Ritocchi in vista al regolamento lombardo 6/2004 in materia funeraria

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La Commissione Sanità e Assistenza della regione Lombardia ha approvato il 25 gennaio 2007 la PRE n. 0021 (di modifica al Regolamento regionale n. 6 del 2004 in materia di attività funebri e cimiteriali).
Sono state invece ritirate le PRE nn. 0015 e 0016, relative alla stessa materia della PRE n. 0021.
Per le circa 1.050 imprese funebri lombarde non ci sarà più l’obbligo di disporre, dal 12 febbraio prossimo, di quattro necrofori assunti con contratto di lavoro subordinato per svolgere la propria attività.
La Commissione “Sanità”, presieduta da Pietro Macconi (AN), ha infatti approvato alcune modifiche al regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali entrato in vigore nel novembre 2004 tra cui quella che consente, soprattutto alle imprese di dimensioni più piccole, di avvalersi di personale “in numero adeguato e sufficiente a garantire la continuitàdel servizio” attraverso l’instaurazione “di rapporti contrattuali conformi alle vigenti normative in materia di lavoro e previdenza”.
Il documento, che deve ora passare all’esame del Consiglio regionale per la sua approvazione definitiva (entro una decina di giorni), recepisce una delle principali osservazioni avanzate delle categorie professionali nel corso delle numerose audizioni tenute in Commissione.
In esse si evidenziava soprattutto il forte impatto negativo che la norma avrebbe avuto sulle imprese di minori dimensioni se si fosse mantenuto l’obbligo, quale requisito per lo svolgimento dell’attività, di disporre di quattro operatori funebri o necrofori assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
“Questa norma – secondo il presidente Macconi – alleggerirà i costi fissi delle imprese ed avrà affetti diretti anche sul costo finale del singolo funerale”.
Stando ai dati Istat 2004, in Lombardia avvengono 82.000 decessi l’anno.
I costi fissi per impresa comprendono un carro funebre (circa 100.000 euro) e 200.000 euro di spese generali di gestione. Se ad essi si aggiungono almeno 24.000 euro l’anno di stipendio per ciascuno dei quattro necrofori il costo base di un funerale per ciascuna delle 1.050 imprese non sarebbe inferiore ai 2.500 euro.
“Ai quali – sottolinea Macconi – si deve aggiungere il guadagno d’impresa”.

Scoppia un caso politico sulla “faccenda” delle camere mortuarie gestite da impresa funebre alle Molinette di Torino

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Ho chiesto al Presidente dellAutorità Garante della concorrenza e del mercato Antonio Catricalà e allAssessore Mario Valpreda di verificare se il capitolato dappalto per la gestione del servizio mortuario dellAzienda Sanitaria Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino non sia in contrasto la normative vigenti a livello nazionale come a livello regionale e con i principi e le regole della libera concorrenza:
il consigliere regionale Angela MOTTA (DL-La Margherita), a seguito di segnalazioni giunte dalle associazioni delle imprese di onoranze funebri, ha inviato una lettera al Presidente Catricalà e all’Assessore Valpreda.
La lettera ha per oggetto il capitolato dappalto indetto dallAso San Giovanni Battista di Torino per laffidamento del servizio mortuario e dello smaltimento di parti anatomiche riconoscibili presso i Presidi Ospedalieri Molinette, S. Vito e S. Giovanni Antica Sede.
L’impresa appaltatrice sarà tenuta ad espletare tutte le attività previste dal servizio mortuario, quindi dalla gestione della salma dal momento della presa in carico fino allora di partenza del feretro per lespletamento delle esequie funebri.
Il capitolato prevede che “il servizio non comporterà alcun onere aggiuntivo a carico dellAzienda Ospedaliera” che, a sua volta, consentirà alla ditta aggiudicataria di espletare il servizio allinterno dei locali, fruendo, previa esplicita richiesta, della possibilità di espletare servizi funebri a carico dell’utenza.
Tra i criteri di aggiudicazione è previsto quello relativo alla qualità del servizio.
Nel capitolato si prevede che per la valutazione di tale criterio si terrà conto anche della qualità del servizio che si intende offrire a pagamento dellutenza.
Nel capitolato si precisa che limpresa affidataria non ha alcuna esclusiva sulle onoranze funebri e va quindi tassativamente assicurato e rispettato il diritto dei familiari dei defunti di rivolgersi a qualsiasi impresa funebre esistente sul mercato.
La ditta avrà lobbligo di informare con apposite targhe da esporsi nei locali concessi in locazione, circa la possibilità degli stessi di avvalersi anche di altre imprese operanti nel settore. Inoltre, limpresa aggiudicataria è tenuta a propria cura e spese ad esporre nei locali concessi in uso il listino delle tariffe praticate relative
ai servizi funebri (tariffe che devono essere quelle indicate nellofferta economica formulata in sede di gara).
Scrive il consigliere regionale Angela MOTTA:
Tale capitolato di gara solleva diverse perplessità, che mi sono state evidenziate da operatori del settore.
Ritengo che ci sia il rischio che l’impresa aggiudicataria venga a trovarsi in una situazione di monopolio di fatto.
Essendo le Molinette il più importante ospedale piemontese è evidente il danno che verrebbe arrecato alle altre imprese di onoranze funebri dalla situazione conseguente laggiudicazione dell’appalto.
Il disegno di legge n. 3310, presentato dal Ministro Sirchia nella precedente legislatura (non approvato, ma ripresentato nellattuale Parlamento), affermava (art. 4) che il servizio mortuario nelle strutture sanitarie nonché il servizio obitoriale, in tutto o in parte, non possono essere dati in gestione ad operatori pubblici o privati esercenti l’attività funebre.
La legge regionale della Lombardia stabilisce espressamente che lautorizzazione allo svolgimento di attività funebre non può comprendere funzioni di natura pubblica.
Sempre in Lombardia la circolare n. 19 del 14 giugno 2006 ha stabilito che qualsivoglia scelta di gestione delle camere mortuarie allinterno di strutture sanitarie e socio-sanitarie, diretta o esternalizzata, dovrà essere improntata al principio della separazione dellattività funebre, cosicché nessun legame sussista tra chi svolge le funzioni di sorveglianza delle salme o cadaveri e le imprese che si occupano delle esequie e funzioni funebri , sottolineando come sia da ritenersi contrastante con la normativa la gestione diretta delle strutture ospedaliere da parte di soggetti direttamente o indirettamente legati ad imprese esercenti attività funebre, infatti tali funzioni e attività di natura pubblica non possono essere svolte da imprese funebri.
In Piemonte la bozza di regolamento in materia funebre predisposta nella precedente legislatura prevedeva espressamente (art. 4) che la scelta dellimpresa funebre deve essere libera e assoluta prerogativa della famiglia interessata e che le funzioni obitoriali sono di natura pubblica e come tali non possono essere svolte congiuntamente ad attività imprenditoriale funeraria.
L’Assessore regionale alla sanità della Regione Piemonte il 23 novembre 1998 diramava la nota Linee guida per una organizzazione omogenea di polizia mortuaria e di medicina necroscopica contenente criteri generali a cui devono attenersi in materia le Aziende sanitarie Ospedaliere.
Nella nota, interpretando il Regolamento di polizia mortuaria contenuto nel Decreto nel Presidente Repubblica n.285 del 10 settembre 1990, si stabiliva che:
– lammissione ad esercitare lattività di onoranze funebri deve essere garantita a tutte le imprese in possesso delle licenze e autorizzazioni ex lege;
– deve essere assicurata la libera concorrenza e non può essere consentita la formazione di gruppi ristretti di imprese cui garantire di fatto il monopolio dell’attività;
– non è assolutamente consentito concedere locali a favore di imprese e procacciatori di affari. I titolari e i dipendenti di onoranze funebri non debbono trattenersi negli uffici e nei locali degli Ospedali, se non per il tempo strettamente necessario alle incombenze relative ai funerali.
Conclude il consigliere regionale Angela MOTTA:
Alla luce di tali considerazioni ho chiesto all’Assessore Valpreda di verificare se il capitolato dappalto per la gestione del servizio mortuario e lo smaltimento delle parti anatomiche riconoscibili dellAzienda Sanitaria Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino non sia in contrasto la normative vigenti a livello nazionale come a livello regionale e con i principi e le regole della libera concorrenza;
di valutare l’opportunità di un simile appalto; di adoperarsi affinché al più presto possa essere predisposta la legge quadro regionale in materia di onoranze funebri, adottando il principio della separazione dellattività funebre tra chi svolge le funzioni di sorveglianza delle salme o cadaveri e le imprese che si occupano delle esequie e funzioni funebri.
Nel frattempop il 23 gennaio è stato effettuato davanti a Palazzo Lascaris, un presidio delle tre associazioni di categoria delle imprese di onoranze funebri (APIOF, ARPIOF e AIOF).
fonte: Ufficio stampa del Gruppo Margherita Regione Piemonte

Ministro Lanzillotta ancora su riforma servizi pubblici locali

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“C’è piena intesa sul pacchetto liberalizzazioni che sarà presentato oggi in Consiglio dei ministri. Inoltre, il processo per l’approvazione del disegno di legge delega per la riforma dei servizi pubblici locali continua. Ho consegnato ieri gli emendamenti che recepiscono l’accordo di maggioranza e che saranno formalizzati la prossima settimana. Dopo la chiusura della discussione generale, passeremo alla loro votazione intorno all’8 febbraio, e spero poi che l’aula del Senato possa calendarizzare la discussione del provvedimento”. E’ quanto ha affermato oggi al Convegno ANCI sui “Servizi pubblici locali nel mercato, il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, che ha definito tali emendamenti “puramente esplicativi, anzi rafforzativi dell’impostazione del provvedimento”. Nel suo intervento il ministro, dopo aver evidenziato che la riforma dei servizi “è solo un tassello del più ampio progetto di riforma dell’amministrazione e del mercato”, ha ricordato che il disegno di legge recepisce il principio comunitario dell’affidamento di servizi all’esterno tramite gara. “Ma questo – ha sottolineato Lanzillotta – non significa che il Comune non possa gestire direttamente il servizio. L’importante è porre un limite al modello di affidamento in – house facendo sì che il principio base rimanga quello dell’affidamento tramite gara”. In questo senso, secondo il ministro, la scelta di questo modello generale di affidamento non potrà che “spingere l’ente locale a diventare una sorta di difensore civico dello standard del servizio offerto ai cittadini”, attraverso il potenziamento degli strumenti di regolazione come la carta dei servizi. Tuttavia, ha proseguito Lanzillotta, “poiché i processi di liberalizzazione non sono a costo zero, insieme con il ministro del Lavoro abbiamo deciso di estendere il pacchetto della riforma degli ammortizzatori sociali anche ai lavoratori delle municipalizzate”. Infine, il ministro ha sottolineato la necessità di avviare processi di aggregazione sovracomunale, in modo da poter consentire alle aziende di servizi pubblici di poter effettivamente stare sul mercato una volta che verranno eliminati gli ostacoli alla liberalizzazione.

Presidente ANCI su riforma dei servizi pubblici locali

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“Attendiamo di conoscere nel dettaglio gli emendamenti al ddl sulla riforma dei servizi pubblici. Siamo fiduciosi per il prosieguo del confronto con il Governo, c’è spazio per discutere, ma bisogna collegare il tema dei servizi pubblici locali a quello più ampio avviato dal disegno di legge per il nuovo Codice delle Autonomie.
Come associazione offriamo la nostra leale collaborazione sia verso le altre istituzioni, che verso gli investitori interessati al settore delle public utilities”.
Così il presidente dell’Anci, Leonardo Domenici, nel suo intervento conclusivo al convegno sui ‘Servizi pubblici locali nel mercato’, ha replicato al ministro Lanzillotta che aveva preannunciato nuovi emendamenti, frutto dell’accordo in seno alla maggioranza di qualche giorno fa. Domenici ha rilevato che sulla presunta contrarietà dei Comuni alle liberalizzazioni spesso ricorrono modelli interpretativi non corrispondenti alla realtà, perché in questi anni le amministrazioni locali hanno fatto notevoli progressi nella gestione dei servizi pubblici.
Ma anche perché non è possibile arrivare a posizioni standardizzate su questioni che non si prestano minimamente ad essere ridotte ad un unico schema.
“Basta pensare alla situazione dei servizi pubblici locali in molte realtà meridionali, dove per ragioni storico-politiche, esiste una notevole differenza rispetto agli standard di servizi offerti nel centro nord”. Secondo il presidente Anci, “tendenzialmente e mediamente” la volontà dei Comuni non è certo quella di rallentare il processo di liberalizzazione.
“Visto che le liberalizzazioni portano vantaggio al cittadino che è anche un elettore, non vedo perché gli amministratori locali – ha evidenziato Domenici – dovrebbero da un punto di vista logico opporvisi”.
Invece, il problema centrale è quello dell’ applicabilità e della flessibilità dei modelli teorici, che vanno poi calati nelle molte e diversificate realtà territoriali.
“Come Anci chiediamo una diversificazione normativa e modelli di gestione flessibili, non perché vogliamo difendere politiche di potere o rendite di posizione, ma soltanto perché – ha concluso – siamo consapevoli che soltanto la diversificazione possa rendere efficace in concreto il processo di liberalizzazione sul territorio”.

Ministro Lanzillotta su riforma servizi pubblici locali

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Il ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta ritiene che già dalla prossima settimana si possa passare
all’esame degli articoli e degli emendamenti del provvedimento di riforma dei servizi pubblici locali per concludere rapidamente.
”Dall’8 febbraio – ha detto – si potrebbe cominciare a votare”.
Il ministro Lanzillotta conferma che l’affidamento a soggetti terzi si realizza attraverso una gara, con una procedura percio’ competitiva e trasparente che consentira’ ai cittadini di avere servizi migliori e a minor costo”.
Ai Comuni spettera’ il compito di gestire direttamente valorizzando la funzione di regolatori.
”Viene ristretta – ha precisato il ministro – la possibilita’ di fare contemporaneamente troppi mestieri cioe’ il regolatore, l’azionista, il gestore. I Comuni dovranno tutelare i cittadini attraverso la verifica degli standard dei servizi.
Dovranno vigilare sulla qualita’ e quindi sulle aziende di gestione dei servizi. ”
Il Ministro Lanzillotta ha poi ulteriormente spiegato che ”non puo’ essere l’azionista di uno dei partecipanti a gestire la procedura di gara perche’ ci sarebbe una simmetria troppo
forte. Se un’azienda ha un affidamento in house non puo’ partecipare se pero’ l’affidamento in house scade e il comune che glielo ha affidato fa la gara l’azienda che cosi’ si
sottopone al mercato puo partecipare”

L’ipotesi di assegnare la gestione delle camere mortuarie delle Molinette di Torino a imprese funebri è fortemente contestata

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Il commissario delle Molinette a Torino, Giuseppe Galanzino, ha pensato bene di affidare a un appalto esterno la gestione delle camere mortuarie.
«Non possiamo subire passivamente che fatti come quello del 2003, e prima ancora del 2001 e del 98, coinvolgano personale interno a questo ospedale, gettando ombre su un servizio così delicato – spiega Galanzino -.
Così, nella riorganizzazione complessiva delle Molinette, abbiamo pensato che delegare allesterno la gestione delle camere ardenti, dal trasporto della salma alla vestizione e allesposizione, possa favorire la nascita di un pool di imprese che collaborino anziché farsi la guerra.
E in questo modo si possano anche calmierare i prezzi dei servizi funebri».
Il bando è aperto a tutte le imprese di onoranze funebri, che, per un periodo massimo di tre anni, gestirebbero il servizio.
«E chiaro – sottolinea il dottor Galanzino – che questo meccanismo non vincola assolutamente i parenti del defunto, liberi, come oggi, di affidarsi per la cerimonia funebre aqualunque impresa, non necessariamente a quella che si occupa del loro caro dal momento in cui muore fino alla partenza del funerale».Lidea di affidare a terzi la gestione della morgue del principale ospedale piemontese «èun progetto sperimentale» ha subito creato un vespaio di polemiche da parte delle associazioni dellimprenditoria funebre privata e anche di rappresentanti della SEFIT (lassociazione delle imprese pubbliche).
«Sappiamo che ormai per gli ospedali è diventato rischiosa la gestione dei servizi mortuari dice Daniele Fogli Responsabile tecnico della SEFIT perché se gestiscono con personale proprio il servizio rischiano che le informazioni siano vendute allimpresa funebre migliore offerente.
Se gestiscono il servizio in appalto, dopo poco tempo il personale operante mette allasta le informazioni riservate di cui dispone.
Si parla di mazzette dellordine dai 300 ai 500 euro per ciascun funerale acquisito da imprese funebri che usano questi mezzi per accaparrasi quote significative di mercato.
E un errore anche quello delle Molinette, che pensa di fare un appalto riservato alle imprese funebri, con quella che offre il prezzo piùbasso per il funerale che risulta vincitrice della gestione della camera mortuaria ospedaliera. Lerrore sta nel fatto che si crea un vero e proprio cartello legalizzato, si altera il mercato funebre locale e inoltre si violano le norme sulla libertà di concorrenza per fornitura di servizi (e la procedura dovrebbe essere segnalata allAntitrust per i provvedimenti del caso).
Se lassegnazione seguisse le regole del bando noto, chi ci dice che poi ai prezzi (a cui si impegna limpresa funebre di vendere talune categorie di funerali) siano abbinati funerali veramente dignitosi? Lesperienza di chi aveva tentato soluzioni analoghe 10-20 anni fa è stata un fallimento, in quanto stabilendo dei funerali a prezzi predefiniti e sociali, a quei prezzi nelle sale mostre delle imprese funebri convenzionate corrispondevano bare di pessima qualità. »
Invece la SEFIT, prosegue Fogli – «vede soluzioni come quelle delle Molintte di Torino dei sistemi per togliersi responsabilità e nel contempo ridurre fortemente i costi di gestione dei servizi mortuari ospedalieri, scaricando il vero onere sulle spalle dei cittadini che pagheranno questi oneri impropri nel prezzo del funerale che andranno a pagare. Per la SEFIT, invece, vi è la necessità di un provvedimento legislativo in materia, diverso da quello che sul finire della precedente legislatura era approdato in Senato noto come AS.3310, capace di togliere la gestione delle camere mortuarie dalle strutture sanitarie e affidarle ad un soggetto nuovo che ha come mission principale quella della trasparenza della scelta dellimpresa funebre e di tutela della cittadinanza. SEFIT ha preso liniziativa a metà dicembre 2006 (nel convegno di Torino) di proporre allimprenditoria funebre privata di mettersi attorno ad un tavolo comune e di lavorare per un testo condiviso, da proporre nelle sedi parlamentari competenti. E a febbraio è previsto il primo incontro»

Lombardia: Trasporti internazionali

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Premessa: quando vi sia extraterritorialita' nei trasporti funebri la normativa nazionale ed internazionale (Convenzione di Berlino del 10(02/1937) prevalgono sempre su quella regionale.

In Lombardia l’autorizzazione al trasporto (Si veda anche, a tal proposito, il paragrafo 7 della Circolare Regionale n. 21 del 30 maggio 2005, soprattutto dopo il DPCM 26 maggio 2000) e' rilasciata dal preposto ufficio del Comune di decesso.

L’autorizzazione al trasporto funebre, allora, e' materia del Comune di decesso, anche per i trasporti internazionali.

In tale maniera viene chiarito che non e' piu' competente il Sindaco del Comune di decesso (mentre in materia era prima vigente la previsione dell’art. 4, comma 1, lett. c) legge regionale Lombardia 6 marzo 2002, n. 4), ma e' ogni comune a stabilire come organizzarsi al proprio interno con regolamento approvato dalla iunta ai sensi del Testo Unico Ordinamento Enti Locali Decreto Legislativo 267/2000.

La verifica, sempre obbligatoria, ex paragrafo 9.7 Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24, per i trasporti verso l’estero e', invece, effettuata da personale ASL che puo' dettare specifiche misure igienico sanitarie come, ad esempio, la siringazione cavitaria ex Art. 31 DPR 285/90 cosi' come specificato dal paragrafo 7 della circolare regionale 30 maggio 2005 n. 21. n Lombardia gia' dall’emanazione della circolare 26 giugno 2000 n. 32 si disapplica l’Art. 32 del Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria che continua a valere solo per i trasporti all'Estero o fuori regione.

L’ASL redige relativa certificazione ex articolo 29, comma 1 lettera b) del D.P.R. 285/90, non surrogabile da soggetti terzi ex Art. 49 DPR 445/2000, solo per i trasporti internazionali ai sensi del paragrafo 3 Circolare Regionale 9 febbraio 2004 n. 7 il necroscopo e' tenuto a produrre apposita certificazione attestante l’assenza di malattie infettive, come, d’altra parte richiesto, dallo stesso paragrafo 8.2 della circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24.

Stime preliminari dell’ISTAT della mortalità per causa nelle regioni italiane

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L’ISTAT ha reso noto di aver pubblicato il volume sulle stime preliminari concernenti la mortalità 2004 per causa.
Il volume presenta le stime preliminari della mortalità per causa a livello regionale per età e sesso, calcolate sulla base delle informazioni parziali disponibili integrate con altre fonti di dati e fornisce, inoltre, un quadro dell’evoluzione del fenomeno presentando un confronto con i dati definitivi del 2002.
I dati forniti per gli anni 2002 e 2004 – che mostrano una riduzione della mortalità nel 2004 – riguardano il numero dei decessi e i tassi standardizzati per sesso, regione e grandi gruppi di cause, tra le quali aumentano le malattie del sistema circolatorio e del sistema respiratorio.
La geografia della mortalità complessiva del 2004 resta sostanzialmente stabile rispetto al 2002, con una riduzione delle differenze territoriali, per quanto si confermi la condizione svantaggiata della Campania con il tasso di mortalità più elevato del Paese e il primato delle Marche come regione più longeva.
Per maggiori informazioni si rimanda al sito dell’ISTAT al seguente link ISTAT

Lavoratori cimiteriali precari di Firenze fanno appello

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La nostra storia di lavoratori interinali dei cimiteri del Comune di Firenze iniziata nel 2002 con le prime assunzioni di lavoratori con contratto di somministrazione temporanea di lavoro, per sopperire alla mancanza di personale che il Comune si era rifiutato di assumere in pianta stabile, volge al termine.
Infatti con il giorno 31 Marzo 2007 i nostri contratti di lavoro termineranno. Abbiamo avuto rapporti di lavoro che se pur atipici, sono stati prorogati nel tempo (fino a cinque anni) e improvvisamente non sappiamo che cosa ci aspetterà dal primo di aprile.
Questa situazione si è venuta a creare perché questa Giunta Comunale insiste nel deleterio progetto di esternalizzazione dei servizi finora svolti direttamente. Noi sappiamo invece che alle esternalizzazione segue sempre un peggioramento delle condizioni di lavoro e un peggioramento degli stessi servizi. Il processo di decadimento dei servizi cimiteriali si è trascinata negli anni, infatti il Comune ha ormai da tempo rinunciato ad investire in strumenti di lavoro ,lasciando gli stessi siti cimiteriali in condizioni fatiscenti con grave pregiudizio sia per i cittadini sia per le condizioni di sicurezza del lavoro per il personale impiegato. Per garantire maggiori profitti per le imprese che dovrebbero subentrare nella gestione il Comune ha anche evitato di espletare una serie di funzioni che avrebbero garantito all’Amministrazione maggiori entrate ed ai cittadini una maggiore offerta.
Noi crediamo in questi lunghi anni di avere dato molto per il buon andamento del servizio, ci siamo formati e non abbiamo mai messo in alcuna occasione in difficoltà il servizio stesso. Oggi a fronte di questo cosa ci viene proposto? Il Comune sta espletando una gara di appalto per la gestione dei cimiteri cittadini esclusi quello di Trespiano e San Miniato. Il capitolato all’art. 11 (disposizioni in materia di personale) prevede l’obbligo che l’impresa affidataria assuma i lavoratori attualmente in servizio solo nel caso non ne abbia già alle proprie dipendenze; dimostrando con questo di non avere in alcun modo a cuore le sorti occupazionali di 32 lavoratori e delle loro famiglie. Nonostante l’ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale che impegnava la Giunta a garantire il rispetto della piena occupazione e da un punto di vista contrattuale lo stesso trattamento salariale dei lavoratori comunali, nel capitolato si parla di un generico rispetto dei Contratti, ma quali ????.
Anche nei Comuni limitrofi dove si è provveduto all’esternalizzazione del servizio, ai lavoratori viene garantito il contratto, ma un contratto che li porta a percepire nella migliore delle ipotesi intorno agli 800 € mensili, con condizioni di lavoro estremamente peggiorative, a fronte di aumenti tariffari per l’utenza.
Noi non accettiamo, dopo anni di fattiva collaborazione, di vedere i nostri salari ridotti di 300-400 € al mese, così come non possiamo accettare di essere scaricati di anno in anno al vincitore dell’appalto. Richiediamo invece per il rispetto della nostra dignità che il Comune torni sui suoi passi mantenendo la gestione del servizio in forma diretta e trasformando i contratti di lavoro interinale in contratti a tempo determinato in attesa di una definitiva stabilizzazione dei posti di lavoro.
Facciamo per questo appello ai cittadini e alle forze politiche che dicono di richiamarsi ai valori e alla difesa del lavoro, di mobilitarsi e sostenere questa nostra lotta.

Il Coordinamento dei Lavoratori Interinali
del Comune di Firenze – Servizio Cimiteri

fonte: www.agipress.it

La cremazione di cittadini stranieri

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L’art. 79 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 definisce le procedure per il rilascio dell’autorizzazione alla cremazione. Tale disposizione va valutata anche in correlazione con la L. 30 marzo 2001, n. 130, seppure nel suo attuale stato di inattuabilita’ (limitatamente all’art. 3, che determina l’inattuabilita’ anche dell’art. 2; mentre e’ pienamente in vigore, dal 3 maggio 2001 in relazione agli articoli da 4 alla fine), nonche’, in alcune regioni, con le leggi regionali emanate in proposito (ammesso che queste abbiano portata effettivamente idonea a dare attuazione alla L. 30 marzo 2001, n. 130, al di la’ della volonta’ dichiarata in questo senso).

In buona sostanza, i presupposti per il rilascio dell’autorizzazione alla cremazione da parte dell’autorita’ comunale (art. 107, comma 3, lett. f) D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 257 e succ. modif.), possono essere sintetizzati nella presenza di:
a) una volonta’,
b) assenza di reato (“certificata” dal medico curante con particolari modalita’).

Nel caso di morte improvvisa (o, sospetta di essere improvvisa) e’ necessario il nulla-osta dell’autorita’ giudiziaria (a rigore, nel caso di morte dovuta a reato, sospetta di esserlo, non sarebbe ammessa la cremazione del cadavere, cosa cui si fa, operativamente, fronte con una specifica richiesta in questo senso che l’autorita’ giudiziaria valuta nel caso specifico).
La volonta’ puo’ assumere diverse “forme”, preliminarmente assicurando il rispetto della volonta’ del defunto e, conseguentemente, ponendo in primo piano la volonta’ espressa nelle forma testamentaria (a condizione, ovviamente, che il testamento, quale ne sia la forma, abbia effetti; art. 620, comma 5 C.C.).

Sempre in riferimento alla volonta’ del defunto, viene considerata l’adesione ad una SO.CREM., caso nel quale e’ richiesta la dichiarazione autografa del defunto, convalidata dal Presidente della SO.CREM.

Ma prima di considerare questa seconda forma di manifestazione della volonta’ del defunto, la norma considera il caso che la volonta’ del defunto manchi nella forma testamentaria, individuando una titolarita’ dei familiari alla manifestazione della volonta’ alla cremazione.

E’ utilizzato, intenzionalmente, il termine di familiari per evidenziare un istituto surrogatorio rispetto alla volonta’ del defunto, espressa nella forma del testamento: e’ stato discusso se la dichiarazione cui sono chiamati i familiari abbia per contenuto una quale “rappresentazione” della volonta’ del defunto, oppure se esercitino un proprio potere di disposizione sulla salma. Al di la’ di ogni considerazione su questo punto, su cui e’ intervenuta anche una circolare telegrafica del Ministero dell’interno (n. 37(2007) del 1° settembre 2004), che potrebbe essere condivisa solo laddove fosse operante l’art. 3, lett. b), n. 3) L. 30 marzo 2001, n. 130 (per la parte che prevede: “…o di qualsiasi altra espressione di volonta’ da parte del defunto …”), la dichiarazione dei familiari costituisce procedimento necessario quanto non vi sia testamento (o, adesione a SO.CREM.).

Tale dichiarazione e’ affidata non genericamente ai familiari, quando ad determinati soggetti, individuati in posizione di poziorita’ (cioe’ considerando la concorrenza della priorita’ e del potere di disporre della salma), con la conseguenza che i familiari in posizione antecedente escludono quelli in posizione successiva.

Tra l’altro, si deve anche considerare come tali criteri di poziorita’ altro non siano se non la riduzione in forma semplice di quella che e’ stata, in Italia, la valutazione in sede giurisdizionale circa il titolo a disporre della salma (la parte nettamente maggioritaria della giurisprudenza in materia di polizia mortuaria riguarda, per l’appunto, quelle che possono definirsi come “liti in famiglia”, rispetto a chi possa disporre della salma.

Tale dichiarazione, resa dai soggetti titolari del potere di disporre la cremazione del cadavere, e’ soggetta ad autenticazione della sottoscrizione, da parte dei funzionari competenti alle autenticazioni di firma nell’ambito dei procedimenti amministrativi (oggi, art. 21, comma 2 d.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 e succ. modif.).

Si tratta di presupposti e di procedure per il rilascio dell’autorizzazione alla cremazione (e, del resto, il d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e’ norma di rango secondario).
Queste fonti non intervengono per quanto riguarda gli aspetti di diritto soggettivo e affrontano “come” dare attuazione alla possibilita’ di cremazione che l’ordinamento italiano ammette (art. 343 TULLSS).

Allorquando il defunto sia cittadino straniero, occorre ricordare come l’esistenza ed il contenuto dei diritti della personalita’ siano regolati dalla legge nazionale della persona (art. 24 L. 31 maggio 1995, n. 218 [1]) e poiche’ la cremazione rientra tra i diritti della personalita’, al pari del ricorso ad altre pratiche funerarie, o in relazione agli atti di disposizione del proprio corpo, occorre fare riferimento alla legge nazionale del defunto.
Non mancano ordinamenti di altri Stati che non ammettono la cremazione o che regolano diversamente le modalita’ e le procedure per giungere alla cremazione.

Pertanto, A) la cremazione puo’ essere autorizzata se ed in quanto essa sia ammessa dalla legge nazionale del defunto e B) sulla base delle condizioni e presupposti stabiliti, regolati dalla legge nazionale caso per caso applicabile.

Dal momento che l’autorizzazione alla cremazione costituisce un atto amministrativo, come in tutti i casi in cui in procedimenti amministrativi debba farsi ricorso all’applicazione di una legge straniera, occorre dare “prova” della legge straniera, nelle forme dell’art. 2, commi 2 e 2.bis d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 e succ. modif. [2] (Disposizioni applicabili anche ai cittadini comunitari, pur se tale norma sia compresa nel Regolamento di attuazione al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’articolo 1, comma 6, del D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, non tanto in relazione all’art. 1, comma 2 del testo unico stesso, quanto sul presupposto che, a parte gli aspetti formali, la prova di una data condizione di stato o di una legge (straniera) applicabile, in ambiti diversi da quelli giudiziali, non puo’ che derivare se non da una dichiarazione, attestazione, certificazione, altro (non importa il nomen juris quanto la sostanza) se non dalle autorita’ competenti dello Stato che regolano uno status o in cui viga la legge straniera.).

Pertanto, andra’ valutato sulla base della legge nazionale del defunto, provata con le modalita’ sopra indicate, sia l’ammissibilita’ al ricorso alla cremazione, sia le modalita’ di procedimento, inclusa l’individuazione dei soggetti che possano disporre in tale senso, nonche’ delle modalita’ con cui tali disposizioni possano essere date.

Le sole norme “italiane” (cioe’ del d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285) che trovano applicazione anche nel caso di richiesta di rilascio di autorizzazione alla cremazione di un defunto cittadino straniero, sono, oltre che quelle sulla competenza al rilascio dell’autorizzazione (e fatto – comunque – salvo il caso che la legge straniera non definisca diversamente, quando lo possa fare), quelle prescritte dall’art. 79, commi 4 e 5 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, avendo un carattere di applicazione territoriale, come in genere si ha per le norme penalistiche (art. 3 C. P. [3].

Ad analoghe considerazioni, dovrebbe pervenirsi in relazione alle altre pratiche funerarie ammesse, salvo il caso della pratica considerata dall’ordinamento giuridico che regola l’ordinamento cimiteriale italiano come “normale”, “automatica” (cioe’ utilizzabile in via generale, senza che sia necessaria alcuna richiesta in tal senso da parte dell’interessato o di chi abbia titolo a disporre della salma), quella dell’art. 337 TULLSS e, in sua attuazione dell’art. 49, comma 1 e art. 58 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, mentre rientrano nel trattamento di ordine generale antecedentemente visto, ogni forma diversa di sepoltura (comprese, quindi, le inumazioni in fosse diverse da quelle nel c.d. campo comune e, sempre, in tumulazione).


[Note:] [1] Si riporta l’art. 24 L. 31 maggio 1998, n. 218:
“””1. L’esistenza ed il contenuto dei diritti della personalita’ sono regolati dalla legge nazionale del soggetto; tuttavia i diritti che derivano da un rapporto di famiglia sono regolati dalla legge applicabile a tale rapporto.
2. Le conseguenze della violazione dei diritti di cui al comma 1 sono regolate dalla legge applicabile alla responsabilita’ per fatti illeciti. “””
[2] Si riporta l’art. 2 d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 e succ. modif.:
“”” Articolo 2 (Rapporti con la pubblica amministrazione.
1. I cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive di cui all’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, limitatamente agli stati, fatti e qualita’ personali certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici o privati italiani, fatte salve le disposizioni del testo unico o del presente regolamento che prevedono l’esibizione o la produzione di specifici documenti (1).
2. Gli stati, fatti, e qualita’ personali diversi da quelli indicati nel comma 1, sono documentati mediante certificati o attestazioni rilasciati dalla competente autorita’ dello Stato estero, legalizzati ai sensi dell’articolo 49 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200, dalle autorita’ consolari italiane e corredati di traduzione in lingua italiana, di cui l’autorita’ consolare italiana attesta la conformita’ all’originale. Sono fatte salve le diverse disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali in vigore per l’Italia. L’interessato deve essere informato che la produzione di atti o documenti non veritieri e’ prevista come reato dalla legge italiana e determina gli effetti di cui all’articolo 4, comma 2, del testo unico (1).
2-bis. Ove gli stati, fatti e qualita’ personali di cui al comma 1 non possono essere documentati mediante certificati o attestazioni rilasciati da competenti autorita’ straniere, in ragione della mancanza di una autorita’ riconosciuta o della presunta inaffidabilita’ dei documenti, rilasciati dall’autorita’ locale, rilevata anche in sede di cooperazione consolare Schengen locale, ai sensi della decisione del Consiglio europeo del 22 dicembre 2003, le rappresentanze diplomatiche o consolari provvedono al rilascio di certificazioni, ai sensi dell’articolo 49 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1957, n. 200, sulla base delle verifiche ritenute necessarie, effettuate a spese degli interessati (1).”””
(1) Comma cosi’ modificato dall’art. 2, comma 1 d.P.R. 18 ottobre 2004, n. 334.
[3] Si riporta l’art. 3 Codice penale:
“”” Articolo 3 – Obbligatorieta’ della legge penale.
La legge italiana obbliga tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano nel territorio dello Stato, salve le eccezioni stabilite dal diritto pubblico interno o dal diritto internazionale.
La legge penale italiana obbliga altresi’ tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano all’estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima o dal diritto internazionale. “””

Il Presidente della provincia di Treviso favorevole ad un cimitero islamico separato

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Un cimitero islamico provinciale nel territorio della provincia di Treviso.
E’ questo l’accordo trovato questa settimana dal presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, con il mediatore marocchino Abderrahmane Kounti, dopo le polemiche scaturite dall’iniziativa del sindaco di Casale, Bruna Battaglion, promotrice del cimitero multireligioso.
Dopo le su durissime parole («mi offenderei se vedessi le tombe dei musulmani accanto a quelle dei miei cari») Muraro rilancia l’idea di realizzare strutture separate per il saluto ai defunti.
Ma non mancano le voci fuori dal coro, proprio dalla maggioranza: il sindaco di Valdobbiadene Davì si schiera apertamente contro la proposta: «I musulmani del mio paese troveranno sempre posto nel nostro cimitero comunale».
Un progetto ambizioso, scaturito al termine dell’incontro di Kounti e altri due mediatori islamici, Madhoun Jamal e Jamil Said, con il presidente della Provincia.
«Abbiamo chiarito le nostre posizioni – spiega Muraro – e concordato che devono esserci luoghi di culto separati dai nostri, a livello provinciale ma anche regionale.
Così che gli islamici possano portare il saluto ai propri defunti seguendo le loro regole.
Vedremo se ci saranno a disposizione anche dei fondi per la realizzazione di un cimitero provinciale, magari da varie associazioni nazionali.
Giustamente deve essere separato dalle nostre funzioni. Io ribadisco la mia disponibilità».
L’idea, quasi un dietrofront per il presidente della Povincia, è destinata a prendere corpo.
Arriverà il cimitero provinciale per gli islamici.
I dettagli essenziali per stilare le fondamenta del nuovo camposanto per i fedeli di Maometto ancora mancano.
Serve un’area adeguata, una realizzazione in tempi brevi, con finanziamenti non solo dalle comunità islamiche.
«Speriamo nell’aiuto di tutti», confermano i mediatori. «Non c’è nessuna preclusione – riprende Muraro – basta pensare che a Vittorio Veneto c’è il cimitero ebraico».
La tempistica diventa però essenziale, considerato il gran numero di extracomunitari di credo islamico presenti nella Marca.
E’ lo stesso Kounti a confermare l’interesse della comunità musulmana alla costruzione di un camposanto “riservato”:
«C’è stata grande apertura nei nostri confronti – conferma Kounti – il cimitero provinciale è l’ipotesi preferibile perchè toglie ogni strumentalizzazione sulla vicenda.
Non rifiutiamo i cimiteri cristiani, ma è necessaria una struttura solo per i musulmani.
Ora i defunti tornano in Marocco, ma quando muoiono i giovani bisogna tenerli in Italia, vicino ai cari che si stanno integrando».
Si registrano anche voci discordi nella maggioranza in Provincia sull problema maggiore: una possibile ghettizzazione dei musulmani.
Tra i contrari anche Pietro Giorgio Davì, che nel consiglio provinciale fa parte proprio della frangia di Muraro, pur essendo capogruppo di An.
«Sono totalmente disposto a dare spazio anche ai cittadini di Valdobbiadene di fede islamica – precisa Davì – sono contrario alla creazione di uno spazio isolato per loro.
Vogliono integrarsi? Così non si fa. Le leggi poi sono chiare: come sindaco devo dare spazio ai miei cittadini, perchè il cimitero è sì un luogo sacro, ma non cattolico: è disponibile per tutte le religioni. Ma nessuno si preoccupa di noi sindaci? Se i parenti di un cittadino di Valdobbiadene, di religione islamica, chiedono la sepoltura nel nostro cimitero non posso rifiutarli. Anzi, do la mia disponibilità. Con il cimitero provinciale sorgerebbe solo confusione».
fonte: La Tribuna di Treviso

Passo decisivo per il passaggio dei servizi cimiteriali di Alessandria all’AMIU

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La scorsa settimana si è conclusa a Palazzo Rosso, con la sottoscrizione di un verbale d’ intesa, la concertazione in merito al trasferimento dei servizi funebri cimiteriali all’ AMIU di Alessandria.
Lo comunicano le segreterie provinciali CGIL, CISL e UIL.
Alla fine di novembre l’ Amministrazione Comunale di Alessandria aveva formalizzato ed ufficializzato la decisione di trasferire il servizio e subito le rappresentanze sindacali hanno chiesto di avviare il confronto.
Dopo aver espresso e ribadito ancora una volta il proprio dissenso alla scelta operata dal Comune, la propria contrarietà ad una politica di smantellamento dei servizi pubblici e ad ogni ipotesi di realizzare il modello del comune “leggero”, la RSU e CGIL CISL UIL hanno incontrato tutti i lavoratori coinvolti ed operanti sul servizio.
Sono 24 i lavoratori dipendenti, fra dirigente, impiegati, tecnici ed operai e 5 lavoratori interinali che oggi operano nell’ ambito dei servizi cimiteriali.
A conclusione di un mese di trattativa si è giunti prima di Natale ad una ipotesi di concertazione su contenuti, poi tradotti nel verbale d’intesa.
L’ Amministrazione Comunale, recependo una indicazione del sindacato, ha innanzitutto rinunciato a trasferire tout court il personale adottando l’istituto del comando: i lavoratori pertanto continueranno ad essere dipendenti del Comune e saranno ”prestati” all’ AMIU per un periodo di 12 mesi, eventualmente prorogabili per un ulteriore anno, per gestire il servizio cimiteriale.
Grazie all’ intesa i 5 lavoratori interinali, oggi precari, sono assunti direttamente dall’ AMIU con un contratto a tempo determinato della durata di 1 anno e poi in via definitiva, a tempo indeterminato, qualora l’ AMIU continui la sua gestione.
L’ ipotesi inoltre prevede impegni e azioni precise da parte del Comune per favorire la ricollocazione del personale attraverso la mobilità interna all’ Ente, anche con percorsi di riqualificazione, e agevolare la mobilità dei lavoratori che presenteranno volontariamente domanda di trasferimento verso altri Enti Locali o Amministrazioni Pubbliche.
Sono state inoltre salvaguardate le condizioni di lavoro, garantiti gli attuali ambiti lavorativi e previste, con una contrattazione ad hoc, forme di incentivazione per i lavoratori coinvolti dalla riorganizzazione e per tutti coloro che volontariamente vorranno trasferirsi all’ AMIU, ivi compresi i trattamenti di miglior favore previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore.
A questa ipotesi di concertazione i lavoratori hanno fatto pervenire la loro adesione che ha consentito alla RSU e a CGIL CISL UIL di sciogliere la riserva e di giungere alla sottoscrizione definitiva del verbale.
fonte: www.giornAL.it

Riqualificazione e valorizzazione del Cimitero Israelitico alla Certosa di Bologna

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Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali in seguito alla Legge 175 del 2005 ha assegnato un finanziamento alla Comunità Ebraica di Bologna per il restauro del Cimitero Israelitico alla Certosa di Bologna.
Il progetto è stato vagliato dal Consiglio della Comunità Ebraica di Bologna.
Il progettista incaricato è l’arch. Daniele De Paz dello studio sgLab. Il gruppo di progettazione è costituito dall’arch. Camilla Bottino e dall’arch. Andrea Morpurgo, mentre hanno collaborato alla fase preliminare l’ing. Lucio Pardo, l’arch. Gianpaolo Mazzucato, l’ing. David Menasci e la dott.ssa Ines Marach.
Il progetto prevede il restauro di 89 pietre tombali, le piùinteressanti dal punto di vista storico e artistico. Per tali lapidi è stata eseguita unanalisi dello stato di conservazione e sono previsti interventi di ripristino delle parti mancanti, di riposizionamento di quelle cadute e di restauro degli ornamenti.
Con questo intervento la Comunitàintende avviare una strategia di conoscenza e valorizzazione del cimitero ebraico di Bologna come luogo di memoria collettiva e come bene culturale di particolare importanza perché questo luogo è il racconto della comunitàebraica bolognese, in un intreccio strettissimo ed originale fra architettura, scultura, natura, memorie pubbliche e private.
LAmministrazione Comunale di Bologna ed Hera hanno ben accolto liniziativa che corrisponde pienamente al Progetto Certosa, volto alla salvaguardia, restauro, qualificazione e promozione del cimitero comunale della Certosa.

E comune auspicio fare seguire a questo intervento una seconda tappa – per la quale ci si augura di ottenere finanziamenti in un futuro prossimo – che dovrebbe interessare il restauro dei muri perimetrali, la realizzazione di percorsi pedonali erbosi e il ripristino di un edificio affinché possa accogliere più degnamente i riti funebri.
Per la fruizione culturale di questo spazio storico da parte di tutti i cittadini il Comune di Bologna, con la collaborazione della Comunità, realizzerà un pieghevole della collana Arte e storia alla Certosa di Bologna e lo inserirànel programma di visite guidate che si svolgono regolarmente e con grande successo nel cimitero bolognese.
Per maggiori informazioni cliccare sul seguente link:
Storia, caratteristiche ed emergenze storico artistiche; Prima fase di intervento di restauro conservativo – Relazione tecnica

Prove di dialogo

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Prove di dialogo

La metà di dicembre 2006 sarà ricordata non solo per l’appassionante dibattito che si è sviluppato nei due giorni passati insieme a Torino dai vertici italiani del settore fu-nerario, pubblico e privato, ma anche per la rottura di schemi consolidati.
La prima svolta è stata quella data dal confronto tra SEFIT e FIC, dopo le incom-prensioni che avevano caratterizzato gli ultimi due anni.
Ora le differenze di impostazione sussistono ancora (in particolare sullo sviluppo da consentire alla dispersione ceneri e all’affidamento), ma su altre questioni (natura pubblica dei cimiteri: sia di urne che di feretri; ruolo essenziale dei Comuni nello sviluppo dei crematori e della cremazione) le convergenze sono evidenti.
E non è escluso che il dibattito che ha pervaso la due giorni torinese, con gli effetti sui cimiteri che possono scaturire dalla diffusione della cremazione, abbia fatto com-prendere che le visioni unilaterali non conducono lontano.
Chi ha ascoltato gli interventi dei Professori De Luna e Tomatis si è reso conto che la visione laica e quella religiosa della cremazione, alla fine, conducono a porsi domande analoghe e a trovare punti di contatto; ed entrambi questi studiosi hanno la stessa visione del ruolo del cimitero. E guarda caso coincide con quella che pervicacemente sta sostenendo l’associazione dei Comuni.
Interessante anche l’intervento di saluto della rappresentante di una delle Associazioni islamiche, presente al convegno: una apertura al dialogo, colta dalla SEFIT. Un passo nella direzione della integrazione e del rispetto reciproco di culture e tradizioni.
Ancora ostico, invece, il dialogo tra pubblico e privato per concertare soluzioni capaci di sbloccare il percorso della riforma dei servizi funerari, incagliatasi sul finire della passata legislatura.
Dopo una iniziale contrapposizione, che aveva fatto temere la rottura dell’occasione di dialogo ancor prima di cominciarlo con le Federazioni private del settore funebre e in particolare con Feniof, poi, nella seconda giornata, talune posizioni si sono am-morbidite e ora si punta a capire quali possano essere i nuovi percorsi che la SEFIT sta proponendo a FENIOF e FEDERCOFIT.
LA SEFIT ha ipotizzato un tavolo comune di concertazione delle grandi politiche di settore e ha già avanzato le proprie proposte nella relazione di apertura del Dr. Cace, Vicepresidente Federutility, con delega per il settore funerario:
– demanialità di ogni tipo di cimitero (sia esso di feretri o di urne), riconoscimento dei servizi cimiteriali e di cremazione quali servizi di interesse generale aventi rilievo so-ciale e quindi con una pluralità di scelte di gestione da parte dei Comuni, tra le quali vi è anche la opzione privata, ma resta integra pure quella pubblica in tutte le forme possibili;
– maggior peso della legislazione statale nella identificazione dei requisiti dell’esercente l’attività funebre e riduzione del numero di operatori, per puntare a soggetti veramente in grado di competere nel panorama italiano ed internazionale;
– etica dell’impresa funebre sia per combattere le forme di sciacallaggio nell’acquisi-zione dei funerali, sia nella lotta all’evasione fiscale.
La risposta dell’imprenditoria funebre privata non si è fatta attendere:
– difficoltà a dialogare con le imprese pubbliche, viste ancora come elemento frapposto nella strada delle liberalizzazioni;
– visione favorevole di processi normativi che garantiscano moralizzazione e traspa-renza nell’acquisizione di funerali, come anche alla lotta all’evasione fiscale e al pa-rallelo aumento del tetto di detraibilità ai fini IRPEF.
– posizioni differenziate sulla razionalizzazione del comparto funebre: più a favore dell’impresa funebre strutturata la Feniof, più vicina al modello consorzio di servizi e agenzia funebre la Federcofit. Su questo tema si sta delineando una soluzione di com-promesso che va nella direzione di avere esercenti l’attività funebre solidamente strut-turati con procacciatori sotto forma di agenzia dell’esercente.
Un inizio di dialogo, che necessiterà di sforzi da ogni interlocutore.
In proposito SEFIT vede determinante inserire tra il momento del decesso e quello della uscita del defunto dall’ospedale un soggetto neutrale rispetto al singolo imprenditore funebre e ha fatto capire che occorre puntare ad una intesa tra pubblico e privato per velocizzare l’approvazione della riforma dei servizi funerari.


Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 1/2007.

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Cimiteri aperti anche ai musulmani

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Nessuna guerra di religione: tantomeno per i cimiteri e le sepolture.
Lo ribadisce il vescovo di Vittorio Veneto monsignor Giuseppe Zenti, sottolineando che, almeno di fronte alla morte, deve valere «il massimo rispetto della persona».
Le dichiarazioni del prelato vittoriese, arrivano a margine della polemica esplosa sull’intenzione dell’amministrazione di Casale sul Sile di aprire il proprio cimitero alla sepoltura di defunti appartenenti ad altri culti: e in primis ai numerosi musulmani. Il progetto rientra nell’ambito dell’ampliamento del camposanto. Benchè il problema non riguardi il territorio della sua diocesi, monsignor Zenti afferma che «da cristiani bisogna avere la porta sempre aperta all’incontro e al dialogo».
Nella sua azione pastorale monsignor Giuseppe Zenti si è sempre impegnato a coniugare identità e diversità, richiamando le ragioni del dialogo e dell’accoglienza in tema di immigrati. «Non possiamo fingere che nelle nostre province – afferma il vescovo di Vittorio Veneto – non ci sia un gran numero di immigrati, che praticano religioni e culti diversi». Culti diversi anche per quanto riguarda la sepoltura. Benchè «il problema non si sia posto nel nostro territorio diocesano, ma se si ponesse direi la stessa cosa», oserva monsignor Zenti, l’amministrazione di Casale sul Sile ha fatto bene a raccogliere questa istanza e ad accordarsi con le diverse entità religiose per trovare una soluzione.
«D’altra parte – osserva il vescovo di Vittorio Veneto – i nostri cimiteri sono per tutti. Vi riposano cattolici praticanti e non praticanti, anche chi non è neppure credente e, in tanti casi, seguaci di altre religioni».
Il vescovo aggiunge che «non occorre presentare certificati» per poter disporre del «giaciglio eterno». «Se partiamo dal rispetto reciproco, identità compresa, non riesco a vedere dove stiano le difficoltà per ospitare nei nostri cimiteri anche defunti musulmani o di altra religione». Cimiteri aperti, dunque, ma come? Con tombe una vicina all’altra o in spazi distinti? Monsignor Zenti precisa che questo aspetto non deve far problema. Di volta in volta si deciderà al meglio. Ad avviso del vescovo, problemi come la diversità dei riti, dei culti, non dovrebbero essere motivo di disagio. Bensì, una ragione per accrescere la fratellanza. Diverso è, invece, il problema delle moschee. Zenti, come ha detto in altre circostanze, ritiene che dei luoghi di culto non debbano farsi carico le amministrazione comunali, bensì direttamente le comunità insediate nel territorio. La Chiesa, dal canto suo, per disposizioni della Conferenza episcopale italiana non può mettere a disposizione i propri luoghi di culto per la pratica di religioni diverse da quella cattolica. Il che, secondo quanto ripetutamente osservato da Zenti, non significa impedire ai musulmani di darsi un luogo di culto.
fonte: La Tribuna di Treviso del 12.1.2007

La frode del Cimitero di Forest Hill, Tennessee

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USA, Tennessee: Proprietario di cimitero accusato di frode e cattiva conduzione aziendale: inadempiuti 13.000 contratti per funerali pre-pagati.

11 gennaio 2007. Lo Stato del Tennessee, USA, ha accusato (http://www.funerals.org/alert/foresthilltn2.htm) Clayton Smart, proprietario del Cimitero di Forest Hill, nonché le società ad esso collegate, di frode e cattiva conduzione aziendale per non avere adempiuto a … 13.000 contratti concernenti funerali pre-pagati (acquisiti fin agli anni ’70), in violazione delle leggi, statali e federali, volte a prevenire le frodi nei servizi funerari.

L’accusato ha sostenuto di essere stato vittima dell’inflazione e di non poter rimanere in affari a queste condizioni.

Le accuse nel caso Forest Hill comprendono la violazione delle norme sui funerali della Commissione Federale per il commercio, non essendo stati versati entro 30 giorni gli importi riscossi ad un fondo fiduciario: secondo il dipartimento delle assicurazioni si tratta di un incasso di 21 milioni (USD) e, nel 2006, sono stati incassati e non versati 705.000 (USD). Il proprietario del Forest Hill era stato convocato a comparire il 9 gennaio 2007 davanti all’Ufficio dei direttori di imprese funebri e il 22 gennaio 2007, davanti alla Commissione sulle assicurazioni, ma ha chiesto un differimento dei termini di comparsa. Se riconosciuto colpevole, perderebbe la licenza e subirebbe le conseguenze civili per i danni.

Secondo il Detroit News (http://www.detnews.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20061220/METRO/612200410 ), lo Stato del Michigan aveva già preso controllo dei 28 cimiteri di Clayton Smart, dopo che il Commissario Cimiteriale l’aveva accusato di cattiva conduzione dei funerali pre-pagati e omesso deposito delle somme incassate (61 milioni (USD) investiti in un hedge funf ad alto rischio nelle Isole Cayman nonché in una società dell’Oklahoma di prospezioni di gas e petrolio controllata da membri della famiglia Smart).

  

Ancora difficoltà per i servizi cimiteriali di Taranto

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A Taranto, si inasprisce la vertenza tra l’Amministrazione comunale commissariata e i lavoratori della cooperativa sociale “L’Ancora” che gestisce la manutenzione del cimitero di San Brunone.
Il 9 gennaio 2007 per chi legge), la rappresentanza sindacale degli operatori cimiteriali è stata ricevuta in Prefettura.
«Sono state poste le condizioni per una utile mediazione e soluzione dellla vertenza – fa sapere lo Slai Cobas – ma la giunta commissariale fa resistenza e se entro due giorni la trattativa non andrà avanti, venerdì 12 gennaio ci sarà lo sciopero di tutti i lavoratori della cooperativa con il blocco dei servizi cimiteriali».
Il 9 gennaio 2007 il Prefetto ha presieduto il tavolo tecnico tra le parti in causa della lunga vertenza in atto.
Nella prima parte dell’incontro, il commissario Blonda ha ribadito che i lavoratori andranno in mobilità.
Dopo l’indizione della gara d’appalto saranno riassunti ma in numero ridotto da 52 a 45 e con un minor accumulo di ore lavorative giornaliere.
La presidenza della cooperativa, invece, ha sostenuto che il numero attuale dei lavoratori é quello necessario a svolgere il servizio e che non può farcela se l’Amministrazione confermerà la riduzione dei fondi messi a disposizione per il servizio.
Lo Slai Cobas ha respinto fermamente la mobilità. «Quello cimiteriale é un servizio indispensabile ai cittadini – ha spiegato il sindacato – e non si può ridurre.
Non ci si può ricordare dei lavoratori come servizio essenziale quando si fermano e dimenticarsene nel momento in cui si tratta di tutelare orario e lavoro. Qui non c’è alcun alcun organico gonfiato».
Con fondi di minore portata, il servizio sarebbe ridimensionato: orario ridotto di apertura del Cimitero e tempi obbligati per tumulazioni e sepolture. Le due parti sono separate da 200mila euro: al servizio, il Comune vuole destinare 1 milione di euro l’anno, mentre per sindacato e cooperativa ne occorrono 1.200.000.
Il Prefetto ha posto all’attenzione delle parti uno sforzo di approfondimento per trovare una soluzione tale da garantire che l’attuale proroga sia alle stesse condizioni di prima, con 6 ore lavorative, e che si possa modificare il capitolato della gara d’appalto per garantire un punto di incontro.
L’Amministrazione, però, non ha fatto marcia indietro, anche se ha accettato la disponibilità entro due giorni a comunicare al sindacato se una modifica sia ancora possibile. I lavoratori e lo Slai Cobas, quindi, hanno quindi deciso di proseguire la tratta tiva per altri due giorni.
Ma data l’urgenza della sitazione, ha chiesto di «evitare manovre dilatorie» preannunciando per venerdì 12 gennaio uno sciopero dei lavoratori con blocco totale dei servizi cimiteriali. Quarantotto ore dovranno servire a chiudere positivamente la vertenza in modo che l’astensione dal lavoro, con immaginabili disagi per i cittadini, sia infine revocata.
fonte: www.ilmeridiano.info

Germania: urna biodegradabile di pane per disperione delle ceneri in mare

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Il direttore di un’agenzia di pompe funebri di Amburgo (Germania del nord) specializzata in sepolture in mare ha inventato un’urna cineraria in pane. L’oggetto con i resti del caso estinto in questo nuovo materiale, secondo il suo creatore, sarebbe più pratico e più facilmente smaltibile in acqua. Già le ceneri di una prima persona sono state gettate nel mare del Nord, davanti al porticciolo di Amrum, con la nuova tecnica.
L’annuncio di questa novità commerciale è stato dato da Broder Drees, il 60enne direttore dell’impresa di pompe funebri. “‘L’urna di pane è piu’ stabile, piu’ veloce da fare e non lascia residui. E poi il pane appartiene alla vita e la vita appartiene alla morte”, filosofeggia l’impresario.
Per il suo primo cliente che ha scelto la nuova urna dopo la cremazione Drees ha usato una pasta lievitata e cotta in un forno a 170 gradi in un panificio amburghese.

Funerali per tifosi di calcio con bara griffata

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Da poche settimane i fans del Portsmouth, club della Premier League inglese, potranno organizzarsi un funerale d’eccezione.
Una società del settore funerario, infatti, ha realizzato delle bare con i colori e il logo del club inglese. Il funerale “griffato” il cui costo è di 1.795 sterline (circa 2.680 euro) prevede che il corteo funebre parta dallo stadio del Portsmouth, il Fratton Park; come “optional” è prevista anche una veglia funebre all’interno dello stadio.
Per maggiori informazioni si legga l’articolo direttamente alla fonte cliccando qui.