Massarosa: cannone per spaventare gli uccelli al cimitero

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E’ stato installato qualche giorno or sono nel cimitero di Quiesa a Massarosa (in Versilia) un piccolo cannone a gas propano che serve a dissuadere le colonie di uccelli che stanno causando gravi problemi e disagi nel cimitero.
“Grazie alla collaborazione dell’Atc di Lucca- spiega il sindaco Franco Mungai – è stato installato questo strumento che serve a spaventare gli uccelli. Per questa ragione il cimitero della frazione a partire da giovedì 22 giugno, è rimasto chiuso per alcuni giorni nella fascia oraria tra le 16 e le 21.
Una decisione che abbiamo preso in accordo con la Misericordia di Quiesa per cercare di porre fine a un disagio riferito da molti cittadini e a cui seguiranno, in caso di insufficienza, altri provvedimenti”

Protestano seppellitori napoletani perché non pagano loro lo stipendio

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Bare e manifesti funebri per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio. I ‘seppellitori’ del cimitero di Santa Maria del Pianto si sono presentati così dinanzi al Comune di Napoli per chiedere le spettanze arretrate. Gli operatori cimiteriali sono senza stipendio da febbraio, nonostante le rassicurazioni ricevute nel corso di due incontri in Prefettura. In quelle occasioni fu detto loro che entro il 15 giugno sarebbe stato pagato almeno uno stipendio, cosa che non è avvenuta. La ditta per la quale lavorano è la Multiservice, vincitrice della gara ad ottobre, che lamenta un ritardo nelle rimesse economiche da parte del Comune. Un impasse che ha fatto scattare la protesta. I seppellitori di uno dei più grandi cimiteri d’Italia sono arrivati davanti a Palazzo San Giacomo con gli strumenti del mestiere. Sul manifesto si legge: “I seppellitori del cimitero di Poggioreale danno il triste annuncio della scomparsa degli stipendi. Fiduciosi della resurrezione, attendono impazienti”.

Curia di Milano approva lungo e circostanziato documento sulla cremazione

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La Curia di Milano è intervenuta qualche giorno or sono per fornire ai propri fedeli linee guida sulle esequie e soprattutto sulle cremazioni, sempre più diffuse in città.
E, anche, per mettere un argine proprio ad alcune pratiche legate alle ceneri dei defunti, come la dispersione in prati e laghi o la conservazione in casa, a volte all’interno di urne a dir poco stravaganti (come palloni da calcio o altre scelte estemporanee).
«Le sfide poste dalla trasformazione in atto nel mondo contemporaneo esigono ora di maturare nuove scelte che, alla luce della tradizione, sappiano guidare con prudenza l’azione pastorale, recependo anche le recenti indicazioni date in materia dalla Santa Sede e dalla Chiesa che è in Italia».
Questa la premessa con cui l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, dopo un confronto con il Consiglio presbiterale e con l’aiuto del Consiglio episcopale milanese, approva con Decreto il Direttorio Diocesano per la Celebrazione delle Esequie.
Articolato in 3 capitoli – “Le condizioni attuali”, “La Celebrazione liturgica”, “Le ceneri” – per un totale di 21 temi trattati, Il testo, presentato all’Assemblea dei Decani del 16 maggio scorso, è in vigore a partire dalla Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (23 giugno 2017) e prevale, laddove vi fossero difformità, con le precedenti disposizioni diocesane in materia, anche quelle proposte dal Sinodo diocesano 47°
“La Chiesa ritiene che le ceneri dei defunti vadano deposte nella tomba e non vengano conservate nell’abitazione domestica, disperse o convertite in oggetti”, recita il “Direttorio diocesano per la celebrazione delle esequie”, documento in vigore dallo scorso 23 giugno. Il testo, di otto pagine, sottolinea come la pratica della cremazione si stia sempre più diffondendo e “appare destinata a diventare nel corso di breve tempo la prassi prevalente”.

Varie le ragioni di questo boom delle cremazioni, spesso di tipo pratico: igienico, sociale e soprattutto economico. Secondo i dati del Comune di Milano, nel 2016 il 75,2 per cento dei funerali hanno comportato la cremazione. Una procedura che ha un costo più contenuto rispetto alle esequie tradizionali.

Pensionata si suicida dandosi fuoco al cimitero di Torino

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Una donna di 70 anni si è data fuoco al cimitero monumentale di Torino, davanti agli sguardi atterriti di altri visitatori in raccoglimento davanti alle tombe dei loro cari. La pensionata, senza documenti, si è cosparsa di alcol e poi ha acceso il fuoco.

E’ stata soccorsa dagli agenti delle volanti ed è stata trasportata all’ospedale Cto in codice rosso con ustioni sul 60% del corpo.
Ancora sconosciuti i motivi del gesto. La sua vita è in pericolo

AGGIORNAMENTO del pomeriggio

Aveva 82 anni, M.M.C. ed abitava col marito nella zona nord della città , la signora che si è suicidata al cimitero Monumentale di Torino, dandosi fuoco con dell’alcool.
E’ stato il marito a denunciarne la scomparsa e ad identificarla al CTO dove era stata ricoverata in condizioni gravissime, con il sessanta per cento di ustioni di terzo grado su tutto il corpo. I coniugi hanno una figlia che vive a Bologna e che appresa la notizia era sotto chock. Ancora non si conoscono i motivi del disperato gesto.

Primo funerale di stato per la UE

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L’Europa ha detto addio all’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl.
È stato il primo funerale di Stato mai organizzato dall’Unione europea, a cui hanno partecipato numerosi leader politici.
La bara è arrivata dalla Germania al Parlamento europeo di Strasburgo coperta solo con una bandiera europea ed è stata messa in una camera ardente, poi nell’emiciclo dove si riuniscono gli eurodeputati in seduta plenaria si è svolta la cerimonia funebre, con i discorsi ufficiali

Siena: il Comune pensa ad affidare la gestione dei cimiteri a privati

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Il sindaco di Siena Bruno Valentini ha annunciato qualche giorno or sono l’intenzione dell’amministrazione di gestore i cimiteri cittadini ed il crematorio, nonché attuare gli investimenti necessari, attraverso un project financing. Ecco le parole del sindaco:
“L’idea è quella di un project financing che garantisca ai cimiteri le adeguate cure e attenzioni, coerentemente con quanto richiesto dai firmatari della petizione promossa da Noi Siena – ha detto il primo cittadino -. Si tratta di un’occasione utile per un ragionamento ampio sul futuro dei cimiteri della nostra città, con nuove idee e l’imprescindibile partecipazione della società civile. Con Noi Siena abbiamo anche lanciato l’idea di una giornata di pulizia del cimitero del Laterino, un momento di impegno civico che si potrebbe realizzare nel mese di settembre”.
nel corso della conferenza stampa è chiaramente emerso l’incapacità del Comune, con i tagli di personale e di risorse a garantire un servizio adeguato. Ecco perché si ricorre a risorse private, che necessariamente comporteranno anche tariffe adeguate.

Avezzano: all’asta 8 tombe a terra e un’area con manufatto

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E’ stato pubblicato sull’Albo On-line e sul Portale della Trasparenza del Comune di Avezzano, l’avviso d’asta pubblica per la concessione per 99 anni di aree cimiteriali presso il cimitero di Avezzano. La disponibilità è di otto tombe a terra e di un’area cimiteriale con manufatto.

Le domande di partecipazione all’asta dovranno pervenire al Comune di Avezzano – Ufficio Protocollo, piazza della Repubblica n. 1, entro e non oltre le ore 12,00 del giorno 06 luglio 2017.

Il plico dovrà essere chiuso ed idoneamente sigillato e controfirmato ai lembi di chiusura dalla stessa persona che sottoscrive l’offerta, riportante all’esterno, oltre le generalità dell’offerente, la dicitura “Asta pubblica del giorno 06/07/2017, per la concessione di aree cimiteriali presso il cimitero di Avezzano”.

Il plico dovrà pervenire al Comune di Avezzano a mezzo servizio postale con raccomandata r/r, ovvero a mezzo corriere, ovvero mediante consegna diretta a mano. Per informazioni ci si può rivolgere al Comune di Avezzano – Struttura di supporto centrale unica di committenza.

Piacenza: un guasto di pochi minuti al crematorio

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Vigili del fuoco e polizia municipale sono intervenuti sabato 17/6/2017 presso il crematorio di Piacenza dopo che i residenti del Capitolo hanno segnalato il fumo anomalo nell’impianto del cimitero. Di seguito il comunicato stampa del gestore del crematorio (società Osiride) relativo all’incidente:

“In riferimento all’episodio che ha interessato l’impianto di cremazione di Piacenza nella serata di sabato 17 giugno, dalle verifiche effettuate la problematica è stata causata da un malfunzionamento dell’impianto che ha determinato l’apertura del camino di emergenza; trattasi di un evento anomalo e straordinario conseguente alla rottura di una sonda di rilevazione dell’ossigeno. L’ultima cremazione, come dimostrano i dati registrati dal sistema di monitoraggio dell’impianto, ha avuto inizio alle ore 16.35 di sabato e si è conclusa con l’attivazione del fine ciclo da parte dell’operatore alle ore 18.21 della stessa giornata.
Il malfunzionamento di cui sopra ha provocato un rallentamento del sistema di raffreddamento dell’impianto che avviene normalmente in automatico; per queste ragioni l’operatore in servizio, per quanto è stato possibile verificare ad oggi, ha valutato di prolungare la fase di raffreddamento per procedere allo scarico delle ceneri solo successivamente all’abbassamento delle temperature.
Durante questa fase, alle ore 18.26, il PLC di controllo dell’impianto, causa l’errata lettura della sonda sopracitata, ha attivato il sistema di emergenza.
E’ in corso una attività interna tesa a verificare il puntuale rispetto di tutte le procedure di conduzione della macchina crematoria da parte dell’operatore.
In data odierna i tecnici incaricati della ditta costruttrice l’impianto crematorio hanno sostituito la sonda danneggiata ed il servizio ha ripreso ad operare dalle ore 16.45 di quest’oggi.“

Concerto di Vasco Rossi a Modena: città rivoluzionata, anche per funerali e cimiteri

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Dopo aver sospeso gli orali degli esami di Maturità, ma anche tanto altro, ora il concerto di Vasco Rossi sabato 1 luglio 2017, a Modena, blocca anche i funerali. E fa chiudere i cimiteri.
Lo conferma il Comune aggiornando il quadro delle misure straordinarie in vista dell’evento.
In considerazione delle probabili criticità della viabilità nella zona dal pomeriggio del 30 giugno alla mattina del 2 luglio – si legge in una nota – in quel periodo saranno sospesi i funerali, che riprenderanno il pomeriggio del 2 alle 15.30. Inoltre, “i cimiteri di San Cataldo e Freto venerdì 30 saranno aperti al pubblico solo al mattino dalle 8 alle 12”. Cimiteri chiusi per tutto sabato 1 luglio. Domenica 2 luglio San Cataldo e Freto restano chiusi nella fascia antimeridiana. I funerali riprendono alle 15.30.
L’amministrazione aggiunge che per far fronte alle richieste delle onoranze funebri sabato 1 luglio l’ufficio della polizia mortuaria sarà aperto dalle 8.30 Alle 12.30, Nella sede del quartiere 3 in via don minzoni 121, “dove sarà possibile, in caso di necessità e urgenza, ricevere anche denunce di nascita”.
Infine, per domenica 2 luglio, anche se il cimitero di san cataldo è chiuso al pubblico e aprirà solo al pomeriggio dalle 15 alle 17.30 Con ultima uscita alle 18, gli uffici saranno aperti dalla mattina alle 10 fino alla chiusura.

A Grosseto ancora incerto l’esito della gara per realizzare il crematorio

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La Ciab, Società cooperativa idrici e affini, si è aggiudicata l’affidamento in concessione mediante project financing della progettazione, della costruzione e della gestione del tempio per la cremazione per 30 anni, battendo la Rti Altair di Domodossola, l’associazione temporanea di impresa che aveva promosso la realizzazione dell’impianto.
«Ora ci sono 30 giorni di tempo per l’assegnazione definitiva – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Riccardo Megale – perché la cooperativa vincitrice potrebbe anche fare un passo indietro. In quel caso però, la Altair dovrà realizzare l’impianto al costo proposto dalla vincitrice della gara». Un paio di settimane di tempo, poi si saprà quale progetto verrà realizzato a Grosseto.
L’importo complessivo stimato della concessione, compresa la progettazione, l’esecuzione dei lavori e la gestione del servizio ammonta a circa 26 milioni di euro, 23 dei quali – è la stima fatta dall’amministrazione e dalle società che hanno partecipato al project financing – sono i ricavi stimati che potranno derivare dalla gestione del servizio, che avrà appunto una durata di trent’anni dalla data della firma della concessione.
La società che prenderà in gestione l’impianto verserà al Comune ogni anno il 4% del fatturato che deriverà dalle operazioni di cremazione oltre alla percentuale che viene offerta appunto dall’aggiudicataria che ha presentato un piano economico e finanziario più vantaggioso rispetto a quello della proponente.
Il progetto presentato prevede nel terreno vicino a Sterpeto che sorga il tempio della cremazione, che costerà poco più di due milioni di euro e sarà dotato di una stanza per il commiato e di un giardino per la dispersione delle ceneri. Il progetto prevede inizialmente 1 forno e un altro a seguire negli anni.
Saranno realizzati anche dei colombari per raccogliere le urne cinerarie di chi sceglierà, dopo la morte, la tumulazione delle ceneri.

Trovata una sepoltura per la piccola musulmana morta all’ospedale di Bari

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Sarà il Comune di Galatina (Lecce), dove risiedono i suoi genitori di origini marocchine, ad attrezzare nel cimitero comunale un’area per la sepoltura, nel rispetto delle regole dell’Islam, della piccola musulmana di dieci mesi morta per una cardiopatia congenita lo scorso 21 giugno all’ospedale Giovanni XXIII di Bari ma non ancora sepolta “per ragioni burocratiche”. L’unico cimitero in Puglia attrezzato per i defunti di fede musulmana è a Gioia del Colle (Bari), ma qui la piccola non poteva essere accettata perché i suoi genitori non risiedono in provincia di Bari.

Il caso è stato sollevato dal presidente della Comunità islamica d’Italia (Cidi), Sharif Lorenzini, secondo il quale “la sepoltura potrebbe avvenire al più presto”. Lorenzini riferisce che i genitori della piccola “erano disperati: suo padre si domandava come fosse possibile non riuscire a trovare un metro di terra per fare dimorare in pace sua figlia”. Il neosindaco di Galatina, Marcello Amante, spiega che “non potevamo tollerare che la piccola rimanesse ancora in una cella frigorifera. E ci siamo attivati subito”.

“Tiriamo un sospiro di sollievo – ha dichiarato Lorenzini – Siamo contenti di questa notizia: ringrazio il sindaco anche a nome della famiglia”.

Costruzioni cimiteriali e rilascio del titolo edilizio ex D.P.R. n. 380/2001.

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“L’attività edilizia all’interno dei cimiteri è normata, in via primaria, non dalla normale disciplina urbanistica, ma dal regolamento speciale di polizia mortuaria (D.P.R. 10.09.1990 n. 285 e e, in via secondaria, non dagli strumenti urbanistici generali, ma dal piano regolatore cimiteriale che ogni Comune è tenuto tassativamente ad adottare (cfr. ex multis Cass. Sez. III 02.06.1983 n. 451, TAR Sicilia-Catania 18.02.1981 n. 86, TAR Abruzzo-Pescara 04.12.1989 n. 534, TAR Toscana 03.05.1994 n. 176, TAR Calabria-Reggio Calabria 06.04.2000 n. 304).

 

 

2Pertanto, per lo svolgimento di attività edilizia all’interno dei cimiteri anche da parte dei privati non occorre il rilascio di alcuna concessione edilizia, essendo sufficiente il giudizio da parte del Sindaco di conformità del progetto alle prescrizioni edilizie contenute nel piano regolatore cimiteriale e non dalle norme comuni in tema di edilizia ed urbanistica” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. II, 04.06.2004, n. 9187), confermando quanto già in precedenza asserito dalla Cassazione penale, sez. III, nella sentenza del 10.01.1990 secondo cui: “L’attività edilizia all’interno dei cimiteri, essendo regolata in via primaria dal regolamento di polizia mortuaria e, in via secondaria, dal piano regolatore cimiteriale, non è compresa nell’ambito di applicazione della legge n. 10 del 1977 e successive modificazioni”.

 

 

Il T.U. di cui al D.P.R. n. 380/2001 è norma di portata generale, mentre le disposizioni di cui agli artt. 91 comma 3 e 94 D.P.R. n.285/1990 (e, di conseguenza, anche del Regolamento comunale di polizia mortuaria) hanno carattere peculiare (e, quindi, predominano). Oltretutto, anche la disposizione sull’applicabilità del D.P.R n.380/2001 per l’edificazione, da parte di privati, su aree demaniali ha valore di norma comune; non solo, ma prendendo in esame le definizioni di interventi edilizi (art. 3), è abbastanza diffusa l’opinione per cui il Testo Unico debba soccombere alle norme speciali (del Regolamento comunale e dei piani regolatori cimiteriali con relativi strumenti attuativi (pre-condizione, quest’ultimi, per far luogo a concessione di aree cimiteriali; ex art. 91 D.P.R 285/1990), dato che la trasformazione del territorio è già stata ottenuta con l’impianto del cimitero.

 

 

Di conseguenza, una lettura strettamente letterale, e molto formale, della disposizione sembrerebbe escludere per le opere funebri l’applicazione del D.P.R. 380/2001, ritenedo sufficiente che il progetto edilizio sia approvato dall’Autorità Comunale su parere della commissione edilizia e della AUSL competente anche per le operazioni di collaudo.

 

Ma sarà davvero così? come al solito, in dottrina sussistono tesi anche molto divergenti tra loro, che confliggono aspramente.

 

In realtà, la citata disposizione del regolamento nazionale di polizia mortuaria (sempre laddove non sia intervenuta apposita norma regionale a “depotenziarne” il contenuto) non pare escludere ex se la necessità di un’autorizzazione edilizia, siccome specifica soltanto la titolarità del Comune in materia, conformandosi alla normativa in vigore negli anni novanta in campo delle costruzioni (questo perché il regolamento, invero un po’ vetusto, risale al 1990).

 

La giurisprudenza più recente, infatti, sembra richiedere uno specifico titolo edilizio in quanto le edicole funebri realizzate dai privati all’interno del cimitero, non sarebbero ex se opere pubbliche e, di conseguenza, non costituirebbero attività edilizia libera ex art. 7, lett. c, D.P.R. 380/2001:

 

 

 

“Cappelle, edicole e tumuli, invece, come già scritto autonomamente realizzabili dagli assegnatari dei suoli, eventualmente riuniti in confraternite, risultavano privi di siffatta connotazione in quanto primariamente destinati al soddisfacimento di specifici, ‘individuati’ interessi singolari (quelli degli assegnatari cui la loro realizzazione era affidata), pur avendo, in una prospettiva complessiva e finale, un apprezzabile rilievo sociale: non si trattava, dunque, di opere ‘stricto sensu’ pubbliche, come tali esonerate dalla necessità di uno specifico titolo edilizio in applicazione dell’art. 7, lett. c), d.p.r. n. 380 del 2001 (a norma del quale <<Non si applicano le disposizioni del presente titolo per: […] c) opere pubbliche dei comuni deliberate dal consiglio comunale, ovvero dalla giunta comunale, assistite dalla validazione del progetto, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554>>).

4.3 Legittima, per conseguenza, la valutazione della loro abusività effettuata dal Comune” (T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 13.03.2013, n. 575).

 

Secondo la legislazione vigente sotto il profilo urbanistico i cimiteri sono opere pubbliche essenziali di urbanizzazione e quindi esenti ai sensi dell’art. 9 lett. f della L. 28.01.77, n. 10 dal contributo di urbanizzazione che, non è pertanto dovuto per la costruzione di cappelle da parte dei privati.

 

Conferma indiretta di questo orientamento giurisprudenziale discende anche dalla sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa, sez. giurisd., 10.06.2009, n. 534 che, in relazione agli oneri di costruzione ex art. 9, c. 1), lett. f.) L.10/1977 (trasfuso nel vigente art. 17, c. 3, lett. c), D.P.R. 380/2001) afferma la loro debenza non trattandosi di opere pubbliche: “Non è esentato dal pagamento degli oneri di urbanizzazione il titolo edilizio rilasciato ad una Confraternita per la realizzazione di una cappella cimiteriale, poiché difettano i presupposti oggettivi e soggettivi, necessariamente concorrenti, in base ai quali l’art. 9, lett. f) l. n. 10 del 1977 riconosce il beneficio della gratuità, la cui “ratio” è quella di agevolare l’esecuzione di opere destinate al soddisfacimento di interessi pubblici. Dal punto di vista soggettivo, infatti, le confraternite non perseguono un interesse generale ricadente sull’intera collettività, bensì particolare siccome afferente ai propri associati e quindi ad una determinata categoria di persone; dal punto di vista oggettivo, invece, l’opera in questione non è annoverabile tra le opere di urbanizzazione che l’ultima parte dell’art. 9, lett. f) l. n. 10 del 1977 individua come quelle realizzate dal privato in attuazione di uno strumento urbanistico”).

Anche il T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, sez. I, nella sentenza del 26.01.2010, n. 26, giunge alle medesime conclusioni seppur con un diverso sviluppo argomentativo: “Quanto alla necessità del titolo edilizio in ordine al progetto della cappella funeraria, la legittimità del regolamento comunale discende sia dal principio di sussidiarietà, che si è illustrato prima, sia da evidenti considerazioni sistematiche.

 

Infatti, carattere e la natura del corpus normativo di cui al DPR n.380/2001 sono tali da attrarre ed assorbire nella loro sfera di azione ogni genere di trasformazione edilizia dei suoli e dunque non si vede quale tipo di ragione, in diritto o anche di esigenza di interesse pubblico, dovrebbe comportare una eccezione per gli edifici funerari, peraltro soggetti alla disciplina delle norme tecniche dell’edilizia, in funzione antisismica, che sono disciplinate pur sempre dal medesimo DPR 380/2001 (art. 52 e ss. ed in particolare artt. da 83 in poi).

A ben vedere, l’unica sostanziale e logica motivazione secondo la quale parte ricorrente sostiene la estraneità della disciplina in materia rispetto a quella generale, rinverrebbe fondamento in una sostanziale specialità del D.P.R. 285/1990, che esaurirebbe in sé la disciplina applicabile, con la conseguenza che l’autorizzazione del sindaco in esso prevista costituirebbe l’unico titolo esigibile per la costruzione del manufatto a servizio votivo dei defunti.

Si deve dare atto che tale argomentazione è fondata sulle conclusioni cui è pervenuta la giurisprudenza più risalente nel tempo (TAR Sicilia Catania, 18.02.1981, n. 88; Cassazione Penale, sez. III, 02.03.1983) e che, peraltro, anche pronunce recenti hanno mantenuto (TAR Campania, Napoli, 9187/2004).

Tuttavia, il Collegio deve sottoporre a revisione critica l’orientamento appena richiamato: invero, la “specialità” del regolamento di igiene di cui al D.P.R. n. 285/1990, che trae il proprio vigore dalle norme di cui al testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio decreto 27.07.1934, n. 1265, artt. da 337 a seguire, non esclude la necessità del titolo edilizio, quando il regolamento locale lo richieda.

 

 

L’art. 94 del D.P.R. n. 285/1990, il quale dispone che i singoli progetti di costruzioni di sepolture private debbano essere approvati dal sindaco su conforme parere della commissione edilizia e del coordinatore sanitario della unità sanitaria locale competente, ha ad oggetto l’esercizio del potere di controllo della corrispondenza del progetto con le previsioni del piano regolatore del cimitero di cui agli artt. 54 e ss. del medesimo decreto, e quindi richiama, nella disciplina territoriale, all’esercizio dei poteri di controllo delle attività di trasformazione del territorio che, come si è visto, sono da ritenersi strutturalmente propri delle competenze comunali ai sensi del D.lgs n.267/2000, collocandoli all’interno di un quadro generale costituito dalla regolamentazione del piano regolatore cimiteriale.

 

“[…] Ne consegue che l’art. 94 cit. va interpretato nel senso che non istituisce un procedimento tipico o nominato: il Comune, pertanto, ben può riservare, in via regolamentare, l’esercizio del summenzionato potere di controllo alla disciplina procedimentale propria del D.P.R. n. 380/2001, assicurando uniformità di presupposti, procedimenti e condizioni all’esercizio del potere di controllo delle trasformazioni edilizie del territorio, sia in area cimiteriale che all’esterno di essa, con la conseguenza che è legittima la previsione regolamentare locale che assoggetta l’edificazione nel suolo cimiteriale alle più garantite procedure di autorizzazione proprie della disciplina edilizia generale di cui al DPR 380/2001 ed alla conseguente disciplina (oneri concessori, termini di inizio e fine lavori e così via)”. (a questo esito giunge erudita dottrina, si veda Dr. Matteo Acquasaliente, tratto dal sito www.venetoius.it (Diritto amministrativo italiano)

Non solo in Sardegna l’accabadora, femmina che comminava l’eutanasia

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I carabinieri della compagnia di Paternò (CT), su delega dei magistrati della Dda etnea, hanno acquisito le cartelle cliniche di 55 morti sospette nell’ospedale “Maria SS. Addolorata”.
Dalla Procura di Catania trapela che “l’inchiesta è seria” e deriva da dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Le dichiarazioni “saranno sottoposte alle verifiche che il caso richiede”. L’indagine prende le mosse da un intervista diffusa dalla nota trasmissione televisiva Le iene, dove un collaboratore di giustizia ha raccontato che nel tragitto ospedale – casa persone che erano vicine a morire e quindi richieste a casa per curare gli ultimi istanti di vita nelle serenità familiare, sarebbero state uccise con iniezioni di arai sin vena dai barellerei all’interno delle ambulanze. I barellieri avrebbero ottenuto un guadagno di 300 euro a paziente terminale ucciso se avessero proposto i funerali a una specifica agenzia funebre, in odor di mafia. Il pentito sostiene che “erano i boss a mettere gli uomini sull’ambulanza” e che i “soldi andavano all’organizzazione”.
Per chi volesse saperne di più sull’accabadora si veda al link di wikipedia

Staglieno: al restauro centinaia di fotografie d’epoca del cimitero

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Inaugurato il 1° gennaio del 1851, il Cimitero di Staglieno è l’operazione urbana più importante della seconda metà del XIX secolo a Genova. Emblema dell’elegante opulenza aristocratica e borghese, appare ancora oggi come un museo a cielo aperto, dove sono rappresentate le principali correnti scultoree di fine XIX e inizio XX secolo, dal neoclassicismo al realismo, dal simbolismo al liberty e al déco, con opere diventate modelli per la scultura funeraria in Italia, in Europa, nelle Americhe.

La fotografia ha contribuito in maniera determinante alla diffusione di queste icone e, con esse, dell’immagine del capoluogo ligure: anche perché i decenni più significativi della produzione delle sculture (cioè gli ultimi del XIX secolo e i primi del XX) coincidono con il periodo nel quale l’arte fotografica raggiunge la piena maturità e dispiega le proprie capacità comunicative.

Un’alta percentuale della produzione fotografica genovese, dagli anni Sessanta del XIX secolo, è riservata a Staglieno.
La prima notizia sulla circolazione di tavole fotografiche dedicate al Cimitero, realizzate e messe in commercio da Giovanni Battista Caorsi, risale al 1867, ed è riportata con risalto sui giornali cittadini. Dal 1870 inizia la produzione di Album fotografici che hanno come principale soggetto il complesso monumentale, commissionati dal Municipio o frutto di iniziativa privata; risale all’inizio dell’ottavo decennio l’apertura, all’ingresso della necropoli, di un negozio specializzato nella vendita di fotografie del Camposanto.

I più importanti fotografi attivi in Italia si dedicano a Staglieno: la campagna fotografica genovese di Giorgio Sommer contempla ventiquattro architetture funerarie su trentotto vedute, mentre il Catalogo commerciale dello studio Noack dedica oltre trecento titoli al Camposanto, su un totale di millecento immagini dei diversi aspetti del capoluogo.

Grazie al sostegno di Asef si è avviato il restauro della documentazione storica relativa al Cimitero Monumentale conservata dal Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova. Si tratta di in primo luogo di centinaia di fotografie piene di fascino, conservate dall’Archivio Fotografico: delicati positivi su carta all’albumina, fragili originali negativi su lastra di vetro al collodio o alla gelatina ai sali d’argento, fondamentali per ricostruire le diverse fasi di crescita del complesso monumentale.

Musei a Cielo Aperto 2017: iniziative per il cimitero monumentale di Milano

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Il cimitero Monumentale di Milano diventa protagonista della vita culturale della città attraverso itinerari d’arte, proiezioni, teatro e musica.
Primo appuntamento con la rassegna di eventi per conoscere e scoprire il Cimitero Monumentale, domenica 25 Giugno 2017 dalle ore 9.00 alle ore 13.00
Visite guidate tematiche in compagnia dei volontari del Servizio Civile e del personale dipendente del Cimitero Monumentale partiranno dal piazzale centrale: ore 10.00 e ore 10.30; due i temi trattati per scoprire “Il Monumentale al femminile” e “La scultura di Adolfo Wildt”.
Il programma continua: nella Sala Conferenze, proiezioni realizzate dagli allievi della Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti; nel Famedio corti teatrali interpretati da diplomati della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e alle ore 12.15 un concerto con la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.
Tutti gli eventi sono ad ingresso libero. Prossimo appuntamento domenica 30 luglio 2017.

Il programma dettagliato della giornata è disponibile cliccando:
Programma 25 giugno 2017
Musei a Cielo Aperto 2017 – Programma

Iniziativa della So.Crem Bruzia per far conoscere l’impianto di cremazione di Carpanzano

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L’associazione di cremazione So.Crem. Bruzia ha promosso per la giornata di sabato 24 giugno 2017 una giornata dedicata alla conoscenza dell’impianto di cremazione di Carpanzano (nel cosentino, al quale sono invitati sindaci, dirigenti, funzionari, assessori, rappresentanti istituzionali.
L’obiettivo è far capire quali sono i vantaggi, non solo dal punto di vista strutturale ma anche ambientale, della cremazione dei defunti.
Il problema del sovraffollamento delle strutture cimiteriali infatti, è diventato gravoso per moltissimi comuni, e questa opportunità si rivolge a tutte le amministrazioni comunali della Regione.
L’intento è proprio quello di dimostrare come è possibile contenere l’espansione dei cimiteri grazie ad un maggiore ricorso alla pratica della cremazione.
Di questo argomento e dell’open day ha parlato ai microfoni di Rlb Radioattiva, il presidente dell’associazione So.Crem. Bruzia, Francesco Balsano.

Bisceglie: avviata la ricognizione del patrimonio cimiteriale esistente per recuperare loculi

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Il Servizio lavori pubblici comunale ha ultimato le verifiche cimiteriali, individuando una serie di tumulazioni per cui sarebbe già scaduta la concessione novantanovvennale e altre indicate come “a concessione perpetua” ma con disinteresse da parte dei concessionari.
A breve partiranno le attività di “estumulazione” di 395 loculi.
Un manifesto pubblico renderà noto ai parenti l’avvio degli “sfratti”, che riguarderanno nello specifico 279 loculi concessi prima del 1917, 48 loculi concessi tra l’anno 1917 e l’anno 1918, 68 ulteriori loculi privi di lapide o con iscrizioni illeggibili, per cui sono in corso verifiche d’archivio.
Al termine di questa fase i loculi, adeguatamente sanificati e ripristinati, serviranno per nuove concessioni.

Voltura della concessione disgiunta dallo jus sepulchri: i possibili effetti distorsivi rispetto al normale sigificato di cessione di un diritto reale.

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Giungono spesso, in redazione, domande sull’annoso e poliedrico problema della voltura nelle concessioni cimiteriali: per una trattazione specifica del problema si rinvia preliminarmente a questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html

L’incipit di questo breve saggio riassuntivo, necessario all’inquadramento dogmatico dell’affaire: “voltura della concessione disgiunta dallo jus sepulchri: i possibili effetti distorsivi” è formato da una citazione d’autore, tratta da “Cessione giudiziale di sepolcro a ristoro di debito: condizioni di ammissibilità ed effetti”
di Sereno Scolaro (I Servizi Demografici n. 10/2009)

La disponibilità dei sepolcri.

[….]Se fino al 9 febbraio 1976 (in quanto al 10 febbraio 1976 era entrato in vigore il d.P.R. 21 ottobre 1975, n. 803) si sarebbe potuto discutere se i sepolcri potessero, o meno, essere oggetto di disposizioni per atti tra vivi o per causa di morte, sulla base della previsione dell’art. 71, commi 2 e ss. r.d. 21 dicembre 1942, n. 1880 1, il quale prevedeva, a certe condizioni neppure tanto ampie, simili ipotesi, anche in relazione al fatto che, essendo tale previsione in contrasto con la previsione dell’art. 824, comma 2 c.c. 2, si veniva a porre, tra l’altro, l’ulteriore questione se il predetto r.d. 21 dicembre 1942, n. 1880 avesse natura di norma di rango primario oppure di rango secondario (questione che, se risolta nel primo senso consentiva di qualificare tale disposizione come norma speciale rispetto alla pari-ordinata, e previgente, disposizione del codice civile, mentre se risolta nel secondo senso, portava a concludere per l’inefficacia del predetto art. 71, commi 2 e ss. r.d. 21 dicembre 1942, n. 1880), a partire dalla data del 10 febbraio 1976, risulta divenuto fuori di dubbio come il diritto di sepolcro non sia proprio suscettibi le di atti di disposizione tra vivi o per causa di morte, tanto più che il diritto di sepolcro, per sua natura ha carattere personale e, come tale, deriva dall’appartenenza alla famiglia del concessionario (o dell’appartenenza all’ente, per queste concessioni), appartenenza familiare che prescinde dalla proprietà, materiale, del manufatto sepolcrale.
Non altrettanto netta è la preclusione alla disponibilità della componente “patrimoniale” del (o, meglio, sul) manufatto sepolcrale, che conservando, fino alla scadenza della concessione (o a tempo indeterminato, se la concessione dell’area sia stata rilasciata a tempo indeterminato) il contenuto “patrimoniale”, pur cui può anche (e forse) ritenersi ammissibile un mutamento nella proprietà del manufatto sepolcrale medesimo.
Ciò potrebbe portare il gestore del cimitero a ritenere ammissibile il fatto di provvedere alle registrazioni conseguenti all’atto giudiziale, quale esso sia purché definitivo, di soddisfacimento di crediti vantati nei confronti del precedente titolare della proprietà sul manufatto sepolcrale medesimo, non tanto sotto il profilo del soddisfacimento del credito (non rilevante dal punto di viste delle registrazioni cimiteriali), quanto dal punto di vista di prenderne atto degli effetti sulla titolarità del manufatto sepolcrale.
Solo che non si può prescindere dal considerare come tale titolarità sul manufatto sepolcrale costituito dalla cappella funeraria comporta che il soggetto subentrante ne abbia acquisito gli aspetti disponibili, cioè sia venuto a trovarsi, accettandola, nella condizione di assumere le obbligazioni che riguardano la cappella funeraria, ma senza che ciò possa minimamente comportare che il soggetto subentrante acquisisca anche il diritto di sepolcro, in quanto esso è collegato all’appartenenza alla famiglia o, per le concessioni fatte ad enti, all’appartenenza all’ente, secondo quanto previsto, in concorso tra loro, dall’atto di concessione e dall’ordinamento dell’ente 3. Non solo, ma tra le obbligazioni che sorgono dalla titolarità della componente patrimoniale del manufatto sepolcrale, vi è anche quella della conservazione in essa dei feretri già tumulativi, nonché dell’accoglimento di quelli di altre persone che, appartenendo all’ente, rientrino nella riserva per cui sussiste il diritto di sepoltura”.

Sembrano, così, necessarie alcune premesse di ordine generale.

Il diritto di sepoltura in un sepolcro privato ex art. 93 comma 1 I Periodo D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, cioè in concessione a singola persona, famiglia (od ente – persona giuridica -, ma qui si trascura l’ipotesi in quanto non pertinente) è “riservato” alla persona del concessionario nonché alle persone appartenenti alla famiglia di questi, si trascura volutamente la fattispecie, qui residuale, del sepolcro ereditario.

Prezzi-funerali-attenzione-ai-furbi-del-business-58c82b8a886fc4L’individuazione delle persone che siano da considerare quali afferenti (cioè membri) alla famiglia del concessionario, è, di norma, oggetto di definizione da parte del Regolamento comunale di polizia mortuaria ed in subordine dall’atto di concessione, il quale – naturalmente, avendo natura para-contrattuale (ha valore di legge tra le parti contraenti ex Art. 1372 Cod. Civile) non può certo violare la norma amministrativa da cui trae, pur sempre legittimità, in effetti il regolamento comunale di polizia mortuaria si pone come logica premessa fondamentale e sovraordinata rispetto a tutti i procedimenti di polizia mortuaria dell’Ente Locale, quando, ovviamente, quest’ultimo non agisca d’ufficio.

 

Per altro, è legittimo che il concessionario, al momento della stipula dell’atto di concessione (ma solo ed unicamente in questo momento costitutivo del rapporto giuridico) possa indicare alcune proprie specifiche volontà integrative, come, esempio, l’ampliamento della rosa di soggetti viventi portatori dello jus sepulchri, di escluderne alcuni potenzialmente titolari, se operasse di default l’art. 93 comma 1 D.P.R. n.285/1990 o simili, decisione irrevocabile che deve, comunque, risultare esplicitamente dall’atto di concessione.

Per quanto riguarda un secondo aspetto strategico nella gestione cimiteriale, ovvero la questione se il coniuge superstite del concessionario abbia diritto automaticamente alla successione del sepolcro o meno, va osservato come si tratti anche di questo caso di materia che è oggetto di regolazione, in via esclusiva, da parte del Regolamento comunale di polizia mortuaria: infatti, tale situazione può essere affrontata con diversi approcci metodologici, anche di ampio respiro, vale adire in proiezione di A volta anche in modo differenziato, nello stesso ambito comunale, per tipologie di sepolcri.

Ne consegue che è imprescindibile un rinvio alle norme di tale Regolamento comunale di polizia mortuaria.

Rimando che si rende, ulteriormente, necessario per gli esiti del rapporto concessorio in conseguenza del decesso del concessionario primitivo (cioè del fondatore del sepolcro).

Infatti, anche per questa evenienza nefasta (comunque certa, poichè è giocoforza che il concessionario, persona fisica, prima o poi abbia a decedere, specie se la concessione si protrarrà per tempi molto lunghi o, addirittura, indeterminati), il Regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe prevedere, ma potrebbe anche escludere, che vi sia un c.d. “subentro” al concessionario primo in seguito al suo decesso, individuando quali persone appartenenti alla famiglia vi abbiano titolo (nonché le eventuali altre conseguenze, come ad esempio l’imputazione degli oneri manutentivi o anche la stessa titolarità dello jus sepulchri, compressa o dilatata a nuovi fruitori dello spazio sepolcrale).

Non si può nemmeno negare, a priori (cioè senza fare riferimento alle norme dello specifico Regolamento comunale di polizia mortuaria), che possa sussistere la previsione di una cessazione della concessione per causa estintiva, ma non patologica, nel qual caso, invece, interverrebbe la dichiarazione di decadenza sanzionatoria (http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html).

Per altro, e – sempre – facendo salve le norme di questa fonte regolamentare, potrebbe anche essere ammissibile che “terzi” (ossia persone che non abbiano titolo sulla concessione in quanto non appartenenti alla famiglia del concessionario ai fini del diritto di essere sepolte nel singolo sepolcro), possano assumere – a questo punto, unilateralmente – obbligazioni di ordine patrimoniale, come gli oneri relativi alla manutenzione, ordinaria e straordinaria, del manufatto tombale (almeno, fino a quando esso non rientri nella piena e libera disponibilità del comune).

Questo farsi carico di obbligazioni (in sostanza aventi carattere di liberalità) originariamente non proprie, richiederebbe, sotto il profilo della forma, un atto pubblico, registrato; per il quale va corrisposta l’imposta di registro in misura fissa (D.M. (Fin.) 15 dicembre 1977, n. 13348) (a rigore, dovrebbe essere esclusa la trascrizione nei registri immobiliari presso l’Agenzia del territorio ex D. Lgs. 30 luglio 1999 n. 300, ora confluita, da 2012 in avanti, nell’Agenzia delle Entrate, in quando il diritto sull’area cimiteriale non ne è soggetto) e debitamente depositato agli atti del comune.

Per altro, prima che le persone interessate ad accollarsi quest’obbligazione unilaterale a carattere patrimoniale procedano in questo senso, risulta del tutto opportuno (per non dire necessario) un approfondimento volto a verificare l’effettiva portata delle previsioni dello specifico Regolamento Comunale di polizia mortuaria.

Ragusa: nuovo sacrario militare al cimitero

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Sono iniziati presso il Cimitero di Ragusa Centro, nell’aria adiacente al settore 30, i lavori di realizzazione del Sacrario militare. Il progetto dell’opera redatto dall’ufficio tecnico comunale è stato approvato anche dal Ministero della Difesa – Dipartimento Onor Caduti – e comporterà una spesa di €80.000,00.
Il nuovo Sacrario militare che sorgerà su un’area estesa complessivamente 250 mq, verrà realizzato con strutture prefabbricate, avrà 70 cellette ossario e n. 8 loculi. I tempi previsti per la realizzazione dell’intervento, come da contratto, saranno 90 giorni.