Come individuare le sepolture a rischio

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Il provvedimento 30 dicembre 1999 – 13 gennaio 2000 emanato dall’autorita’ garante della privacy ha individuato la polizia mortuaria fra le attivita’ che perseguono rilevati finalita’ d’interesse pubblico per le quali e’ autorizzato il trattamento dei dati sensibili da parte dei soggetti pubblici, quindi non occorre caso per caso ne’ il consenso scritto dell’interessato ne’ la previa autorizzazione del garante per procedere, gli atti di polizia mortuaria il cui perfezionamento concretizza il trattamento dei dati sensibili sono quelli suscettibili di rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, lo stato di salute o gli orientamenti affettivi, come ad esempio le autorizzazioni per sepoltura, cremazione, trasporto salme e cadaveri…

Negli scorsi decenni determinati comuni predisponevano aree del cimitero riservate alla sepoltura di soggetti deceduti a causa di malattia in fettivo-diffusiva, naturalmente questo meccanismo brutale ma efficace consentiva di individuare le fosse d’inumazione per le quali sarebbe stata d’obbligo l’adozione di particolari cautele, di cui all’Art. 84 lettera a) DPR 285/90, come il divieto di esumazione straordinaria quando non fossero trascorsi almeno due anni dalla morte (e non dalla sepoltura). Tale metodologia urta naturalmente con il legittimo diritto alla privacy, anche per il post mortem, l’avvento dei mezzi informatici e’ l’unico rimedio per coniugare privacy ed una certa efficienza di tipo manageriale, perche’ smaterializzando le informazioni sulle sepolture (durata e collocazione delle stesse, identita’ del defunto …) basta inserire un codice identificativo cosi’ da eliminare certe fastidiose discriminazioni.

Il caso atipico di Bolzano

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Nel capoluogo dell’Alto Adige c’e’ la fortissima tradizione di sepoltura ad inumazione in campetti famigliari dati in concessione. Si tratta, a tutti gli effetti, di sepolture private regolate dall’Art. 90 commi 2 e 3 del DPR 285/90.

Sono le cosiddette tombe terranee, ovvero sepolcri di piccole dimensioni (al massimo con 3 o 4 fosse) con durata limitata nel tempo, ma rinnovabile in cui si riesce ad ottenere un’intensa rotazione dei posti feretro grazie alla cremazione.

La cittadinanza avverte e vive queste semplici tombe terranee come veri e propri sepolcri gentilizi dove riunire i morti di un determinato nucleo famigliare, creando, cosi’, almeno idealmente quelle catene d’amorosi sensi tanto care alla poetica foscoliana tra le varie generazioni.

La naturale capienza del sepolcro di cui al’Art. 93 comma 1 DPR 285/90 si dilata notevolmente perche’ questi campetti d’inumazione sono predisposti, attraverso apposite cellette ipogee o pozzetti, per accogliere non solo i cadaveri intesi come feretri ma anche tutte le trasformazioni di stato ultime (ossa e ceneri) in cui un corpo privo di vita degrada, compiendo cosi’ i processi di mineralizzazione. C’e’, quindi, una tendenza unificatrice.

La cremazione specialmente dopo il periodo legale di sepoltura diviene una scelta obbligata per smaltire l’elevato numero di esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo provenienti da esumazioni ed estumulazioni ordinarie.

Il resto mortale, cioe’ lo stadio intermedio della decomposizione della materia organica chiamata corpo umano si configura come una sorta di interruzione di processo, poiche’ il fine precipuo della permanenza di un cadavere in cimitero e’ la sua scheletrizzazione o incinerazione, sino al completo dissolvimento dei tessuti o attraverso l’ossidazione (il fuoco) o tramite l’azione di microrganismi, larve e batteri (sono i famigerati animali necrofori).

Se, dunque, tutti i cadaveri prima o poi debbono subire la regressione bio chimica capace di distruggerli, rendendoli ossa o ceneri, nella programmazione degli spazi cimiteriali, soprattutto in prospettiva futura, diventa assolutamente necessario prevedere un congruo numero di cellette ossario in cui tumulare l’ossame o gli esiti da completa cremazione prodotti dalla mineralizzazione dei cadaveri subito dopo la morte (per chi opta per l’ignizione) o dopo il periodo legale di sepoltura.
Bolzano rappresenta un modello emblematico di cimitero non ad accumulo, ma a rotazione dovuto, all’intrinseca carenza di spazio. La densita’ abitativa e’ elevatissima, senza piu’ grandi possibilita’ di espansione, mentre il cimitero urbano e’ stretto tra le pendici di un monte, la strada statale in direzione di Trento, una centrale elettrica ed un centro sportivo, le fasce di rispetto nel corso degli decenni sono state progressivamente erose, ecco, allora, la scelta obbligata della cremazione, pratica molto efficiente e teutonica. Ironie a parte e’ indubbia l’influenza della cultura tedesca e mitteleuropea tanto cara alle popolazioni dell’Alto Adige anche nella conduzione della macchina cimiteriale.

Se la cremazione cresce, e questo e’ il dato tendenziale inconfutabile anche nel medio/lungo periodo, non e’ solo per un desiderio di ritualita’ sobria, minimal chic con attenzione alle problematiche ambientali ed igieniche.

La cremazione presto o tardi e’ destinata ad imporsi come una necessita’. In alcuni comuni del Nord Est si sta addirittura vagliando la possibilita’ di edificare cimiteri consorziale, perche’ le singole amministrazioni non vogliono sobbarcarsi al peso politico di erigere nuovi sepolcreti.

Un nuovo cimitero significa inequivocabilmente scontentare qualcuno, I Comuni che in questi anni hanno tentato di costruire cimiteri ex novo per lo piu’ hanno registrato cocenti insuccessi, soprattutto per la salda congiuntura fra interessi economici dei proprietari dei terreni interessati che rischiavano di vedere abbattuto il prezzo di aree in futuro potenzialmente fabbricabili, con la naturale, riottosa ritrosia della cittadinanza a vivere nei pressi di un cimitero.

Chi con manovre speculative in anni passati aveva ottenuto di rendere fabbricabili aree nelle immediate vicinanze di un cimitero esistente, con un notevole lucro, consapevole della contiguita’ al cimitero, col passare del tempo ha esercitato notevoli pressioni politiche, per osteggiare aspramente la normale attivita’ cimiteriale, quasi da rendere il cimitero una sorta di intruso nei confronti delle abitazioni che man mano crescevano piu’ o meno legittimamente nel suo intorno, osteggiando ogni possibilita’ di espansione (ed in taluni casi di insediamento di crematori).

La necessita’ di modificare radicalmente il DPR 285/90 (in quanto a eta’ relativamente giovane, vecchio come concezione) e’ derivata anche dalla constatazione della carenza di disponibilita’ di posti salma nei cimiteri italiani, specie nelle citta’ di medio-grandi dimensioni, sempre piu’ in difficolta’ a garantire sepolture.
Nell’esame dei regolamenti di polizia mortuaria emanati dall’inizio secolo si puo’ constatare che la forma di sepoltura allora minimale, la tumulazione (circa il 2-3% nel 1900), per lo piu’ effettuata in cappelle gentilizie, con il compito di perpetuare la memoria del defunto, conservandone le spoglie, oggi e’ divenuta fenomeno di massa involgendo circa il 65% del totale delle sepolture.

Il sistema di tumulazione era infatti agganciato alla perpetuita’ del sepolcro (istituto abolito solo con l’emanazione del DPR 803/75, la cui efficacia sul punto e’ decorsa solo dal 10.02.1976) e a forme di confezionamento del feretro e del posto salma favorenti la conservazione, piu’ che la scheletrizzazione (loculo stagno, cassa metallica stagna).

L’equilibrio gestionale dei cimiteri di inizio secolo, concepito su turni di rotazione decennale dei campi comuni a sistema di inumazione, e’ andato in crisi soprattutto nella seconda parte del XX secolo, con la diffusione di massa delle tumulazioni individuali (in loculo a colombario) e familiari (in tomba privata a due o piu’ posti salma).

Il sistema normativo concepito dunque per una quantita’ di tumulazioni minimali e’ andato necessariamente in crisi per effetto della tumulazione di massa.
Gli effetti piu’ evidenti del fenomeno sono l’inefficienza delle aree cimiteriali; l’offerta carente in relazione alla domanda di posti salma edificati (loculi o colombari): l’alta incidenza delle salme inconsunta.

L’attuale sistema cimiteriale italiano, in estrema sintesi, si puo’ dunque definire di tipo “ad accumulo”, fortemente incentrato sulla sepoltura conservativa in tumulo.

Vi e’ poi da notare come l’Italia sia interessata da una fortissima e capillare urbanizzazione (tranne che in regioni come la Sardegna, dove la densita’ e’ concentrata solo sulle citta’) e proprie tradizioni che non consentono l’importazione di modelli cimiteriali stranieri (cimitero parco, cremazione diffusa) se non con i dovuti adattamenti e con la gradualita’ necessaria.

Il brutto anatroccolo

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Il brutto anatroccolo

Se da un lato saluto con favore la fine della legislatura senza che la riforma dei servizi funerari abbia visto la luce, dall’altro ne sono amareggiato perché il settore funerario italiano dovrà continuare a fare i conti con una legislazione vecchia di un secolo e con una traduzione regionale a macchia di leopardo, sospinta soprattutto da interessi di singoli gruppi di pressione.
Originariamente il cosiddetto disegno di legge Sirchia, nella versione uscita dal Consiglio dei Ministri, era un anatroccolo con sembianze migliori di quanto si pensasse.
Certo, talune parti della proposta di legge erano criticabili, ma erano possibili correzioni in meglio nel passaggio parlamentare.
Il fatto è che nel passaggio alla Camera all’anatroccolo sono state cambiate le sembianze, tanto da farlo apparire ai settori pubblici (ma anche a molti ambienti vicini alla Chiesa) un brutto anatroccolo e, secondo taluni, un avvoltoio volteggiante sul settore funerario italiano.
Troppi interessi avevano snaturato il testo originario, sbilanciandolo a favore della cremazione, della dispersione e dell’affidamento delle ceneri.
Troppe spinte erano venute da chi aveva soprattutto una logica mercantile delle sepolture.
Devo però dar atto che non si è trattato solo di gruppi di pressione vicini all’imprenditoria funebre, ma anche ad interessi propri di ambienti imprenditoriali del mondo delle costruzioni, nonché di cremazionisti.
Alla fine si sono scontrate due logiche: quella che difendeva il ruolo che nella storia i cimiteri hanno avuto nel nostro Paese e quella di chi voleva imporre un netto cambiamento, per importare in Italia modelli di riferimento presi a prestito da esperienze di Paesi come l’America del Nord e l’America latina.
Esempi più eclatanti del cambiamento erano la compravendita di posti in cappelle private fuori del cimitero, la eliminazione del monopolio comunale nella realizzazione dei crematori e la liberalizzazione nella costruzione di cimiteri di urne.
Tutti hanno perso: difatti, nell’incertezza, ha vinto chi ha deciso di non cambiare nulla.
Cosicché la nuova legislatura partirà con la necessità di affrontare di nuovo questa grande riforma.
Nel frattempo non sappiamo se le condizioni al contorno cambieranno ancora (leggasi risultato del referendum confermativo dell’ultima modifica della Costituzione, che risposta la sanità – non solo come princìpi – nell’area della legislazione esclusiva dello Stato) e se le Regioni procederanno nella loro opera di legificazione e regolamentazione.
Il vero problema è se vi saranno le energie e si determineranno alleanze significative nel settore funerario italiano per sostenere cambiamenti utili ai cittadini.
Nel frattempo, in attesa di norme a livello statale, dovremo assistere ad una nuova stagione di modifiche di regolamenti comunali di polizia mortuaria comunali, specie nelle regioni dove si è già provveduto a legiferare in materia.


Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 2/2006.

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Le sculture in carne umana del dott morte

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Dinanzi ai nosti occhi attoniti, forse sgomenti, dinannzi a tanto orrore cosi' minuziosamente calcolato, si presenta uno spettacolo raccapricciante: macabro, eccessivo nelle sue forme barocche e quasi grandioso: Il corpo di un uomo sventrato, dissezionato in dozzine di parti separate con la nettezza di un bisturi al laser, e' sospeso ad invisibili fili di nylon ed oscilla nel vuoto come una marionetta impazzita, mentre in lontananza si staglia il profilo di una figura maschile spaccata in due meta' verticali.

Dominano poi la scena truculenta un cadavere di una donna incinta di cinque mesi, con la cavita' addominale esplosa da cui s'intravvede il feto, ed un corpo scuoiato che siede pensoso ad un tavolo, meditando sulla scacchiera di una surreale partita tra torri, alfieri, cavalli e regine.

Con questa terminologia da sala autoptica la prestigiosa rivista TIME descive un'allucinante mostra di salme umane organizzata nella citta' di Mannheim.

Autore di questa sadica esposizione e' Gunther von Hagens, tedesco, di 58 anni, professore di anatomia, nonche' artista autoproclamato, e ribattezzato dai media 'Dottor Morte' proprio per gli strani soggetti (i morti) cui dedica le proprie attenzioni compositive.

Le sue fiere di cadaveri pietrificati sono eventi di carattere scientifico, ma altamente pirotecnici e 'di tendenza', proprio per il loro notevole impatto emotivo di forte trasgressione.

Le opere sono realizzate attraverso un particolare processo conservativo detto PLASTILINATION messo a punto, alla fine degli anni '70, dallo stesso studioso.

Per una volta almeno la mummificazione non fa rima con la formaldeide: i corpi sono semplicemente immersi in acetone ad una temperatura di – 25 gradi centigradi cosi' da provocare lo spontaneo drenaggio di liquidi fisiologici e gas presenti soprattutto nelle parti molli dell'organismo.

Al posto degli umori acquei, poi, si inietta nei tessuti una soluzione di plastica fluida che verra' solidificata attraverso l'azione dei raggi ultravioletti.

Con questo trattamento di imbalsamazione le salme rimangono per sempre cristallizzate in una condizione asettica e neutra, e si mantengono perfettamente fedeli all'aspetto che avevano in vita, senza accartocciarsi o improvvisi rigonfiamenti.

Un altro vantaggio di tale processo chimico e' la possibilita' di comporre i cadaveri in pose molto plastiche, realistiche e bizzarre; si possono, in effetti, ammirare carcasse intente a giocare a basket, a scacchi, a scherma, o capaci, persino di cavalcare.

Le spoglie cosi' immortalate possono pure esser sezionate in un secondo tempo, senza mai perdere la loro rigidita' nella postura, quasi galleggiassero a mezz'aria.

Un pubblico di 13 milioni di persone ha visitato queste controverse mostre di anatomia patologica a tre dimensioni per ora organizzate in Germania, Giappone, Inghilterra, Corea del Sud, Svizzera, Belgio, con un costo dei biglietti fra i 6 e i 12 euro.

Secondo il re'portage pubblicato dal sito web Körperwelten la mostra anatomica di veri corpi umani permette di apprezzare aspetti unici del corpo umano sano e malato, con notevoli capacita' educative.

Molta gente, ad esempio, vedendo i polmoni, infradiciati dalla nicotina e corrosi dal carcinoma, di un uomo morto di cancro ha smesso di fumare.

Durante la visita si riescono a vedere diversi organi in una serie di circostanze differenti.

Infine per i cultori della materia c'e' l'occasione non indifferente di studiare le diverse e complesse strutture anatomiche dei corpi interi e a sezioni trasversali, inquadrati secondo molteplici prospettive.

Questo festival di sensazioni macabre, di situazioni 'live', per stomaci forti, che paiono tratte da un'autopsia in tempo reale, ha fatto discurere, creato polemiche provocato disgusto e scandalo ma ha il merito di apparire come il paradigma di un'epoca, quasi fosse l'esempio piu' emblematico della nostra era: un momento storico dominato da un ritovato gusto per le arti mortifere ed il senso del postumo.

Von Hagens risponde alle critiche di ordine morale che lo accusano di comportamenti morbosi e poco rispetto per la morte e la dignita' umana, anteponendo all'etica astratta la mera divulgazione scientifica.

Egli avoca a se' il merito di operare sempre secondo la legge e di aver fatto uscire l'anatomia dai freddi laboratori di medicina legale, specificando, in tutte le interviste rilasciate, come i corpi in mostra siano appartenuti a persone che hanno volontariamente messo a disposizione di medici professionisti il proprio corpo.

Nella lista 'nera' del professore tedesco ci sono circa 3.600 persone desiderose di donare la propria spoglia mortale, e le richieste aumentano a un ritmo di cinque al giorno.

«Per molti la plastinazione e' il modo per perpetuare la propria sepoltura – spiega il professor von Hagens – e attenuare l'angoscia di perdere la vita, attraverso la possibilita' di estendere la propria esistenza fisica in uno stato artificioso e fossilizzato del post mortem simile ad un limbo non per anime, ma per corpi incorrotti dalla putredine.

La coraggiosa inchiesta del giornale scandalistico Der Spiegel ha fatto emergere particolari inquietanti che si collocano ben oltre l'accusa di cattivo gusto granguignolesco

Dietro le quinte delle mostre allestite solo per presunti fini divulgativi ci sarebbe, invece, una florida azienda che conta ben 170 operai impegnati a scuoiare e sezionare cadaveri, in perfetto stile catena di montaggio (o di morte?) nazista, ed una ripugnante compravendita di corpi appartenuti a tanti signor nessuno, ossia a disperati senza un nome di cui si sono perse le tracce anagrafiche.

È la Von Hagens Plastination Ltd, con sede a Dalian, nella Repubblica popolare cinese.

Il giro d'affari sarebbe ragguardevole: il costo delle salme, venute alle universita' di 40 paesi si aggira sui 75 mila Euro per ognuna.

Secondo le ultime indagini, anche se e' sempre molto difficile ottenere informazioni precise dalle autorita' di Pechino, l'inventario totale dei corpi, scorte incluse, ammonterebbe in data 12 novembre 2003 a 647 cadaveri di adulti, 3.909 membra tra mani, gambe, piedi ed organi genitali, 182 tra embrioni, feti e neonati.

Le ragioni che hanno spinto il dottor Morte a impiantare la sua fabbrica proprio in Cina sono due, semplici e terribili allo stesso tempo.

Dalian, oltre a essere una tra le piu' belle citta' turistiche dell'immensa repubblica, nonche' zona molto competitiva dal punto di vista delle nuove tecnologie, annovera tra le proprie infrastrutture due penitenziari e un campo di lavoro (o, se preferite, di sterminio clandestino), dove sono rinchiusi e anche uccisi con rivoltellate alla nuca oltre ai delinquenti comuni anche oppositori del regime comunista e attivisti per i diritti umani invisi al governo.

In Cina il boia e' responsabile, ogni anno, di migliaia di morti, di cui le direzioni carcerarie danno confuse e contraddittorie notizie, dunque questi cadaveri dimenticati e di scomoda proprieta' dello stato per il Dottor Morte sono un'eccellente materiale di lavoro, tra l'altro a costo zero.

Il secondo motivo e' che proprio in Cina la legislazione sull'utilizzo dei cadaveri e' ben piu' flessibile di quella tedesca dove solo i corpi degli individui che avevano dato il formale consenso scritto possono essere indirizzati a scopi scientifici.

Le altre fabbriche di cadaveri plastificati si troverebbero a Heidelberg (Germania) e Bischkek (Kyrgyzstan).

Diversi corpi, pero', potrebbero provenire da un Istituto di Medicina Legale della citta' russa di Novosibirsk dove alcuni corpi nei mesi passati erano scomparsi nel nulla, ovviamente l'ipotesi di qualche bustarella finita nelle tasche dei soliti noti per addomesticare i controlli alle frontiere e' piu' di un sospetto, tragicamente fondato.

E…alla fine della fiera…

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Vi proponiamo questi scampoli di riflessione due settimane dopo la chiusura di Tanexpo 2006.

Nei grandi accordi di sistema tra i 'capi' del comparto funerario italiano si parla sempre piu' spesso di opportunita', intraprendenza, businnes, marketing, sinergie e sempre meno di morti, quando notoriamente la materia prima delle imprese funebri sono proprio salme, cadaveri, e lo trasformazioni di stato. La spia linguistica e' evidente, ragio per cui si puo' temere un distacco dei vertiti dalla base di quei tanti piccoli o medi imprenditori che si sentono non tanto managers rampanti con l'orologio al polsino quanto ancora semplici necrofori messisi finalmente in proprio.
Quando tra imprenditori non si sa piu' quali pesci pigliare si comincia ad agitare lo spettro di qualche agghiacciante monopolio come le privative sui trasporti, o il regime di esclusiva sui servizi necroscopici e cimiteriali. In realta' ogni buon imprenditore vorrebbe esser monopolista nel proprio campo per esercitare una schiacciante supremazia sulla concorrenza. L'esempio piu' calzante e' la casa funeraria cosi' come concepita in Lombardia. Senza regole ferree per garantire la parita' di accesso ai servizi privati del commiato casa funeraria) le imprese prive di un loro deposito d'osservazione se la veglia funebre uscira' dal circuito domestico o famigliare cosi' da approdare alla sala del commiato saranno strangolate perche' il vero monopolista, ossia il proprietario della casa funeraria potra' facilmente metterle fuori giuoco imponendo loro prezzi e condizioni capestro, oltre ad un'indebita pressione psicologica sui dolenti. W la liberta' d'impresa, aspettiamo una presa di posizione forte e limpida dal nuovo polo funerario la cui storica costituzione si e' proprio celebrata nei padiglioni di Tanexpo 2006.
La bugia delle privative. La grande fortuna dell'associazionismo funerario di stampo privato e' dovuta alla feroce e spettacolare battaglia su monopolio comunale dei trasporti funebri. Certo il trasporto di salme e cadaveri e' una libera attivita' imprenditoriale, come ribadito anche dalle recenti leggui regionali in materia di polizia mortuaria e tale servizio non puo' esser assunto in privativa perche' manca una disposzione di legge in tal senso, tuttavia occorre riflettere su queste considerazioni. Decadute le orrende privative reminiscenze del dirigismo bolscevico tutti si sono sentiti un po' piu' imprenditori e meno necrofori e sono corsi ad acquistare a prezzo osceni autofunebri da sballo, con il bel risultato che dover mantenere un veicolo cosi' costoso per chi effettua pochi servizi all'anno diventa un tracollo finanziario. Gli economisti chiamano Break Even Point quello spartiacque nemmeno troppo astratto prima del quale un impresa lavora in perdita, oltre cui, invece, inizia il margine del profitto. Spesso l'ottimale sfruttamento degli automezzi, non supera la soglia del Break Even Point e produce danno nella gestione delle aziende. Perche' nessuno ne ha mai parlato? Bisogna poi rilevare come complementari all'autofunebre siano poi i 4 necrofori addetti al trasporto e quattro stipendi costano molto!!!
La seconda maxi menzogna sulle privative. Le privative, anche se in spegio alla libera concorrenza, non sono sempre un male assoluto per l'imprenditore scaltro. Ad esempio la privativa con concessione multipla alle sole imprese con sede legale in un particolare centro urbano impediva ai competitori della provincia di affacciarsi sul mercato dei funerali in citta'. Tale filtro, per nulla liberale o liberista, permetteva di abbattere buona parte della concorrenza e mantenere ottimi margini di profitto, mentre adesso la guerra tra imprese ha condotto ad un generale abbassamento dei prezzi. Molti impresari attenti non alle affermazioni ideologiche ma al proprio portafoglio hanno capito qust'inganno in cui lo slogan 'piu' mercato' si ritorce contro di loro. Chi si degnera' di rappresentarli? Anch'essi, pur sempre pagano una quota associativa ed il denaro, a differenza dei morti, non emana mai cattivo odore.
I protagonisti dello storico accordo tra l'associazionismo dell'imprenditoria funebre privata hanno gia' dichiarato la loro perniciosa volonta' di intervenire presso le competenti sedi legislative per ottenere una riforma sull'ordinamento di polizia mortuaria ed ancora invocano con vivo rimpianto quella mostruosita' dell'Atti Senato 3310 fortunatamente abortita nell'ultimo scorcio della passata legislatura. Innanzi tutto la polizia mortuaria e' materia troppo delicata e comoplessa per esser abbandonata ai famelici e voraci appetiti imprenditoriali. Una norma, quando, e' sottesa da troppi oscuri interessi, nasce male, e' pasticciata e viziata sin d'all'origine pe produce danni interpretativi rilevanti, distorcimenti non sempre superabili con la prassi o l'orientamento costante della giurisprudenza, soprattutto in un sistema giuridico rigido come il nostro. Ognono deve fare il proprio mestiere, le imprese funebre possono e devono esprimere una loro opinione in merito alla riforma del DPR 285/90 ma non possono surrogare la funzione legislativa in un caotico mercanteggiamento delle regole. Da oltre 200 anni e stato enunciato il principio delle separazione tra i poteri, e la polizia mortuaria non e' solo un giro d'affari connessi ai funerali, essa al suo interno comprende ruoli, mansioni pubbliche e responsabilita' mai riconducibili a servizi di rilevanza economica, volerli, per forza, piegare a logiche mercantili con il miraggio dei soldi facili, e' miope e deleterio. Emilia Romagna e Lombardia cominciano ad avvertire pesantemente questi problemi dovuti alla mancanza di raccordo tra i diversi livelli normativi. Leggi regionali approvate sulla scorta dell'ondata cremazionista accusano tutti i loro limiti, con il pretesto di dare risposta alle sacrosante istanza del movimento d'opinione cremazionista sono state varate discipline regionali per nulla omogenee tra loro, sono gli stessi impresari, per loro amara ammissione, a non capirci piu' niente. Per fortuna che queste nuove leggi erano state disegnate tutt'intorno a loro, come recita un celebre spot della telefonia cellulare. Senza una visione organica della galassia della polizia mortuaria e' meglio tenerci il tanto vituperato, ma in se' onestissimo, DPR 285/90.
La fiera. Tanexpo ormai e' un evento mondiale, diversi operatori, pero', comunciano a tradire qualche inquietudine. la cadenza bienanle, forse, e' troppo ravvicinata, per un settore dove le reali innovazioni sono poche e molto rare data la stabilita' regolamentare almeno a livelo nazionale. . Molte case produttrici di articoli per tanatoprassi, ad esempio, hanno disertato l'appuntamento, il motivo e' semplice: se i trattamenti conservativi di embalming in Italia sono vietati e' irrazionale accollarsi un costo cosi' alto per esser presenti in una piazza dove la vendita di tali articoli e' del tutto marginale. il costo degli stands, poi, nel corso degli anni, e' lievitato esponenzialmente forse anche a causa dell'intenso battage pubblicitario, la fiera, insomma, e' un circus ipertrofico (o un 'Carrozzone' se preferite la citazione in stile Renato Zero), dove tutto costa troppo, e', si', un appunamento tassativo ed obbligatorio, ma in perdita. Chi dirige TanExpo ha maturato un'idea completamente opposta e si accinge nel 2008 ad allestire una mostra ancora piu' faraonica approfittando addirittura del mega quartiere fieristico di Bologna. C'e' poi un dato da dissacrare, ossia la presenza di visitatori stranieri. Certo per i padiglioni di tanexpo si aggiravano molti colleghi europie ed anche qualche delegazione proveniente dall'America Latina, ma le diverse esperienze sono difficilmente sovrapponibili proprio per la complessa differenza regolamentare, non esiste un omogenea disciplina legislativa nelleno nei paesi di Eurolandia, tutto e' diverso, dallo spessore delle casse alla profondita' delle fosse. Come si fa allora a parlare di tanexpo come di un punto d'equilibrio ed integrazione tra le varie espressioni dell'universo funerario?
Cremazione: Tanxpo, ad ogni edizione, sempra il festival dei cremazionisti incavolati persi che puntualmente dichiarano come il futuro sia ormai cosa loro poiche' il sorpasso sulle piu' tradizionali forme di sepoltura sia imminente, quando non gia' avvenuto. Ogni due anni siamo sempre in attesa della grande rivoluzione epocale, ma questa come nel teatro dell'assurdo di Aspettando Godot, non arriva mai. La cremazione e' una nebulosa complicatissima dove convivono sentimenti contrastanti che si dibattono tra slanci ideali, coscienze ecologiste, manie new age, afflati di sincerorinnovamento religioso pulsioni protestatarie, e', insomma, un fenomeno conesso ai diritti della personalita' e, dunque, troppo delicato per esser degradato a semplice moda funeraria. Dopo la sbornia dovuta ai recentissimi istituti di Affido Personale e Dispersione si dovra' meditatre sulla relae incidenza della pratica cremazionista. Presto molti 'ultras' dell'incinerazione comincieranno ad accorgersi che l'affido personale ingenera solo complicazioni psicologiche ed anche burocratiche e molti esperti cominciano a paventare il rientro delle urne nel recinto cimiteriale. Prima di parlare di svolta cremazionista bisognerebbe visitare assiduamente i cimiteri, siccome si rischia di scambiare i propri personalissimi sogni con ula realta' sempre meno poetica. La richiesta di locul, comlessivamente, non accenna a diminuire e la cremazione, resta comunque, una scelta consapevole, radicata ed in espansione solo in alcune regioni dell'Italia, in quanto per l'italiano medio il sogno sepolcrale mostruosamente proibito resta, comunque, la tomba perpetua.

Il rito del commiato a Torino

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La funzione commemorativa che la SoCrem del capoluogo piemontese adotta e propone all’utenza e' molto semplice, ma altamente suggestiva.

Il feretro e' accolto con un leggero accompagnamento sonoro, magari sulle note di una sinfonia o un motivo strumentale di musica classica.

Il cerimoniere saluta il defunto e la famiglia in lutto con parole di conforto.

Pronuncia, poi, una breve orazione per onorare la memoria della persona scomparsa.

Normalmente il testo dell’elogio funebre puo' esser concordato con i parenti, in modo da presentare un profilo morale del de cuius secondo i desideri e la sensibilita' dei dolenti.

Si tratta, in ogni caso di una ritualita' aperta, in perpetuo divenire, siccome esibisce una struttura flessibile e volutamente inarticolata, cosi' da accogliere nuovi contributi ed idee per una ritualita' sempre piu' personalizzata ed intimamente vissuta.

La cerimonia, dunque, e' incardinata su una laica liturgia della parola: si legge un brano tratto da un’opera letteraria, oppure si ascoltano le armoniose note di un pezzo musicale, ma nessuna norma del protocollo impedisce che siano declamati versetti delle Sacre Scritture o s’ intonino canti religiosi, proprio perche' l’ara crematoria e' un ambiente neutro finale, sobrio e composto, che grazie al proprio equilibrio, anche nelle forme architettoniche, puo' accogliere qualsiasi simbologia.

Questa consapevole tolleranza verso ogni identita' ed opinione scongiura il rischio di un’ara crematoria piuttosto anonima e spersonalizzata, siccome l’ambiente stesso e' strutturato come un luogo ospitale e generoso verso tutti i soggetti di quel tragico teatro che e' la morte, senza paura alcuna per il diverso o la difformita' dal canone esequiale piu' collaudato e maggioritario nella societa' italiana.

La scelta cremazionista si configura ancora come la decisione di una minoranza: si tratta, infatti, di una volonta' formata su solide basi culturali, ma e' pur sempre una scelta spartana.

I fautori dell’incinerazione non amano gli orpelli, i lussi, sono, infatti, poco attenti alla pompa funebre, intesa nella sua accezione piu' stretta di sfarzo e lusso funerario.

Prevale sempre il profilo ideale, il rito e' piu' essenziale, meno legato all’esteriorita'.

Anzi, alle volte l’incinerazione si presenta proprio come una scelta di economicita'.

Nel rivolgere l’ultimo saluto il maestro di cerimonia accarezza il cofano mortuario in segno di riverenza e congedo del defunto dalla vita terrena, poi invita i parenti a compiere lo stesso gesto, come si trattasse di un atto d’estrema comunione umana, anche fisica con chi non vive piu'.

Terminata la celebrazione delle esequie, almeno nel tempio crematorio di Torino, il feretro viene celato alla vista dei partecipanti e trasferito nel vestibolo dell’inceneritore attraverso un’apertura dalle assai ridotte dimensioni, quasi una finestrella ricavata nella parete che divide lo spazio pubblico dai locali separati del forno, dove, per ragioni di sicurezza, possono accedere solo i necrofori o gli addetti dell’impianto crematorio.

Diversi sono i significati allegorici di tale operazione: molto evidente e' il senso di un passaggio anche se difficile e doloroso verso un nuovo stato dell’essere. L’interpretazione cristiana ravvisa in questo varcare la soglia del crematorio una fortissima consonanza con le parole del Cristo riportata dall’evangelista Luca: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”

Altre filosofie, magari piu' legate a fascinazioni alchemiche, leggono la presenza della piccola entrata di cui abbiamo parlato come il confine metafisico oltre cui la materia organica, corrotta dall’orrore della morte, ritrova la propria primigenia purezza degli elementi chimici, grazie al potere vivificante del fuoco.

Emozioni funerarie a Milano

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Il Cimitero Monumentale di Milano e' poliedrico e solenne.

L'intento celebrativo di quest’imponente opera e' chiaro gia' dal nome

Composto di svariati edifici, ben ritmati nel loro sviluppo, e' la massima espressione di quel gusto eclettico ed articolato che s’impose nel tardo Ottocento italiano.

In questo luogo benedetto, idealmente, si conserva la piu' alta interpretazione meneghina del vivere civile, costituita da ricordi composti e misurati affetti borghesi.

Il Cimitero Monumentale venne inaugurato ufficialmente il primo gennaio del 1867 con lo scopo di sostituire e razionalizzare i vecchi e malsani cimiteri rionali milanesi.

Con le sue sepolture perpetue, d’altissimo valore artistico e morale divenne il sacro recinto dove conservare le spoglie dell’emergente ceto medio imprenditoriale.

Oggi, nei suoi 200mila metri quadrati, ospita vestigia sepolcrali, cappelle, e statue che rappresentano modelli sublimi d’architettura commemorativa e scultura di fine Ottocento.

La necropoli del capoluogo lombardo accoglie il visitatore lasciando intravedere dall’alto muro di cinta l’immensa distesa di lastre e cippi sepolcrali, con i volumi ben delineati dalla solida geometria delle gallerie.

C’introducono in questa dimensione irreale della memoria intere schiere di statue, che rivolte verso l'esterno sembrano pararsi incontro al visitatore sovvertendo l’ordine prospettico delle masse.

Aggraziate figure femminili avvolte in lunghe vesti dai morbidi panneggi, volti severi scolpiti nell’eternita' della pietra, graziosi angeli che spensierati ed irriverenti volteggiano lievi su pesanti vestigia di marmo sono i veri protagonisti di questa citta' di fantasmi e ci fissano attoniti con il loro sguardo vitreo, quasi noi vivi fossimo dei pericolosi intrusi in questo regno immateriale di sentimenti ed affetti languidi, testimonianze malinconiche di un tempo che non ritorna.

Progettato dal brillante architetto Carlo Maciachini, secondo i canoni del trecento toscano, con forti contaminazioni di stile bizantino e pseudoromanico, fu completato in appena due anni, grazie ad una filosofia costruttiva che privilegiava il sistematico ripetersi di moduli costruttivi semplici e ben delineati.

Il nucleo di quest’immensa area sepolcrale e' rappresentato dal Famedio (dal latino fames ades, casa della fama), il tempio della memoria laica.

Il Famedio, in origine concepito come basilica cimiteriale, subi' diverse evoluzioni sino a trasformarsi nel sacrario che avrebbe accolto le se dei piu' illustri esponenti della societa' ambrosiana.

Concluso nel 1887, esibisce una solida architettura a pianta centrale, ossia con quattro navate d’eguali dimensioni che, a modo di croce greca, s’intersecano formando un angolo retto.
L’armoniosa struttura e' sormontata una stupenda cupola ottagonale.

Quest’imponente copertura, con il suo vertiginoso effetto prospettico di sfondamento verso l’alto dei soffitti, produce nei visitatori un’intensa sensazione d’estatico rapimento verso le regioni celesti.

All’interno, lo spazio ampio e solenne testimonia un’accorta ripartizione dei volumi. Le campate sono rischiarate dalla generosa illuminazione naturale che le grandi finestre circolari, poste sulla sommita' dei frontoni, garantiscono.

Eleganti rosoni, infatti, si aprono, all’altezza del timpano, sulle pareti superiori che chiudono i bracci della croce.

Una luce immateriale, debolmente filtrata dalle vetrate, irrompe con prepotenza nelle navate e dissipa la malinconica penombra che avvolge le arche ed i sacelli benedetti.

Questa celestiale atmosfera di diffusa luminosita' contribuisce a creare un ambiente etereo, quasi trascendente che pare dilatarsi oltre gli stessi esili confini murari.

L’idea di un intenso lucore che pervade intimamente le diafane masse e' trasmessa anche dai vari ordini di trifore e quadrifore, collocate su diversi livelli, e dalle enormi porte realizzate in ferro battuto su cui s’innestano pregiati pannelli di vetro finemente lavorati.

Le cassette zincate per ossa

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Per la calcinazione, ossia la loro riduzione in cenere, le ossa possono esser trasportate fuori del recinto cimiteriale ed in direzione dell'impianto crematorio in semplici contenitori lignei, cartacei o di altro materiale purche' siano sempre facilmente combustibili e sublimabili.
La circolare 31 luglio 1998 n. 10, infatti, affronta l’argomento con una disposizione ablativa, chiedendo la preventiva rimozione dello zinco prima di inserire le ossa nel forno.
Il trasporto di ossa ai sensi dell’Art. 36 DPR 285/90 e del paragrafo 8.1 Circ.Min. 24 del 24 giugno 1993 non e' soggetto alle speciali precauzioni dettate invece per la movimentazione di salme e cadaveri.
I recipienti durante il tragitto debbono esser sigillati non per evitare percolazioni di liquami o perfusione di miasmi, ma solo per impedire eventuale trafugamento o sottrazione dell'ossame umano per scopi non ammessi dalla legge.
Lo zinco (o altro materiale sostitutivo ex Art. 31 DPR 285/90 e D.M. del 7 febbraio e 9 luglio 2002) si rende necessario in presenza di parti organiche molli, ossia di tessuti che abbiano mantenuto la loro componente acque e siano di conseguenza ancora soggetti ai processi putrefattivi che producono i liquami cadaverici.
Per quale ragione, allora, il DPR 285 del 1990 impone che le ossa risultanti dalle operazioni cimiteriali di esumazione ed estumulazione, in caso sia stata richiesta dagli aventi titolo la loro riduzione in celletta ossario debbano esser riposte in una cassetta zincata dallo stesso spessore delle vasche metalliche richieste per la tumulazione.
Nel confezionamento di un feretro destinato a sepoltura in loculo lo spessore minimo imposto dalla legge e' una garanzia di tenuta della cassa alle violente flessioni della lamiera originate dalla sovrappressione dei gas sprigionati dal cadavere.
La stessa consistenza della lamiera, poi, dovrebbe contrastare l'azione erosiva dei liquidi cadaverici che si depositano sul fondo della cassa, a diretto contatto con la superficie di nastro metallico.
Questi criteri pero' non dovrebbero valere per gli ossarini.
La legge, in effetti, per gli ossari comuni impone una sola regola: il loro contenuto (le ossa) non deve esser visibile ne' accessibile al pubblico che frequenta lo spazio cimiteriale, mentre non si parla mai di dispositivi volti a garantire la perfetta ermeticita', come accade, appunto per i manufatti di zinco o la tamponatura dei loculi.
Spesso l'ossario comune e' un pozzo, raggiungibile attraverso un'apertura sbarrata solo da una pietra o un'imponente coperchio di cemento, senza obbligo alcuno di garantire l'impermeabilita' della camera sotterranea.
Ricapitolando, quindi, le ossa umane, nella loro permanenza in cimitero, seguono un doppio percorso:
• Se sono richieste dai famigliari del de cuius vengono deposte prima in una cassetta di lamiera zincata da chiudere tramite sigillatura a fuoco (o con altro metodo equivalente) e, successivamente tumulate in una piccola nicchia muraria.
• Se i famigliari non ne chiedono la riduzione in cassetta ossario sono semplicemente destinate all'ossario comune, senza alcun vincolo igienico sanitario, come appunto la presenza dello zinco.
Se nelle cassettine ossario di zinco la chiusura serve solo ad assicurare le ossa contro possibili furti la saldatura come deve esser eseguita?
Il regolamento di polizia mortuaria quando parla di chiusura degli zinchi si riferisce esplicitamente solo alla chiusura delle casse zincate che racchiudono un cadavere, la saldatura, quindi, deve esser continua ed estesa lungo tutta la zona di contatto tra vasca e coperchio, per isolare in modo totale dall'ambiente esterno la salma ed opporsi efficacemente alla perfusione dei gas (i liquidi, invece, per forza di gravita' si concentrano verso il basso).
Per analogia, allora, lo stesso requisito dovrebbe valere anche per gli ossarini, dove, al contrario non e' presente materiale putrefattivo, oppure basterebbe saldare le sole estremita' del coperchio alla scatola metallica?
Qual'e' la ragione di queste difformita' regolamentari?
Siamo dinnanzi ad uno spunto di discussione di grande interesse che non dimenticheremo di approfondire nei prossimi mesi.

Dite la vostra, che io dico la mia

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Dite la vostra, che io dico la mia

I Servizi Funerari ha una fisionomia che è sostanzialmente invariata da circa 17 anni, cioè da quando nacque la rivista ANTIGONE, da cui ha ereditato, con vari passaggi, il gruppo redazionale.
È sempre stata una sorta di quaderno tecnico-giuridico trimestrale del settore funerario; con una specifica sezione dedicata alle risposte ai quesiti, una rubrica dedicata alle news, sia italiane che estere, una serie di approfondimenti tematici con articoli scritti da collaboratori, nella più totale libertà di opinione e uniti dalla voglia di approfondire i singoli aspetti toccati.
Concludono la rivista una sezione dedicata alle normative emanate, le circolari e provvedimenti in genere e una serie di approfondimenti mirati di architettura cimiteriale e nel campo del software.
Recentemente è diventata una rubrica fissa anche quella delle recensioni di testi ritenuti di particolare interesse per i lettori.
Una rivista tutta diversa dalle altre di settore: ricca di contenuti, povera di pubblicità, attenta alla praticità. Una rivista “di servizio”, pronta a dare la risposta giusta nel momento in cui occorre.
Avevamo creduto, forse tra i primi nel settore funerario, alle nuove strumentazioni informatiche, tanto da puntare inizialmente sulla rivista in formato elettronico (PDF), che ha una serie di potenzialità enormi e poco sfruttate. La realtà del settore funerario italiano ci ha fatto desistere parzialmente da questo obiettivo: gli abbonamenti annuali alla rivista sono ormai chiesti quasi unicamente in formato cartaceo (e quindi questo diventa il mezzo privilegiato di stampa).
In realtà si sta strutturando un sistema integrato di fornitura del servizio informativo in campo funerario somma della rivista cartacea e del sito www.euroact.net. Dal sito si può scaricare in formato PDF ogni articolo pubblicato dal 1989 in avanti nelle varie testate a cui ho collaborato (Antigone, La Nuova Antigone, I Servizi Funerari) e fare ricerche sia sulla normativa regionale che quella nazionale in campo funerario, nonché su una vastissima banca dati di risposte a quesiti.
Vorrei essere chiaro, non mi interessa fare qui pubblicità a www.euroact.net, ma far comprendere che questo sito, agli albori, è nato come strumento conoscitivo per poter avere rapidamente a portata di mano tutti gli strumenti occorrenti per conoscere un argomento in campo funerario e dare risposta in tempo celere ai quesiti che mi si ponevano e per il lavoro quotidiano.
Quello strumento è oggi disponibile per tutti coloro che ne hanno bisogno e contiene una massa di informazioni che in Europa non ha pari in altri siti del settore funerario.
Devo confessare che in questi anni, assieme alle tante positività riscontrate, mi ha colpito negativamente la difficoltà del “popolo del settore funerario” ad esporsi con propri giudizi.
Mi spiego: vengono posti quesiti, spesso interessanti, altre volte cavillosi, talvolta estremamente specifici, ma difficilmente ci si espone con le proprie idee.
Le esperienze, sostanzialmente fallite, dei Forum rivolti ai lettori, dapprima sulla rivista cartacea, poi sui siti (www.euroact.net/login/signin/ e www.funerali.org/forum/), sono lì a dimostrare che la comunicazione preferita dall’operatore funerario italiano è principalmente unidirezionale.
È per questo, quindi, che ho dedicato il primo editoriale del 2006 a gettare un sasso in piccionaia, per vedere se riesco a smuovervi e darvi la voglia di dire la vostra.
Inviate pure articoli, esperienze, idee, critiche. Interagite nei Forum. Parlate dei veri problemi che ogni giorno affrontate. È solo in questo modo che sentirete sempre più vostra questa rivista, che potrà sempre più essere vicina a quel che voi vorrete possa servire.
Auguri di buon 2006.

Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 1/2006.

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Una chiesa d'ossa

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L'iconografia macabra, forse, e' la forma estrema e piu' oscura della pur sublime arte di saper riciclare i materiali costruttivi.

In Europa, durante il solare periodo del rinascimento, quando la cultura riscopri' l'equilibrio delle opere classiche, si affermo', per converso, anche un certo gusto diabolico e morboso verso temi funerei e soggetti mortiferi.

Molto tempo prima che il nobile concetto di donare i propri organi s'imponesse come scelta responsabile nel dibattito culturale, il genio perverso di autori maledetti, proprio perche' votati al peccato della trasgressione stilistica, invento' un nuovo ruolo teatrale ed eccessivo per quegli imbarazzanti cadaveri che invadevano le cripte delle cattedrali, quando orride ghirlande di ossa o scheletri furono abbondantemente impiegati quali bizzarri motivi ornamentali.

Una tra le piu' tetre e maestose cappelle, ricavate da quella fitta trama d'ossa umane, capace di plasmare i volumi e disegnare con le proprie spire soffocanti le geometrie certe dell'architettura si trova nella citta' portoghese di Evora, nel complesso monastico presso la basilica di San Francesco.

Realizzato dai monaci francescani tra il 1460 ed il 1510, il sacro edificio si regge sull'intreccio plastico e spettacolare di un'imponente struttura, quasi ricamata, grazie alla laboriosa torsione delle linee e ai vorticosi passaggi di piano dalle mille sfaccettature.

Quest'insolito telaio, dove mano forse non umana ha tessuto le sue immagini di morte, grazie a milioni di variazioni prospettiche, e' stato ricavato dalla combinazione eclettica, multiforme delle ossa appartenute a circa 5000 defunti, sepolti nelle celle sotterranee del monastero.

Gia' all'entrata, si avverte una sensazione sinistra, oppressiva; ci si sente osservati, forse anche spiati dalle orbite cave di quei teschi incastonati nella pietra dei muri.

Appena varcata la soglia del tempio i visitatori possono apprezzare la spettrale ironia che sembra spirare con un sibilo sulfureo da quelle migliaia di miseri scheletri prima smembrati con infinita pazienza, poi ridotti ad orrida architettura.
Per avvertire quell'orizzonte di tenebra in cui la cappella e' immersa basta solo orientare lo sguardo verso un'agghiacciante iscrizione, su cui e' impresso un lugubre monito intinto di lutto.
Il memento mori riporta queste drammatiche parole scandite con il ritmo percussivo della danza dei morti 'Qui le nostre ossa attendono le vostre'.
All'interno, la navata e' solo debolmente illuminata da una fioca luce, i raggi di un sole crepuscolare filtra dal piano finestrato.
Serve solo qualche istante per capacitarsi di come il paramento lapideo, che delimita le campate, ed i pilastri, su cui si reggono gli archi d'imposta per disegnare le coperture ricurve dei soffitti, siano interamente ottenuti con una massa compatta di tibie disposte in modo impeccabile, assieme ad altre ossa lunghe e crani.
La morte dilaga nella navata e sguaiata dipana la sua corona di teschi come se si trattasse di un rosario nero per celebrare la liturgia del male
Una muraglia di ossa incastonate tra loro con precisione sovrannaturale delimita l'inviolabilita' dello spazio sacro.
Una volta superato l'iniziale sgomento per questa terrificante visione, il turista comincia ad apprezzare lo spettacolo surreale e grottesco, a tratti persino comico con centinaia di teschi impilati e sovrapposti assieme a molli trecce, ricavate da mandibole, che risalgono le pareti in vertiginosa ascesa sino ad orlare, con armoniosi movimenti curvilinei le nervature delle volte.
L'illusorio effetto ottico di chiaroscuro e' notevole ed e', principalmente, dovuto all'intersecarsi delle diverse traiettorie tra i moduli costruttivi: le vele del soffitto, infatti, si dipartono precise e nette dalla chiave di volta, mentre i festoni che le orlano seguono profili meno tesi e si stendono sinuosi sui raccordi murari tra le volte stesse e le pareti laterali, aumentando la profondita' dei gia' generosi volumi.
Disegni artistici si sviluppano sullo sfondo e contribuiscono a questa curiosa sintesi quasi barocca tra elementi orrorifici e temi sacri: alcuni cherubini dai biondi capelli ricci sembrano librarsi in un fantastico volo ad di sotto della cappa perlacea di crani ed ossa, impercettibilmente fissati a croci, gli spigolosi assi di quest'ultime sono dipinti ed avvolti, grazie ad una raffinata illusione ottica da girali voluttuosi, da eleganti festoni floreali.

L'effige del Cristo ed un altare, impreziosito da sfarzose dorature, sono quasi celati alla contemplazione dei fedeli dal piu' raccapricciante addobbo cadaverico della piccola chiesa.
Due carcasse umane raggrinzite e polverose, infatti, sono appese ad un longitudinale, rispetto all'orientamento della cappella, e stendono la loro ombra malefica dagli indefiniti contorni sul presbiterio. Si tratta dei corpi mummificati di un uomo adulto e di un fanciullo, le fattezze dei volti ormai dovrebbero essere dilavate dall'ingiuria del tempo, invece sembrano stranamente scolpite in quel velo di carta pecora che inspiegabilmente li ha imprigionati, preservandoli dalla putredine.

Queste due salme senza tempo, cui un triste destino nego' il riposo eterno in una tomba riescono molto difficili da datare, alcuni rilevamenti, pero', parlano di un'epoca compresa tra il XV ed il XVI secolo, quando indicativamente fu costruita la chiesa.
Quei miseri brandelli di pelle brunastra, rugosa e secca come il cuoio, assieme ai pochi stracci sfilacciati dei vestiti, che ancora li ricoprono pudicamente, per uno strano giuoco di rimandi ed involontarie simmetrie si attagliano con precisione sconcertante, ed in modo quasi diabolico, a quella scena teatrale granguignolesca1, esasperata e quasi patetica cui sono inchiodati, come crocefissi, in una blasfema parodia del Calvario, da centinaia d'anni.
Secondo un racconto popolare, molto diffuso anche tra gli operatori turistici, il cadavere inchiodato al muro d'ossa apparteneva ad un uomo violento e prevaricatore, costui, in vita, aveva abusato di molte donne indifese, ed anche suo figlio, nei confronti della madre rivelava disprezzo ed un malanimo crescente, sempre piu' difficile da mascherare.
Lo sconsiderato, in una sera di particolare ferocia bestiale, percosse la sua sposa, la colpi' ripetutamente con cieco furore assassino, sino a condurla alla morte fra atroci sofferenze e gagliarde sferzate.
La donna, prima di soccombere tra lividi e grida lancinanti, lancio' una spietata maledizione contro il sadico marito ed il figlio indegno, il bambino, infatti, era gia' corrotto dallo spirito del male, nonostante l'ancor tenera eta'.
Lei stessa si sarebbe trascinata appresso nella fossa quei due orchi malvagi che Iddio le aveva assegnato come marito e figlio, perche' non rimanesse traccia di simile perfidia nel mondo dei vivi, ma siccome erano cosi' crudeli e demoniaci nemmeno le immani fauci dell'inferno, sempre ingorde di nuove anime, li avrebbero accolti nelle profondita' del suolo, la' nella citta' dolente dei dannati.
Come la sventurata donna aveva predetto nella sua terribile profezia di morte, pochi giorni dopo padre e figlio spirarono misteriosamente.

Al momento della sepoltura la terra fangosa del campo santo, inorridita, alla sola idea di ospitare quelle due salme maledette nel proprio grembo, si contrasse per lo sdegno, sino a divenir dura e compatta come la roccia; cosi' gli affossatori stremati desistettero dall'impresa e le fosse non poterono esser scavate.
I monaci, allora, pietosamente, si occuparono di quei due cadaveri, perche' non rimanessero in balia della folla o dei cani randagi.
Appesero dunque quei cadaveri all'interno della loro cappella cimiteriale perche' rimanessero per sempre esposti alla commiserazione della gente, quale tragico avvertimento contro nuovi personaggi brutali e prepotenti, cosi' come si usava fare con banditi e delinquenti che rimanevano impiccati alla forca anche diversi giorni, come sanguinario esempio per i fuorilegge.
Vero o meno, anche se in tutte le leggende c'e' sempre un prezioso frammento di reale sapienza, quest'aneddoto dimostra come i monaci francescani sapessero riconoscere e riservare grande dignita' e valore al mondo femminile, tanti secoli prima delle battaglie politiche per i diritti civili.
In riconoscenza per quest'antica e cristiana attenzione verso le donne, le ragazze del luogo, quando decidono di maritarsi, tagliano i lunghi capelli per sistemare le tracce annodate all'entrata della cappella.
Con questo desto rituale di rinascita a nuova vita le nubende offrono in simbolico sacrificio la loro spensierata vita da adolescenti, periodo, appunto, contraddistinto da ricercate pettinature, per impetrare la grazia divina di un matrimonio felice.

Quest'usanza e' ancora molto sentita, come confermano le tante trecce ad ornamento del portale che sembrano introdurci, ancora una volta, nei segreti nella chiesa d'ossa.

Iron Maiden

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Il macabro strumento di tortura conosciuto come La Vergine di Ferro era un sarcofago alto circa sette piedi e si apriva come un armadio munito di due ante.

In Germania era chiamata Vergine di Norimberga, mentre il Inghilterra veniva nominata Iron Maiden. (ossia Vergine di Ferro)

I colpevoli (o presunti tali) dei delitti piu' gravi come l’eresia o la pratica di riti neo pagani, soprattutto nel buio periodo storico dell’inquisizione, venivano barbaramente scaraventati, dagli aguzzini, dentro a questo cofano, irto, al proprio interno, di punte, realizzate in ferro.

Queste sporgenze affilate, quando il pesante coperchio si chiudeva, provocavano profonde ferite da taglio, simili a devastanti pugnalate in almeno venti o trenta punti diversi, spesso in corrispondenza degli organi vitali.

Robusti aghi, poi, naveravano[1] lo stesso volto, devastandone irrimediabilmente i lineamenti, cosi' il malfattore, anche se fosse riuscito a sopravvivere alla crudele pena inflittagli, avrebbe riportato, per sempre, i segni indelebili delle sevizie subite, come atroce monito per tutta la societa'.

Alcuni modelli, tra i piu' sadici e raffinati, riuscivano a trafiggere, con millimetrica precisione, persino gli occhi, strappandoli i bulbi oculari dalle loro orbite.

Sotto la base della Donzela de Ferro si apriva una botola, in fondo alla quale il corpo del prigioniero trucidato, ormai ridotto in poltiglia sanguinolenta e gia' putrido, cadeva in un ruscello sotterraneo.

Quel corso d’acqua maleodorante serviva per smaltire i cadaveri che venivano lasciati in pasto ai pesci piu' famelici.

Lo scrittore Edmond Cazal ci ha lasciato una superba testimonianza letteraria su questa terribile macchina di morte:

“[…] Si tratta di una possente statua realizzata a grandezza naturale.

Le sue dimensioni sono leggermente al di sotto dell’altezza media (si considerino come riferimento le misure delle popolazioni europee nell’epoca tardo medioevale)

La Vergine di ferro era sistemata su un basso piedistallo, capace di estendersi verso l’alto oppure comprimersi verso il pavimento cosi' da permettere alla testa cava di quest’orrido simulacro di essere sempre collocata parallelamente al capo della sfortunata creatura umana che sarebbe stata accolta nel suo abbraccio puntuto e mortifero.

Tale macabra statua cosi' corazzata rappresentava una donna sobriamente velata da una veste con morbidi panneggi, mentre le braccia erano scoperte, nella loro peccaminosa nudita'.

Gli arti superiori erano articolati con un ingegnoso collegamento meccanico alle spalle, ai gomiti ed ai polsi.

Le mani presentavano dita divaricate, completate da acuminate falangi dalla forma d’uncino.

La loro posizione era ferma a mezz’aria, quasi la Vergine di Ferro fosse in agguato, come il piu' malvagio assassino per ghermire qualcosa o qualcuno.

La vittima, urlando di livido terrore, si inarcava nella vana speranza di sfuggire alla sua presa.

Lo spettacolo, agli occhi del boia, era raccapricciante ed insieme grandioso, certamente impareggiabile.

Imponenti candele fumose rischiarando con un sinistro riverbero la giovane donna condannata al supplizio della vergine di Ferro disegnavano di volta in volta, nella penombra ora la sua bocca deformata da cui uscivano urla lancinanti, ora il viso scomposto dalle convulsioni e rigato di lacrime, oppure gli occhi sbarrati ed immobili e vitrei come se fossero stati pietrificati.

Il seno destro era rorido di umori acquei, su quella dolce vittima splendida e greve, di tenera eta' ma gia' rigonfia per gli spasmi rifulgeva un delicato chiarore di morte.

Le contorsioni del suo corpo martoriato scuotevano con violenza le ciocche dei capelli ed il sangue sgorgava prima a gocce, poi a fiotti copiosi.

Bisogna rimarcare come dagli occhi di quella bara dall’immagine femminea uscissero molto lentamente altre aguzze punte di metallo.

Con minimi e flemmatici spostamenti le braccia squadrate e possenti della Iron Maiden serravano in una morsa micidiale le membra della loro malcapitata spasimante, come se si trattasse di una danza del male.

Un arto rimase leggermente sotto alla spalla sinistra della vittima, l’altro, invece, risalendo lungo il corpo della condannata trafisse con i suoi artigli il cranio attraverso il cuoio capelluto.

CURIOSITA’ MUSICALI

Il mitico gruppo metallaro degli Iron Maiden, chi non ricorda le macabre copertine dei loro album oppure le faraoniche scenografie dei loro concerti, trae il proprio sinistro nome proprio dallo strumento di tortura di cui stiamo parlando.

Nella memorabile copertina del singolo 'live' Hallowed be thy name' il cantante Bruce Dickinson e' trucidato con un forcone dal mostro Eddie, la famigerata mascotte del gruppo, che, per l'occasione, veste i panni del diavolo in persona.

Steve Harris,iI bassista e leader del gruppo, poco piu' che ventenne, rimase molto impressionato da un film intitolato 'The man in the iron mask', dove, in diverse scene, si vedeva in azione la terribile vergine di Norimberga, cosi', quando decise di fondare un nuovo complesso musicale di heavy metal, volle, appunto, di chiamare la propria rock band IRON MAIDEN.

[1] NOTA DELL’AUTORE: Non ho rinunciato ad un lessico raffinato nemmeno quando si parla di supplizi ed orrori, 'naverare' e' verbo molto antico, difficilmente conosciuto, significa proprio ferire con un’arma appuntita.

Un'antipatia che non convince

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Tutti gli impresari italiani, di qualsiasi orientamento, maledicono con alte strida l'attuale regolamento di polizia mortuaria emanato con dpr 285/90.

Nessun impresario si dichiara contento del regolamento, ne', tanto meno era favorevole al mantenimento delle regole che ancor oggi governano il comparto.

Qual'e' la ragione di tanta ostilita' preconcetta?

E'vero: loculi areati, tanatoprassi conservazione a domicilio delle ceneri (ex DPR 24 febbraio 2004)o dispersione delle stesse sono novita' di questi ultimi anni, ma tali istituti potrebbero esser tranquillamente integrati nelle norme gia' esistenti, senza il bisogno di stravolgimenti, rischiose rivoluzioni (o..involuzioni?) e salti nel buio.

Poniamo un esempio, le caratteristiche del cofano (presenza o meno della vasca di zinco, consistenza delle assi e materiale impiegato) dovranno esser definite anche in relazione ai trattamenti conservativi cui la salma e' stata sottoposta, come accade nella legislazione francese.

Se una buona azione di tanatoprassi riesce a congelare per diversi giorni i processi degenerativi del corpo umano forse, per trasferimenti di media durata, non sara' piu' necessaria la cassa di lamiera.

Per il problema della privativa sui trasporti mortuari si e' gia' pronunciata la magistratura (prima i tribunali amministrativi regionali ed ora anche la Suprema Corte di cassazione) ed ormai il regime di monopolio, nonostante qualche inevitabile resistenza, sta per esser soppiantato dalle sempre piu' diffuse e convinte liberalizzazioni.

I diritti fissi da esigere non piu' sul trasporto, ma sul rilascio delle autorizzazioni al trasporto sono si' un argomento di forte attrito con i comuni, ma alla fine si ripercuotono sul cittadino e non solo sull'impresa e poi la municipalita' deve pur prendere i soldi da qualche parte per garantire il funzionamento della macchina amministrativa, ma allora perche' sono tutti arrabbiati a morte contro il DPR 285/90?

Tutti ne parlano malissimo e vogliono la mitica riforma (anche se sara' il solito pasticcio all'italiana) ma nessuno spiega il vero motivo di tanto rancore.

Nel suo senso giuridico piu' proprio un regolamento di polizia mortuaria, alla fine, non puo' occuparsi anche di fiscalita' o imprenditoria o di estetica ed arte commemorativa, ma deve fissare sopratutto dei requisiti medico-legali per tutelare l'igiene pubblica contro le contaminazioni cadaveriche.

E' difficile sentire un impresario lamentarsi nel merito del regolamento: magari per gli spessori delle casse, delle lamiere zincate o sulle giunzioni tra le assi del cofano.

Tante innovazioni molto utili, poi, si pensi ai dispositivi Barriera, alla saldatura 'a freddo' con pasta adesiva sono state recepite con semplici circolari del Ministero della Salute con Decreti Ministeriali, senza creare troppe noie normative e sono sistemi efficaci che hanno migliorato le condizioni di lavoro dei necrofori e la stessa qualita' del servizio funebre.

Allora, invece di complicarsi troppo la vita, non si potrebbe continuare su questa falsariga: si interviene solo e strettamente sulle regole veramente da cambiare e quelle che funzionano rimangono al loro posto.

L'arcano rimane irrisolto.

Nella hit parade dei desideri piu' sentiti dall'imprenditoria funebre italiana si annoverano:

l’identificazione giuridica del settore dell’imprenditoria funebre, con la formazione e qualificazione degli operatori;

la liberalizzazione del trasporto funebre, sempre e ovunque;

l’eliminazione dei monopoli sia pubblici che privati in tutte le attivita' attinenti il comparto funerario;

il divieto delle imprese di assumere servizi e sostare all’interno degli ospedali

la possibilita' di gestire proprie case funerarie.

Ci sono aspetti come l'identificazione dell'imprenditoria funebre, la battaglia contro i monopoli, la moralizzazione del settore per loro stessa natura interdisciplinari perche' riguardano aspetti della vita economica o, addirittura, il diritto penale, che non possono disciplinati da un semplice regolamento tecnico.

Se scrutiamo nelle pieghe del regolamento ci sono ambiti ancora inesplorati da cui un buon giurista potrebbe ricavare lo spazio per definire qualche nuova figura, ci riferiamo, nel particolare, alla casa funeraria.

La legge italiana non le prevede espressamente, ma , cosa ancor piu' importante, nemmeno le vieta.

L'articolo 14 del DPR 285/90 parla semplicemente di depositi d'osservazione, assimilabili, di fatto, alla piu' comune definizione di camere ardenti ulteriormente specificate per requisiti costruttivi ed obbligatorieta' in ogni presidio sanitario che operi in regime di ricovero dal DPR 14 gennaio 1997.

Il disposto e' piuttosto semplice i depositi d'osservazione, infatti, possono esser istituiti presso:

Il camposanto ex Art. 64 DPR 285/90 (occasionalmente anche nella camera mortuaria dove di norma sostano i feretri possono stazionare le salme a cassa aperta sino al completo decorso del periodo d'osservazione ai sensi ddel Art. 64 comma 3 DPR 285/90)
Gli ospedali ai sensi del DPR 14 gennaio 1997
Gli istituti sanitari (Art. 14 DPR 285/90)
In particolari edifici che rispettino tutti i requisiti igienici.
Ogni altro altro posto deve esser autorizzato da comune, come gia' accade per il tributo di particolari onoranze civili o religiose, e, se coordiniamo questo comando del legislatore con il punto 4, cominciamo ad intravedere una possibile 'ritratto' della casa funeraria direttamente estrapolabile dal testo del DPR 285/90.

In realta' gia' esistono luoghi terzi, rispetto alle scalcinate camere ardenti dei nosocomi italiani, dove tributare le speciali onoranze di cui si parla all'art 24 comma 3: si pensi ai funerali di personaggi importanti che si tengono presso luoghi pubblici o privati come chiese, templi, sedi di partiti politici o associazioni.

Certo l'eccezionalita' del momento potrebbe far pensare ad una deroga alle norme vigenti, invece c'e' una procedura ben precisa e codificata: per autorizzare l'esposizione di una salma in un luogo diverso dalla camera mortuaria o dall'abitazione privata ove e' avvenuto il decesso, occorre solamente, olttre ad una previsione generale nel regolamento comunale di polizia mortuaria o nell'ordinanza sindacale che regola i trasporti funebri, il nulla osta della AUSL sulle modalita' di trasporto del cadavere dal deposito d'osservazione alla chiesa e sull'idoneita' del sacro edificio a fungere da luogo di presentazione estetica della spoglia mortale.

Il presupposto igienico sanitario per procedere con l'istanza di trasporto funebre a cassa aperta ex Art. 17 DPR 285/90 potrebbe essere la scheda ISTAT in cui si escluda la morte dovuta a malattia infettivo diffusiva (gli infetti, infatti ex Art. 25 DPR 285/90 debbono esser trasportati solamente a cassa chiusa con bara composta di duplice cofano ligneo e metallico), in assenza del modello ISTAT potrebbe bastare una certificazione di garanzia redatta dal medico curante o, comunque, dal sanitario che abbia assistito il de cuius negli ultimi momenti della sua vita e conosca il quadro clinico a causa del quale sia sopraggiunta la morte.

Questa prassi non e' per nulla peregrina ed interessa anche la gente comune: nell'Italia meridionale, infatti, e' tradizione radicata e diffusa presentare e vegliare in chiesa i feretri ancora aperti prima di officiare la liturgia funebre.

Come abbiamo cercato di dimostrare, lavorando sul testo esistente, con una buona competenza sulla materia legislativa, si potrette tentare di ricavare per deduzione le norme implicite capaci di identificare e legittimare la tipologia della casa funeraria senza dover stravolgere l'intero ordinamento di polizia mortuaria.

Estumulazioni forzate

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Della difficile decisione di imporre una riciclo forzato dei posti salma, dopo il periodo di sepoltura legale, abbiamo gia' dolorosamente parlato nei mesi scorsi, ma diverse amministrazioni si sono volute superare, regalandoci un’autentica perla di sapienza tecnico-amministrativa, felicemente estranea anche al piu' astruso sapere legale.

Urge subito una precisazione, chi vi scrive si e' sempre schierato contro questa scelta, per ragioni di ordine morale, ma l'inumazione obbligatoria dell'inconsunto cimiteriale proveniente da estumulazione e' assolutamente legittima ed cogente perche' prevista, in modo esplicito, dall' Art 86 comma 2 del DPR 285/90

Ricapitoliamo dunque: se le concessioni di loculi non sono rinnovabili, anche in caso di cadavere non mineralizzato, si procede all’interramento coatto, persino contro la volonta' del de cuius (tanto ormai e' morto) e degli stessi famigliari.

Il problema e' molto piu' spinoso nel caso di loculi adiacenti, magari chiusi dalla stessa lapide.

Poniamo che una famiglia, sin troppo previdente, nei favolosi anni ’80 abbia acquistato a peso d’oro, una tomba doppia con contratto di durata trentennale per deporvi la spoglia di una persona cara, nell’attesa che anche l’amata sposa possa a questi riunirsi nell’immensita' degli spazi celesti (un po’ di poesia non guasta mai…).

Se il coniuge superstite ha la (s)fortuna di vivere ancora parecchi anni dopo la tumulazione del primo feretro arriviamo all’empasse piu' completo, perche' le nuove prescrizioni vietano espressamente di prolungare l’occupazione del sepolcro oltre i trent’anni, il cui computo, pero', e' iniziato, di norma, dopo la prima sepoltura se non specificato diversamente nel regolamento comunale di polizia mortuaria e nell’atto di concessione.

Come chiarito dall’’Agenzia delle entrate con risoluzione n. 149/E dell’8 luglio 2003 con le concessioni cimiteriali hanno decorrenza dalla stipula del relativo regolare atto di concessione oppure da quella, eventualmente, successiva che sia, espressamente, prevista nell’atto di concessione. Tuttavia, non va esclusa, ove espressamente indicata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, la possibilita' che la decorrenza venga fatta decorrere dal momento in cui ne inizia l’utilizzo (ad esempio: sepoltura) o, per talune fattispecie, anche dal momento del versamento della tariffa stabilita perche' si faccia luogo alla concessione.

Ecco, allora, il lampo di genio perverso: in caso di un secondo feretro tumulato recentemente (potrebbero essere trascorsi persino pochi mesi) si procede alla rimozione obbligatoria (leggasi “sfratto”) e se il cadavere e' inconsunto (cioe' sempre, anche perche' non sono trascorsi i 20 anni di periodo minimo di sepoltura per effetto dei quali un cadavere diviene resto mortale ed un corpo tumulato si conserva anche per moltissimo tempo, mentre pochi mesi sono un periodo irrisorio) si ricorrera' ad inumazione di durata decennale, non prima, pero', di aver praticato sul coperchio di zinco alcuni tagli per favorire i processi putrefattivi ex Art. 86 comma 2 DPR 285/90.

I poveri affossatori potrebbero, quindi, trovarsi dinnanzi ad un feretro ancora “fresco” con l’idea poco gradevole di dover squarciare l’involucro zincato anche se miasmi della decomposizione sono in pieno sviluppo.

E’la stessa criticita' igienico-sanitaria in cui si ricorre per i feretri destinati ad inumazione, ma confezionati con la doppia cassa il cui interro, ex Art. 75 comma 2 e' subordinato all’apertura di ampi squarci sul coperchio “stagno” formato dalla lamiera della cassa zincata.

Diversi comuni, tra cui Milano, nei primi anni ’90 contestarono duramente questa procedura per la sua intrinseca pericolosita'.

Piccola postilla: presso molte municipalita' la tumulazione, nonostante il DPR 254/2003 ha durata minima trentennale, principalmente per due ragioni:

• Una di tipo affettivo, trent'anni sono un lasso di tempo molto lungo, ed solleticano ancora, nell'animo dei dolenti, il mito della tomba eterna.
• L'altra e', invece, di tipo operativo: il cadavere racchiuso in duplice cassa e cella muraria tende a non decomporsi, quindi occorre una permanenza nel sepolcro per moltissimo tempo, nella vana speranza che si riattivino i processi putrefattivi inibiti dal contenitore a tenuta stagna in cui la salma e' deposta e sigillata.

Queste disposizioni sono, quindi, tra loro contraddittorie, mentre un impianto normativo (Leibnizh docet) dovrebbe in primo luogo mostrare una sua coerenza interna.

L’Art 20 comma 3 del regolamento regionale lombardo n. 6/2004 in tema di servizi necroscopici, funebri e cimiteriali proprio al fine di favorire un uso a rotazione del patrimonio cimiteriale enuncia una norma molto precisa per evitare questi problemi gestionali secondo cui quando si estumula per far posto a un nuovo feretro, la residua durata del diritto d’uso del loculo e' pari ad almeno vent’anni per i loculi stagni e dieci anni per quelli aerati, con eventuale prolungamento dell’originaria concessione in uso per il tempo occorrente.

C’e' poi una nota giuridica: per il principio di gerarchia tra le fonti del diritto un regolamento cittadino non puo' contravvenire ad un DPR statale, cosi' le norme in contraddizione con il DPR 254/2003 che fissa in 20 anni il periodo minimo di tumulazione in loculo stagno, vengono implicitamente abrogate.

Consentiteci una proposta: se davvero c’e' questa carenza cronica di posti salma, invece di violentare i desideri e la memoria dei defunti appena scomparsi, perche' non si seguono le indicazioni del D.P.R 254/2003, ossia riducendo a vent’anni, il periodo minimo della permanenza di una bara nella cella muraria?

Occorrerebbe molto semplicemente, render conveniente la riduzione dei resti ossei in cassetta ossario oppure la cremazione degli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo.

In altri termini il fulcro di questo breve saggio e' il concetto di 'capienza di sepolcro', il quale, a parere dello scrivente, e' da intendersi in senso lato (laddove non diversamente specificato nell'atto di concessione), per le diverse forme in cui si presenta o si trasforma un cadavere (quindi anche resti mortali, ossa e ceneri)

Certo, il provvedimento avrebbe validita' solo per l'avvenire, ma, c'e' da scommetterci, un buon giurista, senza ombra di dubbio, riuscirebbe ad introdurre in siffatta disposizione anche qualche prezioso elemento di retroattivita', ancorche' atipica.

Ben inteso l’irretroattivita' della norma giuridica e' un caposaldo del nostro ordinamento, quindi una concessione perpetua non puo' d'imperio essere modificata dal Comune in 'a tempo determinato', con un provvedimento ablatorio, ma tale situazione puo' essere variata su richiesta dei concessionari, e accolta dal Comune, in linea generale, attivando la procedura di rinuncia di concessione e attribuzione di nuova concessione. Se sussistono i presupposti il Comune, d'imperio, puo' invece pronunciare la decadenza o la revoca della concessione. 2) Laddove l'atto originario di concessione lo preveda espressamente o indirettamente (ad es. specificando che valgono le norme che i successivi regolamenti di polizia mortuaria stabiliranno), data la natura di diritti affievoliti delle concessioni cimiteriali, talune Amministrazioni comunali utilizzano procedure che consentono di variare il precedente regime concessorio. Si citano due esempi abbastanza diffusi: a) concessione perpetua di loculo, vincolato a tumulazione della salma xy, che si trasforma a tempo determinato (ad es. 30 anni) con contestuale estumulazione della salma di xy e tumulazione di nuova salma zw; b) rinuncia da parte del titolare di concessione perpetua di loculo in cambio di concessione gratuita a tempo determinato di ossarietto (con varieta' di scelte circa la onerosita' o meno delle operazioni cimiteriali necessarie)

E poi perche' non pensiamo seriamente a rivalutare e riciclare il patrimonio cimiteriale esistente?

L'art, 106 del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria, ad esempio, consente maggior flessibilita' nel recupero dei posti salma ed in virtu' del DPCM 26 maggio 2000 le relative autorizzazioni sono state trasferite alle regioni che in molti casi, come accade in Emilia Romagna, attraverso una sub delega, le hanno, a loro volta, attribuite al Sindaco in qualita' di autorita' sanitaria cittadina.

Sarebbe un’operazione molto piu' indolore e discreta.

Il significato simbolico dei crisantemi

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Il crisantemo

Sapete perche' il fiore dedicato ai morti sia il crisantemo?
Se avete pazienza ed animo sensibile leggete questa storia, forse non vi arrechera' subito un guadagno ma vi spieghera' l'importanza del linguaggio floreale.
C'era una volta, tanto tempo fa, in una terra lontana lontana una misera famigliola in cui il padre, morto da diversi anni e la madre, invece, era molto malata.
La figlioletta, mentre sedeva dinnanzi al camino quasi spento pregava intensamente perche' Dio non le strappasse la mamma, almeno nella sera d'Ognissanti.
D'improvviso l' angelo della morte le apparve in tutto il suo tetro splendore per concederle la grazia richiesta.
La bimba fissava per nulla impaurita quella sinistra figura, che maestosa ed imponente si ergeva dinnanzi a lei tra lampi di neri bagliori e strazianti gemiti.
'Donero' a tua madre tanti anni quanti saranno i petali del fiore che mi donerai', disse la morte con tono beffardo ed irridente.
La bambina corse subito fuori nel giardino, ma dinnanzi ai suoi occhi si schiuse un panorama spettrale desolante: la luce ormai lontana moriva nel punto piu' lontano del cielo, proprio la' dove si perde il giorno, sul terreno quasi ghiacciato i passi risuonavano sordi, mentre raffiche di vento come sferzate colpivano i rami secchi degli alberi, strappando le poche foglie secche ancora rimaste.
Tra le fredde zolle e qualche erbaccia restava pero' un piccolo fiore, dall'aspetto sgraziato e con solo qualche debole petalo maltrattato dalla brina notturna.
La bimba colse delicatamente con le sue minute mani quel prodigioso fiorellino che sfidava i rigori del profondo autunno pur di salvare la sua mamma.
Mentre con angoscia contava gli sparuti petali una straordinaria idea le illumino' lo sguardo: comincio' allora freneticamente a ritagliarli in sottilissime strisce cosi' da aumentarne fortemente il numero, ogni nuovo petalo, cosi' sarebbe divenuto un giorno in piu' per la vita della sua povera mamma.
La morte, quando gia' pregustava il suo trionfo e s'accingeva a spegnere nel suo freddo soffio quell'esile fiamma, che manteneva ancora in vita la donna malata, vide la protagonista di questo racconto correrle in contro, ansimante, ma felice perche' recava tra le dita un fiore dai mille petali. L'angelo nero dovette, allora, ammettere la propria cocente sconfitta dinnanzi ad una bambina cosi' piccola ed indifesa, ma mossa da un amore senza confine per la propria madre.
Da quel giorno creature celesti, spiriti ed ombre vaganti senza pace nella nebbia del regno oltremondano trassero un grande insegnamento dal coraggio di un umile fanciullina capace di beffare morte stessa, nonostante la sua tragica onnipotenza:
'Se rimane anche un solo fiore sulla terra la vita non potra' mai completamente estinguersi e solo un anima candida puo' conservare nel cuore questo segreto di un amore universale 'che move il sole e l'altre stelle' [1].
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[1] Dante, Paradiso, Canto XXXIII

Liturgia laica nel mondo anglosassone

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Nel mondo anglosassone, nonostante la tradizione fortemente conservatrice, le sempre maggiori richieste di ritualita' di una societa' postmoderna e le legittime aspettative non e' necessaria una cerimonia funebre di tipo ed ispirazione religiosa se non la si vuole.

Tra i dolenti c'e' una tendenza diffusa ed in crescita a ricoprire un ruolo attivo nell'organizzazione e nella gestione dell'evento funerale, lasciando in secondo piano le figure istituzionali come il ministro di culto.

Se non si fa parte di una specifica comunita' religiosa e' meglio privilegiare una sincera scelta personale e laica, si tratta di una decisione piu' sana ed onesta rispetto allo scegliere per inerzia e senza convinzione la cosidetta soluzione piu' semplice del rito celebrato in chiesa.

Il punto importante da considerare e' informare con puntualita' sui propri desideri l'impresario funebre e le persone con cui si sta pianificando il servizio esequiale.

Essi saranno certamente in grado di fornire assistenza aqualificata e mantenere i giusti contatti per risolvere eventuali problemi.

Se la famiglia vuole organizzare la veglia con l'esposizione della salma si tenga in considerazione come molte autorita' locali permettano l'affitto della cappella nella casa funeraria o nell'ara crematoria dove officiare il rito delle esequie anche quando il funerale dovesse poi concludersi in un altro luoco e con una diversa destinazione del feretro, si pensi al caso di un corteo funebre che si chiude nell'oratorio del cimitero o sulla fossa per l'ultimo saluto prima della sepoltura in campo di terra.

Non c'e' nessun vincolo giuridico che imponga la presenza di un ministro di culto, di necrofori o di altro personale specializzato delle onoranze funebri durante lo sviluppo della cerimonia di commiato.

Nell'ordinamento anglosassone di polizia mortuaria se qualcuno, da privato cittadino, vuole attendere direttamente alla funzione funebre puo' farlo in piena liberta' ed autonomia.

Presiedere ad un servizio funebre da parte di un membro della famiglia, di un amico intimo o di un collega puo' essere un compito molto difficile da portare a termine, ma, al contempo, e' di certo un'esperienza, anche se faticosa e sofferta, tra le piu' gratificanti e complete sotto il profilo psicologico.

Chi abbia vissuto intensamente accanto alla persona scomparsa puo' parlare meglio della vita del defunto, toccando maggiori aspetti e dettagli rispetto a quanto possano effettivamente permettere servizi piu' formali e standardizzati, come ad esempio un classico funerale magari celebrato da un sacerdote che non si conosce.

Alcune comunita' religiose, molto forti e coese, si pensi a musulmani o ebrei, sono dotate di una propria compagnia mortuaria in cui volontari offrono gratuitamente alla famiglia in lutto i propri servigi e si prendono in carico tutte le incombenza religiose, tecniche ed amministrative legate ad un decesso.

In un funerale civile si possono proporre letture personalizzate, declamare poesie oppure ascoltare brani musicali, ci sono tantissime opzioni da considerare con un unico limite: il buon gusto.

Secondo gli psicologi esperti nell'elaborazione del lutto va bene qualsiasi gesto o azione capace di rendere personalizzata una cerimonia grazie alla propria ricchezza di significati reali e simbolici.

Chi voglia proporsi come maestro di cerimonia ricordi che se gia' il parlare in pubblico e' abbastanza difficile per la stragrande maggioranza delle persone farlo durante un funerale complica ulteriormente le cose.

Prima di accettare consapevolmente questa responsabilita' sarebbe meglio provare ripetutamente, come accade per un artista prima di esibirsi sul palcocsenico.

Le imprese funebri dispongono sempre di propri cerimoniere altamente professionali che sanno affiancarsi con discrezione ai dolenti sopratutto nelle fasi in cui il dolore sembra paralizzare ogni energia in chi piange la scomparsa di un proprio caro.

In determinate circostanze puo' mostrarsi ragionevole e valido chiedere all'impresario di seguire in prima persona tutta la cerimonia, molti operatori di estreme onoranze, infatti, hanno maturato una notevole esperienza nell'attendere a servizi funebre di orientamento laico e possono rivelarsi di grande aiuto.

Gli impresari piu' esigenti prima di un funerale programmano delle piccole sessioni di test dove si affinano i testi da proporre concordati con la famiglia e si legge piu' volte l'orazione funebre, cosi' da migliorare tono della voce, dizione e fluidita' delle frasi.

Alcuni potrebbero pensare ad un soverchio zelo o peggio ancora alla scimiottatura di una performance teatrale, ma nella cultura anglosassone il funerale e' un teatro delle emozioni dove , anche per gli elevati costi, il cittadino deve richiedere la perfezione.

Se davvero si vuole allestire privatamente un funerale la famiglia dovra' individuare al proprio interno un responsabile, con il compito di cerimoniere, costui dovra' mostrarsi capace di parlare davanti alla gente, per condurre in modo corretto una liturgia fondata soprattutto sul valore commemorativo della parola.

Se vi occupate direttamente o con l'aiuto dell'impresa di un funerale dovete dimostrare subito il giusto senso del tempo.

Si deve sempre controllare il momento di inizio e fine in ogni passaggio dell'intero evento.

Se la liturgia delle esequie si tiene nella cappellina dell'impianto crematorio o nella camera ardente della funeral home bisogna subito calcolare anche i secondi: in effetti si hanno generalmente circa venti minuti, incluso l'arrivo e la partenza dall'edificio della mesta processione.

Il cerimoniere avveduto, allora, fa una prova generale prima che il feretro entri nella sala del commiato, soprattutto quando ci siano piu' oratori ad alternarsi sul pulpito sara' fondamentale coordinate la durata dei diversi interventi.

Lasciar spazio a canzoni suggestive e musiche di sottofondo dall'alto potere evocativo e consolatorio, e' spesso piu' efficace di tanti inconcludenti discorsi balndamente retorici e lambentosi.

Spesso gli impresari piu' preparati consigliano di concentre i momenti musicali piu' forte sotto l'aspetto emotivo all'entrata ed all'uscita del feretro dalla cappella.

Molte case funerarie lavorano seguendo un ritmo frenetico, cosi', per evitare spiacevoli disguidi, bisogna assolutamente saper disporre bene del proprio tempo, arrivando con puntualita' nella sala del commiato, cosi' da lasciar posto anche ad altri funerali.

Anche in America i tempi di un funerale sono un complicato giuoco ad incastri, certo, a differenza del caso italiano, c'e' maggior flessibilita' negli orari per i trasporti funebri, ma bisogna pur sempre scontrarsi con la piaga logistica che affliggeanche le grandi citta' d'oltreoceano: il traffico caotico.

Quando per un corteo funebre la famiglia abbia noleggiato mezzi con autisti necrofori forniti dall'impresa funebre il tempo a disposizione potrebbe esser ancora piu' scarso, perche', magari, autofunebre e veicoli d'accompagnamento nella stessa giornata potrebbero esser impiegati per molti altri servizi, in localita' anche piuttosto lontane.

I dolenti assieme all'impresa, per riservarsi maggior tempo, potrebbero anche studiare la possibilita' di una seconda cerimonia separata e piu' intima prima o persino dopo il piu' formale e tradizionale rito delle esequie aperto al pubblico.

La formula magica del dopo formalina

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Oggi la ricerca chimica fornisce un notevole contributo alla medicina legale.

I trattamenti conservativi riescono particolarmente difficili e scabrosi, soprattutto quando debbano esser effettuati a domicilio, siccome prevedono, pur sempre, tecniche invasive per drenare i liquidi perfusivi ed inserire nel comparto artero-venoso una soluzione a base di formolo o suoi diretti derivati.

Occorre, infatti, prima aspirare tutto il sangue e stoccarlo in particolari fusti, e solo in un secondo tempo verra' immesso nell’apparato circolatorio il fluido conservante.

Bisogna poi sempre ricordare l’estrema tossicita' della formaldeide: e' altamente cancerogena, provoca irritazioni dermatologiche e con i suoi vapori puo' arrecare danni irreparabili alle mucose nasali alterando pesantemente il senso dell’olfatto.

Anche la pratica di piccole incisioni per individuare i vasi sanguigni o rimuovere eventuali ostruzioni al passaggio del balsamo, come grumi di sangue rappreso, che ristagnino nei vasi, diventa problematica, se effettuata dinnanzi allo sguardo sgomento dei dolenti.

Ecco, allora, un’importante innovazione introdotta dalla scuola madrilena di tanatoprassi.

Nella capitale spagnola, infatti, e' molto attivo un gruppo di ricercatori universitari che, da anni, sta testando nuove sostanze capaci di arrestare i processi putrefattivi, senza gli effetti indesiderati e nocivi per la salute degli operatori funebri tipici dell’aldeide formica.

E’ stato, dunque, messo a punto un rivoluzionario balsamo a base non di formalina, ma di perossidi ed alcoli, ad alto potere biocida.

Per semplificare potremmo, a ragione, parlare di un potentissimo antibiotico, o, perdonate l’azzardo concettuale, di una “super” chemioterapia del post mortem.

L’azione combinata di tali sostanze chimiche sarebbe in grado di stroncare, anche per lungo tempo, l’attivita' tumultuosa di quei microrganismi responsabili della degenerazione a carico di tessuti e parti molli che aggrediscono il corpo umano subito dopo la morte.

La grande novita' consiste nell’uso topico di questi prodotti, cosi' non occorrono piu' aghi o sonde per incanulare vene o arterie, perche' basta applicare il composto direttamente sulla pelle del defunto per ottenere un risultato apprezzabile, anche sotto l’aspetto estetico.

Esistono, pero', ancora alcuni dubbi operativi, l’efficacia dell’uso superficiale potrebbe esser pesantemente ostacolata dalla tendenza del cadavere a rilasciare tramite evaporazione gli umori acquei presenti nei tessuti piu' vicini all’epidermide.

Un balsamo troppo volatile potrebbe svanire in tempi molto rapidi senza esser assorbito in quantita' sufficiente dalla pelle.

Ecco allora come per stabilizzare l’assetto chimico della salma, anche per un periodo abbastanza lungo, sia comunque necessaria una metodica iniettiva cosi' da raggiungere, in tutta sicurezza, gli organi interni e le masse molli presenti nelle viscere., ovvero quelle zone del corpo umano dove piu' aggressiva e' l’azione dei fenomeni putrefattivi.

Campane a morto

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Campane a morto

Dopo la decisione del Comune di Ravenna di riprendersi in casa il settore funebre e cimiteriale, le titubanze di Faenza, anche il Comune di Bologna lancia evidenti segnali di dismissione di queste attività da HERA S.p.a..
Entro quattro mesi HERA lascerà il settore delle onoranze funebri a Bologna, che dai 2.000 funerali annui di circa 10 anni or sono è ormai vicino ai 1.000 funerali all’anno.
Anche i cimiteri e la cremazione sono dichiarate attività non strategiche e quindi in procinto di trovare altra soluzione gestionale.
È finita male questa esternalizzazione, subita da HERA con la precedente amministrazione e fortemente voluta da Guazzaloca.
Gestione di servizi a rete e servizi alla persona mal si conciliano.
Mal si conciliano servizi ad alta redditività (come il gas, il teleriscaldamento e le telecomunicazioni, che hanno ritorni degli investimenti a medio termine) con i tempi lunghi e la bassa redditività degli investimenti cimiteriali.
Vincono le esigenze di Borsa, quelle che non prevedono servizi gestiti in multiutility con bassi margini o a pareggio. E così l’esigenza di rispondere a logiche di profitto affonda il settore funebre e cimiteriale pubblico emiliano-romagnolo, che non riesce o non vuole ancora adottare un cambio di mentalità.
Ben poco c’entra, invece, la foglia di fico, sbandierata da Comune di Bologna ed HERA, dell’obbligo di separazione societaria (entro il 31 dicembre 2005) conseguente ad una recente legge regionale.
Quel che è mancato in HERA è la capacità di affrontare la gestione dei servizi alla persona, di estrema delicatezza, come quelli funebri e cimiteriali, unitamente alla mentalità occorrente per affrontare una programmazione di lungo termine.
Forse ha inciso anche la valutazione che col crescere della cremazione la redditività della immobiliare cimiteriale è destinata a ridimensionarsi profondamente, come pure se prende piede l’affido e la dispersione delle ceneri.
Se l’attuale Amministrazione comunale bolognese dovesse puntare decisamente sul privato allora si che suonerebbe una campana a morto per il settore funebre emiliano-romagnolo.


Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 4/2005.

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A scuola d’impresa

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Secondo un banalissimo luogo comune, del tutto inadeguato in un contesto professionale proiettato ad offrire servizi avanzati nel XXI secolo, il perfetto manager di estreme onoranze e' l'uomo “che non deve chiedere mai”, forte, spumeggiante, istrionico e spietato nei rapporti con i propri collaboratori.

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Niccolo' Machiavelli insuperato maestro di realismo politico nel suo mitico libro “Il Principe”, raccomandava al sovrano non tanto di farsi amare dai sudditi, quanto di esser temuto.

Alcuni capitani d'industria di vecchia scuola continuano ad osservare questo sinistro comandamento ed esibiscono con i propri dipendenti uno stile di leadership piuttosto muscolare e decisionista.

Cari impresari, per voi, invece, il giuoco e' piu' complicato, perche' non potete vantare come i feudatari del medioevo un diritto assoluto sui lavoratori a voi sottoposti: infatti, per fortuna,i non avete il potere ne' di trucidarli ne' di esiliarli in Siberia.

Al di la' degli aspetti sociologici o umanitari il delicatissimo “milieu ambientale ” in cui operate vi costringe ad avere un continuo feed back con i vostri collaboratori.

Il feed back (parolone inglese ed altisonante) e' semplicemente lo scambio continuo d’ informazioni che voi dovete attivare nel vostro gruppo di lavoro.

Per avere costantemente il polso della situazione (problemi organizzativi, soddisfazione del cliente) dovete necessariamente creare tra Voi ed i vostri dipendenti un sincero e franco canale comunicativo, altrimenti tantissimi elementi che potrebbero aiutarvi a calibrare meglio il servizio in base ai desideri della famiglia andranno dispersi se non sarete in grado di valutare anche umori, idee e suggerimenti che i vostri necrofori hanno maturato nel faticoso contatto diretto con l'utenza.

Nelle onoranze funebri, infatti, l’aspetto relazionale e' massimamente importante

Governare un'impresa funebre con il terrorismo, magari minacciando continuamente di licenziamento immediato il personale significa aprire un defatigante conflitto interno all'azienda.

Non esiste solo la paura ed il rapporto gerarchico-verticistico come metodo per dirigere un'azienda, se davvero credete all'assoluta importanza di necrofori davvero ben addestrati e formati per erogare servizi di altissima qualita' cercate di costruire attorno alla vostra figura di leader (o guida, se preferite) una squadra capace di muoversi in maniera coordinata perseguendo precisi obiettivi.

Attenzione, in un'impresa funebre allontanare un dipendente capace ed affidabile e' un errore gravissimo sotto due aspetti perche' la vostra impresa non potra' piu' contare sulla professionalita' del necroforo da voi imprudentemente cacciato con massima infamia e costui potrebbe porre la propria esperienza al servizio di un vostro diretto concorrente oppure divenire a propria volta impresario grazie alle conoscenze operative che voi stessi gli avete trasmesso nel corso degli anni.

La stabilita' dell'organico, quindi e' fondamentale.

Alle volte, invece, nelle agenzie funebri, dirette con metodi piuttosto tradizionali (secondo questo schema hitleriano:io solo il capo assoluto e tu dipendente obbedisci!) si crea una strana situazione operativa definita nel gergo degli addetti ai lavori 'Collo di Bottiglia'

Questo black out nel ciclo produttivo dell'impresa si verifica quando l'impresario vuole accentrare su di se' troppe responsabilita' o funzioni e non e' piu' in grado di evadere in tempo utile tutte le proprie incombenze.

Poniamo un esempio: nella piccola ma molto attiva e prestigiosa impresa di estreme onoranze XYZ solo il titolare della medesima e' legittimato a concludere le contrattazioni con i clienti, perche' gli altri operatori alle sue dipendenza non ne sarebbero capaci.

Egli solo conosce tutti i dispositivi elettronici in ufficio per stampare necrologi e bigliettini listati a lutto con impressa nella pagina interna la foto del defunto, e dulcis in fundo nei funerali piu' delicati (come quelli allestiti nell'abitazione del de cuius) vuole sempre esser presente a tutte le operazioni, perche', come avrete certo capito non nutre grande considerazione dei suoi 'becchini'.

Un bel giorno al nostro (s)fortunato eroe capita un'occasione veramente ghiotta: diversi importanti servizi nelle stesso giorno, ed in diverse localita'.

Cosa succede?

L'impresa e' paralizzata perche' se l'impresario e' presente ad un funerale non potra' organizzare la cerimonia esequiale che nello stesso momento un'altra famiglia gli chiede, e poi se egli e' impegnato in altre questioni, fuori ufficio, chi provvedera' ad impostare i necrologi?

Con ogni probabilita' l'impresa di cui parliamo, proprio a causa della sua struttura non sara' in grado di garantire le prestazioni che le sono richieste e cosi' finira' per perdere qualche buon affare.

I veri manager sono coloro che sanno porsi obiettivi ambiziosi e sono sempre attratti da nuove sfide, un leader aziendale deve saper orientare l'opera dei propri collaboratori nella direzione del proprio progetto, sapendo proporre anche una propria visione del lavoro e dei rapporti interpersonali, in fondo costruire una leadership significa creare un mondo ed un orizzonte di valori a cui gli altri desiderino appartenere.

Vetrine intercontinentali

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La ditta XYZ (per ragioni di correttezza commerciale omettiamo il nome dell'azienda per non dare adito a speculazioni di tipo commerciale) e' una dinamica realta' industriale statunitense che negli ultimi anni ha affinato il ricorso a nuovi materiali e tecnologie anche nella costruzione di cofani mortuari da destinate in modo specifico alla pira.

Questo re'portage, quale ultimo atto della nostra inchiesta, segna la conclusione di quel percorso informativo, in merito all’universo cremazionista, che abbiamo proposto ai nostri lettori.

Riportiamo, qui di seguito, alcune considerazioni acquisite in unal lunga chiaccherata necroforica con i responswabili della ditta di cui sopra.

Il “caso” americano, per cultura e legislazione, e' molto distante dal mondo delle onoranze funebri italiane, ma siamo certi del valore formativo di confronti mirati e parallelismi tecnici tra esperienze pur cosi' diverse, anche in prospettiva di una inevitabile globalizzazione dei servizi funerari.

Il servizio esequiale prescelto e le diverse opzioni, per dettagli ed accessori, aiuteranno la famiglia ad orientarsi, nella scelta del cofano, verso una cassa tradizionale oppure su di un modello alternativo, dall’avveniristica filosofia costruttiva che, in ogni caso, sapra' benissimo rispondere alle legittime necessita' di eleganza e solennita' che un funerale comporta sempre.

In caso di cremazione, per la legge americana, possono tranquillamente essere usati cofani con tavole e spessori studiati per la sepoltura nella terra oppure bare progettate per l’impiego quando la destinazione ultima del feretro sia solo il forno crematorio.

Il naturale calore e la lucida bellezza di una solida essenza, di legno pregiato, sono gli elementi estetici d’assoluto rilievo che caratterizzano la nostra produzione.

Queste casse vengono appositamente pensate ed assemblate in funzione del loro futuro incenerimento, sono, quindi, contraddistinte da una bassissima presenza di componenti metallici, limitate alla sola viteria, da disegni sobri ed essenziali, assieme a decorazioni ottenute con sostanze facilmente combustibili.

Proprio per contenere il ricorso a vernici o inserti che, a contatto con il fuoco, potrebbero sprigionare agenti chimici inquinanti, la nostra ricerca estetica si concentra soprattutto nell’arte di modellare e scolpire il legno, lasciando emergere la purezza di linee e volumi, con sapienti giochi chiaroscurali.

I modelli qui esposti sono disponibili in diverse versioni, secondo il tipo di legno richiesto; la nostra collezione si compone di cofani realizzati in ciliegio, mogano, quercia e pino.

Per assecondare le richieste di economicita', soprattutto dai ceti meno abbienti disponiamo anche di una nuova linea di articoli mortuari dove sostituiamo il costoso legno con pannelli in materiali compositi, ricavati da pasta cartacea.

L’effetto ottico e' di massima fedelta' rispetto al legname autentico dei cofani piu' pregiati.

Come compagnia produttrice di articoli mortuari aderiamo ad un programma di rimboschimento concordato tra il dipartimento federale dell’ambiente ed alcune industrie funerarie particolarmente attente ai problemi dell’ecologia.

Per tributare il dovuto ringraziamento alla clientela che per l’ultimo viaggio di un proprio caro sceglie una nostra cassa provvediamo noi stessi a piantare un albero, quale segno d’indelebile ricordo ed onore, nelle foreste di proprieta' demaniale.

Dal lontano anno 1976, quando sottoscrivemmo quest’impegno abbiamo regalato al nostro paese oltre otto milioni di nuove piante, una vera foresta in memoria di chi ha lasciato questa vita terrena.

Dilagare di epigrafi murali

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Vi raccontiamo uno strano episodio di evoluzione urbana: in una cittadina italiana, il portone d'ingresso di un appartamento, disabitato da qualche tempo, e' stato trasformato in un vero e proprio tabellone destinato all'affissione dei manifesti funebri.

Una situazione quanto meno singolare, probabilmente ignorata dalle autorita' a cui compete il controllo del territorio comunale e che il proprietario, assente da alcuni anni, non avrebbe mai autorizzato.

La mancanza di appositi spazi per la pubblicazione delle necrologie murali e' un problema ormai di dimensione nazionale che ha visto i manifesti dilagare in modo selvaggio ed illegittimo sui muri dei palazzi anche in pieno centro storico, violentandone cosi', l'estetica stessa ed il valore artistico.

Indubbiamente un piu' incisivo intervento della Polizia municipale sarebbe indispensabile per governare il fenomeno e colpire duramnete gli abusi, nel pieno rispetto della legge sulle affissioni Decreto Legislativo n. 507 del 15/11/1993. modificato agli articoli 6, 20, 23 e 24 dalla finanziaria 2005, L.311 del 30/12/04) ma la vera rivoluzione per riordinare il sistema potrebbe esser rappresentata dall'elettronica, con annunci mortuari smaterializzati e proiettati sugli schermi di apposite bacheche telematiche.