Archivi giornalieri: 09/11/2017

Sepolcro famigliare o ereditario? Natura dell’istituto, diritti riflessi ed oneri connessi

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Chi ha diritto di essere tumulato nel sepolcro familiare?…Domanda annosa e non di agevole soluzione, data la notevole stratificazione tra diverse posizioni soggettive e le legittime aspettative

Traggo spunto per alcune, ulteriori riflessioni sul poliedrico problema dello jus sepulchri, da un bell’articolo di Donato Berloco, pubblicato sulle pagine della rivista di settore: ” Lo Stato Civile Italiano”, in data 28 maggio 2015.

Innanzitutto, va sempre operata una distinzione semantica e funzionale tra sepolcro famigliare o gentilizio e sepolcro ereditario.

A) Il sepolcro famigliare sorge sibi familiaeque suae, vale a dire che esso è riservato (ad oggi art. 93 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) al fondatore titolare della concessione amministrativa e ai suoi congiunti (l’appartenenza alla famiglia dovrebbe essere stabilita dal regolamento comunale di polizia mortuaria, altrimenti di default si applicheranno gli arrt. 74 e ss. Cod. Civile sulla parentela, senza mai dimenticare come la famiglia sia un nucleo sociale e naturale (quindi pre-giuridico?) basato sul matrimonio ex art. 29 Cost.).

ceme8 Nel sepolcro familiare lo jus sepulchri è attribuito in base alla volontà del fondatore in stretto ed esclusivo riferimento al novero dei suoi familiari, la singola persona lo acquisisce ex capite e iure proprio sin dal momento della nascita (e per i nondum nati?), per il solo fatto di trovarsi con il costruttore del sacello in quel determinato rapporto (jure coniugi o jure sanguinis) previsto nell’atto di costituzione o desunto dalle regole consuetudinarie.

In caso di silenzio dell’atto concessorio (laddove il fondatore statuisce solennemente la sua volontà in ordine alla costituenda tomba) si deve ritenere presuntivamente che si tratti di sepolcro familiare.

L’art. 93 del D.P.R. n.285/1990 prescrive che il diritto di uso delle sepolture private concesse a persone fisiche sia riservato alle persone dei concessionari e dei loro familiari.

Può essere altresì consentita, previa autorizzazione, (ma è un caso del tutto eccezionale e sottoposto a capillare regolamentazione locale!) la tumulazione di salme di persone che risultino essere state con loro conviventi o abbiano conseguito particolari benemerenze nei confronti del concessionario primo: esempio: relazioni morali ed affettive (si veda, però, attualmente la Legge n. 76/2016 sulle unioni civili, già in larga parte anticipata, con una proiezione ante litteram, almeno per gli aspetti sepolcrali, dal Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato nell’ormai lontano anno 1990).

Il diritto di essere inumato o tumulato in quel particolare sepolcro privato si acquista in forza di uno stato di fatto: versare, dunque, in quel determinato rapporto giuridico col fondatore, previsto nell’atto di fondazione o desunto dalle regole consuetudinarie, ma in ogni caso, sempre jure coniugii, cioè per vincolo coniugale e jure sanguinis (per consanguineità) , e mai jure succesionis.

Lo jus sepulchri, tramite i ripetuti subentri (quando e se contemplati dalla regolamentazione comunale) si concentrerà, infine, nelle mani dell’ultimo superstite compreso nella cerchia dei familiari originariamente designati quali portatori del diritto di sepolcro, qualunque sia il suo vincolo di discendenza con fondatore, così che alla sua morte il diritto seguirà le sorti del trasferimento secondo le ordinarie e collaudatissime regole della successione mortis causa, quale parte del suo patrimonio.

Questo mutamento nella genetica del diritto avverrà appunto solo al momento dell’estinzione della classe (= ramo famigliare) degli aventi diritto al sepolcro.

Quindi, un sepolcro familiare all’origine, almeno secondo l’orientamento costante della Cassazione, può trasformarsi in sepolcro ereditario allorquando sia del tutto spirata la famiglia del concessionario del sepolcro.

Per questa ragione occorre verificare quale sia la definizione di famiglia o, in altre parole, di appartenenti alla famiglia del concessionario (meglio se nominativamente indicati nell’atto concessorio) o se i discendenti del fondatore abbiano ottenuto in vita la qualità di concessionario pleno jure con annessi i diritti di gestione sulla tomba.

Va rimarcato, però, come la rosa dei familiari del concessionario sia titolare di un diritto di riserva che non può essere compresso, leso o ingiustamente inibito da nessun atto di disposizione inter vivos o mortis causa (da qui la conseguente nullità della disposizioneceme10 testamentaria e l’illegittimità del provvedimento comunale che l’abbia recepita), si rammenta, infatti, come la compravendita dei sepolcri sia vietata almeno dal 10 febbraio 1976, per espressa proibizione regolamentare (D.P.R. n. 803/1975). Secondo un diverso filone della dottrina, invece, sarebbe implicitamente la stessa natura demaniale del bene “sepolcro” sancita dall’art. 824 comma 2 Cod. Civile, ad impedire atti a contenuto inter-privatistico sulle tombe.

B) Il sepolcro ereditario potrebbe nascere ab origine sibi haeredibus suis, è pacifico se ciò risponde ad un preciso intento del fondatore, ma è una fattispecie del tutto residuale; ci occuperemo, invece, di una diversa figura giuridica, più evolutiva. Essa è, incardinata sul diritto perfetto esercitabile sul sepolcro già costruito, opponibile jure privatorum nei confronti degli altri privati; quest’ultimo è assimilabile al diritto di superficie (o al solo diritto d’uso ex art. 1021 Cod. Civile, secondo correnti minoritarie del dibattito accademico) e, come tale, suscettibile di possesso ((Cass. II Sez. 30 maggio 2003, n.8804). e di trasmissione per atti tra vivi o mortis causa, atteggiandosi ad un diritto che si trasferisce nei modi stessi di ogni altro bene anche a persone non facenti parte della famiglia, fatta naturalmente salva la destinazione funeraria ultima impressa al manufatto tombale (funzionalmente il sepolcro serve ad accogliere spoglie umane, sembra pleonastico e quasi ultroneo ribadire questo elementare concetto, ma ….repetita juvant!)

Gli eredi legittimi o testamentari, se non subentrano a loro volta nella piena titolarità dello jus sepulchri, intervengono soltanto (e sono responsabili) per il mantenimento, in solido e decoroso stato, della tomba intesa come mero fabbricato (art. 2053 Cod. Civile, art. 63 D.P.R. n. 285/1990)., da cui bisogna però, scindere il diritto d’uso che ha carattere personalissimo, non patrimoniale.

Ciò detto, si deduce che in capo all’erede testamentario, come all’erede legittimo (ambedue onerati?), transiti il diritto sul sepolcro in sé, ossia sul bene, ma non anche (almeno non automaticamente!) il diritto di essere seppellito o dar sepoltura (jus sepulchri attivo o passivo), eccetto quanto appena detto in ordine alla trasformazione del sepolcro familiare in sepolcro ereditario per mancanza dei soggetti della famiglia del fondatore.

La successione ereditaria del manufatto postula l’avvicendamento dell’erede nel rapporto di concessione con la pubblica amministrazione, e ciò in quanto non è possibile separare il suolo demaniale dall’elemento funerario sopra realizzatovi, poiché i i due beni formano un unicum inscindibile in base al principio dell’istituto del diritto di superficie di cui all’art. 953 del Cod. Civile. Qualora ci fosse un testamento che nulla disponesse in ordine alla cappella, significherebbe che il diritto sul edificio funerario (leggasi gli oneri manutentivi) inteso come sepolcro ereditario si trasmetterebbe agli eredi legittimi. Se, poi, questi ultimi fossero anche persone appartenenti alla famiglia del fondatore, allora sarebbero anche titolari del diritto all’utilizzo del sepolcro, ossia ad essere seppelliti o a dar sepoltura Tutto dipende da quanto esplicitato nell’atto di concessione (TAR Veneto n.3074 del 2006), nell’ufficialità della sua stipula.

Marmisti in campo a difesa della riforma dei servizi funerari

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Veniamo a conoscenza e volentieri pubblichiamo:

“Poiché, in questi giorni, si adopera un uso strumentale di un disegno di legge (ddl 1611), AssoMarmo-Casartigiani, Associazione nazionale delle lavorazioni del marmo, stanca di politiche di stampo monopolista e lobbistico a cui la normativa porrebbe qualche necessario rimedio, si vede costretta a definire e a puntualizzare in merito. Con la dovuta premessa che AssoMarmo è stata l’unica associazione di categoria che ha cercato di difendere il settore lapideo da una reale concorrenza sleale perpetrata dai settori funebri.

Il disegno di legge 1611 a firma del Sen. Vaccari, relatrice Sen. Maturani, cerca finalmente di razionalizzare tutto il settore funebre. Volgarmente questo disegno di legge viene indicato, da chi vuole fare becera politica populista, come la “tassa sul morto” ma, in realtà, di tasse a carico del cittadino non vi è neanche l’ombra. Infatti, i 30 € di versamento previsto sono a carico delle aziende funebri. In realtà il ddl Vaccari tenta di razionalizzare il comparto funebre intervenendo anche a specificare le figure che intervengono quando un nostro “caro” lascia questa vita terrena. Si comprende, altresì, che un settore abituato ad essere IVA esente si senta ulteriormente tassato dovendo emettere una fattura con IVA. La vera rivoluzione insita in questa proposta di legge, è l’ aumento sino a 7.000 € da portare in detrazione sulle dichiarazioni dei redditi, cifra che comprende tutte le spese sostenute anche per i materiali lapidei che non possono essere venduti dalle aziende funebri ma dai marmisti.
Altra rivoluzione sarebbe l’immissione di eventuali polizze assicurative con il loro conseguente sgravio fiscale. Quindi se vogliamo essere precisi a fronte di 30€ a carico dell’azienda funebre, i cittadini possono avere sgravi per ben 14.000 €. Riassumendo, nessuna tassa a carico di chi è già abbastanza vessato al giorno d’oggi, le famiglie, ma addirittura un risparmio.

Di conseguenza, prima di denigrare il lavoro degli altri, i Senatori e i Parlamentari pentastellati dovrebbero leggere bene le leggi e chiarire dove erano nelle varie sedute di Commissione Senatoriale alle quali AssoMarmo ha partecipato mentre loro erano completamente assenti.

Inoltre, visto che il Senato sarà impegnato a lavorare sulla legge di stabilità e poi saranno anche sciolte le Camere, è fondato il nostro timore che si allunghino all’infinito i tempi per trasformare questo disegno di legge in una legge dello Stato italiano.

Taranto 6 novembre 2017
Il Presidente Nazionale AssoMarmo-Casartigiani
Federico Greco”