Campane a morto

Campane a morto

Dopo la decisione del Comune di Ravenna di riprendersi in casa il settore funebre e cimiteriale, le titubanze di Faenza, anche il Comune di Bologna lancia evidenti segnali di dismissione di queste attività da HERA S.p.a..
Entro quattro mesi HERA lascerà il settore delle onoranze funebri a Bologna, che dai 2.000 funerali annui di circa 10 anni or sono è ormai vicino ai 1.000 funerali all’anno.
Anche i cimiteri e la cremazione sono dichiarate attività non strategiche e quindi in procinto di trovare altra soluzione gestionale.
È finita male questa esternalizzazione, subita da HERA con la precedente amministrazione e fortemente voluta da Guazzaloca.
Gestione di servizi a rete e servizi alla persona mal si conciliano.
Mal si conciliano servizi ad alta redditività (come il gas, il teleriscaldamento e le telecomunicazioni, che hanno ritorni degli investimenti a medio termine) con i tempi lunghi e la bassa redditività degli investimenti cimiteriali.
Vincono le esigenze di Borsa, quelle che non prevedono servizi gestiti in multiutility con bassi margini o a pareggio. E così l’esigenza di rispondere a logiche di profitto affonda il settore funebre e cimiteriale pubblico emiliano-romagnolo, che non riesce o non vuole ancora adottare un cambio di mentalità.
Ben poco c’entra, invece, la foglia di fico, sbandierata da Comune di Bologna ed HERA, dell’obbligo di separazione societaria (entro il 31 dicembre 2005) conseguente ad una recente legge regionale.
Quel che è mancato in HERA è la capacità di affrontare la gestione dei servizi alla persona, di estrema delicatezza, come quelli funebri e cimiteriali, unitamente alla mentalità occorrente per affrontare una programmazione di lungo termine.
Forse ha inciso anche la valutazione che col crescere della cremazione la redditività della immobiliare cimiteriale è destinata a ridimensionarsi profondamente, come pure se prende piede l’affido e la dispersione delle ceneri.
Se l’attuale Amministrazione comunale bolognese dovesse puntare decisamente sul privato allora si che suonerebbe una campana a morto per il settore funebre emiliano-romagnolo.


Editoriale di Daniele Fogli, pubblicato su I Servizi Funerari 4/2005.

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