Feniof e Federcofit contro la gara della ASL1 di Roma che potrebbe veder vincere la gestione di camere mortuarie ospedaliere da parte di imprese funebri

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Il bando emesso a fine giugno dalla Asl Roma 1 per la gestione delle camere mortuarie di due strutture ospedaliere romane, il San Filippo Neri e il Santo Spirito, secondo la denuncia di Feniof e Federcofit, prevede l’affidamento di un servizio pubblico d’interesse generale – i servizi interni di Polizia Mortuaria: Camere mortuarie, spostamento salme da corsia a deposito – anche ad imprese di onoranze funebri, ovvero ad operatori commerciali, che avrebbero così una “corsia preferenziale” per l’esecuzione del funerale, in un potenziale regime di monopolio. Una situazione grave, tanto da indire una conferenza stampa per sollevare il caso.
Il bando contestato, in netta controtendenza con i principi sanciti da ANAC, Antitrust e diversi DDL di Camera e Senato, è partito grazie a un vuoto normativo. Infatti una sentenza del 2012 del Consiglio di Stato sancisce che in assenza di una disposizione legislativa regionale non si possono escludere operatori funebri dalla partecipazione alle gare per la gestione delle camere mortuarie.
Queste Associazioni delle imprese funebri, in realtà, stanno sfruttando l’indubbia assurdità del bando per premere affinché sia emanata una norma regionale che lo impedisca, semmai con anche altre norme che interessano il comparto. O anche che venga emanata un norma nazionale chiara in proposito.
In proposito è da anni che l’ANAC condanna queste pratiche, come pure l’Antitrust e diverse altre Federazioni di settore, tra cui la SEFIT.

Socrem Pavia: indirizza i propri soci a cremare a Serravalle Scrivia

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Il forno del cimitero monumentale di Pavia ogni tanto si ferma per problemi manutentivi e così il presidente della Socrem, la Società pavese di cremazione, ha preannunciato l’intenzione di siglare un accordo con il gestore del crematorio di Serravalle Scrivia per garantire le creazioni in quel luogo.
Al quotidiano “La provincia pavese”, il presidente della Socrem Pavia ha dichiarato che «L’appalto per il nuovo forno a San Giovannino è bloccato, per una serie di ricorsi al Tar, quindi anche nella migliore delle ipotesi ci sarà da aspettare altri otto mesi perché si possa vedere un impianto nuovo. Molti pavesi, i soci Socrem sono 6mila in tutta la provincia, sceglieranno Serravalle Scrivia e non più a Pavia. Noi, naturalmente, daremo libertà di scelta, ma è evidente che la convenzione che intendiamo firmare renderà vantaggiosa la cremazione a Serravalle. Che comporterà anche una perdita economica per il Comune di Pavia, cui garantiamo entrate per circa 800mila euro l’anno».
L’assessore Giuliano Ruffinazzi, responsabile del Mezzabarba per i servizi cimiteriali, non si nasconde dietro un dito: «Il presidente della Socrem Pavia ha ragione, l’impianto di Pavia è inadeguato. Capisco la sua irritazione, ma i tre ricorsi hanno rallentato il project financing con cui questa amministrazione intende risolvere un problema che si trascinava da almeno dieci anni: l’appalto prevede un impianto completamente nuovo. Io come politico non posso fare pressioni sulla commissione, formata da dirigenti comunali, che deve assegnare l’appalto. So che sono rimaste in gara tre ditte e che pochi giorni fa è stata valutata l’offerta tecnica. Manca solo quella economica»

Ingegnoso sistema per rubare monetine dalla cappella del cimitero di Bolzano

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La Polizia Municipale di Bolzano ha denunciato una bolzanina di 44 anni, sorpresa a rubare le offerte dalle cassettine situate all’interno del cimitero. Erano da poco passate le 20.00 quando gli agenti a bordo di una pattuglia hanno notato una donna scavalcare il cancello del cimitero di Oltrisarco. Dall’esterno gli agenti hanno seguito le mosse della donna, che si è avvicinata alle due cassettine delle offerte situate vicino all’ingresso principale, iniziando ad armeggiare. Con un sistema tanto semplice quanto ingegnoso, aveva introdotto due pezzi di banda metallica, precedentemente smontata da un metro estensibile, all’estremità dei quali aveva attaccato del biadesivo. Attraverso la feritoia era riuscita a recuperare le monete.

E… se manca l’atto di concessione? Quali le possibili conseguenze?

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Traggo spunto da questo curioso fatto di cronaca: http://www.temporeale.info/71193/argomenti/cronaca/gaeta-cimitero-concessioni-pagate-due-volte-comune-restituisce-soldi.html per qualche riflessione su un tema spinoso, soprattutto per i gestori dei nostri tentacolari cimiteri.

Dunque: il problema pare essere sempre lo stesso: in carenza del titolo di concessione perché, magari, smarrito dal privato cittadino, parte integrante del rapporto concessorio, come comportarsi?

Sono legittimi atti ablativi affinché il manufatto cimiteriale rientri nel pieno possesso del Comune per una nuova assegnazione?

Provocatoriamente muovo da questa prima osservazione: i beni cimiteriali, in quanto afferenti al demanio comunale non sono nemmeno usucapibili!

Di norma, ed in linea di massima, una concessione cimiteriale sussiste solamente quando e se, agli atti del Comune, vi sia esemplare autentico del “regolare atto di concessione”, ex Art. 98 comma 1 DPR n. 285/1990, senza il quale si deve parlare d’inesistenza della concessione stessa, da cui deriverebbe un uso “senza titolo” dell’area o dell’edificio tombale , e quindi il sepolcro, in buona sostanza, sarebbe abusivo (in senso tecnico!)

114129972-bf8e39ea-bf02-4e72-b767-4571ffe5d109Quando manchi un titolo formale, secondo i principi generali dell’ordinamento ed ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile dovrebbe esser necessario un accertamento giudiziale ex Art. 2907 Cod. Civile sulla fondatezza del diritto (o presunto tale) rivendicato cui provvede la Magistratura Ordinaria in sede civile, tenderei ad escludere (ma felicissimo di esser smentito!) la competenza funzionale del giudice di pace, perchè lo jus sepulchri ha natura di diritto reale (sui generis), patrimoniale e personale e non rientra pertanto (anche le eccede) tra le materie assegnate ex Art. 7 Cod. Proc. Civile al Giudice di Pace.

Data l’epoca piuttosto risalente la stipula dell’atto di concessione vero e proprio dovrebbe essere stata preceduta da una deliberazione del consiglio comunale di assegnazione dell’area, nonché dall’autorizzazione prefettizia per procedere alla concessione con il conseguente perfezionarsi dell’atto di concessione, il quale, oltretutto, una volta formato, sarebbe stato soggetto al visto di esecutività da parte della G.P.A. (organo oppresso con l’istituzione dei T.A.R. avvenuta con la Legge n. 1034/1971), tutto questo in regime di Regio Decreto n.1880/1942, cioè del regolamento statale di polizia mortuaria vigente in quel periodo storico.

Infine, sia il progetto di costruzione del corpo di loculi sull’area data in concessione, sia quello per eventuali successivi interventi di ristrutturazione o ri-adattamento del manufatto dovrebbero essere stati approvati dal comune (oggi art. 94 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) e, le opere, una volta eseguite , avrebbero, comunque, dovuto esser oggetto sia verifica sulla rispondenza di quanto realizzato con il progetto precedentemente varato, sia di collaudo, quanto meno statico, a rilevanza igienico-sanitaria.

Per altro, non mancano, anzi sono abbastanza diffusi, frangenti e realtà territoriali in cui la tenuta degli archivi presenti condizioni di pesante “sofferenza” ed inadeguatezza, stato di fatto che, senza entrare nel merito delle possibili cause, spesso annose e non solo dovute alla momentanea incuria, costituisce un fattore di criticità, perchè la disponibilità dell’atto di concessione e, quindi, la conoscenza del concessionario, costituisce elemento essenziale per acclarare, in occasione di ciascuna singola richiesta di tumulazione, se il defunto di cui sia richiesto l’accoglimento nel sepolcro abbia titolo ad esservi ammesso ex Art. 102 DPR 10 settembre 1990 n. 285 (soluzione procedimentale che, altrettanto, spesso è poco applicata, generando situazioni, talora, di indebito uso del sepolcro).

All’assenza di atti d’archivio (o di registrazioni tratte dagli atti d’archivio), potrebbe essere sopperirsi, oltre che, ovviamente, con ricerche approfondite nell’archivio del comune interessato (spesso laboriose, specie se l’archivio non sia sempre stato tenuto in modo adeguato), anche con accessi all’Archivio di Stato, in cui potrebbero (es.) essere state riversate, decorsi oltre 40 anni, le copie dell’atto di concessione a suo tempo oggetto di visto da parte della G.P.A. In alcuni casi, potrebbe darsi il suggerimento di avviare le ricerche iniziando dai registri delle deliberazioni del consiglio comunale (che erano tenute in termini tanto più ordinati, quanto più indietro si vada nel tempo), ciò consentirebbe di individuare, oltre al il momento temporale cui restringere le ricerche, anche il concessionario iniziale (c.d. fondatore del sepolcro), operazione da “topi di biblioteca” che favorirebbe le ricerche per le fasi successive, cioè per provare l’eventuale subentro, ossia l’ingresso dei discendenti dell’originario fondatore nella piena titolarità del sepolcro. Ovviamente l’istituto della voltura nelle concessioni cimiteriali opera solo mortis causa, essendo vietato su quest’ultime ogni atto di disposizione per acta inter vivos, stante la sancita demanialità dei beni cimiteriali.

Una volta individuato il fondatore del sepolcro, si definisce “di default”, cioè automaticamente anche l’ambito della famiglia avente diritto alla sepoltura, mentre per il tempo successivo al decesso del concessionario/fondatore del sepolcro dovrebbero esservi stati atti di “subentro”, regolati per altro dal regolamento comunale di polizia mortuaria, considerando come qualora questo istituto non sia stato considerato, né tanto meno esperito dovrebbe concludersi che concessionario sia rimasto quello originario.

Va aggiunto, per quanto riguarda le opere di costruzione del sepolcro e, nel caso, anche per i lavori di ristrutturazione successivi, come non si possa escludere che i relativi atti siano stati oggetto di procedura di scarto dall’archivio comunale, per cui (almeno) dovrebbe essere reperibile il relativo verbale con cui è proceduto allo scarto (DPR n.1409/1963), mentre non possono essere stati oggetto di scarto gli atti di concessione e, sempre che vi siano stati, gli eventuali aggiornamenti dell’intestazione, conseguenti al decesso del concessionario (e, forse, anche dei suoi discendenti), sempre che la procedura di c.d. “subentro” fosse contemplata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

Nel caso in esame, appare evidente come la gestione dell’archivio, localmente, non sia stata del tutto “perfetta” ed inappuntabile (e, come osservato, si tratta di una situazione anche molto diffusa, soprattutto per il pregresso).

In Ultima analisi, se dai registri delle sepolture si evince l’uso (comunque nec vi, nec clam, nec precario, elemento assai arduo da provare) continuata e costante della tomba in questione si potrebbe anche tentare anche la formula dello juris tantum (immemoriale: http://www.funerali.org/cimiteri/ricognizione-sullo-jus-sepulchri-listituto-dellimmemoriale-1172.html) la quale dovrebbe, poi sfociare, dopo adeguata istruttoria, in un atto integrativo/ricognitivo sulla concessione in già essere, avente la forma di determina dirigenziale, adottato, appunto, dal dirigente (Art. 107 comma 3 lett. f D.LGS n.267/2000) di settore dei servizi cimiteriali. Meglio, comunque, percorrere la strada maestra dell’accertamento giudiziale, sostenendo, comunque, l’alea che un giudizio civile pur sempre comporta.

Trapani: avviate estumulazioni massive per 70 loculi a seguito di procedura di decadenza della concessione

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A Trapani una determina dirigenziale ha dato avvio al procedimento di decadenza della concessione cimiteriale di n. 70 loculi.
L’elenco dei loculi, che fa parte integrante del medesimo provvedimento dirigenziale, è pubblicato all’Albo Pretorio on-line ed all’Albo cimiteriale del Comune di Trapani.

I loculi interessati alla procedura di decadenza della concessione si trovano nei Gruppi Sepolcrali economici 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28 e 29.

Per delucidazioni a riguardo rivolgersi agli uffici dei Servizi Cimiteriali, siti in Piazza Cimitero n. 37 – (tel. 0923- 590266 – 568500), che sono aperti al pubblico nei giorni e negli orari di seguito indicati: – il lunedì e giovedì: dalle ore 15,00 alle ore 17,00; il mercoledì: dalle ore 09,00 alle ore 13,00.

A San Paolo in Brasile, si privatizza la gestione di cimiteri e crematorio

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Nell’ambito del “Plano Municipal de Desestatizacao”, avviato dal sindaco di San Paolo (Brasile) Joao Doria al momento del suo insediamento, la città sta attraversando la più grande fase di privatizzazione della sua storia, realizzata attraverso la messa in vendita del patrimonio immobiliare pubblico e l’affidamento ai privati della gestione di svariati servizi pubblici locali.

Tra i servizi privatizzati anche la concessione per la gestione dei 29 terminal di autobus e dei 16 mercati comunali e infine la concessione riguardante i 22 cimiteri e un crematorio comunale.

Napoli: a rischio chiusura per protesta i servizi cimiteriali di Napoli

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Nel giorno di San Gennaro i cimiteri restano chiusi a Napoli a causa dello sciopero dei lavoratori svoltosi ieri domenica 17 settembre 2017 e in previsione anche epe rilasciato prossimo martedì, giorno in cui ricorre la festività del santo patrono di Napoli.
Gli undici cimiteri napoletani resteranno chiusi dalle ore 7.00 alle ore 10.00 per un’assemblea sindacale organizzata dalla funzione pubblica della Cisl.
Oltre ai cimiteri si fermerà anche per l’obitorio del II Policlinico e i servizi della polizia mortuaria. L’assemblea era stata già prevista lo scorso fine settimana anche se l’Amministrazione aveva chiesto di rinviare per aprire un tavolo di confronto con i cimiteriali.
Si attendono i risultati di un incontro dell’assessore con i vertici sindacali, convocato per oggi, nel tentativo di scongiurare la chiusura anche per il giorno del Patrono di Napoli.

Temporaneamente chiuso a Napoli il famoso cimitero delle Fontanelle

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L’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli ha dato notizia che l’accesso al Cimitero delle Fontanelle è stato temporaneamente interdetto per motivi di sicurezza, per il distacco di ‘pezzame di tufo’ caduto sul piano di calpestio dell’ingresso.
I tecnici del Comune sono tempestivamente intervenuti ed i lavori di messa in sicurezza sono già in corso.
Non è la prima volta che l’ossario del rione Sanità è costretto a chiudere per motivi di sicurezza. Le antiche cave di tufo, riaperte al pubblico dal 2006, sono infatti molto sensibili alle piogge.

Due addetti cimiteriali a Catania presi a botte da visitatori

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Il sindaco di Catania Enzo Bianco denuncia l’episodio accaduto del cimitero di via Acquicella, dove due addetti della Multiservizi sono stati presi a bastonate da persone che non volevano uscire:
«Un nuovo, grave, inaccettabile episodio di violenza verso dipendenti comunali che volevano far rispettare le regole. A seguito dell’allerta meteo che segnalava il rischio di fortissimi venti anche a Catania, con possibilità di caduta rami – spiega il sindaco – ho emesso un’ordinanza per la chiusura nel pomeriggio di ieri dei parchi cittadini e del cimitero. Proprio lì due dipendenti che stavano facendo rispettare la disposizione sono stati selvaggiamente aggrediti da alcune persone che non volevano uscire».
Continua Bianco: «Spero che anche stavolta i responsabili siano individuati. E’ difficile far rispettare le regole nella nostra città. Una minoranza arrogante e incivile resiste e reagisce ma con l’aiuto delle forze di polizia e della magistratura ce la faremo».

Ossario cimiteriale usato impropriamente come discarica

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Nel cimitero comunale di via Mezzanotte a Cassino, nella frazione di Sant’Angelo in Theodice, è spuntata all’improvviso una discarica di materiali funerari all’interno dell’ossario.
In particolare resti di bare, lapidi ed altri rifiuti che sarebbero stati illecitamente smaltiti all’interno dell’ossario da operai di ditte edili.
Ad accorgersi del fatto sono stati alcuni cittadini che hanno segnalato l’episodio e provveduto a presentare anche un esposto alla Procura della Repubblica di Cassino.
L’ossario è un’area chiusa per accedere alla quale è necessario avere la disponibilità delle chiavi.
L’Amministrazione comunale ha sospeso in via cautelare il custode del cimitero, che non avrebbe assicurato, come doveva, il controllo del cimitero a lui affidato.
Sono in corso accertamenti per stabilire chi ha illecitamente scaricato quei rifiuti nel cimitero santangelese.

Cremazione e Legge n. 130/2001: quando il dichiarante è impossibilitato…a dichiarare dinnanzi all’Ufficiale di Stato Civile.

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Cara Redazione,

Nel mio comune (Regione Lombardia) l’anno scorso una donna é stata uccisa dal proprio marito…l l’ennesimo caso di efferato femminicidio!

La spoglia mortale è stata provvisoriamente tumulata in un cimitero milanese, i genitori ora, peraltro molto anziani, vorrebbero procedere a cremazione, considerato che tale intendimento era già stato manifestato in vita dalla defunta per il proprio post mortem

Il Giudice Indagini preliminari , così come il Procuratore della Repubblica hanno, ex art. 116 comma 1 D.Lgs 271/1989, rilasciato il nulla osta espressamente per cremazione in quanto il cadavere non è sottoposto ad ulteriori indagini di carattere giudiziario.

L’uxoricida vanta tuttora i diritti derivanti dal rapporto di coniugio in quanto seppur già richiesta dagli avvocati di parte, la decadenza di tali diritti non é ancora stata pronunciata.
In tale situazione il processo verbale di cremazione spetterebbe al marito che, recluso in casa circondariale di B. ha per ora ancora la residenza in altro Comune sempre della Regione Lombardia.

A quale Ufficiale dello Stato Civile, allora, spetta raccogliere la dichiarazione di volontà di cremazione? Sentito il Comune di B., sede dell’istituto di pena, i colleghi non ritengono di essere competenti in quanto il dichiarante non é un loro residente, il decesso non é avvenuto in tale città e ne’, considerato che siamo in presenza di autorizzazione alla estumulazione straordinaria per cremazione, la salma e’ sepolta in B.

Mi potete gentilmente chiarire di chi sia la titolarità territoriale ad accordare la prefata autorizzazione?

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01Risposta: Per risolvere positivamente il problema ci si potrebbe appellare alla circolare n. 21/san/2005 D.G. Sanità Lombardia, che al paragrafo 3 stabilisce appunto:
3. Cremazione, dispersione e affidamento delle ceneri (artt. 12, 13 e 14 Reg. Reg. 9 novembre 2004 n. 6).

“In conformità alla legge 30 marzo 2001, n. 130 (“Disposizioni in materia di cremazione e dispersione delle ceneri”), l’art. 12 del r.r. n. 6/2004 prevede che l’autorizzazione alla cremazione venga rilasciata dall’Ufficiale di stato civile previo accertamento della volontà del defunto o degli aventi titolo. Il Comune stabilisce autonomamente le modalità organizzative necessarie a garantire, anche in capo a chi è oggettivamente impossibilitato a spostarsi, il diritto a rilasciare la dichiarazione.
Con riferimento all’art. 3, c.1, lett. b, n. 3 della legge 130/2001, si precisa che, nel caso i cui l’Ufficiale di stato civile del Comune di residenza degli aventi titolo, situato in Regione diversa dalla Lombardia, rifiuti di verbalizzare la dichiarazione, il Comune in cui è avvenuto il decesso dovrà accettare, in luogo del processo verbale, un atto notorio o una dichiarazione sostitutiva dello stesso”.

Spetta unicamente al Comune quindi stabilire le modalità organizzative necessarie. Una soluzione potrebbe essere quella suggerita dal 2° comma dello stesso paragrafo 3, considerando alla stessa stregua le difficoltà originate dal rifiuto dell’Ufficiale di Stato.Civile. extra-Lombardia e la difficoltà a spostarsi di chi si trova in stato di reclusione.

Anche tra la più autorevole dottrina, però, sussistono pareri difformi e, forse, inconciliabili.

Ad avviso di Graziano Pellizzaro (esponente di rilievo di A.N.U.S.C.A., ed autore del pregevole blog: http://studiopelizzaro.blogspot.it/search/label/Quesiti%20risolti) “[…] in alternativa si potrà raccogliere la dichiarazione del marito mediante processo verbale dell’Ufficiale di Stato Civile che dovrà recarsi presso il carcere. Chiaramente l’Ufficiale di Stato Civile dovrà essere quello di B., per competenza geografica”.

A conclusioni assai diverse e, quasi, diametralmente opposte, approda Sereno Scolaro (sul forum di www.enti.it), nell’esame di un caso analogo: secondo la sua opinione, in ogni caso, l’Autorità Comunale non agisce se non all’interno degli uffici comunali (vi é, peraltro, un solo caso in cui i poteri comunali, nella specie l’Ufficiale dello stato civile, è legittimato ad attivarsi al di fuori della casa comunale, per di più assistito dal segretario comunale, cioè quello previsto dall’art. 110 Cod. Civile, non pertinente alla materia trattata).

Non rimane, allora, rimedio, se non un riferimento, d’obbligo, alle procedure generali per determinate attività aventi rilevanza pubblicistica, come l’autenticazione della sottoscrizione, cioè il rinvio alla L. 16/3/1913, n. 89 (Legge sul notariato), oppure si potrebbe anche esperire un richiamo alla circolare del Ministero dell’interno n. 37 del 1/9/2004, pur nella sua intrinseca debolezza (al punto da ‘nascondersi’ dietro un parere del Dipartimento per la funzione pubblica che ha, evidentemente, obliterato la natura di atto di disposizione , immaginando come non sia l’esercizio di una potestà quanto la rappresentazione (?) di una volontà espressa solo verbalmente dal de cuius) …. Tralasciando altre valutazioni sulla congruenza di tale circolare, essa é stata emanata, pur con tutti i suoi limiti, e ciò va tenuto sempre in debita considerazione.

Operatori celle mortuarie ospedale Verona: 4 arresti

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Sono quattro gli arrestati per concussione e associazione a delinquere tra gli operatori in servizio alle celle mortuarie dell’ospedale di Verona. Pretendevano soldi da titolari di imprese funebri per avere la garanzia che le salme venissero sistemate e rese presentabili ai parenti.
L’operazione ha coinvolto personale in servizio al quale è stato notificato il provvedimento.
Le forze dell’ordine procederanno nei prossimi giorni all’arresto degli altri operatori attualmente in ferie e in quiescenza.
Al momento in manette sono finiti: Davide Franchini, 47 anni, Marco Dal Dosso, 52 anni, Romolo Risegato, 64 anni, e Alberto Colombini, 59 anni.
L’operazione, avviata al seguito di una segnalazione alla Procura da parte dell’azienda cui sono seguiti ulteriori esposti da parte di altri soggetti, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona in stretta collaborazione con la direzione dell’Aoui di Verona e ha visto il coinvolgimento della Sezione della Polizia Giudiziaria e della Polizia Municipale di Verona.

Ritrovate 400 sepolture in fossa comune riconducibile ad un orfanotrofio scozzese

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Secondo i primi dati diffusi dalle autorità sarebbero almeno 400 i corpi dei bambini rinvenuti nel cimitero a Lanarkshire, nei pressi di quella che era un orfanotrofio (lo Smyllum Park di Lanark) una volta gestito da suore cattoliche, le Daughters of Charity of St Vincent de Paul.
Un analogo ritrovamento è avvenuto a marzo 2017 a Tuan, in Irlanda, anche se in questo caso i cadaveri senza nome risultarono essere circa 800.
L’istituto scozzese, sorto per dare una casa a bambini in condizioni disagiate, aprì nel 1864 e chiuse nel 1981. Più di 11mila bambini furono ospiti dell’orfanotrofio, in quel lasso di tempo.
Gli archivi rivelano che la maggior parte delle morti sarebbero da ricondurre a cause naturali, principalmente malattie come la tubercolosi, la polmonite e la pleurite. Circa un terzo delle vittime avevano meno di 5 anni, e la maggior parte dei decessi avvenne tra il 1870 e il 1930.

A Benevento si vuol far chiarezza sulla gestione delle camere mortuarie cittadine

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Il presidente dell’Associazione IO X Benevento, Giuseppe Schipani, ha protocollato presso l’Ospedale Sacro Cuore Fatebenefratelli e presso l’Azienda Ospedaliera G. Rummo, una richiesta di accesso agli atti per conoscere le aziende che si occupano della gestione del servizio funebre all’interno delle strutture pubbliche, i requisiti abilitativi delle imprese operanti così come richiesti dalla Legge Regionale n°. 7/2013, tutta la documentazione inerente alla eventuale procedura di affidamento dell’incarico alle aziende operanti, e tutti gli atti prodotti relativi alla gestione delle camere mortuarie.

Ad annunciarlo è lo stesso Schipani che spiega: “Il servizio funebre è un’attività molto delicata che l’impresa esercita mediante un approccio in un momento di significativa sofferenza emotiva a carico dei familiari che subiscono perdite, spesso anche premature. Tali condizioni impongono di garantire e assicurare un profilo umano e professionale degli operatori impeccabile che tenga conto della più alta forma di sensibilità, di rispetto e non delle capacità di adescamento e accaparramento degli operatori che con scaltrezza cercano di imprimere un’azione commerciale in un contesto particolare e a fronte di un interlocutore debole e sofferente che in quel momento non è attento e concentrato perchè evidentemente ha il cuore a pezzi. Questa subdola procedura pare sia stata già messa a conoscenza delle Autorità Giudiziarie qualche mese fa, in particolar modo, sarebbe opportuno capire se tali aziende operanti rispondono ai requisiti abilitativi previsti dalla normativa vigente e come mai viene consentita una chiarissima connivenza tra pubblico e privato.

L’associazione Io X Benevento, peraltro, sta procedendo – conclude – anche ad un’altra verifica che sta interessando la gestione del cimitero comunale, i servizi che vengono erogati e tutti i relativi atti. Il presidente, Giuseppe Schipani, ha apprezzato la cortese disponibilità e sensibilità del Dirigente, architetto Castracane, con il quale ha avuto una serena e proficua interlocuzione per fissare un incontro utile per discutere e affrontare la questione e verificare se il comune di Benevento ha applicato e si è adeguato alla Legge Regionale N. 7 del 25 Luglio 2013 che disciplina le attività funerarie”.

A Cosenza partono le esumazioni massive

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La direzione degli uffici cimiteriali del Comune di Cosenza avvisa che da martedì 12 settembre 2017 al Cimitero cittadino di Colle Mussano inizieranno le esumazioni ordinarie di tutte le salme interrate nei campi comuni nel 2007 e anni precedenti.
I resti rinvenuti saranno depositati in cassette di zinco che verranno successivamente tumulate in loculi ossari.
I cittadini che fossero interessati al recupero dei resti di familiari possono rivolgersi alla direzione del Cimitero al numero telefonico 094/26928.

Bologna: nuova sala autopsie e riscontri diagnostici al Sant’Orsola

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Una nuova Sala per le autopsie giudiziarie e i riscontri diagnostici e il nuovo laboratorio di Anatomia patologica, sono stati inaugurati il 5/9/2017 al padiglione 18 del Policlinico di Sant’Orsola, di Bologna. Lo annuncia una nota dell’Ateneo del capoluogo emiliano.
Dotata di tutte le strumentazioni necessarie e di un sistema di comunicazione e protocolli tecnici per garantire l’adeguatezza dei percorsi nel rispetto delle formalità di legge, la nuova sala settoria nasce da un accordo tra Università di Bologna, Policlinico di Sant’Orsola, Procura della Repubblica di Bologna, Comune di Bologna e dalla Società Bologna Servizi Cimiteriali, con la finalità di restituire all’Autorità Giudiziaria elementi utili per la ricerca della verità.
Sempre più spesso – si sottolinea – l’attività necroscopica non si limita all’esecuzione della classica autopsia, ma implica una stretta collaborazione con la Medicina del Lavoro nel campo degli infortuni e delle malattie professionali, oltre che con l’Anatomia Patologica, la Genetica e la Cardiologia (nei casi, ad esempio, di morte improvvisa di persone di giovane età). Anche gli esami radiologici e la cosiddetta necroradiologia sono oggi indispensabili per lo studio del cadavere, specialmente nei casi di omicidio.

Una capretta crea scompiglio al cimitero di Pinerolo

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Ha tenuto in scacco il cimitero per cinque giorni, poi alla fine è stata catturata e restituita al proprietario.
Ma è stato necessario chiudere il camposanto di Pinerolo, nel Torinese, per dare la “caccia” a una capretta che da qualche giorno vagava tra le tombe tra la curiosità della gente e la preoccupazione di alcuni.
La chiusura è stata decisa dal sindaco per evitare che l’animale, magari spaventato, potesse ferire i visitatori.
Il quinto giorno, il proprietario della capra, un veterinario e altre persone si sono messe al lavoro per catturare l’animale, ma l’impresa non si è rivelata semplice.
“Abbiamo messo delle reti e delle esche preparate col sale” ha spiegato un veterinario.

Le cause estintive delle concessioni cimiteriali: l’ABBANDONO AMMINISTRATIVO.

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Si consiglia preliminarmente la consultazione di questi due link propedeutici all’argomento sviluppato qui di seguito:
(http://www.funerali.org/cimiteri/le-cause-estintive-nel-rapporto-concessorio-il-fattore-temporale-46074.html).
(http://www.funerali.org/cimiteri/lo-stato-di-abbandono-del-sepolcri-percorsi-giurisprudenziali-e-regolamentari-di-definzione-45924.html)

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L’art. 4 comma 4 del regolamento regionale emiliano-romagnolo 23 maggio 2006 n. 4 ci offre lo spunto per qualche riflessione critica e… “di sistema”, questa disposizione, difatti, è sicuramente implementabile anche in altre realtà territoriali, pure recependola nella semplice regolamentazione comunale, nelle more, dunque, di una specifica normazione regionale in materia funeraria.

Con esso, infatti, si introduce, con precisione quasi chirurgica, una soluzione al problema della perpetuità (o della lunga, quasi eccessiva, durata) delle concessioni cimiteriali. Difatti viene definito come l'”abbandono amministrativo” di una tomba quello stato di fatto che è determinato dall’essere trascorso almeno un ventennio dalla data della morte (e non di sepoltura in quel particolare sepolcro) dell’ultimo concessionario avente diritto.

Tale situazione configura la concreta possibilità per il Comune di pronunciare la decadenza (o l’estinzione? Figura giuridica concettualmente diversa ma che conduce ai medesimi esiti, con il Comune che rientra in possesso dell’edificio funerario) della concessione e conseguentemente il recupero ed il riutilizzo del manufatto per nuove sepolture.

Il regolamento comunale delineerà le procedure, nel dettaglio, per la traslazione di cadaveri, resti mortali, ceneri ed ossa in sepoltura comunale (che può anche essere individuata in campo comune, ossario e cinerario comune).

La questione è di grande rilevanza per le notevoli implicazioni che ne derivano, tra le quali una finalmente chiara normativa regolamentare comunale per individuare il concessionario avente diritto (originario o quelli avvicendatisi nella titolarità per effetto di subentro o successione mortis causa legittima o testamentaria). Le concessioni perpetue, notoriamente, non sono soggette ad atti ablativi ex art. 92 comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 (http://www.funerali.org/cimiteri/la-revoca-delle-concessioni-330.html).

Dobbiamo sempre rammentare e ribadire la radicale differenza tra la caducazione del rapporto concessorio ed estinzione della famiglia, l’ultima ipotesi nasce dallo spirare della funzione per esaurimento dei soggetti destinatari di essa.

Si ha la scomparsa della famiglia, con rinvio al criterio meramente cronologico del decorso di 20 anni dalla morte (si badi, non dalla sepoltura) dell’ultimo concessionario avente diritto, cioè anche quando tale persona sia stata collocata in altro sepolcro.

Si tratta di un elemento essenziale da conoscere, in quanto l’ultimo concessionario avente diritto, potrebbe lasciare persone ancora in vita che siano prive della qualità di concessionario (http://www.funerali.org/cimiteri/voltura-della-concessione-disgiunta-dallo-jus-sepulchri-i-possibili-effetti-distorsivi-rispetto-al-normale-sigificato-di-cessione-di-un-diritto-reale-48121.html), ma detengano ancora diritti personali di jus sepulchri passivo; così il compimento del termine ultimo travolge anche il loro diritto di sepolcro, quale diritto (nei fatti, mera aspettativa legittima) personale.

Qui si riafferma con grande evidenza il dilemma annoso circa la posizione del concessionario, degli istituti regolatori di un qualche subentro (http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html), della “qualità” dello stesso, che vanno affrontati e risolti all’interno del Regolamento comunale di polizia mortuaria, quest’ultimo, sempre di più, assume la veste di strumento fondamentale per ogni programmazione di buon governo cimiteriale, ma anche per la tutela dei diritti dei concessionari.

Pur in presenza di questa dirimente centralità del Regolamento comunale di polizia mortuaria, uno schema di riforma statale del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 (che, come già indicato, è stato poi abbandonato, per impulsi di vario ordine, nei primi anni del 2000) avrebbe individuato tra soggetti aventi diritto le persone fisiche che per successione legittima o testamentaria fossero state titolari di una quota di concessione.

Si trattava, forse, di un’impostazione che si appoggiava sulla visione ereditaria, sostanzialmente abbastanza “patrimonialistica”, e dunque anacronistica, del sepolcro, inteso come “oggetto” attorno a cui ruotano suprattutto diritti reali (e non anche personalissimi), concezione che, come largamente noto, interviene e si reifica solo quando il sepolcro privato abbia assunto carattere ereditario, rispetto a quello familiare originario.

In effetti, storicamente, i sepolcri privati nascono come tombe familiari, per le quali la titolarità della concessione e gli jura sepulchri da essa scaturenti sono disciplinati dall’atto di concessione e dal Regolamento comunale di polizia mortuaria.

Il sepolcro familiare cessa di essere tale, smarrendo, così, la sua primitiva natura, quando vengano ad esaurirsi i prefati soggetti appartenenti ad un nucleo famigliare,e si tramuta in ereditario, se vi siano eredi, ma non più persone facenti parte dlla famiglia del concessionario, fondatore del sepolcro (o, comunque, di persona (o persone) avente/i la qualificazione di concessionario) (cfr.: da ultimo: Consiglio di Stato, sez. 5^, sent. n. 1081 del 16 marzo 2016, nonché ex plurimis almeno a partire da Corte di Cassazione, Sez. 2^ civ., sent. n. 5015 del 29 maggio 1990, omettendosi, per ragioni di brevità l’ampia, e sostanzialmente uniforme, ed ormai consolidata serie di pronunce, tanto da parte della giustizia civile quanto da quella amministrativa).

Assodata ed individuata tale qualità di fondatore primigenio del sacello gentilizio, la trasmissione dei diritti, dei doveri e degli atti di gestione connessi alla concessione ed al suo uso, a questo punto, dovrebbe seguire le comuni regole di successione per il trapasso del patrimonio, e costituirebbe una limite che rischierebbe di rendere difficilmente esperibile, o addirittura di inficiare, la soluzione dell’abbandono amministrativo, siccome bisognerebbe preventivamente sincerarsi del venir meno della famiglia, in tutti i suoi rami, attraverso complesse ricerche anagrafiche la transizione, o trasformazione, del sepolcro da famigliare (gentilizio) in ereditario e, quindi, l’assenza di eredi di quota di concessione, anche solo a fine di obbligazione manutentiva ex art. 63 D.P.R. n. 285/1990 (http://www.funerali.org/cimiteri/la-manutenzione-dei-sepolcri-ex-art-63-dpr-n2851990-927.html) (a prescindere dall’eventuale titolarità dello jus sepulchri o del fatto che sussistano soggetti i quali ne dispongano senza, per questo, essere diretti eredi del concessionario http://www.funerali.org/cimiteri/eredi-o-discendenti-283.html).

Su questa sciarada potrebbe pure innestarsi una variabile subordinata ed “impazzita”, ad esempio: in un sepolcro ereditario, o divenuto tale, i relativi diritti possono essere oggetto di devoluzione testamentaria?

Una plausibile risposta si rinviene nelle considerazioni qui immediatamente precedenti, in questo senso: se un sepolcro è ereditario (e ciò potrebbe aversi sia fin dal suo sorgere, sia per trasformazione da sepolcro familiare in sepolcro ereditario, a seguito dell’estinzione della famiglia) il suo assetto giuridico si adegua alle comuni norme del diritto successorio,, inclusa quella testamentaria.

Per stabilire con certezza il dante causa (de cuius) ancora una volta si dovrà fare riferimento all’atto di concessione e al Regolamento comunale di polizia mortuaria, verificando anche la particolare declinazione attribuita all’istituto del subentro e gli altri aspetti che tale previsione comporta siano valutati attentamente.

Mentre L’accesso, seppur astrattamente, alla logica del sepolcro ereditario avrebbe provocato non poche noie interpretative per i sepolcri privati di carattere familiare, questo parametro normativo, tuttavia, sarebbe risultato, comunque, ed a maggior ragione, pressoché inapplicabile nel caso di sepolcri privati in concessione ad enti, poiché per essi la “successione” interviene con modalità del tutto diverse rispetto alle persone fisiche e, spesso, neppure è ipotizzabile, pervenendosi immediatamente allo scioglimento dell’ente, senza alcuna “subentro nella titolarità di diritti,” in senso proprio, al più, forse, si contemplano particolari forme, di diritto squisitamente privato, per la devoluzione del patrimonio dell’ente sciolto od estinto.

L’estinzione comporta, ad ogni modo, l’acquisizione delle opere e delle aree da parte del comune, senza alcuna forma di ristoro, questa affermazione apodittica discende anche da siffatta considerazione: essa comporta necessariamente che non vi siano soggetti potenzialmente destinatari di un risarcimento (tranne il caso dell’estinzione dichiarata in correlazione alla soppressione del cimitero che ha una sua propria regolamentazione in relazione a questa fattispecie, la quale, altrettanto esclude tassativamente l’eventuale indennizzo, forse concepibile in caso di rinuncia alla concessione http://www.funerali.org/cimiteri/la-rinuncia-nelle-concessioni-cimiteriali-modi-forma-e-natura-dellatto-45953.html).

Poiché l’estinzione è prima di tutto un evento, un fatto giuridico, che esula da ogni volontà, anche per essa trovano piena operatività le indicazioni fornite circa la decadenza, sulla sua natura meramente dichiarativa degli atti con cui è riconosciuta (http://www.funerali.org/cimiteri/atti-ablativi-sulle-concessioni-cimiteriali-e-principio-di-pubblicita-del-procedimento-ex-artt-7-8-e-21-bis-legge-n-2411990-46199.html) e sulla sua obbligatorietà, come sugli effetti, ex art. 93 D.Lgs n. 267/2000, in caso di ritardo od omissione nella dichiarazione di decadenza (http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html).

 

Nota dell’autore: si ringrazia per la preziosa consulenza il Dr. Sereno Scolaro , (senza il suo aiuto questo breve saggio non avrebbe mai visto la luce!)

Scozia: conservati illegalmente circa 6000 organi di feti e nati morti

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Lydia Reid, una donna scozzese, ha chiesto per 40 anni, senza esito, l’esumazione del corpo del figlio morto a soli 7 mesi.
La donna, che ha raccontato la sua storia alla BBC, quando ha finalmente ottenuto di esumare la salma, ha avuto conferma di quanto sospettava fin dal giorno del funerale del suo piccolo. La bara era vuota, è stata sepolta senza un corpo dentro.
L’esumazione è stata eseguita dall’antropologa Sue Black, che ha trovato solo un cappello, uno scialle, una croce e un’etichetta che aveva scritto erroneamente il nome di Gary.
Lydia Reid, come riportato in numerosi servizi della BBC, ha svolto un ruolo di primo piano nella campagna scozzese per portare alla luce lo scandalo delle parti del corpo di bambini morti utilizzate illegalmente per la ricerca.
L’NHS, il servizio sanitario del Regno Unito, in Scozia è stato costretto ad ammettere di avere illegalmente conservato circa 6.000 organi e tessuti negli ospedali tra il 1970 e il 2000, molti dei quali appartenenti a bambini.

Easy – Un viaggio facile facile

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“Easy – Un viaggio facile facile” è un film di Andrea Magnani che ha avuto un buon successo al festival di Locarno 2017. Ora è arrivato nei cinema italiani da giovedì 31 Agosto 2017. Viene consigliata la vista non solo agli imprenditori funebri ma ad un pubblico vasto.
Nicola Nocella si trasforma e interpreta Isidoro, affiancato da Libero De Rienzo e Barbara Bouchet.
Isidoro, detto Easy, ha 35 anni ed è un ragazzo visibilmente sovrappeso e depresso.
Vive con sua madre all’ombra del fratello, finché quest’ultimo non gli chiede un favore:
riportare in Ucraina la salma di un operaio morto per un incidente al cantiere.
Easy accetterà, rimettendosi alla guida di una macchina (un carro funebre in questo caso) per la prima volta dopo aver abbandonato la sua promettente carriera come pilota di go-cart.
Easy – Un viaggio facile facile è una piccola opera che ha il coraggio di distaccarsi dai generi più in voga nel panorama cinematografico italiano; un road movie dalle atmosfere quasi scandinave, che attraverso un sottilissimo umorismo, una forte componente visiva, ma soprattutto un’interpretazione straordinaria, riesce a sorprendere.