Bandiera viola ai cimiteri più belli

Pubblicato da

Forse dal 2007 un premio per i cimiteri più curati e dotati di maggiori servizi al cittadino.L’idea, di uno studioso calabrese, Domenico Lanciano, potrebbe divenire operativa dal 2007.La ipotesi della bandiera viola verrà sottoposta nel primo direttivo utile della SEFIT, per poter avere l’impegno dell’associazione nazionale di categoria nello studio per la realizzazione del sistema di valutazione, imparziale e capace di misurare le performance, la qual cosa non è semplice, stante la differenza che vi è tra le varie tipologie di cimitero e le varie tradizioni comunali.

Onoranze in Giappone

Pubblicato da

Nel paese del sol Levante la tradizionale festa dei morti si celebra, secondo il calendario locale nel triduo tra il 13 ed il 16 agosto.

Le famiglie accendono falo’ e lanterne di carta, lasciate poi galleggiare sulla corrente dei fiumi, perche’, idealmente, le fiammelle illuminino la strada che dall’Aldila’ conduce gli spiriti dei defunti alle proprie abitazioni.

Per onorare la memoria dei propri morti le famiglie giapponesi organizzano sobri banchetti funebri, anche la consumazione di vivande, dunque, nella tradizione orientale assume il significato di simbolica comunione con i morti.

Conficcare, allora, i bastoncini nella ciotola di riso e’ un gesto dall’intenso significato rituale che rappresenta l’estinguersi dell’esistenza, dinnanzi al comune bisogno di nutrirsi, ma anche la continuita’ degli affetti dopo la morte.

Necroscopia a pagamento?

Pubblicato da

I Versamenti per diritti sanitari imposti da alcune ASL per accertamenti necroscopici sono leggittimi?

E’lecito imporre diritti sanitari per l’usabilita’ dei loculi?

Il cimitero e’ demanio comunale ai sensi dell’Art. 824 del Codice Civile.

In molti comuni, assieme al canone da corrispondere per la concessione del loculo, viene applicato un cosiddetto ‘diritto di tumulazione’ soprattutto per le tombe con piu’ posti feretro, cosi’ per ogni nuova tumulazione il concessionario versa di volta in volta una cifra determinata dall’amministrazione.

I comuni, infatti, possono istituire del diritti fissi proprio come accade per il rilascio delle autorizzazioni al trasporto, ovviamente il piano tariffario potra’ contemplare anche determinati costi da corrispondere subito per la sanificazione dei tumuli all’atto della scadenza della concessione stessa

Risulta del tutto anomalo almeno se ci riferiamo alla normativa statale vigente, che sia l’ASL a pretendere il versamento tali diritti, tra l’altro per prestazioni inesistenti (ben diversa sarebbe la presenza del personale sanitario per estumulazione (ex Art. 88 comma 2) o esumazioni straorinarie, sempre se l’ordinanza sindacale non dispone diversamente, magari con delega operativa agli stessi necrofori del cimitero su cui si registri il parere favorevole del responsabile del servizio ASL.).

Nel complesso delle attivita’ di polizia mortuaria le ASL si configurano come interfacce strumentali rispetto alla potesta’ di regolamentazione individuata dalla Legge in capo al comune.

Le sepolture private a sistema di tumulazione sono opera igienico sanitarie da approvarsi anche da parte dell’autorita’ sanitaria ai sensi dell’Art. 94 comma 1 DPR 285/90 e il loro uso e’ subordinato ad un collaudo (si deve infatti verificare la tenuta antisismica o l’inclinazione del piano d’appoggio per il trattenimento di eventuali percolazioni cadaveriche o ancora la rispondenza alle misure minime se fissate nel regolamento comunale di polizia mortuaria, quelle dettate dalla Circ.Min. 24/1993 non sono tassative e vincolanti, perche’ esprimono solo un auspicio)

Nelle tumulazioni (inserimento del feretro nella cella muraria e tamponatura di quest’ultima non e’ richiesto l’intervento o la supervisione di personale sanitario.

Un diritto fisso richiesto dall’ASL in tal senso e’, pertanto illegittimo, se non e’, nel frattemp,o intervenuta una norma regionale, infatti per imporre un onere, a carico di una famiglia o di altri soggetti, occorre comunque una norma di legge …. almeno, fino a quando non sia abrogato l’art. 23 Cost.

Per l’imputazione di eventuali oneri bisognerebbe poi sempre distinguere chi tra comune e concessionario sia il proprietario del manufatto sepolcrale.

Anche in Lombardia dove alcune ASL stavano seguendo per l’onerosita’ degli accertamenti necroscopici lo stesso percorso prima dell’approvazione della LR 18/11/2003, n. 22, in tema di polizia mortuaria si e’ sviluppato un intenso dibattito sull’ illegittimita’ della la circolare regionale 32/SAN del 26/6/2000 ed, in effetti, non tutte le ASL lombarde si erano mosse richiedendo una tariffa per la visita necroscopica.).

A parziale rettifica ed integrazione della risposta fornita precedentemente dobbiamo rilevare come la visita necroscopica sia compresa nel DPCM 29/11/2001 quale prestazione a titolo gratuito in quanto rientra pienamente nel Livelli Essenziali di Assistenza Sanitaria assicurati dal servizio sanitario nazionale.

EmiliaRomagna Reg. 4/2006

Pubblicato da

Vi proponiamo alcune brevi considerazioni ‘ a caldo’ sul nuovo regolamento emiliano romagnolo di polizia cimiteriale n. 4/2006 alche alla luce della recente e relativa circolare SEFIT.

Art. 2 comma 9: per prodotti abortivi e parti anatomiche non e’ specificato se sempre vi debba esser sepoltura individuale o se questo materiale bioogico umano, quando non richiesto dagli aventi titolo a disporne per una sepoltura dedicata e singola possa esser indistintamente ‘gettato’ in modo massivo in fossa carnaia comune, un po’ come accadeva nel medioevo.

Art. 2 comma 12: uso della sola cassa di legno nelle inumazioni: da questo momento in Emilia-Romagna e’ assolutamente vietato confezionare il feretro da interro con lo zinco (infetti, trasporti molto lunghi, trasporti internazionali) oppure e’ ancora valida la procedura dell’Art. 75 DPR 285/90 con l’asportazione del coperchio ligneo ed il taglio del nastro metallico? La querelle e’ antica, in quanto gia’ dai primi anni ’90 diversi comuni intendevano in maniera molto rigida l’Art. 75 del DPR 285/90 imponendo nei propri regolamenti la cassa di zinco ESTERNA, cosi’ da favorirne la rapida e TOTALE rimozione. la soluzione alternativa, al momento non codificata in norma regionale (o comunale?), potrebbe sempre essere l’adozione del involucro di plastica flessibile in sostituzione del nastro di lamiera.

Art. 2 comma 16, qui la procedura di deroga dettata dall’Art. 106 DPR 285/90 ed implementata dal paragrafo 16 della Circ. Min. n.24 del 24 giugno 1993 e’ completamente superata: non occorrono piu’ zinco rinforzato con spessore di 0,74 mm e vaschetta interna di contenimento con materiale assorbente per evitare accidentali scoppi dei feretri da movimentare. A quanto pare basta confezionare il feretro con la semplice valvola o con la reggetta (o altro dispositivo chimico enzimatico di cui all’Art. 77 comma 3 DPR 285/90 ma mai sperimentato in Italia), tuttavia in regime di DPR 285/90 le casse da tumulazione debbono esser ordinariamente gia’ dotate di questi meccanismi. Qual e’, allora, questo dispositivo aggiuntivo? Forse una valvola depuratrice tarata con valori piu’ bassi? Il legislatore sembra non aver considerato come a volte la perdita di liquami sia originata dalla corrosione del nastro metallico o dalla fessurazione dello stesso, specialmente lungo le piegature del fondo e non dallo scoppio della bara dovuto alla sovrappressione dei miasmi cadaverici. ecco perche’ il paragrafo 16 della Circ.Min. n. 24/1993 richiedesse preferibilmente casse di zinco realizzate con la tecnica della monoscocca, ovvero partendo da un unico nastro di metallo. Non c’e’ piu’ l’obbligo di inserire lastre o pannelli in verticale per separare tra di loro le bare affiancate, si rende, infatti, necessaria solo l’apposizione di una soletta tra cassa e cassa nelle tombe a pozzetto con calata in verticale senza ripiani d’appoggio. Decade l’intervallo temporale dei 2 anni di stop per l’uso dei posti in deroga dall’ultima tumulazione (forse il legislatore emiliano romagnolo considera le bare standard gia’ abbastanza sicure ed immuni da fenomeni percolativi cosi’ da non stabilire precauzioni aggiuntive). la deroga non e’ limitata ai 20 anni dall’entrata in vigore del regolamento stesso, come, invece, accade in Lombardia.
E’ poi da notare il potere abrogante di questo Art. 2 comma 6 sulle ordinanza sindacali adottatea asuo tempo in attuazione del paragrafo 16 della Circ.Min. n.24 del 24 giugno 1993.

Art. 2 comma 14: questa disposizione estende l’uso plurimo anche ai contenitori per resti mortali senza specificare pero’ se questi contenitori debbano essere normali bare (senza il bisogno del rifascio se non sono in atto percolazioni cadaveriche) di cui al paragrafo 3 della Circ. Min. 10/1998 oppure piu’ semplici recipienti di materiale leggero di cui alla risoluzione del Ministero della Salute n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004? Non dobbiamo, infatti dimenticare come, soprattutto in passato per tumulare gli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo si ricorresse a semplici vasche di zinco munite di coperchio saldato propriom per neutralizzare eventuali e possibili fenomeni percolativi.

Non e’, poi, fissato, ex lege, il periodo di sepoltura legale delle urne da inumazione (5 anni in analogia con altra casistica?), tale fattispecie produrra’ un’esumazione molto particolare perche’ l’apertura della piccola fossa non originera’ quasi sicuramente rifiuti cimiteriali da smaltire come assi di legno, o brandelli di imbottiture e sotto il profilo ambientale sara’ una sepoltura con nessun rischio ecologico, siccome la cenere si mescolera’ progressivamente con gli strati del terreno da cui e’ circondata anche grazie al filtraggio delle acque piovane.

E’interessante un’ultima osservazione di tipo ‘filosofico’o, se preferite di ordine ‘tecnico-giuridico’ la sepoltura delle urne (confezionate con materiale altamente decomponibile) in campo di terra si configura nel tempo come una velata dispersione in natura, perche’ le ceneri si mfonferanno alle zolle di terra (per la quale occorrerrebbe volonta’ rafforzata del de cuius ed autorizzazione da parte dello stato civile) la Lombardia piu’ fedele al testo letterale della Legge 130/2001 vieta tale pratica, l’Emilia Romagna con un atteggiamento piu’ libertario non pone restrizioni anche a questa dispersione mascherata.

Cenere alla cenere, polvere alla plastica

Pubblicato da

Ricercatori dellindustria norvegese Sintef hanno messo a punto un additivo che consente la degradazione rapida di polietilene e polipropilene, due plastiche che sono estremamente diffuse, utilizzate in fogli sottili anche per la produzione di sacchetti per la spesa. Queste plastiche sono sensibili ai raggi ultravioletti, ma perché il loro processo di degradazione inizi deve passare almeno un anno. Il nuovo additivo rende il materiale sensibile anche allo spettro della luce visibile e in presenza di un po di calore, umidità e ossigeno affermano gli esponenti dellindustria un sacchetto si degrada alla stessa velocità di una mela buttata a terra: in presenza di un sole debole, il 90 per cento è degradato nel giro di due settimane e in 5 settimane si possono rilevare solo piccole tracce. Il processo di decomposizione avviene in diversi stadi. Grazie alladditivo, la luce riesce a spezzare le lunghe molecole di plastica in frammenti piccoli che possono essere digeriti da microrganismi. Singolare lo spunto che ha portato la società norvegese alla sintesi delladditivo: tutto è partito dalla richiesta che era stata rivolta allindustria da parte di una casa di pompe funebri, che aspirava a un collare plastico per il sostegno del collo delle salme che preparava in grado di degradarsi perfettamente e senza lasciare tracce di colore antiestetico al momento delle riesumazioni. Un prima soluzione ottenuta dalla Sintef era risultata economicamente molto costosa, ma successivi perfezionamenti nei processi di produzione hanno portato a una soluzione che potrebbe essere interessante anche per un ben più vasto mercato.

Plastica biodegradabile da batteri

Pubblicato da

Il suo nome Pseudomonas putida non promette un granché bene, ma lattuale tecnologia permette di ottenere risultati sorprendenti da questo batterio. Lo hanno dimostrato i ricercatori dello University College di Dublinoche hanno scoperto come questi microrganismi possano vivere nutrendosi di solo stirene un idrocarburo aromatico da cui si ricavano numerosi prodotti tra cui il polistirene e lABS e di convertire un problema ambientale in unopportunità industriale. Nel corso della ricerca Keniv OConnor e i suoi colleghi hanno trasformato il polistirene (o polistirolo) in stirene mediante pirolisi, un processo in cui questa plastica a base di petrolio viene riscaldata fino a 520 gradi Celsius in assenza di ossigeno. Il risultato è un cocktail chimico costituito per più dell80 per cento da stirene più altre sostanze tossiche; il prodotto è stato somministrato a una coltura di Pseudomonas putida CA-3, un ceppo speciale di questo comune batterio, pur sapendo che lolio avrebbe dovuto essere ulteriormente raffinato per permettere ai batteri di crescere. Invece, inaspettatamente, i batteri sembravano prosperare con questa dieta, trasformando 64 grammi di stirene non purificato in circa 3 grammi di nuovi batteri. Nel processo, i batteri hanno immagazzinato al loro interno 1,6 grammi di poliidrossialcanoato o PHA, una plastica che nellambiente naturale si degrada in modo molto più facile rispetto ad altri prodotti ricavati dal petrolio. Il processo fornisce come risultato alcuni prodotti di scarto come il toluene e richiede una notevole quantità di energia per portare avanti la pirolisi, ma si spera possa portare al riciclaggio di materiali difficili da smaltire come il polistirolo

Autorizzazione a sepoltura o cremazione

Pubblicato da

Nella cremazione il meccanismo autorizzatorio e’ piuttosto complesso, ci sono, pertanto alcune questioni fondamentali su cui e’ doveroso soffermarsi.

Per la Legge Italiana tutte le operazioni di polizia mortuaria sono sempre sottoposte ad autorizzazione, per tumulazione ed inumazione, tuttavia, non sono contemplati particolari filtri o procedure aggravate.

L’autorizzazione alla cremazione e alla sepoltura si collocano su due ambiti separati, debbono esser sottoscritte da soggetti distinti ed hanno finalita’ diverse, ma possono, in relazione alle decisioni proprie di ciascun Comune, confluire in unico atto.

Autorizza la sepoltura l’Ufficiale di Stato civile, mentre la cremazione e’ autorizzata dal Sindaco (ora dal dirigente o dal funzionario incaricato ai sensi dell’Art. 107 del Decreto Legislativo 267/2000). Il Sindaco (o meglio il dirigente) puo’ delegare l’Ufficiale di Stato Civile a firmare l’autorizzazione alla cremazione. In tal caso anche se il soggetto che firma e’ lo stesso, sul documento dovrebbero essere specificati i due distinti soggetti titolari del potere di firma.

L’autorizzazione ad inumazione o tumulazione (un tempo definita genericamente licenza di seppellimento) e’ semplicemente un provvedimento rilasciato dall’Ufficiale di Stato Civile successivo alla verifica dell’accertamento della morte (non c’e’ piu’ il pericolo di morte apparente) da parte del medico necroscopo con cui si consente lo smaltimento del cadaveri in cimitero attraverso sepoltura in fossa o cella muraria.

L’autorizzazione alla cremazione, invece, e’ atto ben piu’ articolato. In essa concorrono:

• La verifica delle condizioni che portano ad acclarare volonta’ della cremazione da parte del de cuius o degli aventi titolo,
• L’esclusione della morte sospetta o dovuta a reato.
• La certificazione sull’effettivita’ del decesso (non puo’ piu’ sussistere il fenomeno della morte apparente) Questo elemento e’ l’unico in comune tra le due autorizzazioni.

Lo stesso Ministero di Grazia e Giustizia nota n. 1/50/FG33 (92) 114 del 12 giugno 1992. ha chiarito come autorizzazione alla sepoltura (attraverso inumazione e tumulazione) ed autorizzazione alla cremazione non siano sovrapponibili: l’una non ammette l’altra e viceversa,anche per non appesantire inutilmente un procedimento gia’ abbastanza
strutturato ai sensi dell’Art. 1 della Legge 241/1990.

La privatizzazione del rapporto con il defunto

Pubblicato da

La privatizzazione del rapporto con il defunto

Se riflettiamo su questo tema, ci si accorge come stia modificandosi rapidamente l’interpretazione classica dei fenomeni connessi con la morte: cioè il rapporto vivente-cadavere, quello basato sulla paura dei processi putrefattivi e la conseguente repulsione dei morti, che è all’origine dell’allontanamento dei cimiteri dalle città.
Soprattutto nei Paesi maggiormente industrializzati aumenta la distanza tra l’uomo europeo dei giorni nostri ed il morente e successivamente con il cadavere.
Vi è sempre più la tendenza a trasferire ogni rapporto o contatto fisico con la morte a dei professionisti. A partire da prima della morte con la delega non scritta ai dottori, agli infermieri e ora alle badanti, che si occupano del morente. A proseguire con gli impresari funebri e poi con la loro moderna versione: i tanatoprattori. A finire con chi si occupa della ritualità, sia essa mediata per via religiosa o da un comunicatore di professione.
Allo stesso modo cresce il bisogno di ritualità al momento del distacco, che controbi-lancia proprio quell’aumento di distanza nelle fasi anteriori al rito.
La prevedibile ulteriore crescita della cremazione può avere come effetto di trascina-mento anche l’affermazione di un modello comportamentale nuovo e cioè l’appropriazione da parte dei parenti delle ceneri di un corpo umano: si tratta dell’affidamento dell’urna al familiare, che non la porta in cimitero ma la conserva nei modi che ritiene confacenti alle proprie necessità.
È la privatizzazione delle ceneri, in contrapposizione al modello conservativo collettivo delle urne nei cimiteri.
È un sistema non ancora molto diffuso in Italia, che può determinare problemi, a mio parere, di elaborazione del lutto, per la mancata separazione.
Se prosegue questa tendenza alla privatizzazione delle ceneri, cosa succederà ai cimi-teri?
C’era voluto Napoleone per spostare i morti da dentro a fuori delle città.
Ora con la cremazione si può assistere al percorso inverso, col rientro dei morti, sotto forma di ceneri, dentro le città.
Si possono così determinare scenari rivoluzionari rispetto all’attuale concetto di cimi-tero, che da spazio definito e connotato nel contesto urbano, potrebbe evolvere in una serie di microspazi decentrati nell’area urbana, fino a cimitero condominiale e, al li-mite, familiare.
Molto dipenderà anche dalle norme che sapremo darci per guidare un processo che, lasciato libero nella propria evoluzione, rischia di determinare più guasti di quanto si possa pensare.

Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 3/2006.

Altri editoriali dello stesso autore, pubblicati su questo sito, sono visionabili cliccando EDITORIALI Per ricevere con e-mail 1 copia omaggio della rivista clicca OMAGGIO. Per conoscere le condizioni di abbonamento e il modulo d’ordine clicca MODULO.

Mautenzione di lapidi ed arredi votivi

Pubblicato da

A chi tra comune e concessionario compete mantenere in buono stato gli arredi tombali?

Lapidi, lastre tombali e monumenti sono sempre elementi accessori poiche’:

Nelle fosse in campo di terra basta il cippo identificativo posto a cura del comune (Art. 70 comma 1 DPR 285/90).

Nei tumuli e’ sufficiente la tamponatura con mattoni o pannello in cemento (commi 8 e 9 Art. 76 DPR 285/90) e tutti i dati per contraddistinguere la sepoltura individuale ossia, nome, cognome date di nascita e morte del de cuius (la mancanza di quest’ultimi puo’ provocare la pronuncia della decadenza).

L’unica destinazione promiscua consentita dal nostro ordinamento di polizia mortuaria riguarda, dopo il periodo legale di sepoltura, solo ossa o ceneri da avviare rispettivamente all’ossario comune o al cinerario comune.

La manutenzione degli arredi votivi come, appunto le lapidi (si pensi, ad esempio, all’apposizione di sfaffe affinche’ non si verifichino pericolose cadute durante eventi sismici) spetta in via ordinaria al concessionario ai sensi dell’Art. 63 DPR 285/90, poiche’ la scelta di questi accessori si comfigura quale espressione di una liberta’ del cittadino, come ha recentemente rilevato il TAR della Lombardia (Sez. III sentenza del 31 luglio 2002 n. 3278) cassando una disposizione di un comune che imponeva l’adozione di articoli di arte votiva (lapidi, crocefissi…) uguali per tutte le tombe nel proprio cimitero.

La manutenzione (si pensi, ad esempio alla messa in sicurezza contro possibili cadute o distacchi di frammenti lapidei), invece, spetta al comune se la lapide e’ compresa nel prezzo del loculo e diviene essa stessa oggetto della concessione, in quanto manufatto proprieta’ del comune.

Paragrafo 9.7 Circ.Min. 24/93 e regione Lombardia

Pubblicato da

In Lombardia il compito della “verifica feretro”, delineato dall’Art. 36 Reg. Reg. n. 6/04 e relativa circolare esplicativa n. 21/05 (identita’ defunto, osservanza norme per il trasporto e sigillo)e’ incombenza dell’addetto al trasporto .

Per assolvere tale mansione la LR n. 22/03 chiarisce che il cofano deve essere lasciato aperto (per procedere agli accertamenti, tenuto conto della visione delle autorizzazioni che accompagnano il feretro e della destinazione dello stesso) cosi’, dopo la sua chiusura, (saldatura della cassa, o semplice apposizione del coperchio ligneo) cui attende il personale dell’impresa funebre, non sempre coincidente con chi garantisce il trasporto, quest’ultimo viene sigillato dall’addetto al trasporto.

Lo stesso legislatore lombardo (Art. 32 Reg. Reg. n. 6/2004) consente che il trasporto di cadavere possa essere disgiunto dalla fornitura del feretro e anche in tal caso l’addetto al trasporto e’ distinto dal fornitore del cofano.

E’importante osservare come l’attivita’ di controllo sul feretro sia analoga a quella svolta in passato da vigili sanitari , essi, quindi, si trovavano nelle stesse condizioni dell’addetto al trasporto che non aveva confezionato il feretro.

In Lombardia la Regione con apposita circolare gia’ da anni aveva stabilito che l’attivita’ di cui al punto 9.7 della circolare 24/93 del Ministero della Sanita’ fosse da svolgersi da parte di diverse (rispetto alle USSL) Amministrazioni pubbliche coinvolte nell’attivita’ di polizia mortuaria e cioe’ i Comuni. Nel caso in cui non sia il regolamento di polizia mortuaria comunale ad intervenire, e’ il Sindaco di ogni Comune (in quanto Autorita’ Sanitaria Locale) che, con apposita ordinanza o caso per caso, detta i criteri specifici

Ad un’attenta analisi, pero’, il meccanismo e tutto il processo autorizzatorio presentano una notevole criticita’ operativa.

Il confezionamento del feretro in rapporto alla sua destinazione ultima ed alla durata del trasporto non si risolve nella sola chiusura dello stesso con l’apposizione dei sigilli (Art. 36 comma 2 del regolamento regionale lombardo n.6/2004).

La sua preparazione e l’assemblaggio con tutti i dispositivi meccanici (vasca e coperchio di zinco, valvola o reggette, materassino assorbente) o chimici di cui all’Allegato 3 (sostanze a base enzimatica per neutralizzare il percolato cadaverico) cosi’ da sostenere il peso inerte del cadavere e trattenere i miasmi inizia in magazzino, quando i dolenti hanno scelto forma di sepoltura e tipo di cassa.

All’atto dell’incassamento la bara deve gia’ esser predisposta con tutti gli elementi prescritti dalla legge (l’allegato 3 del reg. reg. lombardo n. 6/04 impone anche l’obbligo di maniglie ‘portanti’) e l’incaricato del trasporto non puo’ personalmente accertarsi per esempio dello strato assorbente (polvere idrofila, segatura torba,) collocato nell’intercapedine tra vasca metallica ed il fondo della cassa lignea a meno di non estrarre il cadavere dal cofano con grave disappunto da parte dei dolenti.

L’autista addetto al trasporto solo perche’ materialmente guida l’autofunebre e come tale e’ titolare del decreto di trasporto non puo’ esser a conoscenza di tutti questi dettagli, rispondendo anche penalmente in caso di irregolarita’.

Sarebbe molto piu’ logico e coerente che fosse chi materialmente apparecchia la cassa e la chiude, dopo aver atteso alla composizione del defunto entro quest’ultima a redigere con cognizione di causa la certificazione sul corretto confezionamento del feretro.

La procedura se in occasione di un funerale l’impresa che ha acquisito il servizio esequiale vuole servirsi di un soggetto terzo per il solo trasporto da seguire sarebbe la stessa adottata per i trasporti internazionali, dove la sigillatura del feretro e’ pre-condizione necessaria ed indispensabile perche’ l’autorita’ amministrativa rilasci il titolo di viaggio (si tratta del cosiddetto ‘passaporto mortuario’ anche se questa formula linguistica sarebbe da applicare ai soli trasporti funebri tra paesi aderenti alla Convenzione di Berlino. ).

E’di rigore una doverosa precisazione: il comparto funebre della Lombardia vive una sorta di interregno, si tratta di un biennio transitorio che si concludera’ il 10 febbraio 2007 ossia dopo due anni dall’entrata in vigore del regolamento regionale n. 6/2004 emanato a completamento della riforma sui servizi funebri, necroscopici e cimiteriali intrapresa con la Legge n. 22/2003

Dopo questo lasso temporale (cioe’ dal 10/2/2007), solo l’esercente l’attivita’ funebre potra’ eseguire i trasporti di salma e di cadavere.

Le ditte se hanno caratteristiche per poter essere impresa funebre secondo la normativa nazionale (vi e’ giurisprudenza costante sul questo postulato: poter “fare”impresa funebre servano la licenza d’agenzia d’affari ex Art. 115 Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza e quella di commercio generico non alimentare), potranno fare espletare i trasporti funebri fino al 9 febbraio 2007, tranne che non chiedano la autorizzazione all’esercizio di attivita’ funebre prima, che e’ assorbente di tutte le fattispecie, utilizzando anche parzialmente mezzi e personale di terzi, pur sempre in regola, tra le forme consentite dal regolamento regionale.

Le imprese del settore stabilmente attive in Lombardia se possiederanno i requisiti per poter essere solo agenzia d’affari o solo punto vendita in posto fisso di bare e articoli funebri in occasione del funerale se vorranno, potranno continuare a lavorare in questo modo specializzandosi su di una particolare fase dell’evento funerale, ma non potranno svolgere trasporti funebri interni alla Regione Lombardia; quando, invece, vi sia extraterritorialita’ con funerali da e per altre regioni sara’ sufficiente essere impresa funebre come stabilito dall’attuale DPR 285/90, circolare esplicativa 24/1993 – paragrafo 5.

Feretri ‘over size’ e loculi troppo piccoli

Pubblicato da

Premessa:

La circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 non fissa le dimensioni dei loculi in maniera rigida, ma riporta la dicitura ‘e’ preferibile’, quindi, le stesse , agli effetti concreti”possono essere anche differenti.

Il DPR 285/90 non affronta questo argomento, in quanto con l’Art 80 comma 4 si limita a demandare ai comuni la definizione degli ingombri massimi per urne cinerarie e cellette destinate alla tumulazione di queste ultime. Per i loculi l’unica norma positiva rilevabile e’ quella dell’Art. 76 in cui si dispone:

• La loro costruzione secondo criteri antisismici.
• Il carico di 250 Kilogrammi/metro quadrato che il piano d’appoggio deve riuscire a reggere.
• L’inclinazione del piano d’appoggio per contenere eventuali percolazioni.
• La tamponatura stagna del lato da cui si introduce il feretro.

Possiamo adesso esaminare questo caso di scuola nemmeno cosi’ peregrino come si potrebbe pensare ad una prima valutazione: un comune ha dato in concessione ad un cittadino loculi con larghezza di soli cm. 70 ed il concessionario, esercitando il suo jus sepulcrhi, vuole li’ traslare le spoglie del defunto marito ma il feretro, essendo “fuori misura” proprio non entra nel loculo , come si puo’ risolvere il problema?

Andiamo con ordine: l’Art. 93 comma 1 DPR 285/90 statuisce il principio della naturale capienza fisica del sepolcro, ragion per cui, con questa previsione, il diritto di sepolcro da potere certo diviene una mera aspettativa, poiche’ se non e’ agli atti una diversa suddivisione dei posti feretro tra gli aventi diritto (cui il comune rimane estraneo anche e soprattutto in caso di controversie o liti) “chi prima muore meglio alloggia”. La battuta potrebbe sembrare irriverent o quasi empia ma, di solito, l’uso delle sepolture private e’ proprio regolato dalla cronologia degli eventi luttuosi.

Un soggetto, in teoria, puo’ anche aver titolo per esser sepolto in un sepolcro famigliare, ma se non c’e’ materialmente posto o si fa cremare oppure deve ripiegare su un’altra tomba sino almeno alla raccolta delle sue ossa dopo il completo decorso del periodo legale di sepoltura, sempre che i resti siano davvero riducibili in cassetta ossario.

Attenzione: la Circolare Ministero della Sanita’ 24 giugno 1993 n. 24 stabilisce delle misure standard per i tumuli, ma una circolare ministeriale non e’ una fonte del diritto, e’ semplicemente un atto di indirizzo con cui il vertice della Pubblica Amministrazione Statale (in questo caso il Ministero della Sanita’) dotato di potesta’ normativa dirama ai enti territoriali subordinati le AASSLL) istruzioni su come applicare o eventualmente integrare la Legge.

Non e’ quindi obbligo giuridico seguire alla lettera il dettato dalla Circolare Ministero della Sanita’ 24 giugno 1993 n. 24, questo onere, se c’e’, vale solo per l’ASL.

Per la funzione eminentemente pubblica dei cimiteri, la costruzione di un camposanto, il suo ampliamento o la realizzazione di manufatti cimiteriali (corpo di loculi) e’ opera igienico-sanitaria.

A prescindere da chi costruisca un colombario o una batteria di loculi (potrebbe esser lo stesso comune o un privato che abbia avuto in concessione un’area del cimitero) l’art. 55 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 impone che i progetti di ampliamento dei cimiteri siano approvati a norma delle leggi sanitarie.

Occorre quindi una certificazione di collaudo e di conformita’, sia tecnica che igienico-sanitaria, quest’ultima di competenza dell’ASL (Art. 94 DPR 285/90), al progetto regolarmente approvato dal comune.

Tale atto costituisce presupposto e momento fondativo per la concessione di aree e per la successiva approvazione dei progetti di costruzione di manufatti sepolcrali (edicole o quant’altro, indipendentemente dalla denominazione) da erigere da parte dei privati che abbiano ottenuto la regolare concessione dell’area.

A lavori ultimati e prima di porre in uso tali edicole o manufatti, comunque denominati, dovra’ esserne accertata l’agibilita’ od usabilita’, comprendente anche il rispetto delle disposizioni tecnico costruttive previste per la tipologia di sepoltura per cui i manufatti sono stati eretti.

Le tumulazioni in dette edicole potranno avvenire solo una volta effettuato tale accertamento, spesso consistente in apposita certificazione di agibilita’.

L’ASL se i loculi sono di recente costruzione avrebbe dovuto gia’ segnalare l’inadeguatezza dovuta ad una larghezza insufficiente per accogliere una bara.

Loculi con cubatura inferiore rispetto agli standards consigliati dalla Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24 possono certamente esser dati in concessione (magari per ossarini ed urne cinerarie) ma nel contratto deve esser espressamente specificato l’handicap dovuto alle misure troppo anguste proprio come accade per edicole, tombe a sterro non dotate di vestibolo o di quel diretto accesso al feretro di cui all’Art. 76 comma 3 DPR 285/90 fatta sempre salva la possibilita’ di ricorrere alla procedura di deroga dell’Art. 106 DPR 285/90.

Prima di firmare un’autorizzazione bisognerebbe raccogliere tutti gli elementi necessari (l’istruttoria sere proprio a questo precipuo scopo).

Spesso sono le imprese funebri ad attivarsi con metro e block notes quando c’e’ il rischio di un morto troppo grande e grosso per entrare nella tomba, cosi’ da consigliare la clientela sulla forma di sepoltura migliore, altrimenti deve provvedere l’ufficio del cimitero.

Appare persino pleonastico ricordare come anche solo per guadagnare qualche prezioso centimetro si assolutamente vietato intaccare, o lesionare le strutture murarie dei tumuli.

Le soluzioni non sono molte: se il concessionario in questione non vuole retrocedere, attraverso rinuncia, il loculo troppo stretto si potrebbe pensare alla cremazione del feretro contenente le spoglie del marito.

Aprire la bara, squarciando il nastro di zinco, per trasferire il cadavere in una cassa piu’ piccola potrebbe essere azione di legittimita’ “border line” perche’ non e’ ancora trascorso il periodo di sepoltura legale (quando il resto mortale puo’ davvero esser racchiuso in un nuovo cofano di materiale piu’ leggero non necessariamente con le caratteristiche di una bara per cadaveri ai sensi del, paragrafo 2 Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10 e della Risoluzione del Ministero della Salute n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004) ed il rischio fuoriuscita di liquami e miasmi ammorbanti e’ molto alto.

In realta’ nessuna norma positiva permette o, tanto meno, vieta la sostituzione delle cassa, essa, pero’, si rende implicitamente necessaria quando un cadavere sia esumato per venir poi tumulato, siccome la tumulazione di un defunto, al contrario dell’inumazione, comporta sempre l’impiego di una cassa stagna con i requisiti costruttivi e di confezionamento di cui all’Art. 30 DPR 285/90 eccetto, forse il caso di resti mortali completamente privi di parti molli, per i quali non sussista piu’ il pericolo di percolazioni tale da giustificare la necessita’ della doppia cassa ermetica (paragrafo 3 Circ. in. 31 luglio 1998 n.10).

Dopo tutto lo stesso ‘avvolgimento’ con un involucro esterno di zinco delle bare interessate da fenomeni percolativi ci fa capire come il legislatore per tutelare la salute pubblica voglia limitare a pochissime e rarissime fattispecie la manomissione delle bare da tumulazione durante il periodo di sepoltura legale.

L’asportazione dei coperchi (con taglio di quello zincato) comunque e’ sempre possibile su istanza dell’Autorita’ giudiziaria, per dar corso a riscontro diagnostico, o ad prelevo di campioni biologici, oppure quando il cadavere debba esser incinerato dopo una prima sepoltura in tumulo e l’impianto di cremazione non sia dotato di opportuni filtri per abbattere le polveri sottili rilasciate dall’abbruciamento della cassa di zinco.

Si potrebbe, allora, sondare la disponibilita’ dell’ASL a consentire questa operazione, dopo tutto e’ l’ASL ex Art. 88 a vigilare sulle traslazioni e l’Art. 88 non fa nessun riferimento ad una nuova bara, ma solo alla sua alla sua sistemazione.

Ovviamente l’autorita’ da consultare e’ l’ASL, secondo il dettato del DPR 285/90 (Art. 51 comma 2) se nel frattempo non e’ intervenuta apposita norma regionale con cui si trasferisce al gestore del cimitero questa responsabilita’ di controllo e supervisione, tuttavia anche nelle regioni in cui il controllo sulle operazioni cimiteriali sia transitato in capo al comune l’ASl mantiene, comunque, un competenza esclusiva, e non altrimenti comprimibile, sulle questioni igienico-sanitarie.

Se il trasbordo del cadavere dalla cassa originaria ad una piu’ snella e piccola e’ autorizzato bisognera’ predisporre la camera mortuaria del cimitero per questo intervento, preparando anche deodoranti da nebulizzare e polvere assorbente o prodotti a base enzimatica per asciugare il fondo della vecchia cassa dal ristagno di fluidi post mortali prima di avviarla allo smaltimento in discarica secondo le procedure del DPR 254/2003.

Ai sensi dell’Art. 87 i resti mortali ed a maggior ragione i cadaveri non possono esser costretti con la forza entro contenitori eccessivamente piccoli o angusti, poiche’ soprattutto per i cadaveri si profilerebbe una sorta di vilipendio (sanzionato anche penalmente), pertanto quando il defunto in questione eccedesse le misure del loculo il semplice cambio del cofano, anche quando permesso, sarebbe un’ipotesi da accantonare.

Si puo’ subito rilevare una lacuna normativa: tutto il nostro ordinamento nazionale considera il problema dei feretri fuori misura solo con il paragrafo 16 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 quando detta alcune misure preventive di rinforzo per le bare da usare per le tumulazioni in deroga di cui all’Art. 106 del DPR 285/90.

E’quasi superfluo annotare come i necrofori durante questo lavoro per nulla simpatico dovranno come minimo indossare uno ‘scafandro’ ed esser catafratti con tute monouso, mascherine, occhiali, doppi guanti di gomma e maglia metallica in particolar modo per chi entra in contatto con la lamiera della bara per tagliarla.

Una volta saldata la nuova cassa bisognera’ disinfettare tutto l’ambiente.

Sono ora di rigore alcune riflessioni di natura giuridica:

Se il concessionario ha avuto in concessione il loculo con proposito ultimo ed esclusivo di traslarvi il feretro del marito e tale scopo e’ specificato nel contratto (decadrebbe cosi’ la collettivita’ del sepolcro di cui all’Art. 93 DPR 285/90) qualora vi sia l’impossibilita’ di procedere perche’ la cassa e’ troppo larga e l’ASL non autorizza l’apertura della bara per trasferire il cadavere in un cofano piu’ piccolo e non c’e’ la volonta’ di cremare il corpo (in quest’evenienza le difficolta’ svanirebbero) siamo dinnanzi ad mutamento del fine insito nel rapporto concessorio che, soprattutto per i loculi monoposto, comporta automaticamente la decadenza.

La decadenza e’ un provvedimento ricognitivo che deve esser pronunciato dal dirigente, se costui non adempie incorre nella responsabilita’ patrimoniale delineata dall’Art. 93 del Decreto Legislativo 267/2000.

La fattispecie in esame e’ quella della cosiddetta tomba “dedicata” con riserva di occupazione. Esempio: x acquista l’uso di un loculo per tumularvi solo ed esclusivamente la spoglia mortale di x, e questo vincolo e’ espressamente indicato nell’atto di concessione, la sepoltura di y, allora, e’ condizione costitutiva del rapporto concessorio, se essa vien meno (perche’ y li’ proprio non puo’ esser sepolto oppure i famigliari del de cuius hanno deliberato la traslazione verso una diversa destinazione) anche la concessione si estingue.

Se al feretro in tempi ragionevoli non verra’ assicurata stabile collocazione in una nuova sepoltura esso dovra’ necessariamente esser inumato con le prescrizioni di cui all’Art. 75 DPR 285/90 (temporanea rimozione del coperchio di legno per praticare tagli e squarci sulla superficie della bara metallica), per la legge italiana, infatti, la naturale tecnica di smaltimento dei cadaveri, nel silenzio delle parti interessate, e’ la loro inumazione in campo di terra (Art. 337 Regio Decreto 1265/1934). La tumulazione, infatti, presuppone sempre un atto di disposizione dei famigliari del de cuius che si estrinseca attraverso versamento del corrispettivo canone di concessione.

Il regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe anche contenere un meccanismo per regolarizzare queste posizioni anomale rispetto ai contratti tipo adottati oggi da quasi tutti i comuni, magari con una novazione dell’atto di concessione in cui inserire diverse clausole. Servirebbe, quindi, estinguere il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, previo il versamento delle tariffe attualmente vigenti.

Il consiglio, poi, e’ di controllare sempre le norme del regolamento comunale di polizia mortuaria in tema di diritto di sepolcro, poiche’ l’inerzia prolungata sfocia nel “non uso” ed il “non uso’ in molti regolamenti comunali produce la decadenza.

Questa regola dovrebbe incentivare un impiego piu’ razionale degli spazi cimiteriali, evitando che molte tombe gia’ assegnate rimangano vuote.

Feretri 'over size' e loculi troppo piccoli

Pubblicato da

Premessa:

La circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 non fissa le dimensioni dei loculi in maniera rigida, ma riporta la dicitura ‘e’ preferibile’, quindi, le stesse , agli effetti concreti”possono essere anche differenti.

Il DPR 285/90 non affronta questo argomento, in quanto con l’Art 80 comma 4 si limita a demandare ai comuni la definizione degli ingombri massimi per urne cinerarie e cellette destinate alla tumulazione di queste ultime. Per i loculi l’unica norma positiva rilevabile e’ quella dell’Art. 76 in cui si dispone:

• La loro costruzione secondo criteri antisismici.
• Il carico di 250 Kilogrammi/metro quadrato che il piano d’appoggio deve riuscire a reggere.
• L’inclinazione del piano d’appoggio per contenere eventuali percolazioni.
• La tamponatura stagna del lato da cui si introduce il feretro.

Possiamo adesso esaminare questo caso di scuola nemmeno cosi’ peregrino come si potrebbe pensare ad una prima valutazione: un comune ha dato in concessione ad un cittadino loculi con larghezza di soli cm. 70 ed il concessionario, esercitando il suo jus sepulcrhi, vuole li’ traslare le spoglie del defunto marito ma il feretro, essendo “fuori misura” proprio non entra nel loculo , come si puo’ risolvere il problema?

Andiamo con ordine: l’Art. 93 comma 1 DPR 285/90 statuisce il principio della naturale capienza fisica del sepolcro, ragion per cui, con questa previsione, il diritto di sepolcro da potere certo diviene una mera aspettativa, poiche’ se non e’ agli atti una diversa suddivisione dei posti feretro tra gli aventi diritto (cui il comune rimane estraneo anche e soprattutto in caso di controversie o liti) “chi prima muore meglio alloggia”. La battuta potrebbe sembrare irriverent o quasi empia ma, di solito, l’uso delle sepolture private e’ proprio regolato dalla cronologia degli eventi luttuosi.

Un soggetto, in teoria, puo’ anche aver titolo per esser sepolto in un sepolcro famigliare, ma se non c’e’ materialmente posto o si fa cremare oppure deve ripiegare su un’altra tomba sino almeno alla raccolta delle sue ossa dopo il completo decorso del periodo legale di sepoltura, sempre che i resti siano davvero riducibili in cassetta ossario.

Attenzione: la Circolare Ministero della Sanita’ 24 giugno 1993 n. 24 stabilisce delle misure standard per i tumuli, ma una circolare ministeriale non e’ una fonte del diritto, e’ semplicemente un atto di indirizzo con cui il vertice della Pubblica Amministrazione Statale (in questo caso il Ministero della Sanita’) dotato di potesta’ normativa dirama ai enti territoriali subordinati le AASSLL) istruzioni su come applicare o eventualmente integrare la Legge.

Non e’ quindi obbligo giuridico seguire alla lettera il dettato dalla Circolare Ministero della Sanita’ 24 giugno 1993 n. 24, questo onere, se c’e’, vale solo per l’ASL.

Per la funzione eminentemente pubblica dei cimiteri, la costruzione di un camposanto, il suo ampliamento o la realizzazione di manufatti cimiteriali (corpo di loculi) e’ opera igienico-sanitaria.

A prescindere da chi costruisca un colombario o una batteria di loculi (potrebbe esser lo stesso comune o un privato che abbia avuto in concessione un’area del cimitero) l’art. 55 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 impone che i progetti di ampliamento dei cimiteri siano approvati a norma delle leggi sanitarie.

Occorre quindi una certificazione di collaudo e di conformita’, sia tecnica che igienico-sanitaria, quest’ultima di competenza dell’ASL (Art. 94 DPR 285/90), al progetto regolarmente approvato dal comune.

Tale atto costituisce presupposto e momento fondativo per la concessione di aree e per la successiva approvazione dei progetti di costruzione di manufatti sepolcrali (edicole o quant’altro, indipendentemente dalla denominazione) da erigere da parte dei privati che abbiano ottenuto la regolare concessione dell’area.

A lavori ultimati e prima di porre in uso tali edicole o manufatti, comunque denominati, dovra’ esserne accertata l’agibilita’ od usabilita’, comprendente anche il rispetto delle disposizioni tecnico costruttive previste per la tipologia di sepoltura per cui i manufatti sono stati eretti.

Le tumulazioni in dette edicole potranno avvenire solo una volta effettuato tale accertamento, spesso consistente in apposita certificazione di agibilita’.

L’ASL se i loculi sono di recente costruzione avrebbe dovuto gia’ segnalare l’inadeguatezza dovuta ad una larghezza insufficiente per accogliere una bara.

Loculi con cubatura inferiore rispetto agli standards consigliati dalla Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24 possono certamente esser dati in concessione (magari per ossarini ed urne cinerarie) ma nel contratto deve esser espressamente specificato l’handicap dovuto alle misure troppo anguste proprio come accade per edicole, tombe a sterro non dotate di vestibolo o di quel diretto accesso al feretro di cui all’Art. 76 comma 3 DPR 285/90 fatta sempre salva la possibilita’ di ricorrere alla procedura di deroga dell’Art. 106 DPR 285/90.

Prima di firmare un’autorizzazione bisognerebbe raccogliere tutti gli elementi necessari (l’istruttoria sere proprio a questo precipuo scopo).

Spesso sono le imprese funebri ad attivarsi con metro e block notes quando c’e’ il rischio di un morto troppo grande e grosso per entrare nella tomba, cosi’ da consigliare la clientela sulla forma di sepoltura migliore, altrimenti deve provvedere l’ufficio del cimitero.

Appare persino pleonastico ricordare come anche solo per guadagnare qualche prezioso centimetro si assolutamente vietato intaccare, o lesionare le strutture murarie dei tumuli.

Le soluzioni non sono molte: se il concessionario in questione non vuole retrocedere, attraverso rinuncia, il loculo troppo stretto si potrebbe pensare alla cremazione del feretro contenente le spoglie del marito.

Aprire la bara, squarciando il nastro di zinco, per trasferire il cadavere in una cassa piu’ piccola potrebbe essere azione di legittimita’ “border line” perche’ non e’ ancora trascorso il periodo di sepoltura legale (quando il resto mortale puo’ davvero esser racchiuso in un nuovo cofano di materiale piu’ leggero non necessariamente con le caratteristiche di una bara per cadaveri ai sensi del, paragrafo 2 Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10 e della Risoluzione del Ministero della Salute n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004) ed il rischio fuoriuscita di liquami e miasmi ammorbanti e’ molto alto.

In realta’ nessuna norma positiva permette o, tanto meno, vieta la sostituzione delle cassa, essa, pero’, si rende implicitamente necessaria quando un cadavere sia esumato per venir poi tumulato, siccome la tumulazione di un defunto, al contrario dell’inumazione, comporta sempre l’impiego di una cassa stagna con i requisiti costruttivi e di confezionamento di cui all’Art. 30 DPR 285/90 eccetto, forse il caso di resti mortali completamente privi di parti molli, per i quali non sussista piu’ il pericolo di percolazioni tale da giustificare la necessita’ della doppia cassa ermetica (paragrafo 3 Circ. in. 31 luglio 1998 n.10).

Dopo tutto lo stesso ‘avvolgimento’ con un involucro esterno di zinco delle bare interessate da fenomeni percolativi ci fa capire come il legislatore per tutelare la salute pubblica voglia limitare a pochissime e rarissime fattispecie la manomissione delle bare da tumulazione durante il periodo di sepoltura legale.

L’asportazione dei coperchi (con taglio di quello zincato) comunque e’ sempre possibile su istanza dell’Autorita’ giudiziaria, per dar corso a riscontro diagnostico, o ad prelevo di campioni biologici, oppure quando il cadavere debba esser incinerato dopo una prima sepoltura in tumulo e l’impianto di cremazione non sia dotato di opportuni filtri per abbattere le polveri sottili rilasciate dall’abbruciamento della cassa di zinco.

Si potrebbe, allora, sondare la disponibilita’ dell’ASL a consentire questa operazione, dopo tutto e’ l’ASL ex Art. 88 a vigilare sulle traslazioni e l’Art. 88 non fa nessun riferimento ad una nuova bara, ma solo alla sua alla sua sistemazione.

Ovviamente l’autorita’ da consultare e’ l’ASL, secondo il dettato del DPR 285/90 (Art. 51 comma 2) se nel frattempo non e’ intervenuta apposita norma regionale con cui si trasferisce al gestore del cimitero questa responsabilita’ di controllo e supervisione, tuttavia anche nelle regioni in cui il controllo sulle operazioni cimiteriali sia transitato in capo al comune l’ASl mantiene, comunque, un competenza esclusiva, e non altrimenti comprimibile, sulle questioni igienico-sanitarie.

Se il trasbordo del cadavere dalla cassa originaria ad una piu’ snella e piccola e’ autorizzato bisognera’ predisporre la camera mortuaria del cimitero per questo intervento, preparando anche deodoranti da nebulizzare e polvere assorbente o prodotti a base enzimatica per asciugare il fondo della vecchia cassa dal ristagno di fluidi post mortali prima di avviarla allo smaltimento in discarica secondo le procedure del DPR 254/2003.

Ai sensi dell’Art. 87 i resti mortali ed a maggior ragione i cadaveri non possono esser costretti con la forza entro contenitori eccessivamente piccoli o angusti, poiche’ soprattutto per i cadaveri si profilerebbe una sorta di vilipendio (sanzionato anche penalmente), pertanto quando il defunto in questione eccedesse le misure del loculo il semplice cambio del cofano, anche quando permesso, sarebbe un’ipotesi da accantonare.

Si puo’ subito rilevare una lacuna normativa: tutto il nostro ordinamento nazionale considera il problema dei feretri fuori misura solo con il paragrafo 16 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 quando detta alcune misure preventive di rinforzo per le bare da usare per le tumulazioni in deroga di cui all’Art. 106 del DPR 285/90.

E’quasi superfluo annotare come i necrofori durante questo lavoro per nulla simpatico dovranno come minimo indossare uno ‘scafandro’ ed esser catafratti con tute monouso, mascherine, occhiali, doppi guanti di gomma e maglia metallica in particolar modo per chi entra in contatto con la lamiera della bara per tagliarla.

Una volta saldata la nuova cassa bisognera’ disinfettare tutto l’ambiente.

Sono ora di rigore alcune riflessioni di natura giuridica:

Se il concessionario ha avuto in concessione il loculo con proposito ultimo ed esclusivo di traslarvi il feretro del marito e tale scopo e’ specificato nel contratto (decadrebbe cosi’ la collettivita’ del sepolcro di cui all’Art. 93 DPR 285/90) qualora vi sia l’impossibilita’ di procedere perche’ la cassa e’ troppo larga e l’ASL non autorizza l’apertura della bara per trasferire il cadavere in un cofano piu’ piccolo e non c’e’ la volonta’ di cremare il corpo (in quest’evenienza le difficolta’ svanirebbero) siamo dinnanzi ad mutamento del fine insito nel rapporto concessorio che, soprattutto per i loculi monoposto, comporta automaticamente la decadenza.

La decadenza e’ un provvedimento ricognitivo che deve esser pronunciato dal dirigente, se costui non adempie incorre nella responsabilita’ patrimoniale delineata dall’Art. 93 del Decreto Legislativo 267/2000.

La fattispecie in esame e’ quella della cosiddetta tomba “dedicata” con riserva di occupazione. Esempio: x acquista l’uso di un loculo per tumularvi solo ed esclusivamente la spoglia mortale di x, e questo vincolo e’ espressamente indicato nell’atto di concessione, la sepoltura di y, allora, e’ condizione costitutiva del rapporto concessorio, se essa vien meno (perche’ y li’ proprio non puo’ esser sepolto oppure i famigliari del de cuius hanno deliberato la traslazione verso una diversa destinazione) anche la concessione si estingue.

Se al feretro in tempi ragionevoli non verra’ assicurata stabile collocazione in una nuova sepoltura esso dovra’ necessariamente esser inumato con le prescrizioni di cui all’Art. 75 DPR 285/90 (temporanea rimozione del coperchio di legno per praticare tagli e squarci sulla superficie della bara metallica), per la legge italiana, infatti, la naturale tecnica di smaltimento dei cadaveri, nel silenzio delle parti interessate, e’ la loro inumazione in campo di terra (Art. 337 Regio Decreto 1265/1934). La tumulazione, infatti, presuppone sempre un atto di disposizione dei famigliari del de cuius che si estrinseca attraverso versamento del corrispettivo canone di concessione.

Il regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe anche contenere un meccanismo per regolarizzare queste posizioni anomale rispetto ai contratti tipo adottati oggi da quasi tutti i comuni, magari con una novazione dell’atto di concessione in cui inserire diverse clausole. Servirebbe, quindi, estinguere il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, previo il versamento delle tariffe attualmente vigenti.

Il consiglio, poi, e’ di controllare sempre le norme del regolamento comunale di polizia mortuaria in tema di diritto di sepolcro, poiche’ l’inerzia prolungata sfocia nel “non uso” ed il “non uso’ in molti regolamenti comunali produce la decadenza.

Questa regola dovrebbe incentivare un impiego piu’ razionale degli spazi cimiteriali, evitando che molte tombe gia’ assegnate rimangano vuote.

Come individuare le sepolture a rischio

Pubblicato da

Il provvedimento 30 dicembre 1999 – 13 gennaio 2000 emanato dall’autorita’ garante della privacy ha individuato la polizia mortuaria fra le attivita’ che perseguono rilevati finalita’ d’interesse pubblico per le quali e’ autorizzato il trattamento dei dati sensibili da parte dei soggetti pubblici, quindi non occorre caso per caso ne’ il consenso scritto dell’interessato ne’ la previa autorizzazione del garante per procedere, gli atti di polizia mortuaria il cui perfezionamento concretizza il trattamento dei dati sensibili sono quelli suscettibili di rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, lo stato di salute o gli orientamenti affettivi, come ad esempio le autorizzazioni per sepoltura, cremazione, trasporto salme e cadaveri…

Negli scorsi decenni determinati comuni predisponevano aree del cimitero riservate alla sepoltura di soggetti deceduti a causa di malattia in fettivo-diffusiva, naturalmente questo meccanismo brutale ma efficace consentiva di individuare le fosse d’inumazione per le quali sarebbe stata d’obbligo l’adozione di particolari cautele, di cui all’Art. 84 lettera a) DPR 285/90, come il divieto di esumazione straordinaria quando non fossero trascorsi almeno due anni dalla morte (e non dalla sepoltura). Tale metodologia urta naturalmente con il legittimo diritto alla privacy, anche per il post mortem, l’avvento dei mezzi informatici e’ l’unico rimedio per coniugare privacy ed una certa efficienza di tipo manageriale, perche’ smaterializzando le informazioni sulle sepolture (durata e collocazione delle stesse, identita’ del defunto …) basta inserire un codice identificativo cosi’ da eliminare certe fastidiose discriminazioni.

Il caso atipico di Bolzano

Pubblicato da

Nel capoluogo dell’Alto Adige c’e’ la fortissima tradizione di sepoltura ad inumazione in campetti famigliari dati in concessione. Si tratta, a tutti gli effetti, di sepolture private regolate dall’Art. 90 commi 2 e 3 del DPR 285/90.

Sono le cosiddette tombe terranee, ovvero sepolcri di piccole dimensioni (al massimo con 3 o 4 fosse) con durata limitata nel tempo, ma rinnovabile in cui si riesce ad ottenere un’intensa rotazione dei posti feretro grazie alla cremazione.

La cittadinanza avverte e vive queste semplici tombe terranee come veri e propri sepolcri gentilizi dove riunire i morti di un determinato nucleo famigliare, creando, cosi’, almeno idealmente quelle catene d’amorosi sensi tanto care alla poetica foscoliana tra le varie generazioni.

La naturale capienza del sepolcro di cui al’Art. 93 comma 1 DPR 285/90 si dilata notevolmente perche’ questi campetti d’inumazione sono predisposti, attraverso apposite cellette ipogee o pozzetti, per accogliere non solo i cadaveri intesi come feretri ma anche tutte le trasformazioni di stato ultime (ossa e ceneri) in cui un corpo privo di vita degrada, compiendo cosi’ i processi di mineralizzazione. C’e’, quindi, una tendenza unificatrice.

La cremazione specialmente dopo il periodo legale di sepoltura diviene una scelta obbligata per smaltire l’elevato numero di esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo provenienti da esumazioni ed estumulazioni ordinarie.

Il resto mortale, cioe’ lo stadio intermedio della decomposizione della materia organica chiamata corpo umano si configura come una sorta di interruzione di processo, poiche’ il fine precipuo della permanenza di un cadavere in cimitero e’ la sua scheletrizzazione o incinerazione, sino al completo dissolvimento dei tessuti o attraverso l’ossidazione (il fuoco) o tramite l’azione di microrganismi, larve e batteri (sono i famigerati animali necrofori).

Se, dunque, tutti i cadaveri prima o poi debbono subire la regressione bio chimica capace di distruggerli, rendendoli ossa o ceneri, nella programmazione degli spazi cimiteriali, soprattutto in prospettiva futura, diventa assolutamente necessario prevedere un congruo numero di cellette ossario in cui tumulare l’ossame o gli esiti da completa cremazione prodotti dalla mineralizzazione dei cadaveri subito dopo la morte (per chi opta per l’ignizione) o dopo il periodo legale di sepoltura.
Bolzano rappresenta un modello emblematico di cimitero non ad accumulo, ma a rotazione dovuto, all’intrinseca carenza di spazio. La densita’ abitativa e’ elevatissima, senza piu’ grandi possibilita’ di espansione, mentre il cimitero urbano e’ stretto tra le pendici di un monte, la strada statale in direzione di Trento, una centrale elettrica ed un centro sportivo, le fasce di rispetto nel corso degli decenni sono state progressivamente erose, ecco, allora, la scelta obbligata della cremazione, pratica molto efficiente e teutonica. Ironie a parte e’ indubbia l’influenza della cultura tedesca e mitteleuropea tanto cara alle popolazioni dell’Alto Adige anche nella conduzione della macchina cimiteriale.

Se la cremazione cresce, e questo e’ il dato tendenziale inconfutabile anche nel medio/lungo periodo, non e’ solo per un desiderio di ritualita’ sobria, minimal chic con attenzione alle problematiche ambientali ed igieniche.

La cremazione presto o tardi e’ destinata ad imporsi come una necessita’. In alcuni comuni del Nord Est si sta addirittura vagliando la possibilita’ di edificare cimiteri consorziale, perche’ le singole amministrazioni non vogliono sobbarcarsi al peso politico di erigere nuovi sepolcreti.

Un nuovo cimitero significa inequivocabilmente scontentare qualcuno, I Comuni che in questi anni hanno tentato di costruire cimiteri ex novo per lo piu’ hanno registrato cocenti insuccessi, soprattutto per la salda congiuntura fra interessi economici dei proprietari dei terreni interessati che rischiavano di vedere abbattuto il prezzo di aree in futuro potenzialmente fabbricabili, con la naturale, riottosa ritrosia della cittadinanza a vivere nei pressi di un cimitero.

Chi con manovre speculative in anni passati aveva ottenuto di rendere fabbricabili aree nelle immediate vicinanze di un cimitero esistente, con un notevole lucro, consapevole della contiguita’ al cimitero, col passare del tempo ha esercitato notevoli pressioni politiche, per osteggiare aspramente la normale attivita’ cimiteriale, quasi da rendere il cimitero una sorta di intruso nei confronti delle abitazioni che man mano crescevano piu’ o meno legittimamente nel suo intorno, osteggiando ogni possibilita’ di espansione (ed in taluni casi di insediamento di crematori).

La necessita’ di modificare radicalmente il DPR 285/90 (in quanto a eta’ relativamente giovane, vecchio come concezione) e’ derivata anche dalla constatazione della carenza di disponibilita’ di posti salma nei cimiteri italiani, specie nelle citta’ di medio-grandi dimensioni, sempre piu’ in difficolta’ a garantire sepolture.
Nell’esame dei regolamenti di polizia mortuaria emanati dall’inizio secolo si puo’ constatare che la forma di sepoltura allora minimale, la tumulazione (circa il 2-3% nel 1900), per lo piu’ effettuata in cappelle gentilizie, con il compito di perpetuare la memoria del defunto, conservandone le spoglie, oggi e’ divenuta fenomeno di massa involgendo circa il 65% del totale delle sepolture.

Il sistema di tumulazione era infatti agganciato alla perpetuita’ del sepolcro (istituto abolito solo con l’emanazione del DPR 803/75, la cui efficacia sul punto e’ decorsa solo dal 10.02.1976) e a forme di confezionamento del feretro e del posto salma favorenti la conservazione, piu’ che la scheletrizzazione (loculo stagno, cassa metallica stagna).

L’equilibrio gestionale dei cimiteri di inizio secolo, concepito su turni di rotazione decennale dei campi comuni a sistema di inumazione, e’ andato in crisi soprattutto nella seconda parte del XX secolo, con la diffusione di massa delle tumulazioni individuali (in loculo a colombario) e familiari (in tomba privata a due o piu’ posti salma).

Il sistema normativo concepito dunque per una quantita’ di tumulazioni minimali e’ andato necessariamente in crisi per effetto della tumulazione di massa.
Gli effetti piu’ evidenti del fenomeno sono l’inefficienza delle aree cimiteriali; l’offerta carente in relazione alla domanda di posti salma edificati (loculi o colombari): l’alta incidenza delle salme inconsunta.

L’attuale sistema cimiteriale italiano, in estrema sintesi, si puo’ dunque definire di tipo “ad accumulo”, fortemente incentrato sulla sepoltura conservativa in tumulo.

Vi e’ poi da notare come l’Italia sia interessata da una fortissima e capillare urbanizzazione (tranne che in regioni come la Sardegna, dove la densita’ e’ concentrata solo sulle citta’) e proprie tradizioni che non consentono l’importazione di modelli cimiteriali stranieri (cimitero parco, cremazione diffusa) se non con i dovuti adattamenti e con la gradualita’ necessaria.

Il brutto anatroccolo

Pubblicato da

Il brutto anatroccolo

Se da un lato saluto con favore la fine della legislatura senza che la riforma dei servizi funerari abbia visto la luce, dall’altro ne sono amareggiato perché il settore funerario italiano dovrà continuare a fare i conti con una legislazione vecchia di un secolo e con una traduzione regionale a macchia di leopardo, sospinta soprattutto da interessi di singoli gruppi di pressione.
Originariamente il cosiddetto disegno di legge Sirchia, nella versione uscita dal Consiglio dei Ministri, era un anatroccolo con sembianze migliori di quanto si pensasse.
Certo, talune parti della proposta di legge erano criticabili, ma erano possibili correzioni in meglio nel passaggio parlamentare.
Il fatto è che nel passaggio alla Camera all’anatroccolo sono state cambiate le sembianze, tanto da farlo apparire ai settori pubblici (ma anche a molti ambienti vicini alla Chiesa) un brutto anatroccolo e, secondo taluni, un avvoltoio volteggiante sul settore funerario italiano.
Troppi interessi avevano snaturato il testo originario, sbilanciandolo a favore della cremazione, della dispersione e dell’affidamento delle ceneri.
Troppe spinte erano venute da chi aveva soprattutto una logica mercantile delle sepolture.
Devo però dar atto che non si è trattato solo di gruppi di pressione vicini all’imprenditoria funebre, ma anche ad interessi propri di ambienti imprenditoriali del mondo delle costruzioni, nonché di cremazionisti.
Alla fine si sono scontrate due logiche: quella che difendeva il ruolo che nella storia i cimiteri hanno avuto nel nostro Paese e quella di chi voleva imporre un netto cambiamento, per importare in Italia modelli di riferimento presi a prestito da esperienze di Paesi come l’America del Nord e l’America latina.
Esempi più eclatanti del cambiamento erano la compravendita di posti in cappelle private fuori del cimitero, la eliminazione del monopolio comunale nella realizzazione dei crematori e la liberalizzazione nella costruzione di cimiteri di urne.
Tutti hanno perso: difatti, nell’incertezza, ha vinto chi ha deciso di non cambiare nulla.
Cosicché la nuova legislatura partirà con la necessità di affrontare di nuovo questa grande riforma.
Nel frattempo non sappiamo se le condizioni al contorno cambieranno ancora (leggasi risultato del referendum confermativo dell’ultima modifica della Costituzione, che risposta la sanità – non solo come princìpi – nell’area della legislazione esclusiva dello Stato) e se le Regioni procederanno nella loro opera di legificazione e regolamentazione.
Il vero problema è se vi saranno le energie e si determineranno alleanze significative nel settore funerario italiano per sostenere cambiamenti utili ai cittadini.
Nel frattempo, in attesa di norme a livello statale, dovremo assistere ad una nuova stagione di modifiche di regolamenti comunali di polizia mortuaria comunali, specie nelle regioni dove si è già provveduto a legiferare in materia.


Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 2/2006.

Altri editoriali dello stesso autore, pubblicati su questo sito, sono visionabili cliccando EDITORIALI Per ricevere con e-mail 1 copia omaggio della rivista clicca OMAGGIO. Per conoscere le condizioni di abbonamento e il modulo d’ordine clicca MODULO.

Le sculture in carne umana del dott morte

Pubblicato da

Dinanzi ai nosti occhi attoniti, forse sgomenti, dinannzi a tanto orrore cosi' minuziosamente calcolato, si presenta uno spettacolo raccapricciante: macabro, eccessivo nelle sue forme barocche e quasi grandioso: Il corpo di un uomo sventrato, dissezionato in dozzine di parti separate con la nettezza di un bisturi al laser, e' sospeso ad invisibili fili di nylon ed oscilla nel vuoto come una marionetta impazzita, mentre in lontananza si staglia il profilo di una figura maschile spaccata in due meta' verticali.

Dominano poi la scena truculenta un cadavere di una donna incinta di cinque mesi, con la cavita' addominale esplosa da cui s'intravvede il feto, ed un corpo scuoiato che siede pensoso ad un tavolo, meditando sulla scacchiera di una surreale partita tra torri, alfieri, cavalli e regine.

Con questa terminologia da sala autoptica la prestigiosa rivista TIME descive un'allucinante mostra di salme umane organizzata nella citta' di Mannheim.

Autore di questa sadica esposizione e' Gunther von Hagens, tedesco, di 58 anni, professore di anatomia, nonche' artista autoproclamato, e ribattezzato dai media 'Dottor Morte' proprio per gli strani soggetti (i morti) cui dedica le proprie attenzioni compositive.

Le sue fiere di cadaveri pietrificati sono eventi di carattere scientifico, ma altamente pirotecnici e 'di tendenza', proprio per il loro notevole impatto emotivo di forte trasgressione.

Le opere sono realizzate attraverso un particolare processo conservativo detto PLASTILINATION messo a punto, alla fine degli anni '70, dallo stesso studioso.

Per una volta almeno la mummificazione non fa rima con la formaldeide: i corpi sono semplicemente immersi in acetone ad una temperatura di – 25 gradi centigradi cosi' da provocare lo spontaneo drenaggio di liquidi fisiologici e gas presenti soprattutto nelle parti molli dell'organismo.

Al posto degli umori acquei, poi, si inietta nei tessuti una soluzione di plastica fluida che verra' solidificata attraverso l'azione dei raggi ultravioletti.

Con questo trattamento di imbalsamazione le salme rimangono per sempre cristallizzate in una condizione asettica e neutra, e si mantengono perfettamente fedeli all'aspetto che avevano in vita, senza accartocciarsi o improvvisi rigonfiamenti.

Un altro vantaggio di tale processo chimico e' la possibilita' di comporre i cadaveri in pose molto plastiche, realistiche e bizzarre; si possono, in effetti, ammirare carcasse intente a giocare a basket, a scacchi, a scherma, o capaci, persino di cavalcare.

Le spoglie cosi' immortalate possono pure esser sezionate in un secondo tempo, senza mai perdere la loro rigidita' nella postura, quasi galleggiassero a mezz'aria.

Un pubblico di 13 milioni di persone ha visitato queste controverse mostre di anatomia patologica a tre dimensioni per ora organizzate in Germania, Giappone, Inghilterra, Corea del Sud, Svizzera, Belgio, con un costo dei biglietti fra i 6 e i 12 euro.

Secondo il re'portage pubblicato dal sito web Körperwelten la mostra anatomica di veri corpi umani permette di apprezzare aspetti unici del corpo umano sano e malato, con notevoli capacita' educative.

Molta gente, ad esempio, vedendo i polmoni, infradiciati dalla nicotina e corrosi dal carcinoma, di un uomo morto di cancro ha smesso di fumare.

Durante la visita si riescono a vedere diversi organi in una serie di circostanze differenti.

Infine per i cultori della materia c'e' l'occasione non indifferente di studiare le diverse e complesse strutture anatomiche dei corpi interi e a sezioni trasversali, inquadrati secondo molteplici prospettive.

Questo festival di sensazioni macabre, di situazioni 'live', per stomaci forti, che paiono tratte da un'autopsia in tempo reale, ha fatto discurere, creato polemiche provocato disgusto e scandalo ma ha il merito di apparire come il paradigma di un'epoca, quasi fosse l'esempio piu' emblematico della nostra era: un momento storico dominato da un ritovato gusto per le arti mortifere ed il senso del postumo.

Von Hagens risponde alle critiche di ordine morale che lo accusano di comportamenti morbosi e poco rispetto per la morte e la dignita' umana, anteponendo all'etica astratta la mera divulgazione scientifica.

Egli avoca a se' il merito di operare sempre secondo la legge e di aver fatto uscire l'anatomia dai freddi laboratori di medicina legale, specificando, in tutte le interviste rilasciate, come i corpi in mostra siano appartenuti a persone che hanno volontariamente messo a disposizione di medici professionisti il proprio corpo.

Nella lista 'nera' del professore tedesco ci sono circa 3.600 persone desiderose di donare la propria spoglia mortale, e le richieste aumentano a un ritmo di cinque al giorno.

«Per molti la plastinazione e' il modo per perpetuare la propria sepoltura – spiega il professor von Hagens – e attenuare l'angoscia di perdere la vita, attraverso la possibilita' di estendere la propria esistenza fisica in uno stato artificioso e fossilizzato del post mortem simile ad un limbo non per anime, ma per corpi incorrotti dalla putredine.

La coraggiosa inchiesta del giornale scandalistico Der Spiegel ha fatto emergere particolari inquietanti che si collocano ben oltre l'accusa di cattivo gusto granguignolesco

Dietro le quinte delle mostre allestite solo per presunti fini divulgativi ci sarebbe, invece, una florida azienda che conta ben 170 operai impegnati a scuoiare e sezionare cadaveri, in perfetto stile catena di montaggio (o di morte?) nazista, ed una ripugnante compravendita di corpi appartenuti a tanti signor nessuno, ossia a disperati senza un nome di cui si sono perse le tracce anagrafiche.

È la Von Hagens Plastination Ltd, con sede a Dalian, nella Repubblica popolare cinese.

Il giro d'affari sarebbe ragguardevole: il costo delle salme, venute alle universita' di 40 paesi si aggira sui 75 mila Euro per ognuna.

Secondo le ultime indagini, anche se e' sempre molto difficile ottenere informazioni precise dalle autorita' di Pechino, l'inventario totale dei corpi, scorte incluse, ammonterebbe in data 12 novembre 2003 a 647 cadaveri di adulti, 3.909 membra tra mani, gambe, piedi ed organi genitali, 182 tra embrioni, feti e neonati.

Le ragioni che hanno spinto il dottor Morte a impiantare la sua fabbrica proprio in Cina sono due, semplici e terribili allo stesso tempo.

Dalian, oltre a essere una tra le piu' belle citta' turistiche dell'immensa repubblica, nonche' zona molto competitiva dal punto di vista delle nuove tecnologie, annovera tra le proprie infrastrutture due penitenziari e un campo di lavoro (o, se preferite, di sterminio clandestino), dove sono rinchiusi e anche uccisi con rivoltellate alla nuca oltre ai delinquenti comuni anche oppositori del regime comunista e attivisti per i diritti umani invisi al governo.

In Cina il boia e' responsabile, ogni anno, di migliaia di morti, di cui le direzioni carcerarie danno confuse e contraddittorie notizie, dunque questi cadaveri dimenticati e di scomoda proprieta' dello stato per il Dottor Morte sono un'eccellente materiale di lavoro, tra l'altro a costo zero.

Il secondo motivo e' che proprio in Cina la legislazione sull'utilizzo dei cadaveri e' ben piu' flessibile di quella tedesca dove solo i corpi degli individui che avevano dato il formale consenso scritto possono essere indirizzati a scopi scientifici.

Le altre fabbriche di cadaveri plastificati si troverebbero a Heidelberg (Germania) e Bischkek (Kyrgyzstan).

Diversi corpi, pero', potrebbero provenire da un Istituto di Medicina Legale della citta' russa di Novosibirsk dove alcuni corpi nei mesi passati erano scomparsi nel nulla, ovviamente l'ipotesi di qualche bustarella finita nelle tasche dei soliti noti per addomesticare i controlli alle frontiere e' piu' di un sospetto, tragicamente fondato.

E…alla fine della fiera…

Pubblicato da

Vi proponiamo questi scampoli di riflessione due settimane dopo la chiusura di Tanexpo 2006.

Nei grandi accordi di sistema tra i 'capi' del comparto funerario italiano si parla sempre piu' spesso di opportunita', intraprendenza, businnes, marketing, sinergie e sempre meno di morti, quando notoriamente la materia prima delle imprese funebri sono proprio salme, cadaveri, e lo trasformazioni di stato. La spia linguistica e' evidente, ragio per cui si puo' temere un distacco dei vertiti dalla base di quei tanti piccoli o medi imprenditori che si sentono non tanto managers rampanti con l'orologio al polsino quanto ancora semplici necrofori messisi finalmente in proprio.
Quando tra imprenditori non si sa piu' quali pesci pigliare si comincia ad agitare lo spettro di qualche agghiacciante monopolio come le privative sui trasporti, o il regime di esclusiva sui servizi necroscopici e cimiteriali. In realta' ogni buon imprenditore vorrebbe esser monopolista nel proprio campo per esercitare una schiacciante supremazia sulla concorrenza. L'esempio piu' calzante e' la casa funeraria cosi' come concepita in Lombardia. Senza regole ferree per garantire la parita' di accesso ai servizi privati del commiato casa funeraria) le imprese prive di un loro deposito d'osservazione se la veglia funebre uscira' dal circuito domestico o famigliare cosi' da approdare alla sala del commiato saranno strangolate perche' il vero monopolista, ossia il proprietario della casa funeraria potra' facilmente metterle fuori giuoco imponendo loro prezzi e condizioni capestro, oltre ad un'indebita pressione psicologica sui dolenti. W la liberta' d'impresa, aspettiamo una presa di posizione forte e limpida dal nuovo polo funerario la cui storica costituzione si e' proprio celebrata nei padiglioni di Tanexpo 2006.
La bugia delle privative. La grande fortuna dell'associazionismo funerario di stampo privato e' dovuta alla feroce e spettacolare battaglia su monopolio comunale dei trasporti funebri. Certo il trasporto di salme e cadaveri e' una libera attivita' imprenditoriale, come ribadito anche dalle recenti leggui regionali in materia di polizia mortuaria e tale servizio non puo' esser assunto in privativa perche' manca una disposzione di legge in tal senso, tuttavia occorre riflettere su queste considerazioni. Decadute le orrende privative reminiscenze del dirigismo bolscevico tutti si sono sentiti un po' piu' imprenditori e meno necrofori e sono corsi ad acquistare a prezzo osceni autofunebri da sballo, con il bel risultato che dover mantenere un veicolo cosi' costoso per chi effettua pochi servizi all'anno diventa un tracollo finanziario. Gli economisti chiamano Break Even Point quello spartiacque nemmeno troppo astratto prima del quale un impresa lavora in perdita, oltre cui, invece, inizia il margine del profitto. Spesso l'ottimale sfruttamento degli automezzi, non supera la soglia del Break Even Point e produce danno nella gestione delle aziende. Perche' nessuno ne ha mai parlato? Bisogna poi rilevare come complementari all'autofunebre siano poi i 4 necrofori addetti al trasporto e quattro stipendi costano molto!!!
La seconda maxi menzogna sulle privative. Le privative, anche se in spegio alla libera concorrenza, non sono sempre un male assoluto per l'imprenditore scaltro. Ad esempio la privativa con concessione multipla alle sole imprese con sede legale in un particolare centro urbano impediva ai competitori della provincia di affacciarsi sul mercato dei funerali in citta'. Tale filtro, per nulla liberale o liberista, permetteva di abbattere buona parte della concorrenza e mantenere ottimi margini di profitto, mentre adesso la guerra tra imprese ha condotto ad un generale abbassamento dei prezzi. Molti impresari attenti non alle affermazioni ideologiche ma al proprio portafoglio hanno capito qust'inganno in cui lo slogan 'piu' mercato' si ritorce contro di loro. Chi si degnera' di rappresentarli? Anch'essi, pur sempre pagano una quota associativa ed il denaro, a differenza dei morti, non emana mai cattivo odore.
I protagonisti dello storico accordo tra l'associazionismo dell'imprenditoria funebre privata hanno gia' dichiarato la loro perniciosa volonta' di intervenire presso le competenti sedi legislative per ottenere una riforma sull'ordinamento di polizia mortuaria ed ancora invocano con vivo rimpianto quella mostruosita' dell'Atti Senato 3310 fortunatamente abortita nell'ultimo scorcio della passata legislatura. Innanzi tutto la polizia mortuaria e' materia troppo delicata e comoplessa per esser abbandonata ai famelici e voraci appetiti imprenditoriali. Una norma, quando, e' sottesa da troppi oscuri interessi, nasce male, e' pasticciata e viziata sin d'all'origine pe produce danni interpretativi rilevanti, distorcimenti non sempre superabili con la prassi o l'orientamento costante della giurisprudenza, soprattutto in un sistema giuridico rigido come il nostro. Ognono deve fare il proprio mestiere, le imprese funebre possono e devono esprimere una loro opinione in merito alla riforma del DPR 285/90 ma non possono surrogare la funzione legislativa in un caotico mercanteggiamento delle regole. Da oltre 200 anni e stato enunciato il principio delle separazione tra i poteri, e la polizia mortuaria non e' solo un giro d'affari connessi ai funerali, essa al suo interno comprende ruoli, mansioni pubbliche e responsabilita' mai riconducibili a servizi di rilevanza economica, volerli, per forza, piegare a logiche mercantili con il miraggio dei soldi facili, e' miope e deleterio. Emilia Romagna e Lombardia cominciano ad avvertire pesantemente questi problemi dovuti alla mancanza di raccordo tra i diversi livelli normativi. Leggi regionali approvate sulla scorta dell'ondata cremazionista accusano tutti i loro limiti, con il pretesto di dare risposta alle sacrosante istanza del movimento d'opinione cremazionista sono state varate discipline regionali per nulla omogenee tra loro, sono gli stessi impresari, per loro amara ammissione, a non capirci piu' niente. Per fortuna che queste nuove leggi erano state disegnate tutt'intorno a loro, come recita un celebre spot della telefonia cellulare. Senza una visione organica della galassia della polizia mortuaria e' meglio tenerci il tanto vituperato, ma in se' onestissimo, DPR 285/90.
La fiera. Tanexpo ormai e' un evento mondiale, diversi operatori, pero', comunciano a tradire qualche inquietudine. la cadenza bienanle, forse, e' troppo ravvicinata, per un settore dove le reali innovazioni sono poche e molto rare data la stabilita' regolamentare almeno a livelo nazionale. . Molte case produttrici di articoli per tanatoprassi, ad esempio, hanno disertato l'appuntamento, il motivo e' semplice: se i trattamenti conservativi di embalming in Italia sono vietati e' irrazionale accollarsi un costo cosi' alto per esser presenti in una piazza dove la vendita di tali articoli e' del tutto marginale. il costo degli stands, poi, nel corso degli anni, e' lievitato esponenzialmente forse anche a causa dell'intenso battage pubblicitario, la fiera, insomma, e' un circus ipertrofico (o un 'Carrozzone' se preferite la citazione in stile Renato Zero), dove tutto costa troppo, e', si', un appunamento tassativo ed obbligatorio, ma in perdita. Chi dirige TanExpo ha maturato un'idea completamente opposta e si accinge nel 2008 ad allestire una mostra ancora piu' faraonica approfittando addirittura del mega quartiere fieristico di Bologna. C'e' poi un dato da dissacrare, ossia la presenza di visitatori stranieri. Certo per i padiglioni di tanexpo si aggiravano molti colleghi europie ed anche qualche delegazione proveniente dall'America Latina, ma le diverse esperienze sono difficilmente sovrapponibili proprio per la complessa differenza regolamentare, non esiste un omogenea disciplina legislativa nelleno nei paesi di Eurolandia, tutto e' diverso, dallo spessore delle casse alla profondita' delle fosse. Come si fa allora a parlare di tanexpo come di un punto d'equilibrio ed integrazione tra le varie espressioni dell'universo funerario?
Cremazione: Tanxpo, ad ogni edizione, sempra il festival dei cremazionisti incavolati persi che puntualmente dichiarano come il futuro sia ormai cosa loro poiche' il sorpasso sulle piu' tradizionali forme di sepoltura sia imminente, quando non gia' avvenuto. Ogni due anni siamo sempre in attesa della grande rivoluzione epocale, ma questa come nel teatro dell'assurdo di Aspettando Godot, non arriva mai. La cremazione e' una nebulosa complicatissima dove convivono sentimenti contrastanti che si dibattono tra slanci ideali, coscienze ecologiste, manie new age, afflati di sincerorinnovamento religioso pulsioni protestatarie, e', insomma, un fenomeno conesso ai diritti della personalita' e, dunque, troppo delicato per esser degradato a semplice moda funeraria. Dopo la sbornia dovuta ai recentissimi istituti di Affido Personale e Dispersione si dovra' meditatre sulla relae incidenza della pratica cremazionista. Presto molti 'ultras' dell'incinerazione comincieranno ad accorgersi che l'affido personale ingenera solo complicazioni psicologiche ed anche burocratiche e molti esperti cominciano a paventare il rientro delle urne nel recinto cimiteriale. Prima di parlare di svolta cremazionista bisognerebbe visitare assiduamente i cimiteri, siccome si rischia di scambiare i propri personalissimi sogni con ula realta' sempre meno poetica. La richiesta di locul, comlessivamente, non accenna a diminuire e la cremazione, resta comunque, una scelta consapevole, radicata ed in espansione solo in alcune regioni dell'Italia, in quanto per l'italiano medio il sogno sepolcrale mostruosamente proibito resta, comunque, la tomba perpetua.

Il rito del commiato a Torino

Pubblicato da

La funzione commemorativa che la SoCrem del capoluogo piemontese adotta e propone all’utenza e' molto semplice, ma altamente suggestiva.

Il feretro e' accolto con un leggero accompagnamento sonoro, magari sulle note di una sinfonia o un motivo strumentale di musica classica.

Il cerimoniere saluta il defunto e la famiglia in lutto con parole di conforto.

Pronuncia, poi, una breve orazione per onorare la memoria della persona scomparsa.

Normalmente il testo dell’elogio funebre puo' esser concordato con i parenti, in modo da presentare un profilo morale del de cuius secondo i desideri e la sensibilita' dei dolenti.

Si tratta, in ogni caso di una ritualita' aperta, in perpetuo divenire, siccome esibisce una struttura flessibile e volutamente inarticolata, cosi' da accogliere nuovi contributi ed idee per una ritualita' sempre piu' personalizzata ed intimamente vissuta.

La cerimonia, dunque, e' incardinata su una laica liturgia della parola: si legge un brano tratto da un’opera letteraria, oppure si ascoltano le armoniose note di un pezzo musicale, ma nessuna norma del protocollo impedisce che siano declamati versetti delle Sacre Scritture o s’ intonino canti religiosi, proprio perche' l’ara crematoria e' un ambiente neutro finale, sobrio e composto, che grazie al proprio equilibrio, anche nelle forme architettoniche, puo' accogliere qualsiasi simbologia.

Questa consapevole tolleranza verso ogni identita' ed opinione scongiura il rischio di un’ara crematoria piuttosto anonima e spersonalizzata, siccome l’ambiente stesso e' strutturato come un luogo ospitale e generoso verso tutti i soggetti di quel tragico teatro che e' la morte, senza paura alcuna per il diverso o la difformita' dal canone esequiale piu' collaudato e maggioritario nella societa' italiana.

La scelta cremazionista si configura ancora come la decisione di una minoranza: si tratta, infatti, di una volonta' formata su solide basi culturali, ma e' pur sempre una scelta spartana.

I fautori dell’incinerazione non amano gli orpelli, i lussi, sono, infatti, poco attenti alla pompa funebre, intesa nella sua accezione piu' stretta di sfarzo e lusso funerario.

Prevale sempre il profilo ideale, il rito e' piu' essenziale, meno legato all’esteriorita'.

Anzi, alle volte l’incinerazione si presenta proprio come una scelta di economicita'.

Nel rivolgere l’ultimo saluto il maestro di cerimonia accarezza il cofano mortuario in segno di riverenza e congedo del defunto dalla vita terrena, poi invita i parenti a compiere lo stesso gesto, come si trattasse di un atto d’estrema comunione umana, anche fisica con chi non vive piu'.

Terminata la celebrazione delle esequie, almeno nel tempio crematorio di Torino, il feretro viene celato alla vista dei partecipanti e trasferito nel vestibolo dell’inceneritore attraverso un’apertura dalle assai ridotte dimensioni, quasi una finestrella ricavata nella parete che divide lo spazio pubblico dai locali separati del forno, dove, per ragioni di sicurezza, possono accedere solo i necrofori o gli addetti dell’impianto crematorio.

Diversi sono i significati allegorici di tale operazione: molto evidente e' il senso di un passaggio anche se difficile e doloroso verso un nuovo stato dell’essere. L’interpretazione cristiana ravvisa in questo varcare la soglia del crematorio una fortissima consonanza con le parole del Cristo riportata dall’evangelista Luca: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”

Altre filosofie, magari piu' legate a fascinazioni alchemiche, leggono la presenza della piccola entrata di cui abbiamo parlato come il confine metafisico oltre cui la materia organica, corrotta dall’orrore della morte, ritrova la propria primigenia purezza degli elementi chimici, grazie al potere vivificante del fuoco.

Emozioni funerarie a Milano

Pubblicato da

Il Cimitero Monumentale di Milano e' poliedrico e solenne.

L'intento celebrativo di quest’imponente opera e' chiaro gia' dal nome

Composto di svariati edifici, ben ritmati nel loro sviluppo, e' la massima espressione di quel gusto eclettico ed articolato che s’impose nel tardo Ottocento italiano.

In questo luogo benedetto, idealmente, si conserva la piu' alta interpretazione meneghina del vivere civile, costituita da ricordi composti e misurati affetti borghesi.

Il Cimitero Monumentale venne inaugurato ufficialmente il primo gennaio del 1867 con lo scopo di sostituire e razionalizzare i vecchi e malsani cimiteri rionali milanesi.

Con le sue sepolture perpetue, d’altissimo valore artistico e morale divenne il sacro recinto dove conservare le spoglie dell’emergente ceto medio imprenditoriale.

Oggi, nei suoi 200mila metri quadrati, ospita vestigia sepolcrali, cappelle, e statue che rappresentano modelli sublimi d’architettura commemorativa e scultura di fine Ottocento.

La necropoli del capoluogo lombardo accoglie il visitatore lasciando intravedere dall’alto muro di cinta l’immensa distesa di lastre e cippi sepolcrali, con i volumi ben delineati dalla solida geometria delle gallerie.

C’introducono in questa dimensione irreale della memoria intere schiere di statue, che rivolte verso l'esterno sembrano pararsi incontro al visitatore sovvertendo l’ordine prospettico delle masse.

Aggraziate figure femminili avvolte in lunghe vesti dai morbidi panneggi, volti severi scolpiti nell’eternita' della pietra, graziosi angeli che spensierati ed irriverenti volteggiano lievi su pesanti vestigia di marmo sono i veri protagonisti di questa citta' di fantasmi e ci fissano attoniti con il loro sguardo vitreo, quasi noi vivi fossimo dei pericolosi intrusi in questo regno immateriale di sentimenti ed affetti languidi, testimonianze malinconiche di un tempo che non ritorna.

Progettato dal brillante architetto Carlo Maciachini, secondo i canoni del trecento toscano, con forti contaminazioni di stile bizantino e pseudoromanico, fu completato in appena due anni, grazie ad una filosofia costruttiva che privilegiava il sistematico ripetersi di moduli costruttivi semplici e ben delineati.

Il nucleo di quest’immensa area sepolcrale e' rappresentato dal Famedio (dal latino fames ades, casa della fama), il tempio della memoria laica.

Il Famedio, in origine concepito come basilica cimiteriale, subi' diverse evoluzioni sino a trasformarsi nel sacrario che avrebbe accolto le se dei piu' illustri esponenti della societa' ambrosiana.

Concluso nel 1887, esibisce una solida architettura a pianta centrale, ossia con quattro navate d’eguali dimensioni che, a modo di croce greca, s’intersecano formando un angolo retto.
L’armoniosa struttura e' sormontata una stupenda cupola ottagonale.

Quest’imponente copertura, con il suo vertiginoso effetto prospettico di sfondamento verso l’alto dei soffitti, produce nei visitatori un’intensa sensazione d’estatico rapimento verso le regioni celesti.

All’interno, lo spazio ampio e solenne testimonia un’accorta ripartizione dei volumi. Le campate sono rischiarate dalla generosa illuminazione naturale che le grandi finestre circolari, poste sulla sommita' dei frontoni, garantiscono.

Eleganti rosoni, infatti, si aprono, all’altezza del timpano, sulle pareti superiori che chiudono i bracci della croce.

Una luce immateriale, debolmente filtrata dalle vetrate, irrompe con prepotenza nelle navate e dissipa la malinconica penombra che avvolge le arche ed i sacelli benedetti.

Questa celestiale atmosfera di diffusa luminosita' contribuisce a creare un ambiente etereo, quasi trascendente che pare dilatarsi oltre gli stessi esili confini murari.

L’idea di un intenso lucore che pervade intimamente le diafane masse e' trasmessa anche dai vari ordini di trifore e quadrifore, collocate su diversi livelli, e dalle enormi porte realizzate in ferro battuto su cui s’innestano pregiati pannelli di vetro finemente lavorati.

Le cassette zincate per ossa

Pubblicato da

Per la calcinazione, ossia la loro riduzione in cenere, le ossa possono esser trasportate fuori del recinto cimiteriale ed in direzione dell'impianto crematorio in semplici contenitori lignei, cartacei o di altro materiale purche' siano sempre facilmente combustibili e sublimabili.
La circolare 31 luglio 1998 n. 10, infatti, affronta l’argomento con una disposizione ablativa, chiedendo la preventiva rimozione dello zinco prima di inserire le ossa nel forno.
Il trasporto di ossa ai sensi dell’Art. 36 DPR 285/90 e del paragrafo 8.1 Circ.Min. 24 del 24 giugno 1993 non e' soggetto alle speciali precauzioni dettate invece per la movimentazione di salme e cadaveri.
I recipienti durante il tragitto debbono esser sigillati non per evitare percolazioni di liquami o perfusione di miasmi, ma solo per impedire eventuale trafugamento o sottrazione dell'ossame umano per scopi non ammessi dalla legge.
Lo zinco (o altro materiale sostitutivo ex Art. 31 DPR 285/90 e D.M. del 7 febbraio e 9 luglio 2002) si rende necessario in presenza di parti organiche molli, ossia di tessuti che abbiano mantenuto la loro componente acque e siano di conseguenza ancora soggetti ai processi putrefattivi che producono i liquami cadaverici.
Per quale ragione, allora, il DPR 285 del 1990 impone che le ossa risultanti dalle operazioni cimiteriali di esumazione ed estumulazione, in caso sia stata richiesta dagli aventi titolo la loro riduzione in celletta ossario debbano esser riposte in una cassetta zincata dallo stesso spessore delle vasche metalliche richieste per la tumulazione.
Nel confezionamento di un feretro destinato a sepoltura in loculo lo spessore minimo imposto dalla legge e' una garanzia di tenuta della cassa alle violente flessioni della lamiera originate dalla sovrappressione dei gas sprigionati dal cadavere.
La stessa consistenza della lamiera, poi, dovrebbe contrastare l'azione erosiva dei liquidi cadaverici che si depositano sul fondo della cassa, a diretto contatto con la superficie di nastro metallico.
Questi criteri pero' non dovrebbero valere per gli ossarini.
La legge, in effetti, per gli ossari comuni impone una sola regola: il loro contenuto (le ossa) non deve esser visibile ne' accessibile al pubblico che frequenta lo spazio cimiteriale, mentre non si parla mai di dispositivi volti a garantire la perfetta ermeticita', come accade, appunto per i manufatti di zinco o la tamponatura dei loculi.
Spesso l'ossario comune e' un pozzo, raggiungibile attraverso un'apertura sbarrata solo da una pietra o un'imponente coperchio di cemento, senza obbligo alcuno di garantire l'impermeabilita' della camera sotterranea.
Ricapitolando, quindi, le ossa umane, nella loro permanenza in cimitero, seguono un doppio percorso:
• Se sono richieste dai famigliari del de cuius vengono deposte prima in una cassetta di lamiera zincata da chiudere tramite sigillatura a fuoco (o con altro metodo equivalente) e, successivamente tumulate in una piccola nicchia muraria.
• Se i famigliari non ne chiedono la riduzione in cassetta ossario sono semplicemente destinate all'ossario comune, senza alcun vincolo igienico sanitario, come appunto la presenza dello zinco.
Se nelle cassettine ossario di zinco la chiusura serve solo ad assicurare le ossa contro possibili furti la saldatura come deve esser eseguita?
Il regolamento di polizia mortuaria quando parla di chiusura degli zinchi si riferisce esplicitamente solo alla chiusura delle casse zincate che racchiudono un cadavere, la saldatura, quindi, deve esser continua ed estesa lungo tutta la zona di contatto tra vasca e coperchio, per isolare in modo totale dall'ambiente esterno la salma ed opporsi efficacemente alla perfusione dei gas (i liquidi, invece, per forza di gravita' si concentrano verso il basso).
Per analogia, allora, lo stesso requisito dovrebbe valere anche per gli ossarini, dove, al contrario non e' presente materiale putrefattivo, oppure basterebbe saldare le sole estremita' del coperchio alla scatola metallica?
Qual'e' la ragione di queste difformita' regolamentari?
Siamo dinnanzi ad uno spunto di discussione di grande interesse che non dimenticheremo di approfondire nei prossimi mesi.