitaria, epidemiologica e statistica. Essa scheda, comunque, deve essere redatta, anche se l’atto di morte sia stato formato in base a un semplice certificato medico che attesti l’avvenuto decesso. Circa il termine di 24 ore per poter rendere la dichiarazione di morte, è stato evidenziato il dubbio sulla cogenza endogena di detta norma nel nostro sistema ordinamentale, dal momento che non è prevista alcuna sanzione in caso di inosservanza. Orbene, è vero che con il nuovo Regolamento dello stato civile è stata eliminata ogni sanzione per le contravvenzioni già previste dal Titolo XII dell’abrogato R.D. 9 luglio 1939, n. 1238, per cui si potrebbe pensare anche di superare il termine in questione atteso che non si intravedono conseguenze invalidanti per l’atto e sanzioni a carico dell’ufficiale dello stato civile, però è pur vero che vi è una norma cogente di azione che stabilisce che l’atto di morte deve essere formato entro le 24 ore dal decesso. Gli uffici pubblici sono tenuti al rispetto delle norme anche quando le stesse non prevedano sanzioni penali o disciplinari. Nei casi in cui, ad esempio, una impresa di pompe funebri sistematicamente disattende detto termine (senza dubbio non perentorio) si suggerisce di segnalare il fatto al Prefetto come Autorità di vigilanza sullo stato civile”.
    Pubblico questo stralcio di un notevole studio sulle procedure di Stato Civile per il Post Mortem pubblicato dal DR. Donato Berloco, in data dicembre 2010 e liberamente reperibile sul web per segnalare come, a giudizio di autorevole dottrina, certa prassi, per altro molto consolidata e legittimante, abbia finito con il rovesciare la tempistica formale di tutti gli adempimenti di polizia mortuaria disciplinati dal Capo I del DPR 10 settembre 1990 n. 285, senza mai dimenticare l’Art. 103 comma 1 Lettera a) del Testo Unico Leggi Sanitarie approvato con Regio Decreto 27 luglio 1934 n.1265. In altre parole sussistono elementi di una qualche isteresi burocratica (leggasi compressione temporale nella consegna del modulo ISTAT) che non vanno giudicati del tutto negativamente, purché vi sia sufficiente chiarezza semantica sulle distinzioni funzionali tra denuncia sulla causa di morte (Scheda ISTAT) e gli altri atti come certificato necroscopico, denuncia o avviso di morte o constatazione di morte i quali, a cascata innescano tutto il “meccanismo” della polizia mortuaria di competenza dello Stato Civile oggi regolato dal Titolo IX del DPR n.396/2000.

  3. Sì, mentre i controlli sul corretto confezionamento del feretro a a cura dell’ASL, di cui al al paragrafo della Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24 erano random, cioè a campione e casuali, oggi le nuove leggi regionali trasferiscono quest’incombenza in capo all’addetto al trasporto di cui all’Art. 23 DPR 285/1990.

    Per ogni trasporto funebre entro o fuori il comune debbono esser verificate:identità del defunto e caratteristiche tecnico costruttive della cassa (vasca e poperchiozincati, valvola depuratrive, spessore delle assi, dispositivo plastico in sostituzione della cassa metallica…) e della sula sigillatura (si pensi ad esempio al caso di infetti).

    Per la Lombardia si applica l’Art. 36 del REg. REg. 9 novembre 2004 n. 6, cos’ come specificato dalle relative circolariesplicative 7SAN del 9 febbraio 2004 21/SAN del 30 maggio 2005.

    A garanzia dell’avvenuto controllo deve esser SEMPRE apposto un sigillo, così anche come ribadito dal REg. REg. 6 febbraio 2004 adottato a modifica dello stesso Reg. Reg. 9 febbraio 2004 n. 6.

  4. Vorrei sapere, se i sigilli in cera lacca e il Verbale di chiusura feretro, vanno fatti anche per i trasporti all’interno dello stesso comune. Grazie

  5. La cosidetta “constatazione di morte”, appare e scompare quase fosse un fiume carsico nel nostro ordinamento ormai purtroppo plurilegislativo di polizia mortuaria.

    Nel Bollettino Ufficiale della Regione Trentino-Alto Adige n. 11/I-II dell’11/03/2008 è stato pubblicato il D.P.P. n. 5-112/Leg. del 12/02/2008, con cui si modifica il D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, per quanto riguarda il territorio della Provincia Autonoma di Trento.

    All’art. 3, del provvedimento, infatti, sotto la rubrica di “Accertamento della morte”, si considera preliminarmente un istituto non presente, almeno terminologicamente, nel D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, cioè la “constatazione di morte”. Si tratta della conseguenza di comportamenti di prassi, variamente presenti, e che trovavano fonte (storicamente) in funzioni dei medici “comunali” (prima del T.U.LL.SS.), cioè della figura dell’ex Ufficiale sanitario, ma che si collocano piuttosto nell’alveo della denuncia della causa di morte di cui all’art. 103, sub a) T.U.LL.SS. (che trova attuazione nell’art. 1 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).

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