Volontà cremazionista: se il testamento è ancora solo un… “pezzo di carta”.

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La Legge 30 marzo 2001 n. 130 all’art. 3, è una strana Legge: in modo un po’ sibillino, o forse, molto salomonico, parla di qualsiasi altra manifestazione di volontà non codificata tra quelle “istituzionali”, già tipizzate e previste nominativamente dallo stesso Legislatore. E se qualcuno dichiara il proprio volere in ordine alla cremazione del proprio cadavere su un supporto informatico o telematico, ancorchè certificato nella sua autenticità da apposito ente?

 

Ritorniamo, allora, ancora una volta, a scrutinare le modalità di espressione della volontà alla cremazione per come sono tratteggiate dalla vigente e confusa normativa, a grave rischio di incostituzionalità, perché l’opzione cremazionista rientra certamente tra i diritti sociali e civili che devono esser garantiti a tutti i cittadini, sull’intero territorio della Repubblica.

In quest’ingrato compito ci soccorre un bell’articolo focus di Stefania Raffaelli, pubblicato su “Lo Stato Civile Italiano, S.E.P.E.L. edizioni”, da cui trarremo spunto per qualche nostra ulteriore riflessione di approfondimento.

In particolare, vogliamo soffermarci sulla prima (e principale) forma cui il legislatore abbia attribuito consistenza legale, ovvero la volontà resa dal defunto, il quale – ancora in vita – abbia ritenuto di voler formalizzare e cristallizzare la propria decisione di essere cremato.

Come purtroppo sappiamo, in materia di cremazione, si sovrappongono vari interventi normativi e novelle legislative di diverso grado e “livello”, nella complessa gerarchia tra le fonti del diritto funerario: da un lato abbiamo, leggi regionali di derivazione statale le quali si rifanno integralmente al D.P.R. n.285/1990 (Regolamento di Polizia Mortuaria) e la stessa L. n.130/2001 in materia di cremazione che quel Regolamento Nazionale avrebbe dovuto modificare; ispirando i principi di una riforma d’alto respiro a tutto il corpus normativo di polizia mortuaria, dall’altro le singole Leggi Regionali promulgate sul punto dopo la revisione del Titolo V della Costituzione, stante la propria (nuova) potestà legislativa concorrente in materia sanitaria.

Non potendoci inoltrare, in questa sede, nell’analisi delle ardite (e patologiche?) filosofie legislative adottate dalle singole Regioni, ci dedicheremo ad evidenziare le caratteristiche essenziali che tale manifestazione di volontà deve avere secondo il legislatore statale, nella consapevolezza che – in molti casi – la normativa regionale ha richiamato esplicitamente e recepito le indicazioni contenute nella L. n.130/2001, così, in assenza di una norma regionale – è la sola normativa statale che dovrà trovare applicazione, giusto per non ricadere nella criticità di illegittimità costituzionale – a ragione – paventate prima.

E’bene precisare, tuttavia, come – in presenza di una dichiarazione formulata del defunto – sia a favore che in opposizione alla cremazione, la volontà di altri soggetti non acquisti alcuna validità giuridica e che solo in mancanza di essa il coniuge o i parenti possono pronunciarsi non è dato sapersi se motu proprio o come semplici nuncius (si veda la circ. min. 1 settembre 2004 n. 37)

testamentoLa Legge n.130/2001 ha sostanzialmente confermato il quadro tracciato nel collaudato solco dell’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 all’articolo 3, comma 1, lett. b) punti 1 e 2, richiedendo in primis la disposizione testamentaria del defunto ovvero l’iscrizione, certificata dal rappresentante legale, ad associazioni riconosciute che abbiano tra i propri fini statutari quello della cremazione dei cadaveri dei propri associati […].

Non sembrerebbe, dunque, sussistere alcun interrogativo circa le caratteristiche che la volontà del defunto debba possedere per avere giuridica rilevanza e costituire il titolo fondante per l’adozione del relativo provvedimento da parte dell’Ufficiale dello Stato civile, ovvero la forma scritta (disposizione testamentaria o iscrizione ad una So.Crem) che implica, di conseguenza, anche la certa riconducibilità della dichiarazione all’interessato.

Un dubbio, tuttavia, può sorgere spontaneo dalla lettura della fattispecie descritta al numero 3 del comma 1 dell’art. 3 L. n.130/2001.

Questa costruzione a maglie larghe della norma ha condotto – al contrario – a sostenere le tesi più fantasiose e spericolate, ma pur sempre corroborate da autorevole dottrina: ad esempio la volontà del defunto potrebbe essere esternata in varie forme:

  • solo verbalmente e quindi, riportata dai familiari in apposito processo verbale (1)
  • Oppure palesata per iscritto, ma contenuta in foglietti, cartoncini et similia, talvolta di improvvisa ed improbabile provenienza, muniti di una semplice sottoscrizione.

Questo è il caso che qui interessa: quale importanza potrà o dovrà attribuirsi ad una dichiarazione così enunciata?

Potrà o dovrà l’ufficiale dello stato civile, stante la competenza funzionale affidatagli dalla L. n. 130/2001, autorizzare la cremazione del defunto?

A parere della Redazione di questo blog, la manifestazione di volontà alla cremazione rinvenuta in un documento scritto di proprio pugno dal defunto mentre era ancora in vita (dopo sarebbe un po’ difficile!) può costituire, anche se postumo, un valido presupposto al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione, ma a condizione che sia accertata l’origine e la riconducibilità al de cuius.

Se osserviamo bene, un cartiglio di siffatta natura deve considerarsi, a tutti gli effetti, un testamento, essendo questo un atto unilaterale con il quale una persona dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte o parte delle proprie sostanze, ovvero detta disposizioni avente carattere non patrimoniale ex art. 587 comma 2 cod. civile: fra le quali rientra, evidentemente ed a buon diritto, la scelta della destinazione della salma e della sua eventuale cremazione cfr. “electio sepulchri”.

Se la scheda è redatta di proprio pugno direttamente dall’interessato, si parla, poi, di testamento olografo: esso presenta l’indubbio vantaggio di poter essere confezionato dall’interessato in ogni momento e senza alcuna spesa, su un qualsiasi supporto cartaceo, anche insolito. Per poter ottenere efficacia, tuttavia, il testamento olografo (2) deve essere pubblicato da un notaio: in tale modo il contenuto dell’atto diventa noto agli interessati ed acquisisce eseguibilità giuridica.

Ciò vale, dunque, anche per quanto concerne il documento contenente la manifestazione di volontà alla cremazione redatta di pugno e, per così dire, ‘informalmente’ dal de cuius:
l’Ufficiale dello Stato Civile dovrà dunque richiederne la pubblicazione dal notaio nelle forme di legge, onde poter accertarne l’autenticità e la riconducibilità della volontà così espressa al defunto.

La pubblicazione si svolge con le modalità descritte dall’articolo 620 Cod. Civile. L’ufficiale dello stato civile potrà dunque ricevere la richiesta di cremazione da qualsiasi soggetto (anche l’incaricato dell’impresa funebre) che si preoccupi di far pervenire il verbale di pubblicazione del testamento olografo redatto dal notaio ed autorizzarla.

Piccola nota a latere:

Rimane comunque un quesito irrisolto: chi sostiene la spesa della pubblicazione del testamento olografo? Se il “pizzino” viene depositato nelle mani dell’Ufficiale dello Stato Civile, ciò potrebbe costituire un bel problema a questo riguardo…

La risposta è abbastanza semplice: ovviamente l’onere della pubblicazione del testamento è necessariamente a carico della parte che ne chiede l’esecuzione, alla stregua di chi chiede di trascrivere un atto ed ha bisogno del traduttore. Il fatto che il “pizzino'” venga esibito all’Ufficiale di Stato Civile non ha fondamento logico, la manifestazione di volontà può essere recepita solo se integra le forme di legge e il “pizzino” acquista giuridica rilevanza solo se pubblicato da notaio. Spetta dunque a chi ha interesse provvedervi ed assumersi i conseguenti oneri.

 

 

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(1)In questa sede non si affronterà il discusso tema relativo all’oggetto della manifestazione di volontà del coniuge/dei parenti, ovvero se essi -in assenza di scelta del de cuius – siano chiamati ad esprimere una propria volontà alla cremazione ovvero se essi riportino soltanto la volontà espressa in tal senso dal defunto quando ancora in vita.
(2) Art. 602 c.c.:Testamento olografo.
Il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano del testatore. La sottoscrizione deve essere posta alla fine delle disposizioni. Se anche non è fatta indicando nome e cognome, è tuttavia valida quando designa con certezza la persona del testatore. La data deve contenere l’indicazione del giorno, mese e anno. La prova della non verità della data è ammessa soltanto quando si tratta di giudicare della capacità del testatore, della priorità di data tra più testamenti o di altra questione da decidersi in base al tempo del testamento.

Ravenna: intervento di consolidamento strutturale al cimitero monumentale

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La Giunta Municipale di Ravenna ha approvato un progetto esecutivo per la realizzazione di un intervento di consolidamento strutturale nel cimitero monumentale ravennate. Le zone interessate dal progetto sono tre distinte porzioni di edificio attualmente puntellate che si riferiscono in particolare alla volta ed all’arco dell’ingresso principale (lato Candiano), al portico del secondo cortile delle urne ed al solaio del terrazzo est.

Sono pertanto previsti per la volta e l’arco interventi di restauro e consolidamento, per il solaio del terrazzo est l’esecuzione di opere strutturali, per le volte a cupola ricostruzione della continuità strutturale con inserimento di catena oltre a interventi di finitura nel seminterrato, pulizia generale, intonaci, tinteggiature.

Il valore complessivo dell’intervento ammonta a 300mila euro, finanziato nel Piano degli Investimenti per il 2017.

Cimitero di Imola: proteste per rampa disabili non sicura

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Veniamo a conoscenza e volentieri pubblichiamo:
L’Associazione progetto handicap di Bologna fa presente, viste le numerose segnalazioni e lamentele di associati disabili del Comune di Imola riguardanti la rampa disabili costruita presso il cimitero di Imola, lamentele verificate personalmente in quanto la rampa oltre a nostro avviso esser pericolosa soprattutto in discesa per la presenza di muretti che in caso di urto di disabile in carrozzina sicuramente farebbero danni, non è agevole in salita per la presenza di stradina ghiaiata dove le carrozzine affondano e dove un disabile in carrozzina non accompagnato fa molta fatica ad accedere.

Per tali ragioni essendo anche a conoscenza del contenzioso con la ditta di Salerno che non avrebbe ultimato l’opera, e non avendo capito se la rampa sia stata collaudata, inaugurata e soprattutto ci sia un responsabile (comune/ cimitero/Area Blu) che abbia firmato l’agibilità assumendosi i rischi di un possibile incidente da parte di un disabile, chiediamo che la rampa venga messa in sicurezza e che per la sua pericolosità attuale venga chiusa e non resa agibile fino al termine dei lavori, che chiediamo vengano fatti e riconsiderati sempre nell’ottica delle persone disabili a cui non è giusto aggiungere dolori e difficoltà alla loro vita già tristemente segnata.

(Marco Pugliese vicepresidente Associazione progetto handicap)

Il funerale della società pubblica di onoranze funebri di Rovigo

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Aggiudicata, provvisoriamente, la gara della partecipazione sociale di Asm Spa in Asm Onoranze funebri srl alla società di San Bellino MKM srl.

Ma il socio di minoranza loranti Spa (col 10%) della società mista pubblico privato ha esercitato il diritto di prelazione riconosciutagli dallo statuto.
Ad identiche condizioni dell’aggiudicatario provvisorio, ovvero 460.000 euro da corrispondere in 60 mesi a rata costante, la Lorandi Spa comprerà il 90% della società ex pubblica.

Si mantengono inalterate le condizioni del contratto di locazione della sede di Asm onoranze funebri nei locali di Asm Spa di via Dante Alighieri 4 per un valore di circa 30mila euro annui.

Fermati un pò e pensa alla tua morte!

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«Pensare alla nostra morte non è una brutta fantasia»; anzi, vivere bene ogni giorno come se fosse «l’ultimo», e non come se questa vita fosse «una normalità» che dura per sempre, potrà aiutare a trovarsi davvero pronti quando il Signore chiamerà.
Vivere serenamente anche la morte è il messaggio di Papa Francesco, emerso nella messa celebrata venerdì mattina, 17 novembre 2017, a Santa Marta.

«In queste due ultime settimane dell’anno liturgico — ha fatto presente — la Chiesa nelle letture, nella messa, ci fa riflettere sulla fine». Da una parte, certo, «la fine del mondo, perché il mondo crollerà, sarà trasformato» e ci sarà «la venuta di Gesù, alla fine». Ma, dall’altra parte, la Chiesa parla anche della «fine di ognuno di noi, perché ognuno di noi, morirà: la Chiesa, come madre, maestra, vuole che ognuno di noi pensi alla propria morte».

«A me attira l’attenzione — ha confidato il Pontefice, facendo riferimento al brano evangelico di Luca (17, 26-37) — quello che dice Gesù in questo passo che abbiamo letto». In particolare la sua risposta «quando domandano come sarà sarà la fine del mondo». Ma intanto, ha rilanciato il Papa seguendo le parole del Signore, «pensiamo a come sarà la mia fine». Nel Vangelo Gesù usa le espressioni «come avvenne anche nei giorni di Noè» e «come avvenne anche nei giorni di Lot».

Per dire, ha spiegato, che gli uomini «in quel tempo mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno che Noè entrò nell’arca». E, ancora, «come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano». Ecco però, ha proseguito il Papa, che arriva «il giorno che il Signore fa piovere fuoco e zolfo dal cielo».

Insomma, «c’è la normalità, la vita è normale — ha fatto notare Francesco — e noi siamo abituati a questa normalità: mi alzo alle sei, mi alzo alle sette, faccio questo, faccio questo lavoro, vado a trovare questo domani, domenica è festa, faccio questo». E «così siamo abituati a vivere una normalità di vita e pensiamo che questo sarà sempre così». Ma lo sarà, ha aggiunto il Pontefice, «fino al giorno che Noè salì sull’arca, fino al giorno che il Signore ha fatto cadere fuoco e zolfo dal cielo».

Perché sicuramente «verrà un giorno in cui il Signore dirà a ognuno di noi: “vieni”», ha ricordato il Pontefice. E «la chiamata per alcuni sarà repentina, per altri sarà dopo una malattia, in un incidente: non sappiamo». Ma «la chiamata ci sarà e sarà una sorpresa: non l’ultima sorpresa di Dio, dopo di questa ce ne sarà un’altra — la sorpresa dell’eternità — ma sarà la sorpresa di Dio per ognuno di noi».

A proposito della fine, ha proseguito, «Gesù ha una frase, l’abbiamo letta ieri nella messa: sarà “come la folgore che guizzando brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno”, il giorno che busserà alla nostra vita».«Noi siamo abituati a questa normalità della vita — ha proseguito Francesco — e pensiamo che sarà sempre così».

Però «il Signore, e la Chiesa, ci dice in questi giorni: fermati un po’, fermati, non sempre sarà così, un giorno non sarà così, un giorno tu sarai tolto e quello che è accanto a te sarà lasciato».«Signore, quando sarà il giorno in cui sarò tolto?»: proprio «questa — ha suggerito il Papa — è la domanda che la Chiesa invita a farci oggi e ci dice: fermati un po’ e pensa alla tua morte».
Ecco il significato della frase citata da Francesco, posta all’ingresso «in un cimitero, al nord di Italia: “Pellegrino, tu che passi, pensa dai tuoi passi, l’ultimo passo”». Perché «ci sarà un ultimo» passo.

«Questo vivere la normalità della vita come fosse una cosa eterna, un’eternità — ha spiegato il Papa — si vede anche nelle veglie funebri, nelle cerimonie, nelle onorificenze funebri: tante volte le persone che davvero sono coinvolte con quella persona morta, per la quale preghiamo, sono poche».

E così «una veglia funebre si è trasformata normalmente in un fatto sociale: “Dove vai oggi?” — “Oggi devo andare a fare questo, questo, questo, poi al cimitero perché c’è la cerimonia”». Diventa così «un fatto in più e lì incontriamo gli amici, parliamo: il morto è lì ma noi parliamo: normale». Così «anche quel momento trascendente, per il modo di camminare della vita abituale, diventa un fatto sociale».

E «questo — ha confidato ancora Francesco — io l’ho visto nella mia patria: in alcune veglie funebri c’è un servizio di ricevimento, si mangia, si beve, il morto è lì: ma noi qui facciamo un po’, non dico “festa”, ma parliamo, mondanamente; è una riunione in più, per non pensare».
«Oggi — ha affermato il Pontefice — la Chiesa, il Signore, con quella bontà che ha, dice a ognuno di noi: fermati, fermati, non tutti i giorni saranno così; non abituarti come questa fosse l’eternità; ci sarà un giorno che tu sarai tolto, l’altro rimarrà, tu sarai tolto».
Insomma, così «è andare col Signore, pensare che la nostra vita avrà fine, e questo fa bene perché lo possiamo pensare all’inizio del lavoro: oggi forse sarà l’ultimo giorno, non so, ma farò bene il lavoro».

E «farò» bene anche «nei rapporti a casa, con i miei, con la famiglia: andare bene, forse sarà l’ultimo giorno, non so». Lo stesso dobbiamo pensarlo, ha proseguito Francesco, «anche quando andiamo a fare una visita medica: questa sarà una in più o sarà l’inizio delle ultime visite?».«Pensare alla morte non è una fantasia brutta, è una realtà», ha insistito il Pontefice, spiegando: «Se è brutta o non brutta dipende da me, come io la penso, ma ci sarà e lì sarà l’incontro col Signore: questo sarà il bello della morte, sarà l’incontro col Signore, sarà lui a venire incontro, sarà lui a dire “vieni, vieni, benedetto da mio Padre, vieni con me”».

A nulla serve dire: «Ma, Signore, aspetta che devo sistemare questo, questo». Perchè tanto «non si può sistemare niente: quel giorno chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa non scenda: dove stai ti prenderanno, ti prenderanno, tu lascerai tutto».Però «avremo il Signore, questa è la bellezza dell’incontro», ha rassicurato il Papa. «L’altro giorno — ha aggiunto — ho trovato un sacerdote, più o meno sessantacinquenne: non si sentiva bene, è andato dal dottore», il quale «dopo la visita» gli «ha detto: “Guardi, lei ha questo, questa è una cosa brutta, ma forse stiamo in tempo di fermarla, faremo questo; se non si ferma faremo quest’altro e se non si ferma incominceremo a camminare e io la accompagnerò fino alla fine”».

Perciò, ha commentato Francesco, «bravo quel medico! Con quanta dolcezza ha detto la verità: anche noi accompagniamoci in questa strada, andiamo insieme, lavoriamo, facciamo del bene e tutto, ma sempre guardando là».«Oggi facciamo questo» ha concluso il Papa, perché «ci farà bene a tutti fermarsi un po’ e pensare il giorno nel quale il Signore verrà a trovarmi, verrà a prendermi per andare da lui».

Una protesta pubblica delle imprese funebri palermitane per lo stato di collasso cimiteriale del capoluogo siciliano

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Veniamo a conoscenza e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato di lavoratori palermitani:

“Servizi cimiteriali al collasso”: la protesta consorzio onoranze funebri„

La situazione è di una gravità non immaginabile se non viene vista con i propri occhi, da anni ormai con assiduità abbiamo sollevato la problematica agli uffici ed alle Amministrazioni, che nel tempo non hanno nemmeno affrontato i problemi del cimiteri Palermitani. I Cittadini, Agenzie Funebri, Comune: Il disagio degli Impresari Funebri a dover affrontare giornalmente le difficoltà burocratiche, cercare un posto nei cimiteri, le continue giustificate lamentele dei cittadini al fine di poter dare una degna sepoltura al proprio caro, chi muore di venerdì dopo mezzogiorno deve attendere il lunedì mattina prima di essere seppellito, la domenica non vengono fatte tumulazioni né vengono rilasciate autorizzazioni alla sepoltura gli uffici sono chiusi, il lunedì mattina si rischia di aspettare anche diverse ore dietro la porta del cimitero, pur non dimenticando i decessi negli ospedali dove i parenti vogliono a tutti i costi portare la salma in abitazione.

Incentivare il personale: dagli Uffici, ai Cimiteri
Il comparto funerario del Comune di Palermo, va rivista la situazione economica di tutto il personale comunale e Reset: reperibilità – straordinario e quant’altro necessario.

Uffici Impianti Cimiteriali
Prolungamento dell’orario di apertura e chiusura dell’ufficio e reperibilità per garantire nei giorni festivi e prefestivi, solo per le salme che devono andare fuori comune o in abitazione (Art. 8 e Art. 10), fino ad un certo orario (ore 20:00); *Il personale Reset dei servizi cimiteriali: all’interno degli Impianti Cimiteriali, deve essere riconosciuto lo straordinario, si occupano delle operazioni cimiteriali è impossibile che alle ore 12,00 si interrompono le tumulazioni e le operazioni cimiteriali, invece che alle 14.00, aggravando i disagi dei cittadini e delle imprese.

Nuovi cimiteri
Servono soluzioni strutturali come il nuovo cimitero di Ciaculli, l’ampliamento di Santa Maria di Gesù o di quelli esistenti; ci sono diversi progetti di finanza dei privati che da anni giacciono negli uffici, scontrandosi con la burocrazia, uffici che non funzionano, funzionari troppo zelanti, intanto chi vuole investire a Palermo rinuncia andando altrove.

Forno Crematorio
Era stato presentato un progetto dei privati a costo zero per noi cittadini, ma il comune ha preferito fare da se costando il doppio ricorrendo a cassa depositi e prestiti che noi cittadini pagheremo con gli interessi; Un tema che sembra non interessare nessuno dell’amministrazione comunale, tutto ciò è inaccettabile e indegno per chi in quel momento vuole solo dare una degna sepoltura al proprio caro, non avere rispetto per i defunti è la cosa peggiore che si possa fare; Per questi motivi stiamo «informando l’opinione pubblica» sull’inefficienza dell’amministrazione e sugli interventi che il comune intenderà fare (a parte i campi d’inumazione dove il degrado, insuperabili barriere architettoniche, campi che si allagano alle prime piogge che la maggioranza dei cittadini non vogliono, rigettando tutte le colpe alle agenzie), i cittadini vogliono esaudire le volontà del defunto ed avere la possibilità di scelta dove seppellire i loro cari.“
95201

Dallo scheletro ricostruiscono le sembianze di un defunto 6 secoli fa

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Gli studiosi dell’Università di Cambridge in collaborazione con l’istituto scozzese di Dundee, sono riusciti a ricostruire il volto di una persona vissuta nel Regno Unito nel Medioevo.

Il team formato da archeologi, informatici e antropologi, ha soprannominato il soggetto in questione “Context 958”. L’elaborazione digitale della faccia fa parte di un progetto di ricerca denominato “After the Plague” (Dopo la Peste), che ha come scopo quello di indagare la vita delle persone povere dopo l’epidemia di peste bubbonica che colpì l’Europa nel 1348 sterminando la popolazione e guadagnandosi il nome di “Morte Nera”.

Lo studio ha portato gli esperti britannici ad analizzare 400 scheletri trovati nel cimitero del St. John’s Hospital e seppelliti tra 13° e il 15° secolo. I resti di “Context 958” erano stati rinvenuti fra il 2010 e il 2012 durante alcuni scavi nella zona e dalle analisi effettuate erano state raccolte moltissime informazioni sulla sua vita.

“Context 958 aveva più di 40 anni quando morì – ha raccontato l’archeologo John Robb, che ha guidato le ricerche – e aveva uno scheletro abbastanza robusto, con evidenze di usura provocate da una vita di lavoro duro. Non possiamo sapere che lavoro specifico svolgesse, ma era una persona di classe operaia, magari con un commercio specializzato di qualche tipo” .
Nonostante appartenesse al ceto sociale povero, l’uomo consumava carne e pesce, che probabilmente cacciava da solo.

Emilia-Romagna, autorizzazione alla cremazione: il corretto timing nelle pieghe del regolamento di Stato Civile

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Da mesi, su questo blog, ci arrovelliamo su questo dubbio procedurale, senza trovarvi possibile soluzione: come specificato dal Ministero di Grazia e Giustizia, con nota Min. G.G. n. 1/50/FG/33 (92) 114 del 12/6/1992, l’autorizzazione alla cremazione è alternativa a quella alla più classica sepoltura (Art. 74 D.P.R. n.396/2000), cioè ad inumazione o tumulazione, solo tre, infatti, sono le pratiche funebri ammesse dalla Legge Italiana.

Essa, secondo interpretazione autentica, non è un ordine di seppellimento, bensì un permesso, ragion per cui non può esser accordata prima delle 24 ore canoniche (fatti salvi i casi espressamente contemplati dal regolamenti speciali, richiamati dallo stesso D.P.R. n.396/2000, come appunto quello di polizia mortuaria). L’autorizzazione alla sepoltura, nella sua tempistica, quale procedimento amministrativo di Stato Civile, ex Art. 14 D.Lgs n. 267/2000, ai sensi dell’Art. 2 comma 3 L. n. 241/1990 non è regolata da apposito D.M., ma da fonte di rango superiore cioè dallo stesso D.P.R. n.396/2000.

L’autorizzazione alla sepoltura è propedeutica a qualsiasi atto irreversibile da compiersi sul cadavere ex Art. 8 D.P.R. n.19285/90, senza essa, quindi, non si può sostanzialmente chiudere la cassa. L’autorizzazione alla cremazione non ha, se non ricordiamo male, un tempo prestabilito e certo per il proprio rilascio, essa, addirittura potrebbe, paradossalmente, anche eccedere i trenta giorni previsti dall’Art. 2 comma 2 L. n. 241/1990, se ad esempio, occorre il Nulla Osta della Magistratura, tutto l’iter autorizzativo si sospende, ex se, ed è ad esso subordinato, ex Art. 116 D.Lgs n.271/1989 per ovvie e preponderanti esigenze di Giustizia, ma immaginiamo pure un impedimento degli aventi diritto a pronunciarsi, secondo il principio di poziorità ex Art. 79 comma 1 D.P.R. 285/90, nel silenzio del de cuius, o, peggio, una loro irreperibilità, ancorché parziale.

Allora, se manca quest’autorizzazione fondamentale e fors’anche sovraordinata, rispetto al decreto di trasporto, “come”, e soprattutto, “quando” provvedere alla chiusura del cofano ed alla consegna dello stesso decreto di trasporto a cassa chiusa? Il problema, in prospettiva, parrebbe risolvibile col buon senso, ma meglio sarebbe un pronunciamento inequivocabile delle stesse Autorità, preferibilmente se Statali, perché la Regione ex Art. 117 comma 2 Lett. I) Cost. non ha titolo a legiferare in materia di Stato Civile. Azzardiamo una possibile risposta: si concede la sola autorizzazione al trasporto con la specifica indicazione che esso avviene posteriormente alla visita necroscopica, ed una volta decorso il periodo d’osservazione, quindi a cassa chiusa. Chiaramente si implementa questo metodo se vi deve essere un trasporto non verso il crematorio.

Poi vi sarà un’altra autorizzazione al trasporto in genere annessa al decreto di cremazione, ai termini dell’Art. 26 D.P.R. 285/90 (senza mai dimenticare l’Art. 10 comma 7 L.R. emiliano-romagnola n.19/2004 con cui, per elementari motivi di semplificazione burocratica, il Legislatore Regionale auspica per tutti i passaggi del trasporto funebre, l’emissione di un unico decreto di trasporto) che chiude il circuito autorizzativo. Ma è vero, indubbiamente questo possibile “bug”di sistema nasce dalla ordinarietà del tempo della sepoltura più tradizionale (inumazione o tumulazione). Più razionalmente e, de iure condendo, l’autorizzazione dell’ufficiale di Stato Civile, dovrebbe essere sostituita da un Nulla Osta alle successive forme di “sepoltura”, indipendentemente dal fatto che esse siano inumazione, tumulazione o cremazione. E poi dovrebbe esserci una vera e propria autorizzazione alla inumazione, alla cremazione, alla tumulazione, se del caso, in base ai titoli di sepoltura acquisiti.

In India investimento per realizzare 200 nuovi crematori a gas

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Il governo di Kerala, nel sud dell’India, si appresta a sostituire i forni crematori elettrici situati nei luoghi pubblici con quelli alimentati a gas, considerati più eco-compatibili ed economicamente sostenibili.

Come riferisce l’agenzia indiana Pti, le autorità giudicano i forni crematori elettrici troppo costosi, perché consumano molta energia e devono essere tenuti sempre accesi per mantenerli caldi. Obiettivo della Suchitwa Mission, agenzia statale della sanità, è costruire 200 impianti “con parcheggio, sala d’attesa climatizzata, area per riti religiosi e giardino”. Per farlo sono stati stanziati 1,1 miliardi di rupie, circa 14,5 milioni di dollari.

Sempre meno gente frequenta i cimiteri e sempre più animali li abitano

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Sono oltre 5.000 i cimiteri italiani censiti da AIDAA dove sono presenti colonie di animali che hanno deciso di vivere in pace tra le tombe, moltissimi sono i cimiteri italiani (Il Verano di Roma e quello di Brindisi tra i piu famosi) dove sono presenti delle imponenti e stanziali colonie feline, ma in realtà la maggior parte dei cimiteri italiani ospita colonie di leprotti o di altri piccoli animali del bosco a partire dai cimiteri Maggiore e Chiaravalle a Milano, mentre in quasi tutti i cimiteri del centro-nord Italia è possibile alzando gli occhi al cielo vedere correre tra i rami degli alberi gli scoiattoli grigi, ma anche i ghiri. Mentre nelle antiche tombe di famiglia a volte rovinate dal tempo trovano casa spesso colonie di pipistrelli. Secondo una stima approssimativa ma non troppo potrebbero infatti essere oltre 50.000 gli animali di varie specie che popolano gli oltre 5.000 cimiteri italiani.

In Messico si sperimenta la possibilità di riutilizzo di pace maker

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Medici messicani hanno riutilizzato con successo pacemaker già usati, dopo una sterilizzazione standard, su pazienti che ne avevano bisogno ma non potevano permettersi il costo del device.
Uno studio sull’argomento è stato presentato al congresso annuale della Mexican Society of Cardiology di Guadalajara svoltosi recentemente a cui hanno preso parte gli esperti della European Society of Cardiology (Esc).
“Si tratta di un piccolo studio, ma dimostra che con un processo di accurata sterilizzazione, pacemaker espiantati, con una batteria di sei anni, possono essere riutilizzati in modo sicuro”, ha spiegato Carlos Gutiérrez, cardiologo del General Hospital of Mexico. Aggiungendo che in Messico, stando ai dati forniti dal governo, la metà della popolazione non ha accesso ad una assicurazione sociale o privata che copra i costi di un impianto, e il 44 per cento della popolazione vive in povertà.
“Questo significa – ha aggiunto Gutierres – che un grande numero di messicani non può permettersi di curarsi”. Lo studio prende in esame il caso di 33 pazienti a cui era stato prescritto l’impianto ma non avevano le possibilità economiche. Nell’ospedale messicano, dal 2011 al 2017, sono stati impiantati pacemaker già usati e donati dai parenti di persone decedute, nessun problema è stato registrato a sei mesi dall’intervento.
Jose Zamorano, direttore del programma Esc in Mexico ha sottolineato che l’impianto viene usato su numerosi pazienti ogni anno in tutto il mondo, e che la modalità del riutilizzo consente di accedere a un salvavita importante anche a chi non ha i mezzi finanziari.

Macomer: sbloccato iter amministrativo per procedere a costruzione di manufatti cimiteriali

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La realizzazione del nuovo cimitero a Macomer in Sardegna procederà senza alcun impedimento giudiziario.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza del 31 ottobre 2017, ha infatti confermato la sentenza del Tar, che aveva respinto il ricorso del Consorzio di imprese Ciro Menotti di Ravenna, aggiudicatario della gara per l’assegnazione dei lavori di realizzazione e gestione del nuovo cimitero.
I giudici romani hanno confermato le ragioni che avevano indotto il Comune ad annullare la gara in autotutela.
Lo stesso Consiglio di Stato ha disposto anche il rimborso al Comune di tutte le spese processuali.
“Queste somme – dice soddisfatto il sindaco Antonio Succu – saranno utilizzate per fare altri lavori nel nuovo cimitero”.

All’asta 5 cappelle al cimitero di San Michele in isola, a Venezia

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Sarà un privilegio per pochi garantirsi il riposo eterno in una delle cinque cappelle monumentali del cimitero dell’isola di San Michele a Venezia, che l’amministrazione municipale metterà all’asta perché la proprietà legittima è decaduta entro il 31 gennaio 2017.
Nel cimitero sulla laguna riposano le spoglie di personaggi come Ezra Pound, Igor Stravinskij, Sergej Djagilev, Emilio Vedova, Christian Doppler, Josif Brodskij, Zoran Music. La più economica delle tombe offerte – e per le quali vi sono già diversi interessamenti – parte da 256 mila euro, ma si può arrivare anche a 335 mila euro, rilanci esclusi. A determinare il valore delle cappelle sono la grandezza, lo stato di conservazione, i restauri già compiuti e la bellezza degli arredi, con mosaici e marmi policromi di grande valore.
Fonte: ANSA

Sepolcro famigliare o ereditario? Natura dell’istituto, diritti riflessi ed oneri connessi

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Chi ha diritto di essere tumulato nel sepolcro familiare?…Domanda annosa e non di agevole soluzione, data la notevole stratificazione tra diverse posizioni soggettive e le legittime aspettative

Traggo spunto per alcune, ulteriori riflessioni sul poliedrico problema dello jus sepulchri, da un bell’articolo di Donato Berloco, pubblicato sulle pagine della rivista di settore: ” Lo Stato Civile Italiano”, in data 28 maggio 2015.

Innanzitutto, va sempre operata una distinzione semantica e funzionale tra sepolcro famigliare o gentilizio e sepolcro ereditario.

A) Il sepolcro famigliare sorge sibi familiaeque suae, vale a dire che esso è riservato (ad oggi art. 93 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) al fondatore titolare della concessione amministrativa e ai suoi congiunti (l’appartenenza alla famiglia dovrebbe essere stabilita dal regolamento comunale di polizia mortuaria, altrimenti di default si applicheranno gli arrt. 74 e ss. Cod. Civile sulla parentela, senza mai dimenticare come la famiglia sia un nucleo sociale e naturale (quindi pre-giuridico?) basato sul matrimonio ex art. 29 Cost.).

ceme8 Nel sepolcro familiare lo jus sepulchri è attribuito in base alla volontà del fondatore in stretto ed esclusivo riferimento al novero dei suoi familiari, la singola persona lo acquisisce ex capite e iure proprio sin dal momento della nascita (e per i nondum nati?), per il solo fatto di trovarsi con il costruttore del sacello in quel determinato rapporto (jure coniugi o jure sanguinis) previsto nell’atto di costituzione o desunto dalle regole consuetudinarie.

In caso di silenzio dell’atto concessorio (laddove il fondatore statuisce solennemente la sua volontà in ordine alla costituenda tomba) si deve ritenere presuntivamente che si tratti di sepolcro familiare.

L’art. 93 del D.P.R. n.285/1990 prescrive che il diritto di uso delle sepolture private concesse a persone fisiche sia riservato alle persone dei concessionari e dei loro familiari.

Può essere altresì consentita, previa autorizzazione, (ma è un caso del tutto eccezionale e sottoposto a capillare regolamentazione locale!) la tumulazione di salme di persone che risultino essere state con loro conviventi o abbiano conseguito particolari benemerenze nei confronti del concessionario primo: esempio: relazioni morali ed affettive (si veda, però, attualmente la Legge n. 76/2016 sulle unioni civili, già in larga parte anticipata, con una proiezione ante litteram, almeno per gli aspetti sepolcrali, dal Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato nell’ormai lontano anno 1990).

Il diritto di essere inumato o tumulato in quel particolare sepolcro privato si acquista in forza di uno stato di fatto: versare, dunque, in quel determinato rapporto giuridico col fondatore, previsto nell’atto di fondazione o desunto dalle regole consuetudinarie, ma in ogni caso, sempre jure coniugii, cioè per vincolo coniugale e jure sanguinis (per consanguineità) , e mai jure succesionis.

Lo jus sepulchri, tramite i ripetuti subentri (quando e se contemplati dalla regolamentazione comunale) si concentrerà, infine, nelle mani dell’ultimo superstite compreso nella cerchia dei familiari originariamente designati quali portatori del diritto di sepolcro, qualunque sia il suo vincolo di discendenza con fondatore, così che alla sua morte il diritto seguirà le sorti del trasferimento secondo le ordinarie e collaudatissime regole della successione mortis causa, quale parte del suo patrimonio.

Questo mutamento nella genetica del diritto avverrà appunto solo al momento dell’estinzione della classe (= ramo famigliare) degli aventi diritto al sepolcro.

Quindi, un sepolcro familiare all’origine, almeno secondo l’orientamento costante della Cassazione, può trasformarsi in sepolcro ereditario allorquando sia del tutto spirata la famiglia del concessionario del sepolcro.

Per questa ragione occorre verificare quale sia la definizione di famiglia o, in altre parole, di appartenenti alla famiglia del concessionario (meglio se nominativamente indicati nell’atto concessorio) o se i discendenti del fondatore abbiano ottenuto in vita la qualità di concessionario pleno jure con annessi i diritti di gestione sulla tomba.

Va rimarcato, però, come la rosa dei familiari del concessionario sia titolare di un diritto di riserva che non può essere compresso, leso o ingiustamente inibito da nessun atto di disposizione inter vivos o mortis causa (da qui la conseguente nullità della disposizioneceme10 testamentaria e l’illegittimità del provvedimento comunale che l’abbia recepita), si rammenta, infatti, come la compravendita dei sepolcri sia vietata almeno dal 10 febbraio 1976, per espressa proibizione regolamentare (D.P.R. n. 803/1975). Secondo un diverso filone della dottrina, invece, sarebbe implicitamente la stessa natura demaniale del bene “sepolcro” sancita dall’art. 824 comma 2 Cod. Civile, ad impedire atti a contenuto inter-privatistico sulle tombe.

B) Il sepolcro ereditario potrebbe nascere ab origine sibi haeredibus suis, è pacifico se ciò risponde ad un preciso intento del fondatore, ma è una fattispecie del tutto residuale; ci occuperemo, invece, di una diversa figura giuridica, più evolutiva. Essa è, incardinata sul diritto perfetto esercitabile sul sepolcro già costruito, opponibile jure privatorum nei confronti degli altri privati; quest’ultimo è assimilabile al diritto di superficie (o al solo diritto d’uso ex art. 1021 Cod. Civile, secondo correnti minoritarie del dibattito accademico) e, come tale, suscettibile di possesso ((Cass. II Sez. 30 maggio 2003, n.8804). e di trasmissione per atti tra vivi o mortis causa, atteggiandosi ad un diritto che si trasferisce nei modi stessi di ogni altro bene anche a persone non facenti parte della famiglia, fatta naturalmente salva la destinazione funeraria ultima impressa al manufatto tombale (funzionalmente il sepolcro serve ad accogliere spoglie umane, sembra pleonastico e quasi ultroneo ribadire questo elementare concetto, ma ….repetita juvant!)

Gli eredi legittimi o testamentari, se non subentrano a loro volta nella piena titolarità dello jus sepulchri, intervengono soltanto (e sono responsabili) per il mantenimento, in solido e decoroso stato, della tomba intesa come mero fabbricato (art. 2053 Cod. Civile, art. 63 D.P.R. n. 285/1990)., da cui bisogna però, scindere il diritto d’uso che ha carattere personalissimo, non patrimoniale.

Ciò detto, si deduce che in capo all’erede testamentario, come all’erede legittimo (ambedue onerati?), transiti il diritto sul sepolcro in sé, ossia sul bene, ma non anche (almeno non automaticamente!) il diritto di essere seppellito o dar sepoltura (jus sepulchri attivo o passivo), eccetto quanto appena detto in ordine alla trasformazione del sepolcro familiare in sepolcro ereditario per mancanza dei soggetti della famiglia del fondatore.

La successione ereditaria del manufatto postula l’avvicendamento dell’erede nel rapporto di concessione con la pubblica amministrazione, e ciò in quanto non è possibile separare il suolo demaniale dall’elemento funerario sopra realizzatovi, poiché i i due beni formano un unicum inscindibile in base al principio dell’istituto del diritto di superficie di cui all’art. 953 del Cod. Civile. Qualora ci fosse un testamento che nulla disponesse in ordine alla cappella, significherebbe che il diritto sul edificio funerario (leggasi gli oneri manutentivi) inteso come sepolcro ereditario si trasmetterebbe agli eredi legittimi. Se, poi, questi ultimi fossero anche persone appartenenti alla famiglia del fondatore, allora sarebbero anche titolari del diritto all’utilizzo del sepolcro, ossia ad essere seppelliti o a dar sepoltura Tutto dipende da quanto esplicitato nell’atto di concessione (TAR Veneto n.3074 del 2006), nell’ufficialità della sua stipula.

Marmisti in campo a difesa della riforma dei servizi funerari

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Veniamo a conoscenza e volentieri pubblichiamo:

“Poiché, in questi giorni, si adopera un uso strumentale di un disegno di legge (ddl 1611), AssoMarmo-Casartigiani, Associazione nazionale delle lavorazioni del marmo, stanca di politiche di stampo monopolista e lobbistico a cui la normativa porrebbe qualche necessario rimedio, si vede costretta a definire e a puntualizzare in merito. Con la dovuta premessa che AssoMarmo è stata l’unica associazione di categoria che ha cercato di difendere il settore lapideo da una reale concorrenza sleale perpetrata dai settori funebri.

Il disegno di legge 1611 a firma del Sen. Vaccari, relatrice Sen. Maturani, cerca finalmente di razionalizzare tutto il settore funebre. Volgarmente questo disegno di legge viene indicato, da chi vuole fare becera politica populista, come la “tassa sul morto” ma, in realtà, di tasse a carico del cittadino non vi è neanche l’ombra. Infatti, i 30 € di versamento previsto sono a carico delle aziende funebri. In realtà il ddl Vaccari tenta di razionalizzare il comparto funebre intervenendo anche a specificare le figure che intervengono quando un nostro “caro” lascia questa vita terrena. Si comprende, altresì, che un settore abituato ad essere IVA esente si senta ulteriormente tassato dovendo emettere una fattura con IVA. La vera rivoluzione insita in questa proposta di legge, è l’ aumento sino a 7.000 € da portare in detrazione sulle dichiarazioni dei redditi, cifra che comprende tutte le spese sostenute anche per i materiali lapidei che non possono essere venduti dalle aziende funebri ma dai marmisti.
Altra rivoluzione sarebbe l’immissione di eventuali polizze assicurative con il loro conseguente sgravio fiscale. Quindi se vogliamo essere precisi a fronte di 30€ a carico dell’azienda funebre, i cittadini possono avere sgravi per ben 14.000 €. Riassumendo, nessuna tassa a carico di chi è già abbastanza vessato al giorno d’oggi, le famiglie, ma addirittura un risparmio.

Di conseguenza, prima di denigrare il lavoro degli altri, i Senatori e i Parlamentari pentastellati dovrebbero leggere bene le leggi e chiarire dove erano nelle varie sedute di Commissione Senatoriale alle quali AssoMarmo ha partecipato mentre loro erano completamente assenti.

Inoltre, visto che il Senato sarà impegnato a lavorare sulla legge di stabilità e poi saranno anche sciolte le Camere, è fondato il nostro timore che si allunghino all’infinito i tempi per trasformare questo disegno di legge in una legge dello Stato italiano.

Taranto 6 novembre 2017
Il Presidente Nazionale AssoMarmo-Casartigiani
Federico Greco”

Tomba fosforescente

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Fa discutere la tomba che il compagno ha voluto dedicare all’amico morto dopo 36 anni di amore, nel cimitero di Mariano Comense (Como).
Si tratta di un sepolcro molto particolare: non solo perchè colorato e fosforescente (dal blu elettrico al giallo), ma anche per dimensioni, forma, foto.
Al punto che FI avrebbe pronta una mozione. La tomba è quella di Carlo Annoni, infermiere 61/enne morto ad aprile. Da 36 anni faceva coppia con Corrado Spanger.
Iscritti all’Arcigay,sono stati pionieri dei diritti gay: quando in Italia era vietato si sposarono a Londra e appena qui è stata approvata la legge hanno celebrato l’unione civile.
“Carlo e io abbiamo voluto far capire che l’amore gay non ha in sé nulla di male, ma anzi regala una vita a colori”, ha detto Corrado che al compagno dedica anche il premio letterario Carlo Annoni, a tematica gay.
Sul suo profilo Fb Corrado, per il 2 novembre, ha pubblicato la foto della tomba con il post “Sto pensando che a Carlo farebbe piacere se i suoi amici andassero a trovarlo”.


Di certo avrebbe sfigurato una delle tradizionali e seriose tombe italiane al “Cimitirul Vesel”, in Romania, noto anche come il “cimitero che ride”.

Cosa va di moda al cimitero?

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Giovedì 9 novembre 2017 alle ore 15.30 presso la Sala Convegni del Cimitero Monumentale di Milano è in programma la presentazione del libro di Valeria Celsi Cosa va di moda al Monumentale? Tendenze fashion nell’Ottocento tra i viali del Cimitero Monumentale di Milano. Insieme all’autrice interviene Fabio Ranfi.

Scafati: la DIA contesta alcuni fatti a imprese funebri e comunali

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la Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno ha emesso qualche giorno or sono, nell’ambito dell’operazione “Sarastra”, l’avviso della conclusioni delle indagini preliminari e contestuale informazione di garanzia nei confronti di 6 indagati, tutti ritenuti responsabili, in concorso, del reato di abuso d’ufficio, commesso con l’aggravante del metodo mafioso (art. 323 c.p., in relazione all’art.7 d.l. 152/91).
Le attività di indagine hanno consentito di documentare l’illecita attività di pubblicità funebre svolta – su pannelli installati abusivamente, omettendo il versamento dei tributi dovuti per legge e agevolati anche dalle condotte omissive poste in essere dai responsabili degli uffici comunali deputati al controllo – da due società operanti nello specifico settore e riconducibili, rispettivamente, una al clan camorristico Cesarano (egemone su Castellammare di Stabia e Comuni limitrofi) e una al clan camorristico Matrone, di Scafati.
In particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare che le condotte omissive, finalizzate a non interrompere o impedire le attività illecite delle due ditte, hanno recato vantaggi anche di natura patrimoniale sia alle stesse società, sia, in un caso, ad un allora dipendente del Comune di Scafati, che avrebbe fruito di un servizio di onoranze funebri gratuito, in occasione del decesso di un prossimo congiunto.
Le persone coinvolte – Aliberti Angelo Pasqualino, già Sindaco del Comune di Scafati;
Cozzolino Giovanni, già dipendente del Comune di Scafati, membro dello staff del Sindaco pro tempore;
Cacchione Giacomo, già Capo Area Economico Finanziaria del Comune di Scafati;
Ametrano Giuseppina, legale rappresentante della ditta “L’Eternità s.r.l.”;
Cesarano Alfonso e Cesarano Catello, legali rappresentanti della ditta “Cesarano Nicola Pompe Funebri s.c.a.r.l.”

Ussita: primi stanziamenti per urgente messa in sicurezza del cimitero e approvazione del progetto

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La Regione Marche ha approvato il progetto presentato dal Comune di Ussita per gli interventi urgenti di messa in sicurezza e il ripristino della viabilita’ di accesso al Cimitero di Castelmurato. La somma disponibile e’ di 100.000 euro a fronte dell’importo complessivo autorizzato di 1,1 milioni.

A seguito degli eventi sismici verificatisi nel periodo tra agosto e ottobre 2016, tutto il territorio comunale ha subito gravi danni alle strutture, tra cui appunto il Cimitero monumentale.

Marmisti friulani lamentano disparità di trattamento rispetto alle imprese funebri

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La Commemorazione dei Defunti è una vetrina anche per chi deve parlare del settore funerario e ha una finestra di pochi giorni l’anno in cui l’attenzione dei media è alta.
Succede quindi che l’associazione friulana dei marmisti, per bocca del suo Presidente Francescut, lancia l’allarme dato da una concorrenza sleale da parte di alcune imprese funebri che operano anche nel settore marmi.
«Si tratta – spiega Francescut – della concorrenza sleale di quelle pompe funebri che, senza la corretta iscrizione alla Camera di Commercio, continuano la lavorazione dei materiali lapidei a 360°, non avendo a carico tutti gli oneri assicurativi, di gestione della produttività e i termini di sicurezza sul lavoro e di gestione dell’ambiente».

Una situazione, prosegue il presidente Francescut che «in Friuli Venezia Giulia abbiamo cercato di affrontare a maggio, in occasione della modifica di una legge al riguardo, ma il Consiglio regionale non ha ritenuto di correggere uno stato di cose palesemente scorretto».

Una concorrenza che non ha regole uguale per tutti è legata anche all’imposizione dell’Iva. «Non si capisce – prosegue il presidente – perché, sullo stesso prodotto, a una categoria sia permessa l’esenzione Iva e a un’altra no».
Su questi punti sono è in corso anche un pressing ci Confartigianato nazionale per ottenere una norma chiarificatrice a livello parlamentare,