Il rito del commiato a Torino

La funzione commemorativa che la SoCrem del capoluogo piemontese adotta e propone all’utenza e' molto semplice, ma altamente suggestiva.

Il feretro e' accolto con un leggero accompagnamento sonoro, magari sulle note di una sinfonia o un motivo strumentale di musica classica.

Il cerimoniere saluta il defunto e la famiglia in lutto con parole di conforto.

Pronuncia, poi, una breve orazione per onorare la memoria della persona scomparsa.

Normalmente il testo dell’elogio funebre puo' esser concordato con i parenti, in modo da presentare un profilo morale del de cuius secondo i desideri e la sensibilita' dei dolenti.

Si tratta, in ogni caso di una ritualita' aperta, in perpetuo divenire, siccome esibisce una struttura flessibile e volutamente inarticolata, cosi' da accogliere nuovi contributi ed idee per una ritualita' sempre piu' personalizzata ed intimamente vissuta.

La cerimonia, dunque, e' incardinata su una laica liturgia della parola: si legge un brano tratto da un’opera letteraria, oppure si ascoltano le armoniose note di un pezzo musicale, ma nessuna norma del protocollo impedisce che siano declamati versetti delle Sacre Scritture o s’ intonino canti religiosi, proprio perche' l’ara crematoria e' un ambiente neutro finale, sobrio e composto, che grazie al proprio equilibrio, anche nelle forme architettoniche, puo' accogliere qualsiasi simbologia.

Questa consapevole tolleranza verso ogni identita' ed opinione scongiura il rischio di un’ara crematoria piuttosto anonima e spersonalizzata, siccome l’ambiente stesso e' strutturato come un luogo ospitale e generoso verso tutti i soggetti di quel tragico teatro che e' la morte, senza paura alcuna per il diverso o la difformita' dal canone esequiale piu' collaudato e maggioritario nella societa' italiana.

La scelta cremazionista si configura ancora come la decisione di una minoranza: si tratta, infatti, di una volonta' formata su solide basi culturali, ma e' pur sempre una scelta spartana.

I fautori dell’incinerazione non amano gli orpelli, i lussi, sono, infatti, poco attenti alla pompa funebre, intesa nella sua accezione piu' stretta di sfarzo e lusso funerario.

Prevale sempre il profilo ideale, il rito e' piu' essenziale, meno legato all’esteriorita'.

Anzi, alle volte l’incinerazione si presenta proprio come una scelta di economicita'.

Nel rivolgere l’ultimo saluto il maestro di cerimonia accarezza il cofano mortuario in segno di riverenza e congedo del defunto dalla vita terrena, poi invita i parenti a compiere lo stesso gesto, come si trattasse di un atto d’estrema comunione umana, anche fisica con chi non vive piu'.

Terminata la celebrazione delle esequie, almeno nel tempio crematorio di Torino, il feretro viene celato alla vista dei partecipanti e trasferito nel vestibolo dell’inceneritore attraverso un’apertura dalle assai ridotte dimensioni, quasi una finestrella ricavata nella parete che divide lo spazio pubblico dai locali separati del forno, dove, per ragioni di sicurezza, possono accedere solo i necrofori o gli addetti dell’impianto crematorio.

Diversi sono i significati allegorici di tale operazione: molto evidente e' il senso di un passaggio anche se difficile e doloroso verso un nuovo stato dell’essere. L’interpretazione cristiana ravvisa in questo varcare la soglia del crematorio una fortissima consonanza con le parole del Cristo riportata dall’evangelista Luca: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”

Altre filosofie, magari piu' legate a fascinazioni alchemiche, leggono la presenza della piccola entrata di cui abbiamo parlato come il confine metafisico oltre cui la materia organica, corrotta dall’orrore della morte, ritrova la propria primigenia purezza degli elementi chimici, grazie al potere vivificante del fuoco.

One thought on “Il rito del commiato a Torino

  1. Carlo

    Chi è il cerimoniere?

    Alcune direzioni dei grandi cimiteri monumentali, con una certa lungimiranza stanno studiando la possibilità di offrire al pubblico la preziosa presenza di un maestro di cerimonia durante lo svolgimento delle esequie, soprattutto se si tratta di un funerale laico.

    Questo delicatissimo ruolo rituale rappresenta una figura molto complessa, mutuata, in particolar modo, dall’esperienza degli Stati Uniti o dei grandi paesi europei.

    A Roma l’esperimento è già partito da un paio d’anni e, almeno sembra, con un notevole successo, soprattutto per l’immagine che servizi cimiteriali offrono di sé all’utenza.

    Le pagine della rivista ISF (I Servizi Funerari) riportano questa notizia.

    Il cerimoniere accoglie il corteo funebre all’ingresso del camposanto ed affianca i dolenti nei momenti di maggior commozione, siccome introduce e coordina l’officio civile del commiato.

    Egli è il garante della qualità nel servizio esequiale sovrintende, quindi, alla logistica (trasporto del feretro, durata del rito questioni amministrative…) ed dirige il lavoro dei necrofori.

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