Le regole dell’unione di fatto incidono anche sulle scelte in materia funebre e cimiteriale

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Il ministro della SolidarietàPaolo Ferrero, aproposito del DDL annunciato in questi giorni dal Governo, sulle unioni di fatto, ha dichiarato che il testo dovrà garantire «l’equiparazione dei diritti delle persone che compongono la coppia di fatto con quelli di una coppia “regolare”».
Per Pacs, patto civile di solidarietà, si intende un accordo tra due persone, anche dello stesso sesso, stipulato al fine di regolare i rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune.
Franco Grillini, deputo Ds e presidente onorario dell’Arcigay, nei mesi scorsi ha presentato un disegno di legge

“Disciplina del patto civile di solidarietà”
, che riassume molte delle posizioni espresse dalle varie parti sociali e che potrebbe rappresentare la base di partenza del ddl del governo.
Tra i punti fondamentali che le nuove norme non dovrebbero ignorare, c’è l’assicurazione che in caso di incapacità di intendere e volere di uno dei due partner, all’altro venga riconosciuto il diritto di prendere tutte le decisioni di carattere sanitario, compresa la donazione di organi, previa consultazione degli ascendenti e dei discendenti del compagno ammalato.
Stessa cosa per quanto riguarda le decisioni di natura morale e religiosa, le modalità delle cerimonia funebre, la scelta del luogo della sepoltura o la decisione di cremare il corpo del partner.
Nella successione dovrebbero essere estesi al partner convivente gli stessi diritti riconosciuti oggi al coniuge.
Il partner che sopravvive, inoltre, avrebbe diritto a continuare ad abitare nella casa comune.
Anche in tema di fisco si dovrebbe puntare a una eguaglianza con le coppie sposate.
In particolare la richiesta avanzata è che le agevolazioni fiscali, le sovvenzioni, gli assegni di sostentamento che derivano dall’appartenenza a un gruppo familiare vengano estese di diritto anche alle persone conviventi.
Stessa cosa per quanto riguarda la disciplina previdenziale e pensionistica, compresa la pensione di reversibilità.

Medicina necroscopica e Legge 130/2001

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Quali sono per un medico necroscopo le maggiori criticita’ nella legge 130 del 30 marzo 2001 in merito alla cremazione dei cadaveri umani?

Ovviamente questi problemi si riverberano su tutte quelle legislazioni regionali (Legge lombarda 18 novembre 2003 n. 22 con relativo regolamento 9 novembre 2004 n. 6 in primis) adottate proprio in attuazione dei disposti della sullodata Legge 30 marzo 2001 n. 130.

Il problema verte sostanzialmente su di una questione: la titolarita’ della funzione di accertamento per elementi di rilevanza penale (decesso avvenuto in seguito ad un crimine).

L’ art.3.1.a impone al medico necroscopo (e solo al medico necroscopo) la stesura del certificato dal quale risulti escluso il sospetto di morte dovuta a reato.

Col vecchio ordinamento di polizia mortuaria sulla cremazione questo compito sarebbe spettato (anche e soprattutto) al medico curante; si verifichi a tal proposito la formulazione dell’art. 79 comma 4 nel DPR 285/90.

Fino all’entrata in vigore delle nuove norme, cioe’, era il curante che, conoscendo tutti gli aspetti (concezione olistica) del caso clinico, l’anamnesi e le modalita’ del decesso, compilava tale documentazione.

Per enucleare in modo corretto la difficolta’ procedurale, denunciata dagli stessi dottori, bisogna assolutamente distinguere tra medico necroscopo che opera in ambiente ospedaliero ed il medico necroscopo della ASL disponibile ad attivarsi sul territorio in caso di decessi avvenuti presso un domicilio privato.

In reparto ospedaliero infatti, e’ ben raro che esistano delle ‘zone d’ombra’ perche’, di solito, al momento dell’attestazione di morte il personale sanitario ha sempre a disposizione la cartella con tutte le informazioni riguardo alla degenza, ai motivi che hanno portato al ricovero ed alla terapia somministrata; pertanto il paziente con la sua storia clinica e’ gia’ stato sottoposto ad un primo filtro conoscitivo.

Il reato, il dolo eventuale, allora, dovrebbero gia’ essere stati scartati preliminarmente; la visita necroscopica, comunque, deve sempre pur sempre essere eseguita, anche se in determinare circostanze si riduce ad una mera formalita’.

Gli altri due momenti in cui il medico necroscopo potrebbe trovarsi in difficolta’ riguardano:

L’assoluta esclusione che non vi sia stato un pregresso incidente tale da poter far risalire il decesso a quella stessa causa iniziale. Se sussiste anche solo un dubbio di tal genere la salma deve essere fermata e si deve procedere con la trasmissione del referto all’autorita’ giudiziaria.
L’ esclusione che il paziente sia portatore di apparecchiature non idonee alla cremazione, ma, di norma, anche questo aspetto puo’ essere desunto, dalla visita necrosopica direttamente sul cadavere ed anche dalla cartella clinica o da una rapida telefonata ai colleghi curanti.
Diversa, e ben piu’ complicata, invece, e’ la situazione del necroscopo territoriale che spesso non ha a disposizione tutta questo materiale ecco, dunque, come possano insorgere criticita’ a volte insanabili rapidamente, specie dal venerdi’ alla domenica.

Secondo alcuni autorevoli commentatori un’interpretazione troppo rigida dell’articolo 3.1 lettera a comporterebbe la necessita’ di effettuare l’autopsia su ogni salma da cremare, con
relativo studio clinico-anamnestico, per rimuovere definitivamente il sospetto di morte dovuta a reato (anche l’omicidio colposo da eventuale responsabilita’ professionale ovviamente).

Altra dottrina parimenti legittimata ha sviluppato unna diversa interpretazione piu’ ‘minimale’ secondo cui l’affermare un ‘non sospetto’ e il non dover necessariamente validare quanto posto agli atti dal clinico nella scheda di morte, non dovrebbero comportare l’obbligo sistematico di sottoporre ad esame autoptico tutti i deceduti in attesa di cremazione.

Ad un attento esame dell’articolato emerge un’ulteriore controversia operativa il punto ‘h’ dello stesso art.3 fa impone al il medico necroscopo di raccogliere dal cadavere, e conservare per un periodo minimo di 10 anni, campioni di liquidi fisiologici e annessi cutanei, a prescindere dalla pratica funeraria prescelta, per eventuali indagini per causa di giustizia’.

La domanda sorge spontanea: dove verra’ conservato tutto questo materiale biologico?

Quali saranno le tecniche per effettuare velocemente tali prelievi standard, forse quelle gia’ annoverate nella protocollo delle autopsie medico-legali?

L’autore rivolge un sentito ringraziamento al Prof.MAURIZIO SPINELLI
Specialista in Anatomia Patologica e in Oncologia
Direttore Servizio di Anatomia, Istologia Patologica, Citodiagnostica e Citogenetica.
Direttore Dipartimento di Patologia
Ospedale S.Corona- Azienda Ospedaliera di Garbagnate Mil.

Gradimento dei servizi nei cimiteri di Parma

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Riceviamo e pubblichiamo da parte del Presidente di ADE spa Parma la informativa che anche nel 2006, durante le giornate dedicate alla celebrazione dei defunti, la Società ha realizzato, fra i visitatori dei cimiteri comunali, l’ormai consueta rilevazione di gradimento denominata “Aiutateci a migliorare”.
Al seguente link è possibile recuperare il foglio elettronico con il riepilogo dei giudizi espressi durante il sondaggio, raccolti, in termini percentuali ed assoluti, in tutti i cimiteri Comunali.
http://www.adespa.it/news.asp

A Cremona il Comune abbandona il settore funebre

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A Cremona si va verso la dismissione dell’attività funebre da parte del Comune.
Di seguito si riportano le motivazioni relative.

La Giunta Comunale del Comune di Cremona, dopo l’esame preliminare della proposta di deliberazione, l’ha assegnata alla competente commissione consiliare e quindi al Consiglio Comunale per la trattazione.
In base alla normativa vigente il Comune non può più effettuare il servizio di trasporto funebre con diritto di privativa in quanto, oltre a non essere previsto da norme di legge, introdurrebbe nel mercato distorsioni contrarie alla libera concorrenza.
Dal 9 febbraio 2007, in base al Regolamento Regionale n° 6/2004, potranno esercitare lattività di trasporto funebre soltanto le ditte individuali, le società o le altre persone giuridiche in possesso dei requisiti di cui allart. 32 del citato regolamento regionale.
Inoltre, in base all’art. 9 comma 3 della Legge Regionale n°22/2003, se gli esercenti lattività di trasporto sono soggetti pubblici, gestori anche di cimiteri, deve essere operata la separazione societaria.
Le valutazioni effettuate rendono opportuno per il Comune la dismissione del servizio di trasporto poiché, se venisse esercitato in libera concorrenza con le imprese funebri private, secondo quanto stabilito dalla normativa regionale, richiederebbe eccessivi investimenti in termini di personale, formazione, mezzi. I quattro operatori attualmente addetti al trasporto verranno collocati in altra funzione nellambito dei Servizi Cimiteriali, risolvendo i problemi legati alla carenza di organico.
In ogni caso, per garantire alla cittadinanza il regolare svolgimento del servizio di trasporto funebre, il Comune eserciterà il servizio stesso affiancando le Imprese private fino al 9 febbraio 2007.
La normativa regionale impone dunque di provvedere alla modifica del Regolamento di Polizia Cimiteriale laddove si parla di trasporto funebre.

L'iconografia della morte

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LE MILLE OMBRE DELL’ANGELO NERO

“Quando non ci sara’ piu’ posto all’inferno i morti cammineranno sulle terre dei vivi”

Ci avviciniamo alle sospirate vacanza di Natale, cosi’ abbiamo pensato di intervallare la complessa trattazione delle procedure di polizia mortuaria con questo divertissement.

Attraverso questa particolare antologia di temi iconografici e letterari vi proponiamo, in diverse puntate, alcune rappresentazioni dedicate alla misteriosa immagine della morte.

Proprio la loro originalita’ ci ha colpito; si tratta, infatti, d’opere che non possono essere sempre assimilabili alle classiche espressioni artistiche legate ai temi macabri ed alla semplice produzione sepolcrale.

Alcune di questi motivi trattano la visione della nera signora come argomento principale e la immaginano nella sua piu’ orrida fisicita’ corrotta.

Altri autori, invece, hanno saputo trasformare genialmente la morte solo in una figura retorica, un semplice artifizio pittorico per spingersi oltre nella loro ricerca verso nuovi limiti, sino ad indagare i piu’ nascosti recessi dell’animo dove allignano pulsioni diaboliche e sadici desideri.

Nell’alto medioevo si affermo’ un’indubbia ostentazione progressiva di cadaveri decomposti e sinistre figure deformate dalla putredine.

Grazie ad una brillante interpretazione di Chiara Frugoni ci e’ ormai chiaro come il gusto marcato per il genere orrorifico esprimesse un disagio e quasi una ribellione verso i limiti angusti della natura umana.

Nelle antiche civilta’ rurali le manifestazioni della morte erano ben note e gli uomini saggi si mostravano sempre attenti ad ogni segnale capace di rivelare la nefasta presenza del nero angelo sterminatore.

Trucidi messaggi di lutto e sinistri presagi venivano, dunque, elaborati come parte dell’esistenza stessa, quando il mondo era ancora vissuto come un luogo selvaggio ed infido.

In quell’epoca, non dimentichiamo, la vita scorreva senza un limite preciso tra l’esistenza fisica e la dimensione trascendente, nei cui meandri si nascondevano i mostri dell’ignoto, come ci insegnano i superbi bassorilievi delle cattedrali romaniche.

La societa’, nell’era del feudalesimo, accettava, si’, l’ineluttabile destino comune a tutti i mortali, ma quest’atteggiamento di serena rassegnazione dinnanzi al volere dell’Onnipotente non la rendeva certo immune dal profondo terrore che vapori sulfurei e vampe di dolore inestinguibili sapevano sempre suscitare.

Secondo la tradizione mitteleuropea, quando, al tramonto, vaporose nubi d’argento erano trascinate dal turbine verso la soglia del nulla eterno, le armate delle tenebre varcavano il confine che separa il regno dei morti dalle terre dei vivi con il fragoroso silenzio e gli oscuri bagliori delle potenze infernali.

L’angelo nero fendeva i cieli bui e la densa nebbia notturna delle brughiere, cavalcando un possente destriero alato, mentre lo circondavano orde selvagge di creature ultraterrene.
Per la mitologia nordica la morte era sempre annunciata da raccapriccianti strida di trionfo, e, spesso, si rivelava l’aspetto di un cadavere ormai corroso dal tempo e dalla natura

Nelle leggende dei popoli bretoni il fantasma dalle immense orbite cave assumeva l’aspetto di un inquietante personaggio conosciuto come l’Ankou

La cultura celtica, sin dall’antichita’, ha sempre riconosciuto alla morte un ruolo fondamentale, celebrando cosi’ la circolarita’ stessa dell’esistere; al culto dei defunti, poi, era improntata, in maniera quasi assoluta, la vita quotidiana di queste popolazioni del nord Europa

La parola ‘Ankou’, tratta dialetto celtico, traduce il concetto di ‘angoscia’.
Con questa definizione, dunque, veniva solitamente indicata la personificazione della morte, spesso inserita negli spettacolari cicli delle piu’ imponenti Danze Macabre.
Altre versioni di queste leggende, pero’, descrivevano l’Ankou solo come lo spaventoso cocchiere dell’angelo nero, relegandolo ad un ruolo marginale nella gerarchia delle immani forze sovrannaturali.
La fantasia popolare pensava all’Ankou come ad una nefasta figura, dall’aspetto scheletrico, intenta a sorreggere un macabro, tagliente ordigno di morte.

Nella tradizione piu’ vicina a quella sensibilita’ artistica dell’alto medioevo, che domino’ l’Europa occidentale, l’Ankou era il perfetto simbolo della decadenza, di quel terribile disfacimento cui ogni essere vivente e’ destinato per sua stessa natura.

Alcune comunita’ locali lo credevano lo spirito maledetto di Caino, il primo omicida della storia, condannato dalla giustizia divina a vagare per l’eternita’ sulla terra, aggirandosi per i cimiteri tra carcasse ormai distrutte dalla putredine.

Presso altri villaggi delle sperdute lande bretoni l’Ankou, invece, era immaginato come lo spirito dell’ultimo uomo morto durante l’anno.

Costui, rievocato dalle nebbie dell’oltremondo, ritornava sulla terra per trascinare nuove vite nel buio umido delle fosse, prima di cedere l’ingrato compito al suo successore e svanire nella notte senza fine.

Le cronache dell’epoca ci hanno tramandato una precisa descrizione dell’Ankou, fedelmente riportata da chi ebbe la sventura di imbattersi sul suo cammino.

Alto ed emaciato indossava spesso un cappellaccio a larga tesa.

A volte, sotto l’ampio mantello in cui era avvolto, la sua sagoma tradiva il colore perlaceo di bianche ossa spolpate, malamente velate da un leggero sudario lacero e consunto.

Una simile apparizione scatenava il terrore in quanti fossero spettatori di un cosi’ demoniaco prodigio.

La presenza dell’Ankou, ossia di un defunto resuscitato, suscitava paure ancestrali, perche’ infrangeva le regole della natura su cui si reggeva l’ordito essenzialmente ordinato ed razionale dell’universo.

La sola vista dell’Ankou, rievocava un tragico monito, un sinistro memento mori ripetuto sino al parossismo nella sua diafana espressione beffarda.

Su tutta la produzione artistica legata ai temi macabri, infatti, si riesce sempre ad intravedere una gelida minaccia che s’impone, irridente su ogni allegoria oppure insegnamento morale: “Memento Mori, ossia: ricordati che deve morire”

Come io sono anche tu sarai” era, allora, nella fantasia dei racconti medioevali, la frase terribile che l’angelo nero scandiva senza tregua mentre si rivolgeva alle sue vittime inorridite per quel tetro odore di morte che dalla sua stessa carcassa promanava.

“Io vi voglio tutti”, ecco la spietata formula, incisa rozzamente e con incerti caratteri che compariva sulle lastre di diversi monumenti sepolcrali, accanto all’Ankou.

Spesso, in effetti, la sua effige ossuta era accompagnata da didascalie di tale genere per riuscire ancor piu’ impressionante agli occhi gia’ spauriti dei fedeli.

L’Ankou, invece, era molto diverso dagli araldi della morte che allignavano nei territori dell’estremo Nord.

Nelle lunghe sere d’inverno, dopo l’ultimo rintocco delle campane all’imbrunire, lo spirito malefico dell’angoscia (l’Ankou) percorreva furioso le strade della Bretagna in cerca di anime.

Batteva, lento ed inesorabile, tutte le strade con l’orrido ritmo percussivo della sua curiosa andatura, torcendo il collo da un lato all’altro del sentiero con rigidi movimenti, quasi meccanici.

Si orientava, infatti, annusando l’aria ammorbata dal lezzo dei morti con spietato piacere, perche’ nei suoi occhi non rifulgeva alcuna luce.

Secondo alcuni racconti, pero’, in tempi remoti, riusciva anche a vedere. Una fiamma sinistra anticamente gli ardeva nelle orbite, ma Iddio estinse per sempre quella luce nelle sue orbite, come castigo per la sua bramosa sete di distruzione.

Solo il pallido lucore di una vita che si spegne, senza conoscere salvezza, allora, illuminava fioca il ghigno scarnificato di questo demone dell’oltretomba.

Recava sempre con se’ un bastone da pellegrino o una spada, in altri dipinti, invece, e’ immaginato mentre regge sulle spalle possenti una falce affilata.

Era sempre seguito da un carro trainato da buoi o macilenti cavalli che gli serviva per trasportare i cadaveri delle sue vittime.

Solo il gemito sgraziato delle ruote tradiva il suo luttuoso passaggio, perche’ l’Ankou, quando camminava era immerso in un silenzio irreale.

Dal tramonto all’ora che precede l’alba l’Ankou camminava ossessivamente lungo strade e sentieri della Francia settentrionale, da Nantes a Rennes, in attesa di imbattersi in qualche sconsiderato.

Altri racconti, invece, lo descrivono nocchiero di un’imbarcazione (la barca dei defunti), assimilandolo, di fatto, a Caronte, l’iroso barcaiolo che traghetta i morti verso le spoglie rive dell’inferno.

Si dice, ancor oggi, negli aneddoti narrati dai piu’ anziani, che sia altamente sconsigliabile vagare intorno alle fosche coste del mare, dopo il tramonto, perche’ si potrebbe incappare nelle mortifere attenzioni nell’Ankou.

Qualunque uomo, infatti, avesse avuto l’impudenza di sfidare la tarda ora notturna e le sue creature sarebbe stato spinto dalla sua stessa, insana curiosita’ nel fango dei fossi.

Li’, nel pantano maleodorante gli abissi della terra presto l’avrebbero accolto come sua nuova ed ultima dimora.

L’Ankou colpiva a tradimento le proprie vittime, con un improvviso, formidabile colpo tra le spalle, capace di scaraventare i malcapitati nel gelido abbraccio della morte.

Il suo potere sui comuni mortali era infinito perche’ egli non era un uomo, ne’ un essere vivente, ma solo un’ombra proiettata sulle paure degli uomini dalla lanterna che la morte recava in mano, per rischiarare il proprio tragico cammino di distruzione.

Ad Aosta si passa da municipalizzata a SPA in house per la gestione anche dei servizi cimiteriali

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L’Azienda Pubblici Servizi del Comune di Aosta sarà trasformata in Una società per azioni ‘in house’.
Lo ha deliberato, all’unanimità il Consiglio comunale.
L’esame della delibera è cominciato in mattinata del 29 novembre 2006, ma è stato preso interrotto per dare modo agli Uffici di verificare la legittimità dei diversi emedamenti presentati.
Nel frattempo tutti i capigruppo si erano accordati per presentare un emendamento che modifica la delibera di trasformazione dell’Aps in società ‘in house’ per prevedere la scadenza dell’attuale Consiglio di amministrazione che reggerà la società nel periodo di transizione:
Il termine è, ora, fissato al 30 aprile 2008, ovvero la data ‘dell’Assemblea convocata per l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2007’.
L’Azienda pubblici servizi ‘Citta’ di Aostà è nata come azienda municipalizzata nel 1956 per la gestione delle farmacie comunali, e si è trasformata in Azienda speciale nel 1995, assumendo, oltre che in quello farmaceutico pubblico, competenze nei settori della sosta e della mobilità, della pubblicità e delle affissioni, dell’edilizia residenziale pubblica e dei servizi cimiteriali.

Modifiche in vista per il DPR 285/90

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Il Consiglio dei Ministri il 1 dicembre 2006 si è espresso favorevolmente sul testo, proposto dal Ministro della salute Livia Turco, di disegno di legge che semplifica numerose procedure connesse alla tutela della salute, con l’obiettivo di ottimizzare lefficienza del Servizio sanitario nazionale anche a mezzo della riduzione concreta di procedimenti superati o che gravano di oneri inutili il cittadino o loperatore sanitario.
Iil provvedimento ha ricevuto il parere della Conferenza unificata
Tra le materie interessate anche talune norme del DPR 285/90 in materia di molizia mortuaria e l’attuazione della legge 130/01, per le quali è previsto, dopo l’approvazione del DDL in Parlamento, la emanazione in tempi brevissimi di un decreto ministeriale attuativo.
Di seguito si riporta il testo dell’articolo 5, che interessa il settore funebre e cimiteriale.

Art. 5.
(Disposizioni in materia di polizia mortuaria)
1. Con intesa da adottarsi, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni, Città e Autonomie Locali, sono definiti i criteri e le modalità di semplificazione in materia di polizia mortuaria di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285 e alla legge 30 marzo 2001, n. 130.


DDL sulla modernizzazione ed efficienza delle Amministrazioni pubbliche e per riduzione degli oneri burocratici per i cittadini e per le imprese

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Il Consiglio dei Ministri del 1 dicembre 2006 si è espresso favorevolmente su un disegno di legge in materia di modernizzazione ed efficienza delle Amministrazioni pubbliche e di riduzione degli oneri burocratici per i cittadini e per le imprese. In materia di riduzione e certezza dei tempi dei procedimenti amministrativi il provvedimento apporta significative modifiche alla legge n. 241 del 1990.
Ora il DDL verrà seguirà l’iter parlamentare.
Tra le misure previste:
fissazione del termine perentorio di trenta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle Amministrazioni statali e degli enti pubblici, salvo diversa ed espressa previsione da parte delle Amministrazioni; determinazione, da parte delle Autorità di garanzia e di vigilanza, del termine di conclusione dei procedimenti di competenza; disciplina delle conseguenze del ritardo dellAmministrazione nella conclusione del procedimento, come fattispecie di responsabilità civile, sotto la giurisdizione del giudice amministrativo, che implica un ristoro in denaro in caso di inosservanza del termine e, analogamente a quanto previsto in altri ordinamenti europei, il risarcimento del danno ingiusto causato al cittadino dalle Amministrazioni pubbliche per inosservanza dolosa del termine di conclusione di un procedimento; fissazione del termine massimo entro il quale gli organi consultivi di unAmministrazione pubblica chiamati a rendere un parere, ovvero gli organismi competenti a esprimere valutazioni tecniche necessarie alladozione di un provvedimento, debbano esprimersi.
Ulteriori misure di modernizzazione e razionalizzazione dellAmministrazione pubblica prevedono lintroduzione di misure per la digitalizzazione degli atti e dei documenti sul processo amministrativo, contabile e tributario, la riduzione dei tempi di approvazione del programma statistico nazionale; lintroduzione di penalizzazioni pecuniarie per i dirigenti pubblici, titolari di procedimenti amministrativi, che risultino inadempienti. In materia di riduzione di oneri per cittadini e imprese e di rafforzamento della tutela degli utenti di servizi pubblici viene prevista la sostituzione del certificato di agibilità con la dichiarazione di conformità degli edifici e degli impianti alla normativa vigente, rilasciata dal direttore dei lavori; vengono modificate disposizioni del Codice della strada in tema di accertamenti medici per il conseguimento della patente di guida.
Il provvedimento prevede inoltre che per il riconoscimento della personalità giuridica il notaio possa verificare requisiti e condizioni e chiede al Parlamento quattro importanti deleghe in materia di: semplificazione e riassetto delle disposizioni in materia anagrafica (compresa lanagrafe degli italiani residenti allestero); introduzione di sanzioni per i gestori di servizi aeroportuali, soprattutto a fini di regolarizzazione del trasporto aereo; riforma del Codice della strada anche a fini di adeguamento e semplificazione dellapparato sanzionatorio.
Viene altresì ampliato lambito applicativo della disciplina in materia di conferenza di servizi.
Sul disegno di legge si è favorevolmente espressa la Conferenza unificata;

Autonomie locali unite negli obiettivi per la riforma del Titolo V della Costituzione

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Di seguito si riporta il documento unitario presentato al Governo da Regioni, Province, Comuni e comunità montane in Conferenza Unificata, al fine di contribuire alla revisione del Titolo V della Costituzione.

Proposte della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, ANCI, UPI e Uncem per l’attuazione del vigente titolo V della Costituzione
Premessa: un nuovo accordo interistituzionale tra Comuni, Comunità montane, Province, Regioni e Stato
E fortissima lattenzione che, Comuni, Province, Comunità Montane e Regioni, in questo avvio di legislatura, stanno dedicando allattuazione della riforma del Titolo V della Costituzione. Il ciclo di audizioni, appena conclusosi presso le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, ha registrato un largo consenso sulla priorità di definire un percorso che coinvolga tutti i soggetti istituzionali, in quanto paritariamente e congiuntamente responsabili dellefficacia delle politiche pubbliche, nella piena attuazione dei punti salienti della riforma costituzionale del 2001.
Le autonomie territoriali ritengono che la legislatura attuale debba avere come obiettivo prioritario lattuazione della riforma costituzionale del 2001, per completare la lunga transizione istituzionale che caratterizza il nostro paese da più di 10 anni e dare finalmente certezze sul piano legislativo e sul piano amministrativo ai cittadini e alle imprese.

Troppo importanti sono le esigenze concrete a cui occorre rispondere perché anche il Governo non dia la massima priorità a questo obiettivo: in questo contesto vanno inquadrate le numerose iniziative legislative, prima fra tutte il disegno di legge delega per ladozione della cosiddetta Carta delle Autonomie, finalizzate ad avviare un incisivo processo di riforma del sistema amministrativo, imperniato lungo le direttrici della semplificazione e della razionalizzazione dei livelli istituzionali e dellassetto delle funzioni amministrative.
Il nuovo titolo V colloca gli enti territoriali al fianco dello Stato come elementi costitutivi della Repubblica: pertanto Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, pur nella diversità delle rispettive competenze, hanno pari dignità costituzionale quali enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo quanto previsto dallarticolo 114 della Costituzione.
In questo contesto Regioni ed enti locali ritengono prioritario che tutte le istituzioni della Repubblica giungano alla definizione di un nuovo accordo indirizzato a delineare le linee direttrici ed un metodo condiviso, improntato alla reciproca e piena collaborazione, per dare effettiva attuazione al nuovo titolo V, superando gli ostacoli che, allindomani della riforma, impedirono allIntesa interistituzionale sancita nel giugno 2002 di produrre gli effetti auspicati.
E necessario che il Governo sia consapevole che, per la stessa efficacia delle misure che si propone di attuare, è assolutamente indispensabile praticare il metodo, più volte richiamato ma non sempre realizzato, della concertazione, o meglio, della piena integrazione istituzionale con il sistema delle autonomie regionali e locali.
In questo senso le Regioni e le Autonomie locali chiedono che il contenuto dei provvedimenti attuativi del Titolo V sia oggetto di un metodo stabile di preventiva intesa.
I punti essenziali su cui si dovrà focalizzare laccordo sono:
1. attuare gli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione, attraverso la disciplina delle Città metropolitane e lordinamento di Roma capitale, la definizione dei principi fondamentali nelle materie concorrenti, lindividuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane come previsto dalla lett. p) dellart. 117 comma 2, il conferimento delle funzioni amministrative secondo i criteri di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza di cui allart. 118;
2. attuare il federalismo fiscale delineato dallart. 119 della Costituzione, come elemento imprescindibile per coniugare autonomia e responsabilità, provvista indispensabile per i nuovi assetti delle ulteriori funzioni, attraverso la previsione di una nuova autonomia tributaria regionale e locale e lintroduzione di strumenti per garantire la piena copertura degli oneri connessi allesercizio delle funzioni;
3. rafforzare e ridefinire i raccordi tra Stato, Regioni e Autonomie, attraverso lattuazione dellart. 11 della legge costituzionale n. 3 del 2001, con la prevista integrazione della Commissione parlamentare per le questioni regionali e il ridisegno delle Conferenze, con la modifica del D. Lgs. 281/1997;
1. Lattuazione degli articoli 114, 117 e 118 della Costituzione

A. Città metropolitane e Roma Capitale
Lobiettivo di costituire sistemi di governo metropolitani deve riguardare esplicitamente le aree individuate nella legge n. 142 del 1990 oltre a quelle situazioni che saranno eventualmente individuate dalle Regioni speciali e cioè le aree comprendenti i Comuni capoluogo di Torino, Milano, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari.
Per quanto riguarda larea metropolitana di Roma va previsto un percorso specifico che deve essere inserito nellambito del processo di attuazione dellart. 114, comma 3, della Costituzione sullordinamento di Roma capitale.
In relazione alle aree metropolitane si tratta di attuare i principi cardine della riforma del 2001 (sin qui sostanzialmente rimasti sulla carta) di economicità, adeguatezza, differenziazione, sussidiarietà, nonché di perseguire obbiettivi di efficienza ed economicità nella gestione delle funzioni e delle politiche di ambito metropolitano.
Occorre prevedere un sistema flessibile per le città metropolitane che consenta un modello articolato in una duplice direzione: la prima è quella in base alla quale la città metropolitana si configura come vero e proprio ente territoriale -anche mantenendo in vita il Comune Capoluogo- di regola con un territorio almeno coincidente con quello di una provincia con la conseguenza di prevedere il necessario carattere alternativo tra provincia e città metropolitana. La seconda, più flessibile, volta ad assicurare una migliore governance metropolitana attraverso lesercizio associato delle funzioni metropolitane.
Sarà indispensabile a tal fine tener conto delle specificità territoriali del nostro Paese, prevedendo più modelli di costituzione delle città metropolitane che poi ogni realtà potrà scegliere ed adeguare alle proprie caratteristiche.
Il procedimento istitutivo si avvia su iniziativa dei Comuni interessati, prevedendo una intesa con la regione e le province coinvolte, in modo tale da garantire comunque la possibile conclusione delliter legislativo, anche in assenza di intesa tra tutti i soggetti.
 

B. Sistemi legislativi e sistemi amministrativi nella loro inscindibile interconnessione: la certezza nel riparto delle competenze legislative
Regioni e Autonomie locali ritengono che un processo di riforma delle funzioni amministrative deve partire dalla consapevolezza che nella Costituzione materiale vigente le questioni dellamministrazione e della legislazione sono tra loro strettamente connesse, poiché è attraverso lesercizio della potestà legislativa che si regola lallocazione delle funzioni e le modalità del loro esercizio.

Come è chiaramente emerso nel corso delle recenti audizioni parlamentari, al fine di evitare possibili contenziosi tra il legislatore statale e regionale, occorre innanzitutto tenere conto del riparto delle competenze legislative previsto dallart. 117 della Costituzione e procedere alla definizione dei principi fondamentali nelle materie di legislazione concorrente.
La definizione dei principi fondamentali nelle materie concorrenti deve consentire leffettiva e piena esplicazione della potestà legislativa regionale relativamente al processo di riassetto delle funzioni amministrative ai Comuni e alle Province.
Limpostazione degli interventi legislativi dello Stato deve per un verso rispettare e per altro verso valorizzare le competenze legislative delle Regioni, allo stesso modo, lautonomia statutaria e regolamentare degli enti locali; allo stesso modo, gli interventi legislativi delle Regioni devono anchessi rispettare e valorizzare lautonomia statutaria e regolamentare degli enti locali.
In questo senso, la disciplina statale deve realmente configurarsi come disciplina di principio, con ampie flessibilità e spazi lasciati alle norme regionali e locali, evitando lacune nellordinamento mediante norme suppletive; cosi come la legislazione regionale, sia nelle materie di competenza concorrente che in quelle di competenza piena residuale, non deve esaurire i possibili ambiti di disciplina normativa, consentendo un intervento effettivo alle fonti locali di autonomia normativa.
C. Funzioni fondamentali e attuazione dellart. 117, comma 2, lett. p)
Bisogna prendere atto prima di affrontare lattuazione dellart. 117, comma 2, lett. p), Cost. che la materia riconducibile allordinamento degli enti locali riflette un delicato equilibrio nel quale concorrono solo per una parte la legislazione statale e regionale, ma che trova il suo sviluppo finale nellaccresciuta autonomia normativa degli stessi enti locali.
Un compiuto riassetto delle funzioni amministrative non può prescindere dallattuazione della competenza esclusiva statale in materia di individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane, che consenta di distinguere con chiarezza il ruolo di ogni livello di Governo attraverso un quadro certo di responsabilità amministrative derivante da un complessivo processo di riordino istituzionale e di semplificazione amministrativa.
L’individuazione delle funzioni fondamentali e la contestuale attuazione dellart. 118 deve rappresentare l’occasione per allocare al livello delle istituzioni più vicine ai cittadini e al territorio il complesso delle funzioni amministrative, attuando il principio di sussidiarietà e dando stabilità ai processi di decentramento già avviati e parzialmente realizzati dal legislatore statale e regionale. In questo quadro ai Comuni va riconosciuto il complesso delle funzioni amministrative per il governo di prossimità e alle Province le funzioni per il governo territoriale di area vasta.
Lindividuazione delle funzioni fondamentali costituisce una materia trasversale che riguarda tutti i settori, sia di competenza dello Stato che delle Regioni; ma non può sostituirsi alla regolazione delle modalità di esercizio ed alla disciplina di settore (come ha stabilito la giurisprudenza costituzionale: cfr. ad es. sent. C. Cost. n. 43/2004), che spetta, a seconda del riparto stabilito dallart. 117 Cost., allo Stato, nelle materie in cui ha competenza legislativa esclusiva, ovvero alle Regioni oltre che allautonomia regolamentare degli enti locali.
Infatti, le leggi statali e regionali che disciplinano le funzioni amministrative di Comuni e Province devono comunque considerare lambito riservato alla regolamentazione locale nella disciplina dellorganizzazione e dello svolgimento delle loro funzioni istituzionali, in base allart. 117, comma 6 della Costituzione.
Lo stretto legame tra lindividuazione delle funzioni fondamentali e la disciplina delle stesse da parte del legislatore regionale impone la necessità di prevedere un intervento sostitutivo in caso di inerzia delle Regioni nella disciplina delle funzioni. In tale senso, è ipotizzabile un meccanismo di garanzia simile a quello previsto nella legge 59/97. Nel caso in cui una Regione non adegui la sua legislazione di settore a quanto previsto in sede di individuazione delle funzioni fondamentali è possibile prevedere un Decreto legislativo sostitutivo del Governo, dintesa con la Conferenza unificata, che sostituisca la Regione fino al momento in cui questa non intervenga con la sua disciplina.
Lindividuazione di una funzione come fondamentale non implica, peraltro, che debba essere esercitata direttamente da tutti gli enti del medesimo livello istituzionale. Si possono configurare ipotesi in cui tali enti (in specie con riferimento ai Piccoli Comuni) risultino inidonei a svolgerla, non rispondendo pertanto al livello di adeguatezza costituzionalmente previsto. In questo caso, appare condivisibile la previsione di un esercizio necessariamente associato, con interventi sostitutivi (dei livelli istituzionali superiori) ove non venga istituita alcuna forma associativa o in difetto di esercizio della funzione.
Con lindividuazione delle funzioni fondamentali si mette in moto anche il processo di superamento del testo unico degli enti locali attraverso un nuovo intervento del legislatore statale limitato alle materie previste dallarticolo 117, comma 2 lettera p).
Devono, infine, essere ricercati nuovi equilibri che consentano di rendere costituzionalmente coerenti le ragioni costituzionali della specialità con quelle di pari rango costituzionale di unitarietà dellordinamento.

D. L attuazione dellart. 118 della Costituzione: principi e procedure
Per il sistema regionale e locale è prioritaria, contemporaneamente alla individuazione delle funzioni fondamentali nel disegno di riassetto delle funzioni amministrative, la piena ed effettiva attuazione, da parte dei legislatori statali e regionali, dellart. 118 della Costituzione e dei principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione in esso contenuti. Solo così si può dare un concreto significato allattuazione dellart. 117, comma 2, lett. p).
Le esigenze di riordino istituzionale e di semplificazione richiedono che ogni funzione amministrativa venga riconosciuta in capo ad un solo livello di governo, evitando sovrapposizioni e duplicazioni di competenze.

Per quanto concerne la sussidiarietà, Stato e Regioni, valorizzando il più ampio confronto nelle sedi di concertazione sono, allo stesso modo, chiamati a conferire tutte le funzioni, ancora esercitate in forma accentrata, che non richiedano un esercizio unitario; peraltro è noto che sono ancora trattenute a livello statale e regionale funzioni, strutture ed apparati in materie ormai di competenza regionale e locale.
Va ribadito con fermezza che al trasferimento delle funzioni deve collegarsi la riorganizzazione degli apparati ed il conseguente trasferimento delle risorse umane, strumentali e finanziarie, evitando il deprecabile fenomeno, già conosciuto in passato, della duplicazione delle strutture.
In questo contesto deve essere avviato un percorso deciso, anche con riferimento a misure recenti di riordino amministrativo, che porti alla semplificazione dellamministrazione indiretta statale e regionale nellesercizio di funzioni di competenza degli enti locali. Si deve avviare un percorso di riordino delle amministrazioni periferiche, delle agenzie e delle società controllate, statali e regionali.
Nel quadro della realizzazione del trasferimento delle funzioni amministrative dallo Stato al sistema regionale e locale in attuazione dellarticolo 118 della Costituzione, un utile strumento può essere costituito dagli Uffici territoriali di governo, presso i quali possano essere concentrate, anche in vista del successivo trasferimento, le funzioni amministrative ancora esercitate sul territorio dalle amministrazioni periferiche dello Stato.
Lattuazione dellart. 118 Cost. esige poi che anche i principi costituzionali di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza trovino ora effettiva attuazione; è necessario attuare tali principi nei diversi contesti territoriali, tenendo conto non solo delle dimensioni demografiche degli enti, ma anche delle loro peculiari caratteristiche (economiche, sociali, geografiche, organizzative etc.), attraverso la declinazione concreta delle modalità di esercizio associato delle funzioni amministrative.
In particolare occorre considerare la peculiarità delle zone montane anche in relazione a quanto previsto dallarticolo 44 della Costituzione.
Regioni e Autonomie locali condividono lobbiettivo di razionalizzare e semplificare i livelli locali, prevedendo anche in sintonia con i principi di buona amministrazione affermati dallart. 97 Cost. che su un medesimo territorio possa configurarsi, di regola, un solo livello, plurifunzionale, per lesercizio associato delle funzioni che i singoli comuni (soprattutto di piccole dimensioni) non sono in grado di svolgere adeguatamente.
Per garantire lattuazione dellart. 118, vanno individuati strumenti, anche di natura procedurale, che ne regolino, con chiarezza, tempi e fasi di realizzazione, con previsione di idonee misure in caso di inadempienza, che possono assumere anche carattere sostitutivo nei confronti del mancato intervento attuativo regionale. In questo senso, occorre colmare le lacune della legge La Loggia che, pur contenendo una disciplina procedurale per lattuazione del decentramento, individua quale strumento disegni di legge, senza la previsione di alcun termine.
Il termine è invece indispensabile per la garanzia del processo; a tal fine lo strumento più adeguato appare quello della delega legislativa, seguita da uno o più decreti legislativi, in un processo temporalmente ordinato e concertato.
Anche lo strumento della delega legislativa, tuttavia, senza adeguati sedi e strumenti che ne garantiscano lattuazione, può rivelarsi inefficace; per questo ispirandosi ai modelli già sperimentati in sede di attuazione del decentramento operato dalle leggi Bassanini, occorre prevedere listituzione di sedi tecniche qualificate (cabine di regia), che assicurino limpulso e il coordinamento allazione di governo.
2. Il federalismo fiscale
Come già detto, lindividuazione delle funzioni fondamentali deve essere necessariamente accompagnata dallattuazione dellart. 119 della Costituzione in materia di federalismo fiscale e di coordinamento della finanza pubblica.
Il processo di decentramento avviato a partire dalla legge 59/97 impone già lavvio del federalismo fiscale al fine di consolidare il livello di finanziamento delle funzioni trasferite e superare le duplicazioni di capitoli di bilancio esistenti tra il livello centrale e il livello territoriale.
Con lindividuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e con lattuazione del disegno complessivo sulle competenze amministrative e legislative previsto dagli articoli 117 e 118 della Costituzione occorrerà individuare dei meccanismi di federalismo fiscale che possano sostenere lautonomia di entrata e di spesa di ogni livello di governo rispetto alle funzioni ad esso attribuite.
A tal fine costituisce un valido punto di partenza quanto previsto dallaccordo raggiunto dalle Regioni e dalle Autonomie locali, nel giugno 2003, in materia di meccanismi strutturali del federalismo fiscale.
E evidente che ogni provvedimento di attuazione dellart. 119 della Costituzione presuppone una chiara ricognizione della finanza di ciascun livello di governo (ammontare delle risorse finanziarie complessive) Stato, Regioni, Province e Comuni, in rapporto alle funzioni esercitate.
Allo stesso tempo occorrerà formulare una proiezione dei fabbisogni in ordine allattuazione dei processi di decentramento amministrativo e di attuazione del Titolo V, per garantire certezza di risorse finanziarie per ogni livello di governo in rapporto alle funzioni esercitate a regime.
Nel percorso di attuazione del federalismo fiscale occorrerà tener conto dei seguenti punti:
a) il riparto tra la competenza legislativa statale e regionale in merito ai tributi regionali e locali;
b) lautonomia normativa di Comuni, Province e Città Metropolitane in materia di finanza locale;

c) un’adeguata proporzione tra tributi propri e compartecipazioni a tributi erariali per ogni livello di governo;
d) il sistema di perequazione;
e) il fondo per gli interventi speciali e risorse aggiuntive.
3. La riforma dei raccordi istituzionali
Per lattuazione del titolo V della Costituzione è necessaria una profonda riforma del sistema dei raccordi istituzionali tra lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali.
Deve essere finalmente avviato da parte del Parlamento il percorso di attuazione dellart. 11 della legge costituzionale n. 3 del 2001, con listituzione della Commissione bicamerale per le questioni regionali integrata con rappresentanti delle autonomie territoriali secondo le linee già emerse nella scorsa legislatura, consentendo un equilibrato rapporto tra rappresentanze di Regioni, Province e Comuni.
Allo stesso tempo deve essere contestualmente avviata dal Governo una riforma del sistema delle Conferenze, come sede di raccordo tra i diversi livelli di governo previsti dalla Costituzione, attraverso la revisione del D. Lgs. n. 281/97
Questa modifica deve essere accompagnata da nuove misure di integrazione e di coinvolgimento istituzionale, quali la partecipazione a Consigli dei Ministri o riunioni preparatorie, presenza nei Comitati interministeriali. Occorre prevedere, altresì, con la previsione di più incisivi meccanismi di codecisione, le procedure di designazione e nomina.
In questa ottica si ritiene fondamentale condividere tutte le informazioni ed i dati di carattere economico, finanziario, sociale e territoriale in modo di poter contare su di un livello di conoscenza paritario e condiviso.
Roma, 28 novembre 2006
fonte: regioni.it

Seppellire animali a Roma

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In attesa dell’apertura di un cimitero pubblico per animali, il Campidoglio ha dato il via libera alla loro sepoltura in terreni privati.
La delegata del sindaco di Roma per i diritti degli animali, Monica Cirinna’, sottolinea che e’ ancora in itinere l’individuazione di un’area dove realizzare un cimitero comunale per cani e gatti, ma ricorda- circostanza sconosciuta alla stragrande maggioranza dei romani- che il regolamento comunale sulla tutela degli animali in vigore dal novembre 2005 ha gia’ reso possibile una soluzione alternativa: quella della sepoltura di cani e gatti in terreni privati.L’articolo 22 del regolamento, in tema di “Inumazione di animali”, prevede infatti che “oltre all’incenerimento negli appositi impianti autorizzati di animali deceduti e’ consentito al proprietario il sotterramento di animali da compagnia previo consenso, in terreni privati allo scopo e solo qualora sia stato escluso qualsiasi pericolo di malattie infettive e infestive trasmissibili agli umani e agli animali ai sensi del Regolamento Cee n.1774/2002 con autorizzazione del Servizio veterinario della Asl competente per territorio”.
Lo stesso articolo precisa, inoltre, che “il Comune di Roma puo’ concedere anche ai sensi della normativa regionale vigente appositi terreni recintati in comodato finalizzati a diventare cimiteri per cani, gatti e altri animali”.Di cimiteri per animali di affezione si era occupato in passato anche il ministro della Sanita’ Girolamo Sirchia, presentando un disegno di legge che pero’- dopo l’approvazione alla Camera il 17 febbraio 2005- si e’ arenato in Senato, dove e’ decaduto con la fine della scorsa legislatura.
La norme sui cimiteri per animali erano inserite all’articolo 13 della legge di riordino della “Disciplina delle attivita’ nel settore funerario”, che comprendeva anche altre grandi innovazioni nel campo delle cremazioni e delle esequie. In particolare il testo approvato dalla Camera prevedeva che: i cimiteri per animali d’affezione sono realizzati da soggetti pubblici o privati; i siti cimiteriali “sono localizzati in zona giudicata idonea dal Comune nell’ambito dello strumento urbanistico adottato, previa valutazione sulla compatibilita’ dei luoghi, tenuto conto del rischio di inquinamento delle falde acquifere” e infine che “il trasporto delle spoglie animali e’ eseguito a cura dei proprietari nel rispetto dei principi fondamentali previstidal decreto legislativo 14 dicembre 1992, n.508, e successive modificazioni, su autorizzazione di un medico veterinario che escluda qualsiasi pregiudizio per la salute pubblica”.

A Bergamo si va verso un rilevante reparto cimiteriale islamico

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Bergamo avra’ un cimitero islamico.
La decisione e’ stata presa dalla maggioranza di centrosinistra, con il voto contrario dell’opposizione.
La nuova struttura sara’ realizzata nel quartiere di Colognola a ridosso dell’autostrada, negli spazi previsti per il nuovo ampliamento generale. Su un totale di 2.900 metri quadrati, 1.600 dovrebbero essere concessi al Centro islamico, sulla base di un progetto che risale al 1999, e prevede accesso indipendente e asse orientato verso la Mecca per l’inumazione delle salme secondo i riti coranici.
A questo proposito, e’ stato raggiunto un accordo con l’Asl che prevede sepolture con le bare anziche’, come vorrebbe il rito, in semplici sudari. I costi del progetto e la sua realizzazione (250.000 euro) saranno a carico del Centro islamico.
“Questa e’ una scelta di civilta’ e di integrazione – ha detto a nome della maggioranza Fiorenza Varinelli della Margherita – la popolazione lo sa e piu’ voci l’hanno confermato.
Ci deve essere la consapevolezza che il mondo sta cambiando e che serve collaborazione per guardare a un futuro pacifico. Proprio a Colognola una lezione preziosa ci viene dalla parrocchia, al cui interno e’ ospitato uno dei piu’ importanti centri di alfabetizzazione per stranieri della citta’”.
Tra le ragioni contrarie delle opposizioni, il fatto che la creazione di un cimitero islamico staccato da quello cristiano porterebbe alla “creazione di un ghetto”.
fonte: repubblica.it

Il senso della ‘famiglia’ nel DPR 285/90

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Premessa: Il codice civile dedica alla famiglia il primo libro del codice intitolato ‘Delle persone e della famiglia’.La maggior parte degli articoli che lo compongono hanno oggi un contenuto profondamente diverso da quello che avevano nel testo originario del 1942.Il diritto di famiglia codificato nel 1942 concepiva una famiglia fondata sulla subordinazione della moglie al marito, sia nei rapporti personali sia in quelli patrimoniali, sia nelle relazioni di coppia sia nei riguardi dei figli; e fondata sulla discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio (figli naturali), che ricevevano un trattamento giuridico deteriore rispetto ai figli legittimi.Il primo libro del codice venne riformato dalla legge 19 maggio 1975, n. 151, che apporto’ modifiche tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali.Gli atti di disposizione per il post mortem e, quindi, mortis causa (assimilabili in tutto e per tutto al cosiddetto jus sepulcrhi) sono innanzi tutto prerogativa del de cuius ed in ogni altro caso jure sanguinis, ossia sono sempre vincolati ai legami di sangue. Solo in subordine si segue il principio di poziorita’ enunciato dall’Art. 79 del DPR 285/90 che rimanda poi agli Artt. 74 e seguenti del Codice Civile, cosi’ come precisato dal paragrafo 14.4 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24Le uniche due eccezioni ravvisabili a livello nazionale sono:1) l’una di diritto positivo: l’Art. 93 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285 estende, infatti, il diritto di sepolcro non solo ai famigliari del concessionario, ma anche a persone inquadrabili in un rapporto di convivenza con il fondatore del sepolcro, senza specificare se si tratti di unione di fatto tra soggetti dello stesso o di diverso genere (maschile o femminile). Il legislatore, in questo senso e’ stato molto lungimirante intravedendo gia’ all’inizio degli anni 90 un mutamento nella societa’ italiana, dove sempre piu’ diffusi sono le relazioni morali ed affettive tra persone non unite tra di loro attraverso l’istituto del matrimonio.2) l’altra, invece, e’ un orientamento molto progressista della giurisprudenza di cui sembra utile riproporne uno stralcio: “In mancanza di una disposizione del defunto quando era in vita, lo ius eligendi sepulcrum spetta alla convivente more uxorio, sempreche’ particolari circostanze familiari ed ambientali non facciano prevalere la contraria volonta’ del nucleo familiare legittimo del defunto”. (Corte d’appello di Milano, sez. 1^, sent. n. 1618, 5 ottobre 1982).Ovviamente nel nostro sistema giuridico non vale la regola dello “stare decisis” tanto cara al diritto anglosassone, tuttavia se questa pronunciamento divenisse giurisprudenza costante assisteremmo di fatto ad un’integrazione della norma basata sul sullodato Art. 79 DPR 285/90.Il DPR 10 settembre 1990, n. 285 non definisce, quindi, una volta per tutte ed in modo uniforme la ‘famiglia’ del concessionario, lasciando che questa accezione (o, queste definizioni) siano attuate dal regolamento comunale di polizia mortuaria, in modo che i comuni possano utilizzare tali definizioni come strumenti di gestione del cimitero e rispondere alle esigenze locali.Qui emerge l’esigenza di fare sempre riferimento al regolamento comunale, esso, infatti, costituisce la fonte sostanziale e centrale per ogni definizione di ‘famiglia’ del concessionario, cioe’ per l’individuazione delle persone le quali, prima o poi, in base alla cronologia degli eventi luttuosi (se non diversamente stabilito tra gli aventi titolo) hanno il diritto a venire sepolti nella concessione della specifica sepoltura privata.E’ stato detto che il concessionario costituisce la persona che stipula l’atto di concessione, termine che non va inteso solo nel senso materiale del termine, ma nel senso giuridico: cosi’ sara’ di norma chi stipula l’atto o chi ne abbia la rappresentanzaÈ, allora, in ultima analisi, il regolamento di polizia mortuaria comunale a contestualizzare il significato astratto di famiglia (in senso stretto o allargato) in una particolare realta’ sociale (si pensi alla famiglia patriarcale tipica della societa’ contadina sino al secondo dopoguerra o alla famiglia monunucleare diffusasi con la forte conurbazione propria della societa’ industriale del XX secolo. In assenza, valgono le norme del codice civile.L’amministrazione comunale ha tutto l’interesse a facilitare l’uso di tombe esistenti, per massimizzare la capienza cimiteriale. Pertanto puo’ ampliare l’utilizzo (altrimenti ristretto alla famiglia), attraverso l’istituto della benemerenza (da definirsi con maglie piu’ o meno larghe e sempre nel rispetto del criterio che non vi sia lucro e speculazione, ai sensi dell’art. 93 comma 2 del DPR 285/90).Salvo il fatto che il fondatore del sepolcro non abbia disposto diversamente, il sepolcro e’ di tipo familiare. Hanno diritto di entrarvi i familiari del fondatore. Terminata la sua famiglia, gli eredi, purche’ entro la capienza massima del sepolcro.Possiamo utilmente meditare su alcune sentenze:Cassazione civile, 19 novembre 1924 E’ ammissibile la prova testimoniale sulla destinazione del sepolcro datavi dal fondatore. Trattandosi di sepolcro comune, e’ richiesto il consenso di tutti i partecipanti quando si voglia ampliare il numero delle persone che hanno diritto alla sepoltura. Il sepolcro familiare con l’estinguersi della famiglia, diventa ereditarioCassazione civile, 29 luglio 1940 Il sepolcro familiare si ha quando il fondatore l’abbia costituito per se’ e per tutti o per alcuni membri della sua famiglia, vale a dire per i componenti di quel nucleo organico che e’ formato normalmente dal capo di esso, della moglie, dei figli, delle figlie nubili o vedove, ed anche eventualmente degli ascendenti del capo, dei suoi fratelli celibi, delle sorelle nubili o vedove, delle nuore, nonche’ di altri eventuali ascendenti o discendenti in linea retta del capo della famiglia. Tale nucleo familiare non puo’ pertanto essere confuso con la parentela, e di conseguenza il diritto di sepoltura non puo’ aspettare ad una nipote ex sorore del fondatore.Per effetto delle recenti tendenze (cremazione diretta dei resti mortali ex Art. 3 comma 6 DPR 15 luglio 2003 n. 254 e Risoluzione del Ministero della Salute n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003 , riduzione in resti ossei di salma tumulata ex Art. 86 comma 5 DPR 285/90), con mantenimento o meno di cassetta resti ossei dentro la stessa tomba), l’ originaria capacita’ ricettiva delle tombe si dilata, consentendo una autonomia delle stesse e dell’intero cimitero ben maggiorata rispetto ad una sepoltura per soli feretri.. Generalmente per l’accesso in una tomba di un feretro contenente salma di persona che aveva diritto alla sepoltura, e’ sufficiente la verifica di tale situazione assieme alla sussistenza dell’atto di concessione. Altrimenti dovra’ esser il giudice ai sensi dell’Art. 2907 Codice Civile ad accertare l’esistenza del rapporto concessorio, se il comune non ha codificato nel proprio regolamento di polizia mortuaria l’istituto dell’Immemoriale.

La signora delle ossa

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A volte ci si chiede cosa ne pensa la gente comune di quel che avviene nei cimiteri, della cremazione. Quanto riportato su un blog, in cui ci si è imbattuti girovagando nel web, può essere utile a capire certi fenomeni.
Nello scritto, di cui si riportano solo taluni brani e a cui si rimanda per una lettura, emergono posizioni anche particolari sulla cremazione e sulla esumazione, ma soprattutto l’approccio alla persistenza del ricordo di un proprio caro defunto.

Forse sono antropologicamente contraria alla cremazione.Anche se il testamento orale che professo da 15 anni auspica la dispersione delle mie ceneri dai pinnacoli rocciosi di Capodorso e un cannibalismo simbolico delle stesse da parte dei miei cari che avranno premura- quando sarò mancata al loro affetto – di confezionare una torta con qualche cucchiaiata dei resti mortali per mangiare un pezzettino di me (NO, non è macabro!)…

…. Comunque mi sono ricordata del 23 febbraio brinoso del 1998, giorno in cui accompagnai la nonna ad esumare il suo Minicuccio. Ho un ricordo acquamarina: la muffa che tingeva di verde la sala mortuaria e la muffa color turchese che formava piccoli cerchi sulla fronte del nonno, cui lerba spuntava tra i capelli. La nonna gli sistemava sempre la tomba con lo stesso piglio con cui riassettava il letto. Ed era serena nel ritrovarlo lì, al quadrato 8, molto più di quando lo recuperava al bar di Capocasale dopo ore a ciabattare tra i vicoli ….

L’intero scritto è rinvenibile al seguente link La signora delle ossa

Correggere la scheda ISTAT?

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Ci informano alcuni lettori su una prassi piuttosto diffusa, anche se contra legem, (almeno in riferimento alla normativa nazionale rapprersentata dal Regio Decreto 1265/1934 e dal DPR 285/90) a proposito dei decessi avvenuti senza assistenza medica.

Il medico necroscopo o curante, richiede l’autopsia, non compila la scheda istat di morte, che a sua volta viene redatta e sottoscritta direttamente dal medico anatomo patologo in contrasto con il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria in cui e’ previsto che detto modello debba essere sottoscritto esclusivamente dal medico curante o dal medico necroscopo.

l’Ufficiale di Stato Civile, allora, puo’ accettare detti moduli per la denuncia di morte con conseguente rilascio del permesso di seppellimento?

RISPOSTA:

Premessa: il Regolamento di polizia mortuaria nazionale, DPR 285/90, contempla la distinzione semantica tra riscontro diagnostico ed autopsia.

1) Il riscontro diagnostico ha lo scopo di verificare la causa della morte e viene effettuato fatti salvi i poteri dell’Autorita’ Giudiziaria, per i cadaveri di persone decedute senza assistenza medica nella propria abitazione, quando sussistono sospetti sulla morte o quando questa sia dovuta a malattia infettivo-diffusiva, e per i cadaveri di persone decedute negli ospedali, quando sono necessari ulteriori chiarimenti clinico-scientifici.

2) L’autopsia puo’ avere, invece, finalita’ clinico-scientifiche o medico-legali. In quest’ultimo caso viene ordinata dall’Autorita’ Giudiziaria per accertare la causa del decesso, in caso di reato accertato o presunto. Tuttavia anche nel caso in cui l’autopsia non venga ordinata dalla summenzionata Autorita’ e ove sussista il sospetto di reato, il medico settore deve immediatamente sospenderne le operazioni e darne immediata comunicazione all’Autorita’ Giudiziaria.

Indispensabile e’ la comunicazione al Sindaco, sia del risultati dei riscontri diagnostici (art. 39 DPR 285/90) sia di quelli delle autopsie (art. 45 DPR 285/90), per le eventuali variazioni della scheda dl morte, e quando la causa di morte risulti essere una delle malattie infettivo-diffusive previste dall’apposito elenco pubblicato dal Ministero della Sanita’.

Innanzi tutto bisogna specificare come la a denuncia della causa di morte (scheda ISTAT) sia estranea ai procedimenti propri del servizio dello stato civile per la tenuta dei registri dello stato civile, nonche’ estranea al procedimento di rilascio del permesso di seppellimento, anche se transita per l’ufficio dello stato civile per motivi organizzativi concernenti il flusso delle rilevazioni demografiche.

L’obbligo della compilazione della scheda di morte sorge in capo al medico curante (art. 1, comma 1 DPR 10 settembre 1990, n. 285) o, per i casi di decesso senza assistenza medica, al medico necroscopo (comma 4 stesso art. 1). Va ricordato come l’art. 103, comma 1, lettera a) TULLSS approvato con RD 27 luglio 1934, n. 1265 individui tale competenza nel medico in quanto esercente la professione con il vincolo della segretezza (ben prima, quindi, della Legge sulla privacy). Sul punto va anche ricordata la circolare del Ministero della sanita’ n. 24 del 24 giugno 1993.

In caso di accertamento diagnostico od autopsia, il medico che esegua tali interventi e’ tenuto a dare comunicazione al sindaco (autorita’ sanitaria locale ai sensi della Legge 833/1978, del Decreto Legislativo 112/1998 e del Decreto Legislativo 267/2000) per l’eventuale rettifica della denuncia della causa di morte (art. 39 DPR 10 settembre 1990, n. 285), ai sensi dell’Art. 45 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

Diversi studiosi della materia funeraria tendono ad attribuire qusta funzione non alla persona fisica del sindaco in quanto tale, ma il linea astratta all’Autorita’ Comunale perche’ la correzione della Scheda Istat, con relativo inoltro all’ASL potrebbe configurarsi come un atto amministrativo di tipo gestionale spettante, quindi, alla dirigenza ex Artt 107 e seguenti del Decreto Legislativo 267/2000.

Questa norma altro non significa se non che la denuncia della causa di morte (scheda ISTAT) deve essere gia’ stata compilata. In ogni caso, sia l’obbligo assolto dal medico curante o dal medico necroscopo, quando quest’ultima figura risulti legittimata, va utilizzato solo ed unicamente il modello prescritto (art. 1, comma 6 DPR 10 settembre 1990, n. 285). Su questo punto pero’ in dottrina si sono rilevate posizioni differenti (si veda Daniele Cafini, La compilazione del certificato sulle cause di morte, edizioni Euroact, anno 2000).

Secondo queste opinioni non sarebbe necessario ne’ obbligatorio utilizzare la scheda ISTAT; in quanto si potrebbe ammettere, pur in situazioni eccezionali, la stesura di un certificato inerente alla causa di morte su carta intestata, sempre che vengano soddisfatte le notizie richieste dalla modulistica ISTAT. Il modulo, infatti, non risulterebbe tanto uno strumento, quanto un mezzo.

Il medico individuato a termini del comma 1 o del comma 4 dell’art. 1 DPR 10 settembre 1990, n. 285 non puo’ sottrarsi dal redigere la denuncia della causa di morte, salvo non incorrere in violazioni rilevanti sia sotto il profilo penale che sotto il profilo professionale.

La procedura dettata dall’Art. 45 comma 2 DPR 285/90 effettivamente e’ un po’ macchinosa e non sempre viene rispettata. Disporre il riscontro diagnostico comporta implicitamente la mancanza di cognizione di causa sul quadro clinico che ha portato al decesso del de cuius, quindi perche’ redigere la scheda ISTAT in modo provvisorio ed incompleto, solo per ammettere la momentanea assenza di quelle necessarie informazioni medico-anamnestiche da acquisire solo attraverso un esame piu’ approfondito ed invasivo del cadavere?

La regione Lombardia sembra uniformarsi a questo criterio orientato alla semplificazione di tutti i passaggi legali e sanitari della polizia mortuaria, l’Art. 40 comma 3 del regolamento regionale 9 novembre 2004 n. 4 stabilisce che sia il medico settore incaricato di dar corso agli accertamenti ad effettuare la denuncia sulla causa di morte.

Ultimo annuncio del Convegno SEFIT di Torino sul valore etico dei servizi funerari

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In dirittura d’arrivo il tradizionale appuntamento della Federutility-SEFIT del settore funerario, che quest’anno si trasforma in un convegno di due giornate dal titolo Il valore etico dei servizi funerari il settore funerario a confronto.
Mancano infatti poche settimane all’incontro, che si svolgerà a Torino il 14 e 15 dicembre prossimi (presso la Sala Giolitti del Centro Congressi di Torino Incontra, in Via Nino Costa, 8.
Per chi fosse interessato a prendervi parte programma dettagliato e modalità di iscrizione
sono reperibili al link seguente: programma convegno si ricorda che il termine ultimo per la registrazione è il 5 dicembre prossimo (la partecipazione al convegno è gratuita, ma a numero chiuso di 150 partecipanti con precedenza agli associati SEFIT).

Il convegno consentirà di avere le anticipazioni e valutazioni di prima mano sull’AC1268 , nuove norme in materia di cremazione, attualmente in discussione in Commissione Affari sociali della Camera, con la presenza anche di parlamentari che se ne occupano direttamente.Verranno presentati gli orientamenti della Federutility-SEFIT per un nuovo progetto di legge di riforma dei servizi funerari, su cui ottenere i primi riscontri delle varie componenti del mondo funerario, in vista del coinvolgimento del livello politico. Sarà privilegiato laspetto etico del settore funerario e le ripercussioni che ne derivano per la normativa
E una occasione importante di riflessione sui risultati di una stagione di normative regionali e sugli aggiustamenti ancora necessari per ridurre la sempre maggiore complessità nelloperare quotidiano
Diventa poi un luogo di diffusione di conoscenza degli ultimi studi tecnici in campo europeo sui limiti alle emissioni in atmosfera per i crematori e quelli italiani per la definizione di standards UNI per le bare.
Anche se si tratta di una espressione abusata, si tratta, per il livello dei relatori e dei partecipanti, degli STATI GENERALI del settore funerario italiano.
 

Regionalismo perfetto!

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La FENIOF, con una dichiarazione del suo segretario, Alessandro Bosi, ha espresso il desiderio che le Regioni che ancora si devono esprimere in materia di legislazione funeraria seguano gli indirizzi e le espressioni di chi si è già espresso precedentemente e “solo così sarà possibile, in una ottica di autoregolamentazione, uniformare i comportamenti e consentire ai cittadini di fruire di diritti diversamente negati a seconda del territorio.”
Prosegue il Bosi: “mi sia concesso dire che ‘dove non agisce lo Stato, agiscano le Regioni’, purché ciò avvenga con intelligenza e senza perdere di vista la necessità di regole uniformi e coerenti con i processi di evoluzione e di sviluppo profesisonaledel settore.”

Conferenze sul Verano di Roma

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Cristo Redentore

Cristo redentore. Verano- Roma,
originally uploaded by iessi.

Nell’ambito delle attivitàdi valorizzazione del patrimonio monumentale del Cimitero del Verano, la locale Sovraintendenza ai Beni Culturali organizza due incontri, il 23 ed il 30 novembre, presso la sala del Convento della Basilica di San Lorenzo, piazzale del Verano 3, rivolte alla cittadinanza ed insegnanti.
“Luglio 1943: quel che resta di San Lorenzo”. Il Verano e la Basilica (Simonetta Ciranna) – 23 novembre ore 17,30.
Storia dell’architettura del Cimitero del Verano: Virginio Vespignani, Agostino Mercandetti, Gioacchino Ersoch (Monica Capalbi)30 novembre ore 17,30.
Il Cimitero del Verano, con il suo patrimonio di opere d’arte costituisce una sorta di museo all’aperto che non ha eguali per la quantità e la particolaritàdelle testimonianze, un inestimabile valore sotto il profilo storico-artistico e di storia della cultura ottocentesca e novecentesca.
Un patrimonio da conoscere e da conservare, come parte preziosa di un’eredità di cui i cittadini devono diventare in prima persona i conservatori per poterla trasmettere alle generazioni successive.
La Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma ha da tempo intrapreso una serie di attivitàper promuovere la conoscenza del Cimitero Verano con un progetto articolato di pubblicazioni (I percorsi della memoria) e con la catalogazione scientifica delle tombe – già conclusa per il Quadriportico, il Pincetto Vecchio, il Pincetto Nuovo – presupposto indispensabile per fornire indicazioni e sistemi di tutela ormai irrinunciabili per conservare il patrimonio funerario, soggetto, come è naturale, ad interventi di riuso.
E’ stato inoltre avviato un programma di restauri di monumenti di proprietàcomunale, quale l’intervento sul Monumento al Generale Roselli, eroe del Risorgimento, sulla tomba di Goffredo Mameli, e sulla Tomba di Erminia Fuà Fusinato.
Nella conferenza del 23 novembre Simonetta Ciranna illustrerà l’effetto distruttivo del bombardamento sulla cimitero e la basilica, e gli aspetti e le difficoltàdella successiva trasformazione costruzione che ha cancellato l’immagine ottocentesca della Basilica.
Per informazioni: Ufficio Monumenti Medioevali e Moderni tel.06-49236254;06-67105953; fax 06-67103833; mail infodocumentazioneverano@comune.roma.it.
Fonte: abitarearoma.net

Ossario comune

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L’art. 67 del R.P.M. recita:
‘Ogni cimitero deve avere un ossario consistente in un manufatto destinato a raccogliere le ossa provenienti dalle esumazioni o che si trovino nelle condizioni previste dal comma 5 dell’art. 86 e non richieste dai familiari per altra destinazione nel cimitero. L’ossario deve essere costruito in modo che le ossa siano sottratte alla vista del pubblico’.

Una domanda sorge spontanea: l’ossario comune puo’ essere accessibile al pubblico frequentatore dei cimiteri? all’interno le ossa devono essere riversate sfuse o contenute in nylon?

L’ossario comune, di solito, e’ un pozzo, un vano ipogeo o un blocco in mattoni, cemento armato dove gettare le ossa in modo promiscuo ed indistinto. E’la stessa struttura muraria delle sue pareti (anche se quasi mai e’ cosi’) a dover risultare impermeabile alle infiltrazioni o alle acque piovane. Spesso, purtroppo, l’ossario si trasforma, invece, in un acquitrino ristagnante.

Non necessaraimente, prima di esser riposte nell’ossario comune le ossa debbono esser racchiuse in sacchi di plastica. Cio’ non e’ richiesto dal regolamento. Anzi, ossa avvolte nel nylon potrebbero esser ancora, in qualche modo, riconducibili ad un particolare cadavere (e sue trasformazioni di stato), mentre la Legge parla di conservazione massiva senza piu’ alcun segno di riconoscimento.

Di solito all’atto dell’esumazione/estumulazione si usano invoucri provvisori di plastica per una prima cernita tra le ossa non richieste e quelle, invece, da riporre in cassetta ossario (Art. 36 comma 2 DPR 28/90) per una nuova tumulazione o per il trasporto ad altro luogo che non sia il crematorio, altrimenti sarebbe sufficiente un contenitore di materiale facilmente combustibile.

L’ossame deve esser celato alla vista del pubblico, ma il punto fisico in cui si trova l’ossario puo’ esser tranquillamente segnalato con un cartello, un’indicazione, una croce….

Sulla botola dell’ossario e’ possibile collocare fiori, oggetti votivi per il legittimo esercizio delle pratiche di pietas e devozione.

L’ossario e’, alla fine, una sepoltura collettiva: dopo tutto e’ pur sempre una tomba, ancorche’ anonima, ed il nostro ordinamento di polizia mortuaria consente sempre gesti di pieta’ e venerazione verso i defunti assimilabili al diritto secondario di sepolcro.

Sulla botola dell’ossario (si pensi ad un sacrario di guerra) potrebbe esser officiata anche la Santa Messa.

L’importante e’ non intralciare le operazioni cimiteriali di apertura e chiusura delle botola per l’immissione di nuove ossa.

L’ingresso all’area dove e’ collocato l’ossario potrebbe esser inibita ai visitatori durante l’esecuzione di operazioni cimiteriali o se ci sono seri pericoli per la loro incolumita’ (cedimento della volta, rischio di cadute….).

Carenza di posti salma a Catanzaro

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Intervento del consigliere comunale dei Popolari – Udeur, Sergio Costanzo sui problemi presenti nei cimiteri di Catanzaro. Il vice presidente della commissione lavori pubblici si sofferma in particolare sulla carenza dei loculi.
La riunione della commissione lavori pubblici – afferma – è stata rinviata a causa del prolungarsi, fino a notte tarda, dei lavori del Consiglio. Commissione importante perché allordine del giorno conteneva la discussione dellinterrogazione presentata dal consigliere Franco Barberio sui problemi del cimitero centrale di via Paglia.
Anche nel corso dei lavori del Consiglio di mercoledì è emersa forte la posizione dei Popolari Udeur in merito a questa problematica esplicitata dal capogruppo Mimmo Tallini, il quale, denunciato una serie di questioni per le quali non si intravedono imminenti soluzioni da parte dellamministrazione attiva. Non vogliamo addossare colpe a nessuno, ce ne guarderemmo bene, ma sicuramente questa problematica deve essere una priorità della maggioranza di centro-sinistra che dovrebbe dirci quali sono i progetti che intende sviluppare per risolvere le questioni presenti in questo importante luogo sacro.
Abbiamo ribadito in Consiglio che nella gestione dei cimiteri cittadini si è passati da una conduzione rigida, ma che aveva portato dei risultati, ad una a dir poco familiare che sta causando gravi disagi ai cittadini ed agli operatori che giornalmente svolgono la loro funzione allinterno delle aeree cimiteriali.
Si starebbero perpetrando inosservanze del regolamento di Polizia mortuaria e del Piano regolatore cimiteriale, allorario di accesso delle autovetture, problematiche che il nostro collega Barberio ha posto allattenzione della commissione e che ci vedono pienamente daccordo. Invitiamo il sindaco Rosario Olivo a prendere in mano la situazione, sicuri della sua attenzione più volte dimostrata nei confronti delle questioni sollevate dal gruppo consiliare dei Popolari UDEUR.
Punto cruciale dellintervento del capogruppo Tallini in consiglio è stato la comprovata mancanza di loculi nei cimiteri cittadini. Una condizione che a breve tempo potrebbe portare al collasso, se non saranno attuate le giuste misure.
Correremo il rischio di trovarci con l’obitorio pieno di salme che non potranno avere una degna sepoltura. In commissione – dice ancora – farò sentire forte la voce dei Popolari Udeur e ribadirò la nostra propensione ad attuare forme di protesta civile ma determinate come del resto rientra nella nostra filosofia di Partito moderato proprio per sensibilizzare la partecipazione dei cittadini esasperati per il perdurare di questa condizione.
Invitiamo, quindi, la maggioranza ad attivarsi al più presto per dare una risposta ai cittadini garantendo un servizio che possa permetterci di dare una dignitosa sepoltura ai nostri defunti. Non vorremmo, in seguito, sentirci dire che del problema lamministrazione non era al corrente.

fonte:ilgiornaledicalabria.net

Inumazione gratuita per speciali onoranze?

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E’possibile e legittimo offrire sepoltura gratuita in campo di terra a determinate categorie di soggetti (ad esempio cittadini degni di particolari onoranze civiche, persone particolarmente famose, letterati, uomini di scienza…) al di fuori della casistica molto rigida dettata dall’Art. 1 comma 7 bis della Legge 28 febbraio 2001 n. 26?

Ai sensi dell’Art. 49 ogni comune deve disporre di almeno un cimitero con
quadre ad inumazione.

Ai sensi del successivo Art. 50 DPR 285/90 il comune ha l’obbligo di
accogliere nei propri cimiteri i cadaveri, le ossa o le ceneri di persone morte in quel comune o che in quel comune avevano la residenza, anche se
materialmente il decesso e’ avvenuto in altro luogo.

Oggi secondo il comma 7 bis dell’Art. 1 legge 28 febbraio 2001 anche l’interro in campo comune e’ divenuto servizio a titolo oneroso, al parti
delle altre operazioni cimiteriali se si eccettuano le evenienze di
indigenza, disinteresse da parte dei famigliari o stato di bisogno.

Al di la’ di questi casi ben codificati dalla norma di cui all’Art. 1 comma 7 bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 in dottrina si ritiene vi sia responsabilita’
patrimoniale per le amministrazioni che non dovessero applicare il sullodato comma 7
bis dell’Art. 1 legge 28 febbraio 2001 .

Infine, laddove un Comune si ritrovasse area sovrabbondante per inumazione
in campo comune, (ad esempio per la mutata domanda tipologica di sepolture)
si potrebbe destinare una zona ove seppellire gratuitamente i cadaveri di
persone legate in vita da particolari legami (non di nascita ne’ di residenza) in quella citta’. Una sepoltura
privata (a sistema di tumulazione o inumazione) puo’ esser concessa ex novo
al bisogno a tempo determinato (quelle perpetue sono vietate dal 10 febbraio
1976 dopo l’entrata in vigore del DPR 803/1975).

Generalmente la concessione e’ onerosa, ma in casi particolari, puo’ esser
anche gratuita laddove il comune decida di riconoscere particolari
benemerenze per i funerali di tali persone.

Tale eventualita’ dovrebbe essere codificata con l’adozione del piano regolatore cimiteriale e prevista nel regolamento di polizia mortuaria
comunale.

Per concludere e’ facolta’ dell’Amministrazione Comunale allargare i casi di possibili sepolture rispetto a quanto stabilito dall’art. 50 del
D.P.R. 10.9.1990 n.285, ma un cittadino richiedente non puo’ vantare alcun diritto in proposito, a meno che non ricada nella situazione di cui all’art.50, comma 1, lettere c,d,e. Si configura sempre come un potere discrezionale dell’Amministrazione, concedere in uso sepolture disponibili a cittadini che
non abbiano il requisito della residenza.