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Socrem Varese propone bare ecologiche di cartone — 24 commenti

  1. salve a tutti, cè qlno del forum che sa dirmi indicativamente quanto costa all’agenzia funebre acquistare una cassa in legno dalle aziende che le producono?

    grazie

    • x Mario:
      Dipende, si parte da un minimo di 100,150 euro + IVa, per arrivare a diverse migliaia di uero, per quelle particolarmente lavorate.
      Del resto un’auto può costare 5.000 euro, come costare 500.000 euro, no?

    • poni caro Mario quanto costa un dipendente al mese e moltiplicalo per 4
      poni caro Mario anche le trasferte,festivi e notturni, poi chiediamo anche perche’ cremare una salma costa 500 euro ? non vi sembra caro? per 80/120 minuti ? chi sono i ladri? Poi essendo del settore da 27 anni credo una cosa sola Noi non possiamo sbagliare nulla perchè il bene è scontato tutto è scontato, ed è logico che l’impresa funebre ti deve capire, ti deve comprendere, poi se credete che un funerale non dove costare nulla dovete fare una cosa sola che tutto il mondo sta facendo : ASSICURATEVI E SCEGLIETE L’IMPRESA PER I SERVIZI E LE CAPACITA’ E NON PERCHE’ COSTA POCO.

      • Le capacità di cosa? Che una azienda paga una bara 150€ e la vende a 2000
        Quindi la capacità a moltiplicare i prezzi? Quante agenzie hanno personale assunto regolarmente? Che tipo di contratti fanno? Quanto guadagna un dipendente? In tanti paesini dell’Italia secondo lei viene fatta fattura? Quindi non raccontiamo storie, é un mercato che sarebbe da tenere sottocchio…. Antro che.

  2. Da anni penso di finire in una bara ecologica, economica , semplice , che bruci alla svelta lasciando poche scorie. Con il risparmio i miei famigliari potranno fare opera di beneficienza. Odio le bare che vedo circolare durante i funerali, tutte lucide , piene di ottoni o cromature : Amo la semplicità. Da tempo lo dico ai miei figli. Mi andrebbe bene anche una bara di legno di pino o abete o faggio , non verniciata e lucida, semplice legno da costruzione

    • ai ragione ma col commerjo di tanta gente sarà dura anchio che sono isritto da 20 anni auspico che alla mia dipartita sia già in vigore,dat a la molta paura di essere chiuso ancora vivo che ò paura di essere chiuso ancora vivo,questo ò il mio terrore

  3. È appena il caso di ricordare come alcune, anche se non molte, norme regionali emanate in materia di polizia mortuaria non manchino di presentare “orientamenti” volti ad un impiego di feretri o altri involucri ? “ecologici” (es.: art. 73, comma 3 L. R. (Lombardia) 30 dicembre 2009, n. 33; art. 19, comma 3 L. R. (Friuli-Venezia Giulia) 21 ottobre 2011, n. 12), carattere che non risulta da eventuali auto-qualificazioni, quanto da valutazioni tecniche che non possono essere scevre da elementi di marcata ed evidente oggettività scientifica.

    Dal contesto sopra considerato emerge sempre più attuale l’esigenza che si provveda a riprendere in considerazione l’ipotesi dell’emanazione del decreto interministeriale, valido su scala nazionale, previsto dall’art. 8 Legge 30 marzo 2001, n. 130, atto autorizzativo a contenuto normativo che potrebbe consentire un più coerente, e meno singolare, approccio all’intera tematica.

    Ad oggi l’unico cofano a basso impatto ambientale, impiegabile su tutto il territorio italiano, tale da poter bypassare l’obbligo della cassa di legno massello (almeno per inumazione e cremazione) è quello di cui al D.M. 12 aprile 2012, adottato ai sensi del combinato disposto tra Artt. 31 e 75 comma 3 del DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria.
    Si riporta il comma 1 del citato decreto che contiene le limitazioni di utilizzo:

    1. E’ autorizzato l’uso in ambito nazionale del manufatto denominato cofano mortuario in cellulosa bordo legno in monoblocco, per il trasporto di salme, per l’inumazione e per la cremazione da impiegarsi nei seguenti casi e condizioni d’uso:
    a) inumazione, nel caso di trasporto a distanza inferiore a 100 km ( < 100 km);
    b) cremazione, nel caso di trasporto a distanza inferiore a 100 km ( < 100 km);
    c) l’uso del predetto manufatto dovra’, comunque, rispettare tutte le prescrizioni gia’ previste dalla vigente normativa per l’uso del cofano mortuario in legno e, in particolare, ai sensi del combinato disposto dell’art. 30, comma 13 e dell’art. 25 del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, deve escludersi l’uso di tale manufatto, nel caso di deceduti per malattia infettiva-diffusiva.

  4. io sono una persona anziana ed apprezzo molto gli sforzi che stanno facendo chi à inventato tali casse è da premiare con un oscar premetto che sono isritto alla socrem da circa 20 anni e spero di rimanere altri centanni iscritto sono di torino ma se fosse possibile essere messo in tale bara mi farei cremare anche a varese un plauso a chi a ideato tali casse e speriamo che la legge si faccia in fretta

  5. da poco mio padre è venuto a mancare per un cancro gastrico.costo della bara 2200 euro.costo del funerale pià acquisto loculo 3900 euro.
    una vergogna non si può nemmeno morire.
    ci sono persone che non posso permettersi neppure la scritta sul loculo,nemmeno nome e cognome.
    come si fa ad accettare questa mercanzia?

  6. Proprio in questi mesi, quando l’intero comparto funerario è attraversato da profonde, anche se disordinate, trasformazioni riprende l’eterna battaglia tra imprenditoria funebre e società cremazioniste.

    I sostenitori della cremazione, in un periodo di generali, anche se inspiegabili, rincari, avanzano una proposta innovativa per limitare il costo dei funerali: l’utilizzo, almeno per le salme destinate all’incinerazione, di cofani realizzati non più in legno, ma con pannelli cartacei, molto più economici e facilmente combustibili al contatto con il calore.

    Davvero piccata, invece, è la reazione di una certa parte dell’imprenditoria funebre italiana, che affida alle pagine del proprio mensile un laconico commento in cui si legge una diretta accusa alle So.Crem, colpevoli di definirsi società no profit, senza poi rinunciare ai facili guadagni ricavati dalle quote d’iscrizione dai propri associati e da una posizione giuridica di indubbio privilegio rispetto ai privati.

    Sarebbe importante coinvolgere anche i costruttori in questo dibattito, così da smorzare le polemiche, perché tutto il settore funerario, senza settarismi, sia sempre più vicino ai bisogni ed ai desideri delle famiglie.

    Questa presa di coscienza di una nuova sensibilità faciliterebbe non poco l’azione delle agenzie funebri, che, per la loro delicata posizione, sono le più esposte, proprio perché a diretto contatto con i dolenti.

    Forse, infatti, tutta questa vis polemica è solo un’inutile esibizione di muscoli e di oratoria, mentre i problemi che attanagliano il settore sarebbero ben altri.

    Proviamo ad indagare le ragioni più profonde di questa nostra affermazione apparentemente così grave.

    Secondo noi il problema non tocca certo l’impresa incaricata di allestire la cerimonia delle esequie, perché, comunque sia, il servizio acquisito deve essere portato a compimento; poi, agli effetti reali, cosa cambia tra bruciare un cofano o nasconderlo perennemente nell’umido della terra oppure nel buio di un loculo?

    Dopo tutto la funzione estetica di un cofano termina quando il feretro, in cimitero, è consegnato alla sua destinazione ultima, sia essa cremazione, sepoltura in nicchia, oppure in buca scavata nel campo di terra

    Certo, si potrebbe obiettare che spessori minimi e materiale di costruzione per i cofani sono dettati soprattutto da esigenze igieniche, ai fini meramente operativi della tenuta, però, la questione è assolutamente oziosa e peregrina: oggi tutti i cofani garantiscono allo stesso modo le medesime condizioni di contenimento verso liquidi e composti aeriformi.

    Sostenere che i cofani perfetti sotto l’aspetto della bellezza, reggano più di altri modelli dal costo inferiore significa, sul piano tecnico, affermare clamorosamente il falso; non dimentichiamo, poi, come l’ermeticità a gas ed umori organici debba esser assicurata, in primis, da vasca e copertura metallica unite tramite saldatura.

    In effetti il cofano ligneo di robusto spessore, quando è prescritto, secondo lo spirito della legge, deve principalmente opporsi alle sollecitazioni meccaniche dovute alla sovrappressione dei miasmi cadaverici che si sviluppano entro l’involucro di lamiera.

    Il legno, in ultimo, non è materiale adatto ad isolare dall’esterno eventuali percolazioni di liquami, a questo scopo sono state studiate e brevettate altre soluzioni come traverse e feltroni assorbenti.

    Oggi la tecnologia è talmente cambiata da rendere impercettibili differenze anche minime e piccolissime imperfezioni.

    Inoltre lavorare con sistemi artigianali, alle volte, va a discapito di quella eccellenza tutta moderna che si può ottenere con macchine impostate per tagli al millimetro ed esecuzioni impeccabili

    Il discorso potrebbe mantenere una sua validità concettuale solo se limitato alla speculazione estetica, magari ragionando su linea del cofano, rifiniture, oppure sulla venatura naturale del tipo di legno prescelto, da far risaltare grazie a verniciature più leggere ed anche ecologiche[1]

    E’ vero, la cassa da sempre è uno status symbol, perché riflette la posizione sociale della famiglia colpita da un lutto, in quel surreale teatro di memorie ed affetti che l’evento funerale rappresenta.

    Oggi, però, occorre un maggiore sforzo di fantasia per saper reinterpretare, alla luce di una nuova sensibilità, ruolo simbolico ed importanza figurale del cofano funebre, in un contesto storico dove le forniture di articoli funerari si stanno deprezzando, in favore di una ritrovata centralità dell’elemento “servizio”.

    Oggi, infatti, il fenomeno “funerale” non si risolve più ne semplice vendita della cassa mortuaria.

    Al cofano, sempre più, si chiede semplicemente di essere un contenitore decoroso, siccome le onoranze sanno tradursi anche in altri linguaggi visivi, forse più evanescenti, si pensi, ad esempio, alle composizioni floreali, agli addobbi, alla stessa tanatoprassi che agisce direttamente sull’estetica del cadavere.

    C’è la sensazione di un funerale vissuto intensamente, ma a ritmi più frenetici e vorticosi.

    Anche il funerale, alla fine, come tutti i servizi, si consuma mentre viene prodotto, la gente, allora, non si preoccupa più di quanti decenni la cassa possa durare se interrata o tumulata, e, forse, la cremazione è il paradigma di questo nuovo stile funerario, perché il fuoco disintegra in breve tempo il feretro, ossia la testimonianza più ingombrante di un decesso che ci ha coinvolto emotivamente.

    Gli stessi costruttori, allora, potrebbero orientarsi verso una nuova filosofia nella loro produzione, pensando alla qualità dei loro cofani in termini di immagine complessiva.

    Oggi per cofano di lusso s’intende quasi sempre, ed in maniera troppo semplificata, una cassa realizzata con una pregiata essenza lignea, e la ricerca del valore sembra fermarsi alla sola qualità del legno.

    Poniamo, però, un esempio, per nulla fuori luogo: io, costruttore di cofani, decido di proporre alle imprese, e, quindi, in ultima analisi, al pubblico, una linea di cofani sapientemente istoriati e decorati con alcuni episodi del Vangelo[2] da un famosissimo e virtuoso pittore, le cui quotazioni sul mercato dell’arte sono stratosferiche.

    Anche se queste casse fossero assemblate con miseri pannelli cartacei, ove la legge lo consentisse, nessuno avrebbe il coraggio di classificarle come articoli “ordinari” e di basso profilo, perché il loro pregio risiederebbe massimamente non più nelle tavole usate, ma nei superbi soggetti sacri dipinti lungo i fianchi ed il coperchio.

    Ricordate, il valore di un quadro non risiede nella tela ma è intrinseco all’opera., la tela, infatti, è solo il supporto fisico su cui l’arte ha preso forma.

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    [1] Diverse ditte hanno brevettato sistemi di verniciatura ad acqua che raggiungono due obiettivi: eliminano l’abbondante ricorso a mordenti altamente inquinanti, nonché impermeabili, e donano al legno una colorazione più naturale

    [2] Si parla del Vangelo perché la cerimonia cattolica in Italia è largamente maggioritaria ma si potrebbero anche riprodurre temi laici, magari ispirati al neoclassicismo di autori come il Canova.

  7. Buona sera a tutti.
    Ho letto con notevole interesse i vari post ed anch’io concordo sulla “pirateria” applicata dalle Imprese di Pompe Funebri, che a guisa di PIrati, vanno all’arrembaggio, spogliando letteralmente i familiari del caro estinto.
    Anch’io, come il mio omonimo Dott.Claudio, sono medico e ricevo proposte molto, ma molto allettanti solo x comunicare il decesso… Ben vengano dunque le bare ecologiche ed un plauso alla SOCREM . Un abbraccio di luce cosmica a TUTTI !!!!

  8. Visto che tutti dobbiamo morire e tutti finiremo in una bara,con dei costi notevoli in un proseguo sempre peggiore, basterebbe comperarle prima,magari riunendosi in gruppi,visto che acquistandole all’estero è necessario un certo numero di ordini e i prezzi sono accessibili. Ce ne sono di tutti i tipi da quelle in vimini al cartone coloratoecc.Sdrammatiziamo un momento doloroso.

  9. le imprese funebri sono una casta da debellare come i politici che vivono sulle disgrazie degli altri un funerale deve avere un prezzo politico alla portata di tutti, compreso bara e tutto quello che segue non 4000:5000 e passa euro per spese non comprensibili e la cremazione deve essere obbligatoria per legge ,visto che i cimiteri sono sempre più ristretti ci sarebbe tanto da scrivere in proposito ma mi fermo qui . saluti

  10. Giorgio da Cagliari.
    Assurdo pensare che nel XXI secolo siamo ancora vittime di questi signori delle agenzie funebri che si fanno scucire dai parenti dell’estinto somme assurde…da aggiungere alle spese ingenti pretese dai comuni per un loculo.
    Ben vengano le cremazioni e l’uso delle bare ecologiche alla faccia degli speculatori che si arricchiscono sui defunti……

  11. In Italia (Art. 80 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n.285 recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) nel forno crematorio deve obbligatoriamente esser inserito l’intero feretro (cadavere + cassa di contenimento), quindi la bara non può esser riciclata. Nell’esperienza di altri Ordinamenti, invece, se non ricordo male, nella cella crematoria può esser introdotto solo il cadavere, magari avvolto in un sacco tipo body-bag, per ovvi motivi di decoro e di pietas, senza bisogno del cofano. In quest’ultimo caso la bara ha solo funzione rituale e di trasporto e viene rimossa a monte del processo di cremazione, anche per ridurre l’inquinamento, può quindi esser semplicemente “noleggiata” e ri-utilizzata ad libitum per un secondo funerale. Ovviamente si tratta di una pratica BARBARA e RACCAPRICCIANTE, ben lontana dalla nostra civiltà.

  12. in svizzera, mi risulta che per la cremazione le bare vengono noleggiate dalle imprese di pompe funebri. è vero?

  13. Salve,articolo interessante che vorrei pubblicare sul mio blog,dovegià tratto queste ed altre simili argomentazioni bizzarre,ciao Merlin

  14. X Claudio

    Storicamente, almeno in Italia, la polizia mortuaria è stata sempre “pubblica”, in quanto servizio igienico-sanitario di rilevanza sociale. Prima, per lunghi secoli è stata appannaggio di Santa Romana Chiesa, attraverso le sue articolazioni locali, ossia le parrochie e le chiese plebane (meglio conosciute come pievi cimiteriali). Lo jus sepulchri di cui si parla tanto in questo sito, origina proprio dal Diritto Canonico, quando, all’alba dell’Europa, nell’Alto Medioevo, non esisteva più una normativa civile (mututa dal diritto romano) in materia di cimiteri e sepolture. La grande rivoluzione avviene con l’Editto Napoleonico di Saint Cloud, nel 1804, con cui si trasferisce dall’Autorità Ecclesiastica a quella municipale la competenza sulla polizia mortuaria. nel carme “I Sepolcri” Ugo Foscolo, pur con qualche rammarico èlitario, rispetto agli afflati egualitari e giacobini esportati dalla rivoluzione francese, rivendicherà, in una prospettiva del tutto laica, la sottrazione dei funerali al monopolio culturale e liturgico esercitato dalla Chiesa Cattolica sul post mortem e sul culto della memoria.

    Per tutto l’Ottocento, quindi, anche in periodo post-unitario, la polizia mortuaria è materia innanzi tutto comunale (quindi pubblica). Un retaggio di questa scelta filosofica, e politica è rintracciabile nel anche nel DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Parlo da cattolico, residuato bellico del Concilio di Trento (anche se ho “solo” 34 anni… e, per me, sono già troppi!) che sancì la controriforma. Mi chiamo Carlo, proprio come San Carlo Borromeo, grande esponente della Chiesa Cattolica Italiana nel ‘600, proprio dopo la Riforma Tridentina. …”In nomen omen”, dicevano i Latini, ossia nel nome di battesimo è, implicitamente, insito un significato, ancorchè simbolico e figurato.

    Domine Iddio, nelle multiforme specie in cui si manifesta, essendo Egli Eterno e Necessario, di certo non vuole la rissa, il conflitto gratuito o la baruffa volgare.

    Tanto, tutti noi tendiamo, in parte più…e meno altrove (come direbbe Dante), al principio nostro primo: ovvero Dio.

    Perchè allora questa conflittualità?

    Trascorrendo dalle alte vette liriche del pensiero teologico a cose più prosaiche, tipiche di noi beccamorti, il Ministero della Salute con D.M. 12 aprile 2007 ha parzialmente recepito le istanze più ecologiste della società italiana, autorizzando ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 31 e 75 comma 3 DPR n.285/1990 (approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria) l’impiego di un cofano con telaio autoportante in legno e pareti di cellulosa. Tale autorizzazione, non rientra nel DPCM 26 maggio 2000, è, dunque, statale ai sensi dell’Art. 15, comma 1, lettera b) DEcreto Legislativo n.112/1998, così come confermato dalla Circolare Ministeriale 21.05.2002 n. 400.VIII/9L/1924, vale, quindi, su tutto il territorio nazionale, ma, ironia della sorte, non in Lombardia, siccome la Regione Lombardia ha adottato per la costruzione di cofani funebri le norme speciali di cui all’Allegato 3 Regolamento 9 novembre 2004 n. 6 e successive modificazioni, dove non è previsto l’impiego di materiali alternativi rispetto alle essenze lignee.

  15. Buon giorno a tutti i lettori !!! debbo necessairamente constatare che, come affermato da più parti, che è vergognoso speculare sul caro estinto. Personalmente affermo che in qualità di medico di pronto intervento, ricevevo proposte molto allettanti dalle ” Spettabili Imprese” solo per comunicare loro il decesso . Era una vera vergogna che si tramanda da molto tempo. Conclusioni: sarebbe giunto il momento di municipalizzare questo “servizio” con notevoli risvolti esonomici. Concludo gridando WWW la SOCREm WWW le bare ecologiche !!!!

  16. Mi sento di dire che il futuro sta nelle grandi IOF, le piccole dovranno associarsi e consorziarsi ma soffriranno.
    Migliorerà o meglio aumenterà il servizio offerto, es. sale del commiato, per compensare i cali di questo tipo (bare ecologiche) così come oramai tutte le IOF si sono interessate all’attività del marmista tagliandolo fuori dai giochi che contano.

  17. Trato dal sito di http://www.corriere.it: “BUENOS AIRES – Una bara di cartone riciclato per morti ecologiche e, soprattutto, economiche. Si chiama Restbox ed è un’idea che l’imprenditore argentino Mauricio Kalinov ebbe nel 1992 quando viveva a Madrid, e che solo ora è riuscito a trasformare in progetto industriale. Fabbricato in provincia di Buenos Aires utilizzando materiale acquistato dai ‘cartoneros’ (riciclatori di spazzatura nati dalla crisi argentina del 2001), il Restbox è leggerissimo (12 kg), del tutto simile ai modelli tradizionali; sopporta un peso fino a 225 chilogrammi, resiste all’acqua ed è privo di cere e solventi per assicurare una cremazione ecologica. Richiede uno sforzo minimo per il montaggio ma il suo punto forte è il prezzo estremamente economico. Costa, infatti, circa 60 dollari (43 euro) a fronte dei 160 minimi di un feretro tradizionale. Soprattutto in tempi di crisi economica come questi, Restbox mostra un’altra delle sue caratteristiche: un prodotto alla portata di tutti e comunque di chi non desidera spendere cifre da capogiro per il proprio funerale, senza rinunciare ad una bara tradizionale, che la ditta produce in vari modelli, compresi quelli per i bambini e per piccoli animali domestici. Kalinov spera di captare in due anni il 25 per cento del mercato argentino per poi espandersi in tutto il Sudamerica ma, fino ad oggi, i suoi principale clienti sono le organizzazioni internazionali e i governi, che richiedono le bare ecologiche per far fronte a emergenze, come attentati e terremoti. «Le consegniamo a lotti di 10 mila o 20 mila – ha dichiarato – perchè possano essere montate nel luogo della catastrofi». In linea con la sua filosofia eco-solidale il fantasioso imprenditore compra dai ‘cartoneros’ i 18 kg di carta necessari per fabbricare ogni singolo Restbox innescando, per sua stessa ammissione, «un circolo virtuoso da un’azione sociale». Inoltre, ha realizzato donazioni alla Croce Rossa sia nel 2001 dopo l’attentato dell’11 settembre a New York, sia nel 2004 in seguito allo tsunami che sconvolse il sud-est asiatico. Per rafforzare il suo messaggio – «ha senso nel 21/o secolo tagliare un albero per fare una bara?», ha detto di recente – Kalinov ha aperto una pagina web (www.restbox.com). In essa, dopo aver ribadito che con un albero si ottiene una sola bara tradizionale, ma ben 100 Restbox, l’imprenditore argentino sostiene che «siamo convinti che un mondo migliore è possibile. Sebbene non possiamo evitare la morte, possiamo potenziare la vita. L’attenzione per la natura e l’ambiente sono alla base della nostra proposta». (Ansa)”

  18. Sono un marmista del settore Arte funeraria.
    Il nostro settore è in forte crisi da tempo causa forte e veloce incremento di cremazioni e colombari, oltre che dalle stesse imprese di OF che oltre al funerale si accaparrano questi lavori “rubandoceli”.

    E’ la prima volta che in via ufficiale si potrebbe delineare una strada che andrebbe ad intaccare le OF considerate da sempre intoccabili sotto tutti gli aspetti e lontani da qualunque crisi.

    Sono dell’idea che se la cremazione è la strada “giusta” allora debba essere gestita nel migliore dei modi. Se si risparmi sul terreno dei cimiteri, allora è anche giusto “risparmi” sull’inquinamento !!!
    E poi che senso ha spendere un sacco di soldi per una cosa che viene bruciata dopo poche ore ? beh, no avrebbe nemmeno senso spendere tanti soldi per qualcosa che finisce sotto terra ma questo è un altro discorso…

  19. Con Decreto Ministeriale 12 aprile 2007 l’allora Ministero della Salute implementando i disposti degli Art. 31 e 75 comma 3 DPR 285/1990 ha già autorizzato l’impiego di un cofano ecologico in cellulosa da impiegare per inumazioni e cremazioni (infetti esclusi).

  20. Sono perfettamente d’accordo sull’uso delle bare ecologiche. Purtoppo in Italia comandano le imprese (comprese le funebri) che gestiscono grosse somme di danaro a discapito dei poveracci che debbono subire in ogni campo. Mi auguro che quando verrà la mia ora i miei eredi potranno risparmiare almeno sulla bara con beneficio per l’ambiente. Grazie G.C.C.

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